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D.L. 4-7-2006 n. 223
Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonchè interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale.
Pubblicato nella Gazz. Uff. 4 luglio 2006, n. 153.

Epigrafe
Premessa
Titolo I
Misure urgenti per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e
della competitività, per la tutela dei consumatori e per la liberalizzazione di
settori produttivi

1. Finalità e ambito di intervento.
2. Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi
professionali.
3. Regole di tutela della concorrenza nel settore della distribuzione
commerciale.
4. Disposizioni urgenti per la liberalizzazione dell’attività di produzione di
pane.
5. Interventi urgenti nel campo della distribuzione di farmaci.
6. Interventi per il potenziamento del servizio di taxi.
7. Misure urgenti in materia di passaggi di proprietà di beni mobili registrati.
8. Clausole anticoncorrenziali in tema di responsabilità civile auto.
9. Prime misure per il sistema informativo sui prezzi dei prodotti
agro-alimentari.
10. Modifica unilaterale delle condizioni contrattuali.
11. Disposizioni urgenti in materia di soppressione di commissioni.
12. Disposizioni in materia di circolazione dei veicoli e di trasporto comunale
e intercomunale.
13. Norme per la riduzione dei costi degli apparati pubblici regionali e locali
e a tutela della concorrenza.
14. Integrazione dei poteri dell’Autorità garante della concorrenza e del
mercato.
14-bis. Integrazione dei poteri dell’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni.
15. Disposizione sulla gestione del servizio idrico integrato.
Titolo II
Misure per la ripresa degli interventi infrastrutturali, interventi per il
sostegno della famiglia e misure di contenimento e razionalizzazione della spesa
pubblica
Capo I – Misure per la ripresa degli interventi infrastrutturali

16. Contratto collettivo 2004-2005 trasporto pubblico locale.
17. ANAS e Ferrovie S.p.A.
17-bis. Modifiche a disposizioni concernenti le Autorità portuali.
18. Integrazione del Fondo nazionale per il servizio civile, del Fondo nazionale
per le politiche sociali e del Fondo unico per lo spettacolo.
18-bis. Disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi.
Capo II – Interventi per le politiche della famiglia, per le politiche giovanili
e per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità

19. Fondi per le politiche della famiglia, per le politiche giovanili e per le
politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.
Capo III – Misure di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica

20. Presidenza del Consiglio dei Ministri.
21. Spese di giustizia.
22. Riduzione delle spese di funzionamento per enti ed organismi pubblici non
territoriali.
22-bis. Riduzione della spesa per incarichi di funzione dirigenziale.
Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria.
23. Parere del Consiglio Universitario Nazionale.
24. Contenimento spesa per compensi spettanti agli arbitri.
25. Misure di contenimento con responsabilizzazione delle amministrazioni.
26. Controlli e sanzioni per il mancato rispetto della regola sul contenimento
delle spese da parte degli enti inseriti nel conto economico consolidato delle
pubbliche amministrazioni.
27. Riduzione del limite di spesa annua per studi e incarichi di consulenza, per
relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza.
28. Diarie per missioni all’estero.
29. Contenimento spesa per commissioni comitati ed altri organismi.
30. Verifica delle economie in materia di personale per regioni ed enti locali.
31. Riorganizzazione del servizio di controllo interno.
32. Contratti di collaborazione.
33. Trattenimento in servizio dei dipendenti pubblici.
34. Criteri per i trattamenti accessori massimi e pubblicità degli incarichi di
consulenza.
34-bis. Autofinanziamento dei servizi anagrafici informatizzati del Ministero
dell’interno.
34-ter. Deroghe ai limiti all’acquisizione di immobili.
34-quater. Controllo del costo del lavoro.
34-quinquies. Proroga dei trasferimenti ai sensi del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112.
Titolo III
Misure in materia di contrasto all’evasione ed elusione fiscale, di recupero
della base imponibile, di potenziamento dei poteri di controllo
dell’amministrazione finanziaria, di semplificazione degli adempimenti tributari
e in materia di giochi

35. Misure di contrasto dell’evasione e dell’elusione fiscale.
36. Recupero di base imponibile.
36-bis. Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione
della sicurezza nei luoghi di lavoro.
37. Disposizioni in tema di accertamento, semplificazione e altre misure di
carattere finanziario.
38. Misure di contrasto del gioco illegale.
Titolo IV
Disposizioni finali

39. Modifica della disciplina di esenzione dall’ICI.
39-bis. Disposizioni in materia di rimborsi elettorali.
40. Copertura finanziaria.
40-bis. Norma transitoria.
41. Entrata in vigore.
Allegato

D.L. 4 luglio 2006, n. 223 (1).
Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e
la razionalizzazione della spesa pubblica, nonchè interventi in materia di
entrate e di contrasto all’evasione fiscale (2).

(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 4 luglio 2006, n. 153.
(2) Convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, L. 4 agosto 2006, n.
248 (Gazz. Uff. 11 agosto 2006, n. 186, S.O.), entrata in vigore il giorno
successivo a quello della sua pubblicazione.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di rafforzare la libera scelta
dei consumatori e di rendere più concorrenziali gli assetti di mercato,
favorendo anche il rilancio dell’economia e dell’occupazione;
Ritenuta altresì la straordinaria necessità ed urgenza di adottare interventi
intesi a razionalizzare e contenere i livelli di spesa pubblica, nonchè in tema
di entrate e di contrasto all’evasione ed elusione fiscale;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
30 giugno 2006;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro
dell’economia e delle finanze e del Ministro dello sviluppo economico;

Emana il seguente decreto-legge:

Titolo I
Misure urgenti per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e
della competitività, per la tutela dei consumatori e per la liberalizzazione di
settori produttivi
1. Finalità e ambito di intervento.
1. Le norme del presente titolo, adottate ai sensi degli articoli 3, 11, 41 e
117, commi primo e secondo, della Costituzione, con particolare riferimento alle
materie di competenza statale della tutela della concorrenza, dell’ordinamento
civile e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni
concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il
territorio nazionale, recano misure necessarie ed urgenti per garantire il
rispetto degli articoli 43, 49, 81, 82 e 86 del Trattato istitutivo della
Comunità europea ed assicurare l’osservanza delle raccomandazioni e dei pareri
della Commissione europea, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato
e delle Autorità di regolazione e vigilanza di settore, in relazione
all’improcrastinabile esigenza di rafforzare la libertà di scelta del cittadino
consumatore e la promozione di assetti di mercato maggiormente concorrenziali,
anche al fine di favorire il rilancio dell’economia e dell’occupazione,
attraverso la liberalizzazione di attività imprenditoriali e la creazione di
nuovi posti di lavoro.
1-bis. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle regioni a
statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano in conformità
agli statuti speciali e alle relative norme di attuazione (3).

(3) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

2. Disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi
professionali.
1. In conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di
libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonchè al fine di
assicurare agli utenti un’effettiva facoltà di scelta nell’esercizio dei propri
diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di
entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative
e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali
e intellettuali:
a) l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire
compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti (4);
b) il divieto, anche parziale, di svolgere pubblicità informativa circa i titoli
e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto,
nonchè il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo criteri di
trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall’ordine
(5);
c) il divieto di fornire all’utenza servizi professionali di tipo
interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra
professionisti, fermo restando che l’oggetto sociale relativo all’attività
libero-professionale deve essere esclusivo, che il medesimo professionista non
può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve essere
resa da uno o più soci professionisti previamente indicati, sotto la propria
personale responsabilità (6).
2. Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l’esercizio delle professioni
reso nell’ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale
con lo stesso, nonchè le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a
tutela degli utenti. Il giudice provvede alla liquidazione delle spese di
giudizio e dei compensi professionali, in caso di liquidazione giudiziale e di
gratuito patrocinio, sulla base della tariffa professionale. Nelle procedure ad
evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove
motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la
determinazione dei compensi per attività professionali (7).
2-bis. All’articolo 2233 del codice civile, il terzo comma è sostituito dal
seguente:
«Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati
ed i praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i compensi
professionali» (8).
3. Le disposizioni deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che
contengono le prescrizioni di cui al comma 1 sono adeguate, anche con l’adozione
di misure a garanzia della qualità delle prestazioni professionali, entro il 1°
gennaio 2007. In caso di mancato adeguamento, a decorrere dalla medesima data le
norme in contrasto con quanto previsto dal comma 1 sono in ogni caso nulle.

(4) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(5) Lettera così sostituita dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(6) Lettera così sostituita dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(7) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(8) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

3. Regole di tutela della concorrenza nel settore della distribuzione
commerciale.
1. Ai sensi delle disposizioni dell’ordinamento comunitario in materia di tutela
della concorrenza e libera circolazione delle merci e dei servizi ed al fine di
garantire la libertà di concorrenza secondo condizioni di pari opportunità ed il
corretto ed uniforme funzionamento del mercato, nonchè di assicurare ai
consumatori finali un livello minimo ed uniforme di condizioni di accessibilità
all’acquisto di prodotti e servizi sul territorio nazionale, ai sensi
dell’articolo 117, comma secondo, lettere e) ed m), della Costituzione, le
attività commerciali, come individuate dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n.
114, e di somministrazione di alimenti e bevande, sono svolte senza i seguenti
limiti e prescrizioni (9):
a) l’iscrizione a registri abilitanti ovvero possesso di requisiti professionali
soggettivi per l’esercizio di attività commerciali, fatti salvi quelli
riguardanti il settore alimentare e della somministrazione degli alimenti e
delle bevande (10);
b) il rispetto di distanze minime obbligatorie tra attività commerciali
appartenenti alla medesima tipologia di esercizio;
c) le limitazioni quantitative all’assortimento merceologico offerto negli
esercizi commerciali, fatta salva la distinzione tra settore alimentare e non
alimentare (11);
d) il rispetto di limiti riferiti a quote di mercato predefinite o calcolate sul
volume delle vendite a livello territoriale sub regionale;
e) la fissazione di divieti ad effettuare vendite promozionali, a meno che non
siano prescritti dal diritto comunitario (12);
f) l’ottenimento di autorizzazioni preventive e le limitazioni di ordine
temporale o quantitativo allo svolgimento di vendite promozionali di prodotti,
effettuate all’interno degli esercizi commerciali, tranne che nei periodi
immediatamente precedenti i saldi di fine stagione per i medesimi prodotti (13);
f-bis) il divieto o l’ottenimento di autorizzazioni preventive per il consumo
immediato dei prodotti di gastronomia presso l’esercizio di vicinato,
utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda con l’esclusione del servizio
assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni
igienico-sanitarie (14).
2. Sono fatte salve le disposizioni che disciplinano le vendite sottocosto e i
saldi di fine stagione.
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono
abrogate le disposizioni legislative e regolamentari statali di disciplina del
settore della distribuzione commerciale incompatibili con le disposizioni di cui
al comma 1.
4. Le regioni e gli enti locali adeguano le proprie disposizioni legislative e
regolamentari ai principi e alle disposizioni di cui al comma 1 entro il 1°
gennaio 2007.

(9) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(10) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(11) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(12) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(13) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(14) Lettera aggiunta dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

4. Disposizioni urgenti per la liberalizzazione dell’attività di produzione di
pane.
1. Al fine di favorire la promozione di un assetto maggiormente concorrenziale
nel settore della panificazione ed assicurare una più ampia accessibilità dei
consumatori ai relativi prodotti, a decorrere dalla data di entrata in vigore
del presente decreto, sono abrogate la legge 31 luglio 1956, n. 1002, e la
lettera b), del comma 2 dell’articolo 22 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112.
2. L’impianto di un nuovo panificio ed il trasferimento o la trasformazione di
panifici esistenti sono soggetti a dichiarazione di inizio attività da
presentare al comune competente per territorio ai sensi dell’articolo 19 della
legge 7 agosto 1990, n. 241. La dichiarazione deve essere corredata
dall’autorizzazione della competente Azienda sanitaria locale in merito ai
requisiti igienico-sanitari e dall’autorizzazione alle emissioni in atmosfera,
dal titolo abilitativo edilizio e dal permesso di agibilità dei locali, nonchè
dall’indicazione del nominativo del responsabile dell’attività produttiva, che
assicura l’utilizzo di materie prime in conformità alle norme vigenti,
l’osservanza delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza dei luoghi di lavoro
e la qualità del prodotto finito (15).
2-bis. È comunque consentita ai titolari di impianti di cui al comma 2
l’attività di vendita dei prodotti di propria produzione per il consumo
immediato, utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda con l’esclusione del
servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni
igienico-sanitarie (16).
2-ter. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di
conversione del presente decreto, il Ministro dello sviluppo economico, di
concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e con
il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
emana un decreto ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400,
volto a disciplinare, in conformità al diritto comunitario:
a) la denominazione di «panificio» da riservare alle imprese che svolgono
l’intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime
alla cottura finale;
b) la denominazione di «pane fresco» da riservare al pane prodotto secondo un
processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al
congelamento, alla surgelazione o alla conservazione prolungata delle materie
prime, dei prodotti intermedi della panificazione e degli impasti, fatto salvo
l’impiego di tecniche di lavorazione finalizzate al solo rallentamento del
processo di lievitazione, da porre in vendita entro un termine che tenga conto
delle tipologie panarie esistenti a livello territoriale;
c) l’adozione della dicitura «pane conservato» con l’indicazione dello stato o
del metodo di conservazione utilizzato, delle specifiche modalità di
confezionamento e di vendita, nonchè delle eventuali modalità di conservazione e
di consumo (17).
3. I comuni e le autorità competenti in materia igienico-sanitaria esercitano le
rispettive funzioni di vigilanza.
4. Le violazioni delle prescrizioni di cui al presente articolo sono punite ai
sensi dell’articolo 22, commi 1, 2, 5, lettera c), e 7, del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 114.

(15) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(16) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(17) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

5. Interventi urgenti nel campo della distribuzione di farmaci.
1. Gli esercizi commerciali di cui all’articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f),
del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, possono effettuare attività di
vendita al pubblico dei farmaci da banco o di automedicazione, di cui
all’articolo 9-bis del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con
modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, e di tutti i farmaci o
prodotti non soggetti a prescrizione medica, previa comunicazione al Ministero
della salute e alla regione in cui ha sede l’esercizio e secondo le modalità
previste dal presente articolo. È abrogata ogni norma incompatibile (18).
2. La vendita di cui al comma 1 è consentita durante l’orario di apertura
dell’esercizio commerciale e deve essere effettuata nell’ambito di un apposito
reparto, alla presenza e con l’assistenza personale e diretta al cliente di uno
o più farmacisti abilitati all’esercizio della professione ed iscritti al
relativo ordine. Sono, comunque, vietati i concorsi, le operazioni a premio e le
vendite sotto costo aventi ad oggetto farmaci (19).
3. Ciascun distributore al dettaglio può determinare liberamente lo sconto sul
prezzo indicato dal produttore o dal distributore sulla confezione del farmaco
rientrante nelle categorie di cui al comma 1, purchè lo sconto sia esposto in
modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti.
Ogni clausola contrattuale contraria è nulla. Sono abrogati l’articolo 1, comma
4, del decreto-legge 27 maggio 2005, n. 87, convertito, con modificazioni, dalla
legge 26 luglio 2005, n. 149, ed ogni altra norma incompatibile (20).
3-bis. Nella provincia di Bolzano è fatta salva la vigente normativa in materia
di bilinguismo e di uso della lingua italiana e tedesca per le etichette e gli
stampati illustrativi delle specialità medicinali e dei preparati galenici come
previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574
(21).
4. Alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 105 del decreto legislativo 24
aprile 2006, n. 219, è aggiunto, infine, il seguente periodo: «L’obbligo di chi
commercia all’ingrosso farmaci di detenere almeno il 90 per cento delle
specialità in commercio non si applica ai medicinali non ammessi a rimborso da
parte del servizio sanitario nazionale, fatta salva la possibilità del
rivenditore al dettaglio di rifornirsi presso altro grossista.».
5. Al comma 1 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono
soppresse le seguenti parole: «che gestiscano farmacie anteriormente alla data
di entrata in vigore della presente legge»; al comma 2 del medesimo articolo
sono soppresse le seguenti parole: «della provincia in cui ha sede la società»;
al comma 1, lettera a), dell’articolo 8 della medesima legge è soppressa la
parola: «distribuzione,» (22).
6. Sono abrogati i commi 5, 6 e 7 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991,
n. 362 (23).
6-bis. I commi 9 e 10 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, sono
sostituiti dai seguenti:
«9. A seguito di acquisto a titolo di successione di una partecipazione in una
società di cui al comma 1, qualora vengano meno i requisiti di cui al secondo
periodo del comma 2, l’avente causa cede la quota di partecipazione nel termine
di due anni dall’acquisto medesimo.
10. Il termine di cui al comma 9 si applica anche alla vendita della farmacia
privata da parte degli aventi causa ai sensi del dodicesimo comma dell’articolo
12 della legge 2 aprile 1968, n. 475» (24).
6-ter. Dopo il comma 4 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, è
inserito il seguente:
«4-bis. Ciascuna delle società di cui al comma 1 può essere titolare
dell’esercizio di non più di quattro farmacie ubicate nella provincia dove ha
sede legale.» (25).
7. Il comma 2 dell’articolo 100 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219,
è abrogato (26).

(18) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(19) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(20) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(21) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(22) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(23) Comma così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(24) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(25) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(26) Comma così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

6. Interventi per il potenziamento del servizio di taxi.
1. Al fine di assicurare per il servizio di taxi il tempestivo adeguamento dei
livelli essenziali di offerta del servizio taxi necessari all’esercizio del
diritto degli utenti alla mobilità, in conformità al principio comunitario di
libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei
servizi, nonchè la funzionalità e l’efficienza del medesimo servizio adeguati ai
fini della mobilità urbana ai sensi degli articoli 43, 49, 81, 82 e 86 del
Trattato istitutivo della Comunità europea e degli articoli 3, 11, 16, 32, 41 e
117, comma secondo, lettere e) e m), della Costituzione, i comuni, sentite le
commissioni consultive di cui all’articolo 4, comma 4, della legge 15 gennaio
1992, n. 21, ove funzionanti, o analogo organo partecipativo, possono:
a) disporre turnazioni integrative in aggiunta a quelle ordinarie, individuando
idonee forme di controllo sistematico circa l’effettivo svolgimento del servizio
nei turni dichiarati. Per l’espletamento del servizio integrativo di cui alla
presente lettera, i titolari di licenza si avvalgono, in deroga alla disciplina
di cui all’articolo 10 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, di sostituti alla
guida in possesso dei requisiti stabiliti all’articolo 6 della medesima legge. I
sostituti alla guida devono espletare l’attività in conformità alla vigente
normativa ed il titolo di lavoro deve essere trasmesso al comune almeno il
giorno precedente all’avvio del servizio;
b) bandire concorsi straordinari in conformità alla vigente programmazione
numerica, ovvero in deroga ove la programmazione numerica manchi o non sia
ritenuta idonea dal comune ad assicurare un livello di offerta adeguato, per il
rilascio, a titolo gratuito o a titolo oneroso, di nuove licenze da assegnare ai
soggetti in possesso dei requisiti stabiliti dall’articolo 6 della citata legge
n. 21 del 1992, fissando, in caso di titolo oneroso, il relativo importo ed
individuando, in caso di eccedenza delle domande, uno o più criteri selettivi di
valutazione automatica o immediata, che assicurino la conclusione della
procedura in tempi celeri. I proventi derivanti sono ripartiti in misura non
inferiore all’80 per cento tra i titolari di licenza di taxi del medesimo
comune; la restante parte degli introiti può essere utilizzata dal comune per il
finanziamento di iniziative volte al controllo e al miglioramento della qualità
degli autoservizi pubblici non di linea e alla sicurezza dei conducenti e dei
passeggeri, anche mediante l’impiego di tecnologie satellitari;
c) prevedere il rilascio ai soggetti in possesso dei requisiti stabiliti
dall’articolo 6 della citata legge n. 21 del 1992, e in prevalenza ai soggetti
di cui all’articolo 7, comma 1, lettere b) e c), della medesima legge, di titoli
autorizzatori temporanei o stagionali, non cedibili, per fronteggiare
particolari eventi straordinari o periodi di prevedibile incremento della
domanda e in numero proporzionato alle esigenze dell’utenza;
d) prevedere in via sperimentale l’attribuzione, prevalentemente a favore di
soggetti di cui all’articolo 7, comma 1, lettere b) e c), della citata legge n.
21 del 1992, della possibilità di utilizzare veicoli sostitutivi ed aggiuntivi
per l’espletamento di servizi diretti a specifiche categorie di utenti. In tal
caso, l’attività dei sostituti alla guida deve svolgersi secondo quanto previsto
dalla lettera a);
e) prevedere in via sperimentale forme innovative di servizio all’utenza, con
obblighi di servizio e tariffe differenziati, rilasciando a tal fine apposite
autorizzazioni ai titolari di licenza del servizio di taxi o ai soggetti di cui
all’articolo 7, comma 1, lettere b) e c), della citata legge n. 21 del 1992;
f) prevedere la possibilità degli utenti di avvalersi di tariffe predeterminate
dal comune per percorsi prestabiliti;
g) istituire un comitato permanente di monitoraggio del servizio di taxi al fine
di favorire la regolarità e l’efficienza dell’espletamento del servizio e di
orientare costantemente le modalità di svolgimento del servizio stesso alla
domanda effettiva, composto da funzionari comunali competenti in materia di
mobilità e di trasporto pubblico e da rappresentanti delle organizzazioni di
categoria maggiormente rappresentative, degli operatori di radiotaxi e delle
associazioni degli utenti.
2. Sono fatti salvi il conferimento di nuove licenze secondo la vigente
programmazione numerica e il divieto di cumulo di più licenze al medesimo
intestatario, ai sensi della legge 15 gennaio 1992, n. 21, e della disciplina
adottata dalle regioni (27).

(27) Articolo così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

7. Misure urgenti in materia di passaggi di proprietà di beni mobili registrati.
1. L’autenticazione della sottoscrizione degli atti e delle dichiarazioni aventi
ad oggetto l’alienazione di beni mobili registrati e rimorchi o la costituzione
di diritti di garanzia sui medesimi può essere richiesta anche agli uffici
comunali ed ai titolari degli sportelli telematici dell’automobilista di cui
all’articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica
19 settembre 2000, n. 358, che sono tenuti a rilasciarla gratuitamente, tranne i
previsti diritti di segreteria, nella stessa data della richiesta, salvo
motivato diniego (28).
2. I commi 390 e 391 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono
abrogati.

(28) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

8. Clausole anticoncorrenziali in tema di responsabilità civile auto.
1. In conformità al principio comunitario della concorrenza e alle regole
sancite dagli articoli 81, 82 e 86 del Trattato istitutivo della Comunità
europea, dalla data di entrata in vigore del presente decreto è fatto divieto
alle compagnie assicurative e ai loro agenti di vendita di stipulare nuove
clausole contrattuali di distribuzione esclusiva e di imposizione di prezzi
minimi o di sconti massimi per l’offerta ai consumatori di polizze relative
all’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile auto (29).
2. Le clausole contrattuali che impegnano, in esclusiva, uno o più agenti
assicurativi o altro distributore di servizi assicurativi relativi al ramo
responsabilità civile auto ad una o più compagnie assicurative individuate, o
che impongono ai medesimi soggetti il prezzo minimo o lo sconto massimo
praticabili ai consumatori per gli stessi servizi, sono nulle secondo quanto
previsto dall’articolo 1418 del codice civile. Le clausole sottoscritte prima
della data di entrata in vigore del presente decreto sono fatte salve fino alla
loro naturale scadenza e comunque non oltre il 1° gennaio 2008.
3. Fatto salvo quanto disposto dal comma 2, costituiscono intesa restrittiva ai
sensi dell’articolo 2 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, l’imposizione di un
mandato di distribuzione esclusiva o del rispetto di prezzi minimi o di sconti
massimi al consumatore finale nell’adempimento dei contratti che regolano il
rapporto di agenzia di assicurazione relativamente all’assicurazione
obbligatoria per responsabilità civile auto.
3-bis. All’articolo 131 del codice delle assicurazioni private, di cui al
decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, dopo il comma 2 sono inseriti i
seguenti:
«2-bis. Per l’offerta di contratti relativi all’assicurazione r.c. auto,
l’intermediario rilascia preventiva informazione al consumatore sulle
provvigioni riconosciutegli dall’impresa o, distintamente, dalle imprese per
conto di cui opera. L’informazione è affissa nei locali in cui l’intermediario
opera e risulta nella documentazione rilasciata al contraente.
2-ter. I preventivi e le polizze indicano, in modo evidenziato, il premio di
tariffa, la provvigione dell’intermediario, nonchè lo sconto complessivamente
riconosciuto al sottoscrittore del contratto.» (30).

(29) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(30) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

9. Prime misure per il sistema informativo sui prezzi dei prodotti
agro-alimentari.
1. All’articolo 23 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, dopo il comma 2-ter, sono
aggiunti i seguenti:
«2-quater. Al fine di garantire l’informazione al consumatore, potenziando il
sistema della rilevazione dei prezzi all’ingrosso ed al dettaglio dei prodotti
agro-alimentari e migliorandone l’efficienza ed efficacia, il Ministero dello
sviluppo economico e il Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali mettono a disposizione delle regioni, delle province e dei comuni il
collegamento ai sistemi informativi delle strutture ad essi afferenti, secondo
le modalità prefissate d’intesa dai medesimi Ministeri.
2-quinquies. I dati aggregati raccolti sono resi pubblici anche mediante la
pubblicazione sul sito internet e la stipula di convenzioni gratuite con testate
giornalistiche ed emittenti radio televisive e gestori del servizio di
telefonia.» (31).
2. All’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 17 giugno 1996, n. 321,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1996, n. 421, dopo la
lettera c), è aggiunta, in fine, la seguente lettera:
«c-bis) effettuare, a richiesta delle amministrazioni pubbliche interessate,
rilevazioni dei prezzi al dettaglio dei prodotti agro-alimentari.».

(31) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

10. Modifica unilaterale delle condizioni contrattuali.
1. L’articolo 118 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia,
di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, è sostituito dal
seguente:
«Art. 118. – (Modifica unilaterale delle condizioni contrattuali). – 1. Nei
contratti di durata può essere convenuta la facoltà di modificare
unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni di contratto qualora
sussista un giustificato motivo nel rispetto di quanto previsto dall’articolo
1341, secondo comma, del codice civile.
2. Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere
comunicata espressamente al cliente secondo modalità contenenti in modo
evidenziato la formula: ‘Proposta di modifica unilaterale del contratto’, con
preavviso minimo di trenta giorni, in forma scritta o mediante altro supporto
durevole preventivamente accettato dal cliente. La modifica si intende approvata
ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro sessanta giorni. In
tal caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto
all’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
3. Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le
prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se sfavorevoli per il
cliente.
4. Le variazioni dei tassi di interesse conseguenti a decisioni di politica
monetaria riguardano contestualmente sia i tassi debitori che quelli creditori,
e si applicano con modalità tali da non recare pregiudizio al cliente».
2. In ogni caso, nei contratti di durata, il cliente ha sempre la facoltà di
recedere dal contratto senza penalità e senza spese di chiusura (32).

(32) Articolo così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

11. Disposizioni urgenti in materia di soppressione di commissioni.
1. Sono soppresse le commissioni istituite dall’articolo 6 della legge 25 agosto
1991, n. 287. Le relative funzioni sono svolte dalle amministrazioni titolari
dei relativi procedimenti amministrativi.
2. Sono soppresse le commissioni istituite dagli articoli 4 e 7 della legge 3
febbraio 1989, n. 39. Le relative funzioni sono svolte rispettivamente dal
Ministero dello sviluppo economico e dalle camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura (33).
3. Della commissione giudicatrice prevista dall’articolo 1 del regolamento di
cui al decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 21
febbraio 1990, n. 300, e successive modificazioni, non possono far parte gli
iscritti al ruolo degli agenti d’affari in mediazione (34).
4. Sono soppresse le commissioni istituite dagli articoli 4 e 8 della legge 3
maggio 1985, n. 204. Le relative funzioni sono svolte rispettivamente dalle
camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e dal Ministero dello
sviluppo economico (35).
5. Dei Comitati tecnici istituiti presso le camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura per la rilevazione degli usi commerciali non possono
far parte i rappresentanti di categorie aventi interesse diretto nella specifica
materia oggetto di rilevazione (36).

(33) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(34) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(35) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(36) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

12. Disposizioni in materia di circolazione dei veicoli e di trasporto comunale
e intercomunale.
1. Fermi restando i principi di universalità, accessibilità ed adeguatezza dei
servizi pubblici di trasporto locale ed al fine di assicurare un assetto
maggiormente concorrenziale delle connesse attività economiche e di favorire il
pieno esercizio del diritto dei cittadini alla mobilità, i comuni possono
prevedere che il trasporto di linea di passeggeri accessibile al pubblico, in
ambito comunale e intercomunale, sia svolto, in tutto il territorio o in tratte
e per tempi predeterminati, anche dai soggetti in possesso dei necessari
requisiti tecnico-professionali, fermi restando la disciplina di cui al comma 2
ed il divieto di disporre finanziamenti in qualsiasi forma a favore dei predetti
soggetti. Il comune sede di scalo ferroviario, portuale o aeroportuale è
comunque tenuto a consentire l’accesso allo scalo da parte degli operatori
autorizzati ai sensi del presente comma da comuni del bacino servito.
2. A tutela del diritto alla salute, alla salubrità ambientale ed alla sicurezza
degli utenti della strada e dell’interesse pubblico ad una adeguata mobilità
urbana, gli enti locali disciplinano secondo modalità non discriminatorie tra
gli operatori economici ed in conformità ai principi di sussidiarietà,
proporzionalità e leale cooperazione, l’accesso, il transito e la fermata nelle
diverse aree dei centri abitati di ciascuna categoria di veicolo, anche in
relazione alle specifiche modalità di utilizzo in particolari contesti urbani e
di traffico. Per ragioni di sicurezza della circolazione, possono altresì essere
previste zone di divieto di fermata, anche limitato a fasce orarie. Le
infrazioni possono essere rilevate senza contestazione immediata, anche mediante
l’impiego di mezzi di rilevazione fotografica o telematica nel rispetto della
normativa vigente in tema di riservatezza del trattamento dei dati personali
(37).

(37) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

13. Norme per la riduzione dei costi degli apparati pubblici regionali e locali
e a tutela della concorrenza.
1. Al fine di evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza e del mercato
e di assicurare la parità degli operatori, le società, a capitale interamente
pubblico o misto, costituite o partecipate dalle amministrazioni pubbliche
regionali e locali per la produzione di beni e servizi strumentali all’attività
di tali enti in funzione della loro attività, con esclusione dei servizi
pubblici locali, nonchè, nei casi consentiti dalla legge, per lo svolgimento
esternalizzato di funzioni amministrative di loro competenza, devono operare
esclusivamente con gli enti costituenti o partecipanti o affidanti, non possono
svolgere prestazioni a favore di altri soggetti pubblici o privati, nè in
affidamento diretto nè con gara, e non possono partecipare ad altre società o
enti. Le società che svolgono l’attività di intermediazione finanziaria prevista
dal testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sono
escluse dal divieto di partecipazione ad altre società o enti.
2. Le società di cui al comma 1 sono ad oggetto sociale esclusivo e non possono
agire in violazione delle regole di cui al comma 1.
3. Al fine di assicurare l’effettività delle precedenti disposizioni, le società
di cui al comma 1 cessano entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del
presente decreto le attività non consentite. A tale fine possono cedere, nel
rispetto delle procedure ad evidenza pubblica, le attività non consentite a
terzi ovvero scorporarle, anche costituendo una separata società da collocare
sul mercato, secondo le procedure del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 1994, n. 474, entro
ulteriori diciotto mesi. I contratti relativi alle attività non cedute o
scorporate ai sensi del periodo precedente perdono efficacia alla scadenza del
termine indicato nel primo periodo del presente comma.
4. I contratti conclusi, dopo la data di entrata in vigore del presente decreto,
in violazione delle prescrizioni dei commi 1 e 2 sono nulli. Restano validi,
fatte salve le prescrizioni di cui al comma 3, i contratti conclusi dopo la data
di entrata in vigore del presente decreto, ma in esito a procedure di
aggiudicazione perfezionate prima della predetta data (38).

(38) Articolo così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

14. Integrazione dei poteri dell’Autorità garante della concorrenza e del
mercato.
1. Al capo II del titolo II della legge 10 ottobre 1990, n. 287, dopo l’articolo
14 sono inseriti i seguenti:
«Art. 14-bis (Misure cautelari). – 1. Nei casi di urgenza dovuta al rischio di
un danno grave e irreparabile per la concorrenza, l’Autorità può, d’ufficio, ove
constati ad un sommario esame la sussistenza di un’infrazione, deliberare
l’adozione di misure cautelari.
2. Le decisioni adottate ai sensi del comma 1 non possono essere in ogni caso
rinnovate o prorogate.
3. L’Autorità, quando le imprese non adempiano a una decisione che dispone
misure cautelari, può infliggere sanzioni amministrative pecuniarie fino al 3
per cento del fatturato.
Art. 14-ter (Impegni). – 1. Entro tre mesi dalla notifica dell’apertura di
un’istruttoria per l’accertamento della violazione degli articoli 2 o 3 della
presente legge o degli articoli 81 o 82 del Trattato CE, le imprese possono
presentare impegni tali da far venire meno i profili anticoncorrenziali oggetto
dell’istruttoria. L’Autorità, valutata l’idoneità di tali impegni, può, nei
limiti previsti dall’ordinamento comunitario, renderli obbligatori per le
imprese e chiudere il procedimento senza accertare l’infrazione.
2. L’Autorità in caso di mancato rispetto degli impegni resi obbligatori ai
sensi del comma 1 può irrogare una sanzione amministrativa pecuniaria fino al 10
per cento del fatturato.
3. L’Autorità può d’ufficio riaprire il procedimento se:
a) si modifica la situazione di fatto rispetto ad un elemento su cui si fonda la
decisione;
b) le imprese interessate contravvengono agli impegni assunti;
c) la decisione si fonda su informazioni trasmesse dalle parti che sono
incomplete inesatte o fuorvianti.» (39).
2. All’articolo 15 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, dopo il comma 2, è
aggiunto il seguente:
«2-bis. L’Autorità, in conformità all’ordinamento comunitario, definisce con
proprio provvedimento generale i casi in cui, in virtù della qualificata
collaborazione prestata dalle imprese nell’accertamento di infrazioni alle
regole di concorrenza, la sanzione amministrativa pecuniaria può essere non
applicata ovvero ridotta nelle fattispecie previste dal diritto comunitario.»
(40).

(39) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(40) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

14-bis. Integrazione dei poteri dell’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni.
1. Ferme restando le competenze assegnate dalla normativa comunitaria e dalla
legge 10 ottobre 1990, n. 287, all’Autorità garante della concorrenza e del
mercato, la presentazione di impegni da parte delle imprese interessate è
parimenti ammessa nei procedimenti di competenza dell’Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni in cui occorra promuovere la concorrenza nella fornitura
delle reti e servizi di comunicazione elettronica e delle risorse e servizi
correlati, ai sensi del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al
decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, salva la disciplina recata dagli
articoli 17 e seguenti del medesimo codice per i mercati individuati nelle
raccomandazioni comunitarie relative ai mercati rilevanti di prodotti e servizi
del settore delle comunicazioni elettroniche.
2. Nei casi previsti dal comma 1, l’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni, qualora ritenga gli impegni proposti idonei ai fini
rispettivamente indicati, può approvarli con l’effetto di renderli obbligatori
per l’impresa proponente. In caso di mancata attuazione degli impegni resi
obbligatori dall’Autorità trovano applicazione le sanzioni previste dalle
discipline di settore. Qualora la proposta di impegno provenga da un’impresa
incorsa in illecito non ancora punito, l’Autorità tiene conto dell’attuazione
dell’impegno da essa approvato ai fini della decisione circa il trattamento
sanzionatorio applicabile al caso concreto (41).

(41) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

15. Disposizione sulla gestione del servizio idrico integrato.
1. All’articolo 113, commi 15-bis e 15-ter, del testo unico di cui al decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, le parole: «31 dicembre 2006» sono
sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2006, relativamente al solo servizio
idrico integrato al 31 dicembre 2007» (42).

(42) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

Titolo II
Misure per la ripresa degli interventi infrastrutturali, interventi per il
sostegno della famiglia e misure di contenimento e razionalizzazione della spesa
pubblica
Capo I – Misure per la ripresa degli interventi infrastrutturali
16. Contratto collettivo 2004-2005 trasporto pubblico locale.
1. A parziale modifica di quanto stabilito dall’articolo 1, commi 2 e 3, del
decreto-legge 21 febbraio 2005, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla
legge 22 aprile 2005, n. 58, a decorrere dall’anno 2006 l’importo di 60 milioni
di euro annui è corrisposto ai servizi di trasporto pubblico locale direttamente
dalle regioni individuate con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 1°
marzo 2006, emanato d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, senza dover procedere
preliminarmente alla corrispondente riduzione dei trasferimenti erariali nei
confronti delle predette regioni.
2. All’articolo 1, comma 147, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è aggiunto,
in fine, il seguente periodo: «Le spese in conto capitale relative agli
interventi per il trasporto su ferro ricadenti nel territorio della Capitale
della Repubblica sono escluse dal patto di stabilità interno.».

17. ANAS e Ferrovie S.p.A.
1. Per la prosecuzione degli interventi relativi al «Sistema alta velocità /
alta capacità», per l’anno 2006, è concesso un contributo in conto impianti nel
limite massimo di 1.800 milioni di euro a favore di Ferrovie dello Stato S.p.A.
o a società del gruppo.
2. All’articolo 1, comma 32, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, come
modificato dall’articolo 3 del decreto-legge 6 marzo 2006, n. 68, convertito,
con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2006, n. 127, le parole: «1.913 milioni»
sono sostituite dalle seguenti: «2.913 milioni». Le risorse integrative di cui
al presente comma devono essere utilizzate esclusivamente per i cantieri aperti
(43).

(43) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

17-bis. Modifiche a disposizioni concernenti le Autorità portuali.
1. All’articolo 34-septies del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito,
con modificazioni, dalla legge 9 marzo 2006, n. 80, sono apportate le seguenti
modifiche:
a) al comma 1, le parole: «nei limiti di 30 milioni di euro annui per ciascuno
degli anni 2006 e 2007» sono sostituite dalle seguenti: «nei limiti di 60
milioni di euro per l’anno 2006 e di 90 milioni di euro per l’anno 2007»;
b) al comma 3, le parole: «30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e
2007» sono sostituite dalle seguenti: «60 milioni di euro per l’anno 2006 e 90
milioni di euro per l’anno 2007» (44).

(44) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

18. Integrazione del Fondo nazionale per il servizio civile, del Fondo nazionale
per le politiche sociali e del Fondo unico per lo spettacolo.
1. La dotazione del Fondo nazionale per il servizio civile di cui all’articolo
19 della legge 8 luglio 1998, n. 230, come determinata dalla tabella C della
legge 23 dicembre 2005, n. 266, è integrata di 30 milioni di euro per l’anno
2006.
2. La dotazione del Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all’articolo
20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328, come determinata dalla tabella
C della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è integrata di 300 milioni di euro annui
per il triennio 2006-2008 (45).
3. La dotazione del Fondo unico per lo spettacolo di cui alla legge 30 aprile
1985, n. 163, come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2005, n.
266, è integrata di 50 milioni di euro annui per il triennio 2006-2008.

(45) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

18-bis. Disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi.
1. Per le esigenze operative del Corpo forestale dello Stato connesse alle
attività antincendi boschivi di competenza, è autorizzata la spesa di 4 milioni
di euro per l’anno 2006 e di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2007.
2. All’onere di cui al comma 1 si provvede mediante corrispondente riduzione
dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008,
nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale»
dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno
2006, allo scopo parzialmente utilizzando i seguenti accantonamenti: per l’anno
2006, quanto a 3.550.000 euro l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro
e delle politiche sociali, a 250.000 euro quello relativo al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti e a 200.000 euro quello relativo al Ministero per
i beni e le attività culturali; per l’anno 2007, quanto a 3.100.000 euro
l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, a
5.000.000 di euro quello relativo al Ministero degli affari esteri, a 500.000
euro quello relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e a
1.400.000 euro quello relativo al Ministero delle politiche agricole e
forestali; per l’anno 2008, quanto a 5.650.000 euro l’accantonamento relativo al
Ministero degli affari esteri, a 1.550.000 euro quello relativo al Ministero
dell’istruzione, dell’università e della ricerca, a 1.900.000 euro quello
relativo al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, a 500.000
euro quello relativo al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e a
400.000 euro quello relativo al Ministero delle politiche agricole e forestali.
3. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con
propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio (46).

(46) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

Capo II – Interventi per le politiche della famiglia, per le politiche giovanili
e per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità
19. Fondi per le politiche della famiglia, per le politiche giovanili e per le
politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.
1. Al fine di promuovere e realizzare interventi per la tutela della famiglia,
in tutte le sue componenti e le sue problematiche generazionali, nonchè per
supportare l’Osservatorio nazionale sulla famiglia, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri è istituito un fondo denominato «Fondo per le politiche
della famiglia», al quale è assegnata la somma di 3 milioni di euro per l’anno
2006 e di dieci milioni di euro a decorrere dall’anno 2007.
2. Al fine di promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale e
professionale e all’inserimento nella vita sociale, anche attraverso interventi
volti ad agevolare la realizzazione del diritto dei giovani all’abitazione,
nonchè a facilitare l’accesso al credito per l’acquisto e l’utilizzo di beni e
servizi, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituito un fondo
denominato «Fondo per le politiche giovanili», al quale è assegnata la somma di
3 milioni di euro per l’anno 2006 e di dieci milioni di euro a decorrere
dall’anno 2007.
3. Al fine di promuovere le politiche relative ai diritti e alle pari
opportunità, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituito un
fondo denominato «Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari
opportunita», al quale è assegnata la somma di 3 milioni di euro per l’anno 2006
e di dieci milioni di euro a decorrere dall’anno 2007.

Capo III – Misure di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica
20. Presidenza del Consiglio dei Ministri.
1. L’autorizzazione di spesa di cui alla legge 25 febbraio 1987, n. 67, come
determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è ridotta di 1
milione di euro per l’anno 2006 e di 50 milioni di euro a decorrere dall’anno
2007.
2. In relazione a quanto disposto dal comma 1, con apposito decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri sono rideterminati i contributi e le
provvidenze per l’editoria di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250.
3. La dotazione relativa all’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1 della
legge 24 febbraio 1992, n. 225, come determinata dalla tabella C della legge 23
dicembre 2005, n. 266, è ridotta di 39 milioni di euro per l’anno 2006.
3-bis. All’articolo 3, comma 2-ter, secondo periodo, della legge 7 agosto 1990,
n. 250, e successive modificazioni, le parole: «Gli stessi contributi» sono
sostituite dalle seguenti: «A decorrere dal 1° gennaio 2002 i contributi di cui
ai commi 8 e 11» (47).
3-ter. Il requisito della rappresentanza parlamentare indicato nell’alinea
dell’articolo 3, comma 10, della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive
modificazioni, non è richiesto per le imprese editrici di quotidiani o periodici
che risultano essere giornali o organi di partiti o movimenti politici che alla
data del 31 dicembre 2005 abbiano già maturato il diritto ai contributi di cui
al medesimo comma 10 (48).

(47) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(48) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

21. Spese di giustizia.
1. Per il pagamento delle spese di giustizia non è ammesso il ricorso
all’anticipazione da parte degli uffici postali, tranne che per gli atti di
notifiche nei procedimenti penali e per gli atti di notifiche e di
espropriazione forzata nei procedimenti civili quando i relativi oneri sono a
carico dell’erario (49).
2. Al pagamento delle spese di giustizia si provvede secondo le ordinarie
procedure stabilite dalla vigente normativa di contabilità generale dello Stato.
3. Lo stanziamento previsto in bilancio per le spese di giustizia, come
integrato ai sensi dell’articolo 1, comma 607, della legge 23 dicembre 2005, n.
266, iscritto nell’unità previsionale di base 2.1.2.1 (capitolo 1360) dello
stato di previsione del Ministero della giustizia, è ridotto di 50 milioni di
euro per l’anno 2006, di 100 milioni di euro per l’anno 2007 e di 200 milioni di
euro a decorrere dal 2008.
4. All’articolo 13 del testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, sono aggiunti, in fine, i seguenti
commi:
«6-bis. Per i ricorsi proposti davanti ai Tribunali amministrativi regionali e
al Consiglio di Stato il contributo dovuto è di euro 500; per i ricorsi previsti
dall’articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, per quelli previsti
dall’articolo 25, comma 5, della legge 7 agosto 1990, n. 241, per i ricorsi
aventi ad oggetto il diritto di cittadinanza, di residenza, di soggiorno e di
ingresso nel territorio dello Stato e per i ricorsi di esecuzione della sentenza
o di ottemperanza del giudicato il contributo dovuto è di euro 250. L’onere
relativo al pagamento dei suddetti contributi è dovuto in ogni caso dalla parte
soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale delle spese e anche se
essa non si è costituita in giudizio. Ai fini predetti, la soccombenza si
determina con il passaggio in giudicato della sentenza. Non è dovuto alcun
contributo per i ricorsi previsti dall’articolo 25 della citata legge n. 241 del
1990 avverso il diniego di accesso alle informazioni di cui al decreto
legislativo 19 agosto 2005, n. 195, di attuazione della direttiva 2003/4/CE
sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale.
6-ter. Il maggior gettito derivante dall’applicazione delle disposizioni di cui
al comma 6-bis è versato al bilancio dello Stato, per essere riassegnato allo
stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per le spese
riguardanti il funzionamento del Consiglio di Stato e dei Tribunali
amministrativi regionali.» (50).
4-bis. All’onere derivante dall’attuazione del capoverso 6-bis, introdotto dal
comma 4, valutato per il 2006 in 200.000 euro e in 500.000 euro a decorrere
dall’anno 2007, si provvede, per l’anno 2006, mediante utilizzo di parte delle
maggiori entrate recate dal presente decreto, e per gli anni successivi mediante
corrispondente utilizzo delle proiezioni, per gli anni 2006-2008, dello
stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito
dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato
di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, allo scopo
parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari
esteri (51).
5. All’articolo 16 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
«1-bis. In caso di omesso o parziale pagamento del contributo unificato, si
applica la sanzione di cui all’articolo 71 del testo unico delle disposizioni
concernenti l’imposta di registro di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, esclusa la detrazione ivi prevista.» (52).
6. All’articolo 1, comma 309, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, dopo le
parole: «degli uffici giudiziari», sono inserite le seguenti «e allo stato di
previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per le spese riguardanti
il funzionamento del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi
regionali».

(49) Comma così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(50) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(51) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(52) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

22. Riduzione delle spese di funzionamento per enti ed organismi pubblici non
territoriali.
1. Gli stanziamenti per l’anno 2006 relativi a spese per consumi intermedi dei
bilanci di enti ed organismi pubblici non territoriali, che adottano contabilità
anche finanziaria, individuati ai sensi dell’articolo 1, commi 5 e 6, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, con esclusione delle Aziende sanitarie ed
ospedaliere, degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico,
dell’Istituto superiore di sanità, dell’Istituto superiore per la prevenzione e
la sicurezza del lavoro, dell’Agenzia italiana del farmaco, degli Istituti
zooprofilattici sperimentali, degli enti e degli organismi gestori delle aree
naturali protette e delle istituzioni scolastiche, sono ridotti nella misura del
10 per cento, comunque nei limiti delle disponibilità non impegnate alla data di
entrata in vigore del presente decreto. Per gli enti ed organismi pubblici che
adottano una contabilità esclusivamente civilistica, i costi della produzione,
individuati all’articolo 2425, primo comma, lettera B), numeri 6), 7) e 8), del
codice civile, previsti nei rispettivi budget 2006, concernenti i beni di
consumo e servizi ed il godimento di beni di terzi, sono ridotti del 10 per
cento. Le somme provenienti dalle riduzioni di cui al presente comma sono
versate da ciascun ente, entro il mese di ottobre 2006, all’entrata del bilancio
dello Stato, con imputazione al capo X, capitolo 2961 (53).
2. Per le medesime voci di spesa e di costo indicate al comma 1, per il triennio
2007-2009, le previsioni non potranno superare l’ottanta per cento di quelle
iniziali dell’anno 2006, fermo restando quanto previsto dal comma 57
dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Le somme corrispondenti
alla riduzione dei costi e delle spese per effetto del presente comma sono
appositamente accantonate per essere versate da ciascun ente, entro il 30 giugno
di ciascun anno, all’entrata del bilancio dello Stato, con imputazione al capo
X, capitolo 2961. È fatto divieto alle Amministrazioni vigilanti di approvare i
bilanci di enti ed organismi pubblici in cui gli amministratori non abbiano
espressamente dichiarato nella relazione sulla gestione di avere ottemperato
alle disposizioni del presente articolo.

(53) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

22-bis. Riduzione della spesa per incarichi di funzione dirigenziale.
Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria.
1. La spesa complessiva derivante dagli incarichi di funzione dirigenziale di
livello generale è soggetta ad una riduzione globale non inferiore al 10 per
cento.
2. Al comma 10 dell’articolo 15-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 502, e successive modificazioni, le parole: «fino al 31 luglio 2006»
sono sostituite dalle seguenti: «fino alla data, certificata dalla regione o
dalla provincia autonoma, del completamento da parte dell’azienda sanitaria di
appartenenza degli interventi strutturali necessari ad assicurare l’esercizio
dell’attività libero-professionale intramuraria e comunque entro il 31 luglio
2007».
3. L’esercizio straordinario dell’attività libero-professionale intramuraria in
studi professionali, previa autorizzazione aziendale, è informato ai principi
organizzativi fissati da ogni singola azienda sanitaria, nell’ambito della
rispettiva autonomia, secondo le modalità stabilite dalle regioni e dalle
province autonome di Trento e di Bolzano e sulla base dei principi previsti
nell’atto di indirizzo e coordinamento di cui al decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri 27 marzo 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 121
del 26 maggio 2000.
4. Al fine di garantire il corretto equilibrio tra attività istituzionale e
attività libero-professionale intramuraria, anche in riferimento all’obiettivo
di ridurre le liste di attesa, sono affidati alle regioni i controlli sulle
modalità di svolgimento dell’attività libero-professionale della dirigenza del
Servizio sanitario nazionale e l’adozione di misure dirette ad attivare, previo
congruo termine per provvedere da parte delle aziende risultate inadempienti,
interventi sostitutivi anche sotto forma della nomina di un commissario ad acta.
In ogni caso l’attività libero-professionale non può superare, sul piano
quantitativo nell’arco dell’anno, l’attività istituzionale dell’anno precedente
(54).

(54) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

23. Parere del Consiglio Universitario Nazionale.
1. Al fine di evitare aggravi di spesa derivanti dall’espressione di parere da
parte del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) sulle procedure preordinate al
reclutamento di professori universitari ordinari, associati e dei ricercatori,
nonchè alla loro conferma in ruolo, l’articolo 14, comma 4, del decreto
legislativo 6 aprile 2006, n. 164, è abrogato e nell’articolo 2, comma 4, della
legge 16 gennaio 2006, n. 18, sono soppresse le parole: «, nonchè alla loro
conferma in ruolo» (55).

(55) Comma prima rettificato con Comunicato 11 luglio 2006 (Gazz. Uff. 11
luglio 2006, n. 159) e poi così modificato dalla legge di conversione 4 agosto
2006, n. 248.

24. Contenimento spesa per compensi spettanti agli arbitri.
1. Per qualsivoglia arbitrato, anche se disciplinato da leggi speciali, la
misura del compenso spettante agli arbitri, di cui al punto 9 della tabella D
allegata al regolamento di cui al decreto del Ministro della giustizia 8 aprile
2004, n. 127, si applica inderogabilmente a tutti i componenti dei collegi
arbitrali rituali, anche se non composti in tutto o in parte da avvocati. La
misura del compenso spettante all’arbitro unico di cui al punto 8 della medesima
tabella D si applica anche all’arbitro non avvocato (56).

