Category Archives: Vertenza Appalti Storici 2010

È stato siglato al Ministero del lavoro, nella notte tra venerdì e ieri, l`accordo per la salvaguardia occupazionale delle lavoratrici e i lavoratori Ex Lsu e Appalti Storici. «Dopo mesi di trattativa, grazie all`impegno di tutte le parti coinvolte, è stata messa in sicurezza la continuità lavorativa e di reddito», fa sapere la Filcams Cgil nazionale. All`incontro hanno partecipato, oltre alla dirigenza del Ministero dell`Istruzione, i rappresentanti dei Consorzi, delle Aziende, e delle organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl e Uil e di categoria, Filcams, Fisascat e Uiltrasporti. Nell`intesa – che riguarda oltre 24.000 lavoratori – sono stati stanziati fondi per il 2014-2015, e parte del 2016, per le attività di pulizie delle scuole e ulteriori interventi di ripristino del decoro e della funzionalità degli edifici scolastici. Il Miur individuerà procedure per l`assegnazione delle risorse, «informando le parti sociali, e saranno istituiti tavoli di confronto sia a livello regionale che territoriale, per monitorare l`andamento e la buona riuscita degli interventi programmati», si legge nella nota. «Finalmente siamo riusciti ad ottenere non una soluzione temporanea, ma l`impegno per un vero e proprio piano industriale – ha affermato Elisa Camellini, segretaria nazionale – ripristinando le condizioni contrattuali previgenti, annullate per effetto dei risultati delle gare e della riduzione sei servizi». «Un risultato corale, che premia l`impegno di tutti, per primi le lavoratrici e i lavoratori», è il commento di Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil.

POMEZIA È fissato per lunedì lo sciopero per l`intera giornata dei lavoratori delle mense di Pomezia. Per genitori che accompagneranno i propri figli a scuola c`è la prospettiva del pranzo a sacco e cioè pani preparati dalla stessa mensa e non dai familiari in quanto sarebbe vietato introdurre cibi all`interno della scuola. «Siamo costretti ad effettuare questa giornata di sciopero – hanno detto alcune addette mense delle suole di Pomezia perché dopo mesi di trattative incontri e telefonate, non abbiamo ancora raggiunto Vinte- sa che doveva essere sottoscritta alcune mesi fa e cioè il pagamento regolare dello stipendio, il pagamento delle tredicesime, ed altri emolumenti come previsti dal contratto nazionale di lavoro». Dopo l`inizio turbolento dell` anno scolastico, quando il servizio mensa non ebbe inizio a causa della vertenza aperta da parte dell`amministrazione comunale per il cambio della ditta che doveva preparare i pasti ai ragazzi delle scuole di Pomezia. Oggi si assiste a questa nuova giornata di sciopero che sicuramente metteràin ginocchio tutte le famiglie. Intanto prosegue la vertenza anche per le lavoratrici addette alle pulizie delle scuole. «Purtroppo questa situazione ha già determinato gravi ripercussioni anche sociali – si legge in una nota del sindacato di categoria Filcams Cgil di Pomezia – , e penso allo sgombero avvenuto nei confronti delle signore che in un gesto di estrema disperazione, avevano occupato la scuola Trilussa di Pomezia e che per tutta risposta, anziché attrarre una soluzione a sostegno delle loro rivendicazioni hanno avuto un`ordinanza da parte del sindaco che si è tradotta in una gestione discutibile della questione, tanto da causare il ricorso alle cure del pronto soccorso da parte di tre lavoratrici, e che come sindacato abbiamo condannato duramente in tutte le sedi. Mi soffermo su questo perché trovo incomprensibile ed ingiustificabile il vuoto politico da parte delleAmministrazioni Comunali su questo tema. In questa direzione ci siamo fatti carico come Filcams di scrivere formalmente ai sindaci dei paesi della provincia per informarli, semmai ce ne fosse bisogno, e chiedere un loro intervento fattivo considerato che a livello regionale sono presenti in numero consistente, ovvero oltre 4mila addetti in tutte le scuole del Lazio».

Scuole sporche, ma fronte comune tra genitori e sindacati. Ieri, il Gruppo Provinciale Intercomitati – che raggruppa i comitati dei genitori delle scuole di tutta la provincia – ha deciso che la manifestazione dei genitori, inizialmente prevista per il 10 febbraio, venga divisa in due appuntamenti. Il 10 febbraio, nel pomeriggio, con incontri scuola per scuola. Poi sarà la volta della manifestazione unitaria del 15 febbraio. I genitori si sono dati appuntamento per le 10.30, alla stazione Santa Lucia. Qui daranno vita ad un presidio di protesta, allargato alle famiglie e agli alunni. La scelta di sabato, con le famiglie più libere dagli impegni è indicativa della volontà di portare a Venezia quante più persone possibili. «Vogliamo far vedere a tutti le facce di chi sta soffrendo per colpa dei tagli alla scuola», spiega Lucia Veccia, rappresentante dei genitori per Spinea 1. I genitori chiederanno anche un appuntamento al Prefetto, e intendono scrivere una lettera ai parlamentari veneti. Come ultima carta da mettere sul tavolo, i genitori hanno deciso di affidare ad un legale un mandato esplorativo, per capire se sia possibile chiedere l`annullamento dell`appalto vinto da Manutencoop o in quale altro modo possono tutelare il diritto allo studio dei loro figli. Una mossa che potrebbe creare attrito con le forze sindacali, che solo pochi giorni fa hanno trovato l`accordo «temporaneo» con Manuntencoop. Tuttavia, salvo ribaltoni, con ogni probabilità, al fianco dei genitori ci saranno anche le addette alle pulizie e le forze sindacali. La proposta è stata accolta con un applauso dalle lavoratrici, riunite ieri a Mestre per l`approvazione dell`accordo siglato tra sindacati e Manutencoop. «I due fronti possono saldarsi – spiega Cinzia Gatto,
della Filcams Cgil – e l`ipotesi di una manifestazione congiunta è stata approvata anche dalle lavoratrici. D`altronde, sarebbe sterile andare separati». Anche se il sì pare scontato, l`accordo tra sindacati e Manutencoop, non è stato ancora votato dalle lavoratrici. Da marzo in poi servono però nuove risorse e per questo le lavoratrici delle pulizie si erano comunque dette pronte allo sciopero. Dai sindacati è però arrivato uno stop: lo sciopero non si può fare perché si metterebbero a rischio i servizi minini, come l`apertura delle scuole, ma anche perché si potrebbe incrinare l`accordo raggiunto con Manutencoop. Il problema potrà esser risolto solo a livello nazionale. «In vista di marzo dobbiamo continuare a lavorare su ogni fronte – aggiunge Cinzia Gatto – per questo contiamo di coinvolgere direttamente il sottosegretario all`economia, il veneziano Pier Paolo Baretta».

Vi ricordate l`allarme lanciato dagli astronauti dell`Apollo 13? «Houston, abbiamo avuto un problema…». Specializzati nel mettere toppe peggiori dei buchi, in questa occasione i nostri legislatori devono aver preso addirittura spunto dalla famosa frase pronunciata da James Lovell, il comandante della missione lunare fallita nel 1970. «Il Governo attiva un tavolo di confronto che entro il 31 gennaio 2014 individua soluzioni normative o amministrative ai problemi occupazionali connessi alla successiva utilizzazione delle convenzioni»: ecco le ultime parole dell`ultimo comma (il 748) della legge di Stabilità. Ne avevamo viste davvero tante, finora. Mai però una legge che dicesse «c`è un problema e solo un mese per risolverlo, ma non si sa come…». Dimostrazione plastica della confusione nella quale si trova l`esecutivo di fronte a un fatto che minaccia di trasformarsi in una bomba sociale. Il problema riguarda 14 mila precari utilizzati per la pulizia delle scuole che fra un mese rischiano di restare tutti a casa a causa dei tagli imposti al bilancio già dal 2010. Un`emergenza cui il governo ha risposto con un balbettio: quel comma della legge di stabilità che ipotizza il solito «tavolo di confronto» tra le amministrazioni interessate, gli enti locali e le organizzazioni rappresentative dei lavoratori interessati». Peccato che quel tavolo, mentre la data del 31 gennaio si avvicina pericolosamente, non sia mai stato aperto. La verità è che non lo vuole nessuno. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha già troppe rogne. Come pure quello dell`Economia, Fabrizio Saccomanni. Palazzo Chigi, poi, neppure a parlarne. Così il ministro dell`Istruzione Maria Chiara Carrozza, nonostante le lettere con cui ha inondato la presidenza del Consiglio e gli appelli rivolti ai colleghi, è rimasta con il cerino in mano. Assediata dalle proteste, rincorsa dai precari, con un minaccioso rumore di fondo che sale sempre più al trascorrere delle ore. L`unica che gli ha dato retta, a quanto pare, è la segretaria della Cgil Susanna Camusso. Le cose stanno diventando gravissime al Sud. In Puglia non passa giorno senza che il prefetto di Lecce sia costretto a calmare gli animi, con manifestazioni continue dei lavoratori socialmente utili (lsu) in predicato di restare senza occupazione. Ma anche al Nord non si scherza Qualche giorno fa su questo giornale Valentina Santarpia ha documentato le condizioni assolutamente inaccettabili in cui versano alcune scuole a Venezia, rimaste addirittura chiuse per motivi igienici, mentre 151 istituti sono stati messi sotto osservazione in Veneto.
Perché la guerra dei 14 mila lsu della scuola ha pure queste conseguenze. Il fatto è che dai 620 milioni di euro che si spendevano per le pulizie degli edifici scolastici si è passati ora a non più di 390, con gare gestite dalla Consip. E il taglio ha avuto ripercussioni inevitabili su una massa enorme di personale precario che si era accumulato negli anni.
Tutto è cominciato nel 1999, quando una legge ha stabilito che da quel momento in poi lo Stato si sarebbe occupato dell`igiene scolastica, in precedenza affidata a dipendenti degli enti locali che così sono transitati nei ruoli dell`amministrazione centrale. Accanto a questi, però, molte migliaia di lavoratori a tempo determinato: ex lsu assunti dagli enti locali oppure organizzati in consorzi a loro volta titolari di contratti con Comuni e Province. Lì c`era di tutto. Dai disoccupati più disagiati fino a gruppi di ex detenuti. In molti casi solida base di consenso per politici locali. Così clientele e assistenzialismo avevano pompato il loro numero fino all`inverosimile. E quando a quei contratti con gli enti locali è subentrato il ministero dell`Istruzione, dai Comuni il problema si è trasferito allo Stato. Finché si è stabilito che quei servizi dovessero essere affidati tramite gara e sono spuntate le cooperative, che di volta in volta, come succede normalmente quando una ditta subentra all`altra in un appalto pubblico di pulizie, assorbivano quel personale. Ma la questione non sarebbe forse esplosa se prima Bruxelles non avesse aperto una procedura di infrazione sul modo in cui si gestivano quegli appalti, e soprattutto se non fossero arrivati i tagli. Il risultato è che ora ci sarebbe posto solo per 11.851 dei 26 mila ex lavoratori socialmente utili impiegati finora. Le situazioni più critiche, ovviamente, si riscontrano nelle Regioni dove quei lavoratori sono particolarmente numerosi. Basta dire che le risorse destinate alle pulizie nelle scuole si ridurrebbero del 40 per cento in Sicilia, del so per cento in Puglia e del 6o per cento in Campania. A Napoli e Salerno, uno dei tredici lotti in cui è suddiviso l`appalto Consip, la gara dovrà essere ripetuta si è presentato un solo concorrente. La vicenda è stata fin qui colpevolmente sottovalutata. Anche perché è una spia preoccupante di quello che potrà succedere altrove quando i rubinetti ella spesa pubblica si dovranno chiudere ancora di più. Quante siano le persone sussidiate con forme di lavoro socialmente utili o assimilate in tutta Italia è complicato da calcolare. Solo quelle a carico dello Stato avevano superato qualche anno fa il numero di centomila. Senza considerare le Regioni, le Province e i Comuni, prevalentemente meridionali. Bàsta pensare alle migliaia di operai forestali calabresi o alle decine di migliaia di loro colleghi siciliani. Una faccenda esplosiva che tira in ballo le responsabilità di quegli amministratori che negli anni, hanno pensato di risolvere le tensioni sociali distribuendo posti di lavoro inutili. Ma anche dei politici che hanno usato il clientelismo indecente a spese dei contribuenti come mezzo per ottenere voti. Senza curarsi delle conseguenze.

