Category Archives: CCNL Commercio 2003



sezione: ITALIA-LAVORO
data: 2004-07-09 – pag: 20
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COMMERCIO
Siglato anche con Confesercenti il nuovo contratto collettivo
• Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno siglato anche con Confesercenti il nuovo contratto nazionale collettivo.
Lo rende noto un comunicato unitario in cui si precisa che, dopo le firme con Confcommercio e con le associazioni cooperative, si chiude la tornata dei rinnovi contrattuali del commercio e del terziario.
Il contratto stabilisce 125 euro di aumento salariale a regime per il periodo 2003-2006 a cui vanno aggiunti i 14,46 euro erogati a gennaio 2003. In busta paga gli aumenti sono scaglionati con 35 euro questo mese, 37 euro da dicembre di quest’anno, 23 euro da luglio 2005, 30 euro da settembre 2006.
L’una tantum di 400 euro è pagata con 250 euro questo mese e con 150 euro a gennaio 2005.
Il contratto prevede inoltre una serie di norme per la parte non economica, migliora il trattamento malattia, e definisce le regole per i contratti d’inserimento e quelli part time, oltre ad introdurre l’assistenza integrativa sanitaria per tutti.


   




MERCOLEDÌ, 07 LUGLIO 2004
 
Pagina 30 – Cronaca
 
L’AUMENTO IN DUE FASI
 
Commercio, firmato il nuovo contratto

La notte del 1 luglio le Organizzazioni Sindacali e la Confcommercio hanno firmato il nuovo contratto nazionale che andrà a regolamentare il settore del commercio.
La trattativa ha avuto una brusca ripresa impressagli dal presidente Billè, che nonostante l’irresponsabile pretesa del ministro Maroni, di inserire le vessatorie norne della legge 30, ha ritenuto che tutto dovesse avere fimalmente termine.
Il risultato: un aumento salariale di 125 euro riferito al 4.o livello, oltre ad un’erogazione una-tantum di 400 euro (250 nella busta paga di luglio e 150 a gennaio 2005).
Dal punto di vista della normativa del lavoro, risulta essere riconfermato l’impianto complessivo, precedentemente concordato.




   




MARTEDÌ, 06 LUGLIO 2004
 
Pagina 4 – Pisa
 
Commercio, soddisfazione per il contratto
 
I sindacati illustrano i dettagli dell’accordo, e puntano il dito sulla sicurezza

PISA. La notizia giunta all’ultimo momento, della firma del nuovo contratto del commercio, ha trasformato quelli che dovevano essere due giorni di dura lotta (una serrata nel settore era prevista per ieri e oggi), in giornate di grande soddisfazione.

Un evento, in un certo qual modo insperato, dopo ben diciotto mesi di continue trattative condotte nelle sedi nazionali tra le rappresentative sindacali di categoria con le varie associazioni imprenditoriali, soprattutto la Confcommercio che puntava i piedi per introdurre alcune modifiche alla riforma del lavoro, tese a liberalizzare ancor più lo strumento del par time.


Una soddisfazione espressa anche dai vertici sindacali locali (che nella nostra provincia rappresentano oltre 10mila lavoratori del settore), riuniti ieri mattina presso la Camera del Lavoro, per fornire tutti i dettagli del nuovo contratto. Presenziavano, Michele Orsi e Paolo Baldereschi della Filcams-Cgil, Paolo Greco della Pisascat-Cisl ed Armando Melandri della Uiltucs-Uil.


L’accordo per il nuovo contratto che in Italia interessa oltre un milione e mezzo di lavoratori, prevede un aumento medio a regime, per il periodo 2003-2006, di 125 euro, oltre ai 14 già erogati in busta paga e oltre a 8,50 euro per l’assistenza integrativa. Inoltre è prevista una tantum complessiva di 400 euro. L’aumento sarà erogato in quattro tranche: 35 euro questo mese, 37 euro nel prossimo dicembre, 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006, mentre l’una tantum sarà erogata per 250 euro entro la fine del mese ed i rimanenti 150 euro a gennaio prossimo. Novità anche per i contratti a termine: sarà prevista un’unica causale come enuncia la legge sullam riforma del mercato del lavoro. Sarà previsto un tetto per i contratti a termine che potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro. Sarà inoltre possibile utilizzare i contratti interinali per il 15% della forza lavoro ma il complesso delle due fattispecie non potrà superare il 28% del personale (il precedente tetto era al 23%). Espressa la logica soddisfazione per l’esito positivo della trattativa, i sindacalisti hanno lanciato un allarme sicurezza che, a loro dire, riguarda buona parte dei circa 2500 lavoratori della grande distribuzione. «In questi ultimi anni – afferma Michele Orsi – oltre all’eccessivo carico di lavoro da chi opera nella grande distribuzione, con orari sempre più pesanti, riceviamo quotidianamente segnalazioni inerenti la mancanza del rispetto delle più elementari norme di sicurezza sul lavoro».


D.G.







   





 
LUNEDÌ, 05 LUGLIO 2004
 
Pagina 5
 
Commercio, tutela sindacale garantita a chi ha fatto sciopero il 2 luglio
 
 
 
 

 PISTOIA. I lavoratori del settore “Terziario, distribuzione e servizi” che hanno scioperato nella giornata del 2 luglio scorso godono della completa copertura sindacale. Lo chiariscono gli stessi sindacati.

 «In considerazione – si afferma in un comunicato – dell’avvenuta sottoscrizione a notte fonda dell’ipotesi di accordo del contratto nazionale, con il conseguente annullamento dello sciopero previsto per il 2 e 3 luglio, le segreterie provinciali di Filcams, Fisascat e Uiltucs assicurano che i lavoratori e le lavoratrici che hanno aderito allo sciopero del 2 luglio perché non al corrente della revoca dello stesso, hanno la totale copertura sindacale e, pertanto, non possono in alcun caso essere considerati assenti ingiustificati, così come convenuto durante il confronto con la delegazione della Confcommercio. Qualsiasi atto intimidatorio delle direzioni aziendali nei confronti degli scioperanti dovrà essere immediatamente contrastato e denunciato come attività antisindacale».

 Il nuovo contratto stabilisce 125 euro di aumento salariale a regime per il periodo 2003-2006 a cui vanno aggiunti i 14,46 euro erogati a gennaio 2003. In busta paga gli aumenti sono scaglionati con 35 euro questo mese, 37 euro da dicembre di quest’anno, 23 euro da luglio 2005, 30 euro da settembre 2006. L’una tantum di 400 euro è pagata con 250 euro questo mese e con 150 euro a gennaio 2005. L’aumento così definito, e nei tempi previsti dal protocollo del luglio ’93, è determinato dal recupero del differenziale dell’inflazione per il biennio 2001-2002, recupero dell’inflazione reale 2003 al 2,5% e inflazione attesa per il 2004 pari al 2,3%, verifica entro marzo 2005 dell’andamento del biennio, stima per il biennio 2005-2006 di un tasso annuo del 2%. Il contratto prevede l’informazione preventiva a livello aziendale per appalti, terziarizzazioni, esternalizzazioni, riorganizzazioni, utilizzo lavoro atipici.


L’apprendistato è regolato sulla base della vecchia legge e prevede durate differenziate, da un minimo di 24 a un massimo di 48 mesi, a seconda dei livelli di inquadramento limitato a 48 mesi e la quantità di conferma non deve essere inferiore al 70% per poter stipulare altri contratti in apprendistato. «Si apre ora una fase di verifica sulla congruità di tutte le assunzioni di apprendisti – sottolinea Fabio Capponi, segretario della Filcams-Cgil di Pistoia – avviate al di fuori del dettato contrattuale o degli enti paritetici previsti dagli stessi contratti, fenomeno che si è spesso verificato in questo settore nella nostra provincia, veicolato anche da interpretazioni forzate fatte da talune associazioni di categoria». 

Infine, migliora il trattamento di malattia, passando da 3 a 6 eventi morbosi l’anno, retribuiti al 60%, e viene definito un codice sulle molestie sessuali.







   






sabato 3 luglio 2004


Firmato il contratto di lavoro. Scongiurato in extremis lo sciopero proclamato per oggi
Dipendenti del commercio, più tutele e soldi in busta
Già da questo mese i primi aumenti per 1,5 milioni di persone
Accordo fatto per il un nuovo contratto per i lavoratori del commercio, oltre un milione e mezzo di persone occupate nei negozi, supermercati e in genere nella distribuzione commerciale in tutta Italia. L’intesa, che ha fatto saltare lo sciopero nazionale fissato per oggi, prevede già da questo mese un aumento in busta paga, ma anche nuove regole sulla flessibilità, specie per i contratti a termine e part time.

L’accordo, saltato per due volte proprio quando era in dirittura d’arrivo, arriva a 18 mesi dalla scadenza del vecchio contratto e prevede un aumento salariale di 125 euro oltre ai 14,46 già erogati in busta paga a gennaio 2003 e una somma ”una tantum” di 400 euro. Sui contratti a termine la mediazione raggiunta prevede che siano sostanzialmente liberalizzate le causali (come stabilisce la riforma del mercato del lavoro) ma che sia fissato un tetto (il 28% tra contratti a termine e lavoro interinale). Soddisfatti i sindacati che sottolineano come si sia riusciti a fare un buon contratto «nonostante le tante interferenze», a partire da quella del ministro del Welfare Roberto Maroni (che aveva chiesto di applicare nel contratto le norme della legge Biagi di riforma del mercato del lavoro). Ecco in sintesi cosa prevede l’accordo.


AUMENTI
L’aumento medio a regime per il periodo 2003-2006 sarà di 125 euro, oltre ai 14 già erogati in busta paga a cui vanno aggiunti 8,50 euro a carico delle imprese per l’assistenza integrativa. Gli aumenti saranno erogati in 4 tranche: 35 euro a luglio; 37 euro a dicembre 2004; 23 euro a luglio 2005 e 30 euro a settembre 2006. È prevista anche una «una tantum» di 400 euro: 250 saranno pagati questo mese e 150 a gennaio 2005. A marzo ci sarà una verifica sul primo biennio.