(56) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

25. Misure di contenimento con responsabilizzazione delle amministrazioni.
1. Negli stati di previsione della spesa delle Amministrazioni centrali,
approvati con la legge 23 dicembre 2005, n. 267, sono accantonate e rese
indisponibili alla gestione le quote di stanziamento delle unità previsionali di
base indicate nell’elenco 1 allegato al presente decreto. Nello stesso elenco
sono indicate le riduzioni da apportare alle previsioni di bilancio a
legislazione vigente per il triennio 2007-2009.
2. Gli accantonamenti effettuati, ai sensi del comma 1, nell’ambito delle
scritture contabili registrate nel Sistema informativo della Ragioneria generale
dello Stato sono versati all’entrata del bilancio dello Stato entro il 30
novembre 2006.
3. Nel corso della gestione 2006, e fino alla data prevista per il versamento di
cui al comma 2, per effettive, motivate e documentate esigenze gestionali, il
Ministro competente, d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze, con
propri decreti, da comunicare alle competenti Commissioni parlamentari, alla
Corte dei conti, ed al rispettivo Ufficio centrale di bilancio, può modificare
gli accantonamenti di cui al comma 2, fermo restando il mantenimento
dell’effetto complessivo sul fabbisogno e sull’indebitamento netto (57).
4. Su richiesta delle Amministrazioni può essere effettuata una diversa
distribuzione delle riduzioni relative al triennio 2007-2009, indicate
nell’elenco di cui al comma 1, in sede di legge finanziaria per il triennio
medesimo (58).

(57) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(58) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

26. Controlli e sanzioni per il mancato rispetto della regola sul contenimento
delle spese da parte degli enti inseriti nel conto economico consolidato delle
pubbliche amministrazioni.
1. In caso di mancato rispetto del limite di spesa annuale di cui all’articolo
1, comma 57, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, da parte degli enti
individuati ai sensi dei commi 5 e 6 del medesimo articolo, fatte salve le
esclusioni previste dal predetto comma 57, i trasferimenti statali a qualsiasi
titolo operati a favore di detti enti sono ridotti in misura pari alle eccedenze
di spesa risultanti dai conti consuntivi relativi agli esercizi 2005, 2006 e
2007. Gli enti interessati che non ricevono contributi a carico del bilancio
dello Stato sono tenuti a versare all’entrata del bilancio dello Stato, con
imputazione al capo X, capitolo 2961, entro il 30 settembre rispettivamente
degli anni 2006, 2007 e 2008, un importo pari alle eccedenze risultanti dai
predetti conti consuntivi. Le amministrazioni vigilanti sono tenute a dare,
rispettivamente, entro il 31 luglio degli anni 2006, 2007 e 2008, comunicazione
delle predette eccedenze di spesa al Ministero dell’economia e delle finanze –
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato.

27. Riduzione del limite di spesa annua per studi e incarichi di consulenza, per
relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza.
1. Ai commi 9 e 10 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, le
parole: «50 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «40 per cento».

28. Diarie per missioni all’estero.
1. Le diarie per le missioni all’estero di cui alla tabella B allegata al
decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
in data 27 agosto 1998, e successive modificazioni, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 202 del 31 agosto 1998, sono ridotte del 20 per cento a decorrere
dalla data di entrata in vigore del presente decreto. La riduzione si applica al
personale appartenente alle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni (59).
2. L’articolo 3 del regio decreto 3 giugno 1926, n. 941, e successive
modificazioni è abrogato.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano al personale civile e
militare impegnato nelle missioni internazionali di pace, finanziate per l’anno
2006 dall’articolo 1, comma 97, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

(59) Vedi, anche, l’art. 4, D.L. 28 agosto 2006, n. 253.

29. Contenimento spesa per commissioni comitati ed altri organismi.
1. Fermo restando il divieto previsto dall’articolo 18, comma 1, della legge 28
dicembre 2001, n. 448, la spesa complessiva sostenuta dalle amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001,
n. 165, e successive modificazioni, per organi collegiali e altri organismi,
anche monocratici, comunque denominati, operanti nelle predette amministrazioni,
è ridotta del trenta per cento rispetto a quella sostenuta nell’anno 2005. Ai
suddetti fini le amministrazioni adottano con immediatezza, e comunque entro 30
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, le necessarie
misure di adeguamento ai nuovi limiti di spesa. Tale riduzione si aggiunge a
quella prevista dall’articolo 1, comma 58, della legge 23 dicembre 2005, n. 266.
2. Per realizzare le finalità di contenimento delle spese di cui al comma 1, per
le amministrazioni statali si procede, entro centoventi giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, al riordino degli organismi, anche
mediante soppressione o accorpamento delle strutture, con regolamenti da emanare
ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per gli
organismi previsti dalla legge o da regolamento e, per i restanti, con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, su proposta del Ministro competente. I
provvedimenti tengono conto dei seguenti criteri:
a) eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali;
b) razionalizzazione delle competenze delle strutture che svolgono funzioni
omogenee;
c) limitazione del numero delle strutture di supporto a quelle strettamente
indispensabili al funzionamento degli organismi;
d) diminuzione del numero dei componenti degli organismi;
e) riduzione dei compensi spettanti ai componenti degli organismi;
e-bis) indicazione di un termine di durata, non superiore a tre anni, con la
previsione che alla scadenza l’organismo è da intendersi automaticamente
soppresso (60);
e-ter) previsione di una relazione di fine mandato sugli obiettivi realizzati
dagli organismi, da presentare all’amministrazione competente e alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri (61);
2-bis. La Presidenza del Consiglio dei Ministri valuta, prima della scadenza del
termine di durata degli organismi individuati dai provvedimenti previsti dai
commi 2 e 3, di concerto con l’amministrazione di settore competente, la
perdurante utilità dell’organismo proponendo le conseguenti iniziative per
l’eventuale proroga della durata dello stesso (62).
3. Le amministrazioni non statali sono tenute a provvedere, entro lo stesso
termine e sulla base degli stessi criteri di cui al comma 2, con atti di natura
regolamentare previsti dai rispettivi ordinamenti, da sottoporre alla verifica
degli organi interni di controllo e all’approvazione dell’amministrazione
vigilante, ove prevista. Nelle more dell’adozione dei predetti regolamenti le
stesse amministrazioni assicurano il rispetto del limite di spesa di cui al
comma 1 entro il termine ivi previsto.
4. Gli organismi non individuati dai provvedimenti previsti dai commi 2 e 3
entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto
sono soppressi (63).
5. Scaduti i termini di cui ai commi 1, 2 e 3 senza che si sia provveduto agli
adempimenti ivi previsti è fatto divieto alle amministrazioni di corrispondere
compensi ai componenti degli organismi di cui al comma 1.
6. Le disposizioni del presente articolo non trovano diretta applicazione alle
regioni, alle province autonome, agli enti locali e agli enti del Servizio
sanitario nazionale, per i quali costituiscono disposizioni di principio ai fini
del coordinamento della finanza pubblica.
7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli organi di
direzione, amministrazione e controllo.

(60) Lettera aggiunta dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(61) Lettera aggiunta dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(62) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(63) Comma prima sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248 e
poi così modificato dall’art. 46, D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.

30. Verifica delle economie in materia di personale per regioni ed enti locali.
1. Il comma 204 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è
sostituito dai seguenti:
«204. Per le amministrazioni regionali e gli enti locali di cui al comma 198, in
caso di mancato conseguimento degli obiettivi di risparmio di spesa ivi
previsti, è fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi
titolo. Ai fini del monitoraggio e della verifica degli adempimenti di cui al
citato comma 198, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da
emanare previo accordo tra Governo, regioni ed autonomie locali da concludere in
sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28
agosto 1997, n. 281, entro il 30 settembre 2006, viene costituito un tavolo
tecnico con rappresentanti del sistema delle autonomie designati dai relativi
enti esponenziali, del Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento
della Ragioneria generale dello Stato, della Presidenza del Consiglio dei
Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, della Presidenza del Consiglio
dei Ministri – Dipartimento degli affari regionali e del Ministero dell’interno,
con l’obiettivo di:
a) acquisire, per il tramite del Ministero dell’economia e delle finanze, la
documentazione da parte degli enti destinatari della norma, certificata
dall’organo di revisione contabile, delle misure adottate e dei risultati
conseguiti;
b) fissare specifici criteri e modalità operative, anche campionarie per i
comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti e per le comunità montane con
popolazione inferiore a 50.000 abitanti, per il monitoraggio e la verifica
dell’effettivo conseguimento, da parte degli enti, dei previsti risparmi di
spesa;
c) verificare, sulla base dei criteri e delle modalità operative di cui alla
lettera b) e della documentazione ricevuta, la puntuale applicazione della
disposizione ed i casi di mancato adempimento;
d) elaborare analisi e proposte operative dirette al contenimento strutturale
della spesa di personale per gli enti destinatari del comma 198.
204-bis. Le risultanze delle operazioni di verifica del tavolo tecnico di cui al
comma 204 sono trasmesse con cadenza annuale, alla Corte dei conti, anche ai
fini del referto sul costo del lavoro pubblico di cui al titolo V del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il mancato invio della documentazione di cui
alla lettera a) del comma 204 da parte degli enti comporta, in ogni caso, il
divieto di assunzione a qualsiasi titolo.
204-ter. Ai fini dell’attuazione dei commi 198, 204 e 204-bis, limitatamente
agli enti locali in condizione di avanzo di bilancio negli ultimi tre esercizi,
sono escluse dal computo le spese di personale riferite a contratti di lavoro a
tempo determinato, anche in forma di collaborazione coordinata e continuativa,
stipulati nel corso dell’anno 2005.» (64).

(64) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

31. Riorganizzazione del servizio di controllo interno.
1. All’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, le
parole: «anche ad un organo collegiale» sono sostituite dalle seguenti: «ad un
organo monocratico o composto da tre componenti. In caso di previsione di un
organo con tre componenti viene nominato un presidente.».
2. Il contingente di personale addetto agli uffici preposti all’attività di
valutazione e controllo strategico, ai sensi dell’articolo 14, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il numero massimo di
unità pari al 10 per cento di quello complessivamente assegnato agli uffici di
diretta collaborazione degli organi di indirizzo politico (65).

(65) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

32. Contratti di collaborazione.
1. Ai fini del contenimento della spesa e del coordinamento della finanza
pubblica, all’articolo 7 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, il comma
6 è sostituito dai seguenti:
«6. Per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le
amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti
di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, ad
esperti di provata competenza, in presenza dei seguenti presupposti:
a) l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite
dall’ordinamento all’amministrazione conferente e ad obiettivi e progetti
specifici e determinati;
b) l’amministrazione deve avere preliminarmente accertato l’impossibilità
oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;
c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata;
d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso
della collaborazione.
6-bis. Le amministrazioni pubbliche disciplinano e rendono pubbliche, secondo i
propri ordinamenti, procedure comparative per il conferimento degli incarichi di
collaborazione.
6-ter. I regolamenti di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, si adeguano ai principi di cui al
comma 6.» (66).

(66) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

33. Trattenimento in servizio dei dipendenti pubblici.
1. Il secondo, terzo, quarto e quinto periodo dell’articolo 16, comma 1, del
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, sono soppressi.
2. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2,
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con esclusione degli appartenenti
alla carriera diplomatica e prefettizia, del personale delle forze armate e
delle forze di polizia ad ordinamento militare e ad ordinamento civile, del
personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco, nei confronti dei quali alla
data di entrata in vigore del presente decreto sia stata accolta e autorizzata
la richiesta di trattenimento in servizio sino al settantesimo anno di età,
possono permanere in servizio alle stesse condizioni giuridiche ed economiche,
anche ai fini del trattamento pensionistico, previste dalla normativa vigente al
momento dell’accoglimento della richiesta.
3. I limiti di età per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici
risultanti anche dall’applicazione dell’articolo 16, comma 1, del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, si applicano anche ai fini
dell’attribuzione degli incarichi dirigenziali di cui all’articolo 19, comma 6,
del citato decreto legislativo n. 165 del 2001.

34. Criteri per i trattamenti accessori massimi e pubblicità degli incarichi di
consulenza.
1. All’articolo 24, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze sono stabiliti i criteri per l’individuazione dei trattamenti accessori
massimi, secondo principi di contenimento della spesa e di uniformità e
perequazione.» (67).
2. All’articolo 53, comma 14, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
dopo l’ultimo periodo è aggiunto il seguente: «Le amministrazioni rendono noti,
mediante inserimento nelle proprie banche dati accessibili al pubblico per via
telematica, gli elenchi dei propri consulenti indicando l’oggetto, la durata e
il compenso dell’incarico.».
3. All’articolo 53, comma 16, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
dopo le parole: «dati raccolti» sono inserite le seguenti: «, adotta le relative
misure di pubblicità e trasparenza» (68).

(67) Vedi, anche, la Dir.Min. 26 luglio 2006, n. 4/06.
(68) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

34-bis. Autofinanziamento dei servizi anagrafici informatizzati del Ministero
dell’interno.
1. All’articolo 7-vicies quater, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n.
7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, sono
aggiunti i seguenti periodi: «Con i decreti indicati nel comma 1 è determinata,
altresì, annualmente e con le modalità stabilite dal presente comma, la quota
parte da riassegnare, anche per le esigenze dei comuni, alle competenti unità
previsionali di base dello stato di previsione del Ministero dell’interno quali
proventi specificamente destinati alla copertura dei costi del servizio. Alle
riassegnazioni previste dal presente comma non si applica il limite di cui
all’articolo 1, comma 46, della legge 23 dicembre 2005, n. 266» (69).

(69) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

34-ter. Deroghe ai limiti all’acquisizione di immobili.
1. All’articolo 1, comma 23, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dopo le
parole: «enti territoriali» sono inserite le seguenti: «e degli enti
previdenziali destinatari delle operazioni di dismissione disciplinate dal
decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla
legge 23 novembre 2001, n. 410, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1,
comma 57, della legge 30 dicembre 2004, n. 311» (70).

(70) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

34-quater. Controllo del costo del lavoro.
1. All’articolo 60 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, al comma 2 è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le comunicazioni previste dal presente
comma sono trasmesse, a cura del Ministero dell’economia e delle finanze, anche
all’Unione delle province d’Italia (UPI), all’Associazione nazionale dei comuni
italiani (ANCI) e all’Unione nazionale comuni, comunità, enti montani (UNCEM),
per via telematica» (71).

(71) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

34-quinquies. Proroga dei trasferimenti ai sensi del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112.
1. All’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio 2000, n. 56, e
successive modificazioni, le parole: «1° gennaio 2006» sono sostituite dalle
seguenti: «1° gennaio del secondo anno successivo all’adozione dei provvedimenti
di attuazione dell’articolo 119 della Costituzione». Per l’anno 2006 non si
applica quanto previsto al primo periodo del comma 323 dell’articolo 1 della
legge 23 dicembre 2005, n. 266 (72).

(72) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

Titolo III
Misure in materia di contrasto all’evasione ed elusione fiscale, di recupero
della base imponibile, di potenziamento dei poteri di controllo
dell’amministrazione finanziaria, di semplificazione degli adempimenti tributari
e in materia di giochi
35. Misure di contrasto dell’evasione e dell’elusione fiscale.
1. All’articolo 74-quater del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, dopo il comma 6 è aggiunto, in fine, il seguente: «6-bis. Ai fini
dell’applicazione dell’aliquota IVA, le consumazioni obbligatorie nelle
discoteche e sale da ballo si considerano accessorie alle attività di
intrattenimento o di spettacolo ivi svolte.».
2. Nel terzo comma dell’articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633, dopo l’ultimo periodo è aggiunto il seguente: «Per le
cessioni aventi ad oggetto beni immobili e relative pertinenze, la prova di cui
al precedente periodo s’intende integrata anche se l’esistenza delle operazioni
imponibili o l’inesattezza delle indicazioni di cui al secondo comma sono
desunte sulla base del valore normale dei predetti beni, determinato ai sensi
dell’articolo 14 del presente decreto.» (73).
3. Nel primo comma dell’articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica
29 settembre 1973, n. 600, alla lettera d), dopo l’ultimo periodo è aggiunto il
seguente: «Per le cessioni aventi ad oggetto beni immobili ovvero la
costituzione o il trasferimento di diritti reali di godimento sui medesimi beni,
la prova di cui al precedente periodo s’intende integrata anche se l’infedeltà
dei relativi ricavi viene desunta sulla base del valore normale dei predetti
beni, determinato ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917» (74).
4. L’articolo 15 del decreto-legge 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, è abrogato.
5. All’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Le disposizioni di cui al quinto comma si applicano anche alle prestazioni di
servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da
soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di
costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore
principale o di un altro subappaltatore.» (75).
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano alle prestazioni effettuate
successivamente alla data di autorizzazione della misura ai sensi dell’articolo
27 della direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 17 maggio 1977 (76).
6-bis. All’articolo 30, secondo comma, lettera a), del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo la parola: «quinto» sono inserite
le seguenti: «e sesto» (77).
6-ter. Per i soggetti subappaltatori ai quali si applica l’articolo 17, sesto
comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,
resta ferma la possibilità di effettuare la compensazione infrannuale ai sensi
dell’articolo 8, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 14 ottobre 1999, n. 542, e successive modificazioni. Qualora il
volume di affari registrato dai predetti soggetti nell’anno precedente sia
costituito per almeno l’80 per cento da prestazioni rese in esecuzione di
contratti di subappalto, il limite di cui all’articolo 34, comma 1, della legge
23 dicembre 2000, n. 388, è elevato a 1.000.000 di euro (78).
7. Al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, dopo l’articolo 10-bis sono
inseriti i seguenti:
«Articolo 10-ter (Omesso versamento di IVA). – 1. La disposizione di cui
all’articolo 10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non
versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale,
entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta
successivo.
Articolo 10-quater (Indebita compensazione). – 1. La disposizione di cui
all’articolo 10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non
versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17
del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti o
inesistenti.».
8. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 10, primo comma:
1) i numeri 8) e 8-bis) sono sostituiti dai seguenti:
«8) le locazioni e gli affitti, relative cessioni, risoluzioni e proroghe, di
terreni e aziende agricole, di aree diverse da quelle destinate a parcheggio di
veicoli, per le quali gli strumenti urbanistici non prevedono la destinazione
edificatoria, e di fabbricati, comprese le pertinenze, le scorte e in genere i
beni mobili destinati durevolmente al servizio degli immobili locati e
affittati, escluse le locazioni di fabbricati strumentali che per le loro
caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali
trasformazioni effettuate nei confronti dei soggetti indicati alle lettere b) e
c) del numero 8-ter) ovvero per le quali nel relativo atto il locatore abbia
espressamente manifestato l’opzione per l’imposizione;
8-bis) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato diversi da quelli
di cui al numero 8-ter), escluse quelle effettuate, entro quattro anni dalla
data di ultimazione della costruzione o dell’intervento, dalle imprese
costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite
imprese appaltatrici, gli interventi di cui all’articolo 31, primo comma,
lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978, n. 457»;
2) dopo il numero 8-bis) è inserito il seguente:
«8-ter) le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali che
per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza
radicali trasformazioni, escluse:
a) quelle effettuate, entro quattro anni dalla data di ultimazione della
costruzione o dell’intervento, dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle
imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli
interventi di cui all’articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della
legge 5 agosto 1978, n. 457;
b) quelle effettuate nei confronti di cessionari soggetti passivi d’imposta che
svolgono in via esclusiva o prevalente attività che conferiscono il diritto alla
detrazione d’imposta in percentuale pari o inferiore al 25 per cento;
c) quelle effettuate nei confronti di cessionari che non agiscono nell’esercizio
di impresa, arti o professioni;
d) quelle per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente
manifestato l’opzione per l’imposizione» (79);
b) all’articolo 19-bis1, comma 1, lettera i), primo periodo, le parole «o la
rivendita» sono soppresse;
c) [all'articolo 36, terzo comma, è soppresso l'ultimo periodo] (80);
d) nell’allegata Tabella A, parte III, la voce di cui al numero 127-ter) è
soppressa.» (81).
9. In sede di prima applicazione delle disposizioni di cui al comma 8 in
relazione al mutato regime disposto dall’articolo 10, primo comma, numeri 8) e
8-bis), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, non
si effettua la rettifica della detrazione dell’imposta prevista dall’articolo
19-bis2 del citato decreto n. 633 del 1972, limitatamente ai fabbricati diversi
da quelli strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di
diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni, posseduti alla data del 4
luglio 2006, e, per le imprese costruttrici degli stessi e per le imprese che vi
hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di cui
all’articolo 31, primo comma, lettere c), d) ed e), della legge 5 agosto 1978,
n. 457, limitatamente ai fabbricati o porzioni di fabbricato per i quali il
termine dei quattro anni dalla data di ultimazione della costruzione o
dell’intervento scade entro la predetta data. Per i beni immobili strumentali
che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione
senza radicali trasformazioni, la predetta rettifica della detrazione
dell’imposta si effettua esclusivamente se nel primo atto stipulato
successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto non viene esercitata l’opzione per la imposizione prevista
dall’articolo 10, primo comma, numeri 8) e 8-ter), del decreto del Presidente
della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (82).
10. Al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono
apportate le seguenti modifiche:
a) all’articolo 5, comma 2, le parole: «operazioni esenti ai sensi dell’articolo
10, numeri 8), 8-bis)» sono sostituite dalle seguenti: «operazioni esenti e
imponibili ai sensi dell’articolo 10, primo comma, numeri 8), 8-bis), 8-ter),»;
b) all’articolo 40, dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. Sono soggette all’imposta proporzionale di registro le locazioni di
immobili strumentali, ancorchè assoggettate all’imposta sul valore aggiunto, di
cui all’articolo 10, primo comma, numero 8), del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.»;
c) nella Tariffa, parte prima, all’articolo 5, comma 1, dopo la lettera a) è
inserita la seguente:
«a-bis) quando hanno per oggetto immobili strumentali, ancorchè assoggettati
all’imposta sul valore aggiunto, di cui all’articolo 10, primo comma, numero 8),
del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633: 1 per
cento» (83).
10-bis. Al testo unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e
catastale, di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347, e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’articolo 10, comma 1, dopo le parole: «a norma dell’articolo 2» sono
aggiunte le seguenti: «, anche se relative a immobili strumentali, ancorchè
assoggettati all’imposta sul valore aggiunto, di cui all’articolo 10, primo
comma, numero 8-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633»;
b) dopo l’articolo 1 della Tariffa è inserito il seguente:
«1-bis. Trascrizioni di atti e sentenze che importano trasferimento di proprietà
di beni immobili strumentali, di cui all’articolo 10, primo comma, numero
8-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,
anche se assoggettati all’imposta sul valore aggiunto, o costituzione o
trasferimenti di diritti immobiliari sugli stessi: 3 per cento» (84).
10-ter. Per le volture catastali e le trascrizioni relative a cessioni di beni
immobili strumentali di cui all’articolo 10, primo comma, numero 8-ter), del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, anche se
assoggettati all’imposta sul valore aggiunto, di cui siano parte fondi
immobiliari chiusi disciplinati dall’articolo 37 del testo unico delle
disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, e dall’articolo
14-bis della legge 25 gennaio 1994, n. 86, ovvero imprese di locazione
finanziaria, ovvero banche e intermediari finanziari di cui agli articoli 106 e
107 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385,
limitatamente all’acquisto ed al riscatto dei beni da concedere o concessi in
locazione finanziaria, le aliquote delle imposte ipotecaria e catastale, come
modificate dal comma 10-bis del presente articolo, sono ridotte della metà.
L’efficacia della disposizione di cui al periodo precedente decorre dal 1°
ottobre 2006 (85).
10-quater. Le disposizioni in materia di imposte indirette previste per la
locazione di fabbricati si applicano, se meno favorevoli, anche per l’affitto di
aziende il cui valore complessivo sia costituito, per più del 50 per cento, dal
valore normale di fabbricati, determinato ai sensi dell’articolo 14 del decreto
del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (86).
10-quinquies. Ai fini dell’applicazione delle imposte proporzionali di cui
all’articolo 5 della Tariffa, parte prima, del testo unico delle disposizioni
concernenti l’imposta di registro, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni, per i contratti
di locazione o di affitto assoggettati ad imposta sul valore aggiunto, sulla
base delle disposizioni vigenti fino alla data di entrata in vigore del presente
decreto ed in corso di esecuzione alla medesima data, le parti devono presentare
per la registrazione una apposita dichiarazione, nella quale può essere
esercitata, ove la locazione abbia ad oggetto beni immobili strumentali di cui
all’articolo 5, comma 1, lettera a-bis) della Tariffa, parte prima, del predetto
decreto n. 131 del 1986, l’opzione per la imposizione prevista dall’articolo 10,
primo comma, numero 8), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, con effetto dal 4 luglio 2006. Con provvedimento del direttore
dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro il 15 settembre 2006, sono
stabiliti le modalità e i termini degli adempimenti e del versamento
dell’imposta (87).
10-sexies. Le somme corrisposte a titolo di imposte proporzionali di cui
all’articolo 5 della Tariffa, parte prima, del testo unico di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, per i contratti di locazione
finanziaria, anche se assoggettati ad imposta sul valore aggiunto, aventi ad
oggetto beni immobili strumentali di cui all’articolo 5, comma 1, lettera
a-bis), della Tariffa, parte prima, del predetto decreto n. 131 del 1986,
possono essere portate, nel caso di riscatto della proprietà del bene, a
scomputo di quanto dovuto a titolo di imposte ipotecaria e catastale (88).
11. Al fine di contrastare gli abusi delle disposizioni fiscali disciplinanti il
settore dei veicoli, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate,
sentito il Dipartimento per i trasporti terrestri del Ministero dei trasporti,
sono individuati i veicoli che, a prescindere dalla categoria di omologazione,
risultano da adattamenti che non ne impediscono l’utilizzo per il trasporto
privato di persone. I suddetti veicoli devono essere assoggettati al regime
proprio degli autoveicoli di cui al comma 1, lettera b), dell’articolo 164 del
testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ai fini delle imposte dirette, e al comma
1, lettera c), dell’articolo 19-bis1 del decreto del Presidente della Repubblica
n. 633 del 1972, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (89).
12. All’articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600, dopo il secondo comma sono inseriti i seguenti: «I soggetti di cui
al primo comma sono obbligati a tenere uno o più conti correnti bancari o
postali ai quali affluiscono, obbligatoriamente, le somme riscosse
nell’esercizio dell’attività e dai quali sono effettuati i prelevamenti per il
pagamento delle spese.
I compensi in denaro per l’esercizio di arti e professioni sono riscossi
esclusivamente mediante assegni non trasferibili o bonifici ovvero altre
modalità di pagamento bancario o postale nonchè mediante sistemi di pagamento
elettronico, salvo per importi unitari inferiori a 100 euro.» (90).
12-bis. Il limite di 100 euro di cui al quarto comma dell’articolo 19 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, introdotto
dal comma 12 del presente articolo, si applica a decorrere dal 1° luglio 2008.
Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto
e fino al 30 giugno 2007 il limite è stabilito in 1.000 euro. Dal 1° luglio 2007
al 30 giugno 2008 il limite è stabilito in 500 euro (91).
13. Dopo il comma 5 dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi,
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono
aggiunti i seguenti:
«5-bis. Salvo prova contraria, si considera esistente nel territorio dello Stato
la sede dell’amministrazione di società ed enti, che detengono partecipazioni di
controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, del codice civile, nei
soggetti di cui alle lettere a) e b) del comma 1, se, in alternativa:
a) sono controllati, anche indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, comma 1,
del codice civile, da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
b) sono amministrati da un consiglio di amministrazione, o altro organo
equivalente di gestione, composto in prevalenza di consiglieri residenti nel
territorio dello Stato.
5-ter. Ai fini della verifica della sussistenza del controllo di cui al comma
5-bis, rileva la situazione esistente alla data di chiusura dell’esercizio o
periodo di gestione del soggetto estero controllato. Ai medesimi fini, per le
persone fisiche si tiene conto anche dei voti spettanti ai familiari di cui
all’articolo 5, comma 5.» (92).
14. La disposizione di cui al comma 13 ha effetto a decorrere dal periodo
d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto (93).
15. All’articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724, sono apportate le
seguenti modificazioni (94):
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Agli effetti del presente articolo le società per azioni, in accomandita per
azioni, a responsabilità limitata, in nome collettivo e in accomandita semplice,
nonchè le società e gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile
organizzazione nel territorio dello Stato, si considerano, salvo prova
contraria, non operativi se l’ammontare complessivo dei ricavi, degli incrementi
delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal
conto economico, ove prescritto, è inferiore alla somma degli importi che
risultano applicando le seguenti percentuali: a) il 2 per cento al valore dei
beni indicati nell’articolo 85, comma 1, lettera c), del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, anche se costituiscono immobilizzazioni finanziarie,
aumentato del valore dei crediti; b) il 6 per cento al valore delle
immobilizzazioni costituite da beni immobili e da beni indicati nell’articolo
8-bis, primo comma, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, anche in locazione
finanziaria; c) il 15 per cento al valore delle altre immobilizzazioni, anche in
locazione finanziaria. Le disposizioni del primo periodo non si applicano: 1) ai
soggetti ai quali, per la particolare attività svolta, è fatto obbligo di
costituirsi sotto forma di società di capitali; 2) ai soggetti che si trovano
nel primo periodo di imposta; 3) alle società in amministrazione controllata o
straordinaria; 4) alle società ed enti i cui titoli sono negoziati in mercati
regolamentati italiani; 5) alle società esercenti pubblici servizi di trasporto;
6) alle società con un numero di soci non inferiore a 100.» (95);
b) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. Fermo l’ordinario potere di accertamento, ai fini dell’imposta personale sul
reddito per le società e per gli enti non operativi indicati nel comma 1 si
presume che il reddito del periodo di imposta non sia inferiore all’ammontare
della somma degli importi derivanti dall’applicazione, ai valori dei beni
posseduti nell’esercizio, delle seguenti percentuali: a) l’1,50 per cento sul
valore dei beni indicati nella lettera a) del comma 1; b) il 4,75 per cento sul
valore delle immobilizzazioni costituite da beni immobili e da beni indicati
nell’articolo 8-bis, primo comma, lettera a), del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, anche in
locazione finanziaria; c) il 12 per cento sul valore complessivo delle altre
immobilizzazioni anche in locazione finanziaria. Le perdite di esercizi
precedenti possono essere computate soltanto in diminuzione della parte di
reddito eccedente quello minimo di cui al presente comma.» (96);
c) il comma 4 è sostituito dal seguente:
«4. Per le società e gli enti non operativi, l’eccedenza di credito risultante
dalla dichiarazione presentata ai fini dell’imposta sul valore aggiunto non è
ammessa al rimborso nè può costituire oggetto di compensazione ai sensi
dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, o di cessione ai
sensi dell’articolo 5, comma 4-ter, del decreto-legge 14 marzo 1988, n. 70,
convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 154. Qualora per
tre periodi di imposta consecutivi la società o l’ente non operativo non
effettui operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto non
inferiore all’importo che risulta dalla applicazione delle percentuali di cui al
comma 1, l’eccedenza di credito non è ulteriormente riportabile a scomputo
dell’IVA a debito relativa ai periodi di imposta successivi.»;
d) dopo il comma 4 è inserito il seguente:
«4-bis. In presenza di oggettive situazioni di carattere straordinario che hanno
reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi di rimanenze e
dei proventi nonchè del reddito determinati ai sensi del presente articolo,
ovvero non hanno consentito di effettuare le operazioni rilevanti ai fini
dell’imposta sul valore aggiunto di cui al comma 4, la società interessata può
richiedere la disapplicazione delle relative disposizioni antielusive ai sensi
dell’articolo 37-bis, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600.» (97).
16. Le disposizioni del comma 15 si applicano a decorrere dal periodo di imposta
in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto (98).
17. All’articolo 172, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è aggiunto,
in fine, il seguente periodo: «In caso di retrodatazione degli effetti fiscali
della fusione ai sensi del comma 9, le limitazioni del presente comma si
applicano anche al risultato negativo, determinabile applicando le regole
ordinarie, che si sarebbe generato in modo autonomo in capo ai soggetti che
partecipano alla fusione in relazione al periodo che intercorre tra l’inizio del
periodo d’imposta e la data antecedente a quella di efficacia giuridica della
fusione.» (99).
18. Le disposizioni del comma 17 si applicano alle operazioni di scissione e
fusione deliberate dalle assemblee delle società partecipanti dalla data di
entrata in vigore del presente decreto-legge. Per le operazioni deliberate
anteriormente alla predetta data resta ferma l’applicazione delle disposizioni
di cui all’articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600 (100).
19. Nell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dopo il comma 121 è
inserito il seguente: «121-bis. Le agevolazioni di cui al comma 121 spettano a
condizione che il costo della relativa manodopera sia evidenziato in fattura.»
(101).
20. La disposizione del comma 19 si applica in relazione alle spese sostenute a
decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto (102).
21. All’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) al comma 497:
1) dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «Le parti hanno comunque
l’obbligo di indicare nell’atto il corrispettivo pattuito.»;
2) nel secondo periodo, le parole: «del 20 per cento» sono sostituite dalle
seguenti: «del 30 per cento»;
b) al comma 498, in fine, è aggiunto il seguente periodo: «Se viene occultato,
anche in parte, il corrispettivo pattuito, le imposte sono dovute sull’intero
importo di quest’ultimo e si applica la sanzione amministrativa dal cinquanta al
cento per cento della differenza tra l’imposta dovuta e quella già applicata in
base al corrispettivo dichiarato, detratto l’importo della sanzione
eventualmente irrogata ai sensi dell’articolo 71 del medesimo decreto del
Presidente della Repubblica n. 131 del 1986.».
22. All’atto della cessione dell’immobile, anche se assoggettata ad IVA, le
parti hanno l’obbligo di rendere apposita dichiarazione sostitutiva di atto di
notorietà recante l’indicazione analitica delle modalità di pagamento del
corrispettivo. Con le medesime modalità ciascuna delle parti ha l’obbligo di
dichiarare se si è avvalsa di un mediatore; nell’ipotesi affermativa, ha
l’obbligo di dichiarare l’ammontare della spesa sostenuta per la mediazione, le
analitiche modalità di pagamento della stessa, con l’indicazione del numero di
partita IVA o del codice fiscale dell’agente immobiliare. In caso di omessa,
incompleta o mendace indicazione dei predetti dati si applica la sanzione
amministrativa da euro 500 a euro 10.000 e, ai fini dell’imposta di registro, i
beni trasferiti sono assoggettati ad accertamento di valore ai sensi
dell’articolo 52, comma 1, del testo unico delle disposizioni concernenti
l’imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26
aprile 1986, n. 131.
22-bis. Dopo la lettera b) del comma 1 dell’articolo 15 del testo unico di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni, è inserita la seguente:
«b-bis) dal 1° gennaio 2007 i compensi comunque denominati pagati a soggetti di
intermediazione immobiliare in dipendenza dell’acquisto dell’unità immobiliare
da adibire ad abitazione principale per un importo non superiore ad euro 1.000
per ciascuna annualità» (103).
23. I commi 21 e 22 si applicano agli atti pubblici formati ed alle scritture
private autenticate a decorrere dal secondo giorno successivo alla pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto.
23-bis. Per i trasferimenti immobiliari soggetti ad IVA finanziati mediante
mutui fondiari o finanziamenti bancari, ai fini delle disposizioni di cui
all’articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
633, terzo comma, ultimo periodo, il valore normale non può essere inferiore
all’ammontare del mutuo o finanziamento erogato (104).
23-ter. All’articolo 52 del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta
di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n.
131, dopo il comma 5, è aggiunto il seguente:
«5-bis. Le disposizioni dei commi 4 e 5 non si applicano relativamente alle
cessioni di immobili e relative pertinenze diverse da quelle disciplinate
dall’articolo 1, comma 497, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive
modificazioni» (105).
24. Al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l’articolo 53 è inserito il seguente: «Art. 53-bis (Attribuzioni e
poteri degli uffici). – 1. Le attribuzioni e i poteri di cui agli articoli 31 e
seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
e successive modificazioni, possono essere esercitati anche ai fini dell’imposta
di registro, nonchè delle imposte ipotecaria e catastale previste dal testo
unico di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347.» (106).
b) all’articolo 74, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: «1-bis. Per le
violazioni conseguenti alle richieste di cui all’articolo 53-bis, si applicano
le disposizioni di cui al decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.» (107).
25. I dipendenti della Riscossione s.p.a. o delle società dalla stessa
partecipate ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del decreto-legge 30 settembre
2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n.
248, di seguito denominate «agenti della riscossione», ai soli fini della
riscossione mediante ruolo e previa autorizzazione rilasciata dai direttori
generali degli agenti della riscossione, possono utilizzare i dati di cui
l’Agenzia delle entrate dispone ai sensi dell’articolo 7, comma 6, del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605 (108).
25-bis. In caso di morosità nel pagamento di importi da riscuotere mediante
ruolo complessivamente superiori a venticinquemila euro, gli agenti della
riscossione, previa autorizzazione del direttore generale ed al fine di
acquisire copia di tutta la documentazione utile all’individuazione dell’importo
dei crediti di cui i debitori morosi sono titolari nei confronti di soggetti
terzi, possono esercitare le facoltà ed i poteri previsti dagli articoli 33 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e 52 del
decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (109).
26. Ai medesimi fini previsti dal comma 25, gli agenti della riscossione possono
altresì accedere a tutti i restanti dati rilevanti, presentando apposita
richiesta, anche in via telematica, ai soggetti pubblici o privati che li
detengono, con facoltà di prendere visione e di estrarre copia degli atti
riguardanti i predetti dati, nonchè di ottenere, in carta libera, le relative
certificazioni (110).
26-bis. Ai fini dell’attuazione dei commi 25 e 26 l’Agenzia delle entrate
individua in modo selettivo i dipendenti degli agenti della riscossione che
possono utilizzare ed accedere ai dati (111).
26-ter. Ai fini di cui all’articolo 1, commi 426 e 426-bis, della legge 30
dicembre 2004, n. 311, sono considerati efficaci i versamenti effettuati, a
titolo di prima e seconda rata, entro il 10 luglio 2006, se comprensivi degli
interessi legali, calcolati dalla data di scadenza della rata a quella del
pagamento (112).
26-quater. Le disposizioni contenute nell’articolo 1, commi 426 e 426-bis, della
legge 30 dicembre 2004, n. 311, si interpretano nel senso che la sanatoria ivi
prevista non produce effetti sulle responsabilità amministrative delle società
concessionarie del servizio nazionale della riscossione o dei commissari
governativi provvisoriamente delegati alla riscossione relative:
a) ai provvedimenti sanzionatori e di diniego del diritto al rimborso o al
discarico per inesigibilità per i quali, alla data del 30 giugno 2005, non era
pendente un ricorso amministrativo o giurisdizionale;
b) alle irregolarità consistenti in falsità di atti redatti dai dipendenti, se
definitivamente dichiarata in sede penale prima della data di entrata in vigore
della stessa legge n. 311 del 2004 (113).
26-quinquies. All’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 31 dicembre
1992, n. 546, dopo la lettera e) sono inserite le seguenti:
«e-bis) l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’articolo 77 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive
modificazioni;
e-ter) il fermo di beni mobili registrati di cui all’articolo 86 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e successive
modificazioni» (114).
27. All’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 605, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: «Le imprese, gli
intermediari e tutti gli altri operatori del settore delle assicurazioni che
erogano, in ragione dei contratti di assicurazione di qualsiasi ramo, somme di
denaro a qualsiasi titolo nei confronti dei danneggiati, comunicano in via
telematica all’anagrafe tributaria, anche in deroga a contrarie disposizioni
legislative, l’ammontare delle somme liquidate, il codice fiscale o la partita
IVA del beneficiario e dei soggetti le cui prestazioni sono state valutate ai
fini della quantificazione della somma liquidata. La presente disposizione si
applica con riferimento alle somme erogate a decorrere dal 1° ottobre 2006. I
dati acquisiti ai sensi del presente comma sono utilizzati prioritariamente
nell’attività di accertamento effettuata nei confronti dei soggetti le cui
prestazioni sono state valutate ai fini della quantificazione della somma
liquidata.
Il contenuto, le modalità ed i termini delle trasmissioni mediante posta
elettronica certificata, nonchè le specifiche tecniche del formato, sono
definite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.» (115).
28. L’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore della effettuazione e
del versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del
versamento dei contributi previdenziali e dei contributi assicurativi
obbligatori per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei
dipendenti a cui è tenuto il subappaltatore.
29. La responsabilità solidale viene meno se l’appaltatore verifica, acquisendo
la relativa documentazione prima del pagamento del corrispettivo, che gli
adempimenti di cui al comma 28 connessi con le prestazioni di lavoro dipendente
concernenti l’opera, la fornitura o il servizio affidati sono stati
correttamente eseguiti dal subappaltatore. L’appaltatore può sospendere il
pagamento del corrispettivo fino all’esibizione da parte del subappaltatore
della predetta documentazione.
30. Gli importi dovuti per la responsabilità solidale di cui al comma 28 non
possono eccedere complessivamente l’ammontare del corrispettivo dovuto
dall’appaltatore al subappaltatore.
31. Gli atti che devono essere notificati entro un termine di decadenza al
subappaltatore sono notificati entro lo stesso termine anche al responsabile in
solido. La competenza degli uffici degli enti impositori e previdenziali è
comunque determinata in rapporto alla sede del subappaltatore.
32. Il committente provvede al pagamento del corrispettivo dovuto
all’appaltatore previa esibizione da parte di quest’ultimo della documentazione
attestante che gli adempimenti di cui al comma 28 connessi con le prestazioni di
lavoro dipendente concernenti l’opera, la fornitura o il servizio affidati sono
stati correttamente eseguiti dall’appaltatore.
33. L’inosservanza delle modalità di pagamento previste al comma 32 è punita con
la sanzione amministrativa da euro 5.000 a euro 200.000 se gli adempimenti di
cui al comma 28 connessi con le prestazioni di lavoro dipendente concernenti
l’opera, la fornitura o il servizio affidati non sono stati correttamente
eseguiti dall’appaltatore e dagli eventuali subappaltatori. Ai fini della
presente sanzione si applicano le disposizioni previste per la violazione
commessa dall’appaltatore. La competenza dell’ufficio che irroga la presente
sanzione è comunque determinata in rapporto alla sede dell’appaltatore (116).
34. Le disposizioni di cui ai commi da 28 a 33 si applicano, successivamente
all’adozione di un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di
concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, da emanare entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del
presente decreto, che stabilisca la documentazione attestante l’assolvimento
degli adempimenti di cui al comma 28, in relazione ai contratti di appalto e
subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che stipulano i
predetti contratti nell’ambito di attività rilevanti ai fini dell’imposta sul
valore aggiunto di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre
1972, n. 633, con esclusione dei committenti non esercenti attività commerciale,
e, in ogni caso, dai soggetti di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 29, comma 2,
del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni,
che deve intendersi esteso anche per la responsabilità solidale per
l’effettuazione ed il versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro
dipendente (117).
35. L’Agenzia delle dogane, nelle attività di prevenzione e contrasto delle
violazioni tributarie connesse alla dichiarazione fraudolenta del valore in
dogana e degli altri elementi che determinano l’accertamento doganale ai sensi
del decreto legislativo 8 novembre 1990, n. 374, ha facoltà di procedere, con le
modalità previste dall’articolo 51 del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633, all’acquisizione dei dati e dei documenti relativi ai
costi di trasporto, assicurazione, nolo e di ogni altro elemento di costo che
forma il valore dichiarato per l’importazione, l’esportazione, l’introduzione in
deposito doganale o IVA ed il transito. Per le finalità di cui al presente
comma, la richiesta di informazioni e di documenti può essere rivolta
dall’Agenzia delle dogane, agli importatori, agli esportatori, alle società di
servizi aeroportuali, alle compagnie di navigazione, alle società e alle persone
fisiche esercenti le attività di movimentazione, deposito, trasporto e
rappresentanza in dogana delle merci. La raccolta e l’elaborazione dei dati per
le finalità di cui al presente comma è considerata di rilevante interesse
pubblico ai sensi dell’articolo 53 del codice in materia di protezione dei dati
personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. In caso di
inottemperanza agli inviti a comparire ed alle richieste di informazioni di cui
al presente comma, l’Agenzia delle dogane procede all’applicazione della
sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 5.000 euro ad un massimo di
10.000 euro, oltre alle misure di sospensione e revoca delle autorizzazioni e
delle facoltà concesse agli operatori inadempienti (118).
35-bis. Al fine di contrastare l’evasione e l’elusione fiscale, le società di
calcio professionistiche sono obbligate a inviare per via telematica all’Agenzia
delle entrate copia dei contratti di acquisizione delle prestazioni
professionali degli atleti professionisti, nonchè dei contratti riguardanti i
compensi per tali prestazioni e dei contratti di sponsorizzazione stipulati
dagli atleti medesimi in relazione ai quali la società percepisce somme per il
diritto di sfruttamento dell’immagine. Il Ministro dell’economia e delle finanze
è delegato ad acquisire analoghe informazioni dalle Federazioni calcistiche
estere per le operazioni effettuate da società sportive professionistiche
residenti in Italia anche indirettamente con analoghe società estere. Con
provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabiliti il
contenuto, le modalità ed i termini delle trasmissioni telematiche (119).
35-ter. È prorogata per l’anno 2006, nella misura e alle condizioni ivi
previste, l’agevolazione tributaria in materia di recupero del patrimonio
edilizio relativa alle prestazioni di cui all’articolo 7, comma 1, lettera b),
della legge 23 dicembre 1999, n. 488, fatturate dal 1° ottobre 2006 (120).
35-quater. All’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, dopo il comma
121-bis è inserito il seguente:
«121-ter. Per il periodo dal 1° ottobre 2006 al 31 dicembre 2006 la quota di cui
al comma 121 è pari al 36 per cento nei limiti di 48.000 euro per abitazione»
(121).

(73) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(74) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(75) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(76) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(77) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(78) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(79) Lettera così sostituita dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(80) Lettera soppressa dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(81) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(82) Comma così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(83) Comma così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(84) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(85) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(86) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(87) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248. In
attuazione di quanto disposto dal presente comma vedi il Provv. 14 settembre
2006.
(88) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(89) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(90) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(91) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(92) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(93) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(94) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(95) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(96) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(97) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(98) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(99) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(100) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(101) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(102) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(103) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(104) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(105) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(106) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(107) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(108) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(109) Comma aggiunto dal comma 7 dell’art. 2, D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.
(110) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(111) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(112) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(113) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(114) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(115) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(116) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(117) Comma così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(118) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(119) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248 e poi
così modificato dal comma 7 dell’art. 1, D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.
(120) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(121) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

36. Recupero di base imponibile.
1. Nella Tabella A, Parte III, allegata al decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, concernente i beni e servizi soggetti
all’aliquota del 10 per cento, è soppressa la voce di cui al numero 123-bis)
(122).
2. Ai fini dell’applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 26
ottobre 1972, n. 633, del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta
di registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986,
n. 131, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 504, un’area è da considerare fabbricabile se utilizzabile
a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal
comune, indipendentemente dall’approvazione della regione e dall’adozione di
strumenti attuativi del medesimo (123).
3. All’articolo 47, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole:
«gli utili relativi alla partecipazione al capitale o al patrimonio, ai titoli e
agli strumenti finanziari di cui all’articolo 44, comma 2, lettera a),
corrisposti» sono sostituite dalle seguenti: «gli utili provenienti» (124).
4. Le disposizioni del comma 3 si applicano a decorrere dal periodo di imposta
in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto (125).
4-bis. All’articolo 89, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni, le parole: «utili relativi alla partecipazione al
capitale o al patrimonio, ai titoli e agli strumenti finanziari di cui
all’articolo 44, comma 2, lettera a), corrisposti» sono sostituite dalle
seguenti: «utili provenienti» (126).
5. All’articolo 102, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole:
«La misura stessa può essere elevata fino a due volte, per ammortamento
anticipato nell’esercizio in cui i beni sono entrati in funzione per la prima
volta e nei due successivi;» sono sostituite dalle seguenti: «Fatta eccezione
per i beni di cui all’articolo 164, comma 1, lettera b), la misura stessa può
essere elevata fino a due volte per ammortamento anticipato nell’esercizio in
cui i beni sono entrati in funzione e nei due successivi;» (127).
6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano a decorrere dal periodo di
imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto anche per i
beni di cui all’articolo 164, comma 1, lettera b), del citato testo unico di cui
al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, acquistati nel corso
di precedenti periodi di imposta (128).
6-bis. Nell’articolo 102, comma 7, del testo unico delle imposte sui redditi, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il
primo periodo è inserito il seguente: «Per i beni di cui all’articolo 164, comma
1, lettera b), la deducibilità dei canoni di locazione finanziaria è ammessa a
condizione che la durata del contratto non sia inferiore al periodo di
ammortamento corrispondente al coefficiente stabilito a norma del comma 2»
(129).
6-ter. La disposizione del comma 6-bis si applica con riferimento ai canoni
relativi a contratti di locazione finanziaria stipulati a decorrere dalla data
di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto (130).
7. Ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili, il costo dei
fabbricati strumentali deve essere assunto al netto del costo delle aree
occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza. Il costo
delle predette aree è quantificato in misura pari al valore risultante da
apposita perizia di stima, redatta da soggetti iscritti agli albi degli
ingegneri, degli architetti, dei geometri e dei periti industriali edili e
comunque non inferiore al 20 per cento e, per i fabbricati industriali, al 30
per cento del costo complessivo (131).
7-bis. Le disposizioni del comma 7 si applicano anche ai fabbricati strumentali
acquisiti mediante contratti di locazione finanziaria con riferimento alla quota
capitale del canone (132).
8. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano a decorrere dal periodo di
imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto anche per
le quote di ammortamento dei canoni relativi ai fabbricati costruiti, acquistati
o acquisiti nel corso di periodi di imposta precedenti (133).
9. All’articolo 115, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è aggiunto,
in fine, il seguente periodo: «Le perdite fiscali dei soci relative agli
esercizi anteriori all’inizio della tassazione per trasparenza non possono
essere utilizzate per compensare i redditi imputati dalle società partecipate.»
(134).
10. All’articolo 116, comma 2, del citato testo unico di cui al decreto n. 917
del 1986, dopo le parole: «del terzo» sono inserite le seguenti: «e del quarto»
(135).
11. Le disposizioni di cui ai commi 9 e 10 hanno effetto con riferimento ai
redditi delle società partecipate relativi a periodi di imposta che iniziano
successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per i
redditi delle società partecipate relativi a periodi di imposta precedenti alla
predetta data resta ferma l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo
37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600
(136).
12. All’articolo 84 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le
seguenti modificazioni (137):
a) al comma 2:
1) dopo le parole «primi tre periodi d’imposta» sono inserite le seguenti «dalla
data di costituzione» (138);
2) in fine, sono aggiunte le seguenti parole: «a condizione che si riferiscano
ad una nuova attività produttiva»;
b) al comma 3, la lettera a) è abrogata (139).
13. Le disposizioni della lettera a) del comma 12 si applicano alle perdite
relative ai primi tre periodi d’imposta formatesi a decorrere dal periodo
d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le
perdite relative ai primi tre periodi d’imposta formatesi in periodi anteriori
alla predetta data resta ferma l’applicazione dell’articolo 37-bis del decreto
del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (140).
14. Le disposizioni della lettera b) del comma 12 si applicano ai soggetti le
cui partecipazioni sono acquisite da terzi a decorrere dalla data di entrata in
vigore del presente decreto.
15. L’articolo 33, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è abrogato, ad
eccezione che per i trasferimenti di immobili in piani urbanistici
particolareggiati, diretti all’attuazione dei programmi prevalentemente di
edilizia residenziale convenzionata pubblica, comunque denominati, realizzati in
accordo con le amministrazioni comunali per la definizione dei prezzi di
cessione e dei canoni di locazione. Il periodo precedente ha effetto per gli
atti pubblici formati e le scritture private autenticate a decorrere dalla data
di entrata in vigore del presente decreto (141).
16. All’articolo 116 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate
le seguenti modificazioni (142):
a) il secondo periodo del comma 1 è soppresso;
b) al comma 2 è aggiunto il seguente periodo: «Le plusvalenze di cui
all’articolo 87 e gli utili di cui all’articolo 89, commi 2 e 3, concorrono a
formare il reddito imponibile nella misura indicata, rispettivamente,
nell’articolo 58, comma 2, e nell’articolo 59.».
17. Le disposizioni del comma 16 si applicano a decorrere dal periodo di imposta
in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.
18. All’articolo 101, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le parole:
«lettere a), b) e c),» sono sostituite dalle seguenti: «lettere a) e b),» (143).
19. Le disposizioni del comma 18 si applicano a decorrere dal periodo di imposta
in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.
20. All’articolo 93 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il comma 3 è abrogato
(144).
21. Le disposizioni del comma 20 si applicano a decorrere dal periodo di imposta
in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto (145).
22. Nel testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti
modificazioni (146):
a) all’articolo 3, il comma 1 è sostituito dal seguente: «1. L’imposta si
applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i
redditi posseduti al netto degli oneri deducibili indicati nell’articolo 10,
nonchè delle deduzioni effettivamente spettanti ai sensi degli articoli 11 e 12,
e per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato.»;
b) nell’articolo 24, comma 3, è soppresso l’ultimo periodo.
23. Nell’articolo 19 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il comma 4-bis
è abrogato. La disciplina di cui al predetto comma 4-bis continua ad applicarsi
con riferimento alle somme corrisposte in relazione a rapporti di lavoro cessati
prima della data di entrata in vigore del presente decreto, nonchè con
riferimento alle somme corrisposte in relazione a rapporti di lavoro cessati in
attuazione di atti o accordi, aventi data certa, anteriori alla data di entrata
in vigore del presente decreto (147).
24. All’articolo 25, primo comma, primo periodo, del decreto del Presidente
della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo le parole: «o nell’interesse di
terzi» sono inserte le seguenti: «o per l’assunzione di obblighi di fare, non
fare o permettere» (148).
25. All’articolo 51, comma 2-bis, del testo unico delle imposte sui redditi di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono
aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «La disposizione di cui alla lettera
g-bis) del comma 2 si rende applicabile esclusivamente quando ricorrano
congiuntamente le seguenti condizioni:
a) che l’opzione sia esercitabile non prima che siano scaduti tre anni dalla sua
attribuzione;
b) che, al momento in cui l’opzione è esercitabile, la società risulti quotata
in mercati regolamentati;
c) che il beneficiario mantenga per almeno i cinque anni successivi
all’esercizio dell’opzione un investimento nei titoli oggetto di opzione non
inferiore alla differenza tra il valore delle azioni al momento
dell’assegnazione e l’ammontare corrisposto dal dipendente. Qualora detti titoli
oggetto di investimento siano ceduti o dati in garanzia prima che siano
trascorsi cinque anni dalla loro assegnazione, l’importo che non ha concorso a
formare il reddito di lavoro dipendente al momento dell’assegnazione è
assoggettato a tassazione nel periodo d’imposta in cui avviene la cessione
ovvero la costituzione in garanzia» (149).
25-bis. Il reddito derivante dall’applicazione del comma 25 rileva anche ai fini
contributivi con esclusivo riferimento alle assegnazioni effettuate in virtù di
piani di incentivazione deliberati successivamente alla data di entrata in
vigore del presente decreto e con esclusivo riferimento, ai fini del calcolo
delle prestazioni, alle anzianità maturate in data successiva alla data di
entrata in vigore del presente decreto (150).
26. La disposizione di cui al comma 25 si applica alle azioni la cui
assegnazione ai dipendenti si effettua successivamente alla data di entrata in
vigore del presente decreto (151).
27. L’articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è sostituito dal
seguente (152):
«Art. 8 (Determinazione del reddito complessivo). – 1. Il reddito complessivo si
determina sommando i redditi di ogni categoria che concorrono a formarlo. Non
concorrono a formare il reddito complessivo dei percipienti i compensi non
ammessi in deduzione ai sensi dell’articolo 60.
2. Le perdite delle società in nome collettivo ed in accomandita semplice di cui
all’articolo 5, nonchè quelle delle società semplici e delle associazioni di cui
allo stesso articolo derivanti dall’esercizio di arti e professioni, si imputano
a ciascun socio o associato nella proporzione stabilita dall’articolo 5. Per le
perdite della società in accomandita semplice che eccedono l’ammontare del
capitale sociale la presente disposizione si applica nei soli confronti dei soci
accomandatari.
3. Le perdite derivanti dall’esercizio di imprese commerciali e quelle derivanti
dalla partecipazione in società in nome collettivo e in accomandita semplice
nonchè quelle derivanti dall’esercizio di arti e professioni, anche esercitate
attraverso società semplici e associazioni di cui all’articolo 5, sono computate
in diminuzione dai relativi redditi conseguiti nei periodi di imposta e per la
differenza nei successivi, ma non oltre il quinto, per l’intero importo che
trova capienza in essi. Si applicano le disposizioni del comma 2 dell’articolo
84 e, limitatamente alle società in nome collettivo ed in accomandita semplice,
quelle di cui al comma 3 del citato articolo 84.».
28. Le disposizioni del comma 27 si applicano ai redditi e alle perdite
realizzati dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del
presente decreto (153).
29. Nel testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono apportate le seguenti
modificazioni (154):
a) nell’articolo 54:
1) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:
«1-bis. Concorrono a formare il reddito le plusvalenze e le minusvalenze dei
beni strumentali, esclusi gli immobili e gli oggetti d’arte, di antiquariato o
da collezione, se:
a) sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso;
b) sono realizzate mediante il risarcimento, anche in forma assicurativa, per la
perdita o il danneggiamento dei beni;
c) i beni vengono destinati al consumo personale o familiare dell’esercente
l’arte o la professione o a finalità estranee all’arte o professione.
1-ter. Si considerano plusvalenza o minusvalenza la differenza, positiva o
negativa, tra il corrispettivo o l’indennità percepiti e il costo non
ammortizzato ovvero, in assenza di corrispettivo, la differenza tra il valore
normale del bene e il costo non ammortizzato.
1-quater. Concorrono a formare il reddito i corrispettivi percepiti a seguito di
cessione della clientela o di elementi immateriali comunque riferibili
all’attività artistica o professionale.» (155);
2) nel comma 5, dopo il primo periodo, è inserito il seguente: «Le predette
spese sono integralmente deducibili se sostenute dal committente per conto del
professionista e da questi addebitate nella fattura.» (156);
b) nell’articolo 17, comma 1, dopo la lettera g-bis) è inserita la seguente:
«g-ter) corrispettivi di cui all’articolo 54, comma 1-quater, se percepiti in
unica soluzione;» (157).
30. In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, le disposizioni
di cui al comma 10 dell’articolo 165 del testo unico delle imposte sui redditi
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
devono intendersi riferite anche ai crediti d’imposta relativi ai redditi di cui
al comma 8-bis dell’articolo 51 del medesimo testo unico (158).
31. [L'articolo 188 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, è abrogato] (159).
32. Nei periodi di imposta in cui i termini di versamento di contributi
deducibili dal reddito o che non concorrono a formarlo sono sospesi in
conseguenza di calamità pubbliche, resta ferma la deducibilità degli stessi, se
prevista da disposizioni di legge; detti contributi non sono ulteriormente
dedotti o esclusi dal reddito nel periodo di imposta in cui sono versati. In via
transitoria detti contributi sono dedotti o esclusi dal reddito nei periodi di
imposta in cui sono versati solo se la deduzione o esclusione dal reddito non è
stata già effettuata nei periodi di imposta, antecedenti a quello di entrata in
vigore della presente norma, in cui il versamento degli stessi è stato sospeso
in conseguenza di calamità pubbliche.
33. Sono abrogati: l’articolo 13, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449;
l’articolo 11 della legge 18 febbraio 1999, n. 28; l’articolo 28 della legge 13
maggio 1999, n. 133; l’articolo 3, comma 2-bis, del decreto-legge 30 dicembre
1985, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1986, n. 46
(160).
34. In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, nella
determinazione dell’acconto dovuto dai soggetti di cui all’articolo 73 del testo
unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ai fini
dell’imposta sul reddito delle società e dell’imposta regionale sulle attività
produttive per il periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del
presente decreto, si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si
sarebbe determinata applicando le disposizioni del presente decreto; eventuali
conguagli sono versati insieme alla seconda ovvero unica rata dell’acconto
(161).
34-bis. In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, la
disposizione di cui al comma 4 dell’articolo 14 della legge 24 dicembre 1993, n.
537, si interpreta nel senso che i proventi illeciti ivi indicati, qualora non
siano classificabili nelle categorie di reddito di cui all’articolo 6, comma 1,
del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono comunque considerati come
redditi diversi (162).

