Category Archives: Vertenza Carrefour 2009

Caserta – È stata una giornata di barricate quella vissuta ieri dai dipendenti dell`ex punto vendita Carrefour di Capodrise. Sin dalle prime ore del mattino, entrando nel centro commerciale che ospita l`expunto vendita della catena francese, ogni cliente ha potuto osservare la barriera umana formata dai dipendenti del gruppo ai varchi del supermercato. Un`azione annunciata da tempo secondo fonti sindacali «che, però, non era stato possibile attuare poiché i magazzini erano stati chiusi per molto tempo». L`occasione, invece, si è presentata ieri, quando una parte dei cento dipendenti della struttura è stata richiamata al lavoro per procedere alla bonifica del sito,.richiesta dall`A`sl per ristabilire le condizioni igieniche nella struttura, e per procedere alla formulazione dell`inventario delle merci in magazzino.
Così all`apertura delle saracinesche i lavoratori hanno «indetto un`assemblea permanente» come ha annunciato Umberto Croce, Rsa della Uiltucs. Assemblea che ha di fatto bloccato tutte le operazioni previste nella giornata.
«L`azienda che avrebbe dovuto effettuare la bonifica – conclude Croce – non si è vista. Gli unici presenti erano gli operai che avrebbero dovuto recuperare il materiale buono da impacchettare e rispedire a Carrefour». «La situazione a Capodrise è molto delicata – dice Benedetto Arricale della Filcams Cgil – la trattativa diventa sempre più complessa, ma bisogna evitare che si avveri un evento così negativo per il nostro territorio come il licenziamento di queste persone».
Resteranno lì notte e giorno, promettono gli operai, che nel frattempo aspettano il delicato incontro fissato per martedì nella sede dell`assessorato al lavoro della Regione con Silvana Miele. In quell`occasione le istituzioni tenteranno per l`ennesima volta di trovare un accordo tra le sigle sindacali e i vertici della Svidis, la società che controlla l`Iper Capodrise srl. Giornata di tensione anche all`ingresso della Evoluzione Maglia srl di Caserta. Anche in questo caso
una barriera umana ha bloccato le entrate proibendo qualsiasi possibile azione. Picchetto sorto come risposta all`ipotesi di un`azione da parte della proprietà per procedere al recupero dei tir bloccati all`interno dello stabilimento da circa un mese. Tir, secondo quanto riferito dai sindacati, sui quali sono state caricate le macchine smontate della fabbrica casertana e destinate verso una meta ancora sconosciuta, bloccati a causa del presidio dei settanta lavoratori dell`opificio sorto all`indomani della notizia della chiusura del sito casertano e del licenziamento dei dipendenti.

Hanno vinto in primo grado la causa contro i licenziamenti, il giudice ha disposto il reintegro immediato ma l’azienda non li riassume, e non li paga, perché intende aspettare l’esito del ricorso fissato per novembre 2012. È l’estenuante attesa a sfiancare i 102 dipendenti della Carrefour della Romanina, periferia della capitale, senza lavoro dal 12 gennaio 2009 a seguito della decisione della multinazionale francese di restringere l’area di vendita dell’ipermercato.
La loro è unavicenda per certi versi simile a quella dei tre operai dellaFiat Sata di Melfi, licenziati dal Lingotto con l’accusa di aver bloccato la produzione durante uno sciopero,
reintegrati dal Tribunale ma relegati dalla casa automobilistica in uno stanzino: pagati senza lavorare. L’unica differenza è che alla Romanina i salari pregressi, e quelli maturati dopo la sentenza (18 novembre 2010), non si sono ancora visti. E tutto lascia presagire che non si vedranno, almeno a breve. Gli studi legali Muggia, Fabbri e Stani, che seguono gli ex dipendentinella vertenza e i sindacati, Filcams- Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil di Roma e del Lazio, hanno chiesto il pagamento degli arretrati ma Carrefour si è opposta, presentando
una cosiddetta «inibitoria». Nonostante la prima sentenza, con la quale il giudice stabilisce il reintegro dei dipendenti e il pagamento degli stipendi, c’è il rischio che il balletto giudiziario – richiesta dei salari e inibitoria – si ripeta di mese inmese per ogni retribuzionemancata.
VERSO IL PIGNORAMENTO Per questo di fronte all’indisponibilità della multinazionale, gli avvocati dei lavoratori potrebbero chiedere un pignoramento dei beni dell’azienda per un valore pari agli arretrati non corrisposti. Si parla ormai di milioni di euro. A sua volta, però, Carrefour potrebbe rispondere con una nuova «inibitoria », allungando i tempi di
quest’odissea minima in modo esponenziale. «Informalmente ci è stata fatta un’offerta – racconta Vittorio Pezzotti, segretario Filcams-Cgil di Roma e del Lazio – Carrefour propone30-
35 mila euro a ogni dipendente che non si oppone al licenziamento. Finora però sono pochissimi quelli disposti ad accettare,anche perché in tempi come questi è molto difficile trovare un altro lavoro. Alla Romanina – aggiunge Pezzotti – i dipendenti sono per lo più donne e l’età media è tra i 40 e i 45 anni: troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per cambiare mestiere», secondo un adagio famoso negli ultimi anni. D’altra parte, «Carrefour ha un codice
etico da esempio, ma da noi non lo applica e si comporta come se fossimo in un’altra epoca». Pezzotti fa riferimento anche all’elevato utilizzo di lavoro precario e atipico nei negozi della catena, che a Roma conta quattro ipermercati, sessanta supermercati e venti discount.