CONTRATTI A TERMINE
Sarà prevista un’unica causale recependo nella sostanza lo spirito della legge di riforma del mercato del lavoro. Sarà però previsto un «tetto» per i contratti a termine che potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (il precedente contratto era il 10%). Oltre a questa sarà possibile utilizzare i contratti interinali per il 15% della forza lavoro ma il complesso delle due fattispecie non potrà superare il 28% del personale (prima era il 23%). Da queste percentuali sono escluse le nuove attività per le quali sarà possibile, almeno il primo anno, utilizzare i contratti a termine senza tetto. Per il secondo anno di attività sarà invece necessario, se si vuole prorogare la deroga al tetto, un accordo con i sindacati. Sono esclusi dal tetto per le assunzioni a termine quelle in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto come quelle in malattia o in maternità.

PART TIME
È stato previsto così come richiesto dai sindacati, «il diritto di priorità» sul passaggio a tempo pieno per i lavoratori già in organico in caso di nuove assunzioni. Il passaggio a part time resta volontario così come è volontario il ricorso al lavoro supplementare.

Le reazioni
«Abbiamo arginato i danni che avrebbe comportato la legge Biagi, ha detto il segretario della Filcams-Cgil Ivano Corraini.
«È un buon accordo – ha aggiunto il numero uno della Fisascat Cisl, Gianni Baratta – ma ora c’è da augurarsi che per il futuro interventi così autorevoli come quello effettuato dal ministero del Welfare vengano fatti per migliorare i diritti di milioni di lavoratori delle piccole aziende, spesso non in regola».
Soddisfatto anche il leader della Uiltucs, Bruno Boco: «È un contratto positivo».








   





Sabato 3 Luglio 2004

Commercio, regole flessibili per i dipendenti

EMANUELE IMPERIALI

Roma. Il rinnovo del contratto del commercio si firma, dopo 18 mesi dalla scadenza del precedente, sul filo di lana ed evitando così lo sciopero già programmato per oggi dei negozi e dei pubblici esercizi, compresi i supermercati. L’intesa prevede un aumento di 125 euro, oltre ai 14,46 già erogati a gennaio e 400 euro di una-tantum. Una buona notizia, dunque, per il settore del terziario, cui fa da contraltare la cattiva notizia della riduzione dei posti di lavoro nelle grandi imprese: ad aprile ne sono stati persi 16mila rispetto allo stesso mese del 2003, con un calo dello 0,9% al lordo della cassa integrazione. Lo ha reso noto ieri l’Istat, precisando che nell’industria la riduzione è stata di circa 23 mila posti (-3%), mentre nei servizi si è registrato un aumento di 7 mila posti (+0,6%).

Ma torniamo al commercio e al nuovo contratto. La vera novità è costituita dalla prima, positiva applicazione delle regole di flessibilità. Per cui questo contratto, che riguarda un milione e mezzo di persone, soprattutto donne, si trasforma in un decisivo banco di prova sulle regole da applicare per l’applicazione della legge Biagi. Cominciando dai contratti a termine, per i quali è previsto un tetto: potranno essere utilizzati per non più del 20% della forza lavoro, mentre in precedenza il tetto era pari al 10%. Un importante risultato in un settore dove i contratti a termine, considerando anche il comparto del turismo, sono circa la metà del totale degli addetti al settore. E dove prevalgono polverizzazione aziendale e precariato lavorativo.

Ma c’è di più. Perché sarà possibile utilizzare anche i contratti interinali, sempre previsti dalla legge Biagi, per il 15% della forza lavoro. Non solo, ma da questi tetti sono escluse le nuove attività, per le quali si potranno utilizzare, almeno il primo anno, i contratti a termine senza limitazioni.

L’altra importante novità in tema di flessibilità riguarda il part-time. Attualmente un terzo dei lavoratori del commercio, soprattutto donne, lavora a tempo parziale. Il nodo dello scontro con i datori di lavoro riguardava soprattutto il fatto che Cgil, Cisl e Uil chiedevano di introdurre una prelazione a favore degli attuali lavoratori part-time, qualora lo volessero, a trasformare il proprio contratto in full-time. E i sindacati l’hanno spuntata. Fermo restando che il passaggio a tempo parziale resta volontario.

Ai quartieri generali dei sindacati del commercio c’è soddisfazione. In particolare alla Fisascat-Cisl, quello maggiormente rappresentativo nel settore che, a differenza della Cgil, non può certo essere imputato di contrarietà politica alla legge Biagi, essendo uno dei firmatari del Patto per l’Italia. Il segretario generale Gianni Baratta difende le scelte fatte e lo giudica un buon accordo. I sindacati hanno unanimemente riconosciuto che il contratto si è potuto chiudere positivamente grazie alla mediazione del presidente della Confcommercio Sergio Billè.

Tornando, infine, ai 16mila posti di lavoro in meno nella grande industria ad aprile, c’è da ricordare che, su base congiunturale, si registra un calo totale dello 0,1% al lordo della Cig e dello 0,3% al netto. Nei primi quattro mesi dell’anno, inoltre, i posti di lavoro si sono ridotti dello 0,9% al lordo della cig e dell’1,2% al netto. Anche nel primo quadrimestre l’industria ha registrato una flessione (-2,9% al lordo e -3,3% al netto) mentre i servizi sono cresciuti (+0,4% al lordo e +0,3% al netto).

L’analisi per settore mostra un calo tendenziale del 5,9% nella produzione di energia elettrica, gas e acqua, del 2,7% nelle attività manifatturiere e dell’1,7% nelle costruzioni. All’interno del settore di servizi, si registrano andamenti prevalentemente positivi, con incrementi tendenziali soprattutto nei comparti del commercio (+4,8%) e degli alberghi e ristoranti (+3,9%).








   




sabato 3 1 luglio 2004

Il commercio riparte dal nuovo contratto

Nella Bergamasca interessa 40 mila addetti in 18 mila imprese. Un anno e mezzo di trattative Soddisfazione tra i sindacati: «È un accordo che accoglie la parte migliore della riforma Biagi»

Una firma attesa da 18 mesi. Arrivata come un colpo di scena dopo diversi abbandoni del tavolo delle trattative, ma che rappresenta, alla fine, un buon risultato per un settore importante come quello del commercio. È stato siglato ieri il rinnovo del contratto del commercio, che interessa in Italia un milione e mezzo di lavoratori dipendenti, nella Bergamasca oltre 40 mila addetti per circa 18 mila imprese.

L’accordo prevede un aumento medio a regime, per il periodo 2003-2006, di 125 euro oltre ai 14 già erogati in busta paga da gennaio e agli 8,50 euro per l’assistenza integrativa. Inoltre è prevista una «una tantum» complessiva di 400 euro. L’aumento economico sarà erogato in quattro tranche: la prima di 35 euro sarà già nella prossima busta paga di luglio; 37 euro da dicembre 2004; 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006, mentre l’una tantum di 400 euro sarà erogata per 250 euro a luglio 2004 e per 150 euro il prossimo gennaio. Una verifica sul primo biennio è prevista per marzo 2005.


L’accordo raggiunto raccoglie commenti positivi tra i sindacati. «Mi sento di esprimere il più sincero ringraziamento alle lavoratrici e ai lavoratori – commenta Roberto Corona, segretario della Fisascat-Cisl di Bergamo – per il sostegno poderoso fornito nel corso delle ultime frenetiche giornate di negoziato. Solo grazie all’impegno di tutti è stato possibile contrastare i reiterati tentativi della controparte, e in particolare delle aziende della grande distribuzione, di impedire la stipula di un contratto che si segnala ancora una volta per aver negoziato, contrattato, limitato le opportunità devastanti che recenti normative di legge avevano introdotto».


Lo stesso vivo entusiasmo è espresso anche da Maurizio Regazzoni della Tucs-Uilper, che definisce l’accordo «una conquista sia dal punto di vista degli aumenti salariali, sia per la tutela dei diritti degli operatori del commercio. Positivo anche il fatto che sia stato previsto il diritto di priorità per il passaggio da part time a tempo pieno per i lavoratori già in organico in caso di nuove assunzioni. Il passaggio a part time resta volontario, così come è volontario il ricorso al lavoro supplementare».


Contento al cinquanta per cento è invece Paolo Agliardi, della Filcams Cgil. «Per quanto riguarda previdenza, part time, contratti a termine – spiega Agliardi – non possiamo nascondere che le ragioni presentate dal sindacato sono state difese. Da un punto di vista economico, l’obiettivo è stato raggiunto con fatica e non soddisfa completamente le nostre richieste. Ora si tratta di affinare l’accordo nei diversi campi del commercio. Certo, per quanto riguarda in particolare i contratti a termine, il nuovo contratto prevede un’unica causale che recepisce nella sostanza lo spirito della legge di riforma del mercato del lavoro. Sarà però previsto un tetto per i contratti a termine che potranno essere utilizzati per il 20 per cento della forza lavoro contro il 10 per cento del precedente contratto».


L’accordo prevede la possibilità di assunzioni con contratti interinali fino a una massimo del 28 per cento del personale, contro il 23 per cento del vecchio contratto.
«L’accordo è positivo per i lavoratori della provincia di Bergamo – osserva Roberto Corona – perché rappresenta una conquista per tutti gli addetti del settore, sia della piccola sia della grande distribuzione. Una conquista in particolare per le piccole imprese commerciali, che vengono avvantaggiate da sgravi fiscali: questo permette ai datori di lavoro, in una fase non particolarmente felice dei consumi, di avere un sostegno e un rilancio degli investimenti».


Per i sindacati, insomma, questo accordo è un «risultato importante che recepisce la lezione migliore della riforma Biagi, perché contiene il riconoscimento da parte delle imprese e dei lavoratori del settore che la flessibilità, anche quella relativa ai rapporti di lavoro, può e deve essere governata, per evitare che essa si traduca in precarietà».


