Category Archives: CCNL Turismo 2013

Guadagnano meno di 700 euro al mese, hanno scarse tutele e lavorano più di otto ore al giorno. Sono gli addetti del settore pulizie, quelle figure ombra di uffici, ospedali e scuole che ogni giorno con secchio e spazzolone rendono più vivibile l’ambiente lavorativo di migliaia di persone. Di solito arrivano prima degli altri e se ne vanno dopo ma ieri, venerdì 6 maggio, hanno scelto di denunciare in piazza le proprie condizioni lavorative.

Tra loro c’erano persone come Claudia, modenese che si divide tra il lavoro come donna delle pulizie in un ufficio postale e l’impiego part time da segretaria a Carpi. Una vita precaria, sempre di corsa, che condivide con altre 400 mila persone in Italia. Nel nostro Paese sono circa 31 mila le imprese di pulizie attive nel settore per un fatturato di oltre 12 miliardi di euro.
«Le trattative per il rinnovo del contratto nazionale scaduto ad aprile 2013», spiega Filcams Cgil, «sono in stallo e i continui tagli ai contratti di appalto stanno compromettendo il servizio verso i cittadini e condizionando fortemente i diritti e le tutele dei lavoratori».
Una mancanza di misure di welfare e di regole condivise che pesa sulle spalle dei professionisti sempre più preoccupati dal rischio precariato. Non a caso il settore delle pulizie è uno degli ambiti in cui più spesso vengono utilizzati i famosi voucher. Secondo il sindacato sono stati 115 milioni i buoni lavoro utilizzati in Italia nei primi mesi del 2016.
«L’imponente incremento dell’utilizzo dei voucher, è un campanello di allarme che non può essere sottovalutato», spiega Filcams Cgil, «il voucher viene utilizzato spesso per “mascherare” prestazioni continuative e subordinate più che per regolarizzare rapporti di lavoro. L’utilizzo di queste tipologie contrattuali sta aumentando la precarietà: è necessario intervenire subito con controlli ispettivi più frequenti e mirati».
In occasione dello sciopero del 6 maggio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno anche lanciato sui social l’hashtag #FuoriServizio. Per dire no allo stallo contrattuale sono state organizzate manifestazioni a Milano, Bologna, Firenze e Roma.
Accanto agli addetti alle pulizie hanno incrociato le braccia anche altri operatori del turismo come cuochi, camerieri, addetti mense, receptionist, impiegati di agenzie di viaggio, lavoratori dei fast food, operatori del comparto termale e farmacisti. Uno sciopero plurisettoriale che non si vedeva da anni e che al grido “Fuori servizio, contratto adesso” punta a difendere la dignità di una categoria professionale più che sottovalutata.

Arriva la primavera e arrivano i lavori stagionali: un’occasione per 300 mila italiani. Quello che però ancora manca è la tutela per quando, tra qualche mese, giocoforza, queste persone perderanno il posto e saranno costrette a tornare a riposo. A meno che il governo non intervenga, quest’anno l’indennità di disoccupazione coprirà solo la metà delle settimane lavorate: chi ha prestato servizio per sei mesi, in pratica, otterrà il sussidio solo per tre; nel periodo rimanente resterà “esodato”. Questo meccanismo è stato introdotto con un decreto del Jobs Act che ha fatto nascere la Naspi e funziona così: se hai lavorato per almeno 52 settimane nell’ultimo quadriennio, hai diritto alla disoccupazione per metà del tempo in cui sei stato impiegato. Bisogna però escludere le settimane di contribuzione che hanno già dato vita a sussidi (come l’Aspi, la vecchia indennità di disoccupazione introdotta dalla riforma F or nero). Gli stagionali, dunque, che di norma lavorano sei mesi l’anno, la considerano “una fregatura”. Per il 2015 il governo approvò una salvaguardia, permettendo di conteggiare i contributi paga- ti anche al di fuori dell’ultimo quadriennio. Per quest’anno, però, il problema si ripresenta soprattutto per i 220 mila stagionali “ricorrenti”, quelli che lavorano sempre per la stessa azienda, ma solo per pochi mesi annui, in genere quelli estivi, quando serve maggiore manodopera. Parliamo soprattutto di impiegatine! turismo. Ma non solo: c’è anche chi, come Giovanni Cafagna dell’Associazione nazionale lavoratori stagionali, ogni anno è impiegato da aprile a ottobre in un’azienda che distribuisce frutta agli hotel dell’Isola d’Elba e, nel frattempo, si impegna in una causa che accomuna chi si trova nella sua stessa situazione. “Chiederemo un’audizione alla commissione Lavoro delle Camere”, spiega Cristian Sesena di Filcams Cgil. Per estendere l’indennità anche ai mesi di riposo forzato rimanenti, servirebbe una copertura che va dai 750 milioni al miliardo di euro, quindi è molto complicato. Sindacati e movimenti che riuniscono i lavoratori stagionali chiedono un intervento strutturale che li riconosca come categoria, cosa del resto già contemplata nel contratto nazionale. Da qualche giorno, l’associazione Alt e il comitato Tutela stagionale hanno fatto partire una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare: il testo prevede che a ogni giorno di lavoro corrisponda uno di indennità di disoccupazione (fino a un massimo di sei mesi). DOMANI, intanto, i sindacati del turismo proclamano lo sciopero contro lo stallo nelle trattative per il rinnovo dei contratti nazionali, fermi da tre anni. La mobilitazione coinvolge un milione e mezzo di lavoratori italiani, tra i quali anche gli stagionali. 