Caserta – La prefettura convocherà vecchia e nuova proprietà insieme coni sindacati Tornano in strada i dipendenti dell`ex punto vendita Carrefour di Capodrise e chiedono al prefetto Ezio Mauro di mediare sulla vicenda dei 73 licenziamenti in ballo. È stato poi l`incontro tra il viceprefetto Savina Macchiarella e i delegati sindacali a calmare gli animi. Guidati dal segretario della Filcams Cgil, BenedettoArricale, e da Alessandro Tartaglione dellaUiltucs, i delegati sindacali hanno chiesto, e ottenuto, la convocazione di un tavolo istituzionale dove le parti sociali possano riaprire la trattativa sul destino dei lavoratori ex Carrefour. Tavolo che già la prossima settimana potrebbe essere chiamato a riunirsi.
Sarà quello il momento in cui il prefetto cercherà di cucire lo strappo aperto ad inizio mese e che ha portato alla procedura di licenziamento da parte della proprietà entrante. Proprio in quell`ultimo incontro era saltato all`ultimo minuto l`accordo di massima che le parti sociali avevano raggiunto in una lunga serie di incontri preliminari. Dopo il tentativo dell`avvio di procedure dimobilità volontaria, che aveva visto pochi dipendenti pronti a lasciare, la drastica decisione della proprietà per snellire i costi del sito in vista del nuovo corso. Despar aveva chiesto infatti una serie di deroghe al contratto vigente che avrebbero portato ad un maggiore mobilità degli oltre 100 dipendenti, mentre i sindacati avevano rifiutato ogni deroga all`accordo di massima. Da lì la rottura e l`invio delle lettere di licenziamento recapitate negli ultimi giorni ed ora la pronta reazione dei sindacati.
Così la prefettura, per agevolare la conclusione di una vicenda che va avanti da mesi, convocherà le due aziende, Despar e Carrefour, le parti sociali e il primo cittadino di Capodrise, Giuseppe Fattopace. In quella riunione i sindacati rilanceranno la proposta di una riduzione degli orari di lavoro e di impiegare la manodopera a turno, facendo probabilmente ricorso alla mobilità, per dare la possibilità alla nuova proprietà divalutare la risposta del mercato locale al loro investimento. Una buona notizia, comunque, per i la- voratori. «L`apertura della prefettura alla convocazione di un tavolo istituzionale – conferma Benedetto Arricale – rilancia le speranze che la trattativa possa essere recuperata. La vicenda dell`ex Carrefour è molto importante per il nostro territorio. Il licenziamento di tutte queste persone provocherebbe una ricaduta negativa non calcolabile sul territorio casertano». Per questo non abbassano la guardia ilavoratori e si dichiarano pronti alla lotta. «Non è possibile che un nuovo imprenditore venga nel nostro territorio – ha affermato Alessandro Tartaglione – e senza conoscere nulla della situazione esistente decida di dimezzare i dipendenti. È una cosa sulla quale non cederemo di un centimetro».

