Category Archives: Vertenza Compass 2012

Un po` di sollievo per i lavoratori di Compass Group, multinazionale della ristorazione collettiva e dei servizi di supporto, minacciati da un piano di ristrutturazione che prevede oltre 800 licenziamenti. Per ora la mobilità stata sospesa. L`altro ieri, infatti, si è svolto presso il ministero del Lavoro un incontro tra le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti Uil e la dirigenza Compass Group multinazionale della ristorazione e dei servizi ( con 360 mila dipendenti nel mondo) che a fine settembre scorso aveva comunicato l`apertura di una procedura di mobilità di più di 800 dipendenti su 7.941. Durante l`incontro i sindacati hanno ribadito nel metodo e nel merito i rilievi sollevati alla procedura, già denunciati nella fase di gestione sindacale, e hanno confermato la loro disponibilità ad entrare nei contenuti della procedura stessa, solo a seguito della condivisione dell`obiettivo di eliminare dal tavolo la minaccia dei licenziamenti. Dopo una lunga discussione, e con l`ausilio e il supporto del ministero del Lavoro, l`azienda ha modificato la propria posizione, condividendo di verificare ogni soluzione possibile alla situazione occupazionale alternativa ai licenziamenti. La procedura è stata prorogata al 19 dicembre prossimo , giorno che vedrà la riconvocazione al ministero del Lavoro di un ulteriore incontro, mentre in questo periodo i sindacati e l`azienda si incontreranno per individuare gli strumenti da adottare per garantire la continuità occupazionale, senza traumi. I licenziamenti sono stati scongiurati quindi, e ora bisogna ricercare una soluzione a salvaguardia dell`occupazione. «Siamo molto soddisfatti del risultato» ha commentato Elisa Camellini segretario nazionale della Filcams Cgil, «anche se la strada è ancora lunga, siamo riusciti ad evitare il licenziamento di più di 800 dipendenti. Ora dovremo trovare una soluzione alternativa condivisa, che tuteli le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti».

Milano, 30 nov _ Sono 824 su 7941 i lavoratori di Compass Group, multinazionale della ristorazione collettiva e pulizie rischiano il posto di lavoro in Italia. Lo segnalano Filcams- Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. In Lombardia, continuano i sindacati, sono 131 i lavoratori che dopo il 12 dicembre potrebbero vedersi recapitare la lettera di licenziamento. A fine di settembre i responsabili italiani di Compass, invece di confrontarsi con il sindacato per ricercare soluzioni organizzative che salvaguardassero loccupazione hanno scelto al via più facile comunicando lelenco delle figure professionali per le quali è previsto il licenziamento: impiegati e quadri a Roma, Milano, Torino, Caserta, direttori, addette mense o ai servizi di pulizia, tutti licenziati senza esclusione di colpi. Occorre essere chiari il bilancio chiuso il 30 settembre 2012 da Compass Group indica un azienda in buona salute. "La Compass non è in crisi, anzi, ha un bilancio attivo, approfitta della crisi per massimizzare i suoi profitti" sottolineano le tre organizzazioni sindacali, che proseguono:"Gli esuberi dichiarati da Compass Group sono inesistenti. Solo nel nord est dallottobre 2011 al settembre 2012 si sono fatte oltre 97 mila ore di supplementare, oltre 29 mila ore di straordinario. Se a questo aggiungiamo le assunzioni di stagisti e interinali e circa 170 mila ore di ferie e permessi non goduti è chiaro che siamo in carenza di personale e non di esuberi. A seguito a questa dissennata procedura, che mette in discussione le obbligazioni contrattuali con i committenti, la Compass sta già perdendo alcuni appalti in Veneto in Piemonte e in Lombardia". Dopo 38 anni di servizio di mensa Mondadori, a seguito dalla procedura di licenziamento collettivo, ha dato disdetta al contratto con Compass perché vuole le persone. Ha sottoscritto un accordo con Pellegrini con la clausola obbligatoria di assorbire il personale di Compass. Vuole quel cuoco, quel direttore, quelle addette mensa. Vuole un’azienda italiana che dia le garanzie di serietà e rispetto del servizio e delle persone che il nuovo management della più grande multinazionale, inglese,di ristorazione non ha dimostrato di avere. La dirigenza italiana di Compass ha già ottenuto un bel risultato perdere il business invece che tagliare i costi. I sindacati concludono, sappiamo che lo sciopero di oggi creerà inevitabili disagi a coloro che tutti i giorni usufruiscono dei servizi siano essi di ristorazione o di pulizie, ma ai lavoratori non restano altre strade che lo sciopero per impedire che una multinazionale proceda a decimare i propri dipendenti e a impoverire il nostro paese per aumentare i propri profitti .Intanto, è in corso un presidio fino alle alle 12.30, in corso Venezia 47/40, di fronte alla Confcommercio.