Manutencoop si è detta disponibile a fare ricorso alla "banca . ore", una sorta di tempo scorta, per poter far fronte all`emergenza pulizia nelle scuole. Ma per i sindacati, che avevano chiesto il ripristino del servizio così come era a dicembre prima del cambio di appalto, non basta. «Malgrado ci sia la legge di stabilità che garantisca la copertura finanziaria fino al 28 febbraio, Manutencoop non ha voluto accettare di garantire il servizio così come era a dicembre.
Ora aspettiamo domani per vedere cosa succederà all`incontro in Prefettura, e se la situazione non si sblocca proclamiamo lo sciopero» dice Daniele Zennaro della Uiltrasporti Veneto che ieri, assieme ai colleghi Margherita Grigolato della Filcams Cgil Veneto, Maurizia Rizzo della Fisascat Cisl Veneto e Emanuele Cantini per Ugl Veneto ha partecipato all`incontro – il terzo in pochi giorni – convocato dalla Direzione regionale del ministero del lavoro in via Venier a Mestre. Presenti i rappresentanti di Manutencoop e dell`Ufficio scolastico regionale.
«Le dipendenti di Manutencoop sono molto arrabbiate – continua il sindacalista – se il Prefetto non dovesse trovare un percorso che porta alla soluzione, iprimi giorni di febbraio, potrebbe essere il 6, scioperiamo. Ci sono scuole in sofferenza, come ad esempio alcuni plessi di Chioggia dove, anche se sono passati da otto a undici ore di pulizie, non riescono a garantire il servizio. Non si tratta di aggiungere qualche ore, bisogna garantire la copertura al cento per cento». Un problema, quello delle scuole sporche dopo la vincita dell`appalto da parte di Manutencoop, che si è risolta in tutte le province venete con la sola esclusione di Venezia dove rimangono ancora molte le scuole in sofferenza. Del resto è proprio nel Veneziano che si concentra il maggior numero di dirigenze che ha il servizio di pulizia e sorveglianza affidato a Manutencoop. Delle 612 dirigenze scolastiche che ci sono in Veneto, 159 si avvalgono dell`appalto con Manutencoop e di queste 65 sono nel Veneziano. Una situazione nota a Roma dopo, che nei giorni scorsi, i parlamentari veneziani del Pd avevano presentato un`interrogazione al Presidente del Consiglio e ai ministri dell`Istruzione e del Lavoro. «Attendiamo una risposta domani durante il question time – dice l`onorevole Andrea Martella – poi il 29 gennaio ci sarà un nuovo passaggio con il ministro Maria Chiara Carrozza. Fino al 28 febbraio devono rimanere i servizi che c`erano a dicembre, come èprevisto nella Legge di Stabilità, bisogna trovare una soluzione a partire da marzo». Un leggero ottimismo c`è invece nelle parole di Marisa GiannaMiola, vice-direttore dell`Ufficio scolastico regionale, presente ieri all`incontro: «Ho colto segnali di apertura, qualche criticità rimane solo nel Veneziano e noi abbiamo incoraggiato i dirigenti scolastici a procedere con gli atti aggiuntivi. Con il ricorso alla "banca ore" si potrebbe andare in supporto alle scuole che presentano ancora carenze». Per confrontarsi su come andrà a finire, la Direzione regionale del lavoro ha convocato un nuovo incontro per il 10 febbraio.
LA RABBIA VIA MAIL DI GENITORI E INSEGNANTI
«Aule indecorose, e ci impediscono di pulirle»
Sull`emergenza scuole sporche continuano ad arrivare mail e segnalazioni di protesta. Eccone alcune di particolarmente significative. Vi invio questa lettera da parte dialcune mamme ormai esasperate dalla situazione igienico-sanitaria della scuola "Diego Valeri" di Favaro Veneto. Questa mattina siamo entrati nelleaule e nei bagni, quest`ultimi sporchi di pipi, e la mensa dove mangiano bambini piena di macchie di ogni genere, la palestra risulta inagibile per la quantità di polvere. L`ultima novità è stata la presenza di topi nel giardino dove normalmente i bambini vanno a giocare, sia in quello delle elementari, che in quello della materna e non si esclude la presenza di escrementi vari. Abbiamo chiesto di poter entrare per riuscire a pulire fino a che la situazione non si stabilizza ma non ci danno questa possibilità a causa della burocrazia italiana che è la rovina di questo paese. Pertanto abbiamo deciso oggi pomeriggio all`uscita dei bambini di entrare lo stesso per pulire; se ci sarà negata questa possibilità con la minaccia di chiamare le Forze dell`Ordine, noi persisteremo comunque nel volere entrare a costo di una denuncia. Una mamma scuola Diego Valeri Sono Lucia Veccia, presidenteComitato Genitori, Spineal, mamma di un bimbo in prima elementare in questa situazione e voce, per la mansione che ho, di tutti i bimbi di Spinea 1; vi ringraziamo profondamente per ciò che avete scritto oggi. Siamo veramente esausti, e preoccupati, (la parola stanchi in questo caso lo userei con significato politico, ovvero siamo senza più alcuna pazienza) per la situazione nelle nostre scuole. E` evidente a tutti noi (genitori presidi nostre amministrazioni) che con questi soldi il servizio non regge e siamo anche incredibilmente esasperati dalle notizie date dalle fonti ufficiali. Voti di giornalisti che fanno il loro dovere ci aiutano ad andare avanti per esigere per i nostri figli che sono anche i vostri, il rispetto dei diritti inalienabili di base: salute ed istruzione, che questo Stato anche con questa scelta gli sta negando. Lucia Veccia Pres. Comitato Genitori, Spineal Sono un`insegnante della scuola primaria attualmente in servizio dà più dì quarant`anni. In questi giorni sto vivendo assieme agli alunni e ai colleghi il disagio dovuto alla carenza di pulizia delle scuole a causa di tagli finanziari considerevoli. Ricordo tante cose della quotidianità scolastica che appartengono a un passato non tanto lontano. Entrando in aula ci accoglieva l`odore di matite temperate e un po` di polvere bianca di gesso, ma era bello trovane ogni mattina la lavagna così pulita da sembrare lucida.
Ho creduto nella scuola a tempo pieno come esperienza didattica e formativa di qualità e più adeguata alle necessità delle famiglie dei tempi odierni. In questi ultimi giorni la situazione è precipitata perché otto ore a scuola richiedono attenzione disponibilità organizzativa soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e l`igiene. Entrando a scuola l`odore di matite temperate si mescola a quello dell`aria viziata e la polvere di gesso in quantità esagerata, si confonde con la polvere rimasta da giorni sui banchi e sul pavimento con le briciole delle merende. Ogni aula ha uno scatolone per raccogliere i ritagli di carta che non mancano mai perché la carta è il materiale più usato per i lavori creativi che cerchiamo di realizzare con attività specifiche di laboratorio. Ma una decina di giorni senza pulire le `aule non è molto controllabile da parte dei docenti anche se alcuni di loro non hanno `disdegnato in questi giorni di impugnare la scopa per rendere un po` più dignitoso l`ambiente di lavoro e di studio: Mi chiedo. cosa possa pensare un bambino in questa situazione. Non è facile imparare e crescere .se non ci sono semplici valori e .modelli di riferimento che contributi,
suino a formare coloro che saranno un giorno cittadini di questo paese. Trascorrere il tempo scolastico in buone condizioni igieniche è indispensabile per la salute, la buona educazione, l`abitudine al rispetto dell`ambiente, ma non possiamo dimenticare che è soprattutto garanzia di uno dei diritti fondamentali dei bambini.