Da quando sono diventati «collaboratori», non più semplici dipendenti o impiegati, possono andare in bagno una sola volta nell’arco di un turno lavorativo (due volte per chi lavora full time). Se si ha bisogno una volta di più, bisogna timbrare il cartellino in entrata e in uscita, e evitare di farsi prendere dal panico, come è successo pochi giorni fa a un cassiere palermitano che, dicono i suoi colleghi, si è sentito male per la vergogna, tanto che hanno dovuto chiamare l’ambulanza. Ed è solo perchè sono «collaboratori» che ai dipendenti Carrefour di svariati supermercati del paese sono stati chiesti «notturni » e domeniche lavorative (tutte).
E vaglielo a dire al capoarea che la «brochure» con cui l’azienda ha sostituito, dall’inizio dell’anno, il contratto integrativo aziendale considera il lavoro domenicale praticamente alla stregua di una qualsiasi altra giornata lavorativa, senza straordinari nè maggiorazioni. «Sei un collaboratore, e l’azienda ha bisogno d’aiuto», ha risposto il responsabile al dipendente di un supermercato siciliano. Contro le politiche del colosso multinazionale francese Carrefour ieri i lavoratori si sono mobilitati per lo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di categoria
di Cgil, Cisl eUil, uniti nella vertenza. Due i presidi, a Roma e Milano. I lavoratori protestano contro la disdetta dell’integrativo e l’introduzione unilaterale della «brochure» del collaboratore. Ma non è facile fare sentire la propria voce in un colosso come Carrefour (20 mila dipendenti solo in Italia) uso a sostituire i dipendenti in sciopero con giovani, e ricattabilissimi, interinali. A fermare il primo tentativo dell’azienda di cancellare l’integrativo è stato perciò il Tribunale del lavoro di Torino, che aveva imposto a Carrefour di trattare con i sindacati, ripristinando il contratto aziendale fino a dicembre 2009. «Ma non è stato possibile trovare nessun accordo», spiegano i sindacati, da gennaio l’azienda è ritornata all’attacco.
Alle «quotidiane vessazioni», che denunciano i lavoratori, si aggiungono le pressioni nei confronti dei sindacati e di quei lavoratori che ai sindacati si avvicinano. Donatella, diciotto anni di servizio alle spalle e cinque di esperienza come delegata sindacale, ieri era al presidio romano con sua figlia. Ha iniziato a lavorare in cassa a diciassette anni, ora ne ha trentaquattro, e il mese scorso è stata licenziata da Carrefour. Il motivo? L’avere preso qualche giorno di permesso per assistere la figlia piccola ammalata. «Un licenziamento intimidatorio », lo definisce. «Non si può affrontare la crisi abbassando salari e riducendo diritti, soprattutto quando ai lavoratori si è già chiesto tanto, in termini di flessibilità, di aperture domenicali…», diceva ieri Franco Martini, segretario della Filcams Cgil, a Milano. La brochure del collaboratore cancella di fatto la pausa retribuita, «così che la pausa la fai, ma poi la devi recuperare a fine turno, allungando così l’orario di lavoro», spiega Maria Grazia Gabrielli (Filcams). E non solo: scompare di fatto il premio fisso annuale per i neo assunti e salta anche la copertura economica della malattia che, dopo i primi tre giorni, verrà pagata al 75 per cento. «Una razzia di diritti, a cui si aggiunge ogni sorta di umiliazione»: «Anche per un semplice mal di testa non è possibile allontanarsi dall’azienda senza chiamare il 118», raccontano alcuni dipendenti romani. Tutto ciò per 1030 euro al mese, con diciassette anni di servizio alle spalle. Hai voglia a fare riprendere i consumi (anche ai supermercati che piangono tanta miseria) con stipendi del genere.

