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Più o meno, 5 euro e mezzo: 5,7 per la precisione. E la paga oraria di chi lavora da McDonald`s o altri fast food, negli States. E ha protestato finendo persino in manette, per intralcio del traffico. E in Italia? Quanto intascano studenti e non, che scodellano burger e patatine? «Tra i 6 e gli 8 euro netti all`ora, a seconda dei contratti, comunque di primo livello» sintetizza Fabrizio Russo, segretario nazionale Filcams, alle prese proprio col rinnovo del contratto nazionale del turismo per la ristorazione.
«Che interessa oltre 700 mila persone». E che ha visto «McDonald`s Italia, con Fipe, alzarsi dalle
trattative». Ora però si riprende, assicura (glissando) Stefano Dedola, 46 anni, da 5 responsabile delle risorse umane di McDonald` Italia: 500 ristoranti in 20 regioni, 270 McDrive e 200 McCafé. Premette: «Qui, la situazione è completamente differente. Non sono situazioni paragonabili. Noi seguiamo il contratto nazionale e c`è una controparte sindacale». Per la verità, Russo non è del tutto d`accordo. E poiché la situazione dell`intero settore – a parte gli "alberghieri", che hanno firmato – è tutt`altro che tranquilla, il leader Cgil non esclude «agitazioni». «Se la trattativa non parte davvero, partiranno gli scioperi» promette Russo. Precisando: «McDonald`s è una realtà a parte: loro crisi non ne hanno. E sindacati neppure, a parte Milano e Roma: è una realtà che vive di franchising, su piccoli imprenditori e per il sindacato è impossibile entrare». Entrano invece nuovi assunti con cappellino e polo logata Mc: oltre 1.500 in un anno e mezzo. In un boom, che contrariamente agli Usa – con una flessione del 12% di vendite, che ha fatto saltare i vertici – pare inarrestabile. Snocciola Dedola: «Abbiamo 17.500 dipendenti, il 20% dei quali a tempo pieno. Con un`età media di 30 anni e 35 per i manager. Studenti? 1132% degli addetti». Con file interminabili di aspiranti Mcimpiegati ogni volta che viene aperto un nuovo ristorante, «l`ultimo a Domodossola». Con studenti-lavoratori, che trovano soluzioni su misura. Come «il contratto weekend». Che con «8-10 ore di lavoro, in due-tre turni, tra venerdì sera e domenica, vengono pagate circa 300 euro netti al mese». C`è poi il part time: «Circa 800 euro lordi, per 24 ore settimanali. Straordinari? Se fatti, si pagano certo. Come il notturno – assicura il capo del personale di McDonalds Italia – Seguiamo il contratto». Il segretario Filcams ha conteggiato «tra i 6 e gli 8 euro» la paga netta all`ora. Più o meno 7,5 dollari… «Paragoni impossibili – ribadisce Dedola – Paesi troppo diversi. Noi abbiamo previdenza e servizio sanitario, non dimentichiamolo». Ma senza rinnovo del contratto, patatine e hamburger rischiano di restare nel congelatore pure guida noi.

A Dario il lavoro piaceva. Per tre mesi si è diviso tra cassa e cucina e all`occorrenza faceva le pulizie della sala. In media lavorava trenta ore alle settimana, soprattutto la sera. Il suo salario era fatto di voucher- i buoni dell`Inps con cui si pagano i lavoratori a chiamata, 7,5 euro netti all`ora – e gli andava bene: «Ero contento. Ho guadagnato fino a 1.100 euro al mese e in tre mesi ho lavorato per 329 ore, superando il limite di 266 ore previsto dalla legge per i voucher. Per questo pensavo che mi avrebbero assunto. Invece mi hanno detto di aspettare. Sono passati due mesi. Nel frattempo il ristorante aveva messo in vetrina l`avviso di ricerca di personale. Così ho fatto causa». Dario è un nome inventato, la sua storia no. Adesso l`ha affidata al Tribunale. Tommaso invece è un part-time a tempo indeterminato. Anche lui è entrato per la prima volta nel ristorante McDonald`s dove lavora con un contratto a chiamata. Poi è stato assunto: otto ore alla settimana, tutte in una notte, a tempo indeterminato. Guadagna tra 220 e 295 euro al mese e gli sta bene. Studia all`Università e sa che questo «non è il lavoro della vita. I soldi li metto da parte per le tasse e le piccole spese».
