Category Archives: Vertenza Autogrill 2013

La raccomandata di Autogrill Spa è arrivata il 24 marzo alle ore 18 e 43. Il linguaggio, gelido, comunica "l`avvio della procedura di licenziamento collettivo per complessivi n. 77 lavoratori".
Il negozio Autogrill di via del Corso, la strada dello shopping di Roma, chiude i battenti. Tanti saluti all`intero personale, direttore incluso: 69 dipendenti a tempo indeterminato e altri 8 con contratto di apprendistato. Nessun preavviso, nessuna cautela, un fax di quattro pagine per notificare la perdita
del lavoro: dall`8 giugno tutti a casa. Le parole della lettera seguono il protocollo. La forma è asettica, la sostanza violenta: "Non sono programmate misure per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale dell`attuazione dei licenziamenti collettivi". Chiudiamo, affari vostri.
L`AUTOGRILL di via del Corso ha aperto negli anni 90. Ha sede in un locale storico, che ha segnato la vita culturale di Roma. Si chiamava Caffè Aragno. Era frequentato da intellettuali, artisti, giornalisti. Gli "amici al caffè" sono ritratti in un dipinto di Amerigo Bartoli del 1930: si riconoscono Aurelio Saffi, Vincenzo Cardarelli, Giuseppe Ungaretti. Tra i frequentatori c`era anche Luigi Pirandello, che cita l`Aragno ne Il fu Mattia Pascal. Nel 1955 il locale si è trasformato in Alemagna. Poi, in ossequio alla trasformazione del Corso in via commerciale, è arrivata Autogrill. Un bar, una tavola calda e uno "Spizzico", il fast food della pizza. Tanti coperti, un fiume di turisti e romani in sosta dallo shopping. Infine – recita il ritornello di chi chiude – è arrivata la crisi. Autogrill Spa lamenta una perdita, nel negozio di Via del Corso, di 700 mila euro nel 2012 e di 930 mila euro nel 2013. Quindi tutti a casa, nonostante l`eccellente stato di salute complessivo di una società che si fregia di essere "il primo operatore nel mondo nei servizi di ristorazione per chi viaggia". Laura è al lavoro dietro la cassa del ristorante. È stata assunta dieci anni fa. Ha iniziato da apprendista, oggi è una responsabile. "Non sapevamo niente – racconta – . Non si sono degnati di dirci nulla. Io l`ho saputo dal portiere, che stavamo per chiudere". Tra i 77 che perdono il lavoro c`è anche Daniel, rumeno de Roma. Ha sposato un`italiana, Arianna, che porta avanti il suo percorso precario in un`università romana. Daniel mostra la sua busta paga. Novecento euro netti, più trecento di contributi familiari. Hanno due figli con disabilità: il più grande ha una forma di autismo, il piccolo una malattia rara e terribile: la sindrome del vomito ciclico. Daniel lavora all`Autogrill dal 2003. Da domani, chissà: "Non resteremo senza cibo, c`è sempre almeno una parrocchia che ti dà una mano, ma non ho la più pallida idea di come faremo a curare i nostri figli".