Ipermercati in protesta. Duemila dipendenti del gruppo Carrefour, che comprende Gs e Diperdì, hanno partecipato ieri a Roma e a Milano allo sciopero nazionale indetto dai sindacati. Una mobilitazione organizzata per denunciare le difficili condizioni di lavoro nei punti vendita del gruppo francese. «Quasi ventimila dipendenti da circa un anno combattono con l’azienda per far valere i loro diritti », denuncia la Filcams-Cgil, che insieme a Fisacat-Cisl e Uiltucs-Uil ha proclamato lo sciopero. «Da quando, nel marzo 2009 Carrefour ha disdetto il contratto integrativo aziendale e interrotto le trattative per il rinnovo – dicono i sindacati – la situazione è andata peggiorando. Cessioni di punti vendita in Puglia, aperture di procedure di mobilità al centro nord, fino all’introduzione del Piano aziendale del collaboratore, una brochure sostitutiva del contratto integrativo che dovrebbe regolare il rapporto lavoratore-azienda. Le cattive scelte, gli errori aziendali e la crisi economica hanno fatto si che i tagli per il riequilibrio dei conti ricadessero solo su lavoratrici e lavoratori. La disdetta del contratto integrativo comporta, tra l’altro una perdita economica: un lavoratore full-time IV livello – spiega la Filcams – con orario di lavoro in turno unico, avrà una perdita annuale di oltre 1.100 euro». Le manifestazioni hanno suscitato non poche polemiche, con l’azienda che in comunicato ha criticato i dati sulla partecipazione. «In merito alle motivazioni dell’agitazione – fa sapere il direttore Risorse umane di Carrefour, Francesco Quattrone – preciso che nel corso delle negoziazioni intercorse nel 2009 Carrefour ha avanzato diverse proposte, non accettate dal sindacato. Le dei sindacati – continua Quattrone – non tenevano conto della perdurante crisi dei consumi e del mercato». La risposta è arrivata da segretario generale della Filcams, Franco Martini, intervenuto alla manifestazione milanese: «Non si può affrontare la crisi con continui tagli del costo del lavoro e riduzione dei diritti».

Oggi non fate la spesa al Carrefour. Ve lo chiedono 20.000 dipendenti che da un anno combattono contro una dirigenza che, in maniera totalmente unilaterale, ha disdetto il contratto integrativo aziendale senza spiragli di rinnovo. Anzi, lo ha sostituito con una brochure, il «Piano aziendale del collaboratore». Come se i diritti dei lavoratori si
potessero davvero stilare in un volantino. Brochure volant, contratto manent. E difatti di diritti non se ne parla, visto che in questo anno si sono susseguite solo cessioni, mobilità e tagli a danno dei lavoratori. Per tutti questi motivi oggi sarà una giornata di sciopero e manifestazione a Roma (presso il Centro Commerciale Cinecittà 2) e Milano
(presso l’ipermercato di Assago). Presto accompagnata dai dipendenti Pam, in sciopero il 6 aprile riuniti in presidio sotto la sede di Spinea (Venezia). La Filcams Cgil è perfettamente consapevole del vento che sta tirando: «le aziende stanno cercando di limitare sempre più il ruolo del sindacato e dei lavoratori». Ricordatevi che il gruppo
francese Carrefour comprende anche i punti vendita Gs e Diperdì.

Sciopero nazionale oggi per le lavoratrici e i lavoratori del gruppo francese della grande distribuzione Carrefour che comprende anche i punti vendita a marchio Gs e Diperdi.
Lo annuncia una nota della Filcams sottolineando che«quasi 20 mila dipendenti da circa un anno combattono con l’azienda per far valere i loro diritti: da quando, nel marzo 2009 Carrefour ha disdetto il contratto integrativo aziendale e interrotto le trattative per il rinnovo. Da quel momento», si legge ancora nel comunicato,«la situazione è andata solo peggiorando. Cessioni di punti vendita in Puglia,aperture di procedure di mobilità al centro nord,fino all’introduzione del piano aziendale del collaboratore, una brochure sostitutiva del contratto integrativo che dovrebbe regolare il rapporto lavoratore- azienda. Le cattive scelte, gli errori aziendali e la crisi economica hanno fatto si che i tagli per il riequilibrio dei conti ricadessero solo su lavoratrici e lavoratori. La disdetta del contratto integrativo comporta, tra l’altro una perdita economica: un lavoratore full-time IV livello con orario di lavoro in turno unico », conclude il sindacato del commercio della Cgil, «avrà una perdita annuale di oltre 1.100 euro».

Uno sciopero nazionale in tutto il gruppo della grande distribuzione Carrefour è stato indetto dai sindacati di categoria per domani. Il gruppo francese comprende anche Gs e DiperDì con oltre 20.000 lavoratori di cui oltre 5.000 in Lombardia.

