Category Archives: POLITICHE DEGLI APPALTI

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La chiusura il 30 giugno 2017 delle scuole materne per tanti significa l’avvicinarsi di un periodo sereno di vacanze e/o ferie, ma questo non vale per tutti.

TRE MESI SENZA REDDITO

Le lavoratrici e i lavoratori che hanno garantito da settembre a giugno i servizi di ristorazione, pulizia e ausiliariato nelle scuole si annunciano due mesi (tre per chi lavora nelle elementari) in cui non percepiranno alcuna retribuzione, nè assegni famigliari.

In Italia tutti i lavoratori, anche quelli che svolgono solo 13 settimane di lavoro negli ultimi 4 anni e 30 giorni nell’ultimo anno, percepiscono la Naspi, nei periodi in cui non per loro responsabilità sono senza occupazione, chi per riduzione dell’attività anche per lunghi periodo può usufruire della cassa integrazione.

Le lavoratrici e i lavoratori che operano negli appalti scolastici (alcune decine di migliaia in tutt’Italia) sono invece privi di qualsiasi sostegno al reddito per il periodo di sospensione scolastica. Eppure questi lavoratori che di settimane all’anno ne lavorano 40/44 non possono richiedere nè l’indennità di disoccupazione (NASPI) nè gli assegni famigliari: si trovano a passare l’estate senza alcun reddito.

Nonostante le numerose richieste fatte dalle organizzazioni sindacali al fine di risolvere questo problema ad oggi la situazione è rimasta immutata e per queste lavoratrici e per le loro famiglie si preannuncia un’altra estate difficile. Come spesso capita in Italia, sono i lavoratori più fragili a essere i più discriminati e i meno tutelati.

Le lavoratrici e i lavoratori del settore operano per le amministrazioni locali tramite appalti, che cambiano ogni 2/3 anni, con contratti part time che nella maggior parte dei casi non arrivano alle 20 ore settimanali e i cui contratti non vengono rinnovati da 4 anni si trovano ora ad affrontare un’altra estate difficile.

Per provare a sbloccare la situazione,  martedì 4 luglio i lavoratori in appalto delle scuole di tutta la provincia di Brescia manifesteranno dalle 11 alle 12, con un flash mob davanti alla Prefettura. La manifestazione è promossa unitariamente da Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti.

I segretari delle Organizzazioni Sindacali consegneranno al Prefetto una lettera, indirizzata al Presidente del Consiglio e ai Ministri del Lavoro e dell’Istruzione, per sollecitare che il problema sollevato venga risolto.

Leggi QUI la lettera indirizzata al presidente Gentiloni e ai ministri Poletti e Fedeli.

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Dopo due giorni di sciopero e mobilitazione la Maglione srl ha comunicato il ritiro dei licenziamenti dei 6 dipendenti dell’area di servizio di San Nicola Est, a Caserta.

“Si tratta di un primo passo, ma ora bisogna fare una trattativa vera per preservare l’occupazione sull’area” afferma Vincenzo Bellopede, segretario generale della Filcams di Caserta.

La determinazione dei delegati sindacali e dei lavoratori ha fatto indietreggiare l’azienda rispetto ai licenziamenti individuali, ma la procedura di licenziamento collettivo non è stata ritirata quindi i le preoccupazioni restano. Abbiamo comunicato all’azienda la nostra disponibilità a incontrarci nei prossimi giorni per avviare un confronto sulle alternative ai licenziamenti”.

“Sarni deve capire che il confronto sindacale ci deve essere e deve essere reale. La mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici di San Nicola Est è un risultato eccezionale, il messaggio è stato chiaro: Sarni non può fare quello che gli pare e piace sulla pelle delle persone” commenta a caldo Luca De Zolt della Filcams Nazionale. “Nei prossimi giorni vedremo se l’azienda sarà disponibile a individuare soluzioni condivise, o se si tratta di un ritiro tattico. Il livello di tensione resta alto” conclude il sindacalista.

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Ancora licenziamenti, ancora comportamenti arroganti e sprezzanti del lavoro e delle relazioni sindacali. La Filcams si mobilita e chiede l’intervento dei ministeri insieme a Fisascat e Uiltucs.

La Maglione srl, società del gruppo Sarni licenzia 6 lavoratori e lavoratrici dell’area di servizio di San Nicola Est, nel casertano.

“I licenziamenti – spiega Luca De Zolt della filcams Cgil nazionale – arrivano dopo una trattativa farsa, nella quale l’azienda non ha voluto prendere in considerazione le soluzioni alternative proposte dalla organizzazioni sindacali”.

Alla rabbia e alla frustrazione dei lavoratori licenziati, alcuni dei quali con figli a carico, si unisce la solidarietà dei colleghi che già da ieri hanno iniziato a mobilitarsi con scioperi e presidi per chiedere all’azienda di ritirare i licenziamenti e di riaprire il confronto. Richiesta alla quale si associa la Filcams Nazionale, che da mesi chiede a Sarni l’avvio di serie relazioni sindacali che l’azienda continua a negare.

Il gruppo Sarni non è certo nuovo a questi comportamenti: applicazione di contratti pirata, minacce ai dipendenti, licenziamenti e mancato rispetto della normativa sono fatti ordinari nelle aziende dei fratelli foggiani.

E purtroppo non si può parlare di casi isolati: sono infatti sempre più frequenti e più gravi i comportamenti degli operatori del settore che vogliono aggirare le previsioni della normativa attraverso l’applicazione di condizioni economiche e contrattuali peggiorative e con politiche del personale atte a ridurre l’occupazione.

Per questo con una lettera unitaria la Filcams, insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs, ha richiesto un intervento al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dei Trasporti rispetto alla gestione delle aree di servizio autostradale.

“Vogliamo rimarcare – dice De Zolt – che la competizione tra gli operatori non può svolgersi, come stiamo rilevando, sulla pelle e sulle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici. Peraltro tutto ciò risulta ancor più grave nelle aree di servizio di recente acquisizione, per le quali il decreto interministeriale emesso nel 2015 individuava (anche in risposta alle pressioni esercitate da Cgil, Cisl e Uil) importanti garanzie rispetto alla tutela dell’occupazione nelle aree di ristorazione e di distribuzione carburanti, vincolando alle partecipanti alle gare di assegnazione a precisi impegni rispetto ai lavoratori impiegati”.

“La gestione delle aree di servizio – conclude il rappresentante di Filcams nazionale – deve avvenire tenendo come punto fermo il rispetto del contratto nazionale e la salvaguardia occupazionale, che non possono essere voci comprimibili con comportamenti di dubbia legalità. Dato che i singoli operatori rifiutano delle normali relazioni sindacali, la Filcams chiede ora l’intervento delle autorità ministeriali che regolamentano il settore, essendo le concessioni di natura pubblica”.

L’auspicio è che si avvii al più presto un confronto che porti gli operatori a cambiare radicalmente il loro comportamento.

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Tre giorni, dal 12 al 14 luglio, di sciopero dei lavoratori appalto della Cm service, per le pulizie del Comune di Jesi. Lo sciopero è stato proclamato dalla Filcams Cgil. In programma un sit-in e iniziative pubbliche.

“Le promesse della Cm service di restituire almeno una parte delle ore ai lavoratori a giugno – afferma il sindacato – si sono, di fatto, rivelate infondate.”

“E’ stato solo un modo per guadagnare tempo e soldi – dice la segretaria provinciale Filcams di Ancona, Rita Giacconi – ai danni degli operai. Operai che vivono condizioni di difficoltà economiche e, nonostante questo, continuano a presentarsi al lavoro anche per un’ora al giorno”.

“Gli operai – spiega Giacconi – dal 1 aprile si trovano con stipendi ridotti di più del 60% in seguito al cambio di appalto dove è stato permesso alla società aggiudicataria d’interpretare il capitolato a discapito dei lavoratori. In pratica, pur essendo aumentate le metrature da pulire, sono state dimezzate le ore. Siamo ancora in attesa che il Comune convochi le parti per risolvere questa situazione”. (fonte: ANSA)

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Il 15 giugno si celebra il JusticeDay, la giornata internazionale di giustizia per le lavoratrici e i lavoratori delle pulizie e della Vigilanza Privata.

La Filcams è da sempre impegnata, anche a livello europeo, per combattere al fianco dei lavoratori per migliorare le loro condizioni di lavoro, chiedendo rispetto e giustizia.

Lo scorso 17 maggio, infatti si è concluso il progetto, elaborato da UNI EUROPA in collaborazione con EFCI-FENI (parte datoriale) e finanziato dalla Commissione Europea, per la rielaborazione e l’aggiornamento della “Best Value Guide 2017 for Cleaning Services”.

La Guida è uno strumento pratico al servizio di amministrazioni (sia dei settori pubblici, sia dei settori privati) che aggiudicano e/o delle imprese che si aggiudicano servizi di pulizia.

La Guida serve a dare gli strumenti per valutare e selezionare le offerte secondo il criterio del Miglior Valore, altresì detto dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

L’obiettivo di base è quello di diffondere standard qualitativi e comuni, rispettosi delle normative sociali e contrattuali del lavoro, per sviluppare un mercato equo e sostenibile all’insegna di una leale e correttamente regolata concorrenza tra imprese.

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Le lavoratrici e i lavoratori Ex Lsu e Appalti Storici hanno manifestato per tutta la giornata di giovedì 16 marzo in Piazza Montecitorio, per chiedere il mantenimento degli impegni sottoscritti con la Presidenza del Consiglio e i Ministeri dell’Istruzione, del Lavoro e delle Finanze.

Nell’arco della giornata diversi onorevoli hanno ascoltato le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori negli appalti di pulizia delle scuole, mentre una delegazione è stata ricevuta in rappresentanza del governo dal Sottosegretario Ministero dell’Istruzione università e ricerca (MIUR).

Nel corso dell’incontro, il Sottosegretario ha confermato che i dicasteri firmatari degli accordi hanno confermato il massimo impegno al rispetto di quanto pattuito, nonché ha rappresentato che il governo è impegnato, su questa vicenda, su due fronti:

1)   la messa in sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori che sono occupati nei lotti oggetto delle revoche, attraverso la definizione di un dispositivo che verrà messo a punto a breve per permettere la “normalizzazione” della situazione e di proseguire con il piano industriale derivante dagli accordi governativi;

2)    la predisposizione delle soluzioni future, con la ripresa del tavolo alla Presidenza del Consiglio, come da impegni già assunti, per determinare misure di stabilizzazione definitive.

Per affrontare il primo punto è stato immediatamente fissato un incontro al MIUR, con lo stesso Sottosegretario, per giovedì prossimo 23 marzo, quando dovrebbe già essere presentato il dispositivo.Verranno avviate, inoltre, tutte le verifiche necessarie per l’effettivo avvio dei lavori di decoro per i lotti in cui non c’è il problema delle revoche, così da completare l’intero parametro orario contrattuale e superare il ricorso ai Fondo Integrazione Salariale.

In tale occasione verranno messe a punto anche le modalità di prosecuzione del confronto alla Presidenza del Consiglio.

La delegazione sindacale ha apprezzato l’impegno assunto dal rappresentante del Governo e dichiarato di confidare nelle soluzioni prospettate, fermo restando che in caso contrario verranno attivate tutte le iniziative utili per avere riconosciuto quanto già definito nei precedenti accordi governativi.

 

“Cgil Incontri” tocca quota 20. E’ in corso in questi giorni la ventesima edizione del festival delle idee promosso dalla Cgil di Pistoia e che vede ogni anno la partecipazione di moltissimi e qualificati ospiti chiamati a confrontarsi sui temi del lavoro e dei diritti.

L’appuntamento di lunedì pomeriggio ha visto la presenza segretaria generale della Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli, la segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino, e il viceministro alle infrastrutture e trasporti, Riccardo Nencini.

Tema in discussione: il nuovo Codice degli appalti e gli aspetti ad esso collegati, a partire dalle norme che tutelano i diritti dei lavoratori.

“Una buona opportunità, che non è stata colta fino in fondo – ha commentato Maria Grazia Gabrielli – carente com’è su aspetti importantissimi come la clausola sociale, la responsabilità solidale, l’offerta economicamente vantaggiosa. Tutti temi su cui insistiamo da anni e che eravamo convinti sarebbero stati inseriti nel nuovo codice”.

Ne era convinto forse anche il viceministro, che ha detto alla platea come in sede di Commissione parlamentare questi elementi erano stati condivisi, salvo poi essere stati modificati al momento dell’approvazione. Questo non fa venir meno però la rilevanza del nuovo Codice degli appalti ed eventuali interventi su rivisitazioni cui il Governo conta di lavorarci ancora, anche alla luce degli effetti che la norma produrrà nei prossimi 12 mesi.

Serena Sorrentino ha sottolineato il ruolo strategico degli appalti e come questa centralità è stata tradotta anche nelle iniziative della CGIL legate alla proposta di legge di iniziativa popolare  proprio sugli appalti e nella Carta dei Diritti Universali. “Clausola sociale, offerta economicamente più vantaggiosa (non necessariamente la più bassa) e responsabilità solidale devono essere centrali negli appalti”. L’assenza di questi elementi, in particolare proprio la clausola sociale, fanno sì che si possa continuare a scaricare sui lavoratori tutte le anomalie di sistema che fino ad oggi abbiamo registrato proprio negli appalti.

“Il Codice appalti poteva avere la grande forza di aumentare la qualità dei servizi e la qualità del lavoro, prevedendo le necessarie garanzie e tutele, – ha detto Maria Grazia Gabrielli – e su questo baseremo la nostra iniziativa dei prossimi mesi, continuando il confronto sulle linee guida dell’ANAC e con la Conferenza delle Regioni, e soprattutto continuando a lavorare congiuntamente per superare anche quegli ostacoli che ad oggi tengono separate diverse categorie di lavoratori, pubblici e privati, che pur operano in ambiti (e ambienti) condivisi”.

Documento unitario Cgil, Cisl e Uil, Nuovo Codice degli Appalti e Concessioni

Con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del 19 aprile u.s., il Consiglio dei Ministri ha emanato il decreto legislativo relativo al nuovo codice degli appalti pubblici e concessioni, stravolgendo punti essenziali proposti dalle competenti Commissioni di Camera e Senato, svuotando la qualità della legge e vanificando, di fatto, la proficua interlocuzione con le parti sociali e Commissioni e soprattutto anche lo stesso rapporto tra Parlamento e Governo.

Un atto unilaterale da parte del Governo che sembra privilegiare interessi lobbistici di parte, trascurando le esigenze e gli interessi generali a discapito di quanto auspicavamo.

Si è rinunciato a determinare un contesto legislativo che esaltasse i livelli di salvaguardia dei diritti dei lavoratori, della legalità e trasparenza, per meglio combattere fenomeni pervasivi e devastanti come la corruzione e la penetrazione delle mafie nel sistema degli appalti pubblici.

La scelta del Governo è stata un pericoloso arretramento per quanto riguarda il subappalto ed incoerente con gli annunciati disegni di modernizzazione, visto che è notorio che l’80% dei contratti riguarda appalti sottosoglia. Questo significa favorire la frammentazione degli interventi e il proliferare di imprese deboli e sottodimensionate, come la dequalificazione delle imprese e le forme di intermediazione che alimentano la corruzione.
E depotenziando, attraverso questa scelta, il ruolo e la funzione della stessa Autorità nazionale anticorruzione.

A questa si aggiunge la negatività, per quanto concerne i criteri di aggiudicazione dell’appalto, aver elevato fino a un milione di euro la possibilità di assegnazione al massimo ribasso, di lavori, servizi e forniture. Ulteriori aspetti problematici si possono riscontrare anche nella suddivisione in lotti e nelle procedure di selezione delle offerte.

Ridimensionando di molto la scelta europea dell’utilizzazione universale dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Anche su tale aspetto, nella discussione nelle Commissioni, il criterio del massimo ribasso veniva giustamente considerato come uno degli aspetti distorsivi degli appalti, da rendere assolutamente residuale e da superare quasi integralmente se non per gli appalti di piccolissima entità.

Invece, per la scelta del Governo, questo criterio continuerà ad essere centrale ed operante, mantenendo così i fattori di opacità del sistema.

Per quanto concerne la Clausola sociale è stata annullata l’obbligatorietà, per le stazioni appaltanti, del suo inserimento nei bandi di gara.
La scelta del Governo nei fatti vanifica l’orientamento europeo che avrebbe dovuto garantire la continuità occupazionale dei lavoratori interessati da un cambio d’appalto, tramite il loro passaggio alle dipendenze del nuovo appaltatore, prevedendo, tra l’altro, l’obbligo per l’aggiudicatario di dare applicazione ai contratti collettivi di settore stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendali.

Il Governo invece di favorire una regolamentazione che meglio tutelasse i lavoratori ha lasciato all’arbitro della stazione appaltante la facoltà o meno di applicarla.

Una manomissione che colpisce il lavoro debole e favorisce, come al solito, una competizione tutta giocata non sui fattori di innovazione e qualità dell’organizzazione del lavoro ma, al contrario, sulla precarizzazione e sulla compressione del salario.

Nel merito degli affidamenti dei concessionari era stata inserito nelle precedenti versioni del Codice, con parere unanime delle Commissioni parlamentari e attraverso un accordo tra sindacati delle costruzioni e Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, un emendamento che avrebbe salvaguardato l’occupazione dei lavoratori impegnati nelle concessioni autostradali.

Il Consiglio dei Ministri, inopinatamente, senza alcuna considerazione rispetto a migliaia di lavoratori che rischiano il licenziamento e senza alcuna motivazione rispetto al pronunciamento delle Commissioni e dello stesso Mit, ha cancellato il riferimento alla gestione diretta, stravolgendone il testo.

Una decisione inspiegabile che ancora una volta sottolinea l’insensibilità di questo governo rispetto alle questioni che attengono la salvaguardia del lavoro e della occupazione.

Le Confederazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil, assieme alle Federazioni di Categoria continueranno la loro azione sindacale e di proposta in tutte le sedi per modificare quanto si è verificato a partire dai decreti attuativi e dalle stesse linee guida, per evitare che lo stesso Codice non venga ulteriormente svuotato di significato e manomesso

CGIL CISL UIL

Franco Martini Maurizio Bernava Tiziana Bocchi

Roma, 30 marzo 2015

Oggetto: Invio Protocollo d’Intesa Mibact – Filcams, Fisascat e Uiltucs su riordino dei servizi operativi e culturali nei musei e luoghi della cultura.

Il 30 marzo 2015 presso il Ministero dei Beni Culturali, presenti le Rappresentanze dei Lavoratori di Opera Laboratori Fiorentini, è stato sottoscritta una importante intesa a valenza nazionale che comporta il recepimento dell’obbligo di previsione di clausola sociale nei bandi di gara che presumibilmente in settembre la Consip, su mandato dello stesso dicastero, produrrà.

La vertenza, come vi sarà forse noto, si sviluppa per le proteste dei lavoratori in concessione di Opera Laboratori Fiorentini che prestano servizio, tra gli altri, nel museo degli Uffizi, fino alla proclamazione dello sciopero nei giorni di Pasqua e Pasquetta.

Tale azione di pressione, molto strumentalizzata e che ha visto anche un intervento a gamba tesa e assai discutibile da parte della Commissione di Garanzia, ha consentito il raggiungimento di questo importante risultato, che si estende a tutti i lavoratori in appalto/concessione operanti nei poli museali e siti culturali interessati dal riordino legislativo.

Cristian Sesena

Roma 4 dicembre 2014

Alla luce di quanto sta’ emergendo dalle nuove normative in materia di riordino delle Province riscontriamo una situazione gravissima, che già dall’inizio del nuovo anno, impatterà in modo estremamente pesante nei confronti del personale occupato negli appalti e nelle società partecipate dalle stesse in termini di tagli e dismissioni.
Con la Cgil e la Funzione Pubblica abbiamo constatato che le ripercussioni che le misure intraprese hanno sui lavoratori coinvolti sono ampiamente sottovalutate dal governo e dalle istituzioni coinvolte.
Pertanto è necessario avviare immediatamente tutte le iniziative utili a far emergere le conseguenze disastrose che le norme in via di definizione producono, tenuto conto che si parla di un taglio di risorse per oltre un miliardo nel 2015 e che si riverbereranno immediatamente sui lavoratori che organizziamo come Filcams.
In raccordo con la Funzione Pubblica abbiamo definito una circolare congiunta, che trovate in allegato, per invitare le strutture territoriali e regionali delle reciproche categorie a collaborare e raccordarsi sulle iniziative da mettere in campo da oggi al 12 p.v., data dello sciopero e anche a seguire.
Vi informiamo inoltre che le categorie del pubblico impiego, a fronte della situazione che si sta’ determinando, nella giornata di ieri hanno fatto un comunicato stampa, in allegato, dove non escludono l’occupazione delle istituzioni provinciali come forma di lotta.
Per far comprendere la portata dell’impatto sull’occupazione della riforma è necessario che ci forniate tutti i dati in vostro possesso rispetto al numero dei lavoratori che applicano il CCNL dei nostri settori, sia occupato negli appalti delle Provincie, siano essi di pulizia, portierato, agenzie per l’impiego, uffici di competenza varia, nonché nelle aziende partecipate.
I dati sono necessari per costruire a livello nazionale per la campagna d’informazione e dare supporto alle iniziative che verranno effettuate sui territori, pertanto vi rialleghiamo la scheda di rilevazione già inviata a luglio di cui abbiamo avuto pochissimi ritorni.
Restiamo in attesa di vostri solleciti riscontri.

p. La Segreteria Filcams Nazionale
Elisa Camellini

Il giorno 19 settembre 2011 presso il ministero dei beni culturali, nell’ambito della vertenza da tempo aperta dai lavoratori della Mirabilia della Cofely e della Sma e plans consulting, si e’ tenuto un incontro convocato dal mibac con urgenza soltanto nella serata di venerdì 16 settembre.

Alla riunione hanno partecipato oltre a Filcams, Fisascat e Uiltucs, la Confcommercio e il Mibac. Scopo della riunione, come da lettera di convocazione, avrebbe dovuto essere la stipula di una clausola sociale per garantire il subentro dei lavoratori ex Lsu di Mirabilia, Cofely progetti della Sma e della plans consulting in Ales spa.

Dopo una asfittica discussione e’ stato raggiunto un accordo, senza la firma della Filcams Cgil, che la stessa Filcams ha giudicato e giudica gravemente lesivo dei diritti dei lavoratori. L’accordo, infatti, individua una clausola sociale, ma detta clausola prevede, da un lato, la possibilità per le aziende di derogare dall’art. 63 del ccnl ( limiti per le assunzioni a termine ) dall’altro la facoltà di assumere, da parte dell’ azienda subentrante, a tempo determinato con un esplicito riferimento alla durata dell’appalto.
Queste condizioni sono state ritenute inaccettabili dalla Filcams Cgil, che su preciso mandato dei lavoratori non ha sottoscritto l’accordo. Pertanto la Filcams Cgil lavorerà per tutelare i lavoratori e le lavoratrici in tutte le sedi, siano esse di natura sindacale che legale.

Il giorno 22 settembre presso la sede della Filcams Cgil Regionale Campania – piazza Garibaldi, 101 alle ore 15.00 si terrà un’ assemblea di tutto il personale interessato.

Si allega testo accordo non sottoscritto dalla Filcams Cgil

p. la Filcams Cgil Nazionale
Danilo Lelli

- Protocollo di intesa trilaterale

NOTA EMENDAMENTI SULLA BOLKESTEIN

Si sta estendendo in tutta Europa la mobilitazione contro la Direttiva Bolkestein che non rappresenta, come detto nel documento del Comitato Direttivo della CGIL, “l’attuazione della strategia di Lisbona”. Rappresenta, se approvata, lo snaturamento del modello sociale europeo, facendo prevalere le logiche economicistiche e di mercato, destrutturando il mercato del lavoro e supplendo alla mancanza di una strategia di intervento alto sul rilancio dello sviluppo ed alla particolare situazione economica europea con la riduzione della qualità, dei diritti e delle stesse prestazioni dei servizi di interesse generale.
La mobilitazione si estende in Europa ed in Italia, anche se continuano ad esistere zone di incomprensibile disinteresse: non esistono, con il testo che conosciamo, zone franche e situazioni messe a riparo dalla area di riferimento della direttiva; gli stesi servizi esclusi non sembrano pienamente a riparo. Quindi il disinteresse va rapidamente abbandonato.
L’allarme delle organizzazioni datoriali e degli stessi Governi (Confindustria; ANCE; Comuni italiani; Regioni; Governo del nostro paese) sta determinando una situazione di movimento da parte della stessa Commissione Europea che, con il presidente della Commissione, ha dichiarato che la “Commissione è pronta a rielaborare la Direttiva”.
Certo, se da un lato ciò rappresenta un primo risultato frutto anche della mobilitazione e dell’allarme suscitato, il tentativo sarà quello di “attenuare” il liberismo che permea la Direttiva senza toccarne i punti di fondo. In ogni caso il calendario dei lavori parlamentari allo stato attuale non cambia, né le affermazioni del Presidente hanno prodotto cambiamenti.
Rimane integro il nostro obiettivo e quello dei movimenti di “determinare”, cambiando in profondità i punti inaccettabili della Direttiva, la sua inutilità costruendo in tal modo la sua rimessa in discussione.
Il ritiro da parte della Commissione deve essere il frutto dei risultati che saremo in grado di conseguire con la mobilitazione e con la battaglia che coinvolga tutti i soggetti e le istituzioni dei paesi europei.
Il documento con il quale la CES rilancia la manifestazione del 19 marzo è esplicito: STOP ALLA BOLKESTEIN!
Dobbiamo definire il senso politico dei punti da cambiare radicalmente tali da poter determinare lo stop ed il ritiro della Direttiva stessa da parte della Commissione nel testo che conosciamo. In tal senso si esprime anche il manifesto con il quale la CES indice la manifestazione di Bruxelles (v. allegato).

IN MERITO

Per ottenere questo risultato ragioniamo intorno a 4 aree di argomenti: le modifiche dovranno chiaramente avere una dimensione europea
A. L’area di applicazione
Non esistendo un quadro europeo definitorio né dei servizi pubblici, né dei servizi di Interesse generale, né dei servizi di interesse economico generale, occorre procedere alla limitazione del campo oltre quanto previsto dall’art. 2.
Non va persa di vista l’esigenza politica di definire uno spazio comune europeo costituito di diritti universali e qualità dei servizi.
Per questo è necessario un riferimento esplicito alla Direttiva sui Servizi di Interesse Generale- come luogo politico di definizione dei servizi aventi tali caratteristiche; in attesa del quale e della necessaria armonizzazione europea occorre procedere alla estrapolazione dalla Direttiva Bolkestein, di tali servizi che per noi sono quelli che garantiscono i diritti costituzionalmente garantiti; quelli che, pur avendo a norma di legge rilevanza economica, hanno "aree di attività garantite e richieste dallo Stato (prestazioni, universalismo, tariffe, offerta minima, qualità); identificando il valore primario delle Direttive di settore.
E’ evidente il particolare equilibrio nel quale collocare da un lato la titolarità degli Stati membri nel definire natura e parametri di offerta dei servizi, e dall’altro la necessità di costruire un riferimento/normativa (uno spazio comune) a livello europeo che consolidi e estenda i contenuti del modello sociale europeo.
L’emendamento potrebbe essere così formulato:
"Occorre definire, a seguito della conclusione dell’iter legislativo sui Servizi di Interesse generale, un quadro legislativo con il quale vengono definiti i criteri ai quali ricondurre i SIG ed i SIEG, che rimangono di competenza degli Stati membri. In ogni caso la presente Direttiva non si applica ai servizi forniti dagli Stati e dalle autorità regionali e locali che garantiscono i diritti essenziali definiti dalle legislazioni degli Stati membri".
B. La semplificazione
Il contenuto della Direttiva si muove e aggrava il quadro normativo nazionale.
Viene fortemente limitato l’istituto della autorizzazione (tranne nei casi di sicurezza, ordine pubblico, ambiente, cultura, politica sociale). Viene generalizzato l’istituto del silenzio-assenso.Si producono effetti di ricaduta automatica sulle legislazioni nazionali.
La Direttiva stabilisce che i singoli Stati debbano valutare l’esistenza nel loro ordinamento di norme che possono impedire la libertà di stabilimento (quali le restrizioni fissate in funzione della popolazione (vedi servizio universale)
Il numero minimo di dipendenti (vedi qualità, istruzione, assistenza)
Le tariffe obbligatorie.
Gli esiti di questo screening vanno poi sottoposti agli altri paesi e sottoposti al vaglio della Commissione.
Occorre, chiaramente non essere contrari a quelle misure già presenti nel nostro ordinamento (sportelli unici, autocertificazioni, ecc.) ma chiaramente la modifica di quanto già presente non può avvenire senza fissare regole e un contorno normativo per tutti, fino a determinare l’effetto perverso della libertà di stabilimento e del silenzio assenso.
L’emendamento potrebbe essere così formulato:
"Contro lo stravolgimento delle regole e delle garanzie occorre salvaguardare quelle normative la cui eliminazione potrebbe comportare la lesione dei principi e dei valori costituzionali o di diritti ed interessi legittimi, ovvero gravi difficoltà nel funzionamento di amministrazioni, servizi pubblici o responsabilità internazionali dello Stato: chiaramente l’individuazione di tali norme non può che far capo alle diverse titolarità dei paesi membri e delle loro articolazioni istituzionali".
C. Principio paese di origine
E’ chiaramente uno dei punti politici inaccettabili della Direttiva che determinano la nostra netta contrarietà. Si tratta di un principio che determina:
1. la rottura delle regole sociali, del sistema dei diritti e delle relazioni democratiche esistenti nei singoli Stati
2. un nuovo modello europeo basato sui contenuti sociali economici e di diritti delle realtà più arretrate
3. lo stravolgimento dei sistemi di sicurezza e protezione esistenti nei singoli Stati.
Il punto è inemendabile e per questo va cassato.
Ma il principio del paese di origine, in sostituzione dell’attività di armonizzazione è inaccettabile, dopo questa attività è superfluo. Rappresenta solo il trionfo del mercato senza regole a scapito dei diritti sociali e civili.
La norma va cassata e sostituita con la pianificazione di un’attività di armonizzazione che non sia la risultante al ribasso dei disequilibri esistenti in Europa, ma che abbia il modello sociale europeo e la Carta dei Diritti come riferimento.
D. Il distacco dei lavoratori
Non viene messa in discussione la Direttiva 96/71/CE recepita nel nostro paese con il Dlgs 72/2000 in base alle quali la disciplina del distacco è fuori dal principio del Paese di Origine, ma il punto è che si è abbandonata una normativa, da regolare, presente nella Direttiva 96/71 basata sulla reciprocità e il coordinamento fra stati e la si è sostituita con la totale liberalizzazione (nessuna autorizzazione, nessuna dichiarazione di distacco dei lavoratori – edili a parte fino al 2008 – nessuna rappresentanza nel paese di distacco e non obbligo a tenere i libri sociali). Siamo in presenza di lavoratori fantasma, la cui regolarità ed il relativo controllo sull’applicazione della Direttiva “madre” è a cura solo dal Paese di distacco.
E’ evidente il rischio che si determinerebbe per tutti i lavoratori, laddove nelle aziende venissero distaccati lavoratori per segmenti di lavori o nei territori e nella stessa edilizia.
Siamo per ripristinare pienamente il contesto della 96/71, aprendo la fase di assistenza e cooperazione.
Questi sono i 4 temi che vanno tenuti al centro delle nostre iniziative di mobilitazione e dell’attività di confronto con le forze politiche ed istituzioni presenti nei territori e negli incontri che le categorie nazionali potranno svolgere in Europa. Sono tematiche sulle quali impegnare l’organizzazione nel costruire la mobilitazione nella aziende ed il rapporto con i movimenti.