IL RICAMBIO
Secondo una ricerca dell`Istituto Bruno Trentin e della Filcams-Cgil – il sindacato del commercio – Dario e Tommaso sono le figure più richieste nei ristoranti McDonald`s di Milano: studenti o giovanissimi disoccupati assunti «per 266 ore annuali, utilizzando buoni per lavoro occasionale accessorio». Una possibilità prevista dal 2012, da quando i voucher sono stati estesi a tutti i settori, fino alla pubblica amministrazione. L`analisi – «un`anticipazione di un`indagine più ampia», dice il segretario Filcams Fabrizio Russo – ripercorre la «cronologia delle assunzioni dei lavoratori McDonald`s dall`apertura delle prime filiali fino al 2013». Ne viene fuori questa lettura: prima del Duemila la maggioranza dei lavoratori erano studenti. Poi sono iniziate le assunzioni degli stranieri, con un picco massimo tra il 2004 e il 2005. Fino a qualche anno fa, quando sono ritornati i giovani italiani. Molti migranti sono ancora lì. Basta andare in un qualsiasi ristorante del gruppo per vederli al lavoro. Secondo la ricerca, a Milano rappresentano il 45 per cento della forza lavoro McDonald`s e si dividono in comunità ben definite: i più numerosi sono i filippini, seguiti dagli egiziani e dagli ecuadoregni. Ma perché solo alcune provenienze? Dalla ricerca non emerge ancora una risposta. Appare chiaro invece «il forte sentimento di gratitudine» di queste persone verso l`azienda – forse perché di solito sono chiamati a lavori meno gratificanti – e l`importanza di avere un contratto per i cittadini extracomunitari. Per il sindacato le assunzioni dei migranti sono continuate fino al 2008, anno in cui è scoppiata la crisi e gli italiani sono tornati ad apprezzare lavori che fino ad allora avevano rifiutato. Secondo la Filcams tutto questo potrebbe nascondere una strategia: «In un periodo di crisi occupazionale il reclutamento di lavoratori migranti o giovani può essere funzionale a mantenere condizioni di lavoro sfavorevoli». Un dubbio ritornato a metà maggio, quando dagli Stati Uniti è partita la protesta che ha portato al primo sciopero globale dei lavoratori dei fast food, dietro allo slogan: «15 maggio per 15 dollari» (all`ora, contro una paga base che negli Usa è poco più della metà). Va detto che in Italia le condizioni di lavoro sono diverse da quelli degli States, dove per esempio non c`è un contratto nazionale di riferimento e un top manager dei fast food guadagna più di 700 volte la paga base di un dipendente. Da noi i sindacati lamentano l`assenza di un contratto integrativo, in una multinazionale che conta più di 17 mila lavoratori,e l`eccessivo ricorso a contratti part-time e a chiamata. Dopo la mobilitazione, sono ripresi i contatti tra i sindacati e la Fipe-Confcommercio che rappresenta i fast food. Le parti torneranno al tavolo del rinnovo del contratto il 22 luglio, ma le posizioni sono distanti: «Le aziende chiedono maggiore flessibilità – dice il segretario Fisascat Cisl, Giovanni Pirulli – Vogliono legare la presenza del lavoratore alla presenza del lavoro». Come un elastico che si estende fino a quasi 50 ore settimanali quando ce n`è bisogno, e poi torna indietro. «Discutiamo di flessibilità – aggiunge Fabrizio Russo della Filcams ma che sia sostenibile e non peggiori le condizioni lavoratori, già difficili». La Fipe rappresenta alcuni tra i più importanti gruppi food: McDonald`s, Autogrill, Chef Express, My Chef. Alcuni di questi, da un paio d`anni puntano sulla formazione dei giovani manager. Per questo finanziano un master presso il dipartimento di Economia dell`Università di Parma. Un corso quasi unico nel suo genere – racconta il presidente del master, Davide Pellegrini perché le aziende assumono gli studenti fin dal primo giorno con un contratto di apprendistato. Dal 2010 all`anno scorso, McDonald`s teneva un master dedicato ai propri dirigenti. Una versione italiana dell`Università dell`Hamburger, di Oak Brook, nell`Illinois.

