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Roma, 2 dicembre 2016

Martedì 15 novembre 2016 si è tenuto il Coordinamento Salute e Sicurezza presso la sede della Filcams Cgil Nazionale in Roma. Alla riunione erano presenti un folto gruppo di RLS e Segretari/funzionari delegati a seguire la materia che rappresentavano gran parte delle Regioni Italiane.

Nella relazione d’apertura, il compagno Giovanni Dalò, ha prospettato ai presenti le iniziative intraprese dalla struttura nazionale, oltre alle attività da svolgere nell’anno 2017. In particolare ha evidenziato l’obiettivo della valorizzazione del ruolo propositivo e partecipativo degli RLS, dell’impegno corale e delle esperienze maturate attraverso le attività svolte nel contesto sui luoghi di lavoro nei diversi territori. Per favorire e condividere le esperienze e le relazioni tra gli RLS diviene essenziale intraprendere un percorso comune che, attraverso incontri periodici, organizzi un piano formativo che parta dai bisogni degli stessi RLS.

Il proposito del Coordinamento è quello di promuovere la prevenzione e considerarla elemento fondamentale della contrattazione collettiva, sostenendo l’immissione di uno specifico capitolo soprattutto al secondo livello di contrattazione. Un ulteriore obiettivo è quello di favorire, nel maggior numero di luoghi di lavoro possibile, la nomina degli RLS finalizzato al miglioramento delle condizioni di lavoro e favorendo le esperienze già collaudate e maturate in altri contesti.

Senza dubbio la formazione rappresenta una delle priorità in grado di definire un quadro strategico e operativo per lo sviluppo delle conoscenze e competenze specificatamente rivolte agli RLS e agli RLST, coinvolgendo nel contempo anche le figure della rappresentanza sindacale quali RSA e RSU.

Il Coordinamento di oggi ha il compito di individuare le priorità, definire le linee comuni fra i vari territori e individuare temi particolarmente sentiti così da poter indicare una linea di azione condivisa che individui e proponga soluzioni su specifiche problematiche che possano essere rivendicate nei diversi contesti di negoziazione e inseriti nella contrattazione di secondo livello, oltre ad individuare un metodo di diffusione delle informazioni e buona prassi messe in atto durate l’attività quotidianamente svolta.

Nei numerosi interventi che si sono susseguiti sono stati evidenziati i risultati ottenuti nei vari territori, anche se non in modo uniforme su tutto il territorio italiano.
Sono state evidenziate le criticità che la nostra categoria intercetta quotidianamente a seguito degli eterogenei settori che la Filcams rappresenta, problematiche scaturite anche dall’età anagrafica che avanza e che producono anche piccole limitazioni fisiche che mettono in seria difficoltà l’attività lavorativa. E’ emersa una forte richiesta di un percorso formativo ad ogni livello, che coinvolga anche RSA e RSU per rendere partecipi tutti in una visione collettiva dell’insieme della materia.

Altra tematica su cui il dibattito ha posto l’attenzione è quella relativa ad alcuni tipi di lavorazioni effettuate dai nostri iscritti che svolgono le proprie attività spesso in appalto e in situazione di grande rischio. Emergono inoltre sempre nuove forme di malattie professionali che sono sempre più presenti nei nostri settori (es. stress correlato).
A conclusione della giornata di lavoro del Coordinamento Salute e Sicurezza, la compagna Daria Banchieri ha raccolto quanto emerso dalla discussione come patrimonio di informazioni utile e necessario per avere una fotografia della situazione sui vari territori e per poter costruire un piano di lavoro di prospettiva.

Il primo obiettivo da porsi è quello di riuscire a superare l’occasionalità dell’attenzione al tema, troppo legato alle diverse sensibilità dei singoli funzionari, costruendo una struttura organizzativa che provi a “forzare” tutte le strutture almeno ad un approccio di base alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per fare ciò si insiste sulla necessità di una mappatura di tutti gli RLS presenti nella nostra categoria e la conseguente costituzione di coordinamenti a livello regionale.
Dalla sistematizzazione di coordinamenti regionali, si potrà costituire un nuovo coordinamento nazionale composto dalle rappresentanze dei coordinamenti regionali.
Questo tipo di struttura permette di assumersi responsabilità e ruoli diversi ad ogni livello, evitando attività ridondanti.

Un secondo importante obiettivo è quello di intensificare la formazione e l’informazione a 360°.
Su questi due argomenti, sempre nell’ottica di evitare sovrapposizione con percorsi territoriali e/o confederali, si propone di costituire 2 gruppi di lavoro che dovranno analizzare lo stato attuale e avanzare al coordinamento proposte operative. In particolare per quanto riguarda i percorsi formativi, la struttura nazionale si impegna a prevedere che gli stessi coinvolgano non solo Rls ma anche Rsa/Rsu, funzionari a tutti i livelli compresa la struttura nazionale.

L’informazione, ritenuta altrettanto strategica, può diventare, attraverso ad esempio una news letter, uno strumento di lavoro per tutti, facendo veicolare buone prassi, sentenze, e tutto quanto possa essere utile per la gestione del tema nella pratica quotidiana.

La struttura nazionale inoltre ha presentato i progetti attivati con Inca Nazionale sui settori della GDO, del multiservizi e della vigilanza, su cui verranno coinvolte di volta in volta regioni diverse, con l’obiettivo di passare da una sperimentazione ad una attività strutturata di collaborazione con il sistema dei patronati Cgil. Da questi progetti ci si aspetta un duplice risultato: la consegna da parte dell’Inca di dati importantissimi sulle condizioni di lavoro e il loro utilizzo per il miglioramento dell’attività lavorativa e per organizzare un intervento diretto sull’organizzazione del lavoro, inserendo le relative misure correttive nella contrattazione ad ogni livello.

La Filcams Nazionale nella consapevolezza dell’importanza che riveste anche in questo campo l’aspetto internazionale, ha ripreso a partecipare attivamente alle attività internazionali di cui darà conto di volta in volta al coordinamento.

Pertanto, come Struttura Nazionale, al fine di proseguire e mettere in atto quanto concordato nella giornata odierna, chiediamo di essere aggiornati sulla costituzione dei coordinamenti regionali e quindi di indicarci due nominativi per regione per strutturare l’attività al livello Nazionale.

p.la Filcams Cgil Nazionale
Daria Banchieri – Giovanni Dalò

Roma, 14 settembre 2016

Proseguendo il percorso che ci vede partecipi, unitamente all’INCA, nel progetto sulla costante tutela ed emersione delle malattie professionali, formuliamo una brevissima sintesi per riepilogare quanto discusso e concordato l’8 settembre u.s. nella riunione congiunta tra la Filcams Naz., l’Inca Naz., la Filcams Regionale di Toscana e Liguria e l’Inca Regionale di Toscana e Liguria.
Durante la riunione i responsabili dell’Inca Nazionale hanno illustrato nei dettagli il progetto e la sua duplice finalità. Infatti, cosi come già avvenuto nei precedenti incontri, tra la struttura Nazionale della Filcams e l’Inca Nazionale, nel corso di questa riunione è riemerso l’interesse e l’utilità di sviluppare il progetto poiché lo stesso potrebbe quasi certamente portare notevoli vantaggi alla categoria e all’Inca perché, così come strutturato, recependo ed analizzando i risultati del questionario si avrebbero una moltitudine di informazioni da elaborare che ci permetteranno di seguire il lavoratore e la lavoratrice sia dal punto di vista sanitario che da quello della prevenzione, trasferendo in tal modo al lavoratore e alla lavoratrice un’assistenza “a tutto tondo” che si riesce ad fornire solo sommando tutte le sinergie.
Tutte le strutture Regionali della Filcams Cgil hanno rispettivamente rappresentato l’interesse a partecipare all’indagine evidenziando che si tratta di uno studio che va condotto con estrema importanza e serietà data la mole di dati sensibili e riservatissimi che il lavoratore dovrà affidare alle strutture della Filcams e Inca. In seguito, pur rilevando le evidenti difficoltà nel riscontrare un capillare coinvolgimento dei lavoratori e delle lavoratrici durante le assemblee, ma confidando nelle ottime finalità del progetto e nella sua riuscita, si riuscirà a produrre nelle prossime giornate un elenco di aziende le cui caratteristiche sono ottimali per la finalità del piano di lavoro.
Come Filcams Nazionale abbiamo ribadito che è interesse primario della categoria intraprendere un percorso attivo in merito alla tematica della Salute e Sicurezza nel settore della distribuzione, settore dove vi è un innalzamento dell’età media lavorativa con conseguenza di aumento esponenziale delle malattie professionali ben note ed altre che potrebbero venire alla luce in seguito alle mutate condizioni di lavoro o di una nuova organizzazione dello stesso sempre soggetto a continui cambiamenti. Per queste motivazioni si è deciso quindi di aderire al progetto immediatamente, limitando monetariamente solo ad alcune Regioni le aree di studio. I risultati attesi, tralasciando per un attimo l’aspetto medico che è riservato per ovvi motivi all’INCA, saranno usati per migliorare le condizioni lavorative dei lavoratori intervenendo ove possibile con interventi di carattere sindacale.
In merito alla riservatezza dei dati l’INCA ha assicurato a tutti i partecipanti alla riunione il massimo riserbo nel trattamento delle risposte del questionario oltre a tranquillizzarli che sarà pienamente rispettata la normativa in vigore sulla privacy.
Al termine della riunione e al fine di rendere operativo quanto concordato durante l’incontro si è ipotizzata una tabella di marcia e nello specifico si precisa che le Segreteria della Filcams delle Regioni interessate produrranno un screening significativo di aziende su cui intervenire. Successivamente per motivare gli RSA, RSU e RLS e fargli comprendere meglio la finalità del progetto si è concordato di organizzare degli attivi su scala Regionale/Territoriale con la presenza delle parti interessate, con il supporto anche del medico competente dell’Inca, nella seconda meta del mese di Ottobre o, al massimo, entro la prima metà del mese di Novembre prossimi, per iniziare con la distribuzione e successivo ritiro dei questionari nel mese di gennaio 2017.

p. la Presidenza INCA CGIL p. la Filcams Cgil Naz
S. Candeloro D.Banchieri – G.Dalò

Roma, 6 marzo 2013

Si è tenuto il 15 febbraio scorso il coordinamento SSL e Ambiente, con contemporaneo collegamento in videoconferenza, al quale hanno partecipato strutture e/o delegati delle seguenti regioni : Lombardia, Puglia, Lazio, Liguria, Veneto.

Con la presente, anche a causa della scarsa partecipazione, cerchiamo di fornirvi una nota sintetica di quanto sottoposto alla discussione del coordinamento.

Evitare il rischio “normalizzazione

Con la stessa logica con cui proponiamo alle aziende di rilanciare gli investimenti in prevenzione e sicurezza anche nei momenti di crisi, è necessario anche al nostro interno affrontare contrattualmente il tema della SSL con una strategia di attacco.

La gestione della salute  e della  sicurezza viene considerata troppo spesso un costo , e i "risparmi" sulla gestione della sicurezza e sulla manutenzione  si rivelano disastrosi, con una moltiplicazione dei costi anche sociali.