(122) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(123) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(124) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(125) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(126) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(127) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(128) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(129) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(130) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(131) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(132) Comma aggiunto dal comma 1 dell’art. 3, D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.
(133) Comma così sostituito dal comma 1 dell’art. 3, D.L. 3 ottobre 2006, n.
262.
(134) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(135) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(136) Comma così sostituito dal comma 6 dell’art. 3, D.L. 3 ottobre 2006, n.
262.
(137) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(138) Numero così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(139) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(140) Comma prima modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248 e
poi così sostituito dal comma 5 dell’art. 3, D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.
(141) Comma così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(142) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(143) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(144) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(145) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(146) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(147) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(148) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(149) Gli attuali commi 25 e 25-bis così sostituiscono l’originario comma 25 ai
sensi di quanto disposto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
Successivamente il presente comma è stato così sostituito dal comma 12 dell’art.
3, D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.
(150) Gli attuali commi 25 e 25-bis così sostituiscono l’originario comma 25 ai
sensi di quanto disposto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(151) Comma così rettificato con Comunicato 11 luglio 2006 (Gazz. Uff. 11
luglio 2006, n. 159).
(152) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(153) Comma così rettificato con Comunicato 11 luglio 2006 (Gazz. Uff. 11
luglio 2006, n. 159).
(154) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(155) Numero così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(156) Numero così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(157) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(158) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(159) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248 e
poi abrogato dal comma 10 dell’art. 3, D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.
(160) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(161) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(162) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

36-bis. Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione
della sicurezza nei luoghi di lavoro.
1. Al fine di garantire la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori nel
settore dell’edilizia, nonchè al fine di contrastare il fenomeno del lavoro
sommerso ed irregolare ed in attesa dell’adozione di un testo unico in materia
di sicurezza e salute dei lavoratori, ferme restando le attribuzioni del
coordinatore per l’esecuzione dei lavori di cui all’articolo 5, comma 1, lettera
e), del decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494, e successive modificazioni,
nonchè le competenze in tema di vigilanza attribuite dalla legislazione vigente
in materia di salute e sicurezza, il personale ispettivo del Ministero del
lavoro e della previdenza sociale, anche su segnalazione dell’Istituto nazionale
della previdenza sociale (INPS) e dell’Istituto nazionale per l’assicurazione
contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), può adottare il provvedimento di
sospensione dei lavori nell’ambito dei cantieri edili qualora riscontri
l’impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione
obbligatoria, in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei
lavoratori regolarmente occupati nel cantiere ovvero in caso di reiterate
violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di
riposo giornaliero e settimanale, di cui agli articoli 4, 7 e 9 del decreto
legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni. I competenti
uffici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale informano
tempestivamente i competenti uffici del Ministero delle infrastrutture
dell’adozione del provvedimento di sospensione al fine dell’emanazione da parte
di questi ultimi di un provvedimento interdittivo alla contrattazione con le
pubbliche amministrazioni ed alla partecipazione a gare pubbliche di durata pari
alla citata sospensione nonchè per un eventuale ulteriore periodo di tempo non
inferiore al doppio della durata della sospensione, e comunque non superiore a
due anni. A tal fine, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto, il Ministero delle infrastrutture e il
Ministero del lavoro e della previdenza sociale predispongono le attività
necessarie per l’integrazione dei rispettivi archivi informativi e per il
coordinamento delle attività di vigilanza ed ispettive in materia di prevenzione
e sicurezza dei lavoratori nel settore dell’edilizia.
2. È condizione per la revoca del provvedimento da parte del personale ispettivo
del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di cui al comma 1:
a) la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra
documentazione obbligatoria;
b) l’accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle
ipotesi di reiterate violazioni alla disciplina in materia di superamento dei
tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale, di cui al decreto
legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni. È comunque fatta
salva l’applicazione delle sanzioni penali e amministrative vigenti.
3. Nell’ambito dei cantieri edili i datori di lavoro debbono munire, a decorrere
dal 1° ottobre 2006, il personale occupato di apposita tessera di riconoscimento
corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione
del datore di lavoro. I lavoratori sono tenuti ad esporre detta tessera di
riconoscimento. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che
esercitano direttamente la propria attività nei cantieri, i quali sono tenuti a
provvedervi per proprio conto. Nei casi in cui siano presenti contemporaneamente
nel cantiere più datori di lavoro o lavoratori autonomi, dell’obbligo risponde
in solido il committente dell’opera.
4. I datori di lavoro con meno di dieci dipendenti possono assolvere all’obbligo
di cui al comma 3 mediante annotazione, su apposito registro di cantiere
vidimato dalla Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente da
tenersi sul luogo di lavoro, degli estremi del personale giornalmente impiegato
nei lavori. Ai fini del presente comma, nel computo delle unità lavorative si
tiene conto di tutti i lavoratori impiegati a prescindere dalla tipologia dei
rapporti di lavoro instaurati, ivi compresi quelli autonomi per i quali si
applicano le disposizioni di cui al comma 3.
5. La violazione delle previsioni di cui ai commi 3 e 4 comporta l’applicazione,
in capo al datore di lavoro, della sanzione amministrativa da euro 100 ad euro
500 per ciascun lavoratore. Il lavoratore munito della tessera di riconoscimento
di cui al comma 3 che non provvede ad esporla è punito con la sanzione
amministrativa da euro 50 a euro 300. Nei confronti delle predette sanzioni non
è ammessa la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo
23 aprile 2004, n. 124.
6. L’articolo 86, comma 10-bis, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
276, è sostituito dal seguente:
«10-bis. Nei casi di instaurazione di rapporti di lavoro nel settore edile, i
datori di lavoro sono tenuti a dare la comunicazione di cui all’articolo 9-bis,
comma 2, del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni,
il giorno antecedente a quello di instaurazione dei relativi rapporti, mediante
documentazione avente data certa».
7. All’articolo 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con
modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. Ferma restando l’applicazione delle sanzioni già previste dalla normativa in
vigore, l’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra
documentazione obbligatoria è altresì punito con la sanzione amministrativa da
euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore, maggiorata di euro 150 per
ciascuna giornata di lavoro effettivo. L’importo delle sanzioni civili connesse
all’omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore di
cui al periodo precedente non può essere inferiore a euro 3.000,
indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata.»;
b) il comma 5 è sostituito dal seguente:
«5. Alla irrogazione della sanzione amministrativa di cui al comma 3 provvede la
Direzione provinciale del lavoro territorialmente competente. Nei confronti
della sanzione non è ammessa la procedura di diffida di cui all’articolo 13 del
decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124».
8. Le agevolazioni di cui all’articolo 29 del decreto-legge 23 giugno 1995, n.
244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341, trovano
applicazione esclusivamente nei confronti dei datori di lavoro del settore edile
in possesso dei requisiti per il rilascio della certificazione di regolarità
contributiva anche da parte delle Casse edili. Le predette agevolazioni non
trovano applicazione nei confronti dei datori di lavoro che abbiano riportato
condanne passate in giudicato per la violazione della normativa in materia di
sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per la durata di cinque anni dalla
pronuncia della sentenza.
9. Al comma 213-bis dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le predette disposizioni non si
applicano, inoltre, al personale ispettivo del lavoro del Ministero del lavoro e
della previdenza sociale, dell’Istituto nazionale della previdenza sociale
(INPS) e dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul
lavoro (INAIL)».
10. All’articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124,
dopo le parole: «Centro nazionale per l’informatica nella pubblica
amministrazione» sono inserite le seguenti: «, previa intesa con la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano,».
11. Il termine di prescrizione di cui all’articolo 3, comma 9, lettera a), della
legge 8 agosto 1995, n. 335, relativo ai periodi di contribuzione per l’anno
1996, di pertinenza della gestione di cui all’articolo 2, comma 26, della
predetta legge n. 335 del 1995, è prorogato fino al 31 dicembre 2007.
12. Nell’ambito del Fondo per l’occupazione di cui all’articolo 1, comma 7, del
decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge
19 luglio 1993, n. 236, le risorse destinate alla finalità di cui all’articolo
1, comma 410, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono ridotte da 480 milioni
di euro a 456 milioni di euro e sono corrispondentemente aumentate da 63 milioni
di euro a 87 milioni di euro le risorse destinate alla finalità di cui
all’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito,
con modificazioni, dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, e successive
modificazioni (163).

(163) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

37. Disposizioni in tema di accertamento, semplificazione e altre misure di
carattere finanziario.
1. All’articolo 23, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, dopo le parole: «le persone fisiche che esercitano arti
o professioni,» sono inserite le seguenti: «il curatore fallimentare, il
commissario liquidatore» (164).
2. Con effetto dal periodo d’imposta per il quale il termine di presentazione
della dichiarazione scade successivamente alla data di entrata in vigore del
presente decreto, all’articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n. 146, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 2 e 3 sono abrogati;
b) nel comma 3-bis le parole «ai commi 2 e 3» sono sostituite dalle seguenti:
«al comma 1»;
c) al comma 4 le parole «dei commi 1, 2 e 3 » sono sostituite dalle seguenti:
«del comma 1».
3. Relativamente al primo periodo d’imposta per il quale il termine di
presentazione della dichiarazione scade successivamente alla data di entrata in
vigore del presente decreto, l’adeguamento alle risultanze degli studi di
settore, ai sensi dell’articolo 2 del regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n. 195, può essere effettuato entro
il predetto termine, alle condizioni e con le modalità ivi previste (165).
4. All’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 605, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al sesto comma, dopo le parole: «1.500 euro» sono aggiunte le seguenti: «;
l’esistenza dei rapporti, nonchè la natura degli stessi sono comunicate
all’anagrafe tributaria, ed archiviate in apposita sezione, con l’indicazione
dei dati anagrafici dei titolari, compreso il codice fiscale»;
b) all’undicesimo comma, terzo periodo, dopo le parole: «Le rilevazioni e le
evidenziazioni» sono inserite le seguenti: «, nonchè le comunicazioni» ed è
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Le informazioni comunicate sono altresì
utilizzabili per le attività connesse alla riscossione mediante ruolo, nonchè
dai soggetti di cui all’articolo 4, comma 2, lettere a), b), c) ed e), del
regolamento di cui al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica 4 agosto 2000, n. 269, ai fini dell’espletamento degli
accertamenti finalizzati alla ricerca e all’acquisizione della prova e delle
fonti di prova nel corso di un procedimento penale, sia in fase di indagini
preliminari, sia nelle fasi processuali successive, ovvero degli accertamenti di
carattere patrimoniale per le finalità di prevenzione previste da specifiche
disposizioni di legge e per l’applicazione delle misure di prevenzione.» (166).
5. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare ai
sensi dell’articolo 7, undicesimo comma, del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, sono definite le specifiche tecniche, le
modalità ed i termini per la comunicazione delle informazioni di cui al comma 4,
relative ai rapporti posti in essere a decorrere dal 1° gennaio 2005, ancorchè
cessati, nonchè per l’aggiornamento periodico delle medesime informazioni (167).
6. All’articolo 10 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, sono
apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1:
1. dopo le parole: «Se viene omessa la trasmissione» sono inserite le seguenti:
«dei dati, delle notizie e»;
2. le parole: «alle banche» sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi
dell’articolo 32, primo comma, numero 7, del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell’articolo 51, secondo comma, numero
7, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633»;
b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. La sanzione prevista al comma 1 si applica nel caso di violazione degli
obblighi di comunicazione previsti dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605.» (168).
7. All’articolo 8, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 605, dopo le parole «individuazione del soggetto» è inserita
la seguente: «ovvero» (169).
8. In attesa dell’introduzione della normativa sulla fatturazione informatica,
all’articolo 8-bis del regolamento di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, sono apportate le seguenti modificazioni
(170):
a) dopo il comma 4 è inserito il seguente:
«4-bis. Entro sessanta giorni dal termine previsto per la presentazione della
comunicazione di cui ai precedenti commi, il contribuente presenta l’elenco dei
soggetti nei cui confronti sono state emesse fatture nell’anno cui si riferisce
la comunicazione nonchè, in relazione al medesimo periodo, l’elenco dei soggetti
titolari di partita IVA da cui sono effettuati acquisti rilevanti ai fini
dell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto. Per ciascun soggetto sono
indicati il codice fiscale e l’importo complessivo delle operazioni effettuate,
al netto delle relative note di variazione, con la evidenziazione
dell’imponibile, dell’imposta, nonchè dell’importo delle operazioni non
imponibili e di quelle esenti. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia
delle entrate, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale:
a) sono individuati gli elementi informativi da indicare negli elenchi previsti
dal presente comma, nonchè le modalità per la presentazione, esclusivamente in
via telematica, degli stessi;
b) il termine di cui al primo periodo del presente comma può essere differito
per esigenze di natura esclusivamente tecnica, ovvero relativamente a
particolari tipologie di contribuenti, anche in considerazione della dimensione
dei dati da trasmettere.»;
b) il comma 6 è sostituito dal seguente:
«6. Per l’omissione della comunicazione ovvero degli elenchi, nonchè per l’invio
degli stessi con dati incompleti o non veritieri, si applicano le disposizioni
previste dall’articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.».
9. Per il periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore del presente
decreto l’elenco dei soggetti nei cui confronti sono state emesse fatture
comprende i soli titolari di partita IVA.
10. Al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio
1998, n. 322, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 1, primo periodo, le parole: «15 febbraio» sono
sostituite dalle seguenti: «31 gennaio»; inoltre, dopo le parole «non
coincidente con l’anno solare,» sono inserite le seguenti: «relativamente ai
soggetti di cui all’articolo 2, comma 2,»;
b) all’articolo 2:
1. al comma 1 le parole: «tra il 1° maggio ed il 31 luglio ovvero in via
telematica entro il 31 ottobre» sono sostituite dalle seguenti: «tra il 1°
maggio ed il 30 giugno ovvero in via telematica entro il 31 luglio»;
2. al comma 2 le parole : «di cui all’articolo 3:» sono sostituite dalle
seguenti: «di cui all’articolo 3 in via telematica, entro l’ultimo giorno del
settimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta.»; inoltre
sono abrogate le lettere a) e b);
c) all’articolo 3:
1. al comma 1 il terzo periodo è soppresso;
2. al comma 2, primo periodo, sono soppresse le parole: «con esclusione delle
persone fisiche che hanno realizzato nel medesimo periodo un volume di affari
inferiore o uguale ad euro 10.000»; in fine al medesimo periodo sono aggiunte le
seguenti parole: «e dei parametri»;
3. al comma 7 le parole: «entro cinque mesi», ovunque ricorrono, sono sostituite
dalle seguenti: «entro quattro mesi»;
d) all’articolo 4:
1. al comma 3-bis le parole: «entro il 30 settembre» sono sostituite dalle
seguenti: «entro il 31 marzo»;
2. al comma 4-bis le parole: «entro il 31 ottobre» sono sostituite dalle
seguenti: «entro il 31 marzo»;
3. al comma 6-quater le parole: «entro il 15 marzo» sono sostituite dalle
seguenti: «entro il 28 febbraio»;
e) all’articolo 5:
1. al comma 1 le parole: «, per il tramite di una banca o un ufficio postale,
ovvero entro l’ultimo giorno del decimo mese successivo», ovunque ricorrano,
sono soppresse;
2. al comma 4 le parole: «del decimo» sono sostituite dalle seguenti: «del
settimo»;
f) all’articolo 5-bis «per il tramite di una banca o un ufficio postale, ovvero
entro l’ultimo giorno del decimo mese», ovunque ricorrano, sono soppresse;
g) all’articolo 8, comma 1, le parole: «ovvero, in caso di presentazione in via
telematica, entro il 31 ottobre di ciascun anno» sono sostituite dalle seguenti:
«, in via telematica» (171).
11. All’articolo 17, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, il numero «20», ovunque ricorra, è
sostituito dal seguente: «16» (172).
12. Al regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999,
n. 164, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 13, comma 1, lettera b) le parole: «15 giugno» sono sostituite
dalle seguenti: «mese di maggio»;
b) all’articolo 16, comma 1, lettera c), le parole: «entro il 20 ottobre» sono
sostituite dalle seguenti: «entro il 31 luglio»;
c) all’articolo 17, comma 1, lettera c), le parole: «entro il 20 ottobre» sono
sostituite dalle seguenti: «entro il 31 luglio» (173).
13. All’articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504,
le parole: «30 giugno» , ovunque ricorrano, e «20 dicembre» sono sostituite,
rispettivamente, dalle seguenti: «16 giugno» e «16 dicembre» (174).
14. Le disposizioni di cui ai commi da 10 a 13 decorrono dal 1° maggio 2007.
15. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo
l’articolo 32 è inserito il seguente:
«Art. 32-bis (Contribuenti minimi in franchigia). – 1. I contribuenti persone
fisiche esercenti attività commerciali, agricole e professionali che, nell’anno
solare precedente, hanno realizzato o, in caso di inizio di attività, prevedono
di realizzare un volume di affari non superiore a 7.000 euro, e non hanno
effettuato o prevedono di non effettuare cessioni all’esportazione, sono
esonerati dal versamento dell’imposta e da tutti gli altri obblighi previsti dal
presente decreto, ad eccezione degli obblighi di numerazione e di conservazione
delle fatture di acquisto e delle bollette doganali e di certificazione e
comunicazione telematica dei corrispettivi.
2. I soggetti di cui al comma 1 non possono addebitare l’imposta a titolo di
rivalsa e non hanno diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti,
anche intracomunitari, e sulle importazioni.
3. Sono esclusi dal regime della franchigia i soggetti passivi che si avvalgono
di regimi speciali di determinazione dell’imposta e i soggetti non residenti.
4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai soggetti che in via
esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di
fabbricato, di terreni edificabili di cui all’articolo 10, n. 8), del presente
decreto e di mezzi di trasporto nuovi di cui all’articolo 53, comma 1, del
decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge
29 ottobre 1993, n. 427.
5. A seguito della prima comunicazione dei dati, prevista dal decreto
direttoriale di cui al comma 15, l’ufficio attribuisce un numero speciale di
partita IVA.
6. I soggetti che, nell’intraprendere l’esercizio di imprese, arti o
professioni, ritengono di versare nelle condizioni del comma 1 ne fanno
comunicazione all’Agenzia delle entrate con la dichiarazione di inizio attività
di cui all’articolo 35.
7. I soggetti che rientrano nel regime di cui al presente articolo possono
optare per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari. L’opzione, valida per
almeno un triennio, è comunicata con la prima dichiarazione annuale da
presentare successivamente alla scelta operata. Trascorso il periodo minimo di
permanenza nel regime normale, l’opzione resta valida per ciascun anno
successivo, fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata.
La revoca è comunicata con le stesse modalità dell’opzione ed ha effetto
dall’anno in corso.
8. L’applicazione del regime di franchigia comporta la rettifica della
detrazione ai sensi dell’articolo 19-bis2. La stessa rettifica si applica se il
contribuente transita, anche per opzione, al regime ordinario dell’imposta. In
relazione al mutato regime fiscale delle stesse, l’imposta dovuta per effetto
della rettifica di cui all’articolo 19-bis2 è versata in tre rate annuali da
corrispondere entro il termine previsto per il versamento del saldo a decorrere
dall’anno nel quale è intervenuta la modifica. La prima rata è versata entro il
27 dicembre 2006. Il debito può essere estinto anche mediante compensazione ai
sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ovvero con
l’utilizzo di eventuali crediti risultanti dalle liquidazioni periodiche. Il
mancato versamento di ogni singola rata comporta l’applicazione dell’articolo 13
del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e costituisce titolo per la
riscossione coattiva.
9. Nell’ultima dichiarazione annuale in cui l’imposta è applicata nei modi
ordinari si tiene conto anche dell’imposta dovuta relativa alle operazioni
indicate nell’ultimo comma dell’articolo 6 per le quali non si è ancora
verificata l’esigibilità.
10. Ferme restando le ipotesi di rimborso previste dall’articolo 30, l’eccedenza
detraibile emergente dall’ultima dichiarazione annuale IVA presentata dai
soggetti di cui al comma 1 è utilizzata in compensazione ai sensi dell’articolo
17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni.
11. I soggetti di cui al comma 1, per gli acquisti intracomunitari e per le
altre operazioni per le quali risultano debitori dell’imposta, integrano la
fattura con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta, che versano
entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione delle
operazioni.
12. I soggetti ai quali si applica il regime fiscale di cui al presente articolo
trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate l’ammontare complessivo
delle operazioni effettuate.
13. I contribuenti in regime di franchigia possono farsi assistere negli
adempimenti tributari dall’ufficio locale dell’Agenzia delle entrate competente
in ragione del domicilio fiscale. In tal caso devono munirsi di una
apparecchiatura informatica, corredata di accessori idonei, da utilizzare per la
connessione con il sistema informativo dell’Agenzia delle entrate.
14. Il regime di cui al presente articolo cessa di avere efficacia ed il
contribuente è assoggettato alla disciplina di determinazione dell’imposta sul
valore aggiunto nei modi ordinari:
a) a decorrere dall’anno solare successivo a quello in cui risulta superato uno
dei limiti di cui al comma 1;
b) a decorrere dallo stesso anno solare in cui il volume d’affari dichiarato dal
contribuente o rettificato dall’ufficio supera il limite di cui al comma 1 del
cinquanta per cento del limite stesso; in tal caso sarà dovuta l’imposta
relativa ai corrispettivi delle operazioni imponibili effettuate nell’intero
anno solare, salvo il diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti
relativi al medesimo periodo.
15. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono stabilite le
modalità da osservare in occasione dell’opzione per il regime ordinario, i
termini e le procedure di applicazione delle disposizioni del presente
articolo.» (175).
16. All’articolo 41, comma 2-bis, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, dopo le
parole «Stato membro», sono aggiunte le seguenti «nonchè le cessioni di beni
effettuate dai soggetti che applicano il regime di franchigia di cui
all’articolo 32-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633.».
17. Le disposizioni di cui ai commi 15 e 16 si applicano a partire dal periodo
di imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del
presente decreto.
18. All’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633, dopo il comma 15 sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
«15-bis. L’attribuzione del numero di partita IVA determina la esecuzione di
riscontri automatizzati per la individuazione di elementi di rischio connessi al
rilascio dello stesso nonchè l’eventuale effettuazione di accessi nel luogo di
esercizio dell’attività, avvalendosi dei poteri previsti dal presente decreto.
15-ter. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono
individuate:
a) specifiche informazioni da richiedere all’atto della dichiarazione di inizio
di attività;
b) tipologie di contribuenti per i quali l’attribuzione del numero di partita
IVA determina la possibilità di effettuare gli acquisti di cui all’articolo 38
del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla
legge 29 ottobre 1993, n. 427, e successive modificazioni, a condizione che sia
rilasciata polizza fideiussoria o fideiussione bancaria per la durata di tre
anni dalla data del rilascio e per un importo rapportato al volume d’affari
presunto e comunque non inferiore a 50.000 euro.» (176).
19. Le disposizioni di cui al comma 18 si applicano alle richieste di
attribuzione del numero di partita IVA effettuate a decorrere dal 1° novembre
2006 (177).
20. L’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza programmano specifici
controlli mirati, relativi ai contribuenti ai quali è attribuito il numero di
partita IVA, anche in data antecedente a quella di decorrenza della disposizione
di cui al comma 18.
21. In attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 50 del decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82, come modificato dal decreto legislativo 4
aprile 2006, n. 159, ed al fine di ridurre gli adempimenti dei contribuenti, le
camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura comunicano
all’anagrafe tributaria, senza oneri per lo Stato, in formato elettronico
elaborabile, i dati e le notizie contenuti nelle domande di iscrizione,
variazione e cancellazione, di cui alla lettera f), del primo comma
dell’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,
n. 605, anche se relative a singole unità locali, nonchè i dati dei bilanci di
esercizio depositati (178).
21-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanare, ai
sensi dell’articolo 71 del codice dell’amministrazione digitale, di cui al
decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, di concerto
con il Ministro dello sviluppo economico, sentita l’Agenzia delle entrate, entro
il 31 dicembre 2006, sono stabilite le specifiche tecniche del formato
elettronico elaborabile per la presentazione dei bilanci di esercizio e degli
altri atti al registro delle imprese ed è fissata la data, comunque non
successiva al 31 marzo 2007, a decorrere dalla quale diventa obbligatoria
l’adozione di tale modalità di presentazione (179).
22. Fino alla realizzazione delle modalità tecniche di deposito degli atti in
formato elettronico elaborabile, le camere di commercio, industria, artigianato
ed agricoltura forniranno le informazioni di cui al comma 21, senza oneri per lo
Stato, nel formato elettronico disponibile (180).
23. Con decreto interdirigenziale dell’Agenzia delle entrate e del Ministero
dello sviluppo economico sono stabiliti i termini e le modalità delle
trasmissioni nonchè le specifiche tecniche del formato dei dati. La prima
trasmissione è effettuata entro il 31 ottobre 2006.
24. All’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600, dopo il secondo comma è inserito il seguente:
«In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo
331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal decreto
legislativo 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi precedenti sono
raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la
violazione.».
25. All’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,
n. 633, dopo il secondo comma è inserito il seguente:
«In caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo
331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal decreto
legislativo 10 marzo 2000, n. 74, i termini di cui ai commi precedenti sono
raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la
violazione.».
26. Le disposizioni di cui ai commi 24 e 25 si applicano a decorrere dal periodo
d’imposta per il quale alla data di entrata in vigore del presente decreto sono
ancora pendenti i termini di cui al primo e secondo comma dell’articolo 43 del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e
dell’articolo 57 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.
633.
27. All’articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600, sono apportate le seguenti modificazioni (181):
a) dopo la lettera b) del primo comma è inserita la seguente: «b-bis) se il
consegnatario non è il destinatario dell’atto o dell’avviso, il messo consegna o
deposita la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su
cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella
relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso. Sulla busta non
sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto
dell’atto. Il consegnatario deve sottoscrivere una ricevuta e il messo dà
notizia dell’avvenuta notificazione dell’atto o dell’avviso, a mezzo di lettera
raccomandata;» (182);
b) nella lettera e) del primo comma, dopo le parole: «l’avviso del deposito
prescritto dall’articolo 140 del codice di procedura civile» sono inserite le
seguenti: «, in busta chiusa e sigillata,» (183);
c) dopo la lettera e) del primo comma è inserita la seguente: «e-bis) è facoltà
del contribuente che non ha la residenza nello Stato e non vi ha eletto
domicilio ai sensi della lettera d), o che non abbia costituito un
rappresentante fiscale, comunicare al competente ufficio locale, con le modalità
di cui alla stessa lettera d), l’indirizzo estero per la notificazione degli
avvisi e degli altri atti che lo riguardano; salvo il caso di consegna dell’atto
o dell’avviso in mani proprie, la notificazione degli avvisi o degli atti è
eseguita mediante spedizione a mezzo di lettera raccomandata con avviso di
ricevimento;»;
d) il secondo comma è sostituito dal seguente: «L’elezione di domicilio non
risultante dalla dichiarazione annuale ha effetto dal trentesimo giorno
successivo a quello della data di ricevimento delle comunicazioni previste alla
lettera d) ed alla lettera e-bis) del comma precedente.»;
e) al terzo comma le parole: «dal sessantesimo giorno successivo a quello
dell’avvenuta variazione anagrafica» sono sostituite dalle seguenti: «dal
trentesimo giorno successivo a quello dell’avvenuta variazione anagrafica»;
f) dopo il terzo comma è aggiunto il seguente: «Qualunque notificazione a mezzo
del servizio postale si considera fatta nella data della spedizione; i termini
che hanno inizio dalla notificazione decorrono dalla data in cui l’atto è
ricevuto.».
28. Nell’articolo 16 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, sono
apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, dopo le parole: «con avviso di ricevimento» sono inserite le
seguenti: «, sul quale non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa
desumersi il contenuto dell’avviso.» (184);
b) al comma 3, dopo le parole: «con avviso di ricevimento» sono inserite le
seguenti: «, sul quale non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa
desumersi il contenuto dell’atto,» (185).
29. Fuori dai casi previsti all’articolo 11, comma 1, lettere a) e b), del
decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, sono punite con la sanzione
amministrativa pecuniaria da 258 euro a 2065 euro la mancata restituzione dei
questionari inviati nell’esercizio dei poteri di cui all’articolo 2, comma 4,
del decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68, o la loro restituzione con
risposte incomplete o non veritiere, nonchè l’inottemperanza all’invito a
comparire fatto sulla base dei medesimi poteri.
30. Per la constatazione e l’irrogazione della sanzione di cui al comma 29 si
applicano le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689 (186).
31. All’articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
1973, n. 600, le parole «nonchè gli organi giurisdizionali civili e
amministrativi» sono sostituite dalle seguenti: «nonchè gli organi
giurisdizionali, requirenti e giudicanti, penali, civili e amministrativi e,
previa autorizzazione, gli organi di polizia giudiziaria».
32. All’articolo 32, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 600, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al numero 4), dopo le parole: «nei loro confronti» sono inserite le seguenti:
«nonchè nei confronti di altri contribuenti con i quali abbiano intrattenuto
rapporti» (187);
b) al numero 8), le parole: «nei confronti di clienti, fornitori e prestatori di
lavoro autonomo, nominativamente indicati» sono sostituite dalle seguenti: «,
rilevanti ai fini dell’accertamento, nei confronti di loro clienti, fornitori e
prestatori di lavoro autonomo».
33. I soggetti di cui all’articolo 22 del decreto del Presidente della
Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, compresi quelli indicati all’articolo 1,
comma 429, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, trasmettono telematicamente
all’Agenzia delle entrate, distintamente per ciascun punto vendita, l’ammontare
complessivo dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle
prestazioni di servizi di cui agli articoli 2 e 3 del predetto decreto n. 633
del 1972.
34. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono definite le
modalità tecniche e i termini per la trasmissione telematica delle informazioni,
nel quadro delle regole tecniche di cui agli articoli 12, comma 5, e 71 del
codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo
2005, n. 82, comprese quelle previste dall’articolo 24 del decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, i cui obblighi sono
sostituiti dalla trasmissione telematica di cui al comma 33. Resta comunque
fermo l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente (188).
35. Ai contribuenti che optano per l’adattamento tecnico degli apparecchi
misuratori di cui all’articolo 1 della legge 26 gennaio 1983, n. 18, finalizzato
alla trasmissione telematica prevista dal comma 34 con il misuratore medesimo, è
concesso un credito d’imposta di 100 euro, utilizzabile in compensazione ai
sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Il credito
compete, a seguito dell’esecuzione dell’intervento tecnico e del pagamento della
relativa prestazione, indipendentemente dal numero dei misuratori adattati
(189).
36. Salva l’applicazione delle disposizioni concernenti le violazioni degli
obblighi di registrazione e di quelli relativi alla contabilità, il mancato
adempimento degli obblighi previsti dai commi 33 e 34 è punito con la sanzione
amministrativa da 1.000 a 4.000 euro (190).
37. Le disposizioni di cui ai commi 33, 34 e 35 decorrono dal 1° gennaio 2007.
La prima trasmissione è effettuata, entro il mese di luglio 2007, anche per i
mesi precedenti (191).
38. All’articolo 67, comma 1, lettera b), del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917, sono apportate le seguenti modificazioni (192):
a) le parole «o donazione» sono soppresse;
b) in fine, è aggiunto il seguente periodo: «In caso di cessione a titolo
oneroso di immobili ricevuti per donazione, il predetto periodo di cinque anni
decorre dalla data di acquisto da parte del donante».
39. Nell’articolo 68, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo il
primo periodo, è aggiunto il seguente: «Per gli immobili di cui alla lettera b)
del comma 1 dell’articolo 67 acquisiti per donazione si assume come prezzo di
acquisto o costo di costruzione quello sostenuto dal donante.» (193).
40. La lettera a) dell’articolo 25, comma 1, del decreto del Presidente della
Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, è sostituita dalla seguente: «a) del terzo
anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello
di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il
versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre
dell’anno in cui la dichiarazione è presentata, per le somme che risultano
dovute a seguito dell’attività di liquidazione prevista dall’articolo 36-bis del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonchè del
quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del
sostituto d’imposta per le somme che risultano dovute ai sensi degli articoli 19
e 20 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917;» (194).
41. Nel comma 1 degli articoli 19 e 20 del testo unico delle imposte sui
redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.
917, le parole «iscrivendo a ruolo o rimborsando le maggiori o le minori imposte
entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della
dichiarazione del sostituto d’imposta» sono sostituite dalle seguenti
«iscrivendo a ruolo le maggiori imposte dovute ovvero rimborsando quelle
spettanti» (195).
42. All’articolo 2 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462:
a) al comma 1 le parole «, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a
quello di presentazione della dichiarazione» sono soppresse;
b) è abrogato il comma 1-bis.
43. Per le indennità di fine rapporto di cui all’articolo 19 del testo unico
delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, nonchè per le altre indennità e somme e per le indennità
equipollenti ivi indicate, e per le prestazioni pensionistiche di cui
all’articolo 20 del medesimo decreto, corrisposte a decorrere dal 1° gennaio
2003 e fino al 31 dicembre 2005, non si procede all’iscrizione a ruolo ed alla
comunicazione di cui all’articolo 1, comma 412, della legge 30 dicembre 2004, n.
311, né all’effettuazione di rimborsi, se l’imposta rispettivamente a debito o a
credito è inferiore a cento euro (196).
44. La notifica delle cartelle di pagamento conseguenti alle iscrizioni a ruolo
previste dagli articoli 7, 8, 9, 14, 15 e 16 della legge 27 dicembre 2002, n.
289, e successive modificazioni, è eseguita, a pena di decadenza, entro il 31
dicembre 2008. Entro il medesimo termine è eseguita la notifica delle cartelle
di pagamento relativa alle dichiarazioni di cui all’articolo 36, comma 2,
lettere a) e b) del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, nei confronti
dei contribuenti che hanno presentato dichiarazioni o effettuato versamenti ai
sensi dell’articolo 9-bis della citata legge n. 289 del 2002 (197).
45. All’articolo 103, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono
apportate le seguenti modificazioni (198):
a) nel primo periodo, le parole «a un terzo del costo» sono sostituite dalle
parole «al 50 per cento del costo»;
b) nel secondo periodo, le parole «un decimo del costo» sono sostituite dalle
seguenti: «un diciottesimo del costo».
46. Le disposizioni del comma 45 si applicano a decorrere dal periodo d’imposta
in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto anche per le quote
di ammortamento relative ai costi sostenuti nel corso dei periodi di imposta
precedenti. In riferimento ai brevetti industriali, la disposizione del comma
45, lettera a), si applica limitatamente ai brevetti registrati dalla data di
entrata in vigore del presente decreto ovvero nei cinque anni precedenti (199).
47. All’articolo 109, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il secondo
periodo della lettera b) è sostituito dal seguente: «Gli ammortamenti dei beni
materiali e immateriali, le altre rettifiche di valore, gli accantonamenti, le
spese relative a studi e ricerche di sviluppo e le differenze tra i canoni di
locazione finanziaria di cui all’articolo 102, comma 7, e la somma degli
ammortamenti dei beni acquisiti in locazione finanziaria e degli interessi
passivi che derivano dai relativi contratti imputati a conto economico sono
deducibili se in un apposito prospetto della dichiarazione dei redditi è
indicato il loro importo complessivo, i valori civili e fiscali dei beni, delle
spese di cui all’articolo 108, comma 1, e dei fondi.» (200).
48. Le disposizioni del comma 47 si applicano alle spese relative a studi e
ricerche di sviluppo sostenute a decorrere dal periodo di imposta successivo
alla data di entrata in vigore del presente decreto.
49. A partire dal 1° ottobre 2006 (201), i soggetti titolari di partita IVA sono
tenuti ad utilizzare, anche tramite intermediari, modalità di pagamento
telematiche delle imposte, dei contributi e dei premi di cui all’articolo 17,
comma 2, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e delle entrate
spettanti agli enti ed alle casse previdenziali di cui all’articolo 28, comma 1,
dello stesso decreto legislativo n. 241 del 1997.
50. Gli interessi previsti per il rimborso di tributi non producono in nessun
caso interessi ai sensi dell’articolo 1283 del codice civile.
51. Sono abrogate le disposizioni di cui all’articolo 1, commi da 499 a 518,
nonchè del comma 519, secondo periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266
(202).
52. Alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 67 del decreto legislativo 30
luglio 1999, n. 300, le parole «un numero massimo di» sono soppresse.
53. A decorrere dall’anno 2007, è soppresso l’obbligo di presentazione della
dichiarazione ai fini dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), di cui
all’articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504,
ovvero della comunicazione prevista dall’articolo 59, comma 1, lettera l), n.
1), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446. Restano fermi gli
adempimenti attualmente previsti in materia di riduzione dell’imposta. Fino alla
data di effettiva operatività del sistema di circolazione e fruizione dei dati
catastali, da accertare con provvedimento del direttore dell’Agenzia del
territorio, rimane in vigore l’obbligo di presentazione della dichiarazione ai
fini dell’ICI, di cui all’articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 504, ovvero della comunicazione prevista dall’articolo 59,
comma 1, lettera l), n. 1), del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446
(203).
54. In attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 59, comma 7-bis, del
decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, come modificato dal decreto legislativo
4 aprile 2006, n. 159, la circolazione e la fruizione della base dei dati
catastali gestita dall’Agenzia del territorio deve essere assicurata entro il 31
dicembre 2006. Relativamente alle regioni, alle province e ai comuni i costi a
loro carico per la circolazione e fruizione della base dei dati catastali sono
unicamente quelli di connessione.
55. L’imposta comunale sugli immobili può essere liquidata in sede di
dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e può essere versata con le
modalità del Capo III del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Con
provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro
centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentita
la conferenza Stato-città ed autonomie locali, sono definiti i termini e le
modalità per l’attuazione delle disposizioni contenute nel presente comma (204).
56. Al comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge 23 febbraio 2004, n. 41,
convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2004, n. 104, sono
aggiunti, in fine, i seguenti periodi:
«Qualora le offerte in opzione siano inviate dagli enti gestori agli aventi
diritto, dopo un intervallo di tempo superiore a sei mesi rispetto alla
valutazione dell’Agenzia del territorio, i coefficienti di abbattimento da
applicare dovranno essere quelli pubblicati in epoca immediatamente successiva
alla data della valutazione stessa, al fine di garantire che il prezzo delle
unità immobiliari offerte in opzione sia effettivamente corrispondente in
termini reali ai valori di mercato del mese di ottobre 2001. I coefficienti di
abbattimento sono calcolati e pubblicati fino a quelli relativi al secondo
semestre 2005.».
57. Per la copertura delle minori entrate derivanti dall’emanazione dei decreti
legislativi di recepimento della direttiva 2003/123/CE del Consiglio del 22
dicembre 2003, recante modifica alla direttiva 90/435/CEE, concernente il regime
fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi,
pari a 16 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006 e 2007, a 13 milioni di
euro per l’anno 2008, ed a 23 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009, si
provvede, per l’anno 2006, mediante utilizzo delle risorse relative
all’autorizzazione di spesa di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, che, a tal
fine, sono versate nell’anno stesso all’entrata del bilancio dello Stato, per
gli anni 2007 e 2008, mediante corrispondente riduzione della predetta
autorizzazione di spesa di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, e per gli anni
successivi mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate recate dal presente
decreto.

(164) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(165) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(166) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(167) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(168) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(169) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(170) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(171) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(172) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(173) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(174) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(175) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(176) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(177) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(178) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(179) Comma aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(180) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(181) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(182) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(183) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(184) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(185) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(186) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(187) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(188) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(189) Comma così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(190) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(191) Periodo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(192) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(193) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(194) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(195) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(196) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(197) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(198) Alinea così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(199) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(200) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(201) Termine prorogato al 1° gennaio 2007, per i soggetti titolari di partita
IVA diversi da quelli di cui all’art. 73, comma 1, lettere a) e b), del testo
unico delle imposte dirette, di cui al D.P.R. 22 dicembre 2986, n. 917,
dall’art. 1, D.P.C.M. 4 ottobre 2006 (Gazz. Uff. 6 ottobre 2006, n. 233).
(202) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(203) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(204) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

38. Misure di contrasto del gioco illegale.
1. Al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale,
l’evasione e l’elusione fiscale nel settore del gioco, nonchè di assicurare la
tutela del giocatore, con regolamenti emanati ai sensi dell’articolo 16, comma
1, della legge 13 maggio 1999, n. 133, sono disciplinati, entro il 31 dicembre
2006:
a) le scommesse a distanza a quota fissa con modalità di interazione diretta tra
i singoli giocatori;
b) i giochi di abilità a distanza con vincita in denaro, nei quali il risultato
dipende, in misura prevalente rispetto all’elemento aleatorio, dall’abilità dei
giocatori. L’aliquota d’imposta unica è stabilita in misura pari al 3 per cento
della somma giocata;
c) le caratteristiche dei punti di vendita aventi come attività principale la
commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici. Sono punti di vendita aventi
come attività principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici
le agenzie di scommessa, le sale pubbliche da gioco, le sale destinate al gioco
disciplinato dal regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 31
gennaio 2000, n. 29, nonchè gli ulteriori punti di vendita aventi come attività
principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici di cui ai commi
2 e 4 (205).
2. L’articolo 1, comma 287, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è sostituito
dal seguente:
«287. Con provvedimenti del Ministero dell’economia e delle finanze –
Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono stabilite le nuove modalità
di distribuzione del gioco su eventi diversi dalle corse dei cavalli, nel
rispetto dei seguenti criteri:
a) inclusione, tra i giochi su eventi diversi dalle corse dei cavalli, delle
scommesse a totalizzatore e a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei
cavalli, dei concorsi pronostici su base sportiva, del concorso pronostici
denominato totip, delle scommesse ippiche di cui al comma 498, nonchè di ogni
ulteriore gioco pubblico, basato su eventi diversi dalle corse dei cavalli;
b) possibilità di raccolta del gioco su eventi diversi dalle corse dei cavalli
da parte degli operatori che esercitano la raccolta di gioco presso uno Stato
membro dell’Unione europea, degli operatori di Stati membri dell’Associazione
europea per il libero scambio e anche degli operatori di altri Stati, solo se in
possesso dei requisiti di affidabilità definiti dall’Amministrazione autonoma
dei monopoli di Stato;
c) esercizio della raccolta tramite punti di vendita aventi come attività
principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici e punti di
vendita aventi come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di
gioco pubblici; ai punti di vendita aventi come attività principale la
commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici può essere riservata in
esclusiva l’offerta di alcune tipologie di scommessa;
d) previsione dell’attivazione di un numero di nuovi punti di vendita non
inferiore a 7.000, di cui almeno il 30 per cento aventi come attività principale
la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici;
e) determinazione del numero massimo dei punti di vendita per comune in
proporzione agli abitanti e in considerazione dei punti di vendita già
assegnati;
f) localizzazione dei punti di vendita aventi come attività principale la
commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici, nei comuni con più di
200.000 abitanti a una distanza non inferiore ad 800 metri dai punti di vendita
già assegnati e nei comuni con meno di 200.000 abitanti a una distanza non
inferiore a 1.600 metri dai punti di vendita già assegnati;
g) localizzazione dei punti di vendita aventi come attività accessoria la
commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici, nei comuni con più di
200.000 abitanti a una distanza non inferiore a 400 metri dai punti di vendita
già assegnati e nei comuni con meno di 200.000 abitanti a una distanza non
inferiore ad 800 metri dai punti di vendita già assegnati, senza pregiudizio dei
punti di vendita in cui, alla data del 30 giugno 2006, si effettui la raccolta
dei concorsi pronostici su base sportiva;
h) aggiudicazione dei punti di vendita previa effettuazione di una o più
procedure aperte a tutti gli operatori, la cui base d’asta non può essere
inferiore ad euro venticinquemila per ogni punto di vendita avente come attività
principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici e ad euro
settemilacinquecento per ogni punto di vendita avente come attività accessoria
la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici;
i) acquisizione della possibilità di raccogliere il gioco a distanza, ivi
inclusi i giochi di abilità con vincita in denaro, previo versamento di un
corrispettivo non inferiore a euro duecentomila;
l) definizione delle modalità di salvaguardia dei concessionari della raccolta
di scommesse a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli
disciplinate dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell’economia e
delle finanze 1° marzo 2006, n. 111» (206).
3. All’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, e
successive modificazioni, il numero 3 della lettera b), con effetti dal 1°
gennaio 2007, è sostituito dal seguente:
«3) per le scommesse a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli e
per le scommesse con modalità di interazione diretta tra i singoli giocatori:
3.1) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante
dalle scommesse a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli sia
superiore a 1.850 milioni di euro, nella misura del 3 per cento per ciascuna
scommessa composta fino a sette eventi e per le scommesse con modalità di
interazione diretta tra i singoli giocatori; nella misura dell’8 per cento per
ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;
3.2) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante
dalle scommesse a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli sia
superiore a 2.150 milioni di euro, nella misura del 3 per cento per ciascuna
scommessa composta fino a sette eventi e per le scommesse con modalità di
interazione diretta tra i singoli giocatori; nella misura del 6,8 per cento per
ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;
3.3) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante
dalle scommesse a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli sia
superiore a 2.500 milioni di euro, nella misura del 3 per cento per ciascuna
scommessa composta fino a sette eventi e per le scommesse con modalità di
interazione diretta tra i singoli giocatori; nella misura del 6 per cento per
ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;
3.4) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante
dalle scommesse a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli sia
superiore a 3.000 milioni di euro, nella misura del 2,5 per cento per ciascuna
scommessa composta fino a sette eventi e per le scommesse con modalità di
interazione diretta tra i singoli giocatori; nella misura del 5,5 per cento per
ciascuna scommessa composta da più di sette eventi;
3.5) nel caso in cui il movimento netto dei dodici mesi precedenti derivante
dalle scommesse a quota fissa su eventi diversi dalle corse dei cavalli sia
superiore a 3.500 milioni di euro, nella misura del 2 per cento per ciascuna
scommessa composta fino a sette eventi e per quelle con modalità di interazione
diretta tra i singoli giocatori; nella misura del 5 per cento per ciascuna
scommessa composta da più di sette eventi;» (207).
4. Al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale,
l’evasione e l’elusione fiscale nel settore del gioco, nonchè di assicurare la
tutela del giocatore, con provvedimenti del Ministero dell’economia e delle
finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sono stabilite le
nuove modalità di distribuzione del gioco su base ippica, nel rispetto dei
seguenti criteri:
a) inclusione, tra i giochi su base ippica, delle scommesse a totalizzatore ed a
quota fissa sulle corse dei cavalli, dei concorsi pronostici su base sportiva,
del concorso pronostici denominato totip, delle scommesse ippiche di cui
all’articolo 1, comma 498, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nonchè di ogni
ulteriore gioco pubblico;
b) possibilità di raccolta del gioco su base ippica da parte degli operatori che
esercitano la raccolta di gioco presso uno Stato membro dell’Unione europea,
degli operatori di Stati membri dell’Associazione europea per il libero scambio,
e anche degli operatori di altri Stati, solo se in possesso dei requisiti di
affidabilità definiti dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato;
c) esercizio della raccolta tramite punti di vendita aventi come attività
principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici e punti di
vendita aventi come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di
gioco pubblici; ai punti di vendita aventi come attività principale la
commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici può essere riservata in
esclusiva l’offerta di alcune tipologie di scommessa;
d) previsione dell’attivazione di un numero di nuovi punti di vendita non
inferiore a 10.000, di cui almeno il 5 per cento aventi come attività principale
la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici;
e) determinazione del numero massimo dei punti di vendita per provincia aventi
come attività principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici
in considerazione dei punti di vendita già assegnati;
f) localizzazione dei punti di vendita aventi come attività principale la
commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici, nei comuni con più di
200.000 abitanti a una distanza non inferiore a 2.000 metri dai punti di vendita
già assegnati e nei comuni con meno di 200.000 abitanti, a una distanza non
inferiore a 3.000 metri dai punti di vendita già assegnati;
g) localizzazione dei punti di vendita aventi come attività accessoria la
commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici, nei comuni con più di
200.000 abitanti, a una distanza non inferiore a 400 metri dai punti di vendita
già assegnati e nei comuni con meno di 200.000 abitanti, a una distanza non
inferiore a 800 metri dai punti di vendita già assegnati, senza pregiudizio dei
punti di vendita in cui, alla data del 30 giugno 2006, si effettui la raccolta
del concorso pronostici denominato totip, ovvero delle scommesse ippiche di cui
all’articolo 1, comma 498, della legge 30 dicembre 2004, n. 311;
h) aggiudicazione dei punti di vendita, previa effettuazione di una o più
procedure aperte a tutti gli operatori, la cui base d’asta non può essere
inferiore ad euro trentamila per ogni punto di vendita avente come attività
principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici e ad euro
settemilacinquecento per ogni punto di vendita avente come attività accessoria
la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici;
i) acquisizione della possibilità di raccogliere il gioco a distanza, ivi
inclusi i giochi di abilità con vincita in denaro, previo il versamento di un
corrispettivo non inferiore a euro duecentomila;
l) definizione delle modalità di salvaguardia dei concessionari della raccolta
di scommesse ippiche disciplinate dal regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169 (208).
5. L’articolo 22, comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, è sostituito
dal seguente:
«6. Il numero massimo di apparecchi da intrattenimento di cui all’articolo 110,
commi 6 e 7, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio
decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, che possono essere
installati presso pubblici esercizi o punti di raccolta di altri giochi
autorizzati nonchè le prescrizioni da osservare ai fini dell’installazione sono
definiti con decreti direttoriali del Ministero dell’economia e delle finanze –
Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. Per i punti di vendita aventi
come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici,
i decreti sono predisposti di concerto con il Ministero dell’interno, sentita la
Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Costituiscono criteri direttivi per
la determinazione del numero massimo di apparecchi installabili la natura
dell’attività prevalente svolta presso l’esercizio o il locale e la superficie
degli stessi.».
6. Nei casi di reiterazione previsti dall’articolo 110, comma 10, del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931,
n. 773, e successive modificazioni, decadono le autorizzazioni alla raccolta di
giochi, concorsi o scommesse rilasciate dal Ministero dell’economia e delle
finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, dalla data di notifica
del provvedimento di sospensione delle licenze od autorizzazioni stesse. Negli
stessi casi si interrompono gli effetti dei contratti in ragione dei quali i
soggetti raccolgono gioco su incarico di concessionari affidatari della raccolta
di giochi, concorsi o scommesse.
7. All’articolo 110, comma 6, lettera a), del testo unico delle leggi di
pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive
modificazioni, le parole «in monete metalliche» sono soppresse.
8. All’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) al comma 530:
1. alla lettera b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «a decorrere dal
1° gennaio 2007»;
2. alla lettera c), dopo le parole: «l’Amministrazione autonoma dei monopoli di
Stato» sono aggiunte le seguenti: «, a decorrere dal 1° gennaio 2007,»;
b) al comma 531, le parole: «1° luglio 2006» sono sostituite dalle seguenti: «1°
gennaio 2007».