Anche i lavoratori italiani dei fast food hanno partecipato alla mobilitazione internazionale
per chiedere salari più alti e migliori condizioni di lavoro. La protesta si è collegata ieri con lo sciopero per il rinnovo del contratto del turismo proclamato dai sindacati di categoria. Ci sono state molte iniziative in diverse città italiane, secondo quanto riferisce una nota sindacale.. A Roma in Piazza della Repubblica quasi mille persone si sono date appuntamento per protestare contro Confindustria, Confesercenti, Fiavet e Fipe Confcommercio che in diversi modi stanno ostacolando la sigla dei rispettivi accordi. A Milano un corteo ha percorso le strade della città e si è concluso a Piazza della Scala.
Presidi anche a Firenze e Torino, Bologna e Cesenatico. A Venezia Flash Mob all`aeroporto Marco Polo. Adesioni significative anche nelle piccole città: a Padova, dove hanno aderito allo sciopero il 95% dei lavoratori Sarni e 1`80 di Airest; a Parma con un adesione quasi dell`80% sia per Autogrill che McDonald`s; a Cremona dove il presidio davanti l`Autogrill è stato preso d`assalto dai lavoratori e anche dai giornalisti. L`iniziativa di mobilitazione si è collocata in continuità con lo sciopero globale dei fast food tenutosi in 33 paesi del mondo, alla quale la Filcams Cgil ha aderito con iniziative targate fastgeneration, la campagna di informazione e comunicazione per le lavoratrici e i lavoratori dei fast food (
www.fastgeneration.it). "Stiamo parlando di un milione di lavoratori che operano in uno dei settori più strategici ed economicamente rilevanti del paese, quello dell`accoglienza e dell`ospitalità eppure alla vigilia di Expo 2015 il Governo continua a non spendere una parola su questa tormentata vicenda." afferma Cristian Sesena della Filcams Cgil. La situazione più grave è quella determinatasi al tavolo di Fipe Confcommercio che ha disdettato il contratto del Turismo. "Siamo determinati a riprendere il negoziato con tutti e a cercare tutte le strade possibili per arrivare a soluzioni condivise. Se però le controparti continueranno a chiedere solamente tagli a salari e a diritti, la mobilitazione continuerà. In Italia e`ora di investire sul lavoro perché solo dal lavoro può nascere altro lavoro."

Loro ci provano, ma è evidente che lo sciopero globale non è affatto una passeggiata. Eppure, chissà, potrebbe essere uno dei mustfuturi per il sindacato mondiale. E così i lavoratori dei fast food- tra i peggio pagati nel mondo – ieri sono scesi in piazza in 33 paesi, dall`India agli Stati Uniti, dalla Thailandia al Marocco, Gli italiani raddoppieranno oggi, con uno sciopero: 8 ore per chiedere il contratto, che la Fipe (la controparte) vorrebbe addirittura cancellare per sempre. «Devo far mangiare i miei figli» Eddie Foreman, 40 anni, lavora in un McDonald`s di Opelika, nell`Alabama. «La ragione per cui sciopero – spiegava ieri al New York Times- è che non guadagno abbastanza soldi per potermi prendere cura dei miei bambini». La retribuzione di Eddie è di 7,75 dollari all`ora, ma dentro questa cifra non ci sono solo le spese correnti di casa, ma anche la previdenza sanitaria per la sua famiglia. Guadagnando così circa 200 dollari a settimana, si fa presto a capire che non si sopravvive. La battaglia – ormai simbolica in tutto il mondo – punta al raddoppio della paga oraria, per arrivare a 15 dollari. #fightforl5 è lo slogan scelto per diffonderla. Ma il mondo dei ristoratori, negli Stati Uniti, non è certo pronto a concedere degli aumenti così facilmente: l`associazione nazionale dei ristoratori Usa (NRA, National Restaurant Associa non) ha spiegato che se mai si raddoppiassero le paghe, per loro sarebbe un disastro: «Si abbatterebbero i nostri profitti, si bloccherebbero le nuove assunzioni e salirebbero i prezzi». Chissà che la simpatia di Obama per questi lavoratori – che lo ha portato a sostenere la necessità di un salario minimo di 10,10 dollari l`ora – non possa aiutarli. «Fipe, non ci tapperai la bocca» «Vorrebbero chiuderci la bocca», recita Io slogan che i lavoratori del turismo dì Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno scelto per Io sciopero di oggi. Tra di loro, ci sono anche i lavoratori di McDonald`s, Autogrill, MyChef, tutti in attesa di un nuovo contratto da un anno perché la controparte datoriale – la Fipe – non solo si è alzata dal tavolo, ma addirittura vorrebbe cancellare il contratto nazionale. Al loro fianco anche i lavoratori di alberghi e tour operator di Confindustria, delle agenzie di viaggio di Fiavet, e quelli di Confesercenti. L`idea della Fipe – nell`epoca della liberalizzazione dei contratti a termine varata dal governo con il decreto Poletti – sarebbe quella di "rottamare" il contratto, sostituendolo con regolamenti aziendali, imposti unilateralmente dalle singole catene. Eliminando per i nuovi assunti gli scatti di anzianità, í diritti di malattia, la quattordicesima. Diritti probabilmente ritenuti "vecchi" e "poco competitivi". Oggi iniziative e cortei nelle principali città. Tag per seguirli: #fastfoodglobal e #fastgeneration.

