Category Archives: CCNL Studi Professionali 2010

Disciplina del nuovo apprendistato; valorizzazione della contrattazione di secondo livello; possibilità di clausole compromissorie per affidare ad arbitri la risoluzione di controversie; tutele anche per i collaboratori; possibilità di job on call; contratti a termine per gli universitari. Sono le principali novità del contratto di lavoro per gli studi professionali, siglato ieri tra Confprofessioni e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che cercano di dare strumenti flessibili per l’occupazione dei giovani nelle libere professioni.
La firma della confederazione guidata da Gaetano Stella anticipa la sottoscrizione delle altre due confederazioni sindacali che rappresentano i professionisti datori di lavoro, Confedertecnica e Cipa. La Cgil ha firmato l’accordo – comprensivo della regolamentazione su apprendistato e contrattazione di secondo livello – con l’eccezione del protocollo che riguarda l’arbitrato (si veda anche l’intervista).
Il rinnovo del Ccnl degli studi vale dall’ottobre 2010 al settembre 2013. Le retribuzioni erano ferme al 30 settembre 2010. È prevista una progressione che comprende sei aumenti. Due di questi riguardano periodi pregressi (si veda tabella pubblicata a lato). A regime, per il terzo livello è fissato un aumento di 87,50 euro. Il pagamento degli arretrati (che interesserà solo i lavoratori in forza al 1°ottobre 2011) verrà eseguito in due rate; la prima a novembre 2011 e sarà pari al 60% degli arretrati delle mensilità precedenti. La seconda rata, pari al 40%, dovrà – invece – essere corrisposta a febbraio.
Poiché il rinnovo contrattuale viene reso noto a novembre, si ritiene che nella retribuzione di questo mese si debba erogare anche l’arretrato di ottobre. Molti studi professionali, però, potrebbero aver già compilato i cedolini paga di novembre e quindi la "regolarizzazione" slitterebbe a dicembre. In tal caso, le quote arretrate saranno due: quelle di ottobre e di novembre che si andranno ad aggiungere alla prima rata degli arretrati (60%). Su queste somme si potrà applicare la tassazione separata. Va rilevato che quando nell’accordo si elencano gli aumenti retributivi complessivi, si afferma che gli stessi non sono assorbibili. Tuttavia, nella parte in cui si regolamentano gli arretrati, si prevede che «saranno calcolati assumendo come esclusivo riferimento la normale retribuzione mensile di cui all’articolo 117». Poiché questo articolo indica che la retribuzione normale mensile è composta da paga base tabellare conglobata (compreso il finanziamento dell’ente bilaterale), scatti, assegno "ad personam" e superminimo, è ragionevole ritenere che il raffronto tra i valori contrattuali e le retribuzioni dell’epoca (per verificare il diritto all’arretrato) debba essere eseguito tenendo anche conto degli incrementi della retribuzioni disposti volontariamente dal datore di datore di lavoro, nel periodo di carenza contrattuale, a titolo di superminimo o ad personam.
Quanto agli altri istituti contrattuali è previsto un adeguamento dei contributi collegati a Cadiprof, che cura l’assistenza sanitaria integrativa: si passa da 13 a 14 euro da ottobre 2011 e a 15 dal 1° settembre 2013.
Per l’ente bilaterale Ebipro è previsto un contributo di 4 euro (di cui 2 a carico del lavoratore). In linea con l’orientamento del ministero del Lavoro, se il datore non aderisce a Cadiprof e a Ebipro deve corrispondere al lavoratore un elemento distinto della retribuzione di 22 euro per 14 mensilità, non riproporzionabile per i part time. Regolamentato anche l’elemento economico di garanzia che entrerà in gioco se entro il 30 settembre 2013 non verrà definito un accordo di rinnovo contrattuale di secondo livello. In tal caso i lavoratori in forza da almeno sei mesi al 1° ottobre 2013, avranno diritto all’una tantum da 80 a 100 euro in funzione del livello.