Tre scuole chiuse in provincia di Venezia per la sporcizia dei locali, 151 istituti sotto osservazione in tutto il Veneto, situazioni al collasso a Ravenna e Faenza e certificati dell`Asl che raccontano di tozzi di pane lasciati marcire in mensa, cartacce, residui di terra e polvere su pavimenti, ripiani e mensole. E solo la punta dell"emergenza pulizia nelle scuole, partita dal Nord, che rischia nei prossimi giorni di allargarsi a tutta Italia dopo i tagli pesanti al settore avvenuti negli ultimi anni: nel 2011 si spendevano 600 milioni per le pulizie assegnate all`esterno (quelle cioè che non riescono a fare i collaboratori scolastici interni). Nel 2013 se ne sono spesi poco più di 400. E il decreto legge del fare ha dato un ulteriore colpo d`accetta: i circa 50 milioni destinati alle università e agli enti di ricerca per assumere, sono coperti, si legge nella nota di lettura della legge, «mediante una riduzione delle spese per l`esternalizzazione dei servizi di pulizia ed altri servizi ausiliari per le scuole». La spending review per i prossimi anni non sarà da meno: nel 2014, e dal 2015 in poi, la spesa per le pulizie esterne dovrebbe essere decurtata, è quanto prevede il dl Fare, di 110 milioni l`anno, fino ad arrivare a 280 milioni. Pochi mezzi, e mal assegnati: perché se prima le risorse venivano distribuite alle scuole in base ai metri quadrati, adesso vengono assegnate sulla base dello stipendio che avrebbero ricevuto gli 11,851 collaboratori non assunti in organico, i cosiddetti posti accantonati, che da anni sono sostituiti da appalti a ditte di pulizia esterna. Il risultato? «Che, ad esempio, ci siamo ritrovati ad avere un budget alto per pulire una dirigenza scolastica, dove finiremo per lucidare anche le maniglie, e pochi soldi per pulire scuole enormi», spiega Brenno Peterlini, presidente del Consorzio nazionale servizi, che si è aggiudicato l`appalto in Piemonte e Liguria, Centro Italia, Sardegna e Roma. Perché questo è un altro nodo: l`appalto. Da settembre è partito il processo per assegnare le pulizie delle scuole con una gara europea lanciata da Consip, la piattaforma digitale degli acquisti della Pubblica amministrazione. Fino all`altro ieri, tutti quei servizi che non riuscivano a fare i bidelli erano appaltati a storiche ditte esterne (soprattutto al Nord) o a convenzioni con cooperative di ex lavoratori socialmente utili (al Sud). Il tutto doveva concludersi entro il 31 dicembre. Ma qualcosa è andato storto: secondo il sindacato Usb, solo 5 lotti (ogni lotto corrisponde a un`area geografica) su 13 sono stati avviati, altri (come Sardegna, Lazio e Centro Italia) hanno subito intoppi e dovrebbero partire a fine Mese, in alcuni casi – Campania e Sicilia – non è stato possibile aggiudicare la gara, per eccesso di ribasso. Ma anche dove la convenzione è partita, vedi il caso Veneto dove è emergenza anche ín alcuni uffici di polizia nei quali, come scrive oggi il Corriere del Veneto, a pulire sono gli agenti -, ci si è trovati di fronte a un tale taglio delle ore di lavoro da rendere impossibile una pulizia decente. Al punto che l`ultima Finanziaria ha messo dei fondi aggiuntivi per tamponare la situazione fino al 28 febbraio. Anche perché i dirigenti scolastici, con il listino dei prezzi delle ditte da una parte e i fondi (esigui) dall`altra, si trovano a fare scelte difficili: meglio far pulire i bagni tutti i giorni oppure a giorni alterni, garantendo così anche il lindore della palestra? «Noi seguiamo le indicazioni fissate nei contratti con le scuole, non possiamo fare di più – si difende Claudio Levorato, presidente della Manutencoop, al centro delle polemiche per il caso Veneto, convocata oggi dal ministero dell`Istruzione -. Siamo un`impresa, non possiamo sovvenzionare lo Stato». Il Miur sta correndo ai ripari: diramerà una circolare ai presidi per spiegare come segnalare difficoltà e anomalie del servizio, e domani vedrà i sindacati confederali per parlare dei lavoratori coinvolti. L`ultimo fronte aperto della questione, infatti, è quello degli operatori: dovrebbero essere riassorbiti tutti dalle nuove aziende appaltatrici, ma si vedranno ridurre lo stipendio dal 35 al 50%, perché lavoreranno meno ore e resteranno senza stipendio d`estate, a scuole sono chiuse. «Una situazione drammatica – dice Carmela Bonvino, Usb -, il governo deve reinternalizzare il servizio». Le fa eco Elisa Camellini, segretaria Filcams Cgil: «Le gare non garantiscono i diritti dei lavoratori: dobbiamo studiare soluzioni
per dare continuità occupazionale e mantenere aperte e pulite le scuole».

Cinquemila addetti alle pulizie hanno bloccato ieri viale Trastevere a Roma, davanti al ministero dell`Istruzione, manifestando la loro opposizione contro il taglio al fondo per le pulizie delle scuole previsto dal governo Letta nel «decreto del fare»: meno 25 milioni nel 2013, meno 49 milioni nel 2014 su un fondo di 390 milioni di euro che sarà spalmato su 9 mesi, anziché 12, con una riduzione dello stipendio di circa 300 curo mensili. La protesta è durata molte ore in uno spicchio di città tenuta sotto assedio. Gli elicotteri della polizia hanno stazionato sul tetto del Miur per ore, mentre la fatica dei lavoratori cresceva, in attesa dell`esito degli incontri che i funzionari del ministero hanno tenuto con una delegazione di lavoratori e con i sindacati. Nel frattempo l`esasperazione è cresciuto sino al punto che un gruppo ha strappato alcuni rami dagli alberi, dandogli fuoco. C`è stato un momento di concitazione, la polizia che presidiava in forze l`entrata del ministero ha caricato. Il panico sí è diffuso tra i lavoratori ex Lsu, la stragrande maggioranza di età compresa tra i 40 e i 50 anni. Non certo dei «sovversivi», e nemmeno appartenenti al cosiddetto «movimento» dei «forconi» che tanto preoccupa il governo in queste ore. «Ci hanno scambiato per delinquenti – sostiene Savino del comitato «XIII febbraio» di Barletta – prima ci hanno caricato, e uno di noi è stato trasportato in ambulanza in ospedale, un collega di Manfredonia; poi i poliziotti si sono tolti i caschi in segno di solidarietà». Verosimile o meno, il dettaglio del casco calzato sulla testa degli agenti è diventato un simbolo ricorrente in questi giorni. Com`è stato ampiamente spiegato dai sindacati di polizia e dalle questure di mezza Italia nel caso dei «forconi», gli agenti se lo tolgono quando vengono meno le ragioni della tensione. E dí tensione, ieri sera a Trastevere, ce n`era poca. Molta era invece la disperazione. il taglio delle risorse destinate al servizio di pulizie nelle
scuole – spiega l`Usb che ha proclamato uno sciopero il 16 dicembre – è stato gestito in appalto da Consorzi di aziende e cooperative, quelle per cui lavorano 22 mila ex-Lsu Ata in tutto il paese. Il Miur ha indetto una gara Consip con ribassi fino al 70% per le nuove aggiudicazioni. Il risultato, aggiunge la Filcams Cgil, è che oggi più di 15 mila addetti «sono in fase dí licenziamento», altri 8500 rischiano dí perderlo a livello territoriale. In questa drammatica partita giocata dal governo, che stenta a trovare le risorse nella legge dí stabilità per rimediare a questo scenario, la Puglia è la regione messa peggio. Al punto che tutti i parlamentari della regione hanno presentato un emendamento in commissione Bilancio dove si chiede almeno la proroga del taglio che partirà il 1 gennaio. Fino ad oggi questa richiesta non è stata ascoltata. Ieri, in strada, c`erano molti lavoratori pugliesi. Come Emestina che vive da anni con 800 euro, è separata, con due figli dí 20 e 24 anni, entrambi lavorano. «Tra di noi – afferma – ci sono molte donne separate, il loro unico reddito è questo, molti hanno un mutuo come me. Difficile vivere dignitosamente con uno stipendio che il prossimo- anno sarà di 400 euro`. A Ernestina mancano tre anni per estinguere il mutuo, e venti per andare in pensione. «Sarà dura – aggiunge – ad una certa età è difficile trovare lavoro in un paese dove non ne esiste più. Quello che chiedo è solo la tranquillità di pensare al futuro». La protesta continuerà ancora, non c`è dubbio.

ROMA – Come regalo di Natale, rischiano il licenziamento. Si tratta dei 25mila addetti alle pulizie che lavorano da decenni nelle scuole italiane e che, dopo molti contratti a termine, potrebbero tornarsene a casa. O, nella migliore delle ipotesi, avranno decurtato lo stipendio anche del 75%. Ne11999, la legge 124 stabili che dal 1° gennaio del 2000 il personale dipendente dagli enti locali doveva passare allo Stato per la riforma B assanini. Gli oltre 25mila addetti, che tre giorni fa hanno manifestato davanti al ministero dell`Istruzione, provengono da " due filoni", spiega Giovanni Pirulli, segretario generale aggiunto della Cisl Fisascat. Circa8.500"pulizieri" erano alle dipendenze di cooperative sociali messe in piedi da comuni e province per dare un reddito di sostentamento a soggetti in difficoltà. Gli altri 17mila facevano parte di consorzi nazionali. Quando avvenne il passaggio allo Stato, il ministero dell`Economia finanziò il tutto con 540 milioni di euro. Ma contemporaneamente accantonò nella scuola quasi 12mila posti di collaboratore scolastico (bidello) sostituiti nella sola mansione delle pulizie dai 25mila pulitori delle cooperative e grandi imprese di pulizia. Poi arrivò il ministro dell`Istruzione Mariastella Gelmini che operò un primo, taglio di 150 milioni portando lo stanziamento a 390 milioni l`anno. Con queste risorse gli operatori potevano contare su un congruo numero di ore lavorative settimanali variabile da 24 a 35.
Nelle scuole, la mansione delle pulizie è affidata ai bidelli che svolgono anche la vigilanza degli alunni. Mentre i "pulizieri" si limitano a mantenere puliti i locali. Le regioni con il maggior numero di addetti sono Campania, Lazio, Puglia e Sicilia che da sole assorbono il 62 per cento di tutti i pulitori presenti nelle 8mila scuola italiane. Adesso, però, in tempi di spending review, il governo vuole ridurre lo stanziamento a quello strettamente legato al risparmio degli 11.857 posti di bidello accantonati nell`organico nazionale dei collaboratori scolastici: cioè, 288milioni di euro. «In questo modo-aggiunge Pirulli-agli 8.500 pulitoti provenienti dagli enti locali si propone di ridurre le ore a settimana da 24 a6, mentre agli altri da 35 a 15. Se le cooperative non volessero licenziare nessuno, dovrebbero ridurre gli stipendi del 75 per cento ai primi e del 60 ai secondi. Insostenibile». Concorda Elisa Camellini (segreteria Filcams Cgil): «Così si ributtano questi lavoratori nel girone infernale della disoccupazione e della precarietà. Inoltre avremo ambienti scolastici insalubri e insicuri». Con i contratti in scadenza al 31 dicembre, i 25milahanno intanto ricevuto lalettera di licenziamento. Se il ministero dell`Economia dovesse rinnovare il contratto alle condizioni prospettate – con una spesa massima di 288 milioni di euro all`anno – le ore lavorative e gli stipendi subirebbero un mega taglio. Lo scorso 12 dicembre, quando i Cgil, Cisl e Uil, assieme ai lavoratori, hanno protestato in viale Trastevere, il ministro dell`Istruzione Maria Chiara Carrozza ha fatto sapere che si sarebbe occupata personalmente della questione. La soluzione potrebbe arrivare con la legge di stabilità. Ma, al momento, tutto tace.

