Category Archives: CCNL Commercio 2007

L’Unità – 16 novembre 2008

Confindustria – Peggiorate le stime per il 2009: pil a meno 1%
Il leader CGIL ribatte: non devono pagare sempre i lavoratori

EPIFANI: “NON SI PUO’ STRINGERE ANCORA LA CINGHIA”

Tutti i dati confermano la situazione di grave crisi in cui si trascina il nostro paese. Anche le previsioni degli industriali per il 2009 sono nere. Il segretario della Cgil: basta sotterfugi, il governo dica che cosa non vuol fare.

Anche la Confindustria vede nero e rivede al ribasso le sue previsioni: segno meno per il Pil quest’anno (-0.4%), segno meno nel prossimo anno, quando il calo sarà dell’uno per cento. Peggio rispetto alle stime di un mese fa, quando la riduzione era rispettivamente dello 0.2 e dello 0.5%. Che cosa propone Confindustria? Intanto chiede alla Banca centrale europea di ridurre sensibilmente il costo del lavoro, lasciando correre un filo l’inflazione per non deprimere troppi consumi. Al governo italiano chiede investimenti pubblici, riduzione delle imposte sui redditi bassi, agevolazioni e credito per le imprese, soprattutto quelle medie e quelle piccole. Ma quelle percentuali che cosa rappresentano? Confindustria lo dice con chiarezza: produzione tagliata, crisi del settore manifatturiero e quindi nuovi colpi all’occupazione. Come si vede analisi, ben più che preoccupate, e proposte confindustriali non si discostano molto dai giudizi e dalle richieste della Cgil, che Guglielmo Epifani ha ricordato e confermato ieri a Roma, durante la forte manifestazione dei lavoratori del commercio, conclusa in piazza Navona. Il “commercio” rappresenta un altro caso che scotta: il contratto è stato firmato, l’estate scorsa, solo da Cisl e Uil. “Mi dicono che non lo abbiamo firmato per le domeniche e gli apprendisti. Ci ho pensato, forse è anche vero, ma sono Cisl e Uil che non hanno voluto la mediazione che ci avrebbe portati alla firma. Mi sembra che sia stato costruito tutto apposta per poter poi dire, di contratto separato in contratto separato, che è la Cgil che si isola”, ha detto il leader della Cgil ribadendo: “le cose non trasparenti non ci piacciono: non ci piace né la cena a casa di Berlusconi né quando si firmano accordi separati”.
Altro che polemiche, altro che isolamento della Cgil, ha sottolineato Epifani: “Non ci stiamo a passare per gli estremisti messi all’angolo: lasciamo a lor signori questa caricatura. Come si fa a dire che siamo isolati se rappresentiamo sei milioni di persone che aderiscono alla Cgil liberamente”. Di fronte agli orizzonti neri che anche Confindustria ha descritto, Epifani ha chiesto impegno, chiarezza, precise assunzioni di responsabilità. Anche a Emma Marcegaglia: “A Marcegaglia voglio dire: non è giusto in tempi buoni fare utili e profitti e quando arriva la crisi i primi tagli sono per i lavoratori”. E ha dato un esempio: ”Cedendo i titoli la Gabetti si solleverà mentre i lavoratori continueranno a perdere il lavoro. Così non va bene: non è questa la responsabilità sociale delle imprese di cui spesso sento parlare”. Al corteo c’erano anche i dipendenti della Gabetti, cinquecento senza lavoro con la chiusura delle agenzie (salvo riapertura in franchising).
A proposito di “incontri” Epifani ha sollecitato il governo a convocare le parti sociali, nessuna esclusa e far sapere che cosa ha da proporre. “La Cgil – ha rivendicato Epifani – ha delle proposte che servono ad aiutare il paese ad uscire dalla crisi. Non so cosa il governo vorrà fare ma penso che un governo che ha delle idee non ha bisogno di sotterfugi per farlo sapere. Nei momenti di crisi si deve cercare di rimanere uniti ma il nostro presidente del Consiglio fa l’esatto contrario: dividere”. E ha spiegato: “La Cgil è una grande forza radicata nel paese che non si rassegna a portare il cervello all’ammasso ed ha una sua autonomia…Le nostre proposte per uscire dalla crisi sono mosse dall’idea di rappresentare una speranza. Un’altra strada non solo non avrà il consenso nostro e della gente ma renderà più difficile la condizione di milioni di cittadini”. C’è un punto, ha concluso, in cui la cinghia non si può più stringere perché non ci sono più buchi: “Se c’è da tirare la cinghia la tiri qualcun altro: per questo abbiamo proclamato lo sciopero generale del 12 dicembre”.

Marco Tedeschi – Milano

Il MANIFESTO 16 novembre 2008

Commercio – Corteo Filcams contro l’accordo separato. Epifani:”Subito misure sui salari”

“SIAMO TANTISSIMI”

Un corteo così i lavoratori del commercio se lo ricorderanno a lungo: decisamente il più grosso della loro storia, non paragonabile neanche alle manifestazioni unitarie. E in piazza c’era solo la Cgil: un fiume compatto di decine di migliaia di bandiere Filcams, dalla Bocca della Verità a Piazza Navona, tantissimi i giovani e le donne, dato che questo settore rappresenta il simbolo della precarietà. Rapporti frammentati e part-time, interinali, contrattisti a progetto, la massima flessibilità degli orari: e ora ci si mette anche la domenica, che Confcommercio vuole obbligatoria, con l’avallo dell’accordo separato di Cisl e Uil. Sul furgoncino d’apertura una ragazza canta il karaoke, e il settimo giorno è quello più gettonato: la classica “Domenica è sempre Domenica”, la più romantica “Domenica Bestiale” di Concato. Fino alla versione Filcams di Rita Pavone:”Perché perché, la domenica mi lasci sempre sola, per andare a lavorare obbligatorio”.
Lavoratori delle grandi catene commerciali, quelle dove la domenica è diventata un must: Ikea, Carrefour, Gs, Auchan, Castorama, ma anche Mc Donald’s e i marchi della moda, da Zara a Gucci, fino a Lidl, i supermercati Pam ed Esselunga. Senza dimenticare la Feltrinelli, a cui i manifestanti hanno mandato un saluto passando davanti al grande store multipiano di Largo Argentina. Ma ci sono anche i tantissimi lavoratori degli appalti, delle pulizie o delle mense legate a tanti ministeri che la finanziaria ha tagliato pesantemente: sono almeno 20mila quelli che a breve perderanno il posto.
Dal palco Norman Diliete, giovane delegato Filcams della Gucci di Varese, spiega perché i lavoratori sono scesi in piazza:”La domenica è un giorno di riposo, ma Cisl e Uil hanno firmato accettando che fosse obbligatoria. Noi avevamo chiesto una pausa per consultare i lavoratori, perché devi sentire quelli che poi le condizioni le vivono in prima persona. Ma poi, mi chiedo, è davvero possibile che l’unica occasione rimasta per socializzare la domenica sia il centro commerciale? Deve restare aperto a tutti i costi, anche privandoci di poter vedere le nostre famiglie almeno di domenica?”.
Francesca Battistini, dell’Esselunga di Firenze, tocca l’altro nodo che ha portato la Cgil a non firmare l’accordo separato, lo scorso 18 luglio:”Vogliono apprendisti di serie A e apprendisti di serie B: i nuovi assunti dovrebbero essere pagati meno, con meno riposi e più lavoro. E poi, con le domeniche comandate, si può arrivare a lavorare fino a 12 giorni di seguito: ma chi lo dice ai nostri figli che non possiamo vederli più?”.
In piazza ci sono delegazioni dei metalmeccanici, del pubblico impiego, dei chimici, dei pensionati, c’è tutta la segreteria confederale Cgil. Confederazione e categoria, dopo gli ultimi mesi di divisioni interne sul modello contrattuale e i rapporti con il governo, in questa fase appaiono compatti. Si va verso lo sciopero generale del 12 dicembre, e la Cgil sta puntando tutto, vuole rovesciare i rapporti di forza.
Tanto che Guglielmo Epifani dice alla piazza :”Non siamo noi nell’angolo, non può esserlo un’organizzazione con quasi 6 milioni di iscritti: è il governo, il presidente del consiglio che vuole dividere. Ma così non fa che dividere sé steso dalla parte sana del Paese: i lavoratori, i giovani, i pensionati, chi manda avanti l’Italia con la sua fatica”. Prima di lui, il segretario Filcams Franco Martini, aveva spiegato che “la Cgil ha rigettato quel contratto non per motivazioni politiche, come viene scritto su molti giornali, ma per il suo contenuto: perché vogliamo contrattare le domeniche, e perche non accettiamo discriminazione dei nuovi assunti. Ma evidentemente era difficile spiegare ai propri iscritti le cose negative che sono state siglate”.
A Cisl e Uil, Epifani chiede:”Non è che avete firmato apposta quel contratto separato? Per poi arrivare a dire che è la Cgil che si isola?”. “Neanche sapevamo che stavano siglando quel contratto: ce l’hanno fatto sapere a cose, e lo hanno chiuso in un cassetto. Le cose poco trasparenti, come la cena a casa di Berlusconi, non ci piacciono”. Poi il leader Cgil ha citato Sarkozy:” Persino il governo francese, che è di centrodestra, riconosce che la domenica debba essere volontaria”. Al governo, Epifani ha ricordato le 6 proposte presentate dal sindacato, rinnovando la richiesta di un tavolo contro la crisi: per detassare le tredicesime ed estendere la quattordicesima ai pensionati, utilizzando non solo il miliardo si euro stanziato per gli straordinari, ma anche i 15 miliardi di Irpef pagati in più quest’anno da dipendenti e pensionati.
In piazza c’erano anche politici: Paolo Ferrero (Prc) ha spiegato che “il corteo dimostra come l’opposizione a questo governo sia extraparlamentare: in Parlamento se ne fa poca ed è inefficace”. Cesare Damiano (Pd) chiede all’esecutivo di “non dividere, riprendendo lo spirito di concertazione del Patto del 1993”.

