Category Archives: Accordo Separato TDS 2011

Terziario, Contestata la validità dell`accordo firmatolo scorso aprile da Fisascat e UiItucs

Una lettera di diffida della Filcams Cgil alle aziende del terziario aderenti a Confcommercio e Confesercenti, con la quale viene chiesto di non applicare il contratto collettivo nazionale di lavoro ratificato il 6 aprile tra le organizzazioni datoriali del terziario e i sindacati Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Secondo la Filcams Cgil, la parte normativa di tale intesa non sarebbe applicabile ai propri iscritti, rispetto ai quali dovrebbe ancora trovare applicazione l`intesa del18luglio aoo8, anche se scaduta e disdettata da tutte le organizzazioni sindacali. Per quanto riguarda la parte economica, il trattamento collegato all`intesa separata è considerato – si legge nelle lettere della Filcams -quale acconto sui futuri aumenti retributivi.
La Filcams auspica l`apertura di un confronto, con la riserva – in assenza di riscontri – di apprestare anche interventi giudiziari. «La diffida – dice Maria Grazia Gabrielli, segretario nazionale Filcams Cgil- è la conseguenza logica rispetto ai risultati di un negoziato che non abbiamo condiviso nè nei contenuti nè nel metodo. Abbiamo espresso la nostra contrarietà alle parti firmatarie dell`intesa, ora in assenza di ripensamenti e di fronte alla volontà di non sottoporre le scelte contrattuali a referendum trai lavoratori ribadiamo la nostra posizione alle aziende aderenti a Confcommercio e Confesercenti, con cui di solito abbiamo rapporti sindacali. A tutela della nostra organizzazione e degli iscritti». Confcommercio, in una lettera di risposta messa a punto perle aziende aderenti, sottolineala correttezza del proprio operato, in quanto il contratto del aoo8 è scaduto e disdettato. Questa circostanza differenzia nettamente la rivendicazione della Filcams da quelle analoghe avanzate dalla Fiom in merito al contratto dei metalmeccanici, in quanto nelle regole del Protocollo del 1993 è sancitaespressamente la facoltà di disdire e disapplicare un contratto scaduto. Questa regola è stata confermata in modo pacifico dalla giurisprudenza, sottolinea Guido Lazzarelli, responsabile del settore lavoro e relazioni sindacali di Confcommercio. L`auspicio – commenta Lazzarelli – è che l`intervento della Filcams rientri nella dialettica tra le parti, senza sfociare in azioni giudiziarie.
I punti critici del contratto separato-ammette Gabrielli – sono soprattutto le norme sulla malattia e sulla contrattazione di secondo livello. Sul primo punto vanno rimarcati due aspetti: la possibilità del datore di lavoro di pagare la malattia in modo diretto, quindi senza versare larelativa contribuzione all`Inps, e le regole antiassenteismo. In pratica dalla terza assenza in un anno per malattia (fanno eccezione lepatologie gravi, per esempio quelle con prognosi pario superiore aia giorni) i primi tre giorni saranno pagati in misura ridotta e dal quinto episodio non verranno retribuiti. «Questa disciplina – afferma Gabrielli non tutela a sufficienza i lavoratori, anche se siamo disponibili a discutere di modalità per contrastare l`assenteismo. Invece la possibilità di fuoriuscita dall`Inps rischia a lungo andare di ridurre la copertura solidaristica della malattia». Infine,per laFilcams l`intesa separata non rafforza la contrattazione di secondo livello, in quanto è modellata solo per deroghe (crisi, sviluppo, sud). Per la Confcommercio,l`intesa è invece equilibrata nel tutelare lavoratori e aziende. «Per molte questioni, per esempio sulla possibilità di pagamento diretto della malattia da parte delle aziende o sulla certificazione dei contratti, la filcams afferma lazzarelli – sconta le posizioni della Cgil».

«I diritti dei lavoratori non sono in vendita, ma c`è addirittura chi li regala». È lo slogan, provocatorio, scandito dal presidio promosso dalla FilcamsCgil di Brescia davanti alla sede dell`Ascom in città: un sitin di protesta contro il contratto nazionale di settore recentemente sottoscritto dalle altre sindacali con le controparti da- toriali.
«Un accordo separato a tutti gli effetti, che ripropone intutta la sua complessità la questione della rappresentatività dei lavoratori al tavolo delle trattative – ha detto il leader 11 presidio organizzato dalla Fitcams davanti alta sede dell`Ascom provinciale della Filcams, Paolo Saccomani -. Cisl e Uil si sono mosse senza avere un mandato dagli addetti. Una pagina ancora peggiore di quella di Mirafiori, dove almeno i diretti interessati sono stati interpellati con un referendum. Ancora una voltai lavoratori vengono divisi, svantaggio solo di pochi».
Al centro della contestazione vari aspetti, in particolare quelli legati alla gestione delle malattie. Un`altra nota dolente arriva dal salario: l`aumento di 84 euro lordi viene definito «ridicolo» se raffrontato al costo dellavita. Al termine della manifestazione una delegazione ha consegnato al vertice Ascom un documento che riassume le critiche.

ROMA – Stop al versamento dei contributi di malattia all`Inps da parte del settore del commercio. Con una nota diffusa ieri, l`associazione di categoria Confcommercio comunica che nell`accordo per il rinnovo del Contratto Nazionale di lavoro del terziario, siglato definitivamente il 6 aprile scorso, «è prevista la possibilità per le aziende di farsi carico direttamente del pagamento dell`indennità di malattia al lavoratore, con l`esonero dal versamento dei contributi assicurativi all`Inps». E commercio dunque esce al sistema della «copertura indiretta» come, peraltro, già avviene da anni per altri settori. Secondo l`associazione guidata da Carlo Sangalli (foto), l`innovazione «consentirebbe una migliore e più efficiente gestione delle risorse economiche delle imprese ed eliminerebbe, inoltre, gli effetti distorsivi derivanti dalla differenza di aliquote contributive tra i vari settori economici e dal rapporto sbilanciato tra contributi
incassati dall`Inps e prestazioni erogate». Il riferimento è alla circostanza che il terziario finora ha contribuito con le aliquote più elevate, pari al 2,44% a fronte di un 2,22% dell`artigianato e dell`industria (e allo zero del credito e delle assicurazioni), settori per i quali peraltro è prevista I`esclusione degli impiegati. Inoltre, secondo gli ultimi dati dì Confcommercio, nei 2008 l`Ente di previdenza avrebbe incassato oltre 4,5 miliardi di euro di contributi a fronte di poco meno di 2 miliardi di spesa per prestazioni. U terziario sarebbe perciò il maggior «finanziatore» in un meccanismo che «di fatto, genera una vera e propria sperequazione rispetto a altri settori economici». La nuova disposizione contrattuale si basa su una recente sentenza della Corte costituzionale che estende a tutte le categorie il dettato normativo della legge 133/2008, una legge che aveva già sanato alcune situazioni di aziende privatizzate, concedendo loro di mantenere l`esonero dalla copertura indiretta. «Confcommercio – dichiara il direttore generale Francesco Rivolta – chiede un confronto urgente con il governo e l`Inps al fine di individuare soluzioni efficaci e tempestive nel rispetto degli accordi sottoscritti con il sindacato».

VOLANTINO della polemica alla mano, i rappresentanti Cgil della grande distribuzione «dimostrano che non c`è stata nessuna offesa alla Cisl, e i suoi iscritti». Per confutare le critiche del sindacato di viale Matteotti che li accusava di aver affisso comunicati «ingiuriosi» sulle bacheche di alcuni punti vendita Esselunga, la Cgil mostra in conferenza stampa il documento messo a punto da un dipendente del supermercato di Pescia. Un voltantino dai toni «molto duri ma in cui non si offende nessuno». LA DIATRIBA fra organizzazioni è scaturita dalla firma separata, da parte di Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, del contratto collettivo nazionale di lavoro del terziario-distribuzione-servizi. In seguito alla firma, la Cgil ha richiesto elezioni per le Rsu nei centri pistoiesi dove erano già presenti Rsa. Secondo la segretaria
Filcams-Cgil Luisella Brotini e i rappresentanti sindacali dei maggiori centri di grande distribuzione della provincia, il nuovo contratto introduce notevoli peggioramenti per le condizioni dei lavoratori, a cominciare dal pagamento delle malattie. «Ci è stata negata anche la possibilità di ricorrere a referendum – spiega Brotini – ma, a differenza delle altre organizzazioni sindacali, abbiamo fatto tante assemblee per informare i lavoratori. Tutte le votazioni si sono concluse con un consenso praticamente unanime per la nostra posizione di contrarietà all`accordo». In alcuni supermercati
della provincia, come Esselunga, la Cgil ha già indetto diversi scioperi. Altri, se come probabile, la situazione non
cambierà, sono già all`orizzonte.