Sono 94 nel Piceno e ventiquattromila in tutta Italia i lavoratori degli appalti di pulizia nelle scuole che rischiano il posto a fine anno o forti decurtazioni del reddito dal 2014. Ieri mattina, nonostante la pioggia battente, hanno manifestato davanti all`ingresso del liceo scientifico Rosetti in una iniziativa congiunta indetta dai Filcams-Cgil e Uiltrasporti-Uil e supportata dalla Rete degli Studenti Piceni e le associazioni Phoenix e Robin Hood. Stretti sotto gli ombrelli attorno allo striscione che leggeva "Ex Lsu Ata, i fantasmi nella scuola", gli addetti degli appalti di pulizia hanno distribuito volantini a studenti e genitori fino all`ultima campanella d`ingresso per poi attraversare la strada verso il palazzo municipale dove sono stati ricevuti dal sindaco Giovanni Gaspari. "Nella provincia siamo 83 più undici appalti storici` – spiegano Rossella Pica e Nilde Sorrentini della rappresentanza sindacale – la nostra storia è un`odissea. Siamo gli ex lavoratori socialmente utili, nel 2001 ci hanno stabilizzato in cooperative. Una stabilità per modo di dire perché ogni anno le scuole dovevano acquisire il servizio". Ora i tagli e la gara indetta per gli stessi servizi dal ministero dell`università e ricerca aggiudicata dalla Consip con un ribasso del 60 % rispetto al passato mettono a rischio continuità occupazionale e di reddito ma, ed è il principale motivo del supporto degli studenti, anche la stessa qualità dell`igiene nelle strutture scolastiche se ad occuparsene saranno meno lavoratori e per un numero inferiore di ore lavorative alla settimana. "Il sistema scuola e gli ambienti in cui vivono studenti e insegnanti corrono un serio rischio – denunciano infatti i sindacati – perché il lavoro di queste lavoratrici e lavoratori è fondamentale per la pulizia, l`igiene e la sicurezza in moltissimi istituti scolastici e i tagli rischiano di comprometterne la salubrità e mettere in difficoltà la stessa gestione didattica delle scuole". La richiesta dei lavoratori è semplice: un passo indietro per garantire lo stesso numero di ore di lavoro e gli stessi redditi: "Chiediamo solo di lavorare dignitosamente e dignitosamente arrivare alla pensione ti dice Rossella Pica – nessuno di noi è più giovane e non avremo modo di rientrare nel mondo del lavoro. Ed è un danno per tutto il territorio, già malridotto con aziende che chiudono, per molti questo è l`unico reddito familiare".
Al momento, gli attuali posti di lavoro rimarranno tali solo fino a Natale: ad oggi la certezza occupazionale esiste solo fino alle ferie di Natale – spiega Alessandro Pompei della Filcams-Cgil di San Benedetto – le procedure di mobilità sono state già avviate poi le società che subentreranno riassumeranno ma lo faranno a seconda delle disponibilità economiche, ridotte del 60 %. Serve un impegno da parte di tutti per mantenere il servizio allo stato attuale". I tagli alle cooperative rischiano quindi di incidere anche sulla qualità del servizio che viene offerto nelle scuole di tutta la città. Gli Lsu preziosi nelle pubbliche amministrazioni "Mi farò portatore delle vostre istanze, a livello regionale e al ministero per quello che sarà nelle mie possibilità". È dallo stato che deve arrivare il cambio di rotta per salvare i posti di lavori degli addetti degli appalti per la pulizia delle scuole ma i lavoratori hanno raccolto ieri mattina il supporto del sindaco Giovanni Gaspari, che ha promesso il proprio impegno nel rappresentarne le richieste nelle sedi istituzionali alle quali ha accesso. "I lavoratori socialmente utili sono stati una boccata d`ossigeno per l`amministrazione pubblica – ha ricordato il primo cittadino nell`incontro con i manifestanti, raccogliendo gli applausi – e c`è una questione di tenuta sociale, non si può forzare oltremisura. Uno standard minimo di qualità dovrebbe diventare il criterio quando si assegnano i servizi e non solo il massimo ribasso". Il sindaco ha inoltre promesso di consegnare le rivendicazioni dei lavoratori alla presidenza della Repubblica in occasione, giovedì prossimo, della cerimonia di premiazione a Roma del Green Cross vinto dalle classi dell`Istituto scolastico comprensivo Centro. Altrimenti basterebbe coinvolgere i parlamentari marchigiani affinchè nel dibattito che sta avvenendo nelle commissioni sulla legge di stabilità vengano inserite orme di salvaguardia per coloro che vengono impiegati nelle scuole.

Insegnanti che, pur avendone diritto, dopo anni di precarietà non entrano di ruolo, assunzioni in blocco di personale ATA, concorsi per dirigenti. Quando si pensa alla scuola di solito si considerano solo queste figureprofessionali e i loro problemi.
Eppure, se la scuola funziona, se le classi sono in ordine, se chi accompagna i propri figli trova ogni mattina il portone aperto, lo si deve anche a loro. A quei 24mila lavoratori e lavoratrici ex Lsu e appalti storici occupatinegli appalti di pulizia e servizi ausiliari in 400 scuole in tutta Italia di ogni ordine e grado.
Loro che (ovviamente) svolgono altri servizi di supporto al personale ATA e che rischiano di non sapere quale e come sarà il loro futuro. Nonostante infatti la scuola sia iniziata da qualche giorno, il Miur non ha dato ancora “chiarimenti riguardo la gara d’appalto di pulizia nelle scuole né ha proposto soluzioni per garantire la continuità occupazionale e la tenuta del loro reddito”, precisa Elisa Camellini, segretaria nazionale di Filcams Cigil, sindacato che assieme a Fisascat Cisl, Ulitrasporti uil ha proclamato lo stato di agitazione.
Il rischio è infatti non tanto che queste persone possano perdere il lavoro (anche se non è escluso) ma soprattutto che visti i minori importi a disposizione per queste gare d’appalto (che vengono fatte ogni 3 anni)“si vedano ridurre fortemente lo stipendio che è già al limite della sussistenza”.
Un esempio? “In media”, spiega la Camellini, “un ex Lsu (lavoratore socialmente utile) che lavora nella zona di Napoli è impiegato circa 36 ore e guadagna fino a un massimo di 800 euro al mese, chi rientra negli appalti storici della pulizia delle scuole per 18-20 ore guadagna tra i 400 e i 500 euro al mese.
Sapevamo delle riduzioni riguardanti la base d’asta della gara d’appalto, dell’ulteriore sconto che avviene quando si assegna l’appalto e inizialmente avevamo visto che alcune richieste erano state accolte, ma questo procrastinare le cose e soprattutto l’assegnazione di 9 lotti su 13 ci fa pensare che rientri in una strategia del Ministero di spostare il confronto a quando non ci sarà più la possibilità di intervenire, di contrattare”.
Quello che i sindacati lamentano è poi il fatto che il 2 settembre scorso c’era stato un incontro per appunto definire le soluzioni e che tra l’11 e il 16 settembre siano affidati i primi lotti:
“Quel giorno abbiamo chiesto ai rappresentanti del Ministero a che punto fosse la gara della Consip (S.p.A che gestisce gli acquisti per la Pubblica Amministrazione Italiana, ndr), ci hanno detto di non essere a conoscenza dell’avanzamento e invece a pochi giorni di distanza sono stati assegnati i primi lotti, la cosa ovviamente non ci convince e fa pensare a un impegno solo a parole”.
Com’è dunque la situazione attuale? Al momento, questi 24 mila lavoratori lavorano con una proroga alla vecchia gara d’appalto di un mese (fino al 30 ottobre). Quanto ai lotti: “mancano da assegnare i 2 della Campania, Sicilia e Calabria”, precisa la segretaria Filcams. “Questo è probabilmente dovuto al fatto che sono regioni dove ci sono più offerte e ci sono più lavoratori. Ma assegnarne alcuni e non tutti, non ci avvantaggia sia perché rompe l’equilibrio di questi lavoratori che perché non aiuta a pattuire delle condizioni uguali per tutti”.
La situazione è particolarmente delicata, poi, perché rischia di diventare un problema di carattere sociale: protagonisti sono infatti gli ex lavoratori socialmente utili e appalti storici che sono stati stabilizzati dopo anni:“Abbiamo lottato un decennio per dare loro delle certezze e ora che si fa? Li si riporta a essere precari?
Il problema poi non riguarda solo il Miur, per questo stiamo cercando di agire a livello politico. Siamo sicuri che riportarli in condizioni precarie, poi, voglia dire risparmiare per lo Stato? A conti fatti, tra assegni familiari e sussidi, non è così. Se lo Stato si è occupato di altri lavoratori, come quelli dell’azienda Riva e per la Fiat, tale situazione non è da meno: anche se disseminati per l’Italia sono pur sempre 24mila persone a rischio.
Gente che ha un’età media di 50 anni e che avrebbe serie difficoltà a trovare un altro lavoro per integrare o addirittura una nuova occupazione”. Per non parlare poi degli effetti che ci saranno sulla scuola: “Già i nostri istituti non versano in buone condizioni, una riduzione dell’orario di lavoro di queste persone o la loro eventuale assenza sono un problema anche per gli studenti e le loro famiglie” conclude Camellini.

Taranto – Sono salvi i posti dei 1100 lavoratori addetti alle pulizie nelle scuole di Taranto e provincia. Ma l`«ottimo risultato ottenuto» è frutto di un intenso lavoro di trattative e confronti che, tutt`insieme, i rappresentanti sindacali di Filcams-Cgil, Fiscascat-Cisl e Uil Trasporti hanno saputo condurre. E` in sintesi questo il messaggio che Antonio Arcadio, segretario della Fisascat-Cisl di Taranto, lancia «per esclusivo rispetto della verità dei fatti e a conferma di uno stile comunicativo che sembra negli ultimi tempi difettare ad altri».
Ad Arcadio, infatti, non va giù che la Filcams-Cgil abbia dato notizia della positiva risoluzione della vertenza dei lavoratori delle pulizie nelle scuole statali come una «vittoria personale» e non come una conquista di tutte e tre le sigle. Il sindacalista ribadisce quindi quanto detto nei giorni scorsi, e cioè che l`incontro al ministero del Lavoro, in presenza dei sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil, delle associazioni datoriali e del ministero della Pubblica istruzione è stato utile a garantire la continuità occupazionale e di reddito dei 26mila addetti ai servizi di pulizia negli oltre 4mila istituti scolastici pubblici, di cui appunto 1100 a Taranto e provincia.
«E` stato applicato – rileva Arcadio – un modello di contrattazione realizzato attraverso un serio percorso negoziale che ci ha permesso di dare una risposta concreta ai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici che poi è quanto deve fare un sindacato». Ora le procedure di licenziamento avviate dalle aziende saranno ritirate nelle prossime settimane garantendo la continuità lavorativa anche dopo il 30 giugno 2011. All`incontro è stato inoltre comunicato il ritiro della circolare 103 che prevedeva lo svolgimento del servizio di pulizie tramite l`affidamento diretto singolarmente scuola per scuola. Sarà quindi rifatta una gara unica a livello europeo. E sarà anche attivato un tavolo di confronto tecnico per concordare tutti gli interventi utili a garantire la continuità occupazionale e di retribuzione sino a conclusione delle nuove gare. Di questo esito la Fisascat-Cisl non ha mai dubitato: «Abbiamo sempre comunicato a tutti i lavoratori che si stava intervenendo per la risoluzione della vertenza chiedendo loro di rimanere uniti e vicini alle rispettive organizzazioni sindacali. Nel frattempo però la Filcams-Cgil di Taranto, in modo demagogico e distruttivo, demonizzava il nostro lavoro insinuando nei lavoratori sempre e comunque preoccupazioni».