Davide Agazzi







   





 
   



sabato 3 Luglio 2004
CAPITALE/LAVORO



 

Brutta fine per la commercio story
Firmato il contratto: soldi pochini, precarietà tanta.
I sindacati: «Evitato il massacro». Sciopero annullato

MANUELA CARTOSIO


Il rinnovo del contratto del commercio passerà agli annali come una farsa tragica. Centinaia di lavoratori, ignari che, nottetempo, Confcommercio e sindacati avevano firmato il contratto, ieri hanno fatto uno sciopero che non esisteva più. Ora si chiedono chi pagherà loro la giornata. E’ l’epilogo della commedia degli errori inanellati da una trattativa opaca, con scioperi proclamati per non essere fatti, rotture sul filo di lana, firma a sorpresa a tempi supplementari scaduti. Se il contratto fosse buono, si potrebbe chiudere un occhio su queste bizzarrie. Non lo è e la commedia presenta un conto amaro per il milione e mezzo di lavoratori che da 18 mesi aspettavano il rinnovo del contratto. Sbloccato l’accordo con Confcommercio, sono stati siglati in rapida successione contratti fotocopia con le Coop e Confesercenti. Lo sciopero, che oggi doveva riguardare i punti vendita, è stato ovviamente annullato. Filcams, Fisascat e Uiltucs affermano d’aver firmato un accordo «sofferto» ma «largamente positivo», sia sul versante salariale che su quello normativo. «Gli aumenti salariali sono soddisfacenti e sulla parte dei diritti ne abbiamo recuperato alcuni massacrati dalla legge Biagi», sostiene Ivano Corraini, segretario nazionale della Filcams Cgil. Le cose non stanno esattamente così.

L’aumento di 86 euro per il primo biennio «regala» alle aziende quasi 1 punto d’inflazione. A marzo si verificherà se ci saranno scostamenti tra l’inflazione reale e prevista. Formalmente l’accordo del 23 luglio è rispettato, resta da vedere quanto lo sarà nella sostanza. L’aumento per il secondo biennio è di 53 euro, l’ultima tranche entrerà in busta paga solo a settembre del 2006. Troppo diluita nel tempo, oltre che modesta, anche l’una tantum di 400 euro: 150 euro verranno corrisposti a gennaio. Non sono cifre brillanti. Le si poteva accettare «scambiandole» con una tenuta sul mercato del lavoro. E invece su flessibilità e precarietà l’accordo concede parecchio.

Sul part time – dicono i sindacati – confermiamo quanto pattuito nel precedente contratto. Il lavoro «supplementare» (le ore in più rispetto a quelle per cui si è assunti) resta volontario. E chi fa il part time ha «diritto di precedenza» quando l’azienda assume personale full time. Vero. Ma il part time (lo fa il 90% delle cassiere) viene sovvertito cancellando il tetto annuo delle ore «supplementari». Erano 120, secondo la legge Salvi recepita dal precedente contratto. Decaduta la legge, il nuovo contratto non ha confermato il tetto. Questo è il cavallo di Troia che di fatto e ,senza nominarlo, introduce nel commercio il job on call, previsto appunto dalla legge Biagi. Facile prevedere che le aziende assumeranno a part time per meno ore di quanto necessitano. La gente avrà «fame» di ore e metterà tutto il suo tempo a disposizione dell’azienda. Che «chiamerà» in base ai suoi bisogni e con un preavviso di poche ore.

Per i contratti a termine il tetto raddoppia dal 10 al 20% della forza lavoro complessiva. Le «causali» per fare assunzioni a termine «le abbiamo ridotte a una», dice il segretario della Uiltcus Brunetto Boco, senza specificare quale sia. Per il lavoro interinale il tetto sale al 15%. La somma delle due tipologie, che nel precedente contratto non doveva superare il 23%, passa al 28%. Ma, e qui viene il peggio, la soglia non vale nei punti vendita di nuova apertura. Nel primo anno di attività tutto il personale di un supermarket potrà essere assunto a termine. Dopo, la deroga al tetto andrà «contrattata». Questo forse è il colpo più vantaggioso per la grande distribuzione. La Faid non ha rotto per due volte il tavolo per niente. Ha incassato molto di quel che voleva, poi ha concesso che presidente di Confcommercio Billé recitasse la parte del «mediatore». Anche sull’apprendistato si peggiora l’esistente: si potrà essere apprendisti, inquadrati due livelli più in basso, per 48 mesi, una anno in più rispetto a ora. Ma poichè la legge Biagi concede un apprendistato lungo 72 mesi (!), essersi fermati a 48 viene sbandierata come una conquista. Nelle 80 pagine del testo dell’accordo non è mai menzionata la somministrazione di manodopera, altro punto pericolosissimo della legge Biagi. La piattaforma chiedeva fosse vincolata alla contrattazione, il silenzio non è tranquillizzante.

Maurizio Scarpa, segretario della Filcams, anticipa così il giudizio che «Lavoro e società» articolerà più compiutamente nei prossimi giorni: «Questo contratto fa perdere potere d’acquisto ai lavoratori, di fatto estende la precarietà e la flessibilità in un settore dove ce n’è già troppa». La consultazione sull’ipotesi d’accordo (assemblee senza referendum) sarà fatta a settembre. Un gruppo di delegati della Filcams lombarda ha diffuso un appello che critica conduzione ed esito della trattativa. Lo pubblicheremo domani (unaltrocontratto@tiscali.it).






BOCCIATURA DALLA CUB

«Aumenti ridicoli, diritti svenduti». La Cub boccia su tutta la linea il contratto del commercio siglato dai sindacati confederali. Il sindacato di base chiede il referendum sull’accordo e proclama per il 16 luglio uno sciopero. «La parte peggiore dell’accordo riguarda l’aumento indiscriminato della precarietà», afferma la Cub, «in particolare vengono colpiti il lavoratori part time e gli apprendisti». Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno recepito gran parte della Legge Biagi e sono sempre più integrati «nella logica aziendale», dice Walter Montagnoli, della Flaica Cub.

 




sabato 3 luglio 2004

Commercio: niente sciopero, c’è l’accordo

Firmata l’intesa che riguarda 1,8 milioni di lavoratori. Un patto anche sull’introduzione della flessibilità prevista dalla legge Biagi


ROMA – Lo sciopero del commercio non ci sarà. Per un milione e 800 mila lavoratori del settore c’è un nuovo contratto, a 18 mesi dalla scadenza del precedente. L’accordo è arrivato all’alba di ieri dopo due clamorose rotture e, secondo i sindacati, grazie alla mediazione personale offerta dal presidente di Confcommercio, Sergio Billè, che ha proposto «una lieve rimodulazione degli aumenti».

L’incremento medio sarà di 125 euro, oltre ai 14 già erogati in busta paga, in quattro tranche: 35 euro da luglio 2004; 37 euro da dicembre 2004; 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006. È prevista anche una «una tantum» di 400 euro: 250 euro a luglio 2004 e 150 a gennaio 2005.

Decisivo per l’avvicinamento tra le parti, il patto sull’introduzione della flessibilità prevista dalla legge Biagi. Per i contratti a termine la grande distribuzione ha ottenuto la previsione di una causale giustificativa generica per il ricorso a quel tipo di contratti. In cambio, ai sindacati è stato concesso un «tetto» numerico: i contratti a termine potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (nel precedente accordo era il 10%), mentre i contratti interinali per il 15%. Nel complesso le due fattispecie non potranno superare il 28% del personale (prima era il 23%).

Da queste percentuali sono escluse le nuove attività per le quali sarà possibile, almeno il primo anno, utilizzare i contratti a termine senza tetto.
Per il secondo anno di attività sarà invece necessario, se si vuole prorogare la deroga, un accordo con i sindacati. Sono anche esclusi dal limite delle assunzioni a termine, quelle in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto come quelle in malattia o in maternità. Nel part-time i sindacati hanno ottenuto «il diritto di priorità» sul passaggio a tempo pieno per i lavoratori già in organico, in caso di nuove assunzioni.

Antonella Baccaro
/Economia







   





sezione: ECONOMIA ITALIANA
data: 2004-07-03 – pag: 11
autore: LAURA DI PILLO
Raggiunta l’intesa per il rinnovo dell’accordo nazionale che interessa 1,6 milioni di addetti
Commercio, debutta la «Biagi»
Aumenti per 125 euro in quattro tranche e «una tantum» da 400 euro – Applicate le norme sulla flessibilità
MILANO • Un aumento salariale di 125 euro a regime nel periodo 2003-2006 a cui vanno aggiunti i 14,46 euro erogati a gennaio 2003. È il risultato economico del nuovo contratto del commercio firmato a sorpresa nella notte tra giovedì e venerdì. Dopo due interruzioni nella trattiva, l’annuncio di uno sciopero ieri revocato e le polemiche politiche. L’intesa che riguarda circa 1,6 milioni di addetti del terziario, commercio e turismo, decorre dal gennaio 2003 e ha vigore fino a dicembre 2006. Parte importante dell’accordo l’applicazione delle nuove regole sulla flessibilità, sui contratti a termine e sul part time, nodi su cuila trattiva si era arenata due volte.

Gli aumenti. In busta paga, gli aumenti saranno scaglionati in quattro tranche: 35 auro da questo mese, 37 euro in più a dicembre 2004, 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006. Prevista anche una una tantum di 400 euro, che sarà liquidata in parte a luglio (250 euro) e in parte (150 euro) a gennaio 2005. A marzo è in programma una verifica sul primo biennio. L’aumento definito nell’accordo si basa sul protocollo del luglio ’93 ed è determinato dal recupero del differenziale dell’inflazione per il biennio 2001-2002, dal calcolo dell’inflazione reale 2003 al 2,5% e da quello dell’inflazione attesa per il 2004 pari al 2,3%.

Flessibilità. Prevista un’unica causale per i contratti a termine e un tetto. Potranno infatti essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (il precedente contratto di categoria prevedeva il 10%). Sarà inoltre possibile utilizzare i contratti interinali per il 15% della forza lavoro ma il complesso delle due tipologie non potrà superere il 28% del personale (prima il 23%). Da questi limiti però sono escluse le nuove attività. Per le quali sarà possibile almeno per il primo anno utilizzare i contratti a termine senza alcun tetto. Per il secondo anno di attività, se si vuole prorogare la deroga , sarà necessario un accordo con i sindacati. Restano escluse dal tetto per le assunzioni a termine, quelle fatte in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto come quelle in malattia o in maternità. Sul part time è stato previsto un diritto di priorità sul passaggio a tempo pieno per i lavoratori che già sono in organico in caso di nuove assunzioni. Il passaggio a part time resta volontario. Quanto all’apprendistato, prevede durate differenziate, da un minimo di 24 a un massimo di 48 mesi.