La Cgil disconosce l`accordo Assemblee in quaranta aziende

CESENA. Contratto del commercio: affondo della Cgil. Programmate oltre 40 assemblee nel Cesenate ed iniziata la consultazione fra i lavoratori. Va premesso che La Filcams non riconosce la firma del contratto fatta da Uil e Cisl e Confcommercio. «Siamo di fronte ad una inaccettabile conclusione del negoziato per il rinnovo del contratto di settore – dice Paolo Montalti -, resa possibile dall`assenza di regole sulla rappresentanza e dal mancato rispetto della più elementare norma democratica, il voto delle lavoratrici e dei lavoratori.
Avevamo proposto di svolgere la consultazione, con voto certificato delle lavoratrici e dei lavoratori, ma Cisl e UIl hanno rifiutato». Per questo motivo la Cgil non riconosce l`intesa ed ha messo in campo una campagna di informazione e consultazione. Nel Cesenate sono state programmate oltre 40 assemblee. «Chiederemo alle lavoratrici ed ai lavoratori del commercio – dice Montalti – di esprimersi democraticamente sull`accordo separato. Le assemblee
hanno visto grande partecipazione e forte consenso sulle posizioni assunte dalla
Filcams Cgil». Poi annuncia che nei prossimi giorni pubblicherà i dati della consultazione articolati per azienda, «allo scopo di dimostrare ed evidenziare il dissenso nei confronti di un accordo sbagliato che penalizza fortemente gli addetti di uno dei settori economici più importanti del nostro territorio. Inoltre nei prossimi giorni, ufficializzeremo alle aziende il nostro disconoscimento dell`accordo separato e le diffideremo dall`applicazione dei contenuti peggiorativi, mettendo anche in atto tutte le iniziative per arrivare allo sciopero del 6 maggio».

Mentre la Cgil bolognese annuncia che il Primo Maggio manifesterà in solitudine, la Filcams rincara la dose e medita di convocare, nello stesso giorno, uno sciopero di quattro ore che dovrebbe coinvolgere i dipendenti del Commercio (grande distribuzione e negozi) ma non quelli del turismo (bar e affini). Sonia Sovilla, segretaria della Filcams bolognese, per ora non ufficializza la mobilitazione: «Ne stiamo discutendo, ma non è ancora una scelta condivisa. Faremo una valutazione» . L’intento del sindacato è però già chiaro: ribadire per l’ennesima volta la frattura con Cisl e Uil. La Filcams (Cgil) infatti — a differenza di Fisascat (Cisl) e UilTucs (Uil) — non ha mai firmato il contratto del Commercio con Confcommercio e Confesercenti. E ha reagito alla firma separata delle altre organizzazioni sindacati mettendo in agenda uno sciopero di quattro ore fin qui mai convocato. Il Primo Maggio potrebbe essere la volta buona. Ma è lecito dubitare sull’impatto della mobilitazione, visto che negozi e supermercati in quella data, di norma restano chiusi. Lo dice anche il presidente di Ascom Enrico Postacchini, che della Filcams è controparte: «La data mi sembra un po’ strana. Il Primo Maggio è una di quelle festività che di solito vengono rispettata. Faccio fatica capire questa strategia» . Gli fa eco Loreno Rossi di Confesercenti: «Il sindacato è libero di fare ciò che vuole. Ma quel contratto andava firmato, perché tiene insieme esigenze diverse visto che anche le aziende vivono in questa fase un momento molto difficile» . Ma la leader della Filcams, Sovilla, ribadisce le ragioni della mancata firma: «Avevamo chiesto di convocare un referendum tra i lavoratori che gli altri non hanno accettato. Questo contratto peggiora l’istituto della malattia e prevede le domeniche obbligatorie»

Nuovo sciopero a sorpresa. Dopo quello di sabato all`Esselunga ieri mattina è stata la volta della Pam a Largo Risorgimento, con i lavoratori che all`improvviso hanno intrecciato le braccia per oltre mezz`ora, creando disagi alla clientela. L`adesione è stata grande, ad esclusione di pochi capo reparto e del direttore. Continua la mobilitazione dei lavoratori del commercio nella provincia di Lucca ed in particolare in Versilia per il rinnovo del contratto collettivo nazionale firmato solo da Cisl e Uil. Il rinnovo contrattuale prevede un peggioramento clamoroso su istituti come la malattia, i permessi per i nuovi assunti, a fronte di un aumento contrattuale di miseri 10 euro. Le astensioni dal lavoro, a sorpresa, proseguiranno anche nei prossimi giorni, alla Oviesse, alla Conad alla Lidi. "I sindacati che firmano certi contratti – sostiene il segretario provinciale della Filcams Massimiliano Bindocci – non rappresentano davvero nessuno e Confcommercio e Confesercenti sbagliano a firmare con CISL ed UIL dei contratti truffa". "I contratti – aggiunge il sindacalista devono esssere votati dai lavoratori e su questa posizione la Cgil non mollerà". Domenica a Viareggio sarà allestito uno stand per l`intera giornata e per martedì 18 alle 21 è indetta un` assemblea aperta a tutti i dipendenti del commercio della Viareggio al dettaglio.

Lucca – MEZZ`ORA di sciopero la mattina e altrettante nel pomeriggio al supermercato Pam per la contestazione alla firma sul contratto nazionale del commercio, da parte della Cisl e della Uil. Sono stati in particolar modo gli iscritti alla Cgil a movimentare la mattinata. «Tra l`altro allo sciopero – denuncia Alfredo Tomei, delegato della Cgil alla Pam – hanno aderito anche iscritti della Uil che evidentemente non sono d`accordo con il sindacato». «Il nuovo contratto nazionale del commercio firmato dalla Confcommercio e dalla Confesercenti con Cisl e Uil – sostiene il segretario generale della Filcams Cgil, Massimiliano Bindocci – è un grave atto che toglie ai poveri per donare ai ricchi: la malattia è pagata meno, ci sono meno permessi a fronte di un aumento salariale di 10 euro».

La Cgil Filcams, dopo la Fiom e il Pubblico impiego, non ha firmato il contratto del commercio perché ritenuto irricevibile in quanto recepisce integralmente l`accordo separato sul modello contrattuale dei gennaio 2009 ed il collegato al lavoro. Questo contratto non nasce senza paternità, ma è figlio di questo tempo che ha nel suo Dna una mutazione genetica che ha il compito di distruggere il contratto nazionale, derogando in peius sul secondo livello di contrattazione, e di isolare politicamente la Cgil.
Inoltre il patto di alleanza stretto tra governo e padroni ha prodotto leggi che vanno dallo "Statuto dei lavori" di Biagi a Sacconi, passando per Brunetta, e infine alla riforma Gelmini. Tutto questo nel commercio avrà ricadute e aspetti ancora più gravi , perché questo settore rappresenta un mondo lavorativo fortemente parcellizzato e frantumato, dove la sindacalizzazione è ancora molto bassa soprattutto nei nuovi insediamenti commerciali. La firma di questo contratto ha iniziato un nuovo capitolo di storia sulle relazioni sindacali, inventando un nuovo modo di fare sindacato: "quello americano". Diventerà un sindacato di mercato quello di Cisl e Uil, dove il mercato impera con le sue leggi, diventando
mediatore tra profitto e lavoro, trasformando il welfàre in una serie di strutture che servono alla mediazione tra interessi, dove le grandi compagnie di assicurazione fungeranno da protezione sociale. Tutto questo in breve tempo scardinerà il sistema universale solidaristico. Ed ecco diventa pericolosa la possibilità data all`azienda di corrispondere direttamente in sostituzione dell`Inps il trattamento economico della malattia, risparmiando il versamento contributivo dei 2,44%. Questo non mette solo in discussione la solidarietà tra i lavoratori e le generazioni future, ma dà un primo e pesante colpo alla previdenza pubblica, in nome e per conto di una privatizzazione italiana.
Inoltre, se un lavoratore si ammala, per le prime due volte gli verrà corrisposta la malattia al 100%, dei salario, il 50% per la terza-quarta volta, e più nulla le volte successive. Sono chiaramente escluse una serie di patologie, che richiedono trattamenti "salvavita", oppure ricoveri in ospedali. La logica aziendale punire tutti quanti perché i lavoratori abusano della malattia. Abuso è una parola di per sé negativa, ma è la prima volta che viene messa dentro un accordo contrattuale. Ogni azienda avrà il suo modello, sempre più disarticolato, sempre più diseguale, sempre più individuale. Tutti si faranno concorrenza l`uno con l`altro. Gli aumenti salariali sono stati calcolati con il meccanismo puro dell`Ipca, 86 euro in 3 anni, riparametrati a part time, una vera elemosina. Inoltre, sempre sul secondo livello di contrattazione aziendale, viene circoscritta e delimitata la possibilità di chiedere miglioramenti economici fissi e permanenti. Si recepisce in toto la norma sull`arbitrato e sul collegato al lavoro, che penalizza ancora una volta e rende più ricattabili e più deboli i nuovi assunti; nello stesso tempo si cancellano intere parti importanti come quella di poter contrattare sul secondo livello, interventi di formazione e riqualificazione professionale, disposizioni legislative in tema di parità tra uomo e donna, e di pari opportunità, attività di studio e di ricerca, le donne in questo contratto saranno fortemente penalizzate. Non si potranno più contrattare articolazioni di orari settimanali, flessibilità di orario, lavoro domenicale e festivo. Quindi il secondo livello è stato cancellato. Cosa succederà quindi domani? La Cgil inizierà con le assemblee nei luoghi di lavoro per far conoscere questo contratto a tutti i lavoratori, cosa che Cisl e Uil non hanno voluto fare. Verranno proclamate 4 ore di sciopero e nel contempo ci saranno mobilitazioni in tutte le regioni d`Italia. La Cgil per non smarrire la rotta in tempi brevi deve ripartire dai luoghi di lavoro, ricostruendo una lotta che abbia non fiato corto ma lungo respiro. La lotta non sarà facile, ma deve essere costante e continua. La Cosi deve rendere conto che non è più tempo di attendere, Cisl e Uil hanno preso un`altra strada, quella del collaborazionismo corporativo, dove i risultati saranno tutti in funzione delle aspettative aziendali e padronali mai sazi di profitti. Come sempre a pagare le conseguenze di questi accordi scellerati sono solo i lavoratori e le lavoratrici, che da oggi dovranno combattere in modo impari perché il loro contratto nazionale non esiste più.