La protesta stavolta è davvero globale. Se ne ha la prova seguendo sul sito fastfoodglobal.org, che dà voce alla lotta internazionale dei lavoratori dei fast food, da McDonald`s a Burger King, la scansione delle varie proteste in tutto il mondo. Si vedono le foto dei lavoratori di Dublino seguire quelle provenienti da Buenos Aires. Quelle francesi, davanti a Starbucks, si sovrappongono alle foto davanti a Cherry Barry, catena di yogurt-bar. E poi Porto Seguro, in Brasile o Auckland in Nuova Zelanda.
L`IDEA È NATA durante il primo meeting internazionale organizzato a New York dallo Iuf, – International Union of Food – il 5 e 6 maggio scorsi, al quale hanno partecipato i rappresentanti sindacali dei lavoratori dei fast food di 33 paesi. La mobilitazione in Italia ci sarà oggi e vedrà cortei a Roma e a Milano.
Ma la spinta principale è venuta direttamente dal "centro dell`Impero", dagli Stati Uniti. La vertenza che vede impegnati i lavoratori del fast food, a partire da McDonald`s, ha attraversato, nell`ultimo anno, almeno 60 città con scioperi, picchetti e occupazioni simboliche dei ristoranti. In parte per effetto del clima di "Occupy Wall Street" ma soprattutto per il peggioramento delle condizioni di lavoro negli Usa. La paga oraria del settore, infatti, è di 8,94 dollari e in quella somma va compreso l`intero welfare, a partire dall`assistenza sanitaria. Ma in molte città, come ad esempio New York, si supera di poco il minimo legale orario che è 7,25 dollari l`ora contro la media nazionale che è di 18,30 dollari. Per questo parole d`ordine per l`aumento del salario e per il diritto a organizzarsi sindacalmente hanno fatto sempre più presa fino ad arrivare alla siderale rivendicazione della Fightforfivteen, la lotta per i 15 dollari orari. Un modo per ribadire che i lavoratori del settore, ormai, non percepiscono più il proprio lavoro come precario o temporaneo ma come quello che gli darà da vivere per un periodo più o meno lungo. Ad aiutare la vertenza, negli Usa, c`è stata la campagna per il rinnovo del sindaco di New York, che ha visto molti candidati impegnati a fianco dei manifestanti, che non sono certamente la maggioranza dei lavoratori dei fasto food, ma soprattutto la proposta del presidente Obama di portare il salario minimo legale a 9 dollari l`ora. Un modo per parlare alla comunità afro-americana e ispanica che rappresenta un bacino elettorale importante. In ogni caso, la miscela ha funzionato e l`effetto è stato quello di innescare la prima protesta globale. "La situazione in Italia spiega al Fatto Cristian Sesena, della segreteria Filcams – in parte è diversa ma in fondo è la stessa". Da noi la paga oraria per un quarto livello, il più diffuso, è di 7,6 curo l`ora. Bassa ma, paradossalmente, migliore di quella statunitense perché i nostri livelli di welfare garantiscono contributi previdenziali e sanità pubblica. Quello che equipara le condizioni a livello internazionale, però, è che lavorare da McDonald`s – colosso da 16 mila dipendenti in una catena all`80% in franchising – non è più sinonimo di precarietà giovanile. L`età media aumenta e, conferma Sesena, "per molti diventa un impiego stabile. Solo che la maggior parte dei contratti, a tempo indeterminato, è fatto da part-time da 20 ore. La precarietà resta la regola". Molto duro, invece, è lo stato delle relazioni sindacali. La categoria, in cui si trovano McDonald`s, Autogrill e altri, è rappresentata da Fipe-Confcommercio che ha annunciato la disdetta del contratto nazionale. "Chiedono di abolire scatti, permessi e altre acquisizioni per finanziare eventuali aumenti. Altrimenti, è la minaccia, stracceranno i contratto e ricorreranno a un regolamento unilaterale". Una sorta di "modello Marchionne" applicato ai fast-food. Oggi i lavoratori saranno in piazza a Roma (piazza della Repubblica), Milano (piazza della Scala), Bologna, Firenze e altre città, insieme al settore del turismo, proprio per difendere il contratto nazionale, convinti che la protesta globale, questa volta, "è la strada più utile".

