Category Archives: XV Congresso CGIL

    domenica 5 marzo 2006

    Pagina 7 – CAPITALE/LAVORO

    NO CORRECT

      Detto fra noi

        CARLA CASALINI

          Romano Prodi ha lasciato il congresso di Rimini, rassicurato sul sostegno da parte dell”unica base elettorale mobilitata’ che pu� avere, non solo lui ma tutto il centrosinistra, visto il radicamento sociale che il sindacato pu� ancora vantare, invidiabile per i pi� leggeri partiti dell’epoca attuale. Ma una volta preso l’impegno con l’Unione, la lunga notte che ha preceduto l’ultima giornata del XV congresso, si � protratta in infinite riscritture per produrre un documento finale che rimarca non pochi punti di �differenza� dal programma della coalizione guidata da Prodi, sui punti cruciali del lavoro e della precariet�. Il cambiamento su questi �contenuti�, una volta che il sindacato torna a discutere fra s� e s� nell’ultimo scorcio congressuale, trapela anche nelle conclusioni di Guglielmo Epifani – fatto salvo il tema della guerra, saldissimo dall’inizio alla fine per la Cgil, che non trova se o ma capaci di attenuare la ferma richiesta: �ritiro dall’Iraq�.

            Guglielmo Epifani mantiene costante solo un punto simbolico rilevante, che ha gi� garantito in presenza di Prodi: il mantenimento della promessa di quel �patto di legislatura� offerto a un eventuale e sperato nuovo governo dell’Unione, che coster� al segretario della Cgil un segnale di avvertimento dei delegati nel voto finale alla sua relazione: il non raggiungimento dell’unanimit�.Centinaia i s�, ma per quel punto non digerito ci sono 27 voti contrari e 48 astenuti (al congresso precedente si era contato 1 solo voto di dissenso); cos� come a disturbare l’unanimit� c’� anche l’emendamento proposto dalla Fiom per �l’estensione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori� (bocciato dalla presidenza, ottiene il 35% dei consensi).

              Ma sulla questione �precariet� la Cgil, non pi� sotto gli occhi dell’Unione, pratica un’ altra strada, nell’abilit� consumata di un doppio linguaggio. Ritorna infatti l’affermazione sulla necessit� di �cancellare la legge 30� tout court, che introducendo i lavori Epifani davanti a Prodi aveva edulcorato; ritorna la pretesa che devono costare �di pi�, sia per il �salario� che per i �contributi�, tutti i lavori a termine rispetto a quelli stabili (a differenza di quanto recita il �programma� dell’Unione).

                E esce dal silenzio, che aveva scelto la relazione introduttiva, la �necessit� di riconoscere la distinzione tra prestazioni di lavoro realmente �autonome�, e invece quelle nascostamente ma evidentemente �dipendenti� – oggi confuse nel mare grigio del lavoro parasubordinato: con la richiesta esplicita di cambiare l’articolo 2094 del codice civile.

                  Alla fine c’� anche un’affermazione netta sui contratti: quelli nazionali devono �aumentare� il potere d’acquisto. E una cautela diffidente, quanto meno nella posizione di partenza per i rapporti con gli imprenditori, rispetto alla �nuova� Confindustria di Montezemolo, della quale si dice che, pur diversa dalla vecchia, terribile, di D’Amato, non pare per� propensa a rimettere in discussione alcun �privilegio�. Anche sulle �privatizzazioni�, care a Prodi, i distinguo non mancano.

                    Quanto alla garanzia della �autonomia� del sindacato rispetto a un futuro governo non �avverso�, con la rivendicazione del �nostro programma diverso� da quello stilato dall’Unione, l’unica cartina di tornasole sar� la prova dei fatti, lo scioglimento, in un senso o nell’altro – di fronte ai conflitti sociali – del doppio linguaggio prudentemente articolato a Rimini da Epifani, con Prodi, e poi, viceversa, con i suoi. Resta il commento scanzonato di un delegato, a chiosa di questo XV congresso della Cgil alla vigilia del 9 aprile: �E’ iniziato con una posizione di centro, � finito in uno sbocco di centrosinistra� (il riferimento, naturalmente � ai contenuti, alla cosa, non al nome degli schieramenti elettorali)

                    domenica 5 marzo 2006

                    Pagina 7 – CAPITALE/LAVORO

                    La prova del governo sar� il patto fiscale

                      Guglielmo Epifani � stato rieletto segretario generale della Cgil. Ieri le conclusioni del congresso di Rimini tutte rivolte alle questioni della giustizia fiscale e dello sviluppo. Raffreddati i toni dello scontro interno, il segretario ringrazia Rinaldini e Patta

                        FRANCESCO PICCIONI
                        INVIATO A RIMINI

                          E’ soddisfatto, Guglielmo Epifani, e lo dice subito. La fatica di mettere insieme, in una conclusione unitaria che investe anche la lista dei componenti il Comitato Direttivo, si stempera in un ringraziamento generale. A Gianni Rinaldini e Giampaolo Patta, capifila delle tesi alternative che hanno vivacizzato – come argomenti e vis polemica – il quindicesimo congresso della Cgil; al sindacato pensionati (lo Spi) che ha rinunciato ad alcuni dei posti nel direttivo per consentire di dare una dignitosa rappresentanza (comunque non proporzionale ai voti) ai portatori di quelle tesi; a tutti i compagni che hanno lavorato dietro, davanti, sotto e sopra per portare a termine questa gigantesca consultazione democratica. E’ un discorso ovviamente pi� breve della relazione introduttiva, ma ne ribadisce gli snodi. A partire dall’unica seria contestazione politica, riguardante la proposta – all’auspicato governo di centrosinistra – di un patto di legislatura incentrato fin da subito sulla giustizia fiscale. L’argomentazione ricalca un po’ la logica della �salvezza nazionale�, perch� la �crescita zero registrata dall’economia italiana nel 2005 vien fuori addirittura da un +0,4% di esportazioni e dall’aumento della spesa pubblica�, un classico negli anni elettorali. Altrimenti andrebbe registrata una recessione piena, aggravata dal peggioramento dei conti pubblici e dall’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale europea. Uno scenario che ricorda �il peggior periodo degli anni `80, sotto i governi Forlani e Craxi�.

                            I delegati del resto hanno portato esperienze drammatiche e poco note di deindustrializzazione, come quella del centro di ricerca d’eccellenza dell’ex Siemens a L’Aquila. �Un declino ormai conclamato che soltanto la destra non vede e ha fatto trovare nuove vicinanze di linguaggio con Cisl e Uil�. Con queste due organizzazioni resta in piedi il nodo irrisolto della �riforma delle regole contrattuali, nel senso di impoverire il livello nazionale per potenziare quello decentrato. Un’ipotesi che piace (moltissimo) a Confindustria e per nulla alla Cgil, perch� se rinunciassimo alla difesa del contratto nazionale ci sarebbe una cadura del valore medio delle retribuzioni, un peggioramento delle condizioni di lavoro dei pi� deboli, la svalorizzazione della parte di paese che produce ricchezza. Cos� come non si capisce la resistenza della Cisl a sviluppare forme pi� avanzate di democrazia sindacale (sull’esempio del referendum confermativo, tra i lavoratori, degli accordi sottoscritti dai sindacati). Da qui la richiesta di una legge sulla rappresentanza. Da qui la necessit� di prendere l’iniziativa, anche per non trovarsi – di fronte a un governo diverso – nella posizione di chi si pu� sentir rispondere, ad esempio nella definizione di una legge finanziaria, `oggi no, domani vediamo’. Incassa da Prodi la rinuncia alla �politica dei due tempi� (oggi il risanamento, domani lo sviluppo e la crescita salariale). Ma il sindacato � �autonomo, e verificher� atto per atto, mese per mese, gli impegni che Prodi ha preso qui�.

                              Del resto ne aveva dato un esempio, pochi minuti prima Carlo Podda, segretario generale della funzione pubblica. Il contratto del pubblico impiego � infatti scaduto a dicembre e il governo Berlusconi non ha inserito nella finanziaria le risorse per coprirne il rinnovo. L’eventuale, auspicato, governo di centrosinistra � atteso perci� alla prova del Dpef: se non verranno l� indicate le risorse necessarie, autonomia del sindacato significher� sciopero del pubblico impiego. �Il vento del cambiamento, insomma, dovr� essere ben visibile�. Ed Epifani indica nell’estensione della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia il fatto simbolico che pu� dare il segno della svolta. L’unico timore che dobbiamo avere � che il vento del cambiamento possa non esserci. Non che siano risolti per sempre i problemi interni. Alla Fiom regala infatti qualche ruvida attenzione (�la confederalit� � un diritto di tutti, non di una singola categoria�).

                                E prima di lui anche Giampaolo Patta, per 22 anni animatore delle minoranze Cgil, si era chiesto se �il prezzo di svolgere un congresso unitario fosse valso la candela, perch� ho visto tesi alternative usate pi� duramente delle vecchie mozioni contrapposte�. Ma anche lui batte sul tasto dell’autonomia rispetto al governo e alle forze politiche. E aveva citato l’esempio della guerra, rispetto alla quale vede l’Unione – in previsione del voto parlamentare sul rifinanziamento della missione in Iraq – andare vero un preoccupante voto articolato, ossia diviso tra favorevoli, contrari o astenuti. Epifani, comunque, governa la Cgil con un’ampia maggioranza e una strategia al momento senza alternative. Ma sar� proprio l’invocatissima \autonomia rispetto al governo il banco di prova della sua capacit� di tenere insieme la necessit� del conflitto sociale, per esigere diritti e redistribuzione della ricchezza, con la responsabilit� di fare gli interessi generali del paese. Perch� a Rimini, spiega, �� avvenuto il contrario di Parma, quando la Confindustria di D’Amato e Berlusconi strinsero un patto tra lobby contro i lavoratori e il paese�. Qui, conclude, c’� stato un atto di impegno, rispetto e amore. Che richiede interlocutori all’altezza, non solo promesse pre-elettorali.

                                domenica 5 marzo 2006

                                Pagina 1 e 7 – CAPITALE/LAVORO

                                CONGRESSO CGIL

                                  Una concreta autonomia

                                    Loris Campetti

                                      C’� quasi un conflitto di interessi, tra la calda ovazione regalata dal palco e dalla platea di Rimini al candidato premier dell’Unione Romano Prodi e i bisogni, le domande, la dura materialit� della condizione dei lavoratori e dei pensionati che la Cgil rappresenta. Un conflitto tra due esigenze altrettanto concrete che coinvolgono gran parte del mondo del lavoro in tutte le forme in cui esso � stato frantumato, non soltanto dalle politiche liberiste e volgarmente precarizzanti di Berlusconi e del suo governo.

                                        La prima esigenza � quella di cambiare registro, liberarsi di un incubo e ripristinare regole democratiche in cui agire il conflitto sociale. La seconda nasce proprio dalla natura inevitabile e salubre del conflitto stesso, motore di qualsivoglia cambiamento dei rapporti di forza nel paese.

                                          Se � vero, come dicono tanto Epifani che Prodi, che in 5 anni il nostro paese � diventato pi� povero, pi� ingiusto, pi� immorale nella distribuzione delle ricchezze, come si pu� pensare a un’inversione di tendenza netta e visibile senza l’azione autonoma, libera, della Cgil e di quei cinque milioni e mezzo di uomini e donne che ne costituiscono l’ossatura? Forse la contraddizione � solo apparente.

                                            Forse tutti a Rimini, dal segretario generale all’ultimo in ordine alfabetico dei 1.222 delegati, sono coscienti che non possono esistere per un sindacato (di classe?) governi amici, ma solo interlocutori pi� o meno democratici, pi� o meno permeabili dal conflitto sociale. Forse tutti si rendono conto che la promessa di Prodi di non procedere con la politica dei due tempi – prima il risanamento, leggi i sacrifici, e poi il cambiamento nello sviluppo – potrebbe infrangersi contro il peso dell’eredit� incassata da cinque anni di deregulation berlusconiana. E potrebbe infrangersi contro un centrismo interclassista che non conosce pi�, o non � interessato a modificare le pesanti condizioni materiali in cui vivono milioni di lavoratori dipendenti e pensionati. A qualcuno – ci si passi l’ingenuit� – potrebbe venire in mente che se per la sconfitta di Berlusconi si battono tanto la Confindustria quanto la Cgil, bisogner� pur distribuire la gratitudine equanimemente in caso di vittoria dell’Unione. Come se tutti, operai e padroni, fossero egualmente vittime del berlusconismo. Ecco allora che l’autonomia concreta della Cgil sarebbe il miglior antidoto alla riproposizione del brutto un film gi� visto tra il `96 e il 2001.I delegati riuniti a Rimini sono portatori di un disegno che parte – dovrebbe partire – dalle condizioni materiali dei lavoratori e le travalica.

                                              Un disegno che rimanda a una parola d’ordine che ha segnato l’unica radicalit� di questi anni: un altro mondo � possibile. Un disegno che mette al primo posto la pace, la solidariet�, la democrazia, l’eguaglianza, e certo non in un paese solo. Difficile mettere tutto ci� dentro un patto di legislatura. Impensabile delegarlo a un governo amico.

                                                Ora, � certo che i dirigenti e i militanti della Cgil saranno il motore della campagna elettorale dell’Unione. Lo sarebbero stati anche se il congresso si fosse svolto dopo il 10 aprile. Forse, per�, un congresso post-elettorale avrebbe garantito una maggiore dialettica interna al sindacato, attrezzandolo a una stagione di ricostruzione difficile in cui la Cgil non potr� fare sconti a nessuno. Perch� il liberismo, e questo lo sanno tutti i delegati di Rimini, non � il marchio di garanzia di un solo partito, n� di un solo schieramento.

                                                luned� 6 marzo 2006

                                                Pagina 1 e 39

                                                La Cgil che torna al passato

                                                  Mario Talamona

                                                    Sveglia! La maschera � caduta. � necessario averne piena e netta consapevolezza. Dopo il s� (il sissignore) di Romano Prodi a Guglielmo Epifani e alle ferree conclusioni del Congresso della Cgil, non c’� pi� bisogno di decrittare le truffaldine elucubrazioni della sinistra sulla politica economica e sociale. Il vero programma � quello della Cgil e il disegno che lo regge � quello politico, rigido e militaresco, della Confederazione sindacale militante della sinistra.

                                                    Questo disegno � assolutamente antitetico non soltanto a quello della Casa delle libert�, ma alle esigenze fondamentali dell’economia e della societ� italiana. Esso indica perentoriamente un inflessibile ritorno al passato che non lascia scampo ad alcuna possibilit� di rilancio dell’economia italiana. Non solo, ma corrisponde a un modello di economia e di societ� che, come ha detto con i toni pi� soft sabato al Forex il nuovo governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, vede l’economia italiana come �insabbiata� dall’inizio degli anni Novanta: Novanta, si badi.

                                                    Bisogna dunque sapere bene che sono in gioco due modelli alternativi di economia e societ�, quindi due tipi di futuro altrettanto alternativi. In sostanza, quello della sinistra-Cgil non soltanto guarda al passato, ma corre sempre pi� velocemente, diremmo disperatamente, verso un regime di rigidit� e di centralizzazione del sistema. Vedi al riguardo la questione basilare dei contratti e la risposta sprezzante a Pezzotta (che pure ha il cuore a sinistra) sul decentramento salariale per la flessibilit� e la produttivit�: adesso bisogna dare un scossa, non disturbare il manovratore! Non c’� da stupirsi che persino la Confindustria ne sia stata fortemente delusa e auspichi finalmente (speriamo nettamente) scelte nette.

                                                    Si veda la proposta di un nuovo �patto sociale� per il fisco e il welfare, capace (?) di reperire risorse da destinare appunto agli investimenti, all’istruzione e al welfare. Come? Semplicemente escludendo i �due tempi�, prima il risanamento e poi il resto: un programma che sia portato avanti dal sindacato come vero soggetto politico. Questo significa evidentemente una politica fiscale diametralmente opposta a quella del centrodestra, basata sulla riduzione strutturale delle aliquote tributarie per dare spazio all’iniziativa, rafforzare gli incentivi economici nel senso della concorrenza, del mercato, della produttivit� e della competitivit�, ampliando l’area di libert� e di �sussidiariet� dei cittadini e della societ� civile.

                                                    Questo � proprio ci� che richiede con urgenza il mondo globalizzato di oggi e di domani. Ci� che insomma � indispensabile alla crescita duratura. La scelta di Prodi-Epifani � invece quella della stretta fiscale simultanea, basata sul principio della pi� antiquata progressivit� delle imposte indirette, basata sul �chi pi� ha, pi� paghi�, a parte le stangate patrimoniali. (Principio, fra l’altro, gi� contestato molti anni fa da un grande economista laburista come Lord Kaldor).