Sono un milione e mezzo e da tre anni non hanno il contratto: lavoratori dei fast food (tra cui McDonald’s e Autogrill), degli alberghi e del turismo, delle farmacie private, delle pulizie e degli stabilimenti termali domani incrociano le braccia. Il loro è il regno dei voucher, uno dei settori in cui vengono utilizzati di più, per coprire picchi o lavori stagionali che prima davano diritto perlomeno un contratto a termine. Buoni lavoro che il premier Matteo Renzi non intende abolire, come ha spiegato ieri alla Camera. Rispondendo in question lime a una interrogazione di Arturo Scotto (Si), Renzi è stato netto: «Noi siamo contrari all’abolizione dei voucher», ha detto. Aggiungendo subito dopo che il governo è disponibile a elaborare «forme migliorative, se vi fosse possibilità e necessità». Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha già annunciato qualche settimana fa che l’esecutivo intende introdurre un meccanismo di «tracciabilità»; il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano vorrebbe ritornare alla formulazione originaria prevista nella legge 30 (uso limitato), mentre la Cgil con un referendum punta a eliminarli (il quesito si affianca agli altri due su appalti e licenziamenti, i banchetti per firmare sono già aperti in tutta Italia). Il tema dei voucher e più in generale del lavoro precario, grigio e irregolare «farà parte di quelli che porteremo al tavolo con le imprese, se il negoziato riprenderà», spiega a il manifesto la segretaria generale della Filcams Cgil Maria Grazia Gabrielli. La Filcams ha indetto lo sciopero per Finterà giornata di domani insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs Ufi: #Fuoriservizio l’hashtag di riferimento. Gabrielli spiega che i lavoratori non possono aspettare oltre: quelli degli stabilimenti termali, ad esempio, attendono ormai dal 2011 il rinnovo, a differenza di tutti gli altri che sono fermi dal 2013. E il turismo, secondo i dati di Istat, Banca d’Italia, ma anche delle associazioni di impresa, è in ripresa: Alberghi-Cofindustria dà un +3,45 di ricavi medi per camera disponibile nei primi mesi del 2016, Federalberghi registra un +5,3% di presenze alberghiere. Perché quindi gli imprenditori del settore – a esclusione di Federalberghi che ha già firmato nel 2014 – non vogliono redistribuire siglando un contratto? In attesa sono anche i dipendenti dei bar, dei ristoranti, delle mense. A tutti i tavoli, l’orientamento delle imprese è questo: «Chiedono di ridurre – spiega la segretaria Filcams – tanti istituti del contratto, dalla malattia agli scatti di anzianità, dalle garanzie nei cambi di appalto ai permessi individuali. E insieme non si rendono disponibili a migliorare i congedi, la maternità, il pari: time. Solo a fronte di questi tagli, si dicono disposti ad aumenti nella parte economica. Ci propongono, m- somma, una semplice partita di giro: i lavoratori dovrebbero finanziarsi gli incrementi contrattuali rinunciando a diverse tutele». Il tema degli appalti è molto sensibile per questo comparto: già il “colpo di mano” del governo, qualche giorno fa, ha cambiato il testo della legge al momento della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, cassando l’obbligatorietà di applicazione della clausola sociale che era stata concordata con le parti sociali. Le imprese, dal canto loro, chiedono una clausola «alleggerita»: essere sciolte cioè dal vincolo di riassumere tutti i dipendenti, per commesse che magari sono state aggiudicate a costi inferiori rispetto a quelle precedenti. Infine, due almeno le questioni chiave sul fronte delle flessibilità: «Innanzitutto c’è il tema del pari time – dice la segretaria Filcams – Vorremmo regolarlo meglio, venendo incontro a tanti addetti, soprattutto donne, che ad esempio nelle pulizie o nelle mense devono fare i salti mortali, lavorare su più appalti e con orari spezzati, per portare a casa al massimo 600 euro al mese». Il secondo nodo è quello dei voucher: «Spesso sono utilizzati in modo improprio – conclude Gabrielli – per lavori che fino a qualche tempo fa si regolavano attraverso i contratti a termine. Per tanti stagionali poi si è aggiunto il peggioramento della Naspi. Speriamo insomma di tornare presto al tavolo».


Flessibilità, durata di 4o mesi e aumento in5 tranche sono gli elementi qualificanti dell`ipotesi di accordo del turismo, siglata da Federalberghi, Faita-Federcamping e Filcams, Fisascat e Uiltucs, dopo 15 mesi di trattativa. Se i consumi stanno tornando indietro di anni, mettendo in crisi il commercio, anche il "consumo" di vacanze batte la ritirata. È innanzitutto di questo che tiene conto il contratto che, come ha detto il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, «rappresenta un atto di responsabilità delle imprese che, pur a fronte di una situazione di crisi prolungata, hanno inteso dare ai lavoratori e alle loro famiglie un segnale di speranza per il futuro». Adesso alla sigla mancano all`appello Fipe, Fiavet, Angem, Federturismo, Confmdustria Alberghi e Confesercenti. Per Cristian Sesena (Filcams) «questo rinnovo deve servire a innescare un profondo ripensamento». Pierangelo Raineri (Fisascat) sottolinea l`urgenza di riaprire il confronto con le altre organizzazioni datoriali, mentre Brunetto Boco (Uiltucs) auspica una riaggregazione del settore.
Aumento in 5 tranche L`intesa riguarda45omila lavoratori, in un settore che ne conta in totale 1,5 milioni, di cui circa un milione dipendenti. Per non gravare troppo sulle imprese ha previsto una durata di 4o mesi e su questo tempo verrà spalmato l`aumento di 88 euro al quarto livello che sarà diviso in 5 tranche di pari importo, i7,60 euro. Si arriverà a regime ad aprile 2016. Il secondo livello È stato riconfermato un elemento economico a garanzia dell`effettivo decollo del secondo livello di 222 euro per il 4° e 5° livello. Qualora, nonostante la presentazione di piattaforme sindacali di secondo livello non venga stabilito un accordo integrativo, l`importo è, sempre per i14° e 5 ° livello, 140 euro.
L`apprendistato Sul mercato del lavoro le parti hanno revisionato e rafforzato l`apprendistato stabilendo una nuova tabella sulla durata del rapporto di lavoro (dai 46 mesi per il 2 ° e 3° livello fino ai 22 per il 6 °) e delle ore medie annue destinate alla formazione. Sesena spiega che «sono stati salvaguardati importanti istituti contrattuali senza sposare la logica di scaricare il costo del rinnovo sui giovani: anzi, sfruttando anche il ruolo che le leggi consegnano alla contrattazione, abbiamo condiviso politiche inclusive per le fasce più deboli del mercato del lavoro».
La flessibilità. Considerata la necessità aziendale di avvalersi di un minor apporto di prestazioni lavorative, è stata concordata la possibilità di ricorrere alla riduzione dell`orario di lavoro settimanale di 4o ore, riduzione da recuperare nelle 13 settimane successive o, qualora questo non fosse necessario, attraverso il riassorbimento delle ore non lavorate nei Rol, comunque senza alcuna diminuzione della retribuzione mensile. Per il segretario generale aggiunto della Fisascat Giovanni Pirulli «la flessibilità contrattata, che rappresenta una modalità per contrastare gli effetti della recessione ancora in atto, è comunque finalizzata al mantenimento occupazionale e del reddito» Bilateralità e sanità Le parti verificheranno le condizioni per l`istituzione di un Fondo di Solidarietà bilaterale riservandosi la possibilità di optare, in via temporanea, per l`adesione al Fondo Residuale dell`Inps o per la costituzione di un fondo di settore nel rispetto del principio della pari dignità tra le organizzazioni costituenti i fondi. E stato anche previsto un adeguamento del sistema di assistenza sanitaria integrativa.

