Category Archives: Campagna Turismo 2012

CESENATICO. Stagione turistica 2012: un`estate da crisi occupazionale e di crisi dei diritti dei lavoratori.
Nel primo semestre dell`anno più della meta delle aziende del settore commercio-turismo sono risultate non in regola per gli ispettori della Direzione provinciale del Lavoro.

A lanciare l`allarme la Filcams Cgil che con il segretario Ercole Pappalardo avverte di come il settore turismo, nella stagione estiva in corso, rischi crescente precarietà e proliferazione del lavoro nero e irregolare. «La crisi economica – paventa il delegato Filcams Cgil- spinge tanti lavoratori italiani, giovani e stranieri, a subordinare al bisogno di un salario, il sacrificio delle più basilari forme di tutela».
La Cgil mette l`accento su come il sommerso assuma tante facce, alle quali non ci si deve abituare.
«Non si tratta solo del classico lavoro nero, che pur continua a essere una presenza ingombrante – spiega Pappalardo – ma anche un part-time che nasconde e sottace un tempo pienissimo, oppure un lavoro intermittente (a chiamata) utilizzato in maniera impropria. Così come finti appalti che nascondono in realtà la mediazione di manodopera». Ciò può portare a buste paga non consegnate ai lavoratori, straordinario inesistente, rarissimi riposi settimanali, orari di lavoro dall`alba al tramonto, contributi non versati, mancato rispetto delle norme sulla salute. Tutti elementi che contribuiscono, stando al sindacato, a ledere non soltanto la dignità di chi lavora, ma più spesso a metterne a rischio anche la salute e l`integrità psicofisica. «Tristezza, piuttosto che rabbia, suscitano i dati diffusi dalla Direzione territoriale del Lavoro sui controlli effettuati» chiosa la Cgil. Si parla di controlli che riguardano prevalentemente la Riviera nel corso del primo semestre dell`anno nel settore Terziario-Turismo-Pubblici esercizi.
Da questi si evince che su 224 aziende ispezionate, quelle nella quali sono emerse irregolarità sono oltre la metà: 114. I lavoratori irregolari riscontrati sono stati 330 fino a giugno, in aumento rispetto all`anno passato. Le maxisanzioni comminate per lavoro nero sono 47, mentre sono 21 i provvedimenti di sospensione. «Neanche gli annunciati interventi del governo per lo sviluppo azzardano una strategia di rilancio per il settore del turismo, che comunque produce il 10 per cento del Pil nazionale – dichiara il sindacato -. Cresce la dequalificazione professionale e diminuisce la qualità del servizio». Ce ne è anche per la direttiva europea, che dal 2016 stabilisce l`assegnazione tramite asta pubblica delle concessioni demaniali e, quindi, anche di spiagge e stabilimenti balneari sul demanio. Il recepimento della Direttiva Bolkenstein della Ue, stando alla Filcams Cgil, se da un lato potrebbe dare benefici al sistema nell`ottica di una modernizzazione, dall`altro porterebbe un rischio negli investimenti per l`ammodernamento delle strutture e quindi anche una drastica riduzione degli occupati.

Il popolo degli invisibili, lavoratori in nero sfruttati e sottopagati, è assai radicato nell industria delle vacanze in Sardegna . A denunciarlo è la Filcams Cgil che, per contrastare il fenomeno è impegnata in questi giorni nella campagna contro il lavoro nero nel turismo, Non+ Sommerso, promossa dalla categoria a livello nazionale. L iniziativa prevede la distribuzione del materiale nelle aziende turistiche, con l invito a rivolgersi per un aiuto o semplici informazioni agli uffici del sindacato in viale Monastir.

