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Si è chiuso il XIII Congresso della Filcams, con l’intervento di Susanna Camusso,segreteria confederale.690 i partecipanti, rieletto Franco Martini segretario generale della categoria.

Oltre 300 aziende a rischio, più di 55 mila lavoratori che potrebbero perdere il posto. È pesante il bilancio della crisi per il commercio e turismo, ancora più provati perché privi dei normali ammortizzatori. «Finora abbiamo fatto fronte con la cig in deroga – spiega FrancoMartini, segretario generale della Filcams Cgil – Ma questa si va esaurendo e quindi abbiamo bisogno di mezzi più strutturali contro le emergenze». Oggi si chiude la tre giorni del congresso Filcams, a Riccione, e Martini traccia un bilancio. Dunque la crisi sta picchiando duro. Come reagite?
Ci sono due vie per dare una risposta. Per tamponare esistono gli ammortizzatori, ma mentre gli altri settori hanno quelli ordinari e straordinari, noi abbiamo solo la cassa in deroga, finanziata dalle Regioni. L’abbiamo usata per evitare più licenziamenti possibile, ma si sta esaurendo. Per questo nei prossimi mesi rischiamo di vedere un effetto pesante sull’occupazione. L’altra via, quella che abbiamo cercato di tracciare al congresso, è quella dello «sviluppo sostenibile». Basta con il commercio basato sull’«iper», sul consumo alla massima potenza: si deve cambiare. Ma i grandi consumi non portano più lavoro per voi?
Non è così. I moderni format della grossa distribuzione, come i centri commerciali e gli ipermercati, sono strutture che alimentano lavoro precario e malpagato: vi sono impiegati giovani part time o a termine, e questo alimenta nelle persone una grande incertezza esistenziale. Il sindacato si deve porre il problema della qualità del lavoro, non solo preoccuparsi del fatto che i posti ci siano o meno. Va anche ribaltato l’assioma secondo cui il terziario vuole fagocitare il manifatturiero. Ad esempio su Termini Imerese: non siamo affatto favorevoli a sostituire la fabbrica con un centro commerciale. Si perderebbe una fonte di lavoro ben strutturato, a fronte di posti precari e dunque di una base economica più debole. Eppure anche il terziario ormai avanza a grandi passi in Italia. Sì, certo, e ha numeri ragguardevoli. Nel commercio lavorano almeno 3 milioni di persone, mentre tra turismo e ristorazione passiamo dagli 800 mila della bassa stagione agli 1,5 milioni di quella alta. Senza tener conto del nero. Maoggi si rischia di andare indietro: grossi gruppi come la Carrefour chiudono al sud e licenziano. Il ministro Gelmini taglia i fondi per le scuole e mette a repentaglio i posti delle operatrici di pulizia. Per tutti questi motivi, tra l’altro, chiediamo una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali: i nostri lavoratori devono avere tutti gli strumenti, come è negli altri settori. Il congresso in Filcams si è chiuso con 90,9% alla mozione Epifani e 9,1% alla due. Ora chiedete una resa dei conti? No, chiediamo unità. Governo e Confindustria vogliono isolare la Cgil e adesso non dobbiamo dividerci. La nostra linea è emersa in modo chiaro al congresso, ora devono seguirla tutti.

«Una Filcams che sia soggetto politico, non solo categoria sindacale», che metta in campo progetti ispirati ad un «maggior equilibrio tra i fattori del consumo e gli interessi rappresentati, consumatori, imprese, lavoro ». Così Franco Martini immagina il futuro del suo sindacato, riunito fino a domani a Riccione per il 23esimocongresso nazionale. Non a caso il titolo che campeggia sul palco del Palacongressi è “Il futuro sostenibile del lavoro terziario”.
SOGGETTO POLITICO Commercio, turismo e servizi, sono settori che nell’ultimo anno sono rimasti sfiancati dalla crisi, con 23mila «lavoratori a rischio», di cui 21mila nel commercio, e 170aziende coinvolte in procedure di mobilità o cassa integrazione. Per questo, dice Martini agli oltre settecento delegato riuniti in riviera, di fronte a nuove emergenze bisogna ripensare il sindacato: farne un’organizzazione in grado di «costruire nuove soluzioni, praticare nuove vie. Ma questo presuppone il coraggio dell’innovazione, la capacità di rimettere in discussione certezze consolidate nel tempo e dalla tradizione». L’idea è quella di uscire da questa tre giorni con l’obiettivo di definire e pianificare una strategia che accompagni il settore fuori da questo periodo di stallo economico. La strada è tortuosa, le quattro parole del titolo del congresso indicano un indirizzo da seguire. Il segretario della Filcams riassume così: «Futuro, perché senza traguardi priviamo il ponte dell’emergenza del suo necessario pilone di sostegno: emergenza, sì, ma per andare dove?; sostenibile – continua Martini – perché ci è richiesto il coraggio di ripensare, in molti casi, i modelli di sviluppo; lavoro, perché esso rappresenta ancora la parte sana del Paese; terziario, perché parla di noi, del nostro mondo, di un mondo che in questi decenni ha dato molto alla crescita del Paese e che può continuare a svolgere una funzione strategica ». Diversi gli ospiti, anche internazionali, intervenuti a Riccione. Tra questi, i segretari di Fisascat Cisl, Pierangelo Raineri, e della Uiltucs Uil Brunetto Boco. Nell’ultimo anno le tre organizzazioni hanno dovuto fronteggiare emergenze come la disdetta del contratto integrativo di gruppi leader della grande distribuzione alimentare, tra questi Carrefour e Pam. Che hanno messo in crisi le relazioni industriali, oltre ad aver peggiorato le condizioni di lavoro di migliaia di persone. A dicembre sono arrivati invece i tagli del ministro Gelmini sulla spesa nelle pulizie delle scuole (-15%), cosa che ha inciso sul numero dei lavoratori impiegati in queste mansioni, oltre che sulla qualità del servizio reso. Delle politiche di governo al Palacongressi si parlerà oggi, alla tavola rotonda “Difendere I Diritti Sul Lavoro Contro La Scure Del Governo – Opinioni a confronto sulla controriforma sul diritto del lavoro”. Al confronto prenderanno parte, insieme al senatore Tiziano Treu, diversi giuristi e la segretaria confederale Cgil Susanna Camusso. I lavori sono on line, sul sito della Filcams, sul blog e sulla pagina di Facebook del sindacato. Il futuro passa anche da qui.