L’assessore Rispoli: la loro è una lotta giusta
NAPOLI— I «lavoratori socialmente utili» , meglio noti con la sigla di Lsu, hanno occupato ieri un gran numero di scuole napoletane, fra scuole elementari, medie e superiori, impedendo ai ragazzi di entrare per frequentare le lezioni. Polizia e carabinieri sono stati impegnati tutta la mattinata per tenere sotto controllo la situazione che, anche non essendo mai sfociata in episodi di aggressività, ha causato grandi disagi per le famiglie degli studenti oltre che per gli studenti stessi. In particolare, i problemi più evidenti si sono verificati davanti alle scuole elementari medie. Molti bambini vanno scuola non accompagnati dai propri genitori, ma servendosi dei servizi di scuolabus pubblici e privati. I genitori dei più piccoli hanno vissuto momenti di grande apprensione quando hanno saputo che i propri figli sostavano all’esterno degli istituti scolastici senza la possibilità di entrare. «Per fortuna abbiamo accompagnato nostra figlia a scuola con l’auto — spiega il padre di una bambina che frequenta l’elementare Cinquegrana, collegata alla Nevio di via Caravaggio — La protesta è rientrata nel plesso che ospita le elementari quando i dirigenti scolastici sono stati informati del fatto che molti bambini, non accompagnati dai genitori, non sapevano dove andare. La parte che ospita le superiori, invece, è rimasta occupata» . La protesta inaspettata degli Lsu appartenenti alla società Sogea, che hanno occupato almeno una ventina di scuole fra Posillipo, Vomero, Fuorigrotta, Ponticelli, Scampia, San Giorgio a Cremano, ha sollevato oggettivamente una serie di criticità. L’iniziativa ha ostacolato anche lo svolgimento dei test Invalsi, programmati per la giornata di ieri nelle scuole medie. Tutto nasce dalla scadenza imminente dei contratti stipulati con le cooperative di Lsu, prevista per il 30 giugno, dopo la quale — sostengono le cooperative — non è previsto alcun rinnovo contrattuale. L’assessore all’Istruzione del Comune di Napoli, Gioia Rispoli, prende le difese degli Lsu sottolineando la situazione di grosso disagio vissuta dai lavoratori. «Sono molto preoccupata— dice la Rispoli— si tratta di persone che hanno lavorato nelle nostre scuole e in quelle di tutta la provincia per lungo tempo, pagate fra l’altro con cifre veramente bassissime, senza le quali sarebbe impossibile tenere le scuole aperte. Speriamo che la questione si risolva rapidamente, e che queste persone mantengano il proprio lavoro già così mal pagato» . In merito alle modalità con cui è stata portata avanti la protesta, l’assessore commenta: «La disperazione porta a compiere gesti errati. Quando non si è ascoltati, spesso si agisce con impulsività» . L’iniziativa degli Lsu è nata dopo l’incontro tenutosi due giorni fa al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, durante il quale c’è stato un primo confronto sulle tematiche care ai lavoratori socialmente utili. La prossima riunione è fissata per il 18 maggio alle 10,30. Molte, fra le scuole occupate, sono state liberate già a poche ore dall’inizio della protesta. Non vi è alcuna certezza, comunque, sul fatto che la protesta non venga ripetuta oggi o nei prossimi giorni. Il malcontento, ad ogni modo, non è soltanto quello degli Lsu, ma anche quello dei genitori che non possono portare i propri figli a scuola. «La protesta va avanti a tempo indeterminato — spiega Luigi Riccardi, delegato Cgil ‘ Appalti Storici’ — anche nelle scuole dove sono allestiti i seggi elettorali. Vogliamo che la classe politica ci dia ascolto» . Sono a rischio, dunque, anche le operazioni di voto.

Presidio dei lavoratori dei servizi nelle scuole ieri sotto la sede della prefettura a Firenze. Le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero nazionale unitario di 8 ore per chiedere la proroga dell`appalto.
II 30 giugno prossimo è fissata la data di scadenza dei contratti di appalto dei servizi di pulizie e ausiliari, stipulati da parte di diverse imprese, con il Ministero. Un`operazione che in Toscana mette a rischio 1.100 posti di lavoro, di cui 300 solo a Firenze. Donne per lo più, assunte quasi sempre con contratti part time che garantiscono pulizie, sorveglianza degli alunni e controllo degli edifici, e che tra breve potrebbero ritrovarsi sulla strada. «Sarebbe il più grande licenziamento di massa di questo governo – dice il segretario toscano della Filcams Cgil Roberto Betti – per questo con la nostra protesta chiediamo al Governo di prorogare l`appalto e di pensare a un nuovo bando che sia di carattere regionale». Il sindacato chiede l`apertura di un tavolo con la Regione e avverte. «D`ora in poi sciopereremo senza rispettare i tempi previsti dalla legge e senza garantire i servizi minimi».

VENEZIA – Lo straccio passato per terra un giorno si e uno no. Il pavimento dei bagni non lavato se non in rari casi. I bagni sì invece, ma 14 in due ore, insieme a 9 o più aule. Quello presentato ieri dai lavoratori in appalto addetti alle pulizie delle scuole durante la manifestazione veneziana è un vero e proprio bollettino di guerra, che comincia con le scuole venete lasciate sempre più al degrado e finisce con il rischio (per i lavoratori) di un licenziamento in tronco, appena prima dell`estate. Erano circa un centinaio, i manifestanti (presenti tutti e tre i sindacati di categoria, Cgil, Cisl e Uil) che ieri si sono dati appuntamento alle io davanti all`Ufficio Scolastico Regionale in Riva de Biasio a Venezia per proseguire poi fino a Palazzo Ferro Fini dove una delegazione è stata accolta dal Presidente del Consiglio regionale,
Clodovaldo Ruffato. «La situazione è complessa, anche più di quanto sembri – dice Margherita Grigolato, Segretaria della Filcams Cgil del Veneto gli appalti scadono ilio giugno, finché non verrà data una risposta chiara le aziende non rinnoveranno i contratti e già dal 3o aprile potrebbero arrivare le prime richieste di mobilità (la notifica può partire da due mesi prima). Oltre a questo ci sono le scuole. In cui lo stato di igiene peggiora ogni giorno di più». Non è un caso, secondo i sindacati, che ci sia stato un aumento di infezioni. «Quest`anno ci sono state molte più recrudescenze di pidocchi e infezioni rispetto agli scorsi annidice Maurizia Rizzo della Cisl – figuriamoci come sarà stato per i bambini che soffrono di allergie alla polvere, un vero inferno». I lavoratori a rischio sono un migliaio in Veneto.R presidente Ruffato ha scritto una lettera al Ministro Gelmini, in cui ha chiesto la proroga dell`appalto ma anche un via definitivo ad un ragionamento per affrontare prima e riordinare poi la situazione (economica e non solo) delle scuole, ormai allarmante.

RIETI Scendono in piazza gli addetti alle pulizie nelle scuole pubbliche della provincia di Rieti. Insieme ai colleghi degli istituti scolastici nazionali domani protesteranno contro i tagli operati all`istruzione che rischiano di compromettere i posti di lavoro. A Rieti i lavoratori del settore si sono dati appuntamento alle ore 10,30 in piazza Cesare Battisti, davanti al palazzo del governo. Chiederanno di essere ricevuti dal prefetto. «Nonostante l`impegno preso dai ministeri della Pubblica Istruzione e dell`Economia a Roma il 5 aprile, ad oggi il promesso incontro delle OO.SS. con i ministeri interessati alla soluzione della questione non è stato convocato – hanno affermato i segretari provinciali di Filcams-Cgil Enrico Turchi, Fisascat-Cisl Sara Imperatori, Uiltucs-Uil Pietro Feliciangeli – Ricordiamo che se si concretizzasse quanto previsto dal ministro Gelmini nella direttiva 103 salterebbe il servizio delle pulizie nelle scuole e con esso gran parte dei posti di lavoro». I sindacati si appellano ai rappresentanti espressi dal territorio reatino in Comune, Provincia, Regione e Parlamento nazionale affinché intervengano in favore dei circa 260 lavoratori che svolgono la loro attività negli istituti scolastici della nostra provincia.