LA NOSTRA INIZIATIVA

Se da un lato ciò significa che qualcosa si sta muovendo, dall’altro la situazione ci consegna la necessità di una più ampia mobilitazione dopo la giornata del 19 marzo.
1. con il Documento del CD CGIL e la raccolta di firme sull’appello del Comitato contro la Bolkestein sulla quale si stanno impegnando alcune categorie da inviare al Presidente della Commissione Europea; al Governo Italiano; alle Commissioni del Parlamento europeo.
E’ importantissima la diffusione capillare dell’informazione e delle iniziative per far crescere la mobilitazione. E’ necessario, con le parole d’ordine del documento del CD della CGIL, rilanciare una politica di alleanze sociali, a partire dal Comitato contro la Bolkestein del quale fanno parte alcune categorie (FP; FILCEM; FLC; FIOM, FILLEA…).
2. Con iniziative verso Regioni e Comuni che, a norma della riforma del Titolo V/Cost. sono titolari delle competenze sui settori coperti dalla Direttiva (Sanità, Ass. Soc., Istruzione, Salute e Sicurezza, Turismo, semplificazione, Ambiente, occupazione).
3. Con iniziative verso il Governo Italiano: è, infatti, aperta una discussione che verte sostanzialmente sull’area di applicazione della Direttiva e mira all’esclusione di alcuni servizi e funzioni quali la sicurezza e la sanità.
Notizie di stampa accreditano che il Presidente Barroso abbia dichiarato a Chirac l’abbandono del principio del paese di origine e altre positive modifiche sono state preannunciate in Parlamento da parte del nuovo Commissario alla concorrenza. Ma la Commissione ha comunicato che non intende ritirare la Direttiva.
Se è così è necessario rafforzare la nostra richiesta.

IL CALENDARIO DEI LAVORI

Il calendario non è ancora definito nei dettagli e la situazione è fortemente in movimento.
Allo stato attuale i relatori delle Commissioni presenteranno i rapporti, presumibilmente a marzo; quindi la presentazione degli emendamenti ed il voto in plenaria sarebbe previsto per giugno. Parallelamente continua il lavoro delle commissioni del Consiglio (i tecnici dei Ministeri) con incontri mensili.
Dopo l’adozione della prima lettura del Parlamento europeo, il Consiglio inizierà la sua prima lettura, quindi il testo tornerà in Parlamento per la seconda lettura e poi nuovamente al Consiglio.
Se tra Consiglio e Parlamento non dovesse esserci accordo, partirebbe la procedura di conciliazione, che potrebbe durare a lungo. La Commissione, a sua volta, potrebbe accettare gli emendamenti o rifiutarli. se la Commissione li rifiutasse, ci sarebbe bisogno del voto all’unanimità del Consiglio. Altrimenti il voto al Consiglio avverrebbe con la maggioranza qualificata.
Quindi, nonostante la dichiarazione di Barroso, il calendario previsto non sembra venga modificato.
Il Parlamento europeo mira a completare nel semestre la prima lettura della Direttiva.
Ciò significherebbe:
emendamenti e discussione nel Comitato (occupazione e mercato interno) entro maggio e plenaria a giugno.

Roma, 10 marzo 2005

APPELLO PER UNA CAMPAGNA NAZIONALE PER IL RITIRO
DELLA DIRETTIVA BOLKESTEIN

Il 13 gennaio 2004, la Commissione Europea ha approvato la proposta di Direttiva Bolkestein, attualmente all’esame del Consiglio e del Parlamento Europeo.
Annunciata come un provvedimento rivolto a “diminuire la burocrazia ed i vincoli alla competitività nei servizi per il mercato interno”, la Direttiva Bolkestein è nei fatti un pericoloso provvedimento di attacco allo stato sociale e ai diritti del lavoro nell’intera Unione Europea.
Perché si prefigge l’apertura alla libera concorrenza e alla privatizzazione di tutte le attività di servizio e dell’istruzione, dalle attività logistiche di qualunque impresa produttiva ai servizi pubblici, a partire dalla sanità e dai servizi sociali.
Perché riduce drasticamente le possibilità di intervento e il potere discrezionale delle autorità locali e nazionali, privandole della facoltà di esercitare proprie linee di politica economica e sociale.
Perché, in stretto collegamento con le posizioni assunte all’interno dell’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (Gats) in sede WTO, rafforza le politiche liberiste dell’Unione Europea tanto verso il mercato interno quanto nel commercio internazionale.
Ma l’eccezionale gravità della Direttiva Bolkestein risiede nell’assunzione del “principio del paese d’origine”, che stabilisce come un prestatore di servizi sia esclusivamente sottoposto alla legge del paese dove ha sede legale e non più alla legge del paese dove fornisce il servizio.

Con l’introduzione di questo principio, la Direttiva Bolkestein si prefigge la definitiva destrutturazione dei diritti del lavoro nell’Unione Europea.
Perché si tratta di un incitamento legale a spostare le sedi delle imprese verso i paesi a più debole protezione sociale e del lavoro per poter approfittare delle legislazioni da “stato minimo” ivi esistenti.
Perché i contenuti della Direttiva rischiano di sviluppare sentimenti xenofobi.
Perché si realizza un vero e proprio “dumping” sociale verso le legislazioni dei paesi a più alta protezione sociale e del lavoro, affinché riducano, in nome della competitività, i propri standard di garanzie.
Perché si riducono drasticamente il valore del contratto di lavoro e le possibilità d’intervento delle organizzazioni sindacali, e si precarizza totalmente la prestazione di lavoro, anche attraverso le nuove norme sul distacco dei lavoratori. Senza considerare il pericolo di un incremento del mercato del lavoro gestito dalle organizzazioni criminali.

La Direttiva Bolkestein, insieme alla proposta di modifica della Direttiva sull’orario di lavoro, costituisce il colpo di grazia a quel che resta del “modello sociale europeo”, già agonizzante dopo le politiche di privatizzazione di questi anni e la continua messa in discussione dei diritti sociali e del lavoro.
Ma opporsi è possibile. Al Forum Sociale Europeo di Londra, il movimento antiliberista, in tutte le sue componenti sindacali e associative, ha lanciato una campagna europea per il ritiro della Direttiva Bolkestein.
Ed è in collegamento con questa rete europea che noi sottoscritte realtà associative e di movimento, forze sindacali e politiche, lanciamo una Campagna Nazionale di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione, nei territori e nelle istituzioni.
Una Campagna che culmini nella partecipazione di massa alla manifestazione europea del 19 marzo 2005 a Bruxelles, lanciata dal FSE contro l’Europa liberista; e in centinaia di iniziative nei territori dal 10 al 16 aprile 2005, all’interno della “Settimana di Azione Globale” indetta dal FSM di Mumbay, contro il Gats e le privatizzazioni, per i beni comuni e i diritti sociali.

CAMPAGNA NAZIONALE “STOP BOLKESTEIN! STOP GATS! UN’ALTRA EUROPA E’ NECESSARIA”

Attac Italia, Arci, , Fp Cgil, Fiom Cgil, Prc, Abruzzo Social Forum Crbm-Rete Lilliput, Forum Ambientalista, Confederazione Cobas, S.in.Cobas, Legambiente, Associazione Samarcanda, Firenze Social Forum, Forum Sociale Ponente Genovese, La Scuola siamo noi, Unione Inquilini

Decreto Ministero Lavoro, 5 luglio 2004 "Determinazione del costo medio orario del lavoro dei dipendenti da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi.."

Circolare INPS, "Classificazione previdenziale imprese di pulizia negli stabilimenti industriali"

Circolare Ministero Lavoro 6 agosto 2001, n. 77 "Assunzioni obbligatorie. Imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati"

Circolare Ministero Lavoro 28 maggio 2001, n. 5 "Applicabilità dell’art. 24 legge n. 223/91 alle risoluzioni dei rapporti di lavoro per fine appalto di servizio"

D.M. 21 marzo 2001, "Determinazione del costo orario del lavoro dei dipendenti da aziende del settore turismo – Comparto pubblici esercizi "Ristorazione collettiva", riferito al mese di febbraio 2001"

Circolare Ministero Difesa 20 marzo 2001, n. 6 "Appalti per servizi di ristorazione, pulizia e catering. Tutela dei lavoratori"

Circolare Ministero Difesa 23 febbraio 2001, n. 6 "Esecuzione contrattuale dei servizi di ristorazione, pulizia e catering"

Circolare Ministero Lavoro 12 Gennaio 2001, n. 8 "Sicurezza sociale nelle pubbliche forniture e negli appalti pubblici e privati di servizi"

Provvedimento 21 dicembre 2000, n. 1110 "Accordo tra Ministro del lavoro, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano per la realizzazione del Piano straordinario per la sicurezza sul lavoro"

Legge 7 novembre 2000, n. 327 "Valutazione dei costi del lavoro e della sicurezza nelle gare di appalto"

D.P.R. 19 novembre 1999 "Regolamento per la semplificazione della disciplina in materia di Registro delle Imprese"

D.M. 7 luglio 1997, n. 274 "Regolamento di attuazione degli artt. 1 e 4 della Legge 25 gennaio 1994, n. 82"

Circolare Ministero Lavoro 18 marzo 1997, n. 39 "Lavori di pulizia e facchinaggio. Autorizzazioni appalti ai sensi lett.g) art.5 Legge n.1369/60"

D.P.C.M. 27 febbraio 1997, n. 116 "Regolamento per la determinazione degli elementi di valutazione e dei parametri di ponderazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa"

Circolare INPS 13 maggio 1996, n. 98 "Attività di controllo su comportamenti contributivi"

D.Lgs 17 marzo 1995, n. 157 "Criteri di assegnazione degli appalti"

Legge 25 gennaio 1994, n. 82 "Disciplina delle attivita’ di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione"

D.P.R. 30 Aprile 1970, n. 602 "Riassetto previdenziale ed assistenziale di particolari categorie di lavoratori soci di societa’ e di enti cooperativi, anche di fatto, che prestino la loro attivita’ per conto delle societa’ ed enti medesimi"

Legge 23 ottobre 1960, n. 1369 "Divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro e nuova disciplina dell’impiego di mano d’opera negli appalti di opere e di servizi"

Sintesi documento Uni Europa sulla bozza direttiva europea sui servizi nel Mercato interno

L’Europa sociale non può essere subordinata alla competitività, ma le due cose devono camminare di pari passo altrimenti si è in contrasto con strategia di Lisbona.
Il lavoratori devono beneficiare di salari di condizioni lavoro e tutela della salute identici in ogni stato membro.
La direttiva sul distacco di lavoratori è un elemento chiave della legislazione europea.
L’art. 24 del progetto introduce elementi che indeboliscono la capacità delle autorità nazionali ad applicare la direttiva ed a controllarne il rispetto.
Preoccupanti le disposizioni 1a, b, c, d, dell’art. 24. E’ difficile garantire l’applicazione ed il controllo adeguato della direttiva sul distacco dei lavoratori.
Il sindacato respinge tutti gli elementi del progetto.
Salari – condizioni di lavoro – disposizioni su salute e sicurezza in vigore per effetto di leggi e convenzioni collettive – devono valere le norme dei paesi dove il servizio è prestato.
I poteri di controllo della loro applicazione devono restare di competenza dei paesi dove il servizio è prestato.
La direttiva non può cancellare questi principi.
La materia del distacco dei lavoratori deve essere totalmente esclusa dal progetto di direttiva.
Così come è necessario escludere esplicitamente i servizi di interesse generale dal suo campo di applicazione e garantire che le obbligazioni dei servizi pubblici non siano considerati un ostacolo allo sviluppo del mercato interno.
I servizi di cura della salute e di servizi alla persona devono essere esclusi dal progetto di direttiva, perché non sono comparabili a prestazioni il cui prezzo è regolato dalla domanda e dall’offerta.
La libertà di impresa è un principio chiave del mercato interno deve essere regolata dai singoli Stati senza condizioni discriminatorie.

Principio del paese di origine

E’ accettabile a condizione che sia accompagnato da norme quadro comuni armonizzate per ciascun settore. Ci vuole più tempo. La maggior parte delle condizioni impedite (art. 16 e art. 4) in materia di libertà di prestazione di servizi contribuiscono a promuovere la coesione sociale, l’occupazione ed il rispetto delle identità culturali. Tali condizioni non devono essere cancellate in maniera categorica.

Va respinto qualsiasi attacco ai sistemi esistenti di relazioni sociali basate su contrattazione collettiva.

Vanno respinte iniziative e interpretazioni del principio del paese di origine che intaccano le regole del mercato del lavoro a livello nazionale e aumentano il rischio di dumping sociale.

SERVIZI PRIVATI DI VIGILANZA

La Commissione Europea deve tener conto delle richieste – dialogo sociale – per l’introduzione ed il controllo di norme di licenze minime.
Sul lavoro interinale, occorre una direttiva separata, mentre sono da escludere giochi di azzardo e servizio trasporto fondi dal progetto di direttiva prima dell’elaborazione di una legislazione comune di armonizzazione.

ALCUNE CONSIDERAZIONI:

Sui servizi privati di vigilanza rispetto del dialogo sociale

Oggetto: Modifiche alla disciplina del lavoro cooperativo di cui alla legge 3 aprile 2001, n. 142

N. 10/04 del 18 marzo 2004

5/26053/70/SUB.AU

La legge 14 febbraio 2003, n. 30, all’articolo 9, ha dettato numerose modifiche alla legge 3 aprile 2001, n. 142, recante "Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore"; modifiche delle quali si espongono di seguito i profili di maggiore rilevanza.

In particolare, le modifiche hanno riguardato la disciplina di cui agli articoli 1 (Soci lavoratori di cooperativa), 2 (Diritti individuali e collettivi del socio lavoratore di cooperativa), 3 (Trattamento economico del socio lavoratore), 5 (Altre normative applicabili al socio lavoratore) e 6 (Regolamento interno) della legge n. 142/01 appena citata.

Articolo 1, comma 3

Il nuovo testo prevede la soppressione del termine "distinto".

Con tale modifica viene ulteriormente confermata la preminenza del rapporto associativo su quello di lavoro, in ossequio alla tesi dello "scambio ulteriore" sulla quale è imperniato tutto l’impianto della legge n. 142/01.

Con l’intervento correttivo apportato viene fugato ogni possibile dubbio sul fatto che il rapporto di lavoro sia strumentale al vincolo di natura associativa, peraltro puntualmente descritto al comma 1, tramite la definizione degli obblighi sociali posti a carico del socio lavoratore di cooperativa: il concorso nella gestione dell’impresa, la partecipazione alle decisioni aziendali, la contribuzione alla formazione del capitale sociale, la messa a disposizione delle proprie capacità professionali.

La correzione non rappresenta una precisazione di stile, ma rende anche più definiti i confini relativi alle competenze giurisdizionali in materia di rapporti tra soci e cooperativa e, inoltre, crea i presupposti di chiarezza per una disciplina statutaria e regolamentare concernente le causali di recesso, di esclusione o di decadenza del socio.

La dipendenza del rapporto di lavoro da quello associativo è resa ancora più evidente dall’introduzione del secondo comma dell’articolo 5, ai sensi del quale "il rapporto di lavoro si estingue con il recesso o l’esclusione del socio deliberati nel rispetto delle previsioni statutarie ed in conformità con gli articoli 2526 e 2527 del codice civile", previsione rispetto alla quale l’eliminazione delle parole " e distinto" è certamente funzionale.

Con tale norma le dinamiche del rapporto di lavoro sono chiaramente assoggettate a quelle del rapporto associativo, in caso di estinzione di quest’ultimo.

Articolo 2

Con la modifica apportata, vengono mantenuti nei confronti dei soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato i diritti sindacali previsti dal Titolo III della legge n. 300/70, subordinandone però l’esercizio alla stipula di un accordo collettivo, che deve tener conto del principio di compatibilità con lo status di socio lavoratore.

Detto accordo deve essere stipulato tra le Associazioni nazionali del movimento cooperativo e le Organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative.

Secondo l’accezione tradizionale per Associazioni nazionali del movimento cooperativo si intendono quelle di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo di cui al decreto legislativo C.P.S. 14 dicembre 1947, n. 1577.

Articolo 3, comma 2-bis: cooperative della piccola pesca

La norma ha introdotto all’articolo 3, della legge n. 142/01, il comma 2-bis.

Lo stesso prevede che le cooperative della piccola pesca di cui alla legge n. 250/58 possono, in deroga alle disposizioni sui trattamenti economici minimi da riconoscere ai soci lavoratori, corrispondere a questi ultimi un compenso proporzionato all’entità del pescato, secondo criteri e parametri da stabilirsi nel regolamento interno di cui all’articolo 6.

In pratica, viene codificata normativamente una prassi consolidata nel mondo della piccola pesca, secondo la quale il socio pescatore viene retribuito in proporzione all’entità del pescato (cosiddetta retribuzione "alla parte").

Articolo 5, comma 2

Come già evidenziato il 2° comma dell’articolo 5 rafforza la prevalenza del rapporto associativo ed evidenzia la strumentalità del rapporto di lavoro in funzione del raggiungimento dello scopo mutualistico: è, infatti, prevista come conseguenza automatica dello scioglimento del vincolo associativo l’estinzione del rapporto di lavoro.

La delibera di accettazione del recesso o di esclusione deve essere deliberata nel rispetto delle previsioni statutarie ed in conformità con le specifiche norme dettate dal codice civile.

Anche per tale aspetto, sulla base dell’autonomia statutaria delle cooperative ed in virtù del principio generale di "prevalenza delle norme di miglior favore", lo statuto può disciplinare diversamente rispetto all’automatismo di legge introdotto con il 2° comma dell’articolo 5.

Operativamente, tale delibera presa secondo le norme del codice civile (artt. 2526-2527) e dello statuto ed adeguatamente motivata in considerazione alla particolare delicatezza degli effetti che si producono, costituisce causa di interruzione del rapporto di lavoro in essere con il socio, sia esso di tipologia subordinata, autonoma o di collaborazione.

Si richiama l’attenzione sui successivi passaggi operativi che la cooperativa, in caso di estinzione del rapporto di lavoro riconducibile al tipo subordinato, deve espletare in osservanza della normativa in materia (chiusura della posizione previdenziale ed assicurativa).

Il secondo inciso del comma in questione prevede la competenza del giudice ordinario nelle controversie tra socio lavoratore e cooperativa relativamente alla delibera di accettazione del

recesso o di esclusione. Pertanto la competenza del giudice ordinario attrae gli aspetti del rapporto di lavoro in quanto diretta conseguenza dello scioglimento del vincolo associativo.

Inoltre, è opportuno segnalare che i riferimenti agli articoli del codice civile contenuti nel comma (2526 e 2527) sono da intendersi agli articoli 2532 e 2533. Questi ultimi, a seguito della riforma del diritto societario, riguardano rispettivamente il recesso e l’esclusione del socio.

Articolo 6, comma 1: termine per l’adozione del regolamento interno

Il termine per l’approvazione dei regolamenti di cui all’articolo 6 della legge n. 142, è stato prorogato al 31 dicembre 2004 dalla legge 27 febbraio 2004, n. 47, di conversione del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355.

Tale ultima legge, all’articolo 23-sexies, ha inoltre previsto che il mancato rispetto del termine comporta l’applicazione dell’articolo 2545-seixiesdecies del codice civile ai sensi del quale: "In caso di irregolare funzionamento delle società cooperative, l’autorità governativa può revocare gli amministratori e i sindaci, e affidare la gestione della società ad un commissario …".

Si tratta pertanto di un termine che, benché non possa qualificarsi perentorio in quanto resta in ogni caso il potere di emanare il regolamento, assume tuttavia un significato particolarmente rilevante conseguendo al suo mancato rispetto una sanzione di estrema gravità quale quella di cui al citato 2545-sexiesdecies del codice civile.

Si sottolinea infine che, in mancanza di adozione del regolamento interno, le cooperative non possono:

a) inquadrare i propri soci con rapporto diverso da quello subordinato;

b) deliberare nelle materie di cui alle lettere d), e) e f), dell’articolo 6.

Si tratta, infatti, di aspetti che trovano la loro fonte istitutiva e la relativa disciplina esclusivamente nel regolamento interno.

Articolo 6, comma 1, lett. a)

L’articolo 6, comma 1, lett. a) prevede, tra gli elementi che il regolamento deve in ogni caso contenere, il richiamo ai contratti collettivi applicabili, per ciò che attiene ai soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato.

Al riguardo resta ferma la disposizione di cui all’articolo 3, comma 1, che richiama l’applicazione dei contratti collettivi nazionali del settore o della categoria affine con riferimento al trattamento economico del socio lavoratore e per quanto attiene ai minimi previsti, per prestazioni analoghe.

Articolo 6, comma 2 : trattamento economico del socio lavoratore

Con la modifica al secondo comma dell’articolo 6, della legge n. 142/01, introdotta dall’articolo 9, comma 1, lett. f), della legge n. 30/03, è stata eliminata la previsione che impediva al regolamento interno di contenere disposizioni derogatorie in peius rispetto alle condizioni di lavoro previste dai contratti collettivi.

La nuova norma prevede che, salvo gli specifici casi indicati, il regolamento non può contenere disposizioni derogatorie in pejus rispetto al trattamento economico minimo di cui all’articolo 3, comma 1, della legge n. 142/01. Ciò determina che al socio lavoratore inquadrato con rapporto di lavoro subordinato debba essere garantita una retribuzione non inferiore ai minimi contrattuali non solo per quanto riguarda la retribuzione di livello (tabellare o di qualifica, contingenza, EDR), ma anche per quanto riguarda le altre norme del contratto che prevedano voci retributive fisse, ovvero il numero delle mensilità e gli scatti di anzianità, a fronte delle prestazioni orarie previste dagli stessi contratti di lavoro (orario contrattuale).

Infine, si ricorda che per i soci lavoratori con rapporto di lavoro di tipo subordinato sussiste l’obbligo di applicazione di istituti normativi che la legge disciplina per la generalità dei lavoratori (TFR, ferie, etc..).

Articolo 6, comma 2-bis: disposizioni relative alle cooperative sociali

La norma in oggetto prevede che le cooperative sociali di cui all’articolo 1, lett. b), della legge n. 381/91, possono definire accordi con le Organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative, al fine di rendere compatibile l’applicazione del contratto collettivo nazionale del settore di riferimento individuato ai sensi dell’articolo 3, comma 1.


Roberto Maroni

Dir. 2004/18/CE del 31 marzo 2004 (1).
Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio
relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi (2).

(1) Pubblicata nella G.U.U.E. 30 aprile 2004, n. L 134. Entrata in vigore l’1 maggio 2004.

(2) Termine di recepimento: 31 gennaio 2006. Direttiva recepita con la L. 18 aprile 2005, n. 62 (legge comunitaria 2004).


visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 47, paragrafo 2, e gli articoli 55 e 95,

vista la proposta della Commissione (3),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo (4),

visto il parere del Comitato delle regioni (5),

deliberando secondo la procedura di cui all’articolo 251 del trattato (6), visto il progetto comune approvato il 9 dicembre 2003 dal comitato di conciliazione,

considerando quanto segue:

(1) In occasione di nuove modificazioni alle direttive 92/50/CEE del Consiglio del 18 giugno 1992 che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, 93/36/CEE del Consiglio del 14 giugno 1993, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e 93/37/CEE del Consiglio del 14 giugno 1993, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, necessarie per rispondere alle esigenze di semplificazione e di modernizzazione formulate sia dalle amministrazioni aggiudicatrici che dagli operatori economici nel contesto delle risposte al Libro verde adottato dalla Commissione il 27 novembre 1996, è opportuno, per motivi di chiarezza, procedere alla loro rifusione in un unico testo. La presente direttiva si basa sulla giurisprudenza della Corte di giustizia, in particolare sulla giurisprudenza relativa ai criteri di aggiudicazione, che chiarisce le possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di soddisfare le esigenze del pubblico interessato, tra l’altro in materia ambientale e sociale, purché tali criteri siano collegati all’oggetto dell’appalto, non conferiscano all’amministrazione aggiudicatrice una libertà incondizionata di scelta, siano espressamente menzionati e rispettino i principi fondamentali di cui al considerando 2.

(2) L’aggiudicazione degli appalti negli Stati membri per conto dello Stato, degli enti pubblici territoriali e di altri organismi di diritto pubblico è subordinata al rispetto dei principi del trattato ed in particolare ai principi della libera circolazione delle merci, della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi, nonché ai principi che ne derivano, quali i principi di parità di trattamento, di non discriminazione, di riconoscimento reciproco, di proporzionalità e di trasparenza. Tuttavia, per gli appalti pubblici con valore superiore ad una certa soglia è opportuno elaborare disposizioni di coordinamento comunitario delle procedure nazionali di aggiudicazione di tali appalti fondate su tali principi, in modo da garantirne gli effetti ed assicurare l’apertura degli appalti pubblici alla concorrenza. Di conseguenza, tali disposizioni di coordinamento dovrebbero essere interpretate conformemente alle norme e ai principi citati, nonché alle altre disposizioni del trattato.

(3) Tali disposizioni di coordinamento dovrebbero rispettare, nella misura del possibile, le procedure e le prassi in vigore in ciascuno Stato membro.

(4) Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché la partecipazione di un offerente che è un organismo di diritto pubblico a una procedura di aggiudicazione di appalto pubblico non causi distorsioni della concorrenza nei confronti di offerenti privati.

(5) Conformemente all’articolo 6 del trattato, le esigenze connesse con la tutela dell’ambiente sono integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche e azioni comunitarie di cui all’articolo 3 del trattato, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile. La presente direttiva chiarisce dunque in che modo le amministrazioni aggiudicatrici possono contribuire alla tutela dell’ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile garantendo loro al tempo stesso di poter ottenere per i loro appalti il miglior rapporto qualità/prezzo.

(6) Nessuna disposizione della presente direttiva dovrebbe vietare di imporre o di applicare misure necessarie alla tutela dell’ordine, della moralità e della sicurezza pubblici, della salute, della vita umana e animale o alla preservazione dei vegetali, in particolare nell’ottica dello sviluppo sostenibile, a condizione che dette misure siano conformi al trattato.

(7) La decisione 94/800/CE del Consiglio, del 22 dicembre 1994, relativa alla conclusione a nome della Comunità europea, per le materie di sua competenza, degli accordi dei negoziati multilaterali dell’Uruguay Round (1986-1994) ha approvato in particolare l’accordo sugli appalti pubblici, di seguito denominato «l’Accordo», al fine di istituire un quadro multilaterale equilibrato di diritti e doveri in materia di appalti pubblici per liberalizzare ed espandere il commercio mondiale. Alla luce dei diritti e degli impegni internazionali che la Comunità si assume accettando l’Accordo, il regime applicabile agli offerenti e ai prodotti dei paesi terzi firmatari è quello definito dall’Accordo. Quest’ultimo non ha effetti diretti. È perciò opportuno che le amministrazioni aggiudicatrici contemplate dall’Accordo, che si conformano alla presente direttiva ed applicano le stesse disposizioni agli operatori economici dei paesi terzi firmatari dell’accordo, rispettino così l’Accordo. È inoltre opportuno che tali disposizioni di coordinamento garantiscano agli operatori economici della Comunità condizioni di partecipazione agli appalti pubblici altrettanto favorevoli di quelle di cui godono gli operatori economici dei paesi terzi firmatari dell’Accordo.