Un rinnovo importante, quello del settore turismo arrivato l`altra notte dopo una tre giorni quasi no-stop, che riguarda centinaia di migliaia di lavoratori.
Con un grosso neo: a fronte di un`unità sindacale delle organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil mantenuta intatta dall`inizio della trattativa fino alla firma finale, la controparte datoriale si è
progressivamente sfilacciata, tanto che il contratto è stato sottoscritto solo da alcune delle sigle aderenti a Confcommercio – Federalberghi e Faita. Non hanno sottoscritto la Fiavet, che riunisce
le agenzie di viaggio, e la Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi, che già mesi fa ha annunciato il recesso dal contratto precedente e i cui lavoratori (quelli delle grandi catene di ristorazione, Autogrill, McDonald`s, per intenderci) dal prossimo maggio non si sa se e quale contratto di lavoro avranno. Perché ad oggi manca un chiaro orientamento per il futuro contrattuale della
ristorazione. Anche la Fipe, peraltro, aderisce a Confcommercio, tramite Confturismo, e lo sfilamento dalla trattativa ha creato non pochi problemi all`interno dell`associazione.
Il rinnovo dell`altra notte, dunque, assume anche il chiaro significato politico di valorizzazione del contratto nazionale e delle relazioni sindacali. Ma non solo: «Firmare è stato un segnale importante
- dice Cristian Sesena, segretario nazionale della Filcams Cgil, che ha seguito la trattativa – La parte economica migliora e quella normativa presenta una forte tenuta, anche con qualche miglioramento: abbiamo ribadito che la crisi non la devono pagare i lavoratori».

Ancora Sesena: «L`intesa lancia un segnale opposto a quelle parti datoriali che hanno scelto scorciatoie inaccettabili quali l`abbandono pretestuoso del tavolo o la disdetta della contrattazione
nazionale vigente». È stato stabilito un aumento salariale di 88 euro al quarto livello, suddiviso
in 5 rate. L`accordo raggiunto è condiviso su alcuni elementi, quali la contrattazione di secondo livello, la bilateralità, l`assistenza sanitaria integrativa, il mercato del lavoro e la flessibilità dell`orario. «L`intesa dà avvio ad un percorso fondamentale per la contrattazione, anche
in vista di Expo 2015», dice Franco Martini, segretario della Filcams Cgil. Tra l`altro, a margine, le parti hanno sottoscritto un protocollo specifico su Expo, con il quale s`impegnano a collaborare,
a promuovere l`immagine dell`Italia ed a favorire il normale svolgimento delle relazioni sindacali. Ora l`ipotesi di accordo sarà sottoposta alla consultazione dei lavoratori.

OBIETTIVO MINI ASPI
Il turismo è un settore complesso e variegato, caratterizzato da una forte stagionalità
(almeno 300mila i lavoratori coinvolti), alta presenza femminile e tanti contratti a termine. Ed è proprio pensando soprattutto agli stagionali che il contratto inserisce la sperimentazione
di un orario medio, che può venire prolungato o ridotto a seconda della domanda, garantendo comunque la retribuzione e il monte ore minimo per l`accesso agli ammortizzatori sociali, quali la mini Aspi. Altri punti qualificanti sono, informa sempre Sesena, «l`aver respinto gli assalti agli scatti di anzianità e ai permessi, soprattutto per i nuovi assunti», «il potenziamento della trattazione
territoriale», che permetterà l`inserimento di premi variabili di produzione, e «l`aver stabilito le categorie di lavoratori svantaggiati: gli over 45, per esempio, potranno accedere con più facilità
al prolungamento del contratto». Di certo si tratta di un settore molto penalizzato dalla crisi: forte indebolimento della domanda interna, sia per effetto della crescente disoccupazione che della compressione dei redditi autonomi e di impresa; la spesa turistica delle famiglie si è ridotta sensibilmente sia in valore totale annuo, che per singolo atto di acquisto (meno persone in vacanza, meno vacanze e «più leggere» più brevi, più vicine, meno costose). Il mercato ha registrato un calo, nel 2013, del 13% rispetto al 2012, l`apertura di una serie di tavoli di trattativa
aziendali per la riduzione di personale dipendente e una sempre maggiore richiesta di flessibilità.

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Pochi rinnovi: si salva solo il settore chimico
La firma del contratto del turismo arriva in un momento molto delicato nei rapporti imprese-sindacati. Sono pochissimi i contratti rinnovati, moltissimi quelli in attesa. A settembre (ultimo dato) erano 6,5 milioni i lavoratori che attendevano di mettersi in tasca gli aumenti che gli spettano.
L`esempio più dirompente è quello del trasporto locale, scaduto da più di 6 anni. Negli ultimi mesi solo il settore tessile-chimico, da sempre all`avanguardia in materia, ne ha rinnovati. Nel giro di una settimana in quel settore sono stati rinnovati prima il contratto gomma-plastica (140mila
dipendenti) con un aumento medio di 124 euro nel triennio, e poi quello gas-acqua (50mila dipendenti) con 143 euro più una tantum di 300 euro per coprire la vacanza contrattuale di un
anno. L`accordo sulla rappresentanza appena firmato, che punta proprio all`esigibilità dei contratti nazionali, si spera che migliori le cose. Ma in pochi sono pronti a scommetterci. M. FR.