Per carità, non chiamateli tagli alla scuola e all’università, sono solo «minori spese» per 4,5 miliardi di euro nel 2012, 4,5 miliardi per il 2013 e per altri 4,5 miliardi nel 2014. Sono le cifre stampate nella tabella contenuta nel Documento di economia e finanza (Def) che è stato presentato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti l’altro ieri a Bruxelles. Li possono osservare tutti su internet, mentre il vicesegretario Pd Enrico Letta li sventola in faccia al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini nel corso di Ballarò andato in onda martedì su Raitre.
Uno scoop clamoroso che ha fatto sorridere un Letta beffardo e pugnace, mentre la Gelmini saltava come un grillo dalla sua poltrona. «Non sono tagli, Tremonti me lo avrebbe detto! Lei Letta, vuole creare inutilmente del panico». Abituata a mettere la polvere sotto il tappeto e a recitare a soggetto, grazie al suggerimento di un occhialuto collaboratore seduto dietro di lei, il ministro Gelmini si è affrettata a dire che queste cifre sono «cifre computate rispetto al 2008». Abbiamo verificato sul sito del ministero dell’Economia dov’è possibile consultare il Def.
E in effetti è vero, la cifra di 13,5 miliardi per il prossimo triennio somma i tagli della legge 133 del 2008. Ma c’è un punto da chiarire. Rispetto alle cifre conosciute, a decorrere dal 2012 c’è uno scarto di almeno 600 milioni all’anno. E non è chiaro dove il governo prenderà queste risorse, ma di sicuro sta pensando ad un’altra operazione ragionieristica che farà crollare il sistema dell’istruzione pubblica a favore di quello privato tanto caro al Presidente del consiglio Berlusconi.
Nella scena madre di Ballarò non è stata purtroppo menzionata la notizia più devastante. Abbiamo appreso che nel prossimo trentennio il governo ha deciso che la ricchezza prodotta verrà progressivamente spostata dall’istruzione pubblica a settori di spesa non ancora precisati. La quota attuale del Pil impegnata nella scuola e nell’università è del 4,2 per cento, calerà al 3,7 per cento nel 2015 per raggiungere il 3,2 entro il 2030.
Siamo certi che a questo punto persone ben informate, e competenti, si sono già messe al lavoro per quantificare la cifra. Quello che ad oggi possiamo dire è che i «risparmi» (cioè i tagli) previsti sono senz’altro più alti di quello che si legge nel Def. Nell’immediato il contenimento della spesa provocherà la progressiva riduzione degli stipendi degli insegnanti e dei ricercatori che sono già oggi i più bassi d’Europa. Il Def conferma inoltre che gli scatti stipendiali congelati da Tremonti nella manovra estiva del 2010 non verranno restituiti nel 2013 e che per il personale della scuola non è previsto alcun rinnovo del contratto.
Ma non è finita qui. Nel testo si continua ad affermare una falsità. Si parla ancora di un reintegro di 800 milioni del Fondo ordinario di finanziamento delle università (Ffo), quando invece è universalmente noto che si tratta solo di un parziale reintegro di un taglio di 1,3 miliardi previsto sin dal 2008.
Sempre nella memorabile scena il ministro Gelmini si è soffermata sull’immissione in ruolo di 30 mila docenti precari prevista per il prossimo anno «in accordo con i sindacati», cioè con Cisl e Uil. Una tesi contestata da Domenico Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, che apostrofa il metodo seguito dalla Gelmini come quello che si segue «al Bar degli amici». «Questo numero – sostiene – non garantisce alcuna aggiuntività rispetto ai posti disponibili che sono oltre il doppio ed è insufficiente per garantire stabilità ai precari». «Se il Ministro non è in grado di interpretare da sola le tabelle del Def – ha rincarato la dose la responsabile scuola del Pd, Francesca Puglisi – se li faccia spiegare con esattezza da Tremonti». «Quello che è certo – afferma Alessandro Ferretti, fisico a Torino e esponente della Rete 29 aprile – è che per 3 anni non si investirà un euro nella ricerca come nella scuola. I costi però continueranno ad aumentare e l’unico modo per sostenere l’istruzione pubblica in questo paese sarà quello di diminuire il numero degli studenti, delle sedi e dei servizi».


Rieti – C`erano anche i lavoratori reatini nel corteo dei quattromila addetti alle pulizie nelle scuole che l`altro ieri hanno manifestato davanti la sede del ministero dell`Istruzione per protestare con i tagli previsti dalle ultime direttive firmate Gelmini. Provvedimenti che, se applicati, dimezzerebbero in un sol colpo il personale impiegato nel settore, come lasciavano presagire le più fosche previsioni sindacali negli ultimi mesi del 2010, quando la vertenza ha imboccato
una strada senza ritorno. Alla fine però, la tenacia e la compattezza dei lavoratori si sono rivelate armi vincenti per costringere il ministero a fare un passo indietro. In seguito al sit-in, il direttore dei dicastero di viale Trastevere ha incontrato i dipendenti delle pulizie accettando di firmare un verbale che di fatto blocca l`entrata in vigore delle direttiva taglia-posti, in attesa che la Gelmini fissi un nuovo incontro con le organizzazioni sindacali nazionali (Filcams Cgil, Fisascat Cisle Uil) le quali chiedono l`avvio di una discussione concreta sulle modalità di riorganizzazione del servizio che non sia eccessivamente penalizzante per i lavoratori. Dal canto loro, i rappresentanti provinciali
dei sindacati che hanno promosso la manifestazione – e che da anni combattono al fianco dei 260 addetti reatini e delle rispettive famiglie – non mollano: «Siamo consapevoli – spiegano Enrico Turchi (Fil- cams), Sara Imperatori (Fisascat) e Pietro Feliciangeli (Uiltucs) – che la feroce politica di tagli che il governo, il Miur e il ministero dell`Economia stanno cercando di imporre alla scuola pubblica e a coloro che vi operano, in particolare ai lavoratori delle pulizie, richiederà, per essere battuta, grande prova di unità, fermezza e pazienza. In attesa dell`incontro col ministro e di quanto ne
emergerà, continueremo nelle iniziative tese a coinvolgere Istituzioni, sindaci, parlamentari, tutti quelli di Rieti eletti in Regione, nonché il senatore Cicolani eletto al parlamento nazionale, forze politiche di maggioranza e di minoranza del territorio, alla soluzione del problema».


ROMA – La Gelmini "ribalta la realtà". Piovono critiche sul ministro dell`Istruzione secondo il quale i docenti sono troppi e per questo guadagnano poco. E che anche di bidelli ce ne sono più del dovuto, ma le scuole "restano sporche". Le uscite televisive della responsabile della Scuola hanno scatenato le reazioni delle organizzazioni dei lavoratori. Per Mimmo Pantaleo, segretario della Flc Cgil, il ministro «ribalta la realtà: dal prossimo anno ci saranno meno 19.700 docenti e 14.500 Ata che si aggiungono ai clamorosi tagli degli ultimi due anni. Fa specie che la ministra affermi
che le retribuzioni del personale sono tra le più basse d`Europa quando è stato il governo a bloccare i contratti in tutto il pubblico impiego». Anche la Uil Scuola guidata da Massimo Di Menna reagisce: «Sui professori pagati poco perché troppo numerosi inviterei il ministro a preoccuparsi della circostanza perla quale in Italia abbiamo il maggior numero di
politici rispetto agli Mariastella Ge mini altri paesi europei e i meglio pagati». Basta «frasi a effetto» dice la Uil, ora è tempo di «aumenti». E al ministro che ha detto che in Italia ci sono più bidelli che carabinieri la Cisl Scuola di Francesco Scrima risponde: «Ci mancherebbe che non fosse così visto che le stazioni dei carabinieri sono meno di cinquemila, mentre le sedi scolastiche sono ben oltre quarantamila». Tutti contro il ministro, dunque, anche le associazioni dei lavoratori che fanno le pulizie. Gelmini ha detto che si spende troppopergli appalti esterni epoi le scuole restano "sporche". I lavoratori si dicono "preoccupati" per le sue parole visto che erano in corso tavoli per "ottimizzare" i servizi.

Quasi quindicimila addetti a rischio, unintero settore messo a soqquadro da una circolare del ministro Gelmini. Di questi tempi una conferenza stampa convocata insieme da sindacati e imprese è una rarità. Il “merito” è del ministro Mariastella Gelmini e del suo colpo di manosugli appalti delle pulizie nelle scuole. Il 30 dicembre scorso, a soli 9 giorni da un incontro in cui si era deciso tutto il contrario, il Miur ha emesso una circolare in cui decide che dal settembre 2011 le pulizie nelle scuole potranno essere assegnate anche dalle singole scuole, aprendodi fatto alla trattativa diretta con la più piccola delle ditte familiari che normalmente lavorano nei condomini. Con la scusa di risparmiare intanto lo stanziamento del Miur è stato ridotto dai 640 milioni del 2010 ai 264 milioni per quest’anno, «tra l’altro neanche più specificati per questo capitolo di spesa ma utilizzabili anche per altro, come i pagamenti dei professori di religione», denunciano i sindacati. Ciò provocherà una copertura per il 2011, prevista dallo stesso ministero, di soli 11.800 addetti con ben 14.200 esuberi. Il tutto nei confronti di un settore che negli ultimi 15 anni si è strutturato e regolamentato, riuscendo adespellere le tante forme di illegalità che prosperava nella miriade di piccole aziende che ne facevano parte.Ad oggi in oltre 4 mila istituti scolastici lavorano circa 26 mila addetti divisi in due grandi categorie:
unametà provengono dai cosiddetti “appalti storici” passati dagli enti locali e assunti nel tempo dalle imprese vincitrici gare di appalti a dimensione regionale (sono30 in Italia), per l’altra metà quasi esclusivamente al sud si tratta di ex Lavoratori socialmente utili (Lsu) e disagiati progressivamente stabilizzati dalle imprese aderenti a Confcooperative, Legacoop e Confapi. FRONTE COMUNE E proprio queste associazioni datoriali hanno fatto fronte comune con i
sindacati per denunciare il colpo di manoe il rifiuto del confronto da parte della Gelmini. «Il dialogo lo avevamo portato avanti e aveva portato alla proroga dei contratti fino al30 giugno di quest’anno – spiega Massimo Stronati, presidente di Federlavoro e Servizi di Confcooperative -. Invece poi la Gelmini è andata avanti da sola, senza consultarci». «Il ministro – attacca Elisa Camellini della Filcams Cgil – continua a sostenere che l’anno prossimo nelle scuole torneranno
i bidelli e invece sta mettendo sulla strada migliaia di famiglie monoreddito che soprattutto al Sudsono costituite da donne che lavorano part-time a 600 euro al mese. Andranno a casa esattamente come altri 20 mila Ata (personale scolastico, ndr), altro che bidelli». «È un’operazione devastante », sottolineaMarco Verzari della Uil. «Esiste già una scuola che ha fatto due contratti co.co.pro. per fare le pulizie, il rischio è che questo sia il futuro per 4 mila scuole», conferma Giovanni Pirulli della Fisascat Cisl. «Avevamo già proposto un contenimento dei costi – conferma Claudia Giuliani, Fise Anip Confindustria – speriamo che il ministro torni sui suoi passi».

LECCE – Una lettera per sensibilizzare il ministro Gelmini. Per sbloccare la situazione di circa 1200
lavoratori che svolgono il servizio di pulizia nelle scuole della Provincia di Lecce e che non ricevono lo stipendio da quattro mesi, il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha scritto al ministro dell’istruzione, della ricerca e dell’Università Maristella Gelmini. I lavoratori non percepiscono lo stipendio per il mancato versamento delle somme relative all’attività svolta nel 2010, dovute dal ministero dell’Istruzione. ”Le chiedo – ha scritto nella lettera il sindaco – un Suo interessamento al fine di scongiurare eventuali provvedimenti che possano compromettere la prosecuzione dell’attività dei lavoratori, in considerazione anche del fatto che l’attività dagli stessi svolta ha notevole rilevanze ai fini della fruibilità del servizio scolastico”.