L’impresa che investe in sicurezza ha più probabilità di superare un momento di crisi, anche con la collaborazione dei lavoratori, e così l’Organizzazione Sindacale, rilanciando l “iniziativa con convinzione, ha maggiori possibilità di capitalizzare consenso e ottenere risultati su progetti rivendicativi specifici.

E’ importante in questa fase combattere l’ideologia arcaica che lega la produttività all’intensificazione dei ritmi e dei carichi di lavoro.

Dobbiamo affermare la connessione stretta tra lavoro di qualità, sicurezza e competitività dell’azienda.

Lavoro e salute si conciliano tramite investimenti e rispetto delle regole, affinché non si ripetano casi come l’ILVA o la Thyssenkrupp (dove si è posta la questione in termini di inaccettabile conflitto tra posto di lavoro e diritto alla salute).

Per questo, il coordinamento ha ritenuto utile individuare 5 linee operative, che senza avere l’ambizione di rappresentare un piano di indirizzo, possono fornire spunti e perimetri di iniziativa, soprattutto CONTRATTUALE, da riproporre anche all’ Assemblea Nazionale degli RLS , prevista per il 18 marzo prossimo a Bologna.

FORMAZIONE/INFORMAZIONE

Dall’attività legata ai Fondi Interprofessionali alle verifiche sull’attuazione dell’obbligo formativo nei termini previsti dall’Accordo Stato Regioni, l’interlocuzione con le aziende in tema di formazione offre molteplici terreni, sui quali è necessario proporre e rilanciare al di là dei meri adempimenti burocratici.

Sul fronte interno, la Filcams continua l’investimento legato al Piano di Formazione Nazionale, che prevede macroprogettazioni specifiche sul tema della sicurezza, con dirigenti territoriali della Filcams accreditatisi come formatori nazionali impegnati nelle realizzazione dei moduli e nella loro implementazione.

CONTRATTAZIONE

Pur in presenza di un forte ricatto occupazionale, che vediamo esplicitarsi in numerose procedure di ristrutturazione e tagli sul personale ormai quotidiani, dobbiamo perseguire la via rivendicativa in termini di ssl.

La recente disdetta di Federdistribuzione, che prefigura scenari contrattuali specifici per la GDO, e l’attività negoziale di due importanti tavoli di rinnovo (Turismo e Multiservizi) suggeriscono il tema come elemento di discussione non trascurabile, anche con l’obbiettivo di mantenere una interlocuzione ampia sui temi legati all’organizzazione del lavoro.

Non è da sottovalutare infatti il rischio concreto di deroghe e sviluppi negativi, favoriti da uno scenario che include l’art.8 della manovra 2011 e l’accordo separato sulla produttività.

RAPPRESENTANZA

Da proseguire l’iniziativa generale di elezione e diffusione di RLS in tutti i settori e in tutto il territorio.

L’art.47 del TU 81/2009 prevede elezione RLS nell’ambito aziendale e di
unità produttiva, e molte aziende tendono a proporre deroghe in pejus, al fine di ridurre la rappresentanza.

In questi termini, la deroga a quanto previsto dalla norma in sede di contrattazione (a qualsiasi livello) rappresenta una forma di elusione della norma stessa.

La legge è chiara nell’individuare l’obbligo di elezione anche nelle singole unità produttive, e la giurisprudenza ci indica come unità produttiva una "qualsiasi articolazione organizzativa dell’impresa, caratterizzata da un minimo di complessità, e intesa alla realizzazione di una o più parti dell’attività dell’impresa".
Pertanto, stando alla lettera della legge ed interpretando il concetto di unità produttiva come sino ad ora elaborato dai giudici, l’elezione RLS deve essere consentita per ogni singolo negozio/stabilimento/filiale che possegga i numeri previsti dalla legge.

Inoltre, secondo l’art.8 della finanziaria 2011, le intese modificative (derogatorie) dovranno salvaguardare in ogni caso “il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro”.

Si pone certamente il problema di individuare con esattezza i limiti derivanti da tali fonti normative, nella consapevolezza che molta parte del diritto del lavoro italiano costituisce attuazione di principi costituzionali e di obblighi internazionali e comunitari (come, appunto, la materia della salute e sicurezza del lavoro).

Tuttavia, con chiarezza è affermabile che:

- intervenire sul numero di RSL sia estraneo ai fini per cui la contrattazione collettiva di secondo livello può derogare alla legge, in base a quanto previsto dall’art.8

- la riduzione del numero di RSL (mediante accorpamento "virtuale" di più unità produttive) contrasti – operando una sostanziale riduzione del principio di sicurezza sul luogo di lavoro – con le norme costituzionali e sovranazionali in materia.

E’ pertanto consigliabile approcciare questo argomento con le aziende seguendo un percorso omogeneo in tutto il territorio nazionale, correggendo eventuali discrepanze, ove possibile, e incentivando, al contrario, la maggiore diffusione e non la riduzione degli RLS.

ASSISTENZA
L’organizzazione di servizi di assistenza per i nostri lavoratori passa necessariamente dall’acquisizione di competenze specifiche e dalla presa in carico di esigenze (politiche di genere, condizione dei migranti, ecc.).

Le malattie professionali e la loro crescita esponenziale ci suggeriscono di continuare l’operazione di conoscenza dei rischi specifici: fondamentale l’analisi delle condizioni di lavoro e la ricostruzione dei nessi causali.

Emergono poi nuovi disagi lavorativi legati a mansioni particolarmente gravose anche dal punto di vista psicologico: si è ipotizzato, confortati dai dati finora raccolti, un probabile legame tra liberalizzazione degli orari e aumento di stress, ma si è citato anche il caso della ristorazione autostradale, della Vigilanza Privata, dei Fast Food.

Le donne sono più colpite da malattie professionali a carattere psichico, suggerendo quindi la necessità di un approccio di genere ancora più accentuato in quei settori che potremmo definire “di frontiera”.

Il rischio concreto dell’inidoneità, che può comportare il licenziamento, rende ancora più importante l’opera di prevenzione, da progettare e incentivare anche mediante una attiva collaborazione sul territorio con i patronati.

E’ importante capovolgere il rapporto con INCA , coinvolgendoli fin dentro i nostri luoghi di lavoro, organizzando iniziative di prevenzione e non attendendo semplicemente al ruolo di tutela individuale in caso di necessità.

Sul terreno degli infortuni è importante acquisire un punto di vista nuovo : dato l’alto numero di infortuni in itinere, è utile veicolare il concetto di benessere complessivo, per uscire dal perimetro aziendale e creare continuità tra sicurezza sul lavoro e ambiente di vita.

Nei vari settori poi, è importante la conoscenza dei rischi specifici, che vanno dalla movimentazione carichi agli sbalzi termici , al rischio chimico .

PROMOZIONE

Su questo versante, molto spesso si trascurano possibilità che garantirebbero discussioni produttive con le aziende.

Ad esempio l’INAIL prevede sconti anche significativi (la cosiddetta oscillazione su prevenzione) per quelle aziende che effettuano interventi organizzativi, ambientali o di altro tipo, atti a favorire la prevenzione e la diminuzione dei fattori di rischio: tra la documentazione probante da presentare sono previsti anche accordi sindacali.

IL METODO

In sintesi, si è convenuto di valorizzare iniziative e proposte provenienti dai territori, che in alcuni casi sono già molto attivi su tutte le linee descritte, socializzando quanto realizzato e progettando per ogni territorio almeno una/due iniziative o attività su una delle linee proposte da effettuarsi entro la fine dell’anno. La presa in carico del tema non è cosa che si possa delegare, va valorizzata e promossa nell’attività quotidiana di contrattazione di ognuno.

Il coordinamento SSL, per sua natura organismo non burocratico, dovrebbe favorire la rottura degli schemi , bypassare i propri stessi limiti e fragilità, proporre sinergie e contaminazioni da tradursi in proposte e soluzioni concrete.

SECONDA ASSEMBLEA RLS e RLST 18 MARZO BOLOGNA

E’ stata poi presentata la Seconda Assemblea degli RLS Filcams, prevista a Bologna per il 18 marzo prossimo.

La proposta avanzata al coordinamento è stata quella di evidenziare le criticità di uno dei settori più esposti della nostra categoria, quello degli appalti di servizi.

Infatti, oltre ai rischi introdotti dalla riforma Fornero sulla questione della responsabilità solidale, questo settore sta vivendo il dramma della spending review e delle gare al massimo ribasso, che gettano lavoratrici e lavoratori nel pieno del ricatto occupazionale, come si richiamava in apertura.

E’ evidente che questa situazione, unita al concreto fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata e dell’illegalità diffusa, non favorisce la battaglia per la prevenzione, qui resa più difficile anche dai rischi da interferenza delle lavorazioni.

In occasione dell’Assemblea di Bologna, sarà presentata la trilogia delle guide per lavoratori e RLS realizzata dalla Filcams Nazionale per i tre settori (Commercio, Turismo e Servizi) , strumento utile per la diffusione di conoscenze

e per il reclutamento di nuovi militanti e partecipanti alla sfida per il benessere lavorativo.

p. la Segreteria della Filcams Nazionale

Giuliana Mesina

Link Correlati
     Manifesto RIGAS Rio
     Accordo quadro europeo settore dell'acconciatura

Dipartimento SALUTE SICUREZZA e AMBIENTE

Roma , 1 aprile 2011

il 22 marzo scorso si è tenuto il coordinamento SSL e Ambiente, alla presenza dei seguenti territori: Veneto, Lazio, Sardegna, Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Lombardia.

Cerchiamo di sintetizzare qui di seguito i temi affrontati in introduzione e le prossime attività in programma.

Il Contesto, il Contratto separato

La derubricazione del tema Salute e Sicurezza ad argomento di legge e non di negoziazione sindacale, o il suo scioglimento tramite procedimento giudiziario, non sono strade che ci permettono l’elevazione culturale che abbiamo identificato come un obbiettivo strategico già dal nostro primo coordinamento.

Detto questo, la domanda principale da porsi è : come si gestisce il tema della salute e sicurezza in una condizione come quella che si è venuta a concretizzare in questi ultimi mesi?

Mentre la copertura del principale CCNL della categoria va esaurendosi, la tendenza è quella di parlare di accordi anche ove questi non esistono, impedendo in alcuni casi una vera e propria presa di coscienza da parte di ampi settori del mondo del lavoro.

La natura negoziale del dialogo fra azienda e lavoratore va scomparendo, si è imboccato un sentiero di coercizione, dove si definiscono impropriamente “accordi” dei veri e propri regolamenti dettati dalle aziende.

Il tentativo di forzare verso l’aziendalizzazione delle relazioni contrattuali, nega la tradizione confederale e generalista di tutta la storia del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori italiani.

E’ in questa stessa strategia, che si pone anche il contratto separato del Commercio: rilanciamo qui tutte le valutazioni già fatte, relative al cambio di paradigma delle altre OO.SS., alla loro scelta di proporsi non più come autonome organizzazioni di

rappresentanza, ma come interlocutori della controparte che nella funzione bilaterale pattuita hanno il loro limite di azione.

Da questa scelta discendono molte conseguenze, non ultima l’accettazione del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle persone che si intendono rappresentare, ormai solo nominalmente.

