Category Archives: Vertenza Fnac

La Fnac di via XX Settembre riaprirà il 15 Luglio prossimo con il marchio Trony. A lavorare saranno, per ora, solo 20 dei 55 dipendenti (dieci hanno trovato una nuova occupazione) che hanno perso il lavoro. Il prossimo 18 luglio ci sarà l`incontro tra l`azienda e i sindacati locali, che chiedono l`assorbimento di tutti i lavoratori. In realtà la commissione nominata dal giudice chiamato a derimere tutte le implicazioni dell`acquisizione di Fnac da parte di Trony deve ancora pronunciarsi, ma il via libera "ufficioso" è già arrivato. Per questo, il punto vendita di Genova, come gli altri dei centri cittadini (quelli dell gallerie commerciali saranno, invece, chiusi) verrà riaperto.

Milano – Gli iPad sono andati a ruba. I televisori finiti. Tutti. Anche quelli da 80 pollici. Il penultimo è riuscito ad accaparrarselo la signora Margherita, intorno alle sei diieri pomeriggio. È passata davanti alla Fnac di via Torino e ha letto il cartello. Sconti fino al 70 per cento dal 17 al 26 maggio. Aveva già programmato di comprare una tv nuova. La straordinaria svendita ha dato un`accelerata al programma. È salitaal secondo piano e nonha dovuto neanche fare la fatica di scegliere: gli apparecchi accesi erano quelli ancora disponibili. Ovvero, due. «Sono stata fortunata – ha gongolatto in fila al "ritiro acquisti". Mi hanno detto che fino ad ora qui si dovevano fare due ore di coda…». È stato un vero assalto ieri al nego zio Fnac divia Torino che ha lancia- to una speciale promozione di 10 giorni prima di cambiare insegna, rifarsi il look e diventare Trony. I clienti erano stati avvisati tramite mail, poi è bastato il passaparola. Ad attendere che le porte si aprissero ieri di prima mattina c` erano giàunaventina di persone. E da quel momento è stato un via vai continuo: presenza raddoppiate rispetto alla norma. In numeri, circa 4mila persone Il negozio, nel tardo pomeriggio, era stato saccheggiato. S caffali vuoti o meglio svuotati, specie quelli del reparto computer e telefonia. Gli iPad col ribasso del 30 p er cento sono stati praticamente venduti tutti, compresi quelli esposti. Al rep arto televisioni lo sconto è addirittura superiore: arriva al 40 per cento. Anche seusareilverbo al presente è davvero inutile. Non ce ne sono più. Spariti nelle prime ore ieri, compreso il panorami- co 80 pollici che costava 2900 euro e aggiudicato quasi alla metà. I commessi hanno fatto fatica persino a fare la pausa pranzo. Il direttore girava per il negozio con due telefoni in tascache squillavano in continuazione e mescolandosi agli addetti del negozio per dare informazioni, indicare dove trovare la custodia giusta per l`iPad, il telefono della tal marca, videogame e consolle. «Più che a Natale», si è sorpreso Angelo, al reparto musica. La top delle vendite ha visto in testa i cd di C elentano, Nannini e Vasco Rossi, e a seguire Gaber, Guccini e Eric Clapton.
«Tutta musica di qualità, si dice tanto che il disco è morto eppure questo dimostra che quando il prezzo c`è la gente compra». Specie chi aspetta l`affare. «Ma è nuovo questo cofanetto?» chiede un giovanotto interessato all`opera omnia dei Beatles, 400 euro prezzo di listino. Ametà prezzo ieri ne sono stati venduti dieci, uno dietro l`altro. Inutile andare a chiedere l`ultimo cd diEinaudi oppure diAdele. Ma inutile anche a andare a cercare tra gli elettrodomestici un mixer. Chiara, 22 anni, era venuta apposta per acquistarlo .«Il mio compagno era passato e mi aveva avvisato degli sconti. Ma quando sono arrivata erano già finiti». In compenso ha riempito un carrello di giocattoli per il nipotino Pietro. Su è giù per le scale mobili della Fnac ieri c` era infatti da sgomitare. Almeno al primo e fino al secondo piano. Al terzo, quello dei libri, l`atmosfera era decisamente più tranquilla. Gli scaffali ordinati e pieni di volumi. «Un po` perché in Italia si legge poco – hanno commentato in negozio – un po` perché lo sconto era più ridotto». Oggi si replica, dalle 9 alle 20. Merce perrnettendo.

Fnac fashion nighmare il lavoro per noi è un lusso». Lo slogan campeggia su un cartello dietro cui sfilano i commessi di un notissimo marchio di librerie. L`incubo dell`alta moda ha investito e schiacciato la Fnac, un tempo glorioso brand francese della divulgazione culturale: i negozi specializzati nella vendita di libri, cd, dvd e tecnologia sono in liquidazione perché il colosso del lusso Ppr, che ha sede Oltralpe, ha deciso di disfarsene. Ppr vuole concentrarsi sui marchi prestigiosi e per clientela vip, anch`essi nel suo portafoglio: da Gucci a Balenciaga, da Yves Saint Laurent a Bottega veneta. Lasciando nell`incertezza totale i 600 dipendenti delle sue librerie italiane, già da tempo in pesante perdita economica. I libri, certo, in tempi di crisi non tirano. Ma è già da almeno un anno che la Ppr aveva ideato lo scorporo, per potersi dedicare a prodotti come le borse, i foulard e i profumi, che invece – vista la crescente forbice tra ricchi e poveri – non tramontano mai. «A farne le spese siamo noi – dicono i dipendenti del punto vendita di Roma Bufalotta, che ha chiuso i battenti proprio ieri – Si vendono noi per comprare il lusso: siamo carne da macello». Insieme a Roma, dove lavorano una cinquantina di persone, hanno serrato le saracinesche anche le location di Torino Grugliasco e Firenze. Mentre si paventa un pesantissimo ridimensionamento della sede centrale, che si trova a Milano, in particolare sui magazzini e sul sito web della catena di librerie. Ma come si è arrivati alla chiusura e alla crisi? Ppr ha messo in liquidazione il ramo italiano di Fnac, e i commissari liquidatori, lo scorso dicembre, hanno chiuso un accordo preliminare di vendita con il gruppo Orlando Italy, che ha sede in Lussemburgo e controlla già la catena di profumerie Limoni – anch`esse «protagoniste» dei centri commerciali nostrani. La Orlando ha però dichiarato di non voler rilevare i punti vendita siti nei centri commerciali – quelli in più pesante perdita – ma di essere interessata soltanto a quelli che si trovano nel centro città (e in particolare a Torino, Genova, Milano, Verona e Napoli). Una bella doccia fredda arrivata all`improvviso. I liquidatori hanno così deciso di chiudere le tre librerie che non si riesce (almeno per il momento) a piazzare, e di aprire nello stesso tempo una cassa integrazione per 302 unità, buona parte delle quali a zero ore. Si temono, quindi, entro i prossimi 6 mesi, altre uscite. Infatti Orlando non ha solo dichiarato di voler rilevare i 5 negozi di città, ma ha pure presentato un piano industriale che prevede praticamente l`utilizzo di solo metà del personale attualmente impiegato. Ma qual è esattamente il progetto di Orlando per i punti vendita superstite? E che fine faranno i lavoratori al momento in cassa perché da ieri hanno trovato le saracinesche chiuse? Lo abbiamo chiesto a Daria Banchieri, della Filcams Cgil nazionale, che ha condotto le trattative con i liquidatori e ha anche incontrato il nuovo acquirente. «Per quanto riguarda i negozi chiusi per ora ci sono gli ammortizzatori sociali e noi proveremo in tutti i modi a far reimpiegare chi prima lavorava in Fnac – spiega la sindacalista – Abbiamo già fatto degli incontri in sede locale con le direzioni dei centri commerciali, per poter verificare che i soggetti che occuperanno gli spazi delle librerie possano impiegare il personale». Quanto invece agli altri negozi e alla sede di Milano, la questione, per quanto meno tragica, è comunque complessa: «Il problema è che Orlando – continua Banchieri- vuole cambiare la natura delle librerie, e trasformarle in "shopping shop", con dei "corner", cioè spazi affittati ad altri marchi. Il che, se fa sopravvivere in sè i locali, mette però a rischio la tenuta dei livelli occupazionali: perché se affitto degli spazi ad altri brand entra personale esterno, e si sottrae lavoro ai commessi della vecchia gestione». In forse anche la sopravvivenza del marchio Fnac, almeno in Italia: per ìl momento la Orlando si è impegnata a mantenerlo solo per un anno, ma poi non è escluso che il business si evolva in altre direzioni, stravolgendo completamente la fisionomia delle vecchie librerie, che pure avevano molti aficionados e un pubblico di clienti di qualità. «Noi siamo entrati con lauree e master alle spalle – racconta uno dei commessi di Roma Bufalotta, la cui media di età è tra i 30 e i 40 anni – Non si trattava certo di andare a fare ricerca all`università, lo sapevamo, ma comunque sentivamo di far parte di un gruppo che diffondeva cultura, che aveva un nome. E, per quanto possibile, cercavamo sempre di far sopravvivere il carattere della vecchia libreria, conciliandola con il nuovo, sapendo consigliare il cliente su libri e cd». Ma poi, la legge del mercato ha vinto. Preoccupazione anche a Milano. Marco Beretta, della Filcams Cgil, spiega che «ben 80 persone sono a rischio tra sede centrale, Internet e magazzini»: «Ma abbiamo indetto con Cisl e Uil lo stato di agitazione, e faremo di tutto per difendere fino all`ultimo posto di lavoro».