In bagno col cronometro. D’ora in poi, pause pipì numerate per le cassiere dei supermercati. D’altronde si tratta di funzioni fisiologiche, quindi la scienza sarà in grado di calcolare qual è la media. Ed ecco il conto, presto fatto: una puntatina al bagno in un turno di quattro-cinque ore è la frequenza normale, quindi accettata senza problemi. Oltre si sconfina: se le cassiere devono assentarsi più spesso escono dai limiti. Letteralmente: «Qualora ci siano frequenti necessità la pausa diventa patologica e va certificata dal medico», recita una circolare interna distribuita dal gruppo Carrefour.
Si parla di un colosso dei supermercati, che si deve organizzare, come suggerisce la categoria d’appartenenza, cioè la Gdo, grande distribuzione organizzata, appunto. Ecco perché tutti quei calcoli su esigenze così intime: «È solo un’indicazione di massima per organizzare al meglio il lavoro e niente più», fanno sapere dall’azienda all’agenzia Adnkronos. Di qui l’indicazione dettagliata sulle pause «fisiologiche» (ben diverse dalle pericolose interruzioni «patologiche»), che «possono essere effettuate nei limiti della normalità», cioè «mediamente una volta in un turno di quattro-cinque ore». E se uno è fuori media che fa?
Ora i dirigenti della catena garantiscono «massima elasticità», ma quel calcolo, quel numero così preciso è un incubo. La cassiera è abituata alla velocità, ai turni, al nastro che scorre senza sosta, alla marea dei clienti: insomma non è che non conosca i pregi di una certa rigidità, quella che serve per non inceppare il meccanismo, non è che non sappia quanto è importante l’ingranaggio. Però forse il cronometro della pipì non se l’aspettava.
Di fronte a tanta solerzia, le domande sono molte: misurare perfino le puntate al bagno è un’invasione della privacy?, è un eccesso di burocrazia?, è davvero, la pipì, un fattore di turbamento sul lavoro, in grado di scombussolare un’intera organizzazione? Perché se così fosse, quella pausa fisiologica, anzi patologica potrebbe tramutarsi in una fonte di senso di colpa, una rotella impazzita che mette in crisi la perfezione del sistema.
Il direttore risorse umane di Carrefour Italia Francesco Quattrone cerca di spiegare le necessità, le difficoltà di gestire una macchina così complessa: «Voglio chiarire che questa materia delle pause è stata affrontata solo da un punto di vista organizzativo. Bisogna tenere conto che ci troviamo a gestire circa 6 mila cassiere per circa 400 punti vendita, e c’è la necessità di far funzionare al meglio la macchina. Senza intoppi». Però la faccenda non dev’essere vissuta come una minaccia, una specie di Grande fratello dei bisognini: «Naturalmente non stiamo a contare quante volte un dipendente va in bagno. Assolutamente no, voglio sottolinearlo bene». Sospiro di sollievo. Ma allora perché la circolare? «Queste sono solo linee guida, una sorta di raccomandazione, per cercare di regolare le pause ed evitare un abuso delle stesse. Bisogna considerare che l’aspetto organizzativo per le aziende della grande distribuzione è fondamentale».
Gli abusi, per carità. Ma la pausa pipì è paragonabile a quella per la sigaretta o per il caffè? Un’esperta come Alessandra Graziottin, direttore del centro di Ginecologia del San Raffaele di Milano dice di no: «Anche se è solo una raccomandazione, la trovo invasiva. Tra l’altro la frequenza delle visite in bagno, anche per una persona che non soffre di particolari patologie, dipende da tanti fattori». Insomma bisogna rassegnarsi: anche la fisiologia ha i suoi tempi. E il cronometro potrebbe non bastare a frenarla.

Primo giorno di lavoro del 2010 amaro per i lavoratori bergamaschi della Carrefour, catena francese della grande distribuzione che, in provincia, conta otto punti vendita distribuiti tra Caravaggio, Albano Sant’Alessandro, Osio Sotto, Mozzo, Albino e nei quartieri di Borgo Palazzo e Valesse in città. Oggi, infatti, i dipendenti del gruppo incroceranno le braccia in tutta Italia per protestare contro la decisione unilaterale dell’azienda di disdire il contratto integrativo aziendale a partire dal 1° ottobre. Per protestare contro la scelta dei vertici della multinazionale, le maestranze avevano già scioperato il 3 ottobre scorso.
“Nei mesi scorsi – dicono Roberto Rossi, segretario provinciale della Filcams Cgil, e Diego Lorenzi, della Fisascat Cisl – una sentenza del Tribunale di Torino aveva riaperto uno spiraglio, seppur ristretto, per rilanciare la trattativa sul rinnovo dell’integrativo, scaduto ormai da une ventina di mesi. Ma tutte le speranze sono, purtroppo, andate deluse”. Dopo tre giornate di confronto serrato andate a vuoto, il 23, il 28 e il 29 dicembre, le organizzazioni di categoria di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno proclamato per oggi uno sciopero nazionale che, per chi lavora su turni di 5 giorni, si svolgerà invece l’8 gennaio.
“È ancora troppa la distanza delle posizioni aziendali rispetto alle nostre – dicono i sindacati -. Carrefour vorrebbe infatti sospendere la maturazione del salario variabile per due anni e fare lo stesso anche per quello fisso: in concreto, ogni lavoratore rischierebbe di perdere un migliaio di euro l’anno”. Un altro punto controverso riguarda il trattamento economico del lavoro festivo e domenicale: l’azienda punta a livellarlo verso il basso togliendotutti i benefit previsti dalla precedente contrattazione con il Gruppo Gs, ora assorbito da Carrefour che, proprio poco prima di Natale, ha anche proceduto alla sostituzione di marchi e loghi nei punti vendita ex Gs.
Purtroppo, non si tratta solo di dichiarazioni di principio: successivamente alla disdetta dell’integrativo il 1° ottobre, infatti, l’azienda aveva emanato un vademecum aziendale che annullava premi di risultato aziendali, salari e modificava diritti acquisiti a cominciare dalle pause durante l’orario di lavoro.