In questa situazione, viene facile, anzi facilissimo, agevolare il pensiero di matrice bocconiana, ideologia predominante fra le imprese, secondo il quale la Salute e Sicurezza non è materia di contrattazione.

In tutto il testo sottoscritto da Confcommercio, Fisascat e Uiltucs non v’è un accenno alla salute e sicurezza, non un intervento volto a migliorare il benessere lavorativo.

Ci si applica invece in un intervento odioso e punitivo verso il trattamento di malattia.

E’ fondamentale cogliere l’immensa portata di un tale ribaltamento logico: in mancanza di migliori foglie di fico, che possano coprire l’assoluta incapacità di un settore di affrontare la crisi, elaborare strategie, valorizzare le risorse, sE’ fondamentale cogliere l’immensa portata di un tale ribaltamento logico: in mancanza di migliori foglie di fico, che possano coprire l’assoluta incapacità di un settore di affrontare la crisi, elaborare strategie, valorizzare le risorse, si compie l’inimmaginabile, con l’incredibile complicità delle Organizzazioni Sindacali, e si scarica la colpa della scarsa produttività sulle fasce più deboli dei lavoratori, penalizzando ulteriormente chi già è in difficoltà.

E’ poi gravissima la negazione della politica solidaristica che ha caratterizzato la nascita della Repubblica Costituzionale Italiana, dopo il corporativismo del ventennio fascista. Come altro leggere la possibilità di sottrarsi ai versamenti contributivi del 2,44% all“INPS?

Questa la strada più facile, in assoluta convergenza con i meccanismi politici e sociali che stanno investendo il Paese da almeno due decenni: una parte consistente del Paese cessa di considerare un diritto pubblicamente garantito la propria aspirazione a una vita degna, finendo inevitabilmente per trasformare l’interazione sociale e politica in uno scambio tra chi è costretto a chiedere protezione e chi in cambio pretenderà fedeltà.
Discrezionalità dei padroni e dedizione dei servi, niente hanno a che fare con la DEMOCRAZIA.

La strada più corretta, più giusta, quella che passa dalla modernizzazione e dalla messa in sicurezza degli ambienti di lavoro, quella che identifica la sicurezza come una leva della competitività e chiama le aziende in causa, le sfida a mettere in campo investimenti, è assolutamente ignorata. La salute e la sicurezza non sono mai tematiche incluse nei ragionamenti analitici sulla crisi economica. A dimostrazione ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, dell’arretratezza delle classe dirigente di questo paese.

Ma tornando alla Filcams e alla domanda che ci siamo posti in apertura: come mantenere al centro della discussione la qualità delle vita delle persone, come parlare ancora di salute e sicurezza in un contesto senza precedenti come quello in cui ci troviamo?

Tutto ciò ci introduce ad un altro tema cardine della vicenda dell’accordo separato, e cioè quello della contrattazione decentrata, e della grande mistificazione che vi si è costruita intorno.

Si è palesemente incatenata e mutilata la contrattazione di 2 livello, affermando di averla potenziata ed estesa.

L’ideologia dominante che vuole il tema ssl come un tema non sindacale o di contrattazione,aveva fino ad oggi consentito ugualmente, in alcuni casi, l’apertura di

spiragli negoziali, sebbene ancora con scarso margine di manovra.

Pensiamo a quelle aziende, della GDO soprattutto ma non solo, dove le caratteristiche dimensionali e la frammentazione organizzativa hanno fatto intravedere la convenienza di un accordo sindacale per la gestione dei diritti discendenti dal DL 81.

E’ senz’altro solo l’inizio di un percorso, che dobbiamo portare a compimento conquistando percorsi di eccellenza e portando le aziende a discutere sul nostro terreno. Le condizioni adesso saranno più difficili, forse in alcuni casi proibitive, ma dobbiamo continuare a presidiare il fronte, dobbiamo combattere la tentazione che porta a rimandare la questione a tempi migliori.

La difficoltà sta nel tenere alta la tensione, anche e soprattutto al nostro interno: cedere significherebbe negare quanto abbiamo sostenuto fino ad ora , e cioè che il tema ssl fosse strategico, irrinunciabile, non ghettizzabile.

Quindi, nel proseguire a presidiare ovunque e comunque i tavoli aperti con i temi della sicurezza, un ulteriore obiettivo strategico che abbiamo individuato è quello che va appunto in direzione contraria alla ghettizzazione: in tutte le iniziative in campo dobbiamo tessere il filo rosso della ssl.

La Filcams Nazionale e le Filcams territoriali, hanno un fittissimo programma di iniziative, qui ne citiamo solo alcune:

dalla battaglia politica e culturale “La festa non si vende”, alle iniziative seminariali sulla contrattazione di secondo livello, le mobilitazioni dei giovani del 9 aprile, la grande assemblea delle delegate e dei delegati del 16 aprile, le iniziative connesse ai tavoli contrattuali ancora aperti, le mobilitazioni diffuse, e tutte le platee che si apriranno fino allo sciopero generale del 6 maggio.

In ognuna di queste occasioni possiamo rappresentare la situazione anche citando la salute e la sicurezza, motivando e costruendo un pezzo di cultura in più, non concedendo alibi a chi la vorrebbe tema separato e “tecnico”, campo di specialisti o appassionati.

La stagione di attacco che stanno vivendo le lavoratrici e i lavoratori è prima di tutto un attacco alla loro dignità di parte sociale, dalla quale non è scorporabile il diritto al benessere, alla salute, alla sicurezza.

LO STRESS LAVORO CORRELATO

Lo stress lavoro correlato, del quale abbiamo già parlato come di una straordinaria opportunità per approfondire percorsi, aprire tavoli, ottenere spazi di democrazia, pur con tutti i limiti che abbiamo cominciato a esperire, resta un argomento di grande rilevanza e grande portata, da non abbandonare per nessuna ragione nelle mani di specialisti esterni o di aziende.

Anche perché a parere nostro lo stress è indiscutibilmente un elemento da imputare ai fattori di rischio di AMBIENTI LAVORATIVI.

Dobbiamo combattere la deriva psicologista che tende a medicalizzare eccessivamente il problema, facendolo poi ricadere all’interno della responsabilità individuale delle lavoratrici o dei lavoratori colpiti da stress.

A questo proposito,vale quanto già detto prima in relazione alla contrattazione di secondo livello: in questo caso abbiamo la possibilità di approfondire il legame con elementi chiave dell’organizzazione del lavoro, quali orari, turni, carichi di lavoro, clima, percorsi di carriera, incarichi e formazione, ecc.

Inutile ribadire che non troveremo un terreno molto disponibile al confronto: è palese che la contrattazione di secondo livello, che con l’accordo separato si è voluta amputare di ogni possibilità, potrebbe essere recuperata, almeno in alcuni temi relativi all’organizzazione del lavoro, attraverso questo grimaldello.

LA BILATERALITA’

Un altro fronte da presidiare, sempre in relazione a quanto avvenuto con il contratto separato, ma con propaggini che vanno ben oltre il settore del terziario, è senz’altro il fronte della bilateralità e della PARITETICITA’.

Nella sostanza il rischio che una pariteticità (o bilateralità) deviata possono introdurre è lo stesso.

Infatti, il Ministero sta attrezzandosi per avviare la cosiddetta ASSEVERAZIONE: i compiti di questo tipo dovranno essere affidati agli OO.PP., tramite apposite commissioni bilaterali, ma senza aver ancora individuato con quali risorse.

E’ palese l’accento posto, con maggiore enfasi, sul ruolo di supporto alle imprese che possono esercitare gli OO.PP. : gli organismi paritetici verificano le attuazioni efficaci dei modelli di gestione della sicurezza, rilasciando una apposita “asseverazione”, della quale gli organismi di controllo devono tener conto in sede di pianificazione delle proprie attività di vigilanza, in modo che gli accessi ispettivi vengano pianificati in primo luogo in quelle aziende ove non abbia operato il “controllo sociale” della bilateralità.

E’ singolare la rassomiglianza con la certificazione dei contratti che gli enti bilaterali, nelle intenzioni di CISL e UIL, possono fornire.

Ed è anche facile immaginare come, in mancanza di una regolamentazione chiara e vincolante, e in mancanza di un apparato sanzionatorio efficace, avremo “asseverazioni” rilasciate degli enti più disparati: il mercato delle certificazioni si sta già attrezzando.

FINANZIAMENTI E FORMAZIONE

E’ importante poi notare come, in attuazione dell’art.11 comma 5 del DL81/2008, l’INAIL abbia pubblicato un bando da 60 MLN di Euro: una pioggia di finanziamenti alle imprese, attribuiti mediante un sistema simile al click day.

Dal 12 gennaio è stato possibile inviare le domande di finanziamento (fino a 100mila euro per ogni singolo progetto finanziabile), accolte in ordine cronologico di arrivo. In meno di un’ora i soldi a disposizione erano esauriti.

Non è prevista nessuna valutazione qualitativa sui progetti.

Le tipologie di progetti ammessi sono ampie: si va dagli investimenti per la sicurezza fino ad iniziative di formazione e informazione e l’adozione di modelli organizzativi diversi e più efficaci sotto il profilo della tutela della salute e dell’incolumità dei lavoratori.

Questa linea di finanziamento si stabilizzerà in crescendo, il bando 2011 di 60 milioni è solo un primo bando di un progetto triennale che prevede fino a 750 mln di stanziamento,
Tra le altre linee di finanziamento ci è poi quella Regionale, che prevede 30 mln di euro e che è specificamente dedicata ai progetti formativi (tanto che gli stessi OPT possono presentare progetti alle Regioni)

In tutta questa pioggia di finanziamenti, si fatica a intravedere un criterio di accesso che garantisca equità e qualità, e del tutto assente è un qualsiasi strumento di monitoraggio e controllo.

Nessuno sarà in grado di dire, dopo questi interventi, se nelle singole aziende, nei territori, o anche a livello generale, il rischio è diminuito.

Sul sito dell’Inail sono pubblicati i nomi delle 1400 imprese a cui sono stati assegnati i 60 milioni di fondi: vi invito a dare un’occhiata, a vigilare. Potrebbe essere uno strumento di discussione nel caso individuassimo aziende dove abbiamo relazioni sindacali.

Politicamente, la valutazione è preoccupante : una cifra così impegnativa di soldi pubblici viene erogata completamente FUORI da ogni forma di controllo sociale.
Rispetto ai Fondi Interprofessionali (che prevedono un accordo sindacale a corredo del progetto formativo presentato) qui siamo veramente alla liberalizzazione totale. Da questo ragionamento, e dalle condizioni strutturali del nostro sistema produttivo, discende ancora una volta la necessità di qualificare le imprese: il concetto va esteso, anche a tutto il sistema degli appalti, intensificando e rendendo obbligatorio il controllo pubblico.

DIPENDENZE

Viste le recenti uscite del Ministro Giovanardi che propone di estendere gli accertamenti sulle dipendenze da alcool e stupefacenti ai dipendenti statali , insegnanti e dipendenti RAI compresi, è importante vigilare anche su questo aspetto: la deriva repressiva e colpevolizzante è sempre in agguato.