(8) Prima dell’avvio di una procedura di aggiudicazione di un appalto, le amministrazioni aggiudicatrici possono, avvalendosi di un «dialogo tecnico», sollecitare o accettare consulenze che possono essere utilizzate nella preparazione del capitolato d’oneri a condizione che tali consulenze non abbiano l’effetto di ostacolare la concorrenza.

(9) Vista la diversità che presentano gli appalti pubblici di lavori, è opportuno che le amministrazioni aggiudicatrici possano prevedere sia l’aggiudicazione separata che l’aggiudicazione congiunta di appalti per l’esecuzione e la progettazione dei lavori. La presente direttiva non è intesa a prescrivere un’aggiudicazione separata o congiunta. La decisione relativa a un’aggiudicazione separata o congiunta dell’appalto deve fondarsi su criteri qualitativi ed economici che possono essere definiti dalle legislazioni nazionali.

(10) Un appalto pubblico è considerato appalto pubblico di lavori solo se il suo oggetto riguarda specificamente l’esecuzione delle attività di cui all’allegato I, anche se l’appalto può riguardare la fornitura di altri servizi necessari per l’esecuzione delle suddette attività. Gli appalti pubblici di servizi, anche nel settore dei servizi di gestione immobiliare, possono in talune circostanze comprendere dei lavori. Tuttavia, se tali lavori sono accessori rispetto all’oggetto principale dell’appalto, e costituiscono quindi solo una conseguenza eventuale o un complemento del medesimo, il fatto che detti lavori facciano parte dell’appalto può giustifica la qualifica di appalto pubblico di lavori per l’appalto in questione.

(11) Occorre prevedere una definizione comunitaria degli accordi quadro nonché delle norme specifiche per gli accordi quadro conclusi in relazione ad appalti che rientrano nel campo d’applicazione della presente direttiva. Ai sensi di dette disposizioni un’amministrazione aggiudicatrice, quando conclude, conformemente alle disposizioni della presente direttiva, un accordo quadro riguardante, tra l’altro, la pubblicità, i termini e le condizioni di presentazione delle offerte, può concludere, nel periodo di durata dell’accordo quadro, contratti basati su tale accordo quadro sia applicando le condizioni stabilite nell’accordo quadro stesso oppure, se tutte le condizioni non sono state stabilite in anticipo nell’accordo quadro, riaprendo il confronto competitivo tra le parti all’accordo quadro sulle condizioni non stabilite. Il rilancio del confronto competitivo dovrebbe rispettare alcune regole il cui obiettivo è quello di garantire la flessibilità richiesta nonché l’osservanza dei principi generali, ivi compreso il principio della parità di trattamento. Per tale ragione la durata massima degli accordi quadro dovrebbe essere limitata e non dovrebbe poter superare quattro anni, tranne in casi debitamente giustificati dalle amministrazioni aggiudicatrici.

(12) Alcune nuove tecniche di acquisto elettronico sono in costante sviluppo. Tali tecniche consentono un aumento della concorrenza e dell’efficacia della commessa pubblica, in particolare grazie al risparmio di tempo e di danaro derivante dal loro utilizzo. Le amministrazioni aggiudicatrici possono far uso delle tecniche di acquisto elettronico, purché il loro utilizzo avvenga nel rispetto delle norme stabilite dalla presente direttiva e dei principi di parità di trattamento, di non discriminazione e di trasparenza. In tale misura, la presentazione di un’offerta da parte di un offerente, in particolare in caso di rilancio del confronto competitivo per l’applicazione di un accordo quadro o di attuazione di un sistema dinamico di acquisizione, può assumere la forma del catalogo elettronico di detto offerente, a condizione che quest’ultimo utilizzi i mezzi di comunicazione scelti dall’amministrazione aggiudicatrice, conformemente all’articolo 42.

(13) Tenuto conto della rapida espansione dei sistemi di acquisto elettronici, occorre prevedere fin d’ora norme adeguate per consentire alle amministrazioni aggiudicatrici di trarre pienamente profitto dalle possibilità offerte da detti sistemi. In questa prospettiva occorre definire un sistema dinamico di acquisizione interamente elettronico per acquisti di uso corrente e fissare norme specifiche riguardanti l’istituzione e il funzionamento di un siffatto sistema onde garantire l’equo trattamento degli operatori economici che desiderassero farne parte. Qualsiasi operatore economico dovrebbe poter partecipare a detto sistema non appena presenta un’offerta indicativa conforme al capitolato d’oneri e che soddisfa i criteri di selezione. Questa tecnica di acquisizione consente alle amministrazioni aggiudicatrici di disporre, grazie alla creazione di un elenco di offerenti già ammessi e alla possibilità offerta a nuovi offerenti di aderirvi, di un ventaglio particolarmente ampio di offerte grazie ai mezzi elettronici utilizzati e, quindi, di assicurare un’utilizzazione ottimale delle finanze pubbliche mediante un’ampia concorrenza.

(14) Poiché l’uso della tecnica delle aste elettroniche è destinato a diffondersi, occorre introdurre una definizione comunitaria di dette aste e regolamentarle mediante norme specifiche per garantire che si svolgano nel pieno rispetto dei principi di parità di trattamento, di non discriminazione e di trasparenza. A tal fine occorre prevedere che le aste elettroniche riguardino soltanto appalti di lavori, forniture e servizi le cui specifiche possono essere definite in modo preciso. Ciò può avvenire in particolare nel caso di appalti di forniture, lavori e servizi ricorrenti. Allo stesso fine è necessario altresì prevedere che la classificazione degli offerenti possa essere stabilita in ogni momento dell’asta elettronica. Il ricorso alle aste elettroniche consente alle amministrazioni aggiudicatrici di chiedere agli offerenti di presentare nuovi prezzi modificati al ribasso e, quando l’appalto è attribuito all’offerta economicamente più vantaggiosa, anche di migliorare elementi diversi dal prezzo. Per garantire il rispetto del principio di trasparenza possono essere oggetto di asta elettronica solo gli elementi che possono essere soggetti ad una valutazione automatica a mezzo elettronico, senza intervento e/o valutazione da parte dell’amministrazione aggiudicatrice, ossia solo gli elementi quantificabili in modo tale da poter essere espressi in cifre o percentuali. Al contrario, gli aspetti delle offerte che implicano una valutazione di elementi non quantificabili non dovrebbero essere oggetto di aste elettroniche. Di conseguenza taluni appalti di servizi e di lavori che hanno per oggetto prestazioni intellettuali, quali la progettazione di lavori, non dovrebbero essere oggetto di aste elettroniche.

(15) In alcuni Stati si sono sviluppate tecniche di centralizzazione delle committenze. Diverse amministrazioni aggiudicatrici sono incaricate di procedere ad acquisti o di aggiudicare appalti pubblici/stipulare accordi quadro destinati ad altre amministrazioni aggiudicatrici. Tali tecniche consentono, dato il volume degli acquisti, un aumento della concorrenza e dell’efficacia della commessa pubblica. Occorre pertanto prevedere una definizione comunitaria di centrale di committenza destinata alle amministrazioni aggiudicatrici. Occorre altresì fissare le condizioni in base alle quali, nel rispetto dei principi di non discriminazione e di parità di trattamento, le amministrazioni aggiudicatrici che acquistano lavori, forniture e/o servizi facendo ricorso ad una centrale di committenza possono essere considerate come aventi rispettato le disposizioni della presente direttiva.

(16) Al fine di tener conto delle diversità esistenti negli Stati membri, occorre lasciare a questi ultimi la facoltà di prevedere la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di ricorrere ad accordi quadro, a centrali di committenza, ai sistemi dinamici di acquisizione ad aste elettroniche e al dialogo competitivo, quali sono definiti e disciplinati dalla presente direttiva.

(17) L’esistenza di una pluralità di soglie di applicazione delle disposizioni di coordinamento genera complicazioni per le amministrazioni aggiudicatrici. Inoltre, in considerazione dell’unione monetaria, è appropriato fissare soglie espresse in euro. Appare pertanto opportuno fissare le soglie in euro in modo da semplificare l’applicazione di tali disposizioni, pur garantendo il rispetto delle soglie espresse in diritti speciali di prelievo previste dall’accordo. In quest’ottica è altresì opportuno prevedere una revisione periodica delle soglie espresse in euro allo scopo di adeguarle, se necessario, in funzione delle eventuali variazioni del valore dell’euro rispetto ai diritti speciali di prelievo.

(18) Per l’applicazione delle disposizioni previste dalla presente direttiva e ai fini della sorveglianza, il metodo migliore per definire il settore dei servizi è quello di suddividere tali servizi in categorie corrispondenti a talune voci di una nomenclatura comune e di riunirli in due allegati II A e II B, a seconda del regime cui sono assoggettati. Per quanto riguarda i servizi di cui all’allegato II B, le disposizioni della presente direttiva dovrebbero far salva l’applicazione di norme comunitarie specifiche per i servizi in questione.

(19) Per quanto concerne gli appalti pubblici di servizi, l’applicazione integrale della presente direttiva dovrebbe essere limitata, per un periodo transitorio, agli appalti per i quali le disposizioni della direttiva stessa consentiranno il pieno sfruttamento del potenziale di crescita degli scambi con l’estero. Gli appalti degli altri servizi Gazzetta ufficiale dell’Unione europea IT 30.4.2004 L 134/117 dovrebbero essere sottoposti a osservazione durante tale periodo transitorio prima che una decisione venga presa su una piena applicazione della presente direttiva. A questo proposito è opportuno definire le modalità di tale osservazione. Tali modalità devono nel contempo consentire agli interessati di avere accesso alle informazioni in materia.

(20) Gli appalti pubblici aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici operanti nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali che rientrano nell’ambito di tali attività sono disciplinati dalla direttiva 2004/17/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto e dei servizi postali. Tuttavia gli appalti pubblici aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici nel quadro delle loro attività di prestazione di servizi di trasporto marittimi, costieri o fluviali devono rientrare nel campo di applicazione della presente direttiva.

(21) In considerazione della situazione di concorrenza effettiva degli appalti nel settore delle telecomunicazioni in seguito all’attuazione della normativa comunitaria volta a liberalizzare tale settore, è opportuno escludere dal campo di applicazione della presente direttiva gli appalti pubblici in tale settore, a condizione che siano aggiudicati allo scopo principale di permettere alle amministrazioni aggiudicatrici di esercitare talune attività nel settore delle telecomunicazioni. Tali attività sono definite conformemente alle definizioni di cui agli articoli 1, 2 e 8 della direttiva 93/38/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1993, che coordina le procedure di appalto degli enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che forniscono servizi di trasporto nonché degli enti che operano nel settore delle telecomunicazioni; la presente direttiva non si applica pertanto agli appalti che sono stati esclusi dal campo di applicazione della direttiva 93/38/CEE ai sensi dell’articolo 8 della medesima.

(22) È opportuno prevedere i casi nei quali le misure di coordinamento delle procedure possono non essere applicate per ragioni connesse alla sicurezza o ai segreti di Stato o a causa dell’applicabilità di particolari norme di aggiudicazione degli appalti previste da accordi internazionali, attinenti alla presenza di truppe di stanza o proprie delle organizzazioni internazionali.

(23) A norma dell’articolo 163 del trattato, la promozione della ricerca e dello sviluppo tecnologico costituisce uno dei mezzi per potenziare le basi scientifiche e tecnologiche dell’industria della Comunità e l’apertura degli appalti pubblici di servizi contribuisce al conseguimento di questo obiettivo. Il cofinanziamento di programmi di ricerca non dovrebbe essere oggetto della presente direttiva: risultano pertanto esclusi i contratti per servizi di ricerca e sviluppo diversi da quelli i cui risultati appartengono esclusivamente all’amministrazione aggiudicatrice perché li usi nell’esercizio della propria attività, a condizione che la prestazione dei servizi sia interamente retribuita da tale amministrazione.

(24) Nell’ambito dei servizi, gli appalti aventi per oggetto l’acquisto o la locazione di beni immobili o diritti su tali beni presentano caratteristiche particolari che rendono inappropriata l’applicazione delle norme di aggiudicazione degli appalti pubblici.

(25) L’aggiudicazione di appalti pubblici in relazione a taluni servizi audiovisivi nel settore delle trasmissioni radiotelevisive dovrebbe consentire di tenere conto di considerazioni di rilievo culturale e sociale che rendono inappropriata l’applicazione delle norme di aggiudicazione degli appalti. Per questi motivi si deve dunque prevedere un’eccezione per gli appalti pubblici di servizi aventi per oggetto l’acquisto, lo sviluppo, la produzione o la coproduzione di programmi pronti per essere diffusi e di altri servizi preparatori, quali quelli relativi alle sceneggiature o alle prestazioni artistiche necessarie alla realizzazione del programma nonché gli appalti concernenti il tempo di trasmissione. Tuttavia tale eccezione non dovrebbe applicarsi alla fornitura del materiale tecnico necessario alla produzione, alla coproduzione e alla trasmissione di tali programmi. Per trasmissione si dovrebbe intendere la ritrasmissione e la diffusione tramite qualsivoglia rete elettronica.

(26) I servizi d’arbitrato e di conciliazione sono di norma prestati da enti o persone all’uopo selezionati o designati secondo modalità che non possono essere disciplinate da norme di aggiudicazione degli appalti pubblici.

(27) In conformità dell’Accordo, i servizi finanziari soggetti alla presente direttiva non comprendono gli strumenti in materia di politica monetaria, tassi di cambio, debito pubblico, gestione delle riserve e di altre politiche che comportino operazioni su titoli o altri strumenti finanziari, in particolare le operazioni di approvvigionamento di denaro o capitale delle amministrazioni aggiudicatrici. Di conseguenza i contratti relativi all’emissione, all’acquisto, alla vendita o al trasferimento di titoli o di altri strumenti finanziari non sono contemplati. Sono altresì esclusi i servizi forniti dalle banche centrali.

(28) L’occupazione e le condizioni di lavoro sono elementi chiave per garantire pari opportunità a tutti i cittadini e contribuiscono all’integrazione nella società. In questo ambito i laboratori protetti ed i programmi di lavoro protetti contribuiscono efficacemente a promuovere l’integrazioneo la reintegrazione dei disabili nel mercato del lavoro. Tuttavia, detti laboratori potrebbero non essere in grado di ottenere degli appalti in condizioni di concorrenza normali. Appare pertanto opportuno prevedere che gli Stati membri possano riservare la partecipazione alle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici a tali laboratori o riservare l’esecuzione degli appalti nel contesto di programmi di lavoro protetti.

(29) Le specifiche tecniche fissate dai committenti pubblici dovrebbero permettere l’apertura degli appalti pubblici alla concorrenza. A questo scopo deve essere possibile la presentazione di offerte che riflettano la pluralità di soluzioni tecniche. Pertanto le specifiche tecniche devono poter essere fissate in termini di prestazioni e di requisiti funzionali e, in caso di riferimento alla norma europea, o, in mancanza di quest’ultima, alla norma nazionale, le amministrazioni aggiudicatrici devono prendere in considerazione offerte basate su altre soluzioni equivalenti. Per dimostrare l’equivalenza, gli offerenti dovrebbero poter utilizzare qualsiasi mezzo di prova. Le amministrazioni aggiudicatrici, laddove decidano che in un determinato caso l’equivalenza non sussiste, devono poter motivare tale decisione. Le amministrazioni aggiudicatrici che desiderano definire requisiti ambientali nelle specifiche tecniche di un determinato contratto possono prescrivere le caratteristiche ambientali, quali un metodo di produzione determinato, e/o gli effetti ambientali specifici di gruppi di prodotti o di servizi. Esse possono utilizzare, ma non vi sono obbligate, le specifiche adeguate definite dall’ecoetichettatura, come l’ecoetichettatura europea, l’ecoetichettatura (multi) nazionale o qualsiasi altra ecoetichettatura, purché i requisiti per l’etichettatura siano elaborati ed adottati in base a informazioni scientifiche mediante un processo cui possano partecipare le parti interessate, quali gli organi governativi, i consumatori, i produttori, i distributori o le organizzazioni ambientali e purché l’etichettatura sia accessibile e disponibile per tutte le parti interessate. Ogni qualvolta ciò sia possibile, le amministrazioni aggiudicatrici dovrebbero definire specifiche tecniche in modo da tener conto dei criteri di accessibilità per i portatori di handicap o di una progettazione adeguata per tutti gli utenti. Le specifiche tecniche dovrebbero essere chiaramente indicate, affinché tutti gli offerenti siano al corrente degli aspetti coperti dai requisiti fissati dall’amministrazione aggiudicatrice.

(30) Le informazioni supplementari relative agli appalti devono essere indicate, com’è consuetudine negli Stati membri, nel capitolato d’oneri relativo a ciascun appalto o in ogni documento equivalente.

(31) Le amministrazioni aggiudicatrici che realizzano progetti particolarmente complessi possono trovarsi nell’impossibilità oggettiva, non per carenze loro imputabili, di definire i mezzi atti a soddisfare le loro esigenze o di valutare ciò che il mercato può offrire in termini di soluzioni tecniche e/o di soluzioni giuridico/finanziarie. Tale situazione può in particolare verificarsi per l’esecuzione di importanti progetti di infrastruttura di trasporti integrati, di grandi reti informatiche, di progetti che comportano un finanziamento complesso e strutturato, di cui non è possibile stabilire in anticipo l’impostazione finanziaria e giuridica. Nella misura in cui il ricorso a procedure aperte o ristrette non consenta di aggiudicare detti appalti, occorre prevedere una procedura flessibile che salvaguardi sia la concorrenza tra operatori economici sia la necessità delle amministrazioni aggiudicatrici di discutere con ciascun candidato tutti gli aspetti dell’appalto. Tuttavia tale procedura non deve essere utilizzata in modo che limiti o distorca la concorrenza, in particolare mediante modifiche di elementi sostanziali delle offerte o imponendo elementi nuovi sostanziali all’offerente scelto ovvero coinvolgendo qualsiasi altro offerente che non sia quello che ha presentato l’offerta economicamente più vantaggiosa.

(32) Per favorire l’accesso delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici, è necessario prevedere disposizioni in materia di subappalto.

(33) Le condizioni di esecuzione di un appalto sono compatibili con la presente direttiva a condizione che non siano, direttamente o indirettamente, discriminatorie e siano indicate nel bando di gara o nel capitolato d’oneri. In particolare esse possono essere finalizzate alla formazione professionale nel cantiere, alla promozione dell’occupazione delle persone con particolari difficoltà di inserimento, alla lotta contro la disoccupazione o alla tutela dell’ambiente. A titolo di esempio, si possono citare, tra gli altri, gli obblighi – applicabili all’esecuzione dell’appalto – di assumere disoccupati di lunga durata o di introdurre azioni di formazione per i disoccupati o i giovani, di rispettare in sostanza le disposizioni delle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nell’ipotesi in cui non siano state attuate nella legislazione nazionale, di assumere un numero di persone disabili superiore a quello stabilito dalla legislazione nazionale.

(34) Durante l’esecuzione di un appalto pubblico si applicano le leggi, le regolamentazioni e i contratti collettivi, sia nazionali che comunitari, in vigore in materia di condizioni di lavoro e sicurezza sul lavoro, purché tali norme, nonché la loro applicazione, siano conformi al diritto comunitario. Nelle situazioni transfrontaliere, in cui lavoratori di uno Stato membro forniscono servizi in un altro Stato membro per la realizzazione di un appalto pubblico, la direttiva 96/71/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, stabilisce le condizioni minime che devono essere rispettate nel paese ospitante nei confronti di detti lavoratori distaccati. Se il diritto nazionale contiene disposizioni in tal senso, il mancato rispetto di questi obblighi può essere considerato una colpa grave o un reato che incide sulla moralità professionale dell’operatore economico e può comportare l’esclusione di quest’ultimo dalla procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico.

(35) Tenuto conto delle nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni e delle semplificazioni che esse possono comportare per quanto riguarda la pubblicità degli appalti nonché in termini di efficacia e di trasparenza delle procedure di aggiudicazione, è opportuno porre sullo stesso piano i mezzi elettronici e gli strumenti classici di comunicazione e di scambio di informazioni. In tutta la misura del possibile i mezzi e le tecnologie prescelti dovrebbero essere compatibili con le tecnologie utilizzate negli altri Stati membri.

(36) Lo sviluppo di una effettiva concorrenza nel settore degli appalti pubblici richiede una pubblicità comunitaria dei bandi di gara redatti dalle amministrazioni aggiudicatrici degli Stati membri. Le informazioni contenute in tali bandi devono permettere agli operatori economici della Comunità di valutare se gli appalti proposti li interessano. A tal fine occorre fornire loro una sufficiente conoscenza dell’oggetto dell’appalto e delle relative condizioni. È pertanto opportuno garantire una migliore visibilità dei bandi pubblicati, mediante strumenti appropriati, come i formulari standard di bandi di gara e la nomenclatura «Vocabolario comune per gli appalti» (CPV) («Common Procurement Vacabulary»), previsto dal regolamento (CE) n. 2195/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, come la nomenclatura di riferimento per gli appalti pubblici. Nelle procedure ristrette, la pubblicità dovrebbe mirare più in particolare a permettere agli operatori economici degli Stati membri di manifestare il loro interesse per gli appalti, sollecitando dalle amministrazioni aggiudicatrici un invito a presentare un’offerta in conformità alle condizioni prescritte.

(37) Nel quadro della presente direttiva alle trasmissioni di informazioni per via elettronica si dovrebbero applicare la direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 1999, relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche e la direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno (direttiva sul commercio elettronico). Le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici e le norme applicabili ai concorsi di servizi richiedono un livello di sicurezza e riservatezza maggiore di quello previsto dalle suddette direttive. Di conseguenza, i dispositivi per la ricezione elettronica delle offerte, delle domande di partecipazione nonché dei piani e progetti dovrebbero soddisfare requisiti specifici aggiuntivi. A questo scopo, l’uso delle firme elettroniche ed, in particolare, della firma elettronica avanzata, dovrebbe essere incoraggiato in tutta la misura del possibile. Inoltre l’esistenza di sistemi di accreditamento facoltativi può costituire un quadro favorevole al miglioramento del livello del servizio di certificazione fornito per questi dispositivi.

(38) L’uso di mezzi elettronici determina economie di tempo. È pertanto opportuno prevedere una riduzione dei termini minimi in caso di ricorso a tali mezzi elettronici, a condizione tuttavia che essi siano compatibili con le modalità di trasmissione specifiche previste a livello comunitario.

(39) La verifica dell’idoneità degli offerenti, nelle procedure aperte, e dei candidati, nelle procedure ristrette e negoziate con pubblicazione di un bando di gara nonché nel dialogo competitivo, e la loro selezione dovrebbero avvenire in condizioni di trasparenza. A questo riguardo è opportuno che siano indicati i criteri non discriminatori che le amministrazioni aggiudicatrici possono utilizzare per la selezione dei candidati ed i mezzi di cui gli operatori economici possono avvalersi per dimostrare di ottemperare a tali criteri. In vista di tale trasparenza le amministrazioni aggiudicatrici dovrebbero essere tenute a indicare, fin dall’avvio del confronto competitivo, i criteri di selezione cui si atterranno, nonché il livello di capacità specifiche eventualmente preteso dagli operatori economici per ammetterli alla procedura di aggiudicazione dell’appalto.

(40) L’amministrazione aggiudicatrice può limitare il numero di candidati alle procedure ristrette e negoziate con la pubblicazione di un bando di gara, nonché al dialogo competitivo. La riduzione del numero di candidati dovrebbe essere effettuata sulla base di criteri oggettivi indicati nel bando di gara. Detti criteri oggettivi non implicano necessariamente ponderazioni. Per quanto riguarda i criteri relativi alla situazione personale degli operatori economici un riferimento generico, nel bando di gara, alle ipotesi riportate nell’articolo 45 può essere sufficiente.

(41) Nel dialogo competitivo e nelle procedure negoziate con pubblicazione di un bando di gara, tenuto conto della flessibilità che può essere necessaria nonché dei costi troppo elevati connessi a tali metodi di aggiudicazione degli appalti, occorre consentire alle amministrazioni aggiudicatrici di prevedere uno svolgimento della procedura in fasi successive in modo da ridurre progressivamente, in base a criteri di attribuzione preliminarmente indicati, il numero di offerte che continueranno a discutere o a negoziare. Tale riduzione dovrebbe assicurare, purché il numero di soluzioni o di candidati appropriati lo consenta, una reale concorrenza.

(42) Le norme comunitarie in materia di reciproco riconoscimento di diplomi, certificati e altri documenti atti a comprovare una qualifica formale sono applicabili quando si esiga la prova del possesso di una particolare qualifica per partecipare a una procedura d’appalto o a un concorso di progettazione.

(43) Occorre evitare l’aggiudicazione di appalti pubblici a operatori economici che hanno partecipato a un’organizzazione criminale o che si sono resi colpevoli di corruzione o di frode a danno degli interessi finanziari delle Comunità europee o di riciclaggio dei proventi di attività illecite. Le amministrazioni aggiudicatrici dovrebbero richiedere, all’occorrenza, ai candidati/offerenti i documenti appropriati e, in caso di dubbi sulla loro situazione personale, potrebbero chiedere la cooperazione delle autorità competenti dello Stato membro interessato. L’esclusione di detti operatori economici dovrebbe intervenire non appena l’amministrazione aggiudicatrice è a conoscenza di una sentenza relativa a tali reati, emessa conformemente al diritto nazionale e avente un carattere definitivo che le conferisce autorità di cosa giudicata. Se il diritto nazionale contiene disposizioni in tal senso, il mancato rispetto della normativa ambientale o di quella degli appalti pubblici in materia di accordi illeciti, che sia stato oggetto di una sentenza definitiva o di una decisione avente effetti equivalenti, può essere considerato un reato che incide sulla moralità professionale dell’operatore economico o come una colpa grave. Il mancato rispetto delle disposizioni nazionali che attuano le direttive 2000/78/CE e 76/207/CEE in materia di parità di trattamento dei lavoratori, che sia stato oggetto di una sentenza definitiva o di una decisione avente effetti equivalenti, può essere considerato un reato che incide sulla moralità professionale dell’operatore economico o come una colpa grave.

(44) Nei casi appropriati, in cui l’applicazione di misure o sistemi di gestione ambientale durante l’esecuzione dell’appalto pubblico è giustificata dalla natura dei lavori e/o dei servizi, può essere richiesta, l’applicazione di siffatte misure o sistemi. I sistemi di gestione ambientale, indipendentemente dalla loro registrazione conformemente agli strumenti comunitari quale il regolamento (CE) n. 761/2001 (EMAS), possono dimostrare la capacità tecnica dell’operatore economico di realizzare l’appalto. Inoltre, deve essere accettata come mezzo di prova alternativo ai sistemi di gestione ambientale registrati, una descrizione delle misure applicate dall’operatore economico per assicurare lo stesso livello di protezione dell’ambiente.

(45) La presente direttiva prevede la possibilità per gli Stati membri di istituire elenchi ufficiali di imprenditori, di fornitori o di prestatori di servizi o una certificazione da parte di organismi pubblici o privati, nonché gli effetti di una siffatta iscrizione o di un siffatto certificato nel quadro di una procedura di aggiudicazione di appalti pubblici in un altro Stato membro. Per quanto riguarda l’elenco ufficiale di operatori economici riconosciuti, si deve tener conto della giurisprudenza della Corte di giustizia nel caso in cui un operatore economico facente parte di un gruppo si avvale della capacità economica, finanziaria o tecnica di altre società del gruppo a sostegno della sua domanda di iscrizione. In tal caso spetta all’operatore economico comprovare che disporrà effettivamente di detti mezzi durante tutta la durata di validità dell’iscrizione. Ai fini di detta iscrizione, uno Stato membro può quindi determinare livelli di esigenze da raggiungere ed in particolare, ad esempio, allorquando detto operatore si avvale della capacità finanziaria di un’altra società del gruppo, l’impegno, se necessario solidale, di quest’ultima società.