Antonio Sciotto – Roma

LA NUOVA VENEZIA
giovedì 15 maggio 2008

PER IL CONTRATTO DEL COMMERCIO
Il 28 giugno sciopero unitario

I sindacati del commercio Filcams, Fisascat e Uiltucs, hanno proclamato uno sciopero nazionale della categoria il 28 giugno prossimo per sollecitare la ripresa dei negoziati sul contratto. Lo ha reso noto oggi a Venezia, dove è in corso la Conferenza della Filcams CGIL, il segretario organizzativo Carmelo Romeo. I lavoratori del Commercio si erano fermati per la stessa ragione il 21 marzo scorso. Il contratto scaduto a dicembre 2006, riguarda un milione e mezzo di lavoratori. Oggi alla conferenza è previsto anche l’intervento del Segretario Generale della CGIL Guglielmo Epifani.

L’UNITA’
giovedì 15 maggio 2008

Contratto Commercio nuovo sciopero a giugno

I sindacati del commercio Filcams, Fisascat e Uiltucs, hanno proclamato uno sciopero nazionale della categoria il 28 giugno prossimo per sollecitare la ripresa dei negoziati sul contratto, scaduto a dicembre 2006 che riguarda un milione e mezzo di lavoratori.
Lo ha reso noto la Filcams cgil che oggi a Venezia chiuderà la propria Conferenza Nazionale d’Organizzazione alla presenza di 450 delegati in rappresentanza di oltre 345mila iscritti dei settori del Commercio, Turismo e Servizi (il 20% sotto i 25 anni).
Un confronto a tutto tondo sul settore del terziario che in Italia continua ad espandersi, confermandosi come la prima risorsa del Paese in termini di PIL. In tale rapida espansione – oltre 3milioni i lavoratori del Comparto – la Filcams può vantare la forte crescita di adesioni registrata negli ultimi 5 anni, oltre 50mila iscritti che, insieme agli altri 55mila del quinquennio precedente, ha portato la categoria ad un incremento superiore al 40% in 10 anni.
La Conferenza di Venezia sarà occasione per festeggiare tali risultati – alla presenza del leader della CGIL, Guglielmo Epifani e di Ivano Corraini, numero uno della Filcams – ma , soprattutto, per parlare di contratti e del contratto di lavoro della categoria.
Temi caldi che tengono le lavoratrici ed i lavoratori del commercio a bocca asciutta da quasi un anno e mezzo. Il negoziato fra le parti si è subito arenato: non tanto sullo scoglio dell’incremento economico (78 euro è la richiesta contenuta nella piattaforma unitaria), quanto sul problema della flessibilità e delle aperture domenicali.

    venerdì 21 dicembre 2007

    Pagina 15 – Cronaca

    Il commercio in sciopero
    previsto il 70% di adesioni

      Braccia incrociate per i lavoratori delle aziende associate a Confcommercio. Oggi per i lavoratori su cinque giorni settimanali, ma in modo più massiccio domani, i dipendenti di Ipersì Meridiana e Quinzio, Lidl, Esselunga, Coin Standa, Despar, l’Affare è, Comet e MediaWorld aderiranno allo sciopero proclamato da Cgil Filcams, Cisl Fisascat e Uil Uiltucs. Mancato rinnovo del contratto e lotta al precariato sono i due comuni denominatori di una protesta che conta, secondo i sindacati, di toccare il 70% di adesioni. «Ci scusiamo per i disservizi che creeremo ma chiediamo solidarietà per i lavoratori – ha affermato Cristian Sesena, segretario provinciale della Filcams-Cgil di Reggio – gli uomini e le donne che incontrate tra casse, scaffali, corsie di negozi e supermercati che si appoggiano a Confcommercio hanno un grave problema: la Confcommercio ha infatti abbandonato il tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale».

        «E dopo più di 11 mesi – conclude Sesena – non possiamo attendere ancora».

        LE RAGIONI. Le questioni più scottanti da mettere nero su bianco sono gli orari di lavoro e le aperture domenicali e nei giorni festivi. «Buste paga sempre più povere e turni sempre più flessibili è quello che si chiede ai lavoratori, per non parlare di part-time e contratti a tempo determinato – ha spiegato Sara Ligabue di Cisl Fisascat – sacrificare i propri tempi di vita alla domenica e nei festivi non può essere un obbligo per i dipendenti, deve essere un servizio volontario, straordinario e debitamente remunerato».

          STOP AL CARRELLO. Stop al carrello. Un’azione che parte da vive esigenze del terziario ma che mira a coinvolgere e sensibilizzare anche i consumatori, che sono invitati ad essere solidali con la protesta rinunciando alla spesa. «Stop al carrello per un’intera giornata – ha continuato la sindacalista – sappiamo di chiedere un sacrificio notevole ai cittadini, proprio nel weekend prima di Natale che da sempre è destinato alla corsa ai regali, ma se vogliamo vincere la nostra battaglia questo è necessario. Bisogna capire che è un’azione mirata a tutelare il futuro dei lavoratori e soprattutto dei nostri giovani assunti, che si trovano a dover accettare lunghi anni di precariato e di part-time forzato».

            IL PRESIDIO. Allo scopo di informare la clientela i sindacati hanno organizzato un presidio di protesta davanti al centro commerciale I Petali per domani, dalle 10 alle 12, con distribuzione di volantini. «Perché proprio I Petali? Semplice, sono la realtà commerciale con l’orario di apertura più esteso, fino alle 22 – ha spiegato Sesena – in più alcuni esercenti hanno già affisso cartelli che indicano la vendita nei giorni di Natale, Santo Stefano, 1º gennaio ed Epifania, giorni che per legge sono soggetti a chiusura totale delle attività».

              SABOTAGGIO. «Sempre ai Petali – ha continuato il segretario provinciale Filcams-Cgil – si è verificato uno dei tanti tentativi di sabotaggio del nostro sciopero: MediaWorld ha elargito 30 euro di anticipo per indebolire il fronte dei lavoratori, un contentino ben lontano dal soddisfare le vere necessità. Anche Confcommercio guarda caso si è resa disponibile per un incontro proprio pochi giorni prima dello sciopero». Una manifestazione a livello nazionale che preoccupa e che tiene alto il livello di guardia di Confcommercio dunque, come alto è il rischio di desocializzazione che corrono i lavoratori delle aziende associate. «Anche ai dipendenti della Standa è stata data una falsa speranza – ha aggiunto Sesena – un buono spesa di 150 euro che punta a calmare gli animi, tentativi che non ci fermeranno».