Il problema c’è, nel mondo del lavoro come fuori. Ma affrontarlo “contro” i lavoratori consumatori di sostanze (non sempre classicamente “tossicodipendenti”), spesso precari e, per di più, avvalendosi di operatori (quelli dei SERT) sempre più precari anche loro, è un vero dramma nel dramma.

LAVORI USURANTI Il 9 marzo è stato votato all’unanimità dalla commissione lavoro della Camera il parere favorevole al decreto sui lavori usuranti (tema di cui si parla da oltre trent’anni).

Il Decreto, che deve passare all’approvazione del Consiglio dei Ministri e dovrebbe diventare operativo entro aprile, prevede di mandare in pensione, fino a tre anni prima rispetto agli altri, i lavoratori definiti dal decreto Salvi del 1999 (cave, miniere, gallerie, ecc), i lavoratori notturni, i conducenti di mezzi pubblici e i lavoratori alla catena di montaggio.

I finanziamenti stanziati nel bilancio a questo scopo, includono però una platea annuale di 5000 lavoratori: una stima sindacale identifica però in 15-18.000 i lavoratori che annualmente avrebbero il requisito per il pensionamento anticipato.

In Italia sono circa 800.000 i lavoratori impegnati in settori usuranti: per quello che riguarda la Filcams è senza dubbio il settore della Vigilanza privata che potrà essere il più interessato dal Decreto (si considera lavoratore notturno colui che ha effettuato almeno 64 notti di lavoro notturno, anche se esistono vari “scaglioni” nello schema di Decreto, cui vi rimandiamo per approfondire gli aspetti tecnici).

Da un punto di vista politico dobbiamo rilevare finalmente il recepimento per via legislativa di un concetto per noi molto importante : i lavoro NON SONO TUTTI UGUALI.
Rimangono però le criticità relative al tetto di compatibilità economica (o clausola di salvaguardia) che sottopone il godimento di un diritto al rispetto dei limiti di spesa stabiliti dal Governo.

Questo significa che l’inevitabile scostamento tra il numero delle domande effettive e la copertura finanziaria potrebbe produrre l’ennesima lotteria che trasforma un diritto che dovrebbe essere di tutti in un privilegio di pochi.

PROGETTO DI CONTRATTAZIONE DI SITO FILCAMS/FP

Si tratta di un progetto pilota, elaborato con la Funzione Pubblica Nazionale e che parte ufficialmente in aprile: il tentativo è quello di rilanciare la sperimentazione sulla contrattazione di sito, tentando di ricomporre la frammentazione esistente nel mondo del lavoro almeno nell’ambito di salute e sicurezza.

Abbiamo individuato, a partire ovviamente dalle disponibilità della F.P., alcuni territori che potrebbero fare da avamposto, senza che questo precluda l’inclusione di altri che dovessero dichiararsi disponibili:

I luoghi su cui concentrare l’attenzione saranno strutture ospedaliere o sanitarie.

Si prevede dunque un lavoro congiunto tra le due Categorie nazionali e territoriali, per mettere in rete i diversi soggetti (RLS/RSU ecc) e elaborare piattaforme di sito che permettano avanzamenti.

Al termine del percorso, che prevede riunioni in itinere con le strutture nazionali, emergeranno linee guida finalizzate a concretizzare buone pratiche in tema di salute e sicurezza (al fine di omogeneizzare diritti e tutele).

Si rimanda in ogni caso al progetto e alla circolare allegata per il dettaglio.

PROGETTO SEMINARIALE FILCAMS

La proposta è quella di incentrare la discussione del seminario su un concetto-chiave, che ci permetta un’elaborazione ampia e di alto livello.

Il tema è quello della DEMOCRAZIA DELLA CONOSCENZA.

Il quadro politico e padronale sta portando avanti un attacco fortissimo a questo principio: i vincoli per la consultazione del DVR, la stessa natura di un documento di valutazione dei rischi che viene redatto da consulenti esterni che poi non hanno nessuna responsabilità giuridica,e così pure l’utilizzo che spesso ne viene fatto, ritorcendolo contro i lavoratori, sono tutti elementi che tendono a limitare la condivisione e la partecipazione delle informazioni.

I lavoratori devono riprendersi in carico, in PRIMA persona, la tutela della loro salute: noi dobbiamo attrezzarci ad affrontare questa fase di attacco durissimo anche attraverso la preparazione e al’aggiornamento dei nostri quadri.

Per questo, il nostro seminario, che si terrà entro giugno, sarà rivolto a una platea militante in grado di attivare percorsi di contaminazione e di rafforzamento della rappresentanza.
Coinvolgeremo competenze specifiche, scientifiche e contrattuali, per rimettere in asse il nostro percorso di avanzamento verso la piena sicurezza dei luoghi di lavoro e verso la piena realizzazione di un benessere lavorativo.

Stiamo lavorando sulle date e sulle disponibilità dei relatori.

Ci piacerebbe poi una prevedere una parte del seminario rivolta all’esterno, in grado di veicolare un messaggio specifico: La difesa della salute delle lavoratrici e dei lavoratori passa, per noi, attraverso una ripresa e un’estensione dell’attività di contrattazione nei luoghi di lavoro e, quindi, attraverso un rafforzamento del Contratto nazionale.

Incentrare un seminario su salute e sicurezza sul tema della DEMOCRAZIA della CONOSCENZA ci sembra in linea con le battaglie più importanti che la CGIL e Incentrare un seminario su salute e sicurezza sul tema della DEMOCRAZIA della CONOSCENZA ci sembra in linea con le battaglie più importanti che la CGIL e la FILCAMS stanno mettendo in campo in questi mesi: la proposta su democrazia e rappresentanza non è lontana dal nostro concetto di partecipazione e di NON DELEGA.

La presa in carico delle problematiche legate al benessere, il coinvolgimento attivo delle lavoratrici e dei lavoratori è la condizione di partenza di una rinnovata volontà, quella di non abbandonare il progetto e l’obiettivo di un benessere pieno.

Il coordinamento ha proposto alcune temi di sperimentazione che potranno essere gli assi di una discussione che avrà anche un momento di progettazione contrattuale: fra questi segnaliamo l’approfondimento intorno ad alcune patologie tipiche della GDO, dovute ai movimenti ripetitivi, li settori ad alta incidenza infortunistica (mense e appalti), le declinazioni di genere degli interventi di prevenzione, la frammentazione del lavoro come ulteriore elemento di rischio (appalti , terziarizzazioni).

AMBIENTE A Fukushima si è verificato il terzo incidente più grave della storia in una centrale atomica.

Non c’era bisogno di questo per darci la convinzione che non è opportuno né auspicabile l’avvio in Italia di una nuova stagione nucleare.

Oggi, esattamente come nel secolo scorso, non esiste sicurezza assoluta per nessun tipo di centrale atomica ed è bene saperlo, anche come attivisti sindacali impegnati sui temi della salute e sicurezza, oltre che come cittadini.

Una discussione reale sull’ambiente non può concentrarsi semplicemente su NUCLEARE SI o NUCLEARE NO : piuttosto vogliamo rimettere in discussione le politiche liberiste degli ultimi decenni e parlare di un altro modello economico e sociale, fondato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e sulla gestione partecipativa delle comunità locali.

La DEMOCRAZIA della conoscenza parte anche da qui, dal riconoscimento di una nuova soggettività sociale che ha superato il binomio “espressione di un bisogno/delega al Palazzo” per farsi costruzione di un percorso di partecipazione collettiva dal basso che, afferma la necessità di un nuovo paradigma : su ciò che a tutti appartiene, tutte e tutti devono decidere.

OBIETTIVI ORGANIZZATIVI

Si conviene di proseguire nel lavoro di costruzione dell’anagrafe degli RLS e dell’archivio degli accordi. Si sollecitano quindi i territori a fornire, qualora non l’avessero già fatto a inviare i dati.

p. Filcams Nazionale

Giuliana Mesina

Convegno Cgil – Fondazione Metes, Roma 20/11/2008
Intervento di Maria Grazia Gabrielli, FILCAMS CGIL

La complessità e drammaticità dei temi legati alla salute e sicurezza sul lavoro ci impone di affrontare la discussione di oggi, fugando un “sentire e una percezione” diffusa che riguarda il settore del terziario e servizi.
Il luogo comune è che questo settore sia, rispetto ad altri, al riparo dalle problematiche e dai rischi connessi all’attività lavorativa. Probabilmente, tale erroneo convincimento deriva dal leggere solo la realtà più significativa dei settori rappresentati dalla FILCAMS che è quella del commercio.
Il centro commerciale piuttosto che il supermercato o il negozio (alimentare e non) non forniscono la percezione immediata dell’esistenza di fattori di rischio, di pericolo che possono essere causa di infortunio o malattia professionale.
Questo assunto – che qualche volta ha portato anche a non avere la necessaria attenzione ai temi della salute e sicurezza o a fare una sottovalutazione delle problematiche nei nostri settori – non è rispondente alla realtà.
I settori rappresentati dalla FILCAMS sono complessi e articolati: dalle guardie particolari giurate ai servizi di pulizia e multiservizi, dalle badanti al turismo.
Richiamarli fa già comprendere come i temi della sicurezza assumano tutta la dovuta rilevanza basti purtroppo pensare ai rischi sul lavoro di una guardia particolare giurata e i casi di mortalità avvenuti nel settore.
In questi settori, come anche nel commercio, l’accentuazione dei problemi legati alla salute e sicurezza è emersa maggiormente a seguito di una diversa cultura e attenzione ma soprattutto a causa dei cambiamenti intervenuti nei processi produttivi, nell’organizzazione del lavoro insieme alle modifiche peggiorative nel mercato del lavoro.
Sono patrimonio della FILCAMS come della FLAI e di altre categorie: le terziarizzazioni, il lavoro in appalto, la flessibilità e precarietà dei rapporti di lavoro con una forte presenza di lavoro stagionale, di apprendistato, di somministrazione, di contratti a termine e purtroppo ancora una consistente presenza di lavoro nero.
Questi comuni denominatori fanno comprendere come è ulteriormente difficile parlare di sicurezza, intervenire e porre in essere azioni di tutela e soprattutto riuscire a far si che questi temi diventino un patrimonio comune soprattutto tra i lavoratori.
Siamo consapevoli che è’ difficile, se l’unico rapporto che ti viene offerto è un contratto a termine o in somministrazione, piuttosto che un contratto a chiamata (o un percorso dentro la stessa azienda fatto di contratti a termine) che la priorità sia quella di far notare eventuali mancanze ad esempio sui dispositivi di protezione individuale o sui sistemi di sicurezza nell’ambiente di lavoro.
Per questi lavoratori, spesso giovani, il lavorare in sicurezza diventa una subordinata al lavoro stesso, indebolendo così un processo virtuoso che deve essere parte integrante del lavoro e non accessorio, dove la sicurezza è sentita, percepita, come uno degli aspetti che rendono dignitoso il lavoro stesso al pari del salario.
Per continuare a socializzare con la FLAI esperienze che ci avvicinano, possiamo fare un altro esempio, a supporto della complessità del problema, guardando il lavoro in appalto.
I lavori del pulimento in molti, se non tutti gli stabilimenti Barilla Alimentare sono eseguiti da società e cooperative in appalto.
L’organizzazione del lavoro della Barilla condiziona fortemente non il lavoro ma in alcuni casi la vita dei lavoratori in appalto. Il sistema di produzione si riflette sui lavoratori del pulimento con turni spesso massacranti dove, per consentire la partenza della produzione, l’orario di lavoro viene concentrato in turni e doppi turni, senza rispetto del riposo e delle pause, spesso lavorando in condizioni di non sicurezza, non solo per la complessità dei macchinari sui quali si opera ma anche per il ritmo di lavoro richiesto.
Questo esempio a conferma di come i fattori e le scelte che incidono sulla sicurezza siano ormai molto diversi e interdipendenti e di come, sempre di più, anche l’azione sindacale deve vederci agire con modalità più intercategoriali per riuscire realmente a contribuire alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