Firmato ieri l`accordo per il rinnovo del contratto nazionale degli studi professionali. L`intesa, che riguarda circa wi milione di lavoratori subordinati e quattrocentomila tra praticanti e partite Iva, è stata sottoscritta tra Filcanis Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil e Confprofessioni, ed è giunta al termine di una lunga trattativa iniziata lo scorso autunno. Tra le figure professionali coinvolte oltre ai dipendenti degli studi notarili e di avvocati, anche dipendenti degli studi dentistici, ingegneri, architetti e laboratori di analisi, e in prospettiva verrà definita la classificazione delle professioni non ordinistiche. L’aumento svariale previsto per il prossimo triennio è di euro 87,50 al terzo livello.

Apprendo esterrefatto dal Sole 24 Ore dell`aumento di 87,50 euro per i dipendenti degli studi professionali». Così iniziava nei giorni scorsi una lettera pubblicata dal quotidiano della Confindustria. L`autore era un tributarista con un dipendente e circa 30 aziende da curare, ma con parcelle in ritardo per via della crisi. E che spiegava come i dipendenti abbiano avuto solo diritti e non doveri. Per cui annunciava di voler cercare solo collaboratori con partita Iva. Rispondeva la dipendente di uno studio commercialista costretta, a differenza del datore di lavoro, a dover attenersi a un orario di lavoro ogni giorno, a chiedere ogni volta un permesso per una visita medica. Se il tributarista, aggiungeva, "vuole avere il Tfr, le ferie retribuite, si faccia assumere come dipendente e non faccia il libero professionista. Se 87,50 euro son tanti e non riesce a mantenere il suo dipendente, ne faccia a meno e si faccia da solo le pratiche…».
Uno scambio di opinioni ospitato sul sito www.tutelareilavori.it a cura di Aldo Amoretti. L`episodio cade
proprio nel bel mezzo della discussione sul nuovo contratto conquistato (non ancora in via definitiva) dai lavoratori degli studi professionali e attorno a un`affermazione di Susanna Camusso a proposito di chi, nella Cgil, ha trascorso troppo tempo a rivendicare l`abolizione della legge 30 moltiplicatrice di precarietà, lasciando perdere i percorsi contrattuali. Proprio la vicenda degli studi professionali dimostra che si possono ottenere risultati parziali ma importanti. Trattasi di dipendenti di studi notarili, avvocati, dentisti, ingegneri, architetti, laboratori di analisi, ma anche consulenti del lavoro, psicologi, pediatri, dottori agronomi e veterinari. Il nuovo contratto coinvolge anche i precari del settore. «Un mondo di giovani ragazze e ragazzi» – afferma Franco Martini segretario generale della Filcams- Cgil – «troverà nel nuovo contratto maggiori opportunità di crescita e valorizzazione professionale».
L`intesa in particolare dovrebbe coinvolgerei circa 400mila collaboratori parasubordinati, le partite Iva e i praticanti. Un`apposita commissione stabilirà, ad esempio, il rimborso spese obbligatorio per i praticanti. Un passo avanti che potrebbe aiutare il confronto nella Cgil. Uno studioso come Sergio Bologna ha scritto sul Manifesto, a proposito delle riflessioni di Susanna Carnusso: «Si smette finalmente di dire `nro al precariato` o di promettere un suo superamento e si comincia a immaginare di inserire una parte dei precari nel sistema della contrattazione…». E prosegue: «Proprio ora che il contratto nazionale viene in sostanza superato? potrebbe dire qualcuno. Purché si cominci a fare qualcosa, dico io, a sperimentare forme nuove di contrattazione, per mal che vada si farà emergere la realtà nascosta o taciuta».

Uno scatto in avanti che coglie molto di sorpresa il mondo professionale e potrebbe presto estendersi ai professionisti "senz`Albo". L`intesa che martedì Filcams Cgil, Fisascat Cisl e U iltucs Uil hanno siglato con Confprofessioni sull`ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale dei dipendenti degli studi è il culmine di una trattativa «lunga e delicata», spiega Gaetano Stella,presidente diConfprofessioni.Eppure coglie di sorpresa professionisti e associazioni. La stessa Confedertecnica (che assieme a Cipa e Confprofessioni rappresenta i datori di lavoro) ammette di aver appreso dai giornali«d`evidente superamento delle criticità che hanno portato al buon esito dell`accordo».