(46) L’aggiudicazione dell’appalto deve essere effettuata applicando criteri obiettivi che garantiscano il rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di parità di trattamento e che assicurino una valutazione delle offerte in condizioni di effettiva concorrenza. Di conseguenza occorre ammettere soltanto l’applicazione di due criteri di aggiudicazione: quello del «prezzo più basso» e quello della «offerta economicamente più vantaggiosa». Al fine di garantire il rispetto del principio della parità di trattamento in sede di aggiudicazione degli appalti è opportuno prevedere l’obbligo – sancito dalla giurisprudenza – di assicurare la trasparenza necessaria per consentire a qualsiasi offerente di essere ragionevolmente informato dei criteri e delle modalità applicati per individuare l’offerta economicamente più vantaggiosa. Spetta quindi alle amministrazioni aggiudicatrici indicare i criteri di aggiudicazione nonché la ponderazione relativa attribuita a ciascuno di tali criteri e questo in tempo utile affinché gli offerenti ne siano a conoscenza quando preparano le loro offerte. Le amministrazioni aggiudicatrici possono derogare all’indicazione della ponderazione dei criteri di aggiudicazione in casi debitamente motivati, che devono essere in grado di giustificare, quando detta ponderazione non può essere stabilita preliminarmente, in particolare a causa della complessità dell’appalto. In questi casi esse dovrebbero indicare l’ordine decrescente di importanza di tali criteri. Le amministrazioni aggiudicatrici, quando scelgono di aggiudicare l’appalto all’offerta economicamente più vantaggiosa, valutano le offerte per determinare quella che presenta il miglior rapporto qualità/prezzo. A tal fine stabiliscono i criteri economici e qualitativi che, nel loro insieme, devono consentire di determinare l’offerta economicamente più vantaggiosa per l’amministrazione aggiudicatrice. La determinazione di tali criteri dipende dall’oggetto dell’appalto in quanto essi devono consentire di valutare il livello di prestazione che ciascuna offerta presenta rispetto all’oggetto dell’appalto, quale definito nelle specifiche tecniche, nonché di misurare il rapporto qualità/prezzo di ciascuna offerta. Al fine di garantire la parità di trattamento, i criteri di aggiudicazione dovrebbero consentire di raffrontare le offerte e di valutarle in maniera oggettiva. Se tali condizioni sono soddisfatte, criteri di aggiudicazione economici e qualitativi, come quelli relativi al rispetto di requisiti ambientali, possono consentire all’amministrazione aggiudicatrice di rispondere ai bisogni della collettività pubblica interessata, quali espressi nelle specifiche dell’appalto. Alle stesse condizioni un’amministrazione aggiudicatrice può utilizzare criteri volti a soddisfare esigenze sociali, soddisfacenti, in particolare bisogni – definiti nelle specifiche dell’appalto – propri di categorie di popolazione particolarmente svantaggiate a cui appartengono i beneficiari/utilizzatori dei lavori, forniture e sevizi oggetto dell’appalto.

(47) Negli appalti pubblici di servizi, i criteri di aggiudicazione non devono influire sull’applicazione delle disposizioni nazionali relative alla rimunerazione di taluni servizi, quali ad esempio le prestazioni degli architetti, degli ingegneri o degli avvocati e, per quanto riguarda gli appalti pubblici di forniture, sull’applicazione delle disposizioni nazionali che impongono un prezzo fisso per i libri scolastici.

(48) Talune condizioni tecniche e segnatamente quelle riguardanti i bandi, le relazioni statistiche, nonché la nomenclatura utilizzata e le condizioni di riferimento a tale nomenclatura, richiedono di essere adottate o modificate in funzione dell’evolversi delle esigenze tecniche. Anche gli elenchi delle amministrazioni aggiudicatrici contenuti negli allegati necessitano di aggiornamenti. Appare quindi opportuno prevedere una procedura di adozione flessibile e rapida a tale effetto.

(49) Le misure necessarie per l’attuazione della presente direttiva sono adottate secondo la decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l’esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione.

(50) È opportuno che il regolamento (CEE, Euratom) n. 1182/71 del Consiglio, del 3 giugno 1971, che stabilisce le norme applicabili ai periodi di tempo, alle date e ai termini, si applichi al computo dei termini previsti dalla presente direttiva.

(51) La presente direttiva non dovrebbe influire sugli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento e di applicazione delle direttive 92/50/CEE, 93/36/CEE e 93/37/CEE indicati nell’allegato XI,

hanno adottato la presente direttiva:

(3) Pubblicata nella G.U.C.E. 30 gennaio 2001, n. C 29 E e G.U.C.E. 27 agosto 2002, n. C 203 E.

(4) Pubblicato nella G.U.C.E. 10 luglio 2001, n. C 193.

(5) Pubblicato nella G.U.C.E. 16 maggio 2001, n. C 144.

(6) Parere del Parlamento europeo del 17 gennaio 2002 (G.U.C.E. 7 novembre 2002, n. C 271 E), posizione comune del Consiglio del 20 marzo 2003 (G.U.U.E. 24 giugno 2003, n. C 147 E) e posizione del Parlamento europeo del 2 luglio 2003. Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 29 gennaio 2004 e decisione del Consiglio del 2 febbraio 2004.


TITOLO I

Definizioni e principi generali

Articolo 1

Definizioni.

1. Ai fini della presente direttiva si applicano le definizioni di cui ai paragrafi da 2 a 15.

2. a) Gli «appalti pubblici» sono contratti a titolo oneroso stipulati per iscritto tra uno o più operatori economici e una o più amministrazioni aggiudicatrici aventi per oggetto l’esecuzione di lavori, la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi ai sensi della presente direttiva.

b) Gli «appalti pubblici di lavori» sono appalti pubblici aventi per oggetto l’esecuzione o, congiuntamente, la progettazione e l’esecuzione di lavori relativi a una delle attività di cui all’allegato I o di un’opera, oppure l’esecuzione, con qualsiasi mezzo, di un’opera rispondente alle esigenze specificate dall’amministrazione aggiudicatrice. Per «opera» si intende il risultato di un insieme di lavori edilizi o di genio civile che di per sé esplichi una funzione economica o tecnica.

c) Gli «appalti pubblici di forniture» sono appalti pubblici diversi da quelli di cui alla lettera b) aventi per oggetto l’acquisto, la locazione finanziaria, la locazione o l’acquisto a riscatto, con o senza opzione per l’acquisto, di prodotti.

Un appalto pubblico avente per oggetto la fornitura di prodotti e, a titolo accessorio, lavori di posa in opera e di installazione è considerato un «appalto pubblico di forniture».

d) Gli «appalti pubblici di servizi» sono appalti pubblici diversi dagli appalti pubblici di lavori o di forniture aventi per oggetto la prestazione dei servizi di cui all’allegato II.

Un appalto pubblico avente per oggetto tanto dei prodotti quanto dei servizi di cui all’allegato II è considerato un «appalto pubblico di servizi» quando il valore dei servizi in questione supera quello dei prodotti oggetto dell’appalto.

Un appalto pubblico avente per oggetto dei servizi di cui all’allegato II e che preveda attività ai sensi dell’allegato I solo a titolo accessorio rispetto all’oggetto principale dell’appalto è considerato un appalto pubblico di servizi.

3. La «concessione di lavori pubblici» è un contratto che presenta le stesse caratteristiche di un appalto pubblico di lavori, ad eccezione del fatto che il corrispettivo dei lavori consiste unicamente nel diritto di gestire l’opera o in tale diritto accompagnato da un prezzo.

4. La «concessione di servizi» è un contratto che presenta le stesse caratteristiche di un appalto pubblico di servizi, ad eccezione del fatto che il corrispettivo della fornitura di servizi consiste unicamente nel diritto di gestire i servizi o in tale diritto accompagnato da un prezzo.

5. Un «accordo quadro» è un accordo concluso tra una o più amministrazioni aggiudicatrici e uno o più operatori economici e il cui scopo è quello di stabilire le clausole relative agli appalti da aggiudicare durante un dato periodo, in particolare per quanto riguarda i prezzi e, se del caso, le quantità previste.

6. Un «sistema dinamico di acquisizione» è un processo di acquisizione interamente elettronico, per acquisti di uso corrente, le cui caratteristiche generalmente disponibili sul mercato soddisfano le esigenze dell’amministrazione aggiudicatrice, limitato nel tempo ed aperto per tutta la sua durata a qualsivoglia operatore economico che soddisfi i criteri di selezione e che abbia presentato un’offerta indicativa conforme al capitolato d’oneri.

7. Un’«asta elettronica» è un processo per fasi successive basato su un dispositivo elettronico di presentazione di nuovi prezzi, modificati al ribasso, e/o di nuovi valori riguardanti taluni elementi delle offerte, che interviene dopo una prima valutazione completa delle offerte permettendo che la loro classificazione possa essere effettuata sulla base di un trattamento automatico. Di conseguenza appalti di servizi e di lavori che hanno per oggetto prestazioni intellettuali, come la progettazione di lavori, non possono essere oggetto di aste elettroniche.

8. I termini «imprenditore», «fornitore» e «prestatore di servizi» designano una persona fisica o giuridica o un ente pubblico o un raggruppamento di tali persone e/o enti che offra sul mercato, rispettivamente, la realizzazione di lavori e/o opere, prodotti o servizi.

Il termine «operatore economico» comprende l’imprenditore, il fornitore e il prestatore di servizi. È utilizzato unicamente per semplificare il testo.

L’operatore economico che ha presentato un’offerta è designato con il termine di «offerente». Chi ha sollecitato un invito a partecipare a una procedura ristretta o negoziata o a un dialogo competitivo è designato con il termine di «candidato».

9. Si considerano «amministrazioni aggiudicatrici»: lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli organismi di diritto pubblico e le associazioni costituite da uno o più di tali enti pubblici territoriali o da uno o più di tali organismi di diritto pubblico.

Per «organismo di diritto pubblico» s’intende qualsiasi organismo:

a) istituito per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale,

b) dotato di personalità giuridica, e

c) la cui attività sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico oppure la cui gestione sia soggetta al controllo di questi ultimi oppure il cui organo d’amministrazione, di direzione o di vigilanza sia costituito da membri dei quali più della metà è designata dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico.

Gli elenchi, non limitativi, degli organismi e delle categorie di organismi di diritto pubblico che soddisfano i criteri di cui al secondo comma, lettere a), b), e c), figurano nell’allegato III. Gli Stati membri notificano periodicamente alla Commissione le modificazioni intervenute nei loro elenchi.

10. Una «centrale di committenza» è un’amministrazione aggiudicatrice che:

- acquista forniture e/o servizi destinati ad amministrazioni aggiudicatrici, o

- aggiudica appalti pubblici o conclude accordi quadro di lavori, forniture o servizi destinati ad amministrazioni aggiudicatrici.

11. a) Le «procedure aperte» sono le procedure in cui ogni operatore economico interessato può presentare un’offerta.

b) Le «procedure ristrette» sono le procedure alle quali ogni operatore economico può chiedere di partecipare e in cui soltanto gli operatori economici invitati dalle amministrazioni aggiudicatrici possono presentare un’offerta.

c) Il «dialogo competitivo» è una procedura alla quale qualsiasi operatore economico può chiedere di partecipare e nella quale l’amministrazione aggiudicatrice avvia un dialogo con i candidati ammessi a tale procedura al fine di elaborare una o più soluzioni atte a soddisfare le sue necessità e sulla base della quale o delle quali i candidati selezionati saranno invitati a presentare le offerte.

Ai fini del ricorso alla procedura di cui al primo comma, un appalto pubblico è considerato «particolarmente complesso» quando l’amministrazione aggiudicatrice

- non è oggettivamente in grado di definire, conformemente all’articolo 23, paragrafo 3, lettere b), c) o d), i mezzi tecnici atti a soddisfare le sue necessità o i suoi obiettivi, e/o

- non è oggettivamente in grado di specificare l’impostazione giuridica e/o finanziaria di un progetto.

d) Le «procedure negoziate» sono le procedure in cui le amministrazioni aggiudicatrici consultano gli operatori economici da loro scelti e negoziano con uno o più di essi le condizioni dell’appalto.

e) I «concorsi di progettazione» sono le procedure intese a fornire all’amministrazione aggiudicatrice, soprattutto nel settore della pianificazione territoriale, dell’urbanistica, dell’architettura, dell’ingegneria o dell’elaborazione di dati, un piano o un progetto, selezionato da una commissione giudicatrice in base ad una gara, con o senza assegnazione di premi.

12. I termini «scritto» o «per iscritto» designano un insieme di parole o cifre che può essere letto, riprodotto e poi comunicato. Tale insieme può includere informazioni trasmesse e archiviate con mezzi elettronici.

13. Un «mezzo elettronico» è un mezzo che utilizza apparecchiature elettroniche di elaborazione (compresa la compressione numerica) e di archiviazione dei dati e che utilizza la diffusione, la trasmissione e la ricezione via filo, via radio, attraverso mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici.

14. Il «Vocabolario comune per gli appalti», in appresso CPV («Common Procurement Vocabulary»), designa la nomenclatura di riferimento per gli appalti pubblici adottata dal regolamento (CE) n. 2195/2002, assicurando nel contempo la corrispondenza con le altre nomenclature esistenti.

Nel caso di interpretazioni divergenti riguardo al campo di applicazione della presente direttiva derivanti da eventuali discrepanze tra la nomenclatura CPV e la nomenclatura NACE di cui all’allegato I o tra la nomenclatura CPV e la nomenclatura CPC (versione provvisoria) di cui all’allegato II, avrà la prevalenza rispettivamente la nomenclatura NACE o la nomenclatura CPC.

15. Ai fini dell’articolo 13, dell’articolo 57, lettera a) e dell’articolo 68, lettera b), valgono le seguenti definizioni:

a) «rete pubblica di telecomunicazioni»: l’infrastruttura pubblica di telecomunicazioni che consente la trasmissione di segnali tra punti terminali definiti della rete per mezzo di fili, onde hertziane, mezzi ottici o altri mezzi elettromagnetici;

b) «punto terminale della rete»: l’insieme dei collegamenti fisici e delle specifiche tecniche di accesso che fanno parte della rete pubblica di telecomunicazioni e sono necessari per avere accesso a tale rete pubblica e comunicare efficacemente per mezzo di essa;

c) «servizi pubblici di telecomunicazioni»: i servizi di telecomunicazioni della cui offerta gli Stati membri hanno specificatamente affidato l’offerta, in particolare ad uno o più enti di telecomunicazioni;

d) «servizi di telecomunicazioni»: i servizi che consistono, totalmente o parzialmente, nella trasmissione e nell’instradamento di segnali su una rete pubblica di telecomunicazioni mediante procedimenti di telecomunicazioni, ad eccezione della radiodiffusione e della televisione.


Articolo 2

Principi di aggiudicazione degli appalti.

Le amministrazioni aggiudicatrici trattano gli operatori economici su un piano di parità, in modo non discriminatorio e agiscono con trasparenza.


Articolo 3

Concessione di diritti speciali o esclusivi: clausola di non discriminazione.

Se un’amministrazione aggiudicatrice concede ad un soggetto che non è un’amministrazione aggiudicatrice diritti speciali o esclusivi di esercitare un’attività di servizio pubblico, l’atto di concessione prevede che, per gli appalti di forniture conclusi con terzi nell’ambito di tale attività, detto soggetto rispetti il principio di non discriminazione in base alla nazionalità.


TITOLO II

Disposizioni relative agli appalti pubblici

Capo I

Disposizioni generali

Articolo 4

Operatori economici.

1. I candidati o gli offerenti che, in base alla normativa dello Stato membro nel quale sono stabiliti, sono autorizzati a fornire la prestazione di cui trattasi non possono essere respinti soltanto per il fatto che, secondo la normativa dello Stato membro nel quale è aggiudicato l’appalto, essi avrebbero dovuto essere persone fisiche o persone giuridiche.

Tuttavia, per gli appalti pubblici di servizi e di lavori nonché per gli appalti pubblici di forniture che comportano anche servizi e/o lavori di posa in opera e di installazione, alle persone giuridiche può essere imposto d’indicare nell’offerta o nella domanda di partecipazione il nome e le qualifiche professionali delle persone incaricate di fornire la prestazione di cui trattasi.

2. I raggruppamenti di operatori economici sono autorizzati a presentare offerte o a candidarsi. Ai fini della presentazione di un’offerta o di una domanda di partecipazione le amministrazioni aggiudicatrici non possono esigere che i raggruppamenti di operatori economici abbiano una forma giuridica specifica; tuttavia al raggruppamento selezionato può essere imposto di assumere una forma giuridica specifica una volta che gli sia stato aggiudicato l’appalto, nella misura in cui tale trasformazione sia necessaria per la buona esecuzione dell’appalto.


Articolo 5

Condizioni relative agli accordi conclusi in seno all’Organizzazione mondiale del commercio.

In sede di aggiudicazione degli appalti pubblici da parte delle amministrazioni aggiudicatrici, gli Stati membri applicano nelle loro relazioni condizioni favorevoli quanto quelle che concedono agli operatori economici dei paesi terzi in applicazione dell’accordo sugli appalti pubblici stipulato nel quadro dei negoziati multilaterali dell’Uruguay Round (in prosieguo: «l’Accordo»). A tal fine gli Stati membri si consultano, in seno al comitato consultivo per gli appalti pubblici di cui all’articolo 77, sulle misure da adottare a norma di tale Accordo.



Articolo 6

Riservatezza.

Fatte salve le disposizioni della presente direttiva, in particolare quelle relative agli obblighi in materia di pubblicità sugli appalti aggiudicati e di informazione dei candidati e degli offerenti, previsti rispettivamente all’articolo 35, paragrafo 4, e all’articolo 41, e conformemente alla legislazione nazionale cui è soggetta l’amministrazione aggiudicatrice, quest’ultima non rivela informazioni comunicate dagli operatori economici e da essi considerate riservate; tali informazioni comprendono in particolare segreti tecnici o commerciali, nonché gli aspetti riservati delle offerte.


Capo II

Campo di applicazione

Sezione 1

Soglie

Articolo 7

Importi delle soglie degli appalti pubblici.

La presente direttiva si applica agli appalti pubblici che non sono esclusi in virtù delle eccezioni di cui agli articoli 10 e 11 e degli articoli da 12 a 18 e il cui valore stimato al netto dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) è pari o superiore alle soglie seguenti:

a) 154.000 EUR (7), per gli appalti pubblici di forniture e di servizi diversi da quelli di cui alla lettera b), terzo trattino, aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici che sono autorità governative centrali indicate nell’allegato IV; per quanto riguarda gli appalti pubblici di forniture aggiudicati da tali amministrazioni operanti nel settore della difesa, ciò vale esclusivamente per gli appalti concernenti i prodotti menzionati nell’allegato V;

b) 236.000 EUR (8),

- per gli appalti pubblici di forniture e di servizi aggiudicati da amministrazioni aggiudicatrici diverse da quelle indicate nell’allegato IV,

- per gli appalti pubblici di forniture aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici indicate nell’allegato IV che operano nel settore della difesa, allorché tali appalti concernono prodotti non menzionati nell’allegato V,

- per gli appalti pubblici di servizi, aggiudicati da una qualsivoglia amministrazione aggiudicatrice, aventi per oggetto servizi della categoria 8 dell’allegato II A, servizi di telecomunicazioni della categoria 5, le cui voci nel CPV corrispondono ai numeri di riferimento CPC 7524, 7525 e 7526 e/o servizi elencati nell’allegato II B;

c) 5.923.000 EUR (9), per gli appalti pubblici di lavori.

(7) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.

(8) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.

(9) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.


Articolo 8

Appalti sovvenzionati in misura superiore al 50% dalle amministrazioni aggiudicatrici.

La presente direttiva si applica all’aggiudicazione:

a) di appalti sovvenzionati direttamente in misura superiore al 50% da amministrazioni aggiudicatrici e il cui valore stimato, al netto dell’IVA, sia pari o superiore a 5.923.000 EUR (10),

- quando tali appalti riguardano i lavori di genio civile definiti nell’allegato I;

- quando tali appalti si riferiscono a lavori di edilizia relativi a ospedali, impianti sportivi, ricreativi e per il tempo libero, edifici scolastici e universitari e edifici destinati a scopi amministrativi;

b) di appalti di servizi sovvenzionati direttamente in misura superiore al 50% da amministrazioni aggiudicatrici e il cui valore stimato, al netto dell’IVA, sia pari o superiore a 154.000 EUR (11) allorché tali appalti sono connessi a un appalto di lavori di cui alla lettera a).

Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le amministrazioni aggiudicatrici che concedono tali sovvenzioni facciano rispettare la presente direttiva qualora gli appalti siano aggiudicati da altri soggetti o rispettino la presente direttiva qualora aggiudichino esse stesse tali appalti in nome e per conto degli altri enti in parola.

(10) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.

(11) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.


Articolo 9

Metodi di calcolo del valore stimato degli appalti pubblici degli accordi quadro e dei sistemi dinamici di acquisizione.

1. Il calcolo del valore stimato di un appalto pubblico è basato sull’importo totale pagabile al netto dell’IVA, valutato dall’amministrazione aggiudicatrice. Questo calcolo tiene conto dell’importo massimo stimato, ivi compresa qualsiasi forma di eventuali opzioni e di rinnovi eventuali del contratto.

Quando l’amministrazione aggiudicatrice prevede premi o pagamenti per i candidati o gli offerenti, ne tiene conto nel calcolo del valore stimato dell’appalto.

2. Detta stima deve essere valida al momento dell’invio del bando di gara, quale previsto all’articolo 35, paragrafo 2, o, nei casi in cui siffatto bando non è richiesto, al momento in cui l’amministrazione aggiudicatrice avvia la procedura di aggiudicazione dell’appalto.

3. Nessun progetto d’opera né alcun progetto di acquisto volto ad ottenere un certo quantitativo di forniture e/o di servizi può essere frazionato al fine di escluderlo dall’applicazione della presente direttiva.

4. Per gli appalti pubblici di lavori il calcolo del valore stimato tiene conto dell’importo dei lavori stessi nonché del valore complessivo stimato delle forniture necessarie all’esecuzione dei lavori, messe a disposizione dell’imprenditore dalle amministrazioni aggiudicatrici.

5. a) Quando un’opera prevista o un progetto di acquisto di servizi può dar luogo ad appalti aggiudicati contemporaneamente per lotti distinti, è computato il valore complessivo stimato della totalità di tali lotti.

Quando il valore cumulato dei lotti è pari o superiore alla soglia di cui all’articolo 7, la presente direttiva si applica all’aggiudicazione di ciascun lotto.

Le amministrazioni aggiudicatrici possono tuttavia derogare a tale applicazione per i lotti il cui valore stimato al netto dell’IVA sia inferiore a 80.000 EUR per i servizi o a 1 milione EUR per i lavori, purché il valore cumulato di tali lotti non superi il 20% del valore complessivo di tutti i lotti.

b) Quando un progetto volto ad ottenere forniture omogenee può dar luogo ad appalti aggiudicati contemporaneamente per lotti separati, per l’applicazione dell’articolo 7, lettere a) e b) si tiene conto del valore stimato della totalità di tali lotti.

Quando il valore cumulato dei lotti è pari o superiore alla soglia di cui all’articolo 7, la presente direttiva si applica all’aggiudicazione di ciascun lotto.

Le amministrazioni aggiudicatrici possono tuttavia derogare a tale applicazione per i lotti il cui valore stimato al netto dell’IVA sia inferiore a 80.000 EUR e purché il valore cumulato di tali lotti non superi il 20% del valore complessivo della totalità dei lotti.

6. Per gli appalti pubblici di forniture aventi per oggetto la locazione finanziaria, la locazione o l’acquisto a riscatto di prodotti, il valore da assumere come base per il calcolo del valore stimato dell’appalto è il seguente:

a) se trattasi di appalto pubblico di durata determinata pari o inferiore a 12 mesi, il valore complessivo stimato per la durata dell’appalto o, se la durata supera i 12 mesi, il valore complessivo, ivi compreso l’importo stimato del valore residuo;

b) se trattasi di appalto pubblico di durata indeterminata o che non può essere definita, il valore mensile moltiplicato per 48.

7. Se gli appalti pubblici di forniture o di servizi presentano carattere di regolarità o sono destinati ad essere rinnovati entro un determinato periodo, è assunto come base per il calcolo del valore stimato dell’appalto:

a) il valore reale complessivo dei contratti analoghi successivamente conclusi nel corso dei dodici mesi precedenti o dell’esercizio precedente, rettificato, se possibile, al fine di tener conto dei cambiamenti in termini di quantità o di valore che potrebbero sopravvenire nei dodici mesi successivi al contratto iniziale, oppure

b) il valore stimato complessivo dei contratti successivi conclusi nel corso dei dodici mesi successivi alla prima consegna o nel corso dell’esercizio se questo è superiore a dodici mesi.

La scelta del metodo per il calcolo del valore stimato di un appalto pubblico non può essere fatta con l’intenzione di escluderlo dal campo di applicazione della presente direttiva.

8. Per gli appalti pubblici di servizi il valore da assumere come base di calcolo del valore stimato dell’appalto è, a seconda dei casi, il seguente:

a) per i tipi di servizi seguenti:

i) servizi assicurativi: il premio da pagare e altre forme di rimunerazione;

ii) servizi bancari e altri servizi finanziari: gli onorari, le commissioni, gli interessi e altre forme di rimunerazione;

iii) appalti riguardanti la progettazione: gli onorari, le commissioni da pagare e altre forme di rimunerazione;

b) per gli appalti di servizi che non fissano un prezzo complessivo:

i) se trattasi di appalti di durata determinata pari o inferiore a 48 mesi, il valore complessivo stimato per l’intera loro durata;

ii) se trattasi di appalti di durata indeterminata o superiore a 48 mesi, il valore mensile moltiplicato per 48.

9. Per gli accordi quadro e per i sistemi dinamici di acquisizione, il valore da prendere in considerazione è il valore massimo stimato al netto dell’IVA del complesso degli appalti previsti durante l’intera durata degli accordi quadro o del sistema dinamico di acquisizione.


Sezione 2

Situazioni specifiche

Articolo 10

Appalti nel settore della difesa.

La presente direttiva si applica agli appalti pubblici aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici nel settore della difesa, fatto salvo l’articolo 296 del Trattato.



Articolo 11

Appalti pubblici e accordi quadro stipulati da centrali di committenza.

1. Gli Stati membri possono prevedere la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di acquistare lavori, forniture e/o servizi facendo ricorso ad una centrale di committenza.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici che acquistano lavori, forniture e/o servizi facendo ricorso ad una centrale di committenza nei casi di cui all’articolo 1, paragrafo 10, sono considerate in linea con la presente direttiva a condizione che detta centrale l’abbia rispettata.


Sezione 3

Appalti esclusi

Articolo 12

Appalti aggiudicati nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali.

La presente direttiva non si applica agli appalti pubblici di cui alla direttiva 2004/17/CE che le amministrazioni aggiudicatrici che esercitano una o più delle attività di cui agli articoli da 3 a 7 della medesima aggiudicano per tali attività, né agli appalti pubblici esclusi dal campo di applicazione di detta direttiva in forza del suo articolo 5, paragrafo 2 e dei suoi articoli 19, 26 e 30.

Tuttavia la presente direttiva continua ad applicarsi agli appalti aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici che esercitano una o più attività di cui all’articolo 5 bis della direttiva 2004/17/CE e che sono aggiudicati per tali attività, fin quando lo Stato membro interessato si avvale della facoltà di cui all’articolo 68, secondo comma di tale direttiva per differirne l’applicazione.


Articolo 13

Esclusioni specifiche nel settore delle telecomunicazioni.

La presente direttiva non si applica agli appalti pubblici principalmente finalizzati a permettere alle amministrazioni aggiudicatrici la messa a disposizione o la gestione di reti pubbliche di telecomunicazioni o la prestazione al pubblico di uno o più servizi di telecomunicazioni.


Articolo 14

Appalti segreti o che esigono particolari misure di sicurezza.

La presente direttiva non si applica agli appalti pubblici che sono dichiarati segreti, quando la loro esecuzione deve essere accompagnata da speciali misure di sicurezza secondo le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative vigenti nello Stato membro di cui trattasi o quando ciò è necessario ai fini della tutela di interessi essenziali di tale Stato membro.


Articolo 15

Appalti aggiudicati in base a norme internazionali.

La presente direttiva non si applica agli appalti pubblici disciplinati da norme procedurali differenti e aggiudicati in base:

a) ad un accordo internazionale, concluso in conformità del trattato, tra uno Stato membro e uno o più paesi terzi e riguardante forniture o lavori destinati alla realizzazione o allo sfruttamento congiunti di un’opera da parte degli Stati firmatari o concernente servizi destinati alla realizzazione comune o alla gestione comune di un progetto da parte degli Stati firmatari; ogni accordo è comunicato alla Commissione, che può consultare il comitato consultivo per gli appalti pubblici di cui all’articolo 77;

b) ad un accordo internazionale concluso in relazione alla presenza di truppe di stanza e concernente imprese di uno Stato membro o di un paese terzo;

c) alla particolare procedura di un’organizzazione internazionale.


Articolo 16

Esclusioni specifiche.

La presente direttiva non si applica agli appalti pubblici di servizi:

a) aventi per oggetto l’acquisto o la locazione, quali che siano le relative modalità finanziarie, di terreni, fabbricati esistenti o altri beni immobili o riguardanti diritti su tali beni; tuttavia, i contratti di servizi finanziari conclusi anteriormente, contestualmente o successivamente al contratto di acquisto o di locazione rientrano, a prescindere dalla loro forma, nel campo di applicazione della presente direttiva;

b) aventi per oggetto l’acquisto, lo sviluppo, la produzione o coproduzione di programmi destinati alla trasmissione da parte di emittenti radiotelevisive e appalti concernenti il tempo di trasmissione;

c) concernenti i servizi d’arbitrato e di conciliazione;

d) concernenti servizi finanziari relativi all’emissione, all’acquisto, alla vendita e al trasferimento di titoli o di altri strumenti finanziari, in particolare le operazioni di approvvigionamento in denaro o capitale delle amministrazioni aggiudicatrici, nonché i servizi forniti da banche centrali;

e) concernenti i contratti di lavoro;

f) concernenti servizi di ricerca e sviluppo diversi da quelli i cui risultati appartengono esclusivamente all’amministrazione aggiudicatrice perché li usi nell’esercizio della sua attività, a condizione che la prestazione del servizio sia interamente retribuita da tale amministrazione.