Rovigo – GLI APPALTI per le pulizie delle scuole stanno per scadere, il Ministero dell`Istruzione cambia la normativa e un centinaio di donne in quaranta scuole rischiano di perdere il posto di lavoro, solo in Polesine (sono circa 1.200 in tutto
il Veneto). E` «contro i tagli indiscriminati della Gelmini» che i sindacati Filcams-Cgil, FisascatCisl e Uil Trasporti Nazionale sono scesi in campo, manifestando a Roma ieri mattina, mentre le segreterie di categoria provinciali,
ieri pomerigguio, hanno incontrato il prefetto di Rovigo Romilda Tafuri per manifestare il loro disagio. «Con il Ministero è un braccio di ferro che dura da un anno – spiega Pieralberto Colombo della Filcams – al taglio degli appalti
per le pulizie scolastiche del 25% dell`anno scorso, se ne aggiunge uno del 50% quest`anno che darebbe luogo, se applicato, a situazioni anche assurde, persone che lavorano già part time ridotte a prestare servizio un`ora a settimana». Non solo. Alla scadenza degli attuali appalti, il primo luglio, la direttiva (103 del 2010) del ministro Gelmini prevede anche di affidare ai singoli presidi il compito di affidare l`incarico delle pulizie secondo il sistema del cottimo fiduciario, ovvero, a loro discrezione. «Questo – traduce Colombo – non solo interromperebbe il rapporto di lavoro con le attuali società, ma le lavoratrici non potrebbero più godere del diritto di precedenza per la riassunzione e si ritroverebbero disoccupate». Il prefetto, dal canto suo, ha dimostrato grande sensibilità verso la questione. «Dal momento che si tratta di una questione nazionale – chiarisce Maurizia Rizzo della Fisascat – si è fatta carico del problema e delle nostre richieste, che trasmetterà al Ministero, segnalando quali ricadute negative la direttiva Gelmini potrebbe avere anche sul nostro territorio».

Oltre 30 assemblee organizzate nei luoghi di lavoro. E l`indicazione è netta: no alla firma dell`accordo separato per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del terziario, della distribuzione e dei servizi. "L`opinione dei lavoratori che abbiamo raccolto nelle assemblee non lascia spazio a margini diversi d`interpretazione – commenta Viviana Romanotti, dirigente Filcams Cgil di Arezzo. E ci conforta nella nostra decisione di non firmare, come hanno fatto Cisl e Uil,
un accordo separato per il rinnovo del contratto nazionale. La Filcams continuerà ad 19" organizzare assemblee anche nei prossimi giorni. La firma nazionale era prevista per il 31 marzo ma è stata rinviata al 6 aprile – ricorda Guadagni Marco Guadagni, dirigente Filcams. Auspichiamo un ripensamento ma intanto per l`istituto continuiamo nella consultazione dei lavoratori anche perché l`ipotesi che abbiamo di fronte determina un peggioramento di significativi aspetti normativi del contratto vigente, in particolare, l`istituto della malattia e la contrattazione di secondo livello".L`intesa separata dei terziario – sottolinea la Filcams Cgil – ripropone l`utilizzo dell`IPCA per definire gli aumenti salariali, comportando il mancato recupero del potere di acquisto (ancora più accentuato dagli ultimi dati di febbraio sull`inflazione) e le deroghe al contratto nazionale, riportate in una forma tale da svilire, mortificare e snaturare la contrattazione di secondo livello. A questo si aggiungono il recepimento delle politiche del lavoro del ministro Sacconi (arbitrato, clausola compromissoria, certificazioni) caricate sulla bilateralità territoriale costruita unitariamente in questi anni di storia contrattuale comune e per altri scopi.

Proteste spontanee a Leclerc e Esselunga

Contratto separato ipermercati in sciopero

Sciopero improvviso e spontaneo ieri all`Ipermercato Pianeta Leclerc di Via Larga e all`Esselunga di
via Guelfa. I lavoratori hanno incrociato le braccia per protestare contro il contratto nazionale separato del commercio siglato da Confcommercio, Fisascat Cisl e Uiltucst Uil, ma senza la firma della Cgil.
L`adesione dei lavoratori all`iniziativa promossa dalle Rsa aziendali e dalla Filcams Cgil, è stata circa
del 90%. In un comunicato il sindacato sottolinea «la gravità della situazione nella quale i lavoratori sono stati catapultati in seguito alla firma separata dell`accordo, contenente norme regressive con ripercussioni pesantissime sulle loro condizioni di lavoro».
La Filcams annuncia anche che nelle prossime settimane l`iniziativa di protesta avrà un seguito
con le stesse modalità, cioè scioperi e presidi senza preavviso all`interno della galleria e dell`Ipermercato Leclerc e nel supermercato Esselunga.

E per la festa dei lavoratori pronti a replicare lo sciopero

Negozi aperti in centro per il primo lungo ponte di primavera

PASQUA e Primo Maggio con i negozi aperti. Sulla carta la battaglia è persa, ma il sindacato ha pronto la contromossa: proclamare uno sciopero – come l`anno scorso – proprio nel giorno della festa dei lavoratori. In questo modo chi decide di non assecondare il datore di lavoro è almeno tutelato sindacalmente.
Escamotage a parte, lo scontro è duro. E ieri, giorno di protesta in piazza contro il rinnovo del contratto nazionale del commercio, il caso Firenze è riemerso in tutta la sua singolarità. «Non è pensabile che la crisi dei consumi si possa recuperare attraverso l`apertura dei negozi obbligando i lavoratori del settore a stare al lavoro ha detto Mauro Fuso, segretario generale della Cgil Firenze -. In particolare, nel centro storico fiorentino, anche a causa delle deroghe comunali, sono previsti solo 3 giorni di chiusure in tutto l`anno».
Capodanno, Natale e Santo Stefano. Sono gli unici giorni con le saracinesce tirate giù. Per il resto del calendario, almeno i commercianti del centro storico, possono fare come meglio credono, grazie alla facoltà concessa da Palazzo Vecchio.
Facoltà che fino a quest`anno non era mai stata sfruttata nel giorno di Pasqua. Ma per il prossimo 24 aprile, domenica della Resurrezione, sono invece già numerosi i commercianti, specialmente della grande distribuzione, che hanno programmato di accogliere turisti e fiorentini al ritmo del registratore di cassa.
«Come Firenze non c`è nessun`altra città d`Italia – protesta Mariangela Delogu, rappresentante sindacale della Cgil all`interno della Rinascente -. Anche a Milano, con una giunta di centrodestra, nel giorno di Pasqua i nostri magazzini stanno chiusi. Lo stesso a Roma, dove anche grazie al Vaticano, almeno quella domenica lì ce ne possiamo stare tutti a casa. In piazza della Repubblica invece siamo
aperti, come lo siamo già tutte le altre domeniche dell`anno». Fino a oggi c`era stato una sorta di patto fra gentiluomini, e anche se l`apertura era consentita dal regolamento comunale, quasi nessuno tirava su la saracinesca. Rinascente compresa.
Quest`anno andrà in un altro modo. Per questo qualche giorno fa in consiglio comunale una delegazione di commesse del centro storico ha salutato il sindaco e la giunga con alcuni cartelloni con su scritto: «Mentre a Pasqua Renzi e famiglia sono a messa, io sono a fare la commessa». E ancora: «Grazie al sindaco rottamatore non esiste più la festa del lavoratore».
In questo clima di scontro, la Cgil Toscana dà il via a un mese di iniziative per affermare il significato
del Primo maggio e il valore del lavoro in tutti i suoi aspetti e problematiche.
Il programma si intitola `Ben venga maggio`, e prevede eventi in varie parti della regione.
Le iniziative, coordinate dal vignettista Sergio Staino che ha curato anche il logo della rassegna, si concluderanno il 2 maggio. Tra gli appuntamenti principali, il 29 aprile al Palaffari interverrà il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a chiusura della campagna nazionale della Filcams Cgil `La festa non si vende, ` in cui sarà organizzato una sorta di processo al Primo Maggio,
con rappresentanti di Federdistribuzione, Federconsumatori e il presidente della Regione Enrico Rossi.
Camusso sarà presente anche l`8 aprile al cinema Odeon per un`iniziativa intitolata `L`Italia delle donne che lavorano`, con la partecipazione del vicepresidente della Regione Stella Targetti e il presidente di Confindustria Toscana Antonella Mansi. «La Cgil ha raccolto 50 mila firme tra i lavoratori della Toscana – hanno detto Daniela Cappelli e Dalida Angelini della segreteria
regionale Cgil – per chiedere alla Regione una revisione della legge sul commercio e non prevedere
la possibilità di deroghe per alcune festività».