Un braccio di ferro e lo sciopero del panino. Oggi niente caffè negli Autogrill, niente hamburger e patatine nei McDonald`s e nessun pasto sarà servito nei ristoranti e nelle mense aziendali. I sindacati di categoria hanno indetto uno sciopero degli addetti dei pubblici esercizi per il rinnovo del contratto del turismo dopo che la Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi, si è sfilata dal negoziato e ha comunicato il recesso dal contratto del turismo dal prossimo 1° maggio. Rottura quindi tra gli associati Fipe-Angem (ristorazione aziendale) e i sindacati, ma anche strappo di Fipe con Federalberghi, Fiavet (turismo) e Faita (campeggiatori) che sono rimaste a negoziare. Si stima che l`astensione dal lavoro interesserà tra i 7oomila e un milione di addetti. «Il contratto è scaduto lo scorso aprile – dichiara a Il Sole 24 Ore Lino Stoppani, presidente di ipe – e in quèsti sei mesi dinegoziato abbiamo sensibilizzato i sindacati sullo stato di sofferenza del settore: l`anno scorso hanno chiuso la saracinesca 1omila pubblici esercizi e quest`anno non andrà meglio». Nel 2012 i consumi "fuori casa" si sono assestati a 73 miliardi, con un calo di i,6 miliardi (-2,5%) e quest`anno dovrebbero ulteriormente contrarsi di circa un miliardo (-1,3%). «Il vecchio contratto aggiunge Stoppani – è la stratifìcazione di una fase di crescita che non c`è più. Salvo i diritti acquisiti, vanno ridefmiti alcuni istituti come i permessi retribuiti, gli scatti di anzianità, la 14a mensilità (distribuita su 12 mesi e non più in un`unica soluzione), l`indennità di malattia». Poi il presidente di Fipe sottolinea che la disdetta del contratto è un fatto tecnico che andava formalizzato entro i130 ottobre per evitare il suo tacito rinnovo. Dal fronte sindacale, Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil, sostiene che «la Fipe ha avuto almeno un ripensamento. Prima si è detta convinta, in- sieme alle altre organizzazioni, che avremmo firmato l`accordo entro il prossimo aprile, poi si è sfilata dal tavolo negoziale. E anche quando abbiamo aperto su richieste salariali moderate in cambio della tenuta dei livelli occupazionali e di un`unità d`intenti sul rilancio del turismo nel nostro Paese, la Fipe ha rifiutato di tornare a sedersi con noi». Le richieste iniziali dei sindacati si aggiravano su aumenti salariali di 107/13o euro in tre anni. Sesena assicura che Federalberghi, Fiavet e Faitahanno chiesto, per iscritto, di voler continuare a negoziare anche senza la Fipe. Ieri a Radio 24 Stoppani ha dichiarato: «Gli scioperi fanno male alle imprese. Li subiremo, ma ci aspettiamo un atteggiamento responsabile dai sindacati». Oggi ci saranno manifestazioni a Roma davanti alla sede di Confcommercio mentre a Milano sfilerà un corteo che da piazza Castello raggiungerà la Confcommercio di Porta Venezia.

I lavoratori dei pubblici esercizi alzano le barricate e annunciano l`adesione allo sciopero nazionale proclamato per domani dalle organizzazioni sindacali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Una protesta che coinvolge anche la Sardegna dove gli occupati del settore raggiungono quota 20mila. Sono interessati tutti i dipendenti di bar, ristoranti e mense aderenti a Fipe-Confcommercio e Angem, le parti datoriali che hanno abbandonato la trattativa per rinnovo del contratto nazionale del turismo. Le lavoratrici e i lavoratori dei pubblici esercizi incroceranno le braccia per l`intero turno di lavoro in difesa di «un contratto di lavoro giusto e dignitoso».
I SINDACATI. «Il confronto», spiegano in una nota le sigle sindacali, «ha avuto inizio con tutte le parti datoriali, con l`obiettivo di definire un nuovo accordo in maniera responsabile che armonizzasse le esigenze di lavoratori e aziende». Il progetto, incalzano i rappresentanti dei lavoratori, «non è stato raggiunto a causa ell`atteggiamento della Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, che ha mutato improvvisamente strategia avanzando richieste irricevibili improntate sulle abolizioni di istituti, quali gli scatti di anzianità e la quattordicesima mensilità, e proponendo inoltre sensibili peggioramenti delle tutele riguardanti la malattia». A giudizio dei sindacati «siamo di fronte a soluzioni di inaudita gravità che rischiano di aprire una stagione di conflittualità quasi permanente». LE ACCUSE. «Nonostante i ripetuti inviti delle organizzazioni sindacali», lamentano i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, «a rivedere le proprie inaccettabili posizioni, la Fipe ha mantenuto le proprie rigidità». Ma non è tutto. «A fine maggio», spiegano i sindacati nella nota, «l`Angem, l`associazione che riunisce i principali operatori della ristorazione, ha comunicato l`avvenuta sottoscrizione di un protocollo sulle relazioni sindacali, propedeutico alla stipula di un contratto di settore con altra e diversa compagine sindacale, vanificando di fatto mesi di confronto». Lo SCIOPERO. Insomma, per Cgil, Cisl e Uil, si tratta di «comportamenti irresponsabili, sia di Fipe che di Angem, che complicano il negoziato per il rinnovo del contratto già di per sé reso difficoltoso dalla crisi economica che non risparmia certo il mondo del turismo». Per questo, domani, i sindacati dell`Isola aderiranno allo sciopero nazionale, convocando un`assemblea aperta in tutte le sedi territoriali (a Cagliari dalle 10 alle 12, in viale Monastir 15), in cui si discuterà con le lavoratrici e i lavoratori dei punti nevralgici della vertenza.