Ieri è stata la giornata della protesta mondiale dei lavoratori dei fast food, (stfastfoodglobal), con manifestazioni in 33 Paesi; oggi la mobilitazione arriva in Italia, fermando ristorazione e turismo.
È il primo evento con caratteristiche planetarie, deciso nel meeting internazionale organizzato a New York con rappresentanti sindacali di tutto il mondo. «In Italia le condizioni di lavoro all`interno dei fast food non sono buone e non esiste contrattazione integrativa – spiega Cristian Sesena, Filcams Cgil nazionale Già da un paio di anni come sindacato abbiamo avviato un percorso per cercare di mettere in risalto la reale situazione dei lavoratori, per la maggior parte giovani, a part time obbligatorio, con una paga minima oraria inferiore agli 8 euro lordi». Non va meglio in altri Paesi: negli Usa la retribuzione è di 7,5 dollari l`ora, in Inghilterra si assume con contratti a zero ore lavorando solo a chiamata. Lo sciopero accomunerà alberghi e agenzie di viaggio, bloccando la ristorazione in catene come McDonald`s e Autogrill. A Milano è previsto un corteo per le vie del centro con partenza dalla sede di Confcommercio e flash mob in piazza della Scala. Saranno presenti anche i lavoratori degli alberghi e dei tour operator di Confindustria, delle agenzie di viaggio di Fiavet e quelli di Confesercenti. Il lavoro nella ristorazione oscilla fra i picchi dei grandi chef stellati e la situazione dei giovani (ma non soltanto). Nel solo Veneto – dove una manifestazione regionale si svolgerà all`interno dell`aeroporto Marco Polo di Venezia – secondo il sindacato bar, ristoranti e catene vedono avvicendarsi da mattina a notte, spesso sette giorni su sette, oltre 70mila lavoratori dipendenti, che sfiorano i 100mila nella stagione estiva. «Un mondo complesso – è la denuncia – in cui le forme più spinte di precarietà convivono con il lavoro tutelato, dove si assiste a ingaggi dalle durate e modalità più disparate e dove il lavoro a chiamata o a voucher sono diventati tipologie largamente usate oltre alle partite Iva e agli stage». Il risultato è che «la labilità dei confini tra gestione della propria vita e obblighi lavorativi è all`ordine del giorno e la precarietà e il lavoro povero sono diffusi.
Il CASO
Nel solo Veneto in bar, ristoranti e alberghi sono impiegate 70mila persone che nel periodo estivo aumentano fino a 100mila più che altrove», sostengono Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiultucs Uil facendo appello alla massima partecipazione. La protesta riguarda la tenuta stessa del contratto nazionale, messo in discussione in sede di rinnovo del contratto del turismo e siglato solo per una parte del settore. «Solo difendendo e rafforzando il contratto nazionale si possono creare nei luoghi di lavoro le condizioni per arginare la precarietà, migliorare l`organizzazione del lavoro, governare la flessibilità degli orari, tutelarsi da abusi, adeguare le retribuzioni al costo della vita. Occorre acquisire anche per la ristorazione quanto previsto nel contratto firmato a gennaio per gli alberghi; un contratto che rafforzale condizioni di lavoro migliorando alcuni istituti».