FIRENZE
LAVORATORI COMMERCIO IN PIAZZA CON FILCAMS
"No al contratto del commercio senza la Cgil". Dietro questa ideale parola d`ordine ieri mattina ci sono state due distinte manifestazioni a Firenze. Alcune centinaia di lavoratori hanno risposto nel centro storico all`appello della Filcams Cgil, che aveva indetto uno sciopero di quattro ore contro il rinnovo del contratto nazionale, decisamente penalizzante. La categoria della Cgil non intende sottoscriverlo, mentre Cisl e Uil sono favorevoli.
A sfilare fra gli altri i lavoratori di Esselunga, Zara, Dada e Rinascente. In contemporanea un`altra manifestazione si è svolta all`Osmannoro, con altre centinaia di lavoratori di Ikea e di altre aziende.
L`adesione allo sciopero è stata alta: la Filcams segnala l`80% a Carrefour e Obi, il 90% alla Metro, tra il 65 e il 70% a Coin, Zara e Rinascente, il 70% a Dada, il 95% a Piazza Italia, tra il 65 e il 70% alla Feltrinelli, mentre a Firenze Fiera è stata al 90%, e tra il 55 e il 60% all`Esselunga.
Spiega Mauro Fuso che guida a Camera del lavoro: 1l contratto recepisce il collegato lavoro, con grosse difficoltà ai giovani. Poi ci sono limitazioni dei diritti, e la questione delle aperture festivd". Nel centro fiorentino, anche per le deroghe comunali, ci saranno solo tre giorni di chiusure l`anno.

Doppia manifestazione contro il rinnovo del contratto senza Cgil

PER UNA mattina hanno lasciato scaffali, registratori di cassa e reparti frigo. E si sono ritrovati
chi all`Osmannoro, chi in piazza della Repubblica con lo stesso intento: gridare il disagio per un
contratto di lavoro che a breve sarà ancora più stretto dell`attuale. Sono stati diverse migliaia i lavoratori
del commercio che ieri hanno aderito allo sciopero di quattro ore proclamato dalla Filcams Cgil
per protestare contro l`accordo separato sul rinnovo del contratto nazionale. Fisascat Cisl e Uiltucs
Uil hanno già firmato l`intesa con Confcommercio. Mentre la Filcams Cgil non si arrende e anche
se non potrà impedire la ratifica del nuovo contratto, annuncia battaglia. Come ha fatto ieri per le
strade di Firenze con una doppia manifestazione: una nella zona della grande distribuzione con
partenza dal piazzale dell`Ikea dove interi reparti sono rimasti chiusi al pubblico – fino a quello
della Metro e ritorno; l`altra da piazza della Repubblica a Ponte Vecchio, dove hanno fatto sventolare
uno striscione lungo quindici metri con su scritto "No al contratto del commercio senza la
Cgil"; per finire poi con un carosello di slogan in piazza Signoria contro la giunta comunale.
LA VERTENZA è nazionale, ma in Toscana – e Firenze in particolare – i motivi della protesta
sono più forti a causa delle aperture domenicali considerate sempre più selvagge. Non a caso la rabbia
verso il sindaco che ha autorizzato l`apertura anche nel giorno di Pasqua è stata al centro della attinata.
E forse anche per questo l`adesione è stata più massiccia che altrove. Da questo punto di vista
la Filcams Cgil è molto soddisfatta e sfodera numeri di grandissima partecipazione: l`80% a Carrefour
e Ohi, addirittura il 95% a Piazza Italia, il 90% alla Metro e Firenze Fiera. Dal 70 al 75% nel
cuore del centro storico: Zara, Coin, Rinascente, Feltrinelli. Un po` meno all`Esselunga, dove secondo
il sindacato l`adesione allo sciopero si è fermata sotto al 50%: mentre per l`Esselunga non ha superato
l` l 1 % a Firenze e appena il 5% in tutta la Toscana. Ad aumentare la polemica, il sindacato ha
fatto sapere inoltre che per tenere aperti i supermercati fiorentini sono stati fatti arrivare dipendenti
da fuori provincia e addirittura da fuori regione. Nel merito, i lavoratori del commercio della Cgil
VERTENZA «Sono soprattutto le donne a lavorare nel settore, con orari sempre più pesanti»
protestano principalmente per l`aumento di appena 86 euro in tre anni; per i restringimenti sui
giorni di malattia; per il lavoro nei festivi e nelle domeniche. «Col prossimo contratto nazionale il turno domenicale non sarà più su base volontaria ma obbligatorio – protesta Laura, dipendente di Esselunga -. Ho 37 anni, un marito e due figli di tre e cinque anni. Mi dite quand`è che devo stare con la mia famiglia? Il mio supermercato per adesso apre solo l`ultima domenica del mese, ma se il Comune continua a
dare deroghe, le aperture straordinarie di moltiplicheranno. Ma qualcuno se ne accorge che sono in prevalenza donne a lavorare nel commercio? E non c`è nessuno che si rende conto che gli orari
che ci impongono sono impossibili per chi ha una una vita normale?». Il segretario fiorentino della
Filcams Cgil Barbara Orlandi ha detto che «se Cisl e Uil firmeranno la ratifica del nuovo contratto
dovremo costringere le singole imprese del commercio a fare dei contratti aziendali per ripristinare
quei diritti che il contratto nazionale ci ha tolto».

FIRENZE «Giù le mani dal contratto» e «no al contratto del commercio senza la Cgil». Sono gli slogan scanditi da centinaia di lavoratori del settore che ieri mattina a Firenze hanno invaso per alcuni minuti Ponte Vecchio. La manifestazione è stata indetta dalla Filcams Cgil, con uno sciopero di 4 ore che ha
registrato un`alta adesione, per protestare contro il rinnovo del contratto nazionale (siglato da Cisl e Uil) considerato penalizzante per i lavoratori. Dopo il concentramento in piazza delle Repubblica il corteo si è diretto verso Ponte Vecchio, piazza della Signoria e piazza Duomo. In contemporanea un`altra manifestazione si è svolta all`Osmannoro coi lavoratori di Ikea e altre realtà del settore.

Coperti da un lungo striscione, «No al contratto del commercio, senza la Cgil» , circa 400 operatori del commercio hanno sfilato ieri mattina in centro storico, durante lo sciopero di 4 ore indetto dalla Filcams. Presenti lavoratori di grandi catene come Coin, Esselunga, Rinascente e Zara, mentre all’Osmannoro c’erano rappresentanti di Ikea e Metro. L’iniziativa contro il contratto separato del commercio.

Firenze – Esplode la protesta contro il contratto firmato da Cisl e Uil
MIGLIAIA di persone. Bandiere rosse della Cgil, cartelli bianchi e rossi: «Questo non è il mio contratto», oppure «Commercio, giovani senza diritti», issati da ognuno dei manifestanti. Così appariva ieri mattina Piazza della Repubblica, invasa da tante commesse e commessi come non si erano mai visti in piazza. La maggior parte donne, giovani e tutti solo della Filcams Cgil perché la manifestazione è contro il contratto nazionale del commercio concluso solo da Csil e Uil. Ma siccome il contratto rifiutato stabilisce il lavoro obbligatorio domenicale, la protesta si intreccia con quella delle aperture dei negozi fiorentini per Pasqua e il Primo Maggio. I manifestanti escono da Esselunga, Coin, Zara, Rinascente, gli altri negozi di Firenze in sciopero. Altrettanti manifestano all´Osmannoro, tra Ikea e Metro. Verso le undici e mezzo uno striscione rosso di 15 metri viene srotolato dal Ponte Vecchio: «No al contratto del commercio senza la Cgil. Firenze non ci sta». Dice la segretaria Filcams fiorentina, Barbara Orlandi: «Diffonderemo questa immagine per tutta Italia».
«Basta con le divisioni, bisogna ricostituire l´unità sindacale – è deciso il segretario metropolitano Cgil Mauro Fuso – C´è un solo mezzo per farlo, rendere la parola ai lavoratori, farli votare sui contratti e gli accordi e non a vertenza finita, ma durante. A quel punto, tranne che sui diritti inesigibili, la Cgil firmerà qualsiasi cosa vogliano i lavoratori». Il contratto approvato da Cisl e Uil scotta. La Filcams Cgil ne spiega i motivi i punti «inaccettabili»: lavoro domenicale obbligatorio, tre giorni di malattia non pagati, fuoriuscita delle aziende del commercio dall´Inps, stipendi e un aumento di 86 euro lordi a rate da ora a tre anni.
Il mondo dei commessi è in fibrillazione. Hanno da sempre più difficoltà degli altri a scioperare e tanti in piazza sono una novità. «Questo contratto segna la fine della democrazia nel nostro mondo», dicono. Ma anche: «Il signor Renzi venga per Pasqua a piegare le magliette con noi». Sarà sciopero il Primo Maggio, spiega Fuso, e la festa del lavoro verrà celebrata con maggiore solennità del solito. Tanto che dopo 20 anni di assenza tornerà a Firenze anche la tradizionale manifestazione. Eccezionali, secondo la Cgil, le adesioni allo sciopero. Il sindacato parla di reparti dell´Ikea chiusi, dei commessi che Esselunga ha fatto arrivare in pullman da altre città per sostituire gli scioperanti (Esselunga nega che sia vero e dice che l´adesione è stata solo dell´11%), del 95% di adesioni a Piazza Italia, del 90% alla Metro, dell´80% a Carrefour, del 65-70% da Zara, Coin, Rinascente, Feltrinelli. Da piazza della Repubblica il corteo, dopo il Ponte Vecchio, riempie di girotondi anche piazza Signoria e piazza Duomo.