Si va verso la chiusura di 3 punti vendita in Italia della catena di distribuzione Fnac (a Roma, Firenze, Torino Grugliasco) e arriva la cassa integrazione per circa 300 dipendenti. Lo comunica la Filcams Cgil dopo l`incontro con il liquidatore di Fnac Italia alla presenza dei rappresentanti di Orlando Italy, futuro acquirente della catena francese di libri e multimedia. Un nuovo incontro è previsto per il 4 febbraio a Milano. Il liquidatore ha illustrato il percorso che intende attuare nel breve periodo: entro gennaio presenterà domanda al Tribunale fallimentare di Milano per accedere alla procedura di concordato preventivo che bloccherà le azioni esecutive attivate dai creditori per evitare il fallimento l`azienda. Mentre sarà interrotta l`attività dei 3 punti vendita posti nei centri commerciali «in quanto fonte di elevate perdite non più sostenibili, e per i restanti 5 negozi di città, per la sede ed il magazzino, è prevista una riduzione dell`organico, a fronte di una diminuzione di fatturato e di attività».
Orlando Italy da parte sua ha prospettato un progetto di trasformazione del modello Fnac, che potrebbe prevedere per i 5 punti vendita siti nei centri città (Torino, Genova, Milano, Verona e Napoli) una formula `shopping shop` con la «presenza in ogni singolo negozio di brand di tipologie inerenti l`attuale attività ma anche di marchi e merceologie diverse ma fortemente attrattive. Orlando Italy, intanto, garantirà il pagamento dei prossimi stipendi», si legge nella nota.


Fnac Italia srl presenterà a breve la domanda di pre-concordato, sfruttando l`opportunità, introdotta
dal decreto Sviluppo dello scorso giugno, di mettersi al riparo da azioni esecutive per 60-120 giorni, durante i quali si può predispone la documentazione completa per la richiesta di un concordato definitivo. Secondo quanto risulta a MF/Milano Finanza, Matteo Rossini, il liquidatore della catena di negozi che si occupa di distribuzione di libri, musica e articoli per Il tempo libero, depositerà la domanda presso il Tribunale fallimentare di Milano a fine mese. Intanto ieri Rossini ha incontrato i sindacati insieme al management del fondo Orlando Italy, che ha acquisito dal colosso francese Ppr l`intero capitale di Fl Holding sa, controllante di Fnac Italia. Ai sindacati è stato spiegato che, fino a quando non verrà trovata una soluzione per il rilancio dell`azienda, verranno chiusi i tre negozi che perdono di più, cioè quelli all`interno dei centri commerciali a Firenze, Roma e Torino, con i dipendenti che verranno messi in cig a zero ore, mentre il servizio di e-commerce sarà interrotto. Nel frattempo Orlando Italy sottoporrà al liquidatore la sua proposta di piano concordatario, che si fonda su un nuovo approccio commerciale (shop in shop), con Fnac che si occuperebbe solo della gestione dei servizi comuni, mentre la vendita al dettaglio sarebbe gestita direttamente dai fornitori. Ma Rossini prenderà in considerazione qualunque altra proposta dovesse pervenire da soggetti diversi da Orlando, nell`interesse di dipendenti e fornitori.

Una vertenza lunga un anno che si è chiusa in un modo ancora poco decifrabile. La Fnac, la catena di negozi libri e audiovisivi di proprietà della holding francese del lusso Ppr che fa capo a Francois-Henri Pinault, venerdì è stata ceduta al fondo italiano Orlando Italy, operatore di private equity specializzato in ristrutturazioni industriali. Il vero punto di domanda è come la Fnac, che è stata messa in liquidazione e si appresta a presentare un`istanza di concordato preventivo, rinascerà. Con quanti lavoratori dei 600 che erano impiegati negli 8 negozi di Verona, Milano, due a Torino, Genova, Firenze, Roma, Napoli? I sindacati aspettano martedì 22 quando incontreranno la nuova proprietà e il liquidatore Matteo Rossini, nominato dall`assemblea dei soci della vecchia proprietà. «La società era in rosso da 10 anni e quindi noi eravamo pronti ad ogni evenenza – spiega Daria Banchieri, che per la Filcams Cgil ha seguito tutto la vertenza – . Non abbiamo ancora avuto comunicazioni ufficiali ma sicuramente è positivo che la vecchia proprietà abbia ceduto il 100 per cento dell`azienda. Il nostro obiettivo è certamente quello di tutelare al massimo il livello occupazione, puntando a mantenere al lavoro tutti i quasi 600 lavoratori. Nonostante le difficoltà, l`azienda non aveva mai portato avanti la procedura di mobilità, ma comunque avevamo già avuto incontri al ministero dello Sviluppo per trovare tutele ai lavoratori». Due scioperi nazionali riusciti, uno a settembre e uno novembre, tanti flash-mob. I lavoratori della Fnac sono stati bravi a tenere alta l`attenzione tanto da avere una pagina Facebook, gestita dai lavoratori, seguita da oltre 8mila utenti. E ora l`affidamento ad un tagliatore di teste come il gruppo Orlando, che acquista aziende in difficoltà per rivenderle in breve tempo. «È lo stesso gruppo che ha rilevato anche le profumerie Limoni – spiega Banchieri – una situazione molto simile, solo un po` più grande: anche in quel caso stiamo aspettando il loro piano di ristrutturazione». Ma su come rilanciare la Fnac il sindacato ha le idee chiare. «La crisi dell`azienda è dovuta in gran parte alla collocazione di alcuni dei negozi. La Fnac ha un target alto, non applica sconti e si basa sulle presentazione di libri e dischi con incontri dal vivo. Avere alcuni negozi, come nel caso di Roma, in centri commerciali in periferia è una scelta strategicamente sbagliata. Speriamo che Orlando voglia cambiarla». Nella nota della vecchia proprietà si capisce che il lavoro per Orlando sia già stato tracciato: «Alla luce della non sostenibilità dell`attuale modello di business che ha generato perdite estremamente significative nel corso degli ultimi anni, ha messo in liquidazione Fnac Italia, nominando Matteo Rossini liquidatore della società». Rossini, nell`interesse ed in accordo con i creditori, lavorerà per la presentazione di un`istanza di concordato preventivo nei tempi più brevi possibili. Orlando Italy ha infatti manifestato interesse per rilevare, nell`ambito di una procedura di concordato preventivo, parte degli attivi della società.