                                                    Poi, sullo sfondo ma non tanto, c’� la questione della �concertazione�, che sta tanto a cuore, anche per ragioni teoriche, al Presidente Ciampi: uno strumento che ha svolto certamente la sua funzione proprio dagli inizi degli anni Novanta. Da quando, appunto, l’economia italiana si � �come insabbiata� e l’ombra lunga di un declino non ineluttabile ha incominciato a stendersi su di noi. Ma adesso, come ha detto Draghi, il tempo si fa breve.

                                                      E proprio adesso qualche forma anche pi� rigida di concertazione viene necessariamente presupposta nel programma �militare� di Prodi-Epifani. Perch� il vero programma della sinistra � semplicemente un vetusto e irresponsabile modello �post-socialista� che ha bisogno del massimo di centralizzazione: di fatto una retrograda e esacerbata forma di �socialismo reale� nel mondo globalizzato dal quale ci allontanerebbe sempre di pi�, che davvero ci riserverebbe soltanto miseria ed emarginazione, colonizzazione e, al massimo, �cibo e turismo� (come dicono elegantemente le grandi banche d’affari internazionali).

                                                        Pensiamoci bene prima. La scelta � netta: o di qua o di l�. Per generazioni

                                                        domenica 5 marzo 2006

                                                        Pagina 18 – Economia e Finanza

                                                        IL NUMERO DUE BARETTA: RESTIAMO INDIPENDENTI DALLE MAGGIORANZE POLITICHE

                                                          La Cisl: no a un sindacato di governo

                                                          Intervista
                                                          Paolo Baroni

                                                            ROMA
                                                            �No al sindacato di governo e al sindacato a senso unico, s� a un patto di legislatura, ad un accordo quadro come nell’84 o nel’93, che possa far uscire il paese dall’attuale difficolt�. Con qualunque maggioranza�. A Pierpaolo Baretta, numero due in pectore della Cisl del dopo-Pezzotta, il congresso Cgil � piaciuto poco. �Hanno dato l’impressione di atteggiarsi a sindacato di governo, e questo � un errore grave. Sono caduti nella trappola della politica. L’autonomia non � neutralit� e non � indifferenza, per� non � nemmeno appartenenza�.

                                                            Qualcuno li ha definiti il nono partito dell’Unione…

                                                              �S�, la Cgil si � mossa come fosse il censore interno dell’Unione�.

                                                              A voi della Cisl questo non sta bene?

                                                                �Hanno fatto chiaramente campagna elettorale, non li seguiremo perch� siamo contrari al sindacato di governo. Tra l’altro quando sceglie di schiacciarsi su uno schieramento, come la Cgil ha gi� fatto in passato con l’Ulivo, il sindacato riduce la sua natura sociale. Invece l’autonomia del sociale � una grande risorsa�.

                                                                Ieri per� Epifani ha precisato, e in parte si � corretto…

                                                                  �Ha fatto di tutto per spiegare che quello che � successo a Parma 5 anni fa con l’abbraccio tra Berlusconi e la Confindustria di Antonio D’Amato non era la stessa cosa avvenuta Rimini con Prodi. Non lo � nei contenuti, perch� questo � un altro schieramento, ma la metodologia politica purtroppo � la stessa. Una Cgil che decide di giocare in maniera univoca, rinunciando alla sua autonomia e al suo ruolo sociale, a mio modo di vedere sbaglia. E fa una scelta che non sar� priva di conseguenze�.

                                                                  Che tipo di ripercussioni prevede?

                                                                    �L’effetto del 2001 fu la spaccatura del paese. Oggi temo una frattura al rovescio, mentre il sindacato deve produrre accordi, lottare se serve, ma cercare di unificare. Schiacciarsi su una parte politica, al governo o all’opposizione, significa produrre divisioni. Il bipolarismo sindacale � un errore�.

                                                                    Epifani ha lanciato la proposta di �patto fiscale� che poi ieri ha ribattezzato �di legislatura�. Un’idea anche vostra.

                                                                      �Per certi versi siamo contenti che la Cgil, dopo aver osteggiato il “Patto per l’Italia” abbia raccolto questo progetto. Il grande limite del patto della Cgil � che lo si propone ad una parte sola, mentre noi sosteniamo che un accordo quadro, se ci fossero le condizioni, andrebbe fatto con qualsiasi governo. Sar� il merito a deciderlo�.

                                                                      Un patto per fare cosa?

                                                                        �Per uscire dalle difficolt�. Il paese ne ha assoluto bisogno�.

                                                                        Ma non � legittimo per la Cgil tifare per l’Unione?

                                                                          �E’ legittimo per ogni cittadino tifare, non � legittimo che sia il sindacato a farlo e che usi la sua sigla per fare campagna elettorale. Perch� rappresenta milioni e milioni di persone che vanno tutelate di fronte a qualunque governo: bisogna essere liberi di litigare. Il nostro giudizio su questa legislatura � stato molto netto nella sua negativit�, non siamo stati neutrali: ma questo non vuol dire che apparteniamo ad una parte politica. Abbiamo gi� deciso che non faremo campagna elettorale per nessuno�.

                                                                          Altra questione delicata, la riforma della contrattazione. Come valuta la posizione emersa dal congresso di Rimini?

                                                                            �Premessa: nel patto di legislatura ci deve stare sicuramente tutta la partita fiscale, che � centrale, ma non pu� essere isolata dal contesto da temi come la redistribuzione del reddito ed il rilancio dell’economia. Per questo giudico deludente la parte sul riforma del contratto. Ci si dimentica infatti che la tutela dei salari avviene anche per questa strada. Questo rende urgente la riforma del modello contrattuale�.

                                                                            domenica 5 marzo 2006

                                                                            Pagina 18 – Economia e Finanza

                                                                            IL CONGRESSO CGIL
                                                                            IL SEGRETARIO CONFERMATO CON IL 95,6% DEI VOTI: L’UNIONE DA’ RISPOSTE IMPORTANTI, MA NON C’� UN’ASSE COME QUELLO TRA BERLUSCONI E D’ANTONI DEL 2001

                                                                              Epifani a Prodi: vi marcheremo a vista

                                                                                �L’accordo di legislatura? L’ho chiamato cos� perch� vogliamo un impegno anno dopo anno�

                                                                                  Roberto Giovannini
                                                                                  inviato a RIMINI

                                                                                  Pi� che di un �governo amico�, la Cgil di Guglielmo Epifani ha paura che questo benedetto governo di centrosinistra non arrivi, �che il vento di cambiamento non debba arrivare�. Anche se, dice il segretario generale concludendo il 15� Congresso, �sono convinto che fra un mese soffier� un vento nuovo�, e una bella fetta del merito spetter� alla Cgil. Tuttavia, per cercare di sgombrare il campo dai timori (interni ed esterni) che lo strettissimo legame tra il sindacato di Corso d’Italia e un futuro esecutivo Prodi si trasformi in una gabbia, nella sua relazione conclusiva Epifani nega l’esistenza di un �asse� sulla falsariga di quello di Parma 2001 (tra Berlusconi e la Confindustria di D’Amato). Anzi, avverte il candidato premier dell’Unione: �verificheremo con seriet� e rigore il rispetto delle cose che qui ha annunciato Romano Prodi, atto dopo atto, mese dopo mese�. Perch� �il programma della Cgil � il programma della Cgil, il programma dell’Unione di Prodi � il programma di Prodi�.

                                                                                  Una difficile navigazione, quella della Cgil, tra la palese Grande Voglia di cancellare dall’orizzonte il berlusconismo e le prevedibili difficolt� di avere a che fare con un governo che – inevitabilmente – dar� pi� di una delusione al popolo cigiellino. I 1.200 delegati e dirigenti che sciamano da Rimini sono gente navigata, che conosce la politica, le sue trappole e il dover fare (pi� o meno solidi) compromessi. Cos�, in tanti si aspettano che nei mesi a venire Rutelli o la Rosa nel Pugno possano tentare di �moderare� la rotta dell’Unione in tema di politiche sociali e fiscali. Altri sperano che sia possibile rendere pan per focaccia quando si tratter� di discutere di Pacs, laicit� o politica estera. Per adesso, per� – e questo sentimento l’ha espresso molto efficacemente Guglielmo Epifani – la priorit� � cacciare Berlusconi. Tutto il resto, seguir�. Resta il fatto che ieri, nelle sue conclusioni, il segretario generale qualche correzione l’ha fatta per cercare di far capire (dentro e fuori la Cgil) che Romano Prodi non avr� alcuna cambiale in bianco. � vero, infatti, che �l’operazione di Parma nel 2001 fu giocata contro i lavoratori, un’operazione di lobby di interessi contro gli interessi del Paese. Invece, il nostro programma e quello di Prodi sono fondati sull’idea opposta: un atto di impegno, di rispetto e di amore verso gli interessi generali del Paese�. Tuttavia, Prodi dovr� rispettare gli impegni che ha preso, e la Cgil, che �dovr� tenere alto il suo profilo autonomo� vigiler�. Frenata anche sull’�accordo di legislatura�: �l’ho chiamato cos� – dice Epifani – perch� vogliamo un impegno anno dopo anno, perch� i lavoratori e i pensionati siano risarciti�.

                                                                                    Anche se � chiarissimo da che parte sta la Cgil: il solo pensiero che la Cdl possa rivincere le elezioni mette �paura�, visto che il governo Berlusconi si merita uno �zero in condotta�, zero come la crescita dell’economia. Al contrario, il programma di Prodi �d� risposte importanti�. E la pi� rilevante per Epifani � la disponibilit� ad integrare con la cittadinanza i lavoratori immigrati e i loro figli nati in Italia. Sulla contrattazione, il numero uno Cgil ripete che il contratto nazionale � fondamentale �per garantire la tenuta del paese�, e le retribuzioni dei lavoratori pi� deboli. Dunque, a Confindustria che chiede alla Cgil di fare una scelta �di modernit�, Epifani replica che �la difesa del contratto nazionale � oggi la cosa pi� moderna�. E rincara orgogliosamente (e polemicamente) la dose, ricordando il fallimento del negoziato avviato da Confindustria nel luglio 2004: �alzandomi da quel tavolo ho salvato la stagione dei rinnovi contrattuali�. A Pezzotta e Angeletti (che ringrazia di aver adoperato toni pacati e in fondo unitari) Epifani rilancia la disponibilit� a cercare un avvicinamento sui temi della riforma contrattuale e della rappresentanza, perch� �non si pu� lasciare perdere�; ma si dice soddisfatto che abbiano �usato il linguaggio delle nostre posizioni e preoccupazioni, perch� � importante avere un punto di vista comune�. Infine, a chi chiede �cosa dar� in cambio la Cgil� nel �patto�, risponde: �la nostra passione�. Ovvero, nulla di concreto. Infine, le questioni della vita interna Cgil. Epifani – che nel tardo pomeriggio � stato rieletto dal nuovo Direttivo con il 96,5% di consensi – si dice soddisfatto dell’intesa unitaria tra maggioranza, area Patta e area Rinaldini. Ma chiede anche una maggiore presenza nei gruppi dirigenti degli immigrati e delle donne.

                                                                                    domenica 5 marzo 2006

                                                                                    Pagina 6 -Primo Piano

                                                                                    Epifani: accordo con Prodi ma verifiche a ogni passo

                                                                                      Il leader sindacale: convergenze con il Professore Per� resta alto il profilo della nostra autonomia

                                                                                        DAL NOSTRO INVIATO RIMINI –

                                                                                          �Verificheremo atto dopo atto, mese dopo mese, il rispetto degli impegni presi da Romano Prodi�: Guglielmo Epifani, chiudendo fra gli applausi il Congresso della Cgil, ha rivendicato l’ autonomia da un eventuale �governo amico�. Il sindacato, � questa la promessa, non far� sconti a nessuno. �Ho parlato di accordo di legislatura non per avere una gabbia, ma perch� vogliamo un impegno pianificato anno per anno e vogliamo evitare che alla prima Finanziaria ci dicano che mancano i soldi�, ha spiegato per rispondere alle critiche della sinistra interna (ma anche della Cisl) che intravede nel �collateralismo� con l’ Unione una situazione pericolosa. Un tema delicato che ha avviato la dialettica anche nei vertici della Cisl, con il numero due Raffaele Bonanni, gi� designato alla successione di Savino Pezzotta, nei panni del falco poco tenero nei confronti di Corso Italia, e Pierpaolo Baretta fra le colombe. Pure quest’ ultimo, per�, ieri sera ha preso le distanze dalla Cgil: �Apprezziamo l’ idea di un patto o accordo di legislatura per portare il Paese fuori dalla crisi, ma non deve essere riservato all’ Unione: deve valere per qualsiasi governo e deve essere basato sui contenuti. Non ci piace proprio, invece, l’ appiattimento della Cgil sotto il programma di Prodi�.

                                                                                            I RAPPORTI CON CISL E UIL – Eppure ieri mattina Epifani, all’ indomani del grande abbraccio fra il Professore e il sindacato, aveva sottolineato con soddisfazione il �ritrovato linguaggio comune con Cisl e Uil�, pur nella �diversit� di posizioni su contratti e rappresentanza dei lavoratori�. Lo spettro del �governo amico� ha per� avuto la meglio. E ha riallontanato le tre organizzazioni. Il leader della Cgil ha comunque insistito sul tema dell’ autonomia. �Il programma nostro e quello dell’ Unione hanno molti punti di convergenza ma sono differenti�, ha detto, definendo �sbagliato� il paragone della sintonia Cgil-Prodi con il feeling sbandierato a Parma nel 2001 da Berlusconi e dalla Confindustria di Amato. �Quella era un’ operazione di lobby contro i lavoratori. Noi cerchiamo invece di lavorare per la tutela di interessi generali�. Epifani, difendendo ancora una volta il modello del contratto nazionale, ha spiegato di non aver paura di un governo amico, anzi �l’ unico timore � che non soffi il vento del cambiamento�, perch� Berlusconi �merita uno zero in politica economica, zero come il tasso di crescita che ci lascia�. E anche Oscar Luigi Scalfaro, intervenuto per parlare di riforma costituzionale, ha espresso un giudizio durissimo sul governo: �Questo � uno dei periodi peggiori della storia del Paese�, ha detto.

                                                                                              CONFERMA E POLEMICHE – La platea ha accolto con un lungo applauso le parole di Epifani. Ma un passaggio � stato contestato. Il segretario ha infatti affermato che �la Cgil non cambia le politiche a seconda delle circostanze�, ma ha anche aggiunto che �l’ autonomia non � indifferenza, ma � l’ incontro fra la forza e la coerenza delle nostre idee e le scelte che si fanno fuori�. Una posizione considerata ambigua dalla sinistra interna pi� estrema, che al voto finale sul documento congressuale si � astenuta: il testo � passato con l’ 88% dei consensi. La conferma di Epifani � stata invece approvata con il 96% dei voti del direttivo. �Ma il successo maggiore � la conclusione unitaria�, ha detto il segretario.

                                                                                                Paolo Foschi

                                                                                                  190.422
                                                                                                  GLI ISCRITTI al sindacato cento anni fa, nell’ ottobre del 1906, data della nascita della Cgil
                                                                                                  5.617.825
                                                                                                  GLI ISCRITTI secondo i dati del tesseramento Cgil a tutto il 2005. Circa 3 milioni i pensionati
                                                                                                  domenica 5 marzo 2006

                                                                                                  Pagina 10 – Interni

                                                                                                  Epifani: governo bocciato ma a Prodi niente sconti

                                                                                                    "Bene l�Unione, a Berlusconi zero in condotta"

                                                                                                      DAL NOSTRO INVIATO
                                                                                                      ROBERTO MANIA

                                                                                                        RIMINI – La Cgil non far� sconti a Romano Prodi: se vince nessuna cambiale in bianco. �Verificheremo atto dopo atto, mese dopo mese, le cose che � venuto a dirci. Questo � il profilo alto della nostra autonomia�. Guglielmo Epifani ha chiuso cos� i lavori del 15� congresso della confederazione che lo ha rieletto quasi all�unanimit� alla segreteria generale. Sfuggendo poi a inutili ipocrisie, non ha nascosto il peso potenzialmente decisivo che la Cgil pu� avere nelle elezioni, con i suoi 5,5 milioni di iscritti: �Se da qui ad un mese soffier� il vento del cambiamento, quel vento avr� i contorni del nostro quadrato rosso (il logo della confederazione, ndr) e il cuore di tutti i compagni e le compagne�. Insomma il cambiamento, se ci sar�, sar� targato anche Cgil.

                                                                                                        Questa � la linea di Epifani – la cui leadership esce rafforzata da Rimini – che vede nel patto fiscale di legislatura, non una �gabbia�, bens� l�unica strada per far tornare a crescere l�economia. Perch� lo zero nella dinamica del Pil certificato dall�Istat �� uno zero in condotta� al governo Berlusconi, dice prima di ricevere la tradizionale standing ovation sotto le note dell�Inno di Mameli seguite dal �Vivere� di Vasco Rossi. L�ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, col suo intervento in difesa della Costituzione, ha scaldato la platea: all�ex capo dello Stato sar� consegnata la tessera onoraria del sindacato.

