Category Archives: Campagna Turismo 2011

CESENATICO. I sindacalisti lo avevano chiesto ed eccoli accontentati. Storico incontro, giovedì sera, nella sede dell’Adac di via Mazzini, tra albergatori e rappresentanti di Cgil e Cisl. Presenti il consiglio direttivo dell’Associazione degli Albergatori Cesenatico (Adac) ed una delegazione dei sindacati della categoria lavoratori del turismo, composta da Michele Dall’Ara ed Ercole Pappalardo. Sono intervenuti anche il consulente del lavoro Mauro Agostini e il presidente di Adac Servizi Bruno Gobbi.
Il faccia a faccia era stato sollecitato in particolare dalla Cgil, all’indomani della conclusione dell’assemblea di fine stagione degli albergatori associati all’Adac. Giancarlo Barocci, presidente dell’Adac, ha spiegato che quell’appuntamento era un momento istituzionale e solo per questo i sindacati non sono stati mai invitati.Nell’incontro di giovedì (nella foto) sindacati e imprenditori si sono misurati su questioni che assillano il mondo del lavoro: lo sviluppo dell’apprendistato, la regolamentazione dei riposi, la questione dei picchi di lavoro orari e stagionali, le sospensioni, la necessità di una formazione professionale adeguata e continua. Entrambe le parti hanno condiviso il bisogno di combattere il lavoro nero, in quanto oltre a danneggiare i lavoratori è una delle forme più disdicevoli di concorrenza sleale tra le aziende, a danno di quelle che rispettano la legge. Si è perlato anche della nuova piattaforma del contratto territoriale del turismo. E’ stato concordato di costituire una commissione di lavoro mista, che inizierà ad operare fin dalle prossime settimane. Ed entro l’autunno sarà organizzato a Cesenatico un convegno nazionale sulle tematiche del lavoro stagionale nel turismo.

LIGNANO – Camerieri, baristi, bagnini, il sommerso cresce e si alimenta grazie alla crisi. È per queste ragioni che la Filcams-CGIL ha deciso di affrontare e contrastare questi fenomeni, una

"Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel settore del Turismo" che in questi giorni sarà diffusa in tante località turistiche e balneari. «Anche nelle zone di Lignano e Grado il fenomeno del avoro sommerso è aumentato- si fa notare alla Filcams- ed abbiamo ragione di credere che il Cresce il lavoro`lneró` nel settore del turismo numero di lavoratrici e lavoratori interessati sia superiore rispetto a quanti si recano presso i nostri Uffici ma pensiamo che il dato reale non riesca ad emergere per il timore di denunciare i datori di lavoro e la paura di non riuscire più a trovare un`occupazione nella stagione seguente». La zona di Lignano assorbe circa il 73% del turismo dell`intera Provincia di Udine, secondo quanto rilevato dal Centro Studi della Camera di Commercio di Udine, e sempre in Provincia di Udine le assunzioni regolari stagionali rappresentano circa un quarto dei Dipendenti dell`intero settore turistico, di cui il 22,5 % assunto con contratto part, time. Questi pochi dati confermano come la stagionalità rappresenti un fenomeno importante per il tessuto economico locale con ricadute decisive sull`occupazione. «È un impegno necessario fa notare il sindacato- tanto più in situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, dove i lavoratori sono sempre più deboli e di conseguenza più ricattabili, costretti ad accettare forme di lavoro irregolare ur di mantenere il posto di lavoro. È necessaria una nuova evoluzione del mercato del lavoro nel Settore che chiami in causa anche l`intervento dello Stato e delle Istituzioni locali». Questa campagna di informazione è solo una delle tante iniziative che la Filcams Cgil metterà in campo per sensibilizzare l`opinione pubblica. A tal fine nei prossimi giorni verranno distribuite locandine informative e la Filcams CGIL di Udine richiederà agli attori sociali ed economici coinvolti, nonché alla Provincia di Udine ed al Comune di Lignano, la costituzione di un tavolo per richiamàre l`attenzione sul fenomeno e rimarcare la necessità di strategie concrete e condivise per l`emersione delle situazìoni irregolari e la normalizzazione dell`intero settore.

Parla Franco Minelli, uno degli ispettori Inps più esperti, racconta come si riesce a scovare il "nero "
RIMINI . «Lavoro 6 ore e 40 al giorno per cinque giorni alla settimana e ho il giorno libero» . E ‘ una delle risposte che spesso si sente dare Franco Minelli, che da
oltre 10 anni fa le ispezioni per l’Inps e di esperienza ne ha accumulata in abbondanza . Il navigato ispettore sa che «quando un dipendente risponde in modo troppo preciso prima che gli si facciano le domande, allora è molto probabile che sia stata "istruito"» . Ma c’è anche una diversa tipologia: il lavoratore che risponde con il massimo del candore, «non sapendo che ha diritto al giorno libero o che gli devono essere pagati gli straordinari» . Un mestiere complicato quello delle ispezioni, insomma, che richiede anche l’aiuto dei dipendenti controllati e dei datori di lavoro . anche se spesso, questi ultimi, di dare una mano non hanno alcun a intenzione. «Le situazioni di tensioni non sono mancate questa estate», precisa Minelli con un sorriso, «ma l’importante e non fare trascendere la situazione e mantenere la calma». E alla fine, se c’è del "nero", con molta pazienza si fa salire a galla .