Spunta un cavaliere bianco per la catena di negozi Fnac Italia. Il deal dovrebbe concludersi nella mattinata di mercoledì prossimo, con il fondo Orlando Italy Management che subentrerebbe ai francesi della holding Ppr. La notizia è stata comunicata ai sindacati nel corso del Comitato aziendale europeo (Cae). Ieri, in serata, poi i sindacati italiani hanno ricevuto la convocazione aziendale per il 27 novembre alle 15 a Milano. La catena francese di libri e prodotti multimediali è un big player europeo e in Italia conta su 8 grandi negozi, la sede centrale e un magazzino con 600 dipendenti. Dopo la decisione di mettere in vendita la filiale italiana e mesi di silenzio «è un fatto positivo che ora si profili un`evoluzione osserva Ilaria Veronese, segretario nazionale turismo e servizi i Uiltucs – anche se non sappiamo di cosa si tratti. Di fatto le informazione comunicate al Cae sono precise sulla trattativa in corso e sulla sua prossima conclusione. Siamo contenti di ritrovare un interlocutore». Anche Daria Banchieri di Filcams Cgil tira un sospiro di sollievo. Silenzio dal quartier generale di Fnac mentre si sottrae al confronto Enrico Ceccato, partner fondatore con Paolo Scarlatti di Orlando Italy Management, "fondo che, insieme a Bridgepoint, ha assunto il controllo del gruppo Limoni. «Non sono a conoscenza dell`operazione» dichiara Ceccato a II Sole 24 Ore. Lo scivolone della domanda di elettronica di consumo (solo smartphone e tablet alleviano le sofferenze dei commercianti) ha dato un brusco colpo di acceleratore alla crisi latente che affligge le catene nazionali: Eldo ha ceduto u punti vendita a Marco Polo Expert e Darty 20 negozi a Dps Group che controlla Trony. Darty Italia in 7 anni ha perso 82 milioni e Fnac Italia 137 milioni in 12 anni, a cui bisognerà aggiungere un -13,6 milioni a budget per il 2012. E ora? «Il mercato continua a essere debole – conclude Veronese -, ma siamo convinti che non ci sarà nessuno spezzatino di Fnac. Quando verrà il momento discuteremo del piano industriale».

Le sette librerie Fnac in Italia non sono più francesi. E, per ora, non chiudono. Il gruppo Ppr ha firmato un accordo per la cessione al fondo di investimento Orlando Italy Management, lo aveva annunciato a febbraio e adesso l`ha fatto. Almeno fino a fine dicembre i negozi rimarranno aperti, poi a gennaio la vendita verrà perfezionata e nei mesi successivi i nuovi proprietari presenteranno un piano industriale.
Solo allora si capirà se ci saranno o meno tagli ai circa 600 addetti attuali. Il fondo Orlando, con sede in Lussem- burgo e una filiale a Lugano, è già proprietario delle profumerie Limoni. La Fnac sostiene in un comunicato di non aver mai «raggiunto le condizioni operative necessarie per imporsi in questo paese; la crisi economica che l`Italia sta attraversando dal 2009 ha accelerato questo processo». E aggiunge: «Lo scorso gennaio, nell`ambito del piano generale di risparmio e per il rilancio della competitività dell`azienda, avevamo annunciato l`intenzione di uscire dal mercato italiano entro il 2012». Nell`incontro sindacale avrebbe spiegato ai sindacalisti di aver perso tra gli 11 e i 12 milioni negli ultimi anni di cui 9 solo nell`ultimo quando ha subito una flessione nel fatturato del 21 per cento.
Il gruppo francese – e questo l`hanno sempre contestato i sindacalisti e i lavoratori italiani – ha deciso di concentrarsi nel settore dell`alta moda. E`, infatti proprietaria di griffe come Gucci, Bottega Veneta e Yves Saint Laurent. Il finanziere francese Frangoís-Henri Pinault – proprietario del gruppo Ppr – ha ceduto negli scorsi mesi anche La Redoute lo storico marchio di vendita per corrispondenza, per concentrarsi sui due settori che vanno già molto bene e promettono di andare meglio: appunto la moda e lo sport-lifestyle con il celebre marchio Puma. E nel 2006 aveva alienato i famosissimi grandi magazzini Printemps e i supermercati dell`arredamento Conforama nel 2011. A vendere la Fnac ci aveva già provato nel 2006, ma senza riuscirci. Adesso tra i 600 addetti sparsi tra Torino, Firenze, Genova, Roma, Milano, Napoli, Verona c`è la massima incertezza. In molti contestano alla Fnac di non aver preteso nel contratto di vendita la presenza della clausola etica, quella cioè che dovrebbe garantire tutti i posti di lavoro.


Fnac, i dipendenti in difesa del posto di lavoro
Presidio di oltre un centinaio fuori dalla Borsa
Il presidente del gruppo proprietario della catena di libri e musica è ospite di un convegno a Piazza Affari
(Fotogramma)
MILANO – Ancora in piazza i lavoratori della Fnac che rischiano il licenziamento. Davanti a Piazza Affari delegazioni provenienti da tutti i negozi italiani della catena stanno protestando contro Francois-Henri Pinault presidente del gruppo proprietario di Fnac che, all’interno della sede della Borsa, sta intervendo a un convegno sul lusso.
LA MANIFESTAZIONE – Al presidio ci sono circa 150 dipendenti, una di loro, impiegata al negozio di San Giuliano, insieme a una sindacalista della Filcams Cgil, è entrata per avere un colloquio con i vertici del grupp. A rischio sono 600 lavoratori di Fnac Italia, la manifestazione è stata indetta da Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-UIL che hanno proclamato una seconda giornata di sciopero nazionale, dopo il precedente del 5 ottobre scorso. Lo sciopero arriva dopo due mesi di mobilitazioni dei lavoratori.
ASSESSORE ALLA CULTURA – L’assessore alla Culturav Stefano Boeri ha espresso solidarietà ai dipendenti della Fnac chiedendo che quattro di loro possano parlare alla conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa «Book city Milano»
LA CATENA – Fnac è una catena francese di megastore di libri, musica, dvd e prodotti di tecnologia, presente in Italia con 8 negozi e un sito e-commerce, per un totale di circa 600 dipendenti dell’età media di 30-35 anni. Fnac è una società del Gruppo PPR, che detiene tra gli altri i marchi Gucci e Bottega Veneta. Il Gruppo PPR è presieduto dal multimiliardario François-Henri Pinault, che negli ultimi anni ha sempre più decisamente manifestato l’intenzione di spostare gli interessi del Gruppo sui marchi del lusso. Nel gennaio 2012 la sede centrale di Fnac annuncia con un comunicato stampa un’imponente ristrutturazione dell’azienda. Per l’Italia vengono messi a rischio 600 posti di lavoro.