(205) Lettera così modificata dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(206) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(207) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.
(208) Comma così modificato dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

Titolo IV
Disposizioni finali
39. Modifica della disciplina di esenzione dall’ICI.
1. All’articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, il comma 2-bis è sostituito
dal seguente:
«2-bis. L’esenzione disposta dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attività
indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura
commerciale.».

39-bis. Disposizioni in materia di rimborsi elettorali.
1. All’articolo 1 della legge 3 giugno 1999, n. 157, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. Specifiche disposizioni sono previste dal comma 5-bis per il rimborso da
attribuire ai movimenti o partiti politici in relazione alle spese sostenute per
le campagne elettorali nella circoscrizione Estero, di cui all’articolo 48 della
Costituzione, per l’elezione delle Camere»;
b) al comma 4, le parole: «lire mille» sono sostituite dalle seguenti: «un euro»
e le parole: «lire 5 miliardi annue» sono sostituite dalle seguenti: «euro
2.582.285 annui»;
c) dopo il comma 5 è inserito il seguente:
«5-bis. Per il rimborso previsto dal comma 1-bis, in relazione alle spese
sostenute per le elezioni nella circoscrizione Estero, i fondi di cui al comma 5
relativi, rispettivamente, al Senato della Repubblica e alla Camera dei
deputati, sono incrementati nella misura dell’1,5 per cento del loro ammontare.
Ciascuno dei due importi aggiuntivi di cui al precedente periodo è suddiviso tra
le ripartizioni della circoscrizione Estero in proporzione alla rispettiva
popolazione. La quota spettante a ciascuna ripartizione è suddivisa tra le liste
di candidati in proporzione ai voti conseguiti nell’ambito della ripartizione.
Partecipano alla ripartizione della quota le liste che abbiano ottenuto almeno
un candidato eletto nella ripartizione o che abbiano conseguito almeno il 4 per
cento dei voti validamente espressi nell’ambito della ripartizione stessa. Si
applicano le disposizioni di cui al comma 13 dell’articolo 15 della legge 10
dicembre 1993, n. 515.»;
d) al comma 6, le parole: «commi 1 e 4» sono sostituite dalle seguenti: «commi 1
e 1-bis» e dopo le parole: «entro il 31 luglio di ciascun anno» sono inserite le
seguenti: «I rimborsi di cui al comma 4 sono corrisposti in un’unica soluzione,
entro il 31 luglio dell’anno in cui si è svolta la consultazione referendaria».
2. All’articolo 2, comma 1, della legge 3 giugno 1999, n. 157, dopo le parole:
«fondi medesimi» sono inserite le seguenti: «, ad eccezione degli importi di cui
al comma 5-bis dello stesso articolo 1,».
3. All’articolo 9 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è abrogato;
b) al comma 3, le parole: «per l’attribuzione della quota di seggi da assegnare
in ragione proporzionale» sono soppresse.
4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano a partire dai
rimborsi delle spese elettorali sostenute per il rinnovo del Senato della
Repubblica e della Camera dei deputati nelle elezioni dell’aprile 2006.
5. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, valutato in 1,5
milioni di euro a decorrere dall’anno 2006, si provvede per l’anno 2006,
mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui
all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, e per gli
anni successivi mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto,
ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di
base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero
dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, allo scopo parzialmente
utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. Il
Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri
decreti, le occorrenti variazioni di bilancio (209).

(209) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

40. Copertura finanziaria.
1. Agli oneri recati dal presente decreto, ad eccezione di quelli relativi agli
articoli 18-bis, 21 e 39-bis, pari a complessivi 4.384,4 milioni di euro per
l’anno 2006, a 2.066,6 milioni di euro per l’anno 2007 e a 3.013,7 milioni di
euro per l’anno 2008, si provvede mediante utilizzo delle maggiori entrate e
delle riduzioni di spesa recate dal medesimo decreto.
2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con
propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio (210).

(210) Articolo così sostituito dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n.
248.

40-bis. Norma transitoria.
1. Gli atti ed i contratti, pubblici e privati, emanati, stipulati o comunque
posti in essere nello stesso giorno della pubblicazione del presente decreto
nella Gazzetta Ufficiale in applicazione ed osservanza della disciplina
normativa previgente non costituiscono in nessun caso ipotesi di violazione
della disciplina recata dal decreto stesso. In tali casi, le disposizioni del
decreto si considerano entrate in vigore il giorno successivo a quello di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (211).

(211) Articolo aggiunto dalla legge di conversione 4 agosto 2006, n. 248.

41. Entrata in vigore.
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere
per la conversione in legge.

PROTOCOLLO D’INTESA

COMUNE DI ROMA

ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

ORGANIZZAZIONI SINDACALI

- Settore Commercio -

Premesso:

-che con la riforma del commercio delineata nel “Decreto Bersani” (D. Lgs. 114/1998), viene data nuova regolamentazione al settore ed aggiornata la disciplina alla nuova realtà economica maturata nel nostro Paese, prescrivendo il giusto equilibrio tra la piccola, media e grande distribuzione e la tutela dei livelli occupazionali;

-che la Regione Lazio con la L. R. 33/1999 ha disciplinato quanto delegato alla sua competenza ed in particolare, con la Delib. C. R. 83/2001, ha indicato i parametri in base ai quali i Comuni possono regolamentare gli orari ed i turni degli esercizi commerciali;

-che a seguito degli incontri con le Associazioni di categoria e le Organizzazioni sindacali è stato istituito presso l’Assessorato alle Politiche del Commercio e del-l’Artigianato un tavolo di confronto sulla programmazione cittadina di tale materia per addivenire ad un accordo che contemperasse gli interessi di tutti i soggetti rap-presentati e che si ponesse quale elemento di sviluppo ed innovazione per l’eco-nomia romana.

Le parti convengono quanto segue:

1.Nella comune considerazione che Roma rappresenta un polo di attrazione turi-stico per il suo patrimonio storico, artistico e culturale, si concorda nel definire un territorio ed un periodo maggiore di quelli attuali ove derogare all’obbligo di chiusu-ra domenicale per gli esercizi commerciali.
Per tali ragioni l’intera città è definita città turistica e per essa sarà prevista la fa-coltà di apertura domenicale e festiva nei mesi da aprile ad ottobre, oltre al mese di dicembre già previsto nel Decreto Bersani, alla prima domenica di gennaio, alla prima domenica dei saldi invernali e all’ultima domenica di marzo. Nel caso in cui tale ultima domenica coincida con la Pasqua, la facoltà di apertura sarà prevista nella domenica precedente.
E’ inoltre definita come città d’arte una zona più ristretta — corrispondente ai settori stabiliti nell’ordinanza n. 1del 09.01.2002 dell’Assessore al Commercio con l’aggiunta delle aree basilicali – all’interno della quale tale facoltà di apertura sarà maggiore.
E’ prevista, comunque, la chiusura degli esercizi commerciali nei giorni del 1 gen-naio, Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 29 giugno, 15 agosto, 25 dicembre e 26 dicembre.

2.Considerando che il commercio svolge un importante funzione di servizio alla città, le Associazioni di categoria si impegnano a sensibilizzare i propri associati nel considerare l’opportunità – per gli esercizi – e la necessità – per la città – di usufruire pienamente della facoltà di apertura festiva e, in particolare, ad articolare in manie-ra razionale e funzionale i turni di apertura durante il periodo estivo.

3.Nel quadro delle certezze così delineato, che consente una più chiara program-mazione annuale, ed in coerenza ad esso le parti porranno in essere tutte le azioni necessarie all’emersione del lavoro irregolare e a conseguire un incremento occu-pazionale e ad organizzare le turnazioni del lavoro nel pieno rispetto delle forme di legge e contrattuali previste.

4. Verrà istituito un Osservatorio sul commercio a Roma, nel quale saranno coin-volte tutte le parti che sottoscrivono il presente accordo, al fine di verificare lo stato di attuazione di questa intesa e del decreto Bersani e, più in generale, la situazione del commercio nella città — avvalendosi anche di un numero verde in futuro appo-sitamente attivato – per poter individuare i provvedimenti e la condotta necessari ad un corretto funzionamento del settore.

5. Verrà istituito un gruppo di lavoro che, anche sulla base delle considerazioni del-l’Osservatorio, studierà e proporrà possibili modifiche alla normativa vigente in ma-teria di commercio, atte a favorire un pieno dispiegamento delle potenzialità di tale comparto economico.

6. Il “tavolo” così composto continuerà a riunirsi quale sede di concertazione delle politiche commerciali nella città.
Esso avrà come prossimo scopo prioritario la lotta al fenomeno dell’abusivismo commerciale ed al lavoro irregolare, che si configura come elemento di concorren-za illecita nei confronti dei soggetti che operano nella piena ottemperanza delle re-gole stabilite, e coinvolgerà gli Organi di vigilanza e controllo. A tal proposito il Co-mune di Roma avvierà specifici progetti di intervento finalizzati al definitivo controllo di tale problematica.

7. Il Comune di Roma, le Associazioni di categoria e le Organizzazioni sindacali nel sottoscrivere il presente accordo si impegnano a conformare i loro comportamenti al pieno rispetto di quanto in esso contenuto.

8. Il Sindaco di Roma si impegna a proseguire nell’opera di regolamentazione complessiva dei tempi della città, attraverso l’armonizzazione degli orari dei servizi pubblici e privati all’interno del Piano Regolatore degli orari.

IL Sindaco del Comune di Roma
L’Assessore alle politiche del Commercio e dell’Artigianato

CGILConfesercenti
CISLConfcommercio
UIL

Per adesione: FAID
Lega Coop
FederLazio

(Seguono Firme)
Roma, 14 Febbraio 2002

L.R. 7-1-2000 n. 1
Direttive regionali in materia di distribuzione commerciale.
Pubblicata nel B.U. Campania 10 gennaio 2000, n. 2.

Epigrafe
Art. 1Ripartizione funzionale del territorio regionale.
Art. 2Classificazione delle medie e grandi strutture di vendita e dei centri commerciali.
Art. 3Programmazione regionale per l’insediamento delle grandi strutture di vendita.
Art. 4Caratteristiche qualitative minime delle grandi strutture di vendita di tipologia A/M.
Art. 5Criteri per il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita.
Art. 6Parametri di parcheggio e compatibilità territoriali.
Art. 7Criteri di priorità.
Art. 8Ampliamento delle grandi strutture di vendita.
Art. 9Aggiunta di settore merceologico.
Art. 10Trasferimento e rilocalizzazione delle grandi strutture di vendita.
Art. 11Procedure per il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita.
Art. 12Norme transitorie.
Art. 13Direttive ai comuni.
Art. 14Criteri di programmazione urbanistica.
Art. 15Strumento comunale d’intervento per le medie strutture di vendita.
Art. 16Interventi comunali per la valorizzazione del centro storico.
Art. 17Interventi integrati per i centri minori.
Art. 18Osservatorio regionale sulla rete commerciale.
Art. 19Orari di vendita.
Art. 20Vendite promozionali, di liquidazione e di fine stagione.
Art. 21Centri di assistenza tecnica
Art. 22Formazione professionale.
Art. 23Finalità.
Art. 24Rilevazione della situazione del commercio su aree pubbliche.
Art. 25Atti predisposti dai comuni.
Art. 26Regolamento per il commercio su aree pubbliche.
Art. 27Rilascio delle autorizzazioni di tipo A.
Art. 28Rilascio delle autorizzazioni di tipo B.
Art. 29Modificazioni del contenuto merceologico della autorizzazione.
Art. 30Cambiamento di residenza degli operatori su aree pubbliche.
Art. 31Tasse regionali e comunali.
Art. 32Norme sull’esercizio dell’attività.
Art. 33Autorizzazioni stagionali.
Art. 34Adempimenti per l’inizio dell’attività.
Art. 35Definizione, ubicazione e organico dei mercati.
Art. 36Istituzione di un mercato.
Art. 37Ampliamento e mutamento della periodicità dei mercati.
Art. 38Modificazione dei mercati.
Art. 39Dimensioni, attrezzature e parcheggi.
Art. 40Mercati domenicali e festivi.
Art. 41Criteri per la concessione e la revoca dei posteggi.
Art. 42Trasmissione della concessione dei posteggi.
Art. 43Schedario delle imprese che esercitano il commercio su aree pubbliche.
Art. 44Comunicazioni alla Regione.
Art. 45Sanzioni.
Art. 46Indirizzi per la definizione dei canoni per la concessione del posteggio.
Art. 47Attività promozionali della Regione.
Art. 48Rinvio al regolamento.
Art. 49Provvedimenti sostitutivi regionali
Art. 50Disposizioni finali.
Allegato A – Parte I
Allegato A – Parte II
Allegato A – Parte III
Allegato A – Parte IV
Allegato A – Parte V
Allegato B
Allegato C
Allegato D
Allegato E


L.R. 7 gennaio 2000, n. 1 (1).
Direttive regionali in materia di distribuzione commerciale (2).
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(1) Pubblicata nel B.U. Campania 10 gennaio 2000, n. 2.
(2) Con Dir. 12 ottobre 2000, n. 713/SP sono state emanate direttive afferenti problematiche d’urbanistica commerciale ed adempimenti comunali per le grandi strutture di vendita. Vedi, anche, la Delib.G.R. 11 ottobre 2002, n. 4474.

Capo I – Norme per il commercio al dettaglio in sede fissa
Art. 1
Ripartizione funzionale del territorio regionale.

1. Ai sensi di quanto stabilito dalla lettera b), comma 3, dell’art. 6 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, il territorio della Campania è suddiviso, con l’indicazione dei comuni appartenenti, nelle seguenti 14 Aree funzionali sovracomunali omogenee configurabili come unico bacino d’utenza, in conformità all’allegato A:
a) Area 1 – Area Metropolitana di Napoli
b) Area 2 – Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese
c) Area 3 – Area Nolano – Vesuviana
d) Area 4 – Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole
e) Area 5 – Area Casertana
f) Area 6 – Area Alto Casertano
g) Area 7 – Area Beneventana
h) Area 8 – Area Avellinese
i) Area 9 – Area Alta Irpina
l) Area 10 – Area Salernitana
m) Area 11 – Area Piana del Sele
n) Area 12 – Area Cilentana
o) Area 13 – Area del Vallo di Diano
p) Area 14 – Area Ariano – Grottaminarda
2. Ai fini dell’applicazione di ogni altra disposizione contenuta nella presente legge che faccia riferimento a categorie dimensionali – economiche dei comuni, si suddividono gli stessi nelle seguenti 5 classi:
a) Classe 1 – comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti;
b) Classe 2 – comuni con popolazione compresa tra 30.001 e 50.000 abitanti;
c) Classe 3 – comuni con popolazione compresa tra 10.001 e 30.000 abitanti;
d) Classe 4 – comuni con popolazione compresa tra 3.001 e 10.000 abitanti;
e) Classe 5 – comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti.
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Art. 2
Classificazione delle medie e grandi strutture di vendita e dei centri commerciali.

1. Al fine di qualsivoglia valutazione connessa al rilascio delle relative autorizzazioni amministrative, le strutture commerciali di media e grande dimensione vanno classificate come segue:
a) M1 A/M – Medie strutture inferiori, per prodotti alimentari o misti aventi superficie netta di vendita compresa tra 150 e 900 mq. nei comuni delle classi 4 e 5 e tra 250 e 1.500 mq. nei comuni delle classi 1, 2 e 3;
b) M1 E – Medie strutture inferiori, per prodotti extraalimentari aventi superficie netta di vendita compresa tra 150 e 900 mq. nei comuni delle classi 4 e 5 e tra 250 e 1.500 mq. nei comuni delle classi 1, 2 e 3;
c) M2 A/M – Medie strutture superiori anche in forma di centro commerciale, per prodotti alimentari o misti aventi superficie netta di vendita compresa tra 900 e 1.500 mq. nei comuni delle classi 4 e 5 e superficie tra 1.500 e 2.500 mq. nei comuni delle classi 1, 2 e 3;
d) M2 E – Medie strutture superiori, anche in forma di centro commerciale, per prodotti extraalimentari aventi superficie netta di vendita compresa tra 900 e 1,500 mq. nei comuni delle classi 4 e 5 e superficie compresa tra 1.500 e 2.500 mq. nei comuni delle classi 1, 2 e 3;
e) G1 A/M Ipermercati: strutture di vendita fino a 5.000 mq. per la vendita di prodotti alimentari e non alimentari;
f) G1 E Strutture di vendita fino a 15.000 mq. per la vendita di soli prodotti non alimentari;
g) G2 CQ – Centri commerciali di quartiere o interquartiere; strutture commerciali di almeno 6 esercizi commerciali in diretta comunicazione tra loro, o posti all’interno di una struttura funzionale unitaria articolata lungo un percorso pedonale di accesso comune, fino a 4.000 mq. di vendita;
h) G2 CI – Centri commerciali inferiori; strutture commerciali di almeno 8 esercizi commerciali con le caratteristiche di cui alla lettera precedente, con superficie di vendita fino a 15.000 mq.;
i) G2 CS – Centri commerciali superiori: strutture commerciali di almeno 12 esercizi commerciali, con le caratteristiche di cui alla precedente lettera, con superficie maggiore di 15.000 mq. fino ad un massimo di 25.000 mq.;
l) G ACP – Centri commerciali costituiti da aggregazioni commerciali polifunzionali. Dette aggregazioni devono essere costituite da almeno 6 esercizi appartenenti alle grandi e medie strutture ad esercizi di vicinato, con singole superfici di vendita fino a mq. 2.500 per i comuni delle classi 4 e 5 e mq. 5.000 per i comuni delle classi 1, 2 e 3, nonché da attività produttive artigianali e di servizi. Ciò al fine di realizzare la modernizzazione e il recupero delle imprese esistenti secondo le finalità indicate alla lettera f) 1° comma articolo 6 del D.Lgs. n. 114/1998. Dette strutture debbono essere poste all’interno di una struttura funzionale unitaria avente servizi comuni, articolata lungo un percorso pedonale di accesso che consenta la diretta comunicazione tra i singoli esercizi.
2. Nei centri commerciali la superficie occupata dagli esercizi di vicinato non deve essere inferiore al 40% della superficie complessiva netta di vendita.
3. Le strutture commerciali di media e grande dimensione, con superficie maggiore di 1.500 mq., devono assicurare almeno un servizio igienico, ad uso della clientela, per cigni 1000 mq. di superficie di vendita, o frazione di essi superiore a 500 mq.
4. La superficie di vendita degli esercizi commerciali che trattano esclusivamente merci ingombranti delle quali il venditore non è in grado di effettuare la consegna immediata, come auto, mobili ed elettrodomestici, legnami, materiali per l’edilizia, è limitata alla dimensione massima degli esercizi di vicinato attribuendo la restante superficie a magazzino deposito o superficie espositiva. Il Comune rilascia, per dette tipologie, di esercizi, apposita autorizzazione nella quale è specificata la limitazione alla vendita dei prodotti indicati e potrà, inoltre, stabilire, negli strumenti comunali di intervento di cui al comma 1 dell’art. 13 della presente legge, contenuti limiti di superficie dei magazzini, depositi o superficie espositiva connessa, anche in maniera differenziata per le diverse zone di intervento comunale. Richieste di ampliamento merceologico o di superficie, oltre i limiti stabiliti dai comuni, vanno considerate come nuove aperture e trattate secondo le modalità connesse all’apertura di medie e grandi strutture di vendita.
5. Il divieto di effettuare la vendita all’ingrosso ed al dettaglio negli stessi locali, ai sensi di quanto stabilito dal comma 2 dell’art. 26 del D.Lgs. n. 114/1998, non si applica per la vendita, in maniera esclusiva o prevalente, dei seguenti prodotti:
- macchine, attrezzature e articoli tecnici per l’agricoltura, il commercio, l’industria e l’artigianato;
- materiale elettrico;
- colori o vernici, carte da parati;
- ferramenta ed utensileria;
- articoli per impianti idraulici a gas ed igienici;
- articoli per riscaldamento;
- strumenti scientifici e di misura;
- macchine per ufficio;
- auto, moto, cicli e relativi accessori e parti di ricambio;
- combustibili;
- materiale per l’edilizia;
- legnami.
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Art. 3
Programmazione regionale per l’insediamento delle grandi strutture di vendita.

1. La compatibilità territoriale delle grandi strutture di vendita è inoltre soggetta nel periodo di prima applicazione della presente legge regionale, ossia fino al 1° gennaio 2002, ai contingentamenti di superficie, determinati per le rispettive aree, contenuti nella specifica tabella di programmazione regionale per l’insediamento di dette strutture, di cui all’allegato C.
2. Successivamente, oltre il termine di cui al comma 1 del presente articolo, è determinato, con cadenza biennale, dalla Giunta regionale, su indicazione dell’Osservatorio regionale, previo parere della Commissione consiliare competente da rendersi entro 30 giorni, il nuovo contingente di superficie ammissibile per le strutture di vendita della grande distribuzione per ogni specifica area o ulteriore diversa zonizzazione che si reputi necessaria al fine di consentire un equilibrato sviluppo di tutte le forme distributive, salvaguardando il principio di libero accesso al mercato, gli interessi dei consumatori, i livelli occupazionali garantiti da tutte le imprese della distribuzione commerciale.
3. Il 20% delle disponibilità di cui all’allegato C, come risultante per le singole aree sovracomunali, è riservato, per le finalità e gli obiettivi di cui al punto f) dell’art. 6 del D.Lgs. n. 114/1998, alle iniziative degli organismi consortili delle piccole e medie imprese commerciali a condizione che, alla data di pubblicazione del citato decreto, le imprese risultino operare in dette aree. Tali iniziative, in quanto destinate al recupero e alla modernizzazione di tali imprese in strutture innovative, possono comprendere anche attività artigianali e di servizi. La superficie impegnata dalle predette piccole e medie imprese non deve, in ogni caso, risultare inferiore al 60% della superficie complessiva di vendita della nuova struttura (3).
4. Nelle aree sovracomunali di cui all’art. 1, nei limiti della superficie disponibile, di cui all’allegato C del presente articolo, e alle condizioni di cui all’art. 2 della presente legge, almeno 6 titolari di autorizzazioni amministrative rilasciate ai sensi dell’art. 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426, per tabelle non alimentari, possono richiedere l’apertura di strutture di vendita sotto forma di centro commerciale non alimentare. L’autorizzazione, purché la superficie di vendita non sia superiore alla somma delle superfici già precedentemente autorizzate, sarà concessa, previa Conferenza dei servizi, ove ricorrano tutte le condizioni previste dalla presente legge.
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(3) Vedi, al riguardo, la Delib.G.R. 21 dicembre 2001, n. 6955.


Art. 4
Caratteristiche qualitative minime delle grandi strutture di vendita di tipologia A/M.

1. Le grandi strutture di vendita al dettaglio A/M devono avere le seguenti caratteristiche qualitative minime:
a) Grande struttura di vendita G1 A/M – G1 E – G2 CQ:
a.1) Pubblico esercizio di somministrazione di bevande
a.2) Almeno un servizio igienico ad uso della clientela
a.3) Almeno un servizio igienico a disposizione dei portatori handicap
a.4) Servizi di pagamento bancomat.
b) Grande struttura di vendita G2 CI:
b.1) Pubblico esercizio di somministrazione bevande
b.2) Servizi di pagamento bancomat
b.3) Attività artigianali in numero di almeno 4 (parrucchiere, estetista, calzolaio, riparazioni, ecc.)
b.4) Servizi igienici ad uso della clientela in numero di 1 per ogni 1000 mq. di superficie di vendita
b.5) Servizi igienici a disposizione dei portatori di handicap.
c) Grande struttura di vendita G2 CS:
c.1) Spazi organizzati per intrattenimento bambini sotto sorveglianza
c.2) Pubblico esercizio di somministrazione alimenti
c.3) Pubblico esercizio di somministrazione bevande
c.4) Servizi di pagamento bancomat
c.5) Attività artigianali in numero di almeno 4 (parrucchiere, estetista, calzolaio, riparazione, ecc.)
c.6) Agenzia di viaggi e turismo
c.7) Servizi igienici ad uso della clientela in numero di 1 per ogni 1000 mq. di superficie di vendita
c.8) Servizi igienici a disposizione dei portatori di handicap.
2. Le licenze ed i permessi comunali connessi alle attività di cui al comma 1, sono rilasciate dai comuni anche in deroga ad eventuali parametri programmatori sia comunali che regionali.
3. Ai sensi della lettera g), comma 1, dell’art. 4 del decreto legislativo n. 114/1998, i centri commerciali costituiti da più esercizi in una struttura a destinazione specifica, che usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente, sono classificati come un’unica media o grande struttura. Le singole autorizzazioni commerciali o comunicazioni di inizio di attività discendono comunque da un unico provvedimento generale rilasciato, eventualmente, anche ad un soggetto promotore e possono essere scaglionate nel tempo.
4. Non sono da considerarsi centri commerciali l’insieme di singoli negozi allocati in edifici a prevalente destinazione abitativa o ad uffici, anche se collegati funzionalmente da percorsi pedonali comuni.
5. Il trasferimento di sede di una struttura commerciale fuori dal centro commerciale di cui alle tipologie individuate all’art. 2 della presente legge o autorizzati ai sensi della legge n. 426/1971, non è mai consentito.
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Art. 5
Criteri per il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita.

1. Il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita, di cui all’art. 9 del D.Lgs. n. 114/1998, secondo i procedimenti di cui all’art. 14 della presente legge, è subordinato al rispetto delle seguenti condizioni:
a) l’osservanza delle disposizioni in materia urbanistica fissate dal Comune e dalla Regione;
b) l’osservanza dei requisiti di compatibilità territoriale all’insediamento previsti dalle tabelle allegate alle presenti direttive relativamente ai contingenti fissati nelle zone per la rispettiva area sovracomunale di appartenenza;
c) l’osservanza dell’obbligo di localizzazione lungo assi viari di primaria importanza o in aree adiacenti dotate di adeguati raccordi stradali;
d) l’osservanza dei requisiti minimi previsti per la tipologia della struttura in esame;
e) l’osservanza di ogni altra condizione stabilita dalla presente legge.
2. Vanno valutate alla stregua di nuove strutture:
a) la realizzazione di una nuova struttura;
b) l’ampliamento dimensionale di una media struttura esistente oltre i valori massimi di superficie previsti per le medie strutture di vendita, in relazione alla classe del Comune in cui è localizzata;
c) l’ampliamento dimensionale di una grande struttura di vendita di categoria inferiore che comporti il superamento dei limiti dimensionali minimi previsti per le strutture di categoria superiore;
d) l’aggiunta merceologica di un intero settore, di cui all’art. 5, comma 1, del D.Lgs. n. 114/1998, precedentemente non autorizzato;
e) l’accorpamento di due o più esercizi commerciali in un’unica struttura di vendita;
f) la rilocalizzazione in un Comune diverso da quello in cui era autorizzata la preesistente struttura.
3. Le grandi strutture di vendita devono essere per almeno i due terzi della superficie autorizzata entro il termine di 18 mesi dalla data del rilascio. Il Comune può concedere una sola proroga fino ad un massimo di un anno nei casi di comprovata necessità.
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Art. 6
Parametri di parcheggio e compatibilità territoriali.

1. L’adeguamento ai parametri di parcheggio è richiesto nel caso di rilascio di nuova autorizzazione, di ampliamento della superficie di vendita.
2. L’adeguamento di cui al comma 1 non è previsto per il trasferimento, per nuove aperture o per ampliamenti a seguito di concentrazioni o accorpamenti che non superino il limite di soglia delle strutture di tipologia M1, fatta salva diversa specifica indicazione comunale.
3. Le aree di parcheggio devono essere realizzate in diretta contiguità fisica e funzionale con le relative strutture commerciali.
4. La realizzazione di accessi e uscite veicolari in rapporto alle aree destinate a parcheggio ed alla struttura deve essere volta ad evitare interferenze con il traffico delle primarie vie di comunicazione.
5. Per gli utenti fisicamente impediti devono essere rimosse le barriere architettoniche presenti.
6. Per l’insediamento nella rete a grandi strutture di vendita devono essere verificate le compatibilità territoriali di cui all’allegata tabella D.
7. Le strutture di media e grande distribuzione devono rispettare i parametri di parcheggio in rapporto alla classe demografica del Comune, fissati dalla tabella di cui all’allegato E.
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Art. 7
Criteri di priorità.

1. Tra più domande concorrenti, ossia pervenute in Comune e regolarmente documentate entro 30 giorni dalla presentazione della prima di esse, riguardo al rilascio dell’autorizzazione per medie o grandi strutture di vendita, ai sensi dell’art. 10, comma 2, del D.Lgs. n. 114/1998, è data priorità di valutazione alle domande accompagnate da richiesta di concentrazione e contestuale rinuncia, condizionata dall’accoglimento della nuova richiesta, ad una o più medie o grandi strutture di vendita, nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) tra le strutture di vendita a cui si rinuncia, almeno una deve risultare appartenente alla categoria dimensionale immediatamente inferiore a quella per la quale si richiede la nuova autorizzazione;
b) la somma delle superfici di vendita delle strutture a cui si rinuncia deve essere almeno pari alla superficie richiesta per la nuova struttura, distintamente per i due settori, alimentare ed extraalimentare.
2. Dette priorità possono essere fatte valere esclusivamente se:
a) la richiesta sia accompagnata da specifico impegno di reimpiego del personale;
b) trattandosi di strutture extraalimentari, la richiesta sia inoltrata da chi abbia partecipato a corsi di formazione, riconosciuti dalla Regione, o dimostri il possesso del requisito di adeguata qualificazione, ossia il possesso del diploma di laurea in economia e commercio o equipollente o del diploma di scuola media superiore conseguito presso un istituto tecnico commerciale o istituto di ragioneria o, infine da chi abbia conseguito una adeguata pratica commerciale per almeno due anni presso un esercizio commerciale al dettaglio o all’ingrosso in qualità di titolare, coadiutore o dipendente qualificato di livello non inferiore al III del Contratto collettivo nazionale di lavoro, con mansioni attinenti alla vendita e all’amministrazione.
3. Tra più domande concorrenti e vantanti titoli di priorità, così come tra le altre domande prive di detto titolo, è data priorità, nell’ordine, in funzione dei seguenti criteri:
a) rilocalizzazione nella medesima area sovracomunale omogenea, e, tra più domande, a quella che prevede una maggiore superficie da rilocalizzare;
b) inserimento nella struttura di altri operatori al dettaglio locali che trasferiscano la propria attività;
c) maggiore quantità di manodopera assorbita, con priorità di quella già precedentemente impiegata nel commercio;
d) titolarità di altre medie o grandi strutture di vendita nella Regione Campania;
e) impegno formalmente assunto all’adozione di un C.C.N.L.;
f) vetrina delle produzioni tipiche locali come artigianato, industria manifatturiera, prodotti agroalimentari.
4) I Centri commerciali individuati con la sigla G.A.C.P. e costituiti da aggregazioni formate per almeno l’80 per cento da aziende commerciali preesistenti sul mercato da almeno un anno e con sede nelle rispettive zone individuate dall’allegato A di cui all’art. 1 o con esse confinanti, costituite in consorzi o società aventi lo scopo d’incentivare il commercio e le attività degli associati mediante la creazione di «Centri di aggregazione commerciali», godono di deroga liberatoria rispetto ai contingenti di superficie per Aree funzionali di cui alla tabella riportata nell’allegato C.
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Art. 8
Ampliamento delle grandi strutture di vendita.

1. L’ampliamento delle grandi strutture di vendita è soggetto all’autorizzazione comunale, su conforme parere della conferenza dei servizi di cui all’art. 9, comma 3, del D.Lgs. n. 114/1998.
2. L’autorizzazione, di cui al comma 1, ai sensi del comma 3, art. 10, del D.Lgs. n. 114/1998, è concessa, fatto salvo il rispetto delle norme urbanistiche, igienico – sanitarie e di sicurezza, qualora concorrano tutte le seguenti condizioni:
a) l’ampliamento avvenga per concentrazione o accorpamento di servizi commerciali autorizzati ai sensi dell’art. 24 della legge n. 426/1971, per generi di largo e generale consumo, conteggiati per il valore di 150 mq. o 250 mq. ciascuno, a seconda della classe del Comune, o per la superficie effettiva se maggiore. Gli esercizi accorpati devono provenire dalla medesima area funzionale sovracomunale omogenea di cui al comma 1 dell’art. 1;
b) l’ampliamento delle grandi strutture di tipo G1 non deve superare i limiti massimali della tipologia stessa, in relazione al Comune dove è insediata la struttura;
c) la domanda di ampliamento sia corredata da impegno di reimpiego del personale già operante negli esercizi oggetto dell’accorpamento o della concentrazione;
d) qualora tutti o parte degli esercizi concentrati o accorpati non siano autorizzati per generi di largo e generale consumo, o la domanda non sia corredata da impegno di reimpiego del personale, l’autorizzazione all’ampliamento non costituisce atto dovuto e può essere concesso previa valutazione effettuata secondo apposita norma regolamentare comunale;
e) è sempre dovuto l’ampliamento del 30 per cento delle strutture di vendita di tipologia M1 e del 20 per cento delle M2, della superficie di vendita preesistente, nel rispetto degli indirizzi comunali, purché, in ogni caso, non vengano superati i limiti di superficie di vendita minimi previsti per la tipologia G1;
f) il rilascio dell’autorizzazione per l’ampliamento delle grandi strutture della tipologia G1, ivi compresa la trasformazione in centro commerciale di cui alla classificazione G2, è soggetto a valutazione da parte della conferenza dei servizi, in rapporto alla disponibilità di superficie autorizzabile nell’area sovracomunale omogenea in cui ricade la struttura.
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Art. 9
Aggiunta di settore merceologico.

1. L’aggiunta di un settore merceologico non autorizzato, dei due previsti dall’art. 5, comma 1, del D.Lgs. n. 114/1998, in una media o grande struttura di vendita esistente, è atto dovuto a condizione che non venga effettuata variazione della superficie di vendita complessiva.
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Art. 10
Trasferimento e rilocalizzazione delle grandi strutture di vendita.

1. Il trasferimento di sede di una grande struttura di vendita, nell’ambito del territorio comunale, è subordinato all’autorizzazione del Comune, previa valutazione da parte della Conferenza dei servizi di cui all’art. 9 del D.Lgs. n. 114/1998 sugli effetti sul tessuto commerciale, sulla viabilità ed altri aspetti di rilievo, a condizione che la nuova ubicazione prescelta risulti compatibile alle disposizioni regionali e locali in materia di urbanistica;
2. La rilocalizzazione di una grande struttura di vendita è ammessa, esclusivamente, nell’ambito della stessa area funzionale sovracomunale omogenea, con la stessa procedura di cui al comma 1.
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Art. 11
Procedure per il rilascio dell’autorizzazione per le grandi strutture di vendita.

1. Le domande di apertura delle grandi strutture di vendita vanno inoltrate al Comune competente corredate dalla documentazione necessaria per la valutazione, conformemente a quanto predisposto dalla Giunta regionale con l’allegato B.
2. Copia della domanda va inviata, contestualmente alla Giunta regionale, Settore sviluppo e promozione delle attività commerciali;
3. Il Comune, entro 30 giorni dal ricevimento della domanda, provvede ad integrare la documentazione allegata alla domanda, mediante la compilazione della apposita modulistica fornita dalla Regione, e ad inviare copia dell’intera documentazione al Settore sviluppo e promozione delle attività commerciali della Giunta regionale.
4. Il Comune, d’intesa con la Regione e la Provincia, indice la Conferenza dei servizi prevista dall’art. 9 del D.Lgs. n. 114/1998, fissandone lo svolgimento non oltre i 60 giorni decorrenti dall’invio alla Regione della documentazione a corredo dell’istanza.
5. Della data di indizione di detta Conferenza è resa, contestualmente, notizia ai comuni con termini ed alle organizzazioni dei consumatori e delle imprese più rappresentative in relazione al bacino di utenza dell’insediamento interessato, affinché possano esercitare le facoltà di cui all’art. 9, comma 4, del D.Lgs. n. 114/1998.
6. Decorsi 120 giorni dalla data di convocazione della Conferenza dei servizi senza che ne sia stato comunicato l’esito, le domande si intendono accolte se contenenti tutte le indicazioni previste e siano state debitamente corredate dall’istante di tutti gli allegati di sua spettanza.
7. Il rappresentante della Regione in seno alla Conferenza dei servizi è un dirigente designato di volta in volta dall’Assessore competente al ramo.
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Art. 12
Norme transitorie.

1. I nulla osta regionali rilasciati ai sensi degli artt. 26 e 27 della legge n. 426/1971 decadono trascorsi sei mesi dalla data di pubblicazione della presente legge regionale, qualora non sia già stata rilasciata l’autorizzazione amministrativa e non sia trascorso il termine di 12 mesi per l’attivazione della struttura, anche a partire dall’eventuale data di configurazione del silenzio assenso, ai sensi del comma 2, dell’art. 3 del D.P.R. 18 aprile 1994, n. 384, relativo al rilascio dell’autorizzazione amministrativa comunale.
2. Le superfici delle grandi strutture di vendita, attivate nei tempi di cui al comma 1, vanno in sottrazione dei contingenti fissati nell’allegato C per la relativa area di appartenenza.
3. È sospesa la presentazione delle richieste di nuove aperture relative a medie e grandi strutture di vendita per 180 giorni a partire dalla data di pubblicazione della presente legge regionale e, comunque, fino all’approvazione dello strumento di programmazione previsto dal D.Lgs. n. 114/1998 dal Comune interessato. Sono fatti salvi i casi previsti dal comma 5 dell’art. 16 della presente legge.
4. Tutte le richieste di nuove aperture per grandi strutture di vendita, giacenti in Regione alla data di approvazione della presente legge, sono da considerarsi decadute e quindi gli interessati possono ripresentarle ex novo presso i rispettivi comuni con le modalità stabilite dalla presente legge.
5. Tutte le richieste di ampliamento giacenti in Regione, pervenute dalla data di approvazione del D.L.gs. n. 114/1998 alla data di approvazione della presente legge, in corso di istruttoria, sono inviate ai comuni sedi del relativo insediamento affinché siano completate e decise nell’ambito di quanto stabilito dalla presente legge.
6. I contingenti fissati dalla tabella C, allegata alla presente legge, non si applicano alle grandi strutture di vendita al dettaglio che siano comprese in complessi oggetto di accordi di programma, già sottoscritti ed approvati alla data di pubblicazione del D.Lgs. n. 114/1998.
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Capo II – Ulteriori norme per il commercio al dettaglio
Art. 13
Direttive ai comuni.

1. I comuni, per effetto del D.Lgs. n. 114/1998 devono adeguare gli strumenti urbanistici generali e attuativi o i regolamenti di polizia locale, ai criteri e agli indirizzi di programmazione stabiliti dalla presente legge entro 180 giorni dalla pubblicazione della stessa sul Bollettino Ufficiale della Regione e devono provvedere a dotarsi dello specifico strumento di intervento per l’apparato distributivo, concernente gli esercizi di vicinato (4). Le medie strutture di vendita, i mercati per il commercio su aree pubbliche, nonché le localizzazioni delle grandi strutture di vendita, nel rispetto delle destinazioni d’uso delle aree e degli immobili stabilite dallo stesso strumento, che costituisce il piano di strumento integrato del P.R.G., sottoposto, dopo l’approvazione in Consiglio comunale, al visto di conformità regionale, da rilasciarsi entro 90 giorni, delle norme igienico sanitarie e di sicurezza, tenuto conto delle condizioni di salvaguardia della viabilità e del dettato delle direttive regionali, perseguendo le seguenti finalità:
a) realizzare interventi integrati di programmazione dell’apparato distributivo anche per singole aree del territorio, con particolare riferimento al centro storico, nell’ambito di progetti di valorizzazione del territorio ed in rapporto alle esigenze dei consumatori ed agli aspetti di viabilità, mobilità, arredo urbano, nonché agli specifici interventi di pedonalizzazione;
b) promuovere la valorizzazione delle aree periferiche attraverso la concentrazione delle attività commerciali mediante specifiche previsioni urbanistiche, nonché specifici piani di intervento globale di recupero e di rilancio di dette aree;
c) favorire la nascita di nuove iniziative attraverso la riconversione delle strutture distributive meno produttive, già esistenti sul territorio;
d) salvaguardare i valori artistici, culturali, storici ed ambientali locali, attraverso l’eventuale divieto di vendita di determinate merceologie, sempre che ciò non inibisca lo sviluppo del commercio e della libera concorrenza fra varie tipologie commerciali;
e) promuovere tutti gli interventi attuativi al fine dell’abbattimento delle barriere architettoniche nel rispetto della vigente normativa;
f) predisporre un efficiente sistema di monitoraggio della distribuzione commerciale locale in rapporto ad una proficua collaborazione con l’Osservatorio regionale;
2. Il Consiglio comunale, prima dell’approvazione degli strumenti di cui al comma 1, deve acquisire il parere obbligatorio ma non vincolante delle Associazioni dei consumatori e delle imprese del commercio.
3. L’autorizzazione comunale prevista dagli artt. 8 e 9 del D.Lgs. n. 114/1998 costituisce atto contestuale al rilascio delle concessioni edilizie relative agli insediamenti commerciali oggetto dell’autorizzazione. Pertanto, l’autorizzazione e la concessione edilizia vengono rilasciate in atto unico.
4. L’autorizzazione, di cui al comma 3, dovrà contenere tutti gli elementi di natura commerciale integrati dai contenuti urbanistici previsti dalle norme vigenti.
5. I comuni vicinori, in coordinamento con gli Enti locali, attuano apposite forme di consultazioni onde pervenire all’adozione di strumenti d’interventi integrati omogenei, tali strumenti omogenei rivestono particolare importanza per i comuni appartenenti ad una stessa isola ed all’area funzionale sovracomunale omogenea.
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(4) Vedi, anche, la Delib.G.R. 28 luglio 2000, n. 4192 con la quale, fra l’altro, è stato prorogato il termine anzidetto.


Art. 14
Criteri di programmazione urbanistica.

1. Le strutture di media e grande distribuzione possono essere realizzate solo su aree ricadenti in zone urbanistiche dichiarate espressamente compatibili con tale collocazione: tali aree dovranno avere adeguate infrastrutture, dimensionate in proporzione all’esercizio commerciale che vi si vuole localizzare. La localizzazione dovrà essere compatibile con l’assetto della viabilità e con i flussi di traffico; pertanto dovranno essere adeguatamente analizzati la rete infrastrutturale esistente e di progetto, la sua potenzialità, i fenomeni di gravitazione già esistenti nell’area.
2. All’interno delle zone omogenee di tipo A e B, secondo quanto disposto dal D.M. LL.PP. 2 aprile 1968, [n. 1444], è possibile prevedere norme che consentano cambi di destinazione d’uso di immobili esistenti, al fine di collocare attività commerciali e al fine di favorire l’ampliamento o il trasferimento di attività esistenti nella medesima zona.
3. All’interno delle zone omogenee di tipo A, B e C come definite dal D.M. LL.PP. 2 aprile 1968, [n. 1444], è possibile prevedere norme che consentano ampliamenti della cubatura esclusivamente per il recupero di locali esistenti situati sotto il piano stradale, al fine di collocare attività commerciali di piccola distribuzione o al fine di favorire l’ampliamento o il trasferimento di attività esistenti nella medesima zona.
4. Il rilascio di una concessione edilizia, anche in sanatoria, è contestuale al rilascio dell’autorizzazione commerciale, se prevista.
5. Tutti gli esercizi commerciali dovranno essere attivati in locali aventi conforme destinazione d’uso.
6. Tutti gli insediamenti commerciali dovranno essere ubicati su aree aventi conforme destinazione urbanistica, fatti salvi gli esercizi commerciali ubicati o da ubicare in immobili per i quali sia stata rilasciata concessione edilizia in sanatoria ai sensi della legge n. 47 del 1985 o legge n. 724 del 1994.
7. La disponibilità di spazi pubblici e di uso pubblico, in funzione delle diverse strutture di vendita, deve prevedere quantità minime di aree sistemate a verde, nel rispetto dei relativi regolamenti comunali.
8. Lo strumento di intervento, da approvare in Consiglio comunale, è costituito al minimo, dai seguenti elaborati:
a) planimetrie in scala non inferiore a 1:5.000 per le zone di compatibilità ed in centro storico;
b) normative di attuazione.
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Art. 15
Strumento comunale d’intervento per le medie strutture di vendita.

1. Per le medie strutture di vendita lo strumento comunale d’intervento determina il numero, e la merceologia delle strutture di nuova realizzazione secondo la classificazione operata dalle direttive regionali.
2. Disciplina, inoltre, l’apertura, l’ampliamento merceologico o di superficie, il trasferimento ed ogni altro aspetto non contemplato dal D.Lgs. n. 114/1998 o dalle presenti direttive regionali.
3. È comunque consentito il trasferimento, nonché l’ampliamento e l’apertura a seguito di accorpamento o concentrazione, della struttura di vendita di tipo M1, in tutto il territorio comunale, fatta salva la compatibilità alle specifiche norme urbanistiche vigenti.
4. Il rilascio di autorizzazioni all’apertura, trasferimento, ampliamento merceologico o di superficie, accorpamento di strutture di vendita di tipo M2 è sospeso fino all’approvazione sia dello specifico strumento comunale di intervento per le medie strutture di vendita, che degli interventi di valorizzazione del centro storico.
5. Tra più domande concorrenti per l’apertura di una media struttura di vendita hanno priorità, ai sensi dell’art. 10, comma 2, del D.Lgs. n. 114/1998, quelle che prevedono la concentrazione di almeno due preesistenti medie strutture di vendita che rispettino le seguenti condizioni:
a) la richiesta sia accompagnata da specifico impegno di reimpiego del personale;
b) se trattasi di struttura non alimentare, la richiesta sia inoltrata da chi abbia partecipato a corsi di formazione o comunque dimostri il possesso del requisito di adeguata qualificazione.
6. Il rilascio di autorizzazione all’apertura di una media struttura di vendita di tipo M1 non può essere negato, nel rispetto delle norme urbanistiche, ai sensi dell’art. 10, comma 3, del D.Lgs. n. 114/1998, qualora la stessa sia frutto di accorpamenti o concentrazioni di più esercizi autorizzati ai sensi della legge n. 426/1971, per generi di largo e generale consumo, esistenti da almeno un triennio e che la somma delle superfici cessate sia pari ad almeno il 70 per cento della superficie di vendita della nuova struttura, conteggiate per i rispettivi valori di 150 mq. o 250 mq. ciascuno entro i limiti demografici stabiliti dal D.Lgs. n. 114/1998 e che sia garantita l’assunzione di nuovo personale.
7. L’ampliamento di una media struttura di vendita, ai sensi dell’art. 10, comma 3, del D.Lgs. n. 114/1998, è concesso qualora concorrano tutte le seguenti condizioni:
a) l’ampliamento avvenga per concentrazione o accorpamento di esercizi commerciali, di generi di largo e generale consumo, già autorizzati ai sensi dell’art. 24 della legge n. 426/1971;
b) l’ampliamento non superi i limiti dimensionali massimi previsti per il tipo di media struttura M1 o M2 in relazione alla classe di appartenenza del Comune;
c) la domanda sia accompagnata da impegno di reimpiego di personale già operante negli esercizi commerciali da concentrare o accorpare.
8. Lo strumento comunale di intervento può determinare, nel rispetto dei criteri di programmazione urbanistica definiti all’art. 14, le condizioni di apertura di più medie strutture di vendita ubicate in uno stesso immobile, che utilizzino separatamente accessi, ingressi ed aree di parcheggio.
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Art. 16
Interventi comunali per la valorizzazione del centro storico.