I NUOVI ticket che partono lunedì. Una manovra finanziaria che «deprimerà ancora di più l’economia e abbasserà ì consumi delle famiglie» . Le festività del 2.5 aprile, dell’i maggio e del 2 giugno cancellate, «con fortissime ripercussioni sulla nostra economia, perché significa accorciare di un mese il turismo a Rimini» . Ce n’è abbastanza, per la Cgil, per aspettarsi tante persone in strada a protestare il 6 settembre, quando andrà in scena a Rimini e in altre 100 città io sciopero generale indetto dal sindacato . «Abbiamo rivolto il nostro appello a tutti i 27 sindaci e alle associazioni — annuncia il segretario provinciale Cgil, Graziano Urbinati Agli amministratori chiediamo di condividere la nostra proposta, e poi diremo chi ha aderito e chi no» . Urbinati, ch e ricorda come la manovra costerà «a una famiglia tipo (padre, madre e figlio con 36mila curo di reddito) 800 curo all’anno», ribadisce che la crisi è tutt’altro che passata. E che i comuni, «anche loro vittime dei tagli», devono fare la loro parte : consulenze esterne bloccate fino al 2014, stop alle società partecipate che non fanno servizi e agli sprechi . Fondamentale poi la lotta al lavoro nero, tema che « a Rimini — attaccano Lora Parmiani e Mauro Rossi della Cgil — si discute solo in estate» . «Nella nostra provincia, dai controlli fatti, sono emerse irregolarità per oltre 1’80% delle aziende accertate — ricorda la Parmiani I controlli sono diventati sempre più difficili, a causa del ricorso dei contratti a chiamata». Che sono aumentati in maniera esponenziale: «Oggi più di un terzo dei contratti stagionali del turismo a Rimini sono a chiamata . Il lavoro a chiamata, nei primi sei mesi, è aumentato del 50% rispetto al 2010, quando già era raddoppiato!» . Per la Cgil dietro al contratto a chiamata si ‘nascondono’ lavoratori che fanno gli stagionali a tutti gli effetti, sfruttati e mal pagati . «E quel che è peggio — aggiunge la Parmiani — è che questo tipo di sfruttamento si ha soprattutto negli alberghi a 3 o 4 stelle, non in quelli piccoli» .
ECCO perché da ieri, su 15 autobus delle linee maggiormente trafficate da Bellaria a Cattolica, è affissa la campagna di sensibilizzazione della Cgil Salvati dal lavoro nero del turismo . Tra i pochi con i l contratto in regola, per la Cgil, ci sono proprio i marinai di salvataggio, «Ma è possibile accusa Rossi — che un addetto al salvataggio guadagni come il titolare di uno stabilimento?» . Sul mancato sciopero, aggiunge Rossi, «la scelta è stata sofferta, ma essendo stato convocato lo sciopero del 6 settembre sarebbe stato troppo complicato, In ogni caso non è vero che siamo stati costretti, come dice Oasi : l’abbiamo deciso noi» .

Quadro allarmante sulla legalità nell`occupazione: 330 casi fuorilegge e 134 maxí sanzioni

Rimini – I dati che emergono dalle ispezioni effettuate nei primi sei mesi dell`anno dalla direzione provinciale del lavoro disegnano un quadro allarmante del mondo economico riminese, settore turistico in testa: oltre la metà, 201 per l`esattezza, delle 371 imprese controllate sono risultate infatti non a norma. E l`anno scorso la provincia, secondo dati questa volta dell` Inps, è risultata addirittura quella in regione con la percentuale più alta di violazioni verificate, pari all`83,9%. Ancora una volta a farla da padrone è il lavoro nero: su più di un lavoratore su tre (330 su 880) sono state infatti riscontrate quest`anno irregolarità. 134 le maxisanzioni comminate: in pratica una media di una pesante multa per ogni uscita dedicata agli accertamenti. Complessivamente sono stati 849.882 euro gli introiti recuperati fino a questo momento: continuando di questo passo si potrebbe arrivare a fine anno a superare addirittura la soglia di 1 milione e 600 mila euro. "Il problema dei lavoratori in nero è molto grave – dice Lora Parmiani della Cgil Rimini – anche perché il loro numero è aumentato e anche di molto rispetto all`anno scorso. E una piaga concentrata soprattutto nel settori dei servizi e nel turismo in particolare: se infatti nell`edilizia sono stati riscontrati 34 casi e nell`industria 18, nel terziario si arriva alla cifra record di 278, l`80% del totale. Le donne e gli stranieri sono le tipologie maggiormente interessate". Ai dipendenti totalmente in nero si devono poi aggiungere i 53 "in grigio", cioè tutto quel lavoro solo parzialmente regolato, dai contratti atipici a quelli registrati come part-time
ma con reale orario di lavoro full-time pagato fuori busta, dall`utilizzo in nero di lavoratori in cassa integrazione o in mobilità al lavoro "a chiamata". Proprio quest`ultimo è in forte aumento, soprattutto nel terziario: secondo dati del Centro per l`impiego relativi al primo semestre di quest`anno siamo a oltre il 30% degli avviamenti tra alberghi, pubblici esercizi e ristorazione. Nel solo settore turistico l`incremento è pari al 50% rispetto al 2010. "Ciò non deve stupire – spiega Mauro Rossi, segretario generale di Filcams Cgil – ci sono norme infatti che consentono al datore di lavoro di segnare le presenze effettive dei lavoratori entro il mese successivo. Questo consente, proprio col lavoro "a chiamata", di "nascondere" molte giornate lavorate senza grossi rischi, anche durante i controlli. Ci auguriamo però che si prosegua con forza anche nell`azione repressiva, strumento fondamentale per sconfiggere una piaga che diminuisce i diritti dei lavoratori e ne aumenta la precarietà". Proprio per favorire una maggiore sensibilizzazione sul tema è partita in questi giorni anche a Rimini la campagna della Filcams Cgil contro il lavoro nero nel settore del turismo. Sugli autobus saranno affissi manifesti con i recapiti del sindacato per denunciare eventuali violazioni.