Lo stesso presidente di Confedertecnica, Francesco Galluccio, infatti, precisa che «nessun contratto è stato firmato, ma solo un`ipotesi di proposta che dovrà essere vagliata dalle parti ».
Tanto che ieri, anche tra le associazioni aderenti a Confprofessioni, sono emersi malumori da parte di chi riteneva prematuro parlare diintesaraggiunta. Sul testo, infatti, proseguono le modifiche. Tanto che la tabella con le retribuzioni dei contratti di apprendistato "esce" dal contratto per diventare un alle- gato, mentre non s ono ancora chiuse alcune modifiche agli statuti degli enti bilaterali. Il nuovo contratto, tuttavia, disciplina, per gli studi, la "flessibilità" del lavoro atipico: dal job sharing al lavoro intermittente. Sino alla riclassificazione dei profiliper dipendenti e collaboratori
deglistudiprofessionali: daltecnico di laboratorio all`ingegnere con laurea triennale assunto nella società d`ingegneria, passando per l`assistente alla poltrona sino al collaboratore degli studi notarili.
Il contrattotriennale -che decorre dal l`ottobre 2011 – introduce anche un elemento economico di garanzia. Oltre all`aumento contrattuale al terzo livello di 87,50 curo a regime (e arretrati calcolati in 245 euro circa, suddivisi al 60% a ottobre2011 e al 40% a gennaio 2012), in mancanza della contrattazione decentrata sarà riconosciuto un elemento
economico di garanzia quantificato in 9o curo da riparametrare. Riguardo alla parte normativa, è stata estesa la sfera di applicazione anche agli apprendisti e, per i praticanti e stagisti del settore, è stato definito
un criterio di giusto compenso che, nella pratica, sarà individuato in un tavolo tecnico che isindacati vorrebbero far partire entro un mese. A parte, poi, si dovrà dettagliare anche una nuova riclassificazìone delle professioni non ordìnìstiche che potranno applicare il contratto. Su questo diverse associazioniprofessionali frenano. Poiché
vedono il rischio di "avallare" in un elenco ad hoc proprio quelle categorie di senz`Albo che si sono sempre osteggiate perché in sovrapposizione con le attività degli iscritti agli Ordini.

Il testo definitivo non è ancora pronto, ma l’accordo c’è e va limato nei dettagli. Eppure il nuovo contratto per i dipendenti degli studi professionali (oltre un milione di addetti al servizio degli studi legali, notarili, commercialisti, odontoiatrici, medici, architetti e ingegneri, ma anche i consulenti del lavoro, gli psicologi, i pediatri, i dottori agronomi e i veterinari) si preannuncia rivoluzionario – almeno nelle intenzioni delle controparti – perché dovrebbe ampliare la sfera dei diritti di natura sindacale anche a chi per ora ne è rimasto sempre escluso: le partite Iva (di cui quelle in regime di monocommittenza sono la schiacciante maggioranza) i collaboratori parasubordinati e i praticanti in attesa dell’esame di stato.
L’ipotesi di accordo – Al momento siamo nel campo dei desiderata, almeno per gli autonomi finora mai ricompresi tra i destinatari dei precedenti accordi. Mentre per i dipendenti degli studi professionali si parla di un aumento di 87,50 euro al terzo livello del commercio, con effetto retroattivo in busta paga, perché l’accordo – scaduto l’anno passato – è a decorrenza dal 1 ottobre 2010. E suggella soprattutto la rinnovata unità del fronte sindacale (visto il refrain degli accordi separati) tra la Cgil (Filcams), Cisl (Fisascat) e Uil (Uiltucs) e la controparte Confprofessioni, la principale organizzazione in rappresentanza dei liberi professionisti in Italia. Dice Franco Martini, segretario generale Filcams Cgil, che «il contratto nazionale rafforza ed estende il sistema dei diritti in un settore fortemente polverizzato».