Siamo noi il Quarto stato. Io vivo con 650 euro al mese ma alla sciopero non rinuncio». Giuseppe ugello, delegato milanese di McDonald`s è carico, pronto per incrociare le braccia insieme a tutti i suoi colleghi che nel mondo friggono panini e battono scontrini alla cassa. Cappellino e uniforme di ordinanza, i ragazzi degli archi dorati si preparano a cortei, volantinaggi e flash mob per rivendicare salari più alti, il diritto a un lavoro full time e ritmi umani. Giuseppe è Rsa Filcams Cgil da cinque anni, da quando cioè ha cominciato a lavorare per la multinazionale del panino: da allora, McDonald`s lo ha spedito prima a Bergamo e poi in ben due locali destinati alla chiusura, pur di costringerlo ad andarsene («perché io rompo e metto i paletti»), ma lui ha resistito. Giuseppe ha citato l`azienda davanti al giudice, per contestare un apprendistato lungo tre anni ma senza formazione (il recente decreto Poletti suggerisce qualcosa?): McDo ha accettato di conciliare, ha dovuto assumerlo a tempo indeterminato e pagargli tutti gli arretrati. Giuseppe è solo un esempio, parla di un mondo di lavoratori che non si arrende. Per oggi la IUF (International Union Food, sindacato globale della ristorazione) ha indetto una giornata di iniziativa mondiale, la #FastFoodGlobal, a cui l`Italia aderisce – con lo sciopero di domani, che in realtà riunisce tutti i lavoratori del turismo. «Il nostro contratto non è un menù», dice il volantino dei milanesi in sciopero. «Su Milano e in tante altre città porteremo i lavoratori in corteo», annuncia Giorgio Ortolani della Filcams. In effetti la mobilitazione italiana è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil soprattutto per il contratto: perché la Fipe-Confcommercio – cui aderisce McDonald`s, con i suoi 16 mila dipendenti – ha disdetto il contratto nazionale, lanciando una sfida senza precedenti al sindacato. Il gesto della Fipe è davvero «rivoluzionario», visto che l`associazione che riunisce grossi marchi come Autogrill, MyChef, ChefEx- press, vorrebbe idealmente passare al superamento del contratto nazionale, per applicare dei regolamenti aziendali unilaterali. Abbattendo gli scatti di anzianità, i permessi retribuiti, le maggiorazioni
per notturni e festivi, la quattordicesima. «La disdetta ci era stata comunicata a partire dal primo maggio 2014 – spiega Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil Poi hanno deciso di prorogarla al 31 dicembre: forse adesso vogliono sedersi a un tavolo». A minacciare i principali istituti contrattuali, anche se non hanno scelto di disdettare il contratto, anche gli albergatori aderenti a Confindustria e Confesercenti. Una situazione – quella di un contratto che non si riesce a rinnovare ormai da un anno (se si eccettuano Federalberghi e Faíta campeggi`, unici ad aver firmato) – che mette gli addetti ancora píù in crisi, se già non bastassero condizioni di lavoro spesso precarie e al confine con la povertà. Sesena di recente è stato a New York, dove ha partecipato al summit indetto dalla IUF per organizzare le mobilitazioni: «Il fatto positivo è che stiamo cercando di uscire dal localismo – spiega – McDonald`s ha un`organizzazione del lavoro simile in tutto il mondo, che si ripete un po` nei 33 paesi che hanno aderito alla protesta. E uguali sono i metodi di formazione. È importante creare un coordinamento delle lotte globali: che però non deve essere fatto solo di azioni estemporanee, per guadagnare visibilità, pure fondamentale. Serve una strategia sindacale». Negli Usa, ad esempio, si chiede il raddoppio della paga oraria: da 7,25 dollari a 15 (tenendo conto che non è un netto: i lavoratori con questa cifra devono pagarci anche l`assicurazione sanitaria). Ecco il senso della campagna #fightforl5. In Italia, seppure il tema del reddito sia importante – non solo sul piano del contratto nazionale, ma anche sulla obbligatorietà di fatto del part time – la vertenza va anche su altri temi: «Si deve parlare di orari, di conciliazione vita-lavoro, di tutela delle donne e delle mamme – dice Sesena – Non dimenticando che McDonald`s non ha mai voluto sedersi per discutere un integrativo». A Milano, tra l`altro, si parla anche di Expo: come lavoreranno nel 2015 gli addetti di ristoranti e alberghi se non avranno un contratto? Quindi ecco le campagne che la Filcams Cgil ha lanciato per gli addetti dei fast food, spesso giovani e un po` a digiuno di conoscenze sindacali, intercettabili però sui social network: la campagna «Faccia a faccia con la realtà» è diventata un blog (www.fastgeneration.it) dove i lavoratori si raccontano (su Twitter l`hashtag è #fastgeneration).