                Francesca Manini

                venerdì 21 dicembre 2007

                Pagina 11 – Cronaca

                Vertenza nazionale

                  Shopping a rischio per
                  lo sciopero del commercio

                    Mobilitazione
                    Agitazione per il rinnovo del contratto di lavoro

                    Regali e shopping natalizio a rischio, soprattutto per i ritardatari dell’ultima ora che andranno per negozi e centri commerciali a ridosso dei giorni di festa. Per la giornata di oggi e per domani è infatti previsto uno sciopero di tutto il settore del commercio proclamato dai sindacati unitari di categoria. Al centro delle giornate di mobilitazione, che seguono quelle del 16 e 17 novembre scorso, c’è la questione del contratto nazionale. «A un anno dalla scadenza del contratto nazionale — si legge in una nota di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltics-Uil — non è possibile che Confcommercio non dia disponibilità a prendere in considerazione la piattaforma presentata, avendo come unico obiettivo la gestione unilaterale della flessibilità oraria e la precarizzazione estrema dei posti di lavoro».

                    Oggi si fermano quelli che non lavorano il sabato, mentre domani quelli che lavorano sui sei giorni. Lo sciopero, che riguarderà tutto il turno di lavoro, è proclamato per le aziende aderenti a Confcommercio. Non vi prenderanno parte i lavoratori della Coop, che nei giorni scorsi hanno firmato un accordo che prevede un anticipo di 50 euro già dal mese di gennaio.

                    Per sensibilizzare i cittadini è stato anche organizzato un presidio che si terrà oggi in piazza Ravegnana dalle 15. Da qui partirà una fiaccolata che si concluderà in strada Maggiore di fronte alla sede dell’Ascom. Gli organizzatori inviteranno i cittadini a fare lo «sciopero del carrello»: un appello a non fare la spesa nella giornata di sabato per solidarietà ai lavoratori del commercio.

                    Oggi sciopereranno anche i dipendenti delle farmacie private.

                    Anche per questa categoria la ragione della moblilitazione è il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto due anni fa, da parte di Federfarma (proprio per questo non riguarderà i dipendenti delle farmacie comunali).

                    venerdì 21 dicembre 2007

                    FESTIVITÀ E SARACINESCHE.

                    I rappresentanti dei lavoratori invitano i cittadini allo stop della spesa oggi e domani

                      Negozi aperti a Natale? Nuovo scontro

                        Elisa Pasetto

                        Il timore che ha serpeggiato tra i banchi e gli scaffali dei negozi nel corso dell’Avvento si è ormai tradotto in una certezza per molti lavoratori del commercio veronesi: il 25 dicembre, invece che di festeggiamenti e di riposo, sarà per loro una giornata di lavoro, come accadde già un anno fa. «Upim, Stefanel e Prenatal hanno annunciato la volontà di aprire», annunciano i rappresentanti dei lavoratori, «e non è detto che altre aziende non li seguano a ruota. Ecco perché per Natale abbiamo proclamato una giornata di sciopero».

                        Uno stop che va ad aggiungersi a quello già indetto per oggi e soprattutto per domani (quando incroceranno le braccia gli addetti che lavorano su sei giorni settimanali) per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto ormai da quasi un anno. E pensare che Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, le sigle sindacali di settore, quest’anno si erano mosse per tempo. Per scongiurare proprio il rischio dell’apertura dei negozi durante le festività laiche e religiose avevano chiesto e ottenuto, a novembre, un incontro con l’assessore al Commercio Enrico Corsi. «L’assessore aveva manifestato la volontà di tenere chiusi i negozi a Natale, ma si era detto impossibilitato ad attuarla con un atto amministrativo, limitandosi a comunicare alla cittadinanza la posizione», racconta Silvano Pandolfo, segretario Fisascat-cisl Verona.

                        «Una posizione che ci era da subito sembrata importante, ma non sufficiente». Tanto che ora «per l’ennesima volta siamo in presenza di lavoratori costretti alla prestazione lavorativa nel giorno del Santo Natale, mentre il contratto, lo ribadiamo, non prevede obbligo di lavoro nei giorni festivi per i dipendenti», si legge in una nota. Che annunciano una serie di iniziative.

                        «Nella mattinata di domani, in concomitanza con lo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto, manifesteremo davanti alla Upim di via Mazzini e inviteremo i dipendenti a non recarsi al lavoro nel giorno di Natale».

                        Ma già oggi e domani i veronesi sono chiamati allo stop al carrello. Un modo simbolico, quello di boicottare gli acquisti al supermercato o nei negozi, proposto dai rappresentanti dei lavoratori per appoggiare la protesta nazionale degli addetti del settore terziario, distribuzione e servizi.

                        «Il contratto nazionale di lavoro definisce soprattutto i diritti e tutele per tutti i lavoratori dalle piccole alle grandi imprese», affermano i sindacati. «E infatti Confcommercio rifiuta di sedersi al tavolo dichiarando che le trattative sono ferme non tanto sugli aumenti salariali ma perché la piattaforma sindacale arriva a costare troppo e occorre parlare di aumenti di produttività certi, di flessibilità organizzativa, di una diversa organizzazione degli orari di lavoro».

                        Orari di lavoro «decisi unilateralmente dalle imprese e che rendono difficile conciliare i tempi di lavoro con le esigenze familiari», aggiunge Adriano Filice, segretario Filcams Cgil Verona, «soprattutto perché una gran parte dei lavoratori è di sesso femminile».

                        venerdì 21 dicembre 2007

                        Pagina – Reggio Emilia

                        Commercio, è sciopero
                        Domani presidio ai Petali

                          CONTINUA il braccio di ferro tra gli operatori del commercio e le associazioni di categoria: oggi e domani nel terziario e nei servizi sono previste due giornate di sciopero generale nazionale per il rinnovo del contratto di lavoro. Lo sciopero interessa tutte quelle aziende associate alla Confcommercio mentre non riguarda le realtà produttive che si appoggiano a Confesercenti e le cooperative di consumo. «Confcommercio ha abbandonato la trattativa — dicono Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil — lasciando trapelare allarmanti segnali sulle reali intenzioni che la animano come, ad esempio, la volontà di destrutturare completamente l’orario di lavoro aumentandone al massimo la flessibilità e l’annessa precarietà dei contratti».

                            Le distanze sono soprattutto sul terreno degli orari di lavoro: «Rivendichiamo che la prestazione ordinaria di lavoro per gli addetti del settore debba essere da lunedì a sabato — dicono i sindacati — Il lavoro domenicale deve essere un’eccezione in cui si predilige la volontarietà dell’addetto a prestare servizio a fronte anche di una remunerazione maggiore di quella consueta». A Reggio i disagi potranno esserci all’IperSI’, Meridiana e Quinzio, rete Lidl, Esselunga. In più, domani dalle 10 alle 12 è organizzato un presidio davanti a I Petali, «la realtà con l’orario di apertura più lungo (fino alle 22) e in esso insistono negozi in cui alcuni addetti hanno, dall’apertura, denunciato violazioni di basilari norme contrattuali e di sicurezza».

                            giovedì 20 dicembre 2007

                            Pagina – Ancona Cronaca

                            Sciopero degli addetti al commercio

                              Sciopero per l’intero turno di lavoro degli addetti al commercio sabato 22 dicembre. i prefigura un Natale di lotta per i lavoratori del Commercio e del terziario. Inoltre si è proclamato lo sciopero delle prestazioni straordinarie e del lavoro domenicale. Lo sciopero è stato proclamato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs-Uil per il mancato rinnovo del contratto. «Nonostante lo sciopero del 17 novembre – si legge in una nota – Confcommercio non riapre le trattative». Per l’occasione, i sindacati di categoria hanno organizzato una manifestazione regionale per sabato 22 dicembre a partire dalle 9 con raduno in piazza Roma ad Ancona. «Sabato – avvertono i sindacati – i negozi potranno essere chiusi o comunque potrebbero verificarsi disservizi per i quali ci scusiamo. Inoltre chiediamo la solidarietà dei cittadini affinché nel giorno della protesta non facciano la spesa. Uno stop al carrello a sostegno dei diritti di lavoratori che le aziende vorrebbero sempre più flessibili e costretti a subire turni massacranti».

                              venerdì 21 dicembre 2007

                                Pagina 5 – Udine

                                  OGGI E DOMANI

                                  Commercio, 2 giorni di sciopero

                                  Il settore commercio è di nuovo in sciopero. Dopo il volantinaggio al Bennet dei giorni scorsi, oggi Cgil, Cisl e Uil manifesteranno di fronte alla sede di Panorama in viale Venezia per protestare contro i mancati riconoscimenti delle maggiorazioni per le domeniche. Ma anche per il mancato rinnovo del contratto.