                                                                                                        Il Patto di Rimini, dunque, c��, ma � diverso – spiega Epifani – da quello del 2001 sottoscritto a Parma tra Berlusconi e D�Amato, allora presidente della Confindustria. Intanto perch� il programma di Prodi (a cui Epifani chiede di approvare il voto agli immigrati ancor prima di abrogare la legge Biagi) �non � la fotocopia� della proposta della Cgil, anche se entrambi mettono al centro il lavoro. Ma c�� dell�altro. C�� che �l�operazione tentata a Parma era quella di una lobby di interessi contro gli interessi dei lavoratori e del Paese. Il nostro, al contrario, � un atto di impegno, di responsabilit�, di amore verso gli interessi generali, partendo da quelli che rappresentiamo�.

                                                                                                        Un Patto dal quale, pur condividendone gli obiettivi, sembra voler prendere le distanze Francesco Rutelli che da Venezia ha rimarcato l�autonomia della politica dal sindacato: �Che – ha detto con evidente polemica – esiste per tutelare i diritti e i doveri dei lavoratori, mentre il programma del centrosinistra � fatto per governare�. E le distanze finisce per prenderle anche la Cisl, non tanto sulla proposta del Patto ma sull�idea che possa essere sottoscritto sulla base di uno schieramento: �Un sindacato che ha una logica di appartenenza – ha sostenuto il segretario generale aggiunto in pectore Pier Paolo Baretta – finisce per perdere ruolo�. Epifani, per�, non ha dubbi: �Se dovesse rivincere Berlusconi, il problema non � per la Cgil, ma per l�intero Paese�.

                                                                                                        Infine la riforma del modello contrattuale. Per Corso d�Italia non si deve buttare la spugna (come ha provocatoriamente proposto Angeletti) date le differenze tra i sindacati. Va trovato un accordo per non lasciare il campo alla Confindustria. Ed � proprio contro Luca di Montezemolo, che ha chiesto alla Cgil di essere moderna e di abbandonare la difesa strenua del contratto nazionale, che parte l�ultimo attacco di Epifani: �Non c�� nulla di antico nel contratto nazionale, a meno che non si voglia ridurre il valore medio delle retribuzioni�.

                                                                                                        domenica 5 marzo 2006

                                                                                                        Pagina 2

                                                                                                        LE CONCLUSIONI

                                                                                                          Nel Direttivo le donne sono il 40%.
                                                                                                          Ancora pochi gli immigrati

                                                                                                            RIMINI – Il XV congresso della Cgil si � concluso unitariamente con l’approvazione a larghissima maggioranza del documento finale. Il comitato direttivo ha quindi rieletto nella carica di segretario generale Guglielmo Epifani con il 96,5% dei voti validi (140 su 147, cinque voti contrari e due schede bianche).

                                                                                                              Nel nuovo Direttivo – composto da 161 persone, otto in meno del precedente – cresce inoltre il numero delle donne, mentre si affievolisce la presenza dei dirigenti dello Spi, la federazione dei pensionati. �Per la prima volta nella nostra storia – ha detto il segretario generale, Guglielmo Epifani, chiudendo il Congresso – avremo un direttivo composto per il 40% da donne. Ma non basta. Bisogna continuare a lavorare in questa direzione, perch� non va bene che la segreteria nazionale al 50% sia composta da donne e poi nelle strutture la loro presenza nei posti di responsabilit� sia ancora largamente inadeguata�.

                                                                                                                Epifani si � invece detto �insoddisfatto� per il numero ancora basso di immigrati presenti nel Direttivo: �Voglio che ci sia subito dopo il Congresso una sessione speciale del Direttivo che abbia come unico punto all’ordine del giorno le nostre politiche per un sindacato multietnico. E mi impegno a cooptzioni nel corso del tempo per dare pi� peso alla componente immigrati�.

                                                                                                                domenica 5 marzo 2006

                                                                                                                Pagina 2

                                                                                                                L’analisi

                                                                                                                  Non � nato un altro partito

                                                                                                                    Bruno Ugolini

                                                                                                                      � bene dirlo subito. La Cgil non � scesa in campo come l’ennesimo partito politico aderente all’Unione. Non ha stabilito un patto a Rimini, simile a quello stabilito anni fa da Berlusconi con l’allora presidente della Confindustria. Anche perch� il principale sindacato italiano, come ha voluto precisare Guglielmo Epifani, non � una lobby qualsiasi. Si batte per il Paese, non per interessi di bottega. Ed ha fatto questo congresso dalle forti tinte politiche perch� conscia della gravit� della situazione. Un’analisi preoccupata, coincisa, del resto (per questo aspetto) anche da Cisl e Uil.

                                                                                                                        Siamo ormai all’insegna della crescita zero e sarebbe grave se organizzazioni cos� radicate nel mondo del lavoro non dessero l’allarme e non confrontassero le proprie ricette con quelle degli schieramenti che si contendono la palma del nove aprile. La Cgil ha fatto questa operazione ed ha trovato delle concordanze di fondo (non una fotocopia) con gli impegni solennemente assunti da Romano Prodi.

                                                                                                                          A cominciare dall’obiettivo di fondo (�Riprogettare il Paese�), fino ad alcuni passaggi decisivi. Prima di tutto su quel �Patto fiscale� che dovrebbe aiutare il lavoro e non la rendita, per arrivare al superamento della legge Trenta e al suo carico di precariet�, alla trasformazione della legge sulla scuola (non alla cancellazione), al diritto di cittadinanza per gli immigrati, al fondo per l’autosufficienza degli anziani, al rifiuto di una politica dei due tempi. Con un corollario. Il centrosinistra, se vincer� le elezioni, non mancher� di rispetto ai sindacati, ignorandoli. Nascer� una nuova concertazione nella quale il governo manterr� il proprio ruolo finale di decisione, ma prendendo in considerazione le proposte dei soggetti sociali. Un sindacato come la Cgil, dal canto suo, fa sapere di non volersi legare mani e piedi alla futura coalizione di governo. Applaude gli impegni assunti e li verificher� mese per mese.

                                                                                                                            Un congresso utile, dunque. Una tale efficacia � dimostrata anche dal can can del centrodestra che ha gridato allo scandalo per l’applauditissimo incontro tra Prodi e la Cgil di Epifani. Erano timorosi degli effetti mass-mediatici. Ma l’assise non � stata un concentrato di propaganda. Ha chiarito le idee ai delegati partecipanti, ha immesso nel confronto elettorale le corpose proposte del mondo del lavoro. � anche un modo per non andare disarmati a futuri incontri, future trattative, sperando che abbiano luogo con interlocutori seri ed affidabili. Dimenticando le esperienze disastrose lasciate in eredit� dal centrodestra. Questa � la scommessa.

                                                                                                                              � vero che in questo scenario la parte strettamente sindacale � rimasta in ombra. Ma anche qui fa un po’ impressione leggere le lagnanze – come quelle espresse su �Il sole 24 ore� – circa il fatto che la Cgil colpevolmente si sarebbe rifiutata ancora una volta di �abbandonare la fortezza del contratto nazionale�. Sono pretese che suonano, espresse cos�, come un insulto anche verso organizzazioni quali Cisl e Uil che, pur proponendo ridimensionamenti del contratto nazionale, non ne chiedono per� l’abbandono. Ma perch� non si cerca di confutare nel merito i ragionamenti della Cgil? Quando dice, ad esempio, che limitando il contratto nazionale si finisce col punire i lavoratori pi� deboli, quelli di aziende dove non c’� un’organizzazione forte in grado di contrattare retribuzioni adeguate?

                                                                                                                                Cos� come stupisce chi (come il professor Michele Salvati dalle colonne del �Corriere�) si interroga sul perch� la Cgil non indica qualcosa da dare in cambio di quanto propone. Anche qui l’allusione � al fatidico nuovo modello contrattuale. Ed � magari auspicabile che nel futuro la Cgil metta nero su bianco le proprie idee anche su questo punto. Ma dubitiamo davvero che esse possano essere tali da risultare un �risparmio� per le imprese. � pi� probabile che servano a difendere meglio diritti e tutele del mondo del lavoro e quindi a costare di pi�. Quello che per� ci sembra davvero illusorio � che si possa credere che un Paese a crescita zero possa risolvere il suo mare di problemi, puntando su una nuova modellistica contrattuale.

                                                                                                                                domenica 5 marzo 2006

                                                                                                                                Pagina 2

                                                                                                                                Epifani: �� in arrivo un vento nuovo�

                                                                                                                                L’Italia � a un bivio e se non imbocca la strada giusta non ce la far� a risalire. L’autonomia del sindacato non � in pericolo. Verificheremo giorno dopo giorno gli impegni presi da Prodi

                                                                                                                                  di Felicia Masocco
                                                                                                                                  inviata a Rimini

                                                                                                                                    AUTONOMIA – L’interesse generale contro gli appetiti delle lobby. Parma � lontana da Rimini. L� Confindustria e Berlusconi strinsero un patto di potere contro il mondo del lavoro e contro il paese. Nella cittadina romagnola il congresso della Cgil e il leader dell’Unione hanno delineato la prospettiva opposta, �un atto di responsabilit�, rispetto e amore verso gli interessi generali del paese�. Guglielmo Epifani tira le somme della sua prima assise da segretario e avverte subito che �il programma della Cgil � il programma della Cgil. Il programma dell’Unione di Prodi � il programma dell’Unione�. E se il centrosinistra dovesse vincere le elezioni non avr� da Corso d’Italia nessuna cambiale in bianco: �verificheremo atto dopo atto, mese dopo mese il rispetto degli impegni che Prodi ha annunciato qui� nei quali per gran parte la Cgil si riconosce. Il timore di Epifani non � quello di portare il suo sindacato all’appiattimento sull’Unione, di rinunciare all’autonomia che tuttavia non pu� essere �indifferenza�.

                                                                                                                                      Il XV congresso della Cgil si chiude sotto il segno dell’unit�, Gli esponenti della minoranza, Gianni Rinaldini e Gianpaolo Patta vengono per questo ringraziati dal leader che nel pomeriggio � stato rieletto con il 96,5% dei voti. Epifani ringrazia e replica. All’ala sinistra che ha criticato la proposta di un accordo di legislatura dice che se l’ha proposto non � per confezionare �una gabbia� ma perch� riprogettare il paese richiede �un impegno anno dopo anno�. E per scongiurare un rischio: che alla prima finanziaria del governo di centrosinistra ci dicano �oggi no vediamo domani�; oppure che ci dicano: �qualcosa subito e poi si vedr�.

                                                                                                                                        I lavoratori vanno �risarciti�, piedi per terra, dunque, e attenzione a non scambiare gli auspici con le illusioni. �Il paese � a un bivio e se non imbocca la strada giusta non ce la fa a risalire�, la prospettiva pi� preoccupante � che la destra resti al governo perch� se la crescita � allo zero tondo �non � colpa dell’euro, o dell’11 settembre, del costo del lavoro�. Ci sono responsabilit� precise che andrebbero assunte. E invece �di fronte a dati cos� rispondono che il rapporto debito-Pil � migliorato dello 0,01%. Per cortesia, facciano le persone serie…�. Dovrebbero. �Ma da quello che si sa del loro programma – aggiunge Epifani – mi pare che non hanno capito nulla visto che ripropongono le stesse ricette�. Rimini assegna a Palazzo Chigi uno �zero in condotta�, netto come la mancata crescita economica.

                                                                                                                                          Anche Pezzotta e Angeletti dalla tribuna congressuale avevano bocciato il governo. �Non era scontato� dice il segretario della Cgil. E poi riprende i temi dei contratti e della rappresentanza che segnano le distanze maggiori con Cisl e Uil e sono argomento di dialettica all’interno della Cgil anche se il documento politico finale � unitario (ha avuto l’88% dei voti). Per la Cgil � prioritario salvaguardare e rafforzare la contrattazione nazionale: �Qualcuno dice che andrebbe fatto qualcosa di pi� moderno. Ma oggi la difesa del contratto nazionale � la cosa pi� moderna che possiamo fare�. Il messaggio � per viale dell’Astronomia. Dalla sede di Confindustria Epifani usc� sbattendo la porta nel luglio 2004. Ieri ha rivendicato con orgoglio quella decisione �allontanandomi da quel tavolo ho salvato la stagione contrattuale. � stata una scelta difficile come quella sul referendum sull’articolo 18.

                                                                                                                                            Non � il momento per rimarcare le differenze con Cisl e Uil. La porta del confronto resta aperta, spalancata. �Angeletti e Pezzotta hanno espresso le nostre stesse preoccupazioni�. Non solo non era scontato, �ma avere un punto di vista comune � la premessa per uscire insieme dalle difficolt�.

                                                                                                                                              Se ne riparler� da oggi. Ieri � stata la giornata della Cgil, dell’appassionato intervento di Scalfaro. � stata la giornata dell’inno di Mameli laicamente eseguito da Vasco Rossi. � stato il congresso di Epifani convinto che sia in arrivo un vento nuovo. �Se da qui a un mese soffier� il vento del cambiamento, avr� i contorni del nostro quadrato rosso, del cuore di tutte le nostre compagne e i nostri compagni�.

                                                                                                                                                sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                Pagina 1 e 8 – LAVORO-ECONOMIA

                                                                                                                                                  Il discorso del leader dell’Unione salutato con una ovazione in piedi dalla platea del congresso di Rimini. Solo i passaggi su legge 30 e riforma Moratti suscitano qualche malumore. Il professore ri�suma la concertazione. Rinaldini (Fiom): no all’accordo di legislatura

                                                                                                                                                  Prodi abbraccia Epifani: s� al patto fiscale per cambiare il paese

                                                                                                                                                    Andrea Milluzzi e Fabio Sebastiani
                                                                                                                                                    Rimini (nostri inviati)

                                                                                                                                                      Arriva intorno a mezzogiorno e si apparta con Guglielmo Epifani in uno spazio riservato dietro il palco; se ne va dopo un intervento di poco pi� di mezzora, 24 applausi, due standing ovation e l’abbraccio con un raggiante Epifani ad uso e consumo dei fotografi. La giornata di Romano Prodi al XV congresso della Cgil in quel di Rimini frutta al leader dell’Unione il bottino pieno di consensi e di incoraggiamenti per le prossime elezioni. E’ vero, su qualche punto non convince, come legge 30, controriforma Moratti, richiamo alla concertazione e quel silenzio sul ritiro dei soldati dall’Iraq, ma il professor passa l’esame dei sindacalisti. Gianni Rinaldini non � per� disposto a firmare cambiali in bianco. Il segretario generale della Fiom parla immediatamente prima di Prodi e propone due priorit�: dare subito un segnale di rottura con il passato, abrogando gli obbrobri legislativi di Berlusconi e ritirare i militari dall’Iraq e dall’Afghanistan. Anche sulla concertazione Rinaldini � molto chiaro: �Ci pu� essere un sistema di regole contrattuali senza patto sociale�.

                                                                                                                                                        Che l’aria non fosse delle pi� cattive, Prodi lo deve aver intuito ben prima del suo arrivo. Non � un caso infatti che la sua relazione si apra con una dichiarazione di intenti di questo tenore: �Abbiamo raggiunto lo stesso tipo di conclusione sullo stato economico e sociale del Paese e concordiamo anche sulle ricette� e per di pi� �senza neanche bisogno di discutere molto�. Esordisce con �cari amici e care amiche� e si becca un “No!! ” da una delegata che probabilmente si aspettava un reply del famoso, ma unico, “Cari compagne e compagni” pronunciato alla festa dell’Unit� di Milano. Sar� comunque un’occasione isolata, perch� le parole dette da Prodi riscuoteranno parecchi applausi e gesti di compiacimento dalla platea dei delegati e dal loggione dei dirigenti Cgil alle sue spalle.

                                                                                                                                                          Comincia con un’analisi dell’Italia berlusconiana, di quello che c’era e di quello che non c’� pi�; parla di �declino�, anche se �� una parola che non uso a cuor leggero� e si basa sulle ultime ricerche statistiche: �Negli ultimi cinque anni il tasso di crescita della produttivit� in Italia – unico paese europeo – ha addirittura assunto valori negativi�; cita gli ultimi dati Istat – che �per l’anno appena concluso ha segnato uno zero nella casella della crescita, il che significa che il Paese � fermo� – e le decisioni dell’Unione europea, �tutte pensate per favorire la ripresa economica che � dovunque tranne che da noi�. Da questo arriva la prima indicazione: �Una politica dei due tempi, che faccia precedere il risanamento finanziario agli interventi per lo sviluppo e la redistribuzione del reddito, non � possibile�, dice Prodi, scatenando la platea nel primo lungo applauso. D’altronde, sono le stesse parole usate da Epifani nella sua relazione introduttiva al congresso. E non sar� il solo episodio in cui le due relazioni combaciano.