Nell’epoca dei supermercati aperti anche la domenica, un contratto aziendale può essere sostituito da una brochure. È quanto ha fatto Carrefour, la più grande catena di distribuzione in Europa, la seconda in Italia e al mondo, che a settembre aveva inviato ai suoi dipendenti il «Piano Aziendale per il Collaboratore». Una specie di depliant, diffuso dalla multinazionale ai suoi dipendenti senza che ci sia stata alcuna contrattazione sindacale, che spiega la nuova forma di rapporto economico tra azienda e dipendenti. Il «Piano» entrerà in vigore domani, ecco perché i «collaboratori », che sono in realtà i lavoratori, hanno protestato in varie città.
Torino, Genova, Lucca, Massa Carrara, Firenze, Casoria in Campania e Marcon in Veneto.
Qui, ieri, i dipendenti Carrefour hanno scioperato e protestato davanti ai punti vendita del marchio.Nei giorni scorsi sono scesi in piazza i lavoratori di Bologna, Pisa e Matera, quelli lombardi e pugliesi. Si tratta di 25 mila dipendenti in tutta Italia che accusano la multinazionale di avere portato alla rottura delle trattative sul rinnovo del contratto integrativo aziendale (Cia), cioè il contratto che le aziende stipulano con i propri dipendenti e che si va ad aggiungere al contratto nazionale. «Non potevamo firmare. L’azienda pretende la sospensione di istituti fondamentali per noi come il premio di produttività, la maturazione dei premi fissi e le maggiorazioni previste dal Cia del 2004 per il lavoro domenicale», ha detto Maria Grazia Gabrielli, responsabile nazionale Filcams Cgil. Trattativa fallita e, da domani, applicazione del «Piano per il Collaboratore». «Verranno cancellati tutto l’integrativo precedente dei lavoratori e il premio variabile (cioè quello legato a parametri concordati dalle due parti come il fatturato aziendale, la produttività o lo scontrino medio, ndr) e verranno azzerate tutte le maggiorazioni per il lavoro domenicale », ha sottolineato Gabrielli. La vicenda ha inizio lo scorso luglio quando Carrefour stralcia il Cia del 2004 e, il 1 ottobre, cala dall’alto il suo «Piano», nato senza la contrattazione sindacale e reso noto ai dipendenti con una brochure. I sindacati accusano l’azienda di comportamento antisindacale al tribunale di Torino. A novembre, la risposta del giudice obbliga la multinazionale a ritirare il suo «Piano» e a reintrodurre le regole del Cia 2004, ma solo fino al 31 dicembre. Negli ultimi due mesi dell’anno, quindi, i sindacati e l’azienda iniziano una trattativa per il rinovo del Cia, ma senza successo. «Con una comunicazione, poi, l’azienda ci ha detto che dall’11 gennaio entrerà in vigore il Piano», ha ricordato Gabrielli. Secondo alcuni calcoli dei sindacati, con i tagli previsti dal Piano, i lavoratori perderanno fino a 1.000 euro all’anno. Per ora, ha detto Gabrielli, «andremo avanti a manifestare il nostro dissenso. Il 12 gennaio avremo il coordinamento unitario dei delegati e decideremo le prossime tappe della protesta per arrivare a riaprire la trattativa».