                                  Oggi si fermeranno i lavoratori con orario settimanale di 5 giornate, domani chi lavora su sei giornate. Da sottolineare che la protesta, così come lo sciopero del carrello previsto per domani, riguarda soltanto le aziende aderenti a Confcommercio: i dipendenti della distribuzione cooperativa e delle aziende affiliate a Confesercenti lavoreranno regolarmente, visto lo sblocco delle rispettive vertenze. «A tutti i nuovi assunti al Panorama – dicono in coro il segretario della Fisascat-Cisl, Paolo Duriavig, Mattia Grion della Filcams Cgil e Claudio Moretti della Uiltucs – non vengono riconosciute le maggiorazioni del 30% e in più viene imposto il lavoro domenicale».

                                  Coinvolti dalla protesta quasi 50mila lavoratori a livello regionale. Confermata anche la proclamazione dello sciopero del carrello per sabato 22 dicembre: «Chiediamo ai consumatori – spiegano i sindacati – un nuovo segnale di solidarietà nei confronti di una categoria in lotta per un contratto scaduto da un anno e per un aumento di 78 euro in due anni. Rivendichiamo anche più diritti per i giovani che hanno contratti a termine, per gli apprendisti, per chi lavora part-time o con contratti che non prevedono maggiorazioni per il lavoro domenicale e per gli straordinari. Vogliamo ridurre la precarietà e dare un futuro ai giovani».

                                  (c.r.)

                                  venerdì 21 dicembre 2007

                                    Pagina 5 – Gorizia

                                      IL CASO

                                      Negozianti in sciopero

                                        Acquisti a rischio in città e nell’Isontino
                                        Protestano per il rinnovo del contratto

                                          Anche a Gorizia e nel resto dell’Isontino acquisti a rischio, oggi e domani, per lo sciopero dei lavoratori delle aziende che fanno riferimento a Confcommercio a causa dell’impasse della trattativa per il rinnovo del contratto. La protesta, indetta a livello nazionale dai sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil, cade in giornate cruciali per il commercio, visto che sono in pieno svolgimento gli acquisti natalizi, anche se, per quanto riguarda la provincia di Gorizia, l’adesione potrebbe non essere massiccia.

                                          «Diverse aziende, nell’Isontino, hanno messo in atto forti pressioni nei confronti dei lavoratori, distribuendo anche volantini ingannevoli in cui si afferma che lo sciopero è stato annullato – afferma il segretario provinciale della Filcams Cigl, Luciano Sartori –. Molti degli addetti, in questo settore sono precari e subiscono, quindi, maggiormente le azioni “persuasive” dei titolari delle aziende commerciali. È evidente che l’aver indetto lo sciopero praticamente alla vigilia di Natale ha proprio lo scopo di far capire a questi ultimi la necessità di chiudere un contratto dignitoso dopo una trattativa che dura da un anno e mezzo».

                                          Oltre a un aumento di 78 euro in due anni, si chiedono anche più diritti per i ragazzi e le ragazze che hanno contratti a termine, per gli apprendisti, per chi lavora part-time o con contratti che non prevedono maggiorazioni per il lavoro domenicale e per gli straordinari. Dello sciopero di oggi, però, il presidente dell’Ascom di Gorizia, Gianluca Madriz, non ne sa nulla.

                                          «Francamente non mi sono giunte segnalazioni né dagli iscritti né da altre realtà – evidenzia –. Credo, comunque, che questo sia il periodo meno indicato per fare sciopero, in ogni settore, perché a essere penalizzati sarebbero soprattutto la città. Oltre al Natale, a Gorizia, stiamo festeggiando anche la caduta dei confini e penso che questo dovrebbe essere un momento di grande impegno per tutti».

                                          I sindacati chiedono, invece, la solidarietà dei consumatori, invitandoli a fare, a loro volta un altro sciopero, quello del carrello, da attuarsi domani. «Non possiamo che essere solidali con i lavoratori del commercio – commenta il presidente dell’Adoc, Ugo Previti –, perché anche loro, peraltro, sono consumatori e si trovano ad affrontare la forte e progressiva diminuzione del potere d’acquisto, in quanto, mentre i prezzi continuano ad aumentare gli stipendi rimangono sempre gli stessi».

                                          A fermarsi, oggi, saranno i lavoratori con orario settimanale di cinque giornate e sabato, invece, chi lavora su sei giornate. In Friuli Venezia Giulia sono coinvolti nella protesta quasi 50 mila lavoratori, «ovvero – specificano i sindacati – gli addetti delle aziende aderenti a Confcommercio, mentre i dipendenti della distribuzione cooperativa e delle aziende affiliate a Confesercenti lavoreranno regolarmente, in quanto le rispettive vertenze sono state sbloccate. «Così com’è accaduto nelle ultime ore per gli operatori delle imprese di pulizie – ricorda Sartori – e, speriamo proprio che si sblocchi anche questa trattativa».

                                          Patrizia Artico

                                          venerdì 21 dicembre 2007

                                            Pagina 4 – Pordenone

                                              Commercio fra sciopero e tour de force

                                                Stamattina il presidio di fronte all’Ascom.
                                                Chiesto il rispetto dei turni di riposo

                                                  Saranno con le bandiere davanti alla sede dell’Ascom in via San Valentino. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno proclamato uno sciopero per la giornata di oggi, con presidio (a partire dalle 10), per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale.

                                                  Lo sciopero riguarda esclusivamente le aziende aderenti a Confcommercio e saranno coinvolte anche le aziende addette alla distribuzione del farmaco. Sono invece escluse le imprese aderenti a Confesercenti e alle centrali cooperative. La sfida lanciata dalle organizzazioni sindacali arriva in un momento particolare dell’anno, in cui il commercio ha un forte incremento di lavoro. E in provincia di Pordenone, dove il via libera alla liberalizzazione delle domeniche ha creato diverse contrapposizioni, anche questi problemi assumono un valore per chi oggi si asterrà dal lavoro. In molti punti vendita nel periodo di Natale il turno di riposo non viene rispettato o comunque viene diluito (invece che ogni sei giorni, ogni 7) o accorciato (solo mezza giornata) per garantire l’apertura tutti i giorni. «Gli ispettorati del lavoro vadano a controllare il rispetto dei turni – dice Susanna Pellegrini, segretaria Filcams – specialmente nei piccoli negozi. In caso di mancato rispetto del contratto i comuni, secondo la nuova normativa, hanno la possibilità di emettere sanzioni e chiudere i negozi. Serve però la volontà di fare rispettare le regole».

                                                  La grande distribuzione ha maggior possibilità di garantire la copertura sette giorni su sette, anche perché ricorre a contratti diversi. «All’Ipercoop ad esempio – spiega Pellegrini – sono stati stipulati contratti per studenti–lavoratori. Ci sono ragazzi che vengono messi in regola per lavorare il fine settimana. Questo dà respiro ai dipendenti e un’opportunità di guadagno a chi non può essere occupato a tempo pieno. Anche per le aziende il costo è minore rispetto all’assunzione di dipendenti a tempo pieno». Questa formula, però, è difficilmente esportabile nei piccoli negozi, dove la flessibilità, soprattutto durante le feste, è indispensabile.

                                                  Flessibilità che tocca anche i titolari degli esercizi commerciali che, con le liberalizzazioni, sono i primi a non avere più giorni di riposo. (m.m.)

                                                  venerdì 21 dicembre 2007

                                                    Pagina 19 – Economia

                                                    DUE GIORNI DI STOP INDETTO DAI SINDACATI DI CATEGORIA TOSCANI CON COMIZIO FINALE

                                                    Terziario in sciopero, shopping a rischio

                                                      Monica Pieraccini

                                                        FIRENZE
                                                        LUNGHE CODE alle casse, disservizi in alcuni reparti e scaffali semivuoti per la carenza di personale. Questi i disagi che i toscani si troveranno ad affrontare nel corso della giornata di oggi, e molto più probabilmente domani, nell’ultimo sabato di shopping prenatalizio. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uil-Uiltucs hanno infatti indetto uno sciopero generale dei lavoratori del terziario, distribuzione e servizi, per l’intero turno di lavoro di oggi (solo per chi lavora su cinque giorni) e di domani.