Soddisfazione da sindacati e Confcommercio. «Un risultato importante perché contiene il riconoscimento da parte delle imprese e dei lavoratori che la flessibilità è dato irrinunciabile» commenta Confcommercio. Giudizio positivo anche dal leader della Cisl Pezzotta «è un buon accordo sia da un punto di vista economico, che normativo». Alla fine «è prevalso il buon senso» ha chiarito Luigi Angeletti.
Per Ivano Corraini della Filcams Cgil si tratta di «un buon contratto che garantisce i diritti dei lavoratori. Abbiamo arginato di gran lunga – ha aggiunto — i danni che avrebbe comportato la legge Biagi».
Il segretario generale della Uiltucs, Bruno Boco ha parlato di un contratto positivo che tutela i lavoratori a partire dall’accettazione delle richieste sindacali sul part time». Ma ieri è stata firmata anche l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto dei dipendenti delle aziende del terziario della distribuzione e dei servizi. La formalizzazione della firma è attesa nei prossimi giorni. «Il negoziato — ha dichiarato il presidente di Confesercenti Marco Venturi — ha affrontato e definito diversi aspetti del mercato del lavoro. Alcune richieste specifiche avanzate da Confesercenti per le esigenze delle Pmi in materia di lavoro domenicale e part-time potranno essere oggetto di contrattazione a livello territoriale».







   



sabato 3 Luglio 2004


Pagina 30 – Economia
 
 
La trattativa si sblocca dopo l´intervento di Billè, l´intesa siglata nel suo ufficio all´una e mezza di notte
Commercio, c´è il contratto oggi supermercati aperti

ROMA – Colpo di scena. Alla vigilia dello sciopero del commercio proclamato da Cgil, Cisl e Uil per la giornata di oggi, Confcommercio e sindacati hanno firmato l´accordo per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da 18 mesi. L´intesa è stata favorita dal presidente dei commercianti, Sergio Billè, il quale nella serata di giovedì, dopo la seconda rottura dellle trattative, ha convocato i sindacati e i rappresentanti di categoria nel suo ufficio, favorendo l´accordo nella notte. A quel punto i sindacati hanno revocato lo sciopero. Il contratto, che riguarda 1,5 milioni di lavoratori, prevede un aumento medio a regime, per il 2003-2006, pari a 125 euro in 4 tranche, oltre ai 14 già erogati. L´una tantum è di 400 euro. Il nodo vero era l´applicazione della legge Biagi: su contratti a termine e apprendistato sindacati e commercianti si erano trovati al muro contro muro. Ora la soluzione è questa: l´apprendistato sarà regolato dalla vecchia legge; per l´applicazione dei nuovi contratti a termine sarà prevista un´unica causale (e non la liberalizzazione). Il tetto al loro utilizzo salirà però dal 10 al 20% della forza lavoro. Sarà anche possibile utilizzare i contratti in affitto per il 15% della forza lavoro, ma la somma delle due tipologie non potrà superare il 28% (prima era il 23).








   



sabato 3 Luglio 2004

AUMENTO MEDIO DI 125 EURO, SCIOPERO REVOCATO
Commercio, firmato il contratto
Niente serrata dei supermarket

Le nuove regole tengono conto della flessibilità
Trovata una mediazione sui contratti a termine

ROMA
Niente serrata dei supermarket. Dopo una serie di «fumate nere» ieri è stato firmato il contratto del commercio. Il raggiungimento dell’intesa, che interessa un milione e mezzo di lavoratori dipendenti, ha portato alla revoca dello sciopero proclamato per oggi dai sindacati. Il rinnovo prevede un aumento medio a regime, per il periodo 2003-2006, di 125 euro, erogato in quattro tranches, con una tantum complessiva di 400 euro.


«L’accordo rappresenta un risultato importante che recepisce la lezione migliore della riforma Biagi- commenta la Confcommercio- il nuovo contratto, infatti, contiene il riconoscimento da parte delle imprese e dei lavoratori del settore che la flessibilità, anche quella relativa ai rapporti di lavoro, è un dato strutturale irrinunciabile per la competitività del sistema-paese. E la flessibilità deve essere governata proprio attraverso gli assetti contrattuali per evitare che si traduca in precarietà». L’intesa, sotto il profilo economico, rispetta le regole del protocollo del 1993. Tra le novità, sottolinea l’associazione dei commercianti, quelle sull’apprendistato (ora attivabile per una durata fino a 48 mesi rispetto ai 24 disciplinati dal vecchio contratto), sui contratti di inserimento che sostituiscono i vecchi contratti di formazione lavoro, sul part-time, sui contratti a termine e sulla sicurezza sociale. Le quattro tranches previste per l’aumento economico saranno erogate da luglio 2004 (35 euro), da dicembre 2004 (37 euro), da luglio 2005 (23 euro) e da settembre 2006 (30 euro), mentre l’una tantum sarà corrisposta per 250 euro a luglio 2004 e per 150 euro a gennaio 2005.


«L’accordo- afferma il segretario generale della Uiltucs-Uil, Bruno Boco – è stato possibile grazie alla mediazione del presidente di Confcommercio, Sergio Billè, sulla lieve rimodulazione degli aumenti (spostamento di 3 euro nel secondo biennio e anticipo di 50 euro dell’una tantum a luglio di quest’anno) e sui contratti a termine, per i quali sarà prevista un’unica causale che contiene praticamente tutte le fattispecie recependo nella sostanza lo spirito della legge di riforma del mercato del lavoro». Sarà introdotto, però, un tetto per i contratti a termine che potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (nel precedente contratto era il 10%).


Oltre a questo, sarà possibile ricorrere ai contratti interinali per il 15% della forza lavoro, ma il complesso delle due fattispecie non potrà superare il 28% del personale (in precedenza era il 23%). Da queste percentuali sono escluse le nuove attività per le quali si potranno usare, almeno il primo anno, i contratti a termine senza tetto. Per il secondo anno di attività, sarà invece necessario, se si vuole prorogare la deroga al tetto, un accordo con i sindacati. Sono pure esclusi dal tetto per le assunzioni a termine quelle in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto, come i dipendenti in malattia o in maternità. Infine, per il part-time viene previsto, come richiesto dai sindacati, il diritto di priorità sul passaggio a tempo pieno per lavoratori già in organico in caso di nuove assunzioni.


La formalizzazione dell’accordo, specifica Confesercenti, che l’ha siglato assieme alle sigle del settore Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, avverrà nei prossimi giorni. «Il negoziato, durato diversi mesi- precisa il presidente di Confesercenti, Marco Venturi- ha affrontato e definito diversi aspetti del mercato del lavoro, come part-time, apprendistato, contratti a termine. Alcune richieste specifiche da noi avanzate per le esigenze delle piccole e medie imprese (in materia di lavoro domenicale e di part-time) potranno essere oggetto di contrattazione a livello territoriale».


Intanto i dati confermano il buon momento del comparto. Secondo l’Istat, le vendite al dettaglio ad aprile sono aumentate dello 0,2% rispetto a marzo 2004 e dello 0,8% rispetto ad aprile 2003. Il dato tendenziale annuo, è il risultato di un aumento dell’1,6% dei prodotti alimentari e dello 0,3% dei non alimentari. A livello congiunturale mensile, c’è stato un aumento dello 0,3% dei prodotti alimentari e dello 0,2% dei non alimentari. Nella media dei primi quattro mesi del 2004 il valore totale delle vendite è aumentato dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2003.








   




sabato 3 luglio 2004

aumento medio di 125 euro
Commercio, c’è il nuovo contratto
I sindacati: abbiamo arginato i danni che avrebbe comportato la legge 30

Felicia Masocco


ROMA Il contratto del commercio è stato firmato nella notte di giovedì, dopo 18 mesi di braccio di ferro si è così chiusa la partita ed è la prima per il settore nell’«era» della legge 30. La riforma del mercato del lavoro è un elemento che va tenuto presente nel valutare l’accordo siglato dalla Filcams-Cgil, dalla Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil e Confcommercio. Tra i sindacati, che dal punto di vista normativo e della flessibilità puntavano a mantenere le norme del vecchio contratto, e le aziende della grande distribuzione che seguendo la sirena del ministro Maroni puntavano a recepire per intero la legge 30, il risultato è stato di mediazione. Questo fa dire alle sigle firmatarie che si tratta di un buon accordo «abbiamo arginato di gran lunga i danni che avrebbe comportato la legge Biagi», afferma Ivano Corraini segretario generale della Filcams. C’è chi però non è d’accordo, la Cub boccia il contratto, chiede il referendum tra i lavoratori, proclama uno sciopero per il 16 luglio. Revocate invece le proteste dei sindacati confederali fissate per ieri e oggi.

Dal punto di vista economico l’accordo prevede un aumento medio a regime per il periodo 2003-2006 di 125 euro, oltre ai 14,5 già erogati in busta paga a cui vanno aggiunti 8,50 euro a carico delle imprese per l’assistenza integrativa. L’aumento economico sarà erogato in quattro tranche: 35 euro da luglio 2004; 37 euro da dicembre 2004; 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006. È prevista anche una «una tantum» di 400 euro sarà erogata per 250 euro a luglio 2004 e per 150 euro a gennaio 2005. È tutto nell’ambito del protocollo del luglio del ‘93, evidenziano i sindacati. A marzo è prevista una verifica sul primo biennio per recuperare l’eventuale scarto inflattivo.