Autogrill si prepara a tagliare 140 posti di lavoro in tutta Italia lungo la rete autostradale. L`azienda ha infatti aperto una procedura di mobilità che interessa anche il Friuli Venezia Giulia. In Regione a "ballare" sono 9 posti di lavoro di cui ben sette all`interno dell`autogrill di Campiello, a Moggio Udinese, uno a Gonars, l`ultimo a Duino. La notizia ha spinto sul piede di guerra maestranze e sindacato che ieri hanno proclamato unitariamente lo stato di agitazione e ora attendono l`esito del primo incontro, fissato per domani a Roma, al fine di decidere nuove eventuali azioni di protesta. «Abbiamo proclamato lo stato di agitazione – spiega Francesco Buonopane di Filcams Cgil Udine – perché Autogrill spa non si è limitata a individuare il numero degli e suberi, ma lo ha fatto quasi nominativamente e ha inoltre indicato anche la strada da seguire per gestire queste eccedenze proponendo la via dei trasferimenti o in alternativa della riduzione dell`orario di lavoro». Proposte che il sindacato ha letto come un ingresso a gamba tesa da parte dell`azienda in una trattativa che deve ancora esordire. Una posizione dunque intollerabile per le parti sociali che hanno reagito duramente con l`indizione, immediata, dello stato di agitazione. «Ora passeremo attraverso tutta una serie (lunga) di confronti sindacali – prosegue Buonopane – e in base all`evoluzione della trattativa decideremo il da farsi». Quello dei licenziamenti, ricordiamolo, è solo l`ultimo di una serie di problemi con cui si sono dovute cimentare le parti sociali a proposito di Autogrill spa. Non ultima la questione della sicurezza, «che abbiamo sollevato più volte – ricorda Buonopane – purtroppo senza risultati apprezzabili perché in questo caso non esiste un adeguato strumento legislativo». Il problema? «La gran parte degli occupati che lavorano negli autogrill sono donne – conclude il sindacalista – e spesso, la notte, restano sole con tutto ciò che questo comporta in termini di sicurezza».

Doccia fredda per una ventina di lavoratori di sei aree di servizio toscane
Due opzioni per salvare il posto: diventare part time o accettare il trasferimento

Una ventina di dipendenti toscani di Autogrill, la società del gruppo Benetton attiva nella ristorazione autostradale ma non solo, rischiano di andare a casa. La società, che pure ha presentato un bilancio al terzo quadrimestre del 2012 con utili netti per 102 milioni di euro (in flessione rispetto ai 125,7 dell`anno precedente) a fine gennaio ha avviato le procedure per mettere in mobilità 140 dipendenti in tutta Italia, sparsi in una sessantina di posti di ristoro. Secondo i piani aziendali, infatti, in Toscana dovranno ridurre il personale le strutture di Fine Est e Savalano Ovest (Rosignano), Pisana interna, Migliarino, Serravalle e Versilia, mentre una parziale compensazione potrebbe arrivare da un aumento dei dipendenti nelle aree di servizio Chianti e Badia al Pino. La decisione adottata da Autogrill è, secondo i sindacati, «anomala». Con l`avvio delle procedure di messa in mobilità, Autogrill ha anche definito, senza avviare un confronto con i sindacati, le misure alternative. I venti dipendenti toscani potrebbero salvare il posto, ma a due condizioni: accettare una riduzione di orario passando da 40 a 20 ore settimanali, accettare il trasferimento in un altro luogo di lavoro in una distanza inferiore a cinquanta chilometri. «Quello che non è chiaro spiega Manuela Cavallini della Filcams Cgil – è se le due opzioni sono alternative oppure se i lavoratori dovranno accettare sia la decurtazione che il trasferimento». Il sindacato ha immediatamente indetto lo stato di agitazione e ha chiesto un ncontro immediato con Autogrill per capire le intenzioni della società, ma resta il fatto che sulla vicenda pesano anche le modalità con cui Autogrill si è elazionata con i dipendenti i quali sono stati invitati a comunicare via internet la loro disponibilità o meno a trasferimento e decurtazione di orario. «Si tratta – aggiunge Manuela Cavallini – di una procedura anomala che tende a saltare la fase di confronto con le organizzazioni sindacali e che ci stupisce perché soltanto pochi mesi fa la società ha risposto negativamente alle richieste di alcune lavoratrici che avevano chiesto di ottenere una riduzione di orario anche se in via temporanea». Già nei mesi scorsi, la società del gruppo di Ponzano Veneto era stata al centro di polemiche riguardo al modo di rapportarsi ai lavoratori e in particolare in relazione ad altri 76 licenziamenti che avevano provocato un`ondata di messaggi di protesta (alcuni dei quali anche di insulti) sulla pagina Facebook di Alessandro Benetton, amministratore delegato della società. Negli ultimi tempi, Autogrill ha lamentato una flessione del fatturato in Europa e in particolare in Italia, determinata anche dalla diminuzione del raffico autostradale. Una flessione compensata almeno in parte dell`andamento degli affari nei paesi extraeuropei e dalle altre attività in cui la società è impegnata. Nonostante la flessione del fatturato dell`attività autostradale in Italia (passato da 305 a 278,8 milioni di euro nei primi nove mesi dell`anno, con una flessione dell`8,6 per cento), la società si avvia a chiudere un bilancio 2012 molto positivo. Il margine operativo lordo al terzo quadrimestre dello scorso anno si attestava infatti a quota 51,4 milioni di euro, contro i 57,8 del corrispondente periodo del 2010.