Milano – Annunciato dai sindacati di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uitucs-Uil lo sciopero nazionale del settore turismo per tutte le aziende della ristorazione collettiva e dei pubblici esercizi per giovedì prossimo. A Milano è in programma un corteo che partirà alle 9.30 da largo Cairoli, percorrerà le vie del centro e terminerà davanti alla Confcommercio in corso di Porta Venezia. "Il rinnovo del CCNL del Turismo – spiegano i sindacati in una nota – ha visto le associazioni dei Datori di Lavoro dividersi, rifiutare il confronto e lanciarsi in richieste sempre più irricevibili. ANGEM, associazione cui fanno capo alcune diverse aziende della ristorazione collettiva vuol modificare in peggio le norme che regolano il cambio appalto. FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) associazione cui aderiscono anche: Autogrill, Mc Donalds, My Chef, Chef express, Airest, Vera, Sarni, e le altre aziende della ristorazione collettiva, ha abbandonato il tavolo delle trattative dopo aver richiesto: eliminazione degli scatti di anzianità, eliminazione della 14ma mensilità, riduzione dei permessi individuali (rol), revisione del calcolo del periodo di malattia, nessun aumento salariale sino al 2015".

Dopo le dichiarazioni del vicepresidente Fipe, Aldo Cursano, che ha ventilato la disdetta del contratto del Turismo, il segretario della Filcams-Cgil, Cristian Sesena, chiede un ripensamento: «Un contratto rinnovato da tutti può essere il punto di partenza per risolvere i problemi del Turismo»

Alla luce della dura presa di posizione di Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, che ha abbandonato il tavolo della trattativa sul rinnovo del contratto nazionale del Turismo, Italia a Tavola ha intervistato Cristian Sesena (segretario nazionale della Filcams-Cgil (Federazione italiana lavoratori commercio, turismo e servizi), una delle organizzazioni sindacali che ormai da mesi spingono per un rinnovo del contratto in tempi brevi per venire incontro ai bisogni dei lavoratori. Dal canto suo, Aldo Cursano, vicepresidente vicario nazionale Fipe e presidente Fipe Toscana, pochi giorni fa ha annunciato ai microfoni di Italia a Tavola l’intenzione di disdettare il contratto se non si attua un deciso rinnovamento del contratto favorendo una maggiore flessibilità e costi ridotti per i pubblici esercizi.

Vediamo ora qual è il punto di vista di Cristian Sesena della Filcams-Cgil.

A che punto è la trattativa tra sindacati e associazioni di categoria per il rinnovo del contratto nazionale del Turismo?
Stiamo attraversando una fase di grande confusione e difficoltà. Questo contratto poteva e doveva essere rinnovato entro la sua naturale scadenza (30 aprile 2013). Le mediazioni erano ad un passo dall’essere condivise. Sarebbe stato un forte messaggio non solo per i lavoratori interessati, ma per tutto il Paese, che nel turismo ha una risorsa economica primaria, seppur da sempre scarsamente valorizzata. Un messaggio improntato alla fiducia, lanciato oltre la crisi e i suoi effetti paralizzanti. Purtroppo la posizione di Fipe, che repentinamente si è sfilata da un percorso che aveva progettato e contribuito a istradare, ha reso impossibile un soddisfacente esito della vertenza. Il suo presentarsi al tavolo con richieste di restituzione inaccettabili ha di fatto provocato la crisi del negoziato, che è proseguito, non senza fibrillazioni, con le altre parti datoriali.

Qual è la posizione di Filcams-Cgil sulla questione?
Noi vorremo salvare l’unicità del Contratto del Turismo. Già abbiamo assistito allo strappo di Angem che uscendo dal perimetro Fipe ha disdettato il Contratto nazionale. Abbiamo a più riprese sollecitato un ripensamento di Fipe, che dovrebbe tornare al tavolo ritirando le richieste di abolizione di istituti avanzate e confrontarsi sui punti a suo tempo definiti. È assolutamente inaccettabile pensare che alla crisi si risponda con il taglio di diritti e salario, anche perché non sono interventi di questo tipo che possono rivelarsi risolutivi per l’obiettivo di dare ossigeno alle imprese.

Come si potrebbe gestire la divaricazione data dalla necessità di separare gli alberghi dai ristoranti e bar, anche solo considerando il numero di dipendenti e la maggiore flessibilità degli orari di ristoranti e bar?
Il Contratto prevede già Parti speciali. Esistono appunto per attagliare le soluzioni più idonee alle specificità di settore. Bisogno al limite attualizzare quelle. Nello specifico, il Ccnl Turismo ha sempre raccolto la sfida della flessibilità. Una soluzione ulteriore potrebbe essere quella di responsabilizzare maggiormente sulla materia la contrattazione aziendale e territoriale.

Aldo Cursano, vicepresidente vicario nazionale Fipe e presidente Fipe Toscana, in un’intervista rilasciata a Italia a Tavola per la prima volta ha prospettato lo scenario di una possibile disdetta del contratto. Come commenta questa presa di posizione?
Intanto bisogna scindere due piani: quello giuridico e quello politico. Una disdetta di un contratto che ha chiare clausole di ultravigenza risulterebbe facilmente contestabile ed impugnabile. Da un punto di vista politico sarebbe un atto gravissimo che aprirebbe una stagione di conflittualità e vertenzialità. È questo che si vuole? Giudico quantomeno incauta la presa di posizione del vice presidente che ha avuto come solo risultato quello di accelerare la calendarizzazione di uno sciopero nazionale unitario da parte nostra. Disdettare gli accordi pare andare molto di moda di questi tempi. Si tratta di operazioni miopi che si rivelano alla lunga ance poco redditizie per le compagini datoriali che le hanno promosse.