Lo scoglio di questa trattativa è stato però quello della flessibilità e il recepimento della legge 30. Sui contratti a termine l’accordo prevede che se ne possano stipulare al massino il 20% sul totale: è il doppio di quanto prevedeva il vecchio contratto, ma si contengono gli effetti devastanti della riforma del mercato del lavoro che stabilisce la completa liberalizzazione di questo tipo di rapporti di lavoro. La legge 30 non fissa poi alcuna causale per il ricorso a questi contratti e lo stesso fa l’accordo siglato. Inoltre, il «diritto di precedenza» dei lavoratori ex-contratto a termine ad essere richiamati in caso di nuove assunzioni prima era limitato ad alcune causali, ora verrà regolato nella contrattazione di secondo livello. Ancora: sarà possibile utilizzare i contratti di somministrazione (gli interinali) per il 15% della forza lavoro, ma sommando i contratti a termine e quelli interinali non si potrà superare il 28% del personale (prima era il 23%).


Sul part-time la legge 30 è rimasta fuori dalla porta, restano le vecchie norme. Viene soprattutto mantenuto il «diritto di priorità» sul passaggio a tempo pieno per i lavoratori già in organico in caso di nuove assunzioni, e non è poco in un settore dove praticamente tutti i contratti a metà tempo sono volontari solo sulla carta, ma in realtà sono coatti. C’è la possibilità di consolidare le ore «supplementari» fatte durante l’anno, in modo da favorire il più possibile contratti con un orario settimanale più lungo. Sono regolate le clausole flessibili ed elastiche e le percentuali di maggiorazione. Nell’apprendistato è stata applicata la vecchia legge e non la nuova, ci prevedono contratti dalla durata variabile da 24 a 48 mesi.

«Complessivamente siamo soddisfatti anche se si spera sempre di ottenere quello che si chiede – spiega Marinella Meschieri della segreteria Filcams -. Abbiamo operato per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, le imprese che vogliono assumere apprendisti, ad esempio, devono confermare il 70% di quelli che ci sono. Per i contratti di inserimento la percentuale è del 60%». «È stato un contratto difficile, complicato anche da interventi di natura politica. Non si è mai visto un ministro del Lavoro intervenire nel merito di un rinnovo dicendo ad una parte, a Confcommercio, di applicare la legge 30. È un’ingerenza per noi inaccettabile».







   







 
 
 
 
 
sabato 3 luglio 2004
ECONOMIA
Page 16


  




Interessato un milione e mezzo di lavoratori.
Aumento di 125 euro, ma anche nuove regole sulla flessibilità
Commercio, contratto
firmato
È stato revocato lo sciopero in programma oggi. Negozi aperti


ROMA 
Arriva il nuovo contratto per i lavoratori del commercio, scongiurando lo sciopero in programma per oggi. Per oltre un milione e mezzo di persone occupate nei negozi, supermercati e in genere nella distribuzione commerciale da luglio arriveranno gli aumenti in busta paga, ma arriveranno anche nuove regole sulla flessibilità, a partire dai contratti a termine e dal part time.
L’accordo è stato possibile grazie a una mediazione del presidente della Confcommercio, Sergio Billè, dopo che per due volte il contratto era saltato in dirittura d’arrivo.
L’intesa, che è giunta a 18 mesi dalla scadenza del vecchio contratto, prevede un aumento salariale di 125 euro, oltre ai 14,46 già erogati in busta paga a gennaio 2003, e una una tantum di 400 euro.
Sui contratti a termine la mediazione prevede che siano sostanzialmente liberalizzate le causali (come prevede la riforma del mercato del lavoro), ma che sia fissato un tetto (il 28% tra contratti a termine e lavoro interinale).
Si sono dichiarati soddisfatti i sindacati, che hanno sottolineato come si sia riusciti a firmare un buon contratto nonostante le tante interferenze «a partire da quella del ministro del Welfare Roberto Maroni» (che aveva chiesto di applicare nel contratto le norme della legge Biagi di riforma del mercato del lavoro).
Ecco in sintesi cosa prevede l’accordo firmato.

AUMENTI – L’aumento medio a regime per il periodo 2003-2006 sarà di 125 euro, oltre ai 14 già erogati in busta paga a cui vanno aggiunti 8,50 euro a carico delle imprese per l’assistenza integrativa. L’aumento economico sarà erogato in quattro tranche: 35 euro da luglio 2004; 37 euro da dicembre 2004; 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006.
È prevista anche una «una tantum» di 400 euro sarà erogata per 250 euro a luglio 2004 e per 150 euro a gennaio 2005. A marzo è prevista una verifica sul primo biennio.

CONTRATTI A TERMINE – Sarà prevista un’unica causale recependo nella sostanza lo spirito della legge di riforma del mercato del lavoro. Sarà però previsto un «tetto» per i contratti a termine che potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (il precedente contratto era il 10%). Oltre a questa sarà possibile utilizzare i contratti interinali per il 15% della forza lavoro ma il complesso delle due fattispecie non potrà superare il 28% del personale (prima era il 23%).
Da queste percentuali sono escluse le nuove attività per le quali sarà possibile, almeno il primo anno, utilizzare i contratti a termine senza tetto. Per il secondo anno di attività sarà invece necessario, se si vuole prorogare la deroga al tetto, un accordo con i sindacati. Sono anche esclusi dal tetto per le assunzioni a termine quelle in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto come quelle in malattia o in maternità.

PART TIME – È stato previsto così come richiesto dai sindacati, «il diritto di priorità» sul passaggio a tempo pieno per i lavoratori già in organico in caso di nuove assunzioni. Il passaggio a part time resta volontario così come è volontario il ricorso al lavoro supplementare.

SINDACATI SODDISFATTI – «Abbiamo arginato di gran lunga – ha detto il segretario generale della Filcams-Cgil Ivano Corraini – i danni che avrebbe comportato la legge Biagi. È un buon contratto che garantisce i diritti dei lavoratori».
«È un buon accordo – ha aggiunto il numero uno della Fisascat Cisl, Gianni Baratta – nonostante le tante interferenze indebite. Ci auguriamo ha concluso che per il futuro interventi così autorevoli e mirati vengano fatti per i nostri settori per migliorare i diritti di milioni di lavoratori delle piccole aziende, spesso non in regola». Infine il segretario generale della Uiltucs, Bruno Boco ha parlato di un contratto positivo che tutela i lavoratori a partire dall’accettazione delle richieste sindacali sul part time.



            sabato 3 luglio 2004




 
Economia – Pagina 10
 
  Riguarda un milione e mezzo di persone. Soddisfatti i sindacati
Commercio, firmato il contratto

Revocato lo sciopero, oggi supermercati aperti

Lucilla Onda


ROMA – Arriva il nuovo contratto per i lavoratori del commercio, scongiurando lo sciopero in programma per oggi. Per oltre un milione e mezzo di persone occupate nei negozi, supermercati e in genere nella distribuzione commerciale da luglio arriveranno gli aumenti in busta paga ma anche nuove regole sulla flessibilità a partire dai contratti a termine e dal part time. L’accordo è stato possibile grazie a una mediazione del presidente della Confcommercio, Sergio Billè, dopo che per due volte il contratto era saltato in dirittura d’arrivo. L’intesa, arrivata a 18 mesi dalla scadenza del vecchio contratto, prevede un aumento salariale di 125 euro oltre ai 14,46 già erogati in busta paga a gennaio 2003 e una una tantum di 400 euro. Sui contratti a termine la mediazione prevede che siano sostanzialmente liberalizzate le causali (come prevede la riforma del mercato del lavoro) ma che sia fissato un tetto (il 28% tra contratti a termine e lavoro interinale). Soddisfatti i sindacati che sottolineano come si sia riusciti a fare un buon contratto nonostante le tante interferenze a partire da quella del ministro del Welfare Roberto Maroni (che aveva chiesto di applicare nel contratto le norme della legge Biagi di riforma del mercato del lavoro). Ecco in sintesi cosa prevede l’accordo:

Aumenti . L’aumento medio a regime per il periodo 2003-2006 sarà di 125 euro, oltre ai 14 già erogati in busta paga a cui vanno aggiunti 8,50 euro a carico delle imprese per l’assistenza integrativa. L’aumento economico sarà erogato in quattro tranche: 35 euro da luglio 2004; 37 euro da dicembre 2004; 23 euro da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006. E’ prevista anche una «una tantum» di 400 euro sarà erogata per 250 euro a luglio 2004 e per 150 euro a gennaio 2005. A marzo è prevista una verifica sul primo biennio.

Contratti a termine . Sarà prevista un’unica causale recependo nella sostanza lo spirito della legge di riforma del mercato del lavoro. Sarà però previsto un «tetto» per i contratti a termine che potranno essere utilizzati solo per il 20% della forza lavoro (il precedente contratto era il 10%). Oltre a questa sarà possibile utilizzare i contratti interinali per il 15% della forza lavoro ma il complesso delle due fattispecie non potrà superare il 28% del personale (prima era il 23%). Da queste percentuali sono escluse le nuove attività per le quali sarà possibile, almeno il primo anno, utilizzare i contratti a termine senza tetto. Per il secondo anno di attività sarà invece necessario, se si vuole prorogare la deroga al tetto, un accordo con i sindacati. Sono anche esclusi dal tetto per le assunzioni a termine quelle in sostituzione delle persone che hanno diritto alla conservazione del posto come quelle in malattia o in maternità.

Part time . È stato previsto così come richiesto dai sindacati, «il diritto di priorità» sul passaggio a tempo pieno per i lavoratori già in organico in caso di nuove assunzioni. Il passaggio a part time resta volontario così come è volontario il ricorso al lavoro supplementare.


Sindacati soddisfatti. «Abbiamo arginato di gran lunga – ha detto il segretario della Filcams-Cgil Corraini – i danni che avrebbe comportato la legge Biagi. È un buon contratto che garantisce i lavoratori». «È un buon accordo – ha aggiunto Baratta, della Fisascat Cisl, – nonostante le tante interferenze indebite. Ci auguriamo – ha concluso – che per il futuro interventi così autorevoli e mirati vengano fatti per i nostri settori per migliorare i diritti di milioni di lavoratori delle piccole aziende, spesso non in regola».