La vicenda della procedura aperta da Autogrill Spa per il licenziamento di 140 dipendenti in 60 locali situati in Autostrada presenta aspetti che hanno sulla vita delle persone un futuro buio e drammatico. Innanzitutto, letto bene il programma della procedura di licenziamento, si nota la strumentalità della decisione. Balza agli occhi che mentre l`azienda dichiara in esubero 79 full time e 61 part time dall`altra parte si dichiara disponibile a ricollocare 92 persone. Se uno la legge così non sembra chissà quale disastro. Magari ci sono lavoratori vicini alla pensione, o temporanee possibili soluzioni con ammortizzatori sociali, o eventuali uscite con incentivi. Ma non è così. Autogrill si dice disposta, anzi la pone come condizione «obbligatoria» per evitare il licenziamento, ad accettare dal singolo lavoratore il passaggio da tempo pieno(40 ore) a part lime di 20 ore settimanali, e il trasferimento in locali «limitrofi» disposti ad accogliere questi esuberi. Ora, chi lavora in azienda sa benissimo cosa significa «limitrofo» in autostrada, ma anche chi viaggia può vedere come sono collocati i locali. Se si guarda la mappa dei ristoranti con esubero e i locali limitrofi disposti ad accoglierli, si vede che sono distanti, quando va bene, 40-50-60-70 chilometri. Da moltiplicare per due, andata e ritorno. Essendo raggiungibili solo con il proprio mezzo e tenendo conto che un part time di 20 ore guadagna 500 euro al mese, ciò equivale a dire che si va a lavorare solamente per pagarsi carburante e consumo macchina. Una beffa, un calcio alla dignità di questi lavoratori, un modo per dire: «fuori dai piedi». Autogrill non è in crisi, è una società con oltre 9 mila dipendenti in Italia e 62 mila nel inondo, quotata in borsa, che ha fatto utili per anni, e continua a farli. Un`azienda che la famiglia Benetton ha acquistato dallo Stato quando era già sana e in espansione, che lavora in concessione sulle autostrade: e ricordiamo che anche Autostrade Spa è controllata dai Benetton, e che le concessioni durano decine di anni. Autogrill vanta poi la certificazione di qualità SA8000, un codice etico, di responsabilità sociale, che però evidentemente rivela più intenti da propaganda pubblicitaria perché troppe volte eluso nei fatti. Dietro la storia di questi 140 lavoratori ci sono anni di precariato, di impegno professionale, dí speranze, di mutui, di fatiche per arrivare a fine mese. Eppure qualcuno con una calcolatrice in mano ritiene che questo 1% di licenziamenti sull`intero organico di Autogrill Italia, sia la panacea dei problemi. Senza tener conto delle centinaia di rapporti a termine che non hanno visto rinnovato il contratto in questi anni e che sono serviti solo come cifre da sbandierare per farsi pubblicità. Si vede in questi momenti la responsabilità sociale dell`impresa, quando le cose non vanno bene dopo anni di lauti guadagni. Invece si procede a licenziare 140 lavoratori il cui costo annuale (circa 3 milioni di euro) è pari ameno dello 0,1% del fatturato di Autogrill Spa (5 miliardi). I lavoratori non sono una merce, così come le parole pronunciate, gli intenti e le frasi scritte che finiscono troppo spesso con il dire tutto e il contrario di tutto. Di certo si citeranno i «motivi economici», anche se risibili, per giustificare questi licenziamenti, e qui dobbiamo dire grazie a chi ha facilitato questa modalità nella recente riforma del lavoro. La ministra del lavoro Fomero, rispondendo a chi aveva prospettato e criticato tale possibile forma di licenziamento di cui le aziende avrebbero approfittato, ha detto: «Vigileremo perché ciò non avvenga». La attendiamo a vigilare.