BIDELLE della Compass in sciopero ieri a Forte dei Marmi. L`agitazione era stata annunciata dalla Filcams Cgil visto che la multinazionale Compass Group Italia (con 360 mila dipendenti nel mondo) ha comunicato licenziamenti a causa di un nuovo piano organizzativo disposto dai nuovi vertici aziendali. Solo nella nostra provincia sono 55 le addette e la richiesta di esuberi riguarda 21 persone. «Attualmente – dice Massimiliano Bindocci di Fillcams Cgil – il personale è già in cassa integrazione con una riduzione del 25% e negli appalti pubblici le tutele in caso di licenziamento collettivo sono inferiori ad altri settori».

Il leader della ristorazione ha deciso di tagliare il 10% di posti in Italia Le storie di Natalia e Fabio

Una multinazione con utili miliardari. Il leader mondiale della ristorazione (360mila dipendenti) con sede a Londra che ha deciso scientemente di abbandonare tutta l`Europa del Sud. La storia della Compass e dei suoi 824 licenziati in Italia non fa molto notizia. Anche se per loro, a differenza dei loro colleghi di Ilva, Fiat, Alcoa e quant`altro, non ci sarà nessuna cassa integrazione, nessun ammortizzatore sociale. Anche se si tratta degli stessi lavoratori che forniscono le mense di Fiat e Ilva. Dal 13 dicembre saranno a casa. E basta. Fra questi c`è anche Natalia. Quarantatreenne divorziata con una bambina di 13 anni e una disabilità civile al 67 per cento. “Lavoro al settore buoni pasto a Roma racconta – . L`azienda semplicemente ha cancellato la nostra struttura. Noi impiegati siamo stati i più colpiti perché se il taglio dei posti del lavoro è del 10 per cento, da noi la percentuale è del 30 per cento». In teoria fino alle lettere individuali, Natalia non dovrebbe sapere se lei è fra i licenziati. «Ma nella individuazione degli esuberi sono stati precisissimi e il mio ufficio sparirà completamente così come la mia figura professionale nella sede di Roma». L`input arrivato da Londra è stato chiaro. Il mancato rispetto dei budget previsti quest`anno ha richiesto una drastica riduzione del costo del lavoro: fra i 7.941 lavoratori italiani spariranno alcune figure specifiche anche dirigenziali (e questa è una novità per il nostro Paese) come i direttori di impianto e alcune intere aree amministrative, concentrando tutte le attività a Milano e chiudendo interi uffici a Roma, Torino, Salerno. Per Natalia le feste si prevedono drammatiche. «Sarà un Natale triste perché il vero problema è che in 12 anni di lavoro in questa azienda abbiamo acquisito una professionalità importante ma molto specialistica e difficilmente spendibile sul mercato del lavoro». Venerdì Natalia ha scioperato come quasi tutti i lavoratori italiani. Uno sciopero difficile perché fatto in un`azienda frastagliata nelle attività e nel territorio. Dalla sanità, alla scuola, alle mense aziendali. Dagli uffici ai luoghi di lavoro. Un`adesione che ha sfiorato il100 per cento con presidi molto partecipati a Roma (sotto la sede centrale sulla Colombo) e a Milano. Fra loro c`era anche Fabio 54 anni, lavoratore part time alla mensa della Banca d`Italia. «Da noi tre anni fa è arrivato il primo sub appalto, la Compass ha passato il lavoro ad un`altra piccola ditta: una procedura impensabile fino a pochi anni fa». Fabio non dovrebbe essere tra gli esuberi e salvare lui, come altri operatori degli appalti, dovrebbero arrivare le clausole sociali che prevedono come le nuove ditte vincitrici prendano in carico i lavoratori. «La novità però è che la Compass ha considerato esuberi lavoratori di appalti prima della scadenza sapendo che non parteciperà più alle gare – spiega Fabio – e questo mette a rischio anche la clausola sociale per loro».
Per Natalia e Fabio non resta che aspettare l`incontro al ministero dello Sviluppo economico. Aspettare e sperare che l`azienda, sotto la pressione di sindacati e governo, faccia un passo indietro. «La procedura di licenziamento collettivo – spiega Elisa Camellini, segretaria nazionale della Filcams Cgil – è partita il 25 settembre e quindi il 13 dicembre l`azienda può mandare le lettere di licenziamento. Ci aspettiamo la convocazione al tavolo di crisi del ministero per mercoledì 5 dicembre. Abbiamo avanzato critiche alla procedura adottata sia sul piano formale e sostanziale – continua-. La procedura è giustificata da uno stato di riorganizzazione e il contratto nazionale prevede un percorso di relazioni sindacali per affrontare il problema. Sul piano formale hanno sbagliato l`invio delle raccomandate in più gli esuberi sono stati individuati con centri di costo (un cuoco più quattro addetti, ad esempio) praticamente individuandoli invece che sui profili professionali e livello di inquadramento, come previsto dalle leggi. Noi abbiamo denunciato tutte queste questioni e al ministero le faremo pesare. Se il ministero ci dà una mano contiamo di riaprire la partita, siamo disponibili a discutere di riorganizzazione, ma togliendo dal tavolo la procedura». Natialia e gli altri 823 esuberi ci sperano.