I granelli di polvere – Evocativa l’immagine dei granelli di polvere, data la frammentarietà delle condizioni e delle esigenze di circa 1,4 milioni di persone, cioè «l’indotto del mondo professionale, che contribuisce al 12,5% del Pil nazionale», evidenzia Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni.
Ma mentre per il personale dipendente (spesso negli studi legali le uniche ad avere questo tipo di contratto sono le segretarie) le esigenze sono univoche, l’interesse è per i circa 400mila collaboratori, partite Iva e praticanti (ma è senz’altro una stima per difetto) che rappresenta quel ceto medio indistinto e per l’appunto polverizzato.
Qui le novità sono due, subordinate però ai risultati di una commissione ad hoc tra le controparti che entro un mese dovrebbe partorirli: il rimborso spese per i praticanti, obbligatorio, utilizzando il contratto di apprendistato e gli strumenti del welfare estesi a tutti (attraverso Cadiprof, la cassa di assistenza sanitaria integrativa per ora riservata solo ai dipendenti degli studi professionali).
Le professioni non regolamentate – E ancora: c’è una velata apertura anche al mondo non ordinistico, per ora per nulla tutelato in termini di contrattazione collettiva.
La conferma arriva da Danilo Lelli, che ha seguito la trattativa per Filcams Cgil: «La commissione di studio servirà alla classificazione di tutte le categorie per ora escluse da questo contratto. Quelle messe nero su bianco dal Cnel, che spesso si sovrappongono perfettamente alle associazioni aderenti al Colap (il coordinamento delle libere associazioni professionali, ndr.). Pensiamo ai tributaristi, ai designer, ai fisioterapisti per esempio».
Il vuoto normativo – Antenne dritte su questo contratto anche da parte di Anna Soru, presidente di Acta, associazione consulenti terziario avanzato: «Restiamo in attesa e vediamo cosa partorirà questa commissione di studio, per ora siamo nel campo delle intenzioni».
Soprattutto se persiste questo vuoto legislativo circa le partite Iva e in attesa di un ipotetico Statuto del Lavoro Autonomo (sulla falsariga del più famoso Statuto dei Lavoratori, riservato però ai dipendenti)che ha costretto il giuslavorista e deputato del Pd, Pietro Ichino (con Nicola Rossi ed Emma Bonino) a denunciare lo Stato italiano alla Commissione Europea per non aver ancora previsto nessuna tutela per i collaboratori continuativi in regime di monocommittenza. Sarà così la contrattazione collettiva a sostituirsi alle carenze del legislatore

Un aumento medio di 87,50 curo al mese. Inoltre, le regole dell`apprendistato entrano nell`ipotesi di accordo del nuovo contratto nazionale per dipendenti e collaboratori degli studi professionali, con tabelle retributive – per i profili di alta formazione e ricerca e per quello professionalizzante -per adeguare i compensi minimi in percentuale rispetto agli importi ordinari. Inoltre, pacchetto welfare e famiglia estesi a tutte le figure dello studio, anche ai praticanti.