È chiaro quindi che volete riprendere il confronto. Ma per farlo occorre essere disponibili da entrambe le parti a modificare la propria posizione. In risposta alla richiesta di Fipe sulla riduzione del costo del lavoro e sul dare più soldi ai dipendenti, apportando quindi una decisa modifica all’attuale configurazione del contratto nazionale, che disponibilità offrite per venire incontro alle necessità delle piccole e medie imprese?
Precisiamo, le nostre posizione si sono evolute. Sono state presentate tre piattaforme rivendicative e la dinamica negoziale aveva prodotto sintesi attorno ad alcuni punti che come si è sottolineato individuavano mediazioni condivise da tutte le parti al tavolo. Poi Fipe ha cambiato rotta giustificandosi che la crisi mordeva e quelle mediazioni non erano più attuali. C’è un problema di linearità e coerenza. Anche le buste paga dei lavoratori nel corso dei primi mesi del 2013 sono diventate più leggere, ma non per questo le organizzazioni sindacali nazionali hanno ritarato al rialzo le proprie richieste! Questa non può essere stagione per rivoluzioni e destrutturazioni perché non esistono margini di scambio che li possano sostenere. Non siamo disponibili ad un contratto in cui i lavoratori si finanziano il rinnovo con partite di giro, né all’abolizione di istituti contrattuali. Sul salario come in passato si possono trovare equilibri che garantendo il potere d’acquisto nel contempo non gravino sulle imprese nei periodi prevedibilmente più complicati del triennio a venire.

Per concludere, quale potrebbe essere la strategia per uscire da questa impasse e giungere quindi al rinnovo del contratto?
Bisogna ricominciare a dare il giusto nome alle cose e cercare le risposte da chi le può fornire. Nessuno si aspetta un contratto disancorato dalla difficile fase economica che sta attraversando il Paese. Siamo consapevoli e responsabili, ma consapevolezza e responsabilità non possono essere lette dalla controparte come disponibilità ad abolire istituti contrattuali, togliendo salario ai lavoratori o indebolendone le tutele normative. Le imprese hanno bisogno di interventi diversi, di riduzione di tasse, di facilitazioni burocratiche, in questo dovremmo essere allineati e cercare assieme e con forza l’interlocuzione della politica. Un contratto rinnovato da tutti potrebbe essere la base con cui presentarci al Governo e alle Istituzioni per chiedere e ottenere risposte ai problemi del Turismo.

Sciopero d`agosto. Ieri, soprattutto a Modena e a Roma parecchi esercizi commerciali e ristoranti sono rimasti chiusi. Si tratta della mobilitazione unitaria per difendere il contratto nazionale del turismo e le tutele economiche e normative previste nel contratto. Un pacchetto di 12 ore di sciopero, di cui le prime 4 da gestire unitariamente a livello territoriale entro il 31 agosto e le altre 8 programmate a livello nazionale in unica giornata, entro settembre.

LA LETTERA DI MCDONALD`S
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno proclamato lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori dei pubblici esercizi (bar, ristoranti, mense) per opporsi alla posizione della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), alle quali aderiscono alcuni grandi aziende del settore presenti sul territorio come Autogrill, McDonald`s e Chef Express, che dopo aver condiviso con le altre parti datoriali il percorso negoziale per il rinnovo del contratto, negli ultimi mesi ha modificato la propria posizione tentando di affossare il negoziato con richieste inaccettabili, tra cui l`abolizione della quattordicesima mensilità (quella che si percepisce nel periodo estivo), la richiesta di riduzione dei permessi individuali, la revisione del calcolo del periodo di malattia, oltre la richiesta di blocco di qualsiasi aumento salariale fino al 2015, degli scatti di anzianità. «Dal 1974 il contratto nazionale del turismo è un sistema unico di tutele e norme che regolano i rapporti di lavoro di quasi un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori», spiegano le organizzazioni sindacali. E la mobilitazione serve per rivendicare «un rinnovo contrattuale giusto e dignitoso». Come detto l`epicentro della protesta è stata Modena. A partire dalle 10 di ieri, infatti, i lavoratori modenesi del comparto hanno sciopereranno con un annesso presidio nell`area di servizio Autogrill Secchia Est, sull` autostrada Al (direzione Milano).
A Roma invece hanno incrociato le braccia i lavoratori dei ristoranti McDonald`s. Gli stessi lavoratori hanno reso nota una lettera ricevuta venerdì dal manager Stefano Dedola che li invitava a non scioperare sottolineando come «la protesta che colpisce le attività aziendali facendoci perdere ulteriore fatturato specialmente durante il mese di agosto in cui a Roma c`è una forte presenza turistica». Ma la moral suasion non sembra aver sortito effetto. Lo scorso week end avevano scioperato i lavoratori delle grandi città, mentre le rimanenti ore di sciopero si terranno a settembre, con una manifestazione a carattere nazionale.