1. Per la salvaguardia e la valorizzazione del centro storico, lo strumento comunale di intervento può delimitare tale area anche oltre l’individuazione puramente urbanistica e suddividerla in ulteriori fasce di intervento differenziato.
2. Detto strumento ha il compito di preservare, rilanciare e potenziare la funzione tipica del commercio nel centro storico ed il suo ruolo di polo primario e di aggregazione della vita sociale, attraverso la crescita e la diversificazione delle attività commerciali.
3. Per il conseguimento degli obiettivi esposti detto strumento può prevedere:
a) di sottoporre le comunicazioni di apertura degli esercizi di vicinato a specifiche procedure di valutazione di impatto, effettuata con riferimento all’apparato distributivo già esistente, al tessuto urbano, alla viabilità ed al traffico nonché al programma di qualificazione della rete commerciale, ed al traffico nonché al programma di qualificazione della rete commerciale, divulgate con analitica e chiara elencazione degli elementi necessari affinché gli interessati siano in grado di verificarne ed autocertificarne l’esito. Ai fini della presente disposizione sono equiparati a nuove aperture i trasferimenti da altra area funzionale omogenea.
b) disporre la temporanea intrasferibilità delle nuove attività sorte nel centro storico, per periodi non superiori a tre anni dal loro insediamento;
c) stabilire contenuti limiti di superficie minima e massima per categorie di esercizi la cui eccessiva presenza, nel centro storico, risulti di comprovato ostacolo al ricambio della rete distributiva;
d) individuare le aree degradate ed abbandonate, ovvero gli edifici non utilizzati, al fine della previsione di specifici interventi che favoriscano ed agevolino il loro riutilizzo a scopi commerciali ed il loro recupero alle funzioni urbane;
e) stabilire un vincolo di destinazione delle preesistenze storiche per specifiche tipologie di esercizi;
f) stabilire le caratteristiche morfologiche delle insegne e delle vetrine e gli elementi di arredo esterno, nonché il sistema di illuminazione esterna nei casi di nuova realizzazione o di modifica degli elementi preesistenti;
g) prevedere modalità di incentivazione per l’apertura di nuovi esercizi di vicinato, in particolare zone dello stesso centro storico, per quegli esercizi di tipologia analoga a quella dei preesistenti esercizi storici, con specifico rispetto di standard di arredo urbano;
h) prevedere forme di specializzazione merceologica sia per il comparto alimentare che non alimentare, in relazione a specifiche esigenze di caratterizzazione dei luoghi anche in rapporto alle esigenze determinate dai flussi turistici;
i) stabilire priorità o obblighi di contestualità di realizzazione di iniziative;
j) esonerare in tutto o in parte gli esercizi dall’obbligo della chiusura domenicale o festiva, e/o dall’obbligo della chiusura infrasettimanale;
k) esonerare in tutto o in parte gli esercizi dall’obbligo del rispetto dei periodi fissati per le vendite straordinarie o di liquidazione;
l) disciplinare l’eventuale apertura notturna degli esercizi.
dell’art. 10 del D.Lgs. n. 114/1998, per gli esercizi di vicinato un limite superiore pari a 150 mq., a prescindere dalla dimensione demografica dei comuni.
5. Decorso il termine dei 180 giorni per l’approvazione dello strumento di cui agli articoli da 13 a 17 senza che il Comune vi abbia provveduto, fino a quando detto strumento non venga approvato:
a) nessuna valutazione di impatto può essere effettuata, ai sensi dell’art. 10, comma 1, lettera c) del D.Lgs. n. 114/1998, salvo specifica e motivata deliberazione del Consiglio comunale.
6. I comuni possono disporre vincoli di carattere dimensionale, merceologico o tipologico agli insediamenti delle attività commerciali limitatamente alle aree o agli edifici aventi valore storico, archeologico, artistico ed ambientale, non ubicati nel centro storico, nei limiti esclusivamente necessari alle esigenze di tutela.
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Art. 17
Interventi integrati per i centri minori.

1. Ai sensi dell’art. 10, comma 1, lettera a), del D.Lgs. n. 114/1998, i comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, nonché i comuni ubicati sulle isole o appartenenti alle Comunità montane, devono dotarsi di uno specifico progetto di Intervento integrato di rivitalizzazione, anche commerciale, delle frazioni o di altre aree di interesse del proprio territorio aventi popolazione inferiore a 3.000 abitanti e poste in posizione isolata dal capoluogo comunale.
2. Nelle aree individuate in detto progetto possono essere previsti l’insediamento di centri polifunzionali di servizi.
3. Per centri polifunzionali di servizio si intendono uno o più esercizi commerciali cui si associano almeno altri due servizi tra quelli di seguito elencati:
a) sportelli o servizi decentrati dell’amministrazione comunale
b) ufficio postale, banca
c) sportelli e centri turistici di informazione, enti parco, pro – loco
d) centro di fotocopiature, servizio fax, collegamento internet
e) biglietterie, fermate autolinee, centri di prenotazione
f) esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande
g) impianti sportivi o ricreativi
h) strutture alberghiere
i) rivendita di tabacchi
j) rivendita di giornali e riviste.
4. Nei centri polifunzionali di servizi può essere disposta dal Comune l’esenzione dei tributi locali e le relative autorizzazioni vanno rilasciate in deroga ad eventuali parametri di programmazione sia comunali che regionali, va data comunque priorità ad operatori esistenti che intendono trasferire la loro attività.
5. I centri polifunzionali sono soggetti a convenzione che preveda, nel caso di trasferimento senza il consenso del Comune, la revoca delle autorizzazioni ottenute in deroga ed il recupero degli eventuali incentivi concessi.
6. In deroga a quanto stabilito i comuni appartenenti alla classe V possono istituire centri polifunzionali di servizi anche nel capoluogo comunale.
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Art. 18
Osservatorio regionale sulla rete commerciale.

1. In conformità a quanto stabilito nell’art. 6, comma 1, lettera g), del D.Lgs. n. 114/1998, la Regione assicura, avvalendosi della collaborazione dei comuni e delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, un sistema coordinato di monitoraggio riferito all’entità e all’efficienza della rete distributiva, attraverso la costituzione di apposito Osservatorio, al quale partecipano anche i rappresentanti degli Enti locali, delle organizzazioni dei consumatori, delle imprese di commercio e dei lavoratori dipendenti, coordinato da un Osservatorio nazionale costituito presso il Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato.
2. Detto Osservatorio regionale, presieduto dall’Assessore regionale al commercio o suo delegato, è costituito come di seguito indicato:
a) Il Coordinatore dell’area generale di coordinamento di sviluppo attività settore terziario della Giunta regionale;
b) Il Dirigente del settore sviluppo e promozione delle attività commerciali della Giunta regionale;
c) Il Dirigente del servizio programmazione rete commerciale della Giunta regionale;
d) Il Dirigente del settore urbanistica della Giunta regionale;
e) Il Dirigente del settore pianificazione e il dirigente dell’Ufficio piano della Giunta regionale;
f) Il Dirigente del settore statistica della Giunta regionale;
g) Un membro designato dall’Unione province della Campania;
h) Un membro per ogni Provincia designato dall’A.N.C.I. Campania;
i) Un membro designato dall’Unione camere di commercio della Campania;
j) Un membro per ogni Camera di commercio della Regione;
k) Tre membri designati dalle Associazioni dei consumatori;
l) Cinque membri designati dalle Associazioni delle aziende del sistema distributivo di cui:
n. 1 in rappresentanza della grande distribuzione,
n. 1 in rappresentanza della media distribuzione,
n. 2 in rappresentanza degli esercizi di vicinato,
n. 1 in rappresentanza degli operatori su aree pubbliche;
m) Tre membri designati dalle Associazioni della cooperazione di consumatori e dettaglianti;
n) Tre membri designati dalle Associazioni sindacali dei lavoratori dipendenti del commercio;
o) Due segretari designati dal Presidente dell’Osservatorio tra i funzionari del competente settore sviluppo e promozione delle attività commerciali.
3. L’Osservatorio regionale ha il compito di monitorare l’entità e l’efficienza della rete di vendita al fine di verificare la reale capacità della nuova disciplina in materia, introdotta dal D.Lgs. n. 114/1998 orientato a favorire una maggiore liberalizzazione del settore, la programmazione gestita dagli Enti locali, il pluralismo delle diverse tipologie distributive e il riconoscimento al servizio commercio di caratteristiche peculiari in relazione ai diversi ambiti territoriali.
4. L’Osservatorio regionale, nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale su proposta dell’Assessorato al commercio, sulla base anche delle indicazioni e degli indirizzi dell’Osservatorio nazionale, predispone una banca dati relativa ai dati di tipo statistico e documentario.
5. L’Osservatorio ha sede presso gli uffici della Giunta regionale, Settore sviluppo e promozione delle attività commerciali. Ai componenti esterni nonché ai componenti di cui alla lettera o), del precedente comma 2, spetta un rimborso spese forfettario nella misura di £. 150.000 per ogni seduta, per un massimo di 15 sedute all’anno.
6. Per le spese di funzionamento dell’Osservatorio, comprese quelle relative alle attrezzature ed alla produzione di documentazioni, si fa fronte, per l’anno 1999 sul capitolo 4302 dello stato di previsione della spesa di bilancio, alla cui denominazione è aggiunto "spese per l’osservatorio".
7. Agli oneri per gli anni successivi, si farà fronte con gli appositi stanziamenti di bilancio, la cui entità sarà determinata con le successive leggi di bilancio, utilizzando quota parte delle risorse assegnate alla Regione ai sensi degli artt. 8 e 9 della legge n. 281/1940.
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Art. 19
Orari di vendita.

1. Ai sensi dell’art. 12, comma 3, del D.Lgs. n. 114/1998, viene stabilito che tutti i comuni costieri della Regione Campania hanno rilevanza turistica.
2. Il periodo di massimo afflusso turistico è fissato dal 1° maggio al 30 settembre. In tale periodo, ai sensi del comma 1 dell’art. 12 del D.Lgs. n. 114/1998, gli esercenti determinano liberamente gli orari di apertura e di chiusura e possono derogare all’obbligo di chiusura domenicale e festiva.
3. Oltre a quanto previsto dal comma 5 dell’art. 11 del D.Lgs. n. 114/1998, il Comune può individuare ulteriori periodi di deroga per esigenze legate a fattori turistici e culturali. Per tali periodi il Comune individua le specifiche aree del territorio interessate direttamente dai fenomeni turistici e culturali, avendo particolare riguardo alle zone del centro storico previa concertazione con i rappresentanti delle organizzazioni delle imprese del commercio, dei lavoratori dipendenti e dei consumatori, maggiormente rappresentanti a livello provinciale.
4. La individuazione di ulteriori periodi, oltre al periodo turistico individuato tra il 1° maggio e il 30 settembre, e delle aree oggetto di ulteriori deroghe, è sottoposta dal Comune alla concertazione degli organismi di cui al precedente comma e può essere attuata previo riconoscimento della Giunta regionale.
5. Sono confermati gli elenchi e i periodi di riconoscimento dell’economia turistica per tutti i comuni di cui ai precedenti atti in materia assunti con deliberazione di Giunta regionale.
6. Per tutti i comuni compresi nell’area funzionale sovracomunale 4 è riconosciuta l’economia turistica per l’intero anno.
7. I comuni potranno avanzare richiesta di riconoscimento dell’economia turistica o di città d’arte alla Giunta regionale con le modalità e nei termini fissati dalla stessa.
8. In ogni caso va fatto salvo il diritto dell’operatore alle tredici ore di apertura giornaliera.
9. È consentita la vendita domenicale e festiva di paste alimentari fresche, latticini freschi e pesce fresco in tutto il territorio regionale per gli esercizi di tipologia esclusiva o comunque prevalente.
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Art. 20
Vendite promozionali, di liquidazione e di fine stagione.

1. Ai sensi dell’articolo 15 del decreto legislativo n. 114/1998, le vendite di liquidazione sono quelle effettuate dall’esercente al fine di esitare in breve tempo tutte le proprie merci, a seguito di cessazione dell’attività commerciale, cessione dell’azienda, trasferimento dell’azienda in altro locale, trasformazione o rinnovo per un periodo non eccedente le sei settimane, elevato a tredici settimane nei casi di cessione, trasferimento, cessazione o chiusura dell’azienda previa comunicazione al comune dei dati e degli elementi comprovanti tali fatti.
2. L’interessato dà comunicazione al Comune dell’inizio della vendita di liquidazione almeno 15 giorni prima dell’inizio, specificando i motivi, la data di inizio e la durata.
3. Il Comune verifica la realizzazione di quanto dichiarato dall’interessato in relazione alle disposizioni di cui al comma 2 e, in caso di inadempienza, applica le sanzioni previste dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (5).
4. Le vendite di fine stagione riguardano i prodotti di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non sono venduti entro un certo periodo di tempo.
5. Le vendite di fine stagione sono effettuate in periodi e con modalità stabiliti ogni anno dall’Assessore regionale al commercio almeno quaranta giorni prima della data di inizio delle vendite, sentite le organizzazioni rappresentative dei consumatori e delle imprese del commercio.
6. Per il periodo estivo dell’anno 2003 la data di inizio delle vendite di fine stagione è fissata per il 10 luglio.
7. Le vendite straordinarie di cui ai commi da 1 a 6 dell’articolo 15 del decreto legislativo n. 114/1998, ad esclusione delle vendite di liquidazione per cessazione dell’attività, non sono effettuate nel mese di dicembre e nei quaranta giorni antecedenti e successivi alle date ufficiali di inizio e fine delle vendite di fine stagione (6).
8. L’effettuazione delle vendite promozionali è preceduta da comunicazioni al comune di residenza dell’azienda, con lettera raccomandata in carta libera, almeno dieci giorni prima della data di inizio della vendita stessa.
9. Le vendite promozionali hanno una durata massima di quattro settimane.
10. I prezzi delle merci, durante l’effettuazione delle vendite promozionali, sono indicati a norma del comma 12.
11. Le vendite di liquidazione e le vendite di fine stagione sono presentate al pubblico con adeguati cartelli che ne indicano la esatta dicitura.
12. Le merci in vendita sono esposte con l’indicazione del prezzo praticato prima della vendita di liquidazione o di fine stagione e del nuovo prezzo con relativo sconto o ribasso effettuato espresso in percentuale.
13. Durante il periodo delle vendite sopraindicate è possibile mettere in vendita solo le merci già presenti nei locali di pertinenza del punto vendita. È fatto divieto di rifornimento di ulteriori merci sia acquistate che in conto deposito.
14. Le violazioni al presente articolo sono sanzionate ai sensi del decreto legislativo n. 114/1998, articolo 22, comma 3.
15. Le disposizioni relative alle vendite promozionali di cui al presente articolo sono riferite al settore extralimentare specializzato (7) (8).
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(5) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, L.R. 15 dicembre 2004, n. 12. Il testo originario era così formulato: «3. Dopo la conclusione delle vendite il Comune verifica la realizzazione di quanto dichiarato dall’interessato e, se trattasi di esercizio soggetto ad autorizzazione, provvede d’ufficio alla revoca dell’autorizzazione amministrativa.».
(6) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 2, L.R. 15 dicembre 2004, n. 12. Il testo originario era così formulato: «7. Le vendite straordinarie di cui ai commi da 1 a 7 dell’articolo 15 del decreto legislativo n. 114/1998, ad esclusione delle vendite di liquidazione per cessazione dell’attività, non sono effettuate nel mese di dicembre e nei quaranta giorni antecedenti e successivi alle date ufficiali di inizio e fine delle vendite di fine stagione.».
(7) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 3, L.R. 15 dicembre 2004, n. 12.
(8) Articolo così sostituito dall’art. 1, L.R. 4 luglio 2003, n. 13, poi così modificato come indicato nelle note che precedono. Il testo originario era così formulato: «Art. 20. Vendita di liquidazione e vendita di fine stagione. 1. Ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. n. 114/1998, le vendite di liquidazione sono quelle effettuate dall’esercente al fine di esitare in breve tempo tutte le proprie merci, a seguito di cessazione dell’attività commerciale, cessione dell’azienda, trasferimento dell’azienda in altro locale, trasformazione o rinnovo per un periodo non eccedente le sei settimane, elevato a tredici settimane nei casi di cessione, trasferimento, cessazione o chiusura dell’azienda previa comunicazione al Comune dei dati e degli elementi comprovanti tali fatti.
2. L’interessato dà comunicazione al Comune dell’inizio della vendita di liquidazione almeno 15 giorni prima dell’inizio, specificando i motivi, la data di inizio e la durata.
3. Dopo la conclusione delle vendite il Comune verifica la realizzazione di quanto dichiarato dall’interessato e, se trattasi di esercizio soggetto ad autorizzazione, provvede d’ufficio alla revoca dell’autorizzazione amministrativa.
4. Per vendita di fine stagione si intendono forme di vendita che riguardano i prodotti di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo. Esse possono essere effettuate solo in due periodi dell’anno: dal 20 gennaio al 13 marzo e dal 20 luglio al 10 settembre.
5. Le vendite di liquidazione e le vendite di fine stagione devono essere presentate al pubblico con adeguati cartelli che ne indicano la esatta dicitura.
6. Le merci in vendita devono essere esposte con l’indicazione del prezzo praticato prima della vendita di liquidazione o di fine stagione e del nuovo prezzo con relativo sconto o ribasso effettuato espresso in percentuale.
7. Durante il periodo delle vendite sopraindicate è possibile mettere in vendita solo le merci già presenti nei locali di pertinenza del punto vendita. È fatto divieto di rifornimento di ulteriori merci sia acquistate che in conto deposito.».


Art. 21
Centri di assistenza tecnica (9).

1. La Regione autorizza, in attuazione del comma 1 dell’art. 23 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, i Centri di assistenza tecnica alle imprese commerciali costituiti, anche in forma consortile, dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore a livello provinciale e da altri soggetti interessati e comunque senza scopo di lucro.
2. Ai fini dell’autorizzazione regionale i Centri di assistenza tecnica devono svolgere le attività di cui al comma 2 dell’art. 23 del D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, anche a favore delle imprese non iscritte ad associazioni di categoria.
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(9) Con Delib.G.R. 29 maggio 2001, n. 2458, integrata con Delib.G.R. 5 ottobre 2001, n. 4643, sono stati definiti i criteri e i requisiti per l’istituzione dei centri di assistenza tecnica.


Art. 22
Formazione professionale.

1. La Giunta regionale, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e per gli anni successivi con il Piano annuale di formazione professionale, su proposta dell’Assessorato alla formazione professionale e dell’Assessore al commercio approverà:
a) i programmi dei corsi di formazione professionale per il commercio relativo al settore alimentare;
b) i programmi di corsi specifici di aggiornamento finalizzati ad elevare il livello professionale o riqualificare gli operatori in attività;
2. Detti corsi professionali avranno per oggetto materie tecnico – economiche attinenti il commercio, la salute e la sicurezza dei consumatori, l’informazione, la conservazione, la trasformazione e la manipolazione degli alimenti.
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Capo III – Criteri di attuazione del titolo x del D.Lgs. n. 114/1998 e direttive generali per il commercio su aree pubbliche
Art. 23
Finalità.

1. I criteri e le direttive regionali perseguono le seguenti finalità:
a) garantire una presenza del commercio su aree pubbliche rispondente alle esigenze dei consumatori con mercati giornalieri o periodici dimensionati e ubicati in modo tale da garantire al consumatore la possibilità di scelta in un ambito concorrenziale;
b) assicurare che gli insediamenti del commercio su aree pubbliche in sede fissa, o l’esercizio dell’attività in forma itinerante, siano integrati nel modo migliore possibile con altre forme distributive ed eventualmente, con altri servizi e attrezzature, e siano coerenti con un ordinato assetto urbano e rispettino le esigenza di carattere igienico – sanitario;
c) far si che lo svolgimento del commercio su aree pubbliche avvenga di norma entro mercati organizzati e ubicati in sede propria ed attrezzata;
d) favorire la pedonalizzazione delle aree urbane in cui si svolgono i mercati al fine di evitare fenomeni di congestione del traffico veicolare.
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Art. 24
Rilevazione della situazione del commercio su aree pubbliche.

1. I comuni, annualmente, con l’ausilio della modulistica predisposta dalla Regione, devono provvedere ad effettuare:
a) la rilevazione delle autorizzazioni in essere rilasciate dal Comune, distinte per tipo, settore merceologico e caratteristiche ubicazionali;
b) l’indicazione dei mercati, fiere e sagre esistenti nel territorio comunale specificando per ciascuno la relativa periodicità, l’organico dei posteggi, la planimetria;
c) la rilevazione del numero dei posteggi, distinti, là dove è previsto dall’atto istitutivo, per settore alimentare ed extraalimentare, la superficie e le caratteristiche urbanistiche dell’area occupata, nonché le altre caratteristiche come impianti, attrezzature, etcetera.
2. La rilevazione dovrà essere obbligatoriamente condotta attraverso schede conformi ai modelli predisposti dal Servizio programmazione commerciale della Giunta regionale, onde consentire alla Regione la più rapida elaborazione e rappresentazione globale dei dati su scala territoriale.
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Art. 25
Atti predisposti dai comuni.

1. Gli atti predisposti dai comuni in materia di commercio su aree pubbliche devono prevedere:
a) norme sull’esercizio del commercio su aree pubbliche, sia a posto fisso che in forma itinerante nel rispetto delle presenti direttive regionali;
b) disciplina urbanistica per le aree attrezzate, con posteggi in concessione e coordinamento con gli strumenti urbanistici generali e particolareggiati;
c) indicazione delle zone nelle quali non può essere esercitato il commercio su aree pubbliche in forma itinerante e di quelle sulle quali tale forma di commercio è soggetta a particolari limitazioni;
d) individuazione degli spazi relativi alla vendita da parte dei produttori agricoli.
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Art. 26
Regolamento per il commercio su aree pubbliche.

1. I comuni sono tenuti ad adottare, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, un regolamento che disciplini l’esercizio del commercio su aree pubbliche in conformità alle presenti direttive ed alle disposizioni di legge e regolamentari. Il regolamento deve, tra l’altro, contenere:
a) le modalità di svolgimento del commercio itinerante;
b) le modalità di svolgimento del commercio su aree pubbliche a posto fisso, esplicitando, tra l’altro:
1) la tipologia del mercato o fiera locale (mercato rionale, mercato periodico, fiera – mercato o sagra);
2) gli estremi degli atti istituzionali di conferma o di nuova istituzione del mercato;
3) le giornate e gli orari di svolgimento;
4) le modalità di eventuale sospensione del mercato o fiera locale, ai sensi e con le modalità previste dalle presenti direttive;
5) il richiamo della localizzazione, della configurazione e dell’articolazione del mercato, ossia la specifica planimetria dell’area con indicazione della tipologia di ogni singolo posteggio;
6) le modalità di accesso degli operatori e la sistemazione delle attrezzature di vendita;
7) descrizione della circolazione pedonale e veicolare e ubicazione dei parcheggi;
8) modalità di tenuta e consultazione del ruolino di mercato, ossia della pianta organica con indicati i dati di assegnazione di ogni concessione, il settore merceologico, la superficie assegnata e la data di scadenza;
9) modalità di assegnazione dei posteggi temporanei (ruolino di spunta);
10) richiamo delle modalità di pagamento delle varie tasse e tributi comunali relativi allo smaltimento dei rifiuti solidi e al canone per la concessione del posteggio;
11) richiamo dei criteri per il rilascio, la sospensione, la scadenza e la rinuncia dell’atto di concessione del posteggio:
12) definizione di corrette modalità di vendita e pubblicità dei prezzi;
13) definizione delle sanzioni pecuniarie accessorie;
14) composizione della eventuale commissione di mercato, le cui finalità sono esclusivamente di carattere informativo, consultivo e propositivo tra operatori e amministrazione comunale;
15) richiamo delle modalità di subingresso;
16) richiamo delle norme igienico sanitarie per la vendita di generi alimentari;
17) modalità di registrazione delle assenze;
18) richiamo dei criteri per l’assegnazione dei posteggi riservati ai produttori agricoli, nonché modalità di accesso degli stessi produttori;
19) richiamo delle modalità di esercizio dell’attività sulle aree demaniali marittime;
20) le comunicazioni che i commercianti su aree pubbliche devono effettuare al Comune anche in relazione a quanto stabilito nelle presenti direttive.
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Art. 27
Rilascio delle autorizzazioni di tipo A.

1. Le autorizzazioni per il commercio su aree pubbliche sono rilasciate per i settori merceologici previsti dalla normativa nazionale.
2. Ai fini del rilascio di autorizzazioni di tipo A, ossia mediante l’utilizzo decennale di un posteggio che abilita anche all’esercizio in forma itinerante nell’ambito del territorio regionale: i comuni sede di posteggio devono far pervenire alla Regione, settore sviluppo e promozione delle attività commerciali, entro il 30 luglio di ogni anno, il numero dei posteggi resisi disponibili nei mercati periodici, compresi quelli stagionali, specificandone la periodicità, il numero identificativo, la superficie ed eventualmente l’appartenenza al settore alimentare o extralimentare o la specifica tipologia se trattasi di mercato specialistico e se prevista nell’atto istitutivo del mercato a cui si riferiscono.
3. Entro 45 giorni la Regione rende pubblico sul Bollettino Ufficiale della Regione l’elenco dei posteggi disponibili, nonché il modello del bando a cui i comuni devono uniformarsi.
4. Entro 20 giorni dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione dello specifico Bando comunale, gli operatori devono trasmettere per raccomandata le domande di partecipazione ai bandi ai comuni sede di posteggi. I comuni sedi di posteggio espleteranno i bandi provvedendo, in conformità ai criteri di assegnazione, alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione della relativa graduatoria contenente l’elenco dei nominativi degli aventi diritto e delle eventuali riserve agli idonei.
5. Il Comune sede di posteggio provvederà sulla base del provvedimento di assegnazione dei posteggi a rilasciare la relativa autorizzazione, dandone notizia al Comune di residenza dell’operatore ai fini della gestione di uno specifico archivio che consente il controllo di tutta l’attività di ogni singolo operatore e delle eventuali modifiche della stessa.
6. L’operatore ha facoltà di chiedere che gli siano rilasciati tanti provvedimenti autorizzatori per quanti sono i posteggi concedibili.
7. La validità e gli effetti giuridici della concessione del posteggio sono tassativamente subordinati alla annotazione e al rilascio del titolo autorizzatorio da parte del Comune competente e non può essere ceduta, a nessun titolo, disgiuntamente dall’autorizzazione.
8. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, i comuni, in cui localizzati i posteggi, convertono d’ufficio in autorizzazioni di cui all’art. 28 comma 1, lett. a), del D.Lgs. n. 114/1998 le autorizzazioni e le relative concessioni già rilasciate agli operatori su posteggi in base alla normativa preesistente.
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Art. 28
Rilascio delle autorizzazioni di tipo B.

1. Al rilascio di nuove autorizzazioni per il commercio su aree pubbliche di tipo B, ossia itineranti su tutto il territorio nazionale, provvede il Comune di residenza dell’operatore.
2. Uno stesso operatore può essere in possesso di una sola autorizzazione di tipo B.
3. La nuova autorizzazione di tipo B, nei casi di subingresso, viene rilasciata al subentrante dal Comune di residenza dello stesso.
4. Le richieste pervenute in Regione dal 1° gennaio 1999 verranno inviate al Comune di residenza del richiedente o al Comune capoluogo di Regione, all’uopo delegato, per i residenti al di fuori del territorio regionale, per essere istruite e decise ai sensi della presente normativa.
5. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, i comuni competenti convertono d’ufficio in nuove autorizzazioni di cui all’art. 28, comma 1, lett. b, del D.Lgs. n. 114/1998 le relative autorizzazioni già rilasciate ai sensi della normativa preesistente.
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Art. 29
Modificazioni del contenuto merceologico della autorizzazione.

1. La modificazione dell’autorizzazione relativamente al numero o ai settori merceologici è assentita, dal Comune che ha in carico la stessa, previa verifica del possesso dei requisiti soggettivi da parte dell’operatore richiedente.
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Art. 30
Cambiamento di residenza degli operatori su aree pubbliche.

1. In caso di trasferimento di residenza dell’operatore, al Comune di nuova residenza vanno trasmessi tutti i dati concernenti l’operatore connessi all’archivio di cui al comma 5 dell’art. 27 della presente legge.
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Art. 31
Tasse regionali e comunali.

1. Sono abolite tutte le tasse di rilascio e di rinnovo delle autorizzazioni, sia regionali che comunali.
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Art. 32
Norme sull’esercizio dell’attività.

1. L’esercizio del commercio su aree pubbliche è subordinato al rispetto delle condizioni e delle modalità stabilite dal Consiglio comunale nel rispetto dei criteri fissati dalle presenti direttive.
2. Nella propria deliberazione il Comune individua le zone aventi valore archeologico, storico, artistico ed ambientale nelle quali l’esercizio del commercio su aree pubbliche è vietato o sottoposto a particolari restrizioni ai fini della salvaguardia delle zone predette.
3. Possono essere stabiliti divieti e limitazioni all’esercizio anche per comprovati motivi di viabilità, di carattere igienico – sanitario, o di pubblica sicurezza.
4. È vietato porre limitazioni e divieti per l’esercizio dell’attività, disciplinata dalle presenti direttive, al fine di creare zone di rispetto e tutela della posizione degli operatori in sede fissa.
5. L’operatore commerciale su aree pubbliche che esercita l’attività in forma itinerante, deve esercitare la stessa al di fuori delle aree di mercato e ad una distanza minima di 500 metri dalle stesse.
6. Gli stessi possono sostare nelle aree appositamente predisposte nei modi e nei tempi previsti dal regolamento comunale. L’autorizzazione deve essere esibita ad ogni richiesta degli organi di vigilanza. L’operatore commerciale su aree pubbliche può farsi sostituire, nell’esercizio dell’attività, esclusivamente da chi sia in possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del D.Lgs. n. 114/1998, salvo il caso di sostituzione momentanea per la quale può essere delegato anche un soggetto privo dei requisiti prescritti, purché socio familiare coadiuvante o dipendente.
7. È vietata qualsiasi discriminazione connessa al rilascio delle autorizzazioni o all’espletamento dell’attività in relazione a nazionalità, sesso, religione, Regione, Provincia o Comune di provenienza.
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Art. 33
Autorizzazioni stagionali.

1. Le autorizzazioni stagionali sono rilasciate dal Sindaco del Comune di residenza dell’operatore, riferite ad un periodo di tempo, anche frazionato, non inferiore a sessanta e non superiore a centottanta giorni, che può comprendere anche periodi di anni diversi, nel rispetto delle modalità stabilite dalla presente normativa.
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Art. 34
Adempimenti per l’inizio dell’attività.

1. I commercianti su aree pubbliche al fine del rilascio dell’autorizzazione devono comprovare anche mediante autocertificazione, per i casi previsti dalla vigente normativa in materia, ai comuni di competenza il possesso dei requisiti soggettivi previsti di cui all’art. 5 del D.Lgs. n. 114/1998.
2. I comuni provvedono ad annotare i dati necessari sull’autorizzazione.
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Art. 35
Definizione, ubicazione e organico dei mercati.

1. Ai fini dell’applicazione della presente legge, per mercato si intende la concentrazione di una pluralità di posteggi compresi quelli connessi a produttori diretti, ubicati su spazio pubblico o privato appositamente attrezzato per la vendita al dettaglio di merci varie e si svolge nei limiti di spazio e nel giorno fissato così come stabilito nella deliberazione istitutiva.
2. I mercati sono distinti in:
a) mercati giornalieri nei quali operano esercizi delle merceologie alimentari e non alimentari;
b) mercati giornalieri specializzati in particolari merceologie;
c) mercati con periodicità non giornaliera;
d) mercati con periodicità non giornaliera specializzati in particolari merceologie;
e) fiere – mercato specializzate di oggetti usati, anticherie, opere d’arte di pittura e scultura, collezionismo, hobbismo e affini, fumetti, libri, stampe, fiori, piante ed affini, animali;
3. La definizione delle aree di mercato devono tener conto:
a) delle previsioni contenute negli strumenti urbanistici vigenti, attesa la validità decennale del posteggio;
b) delle norme in materia di viabilità;
c) delle limitazioni e dei divieti posti a tutela delle aree aventi valore archeologico, storico, artistico e ambientale;
d) delle prescrizioni di carattere igienico e sanitario;
e) di altro motivo di pubblico interesse;
f) sagre.
4. Per i mercati non specializzati devono essere previste due zone distinte riservate rispettivamente ai venditori di generi alimentari ed ai venditori di generi non alimentari.
5. Il Comune provvede a dotare la zona adibita alla vendita di generi alimentari di strutture igienicamente idonee.
6. Apposite aree di mercato devono essere riservate ai produttori diretti.
7. Il Comune dovrà esprimere opportune indagini per verificare che i produttori diretti vendano esclusivamente merci di propria produzione.
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Art. 36
Istituzione di un mercato.

1. Nel rispetto dell’art. 6, comma 3 e dell’art. 28, comma 13 del D.Lgs. n. 114/1998, la Regione definisce i criteri generali ai quali i comuni devono attenersi per la determinazione delle aree e del numero dei posteggi da destinare allo svolgimento dell’attività nel caso di istituzione di nuovi mercati, ivi compresi quelli destinati a merceologie esclusive. Nelle norme dell’adozione di tali criteri, i comuni possono procedere secondo le disposizioni dei successivi commi del presente articolo.
2. L’istituzione di un mercato è disposta con deliberazione del Consiglio comunale, previa consultazione delle organizzazioni dei consumatori delle imprese del commercio, maggiormente rappresentate a livello regionale.
3. Nella deliberazione debbono essere indicati:
a) l’ubicazione del mercato e la sua periodicità;
b) l’organico dei posteggi;
c) il numero dei posteggi riservati ai coltivatori diretti;
d) le attrezzature pubbliche, i servizi comunali e le disposizioni di cui al presente articolo.
4. La deliberazione del Consiglio comunale deve essere trasmessa alla Giunta regionale, settore sviluppo e promozione delle attività commerciali.
5. Qualora più soggetti, purché operatori su aree pubbliche, riunite in consorzio o società consortile, mettano a disposizione del Comune un’area mercatale, essa può essere destinata a tale attività, se compatibile con le destinazioni urbanistiche, ed i soggetti stessi hanno diritto alle rispettive concessioni di posteggio.
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Art. 37
Ampliamento e mutamento della periodicità dei mercati.

1. Per l’ampliamento ed il numero della periodicità, nel senso di aumento di frequenza dei giorni di mercato, di mercati esistenti, si applicano le stesse norme previste per la istituzione dei nuovi mercati.
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Art. 38
Modificazione dei mercati.

1. Il trasferimento di un mercato nell’ambito del territorio comunale, la modifica della composizione dell’organico, la diminuzione del numero dei posteggi, la diminuzione della periodicità nonché la variazione del giorno in cui si effettua il mercato, sono deliberati dal Consiglio comunale con le stesse modalità previste per l’istituzione di nuovi mercati.
2. La diminuzione dei posteggi, la modifica della composizione dell’organico e la diminuzione della periodicità possono essere proposte sulla base di documentata diminuzione della domanda dei consumatori.
3. La eventuale sospensione per i rilevanti motivi di carattere igienico sanitario deve riguardare esclusivamente il settore alimentare, consentendo che il settore non alimentare possa continuare l’attività secondo calendario, con preventiva informativa alla Commissione di mercato.
4. La sospensione ad horas del mercato può essere disposta dal Sindaco in caso di comprovate esigenze di ordine pubblico, igienico – sanitario o in caso di calamità naturali.
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Art. 39
Dimensioni, attrezzature e parcheggi.

1. Le dimensioni globali delle aree occupate dai mercati di ogni tipo esclusi i parcheggi, devono essere tali da consentire all’operatore una adeguata esposizione delle merci oggetto dell’attività.
2. Le corsie di passaggio fra le installazioni degli esercizi dei nuovi mercati non potranno essere inferiori a metri 2,50.
3. I posteggi devono avere una superficie utile da poter essere utilizzati anche dagli automezzi attrezzati con punti di vendita.
4. Tra un posteggio e l’altro dovrà essere previsto uno spazio divisorio nella misura compresa tra m. 0,50 e m. 1,00 e dovrà essere lasciato sempre libero da cose e attrezzature.
5. L’eventuale tendone a copertura del banco deve essere situato ad una altezza minima del suolo di m. 2 misurati nella parte più bassa.
6. L’istituzione dei nuovi mercati giornalieri o periodici è condizionata dalla realizzazione di adeguati impianti e servizi con carattere di particolare funzionalità e stabilità per quelli giornalieri, in ottemperanza a quanto disposto dalle vigenti norme sanitarie emanate dal competente Ministero.
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Art. 40
Mercati domenicali e festivi.

1. È consentito lo svolgimento di mercati nei giorni domenicali e festivi ai:
a) mercati che al momento dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 114/1998 venivano già svolti in detti giorni e quindi possono continuare la loro attività con le modalità già previste;
b) fiere – mercato caratterizzate da una determinata specializzazione merceologica, di cui alla lettera a) dell’art. 35 della presente legge, istituita dai comuni stessi.
2. Durante lo svolgimento dei mercati di cui alle lettere a) e b) del presente articolo è consentito agli operatori al dettaglio, diversi dai commercianti su aree pubbliche, di tenere aperti gli esercizi.
3. Sono fatte salve comunque le deroghe alla chiusura domenicale e festiva stabilite dalle vigenti norme statali e regionali in materia di orari per gli esercizi commerciali.
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Art. 41
Criteri per la concessione e la revoca dei posteggi.

1. La concessione dei posteggi ha validità decennale e può essere tacitamente rinnovata.
2. L’assegnazione dei posteggi disponibili deve avvenire mediante bando di gara.
3. Le domande sono inviate direttamente al Sindaco del Comune sede di posteggio, mediante raccomandata, con le modalità e nei termini stabiliti dagli avvisi pubblici.
4. Le assegnazioni sono fatte in base a graduatoria delle domande secondo i seguenti criteri di priorità:
a) richieste di posteggio aggiuntivo da parte di soggetti già titolari di autorizzazioni di tipo A all’esercizio del commercio su aree pubbliche, purché il numero complessivo dei posteggi non superi le sette unità;
b) in subordine al precedente criterio, maggior numero di presenze effettive cumulate dall’operatore nel mercato oggetto del bando, così come risulta dalla documentazione agli atti del Comune;
In ulteriore subordine progressivo:
c) anzianità di rilascio della autorizzazione amministrativa;
d) anzianità della iscrizione al registro delle imprese;
e) numero familiari a carico;
f) anzianità del richiedente;
g) presenza nel nucleo familiare di portatore di handicap.
5. L’operatore che, a seguito di partecipazione a più bandi di concorso, risulti assegnatario di un numero di posteggi eccedente i limiti prefissati di cui alla lettera a) del comma 4 del presente articolo, deve effettuare specifica opzione, presentando rinuncia dei posteggi in eccedenza ai comuni sede di detti posteggi, prima del rilascio del titolo di concessione.
6. I comuni sede di posteggio per i quali è stata effettuata la rinuncia assegneranno gli stessi agli operatori aventi titolo o alle eventuali riserve degli idonei secondo l’ordine della relativa graduatoria.
7. Le concessioni dei posteggi ai coltivatori diretti, ai mezzadri e ai coloni, i quali intendono esercitare nelle aree appositamente previste nei mercati periodici, sono effettuate dai comuni sede di mercato secondo quanto stabilito dal regolamento del mercato stesso.
8. Nell’assegnazione dei posteggi in mercati di nuova istituzione le priorità di cui ai precedenti commi vanno applicate limitatamente al 50 per cento dei posteggi disponibili. Il rimanente 50 per cento va riservato:
a) la metà ad operatori con un numero di concessioni di posteggio complessivamente possedute minori di tre, con priorità determinata in misura inversamente proporzionale al numero di posteggi posseduti ed in subordine secondo le lettere c), d), e), f), g) del comma 4 del presente articolo;
b) la rimanente metà ad operatori completamente sprovvisti di concessione di posteggio con priorità secondo i precedenti commi.
9. Il Comune può autorizzare lo scambio di posteggi fra operatori nell’ambito dello stesso mercato ed esclusivamente per posteggi localizzati nello stesso settore merceologico, può altresì consentire il cambio di posteggio con uno disponibile e non ancora comunicato alla Regione ai fini della pubblicazione dei bandi di concorso.
10. In caso di richieste concorrenti verrà applicato il criterio di priorità all’uopo previsto nel regolamento comunale di mercato.
11. Le aree su cui si svolgono fiere, fiere – mercato o sagre devono essere distinte dalle aree in cui si svolgono i mercati periodici o giornalieri. Le assegnazioni dei posteggi sono stabilite dal Sindaco in base ai criteri stabiliti nel provvedimento d’istituzione.
12. I posteggi liberi non ancora oggetto di bando e quelli non occupati temporaneamente dai titolari della relativa concessione sono assegnati giornalmente ai soggetti legittimi ad esercitare il commercio su aree pubbliche che vantino il più alto numero di presenze nel mercato di cui trattasi.
13. Nelle fiere – mercato specializzate di cui alla lettera a) del comma 2, art. 35, della presente legge, i comuni, nel relativo provvedimento d’istituzione, possono riservare posteggi ad artigiani nonché ai soggetti che intendono esporre e/o vendere opere di pittura, scultura, di grafica ed oggetti di antichità o di interesse storico o archeologico. Possono, inoltre, partecipare a dette manifestazioni i soggetti che non esercitano l’attività commerciale in modo professionale, ma vendono beni ai consumatori in modo del tutto sporadico ed occasionale.
14. In occasione di fiere – mercato o sagre o di altre riunioni straordinarie di persone, il Comune può concedere autorizzazioni temporanee.
15. La conservazione del posteggio in caso di assenza è regolata secondo i limiti stabiliti dal comma 4, lett. b dell’art. 29 del D.Lgs. n. 114/1998.
16. Per la revoca e/o decadenza del posteggio si applica quanto previsto dall’articolo 29 del D.Lgs. n. 114/1998.
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Art. 42
Trasmissione della concessione dei posteggi.

1. La concessione dei posteggi è strettamente personale. Il trasferimento della autorizzazione, consentito solo se avviene con la cessione dell’azienda in proprietà, comporta anche il passaggio della concessione dei posteggi al subentrante.
2. Il subentrante in possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del D.Lgs. n. 114/1998 deve comunicare l’avvenuto subingresso entro sei mesi, pena la decadenza del diritto di esercitare l’attività del dante causa, salvo proroga di ulteriori 30 giorni in caso di comprovata necessità.
3. Il subentrante per causa di morte ha comunque la facoltà di continuare provvisoriamente l’attività fino alla regolarizzazione prescritta dal comma precedente, fermo restando il rispetto dei termini di decadenza indicati da detto comma.
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Art. 43
Schedario delle imprese che esercitano il commercio su aree pubbliche.

1. I comuni sono obbligati a tenere uno schedario cartaceo o su supporto magnetico dal quale risultino, per ogni autorizzazione in carico:
a) nome, cognome, domicilio, numero di codice fiscale e di partita iva del titolare dell’autorizzazione;
b) numero e tipologia dell’autorizzazione;
c) numero di iscrizione nel registro delle imprese presso la Camera di commercio competente;
d) estremi della concessione dei posteggi, nonché l’ubicazione, la periodicità, il numero identificativo e la superficie;
e) settori merceologici autorizzati.
2. Su tale schedario dovranno essere riportati tutti gli eventi riguardanti l’autorizzazione ed i posteggi (subingresso, cambiamenti di residenza del titolare, sospensione, revoche, decadenza, altre variazioni).
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Art. 44
Comunicazioni alla Regione.

1. Entro il 30 luglio di ogni anno, i comuni sono tenuti a trasmettere alla Regione, settore sviluppo e promozione delle attività commerciali, i dati sulle autorizzazioni rilasciate.
2. La Regione si riserva di predisporre modelli sui quali i comuni dovranno riportare i dati delle rilevazioni annuali.
3. I comuni devono, infine, inviare al settore sviluppo e promozione delle attività commerciali, entro il 30 novembre di ogni anno le notizie relative alle fiere – mercato o sagre, ai sensi dell’art. 7 della L.R. 4 aprile 1995, n. 11, per l’inserimento delle stesse nel calendario regionale.
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Art. 45
Sanzioni.

1. Le sanzioni amministrative sono applicate dal Comune ove si è verificata l’infrazione, secondo quanto previsto dall’art. 29 del D.Lgs. n. 114/1998.
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Art. 46
Indirizzi per la definizione dei canoni per la concessione del posteggio.

1. I canoni minimi e massimi delle tasse di posteggio applicabili dai comuni in relazione alla classe di appartenenza sono fissati come segue:

CLASSE 
INTERVALLI (Lire) 
100-150 al mq. per giornata 
II 
80-130 al mq. per giornata 
III 
60-110 al mq. per giornata 
IV 
40-90 al mq. per giornata 
20-70 al mq. per giornata 

2. Detta tassa potrà essere applicata solo da quei comuni i quali abbiano dotato le aree di quelle infrastrutture e servizi di beni essenziali, quali: asfaltatura o pavimentazione, allacciamenti elettrici, idrici e fognari, servizi e parcheggi ai sensi di quanto stabilito dalla presente normativa.
3. I limiti della tassa di posteggio relativi al mq. annuo sono ricavabili da quelli giornalieri moltiplicati per 40 settimane e per sette giorni per gli operatori che occupano permanentemente il suolo pubblico, per il numero di giornate di mercati per gli operatori titolari di posteggi nei mercati periodici.
4. I comuni, nell’ambito dei limiti minimi e massimi sopra indicati, possono graduare nel tempo il previsto incremento della tassa di posteggio. Inoltre il livello di detta tassa potrà essere differenziato nell’ambito del territorio comunale per tener conto delle diverse tipologie di mercato. Analoga differenziazione può essere prevista a seconda della stagionalità dell’attività di mercato e dell’esistenza o meno di consistenti flussi turistici.
5. I canoni di cui al comma 1 sono sottoposti a revisione triennale della Giunta regionale.
6. I comuni possono istituire forme di abbonamento per un minimo di 40 settimane annue, il cui importo medio per giornata di frequenze non potrà comunque scendere al di sotto dell’aliquota minima stabilita per il Comune interessato.
7. I comuni possono disporre la esenzione completa o parziale dei tributi locali nell’interesse dei consumatori mediante l’incentivazione della presenza del commercio su aree pubbliche.
8. L’elenco dei comuni compresi in ciascuna delle 5 classi è quello determinato dalla Delib.G.R. 7 luglio 1996, n. 6858 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione 16 settembre 1996, n. 58.
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Capo IV – Norme finali
Art. 47
Attività promozionali della Regione.

1. La Regione Campania assume iniziative di promozione del comparto commerciale, con particolare riguardo:
a) allo sviluppo dell’innovazione ed all’introduzione di sistemi di controllo di qualità;
b) di consorzi costituiti fra operatori commerciali al dettaglio;
c) al commercio elettronico;
d) alle problematiche connesse al mercato ed alla moneta unica europea;
e) alla valorizzazione delle produzioni tipiche regionali.
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Art. 48
Rinvio al regolamento.

1. Oltre a quanto previsto dalla presente legge, il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, adotta norme regolamentari concernenti gli aspetti operativi e di disciplina delle attività di vendita.
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Art. 49
Provvedimenti sostitutivi regionali (10).

1. Al fine di assicurare gli adempimenti previsti dall’art. 6 del D.Lgs. n. 114/1998, in casi di inerzia dei comuni, la Giunta regionale nomina un Commissario ad acta individuato tra il proprio personale dirigente.
2. Il Commissario si sostituisce, per gli effetti di cui al comma 1, agli organi dell’amministrazione comunale fino all’emanazione dei necessari provvedimenti.
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(10) Vedi, anche, la Delib.G.R. 28 luglio 2000, n. 4192.


Art. 50
Disposizioni finali.