«Servizi generali tipo la ristorazione o le pulizie degli uffici sono sempre le prime spese che un’azienda taglia quando deve far quadrare i conti», dice Luca Solari, del dipartimento di Studi del lavoro di Scienze politiche alla Statale di Milano. L’equazione è: meno commesse, meno lavoro, meno dipendenti.
A scendere in piazza, venerdì, anche Filcams, Fisascat e Uiltucs, le sigle confederali di Cgil, Cisl e Uil nei settori commercio, servizi e turismo. Contro i licenziamenti di 824 dipendenti di Compass Group, multinazionale nel settore della ristorazione e dei servizi di pulizia.
Il colosso britannico – che in Italia gestisce, tra gli altri, il servizio mensa alla Camera dei deputati, al Senato, alla Banca d’Italia e in aziende come Eni, Pirelli e Università Bocconi – ha aperto lo scorso 25 settembre una procedura di licenziamento collettivo per 665 operai, 147 impiegati e 12 quadri (su un totale di 7941 dipendenti, tra cui 7373 operai, 487 impiegati, 65 quadri).
Il gruppo non è in crisi, ricavi e utile sono in attivo. Ma le dichiarazioni ufficiali di Compass non nascondono difficoltà nell’area del sud Europa, in Spagna, Portogallo e Italia. Da qui la decisione: un taglio al personale, si legge nella comunicazione, «strutturalmente in esubero rispetto alle mutate esigenze organizzative e produttive».
Dentro Compass, sottolineano i sindacati, «da ottobre 2011 a settembre 2012 sono state fatte oltre 97mila ore di lavoro supplementare e 27mila di straordinario. E sono stati assunti stagisti e interinali». Insomma, di lavoro ce n’è. Il nodo vero, lamenta Giorgio Raul Ortolani, segretario milanese di Filcams, «è che di fronte alla richiesta giunta dai vertici britannici di aumentare i profitti si è scelta la via più semplice, quella di tagliare sul lavoro approfittando della crisi».
Con una procedura che, accusa Filcams, «è viziata nella sostanza e nella forma».Perché, spiega la segretaria nazionale Elisa Camellini, «certamente l’azienda ha tutto il diritto di decidere di riorganizzare, ma questo non vuol dire licenziare senza nessun tipo di concertazione».
Sullo sfondo c’è un altro timore. Che a consentire con maggiore facilità questa procedura di licenziamento collettivo contribuisca la riforma Fornero. Tra le varie modifiche della nuova legge sul mercato del lavoro c’è quella per cui «gli eventuali vizi della comunicazione possono essere sanati, ad ogni effetto di legge, nell’ambito di un accordo sindacale concluso nel corso della procedura di licenziamento collettivo».
Vuol dire che con la sola firma di uno dei sindacati, anche autonomi, presenti al tavolo delle trattative, eventuali difetti nel procedimento portato avanti dall’azienda sono eliminati. Basta questo per favorire licenziamenti “a cuor leggero”? Secondo Maria Teresa Carinci, ordinario di diritto del lavoro alla Statale di Milano, il cambiamento di questo aspetto «non è così significativo».
E’ vero che «in alcuni snodi la nuova normativa allenta le garanzie: prima queste erano assicurate da un controllo puntiglioso da parte del giudice, oggi è sufficiente un accordo finale sanante, anche con solo uno dei sindacati». Purché nell’accordo questi siano «specificamente menzionati». La sensazione, conclude la docente, «è che a spostare il baricentro delle decisioni aziendali siano soprattutto le convenienze di mercato».