INDAGINE “SALUTE E SICUREZZA DEI LAVORATORI NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA”
Nel quadro sommariamente descritto la FILCAMS ha posto in essere delle buone prassi per mettere al centro dell’attività sindacale il tema della salute e sicurezza partendo da quei settori dove per una serie di motivi ( per tradizione, per approccio culturale, per errata percezione) si tende a sottostimare il problema o a indagarlo meno.
Per questo, portiamo come contributo al convegno di oggi, un’esperienza che è stata sviluppata nel settore della GDO attraverso un’indagine su un campione di 387 lavoratori di 18 unità aziendali facenti parte di 9 grandi gruppi nazionali ed internazionali presenti nelle provincie della regione Marche divisi tra vari format: Ipermercati, Supermercati e Centri di Distribuzione.
La prima cosa che riteniamo importante sottolineare è l’approccio metodologico: l’indagine nasce, infatti, da un interesse e da un lavoro comune tra INCA – FILCAMS e Ufficio Salute e Sicurezza della CGIL Regionale e dal coinvolgimento attivo degli RSU e RLS.
Se è vero che è indispensabile creare un’integrazione dei vari sistemi, mettendo in rete tutti i soggetti interessati alla prevenzione nei luoghi di lavoro, questo vale a partire da quelli direttamente coinvolti “in casa nostra” per condividere un terreno comune di intervento.
L’indagine ha approfondito una serie di tematiche: dall’esame delle condizioni lavorative del settore, all’analisi dell’ambiente lavorativo, dagli infortuni allo stress, sino ad arrivare allo stato di applicazione di alcuni diritti individuali previsti dal D.lgs 626/94.
Per leggere i risultati dell’indagine, che proviamo a sintetizzare, è necessario muoversi con cautela, perché le domande poste ai lavoratori, nella maggior parte dei casi, si basano sulle percezioni dei lavoratori e quindi sono “condizionate” dal fatto che ogni individuo ha una visione differente su ogni aspetto della vita, anche di quella lavorativa.
Questo è il punto di partenza dell’indagine poiché la necessità era appunto quella di indagare e comprendere la percezione che i lavoratori della GDO hanno rispetto ai temi della PREVENZIONE – SICUREZZA – SALUTE.
Per focalizzare meglio il lavoro svolto, il campione emerso risponde alla fotografia del settore: una presenza prevalente di donne, una fascia d’età prevalente concentrata tra i 25-44 anni, un’anzianità di servizio sotto i 15 anni. Nel campione risultano rappresentate le varie qualifiche proprie del settore: commessi, cassiere, magazzinieri, impiegati, banconisti, assistenza cliente, ecc
Provo a riportare i risultati del lavoro svolto, partendo da una riposta interessante data dal campione di lavoratori alla domanda sulla percezione del proprio lavoro.
Se complessivamente il campione non ritiene che il proprio lavoro sia usurante, alcune categorie di lavoratori (cassieri, commessi, banconisti, magazzinieri, carrellisti) hanno però una percezione più alta di “logoramento” del proprio organismo tale da determinare un peggioramento della propria esistenza.
La risposta sugli infortuni sul lavoro ci ha consegnato un risultato non grave: sui 387 lavoratori appartenenti al campione n. 93 ha dichiarato di aver subito un infortunio e contestualmente è emerso che di questi, solo 29 lavoratori si sono rivolti a un Patronato per la tutela medico-legale ( il patronato INCA è il primo patronato).
L’indagine si è sviluppata monitorando le CONDIZIONI DI LAVORO per far emergere l’organizzazione del lavoro: i regimi di orario, le tipologie contrattuali, i turni, il lavoro supplementare e straordinario e la modalità di effettuazione.
Il risultato ci consegna la fotografia del settore con la forte presenza di lavoratori PT prevalentemente donne, il ricorso frequente al supplementare e straordinario come agli altri strumenti di flessibilità dell’orario, un notevole ricorso alla turnazione ovviamente non classificabile nei tradizionali schemi di turnazione adottati agli altri settori, tanto che il 52% del campione sostiene di lavorare su uno schema di turni complicato e quindi non possibile da descrivere all’interno della risposta.
Si è passati poi ad analizzare L’AMBIENTE DI LAVORO perché da lì è possibile ricavare quelli che sono i principali rischi lavorativi: rischi per la sicurezza, rischi igienico –sanitari, rischi trasversali. Per questo le domande erano incentrate sulla percezione che il lavoratore ha rispetto alle caratteristiche ambientali (ad esempio il microclima, l’illuminazione dei luoghi di lavoro, il rumore, la presenza di polveri, fumi, vapori nell’ambiente di lavoro; l’esposizione a rischi di infezione o allergie; esposizione a campi elettrici o elettromagnetici) e alle caratteristiche dell’ambiente fisico per verificare alcuni aspetti della postazione di lavoro (se il lavoro è svolto in spazi ristretti, se il lavoro viene effettuato in posizioni scomode o facendo movimenti scomodi, se gli attrezzi di lavoro sono idonei).
Il risultato, è che l’ambiente di lavoro è percepito nella GDO in modo soddisfacente, con una differenza significativa tra le positività emerse nelle grandi strutture di vendita con particolare riferimento ai centri Commerciali, contro quelle dei centri di distribuzione mentre per quanto riguarda le posizioni in cui viene svolto il lavoro e i movimenti emergono problemi soprattutto per alcune figure come i banconisti, magazzinieri, cassieri.
Altro elemento analizzato riguarda l’ambiente organizzativo: emerge che una percentuale importante del campione ( 47,29 %) considera i ritmi di lavoro eccessivi in particolare tra le categorie dei commessi e addetti al banco e a seguire magazzinieri, impiegati e cassieri.
Altro dato importante che influenza il lavoro è la monotonia quindi l’assenza di varietà nei compiti. La maggioranza del campione dichiara che tale problema non sussiste ma nel dettaglio sul 37,73% del campione che a questa domanda ha risposto affermativamente emerge come alcune figure ( i cassieri e i magazzinieri) denunciano maggiormente tassi di monotonia lavorativa.
Posta però la domanda sulla ripetitività intesa appunto come “la ripetizione identica dei compiti”, il 76,23% del campione risponde affermativamente con una maggioranza ancora tra i cassieri, i commessi, i magazzinieri e gli addetti alla macelleria.
A tale problematica si collegano altre situazioni come l’impossibilità prevalente da parte dei lavoratori di cambiare l’ordine delle operazioni, piuttosto che i movimenti da compiere o la possibilità di cambiare il ritmo lavorativo.
Nell’indagine è stato posto un accenno importante sulla salute mentale del lavoratore.
Un elevato numero di lavoratori è sottoposto a una serie di condizioni lavorative capaci di comportare l’insorgenza di stress e conseguenti patologie ad esso legato; questo comporta costi sociali notevoli e non a caso il tema stress lavorativo, da diversi anni, è entrato pienamente nei programmi di prevenzione della salute del lavoratore.
Ricorro, per necessità di sintesi, a una semplificazione dei dati emersi poiché tale tema per la sua complessità è stato elaborato in modo molto più approfondito.
La risposta dei lavoratori è strettamente correlata alla mansione svolta: pertanto alti profili di stress sono riscontrabili tra quelle figure dove la domanda psicofisica di lavoro è molto alta e il controllo del lavoratore sulla sua mansione è basso (e su questi si riconoscono i cassieri, e gli addetti alla macelleria); bassi profili di stress si evidenziano in quei lavoratori che occupano una posizione lavorativa definibile come “desiderabile” (capi reparto , impiegati).
Un’altra parte dell’indagine punta a individuare gli infortuni subiti dai lavoratori nel settore e verificare le possibili cause.
Emerge dal campione che il settore non è sicuramente tra quelli da considerarsi più a rischio ma l’interesse si deve porre sull’analisi degli infortuni avvenuti (l’incidenza degli infortuni è molto elevata tra gli addetti alla macelleria e i banconisti, poi magazzinieri e commessi).
I principali danni subiti sono di natura traumatica (fratture, distorsioni, strappo muscolare, contusione legati alle mansioni di commessi e magazzinieri, mentre per i banconisti) o dovuti all’uso di strumenti lavorativi (con lame).
Secondo questi lavoratori, i fattori che possono determinare infortuni sono principalmente i carichi e ritmi di lavoro eccessivi, la mancanza di manutenzione agli ambienti di lavoro e macchine vecchie non dotate di protezioni adeguate.
Nel dettaglio le singole categorie di lavoratori imputano un peso diverso ai vari fattori.
I commessi e i magazzinieri considerano come primo fattore di infortunio i carichi e i ritmi eccessivi, seguito dallo spazio insufficiente, considerazione condivisa dai cassieri e dagli addetti alla macelleria.
Si evidenzia il fattore rumore segnalato principalmente dai commessi e dai magazzinieri.
Nel capitolo RISCHI PER LA SALUTE sono stati evidenziati i disturbi muscolo-scheletrici, che sono ormai frequenti tra i lavoratori di tutti i settori i cui sintomi e diffusione comportano anche qui costi sociali ed economici elevati.
Le cause di questa tipologia di patologie sono, sommariamente, da ricercarsi nella postura e nella movimentazione manuale dei carichi. A questa domanda è stata legata anche la rilevazione delle parti del corpo che era più appesantita/indolenzita e dolorante dopo una giornata lavorativa.
Ovviamente bisogna anche qui tenere conto, per il risultato, che il sistema di percezione del dolore può comportarsi in maniera radicalmente diversa da individuo a individuo poiché il dolore, come spesso definito, è una dinamica complessa che coinvolge i sensori e le emozioni, la memoria, ecc.
E’ emerso che lo spostamento e il sollevamento di pesi sono frequenti nella giornata lavorativa per alcune categorie di lavoratori (commessi, magazzinieri, cassieri, banconisti) e che gesti di sollevamento o di spostamento vengono fatti prevalentemente in piedi, salvo per i cassieri.
I magazzinieri e i cassieri esprimono anche maggiori dubbi sulla corretta movimentazione manuale dei carichi e utilizzo di carrelli per la movimentazione.
I dati confermano che a seguito della giornata lavorativa, in maniera pressoché uniforme tra il campione femminile e maschile, la parti del corpo indolenzite/appesantite risultano essere la schiena e le articolazioni. La categoria degli impiegati registra il maggior numero di segnalazioni per la testa oltre a schiena e gambe.
La parte conclusiva della rilevazione provava ad esaminare l’applicazione in Azienda delle norme sulla sicurezza.
Emerge, per ciò che riguarda la segnaletica sulla sicurezza, piuttosto che i dispositivi individuali di protezione una risposta complessivamente positiva come, un dato rassicurante proviene dalle risposte che indagavano sullo stato complessivo dell’informazione e formazione sui rischi per la salute presenti nel luogo di lavoro e/o legati allo svolgimento delle mansioni.
Le conoscenze dei lavoratori delle figure professionali addette alla tutela della sicurezza e della salute in azienda ci ha consegnato anche qui un grado di conoscenza complessivamente alto.
L’ultimo aspetto rilevante dell’indagine, e sulla quale va posta la giusta riflessione, è che la maggior parte del campione ha eletto il Rappresentante dei lavoratori alla Sicurezza ma non tutti i lavoratori hanno compreso l’importanza dell’esercizio di questo diritto.
L’indagine è stata soprattutto uno strumento per poter meglio leggere le situazioni aziendali del settore della GDO. La conoscenza può essere il punto di partenza per costruire nella contrattazione le condizioni di maggiore e migliore tutela dei lavoratori.
E’ chiaro che l’applicazione integrale del nuovo testo normativo rappresenta un supporto fondamentale – soprattutto per i settori più deboli – ma il nostro percorso e i nostri interventi sono efficaci se trasferiti e concentrati nei luoghi di lavoro continuando, per quanto riguarda la FILCAMS, a utilizzare ed estendere modelli e buone pratiche che potremmo provare a definire virtuose.
Penso quindi alla risorsa e al valore aggiunto rappresentati dai Coordinamenti dei RLS come quelli costituiti nel territorio di Roma – Lazio e nella società Coop Adriatica, solo per citare alcune esperienze.
Sopratutto pensiamo che il lavoro avviato e in alcuni casi consolidato nelle strutture più grandi ci devono essere di aiuto per intervenire nei settori considerati più deboli per dimensioni aziendali e per la loro frammentazione come gli studi professionali, il pulimento, le piccole aziende del commercio e del turismo.
Dalla ricerca svolta, emerge però anche un altro campo di intervento: utilizzare il monitoraggio, la nostra presenza nelle aziende, per verificare l’insorgenza di nuovi fenomeni e rischi che trovano la loro origine proprio nell’organizzazione del lavoro.
Non a caso, nell’elaborazione dell’indagine abbiamo evidenziato i ritmi di lavoro, la qualità del lavoro piuttosto che le condizioni di stress e di rumore.
Il monitoraggio può essere quindi uno strumento per conoscere i fenomeni e porre in essere le necessarie misure di prevenzione oltre che punto di partenza per avviare il difficile percorso del riconoscimento di nuove malattie professionali.