1. Sono abrogate la legge regionale 4 aprile 1995, n. 10 e la Delib.C.R. 19 dicembre 1996, n. 141/8.
2. La presente legge è dichiarata urgente, ai sensi e per gli effetti del secondo comma dell’art. 127 della Costituzione ed entra in vigore dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania.
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Allegato A di cui all’art. 1
ELENCO DEI 551 COMUNI DELLA REGIONE CAMPANIA CON INDICAZIONE DELLA APPARTENENZA ALLA RELATIVA AREA FUNZIONALE SOVRACOMUNALE OMOGENEA
area 
Zona 
Provincia 
Comune 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  ACERRA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  AFRAGOLA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  ARZANO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  AVERSA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  BACOLI 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CAIVANO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CALVIZZANO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CARDITO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  CARINARO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  CASAL DI PRINCIPE 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CASALNUOVO DI NAPOLI 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  CASALUCE 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CASANDRINO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  CASAPESENNA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CASAVATORE 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CASORIA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CERCOLA 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  CESA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  CRISPANO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  ERCOLANO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  FRATTAMAGGIORE 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  FRATTAMINORE 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  FRIGNANO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  GIUGLIANO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  GRICIGNANO DI AVERSA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  GRUMO NEVANO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  LUSCIANO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  MARANO DI NAPOLI 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  MASSA DI SOMMA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  MELITO DI NAPOLI 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  MONTE DI PROCIDA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  MUGNANO DI NAPOLI 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  NAPOLI 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  ORTA DI ATELLA 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  PARETE 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  POLLENA TROCCHIA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  PORTICI 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  POZZUOLI 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  QUALIANO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  QUARTO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  S. ANASTASIA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  S. ANTIMO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  S. ARPINO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  S. CIPRIANO D’AVERSA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  S. GIORGIO A CREMANO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  S. MARCELLINO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  S. SEBASTIANO AL VESUVIO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  SUCCIVO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  TEVEROLA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  TORRE DEL GRECO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  TRENTOLA – DUCENTA 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  VILLARICCA 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  VILLA DI BRIANO 
Area Metropolitana di Napoli  CASERTA  VILLA LITERNO 
Area Metropolitana di Napoli  NAPOLI  VOLLA 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   ANGRI 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI   BOSCOREALE 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI   BOSCOTRECASE 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   BRACIGLIANO 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI   CASOLA DI NAPOLI 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   CASTEL SAN GIORGIO 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI   CASTELLAMMARE DI STABIA 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   CORBARA 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI   GRAGNANO 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI   LETTERE 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO  NOCERA INFERIORE 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO  NOCERA SUPERIORE 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   PAGANI 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI  PIMONTE 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI  POMPEI 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   ROCCAPIEMONTE 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI   S. ANTONIO ABATE 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   S. EGIDIO DEL MONTE ALBINO 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI   S. MARIA LA CARITÀ 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   S. MARZANO SUL SARNO 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   S. VALENTINO TORIO 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   SARNO 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   SCAFATI 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  SALERNO   SIANO 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI  TORRE ANNUNZIATA 
Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese  NAPOLI  TRECASE 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  AVELLA 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  BAIANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  BRUSCIANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  CAMPOSANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  CARBONARA DI NOLA 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  CASAMARCIANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  CASTELLO DI CISTERNA 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  CICCIANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  CIMITILE 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  COMIZIANO 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  DOMICELLA 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  LAURO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  LIVERI 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  MARIGLIANELLA 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  MARIGLIANO 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  MARZANO DI NOLA 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  MOSCHIANO 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  MUGNANO DEL CARDINALE 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  NOLA 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  OTTAVIANO 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  PAGO DEL VALLO DI LAURO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  PALMA CAMPANIA 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  POGGIOMARINO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  POMIGLIANO D’ARCO 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  QUADRELLE 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  QUINDICI 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  ROCCARAINOLA 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  S. GENNARO VESUVIANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  S. GIUSEPPE VESUVIANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  S. PAOLO BEL SITO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  S. VITALIANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  SAVIANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  SCISCIANO 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  SIRIGNANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  SOMMA VESUVIANA 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  SPERONE 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  STRIANO 
Area Nolano – Vesuviana  AVELLINO  TAURANO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  TERZIGNO 
Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  TUFINO 

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Area Nolano – Vesuviana  NAPOLI  VISCIANO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  AGEROLA 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  AMALFI 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  ANACAPRI 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  ATRANI 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  BARANO D’ISCHIA 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  CAPRI 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  CASAMICCIOLA TERME 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  CETARA 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  CONCA DEI MARINI 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  FORIO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  FURORE 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  ISCHIA 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  LACCO AMENO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  MAIORI 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  MASSA LUBRENSE 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  META 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  MINORI 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  PIANO DI SORRENTO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  POSITANO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  PRAIANO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  PROCIDA 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  RAVELLO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  S. AGNELLO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  SCALA 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  SERRARA FONTANA 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  SORRENTO 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  TRAMONTI 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  NAPOLI  VICO EQUENSE 
Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole  SALERNO  VIETRI SUL MARE 
Area Casertana  CASERTA  ALVIGNANO 
Area Casertana  CASERTA  ARIENZO 
Area Casertana  CASERTA  BELLONA 
Area Casertana  CASERTA  CAIAZZO 
Area Casertana  CASERTA  CALVI RISORTA 
Area Casertana  CASERTA  CAMIGLIANO 
Area Casertana  CASERTA  CANCELLO ED ARNONE 
Area Casertana  CASERTA  CAPODRISE 
Area Casertana  CASERTA  CAPUA 
Area Casertana  CASERTA  CARINOLA 
Area Casertana  CASERTA  CASAGIOVE 
Area Casertana  CASERTA  CASAPULLA 
Area Casertana  CASERTA  CASERTA 
Area Casertana  CASERTA  CASTEL CAMPAGNANO 
Area Casertana  CASERTA  CASTEL DI SASSO 
Area Casertana  CASERTA  CASTEL MORRONE 
Area Casertana  CASERTA  CASTEL VOLTURNO 
Area Casertana  CASERTA  CELLOLE 
Area Casertana  CASERTA  CERVINO 
Area Casertana  CASERTA  CURTI 
Area Casertana  CASERTA  DRAGONI 
Area Casertana  BENEVENTO  DUGENTA 
Area Casertana  BENEVENTO  DURAZZANO 
Area Casertana  CASERTA  FALCIANO DEL MASSICO 
Area Casertana  CASERTA  FORMICOLA 
Area Casertana  CASERTA  FRANCOLISE 
Area Casertana  CASERTA  GIANO VETUSTO 
Area Casertana  CASERTA  GRAZZANISE 
Area Casertana  CASERTA  LIBERI 
Area Casertana  BENEVENTO  LIMATOLA 
Area Casertana  CASERTA  MACERATA CAMPANIA 
Area Casertana  CASERTA  MADDALONI 
Area Casertana  CASERTA  MARCIANISE 
Area Casertana  CASERTA  MONDRAGONE 
Area Casertana  CASERTA  PASTORANO 
Area Casertana  CASERTA  PIANA DI MONTE VERNA 
Area Casertana  CASERTA  PIGNATARO MAGGIORE 
Area Casertana  CASERTA  PONTELATONE 
Area Casertana  CASERTA  PORTICO DI CASERTA 
Area Casertana  CASERTA  RECALE 
Area Casertana  CASERTA  RUVIANO 
Area Casertana  CASERTA  S. FELICE A CANCELLO 
Area Casertana  CASERTA  S. MARCO EVANGELISTA 
Area Casertana  CASERTA  S. MARIA A VICO 
Area Casertana  CASERTA  S. MARIA CAPUA VETERE 
Area Casertana  CASERTA  S. MARIA LA FOSSA 
Area Casertana  CASERTA  S. NICOLA LA STRADA 
Area Casertana  CASERTA  S. PRISCO 
Area Casertana  CASERTA  S. TAMMARO 
Area Casertana  CASERTA  SESSA AURUNCA 
Area Casertana  CASERTA  SPARANISE 
Area Casertana  CASERTA  VALLE DI MADDALONI 
Area Casertana  CASERTA  VITULAZIO 
Area alto Casertano  CASERTA  AILANO 
Area alto Casertano  CASERTA  ALIFE 
Area alto Casertano  CASERTA  BAIA E LATINA 
Area alto Casertano  CASERTA  CAIANELLO 
Area alto Casertano  CASERTA  CAPRIATI A VOLTURNO 
Area alto Casertano  CASERTA  CASTELLO DEL MATESE 
Area alto Casertano  CASERTA  CIORLANO 
Area alto Casertano  CASERTA  CONCA DELLA CAMPANIA 
Area alto Casertano  CASERTA  FONTEGRECA 
Area alto Casertano  CASERTA  GALLO MATESE 
Area alto Casertano  CASERTA  GALLUCCIO 
Area alto Casertano  CASERTA  GIOIA SANNITICA 
Area alto Casertano  CASERTA  LETINO 
Area alto Casertano  CASERTA  MARZANO APPIO 
Area alto Casertano  CASERTA  MIGNANO MONTE LUNGO 
Area alto Casertano  CASERTA  PIEDIMONTE MATESE 
Area alto Casertano  CASERTA  PIETRAMELARA 
Area alto Casertano  CASERTA  PIETRAVAIRANO 
Area alto Casertano  CASERTA  PRATA SANNITA 
Area alto Casertano  CASERTA  PRATELLA 
Area alto Casertano  CASERTA  PRESENZANO 
Area alto Casertano  CASERTA  RAVISCANINA 
Area alto Casertano  CASERTA  RIARDO 
Area alto Casertano  CASERTA  ROCCA D’EVANDRO 
Area alto Casertano  CASERTA  ROCCAMONFINA 
Area alto Casertano  CASERTA  ROCCAROMANA 
Area alto Casertano  CASERTA  ROCCHETTA E CROCE 
Area alto Casertano  CASERTA  S. ANGELO D’ALIFE 
Area alto Casertano  CASERTA  S. GREGORIO MATESE 
Area alto Casertano  CASERTA  S. PIETRO INFINE 
Area alto Casertano  CASERTA  S. POTITO SANNITICO 
Area alto Casertano  CASERTA  TEANO 
Area alto Casertano  CASERTA  TORA E PICCILLI 
Area alto Casertano  CASERTA  VAIRANO PATENORA 
Area alto Casertano  CASERTA  VALLE AGRICOLA 

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Area Beneventana  BENEVENTO  AIROLA 
Area Beneventana  BENEVENTO  AMOROSI 
Area Beneventana  BENEVENTO  APICE 
Area Beneventana  BENEVENTO  APOLLOSA 
Area Beneventana  BENEVENTO  ARPAIA 
Area Beneventana  BENEVENTO  ARPAISE 
Area Beneventana  BENEVENTO  BASELICE 
Area Beneventana  BENEVENTO  BENEVENTO 
Area Beneventana  BENEVENTO  BONEA 
Area Beneventana  BENEVENTO  BUCCIANO 
Area Beneventana  BENEVENTO  BUONALBERGO 
Area Beneventana  BENEVENTO  CALVI 
Area Beneventana  BENEVENTO  CAMPOLATTARO 
Area Beneventana  BENEVENTO  CAMPOLI DEL MONTE TABURNO 
Area Beneventana  BENEVENTO  CASALDUNI 
Area Beneventana  BENEVENTO  CASTELPAGANO 
Area Beneventana  BENEVENTO  CASTELPOTO 
Area Beneventana  BENEVENTO  CASTELVENERE 
Area Beneventana  BENEVENTO  CASTELVETERE IN VAL FORTORE 
Area Beneventana  BENEVENTO  CAUTANO 
Area Beneventana  BENEVENTO  CEPPALONI 
Area Beneventana  BENEVENTO  CERRETO SANNITA 
Area Beneventana  AVELLINO  CERVINARA 
Area Beneventana  AVELLINO  CHIANCHE 
Area Beneventana  BENEVENTO  CIRCELLO 
Area Beneventana  BENEVENTO  COLLE SANNITA 
Area Beneventana  BENEVENTO  CUSANO MUTRI 
Area Beneventana  BENEVENTO  FAICCHIO 
Area Beneventana  BENEVENTO  FOGLIANISE 
Area Beneventana  BENEVENTO  FOIANO DI VAL FORTORE 
Area Beneventana  BENEVENTO  FORCHIA 
Area Beneventana  BENEVENTO  FRAGNETO L’ABATE 
Area Beneventana  BENEVENTO  FRAGNETO MONFORTE 
Area Beneventana  BENEVENTO  FRASSO TELESINO 
Area Beneventana  BENEVENTO  GUARDIA SANFRAMONDI 
Area Beneventana  BENEVENTO  MELIZZANO 
Area Beneventana  BENEVENTO  MOIANO 
Area Beneventana  BENEVENTO  MOLINARA 
Area Beneventana  BENEVENTO  MONTEFALCONE DI VAL FORTORE 
Area Beneventana  BENEVENTO  MONTESARCHIO 
Area Beneventana  BENEVENTO  MORCONE 
Area Beneventana  BENEVENTO  PADULI 
Area Beneventana  BENEVENTO  PAGO VEIANO 
Area Beneventana  BENEVENTO  PANNARANO 
Area Beneventana  BENEVENTO  PAOLISI 
Area Beneventana  BENEVENTO  PAUPISI 
Area Beneventana  BENEVENTO  PESCO SANNITA 
Area Beneventana  AVELLINO  PETRURO IRPINO 
Area Beneventana  AVELLINO  PIETRADEFUSI 
Area Beneventana  BENEVENTO  PIETRATOJA 
Area Beneventana  BENEVENTO  PIETRELCINA 
Area Beneventana  BENEVENTO  PONTE 
Area Beneventana  BENEVENTO  PONTELANDOLFO 
Area Beneventana  BENEVENTO  PUGLIANELLO 
Area Beneventana  BENEVENTO  REINO 
Area Beneventana  AVELLINO  ROCCABASCERANA 
Area Beneventana  AVELLINO  ROTONDI 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. AGATA DE’ GOTI 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. ANGELO A CUPOLO 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. ARCANGELO TRIMONTE 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. BARTOLOMEO IN GALDO 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. CROCE DEL SANNIO 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. GIORGIO DEL SANNIO 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. GIORGIO LA MOLARA 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. LEUCIO DEL SANNIO 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. LORENZELLO 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. LORENZO MAGGIORE 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. LUPO 
Area Beneventana  BENEVENTO  SASSINORO 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. MARCO DEI CAVOTI 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. MARTINO SANNITA 
Area Beneventana  AVELLINO  S. MARTINO VALLE CAUDINA 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. NAZZARO 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. NICOLA MANFREDI 
Area Beneventana  BENEVENTO  S. SALVATORE TELESINO 
Area Beneventana  BENEVENTO  SOLOPACA 
Area Beneventana  BENEVENTO  TELESE 
Area Beneventana  BENEVENTO  TOCCO CAUDIO 
Area Beneventana  BENEVENTO  TORRECUSO 
Area Beneventana  AVELLINO  TORRIONI 
Area Beneventana  BENEVENTO  VITULANO 
Area Avellinese   AVELLINO  AIELLO DEL SABATO 
Area Avellinese   AVELLINO  ALTAVILLA IRPINA 
Area Avellinese   AVELLINO  ATRIPALDA 
Area Avellinese   AVELLINO  AVELLINO 
Area Avellinese   AVELLINO  CANDIDA 
Area Avellinese   AVELLINO  CAPRIGLIA IRPINA 
Area Avellinese   AVELLINO  CASTELFRANCI 
Area Avellinese   AVELLINO  CASTELVETERE SUL CALORE 
Area Avellinese   AVELLINO  CESINALI 
Area Avellinese   AVELLINO  CHIUSANO DI S. DOMENICO 
Area Avellinese   AVELLINO  CONTRADA 
Area Avellinese   AVELLINO  FORINO 
Area Avellinese   AVELLINO  GROTTOLELLA 
Area Avellinese   AVELLINO  LAPIO 
Area Avellinese   AVELLINO  LUOGOSANO 
Area Avellinese   AVELLINO  MANOCALZATI 
Area Avellinese   AVELLINO  MERCOGLIANO 
Area Avellinese   AVELLINO  MONTEFALCIONE 
Area Avellinese   AVELLINO  MONTEFORTE IRPINO 
Area Avellinese   AVELLINO  MONTEFREDANE 
Area Avellinese   AVELLINO  MONTEFUSCO 
Area Avellinese   AVELLINO  MONTEMARANO 
Area Avellinese   AVELLINO  MONTEMILETTO 
Area Avellinese   AVELLINO  MONTORO INFERIORE 
Area Avellinese   AVELLINO  MONTORO SUPERIORE 
Area Avellinese   AVELLINO  NUSCO 
Area Avellinese   AVELLINO  OSPEDALETTO D’ALPINOLO 
Area Avellinese   AVELLINO  PAROLISE 
Area Avellinese   AVELLINO  PIETRASTORNINA 
Area Avellinese   AVELLINO  PRATA DI PRINCIPATO ULTRA 
Area Avellinese   AVELLINO  PRATOLA SERRA 
Area Avellinese   AVELLINO  S. ANGELO A SCALA 
Area Avellinese   AVELLINO  S. LUCIA DI SERINO 
Area Avellinese   AVELLINO  S. MANCO SUL CALORE 
Area Avellinese   AVELLINO  S. MICHELE DI SERINO 
Area Avellinese   AVELLINO  S. PAOLINA 
Area Avellinese   AVELLINO  S. POTITO ULTRA 
Area Avellinese   AVELLINO  S. STEFANO DEL SOLE 
Area Avellinese   AVELLINO  SALZA IRPINO 
Area Avellinese   AVELLINO  SERINO 
Area Avellinese   AVELLINO  SOLOFRA 
Area Avellinese   AVELLINO  SORBO SERPICO 
Area Avellinese   AVELLINO  SUMMONTE 
Area Avellinese   AVELLINO  TORRE LE NOCELLE 
Area Avellinese   AVELLINO  TUFO 
Area Avellinese   AVELLINO  VENTICANO 
Area Avellinese   AVELLINO  VOLTURARA IRPINA 

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Alta Irpinia  AVELLINO  ANDRETTA 
Alta Irpinia  AVELLINO  AQUILONIA 
Alta Irpinia  AVELLINO  BAGNOLI IRPINO 
Alta Irpinia  AVELLINO  BISACCIA 
Alta Irpinia  AVELLINO  CAIRANO 
Alta Irpinia  AVELLINO  CALITRI 
Alta Irpinia  AVELLINO  CASSANO IRPINO 
Alta Irpinia  AVELLINO  CONZA DELLA CAMPANIA 
Alta Irpinia  AVELLINO  GUARDIA LOMBARDI 
Alta Irpinia  AVELLINO  LACEDONIA 
Alta Irpinia  AVELLINO  LIONI 
Alta Irpinia  AVELLINO  MONTELLA 
Alta Irpinia  AVELLINO  MONTEVERDE 
Alta Irpinia  AVELLINO  MORRA DE SANCTIS 
Alta Irpinia  AVELLINO  ROCCA SAN FELICE 
Alta Irpinia  AVELLINO  S. ANDREA DI CONZA 
Alta Irpinia  AVELLINO  S. ANGELO DEI LOMBARDI 
Alta Irpinia  AVELLINO  TEORA 
Alta Irpinia  AVELLINO  TORELLA DEI LOMBARDI 
10 
Area Salernitana  SALERNO  BARONISSI 
10 
Area Salernitana  SALERNO  CALVANICO 
10 
Area Salernitana  SALERNO  CASTIGLIONE DEL GENOVESI 
10 
Area Salernitana  SALERNO  CAVA DE’ TIRRENI 
10 
Area Salernitana  SALERNO  FISCIANO 
10 
Area Salernitana  SALERNO  GIFFONI SEI CASALI 
10 
Area Salernitana  SALERNO  GIFFONI VALLE PIANA 
10 
Area Salernitana  SALERNO  MERCATO S. SEVERINO 
10 
Area Salernitana  SALERNO  PELLEZZANO 
10 
Area Salernitana  SALERNO  PONTECAGNANO FAIANO 
10 
Area Salernitana  SALERNO  S. CIPRIANO PICENTINO 
10 
Area Salernitana  SALERNO  S. MANGO PIEMONTE 
10 
Area Salernitana  SALERNO  SALERNO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  ACERNO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  ALBANELLA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  ALTAVILLA SILENTINA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  AQUARA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  BATTIPAGLIA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  BELLIZZI 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  BUCCINO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CALABRITTO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CAMPAGNA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CAPOSELE 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CASTEL SAN LORENZO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CASTELCIVITA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CASTELNUOVO DI CONZA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  COLLIANO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CONTRONE 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CONTURSI TERME 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  CORLETO MONFORTE 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  EBOLI 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  LAVIANO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  MONTECORVINO PUGLIANO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  MONTECORVINO ROVELLA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  OLEVANO SUL TUSCIANO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  OLIVETO CITRA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  OTTATI 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  PALOMONTE 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  POSTIGLIONE 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  RICIGLIANO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  ROCCADASPIDE 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  ROMAGNANO AL MONTE 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  S ANGELO A FASANELLA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  S. GREGORIO MAGNO 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  SANTOMENNA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  SENERCHIA 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  SERRE 
11 
Area Piana del Sele  SALERNO  VALVA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  AGROPOLI 
12 
Area Cilentana  SALERNO  ALFANO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  ASCEA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  BELLOSGUARDO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CAMEROTA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CAMPORA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CANNALONGA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CAPACCIO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CASAL VELINO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CASALETTO SPARTANO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CASELLE IN PITTARI 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CASTELLABBATE 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CASTELNUOVO CILENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CELLE DI BULGHERIA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CENTOLA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CERASO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CICERALE 
12 
Area Cilentana  SALERNO  CUCCARO VETERE 
12 
Area Cilentana  SALERNO  FELITTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  FUTANI 
12 
Area Cilentana  SALERNO  GIOI 
12 
Area Cilentana  SALERNO  GIUNGANO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  ISPANI 
12 
Area Cilentana  SALERNO  LAUREANA CILENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  LAURINO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  LAURITO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  LUSTRA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  MAGLIANO VETERE 
12 
Area Cilentana  SALERNO  MOIO DELLA CIVITELLA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  MONTANO ANTILIA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  MONTECORICE 
12 
Area Cilentana  SALERNO  MONTEFORTE CILENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  MORIGERATI 
12 
Area Cilentana  SALERNO  NOVI VELIA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  OGLIASTRO CILENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  OMIGNANO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  ORRIA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  PERDIFUMO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  PERITO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  PIAGGINE 
12 
Area Cilentana  SALERNO  PISCIOTTA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  POLLICA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  PRIGNANO CILENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  ROCCAGLORIOSA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  ROFRANO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  ROSCIGNO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  S. GIOVANNI A PIRO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  S. MARINA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  S. MAURO CILENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  S. MAURO LA BRUCA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  SACCO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  SALENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  SAPRI 
12 
Area Cilentana  SALERNO  SERRAMEZZANA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  SESSA CILENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  STELLA CILENTO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  STIO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  TORCHIARA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  TORRACA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  TORRE ORSAIA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  TORTORELLA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  TRENTINARA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  VALLE DELL’ANGELO 
12 
Area Cilentana  SALERNO  VALLO DELLA LUCANIA 
12 
Area Cilentana  SALERNO  VIBONATI 

————————


13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  ATENA LUCANA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  AULETTA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  BUONABITACOLO 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  CAGGIANO 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  CASALBUONO 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  MONTE SAN GIACOMO 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  SULLA MARCELLANA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  PADULA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  PERTOSA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  PETINA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  POLLA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  S. ARSENIO 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  PIETRO AL TANAGRO  
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  S. RUFO 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  SALA CONSILINA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  SALVITELLE 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  SANZA 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  SASSANO 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  SICIGNANO DEGLI ALBURNI 
13 
Area del Vallo di Diano  SALERNO  TEGGIANO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  ARIANO IRPINO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  BONITO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  CARIFE 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  CASALBORE 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  CASTEL BARONIA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  CASTELFRANCO IN MISCANO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  FLUMERI 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  FONTANAROSA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  FRIGENTO  
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  GESUALDO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  GINESTRA DEGLI SCHIAVONI 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  GRECI 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  GROTTAMINARDA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  MELITO IRPINO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  MIRABELLA ECLANO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  MONTAGUTO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  MONTECALVO IRPINO  
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  PATERNOPOLI 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  S. ANGELO ALL’ESCA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  S. NICOLA BARONIA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  S. SOSSIO BARONIA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  SAVIGNANO IRPINO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  SCAMPITELLA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  STURNO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  TAURASI 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  TREVICO 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  VALLATA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  VALLESACCARDA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  VILLAMAINA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  VILLANOVA DEL BATTISTA 
14 
Area Ariano – Grottaminarda  AVELLINO  ZUNGOLI 

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Allegato B di cui all’art. 11
DOCUMENTAZIONE MINIMA DA PRODURRE PER LA RICHIESTA DI RILASCIO DI AUTORIZZAZIONE PER MEDIE E GRANDI STRUTTURE DI VENDITA

A) Relazione illustrativa sulle caratteristiche del soggetto richiedente;
B) Relazione illustrativa sull’iniziativa che si intende realizzare anche con riferimento agli aspetti organizzativo – gestionali;
C) Studio sulla presumibile area di attrazione commerciale e sulla funzione che l’insediamento intende svolgere nel contesto socio economico dell’area;
D) Studio sull’impatto della struttura sull’ambiente e sul territorio, con particolare riferimento a fattori quali la mobilità, il traffico e l’inquinamento;
E) Studio sull’impatto della struttura sull’apparato distributivo dell’area di attrazione commerciale;
F) Progetto edilizio, comprendente pianta e sezioni nonché destinazioni d’uso di aree e locali;
G) Piano finanziario complessivo articolato per fasi temporali di realizzazioni nonché gestione (tre anni);
H) Impegno a non cedere quote societarie per almeno 5 anni dall’attivazione dell’iniziativa;
I) Piano di massima dell’occupazione prevista, articolato per funzioni aziendali e fasi temporali, con indicazioni di iniziative ed esigenze di formazione/riqualificazione degli addetti e dei quadri direttivi ed intermedi;
J) Relazione sulle modalità di gestione della funzione acquisti e della logistica con indicazione dei prodotti che si intende acquisire dalla realtà produttiva regionale e delle eventuali esigenze di promozione pubblica per la migliore valorizzazione dei prodotti regionali sui mercati locali.
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Allegato C di cui all’art. 3 (11)
TABELLA DISPONIBILITÀ DI SUPERFICIE G.D.
   
 
GRANDI STRUTTURE DI VENDITA 
   
AREE SOVRACOMUNALI 
     
MQ 
 
MQ 
MQ 
MQ 
nulla osta 
 
esistenti 
previsti 
disponibili 
rilasciati e 
       
non attivati 
1 Area Metropolitana di Napoli 
88.576 
 
170.068 
 
81.492 
 
81.492 
 
2 Area Vesuviana e Agro Nocerino Sarnese 
16.977 
 
36.374 
 
19.397 
 
 
3 Area Nolano – Vesuviana 
1.520 
 
26.743 
 
25.223 
 
1.750 
 
4 Area Costiera Amalfitana – Sorrentina e Isole 
 
13.855 
 
13.855 
 
 
5 Area Casertana 
42.455 
 
30.872 
 
11.583 
 
 
6 Area Alto Casertano 
 
5.927 
 
5.927 
 
 
7 Area Beneventana 
7.088 
 
20.306 
 
13.218 
 
1.950 
 
8 Area Avellinese 
10.690 
 
14.589 
 
3.899 
 
 
9 Alta Irpinia 
 
3.856 
 
3.856 
 
 
10 Area Salernitana 
9.066 
 
19.787 
 
10.721 
 
 
11 Area Piana del Sele 
 
14.595 
 
14.595 
 
 
12 Area Cilentana 
4.689 
 
11.664 
 
6.975 
 
 
13 Area del Vallo di Diano 
3.314 
 
5.056 
 
1.742 
 
 
14 Area Ariano – Grottaminarda 
3.900 
 
6.932 
 
3.032 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
TOTALI REGIONALI 
188.275 
 
380.624 
 
192.349 
 
57.664 
 

————————
(11) Vedi, al riguardo, anche la Delib.G.R. 27 dicembre 2001, n. 7152.


Allegato D di cui all’art. 6
TIPO 
MQ 
CLASSE DEI COMUNI 
 
 
M1 A/M 
250-1500 
si 
si 
si 
 
150-900 
si 
si 
M1 E 
250-1500 
si 
si 
si 
 
150-900 
si 
si 
M2 A/M 
1500-2500 
si 
si 
si 
 
900-1500 
si 
no 
M2 E 
1500-2500 
si 
si 
si 
 
900-1500 
si 
no 
G1 A/M 
2500-5000 
si 
si 
si 
si * 
 
1500-5000 
si 
si * 
G1 E 
2500-15000 
si 
si 
si 
 
1500-15000 
no 
no 
G2 CQ 
2500-3500 
si 
si 
si 
 
1500-3500 
si 
no 
G2 CI 
2500-15000 
si 
si 
si 
 
1500-15000 
no 
no 
G2 CS 
15000-25000 
si 
si 
no 
no 
no 
 
 
 
 
 
 
 
G ACP 
 
si 
si 
si 
si 
si 

* Esclusivamente per i centri polifunzionali di cui al comma 3 dell’articolo 17.
————————


ALLEGATO E di cui all’art. 6
Minima Disponibilità di parcheggi (mq. di superficie per mq. di vendita) 

TIPO 
CLASSE DEL COMUNE 
 
M1 A/M 
0,8 
0,8 
0,8 
0,8 
0,8 
M1 E 
0,8 
0,8 
0,8 
0,8 
0,8 
M2 A/M 
1,5 
1,5 
1,5 
1,5 
M2/E 
G1 A/M 
2,5 
2,5 
2,5 
G1 E 
G2 CQ 
G2 CI 
2,5 
2,5 
2,5 
G2 CS 
G.ACP 

————————

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE
BRACALENTE
LAVORI PREPARATORI

Proposta di regolamento:
– di iniziativa della Giunta regionale su proposta dell’Assessore Bocci, deliberazione n.1544 del 20 ottobre 1999, atto consiliare n. 1849 (VIa Legislatura).

Assegnato per il parere alla IIa Commissione consiliare permanente “Attività economiche – Assetto e utilizzazione del territorio – Ambiente e infrastrutture – Formazione professionale”, il 28 ottobre 1999.

Effettuata sull’atto una audizione che si è svolta il 26 novembre 1999.

– Testo licenziato dalla IIa Commissione consiliare permanente con parere e relazione del Presidente Brozzi, il 30 novembre 1999 (atto n. 1849/bis).

– Esaminato ed approvato, con emendamenti, dal Consiglio regionale nella seduta del 13 dicembre 1999, deliberazione n. 753, dichiarata immediatamente eseguibile.

Regolamento divenuto esecutivo con decisione della Commissione di Controllo sugli atti della Regione n. 10 del 18 dicembre 1999, prot. n. 99/1511.

Legge Regionale 23 dicembre 1999, n. 135
Norme e modalità di esercizio del commercio al dettaglio su aree pubbliche nel territorio della Regione Abruzzo a norma del Titolo X del D.Lgs. 31.3.1998, n° 114
BURA n. 30 Straordinario del 28 dicembre 1999

TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1

Oggetto e finalità

1. La Regione Abruzzo disciplina e regolamenta con la presente legge, ai sensi del Titolo X del D.Lgs. 114/98, l’esercizio del commercio su aree pubbliche nel territorio regionale.

2. La presente legge disciplina le norme generali e gli indirizzi cui i Comuni devono attenersi nell’esercizio delle loro funzioni amministrative concernenti il commercio su aree pubbliche.


Art. 2

Definizioni

1. Per commercio al dettaglio su aree pubbliche si intende l’attività di vendita di merci al dettaglio e la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande effettuate sulle aree pubbliche, comprese quelle del demanio marittimo e le aree private delle quali il Comune abbia la disponibilità, attrezzate o meno, coperte o scoperte, con impianti fissati o non fissati permanentemente al suolo.

2. Per aree pubbliche si intendono le strade, i canali, le piazze, comprese le aree di proprietà privata gravate da servitù di pubblico passaggio ed ogni altra area di qualunque natura destinata ad uso pubblico.

3. Per posteggio si intende la porzione di area pubblica o di area privata della quale il Comune abbia disponibilità che viene data in concessione all’operatore autorizzato all’esercizio dell’attività commerciale.

4. Per posteggio isolato o fuori mercato si intende la porzione di suolo pubblico destinata all’esercizio dell’attività di commercio su aree pubbliche soggetta a concessione di carattere permanente, periodico o temporaneo.

5. Per mercato si intende l’area pubblica o privata della quale il Comune abbia la disponibilità, composta da più posteggi, coperta o scoperta, attrezzata o meno e destinata all’esercizio dell’attività per uno o più giorni della settimana o del mese per l’offerta integrata di merci al dettaglio, la somministrazione di alimenti e bevande, l’erogazione di pubblici servizi. La qualifica di area mercatale è recepita nelle norme urbanistiche del Comune.

6. Per mercato straordinario si intende l’edizione aggiuntiva del mercato come sopra definito che si svolge in giorni diversi e ulteriori rispetto alla cadenza normalmente prevista senza riassegnazione di posteggi e cioè con la presenza degli operatori normalmente concessionari di posteggio, fatta salva l’assegnazione di posteggi occasionalmente liberi. I mercati straordinari si svolgono, di norma, nel periodo natalizio, pasquale ed estivo e possono essere collegati ad eventi particolari.

7. Per mercato specializzato si intende il mercato di cui al precedente comma 5 istituito con almeno il novanta per cento dei posteggi trattanti merceologia del medesimo genere o affini. Il restante dieci per cento dei posteggi è adibito a funzioni di servizio per i consumatori.

8. Per mercato stagionale si intende il mercato di cui al precedente comma 5, che si svolge in uno o più periodi dell’anno legati alle caratteristiche climatiche e turistiche del Comune interessato.

9. Per fiera si intende la manifestazione caratterizzata dall’afflusso, nei giorni stabiliti, sulle aree pubbliche o private delle quali il Comune abbia la disponibilità, di operatori autorizzati all’esercizio del commercio su aree pubbliche, in occasione di particolari eventi o ricorrenze.

10. Per fiera specializzata si intende la manifestazione che si svolge a cadenza ultra mensile e con le merceologie di cui al precedente comma 7.

11. Per fiera locale si intende la manifestazione di cui al comma 9 a valenza e richiamo prettamente locale o che si svolge al fine di promuovere o valorizzare i centri storici, le vie o i quartieri.

12. Per presenze in un mercato si intende il numero delle volte che l’operatore si è presentato in tale mercato prescindendo dal fatto che vi abbia potuto o meno svolgere l’attività.

13. Per presenza effettiva in una fiera si intende il numero delle volte che l’operatore ha effettivamente esercitato l’attività in tale fiera.

14. Per somministrazione al pubblico di alimenti e bevande si intende l’attività di vendita e di consumo previsti dall’art. 1, comma 1, della legge 287/91.

15. Per autorizzazione all’esercizio del commercio su aree pubbliche si intende l’atto rilasciato dal Comune sede di posteggio per gli operatori aventi la concessione del posteggio e dal Comune di residenza per gli operatori itineranti, in riferimento al settore o ai settori merceologici.

16. Per concessione di posteggio si intende l’atto, rilasciato dal Comune, che consente l’utilizzo di un posteggio nei mercati e nel territorio comunale mediante l’individuazione della sua localizzazione, della superficie concessa e dei giorni autorizzati.

Art. 3

Soggetti a cui si applicano le presenti norme

1. Sono soggetti alla presente legge tutti coloro che intendono svolgere attività di vendita di commercio al dettaglio su aree pubbliche nei modi e con i mezzi consentiti dalle leggi dello Stato, dalla presente legge e dalle norme, direttive e regolamenti nazionali e locali.

2. Limitatamente ai soli soggetti e cittadini dell’Unione Europea si prescinde dall’applicazione del comma 2, del successivo art. 4 qualora l’interessato sia già in possesso di autorizzazione all’esercizio del commercio su aree pubbliche o altro documento equipollente rilasciato dal Paese di provenienza.

TITOLO II NORME SULL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’

Art. 4

Modalità di svolgimento

1. Il commercio al dettaglio su aree pubbliche può essere svolto su posteggi dati in concessione, assegnati temporaneamente, o su qualsiasi area pubblica purché in forma itinerante.

2. L’esercizio del commercio su aree pubbliche è subordinato al possesso dell’autorizzazione di cui al comma 15, del precedente art. 2 e al possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del D.Lgs. 114/98. L’autorizzazione è rilasciata a persone fisiche o a società di persone regolarmente costituite secondo le norme vigenti.

3. L’autorizzazione rilasciata per l’utilizzo di un posteggio abilita anche all’esercizio dell’attività in forma itinerante, nell’ambito del territorio regionale, limitatamente al periodo di non utilizzazione della disponibilità del posteggio concesso.

4. Sono illegittime discriminazioni o priorità manifestate nei confronti degli operatori in base alla loro nazionalità o residenza, nonché la creazione di zone di tutela e di rispetto per l’attività degli operatori commerciali a posto fisso.

5. L’operatore ha diritto di farsi sostituire, per causa di forza maggiore e per un periodo limitato, anche da altro soggetto purché socio, familiare o dipendente.

Art. 5

Rilascio dell’autorizzazione

1. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui al comma 15, del precedente art. 2, l’interessato produce domanda al Comune competente mediante lettera raccomandata. La domanda deve contenere:

a) le generalità del richiedente o, in caso di società di persone, la ragione sociale;

b) l’indicazione del codice fiscale e, se già operatore in attività, il numero di iscrizione al registro delle imprese per l’attività di commercio su aree pubbliche;

c) l’indicazione del settore o dei settori merceologici richiesti;

d) gli estremi di identificazione del posteggio richiesto qualora l’operatore non intenda esercitare l’attività in forma itinerante;

e) l’attestazione del possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del D.Lgs. 114/98.

2. L’autorizzazione all’esercizio dell’attività di vendita su aree pubbliche dei prodotti alimentari abilita anche alla somministrazione dei medesimi se il titolare risulta in possesso dei requisiti prescritti per l’una e l’altra attività. L’abilitazione alla somministrazione deve risultare da apposita annotazione sul titolo autorizzatorio.

3. Uno stesso soggetto può essere titolare di più autorizzazioni per l’esercizio dell’attività mediante utilizzo di posteggio e di non più di un’autorizzazione per l’esercizio dell’attività in forma itinerante.

4. Uno stesso soggetto, sia esso persona fisica o società di persone, non può essere titolare di più di un’autorizzazione per l’utilizzo di posteggi nell’ambito di uno stesso mercato o fiera e, nell’ambito del Comune, per giorni di mercato coincidenti.

5. L’autorizzazione all’esercizio dell’attività mediante l’utilizzo di posteggio non può essere rilasciata qualora il posteggio richiesto non sia disponibile o quando, nei mercati del Comune interessato, non siano disponibili altri posteggi. La medesima non è valida se non contiene le indicazioni del posteggio concesso.

6. Le autorizzazioni all’esercizio dell’attività mediante l’utilizzo di posteggi sono rilasciate in conformità ai criteri di cui al successivo art. 6.

7. Il Comune può rilasciare autorizzazioni stagionali valide per la partecipazione ai mercati di cui al comma 8 del precedente art. 2 nonché autorizzazioni stagionali di validità non superiore a tre mesi per l’esercizio dell’attività in forma itinerante o di particolari prodotti a carattere stagionale.

8. Il titolare di autorizzazione per l’esercizio dell’attività esclusivamente in forma itinerante che cambia di residenza è tenuto a far annotare la variazione sul titolo autorizzatorio, che assume carattere provvisorio, dal nuovo Comune che provvederà al rilascio di un nuovo titolo previo ritiro del vecchio e alle future vidimazioni annuali.

9. L’autorizzazione in originale deve essere esibita ad ogni richiesta degli Organi di Vigilanza.

10. In occasione di fiere o altre riunioni straordinarie di persone il Sindaco può rilasciare, sentite le organizzazioni dei commercianti più rappresentative a livello provinciale, autorizzazioni temporanee per l’esercizio del commercio su aree pubbliche. Esse sono valide soltanto per i giorni delle predette fiere o riunioni e sono rilasciate esclusivamente a chi possiede i requisiti previsti dall’art. 5 del D.Lgs. 114/98.

Art. 6

Assegnazione dei posteggi nei mercati

1. In caso di nuova istituzione di mercati o in caso di ampliamenti di mercati esistenti, o in caso di posteggi resisi disponibili, il Comune pubblica, sull’albo pretorio un regolare bando contenente l’elenco dei posteggi disponibili, di quelli resisi liberi e di quelli disponibili a seguito di ampliamento del mercato. Copia del bando va trasmessa, lo stesso giorno della pubblicazione sull’albo pretorio, alle organizzazioni regionali di categoria degli operatori del settore maggiormente rappresentative.

2. Il bando deve contenere:

a) l’elenco dei posteggi da assegnare ripartito per localizzazione, caratteristiche e identificazione;

b) il termine di 30 giorni entro i quali gli interessati debbono far pervenire la domanda di cui all’articolo precedente;

c) il termine entro il quale viene redatta e affissa all’albo la graduatoria che non può comunque superare i 60 giorni dalla data di pubblicazione del bando;

d) il nominativo del funzionario responsabile del procedimento amministrativo;

e) ogni altra notizia utile agli operatori.

3. Il Comune assegna i posteggi resisi liberi e quelli disponibili a seguito di ampliamento del mercato sulla base di una graduatoria formulata secondo i seguenti criteri in ordine prioritario:

a) maggior numero di presenze effettive maturate nell’ambito del mercato;

b) anzianità dell’attività maturata come iscrizione nel Registro delle Imprese per l’attività di commercio su aree pubbliche;

c) ulteriori criteri stabiliti dai Comuni, sentite le organizzazioni di categoria dei commercianti, inseriti nel regolamento comunale.

4. Nei mercati di nuova istituzione i posteggi sono assegnati sulla base dei seguenti criteri in ordine prioritario:

a) maggiore anzianità di iscrizione al Registro delle Imprese per l’attività di commercio su aree pubbliche;

b) ulteriori criteri stabiliti dai Comuni, sentite le organizzazioni di categoria dei commercianti, inseriti nel regolamento comunale.

5. Prima della pubblicazione del bando di cui al comma 1, i Comuni sono tenuti ad espletare, fra tutti gli operatori del mercato o dei mercati già concessionari di posteggio, una procedura di riassegnazione dei posteggi fra tutti i soggetti interessati che ne facciano domanda con l’applicazione dei criteri di cui al comma 3. I residui posteggi rimasti liberi dopo l’espletamento di detta procedura saranno posti in assegnazione a mezzo bando. Gli operatori concessionari di posteggi non possono scambiare fra loro il posteggio.

Art. 7

Validità ed uso della concessione di posteggi nei mercati e nelle fiere

1. Le concessioni di posteggio relative ai mercati hanno, limitatamente al giorno o ai giorni di concessione, validità decennale e sono rinnovate su domanda dell’interessato da presentare al Comune competente prima della scadenza.

2. Le concessioni di posteggio relative alle fiere hanno validità limitatamente al giorno o ai giorni di concessione.

3. Qualora la concessione di posteggio sia revocata per motivi di viabilità e traffico o altri motivi di pubblico interesse, il soggetto interessato ha diritto ad ottenere, nel territorio comunale, un altro posteggio che non può avere superficie inferiore a quello revocato e che deve essere localizzato in conformità a scelte concordate con i rappresentanti degli operatori presenti nel mercato.

4. I posteggi temporaneamente e occasionalmente non occupati dai titolari della relativa concessione in un mercato o in una fiera sono assegnati, giornalmente, ad eccezione se trattasi di box o manufatti, ai soggetti legittimati all’esercizio del commercio su aree pubbliche che vantino il più alto numero di presenze nel mercato o nella fiera.

5. Il Comune provvede, secondo le norme stabilite dal regolamento comunale, alla registrazione delle presenze.

6. Nei mercati e nelle fiere di nuova istituzione, o in caso di ristrutturazione dei mercati esistenti i posteggi devono essere organizzati per disposizione e per ampiezza in modo che possano essere utilizzati, dove ne è consentito l’uso, anche da automezzi.

7. Il Comune tiene a disposizione degli operatori una planimetria di mercato continuamente aggiornata.

8. Nei mercati di cui al precedente art. 2, comma 5, devono essere riservati i posteggi per i produttori agricoli. Essi sono assegnati con i criteri di cui al precedente art. 6 qualora vi siano domande superiori alla disponibilità.

9. Quando le date di svolgimento dei mercati e delle fiere coincidono e si sovrappongono e non vi siano disponibili aree pubbliche ulteriori per lo svolgimento specifico delle due manifestazioni i posteggi complessivi da assegnare debbono comprendere tanto l’organico normale di mercato quanto quello della fiera. In alternativa i Comuni dispongono il recupero del mercato in altra data domenicale o festiva.

10. Il soggetto interessato ha diritto di utilizzare il posteggio concesso per tutti i prodotti appartenenti al settore o ai settori merceologici richiesti e autorizzati, fatte salve limitazioni imposte dal Comune a norma del successivo art. 16, comma 2 o di carattere igienico sanitario.

Art. 8

Norme concernenti le fiere

1. Salvo quanto previsto dai commi successivi, le domande di partecipazione alle fiere devono pervenire mediante invio per raccomandata al protocollo del Comune o di altro soggetto delegato all’organizzazione, almeno 90 giorni prima dello svolgimento della fiera medesima. La graduatoria delle concessioni di posteggio è pubblicata all’albo pretorio del Comune almeno venti giorni prima dello svolgimento della fiera stessa.

2. I regolamenti comunali di cui al successivo art. 16 possono fissare termini unificati per la presentazione delle domande e possono prevedere l’assegnazione delle concessioni di posteggio anche per più manifestazioni in numero non superiore a tre. In tali casi la concessione decade se non viene usata per una sola volta.

3. La graduatoria delle concessioni di posteggio relativa alle fiere, da affiggersi all’albo pretorio del Comune almeno venti giorni prima dello svolgimento di ciascuna fiera, viene formulata sulla base dei seguenti criteri di priorità:

a) più alto numero di presenze effettive nella fiera per la quale viene chiesta l’assegnazione del posteggio;

b) anzianità dell’attività di commercio su aree pubbliche attestata dal registro delle imprese;

c) ulteriori criteri previsti dal Comune, sentite le organizzazioni di categoria dei commercianti, inseriti nel regolamento comunale.

4. Non sono ammissibili criteri di priorità basati sulla cittadinanza o residenza o sede legale dell’operatore.

5. Alle fiere che si svolgono sul territorio regionale possono partecipare gli operatori in possesso dell’autorizzazione di cui al comma 15 del precedente art. 2 provenienti da tutto il territorio nazionale nei limiti della disponibilità dei posteggi previsti.

6. Lo stesso soggetto non può presentare più domande di partecipazione alla stessa fiera anche utilizzando autorizzazioni diverse. Lo stesso soggetto non può avere più di una concessione di posteggio sulla stessa fiera.

I posteggi rimasti liberi, trascorso l’orario stabilito dal Comune per l’inizio dell’occupazione, sono assegnati in primo luogo secondo la graduatoria di cui al precedente comma 1, sempre che gli operatori interessati siano presenti, e quindi secondo il più alto numero di presenze effettive. A parità di presenze prevale l’anzianità di iscrizione del soggetto al Registro delle Imprese per l’attività di commercio su aree pubbliche.

7. Nelle fiere di cui al presente articolo il Comune può assegnare fino a un massimo del 5% ulteriore rispetto ai posteggi disponibili a beneficio di operatori rimasti esclusi dalla graduatoria in possesso di particolari articoli da fiera.

8. Le graduatorie per l’assegnazione dei posteggi nelle fiere di cui al presente articolo possono essere distinte secondo i settori e le tipologie determinate dai Comuni a norma del successivo art. 16, comma 2.

Art. 9

Modalità per l’esercizio dell’attività in forma itinerante

1. L’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio su aree pubbliche, esclusivamente in forma itinerante, abilita alla vendita a domicilio del consumatore nonché nei locali dove questi si trovi per motivi di lavoro, di studio, di cura, di intrattenimento e di svago nonché su ogni area pubblica non vietata ai sensi del successivo art. 16 comma 4, con mezzi motorizzati o altro, a condizione che la merce non venga esposta occupando suolo pubblico. Nel caso di vendita a domicilio del consumatore si applicano le disposizioni di cui ai commi 4, 5, 6, 8 e 9 dell’art. 19 del D.Lgs. 114/98.

2. L’operatore in forma itinerante osserva gli orari determinati dal Sindaco ai sensi del successivo art. 17, non può avere concessioni di posteggio collegate alla sua autorizzazione, può sostare nelle aree appositamente individuate dal Comune nel regolamento di cui al successivo art. 16, comma 4, per un massimo di due ore nello stesso punto e a distanza di almeno 300 mt. tra una sosta e l’altra ed è comunque soggetto, nell’esercizio della sua attività itinerante, alle prescrizioni del Codice della Strada.

3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche all’agricoltore che eserciti la vendita dei propri prodotti in forma itinerante ai sensi della legge statale 9 gennaio 1963, n. 59 e successive modifiche e integrazioni.

Art. 10

Esercizio dell’attività su aree demaniali marittime, aeroporti, stazioni e autostrade

1. L’esercizio del commercio su aree pubbliche negli aeroporti, stazioni e autostrade è vietato senza il permesso del soggetto proprietario o gestore.

2. L’esercizio del commercio su aree pubbliche nelle aree demaniali marittime è soggetto al nulla osta da parte delle competenti autorità marittime che stabiliscono modalità e condizioni per l’accesso alle aree predette.

3. Entro il 31 gennaio di ciascun anno l’Autorità marittima, sentito il parere delle associazioni di categoria più rappresentative a livello regionale, comunica il numero degli operatori ammessi, che non può essere inferiore a quello autorizzato nell’anno precedente, nonché le modalità di esercizio, se in forma fissa o itinerante. Gli operatori interessati inviano le domande fra il 1 febbraio e il 15 marzo successivo. Entro il 30 aprile l’Autorità marittima pubblica la graduatoria formulata sulla base dei criteri di cui al precedente comma 2 e rilascia agli interessati il relativo nulla osta.

4. In sede di prima applicazione della presente legge, l’elenco degli aventi diritto al nulla osta è formato da tutti coloro i quali sono stati regolarmente autorizzati, dalla competente Autorità marittima prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 114/98 e che ne facciano apposita domanda entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge.

Art. 11

Aree private

1. Qualora uno o più soggetti anche in forma cooperativa o consorziata mettano gratuitamente a disposizione del Comune un’area privata, attrezzata o meno, coperta o scoperta, per l’esercizio del commercio su aree pubbliche, di mercati e fiere per uno o più giorni della settimana o del mese, essa può essere inserita fra le aree destinate all’attività e i soggetti promotori hanno diritto prioritariamente all’assegnazione delle concessioni di posteggio, nel rispetto delle disposizioni di cui alla presente legge.

Art. 12

Subingressi e reintestazione dell’autorizzazione

1. Il trasferimento della gestione o della proprietà dell’azienda per atto fra vivi o a causa di morte, è soggetto alla sola comunicazione da effettuarsi entro 60 giorni al Comune sede di posteggio per gli operatori concessionari di posteggio, al Comune di residenza del dante causa in caso di esercizio dell’attività in forma itinerante, alla condizione che sia effettivamente provato il trasferimento dell’azienda e che il subentrante sia in possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del D.Lgs. 114/98.

2. Ai sensi dell’art. 28, comma 12 del D.Lgs. 114/98 l’atto di trasferimento dell’azienda per atto tra vivi potrà essere redatto in forma di scrittura privata registrata. La comunicazione presentata ai sensi del precedente comma 1 è sottoscritta sia dal dante causa che dal subentrante ed entrambe le firme dovranno essere autenticate.

3. Il trasferimento dell’azienda comporta il trasferimento dell’autorizzazione amministrativa, delle concessioni di posteggio eventualmente possedute dal dante causa nonché di tutti i titoli di priorità derivanti dal numero di presenze e dall’anzianità di iscrizione al Registro delle Imprese per l’attività di commercio su aree pubbliche maturati dal cedente.

4. Qualora il soggetto interessato non abbia usufruito della facoltà di cui all’art. 5, comma 3 della legge statale 25 marzo 1997, n. 77, in caso di cessione dell’azienda, deve indicare su quale titolo trasferisce i diritti connessi ai titoli di priorità maturati.

5. Il subentrante per causa di morte, anche se non in possesso dei requisiti di cui all’art. 5 del D.Lgs. 114/98, deve darne comunicazione entro tre mesi dall’avvenuto subingresso, ed ha comunque la facoltà di continuare a titolo provvisorio l’attività del dante causa per non più di un anno dalla data di acquisizione del titolo, pena la decadenza dell’autorizzazione e delle concessioni di posteggio annesse.

Art. 13

Decadenza e revoca dell’autorizzazione e della concessione di posteggio

1. L’autorizzazione è revocata:

a) nel caso in cui il titolare non inizia l’attività entro sei mesi dalla data dell’avvenuto rilascio, salvo proroga in caso di comprovata necessità;

b) nel caso di decadenza per mancato utilizzo del posteggio in ciascun anno solare per periodi di tempo complessivamente superiori a quattro mesi, salvo il caso di assenza per malattia, gravidanza o servizio militare;

c) nel caso in cui il titolare perda i requisiti di cui all’art. 5 del D.Lgs. 114/98.

2. La concessione di posteggio decade per mancato utilizzo del posteggio medesimo in ciascun anno solare per periodi di tempo complessivamente superiori a tre mesi, salvo il caso di assenza per malattia, gravidanza o servizio militare.

3. Il rapporto di cui al comma precedente, pari ad un quarto dell’anno solare, si misura con riferimento all’effettivo numero dei giorni nei quali è possibile svolgere l’attività secondo la cadenza periodica del mercato per il quale viene rilasciata la concessione di posteggio.

TITOLO III INDIRIZZI REGIONALI E COMPITI DEI COMUNI

Art. 14

Criteri ed indirizzi per la programmazione dell’attività del commercio su aree pubbliche a posto fisso

1. Ai fini della programmazione del commercio su aree pubbliche svolto a posto fisso l’attività è considerata equivalente al commercio fisso al dettaglio e quindi sottoposta a regole che consentono l’individuazione dei punti vendita sul territorio in relazione alla distribuzione della popolazione ed ai problemi di assetto, di gestione del territorio e di mobilità e traffico.

2. In relazione all’indirizzo prescelto, di orientare lo sviluppo del commercio su aree pubbliche a posteggio in analogia a quanto avviene per il commercio fisso al dettaglio, ed in considerazione della necessità di contenere fenomeni di congestionamento o di rarefazione del servizio sul territorio si assumono i seguenti criteri:

a) la consistenza dei mercati deve essere pianificata in rapporto alla popolazione servita;

b) la consistenza del numero dei posteggi per Comune e nell’ambito del Comune per le singole zone deve essere stabilita in rapporto alla rete del commercio fisso al dettaglio, evitando condizioni di disparità tra gli operatori;

c) la dimensione e la localizzazione delle aree dove si intendono istituire i mercati, devono far riferimento a regole urbanistiche di assetto del territorio e ai problemi di impatto sulla mobilità della popolazione.

3. In relazione all’indirizzo di razionalizzare la funzione assolta dal commercio al dettaglio su aree pubbliche si assumono i seguenti criteri:

a) per i mercati quotidiani l’ubicazione di aree per le attività del commercio a posto fisso deve prevedersi in ragione della esigenza di coprire porzioni del territorio non servite sufficientemente;

b) per i mercati quotidiani la localizzazione deve essere stabilita con criteri di insediabilità di tipo urbanistico, in rapporto all’accessibilità ed alla mobilità della popolazione;

c) per i mercati periodici la dimensione va stabilita in rapporto alla popolazione residente e fluttuante e subordinata alla consistenza della rete al dettaglio fisso in ragione inversa della ricorrenza del periodo;

d) per i mercati periodici la ricorrenza come giornate della settimana o del mese deve essere diversa tra Comuni vicini.

Art. 15

Indirizzi ai Comuni per la determinazione di agevolazioni relative ai tributi e alle entrate

1. Dall’1 gennaio 2000 cessa l’applicazione della tassa sulle concessioni regionali relative alle autorizzazioni per l’esercizio del commercio su aree pubbliche di cui al D.Lgs. 22 giugno 1991, n. 230 e alla L.R. 3 dicembre 1994, n. 90.

2. I Comuni montani, i Comuni con meno di 3000 abitanti hanno facoltà di prevedere particolari agevolazioni, fino all’esenzione, per i tributi e le entrate di propria competenza connesse all’esercizio delle attività su posteggi.

3. I Comuni non montani o con popolazione superiore a 3000 abitanti hanno facoltà di prevedere le agevolazioni di cui al comma precedente nelle zone periferiche delle aree metropolitane e degli altri centri di minori dimensioni.

Art. 16

Funzioni e compiti dei Comuni

1. I Comuni esercitano le funzioni concernenti il rilascio, la revoca, la reintestazione, la sospensione e la conversione delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività nonché il rilascio e la revoca delle concessioni di posteggio.

2. I Comuni sulla base dei criteri e degli indirizzi di cui al precedente art. 14 e in conformità alle previsioni urbanistiche, stabiliscono l’ampiezza complessiva delle aree e il numero di posteggi da destinare all’esercizio del commercio su aree pubbliche secondo le sue diverse forme di attività, la loro superficie e le aree riservate agli agricoltori. Altresì istituiscono, sopprimono, spostano data e localizzazione dei mercati e delle fiere e possono determinare nell’ambito dei settori merceologici le specifiche tipologie merceologiche dei posteggi di mercati e fiere mediante la definizione di un organico iniziale da aggiornarsi almeno ogni tre anni.