Fipe: «Più produttività o è la fine». Filcams Cgil: «Condizioni inaccettabili, scaricate la crisi sui lavoratori»
Il fanta-scenario/1: siete al bar e ordinate il caffè al barista. «Mi dispiace, si rivolga altrove». Fanta-scenario/2: siete in un ristorante e chiedete le “linguine all’arrabbiata” che tanto amate. «Impossibile, il cuoco è in agitazione e oggi non lavora». Ipotesi, ovvio. Ma il rischio è che tutto ciò si verifichi davvero se – in questi giorni – la Fipe (federazione italiana pubblici esercizi), sigla aderente a Confcommercio – e i sindacati del relativo settore (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil) non riallaccino le trattative per il rinnovo del contratto collettivo turismo, ora a un punto morto per la distanza tra le parti. Riepiloghiamo.
LA VERTENZA - Subito un numero: gli addetti potenzialmente interessati a questo contratto (chiunque lavori in mense, ristoranti e fast.food, piccoli alberghi, agenzie di viaggio, campeggi e stabilimenti balneari) sarebbero circa 300mila. Una media città italiana, per intenderci. Ecco su questo settore, strategico per il Paese, vista la vocazione turistica (presunta) dell’Italia, si concentra un’aspra dialettica tra la parte datoriale (Fipe/Confcommercio) e quella sindacale per riconoscere (o meno) tutta una serie di voci che prima della Grande Crisi sono sempre stati parte integrante del contratto. Scrive Filcams Cgil in una nota che le condizioni poste dai commercianti siano inaccettabili, perché ipotizzano «l’abolizione della quattordicesima mensilità e degli scatti di anzianità e peggioramenti delle tutele in caso di malattia del lavoratore».
LE CLAUSOLI SOCIALI - E soprattutto – dice Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil – «chiedono persino l’abolizione delle cosiddette clausole sociali, che obbligano le grandi catene di fast-food come Autogrill e Mc Donald’s a dover assumere i dipendenti di altra società in caso di aziende subentranti a seguito di concessione vinta». Una sorta di clausola di salvaguardia occupazionale, invisa ad alcuni operatori per l’impossibilità di incidere sul costo del lavoro e di selezionare il personale che ritiene più adatto. Così per rivendicarne il mantenimento anche nel contratto collettivo turismo degli anni a seguire le sigle sindacali, stavolta compatti, agitano lo spettro di un maxi-sciopero senza precedenti che potrebbe mettere in ginocchio i migliaia di esercizi commerciali presenti in Italia proprio ora con l’estate alle porte.
IL CONTO DELLA CRISI - Sul fronte opposto, quello dei datori di lavoro, le considerazioni sono radicalmente diverse e chiamano in causa le conseguenze di una crisi che ha avvitato i consumi (al minimo da oltre un quarto di secolo) e ha finito per ridurre il potere d’acquisto delle famiglie con inevitabile contrazione del giro d’affari complessivo. Non solo. Il peso del fisco (e il prossimo aumento dell’aliquota Iva al 22% dal 1 luglio) ha notevolmente compresso i margini costringendo gli imprenditori a fare di necessità virtù incidendo spesso sul costo del lavoro. Il combinato disposto porta Marcello Fiore, direttore generale Fipe, a lanciare un ultimatum ai sindacali, dipinti come oltranzisti e ancorati a un’epoca di vacche grasse: «In trent’anni non ho mai visto una crisi così, serve responsabilità da parte di tutti. Nel primo trimestre 2013 hanno perso il lavoro oltre 8mila persone e molti imprenditori sono a spasso, con oltre 4mila chiusure secondo i dati più recenti di Unioncamere. Noi a differenza di loro non possiamo permetterci di fare sciopero, è evidente che non abbiano i nostri problemi». La Fipe chiede a gran voce una rivisitazione del costo del lavoro – il cosiddetto cuneo fiscale – «e una maggiore flessibilità in termini di permessi e del regime degli scatti di anzianità ormai osboleto». Nell’ultimo trienno l’assegno connaturato all’anzianità di servizio è stato di circa 115 euro, «quasi 200 euro per il datore di lavoro, una cifra inaccettabile in un periodo come questo».

Entrare in uno dei tanti bar cittadini e vedersi negare un caffè dal barista in stato di agitazione.
Oppure al ristorante non poter avere un piatto di spaghetti perchè il cuoco è in assemblea. Potrebbe capitare nelle prossime settimane in Italia. I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno infatti dichiarato lo stato di agitazione dei lavoratori negli oltre 300mila bar, ristoranti, discoteche, mense, stabilimenti balneari associati alla Fipe, nell` ambito delle trattative per il rinnovo del contratto del turismo, oltre un milione di addetti di cui 700mi1a nelle imprese Fipe. Tutto questo mentre sta partendo la stagione estiva, con previsioni tutt`altro che rosee per gli operatori. «Nessun disagio per clienti e turisti» assicura tuttavia il direttore della Fipe, Marcello Fiore. «Negli ultimi 4 anni sono scomparse dal mercato 32.000 imprese del settore, nei primi tre mesi 2013 hanno chiuso altre 4mila attività. Con numeri così non firmo un contratto che non preveda un aumento di produttività e più flessibilità» spiega Fiore replicando alle critiche dei sindacati che accusano la federazione aderente a Confcommercio di «voler strumentalizzare la crisi paralizzando la trattativa» che prosegue invece con le altre parti datoriali. «La Fipe pone ondizioni inaccettabili, come l`abolizione della quattordicesima mensilità, gli scatti di anzianità e peggioramenti delle tutele sulla malattia. Vogliono scaricare la crisi sui lavoratori» dicono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil che hanno respinto in toto le proposte e dichiarato lo stato di agitazione, con assemblee e mobilitazioni dei lavoratori. «In 30 anni non avevo mai visto una crisi così – prosegue Fiore – serve responsabilità da parte dei sindacati che non hanno voluto approfondire le nostre richieste, speriamo in una pausa di riflessione. Ma la protesta non ci preoccupa, nel primo trimestre hanno perso il lavoro 8mila persone nel settore oltre agli imprenditori a spasso. Siamo in un momento in cui i lavoratori non posso permettersi di fare sciopero».

ROMA. Barman, cuochi e camerieri sul piede di guerra: i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno dichiarato lo stato di agitazione nei pubblici esercizi aderenti alla Fipe (300 mila imprese tra bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari, mense, oltre 700mila addetti) interrompendo le trattative per il rinnovo del contratto del turismo che interessa oltre un milione di lavoratori. «Negli ultimi quattro anni sono scomparse dal mercato 32.000 pubblici esercizi, bar e ristoranti. Con numeri così non firmo un contratto che non preveda aumenti di produttivita» spiega il direttore generale Fipe, Marcello Fiore, replicando alle critiche dei sindacati che accusano la federazione aderente a Confcommercio di «voler strumentalizzare la crisi paralizzando la trattativa». Lo stop alla trattativa contrattuale avviene proprio mentre si sta avviando la stagione estiva sotto pessimi auspici, secondo gli operatori. I sindacati promettono battaglia: «Stato di agitazione e una campagna straordinaria di assemblee dove si valuteranno le opportune iniziative da intraprendere», annuncia Filcams Cgil.