IN SCIOPERO anche i lavoratori della Compass group, l`azienda multinazionale, con appalti nella provincia di Ancona, che si occupa di ristorazione, pulizie e altri servizi, che ha annunciato i licenziamento di 800 dipendenti su tutto il territorio nazionale. A rischio, nella provincia di Ancona, una quarantina di posti di lavoro. Oggi le organizzazioni sindacali di Filcams-Cgil, Cisl e Uiltucs-Uil hanno proclamato lo sciopero «perché negli ultimi incontri l`azienda non ha modificato la propria posizione e, pur avendo un bilancio in attivo, ha confermato i licenziamenti rifiutandosi di individuare con le organizzazioni sindacali, qualsiasi altra forma alternativa a salvaguardia dell`occupazione».


Sono più di 800 i lavoratori di Compass Group Italia, multinazionale della ristorazione collettiva (con 36omila dipendenti nel mondo) che rischiano il posto di lavoro. L`azienda spiega la Filcams in una nota – ha denunciato 824 esuberi (12 quadri, t47 impiegati e 665 operai) in Italia. Contro la decisione di licenziamento la Filcams ricorda che oggi è previsto uno sciopero proclamato da tutti i sindacati del commercio.

Scioperano oggi i dipendenti della Compass: la multinazionale della ristorazione collettiva (con 360 mila dipendenti nel mondo) ha dichiarato 824 esuberi in Italia : 12 quadri, 147 impiegati e 665 operai. La Filcams Cgil ricorda gli appuntamenti previsti in concomitanza con lo stop proclamato da tutti i sindacati: si terranno iniziative in tutte le province in cui sono presenti strutture Compass, tra cui Milano, dove saranno organizzati presidi davanti alla sede centrale e davanti alla Confcommercio (alle 11.30 conferenza stampe) e Roma, dove si svolgerà una manifestazione sotto la sede romana dell`azienda di Via Cristoforo Colombo destinata a chiudere. Ad Alessandria, dove la Compass ha messo in liquidazione la Aristor, l`azienda che si occupa della preparazione e gestione di circa 4600 pasti nelle mense scolastiche e case di risposo, i lavoratori hanno organizzato un presidio denominato «Continuiamo a dare da mangiare» durante il quale distribuiranno focaccia e í volantini esplicativi della vertenza

Una doccia fredda che i lavoratori della Compass davvero non si aspettavano. Il colosso della ristorazione aziendale (gestisce soprattutto mense), multinazionale inglese che dà lavoro a 360 mila persone nel mondo, è pronta a tagliare oltre i110% del personale italiano: ben 824 addetti su un totale di 7941.
La chiusura delle sedi di Torino, Roma, Salerno, il forte ridimensionamento di quella di Milano. Il lungo elenco dei ruoli che verranno messi in mobilità comprende anche 95 direttori di mensa, tra cui quelli della Camera, del Senato e della Banca d`Italia. Le forbici non hanno colpito solo gli operai (che comunque sono la maggior parte, ben 665), ma anche quadri (65 unità) e impiegati (147). Pur non essendo un marchio conosciuto dal grande pubblico, Compassè un gruppo di tutto rispetto: solo in provincia di Milano gestisce in appalto le mense di importanti aziende, come Eni, Mondadori, Università Bocconi, Magneti Macelli, Deutsche Bank, Kraft, Pirelli, Vodafone. Il gruppo non registra perdite a livello internazionale, ma anzi resta in attivo sia sul fronte dei ricavi che dell`utile: lo spiega bene un articolo del quotidiano inglese The Telegraph, che il 27 settembre scorso annunciava l`intenzione della Compass di tagliare posti in Italia, Spagna e Portogallo, i paesi più in sofferenza a causa della crisi. Molte imprese tagliano i costi in quello che viene ritenuto più «superfluo», ovvero le mense, e così molti committenti – spiega Compass nella comunicazione delle 824 mobilità al sindacato – sono venuti a mancare o hanno ridotto gli ordini.
Si è verificata così una «erosione del risultato aziendale». «Non è uno stato di crisi – protestano i lavoratori di Milano – In pratica pur avendo un bilancio in attivo, i margini finanziari non sono ritenuti soddisfacenti dalla casa madre di Londra, e questo basta per licenziare». Gli affari non vanno male ovunque: in nord Europa i risultati sono buoni, mentre sono in gran- de crescita i mercati del Nord America e dei paesi emergenti. Quindi si sforbicia per «riequilibrare» le performances negative dell`Europa meridionale. «Molti di noi lavorano da anni per la Compass, ed è la prima volta che un numero così alto di licenziamenti viene annunciato via fax abbiamo dovuto saperlo dal sindacato
- dice Francesca Gamba, Rsa Filcams Cgil di Milano – Peraltro rifiutano di utilizzare strumenti come la cassa integrazione, perché ritengono che i problemi attuali non siano limitati nel tempo».
I lavoratori sono decisi a cercare una strada alternativa: in questi giorni si moltiplicano gli scioperi e le proteste, mentre venerdì scorso Compass ha incontrato i sindacati. Il tavolo, però, per il momento non. ha sortito una soluzione: «Dicono che hanno bisogno di qualche,giorno per darci una risposta: noi abbiamo chiesto il ritiro dei licenziamenti e a quello puntiamo», spiega Giorgio Ortolani, della Filcams Cgil di Milano. Chissà se la risposta sarà positiva e se Compass sceglierà una via più «soft» per ottenere i risparmi voluti. D`altronde la riorganizzazione prevede scelte abbastanza nette: «Hanno dichiarato di voler esternalizzare l`ufficio Paghe e contributi attraverso una cessione dell`attività, ma non del personale – denuncia il segretario Filcams Ortolani – Una procedura incredibile: si licenziano tutti gli impiegati e si appalta il servizio fuori dal gruppo».