Dipendenti del gruppo Carrefour in sciopero in tutti i maggiori punti vendita del Paese nella giornata di ieri. A Torino, presidio per circa 200 lavoratori del Piemonte davant iall’Iper dicorso Grosseto. Buono l’andamento soprattutto nei punti vendita a marchio Gs, con un’adesione media del 70%, chiusi due Gs per mancanza di personale; adesione oltre al 90% al mini Iper di Chiavasso. Buona l’adesionea Genova(Gs e Diperdì), circa il 60%dei dipendenti ha protestato, e in alcuni negozi sono rimasti scoperti i banchi gastronomia e macelleria. In Campania, all’Iper di Casoria sono entrati al lavoro solo capi reparto e4dipendenti, chiusi alcuni settori e la pompa di benzina annessa al punto vendita. Alta partecipazione anche in Toscana e Veneto.

Nuovo sciopero, sabato prossimo, 9 gennaio, dei lavoratori del gruppo Carrefour contro la rottura della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Ad incrociare le braccia, questa volta, i dipendenti in Piemonte, Campania, Veneto, ma anche Lazio, Sicilia e una parte della Toscana. Tutti i lavoratori del gruppo Carrefour sono pronti a scioperare il
prossimo 9 gennaio. E’ una nota della Filcams Cgil a confermare la mobilitazione. "L’azienda ha condotto la trattativa con i sindacati senza concedere un minimo di apertura, senza prendere in
considerazione le nostre proposte per raggiungere un punto di mediazione possibile", sostiene la Filcams Cgil.
"L’unico vero interesse era far accettare in pieno il proprio piano di ristrutturazione che punta, pero’, solo ad una riduzione dei costi legati al personale. L’obiettivo del gruppo e’ quello di trovare
escamotage che possano ridurre l’incidenza del costo del lavoro ed oltre alla disdetta del contratto integrativo, e quindi di una serie di misure e diritti acquisiti negli anni dai lavoratori, sta mettendo
in atto altre azioni", aggiunge il sindacato

Il Piemonte, la Campania, il Veneto, ma anche il Lazio, la Sicilia e una parte della Toscana. Tutti i lavoratori del gruppo Carrefour sono pronti a scioperare domani contro la rottura della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Dopo le prime manifestazioni a Bologna il 30 e 31 dicembre, e il 2 gennaio in Lombardia,proseguono le proteste. ATorino è stata organizzata una manifestazione regionale davanti all’Iper di Corso Grosseto, scioperi articolati, invece, da ieri fino a sabato per i lavoratori dell’Iper di Marcon in Veneto.
Dopo lo sciopero a Pisa, anche gli altri punti vendita della Toscana (Lucca, Massa Carrara e Firenze) si stanno organizzando per sabato 9; così come i lavoratori di Genova e di Roma. A Palermo, i sindacati hanno indetto assemblee in tutti i Gs e Carrefour. «L’azienda- dice la Filcams Cgil – ha condotto la trattativa con i sindacati senza concedere la minima apertura, senza prendere in considerazione le nostre proposte per raggiungere un punto di mediazione possibile».

I lavoratori del gruppo Carrefour sono pronti a scioperare il prossimo 9 gennaio contro la rottura della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Lo annuncia la Filcams precisando che le proteste dei lavoratori sono possibili in Piemonte, Campania, Veneto, ma anche nel Lazio, Sicilia e una parte della Toscana. Dopo le prime manifestazioni a Bologna il 30 e il 31 dicembre, e il 2 in Lombardia proseguono infatti le proteste: a Torino è stata organizzata una manifestazione regionale davanti all’Iper di Corso Grosseto, scioperi articolati, invece, da oggi fino a sabato per i lavoratori dell’Iper di Marcon in Veneto. Allo stesso modo dopo lo sciopero del 2 gennaio a Pisa, anche gli altri punti vendita della Toscana (Lucca, Massa Carrara e Firenze) si stanno organizzando per sabato 9 gennaio; così come i lavoratori di Genova, dove sono presenti soprattutto supermercati Gs e Diperdì e Roma. A Palermo, le organizzazioni sindacali hanno indetto in tutti i punti vendita Gs e Carrefour assemblee mattina e pomeriggio. L’azienda, sostiene la Filcams Cgil "ha condotto la trattativa con i sindacati senza concedere un minimo di apertura. L’unico vero interesse era far accettare in pieno il proprio piano di ristrutturazione che punta, però, solo ad una riduzione dei costi legati al personale". Per l’organizzazione sindacale, inoltre, "é sempre più evidente la volontà di continuare nella vendita di tutti i punti a marchio Carrefour del sud d’Italia. Dopo la Puglia e Matera, sono a rischio anche gli altri ipermercati della Campania, della Sicilia e della Calabria"