Articolo 17

Concessioni di servizi.

Fatta salva l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 3, la presente direttiva non si applica alle concessioni di servizi definite all’articolo 1, paragrafo 4.


Articolo 18

Appalti di servizi aggiudicati sulla base di un diritto esclusivo.

La presente direttiva non si applica agli appalti pubblici di servizi aggiudicati da un’amministrazione aggiudicatrice a un’altra amministrazione aggiudicatrice o a un’associazione di amministrazioni aggiudicatrici in base a un diritto esclusivo di cui esse beneficiano in virtù di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative pubblicate, purché tali disposizioni siano compatibili con il trattato.


Sezione 4

Regime particolare

Articolo 19

Appalti riservati.

Gli Stati membri possono riservare la partecipazione alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici a laboratori protetti o riservarne l’esecuzione nel contesto di programmi di lavoro protetti quando la maggioranza dei lavoratori interessati è composta di disabili i quali, in ragione della natura o della gravità del loro handicap, non possono esercitare un’attività professionale in condizioni normali.

Il bando di gara menziona la presente disposizione.


Capo III

Norme applicabili agli appalti pubblici di servizi

Articolo 20

Appalti di servizi elencati nell’allegato II A.

Gli appalti aventi per oggetto i servizi elencati nell’allegato II A sono aggiudicati secondo gli articoli da 23 a 55.


Articolo 21

Appalti di servizi elencati nell’allegato II B.

L’aggiudicazione degli appalti aventi per oggetto i servizi elencati nell’allegato II B è disciplinata esclusivamente dall’articolo 23 e dall’articolo 35, paragrafo 4.


Articolo 22

Appalti misti di servizi elencati nell’allegato II A e di servizi elencati nell’allegato II B.

Gli appalti aventi per oggetto sia servizi elencati nell’allegato II A sia servizi elencati nell’allegato II B sono aggiudicati secondo gli articoli da 23 a 55 allorché il valore dei servizi elencati nell’allegato II A risulta superiore al valore dei servizi elencati nell’allegato II B. Negli altri casi sono aggiudicati conformemente all’articolo 23 e all’articolo 35, paragrafo 4.


Capo IV

Disposizioni specifiche sul capitolato d’oneri e sui documenti dell’appalto

Articolo 23

Specifiche tecniche.

1. Le specifiche tecniche definite al punto 1 dell’allegato VI figurano nei documenti dell’appalto quali i bandi di gara, il capitolato d’oneri o i documenti complementari. Ogniqualvolta ciò sia possibile tali specifiche tecniche dovrebbero essere definite in modo da tenere conto dei criteri di accessibilità per i portatori di handicap o di una progettazione adeguata per tutti gli utenti.

2. Le specifiche tecniche devono consentire pari accesso agli offerenti e non devono comportare la creazione di ostacoli ingiustificati all’apertura degli appalti pubblici alla concorrenza.

3. Fatte salve le regole tecniche nazionali obbligatorie, nella misura in cui sono compatibili con la normativa comunitaria le specifiche tecniche sono formulate secondo una delle modalità seguenti:

a) mediante riferimento a specifiche tecniche definite nell’allegato VI e, in ordine di preferenza, alle norme nazionali che recepiscono norme europee, alle omologazioni tecniche europee, alle specifiche tecniche comuni, alle norme internazionali, ad altri sistemi tecnici di riferimento adottati dagli organismi europei di normalizzazione o, se questi mancano, alle norme nazionali, alle omologazioni tecniche nazionali o alle specifiche tecniche nazionali in materia di progettazione, di calcolo e di realizzazione delle opere e di messa in opera dei prodotti. Ciascun riferimento contiene la menzione «o equivalente»;

b) in termini di prestazioni o di requisiti funzionali, che possono includere caratteristiche ambientali. Devono tuttavia essere sufficientemente precisi da consentire agli offerenti di determinare l’oggetto dell’appalto e alle amministrazioni aggiudicatrici di aggiudicare l’appalto;

c) in termini di prestazioni o di requisiti funzionali di cui alla lettera b), con riferimento alle specifiche citate nella lettera a) quale mezzo per presumere la conformità a dette prestazioni o a detti requisiti;

d) mediante riferimento alle specifiche di cui alla lettera a) per talune caratteristiche e alle prestazioni o ai requisiti funzionali di cui alla lettera b) per le altre caratteristiche.

4. Quando si avvalgono della possibilità di fare riferimento alle specifiche di cui al paragrafo 3, lettera a), le amministrazioni aggiudicatrici non possono respingere un’offerta per il motivo che i prodotti e i servizi offerti non sono conformi alle specifiche alle quali hanno fatto riferimento, se nella propria offerta l’offerente prova in modo ritenuto soddisfacente dalle amministrazioni aggiudicatrici, con qualsiasi mezzo appropriato, che le soluzioni da lui proposte ottemperano in maniera equivalente ai requisiti definiti dalle specifiche tecniche.

Può costituire un mezzo appropriato una documentazione tecnica del fabbricante o una relazione sulle prove eseguite da un organismo riconosciuto.

5. Quando si avvalgono della facoltà, prevista al paragrafo 3, di definire le specifiche tecniche in termini di prestazioni o di requisiti funzionali, le amministrazioni aggiudicatrici non possono respingere un’offerta di lavori, di prodotti o di servizi conformi ad una norma nazionale che recepisce una norma europea, ad una omologazione tecnica europea, ad una specifica tecnica comune, ad una norma internazionale o ad un riferimento tecnico elaborato da un organismo europeo di normalizzazione se tali specifiche contemplano le prestazioni o i requisiti funzionali da esse prescritti.

Nella propria offerta l’offerente è tenuto a provare in modo ritenuto soddisfacente dall’amministrazione aggiudicatrice e con qualunque mezzo appropriato, che il lavoro, il prodotto o il servizio conforme alla norma ottempera alle prestazioni o ai requisiti funzionali o dell’amministrazione aggiudicatrice.

Può costituire un mezzo appropriato una documentazione tecnica del fabbricante o una relazione di prova di un organismo riconosciuto.

6. Le amministrazioni aggiudicatrici, quando prescrivono caratteristiche ambientali in termini di prestazioni o di requisiti funzionali, quali sono contemplate al paragrafo 3, lettera b), possono utilizzare le specifiche dettagliate o, all’occorrenza, parti di queste, quali sono definite dalle ecoetichettature europee (multi)nazionali o da qualsiasi altra ecoetichettatura, purché:

- esse siano appropriate alla definizione delle caratteristiche delle forniture o delle prestazioni oggetto dell’appalto,

- i requisiti per l’etichettatura siano elaborati sulla scorta di informazioni scientifiche,

- le ecoetichettature siano adottate mediante un processo al quale possano partecipare tutte le parti interessate, quali gli enti governativi, i consumatori, i produttori, i distributori e le organizzazioni ambientali, e

- siano accessibili a tutte le parti interessate.

Le amministrazioni aggiudicatrici possono precisare che i prodotti o servizi muniti di ecoetichettatura sono presunti conformi alle specifiche tecniche definite nel capitolato d’oneri; essi devono accettare qualsiasi altro mezzo di prova appropriato, quale una documentazione tecnica del fabbricante o una relazione di prova di un organismo riconosciuto.

7. Per «organismi riconosciuti» ai sensi del presente articolo si intendono i laboratori di prova, di calibratura e gli organismi di ispezione e di certificazione conformi alle norme europee applicabili.

Le amministrazioni aggiudicatrici accettano i certificati rilasciati da organismi riconosciuti di altri Stati membri.

8. A meno di non essere giustificate dall’oggetto dell’appalto, le specifiche tecniche non possono menzionare una fabbricazione o provenienza determinata o un procedimento particolare né far riferimento a un marchio, a un brevetto o a un tipo, a un’origine o a una produzione specifica che avrebbero come effetto di favorire o eliminare talune imprese o taluni prodotti. Tale menzione o riferimento sono autorizzati, in via eccezionale, nel caso in cui una descrizione sufficientemente precisa e intelligibile dell’oggetto dell’appalto non sia possibile applicando i paragrafi 3 e 4; una siffatta menzione o un siffatto riferimento sono accompagnati dall’espressione «o equivalente».



Articolo 24

Varianti.

1. Laddove il criterio per l’aggiudicazione sia quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, le amministrazioni aggiudicatrici possono autorizzare gli offerenti a presentare varianti.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici precisano nel bando di gara se autorizzano o meno le varianti; in mancanza di indicazione, le varianti non sono autorizzate.

3. Le amministrazioni aggiudicatrici che autorizzano le varianti menzionano nel capitolato d’oneri i requisiti minimi che le varianti devono rispettare, nonché le modalità per la loro presentazione.

4. Esse prendono in considerazione soltanto le varianti che rispondono ai requisiti minimi da esse prescritti.

Nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture o di servizi, le amministrazioni aggiudicatrici che abbiano autorizzato varianti non possono respingere una variante per il solo fatto che, se accolta, configurerebbe, rispettivamente, o un appalto di servizi anziché un appalto pubblico di forniture o un appalto di forniture anziché un appalto pubblico di servizi.


Articolo 25

Subappalto.

Nel capitolato d’oneri l’amministrazione aggiudicatrice può chiedere o può essere obbligata da uno Stato membro a chiedere all’offerente di indicare, nella sua offerta, le parti dell’appalto che intende subappaltare a terzi, nonché i subappaltatori proposti.

Tale comunicazione lascia impregiudicata la questione della responsabilità dell’operatore economico principale.


Articolo 26

Condizioni di esecuzione dell’appalto.

Le amministrazioni aggiudicatrici possono esigere condizioni particolari in merito all’esecuzione dell’appalto purché siano compatibili con il diritto comunitario e siano precisate nel bando di gara o nel capitolato d’oneri. Le condizioni di esecuzione di un appalto possono basarsi in particolare su considerazioni sociali e ambientali.


Articolo 27

Obblighi relativi alla fiscalità, alla tutela dell’ambiente, alle disposizioni in materia di sicurezza e alle condizioni di lavoro.

1. L’amministrazione aggiudicatrice può precisare o può essere obbligata da uno Stato membro a precisare nel capitolato d’oneri l’organismo o gli organismi dai quali i candidati o gli offerenti possono ottenere le pertinenti informazioni sugli obblighi relativi alla fiscalità, alla tutela dell’ambiente, alle disposizioni in materia di sicurezza e alle condizioni di lavoro che sono in vigore nello Stato membro, nella regione o nella località in cui devono essere fornite le prestazioni e che si applicheranno ai lavori effettuati nel cantiere o ai servizi forniti nel corso dell’esecuzione dell’appalto.

2. L’amministrazione aggiudicatrice che fornisce le informazioni di cui al paragrafo 1 chiede agli offerenti o ai candidati in una procedura di aggiudicazione d’appalti di indicare di aver tenuto conto, in sede di preparazione della propria offerta, degli obblighi in materia di sicurezza e di condizioni di lavoro in vigore nel luogo in cui la prestazione dev’essere effettuata.

Il primo comma non osta all’applicazione dell’articolo 55 relative alla verifica delle offerte anormalmente basse.


Capo V

Procedure

Articolo 28

Ricorso a procedure aperte, ristrette e negoziate e al dialogo competitivo.

Per aggiudicare gli appalti pubblici, le amministrazioni aggiudicatrici applicano le procedure nazionali adattate ai fini della presente direttiva.

Esse aggiudicano tali appalti pubblici mediante procedura aperta o mediante procedura ristretta. Alle condizioni specifiche espressamente previste all’articolo 29 le amministrazioni aggiudicatrici possano aggiudicare gli appalti pubblici mediante il dialogo competitivo. Nei casi e alle condizioni specifiche espressamente previsti agli articoli 30 e 31, esse possono ricorrere a una procedura negoziata, con o senza pubblicazione del bando di gara.


Articolo 29

Dialogo competitivo.

1. Nel caso di appalti particolarmente complessi gli Stati membri possono prevedere che l’amministrazione aggiudicatrice, qualora ritenga che il ricorso alla procedura aperta o ristretta non permetta l’aggiudicazione dell’appalto, possa avvalersi del dialogo competitivo conformemente al presente articolo.

L’unico criterio per l’aggiudicazione dell’appalto pubblico è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici pubblicano un bando di gara in cui rendono noti le loro necessità e le loro esigenze, che definiscono nel bando stesso e/o in un documento descrittivo.

3. Le amministrazioni aggiudicatrici avviano con i candidati selezionati conformemente alle disposizioni pertinenti degli articoli da 44 a 52 un dialogo finalizzato all’individuazione e alla definizione dei mezzi più idonei a soddisfare le proprie necessità. Nella fase del dialogo esse possono discutere con i candidati selezionati tutti gli aspetti dell’appalto.

Durante il dialogo le amministrazioni aggiudicatrici garantiscono la parità di trattamento di tutti gli offerenti. In particolare esse non forniscono, in modo discriminatorio, informazioni che possano favorire alcuni offerenti rispetto ad altri.

Le amministrazioni aggiudicatrici non possono rivelare agli altri partecipanti le soluzioni proposte né altre informazioni riservate comunicate dal candidato partecipante al dialogo senza l’accordo di quest’ultimo.

4. Le amministrazioni aggiudicatrici possono prevedere che la procedura si svolga in fasi successive in modo da ridurre il numero di soluzioni da discutere durante la fase del dialogo applicando i criteri di aggiudicazione precisati nel bando di gara o nel documento descrittivo. Il ricorso a tale facoltà è indicato nel bando di gara o nel documento descrittivo.

5. L’amministrazione aggiudicatrice prosegue il dialogo finché non è in grado di individuare, se del caso dopo averle confrontate, la o le soluzioni che possano soddisfare le sue necessità.

6. Dopo aver dichiarato concluso il dialogo e averne informato i partecipanti, le amministrazioni aggiudicatrici li invitano a presentare le loro offerte finali in base alla o alle soluzioni presentate e specificate nella fase del dialogo. Tali offerte devono contenere tutti gli elementi richiesti e necessari per l’esecuzione del progetto.

Su richiesta dell’amministrazione aggiudicatrice le offerte possono essere chiarite, precisate e perfezionate. Tuttavia tali precisazioni, chiarimenti, perfezionamenti o complementi non possono avere l’effetto di modificare gli elementi fondamentali dell’offerta o dell’appalto quale posto in gara la cui variazione rischi di falsare la concorrenza o di avere un effetto discriminatorio.

7. Le amministrazione aggiudicatrici valutano le offerte ricevute sulla base dei criteri di aggiudicazione fissati nel bando di gara o nel documento descrittivo e scelgono l’offerta economicamente più vantaggiosa conformemente all’articolo 53.

A richiesta dell’amministrazione aggiudicatrice, l’offerente che risulta aver presentato l’offerta economicamente più vantaggiosa può essere indotto a precisare gli aspetti della sua offerta o a confermare gli impegni in essa figuranti, a condizione che ciò non abbia l’effetto di modificare elementi fondamentali dell’offerta o dell’appalto quale posto in gara, falsare la concorrenza o comportare discriminazioni.

8. Le amministrazioni aggiudicatrici possono prevedere premi o pagamenti ai partecipanti al dialogo.


Articolo 30

Aggiudicazione mediante procedura negoziata con pubblicazione di un bando di gara.

1. Le amministrazioni aggiudicatrici possono aggiudicare appalti pubblici mediante procedura negoziata, previa pubblicazione di un bando di gara, nelle fattispecie seguenti:

a) in caso di offerte irregolari o di deposito di offerte inaccettabili secondo le disposizioni nazionali compatibili con le disposizioni degli articoli 4, 24, 25, 27 e quelle del capo VII, presentate in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta o di un dialogo competitivo, purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano sostanzialmente modificate.

Le amministrazioni aggiudicatrici possono non pubblicare un bando di gara se includono nella procedura negoziata tutti, e soltanto, gli offerenti in possesso dei requisiti di cui agli articoli da 45 a 52 che, nella procedura aperta o ristretta o nel dialogo competitivo precedente, hanno presentato offerte conformi ai requisiti formali della procedura di aggiudicazione;

b) in casi eccezionali, qualora si tratti di lavori, forniture o di servizi la cui natura o i cui imprevisti non consentano una fissazione preliminare e globale dei prezzi;

c) nel caso di servizi, e in particolare di servizi rientranti nella categoria 6 dell’allegato II A e di prestazioni di natura intellettuale quali la progettazione di opere, nella misura in cui la natura della prestazione da fornire renda impossibile stabilire le specifiche dell’appalto con una precisione sufficiente che permetta di aggiudicare l’appalto selezionando l’offerta migliore secondo le norme della procedura aperta o della procedura ristretta;

d) nel caso di appalti pubblici di lavori, per i lavori realizzati unicamente a scopo di ricerca, sperimentazione o messa a punto e non per assicurare una redditività o il recupero dei costi di ricerca e di sviluppo.

2. Nei casi di cui al paragrafo 1, le amministrazioni aggiudicatrici negoziano con gli offerenti le offerte da questi presentate per adeguarle alle esigenze indicate nel bando di gara, nel capitolato d’oneri e negli eventuali documenti complementari e per cercare l’offerta migliore ai sensi dell’articolo 53, paragrafo 1.

3. Nel corso della negoziazione le amministrazioni aggiudicatrici garantiscono la parità di trattamento fra tutti gli offerenti. In particolare, esse non forniscono in maniera discriminatoria informazioni che possano avvantaggiare determinati offerenti rispetto ad altri.

4. Le amministrazioni aggiudicatrici possono prevedere che la procedura negoziata si svolga in fasi successive per ridurre il numero di offerte da negoziare applicando i criteri di aggiudicazione indicati nel bando di gara o nel capitolato d’oneri. Il ricorso a tale facoltà è indicato nel bando di gara o nel capitolato d’oneri.


Articolo 31

Aggiudicazione mediante procedura negoziata senza pubblicazione di un bando di gara.

Le amministrazioni aggiudicatrici possono aggiudicare appalti pubblici mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara nelle fattispecie seguenti:

1) per gli appalti pubblici di lavori, forniture e di servizi:

a) qualora non sia stata presentata alcuna offerta o alcuna offerta appropriata o non sia stata depositata alcuna candidatura in esito all’esperimento di una procedura aperta o ristretta, purché le condizioni iniziali dell’appalto non siano sostanzialmente modificate e purché una relazione sia trasmessa alla Commissione a richiesta di quest’ultima;

b) qualora, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, l’appalto possa essere affidato unicamente ad un operatore economico determinato;

c) nella misura strettamente necessaria, quando l’estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili per le amministrazioni aggiudicatrici in questione, non è compatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette o negoziate con pubblicazione di un bando di gara di cui all’articolo 30. Le circostanze invocate per giustificare l’estrema urgenza non devono essere in alcun caso imputabili alle amministrazioni aggiudicatrici;

2) per gli appalti pubblici di forniture:

a) qualora i prodotti in questione siano fabbricati esclusivamente a scopo di ricerca, di sperimentazione, di studio o di sviluppo; in questa disposizione non rientra la produzione in quantità volta ad accertare la redditività commerciale del prodotto o ad ammortizzare i costi di ricerca e di sviluppo;

b) nel caso di consegne complementari effettuate dal fornitore originario e destinate o al rinnovo parziale di forniture o di impianti di uso corrente o all’ampliamento di forniture o impianti esistenti, qualora il cambiamento di fornitore obbligherebbe l’amministrazione aggiudicatrice ad acquistare materiali con caratteristiche tecniche differenti il cui impiego o la cui manutenzione comporterebbero incompatibilità o difficoltà tecniche sproporzionate; la durata di tali contratti e dei contratti rinnovabili non può, come regola generale, superare i tre anni;

c) per forniture quotate e acquistate in una borsa di materie prime;

d) per l’acquisto di forniture a condizioni particolarmente vantaggiose, da un fornitore che cessa definitivamente l’attività commerciale oppure dal curatore o liquidatore di un fallimento, di un concordato giudiziario o di una procedura analoga prevista nelle legislazioni o regolamentazioni nazionali;

3) per gli appalti pubblici di servizi, qualora l’appalto in questione faccia seguito ad un concorso di progettazione e debba, in base alle norme applicabili, essere aggiudicato al vincitore o a uno dei vincitori del concorso di progettazione. In quest’ultimo caso tutti i vincitori devono essere invitati a partecipare ai negoziati;

4) per gli appalti pubblici di servizi e gli appalti pubblici di lavori:

a) per i lavori o i servizi complementari, non compresi nel progetto inizialmente preso in considerazione né nel contratto iniziale, che sono divenuti necessari, a seguito di una circostanza imprevista, all’esecuzione dell’opera o del servizio quali ivi descritti, a condizione che siano aggiudicati all’operatore economico che presta tale servizio o esegue tale opera:

- qualora tali lavori o servizi o complementari non possano essere separati, sotto il profilo tecnico o economico, dall’appalto iniziale senza recare gravi inconvenienti all’amministrazione aggiudicatrice

oppure

- qualora tali lavori o servizi, pur essendo separabili dall’esecuzione dell’appalto iniziale, siano strettamente necessari al suo perfezionamento.

Tuttavia, l’importo cumulato degli appalti aggiudicati per lavori o servizi complementari non deve superare il 50% dell’importo dell’appalto iniziale;

b) per nuovi lavori o servizi consistenti nella ripetizione di lavori o servizi analoghi già affidati all’operatore economico aggiudicatario dell’appalto iniziale dalle medesime amministrazioni aggiudicatrici, a condizione che tali lavori o servizi siano conformi a un progetto di base e che tale progetto sia stato oggetto di un primo appalto aggiudicato secondo le procedure aperte o ristrette.

La possibilità di valersi di questa procedura è indicata sin dall’avvio del confronto competitivo nella prima operazione e l’importo totale previsto per la prosecuzione dei lavori o della prestazione dei servizi è preso in considerazione dalle amministrazioni aggiudicatrici per l’applicazione dell’articolo 7.

Il ricorso a questa procedura è limitato al triennio successivo alla conclusione dell’appalto iniziale.


Articolo 32

Accordi quadro.

1. Gli Stati membri possono prevedere la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di concludere accordi quadro.

2. Ai fini della conclusione di un accordo quadro, le amministrazioni aggiudicatrici seguono le regole di procedura previste dalla presente direttiva in tutte le fasi fino all’aggiudicazione degli appalti basati su tale accordo quadro. Le parti dell’accordo quadro sono scelte applicando i criteri di aggiudicazione definiti ai sensi dell’articolo 53.

Gli appalti basati su un accordo quadro sono aggiudicati secondo le procedure previste ai paragrafi 3 e 4. Tali procedure sono applicabili solo tra le amministrazioni aggiudicatrici e gli operatori economici inizialmente parti dell’accordo quadro.

In sede di aggiudicazione degli appalti pubblici basati su un accordo quadro le parti non possono in nessun caso apportare modifiche sostanziali alle condizioni fissate in tale accordo quadro, in particolare nel caso di cui al paragrafo 3.

La durata di un accordo quadro non può superare i quattro anni, salvo in casi eccezionali debitamente motivati, in particolare dall’oggetto dell’accordo quadro.

Le amministrazioni aggiudicatrici non possono ricorrere agli accordi quadro in modo abusivo o in modo da ostacolare, limitare o distorcere la concorrenza.

3. Quando un accordo quadro è concluso con un solo operatore economico, gli appalti basati su tale accordo quadro sono aggiudicati entro i limiti delle condizioni fissate nell’accordo quadro.

Per l’aggiudicazione di tali appalti, le amministrazioni aggiudicatrici possono consultare per iscritto l’operatore parte dell’accordo quadro, chiedendogli di completare, se necessario, la sua offerta.

4. Quando un accordo quadro è concluso con più operatori economici, il numero di questi deve essere almeno pari a tre, purché vi sia un numero sufficiente di operatori economici che soddisfano i criteri di selezione e/o di offerte accettabili corrispondenti ai criteri di aggiudicazione.

Gli appalti basati su accordi quadro conclusi con più operatori economici possono essere aggiudicati:

- mediante applicazione delle condizioni stabilite nell’accordo quadro senza nuovo confronto competitivo, oppure,

- qualora l’accordo quadro non fissi tutte le condizioni, dopo aver rilanciato il confronto competitivo fra le parti in base alle medesime condizioni, se necessario precisandole, e, se del caso, ad altre condizioni indicate nel capitolato d’oneri dell’accordo quadro, secondo la seguente procedura:

a) per ogni appalto da aggiudicare le amministrazioni aggiudicatrici consultano per iscritto gli operatori economici che sono in grado di realizzare l’oggetto dell’appalto;

b) le amministrazioni aggiudicatrici fissano un termine sufficiente per presentare le offerte relative a ciascun appalto specifico tenendo conto di elementi quali la complessità dell’oggetto dell’appalto e il tempo necessario per la trasmissione delle offerte;

c) le offerte sono presentate per iscritto e il loro contenuto deve restare riservato fino alla scadenza del termine previsto per la loro presentazione;

d) le amministrazioni aggiudicatrici aggiudicano ogni appalto all’offerente che ha presentato l’offerta migliore sulla base dei criteri di aggiudicazione fissati nel capitolato d’oneri dell’accordo quadro.


Articolo 33

Sistemi dinamici di acquisizione.

1. Gli Stati membri possono prevedere la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di ricorrere a sistemi dinamici di acquisizione.

2. Per istituire un sistema dinamico di acquisizione le amministrazioni aggiudicatrici seguono le norme della procedura aperta in tutte le sue fasi fino all’attribuzione degli appalti da aggiudicare nell’ambito di detto sistema. Tutti gli offerenti che soddisfano i criteri di selezione e che hanno presentato un’offerta indicativa conforme al capitolato d’oneri e agli eventuali documenti complementari sono ammessi nel sistema; le offerte indicative possono essere migliorate in qualsiasi momento, a condizione che esse restino conformi al capitolato d’oneri. Per l’istituzione del sistema e per l’aggiudicazione degli appalti nell’ambito del medesimo le amministrazioni aggiudicatrici utilizzano esclusivamente mezzi elettronici conformemente all’articolo 42, paragrafi da 2 a 5.

3. Ai fini dell’istituzione di un sistema dinamico di acquisizione le amministrazioni aggiudicatrici:

a) pubblicano un bando di gara precisando che si tratta di un sistema dinamico di acquisizione;

b) precisano nel capitolato d’oneri, tra l’altro, la natura degli acquisti previsti che sono oggetto di detto sistema, nonché tutte le informazioni necessarie riguardanti il sistema di acquisizione, l’attrezzatura elettronica utilizzata nonché i dettagli pratici e le specifiche tecniche di connessione;

c) offrono per via elettronica, dalla pubblicazione del bando e fino a conclusione del sistema, l’accesso libero, diretto e completo al capitolato d’oneri e a qualsiasi documento complementare e indicano nel bando di gara l’indirizzo Internet presso il quale è possibile consultare tali documenti.

4. Le amministrazioni aggiudicatrici accordano a qualsivoglia operatore economico, per tutta la durata del sistema dinamico di acquisizione, la possibilità di presentare un’offerta indicativa allo scopo di essere ammesso nel sistema alle condizioni di cui al paragrafo 2. Esse portano a termine la valutazione entro 15 giorni a decorrere dalla presentazione dell’offerta indicativa. Possono tuttavia prolungare il periodo di valutazione a condizione che nessun appalto sia messo in concorrenza nel frattempo.

L’amministrazione aggiudicatrice informa al più presto l’offerente di cui al primo comma in merito alla sua ammissione nel sistema dinamico di acquisizione o al rigetto della sua offerta indicativa.

5. Ogni appalto specifico deve essere oggetto di un confronto concorrenziale. Prima di procedere a detto confronto concorrenziale, le amministrazioni aggiudicatrici pubblicano un bando di gara semplificato e invitano tutti gli operatori economici interessati a presentare un’offerta indicativa, conformemente al paragrafo 4, entro un termine che non può essere inferiore a 15 giorni a decorrere dalla data di invio del bando di gara semplificato. Le amministrazioni aggiudicatrici procedono al confronto concorrenziale soltanto dopo aver terminato la valutazione di tutte le offerte indicative introdotte entro questo termine.

6. Le amministrazioni aggiudicatrici invitano tutti gli offerenti ammessi nel sistema a presentare un’offerta per ogni appalto specifico da aggiudicare nel quadro del sistema. A tal fine essi fissano un termine sufficiente per la presentazione delle offerte.

Esse aggiudicano l’appalto all’offerente che ha presentato la migliore offerta in base ai criteri di aggiudicazione enunciati nel bando di gara per l’istituzione del sistema dinamico di acquisizione. Detti criteri possono, all’occorrenza, essere precisati nell’invito menzionato nel primo comma.

7. La durata di un sistema dinamico di acquisizione non può superare quattro anni, tranne in casi eccezionali debitamente giustificati.

Le amministrazioni aggiudicatrici non possono ricorrere a detto sistema in modo da ostacolare, limitare o distorcere la concorrenza.

Non possono essere posti a carico degli operatori economici interessati o dei partecipanti al sistema contributi di carattere amministrativo.


Articolo 34

Appalti pubblici di lavori: disposizioni specifiche sull’edilizia sociale.

Nel caso di appalti pubblici riguardanti la progettazione e la costruzione di un complesso residenziale di edilizia sociale il cui piano, a causa dell’entità, della complessità e della durata presunta dei relativi lavori, dev’essere stabilito sin dall’inizio sulla base di una stretta collaborazione in seno a un gruppo che comprende i delegati delle amministrazioni aggiudicatrici, degli esperti e l’imprenditore che avrà l’incarico di eseguire l’opera, è possibile ricorrere a una speciale procedura di aggiudicazione, volta a scegliere l’imprenditore più idoneo a essere integrato nel gruppo.