CAGLIARI – "Il fenomeno – spiega Simona Fanzecco, segretaria generale Filcams Cgil – resiste ai controlli, probabilmente pochi, ed è difficile da ricostruire con numeri certi perché il timore di perdere il lavoro è più forte della legittima aspirazione alla legalità". "Il sommerso ha tante facce – denuncia – non è solo il classico lavoro nero che pur continua a essere una presenza ingombrante, ma anche un part time che nasconde un tempo pieno, un lavoro intermittente (a chiamata) che non ha rispetto dei riposi giornalieri e settimanali, un contratto parasubordinato che ha ancora più vincoli di un rapporto da lavoro dipendente".
E ancora, il sindacato segnala denuncia i casi di buste paga non consegnate, contributi non versati, il mancato rispetto delle norme sulla salute, che non solo ledono la dignità di chi lavora, ma ne mettono spesso a rischio la salute e l’integrità psicofisica.
"Il mercato del lavoro nel turismo è già caratterizzato dalla stagionalità – denuncia Simona Fanzecco – con l’incertezza del posto che svanisce per lo più a fine settembre, ma questo è solo uno dei problemi". Purtroppo, proprio nel periodo dell’alta stagione, il lavoro nero riguarda lavoratori professionisti, chef, barman, camerieri esperti o alle prime armi: trenta euro per otto-nove ore di fila, senza continuità perché venerdì o sabato, quando locali e ristoranti sono più frequentati si viene chiamati anche all’ultimo per garantire un organico quasi sempre sottodimensionato.
Secondo la Filcams proprio in un momento di crisi come questo, "è necessario vigilare perché i lavoratori sono sempre più deboli e ricattabili, costretti a lavorare in nero pur di mantenere il posto".
Foto di repertorio
"Il popolo degli invisibili, lavoratori in nero sfruttati e sottopagati, è assai radicato nell’industria delle vacanze in Sardegna". A denunciarlo è la Filcams Cgil che, per contrastare il fenomeno è impegnata in questi giorni nella campagna contro il lavoro nero nel turismo, Non+ Sommerso, promossa dalla categoria a livello nazionale. L’iniziativa prevede la distribuzione del materiale nelle aziende turistiche, con l’invito a rivolgersi per un aiuto o semplici informazioni agli uffici del sindacato in viale Monastir.
"Il fenomeno – spiega Simona Fanzecco, segretaria generale Filcams Cgil – resiste ai controlli, probabilmente pochi, ed è difficile da ricostruire con numeri certi perché il timore di perdere il lavoro è più forte della legittima aspirazione alla legalità". "Il sommerso ha tante facce – denuncia – non è solo il classico lavoro nero che pur continua a essere una presenza ingombrante, ma anche un part time che nasconde un tempo pieno, un lavoro intermittente (a chiamata) che non ha rispetto dei riposi giornalieri e settimanali, un contratto parasubordinato che ha ancora più vincoli di un rapporto da lavoro dipendente".
E ancora, il sindacato segnala denuncia i casi di buste paga non consegnate, contributi non versati, il mancato rispetto delle norme sulla salute, che non solo ledono la dignità di chi lavora, ma ne mettono spesso a rischio la salute e l’integrità psicofisica.
"Il mercato del lavoro nel turismo è già caratterizzato dalla stagionalità – denuncia Simona Fanzecco – con l’incertezza del posto che svanisce per lo più a fine settembre, ma questo è solo uno dei problemi". Purtroppo, proprio nel periodo dell’alta stagione, il lavoro nero riguarda lavoratori professionisti, chef, barman, camerieri esperti o alle prime armi: trenta euro per otto-nove ore di fila, senza continuità perché venerdì o sabato, quando locali e ristoranti sono più frequentati si viene chiamati anche all’ultimo per garantire un organico quasi sempre sottodimensionato.
Secondo la Filcams proprio in un momento di crisi come questo, "è necessario vigilare perché i lavoratori sono sempre più deboli e ricattabili, costretti a lavorare in nero pur di mantenere il posto".

Bologna- In riviera il lavoro stagionale sommerso non è una novità. Ma nella stagione a tinte fosche come si profila quella del 2012, il rischio di aumentare il "buco nero" è ancora più reale. La denuncia arriva da Filcams-Cgil, che in questi giorni ha fatto affiggere manifesti in tutti i comuni costieri con lo slogan "Non più sommerso, regolarizza il tuo lavoro". Il tam tam delle voci che si rincorrono fra i giovani che sono venuti a "fare la stagione" riporta che si lavora solo "a chiamata", naturalmente con pagamento in nero, soprattutto nei week end. Anche il sindacato fanotare come l` attenzione vadapuntata in particolare sulle forme part-time, che nascondono a volte il tempo pieno e nel lavoro a chiamata senza riposi. Negli interventi governativi non compare «nessuna strategia di interventi sul settore del turismo, che ancora una volta rischia di essere ignorato nel suo enorme potenziale di rilancio e condannato ad una marginalità che favorisce anche la dequalificazione professionale». L`estate della crisi quindi è destinata a lasciare segni pesanti non solo nei fatturati, ma anche sul piano dell`occupazione, diminuendo così la possibilità di lavoro soprattutto fra gli studenti in cerca di uno stipendio estivo per mantenersi all`università.