Torino – Alla Oerlikon scioperano gli addetti esterni incaricati delle pulizie
Sul tetto per difendere stipendio e livello. Ieri mattina cinque lavoratori dell’impresa di pulizie presso la Oerlikon-Graziano di Rivoli sono saliti sul tetto dell’azienda per protestare. «Ci riducono l’orario, il livello e ad alcuni li spostano a Poirino – sbotta Rosario Cardella a nome dei colleghi -. Non è giusto, quello è il nostro posto di lavoro non ci possono mandare così lontano facendoci anche guadagnare di meno. È un’ingiustizia, hanno anche mandato delle altre persone a sostituirci durante lo sciopero».

La tensione è scoppiata a seguito del cambio di appalto dell’impresa di pulizie. Al posto della Puliservice di San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, il 31 gennaio è subentrata la Reber srl di Torino. «Nell’incontro che abbiamo avuto lunedì all’Unione industriale – racconta Antonio Ambrosino, delegato della Filcam-Cgil – abbiamo scoperto che dei 14 dipendenti, tra full e part-time, tutti sarebbero stati demansionati di livello e avrebbero avuto un orario più corto. Un problema per gente che si vedrà ridurre uno stipendio già non ricco. Per questo non abbiamo firmato l’accordo, come ha fatto la Cisl».

Ma il problema più grave sono i trasferimenti. «Tre vengono distaccati presso altre aziende – continua Ambrosino -: due a Poirino e uno a Pianezza. Non è credibile perché la Orlikon oggi è in piena ripresa e gli operai fanno anche gli straordinari. Non si capisce perché si debba ridurre il personale delle pulizie». Secondo il sindacato la ditta dovrebbe assumere il personale conservando orario e mansione e soprattutto il posto dove svolgeva fino a ieri il proprio lavoro. Martedì hanno protestato davanti ai cancelli, ma non vedendo risposta cinque lavoratori ieri sono passati all’azione. Un blitz in piena regola.

«Ci siamo nascosti dietro un tir che entrava in azienda – ricorda Cardella – e siamo saliti sul tetto. E da qui scenderemo solo se e quando ce lo dirà il nostro delegato sindacale». Fermi nella decisione anche i suoi colleghi Paolo Ligas, Hassan Niba, Buschaid Allaf e Ronald Aquilar. Tutti intenzionati a restare anche la notte, nonostante il freddo e la stanchezza. «Ci faremo portare una tenda e delle coperte – dichiara Cardella -, ma non ci muoviamo». La Orlikon subisce, suo malgrado, questa situazione, dato che i lavoratori non sono suoi dipendenti.

Alla Reber, però, sono altrettanto stupiti. «Abbiamo investito in macchinari e qualità del lavoro – spiega Manuela Reolfi – per questo serve meno gente alla Graziano, dove comunque forniamo un servizio eccellente, e perciò abbiamo chiesto ad alcuni di svolgere le mansioni in altri appalti». E le riduzioni di stipendio? «Si parla di una trentina di euro al massimo – confida -, soldi che possono recuperare facendo dello straordinario». E chiede disponibilità da parte dei lavoratori. «Hanno firmato tutti, mancano solo loro – dichiara Reolfi -. Però non andremo sul tetto a fare trattative».

I cinque irriducibili non si muovono. «Qui c’è il nostro posto di lavoro – replicano – e lo difenderemo con le unghie e con i denti. Non possono mandarci così lontano per lavorare e far venire altri qui. Andremo avanti e se sarà il caso porteremo questa storia davanti a un giudice».
Ma l’azienda risponde «Abbiamo comprato nuovi macchinari, ci serve gente altrove»

(ANSA) – VENEZIA, 2 DIC – In occasione della giornata di mobilitazione nazionale, una delegazione dei lavoratori (donne per il 90%) delle ditte che hanno in appalto la pulizia delle scuole del Veneto si e’ incontrata a palazzo Ferro-Fini con il vicepresidente della commissione Attivita’ produttive Roberto Fasoli.
Obiettivo dell’incontro sollecitare un intervento regionale alla luce dei tagli (25% con probabili ulteriori riduzioni) di queste prestazioni e manifestare il timore delle lavoratrici circa l’eventualita’ che vengano meno gli appalti storicamente consolidati a livello nazionale e poi su scala regionale per essere sostituiti con una frammentazione di incarichi a piccole ditte locali nel caso che si affidasse ai singoli istituti scolastici il compito di provvedere autonomamente alle attivita’ ausiliarie.
”E’ anzitutto necessario – ha affermato Roberto Fasoli alla conclusione dell’incontro – fotografare la reale situazione quantitativa e qualitativa del ricorso agli appalti esterni su tutto il territorio regionale. In secondo luogo credo si debba convocare una seduta congiunta delle commissioni consiliari ”lavoro” e ”istruzione” assieme all’assessore Elena Donazzan e alla direttrice dell’ufficio scolastico regionale Carmela Palumbo per fare il punto della situazione su due problemi: l’entita’ dei finanziamenti regionali 2011 per le attivita’ di pulizia delle scuole e il tipo di appalti esterni che si renderanno eventualmente necessari e la definizione delle mansioni del personale scolastico ATA (amministrativo, tecnico, ausiliario) sempre in relazione a queste attivita’ di manutenzione degli edifici scolastici e a quelle di guardiani e sorveglianza degli alunni: queste ultime in alcuni casi garantite anche dal personale delle ditte appaltate.

(Agenparl) – Roma, 01 dic – "si uniscono alla protesta degli studenti, contro la mala gestione della scuola pubblica, le lavoratrici ed i lavoratori degli appalti di pulizia degli istituti scolastici (lsu stabilizzati e lavoratori operanti nei cd “appalti storici”). Il 2 dicembre si ritroveranno a Roma a piazza Montecitorio dalle 10 del mattino in poi, per protestare contro la mancanza dei fondi di finanziamento e dei tagli previsti nella legge di stabilità". Lo comunica in una nota l’ufficio stampa Filcams Cgil nazionale.

”Ha avuto un esito positivo la manifestazione che si e’ svolta questa mattina a Piazza Montecitorio
delle lavoratrici e dei lavoratori degli appalti di pulizia degli istituti scolastici (Ex-Lsu e Appalti Storici)”. Ad affermarlo in una nota e’ la Filcams-Cgil in merito alla protesta contro la mancanza dei
fondi di finanziamento, contro i tagli previsti nella legge di stabilita’ e i conseguenti ritardi di pagamento degli stipendi.
”Valutiamo positivamente l’incontro di oggi, anche se non e’ stato completamente risolutivo” commenta la Filcams Cgil dopo che nelprimo pomeriggio una delegazione del sindacato e della Uiltrasporti Uil e’ stata ricevuta da un rappresentanza del Consiglio dei ministri.
Il capo del Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali, rileva la Filcams, ”si e’ assunto l’impegno di illustrare dettagliatamente la vertenza alla Presidenza del consiglio dei
Ministri e di organizzare un incontro per la prossima settimana, per avere risposte urgenti e concrete”.
Di fronte alle preoccupazioni espresse in merito alla necessita’di dare copertura finanziaria immediata agli appalti in corso e per assicurarne il rinnovo per tutto l’anno 2011, e’ stato garantito che se non si riuscira’ a trovare risorse economiche all’interno della legge di stabilita’, si terra’ conto del problema per darne copertura in altri dispositivi di legge che andranno in votazione entro la fine
dell’anno.
Filcams Cgil e Uiltrasporti Uil hanno inoltre richiesto un intervento urgente per l’immediato ritiro delle procedure di licenziamento collettivo. ”La rappresentanza del Consiglio dei Ministri ha preso atto della drammaticita’ della situazione, ma ci sono ancora difficolta’ per risolvere complessivamente le vertenze” hanno sottolineato le due sigle sindacali.
L’incontro della prossima settimana e quello gia’ in programma per il 17 dicembre con il Ministero dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca, saranno decisivi.
Le Organizzazioni Sindacali, manterremo comunque alta l’attenzione attraverso ulteriori iniziative a livello territoriale, perche’ queste lavoratrici e lavoratori non tornino ad essere
invisibili.

La protesta a Roma: «Governo, stop ai tagli» Rischiano il posto venticinquemila operatori

Fischi, cori, urla, la piazza di Montecitorio ieri è stata presa d’assedio dalle lavoratrici e dai lavoratori degli appalti di pulizia degli istituti scolastici. Tredici pullman da Napoli, 10 dalle altre provincie della Campania, 3 dalla Toscana, 1 da Ascoli Piceno, 6 dalla Puglia, più tutti gli operatori di Roma e Provincia e delegazioni d Sardegna, Emilia Romagna, Abruzzo, Basilicata, Molise. La protesta è stata indetta dai sindacati confederali per denunciare la mancanza dei fondi di finanziamento e chiedere il ritiro dei tagli previsti nella legge di stabilità: ben 25 mila lavoratori rischiano il posto. I deputati del Pd in apertura dei lavori della Camera hanno presentato una interrogazione urgente per porre l’attenzione sulle vertenze. Nel primo pomeriggio, una delegazione della Filcams Cgil e della Uiltrasporti Uil è stata ricevuta da un rappresentanza del Consiglio dei Ministri: «Valutiamo positivamente l’incontro di oggi, anche se non è stato completamente risolutivo» è il commento dei sindacati. «Il capo del Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali – spiegano in una nota i sindacati – si è assunto l’impegno di illustrare la vertenza alla Presidenza del consiglio dei Ministri e di organizzare un incontro per la prossima settimana, per avere risposte urgenti e concrete».

Hanno protestato rumorosamente ieri in piazza Montecitorio, i lavoratori Filcams degli appalti per le pulizie nelle scuole. Il settore, che conta 25 mila lavoratori rischia di essere seriamente compromesso dai tagli previsti dalla legge di stabilità oltre ai ritardi nei pagamenti degli stipendi che già si registrano. Una delegazione è stata ricevuta a palazzo Chigi.