Torino – COMMESSI e venditori con le braccia incro ciate. I lavoratori settore commercio della FilcamsCgil contestano il contratto nazionale firmato dalle altre sigle sindacali e dalla Confcommercio. E per questo ieri hanno indetto uno sciopero durante tutto il turno di lavoro. Con risultati soddisfacenti secondo gli organizzatori: «All`Ikea l`adesione ha raggiunto il90%, in alcuni Carrefour siamo arrivati all`80%. In 500 hanno aderito al presidio che abbiamo indetto sotto la sede dell`Ascom», racconta la segretaria provinciale della Filcams, Elisabetta Mesturino. I dipendenti del commercio
della Cgil contestano il nuovo contratto nella forma (si rifà al modello del2009 che il sindacato non firmò) e nella sostanza: Dal quinto evento di malattia in poi – racconta Elisabetta Mesturino – le aziende non saranno più tenute a pagare i primi tre giorni di assenza ameno che non ci sia previsto un periodo di prognosi superiore ai 12 giorni. E ancora, scomparirà la quota fissa di premio e rimarrà solo quella variabile e gli aumenti salariali saranno ridotti al minimo».

Siamo lavoratrici e lavoratori del settore del commercio. I126 febbraio si è conclusa la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale di categoria con la firma separata di Fisascat-Cisl e UilTucs-Uil. La Filcams-Cgil non ha sottoscritto l`intesa che di fatto peggiora in maniera drastica le nostre condizioni materiali di lavoro. t`accordo separato prevede il pagamento diretto della malattia da parte delle aziende (in applicazione del D.l.g. 112/08 ). Questo consentirà alle imprese un risparmio sulla contribuzione sociale, con conseguente fuoriuscita dall`Inps. La cessazione del pagamento
dei primi tre giorni a partire dal quinto evento di malattia. Questo con la scusa di combattere l`assenteismo che nel nostro settore è minimo in considerazione del fatto che la stragrande maggioranza delle imprese del settore è al di sotto dei 15 dipendenti (in queste imprese non ti puoi ammalare altrimenti ti cacciano). Si introduce un doppio trattamento in merito ai permessi retribuiti che penalizza i nuovi assunti, che solo dopo 4 anni potranno godere dello stesso trattamento dei lavoratori in forza. Si limita fortemente lo sviluppo del secondo livello di contrattazione:
vengono definiti limiti e divieti, individuando nell`istituto delle deroghe al contratto nazionale la principale leva incentivante; diversi istituti contrattuali disapplicati e peggiorati nel secondo livello di contrattazione, di fatto cancellando il contratto nazionale. L`applicazione dell`Ipca comporta una perdita di 406 euro su base annua a regime per un full-lime N livello. Si recepisce integralmente il principio della deroga al contratto nazionale: se un`azienda è in crisi o decide di investire ha il diritto di non applicare molti istituti del contratto nazionale quali il part-time, la retribuzione delle festività, delle domeniche e del lavoro straordinario, la durata dell`orario di lavoro, gli scatti di anzianità, il riposo settimanale e i permessi retribuiti, la determinazione del periodo di ferie, i diritti sindacali. Riteniamo questo accordo inaccettabile nel merito dei contenuti ma anche per il fatto che si inserisce in un più generale attacco ai diritti del mondo del lavoro, attraverso la politica degli accordi separati e di una legislazione volta a tutelare gli interessi delle imprese a scapito di quelli della lasse lavoratrice. Questa offensiva di classe, intrapresa dal padronato italiano con la complicità di Cisl e Uil, non più dei sindacati ma agenzie di servizi, si concretizza nello smantellamento del contratto nazionale, l`ultimo ostacolo verso la completa balcanizzazione del mondo del lavoro. Siamo stanchi di subire accordi senza avere il diritto di decidere in merito a ciò che ricadrà poi sulla nostra pelle. Ribadendo che qualsiasi consultazione o referendum non possa avere ad oggetto materie indisponibili come la derogabilità al contratto nazionale. Per queste ragioni nelle prossime settimane scenderemo in sciopero e parteciperemo allo sciopero generale indetto dalla Cgil il 6 maggio. Facciamo parte di una categoria che conta milioni di lavoratori per cui riteniamo di avere il sacrosanto diritto di parola e soprattutto il diritto di pretendere dai media la dovuta attenzione. Per tali ragioni vi chiediamo di darci una mano. Panorama Ostia, Roma

«L’indice di produttività rapporta la quantità di prodotto con le ore lavorate. Le ore prodotte sono la misurazione del prodotto realizzato, moltiplicando la quantità di pezzi per il tempo standard di produzione di ciascun pezzo. Le ore di presenza si riferiscono alle ore di effettiva presenza (straordinari inclusi) dei lavoratori nelle varie linee di prodotto considerate». Il capitolo indice di produttività dell’accordo integrativo 2011-2014 delle Raccorderie metalliche comincia così e dà la tendenza di quello che si legge con sempre maggiore frequenza negli integrativi di nuova generazione. Facendo un esempio e prendendo la linea di prodotto carbonio, se l’indice è maggiore di 0,94 spetterà il 75% del premio, se è maggiore a 0,98 spetterà il 100% del premio, se è maggiore a 1,02 spetterà il 120% del premio. Più sale l’indice più sale il premio, più si abbassa l’indice più cala il premio. La vulgata del sindacalese del documento è che il premio di produzione da adesso in poi andrà solo a coloro che «avranno dato un contributo significativo all’aumento della produttività», spiega Vincenzo Sidoti, responsabile delle relazioni industriali dell’azienda.
Quello che si legge in molti accordi di secondo livello che hanno lanciato l’affondo sull’assenteismo breve per Maurizio del Conte, giuslavorista della Bocconi è la conseguenza del fatto che «il nostro paese ha fatto una scelta di bassa produttività e bassi salari. I nuovi meccanismi incentivanti, così impostati, sono utili contro la finta malattia ma è paradossale che l’azienda sembri pagare due volte il lavoro. Quello che accade nel nostro paese è che la controparte datoriale deve partire dal presupposto che la produttività è bassa e il tasso di assenteismo è alto: quindi non si possono concedere forti aumenti nella contrattazione collettiva nazionale. Poi però per fare funzionare normalmente, non con alti livelli di produttività, un impianto, si cerca di recuperare sul secondo livello. Il nostro è un sistema arretrato, molto lontano da quello di altri paesi dove il premio di produttività si concede in seguito a un forte aumento della produttività non per schiodare l’alto tasso di assenteismo breve che crea problemi nella gestione degli impianti. Di questo passo il modello tedesco non lo raggiungeremo mai».
I contratti integrativi che hanno creato un moltiplicatore del premio di produttività legato alla presenza stanno cominciando ad essere significativi, senza che vi sia una tradizione di settore. Si va dalla meccanica con l’integrativo delle Raccorderie metalliche, alla ceramica con quello dell’Ideal Standard, alla distribuzione con quello di Obi, al tessile con quello del gruppo Marzotto, al calzaturiero con quello di Artisans shoes. Quasi sempre le parti concordano che per il calcolo dell’assenteismo tra i parametri si considerano le malattie brevi, inferiori a 20 giorni, esclusi i casi di ricovero ospedaliero, il congedo matrimoniale, i permessi non retribuiti, i permessi studio, l’allattamento.
E mentre gli integrativi stanno facendo il loro corso, c’è un contratto collettivo nazionale, quello del commercio, che ha espugnato una roccaforte che nemmeno i meccanici erano riusciti a espugnare: la carenza. Con l’intesa siglata a fine febbraio è stato deciso che per malattie inferiori a 12 giorni i primi due eventi vengono pagati al 100% per i primi 3 giorni (periodo di carenza) dal datore di lavoro, il terzo e il quarto al 50% e dal quinto in poi viene a mancare la copertura. E non è poco realistico ipotizzare che Confcommercio abbia aperto una strada per molti altri settori. In un’intervista di qualche mese fa a questo giornale, il presidente di Federmeccanica, Pierluigi Ceccardi, osservò che «i tre giorni di carenza furono concessi da un contratto dei metalmeccanci degli anni ’70 ma di questa concessione è stato fatto un abuso e così è degenerato l’assenteismo. Le malattie di tre giorni in fabbrica non si riescono più a controllare». I metalmeccanici potrebbero essere i prossimi a rivedere questo istituto.
La carenza è stato uno dei diritti conquistati in decenni di lotte sindacali. Negli anni però quel patto che non prevedeva abusi si è incrinato. E quelle brevi assenze per malattia che cadono puntualmente vicino alla fine o all’inizio della settimana le imprese non sono più disposte a tollerarle e sia sul primo livello che sul secondo hanno aperto una discussione forte. Così come il ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
Il fenomeno della malattia nel pubblico che ha sempre scontato un gap peggiorativo con il privato è stata arginata dalla riforma Brunetta, di cui uno studio intitolato L’efficacia relativa di incentivi monetari e controlli nell’affrontare l’assenteismo, curato da Francesco D’Amuri, ricercatore della Banca d’Italia, ha messo in evidenza l’effetto. Prima della riforma in Italia i dipendenti pubblici avevano tassi di assenza per malattia più elevati rispetto ai dipendenti privati con caratteristiche simili. Per ridurre questo gap il decreto legge 112 del giugno 2008 ha previsto la decurtazione di ogni componente accessoria della retribuzione per i primi dieci giorni consecutivi di assenza per malattia e l’estensione delle fasce di reperibilità per le visite fiscali. È emerso che prima della riforma i dipendenti pubblici e privati presentavano un andamento dei tassi di assenza nel tempo simile, ma la probabilità di un episodio di malattia era più elevata per i primi di 0,6 punti percentuali. Nel primo anno di applicazione la riforma ha comportato una riduzione dell’incidenza degli episodi di malattia nel pubblico del 26,4%. Riduzione tale da annullare il differenziale rispetto ai servizi