                                                          DOPO LO STOP del 17 novembre scorso, la categoria torna a incrociare le braccia per protestare contro «la totale assenza di dialogo con Confcommercio, che ha rotto la trattativa solo per avere mano libera sugli orari e cioè sui tempi di vita e di lavoro delle donne e degli uomini del commercio». Ma gli stessi sindacati negano che nel corso dello sciopero, che coinvolge soprattutto la grande distribuzione, associata a Confcommercio, si corra il rischio di chiusure. Chi dunque vorrà avventurarsi nei centri commerciali e fare gli ultimi acquisti da Standa, Rinascente, Esselunga, Mediaworld, Pam,Carrefour, Oviesse e Ikea, non deve preoccuparsi. «I lavoratori precari e a termine — spiegano Dalida Angelini e Pietro Baio, rispettivamente segretari generali di Filcams-Cgil e Uil-Uiltucs Toscana — garantiranno le aperture. In vista dello sciopero e per dividere il fronte dei lavoratori — proseguono i segretari generali — alcune aziende, cioè Esselunga, Standa e Rinascente, hanno deciso di dare ai propri dipendenti 250 euro di buoni acquisto a testa. Mediaworld ha invece elargito 30 euro ai lavoratori, come anticipo sui futuri aumenti. Se però, come ci aspettiamo — concludono i segretari Angelini e Baio — l’adesione allo sciopero sarà alta, i disagi per i consumatori si verificheranno senz’altro». Nel corso della mattinata di domani, si svolgerà a Firenze la manifestazione regionale. Non ci sarà un corteo, ma, a partire dalle 10.30, i lavoratori del commercio si ritroveranno in piazza Strozzi e offriranno dolci, bibite e sottofondo musicale a tutti i passanti, «per scusarsi dei disagi che si verificheranno nella grande distribuzione».

                                                            IL COMIZIO conclusivo è affidato al segretario nazionale Filcams Ivano Corraini.

                                                            venerdì 21 dicembre 2007

                                                              Pistoia
                                                              Pagina XXI Montecatini

                                                              NATALE L’AGITAZIONE PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DI LAVORO

                                                                Shopping a rischio nel weekend
                                                                per lo sciopero
                                                                indetto nel commercio

                                                                  I SINDACATI «Ricatti e pressioni dei negozianti per impedire la protesta»

                                                                    PARTONO da oggi due giorni di sciopero dei dipendenti delle attività commerciali della Valdinievole e di tutto il territorio nazionale. La protesta inizia con gli addetti che lavorano cinque giorni alla settimana, mentre domani riguarderà quelli utilizzati per sei. L’astensione riguarderà l’intero turno.

                                                                      «LO SCIOPERO — spiegano in un comunicato congiunto le segreterie provinciali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uil-Tucs — è stato indetto a causa della totale assenza di dialogo con i datori di lavoro, i quali, anziché sedersi al tavolo di trattativa, effettuano esternazioni sulla stampa. E’ evidente la loro intenzione di avere mano libera sui tempi di vita e di lavoro delle donne e uomini che lavorano nel commercio, ovvero vieni a lavorare quando c’è bisogno. In gioco non ci sono solo i soldi, c’è ben altro: il contratto collettivo nazionale di lavoro che oggi definisce diritti e tutele per tutti i lavoratori dalle piccole alle grandi imprese e forse è questo ciò che si vuole smantellare».

                                                                        «GIÀ IL 17 NOVEMBRE i lavoratori — concludono i sindacati — sono stati costretti alla mobilitazione e nonostante alcune aziende abbiano effettuato ricatti, pressioni e minacce sui singoli lavoratori, pressioni, ricatti, mobbing, in particolare sui giovani, minacciandoli «se avessero scioperato», di messa in mobilità, di non passare mai i part time a tempo pieno e altre nefandezze. In tutta Italia si sono tenuti presidi che hanno visto una grande partecipazione dei lavoratori e, per la prima volta, di tanti giovani».

                                                                        venerdì 21 dicembre 2007

                                                                          Pagina 25 – Umbria/Economia & finanza

                                                                          Via allo sciopero
                                                                          Shopping «ko»
                                                                          Commercio in tilt per la mobilitazione

                                                                            di SILVIA ANGELICI

                                                                            PERUGIA

                                                                            LO SHOPPING natalizio rischia di essere bloccato dallo sciopero del commercio, che ha deciso di incrociare le braccia da oggi fino a domani. Ad alzare la voce contro le associazioni datoriali, Cgil, Cisl e Uil per il rinnovo dei contratti di lavoro. La protesta del comparto, a Perugia, sarà accompagnata anche da una manifestazione che culminerà sotto la sede di Confcommercio di via Settevalli, mentre domani i sindacati invitano i consumatori a «stoppare i carrelli», per dare un segnale di solidarietà agli occupati del terziario. Lo sciopero annunciato nei giorni scorsi dunque non è stato revocato. A dichiararlo il segretario territoriale della Fisascat Cisl di Perugia Valerio Natili all’indomani dell’intervento del presidente regionale Confcommercio Antonio Giorgetti «La disponibilità a riprendere le trattative – ha commentato Natili — la Confcommercio poteva manifestarla in tempi più adeguati e non a ridosso dello sciopero. In questo modo, le dichiarazioni appaiono finalizzate a salvare il salvabile e l’apparenza, non sembra una vera volontà di affrontare la trattativa per la ripresa del confronto. Riteniamo la posizione di Confcommercio provocatoria e inaccettabile in quanto, a nostro avviso, l’attuale contratto prevede un’ampia gamma di strumenti in grado di recepire le specificità del settore. Le richieste economiche avanzate dal sindacato sono in linea con gli altri rinnovi contrattuali e, certamente, tutt’altro che esose. Il rinnovo contrattuale, fermo ormai da più di un anno, diviene sempre più una necessità soprattutto se si pensa che la categoria è poco contrattualizzata in modo decentrato, sia a livello territoriale che aziendale». Stop al carrello”, interrompendo gli acquisti natalizi per un giorno per dare un forte segnale di solidarietà a tutti i lavoratori del terziario.

                                                                              «ACCOGLIAMO con stupore le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Antonio Giorgetti, presidente di Confcommercio Umbria — replica Ivo Banella, segretario generale della Filcams-Cgil regionale — Giorgetti parla della disponibilità della sua organizzazione al confronto, definendo inopportuno lo sciopero. Nei fatti questa disponibilità non si è mai concretizzata, per cui la protesta è non solo opportuna ma anche necessaria. Basti ricordare che da anni sul tavolo della Confcommercio di Perugia c’è la piattaforma presentata dai sindacati per il contratto integrativo, sulla quale non abbiamo avuto alcuna risposta. Per questo — conclude il segretario Filcams — l’inaffidabilità della nostra controparte impone la lotta e la mobilitazione dei lavoratori». In questi due giorni è in programma anche lo sciopero dei dipendenti delle farmacie private contro la posizione di Federfarma che impedisce la riapertura del tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro.

                                                                              venerdì 21 dicembre 2007

                                                                                Pagina 15 – Cronaca

                                                                                Salta la trasferta a Padova

                                                                                  Commercio, corteo «vietato»

                                                                                    I sindacati contro Zanonato. Sciopero confermato

                                                                                      BELLUNO. I dipendenti del commercio in sciopero sia oggi (per quel che riguarda i magazzini e gli ingrossi che lavorano su cinque giorni) e domani per il commercio al dettaglio. Ma a protestare sono anche i loro sindacati di categoria a gran voce: il sindaco di Padova ha infatti dato parere negativo definitivo alla manifestazione che era stata programmata per domani mattina nella città del Santo e che avrebbe visto sfilare i lavoratori del settore di tutta la regione.

                                                                                        Lo sciopero dello shopping di domani resta tutto, dicono anche Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil provinciali: «purtroppo non possiamo andare a Padova a manifestare considerato che il sindaco non ha dato il suo assenso. Non si capisce perchè: una prima manifestazione, seppure per le vie meno centrali del comune, era stata pur data. Ora invece il dietrofront» commenta sconsolato Renato Candeago, segretario della Uiltucs Uil provinciale «Purtroppo non ci ha dato i permessi per fare la manifestazione: il sindaco ci ha messo i bastoni fra le ruote e forse ha paura per i negozianti. Ma questo va a discapito dei lavoratori. Andavamo in buon numero anche dalla provincia di Belluno: tanti andavano in treno, qualcuno in macchina: ora il problema è riprendere le persone dicendo che non si fa la manifestazione. Resta però lo sciopero».

                                                                                        Tuonano i sindacati regionali che non hanno digerito proprio la decisione di Zanonato: «Il sindaco di Padova, centro sinistra, ha vietato la manifestazione regionale delle lavoratrici dei negozi e dei supermercati nell’ambito del rinnovo del contratto nazinoale di lavoro. Le motivazioni» si scrive nella nota diffusa ieri «sono la concomitanza “dei mercati natalizi e l’impossibilità a garantire un adeguato servizio di vigilanza”. Abbiamo perfino modificato il percorso per non disturbare alcun mercato» dicono le categorie «è un percorso che non disturba minimamente la giornata di “acquisti natalizi” da parte dei consumatori».