                                                                                                                                                            Sembra quasi che i due si cerchino. Le telecamere proiettano la faccia del segretario della Cgil accanto a quella del candidato premier dell’Unione in ogni passaggio cruciale dell’intervento. Prodi parla, ed Epifani � l� a fare “s�” con la testa. Prodi elogia lo slogan del congresso (“Riprogettare l’Italia”) che �pi� che uno slogan � un impegno�, ed Epifani spunta con un’espressione traducibile in “Eh, gi�”. Piena sintonia dunque, anche quando si scende nel concreto: �E’ finito il tempo dei condoni, dei facili arricchimenti dell’evasione fiscale – continua Prodi – noi intendiamo ripristinare anche in questo campo la cultura della responsabilit� e quindi �lanceremo una lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva che in Italia ha raggiunto livelli che non si riscontrano in nessun paese civile�.

                                                                                                                                                              Lotta all’evasione, lotta alle rendite finanziarie (per cui c’� bisogno di �un sistema di tassazione uniforme�), lotta alla precariet�. Non alla flessibilit�, quella che �serve alle imprese per essere competitive�, ma a quella che �in nome della riduzione dei costi si traduce in precariet�. Quindi, nello specifico, non si parla di “abrogare” la legge 30, cos� come non aveva detto nemmeno Epifani, ma di �superarla attraverso significative modifiche�, ossia, cos� come � scritto nel programma dell’Unione, introducendo �un’armonizzazione dei carichi contributivi sui diversi tipi di contratto�. E qua qualcuno storce la bocca. Non c’� da sorprendersi per�, visto che chiunque in questi tre giorni abbia pronunciato la frase “aboliamo la legge 30” si � meritato un lungo applauso.

                                                                                                                                                                Anche sull’immigrazione Prodi ed Epifani hanno la stessa ricetta: �La Bossi-Fini si � dimostrata una legge demagogica, iniqua e inefficace, noi faremo una politica incentrata sugli obiettivi di governare, accogliere, garantire diritti ed esigere doveri�. Quindi, pur se �il tetto numerico va governato�, � necessario combattere la clandestinit� �favorendo la piena integrazione fino alla cittadinanza: chi nasce e cresce in Italia deve essere considerato cittadino italiano a tutti gli effetti – e qua scatta un’ulteriore dose di applausi a scena aperta – e anche gli altri devono sapere che, se lo vogliono, per loro c’� un posto da cittadino�.

                                                                                                                                                                  �Coesione sociale�, � questa la parola su cui Prodi punta di pi� nelle 21 cartelle del suo discorso: una coesione che leghi migranti, giovani e donne �penalizzate nei salari e nelle carriere e poco rappresentate nelle istituzioni e nelle sedi decisionali�. Il tutto mirato a riportare il Paese su un binario di sviluppo. Partendo da due diversi, ma paralleli, provvedimenti: �Ripristinare un pi� corretto e sostenibile equilibrio fra i prezzi e i redditi delle famiglie� e �stabilire una nuova politica industriale� attraverso innovazione, interventi fiscali e normativi che favoriscano le fusione e le acquisizioni delle imprese, l’internazionalizzazione delle imprese stesse e gli incentivi alla nascita di nuove realt� in nuovi settori produttivi. Alla base di tutto c’�, per Prodi come per Epifani, un nuovo patto fiscale.

                                                                                                                                                                    Il leader dell’Unione arriva poi a parlare di altri due argomenti caldi durante tutta l’ultima legislazione: la sanit� e la scuola. La prima �non deve pi� essere vista esclusivamente come un costo, ma un settore importante della nostra societ�; la seconda �� un fattore essenziale per la crescita civile e lo sviluppo del Paese�. Ma cosa fare della riforma Moratti? �Andr� radicalmente cambiata in alcuni dei suoi aspetti� perch� �� giunto il momento di mettere ordine e dare stabilit�, valorizzando appieno l’autonomia degli istituti e il ruolo degli insegnanti�. Una risposta, questa s�, che qualche mal di pancia in platea lo provoca. Le reazioni a caldo dei delegati sono tutte di segno negativo: �Tutta questa enfasi sull’importanza degli istituti tecnici mi richiama molto alla mente le posizioni di Confindustria�, osserva Paola. �La Moratti? Non c’� niente da salvare, neanche il titolo. Va cancellata. Punto�. Paola ricorda anche che c’� da cancellare il decreto sullo stato giuridico degli insegnanti e la stessa riforma dell’Universit�. Alessandro usa un tono pi� diplomatico e apprezza della relazione di Prodi il valore strategico dato all’istruzione: �Nel programma dell’Unione c’� un importante obbligo fissato a 16 anni. Per il resto c’� ancora molto da lavorare. Entreremo in dialettica, e vedremo. Se ci sar� bisogno scenderemo anche in piazza�.

                                                                                                                                                                      Nel finale Prodi si lascia un po’ andare e arriva una stoccata a Berlusconi: �Ho letto l’anticipazione di un libro di tre studiosi che analizza il suo linguaggio. Ebbene, in 111 interventi hanno notato che, per quanto riguarda il mondo del lavoro, Berlusconi non ha mai usato la parola “diritti” mentre appare con frequenza “bisognosi”: per lui le dame di carit� sono pi� utili di voi sindacalisti�. In conclusione, non pu� mancare una dichiarazione di intenti per i futuri rapporti con il pi� grande sindacato italiano: �Non chiedo a nessuno di abdicare al proprio ruolo e tanto meno di surrogare il ruolo della politica – chiarisce Prodi – ma chiedo al sindacato di essere un interlocutore forte, esigente, responsabile e autonomo� di modo che �si possa riattivare il prezioso strumento della concertazione che con grande miopia e cinismo � stato accantonato�. Si ripropone qui il tema dell’autonomia sindacale e del rischio di un patto concertativo che, messo a monte della legislatura, non pu� che far da tappo all’azione del sindacato. Per Paolo Ferrero, responsabile lavoro del Prc, la �capacit� della Cgil di esercitare fino in fondo la propria autonomia� � proprio �il principale banco di verifica per il progetto che si � data qua a Rimini�. Sull’intervento di Prodi, Ferrero d� un giudizio a due facce: �E’ sicuramente un Prodi pro-lavoro, quindi nettamente diverso da Berlusconi. Per� – sottolinea – ha commesso due grandi omissioni: la questione del ritiro delle truppe e sulla legge 30 ha detto solo alcune delle cose che sono nel programma�.

                                                                                                                                                                        Baci e abbracci sul palco, sorrisi a 36 denti che neanche fosse il 10 aprile e l’Unione avesse vinto le elezioni. Tre minuti di standing ovation in platea, poi Prodi schizza via e lo ferma solo Valerio Staffelli per dargli il famigerato tapiro d’oro di Striscia la notizia. Ma alla fine anche quello finisce al suo caposcorta. Niente da dire, per Prodi quella di ieri � stata proprio una bella giornata.

                                                                                                                                                                        sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                        Pagina 8 – LAVORO-ECONOMIA

                                                                                                                                                                          Il “patto dei 12” alla fine non regge, 17 posti per i “rinaldiniani”

                                                                                                                                                                            Cgil, l’unit� � salva. Trovato l’accordo
                                                                                                                                                                            sul comitato direttivo

                                                                                                                                                                            Fabio Sebastiani
                                                                                                                                                                            Rimini (nostro inviato)

                                                                                                                                                                              Alla fine il quindicesimo congresso della Cgil si chiude in modo davvero unitario e con un Comitato direttivo formato da 161 eletti. Il gruppo dei “rinaldiniani” accetta, con un grande mal di pancia, i 17 membri. Il segretario della Fiom, per�, avverte: �Ne riparleremo�. Per i sostenitori della tesi alternativa 9b la rappresentanza avrebbe dovuto essere di 18 sindacalisti, ma all’ultimo momento Franco Grondona ha cambiato gruppo di riferimento, senza che a questo abbia corrisposto un risarcimento. Ai pattiani sono andati 23 posti del direttivo nazionale. E’ evidente che in questo caso il “patto dei 12” ha mancato il suo obiettivo, in quanto questo numero non corrisponde al precedente 20%.

                                                                                                                                                                                Su autonomia, azione rivendicativa e abrogazione degli orrori dell’esecutivo del centrodestra, l’intervento di Prodi in qualche modo ha fatto da “cartina di tornasole” al dibattito in Cgil. Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom, se Prodi vince il suo primo atto, �come Zapatero�, dovr� essere la “cancellazione” delle truppe dall’Iraq. Senza dimenticare alcune altre importanti cancellazioni come la legge 30 e la controriforma Moratti. Il punto politico del suo intervento � la distinzione sul “cambiamento profondo”, �che non identifica la posizione della Cgil con quella del candidato premier�. La parola chiave � naturalmente “concertazione”, evocata da Prodi. �Quella strada � conclusa – dice Cremaschi – occorre ora un processo rivendicativo�. E’ chiaro che il “patto di legislatura” mal si lega con il “processo rivendicativo”. E Cremaschi, come Rinaldini, � tra quelli che si vuole tenere le mani libere anche con un “governo amico”. Non � dello stesso avviso Fausto Durante, membro della segreteria Fiom, che invece ricalca in pieno lo schema dell’accordo politico.

                                                                                                                                                                                  Per Enrico Panini, segretario generale dell’Flc, sindacato della Scuola e della Ricerca, �l’autonomia del sindacato � un bene prezioso. L’autonomia non � indifferenza, l’autonomia � programma, � la capacit� di decidere democraticamente obiettivi, di farli vivere con gli strumenti dell’azione sindacale, di costruire vertenze, di valutare con il ricorso al voto dei lavoratori gli esiti della propria azione, di ricorrere agli strumenti del sindacato come le mobilitazioni e le lotte per sostenere le proprie ragioni. La Cgil ha incrociato negli ultimi anni i movimenti e i giovani. A questi ultimi ha saputo dare una prospettiva. Questa fase non � finita�

                                                                                                                                                                                  Anche Valeria Fedeli, segretaria della Filtra, e indicata dal Corriere della Sera come modello del “sindacato anti-Fiom”, ripropone a Prodi la “questione sociale nel paese”: �Ricordatevi che troppo e in troppi in questi anni ci si � scordati di chi lavora guadagnando 800 euro al mese, in regime di flessibilit�, in prima linea nella battaglia per la competitivit�. Ricordatevene, perch� senza di loro non si vince la sfida della competizione�.

                                                                                                                                                                                    Andrea Montagni, segretario della Camera del lavoro di Firenze, vede in prospettiva un sindacato �vivo� solo se � in grado di dare risposte �ai giovani e ai lavoratori over 40 espulsi dalla produzione, che combattono nella precariet� la battaglia dell’esistenza con redditi uguali a quelli dei pensionati�. Ora �� arrivato il momento della restituzione – dice, ricalcando l’intervento di Luigi Angeletti, segretario della Uil – e dobbiamo spendere tutte le nostre energie perch� ci� avvenga�.

                                                                                                                                                                                      Paolo Nerozzi, membro della segreteria nazionale della Cgil, invita a partire dalla condizione concreta dei lavoratori e delle persone, con due temi prioritari: �la centralit� del lavoro e dell’organizzazione del lavoro; la precariet� che colpisce tanti giovani, rendendo incerto il loro futuro, e il senso di insicurezza degli anziani�. Serve un patto di legislatura? Un patto fiscale? �Preferisco patto di cittadinanza, ma chiamatelo come vi pare, senza paura delle parole: la strada resta quella della concertazione�, conclude Nerozzi.

                                                                                                                                                                                        Una posizione nettamente opposta a quella di Gianni Rinaldini, che interviene poco prima di Prodi. �Al disagio non si pu� rispondere riproponendo l’accordo del 23 luglio 1993 – dice Rinaldini -, le condizioni generali del nostro Paese sono assai diverse da quelle degli anni 90. Servono invece accordi, patti su singole grandi questioni, dal fisco alla sicurezza sociale. Condivido quindi l’idea che sia necessario un patto fiscale. Solo che, per togliere ogni equivoco, eviterei di chiamarlo accordo di legislatura: diciamo che sar� un accordo che dovremo verificare via via�.

                                                                                                                                                                                        sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                        Pagina 7 – POLITICA

                                                                                                                                                                                        Prodi corteggia la sua base sociale

                                                                                                                                                                                          Standing ovation del congresso Cgil per l’intervento del candidato premier dell’Unione. �Abbiamo le stesse ricette�, dice Prodi alla platea promettendo impegno contro la precariet�

                                                                                                                                                                                            COSIMO ROSSI
                                                                                                                                                                                            INVIATO A RIMINI

                                                                                                                                                                                              Non ha un partito Romano Prodi, ed � noto quanto se ne crucci. Non ha nemmeno un curriculum di sinistra, e non � noto che se ne rammarichi. Ma rivolgendosi alla platea del congresso riminese della Cgil il leader dell’Unione trova sicuramente una base sociale. Forse la pi� vasta e combattiva. �Riprogettare il paese�, come recita lo slogan del XV congresso, � un imperativo che il professore prende a prestito non solo per coniugarlo al plurale, ma anche per cucinarlo con �le stesse ricette�. Che poi � una sola: la concertazione. Che se non la si vuol chiamare cos� �chiamiamola pure Pippo�, come precede il pragmatismo emiliano di Paolo Nerozzi nell’ultimo intervento prima del professore.

                                                                                                                                                                                                �Patto di legislatura�, aveva detto il segretario generale Gugliemo Epifani nella sua relazione di mercoled�. Quel negoziare a 360 gradi che riavvicina anche Cisl e Uil. Ancorch� senza accomodarsi all’idea del �governo amico�, ha avvertito l’altro ieri Savino Pezzotta ancora impermalosito dall’indisponibilit� Cgil a scendere a patti con Berlusconi. Del resto, bisogna ricordare che l’esecutivo uscente non si � mostrato neutrale ma �avversario�, ha quindi chiosato ieri mattina il leader della Fiom Gianni Rinaldini per poi rivendicare la sovranit� dei soli lavoratori sulle scelte del sindacato.

                                                                                                                                                                                                  La democrazia sindacale � comunque un sentiero troppo scosceso rispetto all’incedere di un candidato premier che gi� ha dovuto tribolare per guadagnarsi l’investitura attraverso le primarie. Prodi non la offre al congresso Cgil. Cos� come non esige un sindacato amico. E neppure �istituzionalizzato� e fatto prigioniero del patteggiamento col governo, come invece � echeggiato il rimprovero cofferatiano alla relazione del successore. L’�autonomia� fondata su �valori forti�, appena finita rivendicare da Nerozzi prima che il professore prenda il microfono (ma anche all’indirizzo delle critiche interne), nelle conclusioni prodiane assume perci� in contorni di un sindacato s� �rappresentante di parte� ma anche latore di �responsabilit� e �obiettivi generali�.

                                                                                                                                                                                                    A poco di pi� di un mese dal voto, per altro, ci pensa il calendario a far collimare in gran parte i propositi. Prodi � quindi chiamato sul palco rosso del congresso Cgil come il candidato al quale si rivolge �l’augurio� di battere la destra, accolto da una platea che si alza in piedi per applaudirlo e anche per rubare qualche foto con il telefonino.

                                                                                                                                                                                                      Sull’orlo del baratro creato dal governo Berlusconi, ancor prima delle �ricette� sono gli ingredienti ad assomigliarsi. Prodi, anzi, li prende volutamente a prestito dalla stessa relazione di Epifani. �Una politica dei due tempi non � possibile�, dichiara quindi preliminarmente il candidato premier. Il suo � un compito ben composto, con pi� di un passaggio parafrasato direttamente dal leader Cgil, e inframezzato di ulteriori omaggi la popolo della Cgil. Come quando Prodi rafforza la sua dichiarazione a favore di una flessibilit� (utile alle imprese) messa al riparo dai rischi della precariet� introducendo anche �l’intervento economico� per �rendere meno conveniente la precariet� rispetto al lavoro a tempo indeterminato�. Oppure quando richiama il calcolo dei salari operai appena snocciolato da Rinaldini per sospirare sconsolato che �cos� non si arriva neppure alla terza settimana�.

                                                                                                                                                                                                        Si attiene al programma il professore. E se ne compiace il Prc con Paolo Ferrero. Il leader dell’Unione rilancia quindi la lotta all’evasione e al sommerso al fine di reperire le risorse necessarie alla sviluppo (e al rilancio dei consumi). Gi� il costo del lavoro, s� la fiscalit� su rendite e patrimoni. Gi� anche le riforme bandiera del centrodestra: Bossi-Fini, Moratti e legge 30. Anche se � solo contro la prima, e sull’estensione della �cittadinanza�, che Prodi usa toni avvincenti. Che infatti gli guadagnano l’applauso pi� scrosciante. E se contro la precariet� si fa apprezzare, � invece in tema di istruzione che Prodi rimane viziato da un’ossessione per la �scuola tecnica� e i �centri di eccellenza� che lascia sempre in secondo piano l’universalismo, il primato del pubblico e l’innalzamento dell’obbligo a 18 anni che Enrico Panini (Cgil scuola) aveva da poco invocato.Anche se la vera omissione di fronte al congresso � un’altra: la pace. Che per il corpo Cgil com’� oggi rappresenta insieme un punto cardinale e un motore.