CGILg.distribuzioneINVITO.pdf

Microsoft Word - Salute e sicurezza dei lavoratori nella GDO marchigianaDEFINITIVA.pdf

Conferenza Nazionale Unitaria
dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS – RLST)
Modena 22 – 23 settembre 2000

Sintesi dei lavori della 3° Sessione
“ La campagna europea contro i disturbi muscolo scheletrici”

I disturbi muscolo scheletrici, causati da errate modalità di organizzazione e progettazione dei posti di lavoro, delle movimentazioni e delle mansioni reali, rappresentano un fenomeno di danno alla salute dei lavoratori sempre più diffuso e grave. Si calcola che in Europa oltre il 40% dei lavoratori sia esposto a questo tipo di rischio e che all’incirca il 17% sia già affetto da disturbi invalidanti di diversa gravità.
Per questo la Commissione Europea ha voluto dedicare a questo tema la settimana europea per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (16-22 ottobre) e la CES – Confederazione Europea dei Sindacati ha lanciato una campagna di denuncia, sensibilizzazione e mobilitazione.
La 3° sessione della Conferenza Unitaria dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza ha affrontato la questione dei disturbi muscolo scheletrici da lavoro, affrontandone le diverse problematiche legate alle strategie: di conoscenza e valutazione dei rischi connessi, di prevenzione e progettazione ergonomica dei posti di lavoro e delle attrezzature, di riconoscimento ed indennizzo dei danni.
Il dibattito, che è stato ricco di contributi sia di delegati sia di tecnici, è riassumibile nei seguenti cinque punti:
1.Oggi disponiamo di evidenze che confermano la gravità e la diffusione del fenomeno delle patologie muscolo scheletriche, in particolare della schiena, delle spalle e degli arti superiori. Queste evidenze -che sono contenute, in particolare, nei documenti ufficiali dell’Agenzia Europea per la salute e la sicurezza del lavoro di Bilbao, nelle conclusioni d’indagini svolte da numerosi gruppi di ricerca universitari italiani ed esteri e nei dati INAIL relativi a patologie muscolo scheletriche d’origine professionale riconosciute ed indennizzate- danno finalmente ragione alle denunce del sindacato italiano ed europeo, che da oltre un ventennio registrava in modo crescente i danni alla salute dei lavoratori dovuti a modalità organizzative e posti di lavoro progettati in modo non ergonomico. Queste denunce, negli ultimi anni sempre più collegate agli aumenti dei carichi ed alle flessibilità introdotte nel mercato del lavoro e nelle produzioni, sono state per lungo tempo inascoltate ed oggi siamo costretti a registrare i costi sia sul piano sociale sia su quello economico dei danni provocati. Pur disponendo oggi di maggiori conoscenze e conferme, queste non si traducono ancora, per tutti i lavoratori, in strategie di prevenzione e in risarcimenti dei danni subiti. Per questo i lavoratori e i RLS aderiscono con convinzione e partecipazione agli obiettivi della settimana europea ed alla mobilitazione lanciata dalla CES.
2.Le esperienze di prevenzione sono ancora rare e questo è dovuto al fatto che i rischi – collegati al posto di lavoro, alle attrezzature, ai carichi, ai ritmi, ecc. – solo in poche realtà lavorative sono assunti come elementi indispensabili di valutazione, ai fini della sicurezza. Quasi ovunque, sia nelle imprese del settore privato che nei posti di lavoro pubblici, i datori di lavoro rifiutano l’identificazione di questi rischi e il confronto con i lavoratori ai fini dell’adozione di adeguate strategie di prevenzione. Il rifiuto dei datori di lavoro è tanto più grave perché da un lato mostra l’enorme ritardo culturale di questi e delle organizzazioni imprenditoriali riguardo alle esigenze di modernizzazione e di qualità delle imprese e dall’altro la indisponibilità delle direzioni aziendali a forme di relazioni industriali più partecipate sui terreni della salute e sicurezza. Quando il confronto con i rappresentanti dei lavoratori si sposta, per richiesta di questi, dai rischi più tradizionali (e generalmente riferiti ai fenomeni d’infortunio) a quelli più legati all’organizzazione del lavoro ed alla prevenzione di patologie “cosiddette nuove”, quali quelle muscolo scheletriche, si registrano quasi ovunque atteggiamenti di chiusura e di diffidenza.
3.Tutti i settori del lavoro dipendente, nessuno escluso, sono interessati dai disturbi muscolo scheletrici. I contributi portati nella sessione di lavoro da RLS provenienti da vari settori (sanità, edilizia, metalmeccanica, commercio, ecc.) confermano i dati forniti da numerose ricerche e individuano soprattutto nelle lavoratrici la fascia più esposta a questo tipo di patologie. In uno scenario che si è andato aggravando sempre più negli ultimi anni, due fattori concorrono ad indebolire le capacità di difesa dei lavoratori e le possibilità di tutela e rappresentanza dei RLS. Il primo riguarda una ancora scarsa informazione dei lavoratori riguardo l’origine lavorativa di molti disturbi muscolo scheletrici lamentati; questi disturbi, spesso invalidanti ed inabilitanti, appaiono lentamente e subdolamente al punto che la lavoratrice ed il lavoratore faticano a riconoscerne il nesso di casualità con una certa mansione o posto di lavoro, magari di qualche tempo prima. Il secondo fattore, aumentato di gravità negli ultimi anni, si lega alla diffusione di rapporti di lavoro sempre più atipici e precari. Tali rapporti, “fragili” e “a tempo determinato”, riducono le possibilità di difesa di questi lavoratori, quasi sempre poco informati e formati sui rischi reali per la salute presenti nelle mansioni cui sono avviati. Per questi lavoratori difendersi dai rischi legati all’organizzazione, ai carichi ed alle attrezzature di lavoro è “rischioso”. Comunicare con il RLS, quando c’è, sospetto. La paura di apparire “lavativo” e di perdere il lavoro è prevalente rispetto ad ogni altra considerazione di salute.
4.Il dibattito ed i contributi portati alla 3° sessione della Conferenza dimostrano che, comunque, le esperienze e le buone pratiche in materia di prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici non mancano. Le soluzioni tecniche ed organizzative più idonee, le modifiche ergonomiche dei posti di lavoro, la scelta di attrezzature più conformi e sicure sono spesso il risultato di accordi. La contrattazione aziendale si è dimostrata lo strumento più idoneo per coniugare da un lato gli obiettivi di miglioramento delle condizioni di vita sui posti di lavoro e dall’altro le esigenze di qualità e competitività delle imprese e dei servizi stessi. Nella definizione delle piattaforme e nella verifica e gestione dei risultati, i RLS, a sostegno delle RSU, giocano un ruolo fondamentale di interpreti delle conoscenze, delle soggettività e delle aspettative di sicurezza dei singoli lavoratori coinvolti nei processi di trasformazione. Se compito della contrattazione e dei soggetti contrattuali è quello di definire gli obiettivi, le regole e le strategie, il ruolo dei RLS è fondamentale a monte ed a valle della definizione contrattuale. A monte, e sullo specifico terreno della prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici, i RLS sono in grado di valutare i problemi di adattamento, organizzativo e tecnico, per ciascun posto di lavoro, gli obiettivi di tutela da raggiungere, le strategie d’informazione e formazione necessari a rendere coerenti i comportamenti di ciascuno. A valle della contrattazione, la gestione dell’accordo raggiunto si traduce in una strategia di partecipazione nella scelta delle soluzioni e nella loro implementazione. Il metodo della progettazione socio-tecnica con i rappresentanti dei lavoratori dei posti di lavoro è l’unico che può garantire l’efficacia delle scelte, il ritorno degli investimenti la prevenzione del conflitto.
5.I partecipanti alla sessione di lavoro ritengono importante lanciare una campagna di sensibilizzazione, informazione e formazione tra i lavoratori sul tema della prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici; tale campagna, coerentemente con le indicazioni della CES, deve abbracciare un periodo sufficientemente ampio da permettere la sua diffusione in tutti i posti di lavoro. I RLS devono essere coinvolti direttamente negli obiettivi e nelle azioni di accompagno dell’iniziativa. Per questo, si propone la costituzione di coordinamenti – territoriali, di categoria, di gruppo, ecc. – tra RLS e strutture di rappresentanza sindacale al fine di garantire continuità tra la campagna di sensibilizzazione e l’azione contrattuale. I partecipanti chiedono, infine, alle confederazioni nazionali di verificare le coerenze o le eventuali incongruenze esistenti tra le norme e leggi adottate, o in via di azione, in materia di sicurezza e gli obiettivi della prevenzione dei disturbi muscolo scheletrici. In questa direzione occorre verificare la congruità nei contenuti degli atti legislativi di recepimento della direttiva europea sulla sicurezza delle attrezzature di lavoro.