I lavoratori della Fnac tornano in piazza. A un mese di distanza dal precedente sciopero, che aveva coinvolto gli otto punti vendita presenti in Italia, i lavoratori incrociano di nuovo le braccia. Lo faranno tutti insieme, questa mattina, in piazza Affari davanti alla Borsa di Milano, durante il convegno Panbianco 2012, che avrà come ospite d`onore Francois-Henri Pinault, presidente del Gruppo Ppr e quindi proprietario di Fnac. Pinault farà un intervento sul tema «A tutta forza verso l`estero. Strategie e strumenti per accelerare lo sviluppo nei mercati internazionali»: i dipendenti Fnac sperano sial`occasione per poterlo incontrare e avere delucidazioni sul futuro degli otto punti vendita che a fine anno rischiano la chiusura. Sarà presente anche una delegazione da Verona: una ventina di lavoratori in rappresentanza dei 55 del punto vendita di via Cappello che oggi resterà chiuso, dal momento che tutti i dipendenti hanno deciso di aderire allo sciopero. «Di fronte al persistere del silenzio dell`azienda sul futuro
dei 600 lavoratori di Fnac Italia», si legge in una nota, «Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil proclamano una seconda giornata di sciopero nazionale, dopo il precedente del 5 ottobre scorso. Nelle ultime settimane i sindacati hanno chiesto a Fnac Italia un incontro urgente per conoscere le prospettive future dei lavoratori, ma tali sollecitazioni non hanno ottenuto alcuna risposta dai vertici dell`azienda: da qui lo sciopero nazionale». La protesta arriva dopo due mesi di mobilitazioni dei lavoratori che, da gennaio, attendono notizie sul futuro della catena: dai sit-in di protesta organizzati nel mese di settem- bre in molte città in cui Fnac è presente, alla chiusura dei negozi con lo sciopero del 5 ottobre, alla lettera inviata a Francois-Henri Pinault e ad Alexandre Bompard, presidente di Fnac, nella quale sindacati si sono appellati al «Codice Etico di Condotta negli Affari del Gruppo Ppr», che prevede precisi obblighi che gli imprenditori devono assumere nei confronti dei propri dipendenti. Nei giorni scorsi l`azienda aveva assicurato che entro il 10 novembre avrebbe fornito informazioni ai dipendenti, circa il futuro di Fnac Italia. Ma qualche novità potrebbe essere comunicata già nella giornata di oggi.

Dopo lo sciopero dello scorso 5 ottobre, i lavoratori di Fnac tornano oggi in piazza. Tutti i dipendenti della sede genovese (che oggi resterà dunque chiusa) si uniranno ai loro colleghi italiani per manifestare a Milano, a partire dalle ore 10, davanti alla borsa del capoluogo lombardo, durante lo svolgimento del convegno Pambianco 2012. La scelta non è casuale considerato che ospite del convegno sarà Francois-Henri Pinault, presidente del gruppo Ppr, proprietario di Fnac. Pinault sarà protagonista di un intervento sul tema "A tutta forza verso l`estero. strategie e strumenti per accelerare lo sviluppo nei mercati internazionali". L`agitazione, proclamata da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, è determinata dal persistere del silenzio da parte dell`azienda sul futuro dei 600 lavoratori di Fnac Italia. Nelle ultime settimane le organizzazioni sindacali hanno ripetutamente chiesto a Fnac Italia un incontro urgente per conoscere le prospettive future dei lavoratori, ma tali sollecitazioni non hanno ottenuto alcuna risposta dai vertici dell`azienda: da qui la proclamazione dello sciopero nazionale. Sinistra Ecologia Libertà sarà oggi al fianco dei lavoratori di Fnac. Inoltre Sel chiede al sindaco Marco Doria di farsi promotore di un`iniziativa volta a salvaguardare i dipendenti dell`azienda. Fnac, catena francese di megastore di libri, musica, dvd e prodotti di tecnologia, è presente in Italia con 8 negozi. Il 13 gennaio 2012 la sede centrale ha annunciato con un comunicato stampa un`imponente ristrutturazione dell`azienda, delineando le iniziative di ri- sparmio programmate per ciascun Paese in cui Fnac è presente. Al destino di Fnac Italia il comunicato dedicava una sola riga: "In Italia, dove non sussistono più le condizioni per un`attività in proprio, la Fnac vaglierà tutte le possibili opzioni e prenderà una decisione entro l`arino". Oggi, a 10 mesi da quell`annuncio, i dipendenti non hanno ricevuto alcuna informazione sulla loro sorte. Nel frattempo si avvicina la scadenza del 31 dicembre, data entro la quale sarà presa la decisione sul destino dei 600 lavoratori di Fnac Italia.

A GENOVA, martedì prossimo, le saracinesche resteranno abbassate nel punto vendita di via Venti Settembre, per tutta la giornata. A Milano i lavoratori saranno in presidio dalle 10 del mattino. Scrivono i sindacati: non è ancora arrivata nessuna risposta dalla multinazionale Ppr sul futuro del 600 lavoratori Fnac (di cui 60 lavorano a Genova), dopo la decisione dell`azienda di vendere il marchio Fnac Italia. «È inaccettabile – insistono i sindacati – che nonostante ripetuti solleciti, non sia stato ancora fissato l`incontro in cui l`azienda dovrebbe dare informazioni circa il futuro occupazionale dei dipendenti impiegati in Italia». Il comunicato unitario, che annuncia l`agitazione, è stato firmato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

Roma – Per la prima volta rimane chiuso il negozio del centro commerciale Porta di Roma. "Non sappiamo cosa ne sarà di noi". Dalle 15 presidio in piazza Santi Apostoli
Serrande abbassante per la prima volta al negozio Fnac al centro commerciale Porta di Roma. "I sindacati – riferisce una nota – hanno proclamato congiuntamente lo sciopero nazionale delle lavoratrici e lavoratori della Fnac Italia Spa per l’intera giornata di oggi con un ulteriore pacchetto di 8 ore da decidere territorialmente. Siamo 600 dipendenti in tutta Italia e ancora non sappiamo cosa ne sarà di noi da dicembre in poi".
I lavoratori della conosciuta catena di negozi di elettronica saranno in sciopero con un presidio oggi a piazza SS. Apostoli dalle 15 alle 18. "Dopo il comunicato diramato lo scorso gennaio in cui l’amministratore delegato del gruppo Fnac ha affermato che ‘in Italia, dove non sussistono più le condizioni per continuare con la stessa gestione, si stanno studiando tutte le opzioni e una decisione verrà presa nel corso dell’anno’, l’assoluto silenzio che ne è seguito da parte dell’azienda è inaccettabile. Dall’inizio dell’anno Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UIltucs-Uil, hanno aperto un tavolo di confronto con la direzione aziendale nel quale però non sono mai state date risposte alle domande poste. I sindacati hanno chiesto l’apertura anche di tavoli istituzionali con la convinzione che l’eventuale chiusura degli 8 punti vendita sia un problema che va affrontato anche dal punto di vista sociale per il ruolo che questa azienda ha ricoperto negli anni nelle nostre città, rappresentando un polo culturale importante – continua la nota – A fronte del persistere dell’atteggiamento dell’azienda
che, pur dichiarandosi disponibile al dialogo, di fatto non ha ancora espresso nulla sul futuro dei 600 dipendenti, i sindacati nazionali, ribadiscono l’importanza di ottenere dall’azienda quanto prima le risposte più volte chieste sulla prospettata ipotesi di chiusura dei negozi italiani. Dichiarano quindi lo sciopero nazionale del 5 ottobre con l’obiettivo di evidenziare la gravità della situazione in cui stanno vivendo le lavoratrici e i lavoratori e di costringere l’azienda a un dialogo costruttivo per trovare soluzioni e prospettive che tutelino l’occupazione"

Milano. Oggi presidio dei lavoratori davanti al negozio Fnac (libri e multimediale) di via Torino a Milano, come in tutti gli altri punti vendita dItalia. Sciopero indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil per far conoscere a tutti la grave situazione in cui stanno vivendo le lavoratrici e i lavoratori. Da quasi un anno dalla lettera dell’amministratore delegato del gruppo, che dichiarava l’insostenibilità della gestione italiana e l’avvio di una riflessione per individuare una soluzione, regna il silenzio. I termini si avvicinano e se entro il 31 dicembre prossimo non si troveranno acquirenti disposti a subentrare nella gestione, tutti i punti vendita rischiano la chiusura, ricorda Graziella Carneri segretaria della Filcams Cgil. A Milano Fnac ha già perso 50 dipendenti e il 90% dei rapporti di lavoro è a tempo indeterminato. Lazienda pare voglia cambiare completamente strategia e prodotti ma a pagare sembra siano solo i lavoratori.