di Riccardo Bianchi
Alberghi, discoteche, spiagge e ristoranti: sono i luoghi di vacanza il regno dei contratti irregolari. Il 35 per cento degli stagionali è a nero totale. A Cesenatico un’azienda su due non è in regola. A Napoli i sindacalisti si fingono clienti per potersi avvicinare E in Calabria nei villaggi vieni assunto come ‘socio’ e poi lavori come dipendente, fino a 16 ore al giorno. Ora la Filcams si appella ai turisti

Contratti a chiamata da 4 o 10 ore al mese che nascondono settimane lavorative di 80 ore. False cooperative a cui subappaltare la manodopera per togliere ogni permesso di malattia ai lavoratori. Dipendenti costretti a dormire nelle cabine sulla spiaggia. Tra alberghi, ristoranti e stabilimenti balneari il lavoro nero ha trovato un terreno fertile dove attecchire. E la Filcams Cgil lancia una campagna per informare i turisti: nel milione e mezzo di lavoratori che in estate permettono agli italiani di godersi le vacanze, il 35% è a nero e molti di più quelli con contratti irregolari.

La situazione è la stessa in tutta Italia, con qualche differenza sulle modalità dello sfruttamento.

A Cesenatico da gennaio a giugno la direzione provinciale del lavoro ha scoperto che un’azienda su due non aveva tutti i dipendenti in regola. Su 136 aziende ispezionate nella zona, sono state trovate 68 persone in nero. «E’ una vera patologia» ammette il segretario della Filcams locale, Ercole Pappalardo, «Il 70% dei lavoratori ormai è straniero e vengono tutti dallo stesso paese in Romania, Cluj».

L’Espresso aveva dimostrato l’esistenza di mediatori che fanno la spola tra Cluj e la riviera per smistare la manodopera stagionale: «Chi è sfruttato si rivolge a noi solo a fine stagione, perché teme di essere cacciato o non essere richiamato l’anno prossimo» ammette Pappalardo: «Ci sono casi incredibili: abbiamo trovato una coppia che si occupava di uno stabilimento, dagli ombrelloni al bar, e che i datori facevano dormire in un letto a castello.dentro due cabine unite. E quando c’era poca gente in spiaggia, la moglie doveva fare i capelli alla padrona del bagno».

Il litorale veneziano è preso d’assalto dai lavoratori sloveni, che fanno i pendolari tra il loro paese e l’Italia: «Chi sta meglio è contrattualizzato per 40 ore settimanali, ma ne fa 70 o 80 e prende una parte in nero. Ma negli ultimi due anni si è diffuso il nero totale» conferma Paolo Baccaglini, «Hanno paura a fare vertenza, sanno che li caccerebbero e prenderebbero altri connazionali». Anche gli italiani sono trattati alla stessa maniera: «C’è una ragazza che lavora in un ristorante, 70 ore settimanali e la pagano 1800 euro, ma da aprile non le hanno ancora fatto il contratto. Lo fa per pagarsi gli studi, ma se non raggiunge le 78 giornate minime lavorate in autunno non potrà avere la disoccupazione da stagionale prevista dall’Inps».

In Versilia pure le discoteche sono area di lavoro grigio: «Funziona come per i bar» spiega il sindacalista Massimiliano Bindocci, «Ci sono barman, camerieri, ragazze immagine, buttafuori che lavorano tutte le sere dalle 18 a tarda notte, poi i datori segnano solo 2-3 serate a settimane». I controlli ci sono, ma un ultimo provvedimento del governo ha previsto che si possa svolgere una sola ispezione ogni sei mesi, che nel settore degli stagionali vuol dire una a stagione. «Le presenze devono essere segnate entro il mese successivo, perciò basta scrivere che il giorno della visita lavoravano tutti e si è a posto». Il lavoro a chiamata, però, non dà diritto alla maggiorazione del 35% prevista per legge per gli stagionali, non si maturano tfr né tredicesima.