In particolare, le amministrazioni aggiudicatrici inseriscono nel bando di gara una descrizione delle opere quanto più precisa possibile al fine di consentire agli imprenditori interessati di valutare correttamente il progetto da eseguire. Inoltre le amministrazioni aggiudicatrici menzionano in tale bando di gara, conformemente ai criteri di selezione qualitativa di cui agli articoli da 45 a 52, i requisiti personali, tecnici, economici e finanziari che i candidati devono possedere.

Le amministrazioni aggiudicatrici, quando ricorrono a una siffatta procedura, applicano gli articoli 2, 35, 36, 38, 39, 41, 42, 43 e gli articoli da 45 a 52.


Capo VI

Disposizioni in materia di pubblicità e di trasparenza

Sezione 1

Pubblicazione di bandi e avvisi

Articolo 35

Bandi e avvisi.

1. Le amministrazioni aggiudicatrici rendono noto mediante un avviso di preinformazione pubblicato dalla Commissione o da esse stesse sul loro «profilo di committente», quale indicato all’allegato VIII, punto 2, lettera b):

a) per le forniture, l’importo complessivo stimato degli appalti o degli accordi quadro, per gruppi di prodotti, che intendono aggiudicare nei dodici mesi successivi, qualora il loro valore complessivo stimato, tenuto conto degli articoli 7 e 9, sia pari o superiore a 750.000 EUR.

I gruppi di prodotti sono definiti dalle amministrazioni aggiudicatrici mediante riferimento alle voci della nomenclatura CPV;

b) per i servizi, l’importo complessivo stimato degli appalti o degli accordi quadro, per ciascuna delle categorie di servizi elencate nell’allegato II A, che intendono aggiudicare nei dodici mesi successivi, qualora tale importo complessivo stimato, tenuto conto degli articoli 7 e 9, sia pari o superiore a 750.000 EUR;

c) per i lavori, le caratteristiche essenziali degli appalti o degli accordi quadro che intendono aggiudicare ed i cui importi stimati siano pari o superiori alla soglia indicata all’articolo 7, tenuto conto dell’articolo 9.

Gli avvisi di cui alle lettere a) e b) sono inviati alla Commissione o pubblicati sul profilo di committente il più rapidamente possibile dopo l’avvio dell’esercizio di bilancio.

L’avviso di cui alla lettera c) è inviato alla Commissione o pubblicato sul profilo di committente il più rapidamente possibile dopo l’adozione della decisione che autorizza il programma in cui si inseriscono gli appalti di lavori o gli accordi quadro che le amministrazioni aggiudicatrici intendono aggiudicare.

Le autorità aggiudicatrici che pubblicano l’avviso di preinformazione sul loro profilo di committente inviano alla Commissione, per via elettronica secondo il formato e le modalità di trasmissione di cui all’allegato VIII, punto 3, una comunicazione in cui è annunciata la pubblicazione di un avviso di preinformazione su un profilo di committente.

La pubblicazione degli avvisi di cui alle lettere a), b) e c) è obbligatoria solo se le amministrazioni aggiudicatrici si avvalgono della facoltà di ridurre i termini di ricezione delle offerte conformemente all’articolo 38, paragrafo 4.

Il presente paragrafo non si applica alle procedure negoziate senza pubblicazione preliminare di un bando di gara.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono aggiudicare un appalto pubblico o un accordo quadro mediante procedura aperta, procedura ristretta o, nei casi previsti dall’articolo 30, procedura negoziata con pubblicazione di un bando di gara, o, nei casi previsti dall’articolo 29, mediante dialogo competitivo, rendono nota tale intenzione con un bando di gara.

3. Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono istituire un sistema dinamico di acquisizione rendono nota tale intenzione mediante un bando di gara.

Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono aggiudicare un appalto pubblico basato su un sistema dinamico di acquisizione rendono nota tale intenzione con un bando di gara semplificato.

4. Le amministrazioni aggiudicatrici che hanno aggiudicato un appalto pubblico o concluso un accordo quadro inviano un avviso in merito ai risultati della procedura di aggiudicazione entro 48 giorni dall’aggiudicazione dell’appalto o dalla conclusione dell’accordo quadro.

Nel caso di accordi quadro conclusi in conformità all’articolo 32, le amministrazioni aggiudicatrici sono esentate dall’invio di un avviso in merito ai risultati della procedura di aggiudicazione di ciascun appalto basato su tale accordo.

Le amministrazioni aggiudicatrici inviano un avviso relativo al risultato dell’aggiudicazione degli appalti basati su un sistema dinamico di acquisizione entro 48 giorni dall’aggiudicazione di ogni appalto. Esse possono tuttavia raggruppare detti avvisi su base trimestrale. In tal caso, esse inviano gli avvisi raggruppati al più tardi 48 giorni dopo la fine di ogni trimestre.

Nel caso degli appalti pubblici di servizi elencati nell’allegato II B, le amministrazioni aggiudicatrici indicano nell’avviso se acconsentono o meno alla sua pubblicazione. Per tali appalti di servizi la Commissione stabilisce, secondo la procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2, le norme relative all’elaborazione di relazioni statistiche basate su tali avvisi ed alla pubblicazione di tali relazioni.

Talune informazioni relative all’aggiudicazione dell’appalto o alla conclusione dell’accordo quadro possono non essere pubblicate qualora la loro divulgazione ostacoli l’applicazione della legge, sia contraria all’interesse pubblico, pregiudichi i legittimi interessi commerciali di operatori economici pubblici o privati oppure possa recare pregiudizio alla concorrenza leale tra questi.


Articolo 36

Redazione e modalità di pubblicazione dei bandi e degli avvisi.

1. I bandi e gli avvisi contengono le informazioni indicate nell’allegato VII A e, se del caso, ogni altra informazione ritenuta utile dall’amministrazione aggiudicatrice secondo il formato dei modelli di formulari adottati dalla Commissione in conformità alla procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici trasmettono i bandi e gli avvisi alla Commissione per via elettronica secondo il formato e le modalità di trasmissione precisate nell’allegato VIII, punto 3 o con altri mezzi di trasmissione. Nel caso della procedura accelerata di cui all’articolo 38, paragrafo 8, i bandi e gli avvisi devono essere trasmessi mediante fax o per via elettronica secondo il formato e le modalità di trasmissione precisate nell’allegato VIII, punto 3.

I bandi e gli avvisi sono pubblicati secondo le caratteristiche tecniche di pubblicazione indicate nell’allegato VIII, punto 1, lettere a) e b).

3. I bandi e gli avvisi redatti e trasmessi per via elettronica secondo il formato e le modalità di trasmissione precisate nell’allegato VIII, punto 3, sono pubblicati entro cinque giorni dalla loro trasmissione.

I bandi e gli avvisi non trasmessi per via elettronica secondo il formato e le modalità di trasmissione precisate nell’allegato VIII, punto 3, sono pubblicati entro dodici giorni dal loro invio o, nel caso della procedura accelerata di cui all’articolo 38, paragrafo 8, entro cinque giorni dal loro invio.

4. I bandi di gara sono pubblicati per esteso in una delle lingue ufficiali della Comunità scelta dall’amministrazione aggiudicatrice; il testo pubblicato in tale lingua originale è l’unico facente fede. Una sintesi degli elementi importanti di ciascun bando è pubblicata nelle altre lingue ufficiali.

Le spese per la pubblicazione dei bandi e degli avvisi da parte della Commissione sono a carico della Comunità.

5. Gli avvisi e i bandi, nonché il loro contenuto, non possono essere pubblicati a livello nazionale prima della data della loro trasmissione alla Commissione.

Gli avvisi e i bandi pubblicati a livello nazionale non devono contenere informazioni diverse da quelle contenute negli avvisi o bandi trasmessi alla Commissione o pubblicate su un profilo di committente conformemente all’articolo 35, paragrafo 1, primo comma, e devono menzionare la data della trasmissione dell’avviso o bando alla Commissione o della pubblicazione sul profilo di committente.

Gli avvisi di preinformazione non possono essere pubblicati su un profilo di committente prima che sia stato inviato alla Commissione l’avviso che ne annuncia la pubblicazione sotto tale forma; gli avvisi in questione devono citare la data di tale trasmissione.

6. Il contenuto degli avvisi o bandi non trasmessi per via elettronica secondo il formato e le modalità di trasmissione precisate nell’allegato VIII, punto 3, è limitato a 650 parole circa.

7. Le amministrazioni aggiudicatrici devono essere in grado di comprovare la data di trasmissione degli avvisi o bandi.

8. La Commissione rilascia all’amministrazione aggiudicatrice una conferma della pubblicazione dell’informazione trasmessa in cui è citata la data della pubblicazione. Tale conferma vale come prova della pubblicazione.


Articolo 37

Pubblicazione non obbligatoria.

Le amministrazioni aggiudicatrici possono pubblicare in conformità all’articolo 36 avvisi o bandi concernenti appalti pubblici non soggetti all’obbligo di pubblicazione previsto dalla presente direttiva.


Sezione 2

Termini

Articolo 38

Termini di ricezione delle domande di partecipazione e di ricezione delle offerte.

1. Nel fissare i termini per la ricezione delle offerte e delle domande di partecipazione le amministrazioni aggiudicatrici tengono conto, in particolare, della complessità dell’appalto e del tempo necessario per preparare le offerte, fatti salvi i termini minimi stabiliti dal presente articolo.

2. Nelle procedure aperte, il termine minimo per la ricezione delle offerte è di 52 giorni dalla data di trasmissione del bando di gara.

3. Nelle procedure ristrette, nelle procedure negoziate con pubblicazione di un bando di gara di cui all’articolo 30 e nel dialogo competitivo:

a) il termine minimo per la ricezione delle domande di partecipazione è di 37 giorni dalla data di trasmissione del bando di gara;

b) nelle procedure ristrette il termine minimo per la ricezione delle offerte è di 40 giorni dalla data dell’invio dell’invito.

4. Nei casi in cui le amministrazioni aggiudicatrici abbiano pubblicato un avviso di preinformazione, il termine minimo per la ricezione delle offerte ai sensi del paragrafo 2 e del paragrafo 3, lettera b), può essere ridotto, di norma, a 36 giorni e comunque mai a meno di 22 giorni.

Tale termine decorre dalla data di trasmissione del bando di gara nelle procedure aperte e dalla data di invio dell’invito a presentare un’offerta nelle procedure ristrette.

Il termine ridotto di cui al primo comma è ammesso a condizione che l’avviso di preinformazione contenesse tutte le informazioni richieste per il bando di gara di cui all’allegato VII A, sempreché dette informazioni fossero disponibili al momento della pubblicazione dell’avviso e che tale avviso di preinformazione fosse stato inviato per la pubblicazione non meno di 52 giorni e non oltre 12 mesi prima della data di trasmissione del bando di gara.

5. Qualora i bandi siano redatti e trasmessi per via elettronica secondo il formato e le modalità di trasmissione precisati nell’allegato VIII, punto 3, i termini per la ricezione delle offerte di cui ai paragrafi 2 e 4, nelle procedure aperte, e il termine per la ricezione delle domande di partecipazione di cui al paragrafo 3, lettera a), nelle procedure ristrette, nelle procedure negoziate e nel dialogo competitivo possono essere ridotti di sette giorni.

6. Una riduzione di cinque giorni dei termini per la ricezione delle offerte di cui al paragrafo 2 e al paragrafo 3, lettera b), è possibile qualora l’amministrazione aggiudicatrice offra, per via elettronica e a decorrere dalla pubblicazione del bando secondo l’allegato VIII, l’accesso libero, diretto e completo al capitolato d’oneri e ad ogni documento complementare precisando nel testo del bando l’indirizzo Internet presso il quale tale documentazione è accessibile.

Detta riduzione è cumulabile con quella prevista al paragrafo 5.

7. Qualora, per qualunque motivo, il capitolato d’oneri e i documenti o le informazioni complementari, seppure richiesti in tempo utile, non siano stati forniti entro i termini di cui agli articoli 39 e 40 o qualora le offerte possano essere formulate solo a seguito di una visita dei luoghi o previa consultazione in loco dei documenti allegati al capitolato d’oneri, i termini per la ricezione delle offerte sono prorogati in modo che tutti gli operatori economici interessati possano prendere conoscenza di tutte le informazioni necessarie alla preparazione delle offerte.

8. Nelle procedure ristrette e nelle procedure negoziate con pubblicazione di un bando di gara di cui all’articolo 30, allorché l’urgenza renda impossibile rispettare i termini minimi previsti al presente articolo, le amministrazioni aggiudicatrici possono stabilire:

a) un termine per la ricezione delle domande di partecipazione, non inferiore a 15 giorni dalla data di trasmissione del bando di gara o a 10 giorni se il bando è trasmesso per via elettronica secondo il formato e le modalità di trasmissione di cui all’allegato VIII, punto 3;

b) e, nelle procedure ristrette, un termine per la ricezione delle offerte, non inferiore a 10 giorni dalla data di trasmissione dell’invito a presentare offerte.


Articolo 39

Procedure aperte: capitolati d’oneri, documenti e informazioni complementari.

1. Nelle procedure aperte, qualora l’amministrazione aggiudicatrice non offra per via elettronica conformemente all’articolo 38, paragrafo 6, l’accesso libero, diretto e completo al capitolato d’oneri e a ogni documento complementare, i capitolati d’oneri e i documenti complementari sono inviati agli operatori economici entro sei giorni dalla ricezione della loro domanda purché questa sia stata presentata in tempo utile prima della data di presentazione delle offerte.

2. Sempre che siano state richieste in tempo utile, le informazioni complementari sui capitolati d’oneri e sui documenti complementari sono comunicate dalle amministrazioni aggiudicatrici o dai servizi competenti almeno sei giorni prima della scadenza del termine stabilito per la ricezione delle offerte.


Sezione 3

Contenuto e mezzi di trasmissione delle informazioni

Articolo 40

Inviti a presentare offerte, a partecipare al dialogo o a negoziare.

1. Nel caso delle procedure ristrette, del dialogo competitivo e delle procedure negoziate con pubblicazione di un bando di gara a norma dell’articolo 30, le amministrazioni aggiudicatrici invitano simultaneamente e per iscritto i candidati selezionati a presentare le rispettive offerte o a negoziare o, in caso di dialogo competitivo, a partecipare al dialogo.

2. L’invito ai candidati contiene:

- una copia del capitolato d’oneri, o del documento descrittivo e di ogni documento complementare,

- oppure l’indicazione dell’accesso al capitolato d’oneri e agli altri documenti di cui al primo trattino, quando sono messi a diretta disposizione per via elettronica conformemente all’articolo 38, paragrafo 6.

3. Qualora il capitolato d’oneri, il documento descrittivo e/o i documenti complementari siano disponibili presso un’entità diversa dall’amministrazione aggiudicatrice responsabile della procedura di aggiudicazione, l’invito precisa l’indirizzo del servizio al quale possono essere richiesti il capitolato d’oneri, il documento descrittivo e detti documenti e, se del caso, il termine ultimo per la presentazione di tale richiesta, nonché l’importo e le modalità di pagamento della somma dovuta per ottenere detti documenti. I servizi competenti inviano senza indugio la documentazione in questione agli operatori economici non appena ricevuta la richiesta.

4. Sempre che siano state richieste in tempo utile, le informazioni complementari sui capitolati d’oneri, sul documento descrittivo o sui documenti complementari sono comunicate dalle amministrazioni aggiudicatrici o dai servizi competenti almeno sei giorni prima del termine ultimo stabilito per la ricezione delle offerte. Nel caso delle procedure ristrette o negoziate accelerate, tale termine è di quattro giorni.

5. Inoltre, l’invito a presentare un’offerta, a partecipare al dialogo o a negoziare precisano come minimo quanto segue:

a) un riferimento al bando di gara pubblicato;

b) il termine per la ricezione delle offerte, l’indirizzo al quale esse devono essere trasmesse e la lingua o le lingue in cui devono essere redatte;

c) in caso di dialogo competitivo, la data stabilita e l’indirizzo per l’inizio della fase della consultazione, nonché la lingua o le lingue utilizzate;

d) l’indicazione dei documenti eventualmente da allegare a sostegno delle dichiarazioni verificabili fornite dal candidato conformemente all’articolo 44, oppure ad integrazione delle informazioni previste da tale articolo e secondo le stesse modalità stabilite negli articoli 47 e 48;

e) la ponderazione relativa dei criteri di aggiudicazione dell’appalto, oppure, all’occorrenza, l’ordine decrescente di importanza di tali criteri, se essi non figurano nel bando di gara, nel capitolato d’oneri o nel documento descrittivo.

Tuttavia, per gli appalti aggiudicati a norma dell’articolo 29, le precisazioni di cui alla lettera b) del presente paragrafo non figurano nell’invito a partecipare al dialogo, bensì nell’invito a presentare un’offerta.


Articolo 41

Informazione dei candidati e degli offerenti.

1. Le amministrazioni aggiudicatrici informano quanto prima possibile i candidati e gli offerenti delle decisioni prese riguardo alla conclusione di un accordo quadro, all’aggiudicazione di un appalto o all’ammissione in un sistema dinamico di acquisizione, ivi compresi i motivi per i quali hanno rinunciato a concludere un accordo quadro, ad aggiudicare un appalto per il quale è stata indetta una gara e di riavviare la procedura o ad attuare di un sistema dinamico di acquisizione; tale informazione è fornita per iscritto se ne è fatta richiesta alle amministrazioni aggiudicatrici.

2. Su richiesta della parte interessata, l’amministrazione aggiudicatrice comunica quanto prima possibile:

- a ogni candidato escluso i motivi del rigetto della sua candidatura,

- ad ogni offerente escluso i motivi del rigetto della sua offerta, inclusi, per i casi di cui all’articolo 23, paragrafi 4 e 5, i motivi della sua decisione di non equivalenza o della sua decisione secondo cui i lavori, le forniture o i servizi non sono conformi alle prestazioni o ai requisiti funzionali,

- ad ogni offerente che abbia presentato un’offerta selezionabile le caratteristiche e i vantaggi relativi dell’offerta selezionata e il nome dell’offerente cui è stato aggiudicato l’appalto o delle parti dell’accordo quadro.

Il termine per tali comunicazioni non può in alcun caso essere superiore a quindici giorni dalla ricezione della domanda scritta.

3. Tuttavia, le amministrazioni aggiudicatrici possono decidere di non divulgare talune informazioni relative all’aggiudicazione degli appalti, alla conclusione di accordi quadro o all’ammissione ad un sistema dinamico di acquisizione di cui al paragrafo 1, qualora la loro diffusione ostacoli l’applicazione della legge, sia contraria all’interesse pubblico, pregiudichi i legittimi interessi commerciali di operatori economici pubblici o privati oppure possa recare pregiudizio alla concorrenza leale tra questi.


Sezione 4

Comunicazioni

Articolo 42

Regole applicabili alle comunicazioni.

1. Tutte le comunicazioni e tutti gli scambi di informazioni di cui al presente titolo possono avvenire, a scelta dell’amministrazione aggiudicatrice, per posta, mediante fax o per via elettronica, conformemente ai paragrafi 4 e 5, per telefono nei casi e alle condizioni di cui al paragrafo 6 o mediante una combinazione di tali mezzi.

2. Il mezzo di comunicazione scelto deve essere comunemente disponibile, in modo da non limitare l’accesso degli operatori economici alla procedura di aggiudicazione.

3. Le comunicazioni, gli scambi e l’archiviazione di informazioni sono realizzati in modo da salvaguardare l’integrità dei dati e la riservatezza delle offerte e delle domande di partecipazione e da non consentire alle amministrazioni aggiudicatrici di prendere visione del contenuto delle offerte e delle domande di partecipazione prima della scadenza del termine previsto per la loro presentazione.

4. Gli strumenti da utilizzare per comunicare per via elettronica, nonché le relative caratteristiche tecniche, devono essere di carattere non discriminatorio, comunemente disponibili al pubblico e compatibili con i prodotti della tecnologia dell’informazione e della comunicazione generalmente in uso.

5. Ai dispositivi di trasmissione e ricezione elettronica delle offerte e ai dispositivi di ricezione elettronica delle domande di partecipazione si applicano le seguenti regole:

a) le informazioni concernenti le specifiche necessarie alla presentazione di offerte e domande di partecipazione per via elettronica, ivi compresa la cifratura, sono messe a disposizione degli interessati. Inoltre, i dispositivi di ricezione elettronica delle offerte e delle domande di partecipazione sono conformi ai requisiti dell’allegato X;

b) gli Stati membri possono, in conformità dell’articolo 5 della direttiva 1999/93/CE, esigere che le offerte presentate per via elettronica possano effettuarsi solo utilizzando una firma elettronica avanzata conforme al paragrafo 1 di detto articolo;

c) gli Stati membri possono introdurre o mantenere sistemi di accreditamento facoltativo al fine di migliorare il livello della prestazione di servizi di certificazione relativamente ai suddetti dispositivi;

d) gli offerenti o i candidati si impegnano a far sì che i documenti, i certificati e le dichiarazioni di cui agli articoli da 45 a 50 e all’articolo 52, se non sono disponibili in forma elettronica, siano presentati prima della scadenza del termine previsto per la presentazione delle offerte o delle domande di partecipazione.

6. Alla trasmissione delle domande di partecipazione si applicano le regole seguenti:

a) le domande di partecipazione alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici possono essere presentate per iscritto o per telefono;

b) qualora siano presentate per telefono, le domande di partecipazione devono essere confermate per iscritto prima della scadenza del termine previsto per la loro ricezione;

c) le amministrazioni aggiudicatrici possono esigere che le domande di partecipazione presentate mediante fax siano confermate per posta o per via elettronica. In tal caso, esse indicano nel bando di gara tale esigenza ed il termine entro il quale deve essere soddisfatta.


Sezione 5

Verbali

Articolo 43

Contenuto dei verbali.

Per ogni appalto, ogni accordo quadro e ogni istituzione di un sistema dinamico di acquisizione l’amministrazione aggiudicatrice redige un verbale contenente almeno le seguenti informazioni:

a) il nome e l’indirizzo dell’amministrazione aggiudicatrice, l’oggetto e il valore dell’appalto, dell’accordo quadro o del sistema dinamico di acquisizione;

b) i nomi dei candidati o degli offerenti presi in considerazione e i motivi della scelta;

c) i nomi dei candidati o degli offerenti esclusi e i motivi dell’esclusione;

d) i motivi del rigetto delle offerte giudicate anormalmente basse;

e) il nome dell’aggiudicatario e la giustificazione della scelta della sua offerta nonché, se è nota, la parte dell’appalto o dell’accordo quadro che l’aggiudicatario intende subappaltare a terzi;

f) nel caso di procedure negoziate, le circostanze di cui agli articoli 30 e 31 che giustificano il ricorso a siffatte procedure;

g) in caso di dialogo competitivo, le circostanze di cui all’articolo 29 che giustificano il ricorso a tale procedura;

h) se del caso, le ragioni per le quali l’amministrazione aggiudicatrice ha rinunciato ad aggiudicare un appalto, a concludere un accordo quadro o a istituire un sistema dinamico di acquisizione.

Le amministrazioni aggiudicatrici prendono gli opportuni provvedimenti per documentare lo svolgimento delle procedure di aggiudicazione condotte con mezzi elettronici.

Il verbale o i suoi elementi principali sono comunicati alla Commissione qualora ne faccia richiesta.


Capo VII

Svolgimento della procedura

Sezione 1

Disposizioni generali

Articolo 44

Accertamento dell’idoneità e scelta dei partecipanti, aggiudicazione.

1. L’aggiudicazione degli appalti avviene in base ai criteri di cui agli articoli 53 e 55, tenuto conto dell’articolo 24, previo accertamento dell’idoneità degli operatori economici non esclusi in forza degli articoli 45 e 46, effettuato dalle amministrazioni aggiudicatrici conformemente ai criteri relativi alla capacità economica e finanziaria, alle conoscenze od alle capacità professionali e tecniche di cui agli articoli da 47 a 52 e, se del caso, alle norme ed ai criteri non discriminatori di cui al paragrafo 3.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici possono richiedere livelli minimi di capacità, conformemente agli articoli 47 e 48, che i candidati e gli offerenti devono possedere.

La portata delle informazioni di cui agli articoli 47 e 48 nonché i livelli minimi di capacità richiesti per un determinato appalto devono essere connessi e proporzionati all’oggetto dell’appalto.

Detti livelli minimi sono indicati nel bando di gara.

3. Nelle procedure ristrette, nelle procedure negoziate con pubblicazione di un bando di gara e nel dialogo competitivo, le amministrazioni aggiudicatrici possono limitare il numero di candidati idonei che inviteranno a presentare un’offerta, a negoziare od a partecipare al dialogo, purché vi sia un numero sufficiente di candidati idonei. Le amministrazioni aggiudicatrici indicano nel bando di gara i criteri o le norme obiettivi e non discriminatori che intendono applicare, il numero minimo di candidati che intendono invitare e, all’occorrenza, il numero massimo.

Nelle procedure ristrette il numero minimo di candidati è cinque. Nelle procedure negoziate con pubblicazione di un bando di gara e nel dialogo competitivo il numero minimo di candidati è tre. In ogni caso il numero di candidati invitati deve essere sufficiente ad assicurare un’effettiva concorrenza.

Le amministrazioni aggiudicatrici invitano un numero di candidati almeno pari al numero minimo prestabilito. Se il numero di candidati che soddisfano i criteri di selezione e i livelli minimi è inferiore al numero minimo, l’amministrazione aggiudicatrice può proseguire la procedura invitando il candidato o i candidati in possesso delle capacità richieste. L’amministrazione aggiudicatrice non può includere in tale procedura altri operatori economici che non abbiano chiesto di partecipare o candidati che non abbiano le capacità richieste.

4. Le amministrazioni aggiudicatrici, quando ricorrono alla facoltà di ridurre il numero di soluzioni da discutere o di offerte da negoziare, di cui all’articolo 29, paragrafo 4, e all’articolo 30, paragrafo 4, effettuano tale riduzione applicando i criteri di aggiudicazione indicati nel bando di gara, nel capitolato d’oneri o nel documento descrittivo. Nella fase finale, tale numero deve consentire di garantire una concorrenza effettiva, purché vi sia un numero sufficiente di soluzioni o di candidati idonei.


Sezione 2

Criteri di selezione qualitativa

Articolo 45

Situazione personale del candidato o dell’offerente.

1. È escluso dalla partecipazione ad un appalto pubblico il candidato o l’offerente condannato, con sentenza definitiva di cui l’amministrazione aggiudicatrice è a conoscenza; per una o più delle ragioni elencate qui di seguito:

a) partecipazione a un’organizzazione criminale, quale definita all’articolo 2, paragrafo 1, dell’azione comune 98/773/GAI del Consiglio;

b) corruzione, quale definita rispettivamente all’articolo 3 dell’atto del Consiglio del 26 maggio 1997 ed all’articolo 3, paragrafo 1, dell’azione comune 98/742/GAI del Consiglio;

c) frode ai sensi dell’articolo 1 della convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee (12);

d) riciclaggio dei proventi di attività illecite, quale definito all’articolo 1 della direttiva 91/308/CEE del Consiglio del 10 giugno 1991 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite.

Gli Stati membri precisano, in conformità del rispettivo diritto nazionale e nel rispetto del diritto comunitario, le condizioni di applicazione del presente paragrafo.

Essi possono prevedere una deroga all’obbligo di cui al primo comma per esigenze imperative di interesse generale.

Ai fini dell’applicazione del presente paragrafo, le amministrazioni aggiudicatrici chiedono, se del caso, ai candidati o agli offerenti di fornire i documenti di cui al paragrafo 3 e, qualora abbiano dubbi sulla situazione personale di tali candidati/offerenti, possono rivolgersi alle autorità competenti per ottenere le informazioni relative alla situazione personale dei candidati o offerenti che reputino necessarie. Se le informazioni riguardano un candidato o un offerente stabilito in uno Stato membro diverso da quello dell’amministrazione aggiudicatrice, quest’ultima può richiedere la cooperazione delle autorità competenti. In funzione del diritto nazionale dello Stato membro in cui sono stabiliti i candidati o gli offerenti, le richieste riguarderanno le persone giuridiche e/o le persone fisiche, compresi, se del caso, i dirigenti delle imprese o qualsiasi persona che eserciti il potere di rappresentanza, di decisione o di controllo del candidato o dell’offerente.

2. Può essere escluso dalla partecipazione all’appalto ogni operatore economico:

a) che si trovi in stato di fallimento, di liquidazione, di cessazione d’attività, di amministrazione controllata o di concordato preventivo o in ogni altra analoga situazione risultante da una procedura della stessa natura prevista da leggi e regolamenti nazionali;

b) a carico del quale sia in corso un procedimento per la dichiarazione di fallimento, di amministrazione controllata, di liquidazione, di concordato preventivo oppure ogni altro procedimento della stessa natura previsto da leggi e regolamenti nazionali;

c) nei cui confronti sia stata pronunciata una condanna con sentenza passata in giudicato conformemente alle disposizioni di legge dello Stato, per un reato che incida sulla sua moralità professionale;

d) che, nell’esercizio della propria attività professionale, abbia commesso un errore grave, accertato con qualsiasi mezzo di prova dall’amministrazione aggiudicatrice;

e) che non sia in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali secondo la legislazione del paese dove è stabilito o del paese dell’amministrazione aggiudicatrice;

f) che non sia in regola con gli obblighi relativi al pagamento delle imposte e delle tasse secondo la legislazione del paese dove è stabilito o del paese dell’amministrazione aggiudicatrice;

g) che si sia reso gravemente colpevole di false dichiarazioni nel fornire le informazioni che possono essere richieste a norma della presente sezione o che non abbia fornito dette informazioni.