Contrarietà alla firma del contratto sul terziario firmato da Fisascat, Cisl e Uiltucs. Un contratto che, secondo Fortunato Petrolo, segretario regionale Filcams Cgil Calabria, «non ha precedenti». Tutto il disappunto della Filcams è stato espresso nei giorni scorsi a Milano durante l’attivo nazionale dei delegati del terziario della Filcams Cgil, alla presenza del segretario generale, Susanna Camusso, e del segretario Filcams nazionale, Franco Martini.
«È difficile trovare un argomento – spiega la Filcams Calabria – in grado di dimostrare che l’accordo separato per il rinnovo del Ccnl del Tds, sottoscritto da Cisl e Uil , consegnerà un contratto migliore di quello precedente. Parlare di tratti innovativi in un contratto che, di fatto, vanifica il secondo livello contrattuale, riducendolo attraverso le deroghe a semplice grimaldello del contratto nazionale, significa confondere la fantasia con la realtà». Secondo la Filcams «si è assecondata la politica di Confcommercio, tesa a scaricare sul lavoro il peso principale della crisi dei consumi. Un’operazione dove non esiste alcuna contropartita in termini occupazionali e di crescita dei salari». La Filcams spiega quindi di aver proposto di sottoporre l’accordo al voto dei lavoratori analogamente a come si è proceduto «per il contratto dei metalmeccanici imposto dalla Fiat e confermato da Cisl e Uil».
Per Fortunato Petrolo, ci si trova dinanzi ad una «democrazia a doppia velocità che la dice lunga sulla consapevolezza del danno che l’accordo separato del commercio produrrà nel settore». A supporto delle proprie argomentazioni, Petrolo scende quindi nel concreto.«Per la prima volta un contratto nazionale – rimarca – interviene sull’istituto della malattia togliendo al lavoratore la tutela della retribuzione nei primi giorni di malattia, cioè per i primi due eventi l’impresa paga al 100%, per i successivi due al 50%, al quinto evento i primi tre giorni non vengono pagati. Inoltre, l’accordo prevede che le aziende possano decidere di non versare il contributo assicurativo all’Inps e ciò potrebbe causare un danno economico per i conti dell’Istituto di previdenza sociale».
Altro punto controverso dell’accordo è, secondo la Filcams, la possibilità data all’azienda di pattuire clausole capaci di spostare i ricorsi dei lavoratori dal giudice del lavoro ad una commissione bilaterale composta in parti uguali da funzionari dell’impresa e dai sindacati firmatari dell’accordo. Il part-time viene poi ammesso solo per 8 ore settimanali per gli studenti o per chi ha un altro lavoro, ma solo di sabato o domenica. Scelta sbagliata, ad avviso della Filcams, perché si crea «personale precario a basso reddito e ricattabile, invece di aumentare l’orario di impiego degli altri lavoratori part-time già in servizio». Ottantasei euro di aumento su base triennale è infine per Fortunato Petrolo «il livello più basso raggiunto da tutti i contratti sin qui firmati separatamente da Cisl e Uil. A tale cifra andranno poi sottratti due euro al mese per finanziare il "fondo est" che sinora era a totale carico delle aziende».

Intervento La dirigente Filcams Romanotti: "Scelta non condivisibile. Risponderemo con 4 ore di sciopero"

AREZZO – La Cgil di Arezzo critica la firma separata del contratto terziario. "Come nel settore metalmeccanico, anche in quello del terziario, della distribuzione e dei servizi, i sindacati di categoria di Cisl e Uil hanno deciso di andare avanti da soli e di firmare un accordo separato per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro – afferma Viviana Romanotti,
dirigente Filcams Cgil di Arezzo – Una scelta assolutamente non condivisibile e alla quale risponderemo con assemblee nei luoghi di lavoro e con 4 ore di sciopero con iniziative territoriali". La Filcams non ne fa solo una questione di principio ma anche di contenuti: "L`accordo che Cisl e Uil si preparano a firmare – sottolinea Romanotti introduce
integralmente i maggiori punti critici presenti tanto nell`intesa separata sulla riforma del modello contrattuale,
quanto nel collegato sul lavoro. Al tempo stesso, determina un peggioramento di significativi aspetti normativi del contratto vigente, in particolare, l`istituto della malattia e la contrattazione di secondo livello". A questo si aggiungono il recepimento delle politiche del lavoro del ministro Sacconi (arbitrato, clausola compromissoria, certificazioni) caricate sulla bilateralità territoriale costruita unitariamente in questi anni di storia contrattuale comune e per altri scopi.
Le normative che peggiorano il trattamento di malattia con la scelta di avviare un percorso di fuoriuscita delle aziende dalla gestione Inps. "Per queste ragioni – conclude la Filcams Cgil – è ancora più grave l`ipotesi che l`intesa non venga sottoposta alla consultazione dei lavoratori interessati, evidenziando la criticità rappresentata dall`assenza di
regole e l`urgenza di definirne di nuove, attraverso le quali misurare l`effettiva rappresentatività di chi firma gli accordi. Per questo, la Filcams-Cgil ribadisce la richiesta a Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil di svolgere tale consultazione, attraverso il diritto di voto certificato, il cui esito sarà vincolante per la sigla definitiva dell`accordo. In assenza di
risposte, la Filcams-Cgil promuoverà anche da sola la consultazione, aperta a tutte le lavoratrici ed i lavoratori del settore, attraverso una diffusa campagna di assemblee, che avranno inizio nei prossimi giorni. E inoltre è confermata l`adesione di tutta la categoria allo sciopero generale della Cgil di 8 ore previsto per il 6 maggio".

Intervista a Rivolta

«La Filcams e la Cgil farebbero meglio a comunicare in modo più obiettivo i contenuti del nuovo contratto del terziario». Francesco Rivolta, direttore generale di Confcommercio e capo delegazione nei negoziati dell`ultimo rinnovo firmato separatamente il26 febbraio, dopo l`inizio delle consultazioni dei sindacati e l`affondo della Filcams-Cgil nel direttivo che si è svolto a Milano lunedì, non ci sta alla «strumentalizzazione che si sta facendo di alcune parti dell`intesa».
Quali?
Innanzitutto il trattamento economico della malattia. Questo contratto corregge l`abuso che una assoluta minoranza di lavoratori fa dei primi tre giorni di malattia, il cosiddetto periodo di carenza. L`indennità è corrisposta al 100% per i primi due eventi di malattia, al 50% per il terzo e il quarto evento e cesserà di essere corrisposta dal quinto evento quando questi eventi sono inferiori ai 12 giorni certificati dal medico.
Piuttosto però perché non ricordare, accanto alla riforma della carenza, anche che questo contratto aumenta da 180 a 240 giorni la tutela di coloro che sono colpiti da patologie gravi?