                                                                                        Giustificazioni «pretestuose» secondo i sindacati, quelle del sindaco patavino: «è inaudito che un sindaco di centro sinistra vieti una manifestazione sindacale confederale pacifica e ordinata. La verità è che si è dimostrato più sensibile alle richieste delle grandi imprese commerciali di non dare visibilità ai loro dipendenti piuttosto che essere vicini alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici di un settore in forte precarietà». Domani comunque settore a braccia incrociate.

                                                                                        venerdì 21 dicembre 2007

                                                                                          Pagina 21 – Cronaca

                                                                                            Sciopero del commercio, piazza negata

                                                                                              Zanonato boccia il corteo regionale per tutelare gli acquisti natalizi in centro
                                                                                              Ivana Veronese (Uil): «La giunta ha scritto la pagina più nera»

                                                                                                Colpo di scena nella programmazione dello sciopero del commercio, indetto per domani da Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil ed Uiltucs-Uil, con manifestazione regionale in città, alla quale avrebbero partecipato duemila lavoratori tra commesse, cassiere e magazzinieri, con pullman già prenotati da Verona e Venezia e con biglietti cumulativi del treno già acquistati da Treviso. Il Comune ha negato la piazza perché prevede l’assalto al centro da parte di migliaia di consumatori. Il sindaco non ritiene opportuno organizzare un corteo in centro pochi giorni prima di Natale.

                                                                                                «In moltissime occasioni abbiamo dato parere positivo alle richieste di tenere in città manifestazioni regionali dei sindacati e ci siano assunti la responsabilità, insieme alla Prefettura e alla Questura, di garantire lo svolgersi di iniziative sempre pacifiche e molto partecipate. Stavolta però siamo costretti a dare parere negativo perché domani tutte le nostre risorse sono impegnate a far funzionare la città in una giornata così particolare, a soli tre giorni prima di Natale» sostiene Flavio Zanonato.

                                                                                                Immediata risposta dei sindacati di categoria. «Sono strabiliato-dice Riccardo Camporese, segretario regionale della Fisascat-Cisl. – Un primo cittadino di sinistra nega la piazza a lavoratori in sciopero. Il portavoce del Gabinetto ci ha comunicato che addirittura non ci sarebbero vigili per scortare il corteo dei manifestanti. Roba da non credere. Eppure la Questura ci aveva già concesso l’autorizzazione. Occorreva solo il parere positivo del sindaco. Non avremmo provocato intralci al traffico perchè avremmo percorso solo via del Santo ed il breve tratto di via San Francesco sino a Piazza Antenore». Più duro il commento di Ivana Veronese. «Ieri la Giunta di centro sinistra ha scritto una delle pagine più nere della sua amministrazione – dice la segretaria regionale di Uiltucs-. In pratica si è alleata con le aziende della grande distribuzione, contro le quali stiamo scioperando. Di conseguenza il corteo regionale è sospeso». Anche l’assessore alla casa si schiera con i sindacati. «Zanonato deve rivedere la sua posizione -sostiene Daniela Ruffini, a nome di Rifondazione-. Lo sciopero ed il corteo sono importanti per i lavoratori del commercio, senza contratto e con stipendi da fame».

                                                                                                Intanto le proprietà del comparto stanno facendo di tutto per scongiurare la mobilitazione. Nei supermercati Billa sono stati erogati ai dipendenti 250 euro per la spesa natalizia, da effettuare nei punti vendita del gruppo austriaco. Anche nei supermercati Sma (Gruppo Auchan) è già stata comunicata alle lavoratrici la concessione di 45 euro come anticipo sul rinnovo del contratto. Lo sciopero è rivolto solo contro la Confcommercio e non contro la Confesercenti e la Lega delle Coooperative. «Questo sciopero è necessario – sottolinea Rocco Campa, segretario della Filcams-Cgil-. Il contratto nazionale è scaduto da un anno. Chiediamo appena 78 euro di aumento, mentre la controparte non ci offre neanche un centesimo. Anzi insiste con gli enti pubblici per ottenere più flessibilità e più aperture domenicali. Le addette ai lavori hanno stipendi troppo bassi. Ad esempio, dopo trent’anni, con un contratto di 28 ore settimanali, si portano a casa appena 900 euro. Chi lavora a tempo pieno, dopo tanti anni di lavoro, guadagna sulle 1.100 euro. I neo-assunti, poi, prendono ancora meno. Nel Veneto i lavoratori interessati allo sciopero sono 250.000, dei quali 60.000 a Venezia, 50.000 a Padova e 40.000 a Treviso».ù

                                                                                                E la Veronese fa anche un appello ai consumatori. «Cittadini, sabato non fate la spesa. Collaborate con la nostra lotta». L’Ascom invita invece «ad abbandonare le contrapposizioni per far fronte comune tra imprese e sindacati ai fine di defiscalizzare sia gli straordinari che gli aumenti che arriveranno dal nuovo contratto».

                                                                                                (Felice Paduano)

                                                                                                venerdì 21 dicembre 2007

                                                                                                  Pagina IV – Bologna

                                                                                                    LA VERTENZA

                                                                                                    Oggi e domani sciopero con due presidi. Alle 15 fiaccolata da piazza Ravegnana

                                                                                                    E i commessi sfilano davanti al presepe

                                                                                                      STEFANIA PARMEGGIANI

                                                                                                      IL presepe di Ascom oggi potrebbe ricevere una visita piuttosto insolita. Quella dei lavoratori del settore del commercio, in "pellegrinaggio" per il rinnovo del contratto nazionale del lavoro. «Per fare Natale non è sufficiente allestire un presepe», sostengono i rappresentanti provinciali dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil annunciando l´adesione dei lavoratori del terziario bolognesi alla due giorni di sciopero nazionale. Braccia incrociate oggi e domani, proprio nei giorni caldi per lo shopping natalizio, con due presidi.

                                                                                                      I lavoratori di negozi e supermercati con la settimana corta si riuniranno alle 15 di oggi pomeriggio sotto le Due Torri, in piazza Ravegnana. Da qui partirà una fiaccolata alla volta di Ascom in Strada Maggiore, dove tre giorni fa è stato inaugurato il presepe.

                                                                                                      Domani, invece, il presidio si sposterà di fronte all´Esselunga di viale Lenin. «Una scelta non casuale – spiegano i sindacati – visto che proprio Esselunga è fautrice della linea dura all´interno di Federdistribuzione».

                                                                                                      I sindacati, che replicano la mobilitazione andata in scena lo scorso 15 novembre, invieranno lettere di diffida alle aziende e alle agenzie per impedire che il personale in sciopero venga sostituito con lavoratori interinali. In ballo non ci sono solo questioni economiche, ma anche legate alla flessibilità del lavoro: «E´ evidente l´intenzione di Confcommercio – si legge nel volantino dei sindacati – di avere le mani libere sui tempi di vita e di lavoro delle donne e degli uomini che sono impiegati nel commercio, ovvero vieni quando c´è bisogno, oggi puoi lavorare dieci ore e domani quattro, poi si vede di volta in volta». Una flessibilità resa impossibile dal contratto collettivo nazionale del lavoro, «che oggi definisce diritti e tutele per tutti i lavoratori, dalle piccole alle grandi imprese. Forse è questo che Confcommercio vuole smantellare». Ed è per questo che i lavoratori scenderanno in piazza, faranno presidi e fiaccolate ammettendo che per loro «non sarà un bel Natale».

                                                                                                      venerdì 21 dicembre 2007

                                                                                                        Pagina V – Genova

                                                                                                          A rischio il rito degli acquisti più attesi dell´anno. Cgil, Cisl e Uil portano l´attacco al cuore del mercato con un corteo in centro

                                                                                                            I pasdaran dell´albero di Natale

                                                                                                              Commercio in sciopero nel sabato d´oro della corsa ai regali

                                                                                                                RAFFAELE NIRI

                                                                                                                  Portare l´attacco al cuore del mercato. L´appello è pesante: domani, sabato 22 dicembre, rinunciate a fare acquisti. «I Supermercati, gli ipermercati, i negozi nei quali andate a fare la spesa, vorrebbero pagare sempre meno i lavoratori, li vorrebbero sempre più flessibili: aiutateci, boicottandoli almeno un giorno». E pazienza se quel giorno cade a 72 ore da Natale: «Per le donne e per gli uomini che incontrate nei negozi alle casse, in mezzo alle corsie o che stanno allestendo gli scaffali non sarà un bel Natale, perché sono costretti a scioperare». L´appello al boicottaggio non viene da un gruppetto di luddisti: è firmato Cgil, Cisl e Uil. E sono gli stessi sindacati ad annunciare che – se i dipendenti del commercio risponderanno alla mobilitazione, come già era avvenuto il 17 novembre – per domattina organizzeranno un corteo in via XX Settembre, proprio nei momenti-chiave dello shopping.