3. I Comuni adottano altresì un regolamento generale per l’esercizio dell’attività e uno o più regolamenti per lo svolgimento dei mercati e delle fiere. Tali regolamenti sono emanati in conformità con le disposizioni di cui al Titolo X del D.Lgs. 114/98 e con i criteri di cui all’art. 14 della presente legge. I Comuni inoltre stabiliscono le norme procedurali per la presentazione e l’istruttoria delle domande di autorizzazione e di concessione di posteggio nonché i termini per il loro esame.

4. I Comuni possono stabilire divieti e limitazioni all’esercizio dell’attività in forma itinerante esclusivamente per motivi di viabilità e traffico, di carattere igienico e sanitario o per altri motivi di pubblico interesse. Possono altresì individuare aree aventi valore archeologico, storico, artistico e ambientale nelle quali l’esercizio dell’attività di commercio su aree pubbliche è sottoposto a particolari condizioni.

5. Gli atti e i regolamenti di cui ai commi precedenti oltre a recepire le disposizioni della presente legge determinano e stabiliscono le tipologie, gli orari, le localizzazioni, le articolazioni di mercati e fiere; le modalità di accesso, di sistemazione delle attrezzature e delle operazioni di vendita nonché le modalità di riassegnazione dei posteggi a seguito di spostamento del mercato.

6. Il Comune può affidare la gestione dei servizi di natura amministrativa, la gestione dei servizi relativi al funzionamento dei mercati e delle fiere, nonché le manifestazioni non sistematiche come i raduni, le rassegne i trofei e simili, attraverso apposite convenzioni, ai seguenti soggetti:

a) associazioni maggiormente rappresentative a livello regionale di operatori del commercio su aree pubbliche;

b) enti pubblici;

c) cooperative e consorzi di operatori che svolgono attività di commercio su aree pubbliche.

7. Gli atti concernenti l’istituzione, la modificazione e la soppressione di mercati e fiere nonché lo spostamento e la definizione dei regolamenti sono sottoposte all’acquisizione del parere delle associazioni di categoria degli operatori del settore e dei consumatori, presenti nella Regione tra quelle più rappresentative a livello nazionale.

TITOLO IV DISPOSIZIONI VARIE

Art. 17

Orari e calendari dei mercati e delle fiere

1. La determinazione degli orari dei mercati e delle altre forme di commercio su aree pubbliche è finalizzata al perseguimento della migliore fruizione possibile dell’offerta da parte dei consumatori e all’opportunità di stabilire pari condizioni fra commercio su aree pubbliche e altro commercio al dettaglio, mediante condizioni di flessibilità e di intervalli diversificati secondo le condizioni climatiche e con riferimento agli altri orari scolastici, lavorativi, dei servizi collettivi pubblici e privati.

2. I Comuni, sulla base degli indirizzi generali di cui ai precedenti commi e sentite le organizzazioni dei consumatori e di categoria più rappresentative a livello provinciale, stabiliscono gli orari dei mercati, delle fiere e delle altre forme di commercio su aree pubbliche nonché eventuali deroghe alla normativa generale sugli orari. In ogni caso non si può sospendere l’effettuazione di mercati e fiere senza la preventiva comunicazione agli operatori interessati.

3. Nei Comuni ad economia prevalentemente turistica e nelle città d’arte, al fine di assicurare all’utenza, soprattutto nei periodi di maggior afflusso turistico, un servizio soddisfacente, il Sindaco può stabilire deroghe al normale regime degli orari.

4. Gli orari di vendita sono uguali per tutti gli operatori dello stesso mercato o fiera a prescindere dalle merceologie trattate e possono differire dal commercio in sede fissa. In caso di svolgimento domenicale e festivo di mercati e fiere è consentita, previa deliberazione del comune e sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello regionale, per lo stesso orario, l’apertura facoltativa agli esercizi di vendita al dettaglio a posto fisso.

5. Entro il 30 ottobre di ciascun anno i Comuni rendono pubblico il calendario dei mercati e delle fiere dell’anno successivo e indicano eventualmente le date e i motivi di pubblico interesse per i quali le predette manifestazioni non potranno avere luogo nonché le date del loro recupero.

6. I mercati e le fiere che, al momento dell’entrata in vigore della presente legge, si svolgono nei giorni domenicali e festivi, continuano a svolgersi negli stessi giorni. Vietata l’istituzione di nuovi mercati o fiere domenicali e festivi di qualsiasi genere.

Art. 18

Norme igienico sanitarie

1. L’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio su aree pubbliche dei prodotti alimentari è soggetto alle norme comunitarie e nazionali che tutelano le esigenze igienico sanitarie. Le modalità di vendita e i requisiti delle attrezzature devono corrispondere a quanto stabilito dal Ministero della Sanità.

2. All’interno dei mercati i Comuni stabiliscono la dislocazione dei posteggi in relazione a criteri ed alle esigenze di ordine igienico sanitarie e in relazione alle necessità di servizio o di allacciamento della rete idrico fognaria.

3. Fatto salvo in ogni caso il rispetto delle misure igienico sanitarie attualmente previste, il Comune ha l’obbligo di applicare le nuove norme che dovessero entrare in vigore, pena la decadenza dei posteggi esistenti per la vendita dei prodotti alimentari.

Art. 19

Sfera di applicazione della legge

1. La presente legge si applica agli industriali e agli artigiani che intendono esercitare il commercio al dettaglio, su aree pubbliche, dei propri prodotti.

2. La presente legge si applica anche ai soggetti che intendano vendere od esporre per la vendita al dettaglio su aree pubbliche opere di pittura, di scultura, di grafica, di oggetti di antichità o di interesse storico di cui alla legge statale 20 novembre 1971, n. 1062.

3. La presente legge non si applica ai coltivatori diretti, ai mezzadri e ai coloni i quali esercitino sulle aree pubbliche la vendita dei propri prodotti ai sensi della legge statale 9 febbraio 1963, n. 59 e successive modificazioni, salvo che per le disposizioni relative alla concessione dei posteggi e alle soste per l’esercizio dell’attività in forma itinerante.

4. La presente legge non si applica a coloro che esercitano esclusivamente la vendita a domicilio dei consumatori ai sensi dell’art. 19 del D.Lgs. 114/98.

5. Salvo che per le disposizioni relative alla concessione del suolo pubblico, la presente legge non si applica a chi venda o esponga per la vendita esclusivamente le proprie opere d’arte.

Art. 20

Sanzioni

1. Per le violazioni delle disposizioni di cui agli articoli della presente legge si applicano le sanzioni previste al Titolo X del D.Lgs. 114/98.

2. L’autorità competente ad applicare le sanzioni è il Sindaco del Comune nel quale hanno avuto luogo le violazioni.

TITOLO V NORME TRANSITORIE E FINALI

Art. 21

Cessazione e abrogazione di norme

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge cessano di avere efficacia, nel territorio della Regione, la legge statale 28 marzo 1991, n. 112 e successive modifiche e integrazioni nonché il D.M. 4 giugno 1993, n. 248 e successive modifiche e integrazioni.

2. Sono abrogate le LL.RR. 90/94, 22/97 e la deliberazione di Consiglio regionale n. 69/22 del 23.9.1997, nonché ogni altra norma incompatibile o contraria alle disposizioni della presente legge.

Art. 22

Conversione dei titoli autorizzatori rilasciati in base alla legge statale 112/91.

1. L’autorizzazione all’esercizio dell’attività di commercio su aree pubbliche rilasciata ai sensi delle leggi statali 19 maggio 1976, n. 398 e 28 marzo 1991, n. 112 è convertita d’ufficio e senza spese per gli operatori.

2. Alle conversioni provvedono rispettivamente:

a) i Comuni sede di posteggio limitatamente alle concessioni rilasciate per il proprio territorio;

b) i Comuni di residenza per i soggetti titolari di autorizzazione per il commercio in forma itinerante;

c) i Comuni che hanno rilasciato l’autorizzazione già in possesso di soggetti residenti fuori Regione.

3. Gli operatori entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, richiedono il rinnovo della propria autorizzazione con l’obbligo da parte del Comune di provvedere entro i successivi centoventi giorni al rilascio della nuova autorizzazione con contestuale ritiro del vecchio titolo autorizzativo. Trascorsi duecentodieci giorni dall’entrata in vigore della presente legge non è consentito l’esercizio dell’attività di commercio su aree pubbliche all’operatore che non abbia prodotto richiesta del nuovo titolo autorizzativo ai sensi del comma 1 del presente articolo.

4. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche a coloro che non hanno esercitato nei termini previsti la facoltà di cui all’art. 5, comma 3, della legge statale 25 marzo 1997, n. 77. A tal fine l’operatore provvede ad inoltrare richieste di conversione per il rilascio di singole autorizzazioni ai Comuni sedi di mercati nei quali è titolare di un posteggio.

Art. 23

Disposizioni finali

1. I soggetti che esercitano il commercio su aree pubbliche sono sottoposti alla presente legge e alle medesime norme che riguardano gli altri commercianti al dettaglio purché esse non contrastino con le disposizioni del Titolo X del D.Lgs. 114/98.

2. Sono fatti salvi i diritti acquisiti dagli operatori prima dell’entrata in vigore della presente legge.

3. Le graduatorie esistenti, a qualsiasi titolo per mercati e fiere, alla data di entrata in vigore della presente legge sono confermate nella loro validità.

4. Per quanto non previsto dalla presente legge, si applicano le norme di cui al Titolo X del D.Lgs. 114/98.

Art. 24

Dichiarazione d’urgenza

1. La presente legge è dichiarata urgente ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.

LEGGE 22 dicembre 1999, n. 28.
Riforma della disciplina del commercio.

REGIONE SICILIANA
L’ASSEMBLEA REGIONALE HA APPROVATO
IL PRESIDENTE REGIONALE
PROMULGA

la seguente legge:

Titolo I
PRINCIPI GENERALI

Art. 1.
Oggetto e finalità della legge

1. La presente legge stabilisce i principi e le norme che regolano l’esercizio dell’attività commerciale, in applicazione di quanto previsto dall’articolo 14, lettera d), dello Statuto regionale.
2. La disciplina in materia di commercio persegue le seguenti finalità:
a) la trasparenza del mercato, la concorrenza, la libertà di impresa e la libera circolazione delle merci;
b) la tutela del consumatore, con particolare riguardo all’informazione, alla possibilità di approvvigionamento, al servizio di prossimità, all’assortimento e alla sicurezza dei prodotti;
c) l’efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonché l’evoluzione tecnologica dell’offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi;
d) il pluralismo e l’equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese;
e) la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane e delle isole minori.

Art. 2.
Definizioni e ambito di applicazione della legge

1. Ai fini della presente legge si intendono:
a) per "commercio all’ingrosso", l’attività svolta da chi professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende ad altri commercianti, all’ingrosso o al dettaglio, o ad utilizzatori professionali, o ad altri utilizzatori in grande. Tale attività puo assumere la forma di commercio interno, di importazione o di esportazione e può essere svolta su aree pubbliche o private;
b) per "commercio al dettaglio", l’attività svolta da chi professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale;
c) per "commercio al dettaglio" su aree pubbliche l’attività di vendita di cui alla legge regionale 1 marzo 1995, n. 18;
d) per "superficie di vendita di un esercizio commerciale", l’area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, scaffalature e simili. Non costituisce superficie di vendita quella destinata a magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi;
e) per "esercizi di vicinato" i piccoli esercizi aventi superficie di vendita fino a 100 mq. nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti; fino a 150 mq. nei comuni con popolazione residente non oltre i 100.000 abitanti; fino a 200 mq. nei comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti;
f) per "medie strutture di vendita" gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui alla lettera e) e fino a 600 mq. nei comuni con popolazione residente fino a 10.000 abitanti; fino a 1.000 mq. nei comuni con popolazione residente fino a 100.000 abitanti; fino a 1.500 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 100.000 abitanti;
g) per "grandi strutture di vendita" gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui alla lettera f);
h) per "centro commerciale" una media o una grande struttura di vendita nella quale più esercizi commerciali sono inseriti in una struttura a destinazione specifica e usufruiscono di infrastrutture comuni e spazi di servizio gestiti unitariamente. Ai fini della presente legge per superficie di vendita di un centro commerciale si intende quella risultante dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi al dettaglio in esso presenti. Le caratteristiche del centro in relazione al numero minimo degli esercizi commerciali ed al rapporto tra la superficie della grande struttura in esso presente e le piccole e medie imprese sono individuate nel contesto degli indirizzi generali per l’insediamento delle attività commerciali, definiti ai sensi dell’articolo 5, comma 1. Si intende altresì per centro commerciale, ed è sottoposto alle disposizioni di cui agli articoli 8 e 9 della presente legge quella composta anche di soli esercizi di vicinato purché non appartengano allo stesso titolare e la somma delle superfici di vendita di questi esercizi inseriti in un complesso edilizio a destinazione specifica sia almeno pari alla superficie di una media struttura;
i) per "generi di largo e generale consumo" i prodotti alimentari ed i prodotti non alimentari di cui all’allegato, II raggruppamento;
l) per forme speciali di vendita al dettaglio:
1) la vendita a favore di dipendenti da parte di enti o imprese, pubblici o privati, di soci di cooperative di consumo, di aderenti a circoli privati, esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi; nonché la vendita nelle scuole, negli ospedali e nelle strutture militari;
2) la vendita per mezzo di apparecchi automatici;
3) la vendita per corrispondenza o tramite radio e televisione o altri sistemi di comunicazione anche multimediali;
4) la vendita presso il domicilio dei consumatori o in altre sedi diverse da quelle adibite al commercio.
2. La presente legge non si applica:
a) ai farmacisti e ai direttori di farmacie delle quali i comuni assumono l’impianto e l’esercizio ai sensi della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successive modificazioni e della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, qualora vendano esclusivamente prodotti farmaceutici, specialità medicinali, dispositivi medici e presidi medico-chirurgici;
b) ai titolari di rivendite di generi di monopolio qualora vendano esclusivamente generi di monopolio di cui alla legge 22 dicembre 1957, n. 1293, e successive modificazioni, e del relativo regolamento di esecuzione, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 14 ottobre 1958, n. 1074, e successive modificazioni;
c) alle associazioni dei produttori ortofrutticoli costituite ai sensi della legge 27 luglio 1967, n. 622, e successive modificazioni;
d) ai produttori agricoli, singoli o associati, i quali esercitino attività di vendita di prodotti agricoli nei limiti di cui all’articolo 2135 del codice civile, alla legge 25 marzo 1959, n. 125, e successive modificazioni, e alla legge 9 febbraio 1963, n. 59, e successive modificazioni, a condizione che l’attività di vendita, per il tipo di organizzazione e le modalità di esercizio, sia accessoria e strettamente connessa all’attività agricola;
e) alle vendite di carburanti nonché degli oli minerali di cui all’articolo 1 del regolamento approvato con Regio decreto 20 luglio l934, n. 1303, e successive mo-dificazioni. Per vendita di carburanti si intende la vendita di tali prodotti, compresi i lubrificanti, effettuata negli impianti di distribuzione automatica di cui all’articolo 16 del decreto legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, e successive modificazioni, e al decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32 e relative norme di attuazione regionali;
f) agli artigiani, singoli o associati, iscritti nell’albo di cui all’articolo 6 della legge regionale 18 febbraio 1986, n. 3, e successive modificazioni, per la vendita nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti dei beni di produzione propria, ovvero per la fornitura al committente dei beni accessori all’esecuzione delle opere o alla prestazione del servizio;
g) ai pescatori ed ai cacciatori, singoli o associati, che vendano al pubblico, al dettaglio, la cacciagione e i prodotti ittici provenienti esclusivamente dall’esercizio della loro attività;
h) a coloro che esercitano la vendita dei prodotti da essi stessi direttamente e legalmente raccolti nell’esercizio dei diritti di erbatico, di fungatico e di diritti similari;
i) a chi venda o esponga per la vendita le proprie opere d’arte, nonché quelle dell’ingegno a carattere creativo, comprese le proprie pubblicazioni di natura scientifica od informativa, realizzate anche mediante supporto informatico;
l) alla vendita dei beni del fallimento effettuata ai sensi dell’articolo 106 delle disposizioni approvate con Regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni;
m) all’attività di vendita effettuata durante il periodo di svolgimento delle fiere campionarie, delle mostre e delle fiere di prodotti nei confronti dei visitatori, purché riguardi le sole merci oggetto delle manifestazioni e non prosegua oltre il periodo di svolgimento delle manifestazioni stesse;
n) agli enti pubblici ovvero alle persone giuridiche private cui partecipano lo Stato o enti territoriali che vendano pubblicazioni o altro materiale informativo, anche su supporto informatico, di propria o altrui elaborazione, concernenti l’oggetto della loro attività.
3. Restano salve, in quanto compatibili con la presente legge, le disposizioni relative:
a) agli esercenti l’attività di ottico di cui all’articolo 71 della legge regionale 1 settembre 1993, n. 25; per gli esercizi in attività alla data di entrata in vigore del regolamento di esecuzione di cui all’articolo 71 della legge regionale 1 settembre 1993, n. 25, non si applicano i limiti al rilascio delle autorizzazioni commerciali previsti dalla predetta legge per il trasferimento della sede all’interno dello stesso comune determinato da fatti non dipendenti dalla volontà dell’esercente;
b) alle rivendite di giornali e riviste di cui all’articolo 7 della legge 25 febbraio 1987, n. 67 e successive modifiche ed integrazioni e relative norme di attuazione regionali;
c) agli apicoltori di cui alla legge regionale 27 settembre 1995, n. 65 e successive modifiche ed integrazioni;
d) agli erboristi di cui alla legge regionale 23 maggio 1994, n. 9.
4. Resta fermo quanto previsto per l’apertura delle sale cinematografiche dalla legge 4 novembre 1965, n. 1213 e successive modificazioni, nonché dal decreto legislativo 8 gennaio 1998, n. 3.

Titolo II
REQUISITI PER L’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ COMMERCIALE

Art. 3.
Requisiti di accesso all’attività

1. Ai sensi della presente legge l’attività commerciale può essere esercitata con riferimento ai seguenti settori merceologici: alimentare e non alimentare con relativi raggruppamenti di prodotti di cui all’allegato della presente legge. L’individuazione e l’articolazione dei raggruppamenti di prodotti di cui al suddetto allegato hanno carattere sperimentale per la durata di trenta mesi a partire dall’entrata in vigore della presente legge. Sulla base dei risultati della sperimentazione, il Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, presenta all’Assemblea regionale, apposito disegno di legge per la definitiva disciplina dei settori merceologici. In caso di mancata approvazione di tale disegno di legge nei 180 giorni successivi alla scadenza del suddetto termine di trenta mesi, trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
2. Non possono esercitare l’attività commerciale, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione, coloro che si trovano nelle condizioni previste dal titolo II, articolo 5, commi 2, 3 e 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114.
3. L’esercizio, in qualsiasi forma, di una attività di commercio relativa al settore merceologico alimentare, anche se effettuata nei confronti di una cerchia determinata di persone, è consentito a chi sia in possesso di uno dei seguenti requisiti professionali:
a) avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla Regione siciliana, il cui programma è indicato dall’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca;
b) avere esercitato in proprio, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, l’attività di vendita all’ingrosso o al dettaglio di prodotti alimentari; o avere prestato la propria opera, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, presso imprese esercenti attività nel settore alimentare in qualità di dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione o, se trattasi di coniuge o parente o affine entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di collaboratore familiare, comprovata dalla iscrizione all’INPS;
c) essere stato iscritto nell’ultimo quinquennio al registro esercenti il commercio di cui alla legge 11 giugno 1971, n. 426, per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettere a), b) e c) dell’articolo 12, comma 2, del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375.
4. In caso di società il possesso di uno dei requisiti di cui al comma 3 è richiesto con riferimento al legale rappresentante o ad altra persona specificamente delegata all’attività commerciale.
5. (Comma omesso in quanto impugnato, ai sensi dell’art. 28 dello Statuto, dal Commissario dello Stato per la Regione siciliana).

Art. 4.
Corsi professionali

1. Il corso di cui al comma 3, lettera a), dell’articolo 3 deve avere per oggetto materie idonee a garantire l’apprendimento delle più efficienti tecniche mercantili e gestionali in relazione alle diverse tipologie delle strutture distributive, la conoscenza delle varie formule organizzative della distribuzione, nonché delle normative relative alla salute, alla sicurezza ed all’informazione del consumatore. Deve prevedere altresì materie che hanno riguardo agli aspetti relativi alla conservazione, manipolazione e trasformazione degli alimenti, sia freschi che conservati.
2. I corsi sono effettuati, in base a specifiche convenzioni con l’Assessorato regionale della cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, in via prioritaria, dalle associazioni di categoria del commercio maggiormente rappresentative a livello provinciale, dagli enti da queste costituiti, dagli enti di formazione professionale di cui alla legge regionale 6 marzo 1976, n. 24, nonché dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
3. L’Assessorato regionale della cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, d’intesa con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e le organizzazioni imprenditoriali del commercio maggiormente rappresentative a livello regionale, provvede ad attivare, tramite specifico rapporto convenzionale con i soggetti di cui al comma 2, un sistema di formazione e aggiornamento diretto ad elevare il livello professionale o a riqualificare gli operatori in attività, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese.
4. L’esercizio dell’attività di commercio all’ingrosso, ivi compreso quello relativo ai prodotti ortofrutticoli, carnei ed ittici, è subordinato al possesso dei requisiti di cui all’articolo 3.
5. L’Assessorato regionale della cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca individua, acquisito il parere dell’Osservatorio regionale del commercio, i titoli di studio di scuola professionale, di scuola media di secondo grado ed universitari equiparabili ai corsi professionali di cui alla lettera a), del comma 3 dell’articolo 3.

Titolo III
ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DI VENDITA AL DETTAGLIO

Art. 5.
Programmazione della rete distributiva

1. Ai fini della razionalizzazione della rete commerciale, per assicurare una maggiore efficienza delle diverse tipologie delle strutture di vendita in termini dimensionali, di organizzazione imprenditoriale e di funzionalità del servizio distributivo nel territorio, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, emana direttive ed indirizzi di programmazione commerciale che tengano conto dei seguenti criteri ed obiettivi:
a) favorire la realizzazione di una rete distributiva che, in collegamento con le altre funzioni di servizio, assicuri la migliore produttività del sistema e la qualità del servizio da rendere al consumatore;
b) assicurare, nell’individuare i limiti di presenza delle medie e grandi strutture di vendita, il rispetto del principio della libera concorrenza, favorendo l’equilibrato sviluppo delle diverse tipologie distributive e la pluralità delle insegne, nonché, per il settore dei generi di largo e generale consumo, un rapporto equilibrato tra gli insediamenti commerciali e la capacità di domanda della popolazione residente e fluttuante;
c) rendere compatibile l’impatto degli insediamenti commerciali sul territorio con particolare riguardo a fattori quali la mobilità, il traffico e l’inquinamento e valorizzare l’attività commerciale al fine della riqualificazione del tessuto urbano, in particolare per quanto riguarda quartieri degradati, in modo da ricostituire un ambiente idoneo allo sviluppo del commercio;
d) preservare i centri storici, attraverso il mantenimento delle caratteristiche morfologiche degli insediamenti e il rispetto dei vincoli relativi alla tutela del patrimonio artistico ed ambientale;
e) salvaguardare la rete distributiva nei piccoli comuni ubicati in zone di montagna, in zone rurali e nelle isole minori, attraverso la creazione di servizi commerciali polifunzionali;
f) favorire gli insediamenti commerciali destinati al recupero delle piccole e medie imprese già operanti sul territorio interessato, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali reali, prevedendo eventuali forme di incentivazione;
g) stabilire criteri e modalità ai fini del riconoscimento della priorità nelle domande di apertura, di ampliamento e trasferimento di una media o grande struttura di vendita, che prevedano la concentrazione di preesistenti strutture di vendita e l’assunzione dell’impegno di reimpiego del personale dipendente;
h) assicurare, avvalendosi dei comuni e delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, un sistema coordinato di monitoraggio riferito all’entità e all’efficienza della rete distributiva, attraverso l’acquisizione del parere dell’Osservatorio regionale per il commercio.
2. Il Presidente della Regione, su proposta dell’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, con le modalità ed entro il termine di cui al comma 1, fissa i criteri di programmazione urbanistica riferiti al settore commerciale, affinchè gli strumenti urbanistici comunali individuino:
a) le aree da destinare agli insediamenti commerciali ed, in particolare, le aree in cui possono essere consentiti gli insediamenti di medie e grandi strutture di vendita al dettaglio;
b) le aree da destinare a mercati su aree pubbliche di tipo giornaliero, periodico o fisso;
c) i limiti cui sono sottoposti gli insediamenti commerciali in relazione alla tutela dei beni artistici, culturali, ambientali e dell’arredo urbano, nonché i limiti ai quali sono sottoposte le imprese commerciali nei centri storici e nelle località di particolare interesse artistico e naturale;
d) i vincoli di natura urbanistica ed in particolare quelli inerenti la disponibilità di spazi pubblici, o di uso pubblico e le quantità minime di spazi per parcheggi relativi alle medie e grandi strutture di vendita.
3. Il Presidente della Regione, nel definire le direttive di cui al comma 1, tiene conto delle caratteristiche dei seguenti ambiti territoriali:
a) le aree metropolitane omogenee, di cui alla legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, con lo scopo di pervenire ad una programmazione integrata tra centro e realtà periferiche, anche quando esse siano rappresentate da comuni autonomi o da aree intercomunali;
b) le aree sovracomunali configurabili come un unico bacino di utenza, in cui devono essere individuati criteri di sviluppo omogenei;
c) i centri storici, al fine di salvaguardare e qualificare la presenza delle attività commerciali ed artigianali in grado di svolgere un servizio di vicinato, di tutelare gli esercizi aventi valore storico ed artistico ed evitare il processo di espulsione delle attività commerciali ed artigianali;
d) i centri di minore consistenza demografica e socio-economica, al fine di svilupparne il tessuto economico e sociale anche attraverso il miglioramento delle reti infrastrutturali ed in particolare dei collegamenti viari;
e) gli insediamenti commerciali ricadenti nelle aree di sviluppo industriale di cui all’articolo 30 della legge regionale 4 aprile 1995, n. 29.
4. Il Presidente della Regione emana le direttive e fissa i criteri di cui ai commi 1 e 2 sentiti i rappresentanti degli enti locali, delle organizzazioni imprenditoriali del commercio, dei lavoratori del settore e delle associazioni dei consumatori piu rappresentative a livello regionale.
5. I comuni sono tenuti ad adeguare gli strumenti urbanistici generali ed attuativi, approvati a mezzo di apposite varianti da adottare e trasmettere entro il termine di 180 giorni dalla pubblicazione delle direttive di cui al comma 1, all’Assessore regionale per il territorio e l’ambiente, il quale decide, anche prescindendo dal parere del Consiglio regionale dell’urbanistica, nel termine di 45 giorni dalla ricezione degli atti, decorso il quale, in caso di silenzio, le varianti si intendono approvate.
6. In caso di inerzia da parte del comune, l’Assessorato regionale della cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca provvede in via sostitutiva, adottando le norme necessarie, che restano in vigore fino all’emanazione delle norme comunali.
7. Per gli strumenti urbanistici semplicemente adottati, i comuni provvedono all’adeguamento con apposite delibere consiliari di modifica da trasmettere entro il termine di 90 giorni dalla pubblicazione delle direttive di cui al comma 1 all’Assessore regionale per il territorio e l’ambiente il quale decide in sede di approvazione finale degli strumenti urbanistici adottati ed, in assenza delle delibere comunali di modifica, adotta d’ufficio i necessari adeguamenti predisposti di concerto con l’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca.

Art. 6.
Osservatorio regionale per il commercio

1. Il comitato di cui all’articolo 22 della legge regionale 4 agosto 1978, n. 26, prende il nome di "Osservatorio regionale per il commercio", il quale è nominato, per un triennio, con decreto dell’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca ed è composto:
a) dall’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, che lo presiede;
b) dal direttore regionale della cooperazione, del commercio e dell’artigianato o da un suo delegato;
c) da un dirigente esperto in materia di commercio dell’Assessorato regionale della cooperazione, del commercio, dell’artigianato e della pesca;
d) dal direttore regionale dell’urbanistica o da un suo delegato;
e) da un rappresentante dell’ANCI Sicilia;
f) da un rappresentante dell’Unione delle province siciliane;
g) da quattro rappresentanti delle associazioni di categoria dei commercianti maggiormente rappresentative a livello regionale, designati dalle stesse organizzazioni;
h) da un rappresentante delle associazioni dei consumatori;
i) dal presidente del Consiglio regionale dei consumatori e degli utenti;
l) da tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori del commercio maggiormente rappresentative a livello regionale;
m) da un rappresentante dell’Associazione regionale dei dirigenti di aziende commerciali;
n) da un rappresentante dell’Unioncamere della Sicilia;
o) da un rappresentante delle organizzazioni della cooperazione.
2. I componenti di cui alle lettere h), l) ed o) del comma 1 sono scelti tra terne di nominativi proposti dalle organizzazioni interessate.
3. L’Osservatorio regionale per il commercio è convocato dal presidente. In prima convocazione, per la validità delle deliberazioni, è necessaria la presenza della maggioranza dei componenti. In seconda convocazione, l’Osservatorio può deliberare qualunque sia il numero dei componenti intervenuti. In caso di parità prevale il voto del presidente.
4. L’Osservatorio regionale per il commercio esprime il proprio parere, oltre che nei casi in cui sia richiesto dalla legge, sulle questioni per le quali l’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca ritenga di interpellarlo.
5. Ai fini del monitoraggio delle attività commerciali, di cui all’articolo 5, comma 1, lettera h), entro trenta giorni dall’avvio dell’attività, i titolari delle attività di vendita al dettaglio o all’ingrosso presentano, a scopo statistico e di conoscenza della gamma merceologica, una comunicazione all’Ufficio del Registro delle imprese della competente Camera di commercio, che la iscrive nel repertorio delle notizie economiche ed amministrative. Con la comunicazione l’interessato dichiara, sotto la propria responsabilità, di essere in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3, il settore o i settori merceologici, l’ubicazione e la superficie di vendita dell’esercizio.

Art. 7.
Esercizi di vicinato

1. L’apertura, il trasferimento di sede nelle zone del territorio comunale non sottoposte ai limiti di cui all’articolo 5, comma 2, lettera c), e l’ampliamento della superficie fino ai limiti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e), di un esercizio di vicinato di cui al raggruppamento III dell’allegato della presente legge, sono soggetti a comunicazione da presentarsi presso l’ufficio del comune competente per territorio e possono essere effettuati decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.
2. Nella comunicazione di cui al comma 1 il soggetto interessato dichiara:
a) di essere in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3;
b) di avere rispettato i regolamenti locali di polizia urbana, annonaria e igienico-sanitaria, i regolamenti edilizi e le norme urbanistiche nonché quelle relative alle destinazioni d’uso;
c) il settore o i settori merceologici, l’ubicazione e la superficie di vendita dell’esercizio.
3. L’apertura di un esercizio di vicinato di cui ai raggruppamenti I e II dell’allegato della presente legge, è soggetta ad autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio, anche in relazione agli obiettivi di cui all’articolo 5, comma 1.
4. Il trasferimento di sede nelle zone del territorio comunale non sottoposte ai limiti di cui all’articolo 5, comma 2, lettera c) e l’ampliamento della superficie fino ai limiti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e), di un esercizio di vicinato di cui ai raggruppamenti I e II dell’allegato della presente legge, sono soggetti a previa comunicazione con raccomandata postale al comune competente per territorio e possono essere effettuati, decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.
5. Fermi restando i requisiti igienico-sanitari, negli esercizi di vicinato autorizzati alla vendita dei prodotti di cui all’articolo 4 della legge 25 marzo 1997, n. 77, è consentito il consumo immediato dei medesimi a condizione che siano esclusi il servizio di somministrazione e le attrezzature ad esso direttamente finalizzati.
6. Non sono soggetti ad autorizzazione aggiuntiva, ma a semplice comunicazione al comune, gli ampliamenti degli esercizi di vicinato esistenti, per una sola volta, fino ad una percentuale del 20 per cento della superficie già occupata.

Art. 8.
Medie strutture di vendita

1. L’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento della superficie fino ai limiti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f), di una media struttura di vendita sono soggetti ad autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio, anche in relazione agli obiettivi di cui all’articolo 5, comma 2, nonché alle priorità di cui al comma 2 dell’articolo 11 ed ai casi di cui al comma 3 dello stesso articolo.
2. Nella domanda l’interessato dichiara:
a) di essere in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3;
b) il settore o i settori merceologici, l’ubicazione e la superficie di vendita dell’esercizio.
3. Il comune, entro 180 giorni dall’emanazione delle disposizioni regionali ed in conformità agli obiettivi indicati all’articolo 5, sentite le organizzazioni di tutela dei consumatori e le organizzazioni imprenditoriali del commercio maggiormente rappresentative a livello provinciale, adotta i criteri per il rilascio delle autorizzazioni di cui al comma 1.
4. Il comune adotta le norme sul procedimento concernente le domande relative alle medie strutture di vendita; stabilisce il termine, comunque non superiore ai 90 giorni dalla data di ricevimento delle stesse, entro il quale le domande devono ritenersi accolte qualora non venga comunicato il provvedimento di diniego, nonché tutte le altre norme atte ad assicurare trasparenza e snellezza dell’azione amministrativa e la partecipazione al procedimento ai sensi della legge regionale 30 aprile 1991, n. 10.
5. In caso di mancato rispetto da parte dei comuni dei termini di cui ai commi precedenti, l’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, nomina in via sostitutiva, senza previa diffida, un commissario ad acta.
6. Fino all’emanazione del provvedimento di cui al comma 3 dell’articolo 11, non può essere negata, in caso di concentrazione di più esercizi, autorizzati ai sensi dell’articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426, per la vendita di generi di largo e generale consumo ed operanti nello stesso comune, l’autorizzazione all’apertura o all’ampliamento di un esercizio avente una superficie di vendita non superiore ai limiti massimi previsti per le medie strutture dal comma 1, lettera f), dell’articolo 2. La superficie di vendita del nuovo esercizio o di quello ampliato deve essere pari alla somma dei limiti massimi previsti per gli esercizi di vicinato dal comma 1, lettera e), dell’articolo 2, tenuto conto del numero degli esercizi e dell’effettiva superficie di uno o piu di quelli accorpati. Il rilascio dell’autorizzazione comporta la revoca dei titoli autorizzatori preesistenti.
7. Non sono soggetti ad autorizzazione aggiuntiva, ma a semplice comunicazione al comune, gli ampliamenti delle medie strutture di vendita esistenti, per una sola volta, fino ad una percentuale del 20 per cento della superficie già occupata.

Art. 9.
Grandi strutture di vendita

1. L’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento della superficie di una grande struttura di vendita sono soggetti ad autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio nel rispetto della programmazione urbanistico-commerciale di cui all’articolo 5 ed in conformità alle determinazioni adottate dalla conferenza di servizi di cui al comma 3.
2. Nella domanda l’interessato dichiara:
a) di essere in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3;
b) il settore o i settori merceologici, l’ubicazione e la superficie di vendita dell’esercizio.
3. La domanda di rilascio dell’autorizzazione è esaminata da una conferenza di servizi, indetta dal comune competente per territorio, salvo quanto diversamente stabilito nelle disposizioni di cui al comma 5, entro 60 giorni dal ricevimento, composta da quattro membri, rappresentanti rispettivamente l’Assessorato regionale della cooperazione, del commercio, dell’artigianato e della pesca, la provincia regionale, il comune e la camera di commercio territorialmente competenti, che decide in base alla conformità dell’insediamento ai criteri di programmazione di cui all’articolo 5 e alle priorità di cui al comma 2 dell’articolo 11 ed ai casi di cui al comma 3 dello stesso articolo. Le deliberazioni della conferenza sono adottate a maggioranza dei componenti entro 90 giorni dalla convocazione; il rilascio dell’autorizzazione è subordinato al parere favorevole del rappresentante della Regione, il cui voto comunque prevale in caso di parità.
4. Alle riunioni della conferenza di servizi partecipano a titolo consultivo i rappresentanti dei comuni contermini, delle organizzazioni dei consumatori, dei lavoratori del settore e delle imprese del commercio più rappresentative a livello regionale.
5. Il Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta di governo, su proposta dell’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca adotta, con proprio decreto, le norme sul procedimento concernente le domande relative alle grandi strutture di vendita; stabilisce il termine, comunque non superiore a 120 giorni dalla data di convocazione della conferenza di servizi di cui al comma 3, entro il quale le domande devono ritenersi accolte qualora non venga comunicato il provvedimento di diniego, nonché tutte le altre norme atte ad assicurare trasparenza e snellezza dell’azione amministrativa e la partecipazione al procedimento ai sensi della legge regionale 30 aprile 1991, n. 10.
6. Non sono soggetti ad autorizzazione aggiuntiva, ma a semplice comunicazione al comune competente per territorio gli ampliamenti delle grandi strutture esistenti, per una sola volta, fino ad una percentuale del 20 per cento della superficie già occupata.

Art. 10.
Correlazione e semplificazione dei procedimenti

1. L’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, con proprio decreto, impartisce disposizioni ai comuni miranti a rendere contemporanei i procedimenti per il rilascio delle autorizzazioni commerciali e di quelle edilizie ed a semplificarne l’istruttoria per tutte le strutture di vendita a prescindere dalle loro dimensioni.

Art. 11.
Disposizioni particolari

1. L’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, acquisito il parere dell’Osservatorio regionale per il commercio, emana, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, direttive per favorire lo sviluppo della rete commerciale nelle aree montane, rurali e delle isole minori, per riqualificare la rete distributiva e rivitalizzare il tessuto economico, sociale e culturale nei centri storici, nonché per consentire una equilibrata e graduale evoluzione delle imprese esistenti nelle aree urbane durante la fase di prima applicazione della nuova disciplina amministrativa. In particolare, prevede:
a) per i comuni, le frazioni e le altre aree con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, nonché nelle zone montane e nelle isole minori, la facoltà di svolgere congiuntamente in un solo esercizio, oltre all’attività commerciale, altri servizi di particolare interesse per la collettività, eventualmente in convenzione con soggetti pubblici o privati. Per tali esercizi gli enti locali possono stabilire particolari agevolazioni, fino all’esenzione, per i tributi di loro competenza;
b) per i centri storici, le aree o gli edifici aventi valore storico, archeologico, artistico e ambientale, l’attribuzione di maggiori poteri ai comuni, relativamente alla localizzazione e alla apertura degli esercizi di vendita, in particolare al fine di rendere compatibili i servizi commerciali con le funzioni territoriali in ordine alla viabilità, alla mobilità dei consumatori e all’arredo urbano, deliberando anche specifiche misure di agevolazione tributaria e di sostegno finanziario a favore degli operatori commerciali interessati;
c) per le aree di cui alle lettere a), b) e c) dell’articolo 5, comma 3, l’indicazione dei criteri in base ai quali i comuni, per un periodo non superiore a due anni, possono sospendere o inibire gli effetti della comunicazione all’apertura degli esercizi di vicinato, sulla base di specifica valutazione circa l’impatto del nuovo esercizio sull’apparato distributivo e sul tessuto urbano ed in relazione a programmi di qualificazione della rete commerciale finalizzati alla realizzazione di infrastrutture e servizi adeguati alle esigenze dei consumatori.
2. L’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, acquisito il parere dell’Osservatorio regionale per il commercio, stabilisce direttive ai fini del riconoscimento della priorità alle domande di rilascio di autorizzazione all’apertura di una media o grande struttura di vendita istituita per effetto della concentrazione di preesistenti medie o grandi strutture, che prevedano l’assunzione dell’impegno di reimpiego del personale dipendente. Il rilascio della nuova autorizzazione comporta la revoca di quelle relative alle strutture preesistenti, prese in considerazione ai fini della predetta priorità.
3. L’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, acquisito il parere dell’Osservatorio regionale per il commercio, stabilisce altresì direttive ai fini del riconoscimento della priorità alle domande di rilascio dell’autorizzazione all’apertura di un esercizio di vendita da parte di richiedenti che abbiano frequentato un corso di formazione professionale per il commercio o risultino in possesso di adeguata qualificazione.
4. Con il provvedimento di cui al comma 2, l’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, acquisito il parere dell’Osservatorio regionale per il commercio, stabilisce altresì i casi in cui l’autorizzazione all’apertura di una media struttura di vendita e all’ampliamento della superficie di una media o di una grande struttura di vendita è dovuta alla concentrazione o all’accorpamento di esercizi autorizzati ai sensi dell’articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426 per la vendita di generi di largo e generale consumo. Il rilascio dell’autorizzazione comporta la revoca dei titoli autorizzatori relativi ai preesistenti esercizi. Nell’applicazione della presente disposizione si tiene conto anche della condizione relativa al reimpiego del personale degli esercizi concentrati o accorpati.

Titolo IV
ORARI DI VENDITA

Art. 12.
Orario di apertura e di chiusura

1. Gli orari di apertura e di chiusura al pubblico degli esercizi di vendita al dettaglio sono rimessi alla libera determinazione degli esercenti nel rispetto delle disposizioni del presente articolo e dei criteri emanati dai comuni, sentite le organizzazioni provinciali maggiormente rappresentative dei consumatori, delle imprese del commercio e dei lavoratori dipendenti, in esecuzione dell’articolo 36, comma 3, della legge 8 giugno 1990, n. 142.
2. Fatto salvo quanto disposto al comma 4, gli esercizi commerciali di vendita al dettaglio possono restare aperti al pubblico in tutti i giorni della settimana dalle ore sette alle ore ventidue o alle ore ventitré nel periodo di vigenza dell’ora legale. Nel rispetto di tali limiti l’esercente può liberamente determinare l’orario di apertura e di chiusura del proprio esercizio non superando comunque il limite delle dodici ore giornaliere.
3. L’esercente è tenuto a rendere noto al pubblico l’orario di effettiva apertura e chiusura del proprio esercizio mediante cartelli o altri mezzi idonei di informazione.
4. Gli esercizi di vendita al dettaglio osservano la chiusura domenicale e festiva dell’esercizio e, nei casi stabiliti dai comuni, sentite le organizzazioni di cui al comma 1, la mezza giornata di chiusura infrasettimanale.
5. Il comune, sentite le organizzazioni di cui al comma 1, individua i giorni e le zone del territorio nei quali gli esercenti possono derogare all’obbligo di chiusura domenicale e festiva. I suddetti giorni comprendono comunque quelli del mese di dicembre, e fino ad un massimo di ulteriori otto domeniche o festività nel corso della restante parte dell’anno. Il comune, sentite le organizzazioni di cui al comma 1, puo altresì determinare eventuali diverse articolazioni della fascia oraria di apertura al pubblico degli esercizi commerciali di vendita al dettaglio, fermo restando il rispetto del limite massimo di apertura di dodici ore giornaliere.
6. Gli orari di apertura e chiusura e dei turni festivi degli impianti stradali di distribuzione di carburanti sono determinati con decreto dell’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, sentite le organizzazioni di categoria e le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
7. Gli orari tengono conto delle esigenze del traffico e del turismo e della necessità di assicurare la continuità e la regolarità del servizio di distribuzione dei carburanti.
8. Nelle more dell’emanazione del decreto di cui al comma 6 valgono le disposizioni impartite con i decreti assessoriali n. 476 dell’8 aprile 1994 e n. 1263 del 16 giugno 1994.

Art. 13
Comuni ad economia prevalentemente turistica e città d’arte

1. Nei comuni ad economia prevalentemente turistica, nelle città d’arte o nelle zone del territorio dei medesimi, gli esercenti individuano liberamente gli orari di apertura e di chiusura e possono derogare dall’obbligo di cui all’articolo 12, commi 2, 4 e 5.
2. Per le finalità di cui al comma 1, la deroga è disposta dal sindaco in conformità ad accordi con le organizzazioni di cui all’articolo 12, comma 1.
3. Possono essere apportate deroghe per le zone commerciali e per le aree ricadenti nelle immediate vicinanze di grandi arterie viarie che, per la loro ubicazione, svolgono un’attività avente refluenze sovracomunali. Sulle relative istanze l’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca emette provvedimento espresso, in conformità alle determinazioni assunte dalla conferenza di servizi di cui all’articolo 9, comma 3.
4. Al fine di assicurare all’utenza, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico, idonei livelli di servizio e di informazione, le organizzazioni locali maggiormente rappresentative dei consumatori, delle imprese del commercio e del turismo e dei lavoratori dipendenti, possono definire accordi da sottoporre al sindaco per l’esercizio delle funzioni di cui all’articolo 36, comma 3, della legge 8 giugno 1990, n. 142.
5. Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta dei comuni interessati e sentiti l’Osservatorio regionale per il commercio e le province regionali, l’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca individua, con proprio decreto, i comuni ad economia prevalentemente turistica, le città d’arte o le zone del territorio dei medesimi e i periodi considerati di maggiore afflusso turistico nei quali gli esercenti possono esercitare la facoltà di cui al comma 1.

Art. 14.
Disposizioni speciali

1. Le disposizioni del presente titolo non si applicano: alle rivendite di generi di monopolio; agli esercizi di vendita interni ai campeggi, ai villaggi e ai complessi turistici e alberghieri; agli esercizi di vendita al dettaglio situati nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, marittime ed aeroportuali; alle rivendite di giornali; alle gelaterie e gastronomie; alle rosticcerie e alle pasticcerie; agli esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e articoli da giardinaggio, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale, nonché alle stazioni di servizio autostradali, qualora le attività di vendita previste dal presente comma siano svolte in maniera esclusiva o prevalente, e alle sale cinematografiche. Le disposizioni del presente titolo non si applicano altresì agli esercizi che effettuano esclusivamente vendite attraverso apparecchi automatici in appositi locali a ciò adibiti.
2. Gli esercizi del settore alimentare devono garantire l’apertura al pubblico in caso di più di due festività consecutive. Il sindaco, sentite le organizzazioni di cui all’articolo 12, comma 1, definisce le modalità per adempiere all’obbligo di cui al presente comma.
3. Nel caso in cui il comune preveda la chiusura infrasettimanale per gli esercizi del settore alimentare, lo stesso comune, sentite le organizzazioni di cui all’articolo 12, comma 1, definisce le modalità per assicurare l’apertura di un congruo numero di esercizi necessari a garantire il servizio, a tutela delle esigenze dei consumatori.
4. Il sindaco, sentite le organizzazioni di cui all’articolo 12, comma 1, può autorizzare, in base alle esigenze dell’utenza e alle peculiari caratteristiche del territorio, l’esercizio dell’attività di vendita in orario notturno esclusivamente per un limitato numero di esercizi di vicinato.

Titolo V
OFFERTA DI VENDITA

Art. 15.
Pubblicità dei prezzi

1. I prodotti esposti per la vendita al dettaglio nelle vetrine esterne o all’ingresso del locale e nelle immediate adiacenze dell’esercizio o su aree pubbliche o sui banchi di vendita, ovunque collocati, debbono indicare, in modo chiaro e ben leggibile, il prezzo di vendita al pubblico, mediante l’uso di un cartello o con altre modalità idonee allo scopo.
2. Quando siano esposti insieme prodotti identici dello stesso valore è sufficiente l’uso di un unico cartello. Negli esercizi di vendita e nei reparti di tali esercizi organizzati con il sistema di vendita del libero servizio l’obbligo dell’indicazione del prezzo deve essere osservato in ogni caso per tutte le merci comunque esposte al pubblico.
3. I prodotti sui quali il prezzo di vendita al dettaglio si trovi già impresso in maniera chiara e con caratteri ben leggibili, in modo che risulti facilmente visibile al pubblico, sono esclusi dall’applicazione del comma 2.
4. Restano salve le disposizioni vigenti circa l’obbligo dell’indicazione del prezzo di vendita al dettaglio per unità di misura.
5. Nella Regione siciliana trovano applicazione le disposizioni statali in materia di vendita sottocosto.

Titolo VI
FORME SPECIALI DI VENDITA AL DETTAGLIO

Art. 16.
Vendite straordinarie e di liquidazione

1. In materia di vendite straordinarie e di liquidazione continua a trovare applicazione la disciplina di cui alla legge regionale 25 marzo 1996, n. 9, così come modificata dalla legge regionale 6 agosto 1997, n. 28.

Art. 17.
Spacci interni

1. La vendita di prodotti a favore di dipendenti o soci di enti o imprese, pubblici o privati, di militari, di soci di cooperative di consumo, di aderenti ad associazioni private, nonché la vendita nelle scuole e negli ospedali esclusivamente a favore di coloro che hanno titolo ad accedervi è soggetta ad apposita comunicazione al comune competente per territorio e deve essere effettuata in locali non aperti al pubblico, che non abbiano accesso dalla pubblica via e non abbiano superficie superiore a 100 mq. nelle aziende con un numero di dipendenti non superiore alle 500 unità, o 150 mq. nelle aziende con un numero di dipendenti superiore alle 500 unità, senza l’utilizzo di insegne od altre forme di pubblicità.
2. L’attività può essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1.
3. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 3 della persona preposta alla gestione dello spaccio, il rispetto delle norme in materia di idoneità dei locali, il settore merceologico, l’ubicazione e la superficie di vendita.
4. Le cooperative di consumo ed i consorzi da esse costituiti con la comunicazione di cui al comma 1 esibiscono, a richiesta delle autorità di vigilanza, l’elenco dei soci nel rispetto della legge 31 dicembre 1996, n. 675.
5. La vendita di prodotti a favore di soggetti diversi da quelli indicati al comma 1 comporta la chiusura dell’esercizio da parte del comune competente per territorio per un periodo non inferiore a sei mesi.
6. Gli spacci non sono tenuti ad osservare le disposizioni in materia di orari di vendita previste per gli esercizi commerciali di vendita al dettaglio per lo stesso settore merceologico, fatto salvo il limite massimo di dodici ore giornaliere.
7. Per la somministrazione di cibi e bevande nei locali e per i soggetti di cui al comma 1 si applicano le disposizioni statali in materia.

Art. 18.
Apparecchi automatici

1. La vendita dei prodotti al dettaglio per mezzo di apparecchi automatici è soggetta ad apposita comunicazione al comune competente per territorio.
2. L’attività può essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1.
3. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza del possesso dei requisiti di cui agli articoli 3 e 4, il settore merceologico ed i prodotti posti in vendita e l’ubicazione, nonché, se l’apparecchio automatico viene installato sulle aree pubbliche, l’avvenuto pagamento della tassa di posteggio di suolo pubblico, di cui alla legge regionale 1 marzo 1995, n. 18, e successive modificazioni.
4. La vendita mediante apparecchi automatici, effettuata in apposito locale ad essa adibito in modo esclusivo, è soggetta alle medesime disposizioni concernenti l’apertura di un’esercizio di vendita.
5. L’installazione di apparecchi automatici non necessita di alcuna autorizzazione né comunicazione né si applicano le disposizioni di cui ai commi precedenti, qualora i titolari delle licenze di esercizio dei locali e delle aree in cui sono posti i distributori automatici o i loro noleggiatori siano in possesso delle autorizzazioni previste dalla legge per la vendita dei prodotti appartenenti alla stessa gamma merceologica.

Art. 19.
Vendita per corrispondenza, radio, televisione o altri sistemi di comunicazione

1. La vendita al dettaglio per corrispondenza o tramite radio, televisione o altri sistemi di comunicazione, anche in forma multimediale, è soggetta a previa comunicazione al comune nel quale l’esercente ha la residenza, se persona fisica, o la sede legale. L’attività può essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.
2. E’ vietato inviare prodotti al consumatore se non a seguito di specifica richiesta. E’ consentito l’invio di campioni di prodotti o di omaggi, senza spese o vincoli per il consumatore.
3. Nella comunicazione di cui al comma 1 deve essere dichiarata la sussistenza del possesso dei requisiti di cui all’articolo 3 e il settore merceologico.
4. Nei casi in cui le operazioni di vendita sono effettuate tramite televisione, l’emittente televisiva deve accertare, prima di mettere in onda il programma, che il titolare dell’attività sia in possesso dei requisiti prescritti dalla presente legge per l’esercizio della vendita al dettaglio. Durante la trasmissione debbono essere indicati il nome e la denominazione o la ragione sociale e la sede del venditore, il numero di iscrizione al registro delle imprese ed il numero della partita IVA. Agli organi di vigilanza è consentito il libero accesso al locale indicato come sede del venditore.
5. Le operazioni di vendita all’asta realizzate per mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione sono vietate.
6. Chi effettua le vendite tramite televisione per conto terzi deve essere in possesso della licenza prevista dall’articolo 115 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
7. Alle vendite di cui al presente articolo si applicano altresì le disposizioni di cui al decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali.