All`attivo della Filcams il leader della Cgil, Susanna Camusso, dice che non si capisce quale sia lo "scambio".
Quale è stato?
Non mi pare poco scambiare una delle false tutele con un aumento di 6o giorni per patologie serie. Peraltro il tema del terzo evento riguarda uno zero virgola qualcosa e francamente non vedo tutta questa fibrillazione trai lavoratori.
Perché l`indennità a carico dell`Inps verrà corrisposta dal datore di lavoro?
Peri primi tre giorni di malattia le imprese fino ad oggi hanno pagato all`Inps una sorta di assicurazione. Perché non potrebbero pagare direttamente i lavoratori? Per quale ragione dovrebbero passare
attraverso l`Inps pagando un`assicurazione pari al 244%, del monte salari?

In questo contratto si dice che i lavoratorivengono pagati direttamente dalle imprese. Mi pare che qualcuno stia sollevando un problema che non c`è.
La Cgil ha parlato di "egoismo" della vostra confederazione. È un contratto chiuso al
risparmio?

Quando si parla del nostro settore però bisognerebbe conoscerlo meglio. II commercio ha il più importante sistema di welfare delpaese che i sindacati, compresala Cgil, hanno ampiamente contribuito a costruire.

Certo ma questo contratto è o non è chiuso al risparmio come dice la Cgil?
Se il comparto industriale per effetto anche delle dinamiche dei mercati internazionali sta dando piccoli segni di ripresa, il nostro settore no perché i consumi sono al palo. E noi come è noto non possiamo delocalizzare e fare utili altrove. È un contratto che riconosce le dinamiche inflattive e che non tocca i diritti dei lavoratori. Quanto agli 86 curo di aumento medio, potrebbero sembrare pochi, ma iniziamo a mettere i numeri a posto: il commercio, diversamente da altri settori ha 14 mensilità, non13. Ricordiamocelo.
Filcams chiede il referendum certificato. Cosa ne pensa?
È una questione in cui non voglio intromettermi, ma vorrei invitare i sindacati a pesare le valutazioni.
Il nostro è un settore dove l`85, 90% dei lavoratori sono alle dipendenze di aziende con meno di 10 dipendenti. Non dimentichiamoci che se si facesse il referendum certificato l`esito rappresenterebbe una minoranza dei lavoratori.

CASALECCHIO . Prime ore di sciopero, ieri nella sede Ikea di Casalecchio, a seguito dell`iniziativa del sindacato Filcams-Cgil deciso a portare a livello territoriale la lotta contro l`accordo separato sul nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto solo da Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. Doppio obiettivo dunque dei rappresentanti dei lavoratori del commercio aderenti alla Cgil promotori delle assemblee dei dipendenti (presenti anche lavoratori del vicino ipermercato Carrefour) durante le quali sono stati illustrati i contenuti del nuovo contratto. «I lavoratori hanno approvato un ordine del giorno che richiede a Cisl e Uil la possibilità di votare l`ipotesi di accordo tramite una consultazione unitaria ad oggi negata», spiega la Filcams in una nota. «Il nuovo contratto riduce i diritti sulla malattia e sui permessi retribuiti, con la creazione di un doppio binario che peserà sui diritti dei giovani e dei nuovi assunti. Troppo poco inoltre l`aumento retributivo di 86 euro lordi a regime per un livello medio. Entità che non recupera il potere di acquisto dei lavoratori che con i loro acquisti, secondo le aziende, dovrebbero salvare il settore» conclude la nota del sindacato che annuncia altre ore di lavoro nei prossimi giorni.


Cgil si sfila dall`intesa firmata da tutte le altre sigle
Lodi -DOPO la firma il 26 febbraio da parte di Cisl, Uil e Ugl dell`ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale del commercio, la Cgil – unica sigla finora a far mancare il proprio assenso alla bozza – scende in piazza per spiegare ai lavoratori il perché del proprio diniego. «Saremo il 21 marzo a Codogno, il 22 a Lodi Vecchio e il 24 a Casalpusterlengo nelle nostre sedi – spiega il segretario generale della Cgil di Lodi Domenico Campagnoli – per far conoscere alle migliaia di lavoratori coinvolti nel territorio cosa significhi questo accordo». Il sindacato contesta tra le altre cose l`aumento salariale troppo basso, le troppe deroghe "selvagge", l`applicazione integrale del Collegato lavoro e la differenza tra nuovi e vecchi assunti, con un «rischio concreto di calo di diritti soprattutto per i giovani precari».
«CON QUESTO ACCORDO si torna indietro di anni – rincarano la dose il segretario Mario Santini e Angelo Raimondi della Filcams – e si fa pagare ai lavoratori il prezzo della crisi, mentre il comparto del commercio, anziché mostrare segnali convincenti di ripresa, rimane sostanzialmente bloccato». I dati forniti dal sindacato mostrano infatti un quadro cambiato di poco nel corso dell`ultimo anno. Se nel quarto trimestre del 2010 a Lodi si segnala una variazione congiunturale per il settore dell`artigianato manifatturiero del +3,80%, il 38,7% degli operatori dichiara un volume di affari stabile, mentre il 16% denuncia un calo del fatturato superiore al 5 per cento.

NEL RAFFRONTO tra il 2009 e il 2010 emerge come stabile anche il numero delle aziende totali del settore del commercio al dettaglio, calate di appena 7 unità (dalle 1.886 del 2009 alle 1.879 del2010). I cali più pesanti si registrano tra i venditori al dettaglio di mobili, che passano da 59 a 51, e tra quelli di articoli sportivi, passati in provincia da 32 a 27 nell`arco di 12 mesi. In crescita i punti vendita specializzati in tabacchi, che passano da 77 a 82, e i negozi al dettaglio di computer e software, passati da 7 a 10. Crescono di 3 unità, passando da 25 a 28, anche le imprese di commercio al dettaglio per corrispondenza o via web. «Serve un contratto nazionale in grado di aiutare i lavoratori di questo settore a crescere professionalmente – chiudono i sindacalisti della Cgil -, rispettando al contempo i loro diritti».

Commercio: la Cgil annuncia scioperi e contenziosi se saranno applicate novità peggiorative

CESENA. Aria di tempesta sindacale sul rinnovo del contratto di lavoro del commercio, che in Italia interessa 2 milioni di lavoratori, di cui più di 8 mila nel solo comprensorio cesenate. Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno firmato un accordo separato con Confcommercio.

La Cgil considera disastrosa l`untesa sottoscritta. Tanto da avere già deciso un pacchetto di 4 ore di sciopero (oltre all`adesione a quello generale proclamato per il 6 maggio): il 25 marzo si deciderà quando farle. Ma non è finita qui. Paolo Montalti, segretario della Filcams Cgil cesenate, annuncia che verranno aperti «contenziosi con le aziende che applicheranno le condizioni peggiorative previste rispetto al passato».
Per la verità, in nome dell`unità sindacale e della democrazia nei luoghi di lavoro, la Filcams Cgil (che nel Cesenate rappresenta 1.473 iscritti occupati nel settore del commercio) ha proposto di organizzare assemblee per presentare le ragioni del sì e del no al nuovo contratto e poi fare esprimere con una consultazione tutti i lavoratori. «Con l`impegno – aggiunge Montalti – ad adeguarsi alla decisione della maggioranza». L`invito è però caduto nel vuoto e così la Filcams di Cesena è pronta a dare battaglia, spalleggiata dal segretario generale della Cgil, Lidia Capriotti.
Sono tanti i punti dell`accordo che non piacciono. Sul piano salariale, in tasca ad una commessa a tempo pieno
verranno 1.800 euro in più nell`arco di tre anni. «E meno della metà rispetto ai 4.000 euro di aumento complessivo che fu concordato per il triennio 2008-2010 – attaccano Montalti e Capriotti Chiamarlo aumento è un eufemismo, è uno degli incrementi più bassi mai visti in un rinnovo contrattuale. Una cosa umiliante: per un quarto livello, che oggi fatica a prendere 1.000 euro netti al mese, il primo dei sei scaglioni di aumenti in programma, applicato dall`inizio di quest`anno fino a settembre, vale la miseria di 7 euro in più in busta paga». Ma il risvolto economico non è l`unico
ritenuto inaccettabile. Preoccupa la facoltà data alle aziende di sostituire con pagamenti diretti ai lavoratori in malattia i normali versamenti all`Inps: «Rischia di diventare un elemento di ricattabilità per i dipendenti – segnalano i rappresentanti della Cgil – e di indebolire il sistema pubblico, creando un precedente pericoloso». Oltretutto, i primi tre giorni di malattia saranno pagati al 100 per le prime due assenze fatte ogni anno, poi il salario verrà dimezzato e a partire dalla quinta assenza il malato non prenderà più nulla. I permessi per riduzione dell`orario di lavoro non saranno maturati dai nuovi assunti per i primi due anni di lavoro e solo parzialmente nel terzo e nel quarto: «Questa
norma crea disparità tra lavoratore e lavoratore, obbligando i nuovi assunti a fare più ore a parità di stipendio».
Sotto tiro anche «l`obbligarietà del lavoro domenicale, sancita definitivamente e senza possibilità di contrattare condizioni migliorative attraverso accordi aziendali, come abbiamo fatto finora, per esempio all`Iper Rubicone».
Il periodo di prova, che prevede la licenziabilità senza preavviso e senza motivo, per i livelli medio-bassi salirà da 45 a 60 giornate di lavoro effettivo. «Significa – osserva Montalti – che una commessa, prima di essere assunta, dovrà lavorare per due mesi e mezzo con una spada di Damocle sulla testa. Rischia di diventare un potenziale strumento di ricatto e anche un modo per effettuare assunzioni precarie mascherate, magari in periodi in cui servono rinforzi, come quello natalizio». Beffa finale, la ripartizione dell`onere per il fondo d`assistenza sanitaria integrativa: oggi era interamente a carico delle imprese, mentre dal prossimo 1° giugno i lavoratori dovranno sborsare 1 euro al mese e dal
2010 un altro euro.