Gli Stati membri precisano, conformemente al rispettivo diritto nazionale e nel rispetto del diritto comunitario, le condizioni di applicazione del presente paragrafo.

3. Le amministrazioni aggiudicatrici accettano come prova sufficiente che attesta che l’operatore economico non si trova in nessuna delle situazioni di cui al paragrafo 1 e al paragrafo 2, lettere a), b), c), e) e f) quanto segue:

a) per i casi di cui al paragrafo 1 e al paragrafo 2, lettere a), b) e c), la presentazione di un estratto del casellario giudiziale o, in mancanza di questo, di un documento equivalente rilasciato dalla competente autorità giudiziaria o amministrativa del paese d’origine o di provenienza, da cui risulti che tali requisiti sono soddisfatti;

b) per i casi di cui al paragrafo 2, lettere e) o f), un certificato rilasciato dall’autorità competente dello Stato membro in questione.

Qualora non siano rilasciati dal paese in questione o non menzionino tutti i casi previsti al paragrafo 1 e al paragrafo 2, lettere a), b) o c), i documenti o i certificati possono essere sostituiti da una dichiarazione giurata ovvero, negli Stati membri in cui non esiste siffatta dichiarazione, da una dichiarazione solenne resa dalla persona interessata innanzi a un’autorità giudiziaria o amministrativa competente, a un notaio o a un organismo professionale qualificato del paese d’origine o di provenienza.

4. Gli Stati membri designano le autorità e gli organismi competenti per il rilascio dei documenti, certificati o dichiarazioni di cui al paragrafo 3 e ne informano la Commissione. La comunicazione non pregiudica il diritto applicabile in materia di protezione dei dati.

(12) Pubblicato nella G.U.C.E. 27 novembre 1995, n. C 316.


Articolo 46

Abilitazione all’esercizio dell’attività professionale.

Ad ogni operatore economico che intenda partecipare ad un appalto pubblico può essere richiesto di comprovare la sua iscrizione nell’albo professionale o nel registro commerciale o di presentare una dichiarazione giurata o un certificato, quali precisati all’allegato IX A per gli appalti pubblici di lavori, all’allegato IX B per gli appalti pubblici di forniture e all’allegato IX C per gli appalti pubblici di servizi, secondo le modalità vigenti nello Stato membro nel quale è stabilito.

Nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, se i candidati o gli offerenti devono essere in possesso di una particolare autorizzazione ovvero appartenere a una particolare organizzazione per poter prestare nel proprio paese d’origine il servizio in questione, l’amministrazione aggiudicatrice può chiedere loro di provare il possesso di tale autorizzazione ovvero l’appartenenza all’organizzazione di cui trattasi.


Articolo 47

Capacità economica e finanziaria.

1. In linea di massima, la capacità economica e finanziaria dell’operatore economico può essere provata mediante una o più delle seguenti referenze:

a) idonee dichiarazioni bancarie o, se del caso, comprovata copertura assicurativa contro i rischi professionali;

b) bilanci o estratti di bilanci, qualora la pubblicazione del bilancio sia obbligatoria in base alla legislazione del paese nel quale l’operatore economico è stabilito;

c) una dichiarazione concernente il fatturato globale e, se del caso, il fatturato del settore di attività oggetto dell’appalto, al massimo per gli ultimi tre esercizi disponibili in base alla data di costituzione o all’avvio delle attività dell’operatore economico, nella misura in cui le informazioni su di tali fatturati siano disponibili.

2. Un operatore economico può, se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi. In tal caso deve dimostrare alla amministrazione aggiudicatrice che disporrà dei mezzi necessari, ad esempio mediante presentazione dell’impegno a tal fine di questi soggetti.

3. Alle stesse condizioni un raggruppamento di operatori economici di cui all’articolo 4 può fare affidamento sulle capacità dei partecipanti al raggruppamento o di altri soggetti.

4. Le amministrazioni aggiudicatrici precisano, nel bando di gara o nell’invito a presentare offerte, le referenze di cui al paragrafo 1 da esse scelte, nonché le altre eventuali referenze probanti che devono essere presentate.

5. L’operatore economico che per fondati motivi non è in grado di presentare le referenze chieste dall’amministrazione aggiudicatrice è autorizzato a provare la propria capacità economica e finanziaria mediante qualsiasi altro documento considerato idoneo dall’amministrazione aggiudicatrice.


Articolo 48

Capacità tecniche e professionali.

1. Le capacità tecniche e professionali degli operatori economici sono valutate e verificate secondo i paragrafi 2 e 3.

2. Le capacità tecniche degli operatori economici possono essere provate in uno o più dei seguenti modi, a seconda della natura, della quantità o dell’importanza e dell’uso dei lavori, delle forniture o dei servizi:

a) i) presentazione dell’elenco dei lavori eseguiti negli ultimi cinque anni; tale elenco è corredato di certificati di buona esecuzione dei lavori più importanti. Tali certificati indicano l’importo, il periodo e il luogo di esecuzione dei lavori e precisano se questi sono stati effettuati a regola d’arte e con buon esito; se del caso, questi certificati sono trasmessi direttamente all’amministrazione aggiudicatrice dall’autorità competente;

ii) presentazione di un elenco delle principali forniture o dei principali servizi effettuati negli ultimi tre anni, con indicazione dei rispettivi importi, date e destinatari, pubblici o privati. Le forniture e le prestazioni di servizi sono provate:

- quando il destinatario era un’amministrazione aggiudicatrice, da certificati rilasciati o controfirmati dall’autorità competente;

- quando il destinatario è stato un privato, da una attestazione dall’acquirente ovvero, in mancanza di tale attestazione, semplicemente da una dichiarazione dell’operatore economico;

b) indicazione dei tecnici o degli organismi tecnici, che facciano o meno parte integrante dell’operatore economico, e più particolarmente di quelli responsabili del controllo della qualità e, per gli appalti pubblici di lavori, di cui l’imprenditore disporrà per l’esecuzione dell’opera;

c) descrizione dell’attrezzatura tecnica, delle misure adottate dal fornitore o dal prestatore di servizi per garantire la qualità, nonché degli strumenti di studio e di ricerca di cui dispone;

d) qualora i prodotti da fornire o i servizi da prestare siano di natura complessa o, eccezionalmente, siano richiesti per una finalità particolare, una verifica eseguita dall’amministrazione aggiudicatrice o, per suo conto, da un organismo ufficiale competente del paese in cui il fornitore o il prestatore dei servizi è stabilito, purché tale organismo acconsenta; la verifica verte sulle capacità di produzione del fornitore e sulla capacità tecnica del prestatore di servizi e, se necessario, sugli strumenti di studio e di ricerca di cui egli dispone, nonché sulle misure adottate per garantire la qualità;

e) indicazione dei titoli di studio e professionali del prestatore di servizi o dell’imprenditore e/o dei dirigenti dell’impresa, in particolare del responsabile o dei responsabili della prestazione dei servizi o della condotta dei lavori;

f) per gli appalti pubblici di lavori e di servizi e unicamente nei casi appropriati, indicazione delle misure di gestione ambientale che l’operatore economico potrà applicare durante la realizzazione dell’appalto;

g) dichiarazione indicante l’organico medio annuo del prestatore dell’imprenditore o dell’imprenditore e il numero dei dirigenti durante gli ultimi tre anni;

h) dichiarazione indicante l’attrezzatura, il materiale e l’equipaggiamento tecnico di cui l’imprenditore o il prestatore di servizi disporrà per eseguire l’appalto;

i) indicazione della parte di appalto che il prestatore di servizi intende eventualmente subappaltare;

j) per i prodotti da fornire:

i) campioni, descrizioni e/o fotografie la cui autenticità deve poter essere certificata a richiesta dall’amministrazione aggiudicatrice;

ii) certificati rilasciati da istituti o servizi ufficiali incaricati del controllo della qualità, di riconosciuta competenza, i quali attestino la conformità di prodotti ben individuati mediante riferimenti a determinate specifiche o norme.

3. Un operatore economico può, se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi. Deve, in tal caso, provare all’amministrazione aggiudicatrice che per l’esecuzione dell’appalto disporrà delle risorse necessarie ad esempio presentando l’impegno di tale soggetto di mettere a disposizione dell’operatore economico le risorse necessarie.

4. Alle stesse condizioni un raggruppamento di operatori economici di cui all’articolo 4 può fare assegnamento sulle capacità dei partecipanti al raggruppamento o di altri soggetti.

5. Nelle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici aventi a oggetto forniture che necessitano di lavori di posa in opera o di installazione, la fornitura di servizi e/o l’esecuzione di lavori, la capacità degli operatori economici di fornire tali servizi o di eseguire l’installazione o i lavori può essere valutata con riferimento, in particolare, alla loro competenza, efficienza, esperienza e affidabilità.

6. L’amministrazione aggiudicatrice precisa nel bando di gara o nell’invito a presentare offerte le referenze, fra quelle previste al paragrafo 2, di cui richiede la presentazione.


Articolo 49

Norme di garanzia della qualità.

Qualora richiedano la presentazione di certificati rilasciati da organismi indipendenti per attestare l’ottemperanza dell’operatore economico a determinate norme in materia di garanzia della qualità, le amministrazioni aggiudicatrici fanno riferimento ai sistemi di assicurazione della qualità basati sulle serie di norme europee in materia e certificati da organismi conformi alle serie delle norme europee relative alla certificazione. Le amministrazioni aggiudicatrici riconoscono i certificati equivalenti rilasciati da organismi stabiliti in altri Stati membri. Esse ammettono parimenti altre prove relative all’impiego di misure equivalenti di garanzia della qualità prodotte dagli operatori economici.


Articolo 50

Norme di gestione ambientale.

Qualora nei casi di cui all’articolo 48, paragrafo 2, lettera f), richiedano la presentazione di certificati rilasciati da organismi indipendenti per attestare il rispetto da parte dell’operatore economico di determinate norme di gestione ambientale, le amministrazioni aggiudicatrici fanno riferimento al sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) o a norme di gestione ambientale basate sulle pertinenti norme europee o internazionali certificate da organismi conformi alla legislazione comunitaria o alle norme europee o internazionali relative alla certificazione. Le amministrazioni aggiudicatrici riconoscono i certificati equivalenti in materia rilasciati da organismi stabiliti in altri Stati membri. Esse accettano parimenti altre prove relative a misure equivalenti in materia di gestione ambientale, prodotte dagli operatori economici.


Articolo 51

Documenti e informazioni complementari.

L’amministrazione aggiudicatrice può invitare gli operatori economici a integrare o chiarire i certificati e i documenti presentati ai sensi degli articoli da 45 a 50.


Articolo 52

Elenchi ufficiali di operatori economici riconosciuti e certificazione da parte di organismi di diritto pubblico o privato.

1. Gli Stati membri possono instaurare elenchi ufficiali di imprenditori, di fornitori, o di prestatori di servizi riconosciuti oppure una certificazione da parte di organismi pubblici o privati.

Gli Stati membri adeguano le condizioni di iscrizione su tali elenchi nonché quelle del rilascio di certificati da parte degli organismi di certificazione all’articolo 45, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettere da a) a d), e g), all’articolo 46, all’articolo 47, paragrafi 1, 4, e 5, all’articolo 48, paragrafi 1, 2, 5 e 6, e agli articoli 49 e, se del caso, 50.

Gli Stati membri le adeguano parimenti all’articolo 47, paragrafo 2 e all’articolo 48, paragrafo 3, per le domande di iscrizione o di certificazione presentate da operatori economici facenti parte di un gruppo che dispongono di mezzi forniti dalle altre società del gruppo. Detti operatori devono in tal caso dimostrare all’autorità che stabilisce l’elenco ufficiale o all’organismo di certificazione che disporranno di tali mezzi per tutta la durata di validità del certificato che attesta la loro iscrizione all’elenco o del certificato rilasciato dall’organismo di certificazione e che tali società continueranno a soddisfare, durante detta durata, i requisiti in materia di selezione qualitativa previsti agli articoli di cui al secondo comma di cui gli operatori si avvalgono ai fini della loro iscrizione.

2. Gli operatori economici iscritti in elenchi ufficiali o aventi un certificato possono, in occasione di ogni appalto, presentare alle amministrazioni aggiudicatrici un certificato di iscrizione rilasciato dalla competente autorità, o il certificato rilasciato dall’organismo di certificazione competente. Tali certificati indicano le referenze che hanno permesso l’iscrizione nell’elenco o/la certificazione nonché la relativa classificazione.

3. L’iscrizione in un elenco ufficiale, certificata dalle autorità competenti o il certificato rilasciato dall’organismo di certificazione, costituisce per le amministrazioni aggiudicatrici degli altri Stati membri una presunzione di idoneità ai soli fini dell’articolo 45, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettere da a) a d) e g), dell’articolo 46, dell’articolo 47, paragrafo 1, lettere b) e c), e dell’articolo 48, paragrafo 2, lettere a)ii), b), e), g) e h) per gli imprenditori, paragrafo 2, lettere a)ii), b), c) d) e j) per i fornitori e paragrafo 2, lettere a)ii) e da c) a i) per i prestatori di servizi.

4. I dati risultanti dall’iscrizione negli elenchi ufficiali o dalla certificazione non possono essere contestati senza giustificazione.

Per quanto riguarda il pagamento dei contributi assistenziali e previdenziali e il pagamento delle imposte e tasse, per ogni appalto, può essere richiesta un’attestazione supplementare ad ogni operatore economico.

Le amministrazioni aggiudicatrici degli altri Stati membri applicano il paragrafo 3 e il primo comma del presente paragrafo soltanto agli operatori economici stabiliti nello Stato membro che ha redatto l’albo ufficiale.

5. Per l’iscrizione degli operatori economici degli altri Stati membri in un elenco ufficiale, o per la loro certificazione da parte degli organismi di cui al paragrafo 1, non si possono esigere prove e dichiarazioni non richieste agli operatori economici nazionali e, in ogni caso, non previste dagli articoli da 45 a 49 e, se del caso, dall’articolo 50.

Tuttavia siffatta iscrizione o certificazione non può essere imposta agli operatori economici degli altri Stati membri in vista della loro partecipazione a un appalto pubblico. Le amministrazioni aggiudicatrici riconoscono i certificati equivalenti degli organismi stabiliti in altri Stati membri, e accettano anche altri mezzi di prova equivalenti.

6. Gli operatori economici possono chiedere in qualsiasi momento la loro iscrizione in un elenco ufficiale o il rilascio del certificato. Essi devono essere informati entro un termine ragionevolmente breve della decisione dell’autorità che stabilisce l’elenco o dell’organismo di certificazione competente.

7. Gli organismi di certificazione di cui al paragrafo 1 sono organismi che rispondono alle norme europee in materia di certificazione.

8. Gli Stati membri che hanno elenchi ufficiali o organismi di certificazione di cui al paragrafo 1 comunicano alla Commissione e agli altri Stati membri l’indirizzo dell’organismo presso il quale le domande possono essere presentate.


Sezione 3

Aggiudicazione dell’appalto

Articolo 53

Criteri di aggiudicazione dell’appalto.

1. Fatte salve le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative nazionali relative alla rimunerazione di servizi specifici, i criteri sui quali si basano le amministrazioni aggiudicatrici per aggiudicare gli appalti pubblici sono:

a) o, quando l’appalto è aggiudicato all’offerta economicamente più vantaggiosa dal punto di vista dell’amministrazione aggiudicatrice, diversi criteri collegati all’oggetto dell’appalto pubblico in questione, quali, ad esempio, la qualità, il prezzo, il pregio tecnico, le caratteristiche estetiche e funzionali, le caratteristiche ambientali, il costo d’utilizzazione, la redditività, il servizio successivo alla vendita e l’assistenza tecnica, la data di consegna e il termine di consegna o di esecuzione; oppure

b) esclusivamente il prezzo più basso.

2. Fatte salve le disposizioni del terzo comma, nel caso previsto al paragrafo 1, lettera a), l’amministrazione aggiudicatrice precisa, nel bando di gara o nel capitolato d’oneri o, in caso di dialogo competitivo, nel documento descrittivo, la ponderazione relativa che attribuisce a ciascuno dei criteri scelti per determinare l’offerta economicamente più vantaggiosa.

Tale ponderazione può essere espressa prevedendo una forcella in cui lo scarto tra il minimo e il massimo deve essere appropriato.

L’amministrazione aggiudicatrice, qualora ritenga impossibile la ponderazione per ragioni dimostrabili, indica nel bando di gara o nel capitolato d’oneri o, in caso di dialogo competitivo, nel documento descrittivo l’ordine decrescente d’importanza dei criteri.


Articolo 54

Ricorso alle aste elettroniche.

1. Gli Stati membri possono prevedere la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di ricorrere ad aste elettroniche.

2. Nelle procedure aperte, ristrette o negoziate nel caso di cui all’articolo 30, paragrafo 1, lettera a), le amministrazioni aggiudicatrici possono decidere che l’aggiudicazione di un appalto pubblico sarà preceduta da un’asta elettronica quando le specifiche dell’appalto possono essere fissate in maniera precisa.

Alle stesse condizioni, possono ricorrere all’asta elettronica in occasione del rilancio del confronto competitivo fra le parti di un accordo quadro, di cui all’articolo 32, paragrafo 4, secondo comma, secondo trattino, e dell’indizione di gare per appalti da aggiudicare nell’ambito del sistema dinamico di acquisizione di cui all’articolo 33.

L’asta elettronica riguarda:

- unicamente i prezzi quando l’appalto viene attribuito al prezzo più basso;

- oppure i prezzi e/o i valori degli elementi dell’offerta indicati nel capitolato d’oneri quando l’appalto è aggiudicato all’offerta economicamente più vantaggiosa.

3. Le amministrazioni aggiudicatrici che decidono di ricorrere ad un’asta elettronica lo indicano nel bando di gara.

Il capitolato d’oneri comporta, tra l’altro, le seguenti informazioni:

a) gli elementi i cui valori saranno oggetto dell’asta elettronica, purché tali elementi siano quantificabili in modo da essere espressi in cifre o in percentuali;

b) i limiti eventuali dei valori che potranno essere presentati, quali risultano dalle specifiche dell’oggetto dell’appalto;

c) le informazioni che saranno messe a disposizione degli offerenti nel corso dell’asta elettronica e, se del caso, il momento in cui saranno messe a loro disposizione;

d) le informazioni pertinenti sullo svolgimento dell’asta elettronica;

e) le condizioni alle quali gli offerenti potranno rilanciare e, in particolare, gli scarti minimi eventualmente richiesti per il rilancio;

f) le informazioni pertinenti sul dispositivo elettronico utilizzato e sulle modalità e specifiche tecniche di collegamento.

4. Prima di procedere all’asta elettronica le amministrazioni aggiudicatrici effettuano una prima valutazione completa delle offerte conformemente al (ai) criterio(i) di aggiudicazione stabiliti e alla relativa ponderazione.

Tutti gli offerenti che hanno presentato offerte ammissibili sono invitati simultaneamente per via elettronica a presentare nuovi prezzi e/o nuovi valori; l’invito contiene ogni informazione pertinente per il collegamento individuale al dispositivo elettronico utilizzato e precisa la data e l’ora di inizio dell’asta elettronica. L’asta elettronica può svolgersi in più fasi successive e non può aver inizio prima di due giorni lavorativi a decorrere dalla data di invio degli inviti.

5. Quando l’aggiudicazione avviene in base al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, l’invito è corredato del risultato della valutazione completa dell’offerta dell’offerente interessato, effettuata conformemente alla ponderazione di cui all’articolo 53, paragrafo 2, primo comma.

L’invito precisa altresì la formula matematica che determinerà, durante l’asta elettronica, le riclassificazioni automatiche in funzione dei nuovi prezzi e/o dei nuovi valori presentati. Questa formula integra la ponderazione di tutti i criteri stabiliti per determinare l’offerta economicamente più vantaggiosa, quale indicata nel bando di gara o nel capitolato d’oneri; a tal fine le eventuali forcelle devono essere precedentemente espresse con un valore determinato.

Qualora siano autorizzate le varianti, per ciascuna variante deve essere fornita una formula separata.

6. Nel corso di ogni fase dell’asta elettronica, le amministrazioni aggiudicatrici comunicano in tempo reale a tutti gli offerenti almeno le informazioni che consentono loro di conoscere in ogni momento la rispettiva classificazione. Esse possono anche comunicare altre informazioni riguardanti altri prezzi o valori presentati, purché sia previsto nel capitolato d’oneri. Le amministrazioni aggiudicatrici possono inoltre, in qualsiasi momento, annunciare il numero di partecipanti alla fase dell’asta; tuttavia in nessun caso esse possono rendere nota l’identità degli offerenti durante lo svolgimento delle fasi dell’asta elettronica.

7. Le amministrazioni aggiudicatrici dichiarano conclusa l’asta elettronica secondo una o più delle seguenti modalità:

a) indicano nell’invito a partecipare all’asta la data e l’ora preventivamente fissate;

b) quando non ricevono più nuovi prezzi o nuovi valori che rispondono alle esigenze degli scarti minimi. In questo caso le amministrazioni aggiudicatrici precisano nell’invito a partecipare all’asta il termine che rispetteranno a partire dalla ricezione dell’ultima presentazione prima di dichiarare conclusa l’asta elettronica;

c) quando il numero di fasi dell’asta fissato nell’invito a partecipare all’asta è stato raggiunto.

Quando le amministrazioni aggiudicatrici hanno deciso di dichiarare conclusa l’asta elettronica ai sensi della lettera c), eventualmente in combinazione con le modalità di cui alla lettera b), l’invito a partecipare all’asta indica il calendario di ogni fase dell’asta.

8. Dopo aver dichiarata conclusa l’asta elettronica, le amministrazioni aggiudicatrici aggiudicano l’appalto ai sensi dell’articolo 53, in funzione dei risultati dell’asta elettronica.

Le amministrazioni aggiudicatrici non possono ricorrere alle aste elettroniche abusivamente o in modo tale da impedire, limitare o distorcere la concorrenza o in modo da modificare l’oggetto dell’appalto, quale sottoposto a indizione di gara mediante la pubblicazione del bando di gara e quale definito nel capitolato d’oneri.


Articolo 55

Offerte anormalmente basse.

1. Se, per un determinato appalto, talune offerte appaiono anormalmente basse rispetto alla prestazione, l’amministrazione aggiudicatrice, prima di poter respingere tali offerte, richiede per iscritto le precisazioni ritenute pertinenti in merito agli elementi costitutivi dell’offerta in questione.

Dette precisazioni possono riguardare in particolare:

a) l’economia del procedimento di costruzione, del processo di fabbricazione dei prodotti o del metodo di prestazione del servizio;

b) le soluzioni tecniche adottate e/o le condizioni eccezionalmente favorevoli di cui dispone l’offerente per eseguire i lavori, per fornire i prodotti o per prestare i servizi;

c) l’originalità dei lavori, delle forniture o dei servizi proposti dall’offerente;

d) il rispetto delle disposizioni relative alla protezione e alle condizioni di lavoro vigenti nel luogo in cui deve essere effettuata la prestazione;

e) l’eventualità che l’offerente ottenga un aiuto di Stato.

2. L’amministrazione aggiudicatrice verifica, consultando l’offerente, detti elementi costitutivi tenendo conto delle giustificazioni fornite.

3. L’amministrazione aggiudicatrice che accerta che un’offerta è anormalmente bassa in quanto l’offerente ha ottenuto un aiuto di Stato può respingere tale offerta per questo solo motivo unicamente se consulta l’offerente e se quest’ultimo non è in grado di dimostrare, entro un termine sufficiente stabilito dall’amministrazione aggiudicatrice, che l’aiuto in questione era stato concesso legalmente. Quando l’amministrazione aggiudicatrice respinge un’offerta in tali circostanze, provvede a informarne la Commissione.


TITOLO III

Disposizioni nel settore delle concessioni di lavori pubblici

Capo I

Disposizioni applicabili alle concessioni di lavori pubblici

Articolo 56

Campo di applicazione.

Il presente capo si applica a tutti i contratti di concessione di lavori pubblici stipulati dalle amministrazioni aggiudicatrici quando il valore di tali contratti sia pari o superiore a 5.923.000 EUR (13).

Detto valore è calcolato in base alle disposizioni applicabili agli appalti pubblici di lavori di cui all’articolo 9.

(13) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.


Articolo 57

Esclusioni dal campo di applicazione.

Il presente titolo non si applica alle concessioni di lavori pubblici:

a) che sono rilasciate nelle circostanze previste, relativamente agli appalti pubblici di lavori, agli articoli 13, 14 e 15 della presente direttiva;

b) che sono rilasciate dalle amministrazioni aggiudicatrici che esercitano una o più delle attività di cui agli articoli da 3 a 7 della direttiva 2004/17/CE, quando sono rilasciate per l’esercizio di tali attività.

Tuttavia la presente direttiva continua ad applicarsi alle concessioni di lavori pubblici rilasciate da amministrazioni aggiudicatrici che esercitano una o più delle attività di cui all’articolo 6 della direttiva 2004/17/CE e rilasciate per tali attività, fintantoché lo Stato membro interessato si avvale della facoltà di cui all’articolo 71, secondo comma di tale direttiva per differirne l’applicazione.


Articolo 58

Pubblicazione del bando relativo alle concessioni di lavori pubblici.

1. Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono procedere alla concessione di lavori pubblici rendono nota tale intenzione mediante un bando.

2. I bandi relativi alle concessioni di lavori pubblici contengono le informazioni indicate nell’allegato VII C ed, se del caso, ogni altra informazione ritenuta utile dall’amministrazione aggiudicatrice, secondo il formato dei modelli di formulari adottati dalla Commissione conformemente alla procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2.

3. Detti bandi sono pubblicati secondo l’articolo 36, paragrafi da 2 a 8.

4. Le disposizioni sulla pubblicazione dei bandi di cui all’articolo 37 si applicano anche alle concessioni di lavori pubblici.


Articolo 59

Termini.

Nel caso in cui le amministrazioni aggiudicatrici procedano alla concessione di lavori pubblici, il termine per la presentazione delle candidature alla concessione non può essere inferiore a cinquantadue giorni dalla data di spedizione del bando, salvo il caso previsto dall’articolo 38, paragrafo 5.

L’articolo 38, paragrafo 7, è applicabile.


Articolo 60

Subappalto.

L’amministrazione aggiudicatrice può:

a) imporre al concessionario di lavori pubblici di affidare a terzi appalti corrispondenti a una percentuale non inferiore al 30% del valore globale dei lavori oggetto della concessione, pur prevedendo la facoltà per i candidati di aumentare tale percentuale; detta aliquota minima deve figurare nel contratto di concessione di lavori; oppure

b) invitare i candidati concessionari a dichiarare essi stessi nelle loro offerte la percentuale, ove sussista, del valore globale dei lavori oggetto della concessione che intendono affidare a terzi.


Articolo 61

Aggiudicazione di lavori complementari al concessionario.

La presente direttiva non si applica ai lavori complementari che non figurano nel progetto inizialmente previsto della concessione né nel contratto iniziale e che sono divenuti necessari, a seguito di una circostanza imprevista, per l’esecuzione dell’opera descritta, che l’amministrazione aggiudicatrice affida al concessionario, purché l’aggiudicatario sia l’operatore economico che esegue tale opera:

- qualora i lavori complementari non possano essere tecnicamente o economicamente separati dall’appalto iniziale senza gravi inconvenienti per le amministrazioni aggiudicatrici, oppure

- qualora i lavori, quantunque separabili dall’esecuzione dell’appalto iniziale, siano strettamente necessari al suo perfezionamento.

Tuttavia l’importo cumulato degli appalti aggiudicati per i lavori complementari non deve superare il 50% dell’importo dell’opera iniziale oggetto della concessione.


Capo II

Disposizioni applicabili agli appalti aggiudicati dai concessionari che sono amministrazioni aggiudicatrici

Articolo 62

Disposizioni applicabili.

Il concessionario che è un’amministrazione aggiudicatrice ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 9, è tenuto, per i lavori che saranno eseguiti da terzi, a rispettare le disposizioni della presente direttiva per l’aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori.


Capo III

Disposizioni applicabili agli appalti aggiudicati dai concessionari che non sono amministrazioni aggiudicatrici

Articolo 63

Disposizioni in materia di pubblicità: soglie ed eccezioni.

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i concessionari di lavori pubblici che non sono amministrazioni aggiudicatrici applichino le disposizioni in materia di pubblicità di cui all’articolo 64 in sede di aggiudicazione di appalti a terzi, se il valore di tali appalti è pari o superiore a 5.923.000 EUR (14).

Non è richiesta alcuna pubblicità se un appalto di lavori rientra nelle fattispecie di cui all’articolo 31.

Il valore degli appalti è calcolato in base alle disposizioni applicabili agli appalti di lavori pubblici definite nell’articolo 9.

2. Non si considerano come terzi le imprese che si sono raggruppate per ottenere la concessione, né le imprese a esse collegate.