                                                                                                                                                                                                        sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                        Pagina 6 – CAPITALE/LAVORO

                                                                                                                                                                                                        NO CORRECT

                                                                                                                                                                                                          E il XVI congresso?

                                                                                                                                                                                                            C. C.

                                                                                                                                                                                                              Tutti insieme appassionatamente, ora c’� da battere Berlusconi. Non si va oltre nel XV congresso della Cgil, oggi alla sua giornata conclusiva. D’altronde, la trama � stata tessuta fin dall’inizio nella relazione di Guglielmo Epifani: se quest’obiettivo concentrato sulla data del 9 aprile – su cui tutti nella Cgil concordano – � prioritario, il resto di conseguenza sfuma sullo sfondo. Da evitarsi, perci�, soprattutto i problemi spinosi, in primis quelli che precisamente riguardano l’agire sindacale, perch� potrebbero produrre qualche screzio con l’Unione, e differenziazioni dentro la stessa Cgil. Conclusione nostra: fra un anno sar� necessario fare il XVI congresso.

                                                                                                                                                                                                                Romano Prodi raccoglie con grazia l’offerta a piene mani che il segretario della Cgil gli ha fatto, promettendo addirittura un �patto di legislatura� a un centrosinistra di governo. Promessa respinta ancora ieri in pi� di un intervento di dirigenti sindacali, della Fiom ma non solo, accolta con sconcerto silenzioso, affidato ai mormorii ufficiosi, da molti delegati: �legarci le mani non serve a noi, ma neanche a loro�.

                                                                                                                                                                                                                  Che non serva �a loro�, in realt� � tutto da discutere. N� sembra di questo parere Prodi, quando dice alla Cgil �possiamo e dobbiamo lottare assieme per il bene nostro dei nostri figli e dell’Italia� – invitandola a una posizione quanto mai ingrata per un sindacato anche di fronte al pi� �amico� dei governi. Di quale Italia si sta parlando?

                                                                                                                                                                                                                    E infatti il professore nomina diritti congiunti a �doveri�, evoca un sindacato interlocutore �forte� �esigente� �autonomo�, e per� �responsabile�. In sala il suono dell’etica della �responsabilit� scende di un’ottava, pi� d’uno, prosaico, la traduce in un richiamo alle �compatibilit� cui ci si dovr� piegare. Confermato nel passaggio in cui il leader dell’Unione dall’analisi puntuale dei disastri dell’epoca Berlusconi promette che quel che s’� disfatto sar� rimesso insieme anche nelle relazioni fra governo, imprese, sindacato: la �concertazione� sar� ripristinata.

                                                                                                                                                                                                                      sar� da vedere che cosa si intende nel futuro, giacch� l’esperienza passata dei �concerti� non ha portato molti vantaggi al mondo del lavoro. Anzi. E i campanelli d’allarme ieri non sono mancati.

                                                                                                                                                                                                                        Dalla scuola alla legge 30, e su questa Prodi si � diffuso promettendo �significative modifiche di quella che � impropriamente chiamata legge Biagi, superando una inaccettabile precariet� permanente�. E’ un passaggio che fa infuriare il centrodestra. Dal ministero del welfare il sottosegretario Sacconi grida contro l’�insulto� a Marco Biagi (non si sa come spiegare questa reazione, giacch� la legge 30 porta i nomi di Maroni e Berlusconi), e nel discorso di Prodi – �moderno Zelig che � andato a prendere ordini dalla Cgil� – rintraccia �le parole d’ordine della sinistra pi� radicale�, vestendo lo stesso Epifani di un abito di certo per lui stesso inatteso.

                                                                                                                                                                                                                          Invece no, quel cincischiare con le parole da parte dell’Unione attorno alla legge 30, per evitare di dire semplicemente �va cancellata�, non rassicura molti sindacalisti a Rimini. E allora ci pensa Piero Fassino che ieri ha chiarito, a distanza: �non abbiamo mai detto di voler abrogare quella legge�.

                                                                                                                                                                                                                          sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                          Pagina 6 – CAPITALE/LAVORO

                                                                                                                                                                                                                          Si chiude con lista unitaria

                                                                                                                                                                                                                            Previsti 121 posti per Epifani, 23 per Patta e 17 per Rinaldini
                                                                                                                                                                                                                            Il momento pi� conflittuale del congresso sembra essersi verificato intorno alla composizione della lista dei candidati per il Comitato Direttivo. Qui infatti si dovevano verificare gli equilibri interni all’organizzazione, o, come si dice, la �gestione del pluralismo�. Si trattava di far quadrare gli accordi raggiunti dal �gruppo dei dodici� segretari confederali, che garantivano alla componente Lavoro e Societ� il 20%, come nell’ultimo congresso, quando si presentarono come minoranza, con una mozione globalmente diversa, con la presenza delle �tesi Rinaldini� (votate da circa il 15% partecipanti ai congressi di categoria e territoriali). Nonch� con i �criteri interni� come il rispetto della presenza delle donne per almeno il 40%, la prassi di attribuire ai pensionati (3 milioni di iscritti) il 25%, simmetrie ed equivalenza tra strutture �verticali e orizzontali�, la solidariet� verso categorie o regioni pi� piccole, la presenza di giovani e immigrati.

                                                                                                                                                                                                                              Il risultato finale �ufficioso� (perch� la lista � ufficialmente unitaria ed � stata votata all’unanimit�) parla invece di 121 posti per la maggioranza di Epifani, 23 per Lavoro e Societ� (che sull’unica tesi presentata aveva raccolto poco pi� del 10%), 17 per le �tesi Rinaldini�. Un ribaltamento che non poteva passare inosservato e che ha costretto Rinaldini a una dichiarazione di voto favorevole, ma in cui ha manifestato �insoddisfazione per la gestione e l’espressione del pluralismo�. Un �problema di funzionamento della democrazia interna�, denunciato da un dirigente sindacale che non vuole costruire �un’area interna� e che non ritiene logico �essere costretti a scegliere tra l’unanimismo e documenti contrapposti�.

                                                                                                                                                                                                                                Il nuovo comitato direttivo della Cgil avr� dunque 161 componenti. I 1.222 delegati lo hanno deciso con un solo voto contrario, accogliendo cos� la proposta della commissione elettorale, approvata all’unanimit� e formalizzata dal segretario organizzativo Mauro Guzzonato. Ne � uscita un’unitariet� almeno nella forma, cos� come auspicato da Epifani: i componenti del nuovo comitato direttivo, dunque, alla fine della giornata di oggi, risulteranno eletti sulla base di un’unica lista.

                                                                                                                                                                                                                                sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                Pagina 6 – CAPITALE/LAVORO

                                                                                                                                                                                                                                �Attenzione: il patto ci pu� bloccare�

                                                                                                                                                                                                                                  No del leader Fiom Rinaldini all’�accordo di legislatura� proposto da Epifani all’Unione. La legge 30 �va abrogata�, concordano Nerozzi e Cremaschi. E chiedono chiarezza a Prodi anche sulla pace: �Ritirare subito le truppe dall’Iraq�

                                                                                                                                                                                                                                    FRANCESCO PICCIONI
                                                                                                                                                                                                                                    INVIATO A RIMINI

                                                                                                                                                                                                                                      In un congresso unitario, chiaramente dominato dalla prospettiva elettorale, quasi �finto� – tanta � la mancata esplicitazione degli elementi di frizione interna – l’intervento del segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, era atteso come l’unico che potesse �perturbare� un poco il clima serenamente unitario del congresso della Cgil. Salito sul palco un attimo dopo l’ingresso di Prodi, ha parlato davanti a una platea gremita e immediatamente silenziosa, come mai era avvenuto in questi giorni. Rinaldini non ama la retorica e i lunghi giri di parole; il suo stile � asciutto e conciso, ma va dritto al nocciolo dei problemi, senza dimenticare nessuno di quelli che rivestono un ruolo-chiave. Ha aperto smentendo le voci secondo cui la Fiom avrebbe voluto �destrutturare il sindacato pensionati� (con la richiesta di poter avere la doppia tessera); e mettendo all’ordine del giorno la necessit� di �aprire il capitolo della riforma organizzativa della Cgil�, che va per� affrontato con �una discussione complessiva, non a pezzetti�.

                                                                                                                                                                                                                                      Ha rivendicato l’uso del referendum tra tutti i lavoratori come metodo per approvare piattaforme rivendicative e accordi con la controparte, �un grande fatto di democrazia che parla all’insieme delle organizzazioni sindacali�. Un’occasione per polemizzare amichevolmente con Savino Pezzotta, che si era espresso contro la �democrazia di mandato� e a favore di quella �rappresentativa�, ricordandogli che �vogliamo essere soggetto autonomo, portatore di un progetto sociale e che ha un’unica fonte di legittimazione: i lavoratori e le lavoratrici che vuole rappresentare�.

                                                                                                                                                                                                                                        Avverte Prodi che �esiste un profondo disagio sociale, in particolare per la condizione dei giovani�; che vengono stretti tra �il peggioramento delle condizioni di lavoro, i processi di precarizzazione e la drastica riduzione del potere d’acquisto�. Tre fattori che stanno creando �una situazione esplosiva�. Le �aspettative per un nuovo governo sono tante�, ma serviranno �subito elementi di discontinuit� forte, che siano visibili e leggibili per la gente�; perch� �non � detto che quel disagio abbia �naturalmente� uno sbocco di sinistra�. Le due richieste che avanza sono intanto �l’abrogazione della legge 30 e di tutta la legislazione che crea precariet�, compresa la legge sull’orario di lavoro e quella sulla cessione di ramo d’azienda�; e il �ritiro immediato dall’Iraq e dall’Afghanistan�, su cui la platea spende un’ovazione.

                                                                                                                                                                                                                                          Non gli � piaciuto, e lo dice �il patto di legislatura� offerto da Epifani a un auspicato governo di centrosinistra: �chiamiamolo patto fiscale, perch� � necessario verificare i passaggi che il prossimo governo andr� a compiere�. N� ritiene che si possa semplicemente tornare alla �concertazione del `93�; perch� �la situazione � profondamente cambiata�. Sulla �riforma del modello contrattuale�, infine, ricorda che �Confindustria � chiarissima: ha opinioni opposte alle nostre sia sull’orario di lavoro che su un’idea di sindacato come "sindacato collaborativo"�. Per non lasciare deluso chi si attendeva una piccola vena polemica sulla formazione della lista unitaria per il direttivo, avverte che �c’� ancora qualche problema di funzionamento nella nostra pratica democratica�.

                                                                                                                                                                                                                                            Molto atteso anche l’intervento del segretario confederale Paolo Nerozzi, che lega la possibilit� di battere Berlusconi al fatto che �milioni di persone, dal 23 marzo (2002, ndr) in poi hanno detto �siamo qui, un altro mondo � possibile�. E proprio per questo rivendica al sindacato il diritto di essere non solo �autonomo, ma anche qualche volta disobbediente� rispetto a governi che pure sono un interlocutore serio. Sulle sue proposte concrete (�rendite finanziarie da tassare, fisco, abolizione della Bossi-Fini e della legge 30�), da quel che si vede, la Cgil avr� occasione di doverlo dimostrare.

                                                                                                                                                                                                                                              Un Giorgio Cremaschi in gran forma parte invece dalla necessit� di battere Berlusconi �per affermare anche qui in Italia un’altra idea di Occidente, ormai contestato in modo drammatico, e a volte inaccettabile, dal resto dell’umanit�. L’esponente della Fiom boccia il �patto di legislatura� e l’idea che si possa �tornare al passato, all’accordo del luglio ’93�, perch� �abbiamo bisogno di una ridistribuzione di ricchezza, e questo richiede vertenze, accordi e conflitto�. Cos� come il contratto nazionale resta �il migliore strumento contro la devolution� che vorrebbe imporre Confindustria, �con il massimo decentramento sul salario e la massima centralizzazione sulle norme� che vincolano la prestazione lavorativa�.

                                                                                                                                                                                                                                                Resta dunque in fondo latente la battaglia tra le idee all’interno della Cgil. Ce ne sono molte e interessanti, e viene quasi di dire peccato che le differenze diventino palesi solo al momento di comporre le liste dei dirigenti.

                                                                                                                                                                                                                                                sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                Pagina 3

                                                                                                                                                                                                                                                  CGIL. IL PROF LODA PERSINO LO SLOGAN. LA VITTORIA DEL SEGRETARIO

                                                                                                                                                                                                                                                    Parla Prodi e alla platea sembra di sentire Epifani

                                                                                                                                                                                                                                                      Di Ettore Colombo

                                                                                                                                                                                                                                                        Rimini. Un congresso pensato e organizzato prima delle elezioni con chiaro intento politico non poteva che risolversi nell’abbraccio finale al leader dell’Unione Romano Prodi e nella �piena concordanza nelle analisi e nelle ricette� che il Professore, sommerso da numerose standing ovation, annuncia dal palco di Rimini tra il suo programma e quello della
                                                                                                                                                                                                                                                        Cgil. �Sembrava la relazione di Guglielmo�, commenta una fonte della sinistra interna, amareggiata dal tutto indistinto che � oggi la nuova Cgil. Saldamente in mano al segretario (dopo mesi di scontri � passata una lista unica per il nuovo comitato direttivo:su 161 membri, 121 sono i posti di
                                                                                                                                                                                                                                                        Epifani,23 vanno all’area di Patta e 17 alla minoranza di Rinaldini mentre oggi verr� varato un documento politico unitario),la Cgil � dunque pronta ad �aiutare il governo �. A meno che l’Unione, una volta vinto, non voglia cambiare in corsa l’agenda delle priorit�. L� potrebbero nascere le vere crepe. �La Cgil non ha scelte, deve tenere la barra dell’Unione a sinistra, facendo irrompere sui tavoli la questione sociale�, dice Paolo Ferrero, responsabile Lavoro del Prc. Giocando dunque un ruolo molto simile proprio a quello di Rifondazione. Redistribuzione del reddito e rilancio dell’apparato produttivo gli assi su cui puntare per poi rilanciare la contrattazione la filosofia della “nuova Cgil”,una linea “socialdemocratica” che punta sullo spostamento delle risorse dalla rendita a salari e pensioni e cos� far ripartire il paese, confermando un
                                                                                                                                                                                                                                                        secco no alla politica dei due tempi. E se partissero pressioni per moderazione salariale, risparmi nella spesa sociale, blocco assunzioni?
                                                                                                                                                                                                                                                        �Non solo Fiom, anche pubblico impiego, scuola e altre categorie potrebbero far saltare la maggioranza interna�, fantastica un’altra fonte. Per non dire di una Cisl e una Uil che,fuori da un quadro di ricerca unitaria, potrebbero “spiazzare” la Cgil, che sarebbe costretta a rincorrerle su aumenti salariali (Uil) e riforma contratti (Cisl). La Cgil rischia di allinearsi al governo da sola e perdere la sua autonomia? La
                                                                                                                                                                                                                                                        tesi non la sostiene nessuno, ma proprio nessuno.Tranne il presidente dell’Inca, Aldo Amoretti: �La Cgil non pu� firmare nessun patto o accordo impegnativo: si spaccherebbe o scapperebbe. Possiamo dire s� solo al dialogo sociale�. Eccesso di realismo o di idealismo, come quello di Cremaschi, segretario nazionale Fiom e unico che dice no al patto
                                                                                                                                                                                                                                                        di legislatura di Epifani e alla concertazione: �La Cgil deve restare
                                                                                                                                                                                                                                                        autonoma�.