Art. 20.
Vendite effettuate presso il domicilio dei consumatori

1. La vendita al dettaglio o la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio dei consumatori è soggetta a previa comunicazione al comune nel quale l’esercente ha la residenza, se persona fisica, o la sede legale.
2. L’attività può essere iniziata decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1.
3. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 3, il settore merceologico ed il relativo raggruppamento di prodotti.
4. Il soggetto di cui al comma 1, che intende avvalersi per l’esercizio dell’attività di incaricati, ne comunica l’elenco all’autorità di pubblica sicurezza del luogo nel quale ha la residenza o la sede legale.
5. L’impresa di cui al comma 1 rilascia un tesserino di riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare non appena esse perdono i requisiti richiesti dall’articolo 3, comma 2.
6. Il tesserino di riconoscimento di cui al comma 5 deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve contenere le generalità e la fotografia dell’incaricato, l’indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto dell’attività dell’impresa, nonché del nome del responsabile dell’impresa stessa, e la firma di quest’ultimo e deve essere esposto o esibito in modo ben visibile durante le operazioni di vendita.
7. Le disposizioni concernenti gli incaricati si applicano anche nel caso di operazioni di vendita a domicilio del consumatore effettuate dal commerciante sulle aree pubbliche in forma itinerante.
8. Il tesserino di riconoscimento di cui ai commi 5 e 6 è obbligatorio anche per l’imprenditore che effettua personalmente le operazioni disciplinate dal presente articolo.
9. Alle vendite di cui al presente articolo si applicano altresì le disposizioni di cui al decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali.
10. Le vendite di cui al presente articolo devono essere coperte da assicurazione per eventuali danni ai consumatori.
11. L’esibizione o illustrazione di cataloghi e l’effettuazione di qualsiasi altra forma di propaganda commerciale presso il domicilio del consumatore o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche temporaneamente, per motivi di lavoro, studio, cura o svago, sono sottoposte alle disposizioni sugli incaricati e sul tesserino di riconoscimento di cui al presente articolo.

Art. 21.
Commercio elettronico

1. La Regione promuove l’introduzione e l’uso del commercio elettronico, che è da considerare attività commerciale a tutti gli effetti, con azioni volte a:
a) sostenere una crescita equilibrata del mercato elettronico;
b) tutelare gli interessi dei consumatori;
c) promuovere lo sviluppo di campagne di informazione ed apprendimento per operatori del settore ed operatori del servizio;
d) predisporre azioni specifiche finalizzate a migliorare la competitività globale delle imprese, con particolare riferimento alle piccole e alle medie, attraverso l’utilizzo del commercio elettronico;
e) favorire l’uso di strumenti e tecniche di gestione di qualità volte a garantire l’affidabilità degli operatori e ad accrescere la fiducia del consumatore;
f) garantire la partecipazione delle imprese siciliane al processo di cooperazione e negoziazione a livello nazionale, europeo ed internazionale per lo sviluppo del commercio elettronico.
2. Per le azioni di cui al comma 1 l’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca può stipulare convenzioni e accordi di programma con soggetti pubblici o privati interessati, nonché con associazioni rappresentative delle imprese del commercio e dei consumatori.
3. Chi intende esercitare il commercio elettronico secondo le disposizioni del presente articolo deve darne preventiva comunicazione al comune territorialmente competente. In detta comunicazione l’interessato, oltre ad indicare gli elementi distintivi dell’impresa e la sede sociale, deve indicare anche i prodotti oggetto della vendita telematica, allegando una dichiarazione autenticata con cui il venditore si impegna ad illustrare al compratore, con dovizia di particolari, le caratteristiche del prodotto, fornendo, qualora richiesto, ogni informazione necessaria sulle modalità di utilizzazione, oltre che soluzioni ad eventuali problemi legati alla messa in funzione del bene venduto.
4. La comunicazione di cui al comma precedente è trasmessa anche alla camera di commercio territorialmente competente, la quale pubblicherà periodicamente un bollettino contenente l’elenco delle imprese esercenti il commercio elettronico.

Titolo VII
SANZIONI

Art. 22.
Sanzioni e revoca

1. A chiunque violi le disposizioni di cui agli articoli 3, 7, 8, 9, 17, 18, 19 e 20 della presente legge si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 3.000.000 a lire 30.000.000.
2. A chiunque violi le disposizioni di cui agli articoli 12, 13, 15 e 24 della presente legge si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 1.000.000 a lire 5.000.000.
3. In caso di particolare gravità o di recidiva il sindaco dispone la sospensione dell’attività di vendita per un periodo non superiore a 20 giorni. La recidiva si verifica qualora sia stata commessa la stessa violazione per tre volte, negli ultimi cinque anni, anche se si è proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione.
4. L’autorizzazione all’apertura già rilasciata decade automaticamente qualora il titolare:
a) non inizi l’attività di una media struttura di vendita entro un anno dalla data del rilascio o entro due anni se trattasi di una grande struttura di vendita, salvo proroga in caso di comprovata necessità dipendente da fatti non imputabili all’impresa;
b) sospenda l’attività per un periodo superiore ad un anno;
c) incorra in uno dei casi di cui all’articolo 3, comma 2;
d) commetta un’ulteriore violazione delle prescrizioni in materia igienico-sanitaria avvenuta dopo la sospensione dell’attività disposta ai sensi del comma 3.
5. Il sindaco ordina la chiusura di un esercizio di vicinato qualora il titolare:
a) sospenda l’attività per un periodo superiore ad un anno;
b) incorra in uno dei casi di cui all’articolo 3, comma 2;
c) nel caso di ulteriore violazione delle prescrizioni in materia igienico-sanitaria avvenuta dopo la sospensione dell’attività disposta ai sensi del comma 3.
6. In caso di svolgimento abusivo dell’attività il sindaco ordina la chiusura immediata dell’esercizio di vendita.
7. In materia di accertamento degli illeciti amministrativi, per le violazioni nelle materie di cui alla presente legge, l’autorità competente a ricevere il rapporto di cui all’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ed a cui spetta l’emissione dell’ordinanza-ingiunzione ovvero del provvedimento di archiviazione di cui al successivo articolo 18 della predetta legge è il sindaco del comune.
8. Per lo svolgimento dell’attività di cui al comma 7 è attribuita al comune una quota pari al 15 per cento del gettito derivante dalle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate in attuazione del presente articolo, come risultano accertate con il rendiconto generale consuntivo della Regione del secondo esercizio antecedente quello di competenza.

Titolo VIII
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Art. 23.
Disciplina transitoria

1. I soggetti titolari di autorizzazione per l’esercizio dell’attività di vendita dei prodotti appartenenti alle tabelle merceologiche di cui all’allegato 5 al decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375 e al decreto assessoriale 3 aprile 1997, hanno titolo a porre in vendita tutti i prodotti relativi al settore merceologico corrispondente di cui all’allegato, previa comunicazione al comune e alla camera di commercio, fatto salvo il rispetto dei requisiti igienico-sanitari, e ad ottenere che l’autorizzazione sia modificata d’ufficio con l’indicazione del settore medesimo a partire dalla data di pubblicazione della presente legge. Tale disposizione non si applica ai soggetti in possesso delle tabelle speciali riservate ai titolari di farmacie di cui all’allegato 9 del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375, ai soggetti titolari di rivendite di generi di monopolio e di impianti di distribuzione automatica dei carburanti di cui all’articolo 1 del decreto ministeriale 17 settembre 1996, n. 561, agli ottici ed alle rivendite di giornali e riviste.
2. Sulle domande di rilascio di autorizzazione all’apertura, al trasferimento ed all’ampliamento di un esercizio di vendita con superficie inferiore ai limiti previsti dagli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426, come recepita dalla legge regionale 22 luglio 1972, n. 43, in corso di istruttoria alla data di pubblicazione della presente legge è emesso provvedimento espresso sulla base della predetta legge 11 giugno 1971, n. 426, della legge regionale di recepimento e delle relative disposizioni attuative, entro e non oltre 90 giorni dalla data di pubblicazione della presente legge.
3. L’esame delle domande ed il rilascio delle autorizzazioni per l’apertura, il trasferimento e l’ampliamento di grandi strutture di vendita di cui agli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426, come recepiti dalla legge regionale 22 luglio 1972, n. 43, restano sospesi dalla data di approvazione della presente legge e fino alla emanazione delle disposizioni di cui all’articolo 5.
4. Sulle domande di cui al comma 3 già compiutamente istruite alla data del 30 giugno 1999 ed in attesa di esame da parte della Commissione regionale per il commercio, è emesso provvedimento espresso, sulla base della normativa previgente, entro e non oltre novanta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge.
5. Dalla data di pubblicazione della presente legge e fino all’emanazione delle disposizioni di cui all’articolo 5, è sospesa la presentazione delle domande per il rilascio di nuove autorizzazioni per l’apertura, l’ampliamento e il trasferimento degli esercizi commerciali di cui agli articoli 8 e 9.
6. Dalla data di pubblicazione della presente legge, e fino all’emanazione delle disposizioni di cui all’articolo 5, in ogni caso non oltre i 180 giorni successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, è sospesa la presentazione delle domande per l’apertura, l’ampliamento e il trasferimento di esercizi commerciali di cui all’articolo 7, soggetti ad autorizzazione, fatta salva l’osservanza delle disposizioni previste dai vigenti piani comunali, approvati in base alla legge 11 giugno 1971, n. 426, relative alle disponibilità di superficie per il rilascio di autorizzazioni per le strutture di vendita di generi di largo e generale consumo. Trascorso tale termine l’autorizzazione per l’apertura di esercizi di vicinato, nei casi in cui è prevista dall’articolo 7 della presente legge, è rilasciata dai comuni con provedimento motivato nel rispetto dei criteri generali ed obiettivi indicati nell’articolo 5, anche in assenza delle direttive di cui al medesimo articolo.
7. Le domande di cui ai commi 3, 5 e 6 devono comunque essere esaminate dal diciottesimo mese successivo all’entrata in vigore della presente legge, anche in assenza delle disposizioni di cui all’articolo 5.
8. I soggetti che hanno presentato le domande di cui al comma 2 hanno diritto ad ottenere il riesame di tali domande alla luce delle direttive di cui all’articolo 5 mantenendo l’ordine cronologico attuale previa conferma della volontà di avviare l’attività. La manifestazione di volontà deve essere formalizzata entro 60 giorni dalla pubblicazione delle direttive di cui all’articolo 5.

Art. 24
Commercio su aree pubbliche

1. Alla legge regionale 1 marzo 1995, n. 18, così come modificata dalla legge regionale 8 gennaio 1996, n. 2, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’articolo 14, comma 1, sostituire le parole "e in caso di recidiva con la sospensione della concessione sino a sei mesi" con le altre "e in caso di recidiva con la sospensione della concessione sino a trenta giorni per i titolari di autorizzazione di tipo a), e fino a trenta giorni, limitatamente al mercato in cui si è verificata l’infrazione, per i titolari di autorizzazione di tipo b)";
b) all’articolo 14, comma 3, alla fine sono aggiunte le seguenti parole "limitatamente al mercato in cui si è commessa l’infrazione".
2. Al fine di valorizzare e salvaguardare il servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane e delle isole minori, i comuni, previo parere dell’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, possono stabilire particolari agevolazioni, fino all’esenzione, per i tributi e le altre entrate di competenza per le attività effettuate su posteggi situati in comuni e frazioni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti e nelle zone periferiche delle aree metropolitane e degli altri centri di minori dimensioni.
3. Le autorizzazioni per il commercio su aree pubbliche di cui all’articolo 2, comma 5, della legge regionale 1 marzo 1995, n. 18, sono rilasciate con riferimento alle tabelle merceologiche di cui all’allegato. Le autorizzazioni rilasciate alla data di entrata in vigore della presente legge sono convertite d’ufficio secondo i corrispondenti settori e raggruppamenti merceologici di cui al citato allegato, con le modalità e i limiti di cui all’articolo 23, commi 1 e 2.

Art. 25.
Punti di vendita per la stampa quotidiana e periodica

1. In materia di vendita della stampa quotidiana e periodica si applicano le disposizioni di cui alla legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modifiche ed integrazioni, ed alla legge 13 aprile 1999, n. 108. I soggetti in possesso di patentino rilasciato ai sensi del decreto assessoriale 5 febbraio 1997 sono ammessi, a richiesta, alla sperimentazione della vendita dei giornali con le stesse modalità previste dall’articolo 1 della predetta legge 13 aprile 1999, n. 108, anche in deroga alle limitazioni previste per i punti vendita.

Art. 26.
Centri di assistenza tecnica

1. L’autorizzazione all’esercizio delle attività svolte dai centri di assistenza tecnica di cui all’articolo 23 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 è rilasciata dall’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, previo parere dell’Osservatorio regionale.

Art. 27.
Aziende del turismo balneare

1. Le aziende operanti nel settore del turismo balneare, avvalendosi delle autorizzazioni amministrative di cui sono già in possesso, possono svolgere anche nei restanti periodi dell’anno le attività connesse alle stesse.

Art. 28.
Lotti nelle aree di sviluppo industriale

1. Il primo periodo del comma 4 dell’articolo 30 della legge regionale 4 aprile 1995, n. 29 e così sostituito: "In sede di prima applicazione, gli originari assegnatari o i soggetti che da questi o da loro aventi causa abbiano a qualsiasi titolo la disponibilità, anche parziale, del lotto hanno diritto, su istanza, (inciso omesso in quanto impugnato, ai sensi dell’art. 28 dello Statuto, dal Commissario dello Stato per la Regione siciliana) alla riconferma o al mantenimento dell’assegnazione del lotto, a condizione che alla data del 23 aprile 1995, abbiano svolto già tali attività commerciali, anche ove sia intervenuto provvedimento di revoca".

Art. 29.
Disposizioni finali

1. E’ vietato l’esercizio congiunto nello stesso locale dell’attività di vendita all’ingrosso e al dettaglio salvo deroghe che vengono stabilite con successivo provvedimento dell’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca. Resta salvo il diritto acquisito dagli esercenti in attività alla data di entrata in vigore della presente legge.
2. Ai fini della commercializzazione restano salve le disposizioni concernenti la vendita di determinati prodotti previste da leggi speciali.
3. E’ soggetto alla sola comunicazione al comune competente per territorio e, nel caso di grandi strutture di vendita, anche alla Regione, il trasferimento della gestione o della proprietà per atto tra vivi o per causa di morte, nonché la cessazione dell’attività. Il subentrante, per atto tra vivi o per causa di morte, in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 3, ha comunque la facoltà di continuare, a titolo provvisorio, l’attività del dante causa dopo avere presentato la comunicazione. In caso di subingresso per causa di morte in un’attività avente per oggetto la vendita di prodotti alimentari, il subentrante, non in possesso dei requisiti professionali, ha facoltà di continuare l’attività del dante causa per non più di sei mesi dalla data di acquisto del titolo, dopo avere effettuato la comunicazione. Qualora non acquisisca la qualificazione professionale entro il termine prescritto decade dal diritto di esercitare l’attività del dante causa. Il termine di sei mesi è prorogato dal sindaco, per non più di ulteriori sei mesi, quando il ritardo per l’acquisizione della qualificazione professionale non risulti imputabile all’interessato.
4. Per quanto non previsto dalla presente legge si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 e successive modifiche ed integrazioni.
5. Sono abrogati: la legge regionale 22 luglio 1972, n. 43, gli articoli 29 e 30 della legge regionale 9 maggio 1986, n. 23; gli articoli 15, 16 e 22 della legge regionale 23 maggio 1991, n. 34; la lettera a), comma 4, articolo 1 e l’articolo 2, comma 1, primo periodo della legge regionale 1 marzo 1995, n. 18; il titolo VII, escluso l’articolo 30, della legge regionale 4 agosto 1978, n. 26 e successive modifiche ed integrazioni; la legge regionale 16 maggio 1972, n. 30; la legge regionale 22 luglio 1972, n. 44; la legge regionale 24 luglio 1978, n. 19; la legge regionale 4 agosto 1978, n. 31 e la legge regionale 21 luglio 1980, n. 70.
6. E’ abrogata, altresì, ogni altra disposizione in contrasto con la presente legge o con essa incompatibile.

Art. 30.

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.
Palermo, 22 dicembre 1999.

CAPODICASA
Assessore regionale per la cooperazione, BATTAGLIA il commercio, l’artigianato e la pesca

Allegato

SETTORI MERCEOLOGICI E RAGGRUPPAMENTI DI PRODOTTI OMOGENEI AI FINI DEI CORSI PROFESSIONALI E DEL RILASCIO DELLE AUTORIZZAZIONI

Settore alimentare
I – Tutti i prodotti alimentari nonché articoli per la pulizia della persona e della casa ed articoli in carta per la casa.
Settore non alimentare
II – Prodotti dell’abbigliamento (articoli di vestiario confezionati di qualsiasi tipo e pregio con esclusione degli accessori e della biancheria intima), calzature.
III – Prodotti vari (trattasi di una o più categorie merceologiche non comprese nel raggruppamento II).

Visto: CAPODICASA
NOTE

Avvertenza:
Il testo delle note di seguito pubblicate è stato redatto ai sensi dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi trascritti, secondo le relative fonti.
Nota all’art. 2, comma 1, lett. c):
- La legge regionale 1 marzo 1995, n. 18, reca "Norme riguardanti il commercio su aree pubbliche".
Note all’art. 2, comma 2, lett. a):
- La legge 2 aprile 1968, n. 475, reca "Norme riguardanti il servizio farmaceutico".
- La legge 8 novembre 1991, n. 362, reca "Norme di riordino del settore farmaceutico".
Nota all’art. 2, comma 2, lett. b):
- la legge 22 dicembre 1957, n. 1293, dispone in materia di "Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio".
Nota all’art. 2, comma 2, lett. c):
- La legge 27 luglio 1967, n. 622, dispone in materia di "Organizzazione del mercato nel settore dei prodotti ortofrutticoli".
Note all’art. 2, comma 2, lett. d):
- La legge 25 marzo 1959, n. 125, reca "Norme sul commercio all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli, delle carni e dei prodotti ittici".
- La legge 9 febbraio 1963, n. 59, reca "Norme per la vendita al pubblico in sede stabile dei prodotti agricoli da parte degli agricoltori produttori diretti".
Note all’art. 2, comma 2, lett. e):
- L’articolo 1 del Regio decreto 20 luglio 1934, n. 1303, recante "Approvazione del regolamento per l’esecuzione del Regio decreto legge 2 novembre 1933, n. 1741, che disciplina l’importazione, la lavorazione, il deposito e la distribuzione degli oli minerali e dei loro residui", è il seguente: “Agli effetti della legge 8 febbraio 1934, n. 367, si considerano oli minerali sia gli oli minerali greggi, sia i residui della loro distillazione, sia tutte le varie specie e qualità di prodotti petroliferi derivati ed in ciclo di lavorazione.
La nomenclatura degli oli minerali è quella stabilita dalla tariffa e dal repertorio doganali.”.
- L’articolo 16 del decreto legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con modificazioni dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034, recante "Provvedimenti straordinari per la ripresa economica", contiene disposizioni finalizzate a disciplinare l’attività relativa all’istallazione e all’esercizio degli impianti di distribuzione automatica di carburanti per uso di autotrazione.
- Il decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32 dispone in materia di "Razionalizzazione del sistema della distribuzione di carburanti a norma dell’art. 4, comma 4, lett. c), della legge 15 marzo 1997, n. 59".
Nota all’art. 2, comma 2, lett. f):
-L’articolo 6 della legge regionale 18 febbraio 1986, n. 3 e successive modificazioni, recante "Norme per la tutela, la valorizzazione e lo sviluppo dell’artigianato siciliano", è il seguente:
“Nelle more del riordinamento degli enti locali e della istituzione dei liberi consorzi, presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura della Regione è istituito l’albo provinciale delle imprese artigiane.
Ai fini delle iscrizioni all’albo, nonché delle denunce di modifica o di cessazione delle imprese interessate, si applicano le disposizioni dell’art. 5 della legge 8 agosto 1985, n. 443.
L’iscrizione all’albo è condizione per la concessione delle agevolazioni previste dalla legislazione regionale in favore delle imprese artigiane.
Nessuna impresa può adottare, quale ditta o insegna o marchio, una denominazione nella quale ricorrano riferimenti all’artigianato, se essa non è iscritta all’albo di cui al presente articolo. Lo stesso divieto vale per i consorzi e le società consortili tra imprese che non siano iscritti nella separata sezione di detto albo.
Ai trasgressori della disposizione di cui al comma precedente è inflitta, dall’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca, una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma di denaro fino a lire 5 milioni, con il rispetto delle procedure di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689”.
Nota all’art. 2, comma 2, lett. e):
- L’articolo 106 del Regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e successive modificazioni, recante "Disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell’amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa", è il seguente:
Modalità della vendita dei beni mobili. – Per i beni mobili, compresi i frutti naturali degli immobili, il giudice delegato, sentiti il curatore e il comitato dei creditori, stabilisce il tempo della vendita, disponendo se questa debba essere fatta ad offerte private o all’incanto, e determinando le modalità relative, sentito ove occorra uno stimatore.
In caso di necessità o di utilità evidente può autorizzare la vendita in massa delle attività mobiliari, in tutto o in parte prescrivendo speciali misure di pubblicità”.
Nota all’art. 2, comma 3, lett. a):
- L’articolo 71 della legge regionale 1 settembre 1993, n. 25, recante "interventi straordinari per l’occupazione produttiva in Sicilia", è il seguente:
“1. Presso ciascuna Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura della Regione è istituito il Registro speciale degli esercenti l’attività di ottico.
2. Agli effetti del presente articolo esercita l’attività di ottico chiunque svolga attività consistente nell’approntamento e/o commercializzazione dei beni, prodotti e servizi attinenti al settore ottico.
3. Devono essere iscritti nel registro speciale coloro che intendono esercitare, sotto qualsiasi forma, l’attività prevista dal com-ma 1.
4. Sono iscritti d’ufficio coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, esercitano l’attività di ottico in forza della vigente normativa in materia.
5. Le modalità di iscrizione nonché le modalità di svolgimento dell’attività di cui al comma 1 saranno stabilite dal regolamento di esecuzione del presente articolo.
6. Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge l’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca è tenuto ad emanare il regolamento di cui al comma 5, sentite le associazioni di categoria e previo parere della competente Commissione legislativa dell’Assemblea regionale siciliana.”.
Nota all’art. 2, comma 3, lett. b):
- L’articolo 7 della legge 25 febbraio 1987, n. 67 e successive modificazioni, recante "Rinnovo della legge 5 agosto 1981, n. 416, recante disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria", contiene prescrizioni in materia di autorizzazione alla vendita di giornali e riviste.
Nota all’art. 2, comma 3, lett. c):
- La legge regionale 27 settembre 1995, n. 65, reca "Norme per la tutela e l’incentivazione dell’apicoltura e della bachicoltura".
Nota all’art. 2, comma 3, lett. d):
- La legge regionale 23 maggio 1994, n. 9, reca "Norme per l’esercizio delle attività professionali erboristiche".
Note all’art. 2, comma 4:
- La legge 4 novembre 1965, n. 1213, prevede "Nuovo ordinamento dei provvedimenti a favore della cinematografia".
- Il decreto legislativo 8 gennaio 1998, n. 3, dispone il "Riordino degli organi collegiali operanti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento dello spettacolo, a norma dell’art. 11, comma 1, lett. a, della legge 15 marzo 1997, n. 59".
Nota all’art. 3, commi 1 e 2:
- L’articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, recante "Riforma della disciplina relativa al settore del commercio a norma dell’articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59", è il seguente:
Requisiti di accesso all’attività. – 1. Ai sensi del presente decreto l’attività commerciale può essere esercitata con riferimento ai seguenti settori merciologici: alimentare e non alimentare.
2. Non possono esercitare l’attività commerciale, salvo che abbiano ottenuto la riabilitazione:
a) coloro che sono stati dichiarati falliti;
b) coloro che hanno riportato una condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, per il quale è prevista una pena detentiva non inferiore nel minimo a tre anni, sempre che sia stata applicata, in concreto, una pena superiore al minimo edittale;
c) coloro che hanno riportato una condanna a pena detentiva, accertata con sentenza passata in giudicato, per uno dei delitti di cui al titolo II e VIII del libro II del codice penale, ovvero di ricettazione, riciclaggio, emissione di assegni a vuoto, insolvenza fraudolenta, bancarotta fraudolenta, usura, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina;
d) coloro che hanno riportato due o più condanne a pena detentiva o a pena pecuniaria, nel quinquennio precedente all’inizio dell’esercizio dell’attività, accertate con sentenza passata in giudicato, per uno dei delitti previsti dagli articoli 442, 444, 513, 513-bis, 515, 516 e 517 del codice penale, o per delitti di frode nella preparazione o nel commercio degli alimenti, previsti da leggi speciali;
e) coloro che sono sottoposti ad una delle misure di prevenzione di cui alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, o nei cui confronti sia stata applicata una delle misure previste dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, ovvero siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza.
3. L’accertamento delle condizioni di cui al comma 2 è effettuato sulla base delle disposizioni previste dall’articolo 688 del codice di procedura penale, dall’articolo 10 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, dall’articolo 10-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575, e dall’articolo 18 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
4. Il divieto di esercizio dell’attività commerciale, ai sensi del comma 2 del presente articolo, permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata o si sia in altro modo estinta, ovvero, qualora sia stata concessa la sospensione condizionale della pena, dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza.
5. L’esercizio, in qualsiasi forma, di un’attività di commercio relativa al settore merceologico alimentare, anche se effettuata nei confronti di una cerchia determinata di persone, è consentito a chi è in possesso di uno dei seguenti requisiti professionali:
a) avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare, istituito o riconosciuto dalla Regione o dalle Provincie autonome di Trento e Bolzano;
b) avere esercitato in proprio, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, l’attività di vendita all’ingrosso o al dettaglio di prodotti alimentari; o avere prestato la propria opera, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, presso imprese esercenti l’attività nel settore alimentare, in qualità di dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione o, se trattasi di coniuge o parente o affine, entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all’INPS;
c) essere stato iscritto nell’ultimo quinquennio al registro esercenti il commercio di cui alla legge 11 giugno 1971, n. 426, per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettere a), b) e c) dell’articolo 12, comma 2, del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375.
6. In caso di società il possesso di uno dei requisiti di cui al comma 5 è richiesto con riferimento al legale rappresentante o ad altra persona specificamente preposta all’attività commerciale.
7. Le regioni stabiliscono le modalità di organizzazione, la durata e le materie del corso professionale di cui al comma 5, lettera a), garantendone l’effettuazione anche tramite rapporti convenzionali con soggetti idonei. A tal fine saranno considerate in via prioritaria le camere di commercio, le organizzazioni imprenditoriali del commercio più rappresentative e gli enti da queste costituiti.
8. Il corso professionale ha per oggetto materie idonee a garantire l’apprendimento delle disposizioni relative alla salute, alla sicurezza e all’informazione del consumatore. Prevede altresì materie che hanno riguardo agli aspetti relativi alla conservazione, manipolazione e trasformazione degli alimenti, sia freschi che conservati.
9. Le regioni stabiliscono le modalità di organizzazione, la durata e le materie, con particolare riferimento alle normative relative all’ambiente, alla sicurezza e alla tutela e informazione dei consumatori, oggetto di corsi di aggiornamento finalizzati ad elevare il livello professionale o riqualificare gli operatori in attività. Possono altresì prevedere forme di incentivazione per la partecipazione ai corsi dei titolari delle piccole e medie imprese del settore commerciale.
10. Le regioni garantiscono l’inserimento delle azioni formative di cui ai commi 7 e 9 nell’ambito dei propri programmi di formazione professionale.
11. L’esercizio dell’attività di commercio all’ingrosso, ivi compreso quello relativo ai prodotti ortofrutticoli, carnei ed ittici, è subordinato al possesso dei requisiti del presente articolo. L’albo istituito dall’articolo 3 della legge 25 marzo 1959, n. 125, è soppresso”.
Note all’art. 3, comma 3, lett. c):
- La legge 11 giugno 1971, n. 426, reca: "Disciplina del commercio".
- Il comma 2 dell’articolo 12 del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375 recante "Norma di esecuzione della legge 11 giugno 1971, n. 426, sulla disciplina del commercio", peraltro abrogato dall’art. 26 decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, era il seguente:
“Ai fini dell’applicazione della norma di cui al comma 1 del presente articolo e della presentazione della domanda di esame alla camera di commercio, le tabelle merceologiche di cui all’allegato 5 al presente decreto vengono distinte nei seguenti gruppi omogenei:
a) tabelle I, VI, VII;
b) tabelle II, III, IV, V;
c) tabella VIII;
d) tabelle IX, X;
e) tabella XI;
f) tabella XII;
g) tabella XIII;
h) tabella XIV”.
Nota all’art. 4, comma 2:
- La legge regionale 6 marzo 1976, n. 24, disciplina l’"Addestramento professionale dei lavoratori".
Nota all’art. 5, comma 3, lett. a):
- La legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, reca: “Istituzione della provincia regionale".
Nota all’art. 5, comma 3, lett. e):
- L’articolo 30 della legge regionale 4 aprile 1995, n. 29, recante "Norme sulle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e altre norme sul commercio", così come risultante per effetto della modifica apportata al comma 4 dell’art. 28 della legge che qui si annota, è il seguente:
“1. In previsione della riforma della normativa relativa alle aree di sviluppo industriale, agli effetti della applicazione degli articoli 23 e 24 della legge regionale 4 gennaio 1984, n. 1, le attività di distribuzione commerciale sono equiparate all’attività di produzione industriale purché gli esercizi commerciali abbiano un fatturato annuo pari almeno a lire 1.000 milioni ed almeno cinque dipendenti.
2. Per distribuzione commerciale si intende l’acquisto all’in grosso di beni di consumo, anche durevoli, al fine della successiva vendita al dettaglio anche previa trasformazione o manipolazione dei beni stessi.
3. Le aree destinate alle suddette attività non possono superare il 10 per cento della superficie complessiva di ciascuna area di sviluppo industriale.
4. In sede di prima applicazione, gli originari assegnatari o i soggetti che da questi o da loro aventi causa abbiano a qualsiasi titolo la disponibilità, anche parziale, del lotto hanno diritto, su istanza, anche a prescindere dai requisiti di cui al comma 1, alla riconferma o al mantenimento dell’assegnazione del lotto, a condizione che alla data del 23 aprile 1995, abbiano svolto già tali attività commerciali, anche ove sia intervenuto provvedimento di revoca. Questi saranno tenuti al pagamento di una sanzione amministrativa in favore del comune ove insiste l’area di sviluppo industriale pari agli oneri di urbanizzazione per insediamenti commerciali applicati nel comune ove insiste l’immobile”.
Nota all’art. 6, comma 1:
- L’articolo 22 della legge regionale 4 agosto 1978, n. 26, recante "Provvedimenti per la razionalizzazione della rete distributiva in Sicilia", è il seguente:
“L’art. 1 della legge regionale 3 giugno 1950, n. 37, è sostituito con il seguente: "E’ istituito l’Assessorato regionale della cooperazione, del commercio, dell’artigianato e della pesca, un Comitato consultivo per il commercio"”.
Nota all’art. 7, comma 5:
- L’articolo 4 della legge 25 marzo 1997, n. 77, recante "Disposizioni in materia di commercio e di camere di commercio", è il seguente:
Servizi sostitutivi di mensa. – 1. Per i servizi sostitutivi di mensa resi a mezzo dei buoni pasto di cui al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 3 marzo 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 21 marzo 1994, devono intendersi le somministrazioni di alimenti e bevande effettuate dai pubblici esercizi, nonché le cessioni di prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato effettuate da mense aziendali, interaziendali, rosticcerie e gastronomie artigianali, pubblici esercizi e dagli esercizi commerciali muniti dell’autorizzazione di cui all’articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426 per la vendita dei generi compresi nella tabella I dell’allegato 5 al decreto 4 agosto 1988, n. 375, del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato nonché dell’autorizzazione di cui all’articolo 2 della legge 30 aprile 1962, n. 283, per la produzione, preparazione e vendita al pubblico di generi alimentari, anche su area pubblica, e operate dietro commesse di imprese che forniscono servizi sostitutivi di mensa aziendale”.
Nota all’art. 8, comma 4:
- La legge regionale 30 aprile 1991, n. 10, reca: "Disposizioni per i provvedimenti amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e la migliore funzionalità dell’attività amministrativa".
Nota all’art. 8, comma 6:
- L’articolo 24 della legge 11 giugno 1971, n. 426, abrogata dall’art. 26 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, era il seguente:
Apertura, trasferimento ed ampliamento degli esercizi di vendita. – L’apertura di esercizi al minuto, il trasferimento in altra zona e l’ampliamento degli esercizi già esistenti mediante l’acquisizione di nuovi locali di vendita, sono soggetti ad autorizzazione amministrativa.
L’autorizzazione è rilasciata dal sindaco del comune nel cui territorio ha sede l’esercizio, sentito il parere delle commissioni di cui agli articoli 15 e 16, con l’osservanza dei criteri stabiliti dal piano. E’ soggetto alla sola comunicazione al sindaco l’ampliamento che non eccede il 20 per cento della superficie di vendita originaria dell’esercizio per una sola volta, applicandosi alle nuove superfici o ai nuovi volumi le contribuzioni o gli oneri previsti dalle leggi vigenti.
L’autorizzazione, fermo il rispetto dei regolamenti locali di polizia urbana, annonaria, igienico-sanitaria e delle norme relative alla destinazione ed all’uso dei vari edifici nelle zone urbane, è negata solo quando il nuovo esercizio o l’ampliamento o il trasferimento dell’esercizio esistente risultino in contrasto con le disposizioni del piano e della presente legge”.
Nota all’art. 11, comma 4:
- Vedi nota all’art. 8, comma 6.
Nota all’art. 12, comma 1:
- Il terzo comma dell’articolo 36 della legge 8 giugno 1990, n. 142, recante "Ordinamento delle autonomie locali", è il seguente:
“Il sindaco è inoltre competente, nell’ambito della disciplina regionale e sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale, a coordinare gli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici, nonché gli orari di apertura al pubblico degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, al fine di armonizzare l’esplicazione dei servizi alle esigenze complessive e generali degli utenti”.
Nota all’art. 13, comma 4:
- Vedi nota all’art. 12, comma 1.
Nota all’art. 16:
- La legge regionale 25 marzo 1986, n. 9, reca "Norme in materia di vendite straordinarie e di liquidazioni".
Nota all’art. 17, comma 4:
- La legge 31 dicembre 1996, n. 675, reca: "Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali".
Nota all’art. 18, comma 3:
- La legge regionale 1 marzo 1995, n. 18, reca "Norme riguardanti il commercio su aree pubbliche".
Nota all’art. 19, comma 6:
- L’articolo 115 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, recante "Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza", è il seguente:
“Non possono aprirsi o condursi agenzie di prestiti su pegno o altre agenzie di affari, quali che siano l’oggetto e la durata, anche sotto forma di agenzie di vendita, di esposizioni, mostre o fiere campionarie e simili, senza licenza del Questore.
La licenza è necessaria anche per l’esercizio del mestiere di sensale o di intromettitore.
Tra le agenzie indicate in questo articolo sono comprese le agenzie per la raccolta di informazioni a scopo di divulgazione mediante bollettini od altri simili mezzi.
La licenza vale esclusivamente pei locali in essa indicati.
E’ ammessa la rappresentanza”.
Nota all’art. 19, comma 7 e all’art. 20, comma 9:
- Il decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50, reca: "Attenzione della direttiva n. 85/577/CEE in materia di contratti negoziati fuori dei locali commerciali".
Nota all’art. 22, comma 7:
- Gli articoli 17 e 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, recante "Modifiche al sistema penale", sono i seguenti:
Obbligo del rapporto. – Qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il funzionario o l’agente che ha accertato la violazione, salvo che ricorra l’ipotesi prevista nell’art. 24, deve presentare rapporto, con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni, all’ufficio periferico cui sono demandati attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza rientra la materia alla quale si riferisce la violazione o, in mancanza, al prefetto.
Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo alle violazioni previste dal testo unico delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, dal testo unico per la tutela delle strade, approvato con R.D. 8 dicembre 1933, n. 1740 e dalla legge 20 giugno 1935, n. 1349 sui servizi di trasporto merci.
Nelle materie di competenza delle regioni e negli altri casi, per le funzioni amministrative ad esse delegate, il rapporto è presentato all’ufficio regionale competente.
Per le violazioni dei regolamenti provinciali e comunali il rapporto è presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al sindaco.
L’ufficio territorialmente competente è quello del luogo in cui è stata commessa la violazione.
Il funzionario o l’agente che ha proceduto al sequestro previsto dall’articolo 13 deve immediatamente informare l’autorità amministrativa competente a norma dei precedenti commi, inviandole il processo verbale di sequestro.
Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, da emanare entro centottanta giorni dalla pubblicazione della presente legge, in sostituzione del D.P.R. 13 maggio 1976, n. 407, saranno indicati gli uffici periferici dei singoli Ministeri, previsti nel primo comma, anche per i casi in cui leggi precedenti abbiano regolato diversamente la competenza.
Con il decreto indicato nel comma precedente saranno stabilite le modalità relative alla esecuzione del sequestro previsto dall’articolo 13, al trasporto ed alla consegna delle cose sequestrate, alla custodia ed alla eventuale alienazione o distruzione delle stesse; sarà altresì stabilita la destinazione delle cose confiscate. Le regioni, per le materie di loro competenza, provvederanno con legge nel termine previsto dal comma precedente”.
Ordinanza-ingiunzione. – Entro il termine di trenta giorni dalla data della contestazione o notificazione della violazione, gli interessati possono far pervenire all’autorità competente a ricevere il rapporto a norma dell’articolo 17 scritti difensivi e documenti e possono chiedere di essere sentiti dalla medesima autorità.
L’autorità competente, sentiti gli interessati, ove questi ne abbiano fatto richiesta, ed esaminati i documenti inviati e gli argomenti esposti negli scritti difensivi, se ritiene fondato l’accertamento, determina, con ordinanza motivata, la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese, all’autore della violazione ed alle persone che vi sono obbligate solidalmente; altrimenti emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti comunicandola integralmente all’organo che ha redatto il rapporto.
Con l’ordinanza-ingiunzione deve essere disposta la restituzione, previo pagamento delle spese di custodia, delle cose sequestrate, che non siano confiscate con lo stesso provvedimento. La restituzione delle cose sequestrate è altresì disposta con l’ordinanza di archiviazione, quando non ne sia obbligatoria la confisca.
Il pagamento è effettuato all’ufficio del registro o al diverso ufficio indicato nella ordinanza-ingiunzione, entro il termine di trenta giorni dalla notificazione di detto provvedimento, eseguita nelle forme previste dall’articolo 14; del pagamento è data comunicazione, entro il trentesimo giorno, a cura dell’ufficio che lo ha ricevuto, all’autorità che ha emesso l’ordinanza.
Il termine per il pagamento è di sessanta giorni se l’interessato risiede all’estero.
L’ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo. Tuttavia l’ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l’opposizione è proposta, con il passaggio in giudicato della sentenza con la quale si rigetta l’opposizione, o quando l’ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile l’opposizione o convalidato il provvedimento opposto diviene inoppugnabile o è dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso la stessa.”.
Nota all’art. 23, commi 2 e 3:
- Gli articoli 26 e 27 della legge 11 giugno 1971, n. 426, abrogata dall’articolo 26 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, erano i seguenti:
Nulla osta regionale per esercizi con più di 400 metri quadrati in comuni con meno di 10 mila abitanti. – Nei comuni con popolazione residente inferiore ai 10.000 abitanti l’autorizzazione all’apertura di esercizi di vendita al dettaglio di generi di largo e generale consumo con superficie maggiore di quattrocento metri quadrati è subordinata al nulla osta della Giunta regionale sentito il parere della commissione di cui all’articolo 17”.
Nulla osta regionale per grandi strutture di vendita”. – L’Autorizzazione all’apertura di centri commerciali al dettaglio e di punti vendita che per dimensioni e collocazione geografica sono destinati a servire vaste aree di attrazione eccedenti il territorio comunale, è subordinata al nulla osta della Giunta regionale, sentito il parere della commissione di cui all’articolo 17, quando la superficie di vendita è superiore ai millecinquecento metri quadrati, esclusi magazzini e depositi.
Il nulla osta della Giunta regionale di cui al precedente ed al presente articolo può essere concesso anche in deroga a quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 12”.
Nota all’art. 24, comma 1, lett. a) e b):
- L’articolo 14 della legge regionale 1 marzo 1995, n. 18, così come modificata dalla legge regionale 8 gennaio 1996, n. 2, per effetto delle modifiche apportate dall’articolo che qui si annota, risulta il seguente:
“1. Costituisce condizione di concessione del posteggio l’assunzione da parte dell’operatore dell’onere di lasciare giornalmente l’area utilizzata libera da ingombri e di rimuovere da essa i rifiuti prodotti. Chi non rispetti tale obbligo è punito con la sanzione di cui all’articolo 20, comma 2, e in caso di recidiva con la sospensione della concessione sino a trenta giorni per i titolari di autorizzazione di tipo a), e fino a trenta giorni, limitatamente al mercato in cui si è verificata l’infrazione, per i titolari di autorizzazione di tipo b); sono esentati dall’obbligo di rimozione degli ingombri coloro che esercitano la vendita di ghiaccio e di prodotti ittici nei mercati di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), tranne che non ostino motivate esigenze di pubblico interesse. In tale ipotesi il comune provvede, sentita la Commissione di mercato, a destinare appositi locali o aree ricadenti nell’ambito del mercato o nelle immediate vicinanze, ove custodire detti ingombri.
2. L’operatore che non utilizzi, senza giustificato motivo, il posteggio per un periodo di tempo superiore a tre mesi per anno solare decade dalla concessione. Qualora il posteggio venga utilizzato per l’esercizio di un’attività stagionale, il periodo oltre il quale si verifica la decadenza dalla concessione è ridotto, secondo il rapporto di un quarto.
3. L’operatore decade dalla concessione del posteggio per il mancato rispetto delle norme sull’esercizio dell’attività limitatamente al mercato in cui si è commessa l’infrazione”.
Nota all’art. 24, comma 3:
- Il comma 5 dell’articolo 2, della legge regionale 1 marzo 1995, n. 18, è il seguente:
“L’autorizzazione è rilasciata a persone fisiche o a società di persone regolarmente costituite”.
Note all’art. 25:
- La legge 5 agosto 1981, n. 416, reca: “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’edilizia”.
- L’articolo 1 della legge 13 aprile 1999, n. 108, recante: “Nuove norme in materia di punti vendita per la stampa quotidiana e periodica”, prevede la sperimentazione di nuove firme di vendita dei giornali.
Nota all’art. 26:
- L’articolo 23 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.114 è il seguente:
Centri di assistenza tecnica. “- 1. Al fine di sviluppare i processi di ammodernamento della rete distributiva possono essere istituiti centri di assistenza alle imprese costituiti, anche in forma consortile, dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore a livello provinciale e da altri soggetti interessati. I centri sono autorizzati dalla regione all’esercizio delle attività previste nello statuto con modalità da definirsi con apposito provvedimento e sono finanziabili con il fondo di cui all’articolo 16, comma 1, della legge 7 agosto 1997, n.266.
2. I centri svolgono, a favore delle imprese, attività di assistenza tecnica e di formazione e aggiornamento in materia di innovazione tecnologica e organizzativa, gestione economica e finanziaria di impresa, accesso ai finanziamenti anche comunitari, sicurezza e tutela dei consumatori, tutela dell’ambiente, igiene e sicurezza sul lavoro e altre materie eventualmente previste dallo statuto di cui al comma 1, nonché attività finalizzate alla certificazione di qualità degli esercizi commerciali.
3. Le amministrazioni pubbliche possono avvalersi dei centri medesimi allo scopo di facilitare il rapporto tra amministrazioni pubbliche e imprese utenti”.
Nota all’art. 29, comma 5:
- Gli articoli 1 e 2 della legge regionale 1 marzo 1995, n.18, per effetto delle abrogazioni apportate dal comma che qui si annota, risultano i seguenti:

Art. 1

“1. Per commercio su aree pubbliche si intende la vendita di merci al dettaglio e la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande effettuate su aree pubbliche, comprese quelle del demanio marittimo, o su aree private delle quali il comune abbia la disponibilità, attrezzate o meno, scoperte o coperte.
2. Il commercio su aree pubbliche può essere svolto:
a) su aree date in concessione per un periodo di tempo pluriennale per essere utilizzate quotidianamente dagli stessi soggetti durante tutta la settimana. Viene definito uso quotidiano per tutta la settimana l’utilizzazione della superficie concessa per almeno cinque giorni la settimana;
b) su aree date in concessione per un periodo di tempo pluriennale per essere utilizzate solo in uno o più giorni della settimana indicati dall’interessato;
c) su qualsiasi area, purché in forma itinerante.
3. Per mercati rionali si intendono le aree attrezzate destinate all’esercizio quotidiano del commercio di cui al comma 1.
4. Ai fini della presente legge:
a) (abrogata).
b) per "aree pubbliche" si intendono strade, canali, piazze, comprese quelle di proprietà privata gravate da servitù di pubblico passaggio ed ogni altra area di qualunque natura destinata ad uso pubblico;
c) per "posteggio" si intende la parte di area pubblica o privata di cui il comune abbia la disponibilità che viene data in concessione al titolare dell’attività;
d) per "somministrazione di alimenti e bevande" si intende la vendita di tali prodotti effettuati unitamente alla predisposizione di impianti o attrezzature per consentire agli acquirenti di consumare sul posto i prodotti acquistati;
e) per "fiera locale" o "mercato locale" o "fiera" o "mercato" si intende l’afflusso, anche stagionale, nei giorni stabiliti e sulle aree a ciò destinate di operatori autorizzati ad esercitare l’attività;
f) per "fiere-mercato" o "sagre" si intendono fiere o mercati locali che si svolgono in occasione di festività locali o circostanze analoghe;
g) per "numero di presenze" in una fiera o mercato o area demaniale marittima si intende il numero delle volte che l’operatore si è presentato in tale fiera o mercato o area, prescindendo dal fatto che vi abbia potuto o meno svolgere l’attività;
h) per "vendita a domicilio" si intende la vendita di prodotti al consumatore effettuata non solo nella sua privata dimora, ma anche nei locali di lavoro o di studio o nei quali si trovi per motivi di cura o di intrattenimento e svago o di consumo di alimenti e bevande;
i) per "settore merceologico" si intende l’insieme dei prodotti o alimentari (settore alimentare) o non alimentare (settore non alimentare) o degli uni e degli altri (settore misto);
l) per "specializzazioni merceologiche" si intendono le tabelle merceologiche stabilite ai sensi dell’articolo 37 della legge 11 giugno 1971, n. 426, o categorie di prodotti;
m) per UPICA si intende l’Ufficio provinciale dell’industria, del commercio, dell’artigianato;
n) per "camera" si intende la camera di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, competente per territorio”.

Art. 2

1. (Abrogato). Per coloro che già sono titolari di autorizzazione all’esercizio del commercio ambulante si prescinde dal requisito del titolo di studio.
2. L’autorizzazione per esercitare l’attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a) è efficace per il solo territorio del comune nel quale il richiedente intende esercitarla ed è rilasciata dal sindaco, sentita la Commissione di cui all’articolo 7.
3. L’autorizzazione per esercitare l’attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera b) è rilasciata, sentita la Commissione di cui all’articolo 7, dal sindaco del comune dove il richiedente intende esercitare l’attività.
4. L’autorizzazione per esercitare l’attività di cui all’articolo 1, comma 2, lettera c), abilita anche alla vendita a domicilio dei consumatori, previa esibizione di apposito tesserino conseguito secondo le modalità previste dall’articolo 36 della legge 11 giugno 1971, n. 426 ed è rilasciata dal sindaco del comune di residenza del richiedente. Per i residenti fuori dalla Sicilia l’autorizzazione è rilasciata dall’Assessore regionale per la cooperazione, il commercio, l’artigianato e la pesca.
5. L’autorizzazione è rilasciata a persone fisiche o a società di persone regolarmente costituite.
6. L’autorizzazione rilasciata per il commercio su aree pubbliche di prodotti alimentari abilita alla vendita degli stessi. Se il richiedente è iscritto nel registro per la somministrazione, l’autorizzazione abilita anche all’esercizio di tale attività.
7. Ai mercati o alle fiere locali che si svolgono a cadenza mensile o con intervalli di più ampia durata possono partecipare i titolari di autorizzazione al commercio su aree pubbliche provenienti da tutto il territorio nazionale.
8. L’esercizio dell’attività di cui al comma 4, nei comuni diversi da quello di residenza, è subordinato al nulla osta dei comuni medesimi. Il nulla osta può essere negato soltanto per i motivi indicati all’articolo 8, comma 3.
9. I pareri della Commissione comunale previsti dai commi 2, 3 e 4 si intendono favorevolmente resi decorsi 30 giorni dalla data di inserimento delle rispettive istanze all’ordine del giorno della Commissione medesima.

L.R. 9 Agosto 1999 n. 37. Norme di Programmazione per l’insediamento
di attività commerciali nel Veneto. Aspetti urbanistici. Circolare esplicativa.

CIRCOLARE n. 23 del 21/12/99


Ai Signori Sindaci dei Comuni del Veneto
e, p. c. Al Ministero Industria Commercio Artigianato Direzione Generale Commercio Interno
All’ANCI Veneto
Ai Signori Presidenti delle Province del Veneto
All’Unione Province del Veneto
All’UNCEM
All’Unione Regionale delle Camere di Commercio Industria Artigianato e
Agricoltura dei Veneto
All’Unione Regionale Veneta Commercio Turismo e Servizi
Alla Confederazione Italiana Esercenti
Attività Commerciali, Turistiche e dei
Servizi Comitato Regionale Veneto
Alla FAID
Federdistribuzione Federazione
Associazioni Imprese Distribuzione
Alla Federcom
Federazione Commercio Associato Moderno
Alla Confcooperative
Unione Regionale Veneta della Cooperazione
Alla Lega Nazionale Cooperative e Mutue
Comitato Regionale Veneto

Alla C.G.I.L – FILCAMS
Confederazione Generale Italiana del Lavoro
Segreteria Regionale del Veneto
Alla CISL – FISASCAT
Confederazione Italiana Sindacati
Lavoratori
Segreteria Regionale del Veneto
Alla UIL – UILTUCS
Unione Italiana del Lavoro
Segreteria Regionale del Veneto
Alla CISAL
Confederazione Italiana
Sindacati Autonomi Lavoratori
Unione Regionale del Veneto
Alle Associazioni dei Consumatori del
Veneto
LORO SEDI

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 "Riforma
della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’articolo 4,
comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59", c.d. decreto Bersani, si è proceduto
a riformare l’intero settore commerciale nell’ottica dello snellimento e
semplificazione dell’azione amministrativa provvedendo, contestualmente, ad
introdurre nuovi criteri di programmazione urbanistica riferiti alle attività
commerciali.
Tale nuovo modello normativo ha peraltro determinato una effettiva integrazione
tra la disciplina urbanistica e quella commerciale dando vita ad una
pianificazione commerciale programmata in relazione alle scelte ed alle
previsioni di pianificazione urbanistica.
In attuazione a tali disposizioni è stata approvata la legge regionale 9 agosto
1999, n. 37 "Norme di programmazione per l’insediamento di attività commerciali
nel Veneto" la quale all’articolo 1 fissa le finalità e gli indirizzi generali,
in osservanza ai principi stabiliti dalla normativa statale, ponendo l’accento,
per quanto riguarda in particolare l’aspetto urbanistico, alla realizzazione
degli obiettivi di:
compatibilità degli insediamenti commerciali con il territorio e
valorizzazione della funzione commerciale, anche al fine di una
riqualificazione del tessuto urbano;
rivitalizzazione del tessuto economico, sociale e culturale sia nei centri
storici mediante l’individuazione di incentivi, sia nelle aree rurali e di
montagna, mediante la realizzazione di esercizi polifunzionali e la formazione
professionale.
La legge regionale, nel perseguire le proprie finalità, opera in due diverse
direzioni: da un lato quella commerciale, sede privilegiata della
semplificazione delle procedure; dall’altro quella urbanistica che disciplina
gli aspetti connessi al settore commerciale sviluppando, tra l’altro, alcuni
profili relativi alle aree a standard ed ai rapporti con la viabilità (solo
parzialmente contemplate nella legislazione precedente) attraverso
l’introduzione di due parametri di progettazione urbanistica fondamentali per la
programmazione commerciale.
La presente circolare è stata dunque predisposta al fine di approfondire alcuni
aspetti giuridici, di natura urbanistica ed in particolare quelli dei Capo V
(Criteri di programmazione urbanistica) articoli 13, 14, 15 e 16 nonché quelli
dei Capo VIII (Centri storici) articoli 23, 24 e 25.

A) Criteri di programmazione urbanistica<