*Rsu Filcams Cgil Autogrill Stura Ovest

La paura si diffonde tra i dipendenti Autogrill. Temono di dover affrontare una battaglia impari, contro quello che rappresenta oggi il primo gruppo al mondo di ristorazione in viaggio. Un colosso che gestisce 5300 punti vendita in 38 paesi, e dà lavoro a circa 62.800 persone. Oltre 9500 delle quali si trovano in Italia, sparse su 375 locali. E sono proprio loro, adesso, a sentirsi esposti, come per tanti mesi è accaduto a quelli della Fiat: temono che la multinazionale controllata dai Benetton voglia sempre più disimpegnarsi dall’Italia e investire all’estero, visto che quello che un tempo era un monopolio di fatto della ristorazione autostradale, oggi deve fare i conti con la concorrenza, Riducendo i margini.
E così sono partiti i 140 licenziamenti annunciati due giorni fa, di cui ha dato notizia il manifesto, e che hanno applicato un puro metodo «marchionniano». Innanzitutto nella forma: si dispongono i licenziamenti, ma offrendo a fronte un «patto» – proposto a ogni singolo lavoratore – per conservare il posto. Dovrà firmare una «dichiarazione di disponibilità» al «Programma alternativo ai licenziamenti» – definito peraltro «volontario» – in cui accetta il trasferimento in un altro locale entro la distanza di 50 chilometri, ma soprattutto rinuncia al suo monte ore (spesso di 40 ore settimanali) per accettare un part-time di 20. Precipitando da salari di 1000-1200 euro al mese (fino ai 1400 base per i manager, anche loro tra i licenziandi) alla cifra del tutto insostenibile di 500-600.
Va ricordato che i due terzi dei dipendenti Autogrill italiani, cioè oltre 6 mila addetti dalla tipica uniforme con la «A baffuta», sono donne: e spesso sono mamme, in diversi casi magari anche separate dal marito e con figli a carico. Ieri al coordinamento straordinario convocato dalla Filcams Cgil a Roma la preoccupazione era palpabile. E sono intervenute anche diverse delegate.
«Abbiamo sempre cercato un dialogo con l’azienda – spiega una di loro, dall’area del Lazio – Negli anni scorsi, per gestire i flussi di clientela, abbiamo dato disponibilità a lavorare in alcuni periodi e in altri a rimanere a casa, a paga costante: così come ci si era accordati alla Upim. Ipotesi rifiutata. Allo stesso modo, si sono chieste aspettative o riduzioni di orario per motivi familiari. Rifiutati. E ora, il paradosso è che ci vogliono imporre dei licenziamenti con una soluzione "preconfezionata", in cui decidono tutto loro».
La preoccupazione, come dice un’altra lavoratrice, è che sia «solo l’inizio»: «Poi ricominceranno a tagliare nelle città e nei centri commerciali, nelle stazioni e negli aeroporti. Senza contare che tra il 2013 e il 2014 vanno in scadenza molte concessioni autostradali. Quindi forse vogliono "alleggerire" i locali per liberarsene con maggiore facilità».