Torino – Nella città della crisi dell`industria ieri mattina a distanza di poche decine di metri gli uni dagli altri due gruppi di lavoratori protestavano perchè il loro futuro si sta spegnendo. E non sono metalmeccanici, ma addetti dei cosiddetti settori emergenti: informatica e cultura: Fnac e Agile-Eutelia. I lavoratori della Fnac hanno inchiodato i negozi di via Roma e Le Gru perchè nulla sanno di quel che accadrà a fine anno. Per certo c`è solo che a gennaio la Fnac ha annunciato l`intenzione di cedere le attività in Italia a dicembre. Da allora non c`è mai stato un tavolo e la fine si avvicina. A Torino sono 120 nei due negozi e ieri hanno raccontato la loro disperazione al console francese e incassato la solidarietà di numerosi artisti tra cui Subsonica, Statuto, Fratelli di Soledad, Africa United, El Tres, Linea 77, Pappazum . Sì perchè la Fnac è vissuta dalla città come un pezzo vivo di se stessa. E i lavoratori – il cui cupo stato d`animo è raccontato dai delegati Patrizia Pagano della Uiltucs e Pippo Masi della Filcams-Cgil – lo dicono chiaro:
«Non accettiamo la chiusura, non siamo merce da rendere, ma esseri umani». Ora pare che il 9 ci sia una teleconferenza con l`ad francese che potrebbe spiegare che cosa ne sarà della Fnac in Italia. I lavoratori
sono molto polemici: «La realtà è che la società Ppr del multimiliardario Pinault sta cambiando business: dalla cultura alla moda con marchi come Gucci e Bottega Veneta». Il sindaco Fassino ha espresso la propria solidarietà ai lavoratori ieri il vicesindaco Dealessandri è passato dal presidio e spiegato che è necessario un tavolo nazionale. L`assessore regionale Claudia Porchietto ha sollecitato il Mise a convocare un tavolo con l`azienda dopo aver già chiesto un incontro alla multinazionale che però non risposto. Dall`altro lato della piazza sotto la Prefettura sono tornati a farsi sentire i lavoratori di Agile-Eutelia che da oltre 2 anni pagano la gestione della loro società. Ieri l`azienda che ha rilevato la società, la Tbsit, non si è presentata all`incontro al Ministero e il piano di ricollocazione non sta andando avanti mentre 350 addetti sui 1200 – di cui 50 a Torino – sono stati bloccati nell`esodo dalla riforma delle pensioni. Claudio Gonzato della Fiom spiega che «questi lavoratori sono reduci da due ani di stipendi mancati e ora rischiano di rimanere senza cassa perchè solo i primi sei giorni di settembre sono ancora di cassa per concordato, ma quella per cessata attività non è stata firmata». C`è poi il problema dei fondi
europei per la formazione che non sono ancora arrivati dall`Ue. L`assessore Porchietto assicura che sosterrà i lavoratori bloccati dalla riforma delle pensioni e che per quanto riguarda i fondi sbloccherà quelli regionali «per venire incontro alle legittime aspettative dei lavoratori ma anche in risposta alla lentezza dell`Ue».

Fnac, quando «il lavoro è un lusso» Tosi a Milano per incontrare i vertici

VERONA – Se «lavorare è un lusso». È rivolto, con una certa ironia, al multimilionario francese Frangois-Henri Pinault, proprietario, tra le tante cose, anche della catena Fnac, lo slogan scelto dai dipendenti del punto vendita di via Cappello. Un negozio presente da dieci anni in città, sempre frequentato, eppure dal destino quanto mai incerto. La vendita, forse, o, nel peggiore dei casi, la chiusura. Ed è proprio l`insicurezza su quello che potrà (sempre che ci sia ancora) essere il loro lavoro di qui ad un paio di mesi, ad aver portato un cinquantina (ovvero, quasi tutti) di lavoratori del negozio di libri, dischi ed elettronica in strada. Lo sciopero, il primo in assoluto per Fnac Verona, è stato indetto a livello nazionale dai sindacati del commercio di Cgil, Cisl e Uil per tutta la giornata di ieri, con serrande abbassate da Torino a Palermo. Alla manifestazione di Verona, davanti agli scavi, è arrivato anche il sindaco Flavio Tosi che ha fatto sapere di avere in programma, per lunedì 15 ottobre, un incontro con i vertici di Fnac Italia, a Milano. «Con Fnac, Verona perderebbe un centro culturale importante per la città. ma l`emergenza è soprattutto il lavoro. Si parla di persone che hanno famiglia e che non possono essere mantenute nell`incertezza. Bisogna dunque capire cosa pensa di fare Fnac Francia: finora, dai contatti avuti non è emerso nulla». Tentano di capirci qualcosa anche i dipendenti. «Le prime avvisaglie le abbiamo avute a luglio – racconta una ragazza – quando è arrivata una lettera che avvisava della possibilità di ridurre le attività in Italia». «La verità – le fa eco un collega – è che il gruppo Ppr che fa parte a Pinault ha interessi altrove: come ad acquisire marchi di lusso (suo già Gucci e Bottega Veneta, ndr) mentre fa pagare alla "sorella povera", che sarebbe la Fnac. Non discutiamo le decisioni imprenditoriali, ma vorremmo avere chiarezza. Quella trasparenza specificata anche nello statuto dell`azienda, nata, peraltro dall`attivismo di un gruppo di socialisti». Eppure una soluzione, secondo quanti hanno aderito allo sciopero si può trovare: «Dieci anni fa, quando Fnac sostituì la Standa, i commessi vennero reintegrati con lo stesso contratto. Non sentiamo di avere meno diritti». Il gruppo, fanno sapere i manifestanti, gode di buona salute e anche i punti vendita italiani avrebbero retto bene alla crisi dei consumi degli ultimi anni. «Non c`è alcuna ragione che giustifichi la chiusura – sostiene Giorgio Falco della Filcams – Cgil se non il disinteresse totale del gruppo francese di investire nel nostro Paese». In tutta Italia, a rischiare il posto, sono circa 600 persone.

Doop il sit-in e il volantinaggio messo in atto durante la Notte Bianca al Vomero, i dipendenti italiani della Fnac, hanno proclamato per il prossimo 5 ottobre, una giornata intera di sciopero. Lo sciopero è stato proclamato dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. I sindacati hanno deciso anche un ulteriore pacchetto di 8 ore da decidere territorialmente.
I sindacati denunciato che da quasi un anno dalla lettera dell`amministratore delegato del gruppo, che dichiarava l`insostenibilità della gestione italiana e l`avvio di una riflessione per individuare una soluzione, regna il silenzio.
Roma, Napoli, Firenze, Torino, Milano, Verona e Genova, 8 negozi e 600 dipendenti. Dall`inizio dell`anno Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UlltucsUil, hanno aperto un tavolo di confronto con la direzione aziendale nel quale però non sono mai state date risposte alle domande poste. «Abbiamo chiesto anche l`apertura di tavoli istituzionali» affermano i sindacati «perché riteniamo che l`eventuale chiusura degli punti vendita sia un problema che va affrontato anche dal punto di vista sociale per il ruolo che questa azienda ha ricoperto negli anni nelle nostre città, rappresentando un polo culturale importante. Nonostante la disponibilità al dialogo dell`azienda – proseguono – di fatto non ha ancora espresso nulla sul futuro dei 600 dipendenti, ma è di fondamentale importanza ottenere quanto prima le risposte più volte chieste sulla prospettata ipotesi di chiusura dei negozi italiani». Anche il sindaco Luigi de Magistris, che durante la notte bianca è passato dai lavopratori in sit-in in un gesto di grande solidarietà, ha dichiarato che il Comune sarà vicino ai lavoratori della Fnac.