Tremila piatti, bicchieri e posate di plastica. Non è una mega scampagnata ma il pranzo servito ieri alla buvette di Montecitorio. Il ristorante per i deputati era chiuso e nemmeno al bar del Transatlantico c`era chi poteva lavare le stoviglie. E allora tazzine di plastica anche per il caffè. "Non proprio un`azione ecologica" commentavano í commessi mentre servivano le vettovaglie. GLI ONOREVOLI si sono, loro malgrado, adeguati, ma chi ci ha rimesso sono stati í dipendenti. Anche la loro mensa è rimasta chiusa e sono dovuti uscire per pranzo in qualche ristorante (certamente più costoso) del centro di Roma.
Come in ogni migliore tradizione, è finito in una guerra tra poveri lo sciopero indetto dal personale di
Compass Group, la ditta appaltatrice del servizio di ristorazione della Camera. É la prima volta nella storia della Repubblica che si assiste ad uno sciopero vero e non simbolico a Montecitorio. E la causa è l`annunciato licenziamento di 15 dei 76 dipendenti presenti nel Palazzo. Sono solo una parte dì coloro che la ditta metterà alla porta nei prossimi mesi: 824 persone rischiano il posto in tutta Italia. "L`azienda non è in passivo – hanno spiegato i lavoratori – vogliono solo aumentare i profitti".
I LAVORATORI di Compass Group ieri sono scesi in piazza di fronte al loro luogo di lavoro. "A seguito dell`attivazione della procedura 223/91 del 25/09/2012 da parte della Compass Group riguardo al licenziamento su scala nazionale – si legge nel comunicato firmato Cgil (Filcams), Cisl (Fisascat), Uil (Tucs) – poniamo in evidenza l dramma sociale che si verificherebbe nel caso in cui venissero licenziati i 15 dipendenti previsti dall`azienda sull`appalto del reparto caffetteria all`interno della Camera dei Deputati. "Questa giornata di sciopero serve per sensibilizzare l`opinione pubblica – hanno detto ancora i dipendenti – da questa posizione possiamo provarlo a fare a nome di tutte le famiglie a rischio per questa decisione". Ma quale sarà il criterio di scelta delle persone da licenziare? "Non ne abbiamo ancora idea, potrebbe toccare a chiunque di noi".

Nuova protesta dei camerieri del ristorante di Montecitorio contro il rischio di licenziamenti. Nel febbraio scorso avevano scioperato garantendo il servizio in misura ridotta. Oggi, invece, si asterranno dal lavoro per tutto il giorno, perché la situazione «è diventata insostenibile» con «ben 15 dipendenti che rischiano di andare in mezzo a una strada». Lo sciopero riguarda tutto il personale della ditta appaltatrice Compass Group Italia" che lavora all`interno della Camera presso il ristorante, il self service
e il bar dei dipendenti. In particolare, sono 18 i camerieri addetti al servizio ristorazione di Montecitorio: alcuni a tempo pieno, cioè per 40 ore settimanali, percepiscono in media 1.100 euro netti al mese; altri sono part time e guadagnano 700 euro netti al mese per 24 ore alla settimana. Su scala nazionale, la ditta ha attivato la procedura per il licenziamento di 824 lavoratori, informano i sindacati del settore Cgil-Filcams, Cisl-Fisascat e Uil-Tucs.