L’azienda, a differenza dei licenziamenti decisi lo scorso anno, questa volta ha trovato un mezzo più sottile: ha fornito un elenco di locali – e dovranno essere solo quelli – pronti a recepire chi accetterà di tagliarsi l’orario a 20 ore. Quindi non è la violenza di un licenziamento in tronco, ma comunque pone i lavoratori di fronte a un bivio, un po’ come lo fu il referendum di Marchionne a Pomigliano: o accetti le mie condizioni, a perdere, o resti a casa. E in tutto questo, il sindacato, rischia di essere scavalcato: la «dichiarazione di responsabilità» pone il lavoratore in una condizione di totale solitudine, davanti al form su Internet che l’azienda ha già predisposto e messo on line. E aspetta una scadenza entro cui il «sì» dovrà arrivare: il 21 aprile. Chi non firma, nelle sue intenzioni, è fuori.
Il sindacato però non intende arrendersi e cerca di tenere insieme tutti i locali: «Dobbiamo far capire a tutti i lavoratori che non sono interessati solo i 140 licenziandi – dice un delegato di Ferrara – Ma lo sono tutti. E siccome non siamo tutti riuniti in una fabbrica, ma divisi in decine di piccoli e medi locali, dobbiamo darci da fare per comunicare».
«Dobbiamo tornare a fare le assemblee, nei luoghi di lavoro, spiegare questo inganno – dice una lavoratrice romana che nel 2013 compie 40 anni di anzianità in Autogrill – Va bene che abbiamo il blazer, il giaccone firmato e l’Ipad. Ma il sindacato è lotta, stare insieme, farci vedere». «C’è l’esigenza di fare notizia, perché la tv vede solo Ilva e Fiat – dice una Rsu del Chianti – Io sono disponibile anche a mettermi in mezzo all’autostrada, a bloccare le macchine, e che mi arrestino pure».
Il problema sono i dati forniti da Autogrill. Non è che il sindacato non creda e non veda la crisi, anzi. Si rende conto che non solo il traffico, ma anche la spesa del singolo cliente si è abbassata. Quindi c’è «disponibilità a un confronto – dice Fabrizio Russo, Filcams nazionale – Dovrà essere unitario, con Cisl e Uil, e togliendo dal tavolo licenziamenti e "Proposta" dell’azienda».
I dati però spesso non combaciano o sono contraddittori. In alcuni punti vendita risulterebbero dichiarate più unità di quelle in effetti in servizio, e soprattutto non si tiene conto di una evidenza macroscopica: il fatto che, nonostante la crisi del 2012, per tutto l’anno sono stati utilizzati i contratti a termine e le ore di straordinario e supplementare, un po’ ovunque, spesso già preventivate negli orari affissi in bacheca. «Un esempio per tutti? – dice Giorgio Ortolani, Filcams Milano – Secondo i dati fornitici dall’azienda, nel milanese da gennaio a novembre 2012 sono stati attivati 131 lavoratori a termine su 1391 a tempo indeterminato, e si è fatto ricorso a ben 130 mila ore di straordinari e supplementari. Come si fa a giustificare allora che non c’è modo di ricollocare le 8 persone dichiarate in esubero nello stesso territorio?». Inoltre, il sindacato chiede di non tener conto solo della possibile recettività della rete autostradale, ma anche di tutti i 375 punti vendita nazionali di Autogrill, compresi marchi come Ciao, Spizzico o Burger King. ORE IMPOSTE A TUTTI

AUTOGRILL • I Benetton decretano 140 licenziamenti. Ma propongono uno «scambio» per evitarli

Sembrava troppo bello, e invece no: dopo aver ricollocato per il rotto della cuffia i 70 dipendenti dichiarati in esubero nel 2012, Autogrill torna all`attacco. E stavolta il marchio di ristorazione controllato dai Benetton raddoppia: sul piatto mette ben 140 licenziamenti, e tutti sulla rete dei punti autostradali. Ma lo fa in un modo più sottile, forse sperando di evitare il battage mediatico dell`anno scorso. Nella procedura inviata via fax ai sindacati, propone infatti uno «scambio», che dovrà passare attraverso una scelta volontaria dei licenziandi: se faranno pervenire entro il 21 aprile, una «dichiarazione di disponibilità» a essere trasferiti in un nuovo locale entro i 50 chilometri, a essere demansionati e ridotti di livello, e a passare a part time di 20 ore, potranno conservare il posto. In tempi di crisi, -probabilmente l`azienda ha fatto suo un refrainmolto in voga ultimamente grazie alla