Anche dove i clienti sono più ricchi e i lavoratori quasi tutti italiani, come sulla costa napoletana, non mancano le irregolarità: «Hanno contratti da 15 ore settimanali, ma ne lavorano 40 e sono pagati a forfait». Ugo Buonanno, il segretario provinciale, racconta di essersi finto cliente per parlare con i lavoratori: «Una cameriera di un albergo iniziò a parlarmi, poi mi disse di andarmene perché temeva che qualcuno credesse che mi avesse chiamato lei. Ma non sanno niente dei loro diritti, credono che i sindacalisti facciano ispezioni». C’è anche chi è stato messo in cassa integrazione a rotazione, e poi deve rendere una quota datore: «In un ristorante che non ha problemi economici, un sindacato "amico" del proprietario ha firmato la cig, le ragazze lavorano 40 ore ma ne segnano 4 e poi devono dare una quota degli 800 euro della cassa integrazione Inps allo sfruttatore. Volevano fare vertenza, poi sono tornate da noi col sindacalista "amico" a dire che ci avevano ripensato».

Nei villaggi vacanze di
Calabria e Sicilia si sta diffondendo l’abitudine di avere false cooperative a cui subappaltare la manodopera: «Li obbligano a diventare soci per fare orari incredibili, non hanno permessi sindacali né di malattia, sono sotto inquadrati e non ricevono gli straordinari, come prevede la legge per le coop» spiega Andrea Ferrone, «Però sono lavoratori dipendenti a tutti gli effetti, con orari prestabiliti».

La disoccupazione galoppa e vieni allontanato subito se succede qualcosa o ti lamenti, perché c’è qualcun altro pronto a prendere il tuo posto. E’ successo ad Alessandra, da anni cameriera ai piani in un villaggio di una nota catena, ora socia di una coop scesa da Milano di cui non aveva mai sentito parlare: «Ci hanno fatto firmare un nuovo contratto come tutte le estati, questa volta di socio, ma a chiamata. Poi io mi sono ammalata e ora dicono che i turni sono coperti e di me non hanno bisogno». La paga è di 20 euro al giorno, 30 nelle cucine, e tutti i giorni per tutto il mese, sia se si lavori per quattro ore che per otto. Una miseria: «C’è scritto che mi danno vitto e alloggio, ma io mangio e dormo a casa mia. Spero che le cose cambino, sono stressata e depressa, tratto male mio marito per niente. Questo lavoro mi piace, ma lavorare con queste incertezze mi uccide».

Il segretario Petrolo: aumentano i contratti atipici in cui il lavoratore è sempre più debole e ricattabile

La Filcams Cgil nazionale in campo contro il lavoro nero nel settore turistico. Infatti per sensibilizzare i lavoratori del settore ha messo in atto una campagna di sensibilizzazione. Al fenomeno del lavoro sommerso e irregolare – si legge in una nota del segretario provinciale della Filcams Cgil Fortunato Petrolo – è sensibilmente aumentato nell`ultimo periodo a causa della crisi economica. Soprattutto sono aumentati tutte quelle forme di lavoro grigio, cioè quel lavoro parzialmente regolato che nasconde diverse forme di lavoro sommerso e irregolare. Contratti atipici, contratti a chiamata svolti con regolarità lavorativa ma che non consentono nessun controllo e soprattutto privano i lavoratori di percepire quell`indennità di disoccupazione ridotta. Se poi – prosegue – aggiungiamo i bassi salari e le pratiche irregolari che contribuiscono, tra l`altro, negativamente a mantenere bassa la qualità del settore,
mantenendo in vita aziende che in un sistema produttivo innovativo e dinamico potrebbero essere emarginate. In questa situazione , infatti, risparmiando sui costi del personale, alcune imprese, nonostante la loro inefficienza riescono a rimanere all`interno del mercato». La Filcams Cgil nazionale di fronte a questa situazione ha deciso di affrontare e contrastare questi fenomeni promuovendo una Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel settore del turismo. Nei prossimi giorni sarà diffusa una locandina in tante località turistiche e balneari della Provincia vibonese. «Come Filcams Cgil – ribadisce il segretario Petrolo – invitiamo i lavoratori del settore a presentarsi nei nostri uffici di Vibo Valentia, Tropea, Pizzo Calabro, Nicotera per ricevere ogni utile e necessaria informazione
ed anche per intraprendere un primo utile confronto sui diritti e contro lavoro nero. Il fenomeno del lavoro nero e sommerso interessa tanti territori italiani. Negli ultimi due anni il settore turismo ha visto ha visto crescere il fenomeno del lavoro sommerso anche a causa della provenienza di tanti lavoratori dall`Est Europa non interessati a eventuali regolarizzazioni ma solo ad ottenere un`occupazione per la stagione estiva. La battaglia – aggiunge – intrapresa dalla Filcams Cgil nazionale – è contro tutte quelle forme di lavoro irregolare mascherato, zone d`ombra e situazioni ai limiti della legalità, contro tutte quelle aziende che tentano di eludere i controlli ed evadere le tasse. Nella nostra provincia registriamo un incremento dei contratti atipici da quello a progetto, a chiamata e prende sempre più forma, per la necessità di lavoro, dei contratti a persona, dove i lavoratori sono sempre più deboli e di conseguenza più ricattabili, costretti ad accettare forme di lavoro irregolare pur di mantenere il posto di lavoro. In questa varietà di contratti – continua – si è perso il contratto a tempo indeterminato ed anche a quello determinato che davano diritto alla disoccupazione ordinaria e/o con requisiti ridotti. È un impegno molto gravoso e necessario quello assunto dalla Filcams nazionale, tanto più in situazione di crisi come quella che stiamo attraversando».