La Compass, una delle aziende leader nel settore della ristorazione, dichiara il suo miglior esercizio negli ultimi quattro anni. Eppure si procede a 824 licenziamenti collettivi

Per il momento nessuna disponibilità: i dirigenti della Compass non fanno marcia indietro rispetto agli annunciati 824 licenziamenti.
La società – leader con i suoi
380 mila dipendenti in tutto il mondo, del settore della ristorazione -, ha deciso di «migliorare la redditività dell’azienda» italiana tagliando i posti di lavoro. Facendosi forte delle nuove normative in tema di licenziamento, la Compass Group Italia ha così dichiarato gli 824 esuberi in assenza di uno stato di crisi. E, anzi con i bilanci in attivo.
Londra infatti ha deciso, dichiarandolo agli azionisti, che per equilibrare i profitti bisogna tagliare il costo del lavoro in Sud Europa: Portogallo, Spagna e Italia. Il Portogallo ha già dichiarato 80 esuberi, la Spagna, per il momento resiste, mentre in Italia il nuovo ad dell’azienda ha deciso di procedere con 824 persone chiudendo le sedi di Salerno e Roma e riducendo rispettivamente del 70 e del 30 per cento le sedi di Torino e Milano, Saranno inoltre licenziati tutti i direttori di mensa.
Nella lettera inviata ai sindacati
la Compas dichiara che è inutile pensare a soluzioni alternative come i contratti di solidarietà.
Un disastro per le famiglie coinvolte. Se le procedure dovessero andare fino in fondo, infatti, non è previsto alcun ammortizzatore sociale e le famiglie sarebbero letteralmente per strada.
Di fronte alla durezza della società, che in Italia, con i suoi 8mila dipendenti, gestisce servizi di ristorazione collettiva, pulizie civili e industriali su tutto il territorio nazionale, compresa la Camera dei deputati, i sindacati hanno indetto scioperi e mobilitazioni e hanno allertato il ministero. In gioco, dicono i lavoratori, non c’è solo quello del loro personale destino, ma il futuro dell’intero Paese.
«Si evidenzia il pericolo», scrivono i lavoratori, «che questa
manovra della multinazionale Compass, se passasse, possa diventare un pilota anche per altre aziende multinazionali che operano nel nostro Paese: pur non essendo in crisi, raggiungere il massimo profitto non investendo ma tagliando i "costi fissi", cioè prima di tutto le "persone". Per poi magari andarsene dal Paese lasciando terra bruciata».
Inoltre, è quanto lamentano i sindacati, nell’ultimo bilancio pubblicato si riporta «
un aumento del valore della produzione di 3.491.882 euro, un utile ante imposte di euro 9.811.635 (+ 2.077.737) e un utile netto di euro 1.254.781 a fronte di un utile netto di euro 102.682 relativo all’esercizio precedente». E nella relazione allegata si dichiara che quello del 2011 è stato «il miglior risultato economico netto degli ultimi 4 esercizi».
Se la situazione finanziaria è, invece, peggiorata, ciò si deve ai «i ritardi di pagamento da parte dei clienti segnatamente quelli che fanno a capo alla Pubblica Amministrazione».
Stando così le cose, si chiedono i lavoratori, «diventa un paradosso che
a rimetterci la pelle siano 824 lavoratori che con il loro salario hanno pagato direttamente le tasse alla Pubblica Amministrazione», fra l’altro in virtù di una legge, come quella voluta dalla Fornero, che fa dei lavoratori l’anello debole della catena.
Anche per spiegare queste ragioni i lavoratori chiedono che
il ministero convochi immediatamente le parti dopo il nulla di fatto dei due incontri precedenti tra sindacati nazionali e azienda. Cinque, dei trenta giorni a disposizione secondo legge per il confronto al ministero, sono infatti già passati. Alla scadenza del trentesimo l’azienda può cominciare a spedire le lettere di licenziamento.


Nuova protesta dei camerieri del ristorante di Montecitorio contro il rischio di licenziamenti. Nel febbraio scorso avevano scioperato garantendo il servizio in misura ridotta. Oggi, invece, si asterranno dal lavoro per tutto il giorno, perché la situazione «è diventata insostenibile» con «ben 15 dipendenti che rischiano di andare in mezzo a una strada». Lo sciopero riguarda tutto il personale della ditta appaltatrice Compass Group Italia" che lavora all`interno della Camera presso il ristorante, il self service e il bar dei dipendenti. In particolare, sono 18 i camerieri addetti al servizio ristorazione di Montecitorio: alcuni a tempo pieno, cioè per 40 ore settimanali, percepiscono in media 1.100 euro netti al mese; altri sono part time e guadagnano 700 euro netti al mese per 24 ore alla settimana. Su scala nazionale, la ditta ha attivato la procedura per il licenziamento di 824 lavoratori, informano i sindacati del settore Cgil-Filcams, Cisl-Fisascat e Uil-Tucs.