"CARTA 2000"
SICUREZZA SUL LAVORO
PORTO ANTICO – GENOVA
3- 4 – 5 DICEMBRE 1999
INTRODUZIONE A "CARTA 2000"

La salute e la sicurezza sul lavoro sono l’imperativo che governo, istituzioni, amministrazioni locali e parti sociali si danno per il 2000. Rendere il lavoro sicuro, spezzare la tragica catena di infortuni e morti, è la necessità che accomuna l’azione del governo, delle istituzioni locali e delle parti sociali. Il governo ha dato l’avvio, questa estate, ad una vera e propria offensiva sulle politiche del lavoro. In pochi mesi sono stati compiuti significativi passi in avanti sul piano legislativo e sul piano operativo, con l’intensificazione dell’azione di vigilanza e di ispezione e con lo stimolo alla prevenzione e all’emersione del lavoro nero.
Ma le leggi da sole non bastano. Deve proprio cambiare la cultura. La sicurezza dobbiamo insegnarla a scuola, perché entri nella coscienza profonda dei futuri lavoratori e dei futuri imprenditori. E’ nel patrimonio dei valori delle persone che si deve insediare la cultura della sicurezza. Non solo regole da rispettare, non solo obblighi da adempiere, ma piena consapevolezza che lavorare in sicurezza, oltre a tutelare la vita umana, aumenta la ricchezza di un Paese, ne taglia alla radice una parte di costi sociali ed è motore per una sana competitività economica. Accanto alle leggi e alla vigilanza, affinché le regole siano rispettate, l’impegno comune deve essere speso con particolare energia nella scuola e nel lavoro, per diffondere la cultura della prevenzione.
"Carta 2000" è il manifesto programmatico del governo, istituzioni, amministrazioni locali e parti sociali, per vincere una battaglia difficilissima. Nella "Carta" ci sono impegni concreti sul piano legislativo a cui adempiere in tempi rapidi e certi; c’è l’individuazione di parametri condivisi e trasversali che aiutano tutte le parti a seguire una strada comune; c’è il segno tangibile del salto di qualità che lavoratori e imprenditori, sindacati e istituzioni, devono compiere per voltare finalmente pagina. Il nostro obiettivo è quello di portare l’Italia in Europa anche per quanto riguarda i livelli di incidenze degli infortuni sul lavoro, delle malattie professionali ed il loro costo sociale.
Non può esserci contrapposizione tra salute- sicurezza e difesa- sviluppo dell’occupazione; occorre, a tal fine,rendere coerenti le politiche di crescita e di competitività con gli obiettivi della qualità della vita nei luoghi di lavoro.

PREMESSA

La promozione della sicurezza del lavoro, della prevenzione dei rischi occupazionali e la tutela della salute nei luoghi di lavoro rappresentano compiti fondamentali per uno stato sociale moderno.
Questi principi vanno tenuti in stretta relazione col diritto al benessere di tutti i cittadini anche nella loro veste di lavoratori.
A tutto questo si deve aggiungere l’elevato costo che gli infortuni e le malattie professionali costituiscono per la comunità nel suo insieme.
E’ vero, peraltro, che la esplicazione di tali compiti non caratterizza ancora, in maniera soddisfacente, la nostra realtà nazionale; da questa considerazione nasce l’esigenza di "Carta 2000 – Sicurezza sul Lavoro".
· Obiettivo della conferenza di Genova e di "Carta 2000 – Sicurezza sul Lavoro" e’ quello di promuovere e realizzare le condizioni legislative, e gli strumenti idonei per raggiungere migliori risultati nel settore della sicurezza anche con riferimento ai livelli europei.
· Il Governo, le Regioni e le Parti sociali condividono l’esigenza di realizzare, nel corso del 2000, gli obiettivi indicati dalla Carta.
· I contenuti di "Carta 2000" nascono da un lavoro di concertazione al cui tavolo partecipano istituzioni e forze sociali; questo lavoro continuerà, per cento giorni e,quindi, oltre la scadenza di Genova, per individuare e definire tutte le strumentazioni necessarie al fine di realizzare gli obiettivi proposti dalla "Carta 2000" in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Il Governo, le Regioni, le Parti sociali sono impegnati a promuovere con forte rilievo nella gestione della strumentazione legislativa e finanziaria, la politica del lavoro in sicurezza, promovendo accordi sui seguenti capitoli

CAPITOLO 1
GLI IMPEGNI NORMATIVI

1) Armonizzazione della normativa vigente in materia di igiene e sicurezza del lavoro con quella di recepimento delle direttive europee, tenendo conto della specificità del sistema produttivo italiano (piccola e media impresa)
2)Definizione della normativa entro i primi sei mesi del 2000, per concludere l’iter della decretazione a completamento del D.Lgs. 626/94 e D.Lgs 277/91.
In particolare devono essere predisposti ed approvati urgentemente i decreti relativi alle seguenti materie:
D.Lgs. 626/94:
Art.25 – Atto di indirizzo per la standardizzazione dell’applicazione della legislazione su tutto il territorio nazionale.(schema di decreto da esaminare in Commissione Consultiva il 15.12.99).
Art.15, comma 3 – Decreto interministeriale sul pronto soccorso (approvato in Commissione Consultiva; richiesto assenso dei Ministeri concertanti, indi parere Consiglio Superiore di Sanità).
Art.45, comma 2 – Decreto interministeriale concernente criteri per la scelta e l’uso dei dispositivi di protezione individuale ( approvato nell’ultima seduta della Commissione Consultiva).
Art.70 – Decreto interministeriale concernente registro di esposizione e cartelle sanitarie dei lavoratori esposti a sostanze cancerogene (schema concertato dai Ministeri e approvato dalla Commissione Consultiva; in di attesa approvazione della Conferenza –Stato- Regioni).
Art.71 – Decreto interministeriale concernente il registro dei tumori da sostanze cancerogene. (schema di decreto predisposto dalla Sanità e all’esame delle Regioni e delle Parti sociali).
Art.87 – Decreto interministeriale concernente il registro di esposizione e cartelle sanitarie dei lavoratori esposti a sostanze biologiche. (schema concertato dai Ministeri e approvato dalla Commissione Consultiva; in attesa della approvazione della Conferenza- Stato Regioni).
Art.88 – Decreto interministeriale concernente il registro dei casi di malattia e di decesso dovuti ad esposizione a sostanze biologiche (schema di decreto predisposto dalla Sanità e all’esame delle Regioni e delle Parti sociali).
D.Lgs.277/91:
Art.36 – DPCM – Registro dei tumori (schema di decreto concertato dai Ministeri Sanità e Lavoro e approvato dalla Conferenza Stato- Regioni, all’esame del garante per la privacy).
Artt.4,21,35,49 – DPCM-registrazione dell’esposizione dei lavoratori al piombo, all’amianto, e al rumore (schema di decreto predisposto dal Ministero della Sanità e all’esame del Ministero del Lavoro ).
Emanazione di una circolare interministeriale circa l’applicazione del D.Lgs.626/94 per i settori di cui all’art.1, comma 2, per i quali non sono stati emanati i relativi decreti.
3)Decretazione prevista dal decreto legislativo concernente "Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 494/96"
· Decreto su contenuti minimi del Piano di sicurezza e coordinamento, con l’indicazione della stima dei costi;
· decreto di modifica dell’allegato V del decreto legislativo 494/96, per la definizione dei contenuti relativi ai corsi di formazione per la sicurezza nel settore edile nonché i livelli di certificazione dei coordinatori;
· decreto (di concerto tra Ministero del Lavoro, Industria, Sanità, LL.PP.) di definizione del fascicolo di cui all’art.4, comma 1, lettera B
4) Entro il primo semestre del 2000 concludere l’attuazione del D.Lgs. del 17 agosto 1999 n. 334, relativo al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose (direttiva europea "Seveso 2").
In particolare devono essere predisposti ed approvati urgentemente i seguenti decreti e regolamenti:
· Regolamento a garanzia dei livelli di sicurezza per i porti industriali e petroliferi (art. 4 ,comma 3).
· Decreto che definisce le linee giuda per l’attuazione del sistema di gestione della sicurezza (art. 7, comma 3).
· Decreto che definisce i criteri per la redazione dei rapporti di sicurezza (art.8, comma 4).
· Decreto che stabilisce i requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione territoriale (art.14 ,comma 1).
· Regolamento che disciplina le forme di consultazione dei lavoratori (art.11, comma 5).
· Regolamento che disciplina le forme di consultazione della popolazione in materia di piani di emergenza esterni (art.20, comma 6).
· Decreto che fissa i criteri per l’organizzazione di un sistema di attuazione delle misure ispettive (art 25, comma 3).
5) Completamento della normativa per i settori a rischio
Per i settori maggiormente esposti a rischio si prevede la stesura di appositi provvedimenti legislativi che stabiliscano procedure particolari quali, ad esempio, il provvedimento proposto nelle attività delle cave.
6) Modifiche ed integrazioni della legislazione per le vittime del lavoro
Occorre modificare, integrare, ricostituire una legislazione di tutela per le vittime del lavoro e per gli esposti colpiti da patologie da lavoro, non più in grado di provvedere al sostentamento proprio e dei propri familiari. Devono essere previsti, in questi casi, interventi tesi a garantire la gratuità dell’assistenza sanitaria e delle prestazioni mediche necessarie, un corretto indennizzo alla famiglia, la piena garanzia per i figli di poter accedere a normali corsi di studio ,con piena copertura dei costi.
Di concerto con le Regioni occorre, inoltre, ridefinire i livelli di sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti ad agenti aventi effetti a lungo termine.
7) Normative in tema di appalti
Introdurre norme che evitino di considerare la procedura del "maggior ribasso" come elemento principale di valutazione per l’assegnazione dell’appalto.
Inserire, in tutta la normativa sugli appalti, l’obbligo a non considerare comprimibili i costi per la sicurezza, codificandone, per ogni settore, caratteristiche e finalità.
Sostenere con appositi provvedimenti, orientamenti ed accordi, i titoli di vantaggio nelle opere di appalto, per chi propone elevati indici di sicurezza.