                                                                                                                  Una specie di Via Crucis del commercio, con tappe nei santuari degli acquisti, per volantinare e chiedere la solidarietà dei consumatori: Upim, Standa, Fnac, Coin, Mondadori, Feltrinelli, Rinascente. Racconta Luca Maestripieri, segretario Fisascat-Cisl: «Siamo al secondo sciopero in un mese e non per chiudere domattina, semplicemente per riuscire a sederci al tavolo delle trattative. E´ evidente che scioperare il 22 dicembre è una provocazione, un attacco al cuore dello shopping: ma solo se riusciremo realmente a danneggiare le aziende, a mandare in tilt le casse o interi reparti, avremo raggiunto il nostro scopo. Che è, molto semplicemente, ottenere l´apertura delle trattative».

                                                                                                                  Due le ragioni principali dello sciopero: il contratto del commercio è scaduto da undici mesi e i lavoratori chiedono un aumento salariale di 78 euro in due anni, semplicemente per recuperare il potere d´acquisto.

                                                                                                                  «Chiediamo anche più diritti per i ragazzi e le ragazze che hanno contratti a termine o che lavorano a part-time e per gli apprendisti – spiega Claudio Croci della segreteria Filcams Cgil – Vogliamo ridurre la precarietà e dare un futuro ai giovani. Purtroppo è proprio grazie ai precari, sbattuti alle casse per rimpiazzare chi sciopera, che non riusciremo a far chiudere i negozi. La volta scorsa, mentre interi reparti venivano chiusi, come alla Standa, grandi strutture come Ikea o Castorama si sono "salvate" proprio obbligando i trimestrali a far lavori non di loro competenza oppure facendo presidiare le casse dai dirigenti».

                                                                                                                  E, se la volta scorsa forti adesioni erano state registrate soprattutto nelle grandi strutture (Ikea, Castorana, Coin, Rinascente, Standa, Feltrinelli, Upim, Acquario), domani, secondo il sindacato, potrebbe andare anche meglio. L´appuntamento è per le dieci in via Cesarea, angolo via XX Settembre, per una grande manifestazione prima sotto la sede dell´Ascom (che a differenza di Confesercenti e centrali cooperative è la più dura contro l´apertura delle trattative) e poi davanti ai punti dello shopping.

                                                                                                                  «Certo, la struttura del commercio a Genova vede moltissimi punti vendita a conduzione familiare – spiega Croci – ed è difficile che, alla vigilia di Natale, ci sia da parte loro una forte adesione allo sciopero. Al contrario pensiamo che, nelle strutture più grandi, la risposta possa essere adeguata».

                                                                                                                  In sostanza, difficilmente i grandi negozi domani chiuderanno. Ma è probabile che la situazione, già caotica per il sabato pre-natalizio, possa peggiorare. Se poi si aggiungerà il corteo mattutino, facile prevedere il tilt attorno a mezzogiorno.

                                                                                                                  venerdì 21 dicembre 2007

                                                                                                                  Pagina V – Torino

                                                                                                                    I sindacati: "Il nostro contratto è scaduto da 11 mesi, aiutateci rinunciando a fare la spesa"

                                                                                                                    Shopping natalizio a rischio

                                                                                                                      Oggi e domani si fermano gli addetti del commercio

                                                                                                                        Le tre sigle: "Abbiamo chiesto 78 euro in più e di ridurre il ricorso al lavoro precario" Coppa (Ascom): "Sui salari siamo disponibili ma in cambio vogliamo più produttività"

                                                                                                                          MILENA VERCELLINO
                                                                                                                          Natale di lotta per i lavoratori del commercio: questo fine settimana i consumatori persi nel caos dell´ultima corsa al regalo s´imbatteranno uno stop dei carrelli lungo due giorni, proclamato a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto nazionale. Si comincia oggi, un po´ in sordina, con le braccia incrociate dei lavoratori con turni di cinque giorni; ma il clou della mobilitazione si toccherà domani, con lo sciopero di coloro che lavorano su sei giorni. E nella due giorni del blocco delle casse, davanti ai negozi ed ai principali ipermercati, dal Carrefour di Grugliasco all´Ikea, dal Bennet di San Paolo al Panorama di Settimo, i dipendenti distribuiranno volantini di "avviso ai consumatori" in cui si chiederà di mostrare la propria solidarietà non facendo la spesa. Il contratto è scaduto il 31 dicembre 2006, e ad oggi, dice Elena Ferro di Filcams-Cgil «Un vero incontro per aprire la trattativa non c´è stato». E, aggiunge, se con Confesercenti, che ha mostrato una parziale apertura, si sono calmate le acque, con Confcommercio, che riunisce il 70-80% dei lavoratori del settore, non c´è alcun segnale di disgelo.

                                                                                                                          Additata dall´indice accusatore dei sindacati è soprattutto la grande distribuzione: «Chi tira le fila sono Esselunga, Standa, Billa, ma anche Carrefour, Panorama, Gs», dice Ferro. La precedente giornata di protesta dei lavoratori del commercio, il 17 novembre, aveva visto un´adesione allo sciopero con punte dell´80% secondo i sindacati, ma per Confcommercio non aveva superato la sparuta soglia del 7%. Era comunque finita con un metaforico lancio di piatti: «Lo sciopero è stato caratterizzato da ricatti e minacce da parte di alcune aziende che hanno fatto sui singoli lavoratori pressioni e mobbing».

                                                                                                                          La piattaforma di rivendicazioni, presentata un anno e due mesi fa, è a tutto tondo: innanzitutto, l´adeguamento salariale: « «Chiediamo 78 euro in più: da un anno siamo fermi», dice Ferro. E poi «L´estensione dell´assistenza sanitaria integrativa agli apprendisti». Un altro pugno sul tavolo è poi battuto dai sindacati riguardo al dilagare dei contratti part time: «Nel nostro settore sono il 70-75%, chiediamo un loro consolidamento con l´aumento delle ore contrattuali: se lo straordinario viene fatto tutto l´anno, vuol dire che è strutturale». E poi, il limbo dei contratti atipici e a termine: «Vogliamo che col tempo, per un lavoratore che entra a tempo determinato, si aprano ipotesi di stabilizzazione».

                                                                                                                          L´Ascom, intanto, punta i piedi e si prepara a far sentire le proprie ragioni ad un tavolo convocato per il 15 gennaio. Sui 78 euro di aumento c´è una parziale apertura: «Sui salari c´è disponibilità, ma a fronte agli aumenti dovrà essere dato maggior rilievo a criteri di merito e produttività, che non possono essere disgiunti dal tema dei salari e che saranno decisi al tavolo di gennaio», dice Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom. Che ribadisce anche che la flessibilità è una caratteristica strutturale del settore. «Il commercio in questi anni ha dato occupazione, ma questa si deve basare sui ritmi che gli sono tipici», aggiunge. I sindacati, però, scuotono la testa: «La flessibilità organizzativa non può non essere regolamentata, o decisa solo da una parte. Non siamo contro la flessibilità, ma questa va governata», dice Bruno Cordiano di Fisascat-Cisl. Si farà il bis il 26 gennaio, con altre 8 ore di stop del carrello.