Una doccia fredda che i lavoratori della Compass davvero non si aspettavano. Il colosso della ristorazione aziendale (gestisce soprattutto mense), multinazionale inglese che dà lavoro a 360 mila persone nel mondo, è pronta a tagliare oltre i110% del personale italiano: ben 824 addetti su un totale di 7941.
La chiusura delle sedi di Torino, Roma, Salerno, il forte ridimensionamento di quella di Milano. Il lungo elenco dei ruoli che verranno messi in mobilità comprende anche 95 direttori di mensa, tra cui quelli della Camera, del Senato e della Banca d`Italia. Le forbici non hanno colpito solo gli operai (che comunque sono la maggior parte, ben 665), ma anche quadri (65 unità) e impiegati (147). Pur non essendo un marchio conosciuto dal grande pubblico, Compass è un gruppo di tutto rispetto: solo in provincia di Milano gestisce in appalto le mense di importanti aziende, come Eni, Mondadori, Università Bocconi, Magneti Macelli, Deutsche Bank, Kraft, Pirelli, Vodafone.
Il gruppo non registra perdite a livello internazionale, ma anzi resta in attivo sia sul fronte dei ricavi che dell`utile: lo spiega bene un articolo del quotidiano inglese The Telegraph, che il 27 settembre scorso annunciava l`intenzione della Compass di tagliare posti in Italia, Spagna e Portogallo, i paesi più in sofferenza a causa della crisi. Molte imprese tagliano i costi in quello che viene ritenuto più «superfluo», ovvero le mense, e così molti committenti – spiega Compass nella comunicazione delle 824 mobilità al sindacato – sono venuti a mancare o hanno ridotto gli ordini. Si è verificata così una «erosione del risultato aziendale». «Non è uno stato di crisi – protestano i lavoratori di Milano – In pratica pur avendo un bilancio in attivo, i margini finanziari non sono ritenuti soddisfacenti dalla casa madre di Londra, e questo basta per licenziare». Gli affari non vanno male ovunque: in nord Europa i risultati sono buoni, mentre sono in grande crescita i mercati del Nord America e dei paesi emergenti. Quindi si sforbicia per «riequilibrare» le performances negative dell`Europa meridionale. «Molti di noi lavorano da anni per la Compass, ed è la prima volta che un numero così alto di licenziamenti viene annunciato via fax abbiamo dovuto saperlo dal sindacato – dice Francesca Gamba, Rsa Filcams Cgil di Milano – Peraltro rifiutano di utilizzare strumenti come la cassa integrazione, perché ritengono che i problemi attuali non siano limitati nel tempo». I lavoratori sono decisi a cercare una strada alternativa: in questi giorni si moltiplicano gli scioperi e le proteste, mentre venerdì scorso Compass ha incontrato i sindacati. Il tavolo, però, per il momento non. ha sortito una soluzione: «Dicono che hanno bisogno di qualche,giorno per darci una risposta: noi abbiamo chiesto il ritiro dei licenziamenti e a quello puntiamo», spiega Giorgio Ortolani, della Filcams Cgil di Milano.
Chissà se la risposta sarà positiva e se Compass sceglierà una via più «soft» per ottenere i risparmi voluti.
D`altronde la riorganizzazione prevede scelte abbastanza nette: «Hanno dichiarato di voler esternalizzare l`ufficio Paghe e contributi attraverso una cessione dell`attività, ma non del personale – denuncia il segretario Filcams Ortolani – Una procedura incredibile: si licenziano tutti gli impiegati e si appalta il servizio fuori dal gruppo».