Scopriamo il sommerso, regolarizziamoci`. Questo lo slogan della campagna nazionale lanciata dalla Filcams Cgil contro il lavoro irregolare nel turismo. In questa estate 2012 di crisi occupazionale, la Filcams Cgil lancia l`allarme: "Trovare un lavoro temporaneo (regolare) potrebbe sembrare un privilegio. In un settore come il turismo, nella stagione estiva, crescente è il rischio spiegano dal sindacato- della precarietà e della proliferazione di lavoro nero e irregolare". I lavoratori del settore, secondo i dati del sindacato, oscillano tra i 900mila e 1 milione e mezzo, in alta stagione; il comparto è caratterizzato da una forte presenza femminile (il 58% degli addetti, con una punta del 77% nell`intermediazione) e giovane: sono infatti oltre il doppio della media i lavoratori con meno di 24 anni. "La crisi economica -afferma preoccupato Cristian Sesena, segretario nazionale della Filcams Cgil, responsabile del settore del turismo- spinge spesso tante lavoratrici e lavoratori italiani, migranti e giovani, a subordinare al bisogno di un salario, il sacrificio delle più basilari forme di tutela".

‘Scopriamo il sommerso, regolarizziamoci’. Questo lo slogan della campagna nazionale lanciata dalla Filcams Cgil contro il lavoro irregolare nel turismo. In questa estate 2012 di crisi occupazionale, la Filcams Cgil lancia l’allarme:
"Trovare un lavoro temporaneo (regolare) potrebbe sembrare un privilegio. In un settore come il turismo, nella stagione estiva, crescente e’ il rischio -spiegano dal sindacato- della precarieta’ e della proliferazione di lavoro nero e irregolare".

I lavoratori del settore, secondo i dati del sindacato, oscillano tra i 900mila e 1 milione e mezzo, in alta stagione; il
comparto e’ caratterizzato da una forte presenza femminile (il 58% degli addetti, con una punta del 77% nell’intermediazione) e giovane: sono infatti oltre il doppio della media i lavoratori con meno di 24 anni.

"La crisi economica -afferma preoccupato Cristian Sesena, segretario nazionale della Filcams Cgil, responsabile del settore del turismo- spinge spesso tante lavoratrici e lavoratori italiani, migranti e giovani, a subordinare al bisogno di un salario, il sacrificio delle piu’ basilari forme di tutela".

Sindacato Pronto A Tutela Legale Contro Gli Abusi

Nel settore del turismo, nella stagione estiva, è crescente è il rischio della precarietà e della proliferazione di lavoro nero ed irregolare. "La crisi economica spinge spesso tante lavoratrici e lavoratori italiani, migranti e giovani, a subordinare al bisogno di un salario, il sacrificio delle più basilari forme di tutela": l’allarme arriva da Cristian Sesena, segretario nazionale della Filcams Cgil, responsabile del settore Turismo.
Il sommerso, osserva il sindacato, ha tante facce: non è solo il classico lavoro nero ma è anche un part-time che nasconde un tempo pieno, un lavoro intermittente che non ha rispetto dei riposi giornalieri e settimanali, un contratto parasubordinato che ha ancora più vincoli di un rapporto da lavoro dipendente. Buste paga non consegnate o serrate, contributi non versati, il mancato rispetto delle norme sulla salute, ledono non solo la dignità di chi lavora, ma ne mettono spesso a rischio la salute e la integrità psicofisica. I lavoratori del settore oscillano tra i 900mila e 1 milione e mezzo, in alta stagione; il comparto è caratterizzato da una forte presenza femminile (il 58% degli addetti, con una punta del 77% nell’intermediazione) e giovane: sono infatti oltre il doppio della media i lavoratori con meno di 24 anni. Filcams Cgil lancia quindi la campagna nazionale ‘Scopriamo il sommerso, regolarizziamoci’ e annuncia: gli uffici e le strutture del sindacato sono a disposizione in tutto il Paese per chiarimenti, informazioni e per offrire tutela vertenziale e legale contro gli abusi.