Se non il primo sciopero globale – `che scioperare in buona parte del mondo è troppo rischioso – comunque la prima mobilitazione planetaria. Parte oggi dall`America dei fast food, dei McJob – diventato in slang americano il simbolo del lavoro mal pagato, poco prestigioso e a termine – e si aggira per 33 Paesi di tutti i continenti. Dalla California fino alla Nuova Zelanda tutti i fusi orari saranno attraversati dalla protesta – che si chiuderà domani in Italia – dei lavoratori delle grandi catene delle ristorazione a buon mercato. Un «buon mercato» figlio però delle paghe da fame e dalle condizioni di lavoro spesso da galera a cui sono sottoposti i lavoratori, sempre meno giovani che sfornano patatine, hamburger e panini. Il loro boom è figlio della crisi. E la crisi ora porta chi la subisce in prima persona a chiedere paga e condizioni di lavoro «decenti».
«CONDIZIONI DI LAVORO DECENTI»
Dove non arrivano i sindacati confederali in Europa – nonostante i sei anni di crisi, lo sciopero continentale è ancora un`utopia – sono arrivati i debolissimi sindacati dei fast food. L`azione globale e l`hashtag #FastFoodGlobal sono stati lanciati durante il primo meeting internazionale la scorsa settimana a New York dallo luf, – International Union of Food (che rappresenta anche i lavoratori degli hotel e dell`agricoltrra) – al quale hanno partecipato i rappresentanti sindacali dei lavoratori dei fast food di tutto il mondo. Sono gli Stati Uniti ad aver lanciato l`idea sotto lo slogan «Fight for fifteen» – lotta per i 15 dollari l`ora rispetto agli attuali 7,5 con cui si devono pagare anche la sanità – che porterà a picchetti di protesta in 150 città sotto la bandiera a stelle e strisce. Una stima su quanti lavoratori saranno coinvolti è assai complicata. Il lavoro è ormai così frammentato che se in Italia ci lamentiamo del sindacato che non raggiunge i precari, nel resto del mondo la parola «sindacato» è spesso sconosciuta.
«In Italia i lavoratori coinvolti sono circa 500mila», spiega Christian Sesena che per la Filcams Cgi ha partecipato all`incontro di New York. Il suo racconto di quella due giorni dà l`idea di come sia complicato il mondo del lavoro e il mestiere del sindacalista nel 2014. «Ogni Paese ha la sua specificità. Ho assistito alle denunce delle lavoratrici thailandesi licenziate perché protestavano, ai racconti di quelle inglesi che spiegavano i contratti a zero ore per cui sei assunto a tempo indeterminato ma lavori solo a chiamata, alla lavoratrice danese che prende 21 dollari l`ora e non vuole sentirsi in colpa se nel suo Paese il governo fa rispettare i contratti e le relazioni sindacali». E allora dal primo meeting internazionale è stata lanciata «una lettera simbolicamente consegnata a tutti gli amministratori delegati di McDonalds e delle altre catene» che chie- de diritti globali minimi per tutti i lavoratori del globo, un salario decente – sull`indicare una paga minima globale siamo però ancora molto lontani – l`abolizione dei contratti a zero ore, condizioni e orari di lavoro non da sfruttamento. «I punti in comune in tutte le esperienze raccontate riguardano il fatto che ormai nei fast food non lavorano più solo i giovani, non è più in lavoro di transizione e che, a parte l`eccezione scandinava, le relazioni sindacali sono praticamente nulle», spiega Sesena. Le peculiarità italiche riguardano il caso McDonalds. In Italia il brand in realtà copre 1`80 per cento di franchising per i suoi quasi 500 ristoranti con 17mila lavoratori in gran parte con un part time involontario da 20 ore a 620 euro al mese – per 6,8 euro netti l`ora. «Ma poi in Italia ci sono tantissime catene di autogrill in cui i problemi sono gli stessi». Ora acuiti dalla disdetta da parte della Fipe (federazione pubblici esercizi facente parte di Confcommercio) del contratto nazionale. Per questo lo sciopero di domani – «lo avevamo già proclamato per quel giorno e comunque sarà in contemporanea con la Nuova Zelanda» – vedrà la protesta comune dei lavoratori dei fast food con quella degli alberghi e dei tour operator di Confindustria, delle agenzie di viaggio di Fiavet, e quelli di Confesercenti tutti in attesa da più di un anno del rinnovo. Pensare localmente per agire globalmente «perché di noi non parla nessuno». L`esempio dei lavoratori dei fast food si spera sia d`esempio per tutti.