Sono le prime indiscrezioni emerse ieri dopo la firma dell`ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale degli studi professionali da parte di Consprofession (per i datori di lavoro, assenti Cipa e Confedertecnica) e dei sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil (per i lavoratori). L`accordo – scaduto il 30 settembre dello scorso anno e che decorre, dunque, dal i ° ottobre 2010 – riguarda circa un milione di lavoratori subordinati e 4oomila tra praticanti e partite Iva. L`aumento medio è fissato M 87,50 curo mensili per dipendenti e collaboratori (per il terzo su cinque livelli), che saranno corrisposti in due tranche considerando gli arretrati e il periodo di vacanza contrattuale): il 60% nel prossimo mese di ottobre e il 40% a gennaio 2012. I pacchetti welfare e "famiglia" saranno validi non solo per i dipendenti ma anche per i giovani professionisti collaboratori, iscritti all`Albo professionale, ma in rapporto di collaborazione a partita Iva con lo studio e spesso di mono committenza. La visita specialistica, ma anche la parziale copertura dell`asilo nido o dell`assistenza pediatrica diventano realtà anche peri collaboratori apartita Iva degli studi e non più solo per i dipendenti. Mentre l`apprendistato entra a pieno titolo tra i profili riconosciuti-Per quello di alta formazione e ricerca e quello professionalizzante gli importi da corrispondere sono stati adeguati in percentuali rispetto alle normali retribuzioni. Diverso, invece, il discorso per i praticanti. I sindacati puntavano a un equo compenso minimo. I datori di lavoro sono stati irremovibili. Se ne riparlerà neiprossimi mesi. «Si tratta di un vero e proprio contratto. Oltre 12o pagine che ha spiegato Pierangelo Reineri, segretario generale Fisascat-Cisl – rispetto a quello scaduto un anno fa, amplia la sfera dei diritti dei parasubordinati e dei giovani con partita lva iscritti all`Ordine».
«Un settore – ha affermato Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgìl – fortemente polverizzato, dove l`88% degli occupati è donna dell`età media è inferiore ai 4o anni». Per questo, ha sottolineato Gaetano Stella, presidente di Consprofessioni e di Cadiprof (la Cassa di assistenza sanitaria), «è stata loro estesa non solo la copertura sanitaria già prevista per i dipendenti, ma anche il cosiddetto "pacchetto famiglia", che consente di rimborsare
le spese documentate di asilo nido, visite pediatriche specialistiche, assistenza a familiari disabili o anziani».
Per i collaboratori è previsto anche un contributo per la formazione professionale continua, ilriconoscimento delle norme perla sicurezza sul lavoro e unamodalità direciproco preavviso valido sia per il titolare sia per il collaboratore (anche se non avrà valenza contrattuale). Ma quanto costerà il tutto ai datori di lavoro? «Iversamentí a carico del datore di lavoro – ha concluso Stella – passeranno da 13 a15 euro almese per dipendente o collaboratore. Circa 18o euro l`anno per singolo collaboratore». Salvo sorprese, fra3-4 settimane, la firma ufficiale.


Una fabbrica della disoccupazione, un parcheggio in attesa di altre occasioni


Questa mattina, in Italia, oltre 150mila praticanti si sono alzati di buonora, hanno bevuto un caffé e si sono precipitati in ufficio. Nessuna legge lo prevede ma oltre il 76,8% di loro deve rispettare un orario fisso e la media è quella dell’impiego fulltime: 38 ore settimanali. Un esercito giovane, per il 55% composto da maschi, concentrati prevalentemente al Nord (58,6%), al Centro (26,9%), e in minima parte al Sud (14,5).
Li aspettano giorni difficili: tribunali e udienze per gli aspiranti avvocati; calcoli per i commercialisti; studio di volumi indigesti per i notai; sedute in ospedale per i medici e una maggiore pratica sul campo per le professioni più tecniche, ma tutti hanno imparato sulla loro pelle che l’impegno non sempre paga. A fine mese il 33,1% non porterà a casa alcun reddito, il 31,7 meno di 400 euro, il 20,7 tra i 400 e gli 800, l’11,7 tra gli 800 e i 1.600 e solo il 2,8% più di 1.600.
Questi dati emergono dal Rapporto realizzato dall’Ires dal titolo "Professioni: a quali condizioni?", e rivelano la realtà di un Paese dove il lavoro è un privilegio, ma il lavoro giovane lo è ancora di più. Soprattutto quando l’ingresso nel mercato non avviene in modo diretto, nel normale scambio tra domanda e offerta di prestazioni, ma passa attraverso l’ennesimo strumento formativo. Avviene così che la pratica può arrivare a trasformarsi in un limbo temporale, «una fabbrica della disoccupazione – come spiega il consigliere del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin – dove il giovane rimane parcheggiato in attesa di altre occasioni».