Turismo, il 35% lavora in nero

«Sarà la crisi o il disvalore imperante del sommerso ma il popolo degli invisibili, lavoratori in nero sfruttati e sottopagati, è assai radicato nell`industria delle vacanze in Sardegna». A denunciarlo è l’organizzazione della Filcams Cgil che, per contrastare il fenomeno è impegnata in questi giorni nella "Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel turismo", promossa dalla categoria in tutto il territorio a livello nazionale. LA DENUNCIA. «Le imprese mirano a ridurre il costo del lavoro – denuncia la segretaria regionale Simona Fanzecco – alimentando il precariato e ricorrendo a forme di lavoro irregolare e sommerso». Secondo la Filcams proprio in un momento di crisi come questo, «è necessario vigilare
perché i lavoratori sono sempre più deboli e ricattabili, costretti a lavorare in nero pur di mantenere il posto». Una mano che cerca di afferrare il salvagente e la scritta "Salvati dal lavoro nero" sintetizza, nel manifesto che verrà distribuito nei luoghi di lavoro dell`Isola, la situazione di rischio e incertezza di chi è costretto a lavorare senza nessuna copertura, assicurativa o previdenziale. DIPENDENTI IN NERO. A livello nazio- nale, sono quasi un milione i lavoratori del settore, che in alcune stagioni diventano un milione e mezzo: oltre il 35% lavora in nero e il 15% della quota è rappresentato da immigrati. Soprattutto, sono aumentate le forme di lavoro grigio, cioè parzialmente regolate.
Contratti atipici, contratti registrati come part-time ma con reale orario di lavoro full-time pagato fuori busta, utilizzo in nero di lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. I contratti irregolari e la scarsa tutela dei diritti si ripercuotono sull`occupazione femminile, che rappresenta il 58 per cento del settore. TURISMO. «Il mercato del lavoro nel Turismo è caratterizzato dalla stagionalità – denuncia Simona Fanzecco – con l`incertezza del posto che svanisce per lo più a fine settembre, ma questo è solo uno dei problemi». Purtroppo, proprio nel periodo dell`alta stagione, il lavoro nero riguarda lavoratori professionisti, chef, barman, camerieri esperti o alle prime armi. «Sulla base dei dati e dei racconti
di chi arriva agli uffici del sindacato per denunciare o anche solo per sfogarsi – conclude Fanzecco – capiamo che il fenomeno resiste ai controlli, probabilmente pochi e ancora superficiali, ed è difficile da ricostruire con numeri certi perché il timore di perdere il lavoro è più forte della legittima aspirazione alla legalità».

Caserta – Nel comparto del`turismo balneare il fenomeno del lavoro stagionale rischia di diventare sinonimo di precarietà se non addirittura di illegalità nel casertano, dove lungo i circa 45 chilometri di litorale si registra un centinaio di strutture ricettive. La Filcams provinciale ha preso le dovute contromisure chiedendo che anche Caserta fosse inserita nella campagna nazionale, avviata dal primo agosto dalla Cgil, denominata «Salvati dal lavoro nero» e che ha già fatto registrare le più importanti adesioni nella costieraromagnola e in Versilia. Subito dopo Ferragosto lamobilitazione. prenderà il via anche sul litorale provinciale come anticipa il segretario provinciale Benedetto Arricale.