I lavoratori del settore oscillano tra i 900mila e 1 milione e mezzo, in alta stagione; il compartoè caratterizzato da una forte presenza femminile (il 58% degli addetti, con una punta del 77% nell’intermediazione) e giovane: sono infatti oltre il doppio della media i lavoratori con meno di 24 anni. I dipendenti rappresentano il 60% della forza lavoro occupata, mentre il lavoro autonomo, nelle sue varie forme, pesa per circa il 33%. I dipendenti delle imprese ricettive sono 242 mila (con una oscillazione tra alta e bassa stagione di 60 mila unità), mentre nell’intermediazione sono occupati 36 mila lavoratori, con variazioni quasi impercettibili nel corsodell’anno. "Negli annunciati interventi del Governo per lo Sviluppo, non compare, nessuna strategia di interventi sul settore del turismo, che ancora una volta rischia di essere ignorato nel suo enorme potenziale di rilancio – prosegue Sesena – e condannato ad una marginalità che favorisce anche la dequalificazione professionale". A questo si aggiunge, a fronte del recepimento della direttiva UE Bolkeinstein, sulle concessioni demaniali(spiagge, arenili) che verranno, stante il nuovo quadro normativo, messe all’asta. Questa innovazione, secondo il sindacato, si presta a diverse letture: se da un lato infatti il sistema potrebbe trarne beneficio nell’ottica di una sua modernizzazione, dall’altro non possono essere ignorati i rischi occupazionali che ne potrebberoderivare a fronte di operazioni unicamente improntate al massimo ribasso. "La tutela e la valorizzazione dell’occupazione, in un caso e nell’altro – conclude il sindacalista – rimane il nostroobiettivo; ed è per questo che chiediamo che le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori siano coinvolte a monte e non a valle del percorso".

Guadagnano meno di mille euro al mese. Lavorano 14 ore al giorno, senza mai un turno di riposo. E pagano anche il pizzo ai mediatori che le portano in Italia. La verità sulle "stagionali" negli alberghi fra Rimini e Cervia
Il tavolino è di quelli da giardino, di plastica bianca, a poco prezzo. Sopra la tovaglia color senape c’è il "Piccolo manuale informativo per i lavoratori stagionali, comunitari e non": fotocopie di articoli di cronaca e accanto le tabelle con le tariffe aggiornate divise per categoria di hotel e mansioni. Di fronte c’è il cavalletto con le "civette", anche queste bilingue, "informazioni sindacali" si legge. E’ da questo angolo quasi invisibile del corso di Gatteo a Mare che sono venute alla luce le testimonianze dello sfruttamento e della tratta dei lavoratori dall’Est Europa fino alle spiagge della Romagna.

Quattro sere a settimana Sandra prende posto in via delle Nazioni, che divide Cesenatico da Gatteo a Mare, in quel breve tratto di costa rimasto sotto la provincia di Forlì-Cesena. E’ cominciato tutto quando lei, che ora lavora in un’industria che produce piadine, faceva la stagione come donna ai piani, a pulire le camere. Veronika, la sua collega romena le raccontò quanto prendeva al mese: 950 euro. Cinquanta euro meno di lei, ma lavorando il doppio. Un orario da schiava, 12 ore al giorno. Nei periodi di piena, come nella settimana di Ferragosto, anche di più. Così Sandra ha deciso di informare i lavoratori stagionali sui loro diritti, soprattutto gli stranieri che arrivano qui ogni anno ad aprile e che poi a settembre tornano a casa. Nei decenni del "boom", fino alla fine del ’900 parlavano sardo, calabrese, campano. Ora l’accento è quello dell’Europa dell’est. La maggioranza sono romeni, ma vengono anche da Moldavia e Polonia. Donne soprattutto, gli ingranaggi invisibili dell’enorme macchina del turismo di massa.