 

 
 


        venerdì 2 luglio 2004



              Quanto rompe Confcommercio
              «Inaudito», dicono i sindacati che confermano lo sciopero. Sabato astenersi dalla spesa. Epifani rincara: «La grande distribuzione vuole la guerra, l’avrà»

              MANUELA CARTOSIO

              «Senza l’apporto dei sindacati il paese non va da nessuna parte». Parole del presidente Sergio Billé ieri mattina all’assemblea di Confcommercio, smentite qualche ora prima dalla rottura della trattativa per il rinnovo del contratto, la seconda nell’arco di una settimana. A puntare i piedi è stata di nuovo la Faid, l’associazione della grande distribuzione. Si è rifiutata di firmare un’ipotesi di accordo che all’alba sembrava fatto e Billé si è adeguato. La Faid ha preso tempo fino a lunedì per riflettere. In mezzo c’è lo sciopero, confermato dopo la rottura da Filcams, Fisascat e Uiltucs. Oggi si fermano gli impiegati, domani tocca a supermarket, ipermercati, discount, grandi magazzini. I nostri punti vendita, annuncia la Faid, saranno aperti «per non penalizzare i consumatori». Come sempre quando c’è sciopero, le grandi catene spediranno dietro i banchi e alle casse capi, manager e precari. La riuscita dello sciopero non si misurerà dal numero delle serrande abbassate, ma dall’incasso a fine giornata. Per questo i sindacati (ieri si è aggiunta la Cgil Funzione pubblica) invitano i consumatori ad attuare lo sciopero della spesa. In Lombardia, dove questo fine settimana iniziano i saldi, il «fioretto» andrebbe prolungato fino a domenica. Oggetto della rottura, il recepimento della legge Biagi in un settore che potrebbe farne a meno, avendola in gran parte anticipata. L’altro ieri Maroni aveva «caldamente» invitato Confcommercio a non firmare un accordo che tenesse fuori la legge 30, a non darla vinta al veto della Cgil. Quella del ministro è stata una mossa politico-ideologica. La bozza d’accordo, infatti, su part time, apprendistato e assunzioni a tempo determinato peggiora il contratto vigente (con il placet anche della Filcams Cgil). E non contempla clausole che «tengono fuori» la legge Biagi. Maroni, evidentemente, pretende un peggioramento più consistente. E la Faid, che sta giocando una partita interna per pesare più del commercio tradizionale rappresentato da Billé, non ha voluto smentirlo.

              I sindacati invece di approfittare della spaccatura della controparte ne sono diventati ostaggio. Hanno proclamato scioperi con il retropensiero di non farli, seminando incertezza e disorientamento tra il milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori che aspettano il contratto da 18 mesi. Ora lo sciopero è obbligato e «per fortuna» – arriva a dire qualche delegato – l’intervento a gamba tesa di Maroni e l’arroganza della Faid «oscurano» gli errori del sindacato al tavolo della trattativa.

              Filcams, Fisascat e Uiltucs definiscono «inaudito» il secondo voltafaccia di Confcommercio e promettono «ripercussioni gravi e pesanti» in supermarket e grandi magazzini. «Se la grande distribuzione vuole la guerra, l’avrà», minaccia Guglielmo Epifani. E’ quella che fa più profitti ma è anche quella dove il sindacato è più presente: si espone ad «azioni mirate». Il segretario della Cgil ricorda che una cosa del genere – due rotture in meno di dieci giorni – non era mai successa nella storia contrattuale del dopoguerra. «Ora basta!». Basta rinvii per strappare sempre di più ai sindacati. Il segretario della Cisl Pezzotta, presente all’assemblea di Confcommercio, usa l’ironia: «Ho ascoltato da Sergio Billé una dotta citazione di Kant sul valore delle promesse. Non abbiamo capito perché questa mattina qualcuno non abbia voluto mantenerle». Dello stesso tenore la battuta del segretario della Uil Angeletti: «C’è chi predica bene e razzola male». Il buon Billé, dopo il peana alla concertazione e la lisciatina all’apporto costruttivo dei sindacati, non ha potuto esimersi dal fare un cenno al contratto. «Dobbiamo mettere tutti sul piatto qualcosa di nuovo e di diverso. Dai sindacati ci aspettiamo qualche sì in più e qualche no in meno. Anche quando si negoziano i contratti, anche quando si parla di flessibilità del mercato del lavoro».

              Nella serata di ieri è proseguita la trattativa per il contratto della distribuzione cooperativa. La bozza d’accordo è simile a quella bocciata dalla Faid. Ultimo scoglio da superare la clausola paracadute che le Coop pretendono di mettere nero su bianco: se il contratto Confcommercio spunterà un costo del lavoro inferiore, il contratto Coop dovrà «adeguarsi» al ribasso. Se entro oggi non si arriverà alla firma, lo sciopero di domani coinvolgerà anche i 60 mila addetti della distribuzione cooperativa.




venerdì 2 luglio 2004



SI RIACCENDE LO SCONTRO SUI PRECARI. SPESA DIFFICILE OGGI E DOMANI


Salta l’accordo del commercio

confermate le 8 ore di sciopero

ROMA

È rottura, per certi versi a sorpresa, sul rinnovo del contratto dei lavoratori del commercio. Un po’ all’improvviso, infatti, è saltato l’accordo già raggiunto dopo lunghe e faticose trattative alle quattro di giovedì mattina. Come riportano i sindacati del settore (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil), la Confcommercio (sotto la spinta della grande distribuzione) avrebbe chiesto una «pausa di riflessione» prima di chiudere definitivamente, in presenza degli scioperi già proclamati dai sindacati confederali per oggi e domani.


Una richiesta che i tre segretari generali delle organizzazioni di categoria, Gianni Baratta, Ivano Corraini e Brunetto Boco, hanno definito «provocatoria», parlando di «incredibile voltafaccia della Confcommercio». Di qui la rottura, e la conferma dello sciopero di otto ore. Con la minaccia di ulteriori iniziative di mobilitazione, mirate proprio contro iper e supermercati. Scioperi che, naturalmente, potrebbero comportare conseguenze negative per i consumatori intenzionati a fare la spesa. In proposito il Gruppo Rinascente informa che sabato tutti i suoi magazzini, supermercati ed ipermercati rimarranno aperti «per assicurare ai propri clienti il diritto all’acquisto».


Si tratta del secondo «stop» al negoziato per le trattative sul contratto (aperte da 18 mesi e che riguardano quasi un milione e mezzo di lavoratori) giunto proprio quando tutti i nodi sembravano risolti. Ancora una volta, a quanto si apprende, l’ostacolo insuperato è stata l’applicazione delle forme di assunzioni iperflessibili previste dalla «Legge Biagi» sul mercato del lavoro. Nei giorni scorsi sindacati e imprese avevano a lungo battagliato, con le organizzazioni sindacali intenzionate a fissare limiti e «paletti» all’utilizzo di part-time, apprendistato e contratti a termine, anche per evitare che un lavoratore possa passare anni e anni senza mai avere un contratto stabile. E proprio mercoledì il ministro del Welfare Roberto Maroni aveva ammonito «caldamente» la Confcommercio a non «dare ragione a chi ha definito l’opera di Biagi un libro limaccioso o a chi ha eliminato Marco Biagi», non applicando la riforma.


Un invito che evidentemente è stato accolto. Ieri, parlando all’assemblea della sua organizzazione, il presidente della Confcommercio Sergio Billé ha chiesto di attendersi dai sindacati «qualche sì in più e qualche no in meno. Anche quando si negoziano i contratti, anche quando si parla di flessibilità del mercato del lavoro». Una flessibilità che Billé ha definito «mai precarietà», anche se ha precisato che «i sindacati devono rendersi conto che viviamo ormai in una realtà economica nella quale anche la flessibilità è diventata un dato strutturale».


Ma la risposta di Cgil-Cisl-Uil è seccamente negativa. «Un voltafaccia incomprensibile, il secondo nel giro di dieci giorni. Adesso però basta», avverte il leader della Cgil Guglielmo Epifani, secondo cui la strategia di Confcommercio è quella di «cercare di rinvio in rinvio di strappare altro alle organizzazioni sindacali». Secondo Epifani, la grande distribuzione, «che peraltro è quella che fa più profitti, si assume una responsabilità pesante perché è anche quella dove il sindacato ha più potere»; e dunque, se queste aziende «vogliono la guerra, l’avranno». Sulla stessa linea il numero uno della Cisl Savino Pezzotta, che accusa Billé di non mantenere le promesse. «Billé ci invita ad essere più flessibili? Lo siamo fin troppo. Adesso servirebbero alcune rigidità, soprattutto sugli ammortizzatori sociali». «Certe volte si predica bene e si razzola male – attacca il segretario generale della uil Luigi Angeletti – il contratto – ha ricordato Angeletti – non è stato ancora rinnovato. Il che significa che da 18 mesi circa 1,6 milioni di lavoratori non hanno aumenti salariali».









   




venerdì 2 luglio 2004

SALTA L’ACCORDO

Domani sciopero del commercio

      ROMA – Salta l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto del commercio e i sindacati confermano lo sciopero per domani.
      È la conclusione del confronto tra Confcommercio e sigle sindacali Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs. «C’è stato un incredibile voltafaccia della Confcommercio – spiegano i tre segretari generali di categoria, Baratta, Corraini e Boco -.
      Dopo aver concluso un’ipotesi di accordo, le aziende della grande distribuzione hanno chiesto una pausa di riflessione fino a lunedì. Una provocazione».









   







venerdì 2 Luglio 2004

Le imprese della grande distribuzione dicono no all’ipotesi di accordo.
Tra oggi e domani in programma fermate di otto ore.
La solidarietà delle altre categorie

Confcommercio rompe la trattativa, sciopero della spesa
Felicia Masocco


ROMA Il commercio resta senza contratto, la trattativa ripresa nella serata di mercoledì è stata interrotta all’alba. Ancora una volta dalle imprese della grande distribuzione aderenti a Confcommercio sono piovuti «niet» all’ipotesi di accordo faticosamente raggiunto dalle delegazioni dopo una nottata estenuante. Si è ripetuto, in sostanza, lo stesso copione di una settimana fa, tale e quale. I sindacati hanno confermato lo sciopero, tra oggi e domani – a seconda dei turni – si fermano per otto ore in tutta Italia le cassiere, i magazzinieri, i commessi e gli altri addetti alla distribuzione. Lo sciopero è stato proclamato dalla Filcams-Cgil, dalla Fisascat-Cisl, dalla Uiltucs-Uil e dalla Ugl Terziario. Per solidarietà altre categorie di lavoratori come i metalmeccanici della Fiom e i dipendenti pubblici della Fp-Cgil invitano i consumatori allo sciopero della spesa. Dal canto loro, le imprese si sono riservate di dare risposte e valutazioni lunedì prossimo. Un temporeggiare che porta anche l’obiettivo non dichiarato di far fallire lo sciopero del week-end.