I DIPENDENTI del gruppo Carrefour-Gs (Carrefour, Gs, Diperdi’ e Dock’s) del Piemonte, 6.500 addetti, sciopereranno sabato, tutto il giorno, per il contratto integrativo disdetto dall’azienda con manifestazione regionale davanti all’ipermercato di corso Grosseto. «Per raggiungere un accordo — spiega Luca Sanna della Filcam Cgil — la Carrefour vorrebbe sospendere l’erogazione del salario variabile per tre anni, congelare la maturazione del premio fisso
sempre per tre anni, ridurre il trattamento economico del lavorio festivo e domenicale.
Ogni lavoratore perderebbe secondo i nostri calcoli, oltre mille l’euro all’anno». Per i lavoratori della Carrefour-Gs è il terzo sciopero. A novembre il giudice del Tribunale del Lavoro di Torino aveva dichiarato antisindacale la disdetta del contratto integrativo da parte dell’azienda, spostandone l’efficacia dal primo ottobre.

Sono iniziati gli scioperi dei dipendenti dei supermercati e ipermercati del gruppo Carrefour. Indetti il 30 dicembre scorso dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil in seguito all’interruzioni delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, gli oltre 26000 lavoratori e lavoratrici di tutti i punti vendita italiani si stanno organizzando per manifestare la loro disapprovazione per il grave comportamento aziendale. I primi fra tutti, i dipendenti dell’ipermercato di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, che già il 30 dicembre aveva organizzato uno sciopero a sorpresa durante il quale era stata svolta un’assemblea per oltre un’ ora e mezza. Ieri è stata la volta di Milano e Pisa, dove in molti si asterranno dal lavoro per l’intera giornata, lo sciopero ha costretto l’azienda a rimandare gli inventari dei reparti dei "freschi". Si stanno organizzando per i prossimi giorni, invece, Roma, Caserta e Torino,per quest’ultimo lo sciopero è previsto per il prossimo 9 gennaio. Una battaglia, quella dei lavoratori del gruppo Carrefour – che comprende anche i punti vendita GS e Diperdì – che va avanti da tempo, da quando i primi di luglio, ormai dello scorso anno, l’azienda aveva unilateralmente disdetto il contratto integrativo aziendale.

Il Tribunale ha rimosso il Piano aziendale introdotto da Carrefour Italia dal primo ottobre, obbligando la società a
riapplicare il contratto integrativo, disdetto a luglio, fino al 31 dicembre 2009. Sindacati soddisfatti.

Il tribunale ha rimosso il ‘Piano Aziendale del collaboratore’ introdotto da Carrefour Italia dal primo ottobre, obbligando la societa’ a riapplicare il contratto integrativo aziendale, disdetto nel mese di luglio, fino al 31 dicembre 2009. Sono Filcams, Fisascat e Uiltucs ad annunciare la decisione del Tribunale di Torino. ”Possiamo ritenerci soddisfatti. Un primo esito importante, che da’ fiducia ai lavoratori che da mesi stanno subendo
le conseguenze di queste scelte”, commentano al termine del braccio di ferro con l’azienda citata in giudizio per comportamento anti sindacale. ”un comportamento, tra l’altro, in pieno contrasto con gli impegni assunti da Confcommercio, anche in rappresentanza del Gruppo
Carrefour, in occasione della sottoscrizione del Patto per il lavoro dello scorso 23 Giugno" aggiungono.
Il tribunale di Torino aveva inizialmente invitato le parti a riaprire il confronto e il dialogo, per provare a risolvere il contenzioso ma non c’erano state le condizioni per trovare un punto di
conciliazione. Il giudice ha depositato dunque il decreto decidendo il ripristino del contratto integrativo fino al 31 dicembre. Un periodo di tempo che potrebbe essere utile a sindacati e azienda per tornare a discutere.
”Adesso possiamo procedere, in un contesto di ritrovato equilibrio, al rinnovo del contratto integrativo per il quale le segreterie sindacali nazionali hanno già predisposto la piattaforma da presentare all’azienda”, concludono i sindacati.