Con l’aiuto di Ercole Pappalardo, sindacalista della Filcams-Cgil di Cesenatico, si è documentata e in collaborazione con l’associazione Rumori sinistri, un collettivo che ha sede a Rimini, ha messo su il suo piccolo "ufficio". I romeni che passano la sera, dopo una giornata interminabile fatta di pulizie, cucina, piatti e servizio ai tavoli, leggono l’invito nella loro lingua. Alcuni passano oltre perché non si fidano, altri si fermano e chiedono come possono fare per avere il sussidio di disoccupazione una volta terminata la stagione, oppure quanto dovrebbero prendere realmente di stipendio in base al loro orario di lavoro. Sandra mostra loro le tabelle salariali e la maggior parte delle volte li invita a procedere con una vertenza. Scrivendo su un foglietto il numero di cellulare di Ercole.

«Vedi, tu prendi 1.200 euro, ma lavori 13 ore, senza giorno libero», spiega a una ragazza, «Bene, se ci metti il giorno che non hai e gli straordinari che non ti pagano dovresti prenderne 3.500». Poi chiede loro di compilare una scheda, anonima, sulla quale registra i loro dati. Età, provenienza, anno di arrivo in Italia e stipendio. In due anni Sandra ha raccolto 245 testimonianze. La maggior parte sono donne romene, impiegate per le pulizie delle camere, servizio in sala o aiuto cucina. Quasi tutte hanno pagato per trovare un contratto in Italia. Prima dell’entrata della Romania nell’Unione europea le tariffe potevano arrivare anche a 1.000 euro. Ora pagano dai 400 ai 750 a degli intermediari che hanno contatti con gli hotel di tutta la Romagna, ma anche in Trentino per la stagione invernale.

Secondo uno studio dell’Osservatorio nazionale sul turismo di Federconsumatori, l’Emilia Romagna è la regione con le camere più economiche in Italia. Degli oltre 4.500 alberghi la metà è concentrata sulla costa. Ospitalità e divertimento a basso prezzo, che hanno permesso alla Riviera di reggere anche alla crisi. Ma è una competitività che pesa anche sulle spalle di queste persone.

La tratta. «Esistono delle agenzie che operano in Romania. Hanno depliant, cataloghi e organizzano i viaggi con pulmini che portano in Italia i dipendenti». E’ il direttore del Grand Hotel di Cesenatico, Luigi Godoli, a confermare l’esistenza di un sistema gestito da intermediari che dall’Est (non solo dalla Romania, ma anche da Moldavia e Polonia) procurano personale agli hotel della Riviera. «Noi abbiamo una persona, un italiano, che vive là. Ma non ci costa nulla. Immagino che prenda una percentuale sullo stipendio dei lavoratori. Credo sia una cosa normale».

In spiaggia. Negli hotel. Nei campi. In nero o con contratti capestro. Comunque con paghe da fame. Anche per 14 ore al giorno. Li chiamano i ‘lavoretti’. Una realtà in cui sono ugualmente sfruttati italiani e stranieri

«Vado a fare la stagione», si diceva una volta, per chi viveva vicino alle spiagge del sud Italia o alle montagne del nord. Ovvero: vado a fare un lavoro stagionale per arrotondare le magre entrate invernali. Significava rinunciare alle vacanze per poter fare qualche acquisto o per mantenersi gli studi ed erano tante le maniere di farlo: cameriere, portiere, cuoco, operaio di palchi, bagnino.

Ora, nel momento in cui questo tipo di lavoro è l’unica speranza dei precari che non riescono a lavorare d’inverno, anche fare la stagione diventa impossibile. Anche con undici anni di esperienza: «Siamo andati dappertutto, in Sardegna, a chiedere, ma non c’è lavoro», racconta Mauro (nome di fantasia), che studia e fa le stagioni come cameriere. Perché tra crisi e rincari dei traghetti, in Sardegna non va più nessuno: solo l’anno scorso la contrazione del turismo è stata stimata attorno al 30%, e questo anno potrebbe andare peggio.