«Incontrerò domani, l’amministratore delegato di Fnac Italia e con lui cercherò di capire lo stato reale della situazione». Anche la politica scende in campo per salvare il punto vendita Fnac di via Cappello: ieri il sindaco di Verona Flavio Tosi ha incontrato nel suo ufficio a Palazzo Barbieri una delegazione dei 55 dipendenti veronesi del gruppo francese che, con altri 550 colleghi dei negozi Fnac di tutta Italia, rischiano di perdere il posto di lavoro entro la fine dell’anno per il piano di ristrutturazione annunciato dall’azienda. «Nei giorni scorsi abbiamo chiesto un incontro al sindaco, che ci ha subito ricevuto», hanno spiegato i lavoratori all’uscita da Palazzo Barbieri, «non ci ha fatto promesse ma ci ha assicurato che quando vedrà Christophe Deshayes, amministratore delegato di Fnac Italia, cercherà di chiarire la situazione e di capire eventuali prospettive future». Deshayes negli ultimi giorni ha dato il via a una serie di incontri con le amministrazioni delle sette città italiane nelle quali sono presenti gli otto negozi Fnac (oltre a quello di Verona, due a Torino e poi Genova, Milano, Firenze, Roma e Napoli), «ma da quello che sappiamo dai nostri colleghi», sostiene Giorgio Falco della Filcams Cgil, «durante questi incontri l’ad non dice nulla più di quanto sappiamo da nove mesi: ossia che la Fnac sta cercando di vendere i negozi. Ma cosa ne sarà dei lavoratori se non si trovasse un acquirente? Questo non ce lo dice nessuno», afferma Falco, «e intanto mancano meno di tre mesi alla fine dell’anno: l’incertezza è la condizione peggiore per queste persone». Lo sciopero di domani, con un presidio davanti al negozio in via Cappello dalle 9.30 alle 12.30, è stato proclamato per evidenziare la gravità della situazione in cui vivono i lavoratori e per sollecitare l’azienda a fornire risposte e aprire un dialogo. Martedì sera, in un incontro del coordinamento nazionale dei sindacati, al quale ha partecipato anche Falco, sono state stabilite le modalità dello sciopero: nessuna manifestazione davanti alla sede milanese del Gruppo Ppr, che detiene tra gli altri i marchi Gucci e Bottega Veneta, ma presidi locali nelle sette città. A Verona, oltre al sit in che sarà organizzato davanti al punto vendita ce ne potrebbe essere un secondo, davanti a Palazzo Barbieri. «Abbiamo chiesto di poter incontrare anche noi l’amministratore delegato» dichiara Falco «siamo in attesa di una risposta».

Torino: Porte sbarrate alla Fnac: anche a Torino, come in altre sette città italiane, oggi è stato proclamato lo sciopero dei lavoratori per protestare contro l`incertezza sul futuro del gruppo francese. Alla mobilitazione parteciperanno sia i dipendenti del punto vendita all`interno del centro commerciale Le Gru di Grugliasco sia quelli di via Roma. E proprio sotto i portici del centro si terrà per tutto il giorno un presidio. Nel pomeriggio, una delegazione consegnerà simbolicamente il volantino della manifestazione al Consolato della Francia, patria della catena di libri e multimedia sbarcata a Torino 11 anni fa. È stato inoltre organizzato un "Foto box": per dimo- strare il proprio appoggio alla causa, chiunque potrà fare una foto con il cartello «Salviamo Fnac». Lo sciopero, proclamato da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, arriva dopo una serie di mobilitazioni pacifiche organizzate dai lavoratori nelle scorse settimane, fuori dall`orario di lavoro. Questa volta, invece, i negozi rimarranno chiusi.
«Siamo vicini ai lavoratori Fnac che sono in agitazione e che in questi giorni temono per il proprio posto di lavoro», ha dichiarato il sindaco, Piero Fassino. «Nei prossimi giorni la Città si adopererà perincontrare una rappresentanza della proprietà e per cercare di scongiurare le ricadute negative conseguenti a una decisione che tutti ci auguriamo non siverifichi». Il vicesindaco Tom Dealessandri ha anche annunciato che parteciperà al presidio dei lavoratori in via Roma. Una proposta per scongiurare la chiusura dei negozi arriva anche dall`assessore regionale al Lavoro, Claudia Porchietto: «L`azienda non ha risposto ai nostri quesiti, dunque non ci resta che chiedere un tavolo di trattativa nazionale direttamente al ministero dello Sviluppo economico». Al grido «Salviamo Fnac» incroceranno le braccia per una giornata anche i ipendenti di Roma, Napoli, Firenze, Milano, Genova e Verona. «A quasi un anno dalla lettera dell`amministratore delegato del gruppo, che dichiarava l`insostenibilità della gestione italiana e l`avvio di una riflessione per individuare una soluzione, regna il silenzio – spiegano i sindacati – Se entro il 31 dicembre prossimo non si troverà una soluzione, degli acquirenti disposti a subentrare nella gestione, tutti i punti vendita rischiano la chiusura». Fnac è una società del Gruppo Ppr, che detiene tra gli altri Gucci e Bottega Veneta. In Italia ci sono 8 negozi, per un totale di 600 dipendenti quasi tutti fra i 30 e i 35 anni, di cui 124 nel capoluogo piemontese.

Anche i 70 lavoratori napoletani di Fnac scioperano oggi, così come quelli delle altre sette sedi italiane della catena francese. A nove mesi dalla comunicazione della sede centrale di Fnac sull`insostenibilità della gestione italiana, i 600 dipendenti di Fnac Italia chiedono «risposte chiare, esaustive e credibili» sul loro futuro. Lo sciopero, proclamato da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, arriva dopo una serie di mobilitazioni organizzate nelle scorse settimane, fuori dall`orario di lavoro. Cinque i sit-in di protesta dei lavoratori a settembre, a Napoli sabato scorso, durante la notte bianca del Vomero. I lavoratori napoletani si uniranno in un presidio davanti alle serrande abbassate dello store di via Luca Giordano, dalle 10 alle 12e dalle 18 alle 20.

I televisori hanno un prezzo sempre più basso, le vendite di cd, dvd e libri di carta sono destinate inesorabilmente a diminuire: così la Fnac, l’«agitatore culturale» che da quasi sessant’anni punta sulla formula tecnologia-libri-dischi, naviga in pessime acque. Soprattutto in Italia, indicata nel gennaio scorso come il Paese con le maggiori probabilità di chiudere. «Non abbiamo raggiunto la dimensione desiderata e non ci sono più le condizioni per andare avanti da soli — ha detto lo scorso gennaio il presidente Alexandre Bompard —. Studiamo tutte le opzioni possibili e prenderemo una decisione entro fine anno».
La nascita
Molti mesi sono passati, e l’avvicinarsi della scadenza di fine 2012 non lascia ben sperare per il futuro dei 600 dipendenti italiani di Fnac. La Fédération nationale d’achats des cadres venne fondata nel 1954 dall’allora militante comunista Max Théret che si avvicinò presto alla sinistra liberale e al partito socialista di François Mitterrand: durante l’era del primo presidente della gauche, la Fnac rappresentò uno dei presidi visibili dell’«eccezione culturale» francese: un luogo che era una specie di mecca per il cittadino appassionato di letteratura, fumetti, musica, cinema, fotografia e oggetti tecnologici correlati. Prezzi (leggermente) più bassi rispetto agli altri negozi, possibilità di ascoltare i dischi prima di acquistarli, consigli di venditori esperti e specializzati e, soprattutto negli ultimi anni, concerti, mostre di fotografia, presentazioni di libri. La legge sul prezzo unico dei libri, voluta dal ministro della Cultura Jack Lang, impedì ai magazzini Fnac di fagocitare le piccole librerie, giocando tutto sommato a favore del marchio, che ha sempre goduto di un’ottima immagine presso i consumatori e gli operatori culturali.
La crisi
Ma la diversità della Fnac sta ormai crollando sotto i colpi della rivoluzione digitale, e della crisi economica che ha colpito soprattutto l’Europa del Sud (i negozi Fnac sono oltre 100, in Europa e in Brasile).
Quanto al primo fattore, Fnac cerca di reagire migliorando la sinergia con il proprio negozio online Fnac.com, e lanciandosi — con successo — nei libri digitali: in questi giorni viene presentata la seconda versione del lettore di libri elettronici Kobo, fabbricato in Canada. Del primo Kobo, lanciato a novembre 2011, sono stati venduti in Francia 60 mila pezzi, tanti quanti il celebre Kindle di Amazon.
Ma non basta. Il management è stato costretto a varare un piano di risanamento che punta a raccogliere 80 milioni di euro per fare fronte a una riduzione del giro d’affari superiore al 5%. Quindi, abolizione di 310 posti in Francia e almeno 200 all’estero. E poi l’introduzione, per la prima volta, di spazi dedicati agli elettrodomestici, che hanno margini più alti e servono a bilanciare il crollo dei guadagni su schermi tv e computer. Aspirapolveri e tostapane, per quanto scelti tra marchi di gamma alta e di ottimo design, hanno fatto il loro ingresso in diversi grandi magazzini soprattutto in Francia, dove dipendenti poco entusiasti ora storpiano il nobile marchio cambiando l’acronimo in Fnac-Federazione nazionale aspirapolveri e caffettiere.
Il caso Milano
Ppr, il polo del lusso guidato da François-Henri Pinault, detiene il 100% di Fnac ma non sembra per adesso disposto a riversare sulla catena neanche una parte degli enormi benefici del settore moda del gruppo (al quale appartengono griffe come Gucci, Yves Saint Laurent, Bottega Veneta). Quanto all’Italia, resta ferma la posizione «studiamo tutte le opzioni possibili», che però si restringono con il passare dei mesi. La decisione finale sarà presa entro l’anno, e un rilancio appare improbabile. Si va verso la chiusura degli otto grandi magazzini di Torino (2), Milano, Genova, Verona, Firenze, Roma, Napoli, a meno che un altro investitore decida di intervenire formando una cordata con Ppr.
I 600 dipendenti italiani, età media 30-35 anni, scendono in piazza con lo slogan «Salviamo Fnac – Il lavoro per noi è un lusso». «A Milano Fnac è diventato nel tempo un presidio di cultura e di scambio — dice l’assessore alla Cultura della città Stefano Boeri —. Perdere Fnac sarebbe perdere uno snodo della nostra vita culturale. Il mio impegno sarà di far presente alla proprietà la nostra attenzione per l’utilità sociale di Fnac». Nelle prossime settimane, in assenza di una risposta chiara della proprietà, scatterà lo sciopero generale.