«Alla fine dell`assemblea nella quale abbiamo spiegato i contenuti del nuovo contratto del terziario firmato da Fisascat Cisl e Uiltucs Uil sette lavoratori della Uiltucs sono passati alla Filcams Cgil». Manuela Perdelli delegata Filcams dell`Ikea di Genova racconta così l`effetto della campagna di informazione tra i lavoratori sul nuovo contratto del terziario. E non è la sola aparlare dell`effetto migrazione verso la Filcams all`attivo dei delegati ieri a Milano dove era presente anche il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. Ne parla anche Francesca della Rsu di Zara a Firenze che racconta dell`incontro con i colleghi delegati siciliani: «Dei 21 della Uiltucs in i9 vorrebbero passare alla Filcams». Il primo effetto delle discussioni sull`ipotesi di accordo del terziario sembra aver provocato l`inizio di una migrazione che non lascia ben sperare sul consenso dell`accordo. Il segretario generale della Filcams, Franco Martini, ieri ha ricordato di aver inviato una lettera per chiedere a Fisascat e Uiltucs di fare il referendum certificato sull`ipotesi
di accordo e non solo una consultazione. Per ora però «nessuna risposta», dice.
Mentre da Milano partiva l`offensiva della Cgil su un`intesa che nella lettura di Susanna Camusso «è un arretramento rispetto a quella precedente», a Roma Fisascat e Uiltucs hanno portato avanti una posizione ben diversa invista della ratifica dell`accordo prevista per il 31 marzo. «Mi rammarica che per l`ennesima volta la Cgil non firma – ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni -. In questi momentii contratti si fanno, sigarantisce il posto alla gente e si garantiscono i salari». «Nell`accordo abbiamo un buon aumento triennale di quasi 90 euro – ha aggiunto
Bonanni – si estende l`arbitrato, riusciamo a fare un accordo a pochi giorni dalla scadenza e senza un`ora di sciopero». I contratti vanno firmati «perché cominciano ad esserci pressioni in Europa per farli solo a livello aziendale ha sottolineato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti -. La Cgil vuole difendere i contratti e non farli, macolvento che tira in Europa è importante farli. La Cgil si chiama fuori? Ormai ce ne siamo fatti una ragione».
Da Milano però arriva la controffensiva con un piano di informazione dentro e fuori dalle aziende, la minaccia di scioperi anche di un`ora, improvvisi, o di sabato come è emerso dagli interventi dei delegati. Alla fine Camusso ha moderato itoni, ma sottolineando alcuni punti inaccettabili dell`intesa: in particolare la prevista decontribuzione
Inps per la malattia e il collegato lavoro. Il segretario generale della Cgil ha poi rimproverato Cisl e Uil di adeguarsi a un principio di «rassegnazione» in relazione a «un`idea sbagliata delle ragioni della crisi» e ha invece invitato
i lavoratori del commercio e i delegati Filcams a«unalungaresistenza», a spiegare le ragioni della Cgil «dentro e fuori i luoghi di lavoro», e «a ricostruire l`unità dei lavoratori».

È probabile che qualcuno nel governo di centro destra (Maurizio Sacconi), abbia pensato, nelle scorse settimane di dare una specie di spallata definitiva alla Cgil. E per giungere a questo risultato da tempo inseguito ha pensato bene di far leva su una categoria considerata sindacalmente “debole”, quella del terziario e del commercio. Un pezzo imponente del mondo del lavoro, con i suoi tre milioni di donne e uomini comprendenti le mansioni più diverse: dagli agenti immobiliari alle commesse dei supermarket, ai camerieri degli alberghi, ai bagnini, ai parrucchieri, ai portieri. Ovverosia il mondo del terziario, del turismo, dei servizi. L’industria del tempo libero e del sostegno alle persone. Con dentro, spesso, una marea di atipici e precari. L’occasione è stata data dal rinnovo del contratto di lavoro. Ad un certo punto della faticosa trattativa il ministro Sacconi ha chiesto d’inserire nell’intesa un paio di elementi scatenanti ovverosia il recepimento integrale dei contenuti dell’Accordo confederale e separato firmato da Cisl, Uil nel 2009, nonché i contenuti del “collegato lavoro” approvato dal governo di centrodestra e fortemente criticato dalla Cgil. L’intento era quello di obbligare-convincere la Filcams (il sindacato di categoria aderente alla Cgil) a firmare il tutto sconfessando così la casa madre guidata da Susanna Camusso. Avevano creduto che Franco Martini, a capo della Filcams, considerato da sempre un serio riformista, fosse portato ad accettare l’imposizione. Così non è stato. Martini che spesso ha saputo polemizzare anche con posizioni come quelle sostenute da dirigenti della Fiom, (una specie di anti- Landini),non è stato al gioco. Proprio da serio riformista ha spiegato che con quel diktat si accettava un meccanismo (Ipca) che inficiava il potere d’acquisto (è prevista la bellezza di 86 euro d’aumento salariale in tre anni) e si introduceva la possibilità di deroghe onde indebolire il contratto nazionale. Altri aspetti indigeribili riguardavano la salute (peggiorando il trattamento pagato per i primi tre giorni di malattia), mentre col collegato lavoro, si dava il via libera all’arbitrato di equità per i contratti individuali. Dulcis in fundo: una blindatura della contrattazione aziendale. Che fare a quel punto? Martini ha chiesto che almeno si sentisse il parere dei lavoratori interessati. Non avevano fatto così anche per Mirafiori? Non ci sono state risposte positive. Anzi proprio ieri Angeletti (Uil) e Bonanni (Cisl) hanno sostenuto di non essere preoccupati per la defezione della Cgil. In tempo di crisi bisogna ingoiare quel che passa il padrone (e soprattutto Sacconi). Ha scritto sul “Diario del lavoro” Gaetano Sateriale (Cgil) come l’attuale governo si sia posto l’obiettivo di «omologare a sé Confindustria, Cisl e Uil, considerandoli interlocutori privilegiati ed esclusivi, e confinare la Cgil all’opposizione». E Cisl e Uil «per calcolo o per inerzia, si prestano a questa trasformazione genetica del sindacalismo italiano». Anche se certo «non è di questo che ha bisogno, oggi, il paese».

«Il peggior contratto mai visto, in Cisl e Uil hanno prevalso gli ordini di scuderia»
Franco Martini, segretario generale Filcams Cgil: perchè ha deciso di non firmare il rinnovo del contratto?«Perchè è il peggiore che sia mai stato rinnovato. Recepisce integralmente la riforma del modello contrattuale che la Cgil non ha firmato, e anche il collegato lavoro per il quale, ad esempio, con l’assunzione si devono certificare le condizioni di lavoro, rinunciando alla possibilità di avvalersi del giudice nel caso in seguito nascessero controversie. In più, è un contratto peggiorativo rispetto al precedente su molte questioni: la riduzione dell’indennità per malattia, che tra l’altro, primo accordo a prevederlo, viene pagata direttamente con il conseguente indebolimento dell’Inps. Il lavoro domenicale può venire imposto dall’azienda senza contrattazione, i nuovi assunti avranno anche meno diritti degli altri, e il secondo livello è limitato, aprendo solo alla possibilità di derogare dal contratto nazionale».
La Filcams non è la Fiom, i contratti sono sempre stati unitari:una svolta nelle relazioni sindacali?«Direi di sì. Purtroppo nelle categorie hanno prevalso gli ordini di scuderia. Siamo di fronte alla conferma della strategia di isolamento della Cgil. Oltretutto fatta in modo arbitrario: la Filcams ha 370mila iscritti, Cisl e Uil di categoria messi insieme non fanno la stessa cifra. Eppure, anche la nostra richiesta di referendum tra i lavoratori è stata negata. Introdurre regole certe di rappresentanza è diventato prioritario».
Quanto ha influito la partita Fiat?«Molto, in Marchionne qualcuno ha visto una musa ispiratrice».
Cisl e Uil dicono che, dati i tempi, non si sarebbe potuto ottenere di più.«Avremmo almeno potuto chiudere un accordo di proroga del vecchio contratto. A volte conviene rimanere fermi, piuttosto che fare passi indietro».
E adesso che succede?«Ci troveremo di fronte ad una situazione paradossale: il contratto nazionale è peggiorativo anche di molti aziendali, che ovviamente si cercherà di far saltare. Quella sarà la prima trincea».