                                                                                                                                                                                                                                                        Per il resto, l’identit� di vedute tra Prodi e la Cgil � quasi imbarazzante.
                                                                                                                                                                                                                                                        Per Carla Cantone che lo introduce � �l’uomo che ci porter� alla vittoria�. E il Prof dice convinto: �Dobbiamo riprogettare l’Italia: avete trovato uno slogan bello che � anche un impegno gravoso e lo assumiamo insieme
                                                                                                                                                                                                                                                        �.Vuole mettere fine alle precariet� e cambiare,modificare,sostituire la Moratti come la Bossi-Fini,Prodi;inoltre annuncia di voler dare �una scossa, una frustata al sistema produttivo�, mettendo il lavoro al centro dell’agenda di governo, la lotta all’evasione e l’armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie tra le priorit� della sua azione politica.
                                                                                                                                                                                                                                                        Le consonanze con la relazione di Epifani sono impressionanti: la Cgil vuole essere il suo interlocutore privilegiato, al governo, con Cisl e Uil, forse, un passo pi� indietro. Gli interventi che precedono quello di Prodi lo confermano, tutti si schierano con Prodi (e con Epifani). Tranne il leader della Fiom Gianni Rinaldini, che dice pacato e netto di condividere �il patto fiscale, ma non quello di legislatura, altrimenti il sindacato si
                                                                                                                                                                                                                                                        taglia le mani� e invoca soprattutto un radicale cambiamento, dal ritiro delle truppe dall’Iraq e Afghanistan all’abrogazione delle leggi Biagi e Moratti. Ma proprio per fugare i timori dell’ala radicale della Cgil Prodi ha usato parole chiare: �Nessuno abdichi al proprio ruolo. Il sindacato continui ad essere un interlocutore esigente, responsabile, autonomo:
                                                                                                                                                                                                                                                        un sindacato forte � indispensabile per poter riavviare la concertazione�. Miele per orecchie riformiste. Agostino Megale,presidente dell’Ires Cgil, spiega: �c’� questa, dietro il patto fiscale lanciato da Epifani� e chiede di far partire un osservatorio unitario sulla produttivit� per rilanciare la discussione con Cisl e Uil sui contratti. Nicoletta Rocchi, segretaria
                                                                                                                                                                                                                                                        confederale, riconosce: �La Cgil si � schierata con Prodi, il rapporto � solido, il programma sar� di legislatura�. I riformisti ci credono, il corpo grosso della Cgil anche la sinistra interna no e resta pronta a rompere. Ma al timone c’� Epifani, saldo e cauto: sar� lui a traghettare la Cgil dall’opposizione al governo.

                                                                                                                                                                                                                                                        sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                        Pagina 33 – Economia

                                                                                                                                                                                                                                                          FOCUS

                                                                                                                                                                                                                                                            Il macigno delle elezioni
                                                                                                                                                                                                                                                            e una Cgil senza �pericolose� divisioni

                                                                                                                                                                                                                                                            Niente accordo di legislatura con Prodi. Abolizione e non modifica della Legge 30 (Biagi) come vorrebbe il leader dell’Unione. Ma piena intesa sulla guida, o perlomeno, sul vertice allargato che condurr� la Cgil nei prossimi anni. I due segretari dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi, hanno quindi stoppato qualsiasi abbraccio �politico� troppo soffocante. Ma hanno comunque accolto l’appello all’unit� di Guglielmo Epifani, rinunciando alla propria lista per il direttivo, scelta adottata anche dalla minoranza di Giampaolo Patta. E cos� il Congresso, almeno sul piano formale, dovrebbe chiudersi dunque senza spaccature interne, giudicate evidentemente troppo pericolose a ridosso delle elezioni. E cos� il parlamentino di Corso Italia che sar� eletto oggi, vedr� 121 posti andare ad Epifani, 23 a Patta e 17 a Rinaldini. Il gruppo della Fiom in cambio potrebbe ottenere, ovviamente a elezioni politiche passate, un posto nella segreteria nazionale della Cgil. L’intesa � stata raggiunta dopo che era stata sfiorata la rottura: nessuno voleva nella propria quota un delegato vicino a Lotta Comunista, poi finito nel gruppo di Patta. Qualcuno ha protestato inoltre per l’esclusione dalla lista di Danesh Curosh, responsabile immigrazione. �Abbiamo dovuto fare molti sacrifici per accontentare tutti�, ha spiegato la presidenza del Congresso.

                                                                                                                                                                                                                                                          P. Fo.
                                                                                                                                                                                                                                                            sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                            Pagina 10 – Primo Piano

                                                                                                                                                                                                                                                              Prodi chiama la Cgil
                                                                                                                                                                                                                                                              �Ho bisogno di voi
                                                                                                                                                                                                                                                              S� alla concertazione�

                                                                                                                                                                                                                                                                DAL NOSTRO INVIATO
                                                                                                                                                                                                                                                                Francesco Alberti

                                                                                                                                                                                                                                                                  RIMINI – L’abbraccio finale con Guglielmo Epifani. L’applauso avvolgente. Flash e pacche sulle spalle. Romano Prodi si rimette in tasca i 22 fogli del discorso e incassa con un sorriso quello che sembra un lungo s� della platea. Ha appena chiesto alla Cgil e ai 1200 delegati riuniti alla Fiera di Rimini di aiutarlo �a riprogettare l’Italia�, che non � solo uno slogan congressuale, ma il filo di un discorso che il leader dell’Unione sta tessendo da mesi e che oggi ha toccato una boa importante. Prodi l’ha detto con altre parole, ma il concetto dato in pasto al pi� grande sindacato italiano � questo: �Io e il mio futuro esecutivo avremo bisogno di voi�. Di una Cgil �forte e autonoma�, capace di farsi �strumento indispensabile per il governo del Paese�.

                                                                                                                                                                                                                                                                  IL PATTO - E’ un patto di legislatura ci� che Prodi ottiene dal congresso di Rimini. E il no della minoranza interna capeggiata da Rinaldini e Cremaschi offusca solo in parte la giornata del Professore.
                                                                                                                                                                                                                                                                  �Concertazione� � la parola magica. L’esatto contrario di quanto ha fatto Berlusconi, che �con miopia e cinismo ha accantonato questo strumento�, a conferma di una visione sociale nella quale �le dame di carit� sono pi� utili del sindacato� e �i diritti vengono considerati alla stregua di lacci�. Un Berlusconi dipinto peggio del diavolo: �Votarlo � la pi� grave minaccia che si possa fare al Paese� � il grido del Professore, subito accusato dal forzista Bondi di �volere la guerra civile�.
                                                                                                                                                                                                                                                                  Prodi arriva rodato all’esame Cgil. Il primo contatto risale infatti al giugno scorso, quando il candidato dell’Unione usc� barcollante, sotto il peso di un voluminoso dossier, da un incontro nel Pistoiese con Epifani e i quadri dirigenti. �Ne ho da leggere per tutta l’estate� scherz� ma non troppo il Professore, consapevole che non sarebbe stato un gioco condire il programma dell’Unione con le ricette della Cgil. Oggi qualcosa per� si comincia a vedere se, come ha fatto, Prodi pu� permettersi di dire che �c’� concordanza tra le vostre idee e il nostro programma�.
                                                                                                                                                                                                                                                                  Togliendosi persino il lusso, al cospetto di una platea che vede la legge Biagi come il fumo negli occhi, di elogiare il tab� della flessibilit�, anche �se armonizzata con la stabilit�.

                                                                                                                                                                                                                                                                  LE RIFORME - Discorso di tre quarti d’ora, fitto-fitto. �Riforme radicali�. Azione di governo che coniughi �risanamento e sviluppo�. E poi �lotta feroce all’evasione fiscale�: non solo per togliere dalla testa degli italiani l’idea, �radicata dalla Destra�, che non pagare le tasse sia �la normalit�, ma nella convinzione che �se solo si riuscisse a recuperare un terzo dell’evasione, risolveremmo molti problemi di bilancio�. E ancora: no �a condoni e facili arricchimenti�, riduzione di 5 punti del cuneo fiscale, tassazione delle rendite finanziarie (�Escluse le pi� piccole�), incentivi alle lauree scientifiche. Prodi ripropone poi i punti forti del programma: assegno alle famiglie con figli, riduzione dell’Ici, tremila nuovi asili nido e costruzione di alloggi popolari per le giovani coppie. �Cancellata la Bossi-Fini�, la ricetta prodiana sull’immigrazione prevede il mantenimento �del tetto numerico sugli ingressi�, una selezione dei flussi che �faccia da argine alla clandestinit� e �una politica d’integrazione che abbia nell’ottenimento della cittadinanza un traguardo certo per chi nasce, vive e lavora da noi�. Chiusura nel segno del Cavaliere. Il paragone con Napoleone? �Appropriato, i suoi carri portavano i nostri quadri in Francia. Ora i carri vanno ad Arcore…�.

                                                                                                                                                                                                                                                                  sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                  Pagina 1 e 36 – Opinioni

                                                                                                                                                                                                                                                                    Cgil

                                                                                                                                                                                                                                                                      Chiedere Senza Dare

                                                                                                                                                                                                                                                                        di Michele Salvati

                                                                                                                                                                                                                                                                          Il congresso della Cgil � in pieno svolgimento ed � prematuro esprimere un’opinione solo sulla base del documento congressuale, della relazione di apertura di Epifani e dei primi interventi. Forse le conclusioni saranno diverse dalla relazione iniziale e pi� incisive. Ma se si muoveranno sulla falsariga di questa, sar� inevitabile valutare il congresso come un’occasione persa.

                                                                                                                                                                                                                                                                          Sar� stato soltanto un grande spettacolo che non � servito a lanciare alcuna idea nuova e forte, un bel rito di una grande organizzazione inscenato prevalentemente ad uso interno.

                                                                                                                                                                                                                                                                          La Cgil � preoccupata per la situazione economica italiana, cos� preoccupata che il documento congressuale porta il titolo �Riprogettare il Paese�. Quando si va per� a cercare il nuovo progetto si trova un nutrito elenco di aspirazioni dalle quali � difficile dissentire, ma nessuna indicazione delle strategie per realizzarle. Migliorare le condizioni salariali dei lavoratori dipendenti, ridurre la precariet� del lavoro, tutelare il potere d’acquisto delle pensioni, arrivare ad una istruzione pubblica di alto livello, spingere l’industria italiana sulla via alta della competitivit� e non illudersi che la via bassa, con salari infimi e lavoro precario, sia sufficiente – e non procedo perch� l’elenco � facilmente immaginabile – sono tutte aspirazioni sacrosante. Sacrosante e per� costose, o in termini finanziari, o di risorse culturali e organizzative, o di consenso politico, perch� la loro attuazione comporta spesso scelte impopolari.

                                                                                                                                                                                                                                                                          A questa obiezione Epifani potrebbe rispondere: cerca le risposte nei programmi delle due coalizioni che si stanno fronteggiando, perch� � proprio dei partiti e del governo il compito di indicare le strategie di realizzazione. Troppo facile. La Cgil � un attore sociale cos� importante che non pu� scaricare su altri l’onere di trovare le risposte e limitarsi a fare domande. Se Kennedy ingiungeva ad ogni singolo cittadino �non chiederti quanto il Paese ti pu� dare, chiediti quanto tu puoi dare al Paese�, questo vale a maggior ragione per la Cgil. Un sindacato, oltretutto, che si � sempre fatto vanto di difendere gli interessi di tutti lavoratori e pensionati (di fatto una gran parte del Paese) e non soltanto dei suoi iscritti. Un sindacato che pu� adottare o non adottare strategie rivendicative e contrattuali che hanno grande importanza su cruciali variabili economiche. Se gli accordi del ’92 e del ’93 hanno contribuito non poco a domare l’inflazione, al prezzo di rallentare la crescita dei salari reali spostando la distribuzione del reddito a favore dei profitti – e di questo il sindacato rivendica il merito – che cosa pu� ora �dare al Paese� per aiutarlo a risollevarsi da una situazione che giustamente descrive come ancor pi� disastrosa dei primi anni ’90?

                                                                                                                                                                                                                                                                          Di concertazione – parola magica di quegli anni – non si parla se non per dire che il grado di accordo tra i sindacati dev’essere maggiore di quello che � ora per poterla fare. Al suo posto compare l’idea di un �patto fiscale di legislatura� per reperire le risorse necessarie a �riprogettare il Paese�. Di che cosa si tratta? In cambio, il sindacato che cosa d�? Moderazione salariale, come nel decennio scorso? Impossibile, perch� i redditi dei lavoratori dipendenti sono rimasti indietro rispetto agli altri redditi e sono veramente bassi. Una riforma della contrattazione per venire incontro alle esigenze delle imprese e adattare i salari ai diversi livelli di produttivit� territoriali? Ma no, il contratto nazionale � difeso a spada tratta. L’accettazione di un prolungamento dell’et� lavorativa, per estrarre qualche risorsa dal sistema della previdenza? Non se ne parla nemmeno. E allora di che �patto� si tratta?

                                                                                                                                                                                                                                                                            A Epifani e alla sua grande organizzazione non chiediamo di sposare le idee di Ichino, o di Nardozzi, o di Geminello Alvi o di qualcun altro tra i tanti che hanno scritto libri di ricette sull’economia italiana o sul sindacato. Ma solo di sposare una qualche idea, di dirci chiaramente che cosa la Cgil vuol dare al Paese, come ce lo disse, con grande sofferenza, tanti anni fa.

                                                                                                                                                                                                                                                                            sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                            Pagina 7 – Politica

                                                                                                                                                                                                                                                                              IL CANDIDATO PREMIER PUNTA AD UN’ALLEANZA POLITICA

                                                                                                                                                                                                                                                                                E il sindacato si scopre partito del Professore

                                                                                                                                                                                                                                                                                analisi
                                                                                                                                                                                                                                                                                Riccardo Barenghi

                                                                                                                                                                                                                                                                                  Rimini
                                                                                                                                                                                                                                                                                  Quasi non ci crede, il segretario della Cgil. Prodi ha appena finito di parlare, Epifani passeggia verso il ristorante e appunto quasi non ci crede a quella �estrema sintonia� tra il discorso del leader dell’Unione e la sua relazione di due giorni prima. �Ho avuto l’impressione non solo che se la fosse studiata, ma anche che abbia voluto seguire quella traccia. Oltretutto rispondendoci positivamente praticamente su tutto�. Sorpreso? �Diciamo piacevolmente sorpreso�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                  Forse anche troppo, quasi come se Prodi avesse un tantino esagerato nello sposare le questioni poste dalla Cgil. Infatti il leader sindacale sta pensando a un paio di temi politici �forti� su cui puntare le sue conclusioni di oggi. Un qualcosa che sposti in avanti, aggiunga, vada oltre insomma la sintonia registrata con Prodi. Come a dire: la Cgil � anche quest’altra cosa, vuole anche altro. Magari parler� di pi� della laicit� dello Stato, questione sottolineata da molti interventi ma neanche sfiorata dal candidato dell’Unione. Oppure della pace, altro tema caro alla Cgil che Prodi non ha citato provocando parecchi malumori in un sindacato che negli ultimi anni � stato il motore politico e organizzativo delle mobilitazioni contro la guerra in Iraq. O forse chieder� di pi� delle �significative modifiche� sulla legge 30 promesse da Prodi, cos� come sulla riforma della scuola che la Cgil vorrebbe buttare va mentre l’intenzione del centrosinistra sembrerebbe quella di emendarla. Infine potrebbe spiegare che il termine �concertazione� (rivendicato e riproposto proprio dal leader del centrosinistra ma mai da Epifani) non fa pi� parte del lessico sindacale di oggi. Quello era un altro concetto, un’altra epoca.

                                                                                                                                                                                                                                                                                  Ma si tratta di divergenze su punti specifici, non certo di una differenza generale di vedute. Perch� su tutto l’impianto del discorso di Prodi la Cgil ci sta, ci si riconosce (e viceversa). Non tutta ovviamente, ma quasi. Non � poco per un possibile presidente del consiglio che si prepara a governare il Paese senza un suo partito alle spalle (e probabilmente senza neanche riuscire a costruirselo in tempi brevi). Almeno oggi pu� contare su una base sicura, sociale anche se non politica, ma comunque enorme. Cinque milioni di iscritti, radicata in qualsiasi zona dell’Italia, con un secolo di storia alle spalle e che investe il suo futuro proprio nella speranza di un rapporto positivo col �governo amico�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                  Prodi questo lo ha capito e ha deciso anche lui di investire sulla Cgil, facendone – almeno oggi, domani chiss� – una sorta di suo partito di riferimento. Non � una mossa stupida per un capo di una colazione che sa di dover fare i conti con dieci partiti, spesso e volentieri in polemica tra loro su questioni non marginali, nonch� per ragioni di visibilit� politica di ognuno di ruolo, di potere. Avere la sua base sicura nella Cgil, e magari anche negli altri sindacati, non gli risolver� tutti i problemi ma certo potr� aiutarlo. D’altra parte, Prodi per sua cultura personale e politica, l’economia la conosce, � il suo punto di forza. E conosce anche l’economia sociale: dunque � proprio su questo terreno che con il sindacato pu� – e chiaramente vuole – ritrovarsi insieme. Lo ha detto esplicitamente: �Il vostro slogan, Riprogettare l’italia, � bello ma � un impegno gravoso, gravosissimo, non possiamo farci illusione. E questo impegno ce lo assumiamo insieme�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                  Con qualche condizione ovviamente, per esempio che quel che ha detto ieri e che ha scritto nel suo Programma trovi risposte concrete negli atti del suo eventuale governo: �Se fa quello che ha detto, noi saremo con lui. E noi siamo sicuramente una base pi� sicura dei partiti, proprio perch� legati alla concretezza della vita reale�, ci spiega Epifani.