I segretari dei sindacati di categoria, Ivano Corraini, Gianni Baratta e Brunetto Boco parlano di un «incredibile voltafaccia», «è il secondo in dieci giorni – aggiunge il leader della Cgil Guglielmo Epifani – ora però basta», «per due volte si stava per chiudere e per due volte la trattativa è saltata. Una cosa così non è mai avvenuta nella storia contrattuale di questo dopoguerra». Effettivamente qualche anomalia c’è e anche qualche problema interno al fronte delle imprese se è vero, come è vero, che la delegazione «ristretta» stringe ipotesi di intesa e la delegazione «trattante» gliela boccia. Avviene cioè che nella delegazione allargata la grande distribuzione, le grandi catene commerciali fanno sentire tutto il loro peso, vogliono più flessibilità e vogliono la più ampia discrezionalità nel gestirla. E nel farlo sconfessano i loro stessi colleghi che pure con i sindacati un modo per venire a patti per ben due volte lo hanno trovato. È una situazione in cui è lecito chiedersi chi rappresenti chi in Confcommercio, visto che la grande distribuzione non fa altro che «smarcarsi» dal resto dell’associazione. Per Epifani, la grande distribuzione, «che peraltro è quella che fa più profitti, si assume una responsabilità pesante perché è anche quella dove il sindacato ha più potere. Se vuole la guerra l’avrà». Ancora: «Se la situazione non si sblocca dovremo preparare delle azioni mirate alla grande distribuzione».


Che cosa succede in Confcommercio bisognerebbe chiederlo a Sergio Billé. La notizia dell’interruzione del negoziato è stata data ieri praticamente in contemporanea con il suo intervento all’assemblea annuale di Confcommercio davanti ad un parterre de rois, dal premier Berlusconi in giù c’erano praticamente tutti. Billé non ha risparmiato critiche al ministro del lavoro Roberto Maroni che ultimamente ha deciso di mettersi a fare l’arbitro nelle partite contrattuali non per regolarle, ma per impedirne una conclusione positiva. «L’intervento del ministro ci è sembrato fuori luogo – ha detto – non ha certamente favorito una definitiva conclusione dello stesso». «Credo che la politica dovrebbe intervenire lasciando alle parti contrattuali gli spazi per raggiungere un punto di equilibrio», ha aggiunto Billé mostrando la volontà di Confcommercio d dare il contratto a 1 milione e 400 mila lavoratori (per altri 400mila si tratta con le cooperative) che lo aspettano da 18 mesi. «Certe volte si predica bene e si razzola male», è stato il commento del leader della Uil, Luigi Angeletti. E Savino Pezzotta, come Angeletti presente in platea, parla di «promesse non mantenute». «Nella relazione del presidente Billè c’è una dotta citazione sulla metafisica dei costumi di Kant sul terreno della promessa. In quell’opera – ha aggiunto il leader della Cisl – si dice che se uno fa un percorso e lo porta a conclusione, questo vuol dire che hai realizzato una promessa. Ma stamattina mi pare di aver colto che qualcuno questa promessa non l’ha mantenuta».


Negativo anche il commento del responsabile Lavoro dei Ds, Cesare Damiano, per il quale così facendo non solo «si indebolisce ulteriormente il potere d’acquisto delle retribuzioni», ma «si nega il valore della concertazione, del ruolo negoziale; si nega l’esigenza di ridistribuire quote di profitto e di produttività a vantaggio del lavoro», aggiunge Damiano, sottolineando che «in questo modo si aumentano le diseguaglianze e si inasprisce il conflitto sociale».




   



 
   
1 Luglio 2004
ECONOMIA







 

COMMERCIO
Riprende la trattativa


Milano A sorpresa, ma mica tanto, ieri sera Confcommercio e sindacati hanno ripreso le trattative per il rinnovo del contratto.
Chiaro l’intento d’annullare per la seconda volta lo sciopero proclamato per sabato.
La sconcerto nei luoghi di lavoro è alle stelle.
Intervento a gamba tesa del ministro del welfare Maroni: «Invito caldamente Confcommercio a non chiudere un contratto che escluda la legge Biagi. Significherebbe dare ragione a chi ha definito l’opera di Biagi un libro limaccioso. Il veto della Cgil non deve avere successo».
Carla Cantone, segretararia della Cgil nazionale, definisce l’uscita di Maroni «intollerabile, spregiudicata e ricattatoria».
La Cgil, aggiunge, non ha mai condiviso la legge Biagi e nei contratti già firmati «si è sforzata di contenere i suoi guasti».
Giorgio Santini, della segreteria Cisl, giudica «sbagliato e sconcertante» l’intervento del ministro. Ma precisa che è falso affermare che il contratto del commercio escluda la legge Biagi: «Abbiamo solo cercato di migliorla sul part time». Raramente una trattativa era stata condotta in un modo così disastroso
(m. ca.).

 




giovedì 1 luglio 2004

Pagina 10 – Cronaca 

Il commercio è pronto allo sciopero  
I sindacati: venerdì e sabato stop per la rottura sul contratto    

«Non possiamo accettare condizioni peggiorative»

Ventiquattrore di sciopero programmato per combattere la rottura delle trattative sul rinnovo del contratto sul terziario causato da Confcommercio. Venerdì e sabato sono state indette unitariamente da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs le prime 8 ore corrispondenti all’intero turno di lavoro per tutto il settore Commercio. Nella prima giornata sciopereranno i lavoratori impegnati cinque giorni su sette e nella seconda per chi lavora anche il sabato. Dopo ben 18 mesi di trattative la grande distribuzione all’interno di Confcommercio non ha accettato l’accordo.

«Per la prima volta negli ultimi cinqunt’anni almeno è successo che si verificasse una spaccatura all’interno di Confcommercio così grave da impedire addirittura la firma – ha detto Fulvio Caffini di Filcams -. La grande distribuzione ha misconosciuto l’accordo raggiunto in 18 mesi di trattative motivando la scelta con l’insoddisfazione sia per la parte salariale, ritenuta troppo elevata, sia per quella normativa ritendola priva di elementi di flessibilità».


 Le prime otto ore di sciopero sono state annunciate mentre le restanti 16 i sindacati si riservano di proclamarle senza preavviso.


 «Sabato faremo dei presidi nel Cityper di Ponte Rosso, Viadana e Mantova – ha detto Gianfranco Lombardi di Uiltucs -. Il fatto grave è che non veniva rivendicato nulla di nuovo ma la conferma dell’esistente. Nella firma di un contratto non possono passare condizioni peggiorative. Il problema è che i gruppi francesi, come ad esempio Rinascente, pretendono di applicare leggi diverse da quelle italiane più svantaggiose per i lavoratori. Purtroppo la Legge Biagi va contro ai principi sindacali».
 La gravità della situazione è stata ottolineata anche da Antoinette Kirova di Fisascat. «Naturalmente rivolgiamo un appello anche ai consumatori – ha detto -. E’ una questione che riguarda tutti. Invitiamo pertanto a non andare a fare la spesa in quei giorni».


 Da ieri poi è partita anche la trattiva della cooperazione di solito successiva alla firma del contratto del terziario: «Abbiamo ragione di temere che la Biagi e le pressioni della grande distribuzione straniera provochino effetti negativi anche sul settore delle cooperative».


Paola Cortese







   




giovedì 1 luglio 2004

Ripresa la trattativa, ma il ministro ripete il suo diktat: «inconcepibile» escludere la legge 30
Commercio, Maroni non vuole il contratto
fe. m.

ROMA Si cerca una via d’uscita per il rinnovo del contratto del commercio, ieri sera è ripresa la trattativa che la settimana scorsa, ad un passo dalla firma, era saltata per responsabilità di Confcommercio insoddisfatta dei contenuti dell’accordo di massima che pure era stato raggiunto. Le distanze maggiori si registrano non tanto sulla parte economica, quanto su quella normativa. I sindacati unitariamente hanno posto dei paletti al recepimento della riforma del mercato del lavoro (e alle sue circolari applicative), non fosse altro perché nel settore di flessibilità ce n’è una valanga, introdurrne dell’altra significherebbe tendere verso la precarietà, con pochissime certezze per i lavoratori e un’ampia discrezionalità per le aziende. È una partita difficile, dunque. Ma mentre le parti ricercano un delicato equilibrio per dare il contratto a 1 milione e 400mila lavoratori che lo aspettano da 18 mesi, il ministro del Lavoro irrompe in campo ripetendo il suo diktat, escludere la legge 30 dai contratti «è inconcepibile» dice rivolto a Confcommercio e Confindustria «i tentativi della Cgil non devono avere successo» aggiunge, tentando «distinguo» tra i sindacati che invece mostrano una certa compattezza. E infatti gli rispondono in coro. «Per quello che ci riguarda – afferma la segretaria confederale della Cgil, Carla Cantone – non abbiamo mai condiviso la legge 30. Ci siamo sforzati nei contratti già firmati di contenerne i guasti. L’intervento di Maroni è intollerabile, spregiudicato e ricattatorio e si assume la responsabilità di lasciare i lavoratori senza contratto proprio nel momento in cui ci sono in corso trattative importanti». Per il leader della Uil Luigi Angeletti «Sarebbe molto utile che le vicende contrattuali non fossero strumentalizzate o utilizzate politicamente. Nella trattativa si stanno negoziando le modalità di applicazione della legge», «i richiami del ministro, sono fuori luogo e frutto di una pessima informazione». «L’intervento a gamba tesa del ministro del Welfare sull’autonomia contrattuale delle parti sociali è sconcertante», è il commento del segretario confederale Cisl Giorgio Santini, e per Savino Pezzotta «la Cisl non ha posto nessun veto pregiudiziale sull’applicazione della legge Biagi». «Il nostro impegno – spiega – è teso a declinare, adattandoli, tutti gli istituti previsti per la salvaguardia e lo sviluppo dell’occupazione».