Su 50 controlli in alberghi della riviera, trovati 111 lavoratori irregolari. Ci sono imprenditori chi si inventano un fantomatico "contratto estivo", chi cancella tfr, malattie e ferie e chi dice: "spesso sono i lavoratori a chiederci questa condizione". Il sindacato: "La responsabilità è del datore di lavoro e se qualcuno offre un tipo di contratto illegale, bisogna dirgli semplicemente di no"
Così fan tutti non è una versione al maschile del noto film di Tinto Brass, ma la giustificazione che si sono confezionati quegli imprenditori di Rimini, Riccione, Cesenatico e Cervia che hanno scelto di lavorare al di fuori della legalità. A denunciarlo è lanonimo comitato Schiavi in riviera che opera dal 2008 per sensibilizzare i cittadini e informare i lavoratori stagionali sui loro diritti negati. Membri del comitato, allinizio della stagione turistica, hanno risposto a diversi annunci di lavoro, registrando i colloqui telefonici.
Ne emerge che tfr, giorno libero e ferie pagate sono optional. Lo stipendio va dai 1200 ai 1600 euro per un orario di lavoro di 10-12 ore (7 giorni su 7), quando i dipendenti dovrebbero farne 6,40 per 6 giorni. Il giorno libero non cè, come nel 99 per cento degli alberghi. Solo gli hotel molto grandi, che hanno la possibilità di raddoppiare i turni, lo fanno. Questo è quanto afferma il direttore di un albergo di Cervia nella registrazione telefonica, salvo poi smentire tutto, quando Il Fatto Quotidiano lo interpella per una verifica.
Il direttore cervese è in buona compagnia. Una collega della vicina Cesenatico, allorché il falso aspirante cameriere di Schiavi in riviera dimostra stupore per lorario lavorativo di 12 ore, replica: Noi non siamo la mosca bianca, questi sono gli orari degli alberghi (..) Il giorno di riposo è virtuale, non esiste proprio, dicono che ce lhai, ma non ce lhai. Non contenta arriva la stoccata moralista: I soldi vanno sudati e guadagnati (..), la stagione è dura, o lo accetti o vai altrove. Pensaci prima di rispondermi, perché io poi ti mando via (..) Se uno non si comporta così, che vada fuori dalla porta, dietro di lui tanto ce ne sono altri dieci che chiedono di lavorare. La telefonata si conclude con la dichiarazione dellescamotage usato nel contratto: Noi mettiamo 6 ore e 40, quello che guadagni per le altre ti viene dato fuori busta, leggi in nero.
Un hotel di Rimini, a Marina centro, stupisce per la conoscenza dei contratti di lavoro: Non penso che ci sia il tfr nel lavoro stagionale. Un altro a Cesenatico chiama in causa un inesistente contratto estivo. Sul giorno di riposo settimanale poi cè unaltra teoria fantasiosa: Se uno è maggiorenne non cè bisogno del giorno libero.
Sono persone ignoranti, nel senso letterale del termine è il commento di Patrizia Rinaldis, presidente di Aia (associazione italiana albergatori) Rimini. Chi ha dato quelle risposte ignora i reali termini del contratto nazionale che viene applicato. Basta controllare una busta paga: gli stagionali hanno una tariffa che è onnicomprensiva di tredicesima, quattordicesima, maggiorazione stagionale, permessi, tfr e possibilità di monetizzare le ferie non godute alla fine del periodo di lavoro.
Noi il nostro impegno ce lo mettiamo continua Rinaldis- facendo formazione agli albergatori con convegni in tutta la riviera. Sono la prima a combattere contro le aziende non sane. Ci sono ancora albergatori che non operano nella completa legalità, ma io sono convinta che siano poche mele marce, non paradigmatiche della realtà riminese.
La presidente di Aia invita a non prestare attenzione ai soli albergatori: Diritti e doveri afferma- devono essere rispettati da entrambe le parti. Lopinione di Rinaldis è condivisa da Alessandro Giorgetti, presidente della Federalberghi Emilia-Romagna e dellassociazione albergatori di Bellaria: Non bisogna essere manichei nel giudicare: un cameriere dovrebbe sapere 4 lingue, se non le sa viene penalizzato rispetto al contratto nazionale? No e il suo stipendio rimane quello. A ciò si aggiungano i costi per il vitto e lalloggio del personale a carico degli albergatori: un lavoratore spende 1,20 euro al dì (35 euro al mese) per mangiare e dormire. Non mi sembra molto e allora ci vuole un po di elasticità anche sullorario: se una sera si finisce 10 minuti più tardi, credo che ci si possa venire incontro.
Rinaldis e Giorgetti sottolineano che spesso le proposte di avviare un rapporto di collaborazione non ortodosso provengono dai lavoratori stessi. Ciò è confermato da Di Angelo Alduino, presidente di Confcommercio Rimini e Mirco Pari, direttore della Confesercenti riminese: Cè chi chiede precisa Di Angelo- se deve lavorare solo due mesi destate, di essere tenuto in nero, così può continuare a percepire il sussidio di disoccupazione. Lo stesso trattamento è richiesto da molti che fanno gli extra nei fine settimana.
È gravissimo per Mauro Rossi, segretario generale di Filcams Cgil Rimini quanto detto da Rinaldis e Giorgetti. Un imprenditore non può sostenere che è il dipendente ad avere chiesto di lavorare in nero. La responsabilità è del datore di lavoro e, se uno offre un tipo di contratto illegale, bisogna dirgli semplicemente di no. Anche sulla questione del numero di furbetti il sindacalista prende le distanze dallassociazione degli albergatori: Io penso, allopposto di Rinaldis, che tra gli imprenditori ci sia qualche mela buona in un cesto di mele marce.
Non si dimentichi poi aggiunge Rossi- che gli stagionali impiegati per 12 ore al giorno, se fossero in regola, dovrebbero percepire uno stipendio ben maggiore: sui 2100 euro al mese. La cifra che viene loro sottratta incide anche sullindennità di disoccupazione e sul trattamento pensionistico, che invece vengono calcolati sulla paga base di 1300 euro. È un po come un cane che si morde la coda: le persone che accettano quelle condizioni hanno bisogno di un reddito qualunque esso sia e non chiedono di essere messi in regola per le ore che effettivamente lavorano, perché altrimenti non vengono assunti.
Nonostante gli sforzi di moralizzazione di Federalberghi, i dati della Guardia di Finanza di Rimini, sui controlli effettuati da giugno a oggi in hotel, ristoranti e bar, fanno luce su una situazione che è difficile definire di poche mele marce. La categoria più sanzionata è proprio quella degli albergatori. In 50 controlli, effettuati con lispettorato del lavoro, sono stati scoperti 111 lavoratori in nero. Lavorano generalmente nelle cucine o nei servizi ai piani, precisa il colonnello Enrico Cecchi. Abbiamo anche ricevuto una decina di esposti per emolumenti pattuiti e non pagati. E non siamo ancora entrati nel clou della stagione: È ad agosto avverte Cecchi- che con laumentare delle presenze turistiche cresce anche il ricorso a forme di lavoro non regolare.
Spesso, continua il colonnello, dove cè unirregolarità fiscale si riscontrano anche casi di lavoro sommerso. Il primato negativo nellemissione di scontrini o fatture tocca di nuovo agli hotel: su 205 ispezionati 178 sono risultati irregolari. Certi imprenditori pensano che i contributi siano soldi persi. È un problema culturale, anche se negli anni qualche miglioramento cè stato. Così analizza la situazione della riviera Di Angelo di Confcommercio. Gli fa eco il collega di Confesercenti, Pari, convinto che lavidità non dovrebbe far parte di questo sistema, perché se vogliamo che leconomia cresca è necessario capire che il welfare è importante.