Anche a Ravenna, Rimini e Riccione crisi e sfruttamento sono i veri temi dell’estate nel lavoro stagionale: «Diciamo che qui c’è meno nero che al sud», spiega il sindacalista Idilio Galeotti, che segue i precari col Nidil. «Ma ci sono tante, troppe, sfumature di grigio, tutte all’insegna dei 46 tipi diversi di contratti precari». A Ravenna c’è il factotum di albergo indiano che lavora 10 ore e poi altre quattro nelle stalle. Ci sono i lavoratori somministrati del porto, che hanno appena ottenuto il primo contratto aziendale in Italia. A Ravenna, poi, c’è il bagnino con la partita iva.

Ma d’estate non si lavora solo nelle spiagge. Ci sono i campi della raccolta frutta, con il caporalato del mezzogiorno e altre forme di sfruttamento al nord. E’ del 30 giugno la denuncia della Flai Cgil di Alessandria sullo sfruttamento di 44 lavoratori nord africani,braccianti alla Lazzaro di Castelnuovo, che si sono fermati a protestare per fame. Situazione non troppo diversa dalla Puglia, dove sempre la Flai Cgil ha organizzato la campagna itinerante "Gli invisibili delle campagne di raccolta", per sensibilizzare alla realtà dei lavoratori agricoli africani. «Sono invisibili loro, i lavoratori, e quindi siamo invisibili noi come sindacato», dice Gino Rotella, segretario nazionale.

Il turismo in Sardegna va male. In Sardegna da sempre si dice che il turismo porta lavoro, e sono molti a sostenere che il settore può essere la carta vincente di un’isola il cui tessuto industriale sta scomparendo. Eppure lo scorso anno la contrazione del turismo è stata pari al 30 per cento. Colpa della crisi e del rincaro dei traghetti per la Sardegna, che dal 2010 ad oggi hanno subito rincari tra il 90 e il 110 per cento. «Prima con 30 euro potevi portare l’auto sul traghetto. Dall’anno scorso devi spenderne trecento, e in Sardegna se non vieni con l’auto girare da una spiaggia all’altra è impossibile», spiega Mauro.

Lui ha girato mezza Sardegna questo anno per trovare lavoro, assieme al fratello Alessandro: «Neanche lui che ha 11 anni di esperienza è riuscito a trovare nulla. Assumono solo rumeni ora», racconta. Quando il lavoro si trova, poi, le condizioni sono spesso difficili: «Io prendevo 900 euro netti, al mese, per lavorare 10-12 ore al giorno. Ma all’inizio, come tanti, ne ho presi anche 700, e in nero». Gli alloggi spesso sono sporchi, stipati di persone. E a volte capita di non essere pagati. Come il fratello di Mauro, Alessandro, che vanta un credito di 10.000 euro con l’albergo dove ha lavorato per cinque anni, in Costa Smeralda. «La società è fallita e non hanno pagato nessuno. Poi hanno cambiato nome alla società e l’hanno intestata a qualcun altro, ma sono sempre lì».

Un’altra maniera di lavorare d’estate in Sardegna sono i service audio, le ditte che montano i palchi per i concerti nell’isola. Ci lavora Giovanni, 30 anni: «Nel nostro settore c’è crisi, gli anni scorsi stavamo sempre in giro, ora è dura», ci spiega. Giovanni lavora in una delle due ditte più grosse della Sardegna: «Ma il problema sono le piccole ditte che lavorano nelle piazze, a nero, e ci fanno concorrenza al ribasso». Ora che Giovanni è in regola – con contratto di prestazione d’opera e piano di sicurezza – prende meno di quanto faceva le scorse estati, in nero. Settanta euro a serata, più le spese pagate, e contare le ore è un po’ difficile perché: «Di lavorato effettivo sono otto, ma alla fine stai lì anche per 24 ore». Perché lavorare nei service significa arrivare per primo e andartene per ultimo. E ormai è un lavoro prevalentemente estivo: «La stagione invernale della lirica ha subito forti tagli e ormai c’è poco lavoro».