Sulla vertenza pende la proclamazione dalla Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs- Uil di 24 ore di sciopero, otto per questo week-end, venerdì o sabato a seconda dei turni. Un’agitazione pesante che coincide con il decollo dei saldi e che guasta un po’ l’agenda di Confcommercio che oggi riunisce la propria assemblea annuale. Anche per questo l’organizzazione guidata da Sergio Billé ieri ha preso l’iniziativa di tentare di sbloccare la situazione chiamando i sindacati dopo una riunione interna alle stesse imprese. L’obiettivo a breve è far recedere i sindacati dall’iniziativa di sciopero come era già accaduto con quello fissato per il 19 giugno revocato all’ultimo momento. Un cambiamento di programma che molti lavoratori non hanno digerito, specie nella grande distribuzione. Va da sé che lo sciopero rientra solo se da quest’ultimo round di negoziato si esce con un accordo, eventualità che ieri sera nessuno escludeva.




   






 
   
30 Giugno 2004
ECONOMIA




 
Sabato niente spesa
Mentre si prepara lo sciopero, Confcommercio prova a spegnerlo?

Assemblee e fermate
in vista dello stop nazionale del 3 luglio per il rinnovo del contratto. Dopo la rottura, le imprese cercano di riagganciare il sindacato

MANUELA CARTOSIO


Dopo il voltafaccia di venerdì scorso sul rinnovo del contratto, oggi si riunisce la «delegazione trattante» di Confcommercio. Per fermare lo sciopero di sabato o, quantomeno, per depotenziarlo, manderà ambigui segnali di disponibilità a tornare al tavolo. C’è da sperare che i sindacati di categoria non li raccolgano: di scioperi revocati all’ultimo minuto ne basta uno. Tra i lavoratori è ancora vivo lo sconcerto per l’annullamento dello sciopero e della manifestazione nazionale del 19 giugno. Perseverare sarebbe suicida. A Milano, dove lo sciopero di sabato coincide con l’inizio dei saldi, Cgil, Cisl e Uil invitano i clienti ad astenersi dalle compere (domenica compresa). La Fiom nazionale sollecita lo sciopero della spesa in solidarietà con il milione e mezzo di commesse, cassiere, magazzinieri che da 18 mesi aspettano il rinnovo del contratto. Da un pezzo gli scioperi, pur se partecipati, non obbligano a tirar giù le saracinesche. Effetto della precarietà e della flessibilità già dilagate nella grande distribuzione. Confcommercio non è sazia; ha rotto la trattativa non sull’aumento salariale (inferiore, comunque, alla richiesta in piattaforma) ma sul recepimento della legge 30.

Al Coin di piazzale Loreto tutto il personale ha aderito alle due ore di sciopero fatte sabato scorso. «Hanno tenuto aperto con dentro solo i capi», racconta la delegata Raffaella Patruno, «furti a iosa, contenti loro…». Tra le commesse c’è molta rabbia per il giro di vite che la grande distribuzione, Coin in testa, intende dare al part time. «Vogliono essere liberi di cambiarti l’orario con solo due giorni di preavviso, obbligarti a fare il 30% di ore supplementari. E’ pazzesco». Raffaella non lesina le critiche all’opaco tira e molla del sindacato, «ma ora in primo piano c’è l’arroganza delle aziende». Quando una collega va a dirle che non crede più al sindacato, lei la scrolla: «Allora credi a Babbo Natale?».

Al Gigante di Bottonuco (Bergamo) su 85 dipendenti a scioperare sono una dozzina di cassiere. «Lo sciopero di sabato prossimo è sentito, ma per farlo ci vuole coraggio», dice Claudia Mazzaroli. L’obiettivo è di creare «più disagi possibile», «faremo un cartello per chiedere ai clienti di non fare la spesa sabato».

L’Esselunga è la catena dove il sindacato ha la vita più difficile. Ciò nonostante, dice Piero Saporito della filiale Milano-Certosa, lo sciopero del 19 giugno «prometteva bene». Di ragioni per scioperare sabato ce ne sono ancora di più, «ma la gente è confusa e spiazzata dalle voci messe in giro ad arte dall’azienda e dal sindacato che ha tergiversato troppo». Di «brutte sorprese» questa volta non dovrebbero essercene. Lo sciopero va fatto, a prescindere da eventuali mosse tattiche di Confcommercio.

Luca Marchi, delegato Filcams all’Ikea di Corsico, si prepara all’assemblea di domani. «Ci sarà contestazione, la gente è stufa della prepotenza dei padroni ma è anche scontenta della mancanza di trasparenza del sindacato sulla trattativa. Revocare lo sciopero del 19 giugno è stato un errore micidiale. E poi il sindacato non può cambiare la piattaforma in corso d’opera e sempre al ribasso». Lo sciopero di sabato riuscirà, prevede Marchi, «ma non sarà solo contro Confcommercio».

La Nch è un buon esempio di terziario arretrato: 120 donne infilano nei computer i buoni sconto raccolti nei punti vendita. Tutte part time, «un lavoro così ripetitivo non si regge più di 4 ore», dice Paola Borghini della Filcams. «Siamo disorientate. Il modo in cui è stata condotta la trattativa rasenta la catastrofe. Ora siamo chiamate a scioperare per un contratto che, ammesso Confcommercio torni sui suoi passi, non ci sta bene».

Ancora in forse la partecipazione allo sciopero di sabato dei 60 mila addetti della grande distribuzione cooperativa. Per loro, infatti, la trattativa non si è interrotta.

 







s
ezione: ITALIA-LAVORO
data: 2004-06-30 – pag: 21
autore: SERENA UCCELLO
La grande distribuzione respinge l’accusa del sindacato sul fallimento dell’intesa e apre al confronto
Commercio, prove di dialogo
Cobolli Gigli (Faid): «Momento difficile, ma abbiamo la responsabilità di trovare una soluzione»
MILANO • Nessuna spaccatura ma anzi una posizione unica e univoca rispetto «all’ultimatum del sindacato». Le imprese del commercio della media e grande distribuzione, a pochi giorni dalla rottura del confronto sul rinnovo contrattuale, respingono l’accusa dei confederali: «La decisione di non poter accettare l’ultimatum sindacale è stata di tutte le associazione del commercio», spiega Giovanni Cobolli Gigli, presidente Faid. «È chiaro — sottolinea anche Bruno Milani di Federcom — che all’interno dei Confcommercio ci sono anime diverse, ma la posizione che ha portato a respingere la proposta del sindacato è stata di tutto il sistema. Tutto il mondo delle imprese cioè, ognuno con le proprie ragioni, è arrivato a questa scelta». Come a dire: esigenze diverse, dialettica interna ma niente spaccature.

Nessuna polemica però con il sindacato, ma anzi la preoccupazione per una trattativa ancora in salita e per un rinnovo che dopo 18 mesi dalla scadenza resta in stallo. «Siamo preoccupati per questa situazione — dice Cobolli Gigli — tuttavia per noi le garanzie della legge Biagi sono centrali. Con il sindacato avevamo avviato un lavoro che pareva dare buoni risultati. Poi c’è stata lo strappo della Cgil, la battuta d’arresto del confronto e la successiva ripresa della trattativa. Da quel momento, però, abbiamo cominciato a registrare un irrigidimento delle posizioni. Il sindacato ha fatto cioè un passo indietro rispetto a quelle stesse aperture che in aveva fatto in precedenza».

Una lettura che però il sindacato respinge con decisione: «Non è affatto vera la tesi di chi dice che vogliamo imbrigliare le tipologie di impiego della Biagi — avverte Gianni Baratta, segretario generale della Fisascat Cisl — nell’accordo, per esempio, abbiamo tolto, sul lavoro supplementare, da far svolgere ai part-time, ogni limite quantitativo, a dimostrazione che non vogliamo colpire le imprese con rigidità inutili. È sbagliato — continua — sostenere che ci siamo rifiutati di normare il part-time rischiando una "flessibilità individuale" perché nell’accordo mancato erano previste sia le clausole elastiche sia quelle flessibili con aumenti percentuali bassi e contenuti». La questione aperta, dunque, più che quella salariale (i sindacati hanno chiesto 130 euro di aumenti medi contro l’offerta delle imprese di 115 euro) è quella normativa e soprattutto la gestione della flessibilità. «Fondamentale — continua Cobolli Gigli — per un settore come il nostro che deve affrontare il problema del lavoro durante il sabato e la domenica e la stagionalità». Ma la questione è cara anche al sindacato che su questo punto chiarisce: «Se la flessibilità — spiega Baratta — è sempre contrattata, se stabilizza l’occupazione e se aumentando l’efficienza del sistema impresa consente anche ai lavoratori, e non solo alle aziende, di remunerare meglio la prestazione, allora la flessibilità è buona e non ci tiriamo indietro. Se invece, tanto per rimanere in tema, la legge, come la Biagi, in particolare al capitolo part-time e alla circolare esplicativa, massacra i diritti dei lavoratori, allora non siamo d’accordo».

Nonostante le divergenza, a leggere tra le righe, è evidente l’intenzione tanto delle aziende che del sindacato di ritrovare la strada del dialogo e di arrivare a una soluzione anche in tempi brevi. Bocche cucite infatti e massimo riserbo ma, se il tavolo è ufficalmente fermo, ufficiosamente si lavora per mediare e raggiungere una nuova intesa. «È vero — spiega Cobollo Gigli — che si può andare avanti senza l’accordo, ma è altresì vero che i nostri lavoratori sono senza contratto da 18 mesi e noi abbiamo la responsabilità di trovare una soluzione, con ragionevolezza». E sullo sfondo si affacciano i problemi «del sistema distributivo italiano che — dice Bruno Milani di Federcom — inevitabilmente si riflettono sul contratto. Ogni regione infatti procede in modo autonomo in materia di programmazione commerciale aggravando così le difficoltà del settore».