ministra del Lavoro uscente, Elsa Fornero: meglio un «lavoretto», precario o part-time, che nulla. Basti
pensare che ci sono ben 79 full time a 40 ore tra i licenziandi, 11 dei quali sono manager, e diversi altri responsabili dí servizio: dal primo al terzo livello del contratto del commercio. Accettando lo «scambio», con demansionamento al quinto livello e pari-lime incluso, si vedrebbero praticamente catapultati da uno stipendio di 1200-1400 euro a circa 500-600 euro al mese. Un vero «affarone». Senza contare che il trasferimento potrebbe àggravare i costi della benzina, non a buon mercato. La multinazionale ha un modo molto «tecnico» di definire lo scambio proposto: si chiama «Programma di trasferimenti e trasformazioni dí rapporti "volontari"» (il termine «volontari» è messo tra virgolette dalla stessa azienda, evidentemente conscia che non propriamente di volontarietà si tratta; e in questo bisogna apprezzarne la sincerità). C`è un altro punto importante da segnalare: Autogrill indica già a priori i locali in cui i lavoratori potranno essere ricollocati qualora accettassero di sottoscrivere il «Programma volontario», e sono solo quelli della stessa rete autostradale, escludendo quindi i tanti ristoranti a diversi marchi (da Motta a Burger King, da Ciao a Spizzico) che pure ha in aeroporti, stazioni, città e centri commerciali. Ma quali sono le motivazioni addotte dalla multinazionale? I legali nella loro comunicazione parlano di una crisi di vendite nell`ultimo anno, causata da due fattori concorrenti: la diminuzione del traffico, dovuta soprattutto all`aumento del costo dei carburanti, e la scelta dei clienti – sempre a causa della crisi – di spendere sempre meno per ogni singola consumazione. Allegano dati dell`Aiscat sul traffico di mezzi pesanti e leggeri, dati sulla «penetrazione» degli scontrini (cioè il rapporto tra numero degli scontrini emessi e numero di chilometri percorsi in totale sulla rete) e sull`importo degli scontrini stessi. La crisi c`è, fatturati e margini si sono ridotti: nel primo semestre 2012 i ricavi sono scesi a 581 milioni dai 648,3 milioni dello stesso periodo 2011(40,4%), trend negativo che è proseguito nel terzo trimestre (-7,8%). Trend negativo pure per i margini, scesi nel terzo trimestre 2012 dell`ll% (nel primo semestre addirittura scesi del 51%). E lo stesso sindacato lo ammette: «La crisi c`è, nel traffico autostradale e nelle vendite – dice Fabrizio Russo, Filcams nazionale – Comunque verificheremo, ovviamente, i dati forniti dall`azienda. Quello che non va per niente è offrire, a priori, una soluzione "preconfezionata" ai lavoratori, proponendo demansionamenti e tagli di ore. Noi ci muoveremo unitariamente, con Cisl e Uil, per respingere questi licenziamenti. E siamo disponibili a sederci a un tavolo per confrontarci, come abbiamo sempre fatto, ma va ritirata l`idea del "Programma volontario" proposto». Oggi è previsto un coordinamento straordinario dei delegati Filcams. Sandro Pesce, delegato a Stura, da 28 anni dipendente Autogrill, osserva che«siamo di fronte a un caso inedito, mai l`azienda aveva aperto una procedura simile a livello nazionale. Sembra quasi un invito ad auto-licenziarsi». Sospetto che viene ad esemplo a Conero, dove ín un locale viene licenziato un manager che lavora 40 ore, quando nell`ultimo anno e mezzo sono state assunte altre due persone per complessive 80 ore, si fanno ogni mese parecchi straordinari, e due lavoratori sarebbero pensionabili entro un anno.