                                                                                                                                                                                                                                                                                    Tuttavia per Prodi non sar� un compito facile, non tutti i suoi alleati sono d’accordo con questa piattaforma ormai ribattezzata la piattaforma Epifani-Prodi. La Margherita di Rutelli da un lato, Rifondazione da un’altro, la Rosa nel Pugno da un terzo, infine settori sindacali spingeranno di qua o di l�. La proposta di Patto di legislatura per esempio, molti non l’hanno apprezzata: timore di legarsi le mani, di firmare una cambiale in bianco, di perdere autonomia, di infilarsi a capofitto nel ruolo del sindacato amico, qualcuno dice addirittura �collaterale�. E stavolta neanche a un solo partito come quando c’era il Pci, ma direttamente al governo.

                                                                                                                                                                                                                                                                                    sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                                    Pagina 7 – Politica

                                                                                                                                                                                                                                                                                      CONGRESSO DI RIMINI – SINTONIA CON LE ANALISI E LE SOLUZIONI DEL SEGRETARIO EPIFANI. BONDI: HA SCELTO LA SINISTRA RADICALE

                                                                                                                                                                                                                                                                                        Prodi alla Cgil: la vostra ricetta � la mia

                                                                                                                                                                                                                                                                                          All’ovazione della platea: �Cancelleremo la precariet� del lavoro�

                                                                                                                                                                                                                                                                                          Roberto Giovannini
                                                                                                                                                                                                                                                                                          inviato a RIMINI

                                                                                                                                                                                                                                                                                          Quando uno viene accolto con tre standing ovations, evidentemente vuol dire che grandi problemi non ce ne sono. E con la platea del popolo cigiellino, ieri, il leader dell’Unione Romano Prodi si � trovato davvero benissimo: invitato dalla presidenza a �vincere per cacciare la destra�, ha preso un mucchio di applausi, prima durante e dopo il suo intervento. Un successo che non � stato soltanto di stima: come confermavano i visi sorridenti dei dirigenti della Cgil, il candidato premier del centrosinistra ha sostanzialmente detto un netto e chiaro �s� a tutte le proposte di politica economica, fiscale e sociale lanciate nella relazione di Guglielmo Epifani. S�, dunque, a una cancellazione della precariet� del mercato del lavoro, s� a una �feroce lotta all’evasione�, s� a respingere l’idea di una politica dei due tempi, s� a una rivalorizzazione del lavoro e dell’industria, s� all’integrazione degli immigrati.

                                                                                                                                                                                                                                                                                          Ieri al Palafiera riminese qualcuno – ricordando la famosa scena al convegno confindustriale di Parma del 2001 tra Silvio Berlusconi e Antonio D’Amato – ironizzava su un remake tra Prodi e la Cgil di quell’indimenticabile �ho copiato io il tuo programma, o sei tu che hai copiato il mio?�. Vero � che la sintonia tra il sindacato e il leader dell’Unione � apparsa pressoch� totale. Con qualche modesta (ma non irrilevante) eccezione: Prodi – che ha parlato soltanto di politica economica – non ha detto una parola sul qui richiestissimo ritiro delle truppe italiane dall’Iraq e Afghanistan. E ha deluso gli insegnanti, ricordando che la riforma Moratti non verr� completamente azzerata. Concludendo il suo intervento, pur esaltando il ruolo del sindacato (che deve essere �un interlocutore forte, esigente, responsabile ed autonomo�), Prodi ha poi un po’ minacciosamente avvertito che le confederazioni devono tutelare i diritti, �ma siamo giunti a un punto – ha spiegato – per cui non possiamo pensare che tutelare significhi conservare�. Insomma, nella prossima legislatura il sindacato potrebbe anche trovarsi costretto a mandar gi� qualche boccone amaro, se � vero che gli si chieder� �una disponibilit� radicale al cambiamento�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                          Ma questi saranno problemi del domani. Oggi � praticamente idillio, con Prodi che esordisce affermando che lo slogan del congresso (Riprogettare l’Italia) �� un impegno che ci assumiamo insieme�, che vede �una concordanza sulle ricette e le politiche che dopo mesi di lavoro abbiamo proposto nel nostro programma�. Concordanza che � totale anche sulla fotografia del critico stato di salute del paese, incagliato in un declino produttivo senza precedenti e in un �disastro finanziario� da cui si pu� uscire soltanto �dando al paese una scossa�. �Non � possibile una politica dei due tempi, che faccia precedere il risanamento finanziario agli interventi per lo sviluppo e la redistribuzione del reddito�. Reagire si pu�, con un pacchetto di �riforme radicali�. La prima riguarda il fisco: niente pi� condoni e �facili arricchimenti�, �lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva�, una nuova tassazione delle rendite finanziarie che lasci intatti i piccoli patrimoni, il taglio del �cuneo� che grava sul costo del lavoro. Bisogna eliminare la �inaccettabile precariet� permanente che sta distruggendo una generazione di giovani� contenuta nella legge Biagi; una generazione �che rischia di essere frustrata nelle sue aspirazioni e di essere condannata ad un domani di pensioni miserevoli�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                          Affermazioni che hanno fatto insorgere Forza Italia e il coordinatore Sandro Bondi ha dichiarato che �Prodi ha rinunciato a rappresentare le posizioni del cattolicesimo democratico per approdare alle tesi pi� radicali e massimaliste della sinistra e dell’estremismo sindacale�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                          Detto che il rialzo dei tassi deciso dalla Bce � pericoloso, per tornare a crescere serve una politica industriale basata su tecnologia, aggregazione di imprese, sostegno alla internazionalizzazione, sviluppo di nuovi settori con grandi progetti di ricerca co-finanziati dal pubblici. E ancora, difesa della sanit� e della scuola pubblica, valorizzazione della donna nel lavoro, iniezioni di competizione per i livelli professionali medio-alti. Quanto alla presenza degli immigrati, deve sparire la Bossi-Fini; chi nasce e cresce in Italia poi, �deve essere considerato cittadino italiano a tutti gli effetti�. Con un sindacato �forte, responsabile ed autonomo�, conclude Prodi, �� possibile riattivare il prezioso strumento della concertazione che con grande miopia e cinismo � stato accantonato�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                            Poche le tensioni sul versante interno. Anche perch� dopo una dura mediazione, alla fine le tre �anime� della Cgil (maggioranza di Epifani, l’area che fa riferimento al segretario Gian Paolo Patta, l’area Rinaldini-Cremaschi) hanno concordato di presentare una lista di candidature unica e �bloccata� per l’elezione dei 161 membri del direttivo, il �Parlamento� confederale: 121 fanno riferimento ad Epifani, 23 a Patta e 17 a Rinaldini.

                                                                                                                                                                                                                                                                                            venerd� 3 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                                            Pagina 5

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                                                                                                                                                                                                                                                                                              Nella relazione di Epifani sparisce la cancellazione della legge 30 e l’abolizione di cococ� e a progetto

                                                                                                                                                                                                                                                                                                ANTONIO SCIOTTO

                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Il programma dell’Unione ha fatto il suo effetto: giudicato �positivo� da Guglielmo Epifani in apertura del Congresso, ha attirato come una calamita temi forti della Cgil, e li ha diluiti. Prendiamo ad esempio il tema del lavoro precario, che riguarda ormai pi� di quattro milioni e mezzo di persone in Italia, di cui almeno un milione e mezzo cococ� e a progetto: utilizzati come dipendenti ma con diritti, tutele e compensi dimezzati. Ebbene, rileggendo attentamente la relazione introduttiva di Epifani, si vedono sparire alcune parole chiave contenute nelle tesi in discussione allo stesso Congresso, sulle quali hanno votato – lo ha ricordato il segretario generale – pi� di 1 milione e 600 mila iscritti, approvandole a larga maggioranza. Ci riferiamo in particolare alla tesi 5, �Un’occupazione solida e stabile�, quella che offre appunto delle proposte per riqualificare il lavoro. Tenuto conto che Epifani non poteva certo recitare interamente le tesi, e che ha necessariamente sintetizzato nella sua relazione, ci � sembrato per� di vedere un avvicinamento alla versione �al ribasso� offerta dall’Unione sui temi della precariet�. Un peccato, perch� invece le tesi congressuali della Cgil, e le quattro proposte di legge votate nel 2002 (l’anno dell’articolo 18) da cinque milioni e mezzo di persone sono molto pi� avanzate e condivisibili rispetto al programma del centrosinistra.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Ci spieghiamo. Innanzitutto � scomparsa la richiesta della cancellazione della legge 30. Nella tesi 5 � vero che si usa la formula ripresa fedelmente due giorni fa dalla relazione: �andare oltre la legge 30, ribaltandone la filosofia: vanno cancellate le norme che precarizzano il rapporto di lavoro�. Ma poco pi� avanti, sempre nella tesi 5, si dice anche: �questo significa per noi cancellare la legge 30 e sostituirla con un sistema di norme e diritti complessivamente alternativo�. Certo il futuro governo di centrosinistra – se ci sar� – non si pu� bloccare sulle dispute nominalistiche, �cancellare tutto� o �superare cancellando parti�, ma bisogna capire la sostanza delle modifiche richieste, altrimenti rinunciare alla cancellazione tout court di una legge che ha aggravato la precariet� pu� essere deleterio.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                      E qui passiamo al secondo corno del problema, pi� sostanziale. Che ne sar� dei cococ� e cocopr�? Nella tesi 5 la Cgil propone �un concetto allargato della dipendenza economica come fondamento dei diritti, delle tutele e dei costi cui deve far fronte l’impresa, attraverso una ridefinizione di "lavoratore economicamente dipendente" cui far corrispondere l’equiparazione dei diritti e dei costi�. E’, in pratica, una delle quattro proposte di legge Cgil: riformare l’articolo 2094 del codice civile, separando nettamente gli economicamente dipendenti dagli economicamente autonomi, e sopprimendo cos� l’area grigia dei �parasubordinati� (i cococ� e cocopr�). Nella relazione di apertura del Congresso, di questo prezioso progetto non si fa menzione: si dice che �bisogna tornare a fare del contratto a tempo indeterminato la normale forma di lavoro, limitando altre forme di contratto all’eccezione�, aggiungendo poi che �non si dovranno pi� avere costi diversi e pi� bassi per le forme di lavoro flessibili�. Dunque si � preso in pieno quello che propone l’Unione: 1) Non si chiede l’eliminazione dei cocopr�; 2) Ci si accontenta di una equiparazione dei costi (il �non devono costare meno� del testo del centrosinistra), dimenticando purtroppo l’equiparazione dei diritti, sicuramente un grosso risparmio per le aziende.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                      venerd� 3 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Pagina 5

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Il dibattito congressuale non ha toni tali da far passare in secondo piano il fatto che qui si celebra anche il centenario della Cgil. La mostra intitolata ai �Costruttori� nello splendido scenario della Rocca Malatestiana di Rimini � soltanto uno dei momenti, anche se molto significativo, di una lunga serie di iniziative che attraverseranno tutto l’anno in corso, per festeggiare i cento anni del sindacato. Decine di quadri e parecchie sculture provenienti da musei e gallerie d’arte moderna, dalle collezioni storiche della Cgil, da collezioni private, con firme prestigiose come Carr�, Boccioni, Dazzi, Sironi, per poi passare ai pi� recenti Guttuso, Sughi, Zigaina. Presenze che dicono quanto il lavoro manuale, la fatica muscolare, abbia sollecitato la creativit� artistica al tempo in cui l’ingiustizia e l’ansia di riscatto si coniugavano quasi senza troppe mediazioni culturali nell’icona del lavoratore – non diciamo �sovietico� – colto nella quotidianeit� dello sforzo.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Un altro capitolo � la mostra fotografica �Ritratti�, prodotta da Filippo Onorati, che riporta questa fisicit� delle persone concrete nei loro luoghi di lavoro, nei territori, perch� l’attivit� lavorativa pu� essere a volte anche indirizzata alla produzione di merci immateriali, ma non � questo il dato rilevante: che resta il rapporto di subordinazione, contrattualizzato o addirittura in nero. Convegni e ricerche (su Agostino Novella, i �mondi femminili�, l’emigrazione italiana, la presenza dei giuslavoristi, ecc), il progetto �Archivi storici�, attivit� editoriali, concerti musicali e realizzazioni multimediali o teatrali completano un quadro che di mese in mese sar� opportuno segnalare all’attenzione del pubblico pi� attento, interessato a come � cambiato il mondo del lavoro dal 1906 ai giorni nostri. I temi dei grandi dibattiti, le facce riprese dalle macchine fotografiche o dai film, i libri.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          venerd� 3 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Pagina 5

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          NO CORRECT

                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Che spina, la Carta!

                                                                                                                                                                                                                                                                                                              CARLA CASALINI

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Un tema davvero �scorretto�, visto che non brilla nel dibattito politico italiano, a destra come a sinistra, � la Costituzione. Per la verit� � addirittura la destra a ricordarsene di pi�, se non altro per i suoi burrascosi �patti interni�, come ha rimarcato Berlusconi: �Tutti i partiti della Cdl hanno firmato il programma� – compresa la rivendicazione della Lega sulla devolution con l’imposizione di una presa di posizione preventiva di tutti gli �alleati� del Cavaliere sul referendum che vorr� cancellare lo smantellamento della Costituzione varato dalla destra. Quel che stupisce � invece l’assenza sul tema dei partiti dell’Unione. Brucia ancora il precedente sconcertante del governo di centrosinistra che per un pugno di voti impose, nel suo finire, la prima manomissione costituzionale che andava proprio nella direzione che poi i berlusconidi imboccarono con ben pi� decisa baldanza? O resta nell’Unione il retropensiero di alcuni che in quella medesima direzione vorrebbero confermare – �ma se fatto da noi � diverso per definizione� – un sim �ammodernamento� della Costituzione?

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Ieri il congresso della Cgil non poteva essere sede pi� opportuna – proprio per l’impegno che il sindacato ha profuso nella campagna sul referendum – per la tavola rotonda che nel pomeriggio ha affrontato l’ingombrante tema �Costituzione� rispetto al soggetto �lavoro� e dunque alla sua rappresentanza tradizionale, �il sindacato�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Fra i partecipanti, a discuterne con Guglielmo Epifani, l’ex vicepresidente al senato di An, Domenico Fisichella, passato all’Unione nella formazione della Margherita, che insiste sulla rilevanza democratica della forma �contratto nazionale�, e invita il sindacato a difenderla e a rivendicare, pur nella riaffermazione della propria �autonomia�, una �dimensione politica�, nella battaglia contro il sentimento dell’�antipolitica�. Gustoso,al proposito,il commento in alcune agenzie di stampa che trovano �inaspettato� l’intervento di Fisichella, evidentemente ignare del suo pensiero (basti il suo intervento alla presentazione del libro dell’inglese Colin Crouch sulla �democrazia�).