"La maggior parte delle imprese -spiega Lucia Anile, della Filcams Cgil- mira il più possibile a ridurre il costo del lavoro, accentuando così le dinamiche del sommerso, che alimentano il precariato". Il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, spiegano dalla Filcams Cgil, "risulta sensibilmente aumentato nell’ultimo periodo a causa della crisi economica, con il boom delle forme di di lavoro ‘grigio’, cioè quel lavoro parzialmente regolato che nasconde diverse forme di lavoro sommerso e irregolare.
E quindi tra camerieri, baristi e bagnini, secondo il sindacato, ‘fioccano’ contratti atipici, contratti registrati come part-time, ma con reale orario di lavoro full-time pagato fuori busta; utilizzo in nero di lavoratori in cassa integrazione o in mobilità.
Il fenomeno del lavoro nero e sommerso nel turismo, secondo la Filcams, interessa tanti territori italiani, dalla costiera romagnola a quella ligure, dalla Versilia a Portugruaro, cosi come Lucca e la costa pugliese. A Venezia, negli ultimi due anni, gli anni della crisi, il fenomeno del lavoro sommerso è aumentato, soprattutto a causa della provenienza di tanti lavoratori dell’Est Europa, non interessati ad eventuali regolarizzazioni, ma solo a ottenere un’occupazione per la stagione estiva.
In Toscana, per la precisione nel territorio di Lucca, "la battaglia da intraprendere è contro tutte quelle forme di lavoro irregolare mascherato, zone d’ombra e situazioni ai limiti della legalità, contro tutte quelle aziende che tentano di eludere i controlli ed evadere le tasse". Nella zona di Messina, in Sicilia, il fenomeno del lavoro nero riguarda solamente i pubblici esercizi, ristoranti, bar, dove sono presenti anche molti lavoratori immigrati. Nelle 180 strutture alberghiere della zona (solo 4 aperte tutto l’anno) il lavoro è pressoché regolarizzato.


Quasi 1 milione di lavoratori, che in alcune stagioni diventano 1 milione e mezzo; oltre il 35% lavora
in nero e il 15% è costituito da lavoratori immigrati. Nel settore del Turismo è molto alta la presenza di lavoro sommerso soprattutto a causa della forte stagionalità che caratterizza lo caratterizza. È quanto de- nuncia in una nota la Filcams-Cgil, che annuncia l`avvio di una campagna sui diritti in questo ambito dell` economia italiana. Il quadro, afferma Lucia Anile dell`organizzazione, non è incoraggiante, visto che «la maggior parte delle imprese mira il più possibile a ridurre il costo del lavoro, accentuando così le dinami- che del sommerso, che alimentano il precariato». Il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare risulta sensibilmente aumentato nell`ultimo periodo a causa della crisi economica. Soprattutto, ricorda la Filcams, sono aumentate tutte quelle forme di lavoro grigio, cioè quel lavoro parzialmente regolato che nasconde diverse forme di lavoro sommerso e irregolare. È per queste ragioni che la Filcams-Cgil «ha deciso di affrontare e contrastare questi fenomeni, promuovendo una "Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel settore del Turismo" ».