Stasera a Firenze, in piazza Strozzi e davanti al negozio di Gucci dalle 19,30 alle 22, andrà in scena la protesta pacifica e colorata dei dipendenti di Fnac Italia, a rischio chiusura. Tra di loro anche 30 pratesi. Da otto mesi gli oltre 600 dipendenti italiani della nota multinazionale francese non sanno nulla di quello che li attende dopo che l`azienda, nel gennaio scorso, aveva annunciato una ristrutturazione completa. Annuncio che conteneva un lapidario commento sugli otto negozi del gruppo: non sussistendo i margini per continuare l`attività in proprio, una decisione su Fnac Italia sarebbe stata presa alla fine dell`anno. E visto che il 2012 si avvia a conclusione, i dipendenti vogliono sapere cosa ne sarà di loro. Fnac in realtà è una società del Gruppo PPR, che detiene tra gli altri i marchi Gucci e Bottega Veneta. PPR è un gruppo presieduto da Frarwois-Henri Pinault, che negli ultimi anni ha manifestato l`intenzione di spostare i propri interessi verso i marchi del lusso. Per questo i dipendenti Fnac si presenteranno di fronte al negozio di Gucci a Firenze srotolando lo striscione "Salviamo la Fnac" e indossando magliette con la scritta "Fnac Fashion Nightmare, il lavoro per noi è un lusso". A Roma, dove il sit-in di protesta è già avvenuto, il negozio Gucci ha chiuso i battenti, evitando così di partecipare all` evento "Vogue Fashion`s Night Out" che stasera sarà a Firenze. Nella Fnac dei Gigli di Campi Bisenzio lavorano una trentina di pratesi. «Quello che stiamo organizzando è un pressing che ha due finalità: ricevere risposte chiare al più presto sul futuro di Fnac Italia e salvaguardare il nostro posto di lavoro», spiega Davide Del Campo, 33 anni, dipendente della prima ora della Fnac dei Gigli. «Vogliamo solo ricevere risposte certe, sapere cosa ne sarà di noi e dei nostri posti di lavoro – aggiunge Del Campo Chiaramente, la protesta di domani
(oggi ndr) è solo un sit-in pacifico e molto coreografico. La Fnac dei Gigli rimarrà cioè rimarrà aperta come qualsiasi altro giorno». Sono i sindacati e soprattutto la Filcams – Cgil di Sesto Fiorentino che segue il negozio di Campi Bisenzio a pensare alla soluzione estrema, quella dello sciopero. Di fronte al silenzio della multinazionale quindi, i dipendenti Fnac dei Gigli potrebbero anche incrociare le braccia.

«Non sussistono più le condizioni per una attività in proprio». Con un solo rigo il colosso francese dei meganegozi di musica e video, Fnac, fa piombare nel panico i 600 dipendenti italiani del gruppo. 8 negozi di altrettante città potrebbero chiudere perché non considerati più strategici per il colosso francese.
Nonostante i bilanci in attivo degli ultimi anni. E i lavoratori sono all`oscuro della loro sorte.
«Da gennaio scorso chiediamo di sapere il nostro destino, nessuna risposta. Abbiamo anche chiesto, tramite i sindacati, contatti diretti con la Francia, siamo stati ignorati», dicono Enrico Calligari e Andrea di Eva, rappresentanti sindacali Filcam Cgil Fnac di Roma. I mesi passano, i lavoratori sono senza risposta. «Sappiamo che Fnac non ha intenzione di investire, se al 31 dicembre non compare un compratore siamo a casa. Saremo dismessi. Noi ci auguriamo si palesi qualcuno perché i nostri negozi sono realtà consolidate nelle città dove sono presenti, ma chi investe in cultura oggi?». I lavoratori hanno dunque intrapreso una serie di iniziative. La prima a Genova dove i dipendenti Fnac stanno già in cassa integrazione perché lo store ha subito danni pesantissimi durante l`alluvione. Poi, la settimana scorsa a Milano, durante la Fashion Night. «Il motivo è semplice – spiegano Calligari e Di Eva – il gruppo Ppr di Francois-Henri Pinault che detiene Fnac ha anche marchi del lusso italiano, da Gucci a Bottega Veneta a Brioni, l`orientamento è più lusso e meno grande distribuzione ma ci chiediamo perché la multinazionale compra marchi italiani senza investire in Italia né in termini di lavoro né in quelli di cultura. Compra, non lascia nulla e fa terra bruciata». I lavoratori però, tramite i gruppi creati sui social network (come
"Salviamo la Fnac") sperano di creare intorno alla vertenza il consenso dei tanti consumatori e appassionati che in questi anni hanno trovato nella Fnac un punto di riferimento. A partire da personaggi delle musica e dello spettacolo che, lanciati magari proprio dal colosso francese, secondo i dipendenti non esiterebbero a schierarsi con loro.
«SALVIAMO LA FNAC»
«Fnac in alcune città è uno dei pochi avamposti culturali. A Napoli è una delle pochissime librerie rimaste in centro, a Milano è un punto di riferimento per la musica e la tecnologia da 10 anni, a Roma l`apertura è recente ma già è un successo. E` una presenza non neutrale sul territorio, ha una forte identità, è una mancanza che potrebbe diventare rumorosa». Ora i giovani dipendenti (età media 35 anni, contratti sui 1100 euro al mese) stanno pensando a nuove iniziative: il 13 settembre a Roma, il 18 a Firenze. «Abbiamo fiducia nella vendita ma non ci facciamo illusioni, siamo consapevoli che è un modello particolare ma anche c`è passione intorno a Fnac e noi ci faremo sentire».