                                                                                                                          venerdì 21 dicembre 2007

                                                                                                                          Pagina 13 -Economia & Lavoro

                                                                                                                            COMMERCIO

                                                                                                                            Giorno di lotta nei grandi magazzini: per il rinnovo del contratto, per i diritti e per difendersi dalla flessibilità che è già a tutto campo

                                                                                                                              La commessa in sciopero:
                                                                                                                              «Vogliono prenderti anche la vita»

                                                                                                                              di Oreste Pivetta

                                                                                                                              «Non c’è nulla da sapere…». Beh, non è tutto scritto nei romanzi e neppure si vede nelle fiction. La commessa è al nostro fianco giorno per giorno, ma non ne sappiamo nulla. Quanto guadagna ad esempio una commessa della Rinascente, che immaginiamo una privilegiata rispetto a una cassiera dell’Esselunga? Milleduecento euro al mese, dopo venti o venticinque anni di anzianità. Senza divisa, senza neppure il privilegio di una vestaglietta per farsi riconoscere e per esaltare il senso di appartenenza. Ci dicono: «Vorrebbero che ci vestissimo di nero, perchè fa trendy. E possibilmente che acquistassimo abiti neri in vendita alla Rinascente. Ma non ci rimborsano una lira». La reazione sarebbe: ma ciascuno si vesta come vuole, se pretendono qualcosa paghino. Non pagano, ma la maggioranza si adegua. La geografia dei contratti è più complicata della mappa dei fiumi e dei laghi in Canadà. Tra full time e part time, tempo determinato e tempo indeterminato, interinali e non so che cosa, vecchi di carriera e giovani di primo impiego. Ci aiutano due delegate sindacali, Salvina Comis e Lina Vastola. Una lavora alla Rinascente di piazza del Duomo, a Milano, il cuore del business, il grande magazzino benedetto da Gabriele D’Annunzio, la nuova frontiera del lusso lombardo (che pare non abbia premiato quest’anno gli investitori), la seconda nella “succursale” di viale Certosa, pretese ridimensionate dalla location sulla linea della circonvallazione, la più popolare e la più frequentata da extracomunitari di ogni paese.

                                                                                                                              In piazza del Duomo, arrivati i nuovi padroni (Pirelli Re di Tronchetti Provera, Deutsche Bank, Famiglia Borletti, erede del senatore Borletti che nel 1917 rilevò i magazzini fondati nel 1865 dai fratelli Bocconi), è cambiato tutto: l’immagine è affidata ai brand più ricchi che si gestiscono gli spazi di vendita, da Valentino a Givency a Estée Lauder, ciascuno con i propri venditori, ciascuno con i propri contratti. Alla Rinascente rimangono altri spazi, per i suoi marchi. I prezzi sono più bassi, non troppo, per non dare nell’occhio, per non scadere troppo dalla fascia alta alla fascia media: «Per quanto di buona qualità, non si può vendere in piazza del Duomo una camicia a venti euro. Mortificherebbe l’immagine».

                                                                                                                              Oggi non sarà la prima volta di uno sciopero con tanto di manifestazione e presidi alla vigilia delle feste. Dice però dell’asprezza dello scontro per un contratto che giace da un anno e anche di quanto sia difficile dare pubblicità alla vertenza. Chi ci fa caso? «È già capitato di presidiare gli ingressi della Rinascente sotto Natale e di vedere clienti che entravano e neppure si degnavano di accettare i nostri volantini». Lina Vastola ricorda il giorno della pizza. Pizza a tutti in cambio di un po’ d’attenzione. Invece niente. «Non siamo i padroncini dei tir, che bloccano la strada. Troppo divisi contrattualmente, troppo esposti ai ricatti, troppi contratti a termine che non si sa mai se verranno rinnovati».

                                                                                                                              Questi sono stati giorni di assemblee alla Rinascente. Partecipazione? «Sì, bisogna dividerci per turni. Non c’è il tempo per l’asseblea di tutti». Le prospettive? «Confcommercio – racconta Salvina Comis – si risiede al tavolo. Ad alcune condizioni: più flessibilità negli orari, mettere mano alla morbilità. Vogliono gestire la tua vita». Gli orari sono già tra i più flessibili, con i contratti per i nuovi assunti che ormai prevedono la domenica “ordinaria”, con un premio del 30 per cento in più e basta. Orari che vanno dalle nove del mattino alle quindici (primo turno) e dalle quindici alle ventuno (tranne alcuni periodi di punta, quando si va alle ventidue). Metter mano alla morbilità, secondo Confcommercio, significherebbe che i primi tre giorni di malattia non sono pagati e che la malattia si paga dal quarto giorno in avanti. Un mal di denti di due giorni non vale nulla: tutto gratis.

                                                                                                                              C’è una malattia professionale dentro i grandi magazzini? Lo stress mi rispondono. Credevo qualcosa che avesse a che fare con il rimanere in piedi tante ore di fila, i muscoli , i tendini, la colonna vertebrale. Invece lo stress. Ogni giorno in media alla Rinascente di piazza del Duomo entrano venticinquemila persone, nei week end natalizi si arriva a settanta e ottantamila. Visitatori, solo una parte compra: ma è una marea, un fiume che sommerge per sei ore di fila sei o sette giorni alla settimana. L’unica pausa, la pausa pranzo, è di mezz’ora: «Dal primo gennaio – ci dice Salvina Comis – ci toglieranno la mensa. Probabilmente saremo convenzionati con qualche mensa qui attorno: ma in mezz’ora come si fa». In viale Certosa (dove sono in sessanta) hanno il microonde e una saletta: possono riscaldarsi il panino che si portano da casa.

                                                                                                                              «Comunque sarebbe un bellissimo lavoro – dice Lina Vastola – il guaio è che tagliano e tagliano, siamo sempre meno, tra cassa, telefoni e clienti: non possiamo dar retta a tutti. Il rapporto con il pubblico si è rovinato».

                                                                                                                              giovedì 20 dicembre 2007

                                                                                                                              Pagina 11- Cronaca

                                                                                                                                La protesta non interesserà i lavoratori di Coop Estense

                                                                                                                                  Due giorni di sciopero
                                                                                                                                  per il commercio privato

                                                                                                                                    I sindacati hanno confermato per domani e dopodomani lo sciopero del commercio privato e dei farmacisti. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno invitato i lavoratori ad una massiccia adesione e chiedono alla cittadinanza il sacrificio di astenersi dagli acquisti nella giornata di sciopero, in solidarietà con i circa due milioni di lavoratori in attesa del rinnovo del contratto nazionale scaduto da quasi un anno.

                                                                                                                                    Domani si fermeranno i lavoratori delle aziende che operano su cinque giorni lavorativi e sabato i lavoratori delle aziende del commercio che operano su sei giorni lavorativi. Il 21 dicembre si fermeranno anche i lavoratori delle farmacie private nel tentativo di negoziare un contratto dignitoso.

                                                                                                                                    «Stiamo tornando indietro di vent’anni – dicono dai sidacati – proprio in un settore globalmente in grande espansione economica ed occupazionale. Con i nostri contratti chiediamo di tutelare sempre di più i lavoratori, le donne e i giovani che chiedono un lavoro migliore». Lo sciopero non interesserà i lavoratori Coop considerato che proseguono le trattative per il rinnovo del contratto.

                                                                                                                                    giovedì 20 dicembre 2007

                                                                                                                                    Pagina 12 – Cronaca

                                                                                                                                      I dipendenti delle Coop hanno trovato l’accordo, ma per gli altri del settore le trattative sono in alto mare

                                                                                                                                        Lo shopping di Natale è «a rischio»

                                                                                                                                          Domani e sabato sciopero del commercio, problemi per alcuni iper

                                                                                                                                            Si preannuncia un week-end di shopping natalizio con negozi o supermercati senza personale e quindi in difficoltà a tenere aperto a causa dello sciopero proclamato per il rinnovo del contratto dai sindacati di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil.

                                                                                                                                            La decisione di scendere in sciopero arriva a 11 mesi dalla scadenza di un contratto non rinnovato e con Confcommercio che non ne vuol sapere. Gli unici a non risentire di questo problema saranno i dipendenti delle Cooperative che proprio in queste ore hanno rinnovato giungendo ad un’ipotesi di accordo che prevede un aumento di 50 euro mensili a partire dal 1º gennaio. Dunque i punti di rivendita Coop saranno regolamente aperti, a rischio invece i supermercati Leclerc, Panorama, Esselunga, Obi oltre che gran parte del piccolo commercio.

                                                                                                                                            Per questi lavoratori, infatti, la partita è ancora tutta da giocare. «Nel mese di ottobre, con gesto inedito quanto arrogante, – spiegano i sindacati – Confcommercio si è resa responsabile di una rottura della trattativa, con l’incredibile motivazione della sottoscrizione da parte di Cgil, Cisl e Uil del Protocollo sul Welfare. Ad oggi le trattative non sono ancora riprese, e ad una prima giornata di sciopero effettuata il 17 novembre, da domani replichiamo con sciopero sabato e venerdì per chi opera su cinque giornate.

                                                                                                                                            «Questi sono giorni di forti guadagni per le piccole e grandi aziende del commercio. Ciò tende ancor più intollerabili il fatto che ormai da un anno i lavoratori e le lavoratrici siano in attesa di un contratto». Per l’occasione è previsto anche un presidio domani dalle 8.30 alle 10.30 davanti alla sede Confcommercio in via Begarelli.