Terziario, serie di iniziative di Filcams Cgíl anche per tutelare gli imprenditori ín regola
Cesenatico – Le statistiche riferite al settore terziario della provincia, stilate nel primo semestre 2011 dalla Direzione provinciale del lavoro evidenziano 188 ispezioni effettuate nelle aziende e in 85 casi hanno dato luogo a maxi sanzioni per lavoro nero (il 45,21% delle attività, 109 i lavoratori irregolari individuati). Si tratta di un dato gativo appesantito da quanto riscontato nelle imprese turistiche della costa. Difatti delle 188 verifiche fatte, 136 hanno riguardato attività di Cese natico, Gatteo, San Mauro è solo qui le maxi sanzione per lavoro nero sono state 68, pari al 50%. Perlopiù si tratta di lavoratori impiegati in basse qualifiche in prevalenza stranieri. Da Cesenatico, Filcams Cgil (settore turismo commercio e servizi) lan cia una campagna di sensibilizzazione per contrastare il lavoro nero e soste nere gli imprenditori onesti. I sindacalisti della Filcams Cgil, Ercole Pappa lardo e Paolo Montalti – hanno annunciato un forum per discutere di lavoro e occupazione, con imprenditori, associazioni- di categoria e la partecipazione dell`amministrazione locale, in grado di guardare oltre all`aspetto sanzionatorio e per parlare invece di legalità e di con concorrenza leale tra le stesse imprese. «In autunno organizzeremo a Cesenatico

una iniziativa di confronto – annunciano -. I Comuni devono farsi promotori- di azioni di coordinamento contro il lavoro nero in stretta collaborazione con Inps, Inail, Guardia di Finanza e Direzione provinciale del lavoro. In altri Comuni anche la polizia municipale svolge un ruolo chiave per arginare situazioni di lavoro nero. Ci rendiamo conto che la cri si economica e finanziaria c`è, ed è forte, ma non è certo col far lavorare le persone senza contratto che la si può superare». Quanto la crisi sia grave lo dimostrano i dati
e le forme degli avviamenti al lavoro. Nei primi sei mesi 2011 nel cesenate, su un totale di oltre 14.300 avviamenti, 5.175 hanno riguardato commercio e pubblici esercizi e nella stragrande maggioranza dei casi (4.521, l`85%) si è trattato di assunzioni con contratti a termine. «Sino a una decina di anni fa invece il dato dei contratti precari non superava il65%», sottolinea Montalti. Per contro il maggior numero dei lavoratori stagionali oggi parla straniero. Oltre il 70% sono rumeni, seguono a distanza moldavi, marocchini, albanesi e cinesi. Il sindacato evidenzia tra lavoratori comunitari – come i rumeni l`esistenza , di caporalato. «Intendiamo diffondere una cultura della legalità – sottolinea , – Montalti – anche al fine di tutelare e difenderli dalla concorrenza sleale quali gli albergatori onesti, che assumono regolarmente e versano i contributi a chi lavora».

Cesena: Ufficio ciel lavoro: 68 sanzioni su 136 controlli

IL SINDACATO Filcams Cgil del settore turismo, commercio e servizi, lancia una campagna per contrastare il lavoro nero ed allo stesso tempo sostenere gli imprenditori onesti. Prendendo spunto dalla campagna nazionale lanciata dalla stessa Cgil, ieri nel corso di una conferenza stampa tenutasi al Ponte del Gatto, i sindacalisti Ercole Pappalardo e Paolo Montalti hanno illustrato i dati sulla lotta al lavoro abusivo e annunciato nuove iniziative. LE STATISTICHE riferite al settore terziario della provincia stilate nel primo semestre 2011 dalla Direzione provinciale del lavoro,
indicano ispezioni in 188 aziende, dove sono state effettuate 85 maxi sanzioni per lavoro nero (il 45,21 per cento). Facendo un focus sul settore dei pubblici esercizi e aziende turistiche della zona mare, quindi Cesenatico, Gatteo Mare e San Mauro Mare, la percentuale sale sensibilmente: in 136 ditte, sono state elevate 68 maxi sanzioni per lavoro nero, pari al 50 per cento tondo tondo. In «Fenomeno preoccupante I Comuni dovrebbero coordinarsi con altri enti» parole povere la metà delle aziende ispezionate assume lavoratori in nero. Secondo Pappalardo questo è un segnale preoccupante e per porvi rimedio le istituzioni devono far fronte comune: «In autunno organizzeremo a Cesenatico una grande iniziativa per dialogare con gli enti locali. A nostro avviso i comuni devono farsi promotori
di azioni per azioni di coordinamento contro il lavoro nero, coinvolgendo Inps, Inail, Guardia di finanza e Direzione provinciale del lavoro. In altri comuni i vigili lo fanno già e i risultati sono buoni. Ci rendiamo conto che c`è la crisi e il problema non si risolve con le denunce. Per questo vogliamo costruire un rapporto vero con le associazioni di categoria e le Amministrazioni comunali». «IL NOSTRO obiettivo – prosegue Paolo Montalti – è fare informazione, perché il fenomeno del lavoro nero e irregolare è molto diffuso. Intendiamo diffondere una cultura della legalità, anche per tutelare gli albergatori onesti che assumono regolarmente e versano i contributi ai dipendenti». Nel frattempo emergono dati nuovi sulla provenienza degli stagionali: in gran parte sono stranieri, per il 70 per cento rumeni, seguono moldavi, marocchini, albanesi e cinesi. E` curioso notare come, nonostante lo status di comunitari, fra i rumeni sia ancora vivo il fenomeno del caporalato.