«Nel panorama forense – continua Mascherin – i praticanti sono quasi 87mila, di cui 54mila semplici e 32mila già abilitati con il patrocinio. Si tratta di un numero elevatissimo, quasi pari ai 130mila avvocati effettivi. Questo impone di tentare una strada di riforma, come chiesto più volte dal Cnf, che cerchi di regolamentare maggiormente il fenomeno».
In effetti, proprio il Consiglio Nazionale Forense si è battuto affinché nell’attuale riforma in discussione alle Camere fosse riconosciuto per legge un «adeguato compenso» al praticante. Purtroppo, nel passaggio di approvazione del testo al Senato l’adeguato compenso è stato trasformato in un «rimborso congruo», lasciando di fatto le cose così come sono.
Gira in modo un po’ diverso il mondo dei commercialisti, dove, dalla riforma del 2005 è stato previsto che il giovane possa svolgere due dei tre anni di tirocinio già durante gli studi universitari, una soluzione utile per accorciare i tempi di ingresso alla professione che sarà resa effettiva dal prossimo corso di studi, quello che avrà inizio nel settembre 2011.
«Da quest’anno – commenta il consigliere nazionale dell’Ordine dei commercialisti, Andrea Bonechi – gli studenti che iniziano il triennio universitario devono scegliere dove fare il biennio di tirocinio convenzionato con gli ordini locali».
Seguendo questa strada tutti gli atenei italiani hanno siglato accordi con i vari ordini dei commercialisti per avviare delle partnership formative. Un’altra soluzione, sostenuta con forza dai commercialisti, è la realizzazione delle cosiddette società di lavoro professionale, una nuova forma di composizione societaria che non si basa sul capitale, ma sul lavoro. In questo modo, anche i più giovani possono entrare nell’azionariato senza mettere denari ma ricevendo un compenso in percentuale con gli altri soci sulla base dei lavori fatti.
«Questa fattispecie societaria – spiega Bonechi – annulla di fatto la figura del lavoratore parasubordinato ed offre importanti chance anche ai nuovi entrati».
Una difficoltà di inserimento maggiore, ma inizi più facili caratterizzano invece i primi passi dei notai. In questo caso le sedi sono limitate e vengono assegnate direttamente dallo Stato. Negli ultimi dieci anni il ministero della Giustizia ha bandito circa 1.800 nuovi posti da notaio. Per accedervi, gli aspiranti sono chiamati a 18 mesi di praticantato, 6 dei quali nel corso dell’ultimo anno di università. Il problema, in questo caso, sono i tempi perché una volta sostenuto il concorso, tra prova scritta e orale, relative correzioni e assegnazione della sede, possono passare anche tre anni.
Un tempo infinito che un giovane può sostenere solo se appoggiato economicamente dalla famiglia oppure se riesce a ottenere una delle borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione del Notariato. È quello che è accaduto ad Antonio Piccolo, 31 anni, vincitore del concorso nel 2009 e assegnatario di sede ad Abbadia San Salvatore solo il mese scorso.
«Dal 2008 al 2010 – racconta – ho beneficiato di una delle 30 borse di studio messe a disposizione dal consiglio notarile. Era una borsa triennale di 15 mila euro l’anno, quasi come uno stipendio. Senza questo aiuto, mantenersi negli anni di attesa è molto difficile per i meno abbienti che non hanno il supporto della famiglia».
Diverse sono invece le problematiche dei medici, che devono superare una specializzazione lunghissima (anche sei anni) nel corso della quale sono però retribuiti, o degli ingegneri, per i quali non sono previsti periodi di formazione ma solo l’obbligo di sostenere l’esame di stato. Per tutti, comunque, il tirocinio equivale a un’occupazione a tempo pieno, nel corso del quale il 24% dei praticanti non svolge attività attinenti al proprio lavoro e addirittura il 91,6% si sente poco soddisfatto e scarsamente realizzato. Del resto, lo diceva Calvino, alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.