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      L’accento forte su cosa sia democrazia l’ha posto anche Mino Martinazzoli, secco nel richiamare che alla �democrazia� per essere pensata e esistere � essenziale non solo la �libert� ma insieme la tensione alla giustizia e l’�uguaglianza� – co-premesse della libert�, misura ineliminabile di quella democrazia – �che oggi � messa a rischio, e sarebbe bene saperlo� – dopo il ribaltamento prodotto dalla cosiddetta �riforma� del centrodestyra, una vera e propria nuova �costituzione� fatta �in modo surrettizio�. Ma per carit�, raccomanda Martinazzoli, dopo il referendum non ci si metta di nuovo il centrosinistra a �toccarla�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Di Giuliano Amato, di come � intervenuto ieri rivolgendosi a Guglielmo Epifani, possiamo solo rilevare ancora una volta la sua complessione �metereopatica�. Infatti, trovandosi a casa della Cgil, nella sede del suo congresso nazionale, Amato ha scelto una difesa incondizionata del sindacato come �caposaldo�, nella Costituzione, della democrazia, invitandolo ad agire oggi, contro un �clima che tira nel senso di mettere in discussione il suo ruolo� non diversamente da come furono prese di mira le �associazioni intermedie dopo la rivoluzione francese�. Ironico nell’ascoltare l’ultima performance di Amato Giorgio Napolitano, che poi ufficialmente ha esordito, nel suo intervento, sulla terribile impressione dell’�ambiente degradato, decaduto� che gli ha fatto il parlamento quando, abbandonatolo nel 1996, vi � ritornato nel 2001.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Il filo forte di una tradizione che nella Costituzione nata nel dopoguerra ha affermato uno spirito e una lettera �rivoluzionaria� – �il capitale non � mai citato, il lavoro ne � pietra miliare� – l’ha tirato Luciana Castellina. Rimarcando il suo significato di critica pratica alla costituzione liberale (niente libert� senza uguaglianza) e il compito che consegna di nuovo alla pi� stretta attualit�, a una sinistra che in buona parte ha contribuito alla solitudine del �lavoro�, accettando come �ineluttabili� gli effetti della �globalizzazione�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Pagina 11 – Interni

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            IL SINDACATO

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              La Fiom contesta l�asse con Prodi: "Battere Berlusconi ma salvaguardare la nostra autonomia"

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Azzerare o ritoccare le leggi Cdl
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                lo scoglio del "Patto di Rimini"

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Marigia Maulucci: quando Romano sar� premier non lo applaudir� pi�

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    dal nostro inviato
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Roberto Mania

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      RIMINI – �E� con grande piacere ed onore, e soprattutto, interpretando il desiderio di tutti, con l�augurio di vincere contro Berlusconi, per cacciare la destra dal governo del Paese, che do la parola a Romano Prodi�. Basta questa frase della segretaria confederale Carla Cantone, per comprendere come ieri il congresso della Cgil abbia accolto il candidato premier del centrosinistra. Ancor pi� della doppia standing ovation, prima e al termine del suo intervento. Un�accoglienza senza precedenti, come � inedita la scelta di schierarsi, con tale nettezza, nella campagna elettorale. Frutto del bipolarismo, ma in particolare della marginalit� politica alla quale � stato costretto il sindacato (non solo la Cgil) in questi cinque di governo della Casa delle libert�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Ora la Cgil, come Cisl e Uil, scommette sulla vittoria di Prodi. Da qui il "Patto di Rimini", dopo quello di Parma, nel 2001, tra Berlusconi e D�Amato. Un patto non tanto per avere un governo-amico, quanto perch� – come dice dal palco il segretario confederale Paolo Nerozzi, uomo-cerniera tra le varie anime politiche della confederazione – �quello in uscita � un governo nemico�. Concetto chiave per spiegare la sintonia, talvolta il ricorso alle stesse parole, tra il programma dell�Unione e le proposte della Cgil. Sintonie che non disturbano Corso d�Italia: �Non abbiamo assolutamente alcun imbarazzo�, sostiene Achille Passoni, membro della segreteria diventato una sorta di ambasciatore con i partiti della sinistra.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      �Io – dice allora Marigia Maulucci, cofferatiana non pentita – mi batto perch� Prodi diventi a Palazzo Chigi il mio interlocutore. Ma a quel punto non mi alzer� pi� per salutare il suo ingresso in sala�. A quel punto Prodi sar� il presidente del Consiglio, non un alleato del sindacato. Le strade dovrebbero dividersi. Lo sa bene lo stesso Professore quando nel ‘96, sempre a Rimini, trov� ben altra accoglienza al congresso della Cgil pronta alla sciopero contro un tasso di inflazione programmato troppo basso, considerato inadatto alla tutela del potere d�acquisto delle retribuzioni. Proprio l� Prodi accett� le richieste del sindacato. Erano gli anni della concertazione. Che potrebbe tornare ed essere aggiornata ai cambiamenti. L�ha detto Prodi, ma anche nella Cgil se ne torna a parlare: �Chiamatela come volete. Chiamatela "Pippo" ma quella � la strada� dice Nerozzi.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Eppure le incognite ci sono, se non altro perch� � una partita in due tempi: prima quella contro Berlusconi, poi quella per la nuova concertazione. C�� un verbo – ad esempio – che Prodi non usa: �cancellare�. Di cui abusano, al contrario, i sindacalisti della Cgil. Gianni Rinaldini, leader dei duri della Fiom, lo pronuncia per la legge 30; Enrico Panini, segretario del sindacato della scuola, per le riforme Moratti; Nerozzi per la Bossi-Fini.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Ma c�� anche chi si preoccupa della "fase costruens". Susanna Camusso, capo della Cgil della Lombardia, ricorda che cancellare la legge 30 non significa di per s� �dare una risposta per fare tornare nel mercato del lavoro gran parte dei lavoratori precari�; Valeria Fedeli, segretario generale della Filtea, chiede al �caro presidente Prodi� di �non dimenticarsi della crisi del tessile�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Un sindacato di governo, come ha detto il diessino Pierluigi Bersani? Agostino Megale, presidente dell�Ires, dice di no e ricorda l�assunzione di responsabilit� della Cgil nei momenti pi� difficili della Repubblica. Ma c�� chi teme quella deriva. Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom con tessera di Rifondazione: �Non trasformiamo il congresso in un referendum di gradimento a Prodi. Certo che come sindacalista auspico un cambiamento profondo del quadro politico ma non identifico la mia posizione con il candidato premier del centrosinistra. Ci sono differenze tra le strade della politica e quelle del sindacato. I patti di legislatura li fanno i partiti, noi abbiamo altri strumenti: aprire le vertenze, mobilitarci, trattare, accordarci o andare al conflitto. L�autonomia e l�indipendenza del sindacato vanno salvaguardate�. Oggi la replica a Epifani che ha gi� ottenuto il primo successo: le conclusioni unitarie del congresso. Ma il futuro � legato al Patto di Rimini.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Pagina3

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Prodi alla Cgil: facciamo ripartire l’Italia

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Il Professore offre un �patto� al sindacato. �Occorrono riforme radicali�
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          �Un’eventuale vittoria di Berlusconi � la pi� grave minaccia per il Paese�

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            di Ninni Andriolo
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            inviato a Rimini

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              "INSIEME". La parola ricorre spesso nelle ventidue cartelle di un discorso che i delegati al congresso accompagnano con ripetuti applausi. � il giorno di Romano Prodi. Il giorno che mette in evidenza un feeling non recente. Tornano alla mente le parole pronunciate dal Professore nel giugno scorso, durante un incontro nel Pistoiese con il gruppo dirigente della Cgil. "Datemi una mano, ho bisogno di voi", chiese allora ad Epifani e agli altri. Prodi usc� da quel vertice con due valige colme di documenti e l’invito a "studiare" la montagna di contributi sindacali al programma di governo. Sono passati nove mesi da allora. A giudicare dai ripetuti abbracci con il segretario generale, dalla standing ovation che lo ha accolto e a quella che lo ha salutato alla fine del suo intervento, ieri il Professore � stato promosso a pieni voti. Questo non significa che ci sia identit� di vedute in ogni caso, di tutti e su tutto. E’ la speranza, per�, che mette d’accordo. La speranza che un governo Prodi abbatta domani il muro d’incomunicabilit� che separa oggi sindacato e Palazzo Chigi. E’ un problema di "metodo" prima ancora che di ricette utili a "riprogettare l’Italia". Prodi non chiede alla Cgil, e indirettamente alla Cisl e alla Uil, di "abdicare al proprio ruolo". Vuole, anzi, "un interlocutore forte, esigente, responsabile e autonomo", indispensabile anche "per riattivare il prezioso strumento della concertazione che con grande miopia e cinismo � stato accantonato". E se � vero che il richiamo alla concertazione, ieri, � stato applaudito meno di altri, � anche vero che, al di l� delle parole, la platea ha apprezzato molto l’inversione di tendenza proposta dal Professore. Certo, alla fine il governo dovr� assumersi la responsabilit� di decidere, sottolinea Prodi. Prima, per� bisogner� discutere le scelte da compiere con le parti sociali, a lungo e a fondo. Un modo di ragionare radicalmente diverso da quello di Berlusconi. E il Professore cita, a mo’ di esempio, il lavoro di tre studiosi che, "analizzando 111 interventi del premier, hanno notato, per quanto riguarda il mondo del lavoro, che i riferimenti di Berlusconi a questa sfera non contemplano mai la parola ‘diritti’. Mentre appare con frequenza la parola ‘bisognosi’. Il che – commenta ironico – esprimerebbe una visione sociale per cui le dame di carita’ siano piu’ utili del sindacato”. "Lavorare insieme", quindi. Per "far ripartire l’Italia" che oggi � sull’orlo del declino. Qualche ora piu’ tardi, durante il tour elettorale nelle Marche, il Professore definir� l’eventualit� che il Cavaliere possa vincere le elezioni "la piu’ grave minaccia per il Paese". Parole dure alle quali Prodi aggiunger� le frasi su Berlusconi-Napoleone: due secoli fa l’imperatore francese portava i tesori d’arte italiani in Francia, oggi il premier porta, metaforicamente "i quadri verso Arcore".

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                L’Italia si rimette in piedi, in sostanza, facendo gli interessi di tutti e non quelli di alcuni. E le premesse per un lavoro positivo con il sindacato sono confortanti. "Senza neanche bisogno di discutere molto abbiamo raggiunto lo stesso tipo di conclusione sullo stato economico e sociale del Paese – spiega Prodi, ricordando la relazione di Epifani – Non credo di sbagliarmi se affermo che vi sia anche concordanza con il programma dell’Unione". E all’Italia serve "una scossa, una frustata". Non bastano, infatti, piccoli aggiustamenti, ma occorrono riforme radicali”. E la ricetta giusta non � "la politica dei due tempi, che faccia precedere il risanamento finanziario agli interventi per lo sviluppo e la redistribuzione del reddito".

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  "La destra ci lascia in eredita’ un Paese diviso – accusa Prodi – Gli italiani sono divisi fra chi si e’ sfacciatamente arricchito e chi ha poco; tra chi ha evaso il fisco ed e’ stato premiato con una raffica di condoni e chi ha pagato le tasse fino all’ultimo euro”.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Il fisco, quindi, uno degli argomenti centrali della relazione congressuale di Epifani. Anche il Professore parla di "patto" che chiuda "il tempo degli arricchimenti e dei facili condoni". La "lotta feroce all’evasione fiscale e contributiva”, tra l’altro, servir� a trovare risorse utili per far ripartire il Paese. L”evasione fiscale, infatti, in Italia e’ a tali livelli che ”solo con il recupero di un terzo si risolverebbero molti dei nostri problemi”. E l’Italia ”e’ anche il Paese in cui viene riconosciuto un vantaggio fiscale alla rendita mentre viene penalizzato il reddito prodotto dall’impresa e dal lavoro”. Una ”perversione dei valori” sociali. E l’Unione agira’ ”per rendere uniforme il sistema di tassazione delle rendite finanziarie, escludendo pero’ i redditi prodotti dai piccoli patrimoni frutto del risparmio familiare”. Allo stesso tempo si dovra’ ”ridurre subito, e sensibilmente, l’eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente, cinque punti in meno nel primo anno di legislatura". Una "riduzione del cuneo fiscale che consentir� il "riaggancio all’Europa, un nuovo ciclo di investimenti, la ripresa dei consumi e la contrazione dell’area del precariato”. E Prodi riceve l’applauso anche quando dice che l’Unione non � "contro la flessibilit� che serve alle imprese per essere competitive", ma che il centrosinistra, per�, "� assolutamente contrario alla precariet�". Perch� l’Italia torni a crescere, per�, � necessaria anche una nuova politica industriale e una "competitivit�" basata su "Universita’ che sappiano formare i giovani, su piu’ lauree scientifiche e tecnologiche, su distretti tecnologici collegati con gli atenei". Occorre liberare "’energie", quindi. Anche quelle che "possono arrivare da una maggiore presenza delle donne dove si decide, mettendo in soffitta le discriminazioni che nei loro confronti ancora ci sono nel mondo del lavoro in termini di salari e carriere". Un discorso "nel merito dei problemi". Il congresso apprezza. E, alla fine, in piedi, i delegati riserveranno al Professore un lunghissimo applauso.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Pagina2

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Quell’ abbraccio radical-riformista

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Bruno Ugolini

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Non � solo l’abbraccio tra Romano Prodi e Guglielmo Epifani quello che sigilla il Congresso della Cgil giunto alle sue ultime battute. E’ l’abbraccio tra l’uomo che fra un mese – come si augura la presidente di turno, Carla Cantone – sar� il leader di un nuovo governo e l’intera platea dei delegati. Un abbraccio radical riformista visto che qui, nel grande salone della Fiera di Rimini, a battere le mani sono proprio tutti. Quelli che si considerano radicali, magari pi� a sinistra del segretario generale e quelli che si considerano portatori di un saldo riformismo. Battono le mani i metalmeccanici di Gianni Rinaldini e gli studiosi dell’Ires guidati da Agostino Megale. Anche se poi, nei commenti, negli interventi, esprimono magari opinioni diverse. Ma tutti sono d’accordo sul fatto che siamo di fronte ad un Paese da rifare e che il primo obiettivo � superare il governo di centrodestra. E’ il match di aprile. E poi si vedr�. Non per quanto riguarda gli aggettivi (governo amico? governo agnostico?). Il problema, come sempre, sar� di contenuti e su questo si giudicheranno i futuri governanti.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Un antipasto lo ha consegnato il capo dell’Unione. Non � giunto al congresso in visita di cortesia e non si � presentato come una specie di venditore di tappeti. Non ha fatto promesse mirabolanti, onde strappare facili consensi. La Cgil lo aveva accolto con una raffica d’interventi, culminati con le parole di Paolo Nerozzi che tratteggiava un sindacato non conformista, magari un po’ disobbediente come suggeriva Vittorio Foa. Era un mirino puntato su tutte quelle leggi che hanno toccato gangli vitali del Paese: la scuola, il mercato del lavoro, l’emigrazione, la scelta tra pace e guerra. Romano Prodi non ha detto: cancelliamo tutto, come se fosse un mago con tanto di bacchetta magica. Ha delineato un processo di governo che dovrebbe portare a risultati di cambiamento. Non slogan ma ragionamenti, un mutamento di rotta. Con una significativa puntualizzazione. Il centrosinistra, a sua volta, non si aspetta un sindacato "amico", ossequiente. Ha bisogno, semmai, di un interlocutore "forte, esigente, responsabile ed autonomo".

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              La nuova concertazione del centrosinistra sar� fatta su queste basi. Solo la Cgil parteciper� a tale dialogo costruttivo? A leggere molti dei giornali di ieri parrebbe di s�, visto che dipingono gli interventi di Savino Pezzotta e Luigi Angeletti come discorsi di antagonisti irriducibili della Cgil. Lo stesso Epifani protagonista odierno dell’abbraccio con Prodi. E allora, per conseguenza, sia Pezzotta cheAngeletti sarebbero contro Prodi. Eppure il primo � stato tentato d’accettare la candidatura per la Margherita nelle prossime elezioni e il secondo sostiene, con la Uil, l’elezione tra i Diesse di Giorgio Benvenuto e Pietro Larizza. Anche per questo crediamo che quei giornali abbiano preso un abbaglio e abbiano confuso una giustificabile affermazione di autonomia con un’ostilit� nei confronti di chi vuole salvare il Paese. E di chi aiuta in questa non disdicevole operazione.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              sabato 4 marzo 2006

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Pagina2

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Il leader di Confindustria: l’Italia non merita la crescita zero. Le imprese si guardino dentro

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Milano
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  �Abbiamo bisogno di un sindacato moderno. L’innovazione deve andare dalla scuola e dall’universit� anche al sindacato. Qualche sindacalista deve capire che il mondo sta cambiando e dare un contributo alla competitivit�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, intervenuto ad un convegno sull’innovazione, commenta a distanza il dibattito in corso al congresso della Cgil. E non nasconde una certa delusione. Montezemolo non fa nessun riferimento alla questione della riforma del modello contrattuale – tanto cara ai vertici di viale dell’Astronomia – che dopo gli interventi di Epifani e Angeletti (ma anche di Pezzotta) sembra allontarsi, ma il suo intervento si colloca sulla scia di quello del vicepresidente, Alberto Bombassei, che al termine della relazione di apertura non aveva nascosto la propria delusione.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Pi� in sintonia con il sindacato � invece apparso quando ha espresso il proprio giudizio sulla situazione economica. �Questo paese – ha detto Montezemolo – non merita la crescita zero. Crescita zero in un momento di cos� forte dinamismo nel mondo significa andare indietro�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        �Mai come in questo momento gli imprenditori non devono chiedere ma devono guardare in casa propria – ha aggiunto poi il presidente degli industriali -. Le imprese chiedono mezzi migliori e migliori condizioni per fare il proprio mestiere. Non chiedono aiuti a fondo perduto e magari ottenuti attraverso l’intermediazione della politica. E parliamo di imprese che non si rifugiano certo in mercati protetti. Imprese che guardano alla Cina come opportunit� e non come un pericolo purch� di tratti di concorrenza leale e non si sia costretti a competere con una mano legata dietro la schiena�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          �Le imprese che vogliono crescere guardano a tre filoni – ha concluso – innovazione, concorrenza, internazionalizzazione, punti che rappresentano pilastri per la crescita futura. Pi� concorrenza significa pi� meritocrazia. Vince chi � pi� bravo degli altri, nelle banche, nell’universit�, nella pubblica amministrazione, nel Paese�.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Il presidente degli industriali � tornato a ribadire la necessit� di maggiori investimenti nella ricerca. Le grandi imprese, che rappresentano meno dell’1% del Paese mettono insieme il 70% della ricerca privata in Italia, ha sottolineato Montezemolo, aggiungendo che occorre un trasferimento della ricerca dalle universit� alle imprese, anche e soprattutto a quelle medio-piccole.