Fumata nera al vertice che si è tenuto ieri a Roma tra i sindacati e alcuni responsabili della Fnac Italia. La riunione, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle segreterie sindacali dei punti vendita sparsi in Italia e dei
responsabili delle Risorse Umane di Fnac Italia si è conclusa con un nulla di fatto. I lavoratori che si aspettavano di conoscere novità sul loro destino professionale sono rientrati dalla Capitale con un pugno di sabbia in mano. Unica
indiscrezione trapelata dal vertice romano è stata la conferma della vendita di Fnac Italia. «L`azienda – come spiegato da Luana Di Tuoro, sindacalista della Filcams Cgil – non ci ha detto nulla di nuovo rispetto a quanto era già stato annunciato nel comunicato ufficiale diffuso dalla sede centrale di Fnac. Anche la divisione italiana è quindi in attesa di novità dal quartier generale. L`unica conferma è che la Fnac Italia è in vendita». Stop a nuove assunzioni e
rinnovi di contratto: i punti vendita sparsi nel Belpaese sono appesi ad un filo sottile, in attesa di conoscere quale sia la volontà "finale" del gruppo di Ivry. A partire da oggi, comunque, i lavoratori della sede di via Luca Giordano al Vomero
proclameranno lo stato di agitazione. Parallelamente le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil chiederanno un incontro urgente con i vertici di Fnac mondo allo scopo di riuscire a conoscere cosa l`azienda ha in serbo per il gruppo
italiano. Inoltre per la prossima settimana sarà fissata un`assemblea nel corso della quale i lavoratori studieranno – congiuntamente con i sindacati le prossime mosse: obiettivo, salvare il posto di lavoro. In ballo ci sono infatti
i destini di sessantacinque lavoratori, sessantacinque dipendenti che non hanno nessuna certezza sul loro futuro lavorativo.
Nei prossimi giorni si cercherà inoltre di capire come intenderà procedere il brand dell`editoria e dell`elettronica. Se si opterà per una cessione in franchising di tutto il blocco, di una vendita singola, negozio per negozio, o di una chiusura
semplice. Come anticipato dal "Roma" nelle settimane scorse, per quanto riguarda l`ipotesi vendita della sede di via Luca Giordano al Vomero, si sarebbe fatto avanti il gruppo "Mediaworld", colosso dell`informatica e dell`elettronica,
che sarebbe pronto a rilevare locali e dipendenti. Ma ad oggi, su questo punto, c`è il massimo riserbo.
La decisione del gruppo di Ivry di chiudere le sedi della divisione italiana sarebbe maturata in seguito ad un anno di perdite da parte del gruppo Ppr (Pinault-Printemps-Redoute), maggiore azionista della catena francese. Il piano
di "rientro" per arginare il deficit della compagnia riguarda un taglio di costi di ben 80 milioni di euro, nonché una riduzione della forza-lavoro di 500 unità circa, 310 in Francia e le restanti 200 – con molta probabilità – in Italia. Una
sorta di piano di ristrutturazione aziendale che arriva in seguito ai risultati disastrosi messi a segno dal gruppo lo scorso anno con un calo del 3,2% nel fatturato globale ed una flessione delle performance dei punti vendita addirittura del 5,4%. Cifre che mettono i brividi per un colosso d`eccellenza nel settore dell`editoria e dell`elettronica di consumo.

NAPOLI – La crisi non risparmia le multinazionali. A Napoli è allarme tra i sessanta lavoratori della Fnac di via Luca Giordano. Il colosso francese con un comunicato ha annunciato un piano di risparmio di 8o milioni di euro. Tradotto significa tagli per almeno duecento unità in tutta Italia, dove la presenza degli store è notevole. Nel piano di consolidamento rientrerebbe anche il punto vendita del Vomero.
«Anche se, per adesso, l`azienda non è entrata nello specifico dei tagli da effettuare – argomenta Luana Di Tuoro della Filcams Cgil -. Per il 14 febbraio è stato fissato a Bologna un primo incontro di Fnac Italia con le rappresentanze sindacali. Certo è che il fitto dei locali del Vomero rappresenta una voce di spesa notevolissima». Nel mirino nel colosso francese ci sono tutti i megastore italiani e quello napoletano non farebbe eccezione, anche se nel comunicato diramato a metà mese, in cui si parla del «risparmio da 8o milioni in un anno», naturalmente non si fanno "nomi". A destare preoccupazione sarebbe il costo del fitto degli immensi spazi, voce spesso insostenibile per altre realtà commerciali di Napoli e provincia (proprio al Vomero ha chiuso in settimana i battenti la libreria Guida Merliani a causa del canone di locazione alle stelle). Fnac è un colosso internazionale, certo, ma anche al negozio di via Giordano la depressione economica morde e le vendite ne risentono. Per cui, al secondo punto del comunicato, la Fnac indica la necessità assoluta di una «rinegoziazione dei canoni di locazione per l`intero parco negozi (156)». Il piano prevede anche il blocco delle assunzioni in tutti i paesi e una politica di riduzione salariale. Verranno altresì tagliati zoo posti di lavoro «suddivisi nei vari paesi, non sostituendo i dimissionari». Ancora: è prevista la «razionalizzazione» delle filiali europee e quindi, nello specifico, in Italia, «dove non sussistono più le condizioni per un`attività in proprio», la Fnac, «vaglierà tutte le possibili opzioni e prenderà una decisione nel corso dell`anno». Enzo Perrotta, presidente
del centro commerciale Vomero Arenella (1867 associati) e componente di giunta dell`Unione Industriali getta acqua sul fuoco: «Non c`è alcun comunicato ufficiale in merito ad ipotetiche chiusure. Anche 3 o 4 anni fa si diffuse la stessa notizia. E chiaro che – aggiunge – il discorso sul costo dei fitti bisogna affrontarlo. Così come sono strutturati, e non mi riferisco solo a Fnac, diventano ormai insostenibili: gli imprenditori sono alla mercé dell`immobiliarista di turno più o meno famelico. Credo che i tempi siano maturi per fare un ragionamento sui fitti, con controlli più serrati da parte dell`Agenzia delle entrate. E nelle grandi quadrature, come quella di Fnac – conclude Perrotta – sussiste anche un forte rischio di introduzione di soggetti apparentemente puliti ma in realtà legati alla criminalità organizzata».

In dieci anni il suo modello è cambiato ben poco, mentre il mondo intorno si è notevolmente trasformato. Così oggi la Fnac, l`insegna francese che distribuisce prodotti culturali e tecnologici, deve procedere a un nuovo piano di austerità, il secondo in tre anni. La cura dimagrante si tradurrà nella soppressione di 510 posti di lavoro (310 dei quali in Francia) su un effettivo di 17 mila totali, in una razionalizzazione della presenza all`estero (Italia compresa) e in una riduzione dei costi pari a 80 milioni di euro nell`anno in corso. Il giro di vite è una risposta al calo del fatturato globale del gruppo (-3,2% nel 2011), alla pessima performance dei punti vendita (-5,4%) e soprattutto a un risultato
operativo che nel 2011 si è dimezzato, a 90 milioni di euro circa. I dirigenti del gruppo attribuiscono i risultati al «forte calo dei consumi delle famiglie» e al fatto che «il mercato dei prodotti tecnici conosce un forte stallo da nove mesi». Ma la verità è che nel corso dell`ultimo decennio l`insegna è cambiata poco in un mondo che invece si è molto evoluto, e non ha saputo adattarsi alle numerose rivoluzioni culturali, a partire dal crollo delle vendite dei dischi e dal boom dell`ecommerce. I tagli non inficeranno, secondo l`a.d. del gruppo Alexandre Bompard, sull`applicazione del piano strategico Fnac 2015, presentato nel luglio scorso e che prevede fra l`altro lo sviluppo di un miniconcept da 330 metri quadri e l`apertura di una trentina di nuovi punti vendita nei prossimi cinque anni, in Francia e all`estero. Oltre allo sviluppo di nuovi servizi legati al sito Fnac.com. Nominato a fine 2010, Bompard è il terzo a.d. in soli quattro anni. L`instabilità nella struttura manageriale del gruppo fa il paio con i dubbi sul fatto che l`azionista di riferimento (Ppr) accordi i mezzi finanziari necessari per il rilancio. Dubbi più che legittimi, dal momento che Ppr cerca, e invano, dal 2009 di vendere l`insegna, valutata 1,9 miliardi di euro.