CAPITOLO 2
GLI IMPEGNI DEL PIANO SANITARIO NAZIONALE 1998 – 2000
CAPITOLO 3
AZIONI DI FACILITAZIONE

"Carta 2000" si propone l’intesa fra Governo, Regioni e Parti sociali per sostenere e facilitare le azioni di prevenzione attraverso:

1) Attuazione tavolo INAIL

2) Semplificazione delle procedure

3) Cultura della prevenzione e formazione per la salute e sicurezza del lavoro
OBBLIGO SCOLASTICO

COMPETENZE DEL MINISTERO DEL LAVORO SULLA FORMAZIONE
L’intervento in materia di formazione alla salute ed alla sicurezza, di competenza del Ministero del Lavoro, si articola su più livelli.
Esso prevede interventi più direttamente legati ai Contratti di lavoro ed interventi con altre finalità.
Una ulteriore articolazione va poi prevista in rapporto al fatto che la formazione adempia o meno all’obbligo formativo e, pertanto, sia rivolto a giovani fino ai 18 anni o meno.
APPRENDISTATO:
La normativa sull’apprendistato, in corso di elaborazione, nell’ambito della delega (attribuita al Ministero del Lavoro) sulla riforma degli ammortizzatori sociali, prevede che l’apprendista debba acquisire, attraverso la formazione certificata, specifiche competenze, in materia di salute e sicurezza, articolate in rapporto all’attività lavorativa da svolgere.
Al fine di determinare un indirizzo generale, sono in corso di attuazione i decreti previsti dall’art.16 della legge 196/97.
Si ricorda, infine, che, sulla base della nuova normativa sui contratti a finalità formativa, il contratto di apprendistato dovrà diventare lo strumento largamente prevalente di immissione dei giovani al lavoro.
La formazione per gli apprendisti va articolata su due livelli:
· nella fascia 15-18 anni: l’intervento formativo va realizzato in modo da adempiere all’obbligo formativo e, quindi, dovrà prevedere moduli formativi di base finalizzati alla salute e alla sicurezza;
· nella fascia 18-25 anni: la formazione alla sicurezza va orientata soprattutto all’attività specifica cui è stato finalizzato il contratto di apprendista.
· In merito alla formazione non legata direttamente ai contratti a finalità formativa, gli interventi vanno così articolati:
· TIROCINIO
· Negli stages, da tenersi nelle imprese, va garantito il rispetto delle norme di sicurezza per cui il giovane va informato delle norme in vigore.
· FORMAZIONE PROFESSIONALE
· La frequenza a corsi di formazione professionale, di competenza regionale è un altro degli strumenti per adempiere all’obbligo formativo. Anche qui, come per l’apprendistato, va garantita una formazione di base mirata alla salute e alla sicurezza.
· L’inserimento del tema della sicurezza in tutte le attività formative, sia relativamente all’obbligo formativo sia negli altri casi, va consolidato attraverso un accordo Stato-Regioni.
· Il concordamento di un patto tra Governo-Regioni-Parti sociali permetterebbe, così, l’acquisizione di competenze in sicurezza, esigibili in tutte le esperienze formative.
Con le Regioni è, quindi, necessario ridefinire gli standard sulla base delle esperienze regionali più avanzate.
Ciò permetterà la definizione di indirizzi di validità nazionale, sulla base dei quali le Regioni si attiveranno per la certificazione dei crediti formativi, relativa alla salute e alla sicurezza.
FORMAZIONE CONTINUA
In merito alle risorse da utilizzare in applicazione della legge 223/93, uno dei temi previsti riguardava "LA SALUTE, SICUREZZA E AMBIENTE DI LAVORO". Il 20 per cento dei progetti finalizzati hanno dato risposta alla domanda di competenze specifiche in queste materie ed hanno riguardato soprattutto le micro/ piccole / medie imprese.
Partendo dalle esperienze fatte si può predisporre una strategia articolata, finalizzata alla realizzazione di modelli formativi specifici che tengano conto delle dimensioni di impresa, settori di attività in relazione al Prodotto/processo. Tutto ciò va legato all’impatto ambientale e alle norme di qualità (ISO ecc.) che risultano sempre più legate alla tutela della salute e della sicurezza.
La predisposizione di strumenti di formazione a distanza può rendere più efficace ed omogeneo l’intervento di adeguamento.
FORMAZIONE –ORGANISMI PARITETICI
Una scelta fondamentale di Governo e Regioni è quella di affidare a queste strutture, legittimando la scelta con accordi, sostenendola nei provvedimenti legislativi e consentendo, agli organismi paritetici, costituiti ai sensi della 626/94 e successivi accordi applicativi, la promozione indirizzo e controllo della formazione, gestita attraverso strutture tecniche presenti nel territorio ed anche, eventualmente, attraverso il supporto dei dipartimenti di prevenzione delle ASL e degli Istituti Centrali.
Anche in questo caso devono essere concordati livelli e certificazioni, accogliendo i criteri delle sperimentazioni più avanzate in sede regionale.
FORMAZIONE NEL CASO DI LAVORATORI INTERINALI
Anche in questi casi va stipulato un accordo che regoli i livelli dell’attività formativa articolata per i settori di attività e la successiva certificazione.Nella attuazione operativa del fondo per la formazione del lavoro interinale vanno dedicate risorse a tale formazione.
FORMAZIONE NELLE ATTIVITA’ A MAGGIORE RISCHIO
Relativamente alla formazione per le attività a maggior rischio dei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, delle attività portuali, dei trasporti e delle attività estrattive si concorda sull’obbligo di formare preventivamente, attraverso l’utilizzo degli strumenti di bilateralità, all’inserimento lavorativo ogni singolo lavoratore che acceda alle attività predette, con qualsiasi contratto e condizione lavorativa (anche lavoratori autonomi).
Anche in questo caso vanno concordati i parametri e le modalità attuative di effettuazione della formazione.
FORMAZIONE R.L.S.- R.L.S.T.
Un percorso privilegiato deve avere la formazione dei "Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza" (R.L.S. – R.L.S.T.), in particolare verificando la formazione nei settori maggiormente esposti al rischio.
In questo caso i livelli devono essere dimensionati su basi più precise e riguardare mediamente ogni anno la formazione del 30% degli R.L.S – R.L.S.T.. producendo una certificazione di qualità della formazione.
I costi di tale formazione vedranno la concorrenza dello Stato e la gestione sarà affidata agli strumenti della bilateralità.
RAFFORZAMENTO DEL RUOLO DEGLI R.L.S. – R.L.S.T.
Crediamo opportuno suggerire un rafforzamento del ruolo degli R.L.S. – R.L.S.T. che preveda la risoluzione concordata di tre grandi questioni:
· deve essere garantita la presenza degli R.L.S. – R.L.S.T. nella pubblica amministrazione, in tutti i territori ed in ogni attività e dimensione di impresa, così come prevede la legislazione;
· deve essere garantita la possibilità del ricorso a strumenti efficaci di tutela, da parte degli R.L.S.-R.L.S.T., dopo aver coinvolto, per una soluzione positiva, gli Enti di bilateralità, nel caso di chiaro impedimento a svolgere le attività cui sono preposti;
· si prende atto, anche alla luce dei provvedimenti legislativi incorso, che nei procedimenti relativi alla sicurezza sul lavoro si possono costituire parte civile le OO.SS./R.L.S-R.L.S.T.

CAPITOLO 4
Promozione e controllo della Pubblica Amministrazione sull’igiene, la sicurezza e le condizioni di lavoro

Il Governo, le Regioni e le Parti sociali concordano circa la necessità di attivare tutti gli strumenti di coordinamento previsti in materia di sicurezza sul lavoro stipulando, entro gennaio 2000, un protocollo quadro, da implementare a livello, regionale e locale che definisca procedure certe per la consultazione preventiva e tempestiva delle parti sociali e degli organismi paritetici, regionali e provinciali (di cui all’art.20 D.Lgs. 626/94) in ordine al funzionamento ed alle attività dei coordinamenti regionali e delle loro eventuali articolazioni.
Inoltre si ritiene necessario:

Proposte Cgil Nazionale

RAFFORZAMENTO SERVIZI (SPISLL) DELLE ASL

A) ELABORAZIONE, NELL’AMBITO DEL PNLG, DI LENEE GUIDA NAZIONALI – DA IMPLEMENTARE ENTRO L’ANNO A LIVELLO REGIONALE E LOCALE DEFINENDO CONTESTUALMENTE LE RISORSE – RECANTI INDIRIZZI RELATIVI ALL’EFFICACIA, APPROPRIATEZZA E QUALITA’ DEI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA CHE DEVONO ESSERE GARANTITI DAGLI SPISLL NELL’AMBITO DEI DIPARTIMENTI DI PREVENZIONE DELLE ASL

B) EMANAZIONE, ENTRO 6 MESI, DA PARTE DELLA COMMISSIONE FORMAZIONE NAZIONALE DI UN INDIRIZZO RELATIVO ALLA FORMAZIONE PERMANENTE DEGLI PERATORI DEGLI SPISLL, ANCHE NON MEDICI

COORDINAMENTI REGIONALI EX ART. 27

STIPULA, ENTRO TRE MESI, DI UN PROTOCOLLO QUADRO TRA GOVERNO REGIONI E PARTI SOCIALI – DA IMPLEMENTARE ENTRO L’ANNO A LIVELLO REGIONALE E LOCALE – CHE DEFINISCE PROCEDURE CERTE PER LA CONSULTAZIONE PREVENTIVA E TEMPESTIVA DELLE PARTI SOCIALI E DEGLI ORGANISMI PARITETICI REGIONALI E PROVINCIALI (DI CUI ALL’ART. 20 DEL D.LGS 626/94) IN ORDINE AL FUNZIONAMENTO E ALLE ATTIVITA’ DEI COORDINAMENTI REGIONALI E DELLE LORO EVENTUALI ARTICOLAZIONI

TUTELA DEI LAVORATORI ESPOSTI AD AGENTI PERICOLOSI

A) ENTRO TRE MESI SONO EMANATI TUTTI I DCRETI INTERMINISTERIALI, D’INIZIATIVA DEL MINISTERO DELLA SANITA’ RELATIVI AI MODELLI DEI REGISTRI E DELLE CARTELLE SANITARIE DEI LAVORATORI ESPOSTI AD AGENTI CANCEROGENI, BIOLOGICI, PIOMBO, AMIANTO E RUMORE DI CUI AI DECRETI LEGISLATIVI 626/94 E 277/91

B) ENTRO L’ANNO SONO EMANATE DAL MINISTERO DELLA SANITA’, DI CONCERTO CON LE REGIONI, LINEE GUIDA PER LA CONCRETA ATTUAZIONE DEL DIRITTO ALLA SORVEGLIANZA SANITARIA SANCITA DALLA NORMATIVA VIGENTE AI LAVORATORI EX ESPOSTI AD AGENTI AVENTI EFFETTI A LUNGO TERMINE. CONTESTUALMENTE SONO DEFINITE LE RISORSE NECESSARIE

A) EMANAZIONE DI UNA CIRCOLARE INTERMINISTERIALE INTERPRETATIVA CIRCA L’APPLICAZIONE DEL D.LGS 626/94 AI SETTORI DI CUI ALL’ART. 1 COMMA 2 PER I QUALI NON SONO STATI EMANATI E RELATIVI DECRETI

B) EQUIPARAZIONE DELLE CONDIZIONI DI ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI E LE MALATTIE PROFESSIONALI DEI LAVORATORI DELLA P.A. A QUELLI DEL SETTORE PRIVATO

C) ATTUAZIONE, DA PARTE DELLA COMMISSIONE CONSULTIVA, DEL MONITORAGGIO NAZIONALE SULL’APPLICAZIONE DEL D.LGS 626 NELLA P.A E DIFFUSIONE DEI RISULTATI

D) DEFINIZIONE TRA ARAN E PARTI SOCIALI DI UN INDIRIZZO RELATIVO AGLI ORGANISMI PARITETICI OVE NON ISTITUITI