Dopo 800 assemblee la sigla di categoria della Cgil approva la piattaforma da presentare alle controparti con una percentuale di favorevoli superiore al 96%. Aumento medio di 130 euro per il triennio. Tutte le richieste nel dettaglio
di rassegna.it
È stata approvata dall’attivo dei delegati e delle delegate della Filcams Cgil la piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto nazionale del Turismo in scadenza il prossimo 31 dicembre 2012. Più di 800 assemblee, circa 18mila votanti ed una percentuale di favorevoli superiore al 96%, hanno portato all’approvazione del testo.
"La stagione contrattuale che oggi si inaugura sarà complessa e priva di termini di raffronto" afferma Cristian Sesena segretario nazionale della Filcams Cgil responsabile del settore. Industria ricettiva, ristorazione collettiva, concessioni autostradali e stabilimenti balneari, il settore turistico è caratterizzato da una forte stagionalità, la concentrazione cioè dell’attività turistica solo in alcuni periodi dell’anno, con un picco dei lavoratori che oscillano da un milione a circa 700mila a seconda del periodo, alta presenza femminile (57%) e giovani.
La crisi economica degli ultimi anni e la stagione estiva 2012, che ha fatto registrare un significativo calo del consumo turistico, fanno si che la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale del Turismo si apra in un contesto difficile. "La Filcams intende stare in campo e giocare fino in fondo la partita, nella difesa ostinata di alcuni punti fermi quali l’occupazione, la sua salvaguardia e il suo accrescimento".
Al centro della proposta infatti, il lavoro, sul quale non si devono scaricare azioni di contenimento di costo, ma investimenti mirati e strategici, a medio e lungo termine. Dal mantenimento dell’unicità contrattuale dell’azienda anche in caso di esternalizzazioni, alla protezione dei livelli occupazionali, garantendo la continuità occupazionale dei lavoratori nei cambi di appalto, nelle concessioni e nei passaggi di locali in affitto; incentivando le stabilizzazione dei rapporti di lavoro e contrastando le terziarizzazione, il lavoro sommerso e l’uso improprio della flessibilità (contratto a chiamata).
La Filcams chiede inoltre una attenzione maggiore e più lungimirante al settore, molto importante per l’economia italiana, che ha bisogno dell’impegno di tutte le forze coinvolte per avviare una sua ripresa. Il sindacato propone la costituzione di un tavolo permanente sulla Governance del settore turistico, per dar voce alle esigenze degli addetti e mettere il lavoro al centro delle politiche di settore; un Osservatorio del lavoro nel Turismo in grado di raccogliere e distribuire informazioni sull’andamento del settore e la costituzione di Tavolo di Concertazione per avviare un confronto sulla stagionalità.
Allo stesso tempo, si vuole proporre l’inserimento di elementi qualificanti e di attenzione verso i lavoratori nel rispetto della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: permessi per le lavoratrici e i lavoratori nel periodo di ingresso in famiglia di minori in affidamento o in caso di ricongiungimento famigliare di figli minori; di permessi per lavoratori stranieri in caso di rinnovo permesso di soggiorno; aspettativa non retribuita fino a guarigione clinica intervenuta anche per patologie gravi non oncologiche e non croniche.
Per recuperare il potere di acquisto e incentivare la propensione al consumo delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, la sigla sindacale chiede un incremento della retribuzione di riferimento (livello 4 e C2) pari a 130 euro nel triennio: "una richiesta politica" conclude Sesena "che tenta di fornire una risposta adeguata alla precarietà salariale di più di un milione di lavoratori e di circa 300mila lavoratori stagionali che la crisi ha acuito in modo impressionante".

Roma, 13 nov – È stata approvata dall’attivo dei delegati e delle delegate della Filcams Cgil la piattaforma rivendicativa per il rinnovo del contratto nazionale del Turismo in scadenza il prossimo 31 dicembre 2012.
Più di 800 assemblee, circa 18mila votanti ed una percentuale di favorevoli superiore al 96%, hanno portato all’approvazione del testo. "La stagione contrattuale che oggi si inaugura sarà complessa e priva di termini di raffronto" afferma Cristian Sesena segretario nazionale della Filcams Cgil responsabile del settore
Industria ricettiva, ristorazione collettiva, concessioni autostradali e stabilimenti balneari, il settore turistico è caratterizzato da una forte stagionalità, la concentrazione cioè dell’attività turistica solo in alcuni periodi dell’anno, con un picco dei lavoratori che oscillano da un milione a circa 700mila a seconda del periodo, alta presenza femminile (57%) e giovani.
La crisi economica degli ultimi anni e la stagione estiva 2012, che ha fatto registrare un significativo calo del consumo turistico, fanno si che la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale del Turismo si apra in un contesto difficile.
"La Filcams intende stare in campo e giocare fino in fondo la partita, nella difesa ostinata di alcuni punti fermi quali l’occupazione, la sua salvaguardia e il suo accrescimento". Al centro della proposta infatti, il lavoro, sul quale non si devono scaricare azioni di contenimento di costo, ma investimenti mirati e strategici, a medio e lungo termine.
Dal mantenimento dell’unicità contrattuale dell’azienda anche in caso di esternalizzazioni, alla protezione dei livelli occupazionali, garantendo la continuità occupazionale dei lavoratori nei cambi di appalto, nelle concessioni e nei passaggi di locali in affitto; incentivando le stabilizzazione dei rapporti di lavoro e contrastando le terziarizzazione, il lavoro sommerso e l’uso improprio della flessibilità (contratto a chiamata).
La Filcams Cgil chiede inoltre una attenzione maggiore e più lungimirante al settore, molto importante per l’economia italiana, che ha bisogno dell’impegno di tutte le forze coinvolte per avviare una sua ripresa. Il sindacato propone la costituzione di un tavolo permanente sulla Governance del settore turistico, per dar voce alle esigenze degli addetti e mettere il lavoro al centro delle politiche di settore; un Osservatorio del lavoro nel Turismo in grado di raccogliere e distribuire informazioni sull’andamento del settore e la costituzione di Tavolo di Concertazione per avviare un confronto sulla stagionalità.
Allo stesso tempo, si vuole proporre l’inserimento di elementi qualificanti e di attenzione verso i lavoratori nel rispetto della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: permessi per le lavoratrici e i lavoratori nel periodo di ingresso in famiglia di minori in affidamento o in caso di ricongiungimento famigliare di figli minori; di permessi per lavoratori stranieri in caso di rinnovo permesso di soggiorno; aspettativa non retribuita fino a guarigione clinica intervenuta anche per patologie gravi non oncologiche e non croniche. Per recuperare il potere di acquisto e incentivare la propensione al consumo delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, la Filcams Cgil chiede un incremento della retribuzione di riferimento (livello 4 e C2) pari a 130 euro nel triennio: "una richiesta politica" conclude Sesena "che tenta di fornire una risposta adeguata alla precarietà salariale di più di un milione di lavoratori e di circa 300 000 lavoratori stagionali che la crisi ha acuito in modo impressionante".
Lo comunica una nota di Filcams Cgil