Il colosso della ristorazione collettiva e dei servizi di supporto, che impiega 360mila dipendenti nel mondo di cui 7.941 persone italiani mette al riparo i profitti tagliando le regioni in calo. Dipendenti in mobilità dal 25 settembre, senza accordi sindacali niente ammortizzatori sociali
La crisi colpisce duro anche le multinazionali più sane e l’Europa meridionale diventa il cuore del problema, il ventre molle in cui stipendi e consumi si contraggono e non conviene più investire. Il ragionamento è alla base delle politiche occupazionali di numerose grandi aziende, e non fa eccezione la Compass, colosso della ristorazione collettiva e dei servizi di supporto, che impiega 360mila dipendenti nel mondo.
In Italia lavorano per Compass 7.941 persone, dipendenti delle società Eurest (specializzata in ristorazione aziendale), Medirest (ristorazione sanitaria), Scolarest (ristorazione scolastica), Eurest Service (servizi di supporto), Ristomat e Lunch Time (buoni pasto). Per 824 di loro è scattata, lo scorso 25 settembre, la procedura di mobilità: in assenza di accordi con le organizzazioni sindacali, 75 giorni dopo l’avvio della pratica i lavoratori perderanno il posto, senza nessun ammortizzatore sociale.
I tagli rientrano in una più ampia strategia di riduzione del personale nei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi: Italia, appunto, ma anche Spagna e Portogallo, tre nazioni in cui i dipendenti di Compass sono in tutto 25mila. La decisione, secondo quanto ha annunciato il 27 settembre l’azienda, non è legata a una situazione di crisi aziendale: semplicemente, nell’Europa meridionale i volumi di vendita sono calati di circa il 5% rispetto al 2011.
Come ha spiegato l’amministratore delegato Richard Cousins al Daily Telegraph, le forniture di servizi di ristorazione sono calate a causa della diminuzione della forza lavoro nei Paesi in questione, con il conseguente taglio delle “spese superflue, come i ‘posh lunches’ (pranzi lussuosi) per i clienti”. La regione rappresenta però solo il 4% dei ricavi totali del gruppo, che ha invece ottenuto “buoni livelli” di nuovi contratti nei Paesi nordeuropei, in Francia e nella stessa Spagna.
Infatti, le stime sui risultati annuali di Compass – che saranno pubblicati a fine novembre – sono positive: i ricavi sono dati in crescita di circa l’8% rispetto all’esercizio 2011 e il risultato operativo dovrebbe aumentare della stessa percentuale, grazie alle ottime performance in Nordamerica e nei Paesi emergenti. Le prospettive per il 2012-2013 restano “positive e stabili”, ha fatto sapere la multinazionale. Nonostante questo, si taglia il personale per migliorare ancora i conti: Compass punta a un risparmio annuale di 95 milioni di sterline da qui al 2014.
“Non si comprende la logica di questa operazione – spiega a IlFattoquotidiano.it Francesca Gamba, delegata della Rsu aziendale -. I tagli annunciati sono indiscriminati: ad esempio, nell’ufficio contabilità si vogliono eliminare il responsabile e un addetto, lasciando comunque aperto l’ufficio con quattro impiegati. Poi ci sono i direttori di mensa, che spariranno tutti per essere sostituiti da una ‘nuova’ figura: lo Unit Manager. Praticamente lo stesso tipo di lavoro con un nome diverso: di fatto, un modo per licenziare i dipendenti con la maggiore anzianità aziendale, per poi eventualmente sostituirli con nuovi assunti, che costano meno”.
La vertenza è in corso: il 12 ottobre ci sarà un incontro a Roma tra le organizzazioni sindacali e i rappresentanti di Compass. Che però parte da posizioni piuttosto dure: nella procedura di mobilità, riferiscono i sindacati, si legge chiaramente che “non appare ipotizzabile l’utilizzo di strumenti alternativi” ai licenziamenti.


«Oltre 800 esuberi tra quadri e impiegati»

Su un totale di quasi 8mila dipendenti. I sindacati preoccupati: «Possibile ritiro dal nostro Paese»
E’ stata appena aperta la procedura di licenziamenti collettivi. Con la nota informativa ai sindacati direttamente interessati (le categorie confederali del commercio, dei trasporti e degli alimentari). Le cifre sono uno choc per una vera e propria multinazionale della ristorazione e dei servizi collegati come il gruppo Compass, che ha annunciato la messa in mobilità per 824 dipendenti su 7.941 persone attive in Italia.
LE MOTIVAZIONI - Elisa Camellini, segretario nazionale Filcams Cgil, parla a Corriere.it di un piano di ristrutturazione elaborato dal nuovo amministratore delegato di Compass Italia, Fabio Spaccasassi, motivato «da un’opera di efficientamento della struttura organizzativa del gruppo, con una razionalizzazione delle sedi periferiche, visti i "margini" in contrazione e la volontà di procedere a un riequilibrio societario a livello mondiale». Soprattutto sarebbero soprattutto i livelli intermedi (i quadri) a rischiare il posto di lavoro, secondo quanto informa una nota recapitata ai sindacati.
IL GRUPPO - Il gruppo conta 360 mila dipendenti nel mondo ed opera in Italia con i marchi Eurest (ristorazione aziendale), Medirest (ristorazione sanitaria), Scolarest (ristorazione scolastica), Eurest Service (servizi di supporto), Ristomat e Lunch Time (buoni pasto). Sono interessati dal provvedimento in Italia 12 quadri su 65 (18%), 147 impiegati su 487 (30%) e 665 operai su 7.373 (9%).