Filcams, A Rischio Oltre 25 Mila Posti Di Lavoro

Si uniscono alla protesta degli studenti, contro "la mala gestione della scuola pubblica", le lavoratrici ed i lavoratori degli appalti di pulizia degli istituti scolastici. Domani mattina si sono dati appuntamento a piazza Montecitorio per protestare contro "la mancanza dei fondi di finanziamento e dei tagli previsti nella legge di stabilità". Lo rendono noto Filcams Cgil e Uiltrasporti Uil che hanno indetto lo sciopero nazionale degli oltre 25 mila lavoratori di tutto il territorio italiano ed organizzato una manifestazione nazionale a Roma. Partiranno 13 pullman da Napoli, 10 dalle altre provincie della Campania, 3 dalla Toscana, 1 da Ascoli Piceno, 6 dalla Puglia, più tutte le lavoratrici e i lavoratori di Roma e Provincia e diverse delegazioni dalla Sardegna, dall’Emilia Romagna, dall’Abruzzo, dalla Basilicata e dal Molise. "L’incontro che si è svolto al Miur il 17 novembre scorso – spiegano le organizzazioni sindacali – non ha prodotto chiarezza e risposte concrete in grado di garantire la continuità occupazionale e di reddito dei lavoratori degli appalti di pulizia nelle scuole". Il loro lavoro "é fondamentale per la pulizia, l’igiene e la sicurezza in moltissimi istituti scolastici nonché nelle scuole materne, mentre i tagli e le azioni del Ministero rischiano seriamente di compromettere la salubrità degli ambienti scolastici, pregiudicando la tutela della salute e della sicurezza degli alunni e mettendo in seria difficoltà la stessa gestione didattica".
"Il 2011 ormai è alle porte – concludono – e, ad oggi, non si hanno ancora notizie di eventuali proroghe o l’avvio delle gare per confermare o rinnovare gli appalti di pulizia. Chi pulirà le scuole visti anche i tagli sul resto dell’organico scolastico?".

Roma, 18 nov. (Adnkronos/Labitalia) – Prosegue la mobilitazione degli addetti delle pulizie degli istituti scolastici. Lo comunica la Filcams Cgil, dopo l’incontro che si e’ svolto ieri a Roma tra la dirigenza del Ministero dell’Istruzione Universita’ e Ricerca (Miur), le organizzazioni sindacali e le associazioni Datoriali, per discutere le problematiche relative alle lavoratrici e ai lavoratori che operano negli appalti di pulizia delle scuole (ex lsu e ‘appalti storici’).

"Non possiamo ritenerci soddisfatti -dichiarano le organizzazioni sindacali Filcams Cgil e Uiltrasporti Uil -il verbale di incontro prodotto dal Ministero, infatti, presenta ancora troppe incertezze sulla entita’ e sulla modalita’ di reperimento delle risorse a causa della definizione della prossima legge di stabilita’".

Un fermento che cresce. Polemiche, accuse, denunce, inchieste, proteste: la scuola italiana, oggi come non mai, vive una fase estremamente critica della sua storia. E la nostra provincia non è indenne da quest’ondata di contestazioni. Ma andiamo con ordine. – Lo scandalo della "104": la Procura diretta da Dario Granieri è impegnata da settimane in un’indagine molto delicata. La magistratura bruzia contesta a duecento docenti l’illegillima acquisizione dci benefìci concessi dalla legge "104". Sono al vaglio della Procura anche le posizioni degli insegnanti che risultano avere a carico familiari centenari. Una denuncia è stata presentata pure all’Ispettorato del Lavoro, affinché vengano verificate il rispetto delle norme da parte dci personale (docenti, Ata ed ex Lsu) che opera all’interno degli istituti scolastici.
- I precari: sono centinaia i lavoratori appartenente alla categoria Ata (assistenti tecnici e amministrativi) rimasti quest’anno fuori dalle graduatorie provinciali.
Alcuni di loro, dalla fìne di agosto, protestano giorno e notte sotto una tenda montata in piazza Il Settembre, di fronte alla Prefettura. Proprio in favore di questi manifestanti si esprime adesso Maurizio Feraudo, segretario regionale di Idv: «Ritengo che, al centro di questa riforma falla di soli tagli (il riferimento e alla proposta di legge avanzata dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gclmini, ndr), si giochi il futuro del Paese con migliaia di precari che il governo vuole mandare a casa senza preoccuparsi delle disastrose conseguenze per le loro famiglie ». La Regione, attraverso l’assessore Mario Caligiuri, sta cercando in tutti i modi di risolvere il problema occupazionale dei precari cosentini. Nelle ultime ore sembra essersi aperto uno spiraglio: i lavoratori potrebbero essere assimilati, con un contratto a tempo determinato, nelle amministrazioni sprovviste di personale che fanno capo al ministero per i Beni culturali. La proposta dalla Regione appare fallibile, ma lo stesso Caligiuri invita alla calma «per evitare illusioni al personale Ata». – Gli ex Lsu: molti ex lavoratori socialmente utili sono stati destinati ai servizi di pulizia nelle scuole dei Cosentino. Una loro delegazione sindacale ha incontrato ieri il presidente della! Provincia, Mario Oliverio. Secondo Cgil, Cisl e Uil, ben cinquecento ex Lsu rischierebbero di perdere la loro unica fonte di reddito a causa dei tagli ministeriali. Oliverio ha
quindi predisposto una lettera con la richiesta di interventi correttivi che sarà inviata ai ministri Gelmini e Tremonti, nonché ai capigruppo parlamentari ed alla deputazione calabrese.
- Gli studenti: esaurite le occupazioni e le autogestioni che nelle scorse settimane hanno bloccato per giorni le lezioni, i ragazzi dclle scuole dell’area urbana tornano in piazza per manifestare il loro dissenso. Ieri mattina, sul ponte Bucci dell’Unical, una rappresentanza di studenti medi (una sessantina circa di giovani) s’è data appuntamento per un corteo di protesta. L’iniziativa anticipa di una settimana un’altra manifestazione, quella prevista per 17 novembre, che si snoderà lungo le principali arterie dci capoluogo. Intanto, come affermato dal "Collettivo P2 Occupata" dell’Unical, «gli studenti d’ingegneria riconquistano un dirillo»: sono state infatti ripristinate le sessioni d’esame dell’ordinamento 509, cancellate dopo una recente seduta dei Consiglio di facoltà.

IL MINISTERO TAGLIA I FONDI, I GENITORI IMPUGNANO LE SCOPE E MIGLIAIA DI LAVORATORI RISCHIANO IL POSTO

In molte scuole pubbliche d’Italia l’anno passato i genitori si auto-tassarono per pagare le ditte delle pulizie e per impedire che i figli passassero le giornate in aule sporche o che usassero gabinetti più schifosi di quelli di un angiporto. In qualche caso si tirarono addirittura su le maniche, comprarono scope e detersivi, stabilirono turni e pulirono loro stessi i locali. Per scongiurare che gli istituti si trasformassero in topaie, in Piemonte e in Veneto le Regioni colmarono i tagli statali attingendo ai fondi dei loro bilanci.
QUEST’ANNO , però, per quanti sforzi genitori e amministratori possano fare, difficilmente riusciranno ad impedire ciò che in un paese moderno e civile non è neanche pensabile, e cioè che molte scuole statali, elementari, medie e superiori, siano abbandonate all’incuria. Se nel 2009-2010, infatti, la riduzione di bilancio per le pulizie negli edifici scolastici è stata in media del 25 per cento, per il 2011 imprese e sindacati prevedono tagli parecchio più drastici. La cifra finale del salasso ancora non c’è, anche se i dati circolati finora sono più che allarmanti. Ieri si è tenuta al ministero dell’Economia una riunione convocata non dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, ma da un sottosegretario, Giuseppe Pizza, come se l’intera faccenda non fosse un affare di primo piano, per tentare di scongiurare in extremis l’eventualità storica, in senso negativo, purtroppo, delle scuole senza pulizia. Ma nel corso del confronto è emerso che alcuni giorni fa dal ministero è partita l’ennesima circolare per un’ulteriore riduzione dei fondi per il 2010 e la scoperta ha amplificato i sospetti.
Di fronte ai tagli già effettuati e ai ripetuti segnali negativi per il 2011, le ditte di pulizie hanno già messo in moto le procedure per i licenziamenti in massa dei dipendenti, circa 27 mila persone, a cominciare dai 15 mila ex lavoratori socialmente utili (lsu) ora assunti dalle imprese. Da settembre molte imprese lavorano senza la certezza di essere pagate e ora, con una lettera firmata anche dai sindacati, un documento dai toni cortesi, ma ultimativi, le associazioni che le rappresentano, cioè la confindustriale Fise-Anip, la Legacoop servizi e le Confcooperative-Federlavoro, hanno informato il ministro dell’Istruzione che non ce la fanno più a mantenere intatti i livelli occupazionali.
NEGLI ULTIMI mesi una parte dei dipendenti è stata pagata con la cassa integrazione in deroga, cioè con soldi pubblici che integrano il reddito perso a causa dei tagli statali. Tagli che quindi, a conti fatti, si sono rivelati illusori, più sperati che effettivi dal punto di vista dei risparmi finali sui saldi di bilancio. Ma la cassa scade tra un mese e mezzo e al momento nessuno sa se ci saranno i soldi per finanziarla di nuovo e soprattutto se ci saranno risorse statali adeguate per riappaltare i lavori. Insomma, grazie alla legge di stabilità (la ex Finanziaria) e ai tagli in senso orizzontale, cioè senza andare troppo per il sottile, ma colpendo ovunque, senza criteri di selezione, c’è il rischio molto concreto che molte scuole pubbliche siano lasciate a se stesse.
Non solo: siccome molte ditte di pulizie svolgono anche servizi di custodia e sorveglianza, si sta profilando perfino la possibilità che nelle prossime settimane molti istituti restino sprangati perché la mattina nessuno va ad aprire il portone e che i locali siano poi lasciati alla mercè di chiunque, in balìa di vandali e sconosciuti. Inaccettabile in sé, la faccenda diventa scandalosa se si considera che mentre il governo dice di non avere i quattrini per le scuole statali, per quelle private li trova e aumenta gli stanziamenti, portandoli da 150 milioni di euro all’anno a circa 250. Fino alla stagione 2008-2009 lo Stato spendeva per le pulizie nelle scuole circa 600 milioni di euro all’anno: 350 per gli appalti concessi agli ex lavoratori socialmente utili e 250 milioni per quelli che nell’ambiente vengono conosciuti come gli “appalti storici”, affidati con gare a livello regionale e concentrati negli istituti del centro e del nord Italia. Gli appalti di quest’ultimo tipo fino a qualche anno fa venivano gestiti dai comuni e dalle Province e pagati direttamente con i soldi prelevati dai loro bilanci. Poi gli enti locali rinunciarono a questo compito restituendo gli stanziamenti allo Stato che a sua volta si impegnò a trasferire i soldi alle singole scuole. Per anni il sistema ha funzionato bene, poi il dietrofront del governo Berlusconi. Che dopo aver incamerato gli stanziamenti locali per le scuole, ora non esita a lasciare gli edifici scolastici a secco di soldi.