La riviera col bagnino a partita iva. Idilio Galeotti è sindacalista Cgil, e dopo aver seguito la vertenza Omsa di Faenza è ora segretario a Ravenna del Nidil (nuove identità del lavoro) che raccoglie i precari. Anche i lavoratori stagionali: «Solo nella mia provincia, che conta 378.000 abitanti, sono 30.700 gli iscritti ai centri per l’impiego. Di questi il 94% vengono assunti con contratti precari», racconta. Ci sono persone assunte per lavorare sei ore al mese e risultano occupate. «Se ti assumo a progetto, per i tre mesi estivi, è chiaro che non avrai contributi». Ma quali sono i contratti prevalenti nelle tipologie di lavoro estivo? «Stage estivi, voucher, e contratti a chiamata. Ho conosciuto persino un bagnino a cui avevano fatto aprire la partita iva», ci racconta il sindacalista.

Questo tipo di contratti, spesso, non vengono neanche pagati: «Non ho mai fatto così tante impugnazioni come da quando sono al Nidil». E quando si viene pagati, lo sfruttamento c’è comunque. A Ravenna c’era il cameriere-factotum indiano dell’albergo che lavorava 10 ore, assunto con contratto a progetto. «E poi faceva altre quattro ore nel maneggio del proprietario dell’hotel. Pagato un euro l’ora», dice Galeotti. Ora, grazie al Nidil è stato assunto a tempo indeterminato. Ma è dei lavoratori del porto di Ravenna, molto attivo d’estate, che Idilio Galeotti va particolarmente fiero: «Sono riuscito a far firmare un accordo aziendale per tutti quei lavoratori somministrati, che ora hanno più diritti. Ferie, assicurazione sugli infortuni». Poca cosa, forse, ma non per Idilio: «Quando parliamo di questo tipo di contratti anche ottenere mille euro al mese è una grande conquista di principio», spiega.

Gli invisibili del sistema agricolo, tra Piemonte e Puglia. Sono passati due anni e mezzo dalla rivolta dei braccianti africani a Rosarno, un anno dalla rivolta di Nardò. Ma la situazione dei lavoratori agricoli in Italia, di quelli africani che raccolgono i pomodori e le angurie che finiscono nella grande distribuzione, non è migliorata. O quasi: «Alcune cose sono cambiate», spiega Gino Rotella, segretario nazionale Flai Cgil. «Ora c’è una legge contro il caporalato, e chi lo denuncia ottiene il permesso di soggiorno se non è in regola. Ma non è sufficiente», conclude. La questione dello sfruttamento dei lavoratori agricoli, non è solo penale. E’ sistemica: «Le aziende medio piccole non ce la fanno, e scaricano sul lavoro il problema», spiega ancora Rotella. Criminalità, quindi, o semplicemente crisi? Secondo il segretario: «E’ lo stesso circuito. Non credo che le aziende che si rivolgono ai caporali siano criminali, non possono fare altrimenti».

In buona parte le aziende che si rivolgono ai caporali vendono la frutta alle grandi aziende, che per legge devono controllare tutta la filiera del prodotto. Ma non c’è alcun obbligo sulla filiera della manodopera. «La invito a telefonare a un qualsiasi centro per l’impiego – invita Rotella – e a cercare manodopera agricola. Non troverà nulla». I lavoratori agricoli italiani, rispetto agli africani, stanno un po’ meglio. Sono più qualificati, possono scegliere il meno peggio. Per il resto è: «La legge della giungla», sottolinea il segretario Flai. «Peggio della schiavitù, perché nella schiavitù c’erano delle regole».

Ma lo sfruttamento del lavoro agricolo non avviene solo in Puglia. Ad Alessandria 44 braccianti africani alla Lazzaro di Castelnuovo si sono fermati a protestare per non patire la fame. Non venivano pagati: «Temiamo che realtà come questa siano molto diffuse in Piemonte», ci spiega Anna Poggio, segretario Flai Cgil di Alessandria. «Per questo abbiamo aperto un osservatorio, e un tavolo alla prefettura». La Flai Cgil ha avviato l’iniziativa itinerante "Gli invisibili delle campagne di raccolta", e a coordinarla è Yvan Sagnet, lo studente camerunense del politecnico di Torino che un anno fa era stato il leader della rivolta di Nardò. Racconta l’esperienza della schiavitù del lavoro agricolo. La forma più dura delle tante forme di sfruttamento che sono il lavoro estivo, in Italia.