Per «impresa collegata» si intende qualsiasi impresa su cui il concessionario può esercitare, direttamente o indirettamente, un’influenza dominante o qualsiasi impresa che può esercitare un’influenza dominante sul concessionario o che, come il concessionario, è soggetta all’influenza dominante di un’altra impresa per motivi attinenti alla proprietà, alla partecipazione finanziaria o alle norme che disciplinano l’impresa stessa.

L’influenza dominante è presunta quando un’impresa si trova, direttamente o indirettamente, in una delle seguenti situazioni nei confronti di un’altra impresa:

a) detiene la maggioranza del capitale sottoscritto dell’impresa; oppure

b) dispone della maggioranza dei voti connessi alle partecipazioni al capitale dell’impresa; oppure

c) può designare più della metà dei membri dell’organo di amministrazione, di direzione o di vigilanza dell’impresa.

L’elenco completo di tali imprese è unito alla candidatura per la concessione. L’elenco è aggiornato in funzione delle modificazioni intervenute nelle relazioni tra le imprese.

(14) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.


Articolo 64

Pubblicazione del bando.

1. I concessionari di lavori pubblici che non sono amministrazioni aggiudicatrici e che intendono aggiudicare un appalto di lavori a un terzo rendono nota tale intenzione mediante un bando.

2. I bandi contengono le informazioni indicate nell’allegato VII C ed eventualmente ogni altra informazione ritenuta utile dal concessionario di lavori pubblici, in base ai modelli di formulari adottati dalla Commissione secondo la procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2.

3. Il bando è pubblicato secondo l’articolo 36, paragrafi da 2 a 8.

4. Si applicano inoltre le disposizioni sulla pubblicazione volontaria dei bandi di cui all’articolo 37.

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Articolo 65

Termini per la ricezione delle domande di partecipazione e per la ricezione delle offerte.

Negli appalti di lavori banditi da concessionari di lavori pubblici che non sono amministrazioni aggiudicatrici, questi fissano un termine per la ricezione delle domande di partecipazione, non inferiore a 37 giorni dalla data di spedizione del bando, e un termine per la ricezione delle offerte, non inferiore a 40 giorni dalla data di spedizione del bando o dell’invito a presentare un’offerta.

L’articolo 38, paragrafi 5, 6 e 7, è applicabile.


TITOLO IV

Regole sui concorsi di progettazione nel settore dei servizi

Articolo 66

Disposizioni generali.

1. Le regole sull’organizzazione di un concorso di progettazione sono stabilite in conformità agli articoli da 66 a 74 e sono messe a disposizione degli interessati a partecipare al concorso.

2. L’ammissione dei partecipanti ai concorsi di progettazione non può essere limitata:

a) al territorio di un solo Stato membro o a una parte di esso;

b) per il fatto che, secondo la legislazione dello Stato membro in cui si svolge l’appalto-concorso, i partecipanti debbono essere persone fisiche o persone giuridiche.


Articolo 67

Campo di applicazione.

1. I concorsi di progettazione sono indetti secondo il presente titolo:

a) dalle amministrazioni aggiudicatrici designate nell’allegato IV come autorità governative centrali, a partire da una soglia pari o superiore a 154.000 EUR (15);

b) dalle amministrazioni aggiudicatrici non designate nell’allegato IV, a partire da una soglia pari o superiore a 236.000 EUR (16);

c) da tutte le amministrazioni aggiudicatrici, a partire da una soglia pari o superiore a 236.000 EUR (17) quando i concorsi di progettazione hanno per oggetto servizi della categoria 8 dell’allegato II A, servizi di telecomunicazioni della categoria 5, le cui voci nel CPV corrispondono ai numeri di riferimento 7524, 7525 e 7526 della CPC, e/o servizi elencati nell’allegato II B.

2. Il presente titolo si applica:

a) ai concorsi di progettazione indetti nel contesto di una procedura di aggiudicazione di appalti pubblici di servizi;

b) ai concorsi di progettazione che prevedono premi di partecipazione o versamenti a favore dei partecipanti.

Nel caso di cui alla lettera a), la «soglia» è il valore stimato al netto dell’IVA dell’appalto pubblico di servizi, compresi gli eventuali premi di partecipazione e/o versamenti ai partecipanti.

Nel caso di cui alla lettera b), la «soglia» è il valore complessivo dei premi e pagamenti, compreso il valore stimato al netto dell’IVA dell’appalto pubblico di servizi che potrebbe essere successivamente aggiudicato ai sensi dell’articolo 31, paragrafo 3, qualora l’amministrazione aggiudicatrice non escluda tale aggiudicazione nel bando di concorso.

(15) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.

(16) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.

(17) Importo così sostituito dall’articolo 2 del regolamento (CE) n. 1874/2004.


Articolo 68

Esclusioni dal campo di applicazione.

Il presente titolo non si applica:

a) né ai concorsi di progettazione di servizi ai sensi della direttiva 2004/17/CE indetti dalle amministrazioni aggiudicatrici che esercitano una o più delle attività di cui agli articoli da 3 a 7 di detta direttiva per l’esercizio di tali attività, né ai concorsi di progettazione esclusi dal campo di applicazione di tale direttiva;

Tuttavia la presente direttiva continua ad applicarsi ai concorsi di progettazione di servizi indetti da amministrazioni aggiudicatrici che esercitano una o più attività di cui all’articolo 6 della direttiva 2004/17/CE e aggiudicati per tali attività, fintantoché lo Stato membro interessato si avvale della facoltà di cui all’articolo 71, secondo comma, di quest’ultima direttiva per differirne l’applicazione;

b) ai concorsi di progettazione indetti nelle circostanze previste agli articoli 13, 14 e 15 della presente direttiva per gli appalti pubblici di servizi.


Articolo 69

Bandi e avvisi.

1. Le amministrazioni aggiudicatrici che intendono indire un concorso di progettazione rendono nota tale intenzione mediante un bando di concorso.

2. Le amministrazioni aggiudicatrici che hanno indetto un concorso di progettazione inviano un avviso in merito ai risultati del concorso in conformità all’articolo 36 e devono essere in grado di comprovare la data di invio.

Possono tuttavia non essere pubblicate le informazioni relative all’aggiudicazione di concorsi di progettazione la cui divulgazione ostacoli l’applicazione della legge, sia contraria all’interesse pubblico, pregiudichi i legittimi interessi commerciali di imprese pubbliche o private oppure possa recare pregiudizio alla concorrenza leale tra i prestatori di servizi.

3. Le disposizioni sulla pubblicazione dei bandi di cui all’articolo 37 si applicano anche ai concorsi di progettazione.


Articolo 70

Redazione e modalità di pubblicazione dei bandi e degli avvisi relativi ai concorsi di progettazione.

1. I bandi e gli avvisi di cui all’articolo 69 contengono le informazioni indicate nell’allegato VII D, in base ai modelli di formulari adottati dalla Commissione conformemente alla procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2.

2. Detti bandi ed avvisi sono pubblicati conformemente all’articolo 36, paragrafi da 2 a 8.


Articolo 71

Mezzi di comunicazione.

1. L’articolo 42, paragrafi 1, 2 e 4, si applica a tutte le comunicazioni relative ai concorsi di progettazione.

2. Le comunicazioni, gli scambi e l’archiviazione di informazioni sono realizzati in modo da garantire l’integrità dei dati e la riservatezza di qualsiasi informazione trasmessa dai partecipanti al concorso e da non consentire alla commissione giudicatrice di prendere visione del contenuto dei piani e dei progetti prima della scadenza del termine previsto per la loro presentazione.

3. Ai dispositivi di ricezione elettronica dei piani e dei progetti si applicano le seguenti regole:

a) le informazioni concernenti le specifiche necessarie alla presentazione di piani e progetti per via elettronica, e ivi compresa la cifratura, devono essere messe a disposizione degli interessati. Inoltre, i dispositivi di ricezione elettronica dei piani e dei progetti devono essere conformi ai requisiti dell’allegato X;

b) gli Stati membri possono introdurre o mantenere sistemi di accreditamento facoltativo al fine di migliorare il livello della prestazione di servizi di certificazione relativamente ai suddetti dispositivi.


Articolo 72

Selezione dei concorrenti.

Quando ai concorsi di progettazione è ammessa la partecipazione di un numero limitato di partecipanti, le amministrazioni aggiudicatrici stabiliscono criteri di selezione chiari e non discriminatori. Per quanto riguarda il numero di candidati invitati a partecipare, si deve comunque tener conto della necessità di garantire un’effettiva concorrenza.


Articolo 73

Composizione della commissione giudicatrice.

La commissione giudicatrice è composta unicamente da persone fisiche indipendenti dai partecipanti al concorso di progettazione. Se ai partecipanti a un concorso di progettazione è richiesta una particolare qualifica professionale, almeno un terzo dei membri della commissione giudicatrice deve possedere la stessa qualifica o una qualifica equivalente.


Articolo 74

Decisioni della commissione giudicatrice.

1. La commissione giudicatrice è autonoma nella sue decisioni e nei suoi pareri.

2. Essa esamina i piani e i progetti presentati dai candidati in forma anonima ed unicamente sulla base dei criteri specificati nel bando di concorso.

3. Essa iscrive in un verbale, firmato dai suoi membri, le proprie scelte, effettuate secondo i meriti di ciascun progetto, nonché le proprie osservazioni e tutti i punti che richiedono di essere chiariti.

4. L’anonimato dev’essere rispettato sino al parere o alla decisione della commissione aggiudicatrice.

5. I candidati possono essere invitati, se necessario, a rispondere a quesiti che la commissione giudicatrice ha iscritto nel processo verbale allo scopo di chiarire qualsivoglia aspetto dei progetti.

6. È redatto un verbale completo del dialogo tra i membri della commissione giudicatrice e i candidati.


TITOLO V

Obblighi statistici, competenze d’esecuzione e disposizioni finali

Articolo 75

Obblighi statistici.

Al fine di consentire la valutazione dei risultati dell’applicazione della presente direttiva, gli Stati membri trasmettono alla Commissione, entro il 31 ottobre di ogni anno, un prospetto statistico redatto secondo l’articolo 76, che riguardi, separatamente, gli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici nell’anno precedente.


Articolo 76

Contenuto del prospetto statistico.

1. Per ciascuna amministrazione aggiudicatrice elencata nell’allegato IV, il prospetto statistico precisa almeno:

a) il numero e il valore degli appalti aggiudicati disciplinati dalla presente direttiva;

b) il numero e il valore complessivo degli appalti aggiudicati in virtù di deroghe all’Accordo.

Nella misura del possibile, i dati di cui al primo comma, lettera a), sono articolati in base:

a) alle procedure di aggiudicazione utilizzate;

b) e, per ciascuna di tali procedure, ai lavori di cui all’allegato I, ai prodotti e ai servizi di cui all’allegato II individuati per categorie della nomenclatura CPV;

c) alla nazionalità dell’operatore economico cui l’appalto è stato aggiudicato.

Nel caso di appalti aggiudicati mediante procedura negoziata, i dati di cui al primo comma, lettera a) sono inoltre articolati secondo le circostanze di cui agli articoli 30 e 31 e precisano il numero e il valore degli appalti aggiudicati per Stato membro e paese terzo di appartenenza degli aggiudicatari.

2. Per ciascuna categoria di amministrazioni aggiudicatrici non elencate nell’allegato IV, il prospetto statistico precisa almeno:

a) il numero e il valore degli appalti aggiudicati, articolati conformemente al paragrafo 1, secondo comma;

b) il valore complessivo degli appalti aggiudicati in virtù di deroghe all’Accordo.

3. Il prospetto statistico precisa qualsiasi altra informazione statistica richiesta secondo l’Accordo.

Le informazioni di cui al primo comma sono determinate secondo la procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2.


Articolo 77

Comitato consultivo.

1. La Commissione è assistita dal comitato consultivo per gli appalti pubblici istituito dall’articolo 1 della decisione 71/306/CEE del Consiglio, in seguito denominato «il comitato».

2. Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto delle disposizioni dell’articolo 8 della stessa.

3. Il comitato adotta il proprio regolamento interno.


Articolo 78

Revisione delle soglie.

1. La Commissione procede alla verifica delle soglie di cui all’articolo 7, primo comma, ogni due anni dall’entrata in vigore della presente direttiva e procede, se necessario, alla loro revisione secondo la procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2.

Il calcolo del valore di tali soglie è basato sulla media del valore giornaliero dell’euro espresso in diritti speciali di prelievo durante i ventiquattro mesi che terminano l’ultimo giorno del mese di agosto precedente la revisione che ha effetto dal 1° gennaio. Il valore delle soglie in tal modo rivedute è arrotondato, se necessario, al migliaio di euro inferiore al dato risultante da tale calcolo, per assicurare il rispetto delle soglie in vigore previste dall’Accordo che sono espresse in diritti speciali di prelievo.

2. In occasione della revisione prevista dal paragrafo 1, la Commissione allinea le seguenti soglie, secondo la procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2:

a) le soglie previste all’articolo 8, primo comma, lettera a), all’articolo 56 e all’articolo 63, paragrafo 1, primo comma, alla soglia riveduta relativa agli appalti pubblici di lavori,

b) le soglie previste all’articolo 8, primo comma, lettera b), e all’articolo 67, paragrafo 1, lettera a), alla soglia riveduta relativa agli appalti pubblici di servizi aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici elencate nell’allegato IV,

c) le soglie previste all’articolo 67, paragrafo 1, lettere b) e c), alla soglia riveduta relativa agli appalti pubblici di servizi aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici non elencate nell’allegato IV.

3. Il controvalore delle soglie fissate conformemente al paragrafo 1 nella valuta nazionale degli Stati membri non partecipanti all’unione monetaria è soggetto, di regola, a revisione ogni due anni, a decorrere dal 1° gennaio 2004. Il calcolo di tale controvalore è basato sulla media del valore giornaliero di tali valute espresso in euro durante i ventiquattro mesi che terminano l’ultimo giorno del mese di agosto precedente la revisione che entra in vigore il 1° gennaio.

4. Le soglie rivedute di cui al paragrafo 1 e il loro controvalore nelle monete nazionali di cui al paragrafo 3 sono pubblicate dalla Commissione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea all’inizio del mese di novembre successivo alla loro revisione.


Articolo 79

Modificazioni.

1. La Commissione può modificare, secondo la procedura di cui all’articolo 77, paragrafo 2, quanto segue:

a) le modalità tecniche dei metodi di calcolo di cui all’articolo 78, paragrafo 1, secondo comma, e paragrafo 3;

b) le modalità di redazione, di trasmissione, di ricezione, di traduzione, di raccolta e di distribuzione dei bandi e degli avvisi citati agli articoli 35, 58, 64 e 69, nonché dei prospetti statistici di cui all’articolo 35, paragrafo 4, quarto comma, e agli articoli 75 e 76;

c) le modalità particolari di riferimento a voci specifiche della nomenclatura CPV nei bandi o negli avvisi;

d) gli elenchi degli organismi e delle categorie di organismi di diritto pubblico di cui all’allegato III, allorché ciò si renda necessario in base a quanto notificato dagli Stati membri;

e) gli elenchi delle autorità governative centrali di cui all’allegato IV in funzione degli adeguamenti che sono necessari per dar seguito all’Accordo;

f) i numeri di riferimento della nomenclatura di cui all’allegato I, lasciando immutato il campo di applicazione «ratione materiae» della presente direttiva, e le modalità di riferimento a voci specifiche della suddetta nomenclatura negli avvisi o nei bandi;

g) i numeri di riferimento della nomenclatura di cui all’allegato II, lasciando immutato il campo di applicazione «ratione materiae» della presente direttiva, e le modalità di riferimento, nei bandi e negli avvisi, a posizioni specifiche della suddetta nomenclatura all’interno delle categorie di servizi elencate in detto allegato;

h) le modalità di trasmissione e pubblicazione dei dati di cui all’allegato VIII, per motivi legati al progresso tecnico o di ordine amministrativo;

i) le modalità e caratteristiche tecniche dei dispositivi di ricezione elettronico di cui alle lettere a), f) e g) dell’allegato X.


Articolo 80

Attuazione.

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 31 gennaio 2006. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Quando gli Stati membri adottano dette disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva oppure sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della loro pubblicazione ufficiale. Le modalità del suddetto riferimento sono decise dagli Stati membri.

2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.


Articolo 81

Meccanismi di controllo.

Conformemente alla direttiva 89/665/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all’applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, gli Stati membri assicurano l’applicazione della presente direttiva tramite meccanismi efficaci, accessibili e trasparenti.

A tal fine essi possono, tra l’altro, designare o istituire un’agenzia indipendente.


Articolo 82

Abrogazioni.

La direttiva 92/50/CEE, ad eccezione dell’articolo 41, e le direttive 93/36/CEE e 93/37/CEE sono abrogate, a decorrere dalla data di cui all’articolo 80, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento e di attuazione di cui all’allegato XI.

I riferimenti alle direttive abrogate s’intendono fatti alla presente direttiva e vanno letti secondo la tabella di concordanza di cui all’allegato XII.


Articolo 83

Entrata in vigore.

La presente direttiva entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.


Articolo 84

Destinatari.

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Strasburgo, il 31 marzo 2004.

Per il Parlamento europeo

Il Presidente

P. COX

Per il Consiglio

Il Presidente

D. ROCHE


Allegato I

Elenco delle attività di cui all’articolo 1, paragrafo 2, lettera b) [1]

[1] In caso di differenti interpretazioni tra CPV e NACE si applica la nomenclatura NACE.

NACE [1]

Codice CPV
SEZIONE F
COSTRUZIONI
Divi-sione
Gruppo
Classe
Descrizione
Note
45 Costruzioni Questa divisione comprende:
45000000
- nuove costruzioni, restauri e riparazioni
comuni
45.1 Preparazione del cantiere edile
45100000
45.11 Demolizione di edifici e Questa classe comprende:
45110000
sistemazione del terreno - la demolizione di edifici e di altre
strutture
- lo sgombero dei cantieri edili
- il movimento terra: scavo, riporto,
spianamento e ruspatura dei cantieri
edili, scavo di trincee, rimozione di
roccia, abbattimento con l’esplosivo,
ecc.
- la preparazione del sito per l’estrazione
di minerali: rimozione dei materiali di
sterro e altri lavori di sistemazione e di
preparazione dei terreni e siti minerari
Questa classe comprende inoltre:
- il drenaggio del cantiere edile
- il drenaggio di terreni agricoli o forestali
45.12 Trivellazioni e perforazioni Questa classe comprende:
45120000
- trivellazioni e perforazioni di sondaggio
per le costruzioni edili, il genio
civile e per fini analoghi, ad es. di
natura geofisica o geologica
Questa classe non comprende:
- la trivellazione di pozzi di produzione
di petrolio e di gas, cfr. 11.20
- la perforazione di pozzi d’acqua, cfr. 45.25
- lo scavo di pozzi, cfr. 45.25
- le prospezioni di giacimenti di petrolio
e di gas, le prospezioni geofisiche, geologiche
e sismiche, cfr. 74.20
45.2 Costruzione completa o
45200000
parziale di edifici; genio
civile
45.21 Lavori generali di costruzione Questa classe comprende:
45210000
di edifici e lavori lavori di costruzione o edili di qualsiasi
di ingegneria civile tipo
la costruzione di opere di ingegneria civile:
ponti, inclusi quelli per autostrade sopraelevate,
viadotti, gallerie e sottopassaggi
condotte, linee di comunicazione ed elettriche
per grandi distanze
condotte, linee di comunicazione ed elettriche
urbane; lavori urbani ausiliari
il montaggio e l’installazione in loco di
opere prefabbricate
Questa classe non comprende:
le attività dei servizi connessi all’estrazione
di petrolio e di gas, cfr. 11.20
il montaggio di opere prefabbricate complete
con elementi, non di calcestruzzo,
fabbricati in proprio, cfr. divisioni 20, 26
e 28
lavori di costruzione, fabbricati esclusi, per
stadi, piscine, palestre, campi da tennis,
campi da golf ed altre installazioni sportive,
cfr. 45.23
l’installazione dei servizi in un fabbricato,
cfr. 45.3
i lavori di completamento degli edifici,
cfr. 45.4
le attività in materia di architettura e di
ingegneria, cfr. 74.20
la gestione di progetti di costruzione,
cfr. 74.20
45.22 Posa in opera di coperture Questa classe comprende:
45220000
e costruzione di la costruzione di tetti
ossature di tetti di edifici la copertura di tetti
lavori d’impermeabilizzazione
45.23 Costruzione di autostrade, Questa classe comprende:
45230000
strade, campi di la costruzione di strade, autostrade, strade
aviazione e impianti urbane e altri passaggi per veicoli e pedoni
sportivi la costruzione di strade ferrate
la costruzione di piste di campi di aviazione
lavori di costruzione, fabbricati esclusi, per
stadi, piscine, palestre, campi da tennis,
campi da golf ed altre installazioni sportive
la segnaletica orizzontale per superfici stradali
e la delineazione di zone di parcheggio
Questa classe non comprende:
i lavori preliminari di movimento terra,
cfr. 45.11
45.24 Costruzione di opere Questa classe comprende:
45240000
idrauliche la costruzione di:
idrovie, porti ed opere fluviali, porticcioli
per imbarcazioni da diporto, chiuse, ecc.
dighe e sbarramenti
lavori di dragaggio
lavori sotterranei
45.25 Altri lavori speciali di Questa classe comprende:
45250000
costruzione lavori di costruzione edili e di genio civile
da parte di imprese specializzate in un
aspetto comune a vari tipi di costruzione,
che richiedono capacità o attrezzature particolari:
lavori di fondazione, inclusa la palificazione
perforazione e costruzione di pozzi d’acqua,
scavo di pozzi
posa in opera di elementi d’acciaio non
fabbricati in proprio
piegatura d’acciaio
posa in opera di mattoni e pietre
montaggio e smontaggio di ponteggi e
piattaforme di lavoro, incluso il loro noleggio
costruzione di camini e forni industriali
Questa classe non comprende:
il noleggio di ponteggi senza montaggio e
smontaggio, cfr. 71.32
45.3 Installazione dei servizi
45300000
in un fabbricato
45.31 Installazione di impianti Questa classe comprende:
45310000
elettrici l’installazione, in edifici o in altre opere di
costruzione, di:
cavi e raccordi elettrici
sistemi di telecomunicazione
sistemi di riscaldamento elettrico
antenne d’uso privato
impianti di segnalazione d’incendio
sistemi d’allarme antifurto
ascensori e scale mobili
linee di discesa di parafulmini, ecc.
45.32 Lavori di isolamento Questa classe comprende:
45320000
l’installazione, in edifici o in altre opere di
costruzione, di materiali isolanti per l’isolamento
termico, acustico o antivibrazioni
Questa classe non comprende:
i lavori d’impermeabilizzazione, cfr. 45.22
45.33 Installazione di impianti Questa classe comprende:
45330000
idraulico-sanitari l’installazione, in edifici o in altre opere di
costruzione, di:
impianti idraulico-sanitari
raccordi per il gas
impianti e condotti di riscaldamento, ventilazione,
refrigerazione o condizionamento
dell’aria
sistemi antincendio (sprinkler)
Questa classe non comprende:
l’installazione di impianti di riscaldamento
elettrico, cfr. 45.31
45.34 Altri lavori di installazione Questa classe comprende:
45340000
l’installazione di sistemi d’illuminazione e
segnaletica per strade, ferrovie, aeroporti e
porti
l’installazione, in edifici o in altre opere di
costruzione, di accessori ed attrezzature
non classificati altrove
45.4 Lavori di completamento
45400000
degli edifici
45.41 Intonacatura Questa classe comprende:
45410000
lavori d’intonacatura e stuccatura interna
ed esterna di edifici o di altre opere di
costruzione, inclusa la posa in opera dei
relativi materiali di steccatura
45.42 Posa in opera di infissi Questa classe comprende:
45420000
in legno o in metallo l’installazione, da parte di ditte non costruttrici,
di porte, finestre, intelaiature di
porte e finestre, cucine su misura, scale,
arredi per negozi e simili, in legno o in
altro materiale,
completamenti di interni come soffitti, rivestimenti
murali in legno, pareti mobili,
ecc.
Questa classe non comprende:
la posa in opera di parquet e altri pavimenti
in legno, cfr. 45.43
45.43 Rivestimento di pavimenti Questa classe comprende:
45430000
e muri la posa in opera, l’applicazione o l’installazione,
in edifici o in altre opere di
costruzione, di:
piastrelle in ceramica, calcestruzzo o pietra
da taglio per muri o pavimenti
parquet e altri rivestimenti in legno per
pavimenti
moquette e rivestimenti di linoleum, gomma
o plastica per pavimenti
rivestimenti in marmo, granito o ardesia,
per pavimenti o muri
carta da parati
45.44 Tinteggiatura e posa in Questa classe comprende:
45440000
opera di vetrate la tinteggiatura interna ed esterna di edifici
la verniciatura di strutture di genio civile
la posa in opera di vetrate, specchi, ecc.
Questa classe non comprende:
la posa in opera di finestre, cfr. 45.42
45.45 Altri lavori di completamento Questa classe comprende:
45450000
degli edifici l’installazione di piscine private
la pulizia a vapore, la sabbiatura, ecc. delle
pareti esterne degli edifici
altri lavori di completamento e di finitura
degli edifici n.c.a
Questa classe non comprende:
le pulizie effettuate all’interno di immobili
ed altre strutture, cfr. 74.70
45.5 Noleggio di macchine e
45500000
attrezzature per la costruzione
o la demolizione,
con manovratore
45.50 Noleggio di macchine e Questa classe non comprende:
attrezzature per la costruzione il noleggio di macchine e attrezzature per
o la demolizione, la costruzione o la demolizione, senza
con manovratore manovratore, cfr. 71.32
[1] Regolamento (CEE) n. 3037/90 del Consiglio, del 9 ottobre 1990, relativo alla classificazione statistica delle attività economiche nelle Comunità europee.


Allegato II

Servizi di cui all’articolo 1, paragrafo 2, lettera d)

Allegato II A [1]

[1] In caso di interpretazioni differenti fra CPV e CPC si applica la nomenclatura CPC.

Categorie
Denominazione
Numero di riferimento CPC [1]
Numero di riferimento CPV
1
Servizi di manutenzione e riparazione
6112, 6122, 633, 886
da 50100000 a 50982000 (eccetto 50310000 a 50324200 e 50116510-9, 50190000-3, 50229000-6, 50243000-0)
2
Servizi di trasporto terrestre [2], inclusi i servizi con furgoni blindati, e servizi di corriere ad esclusione del trasporto di posta
712(eccetto 71235), 7512, 87304
da 60112000-6 a 60129300-1 (eccetto 60121000 a 60121600, 60122200-1, 60122230-0), e da 64120000-3 a 64121200-2
3
Servizi di trasporto aereo di passeggeri e merci, escluso il trasporto di posta
73 (eccetto 7321)
da 62100000-3 a 62300000-5 (eccetto 62121000-6, 62221000-7)
4
Trasporto di posta per via terrestre [3] e aerea
71235, 7321
60122200-1, 60122230-0.62121000-6, 62221000-7
5
Servizi di telecomunicazione
752
da 64200000-8 a 64228200-2, 72318000-7, e da 72530000-9 a 72532000-3
6
Servizi finanziari:
ex 81, 812, 814
da 66100000-1 a 66430000-3 e da 67110000-1 a 67262000-1 [4]
a) servizi assicurativi
b) servizi bancari e finanziari [4]
7
Servizi informatici ed affini
84
da 50300000-8 a 50324200-4, da 72100000-6 a 72591000-4 (eccetto 72318000-7 e da 72530000-9 a 72532000-3)
8
Servizi di ricerca e sviluppo [5]
85
da 73000000-2 a 73300000-5 (da 73200000-4, 73210000-7, 7322000-0)
9
Servizi di contabilità, revisione dei conti e tenuta dei libri contabili
862
da 74121000-3 a 74121250-0
10
Servizi di ricerca di mercato e di sondaggio dell’opinione pubblica
864
da 74130000-9 a 74133000-0, e 74423100-1, 74423110-4
11
Servizi di consulenza gestionale [6] e affini
865, 866
da 73200000-4 a 73220000-0, da 74140000-2 a 74150000-5 (eccetto 74142200-8), e 74420000-9, 74421000-6, 74423000-0, 74423200-2, 74423210-5, 74871000-5, 93620000-0
12
Servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria, anche integrata; servizi attinenti all’urbanistica e alla paesaggistica; servizi affini di consulenza scientifica e tecnica; servizi di sperimentazione tecnica e analisi
867
da 74200000-1 a 74276400-8, e da 74310000-5 a 74323100-0, e 74874000-6
13
Servizi pubblicitari
871
da 74400000-3 a 74422000-3 (eccetto 74420000-9 e 74421000-6)
14
Servizi di pulizia degli edifici e di gestione delle proprietà immobiliari
874, 82201 a 82206
da 70300000-4 a 70340000-6, e da 74710000-9 a 74760000-4
15
Servizi di editoria e di stampa in base a tariffa o a contratto
88442
da 78000000-7 a 78400000-1
16
Eliminazione di scarichi di fogna e di rifiuti; disinfestazione e servizi analoghi
94
da 90100000-8 a 90320000-6, e 50190000-3, 50229000-6, 50243000-0
[1] Nomenclatura CPC (versione provvisoria), utilizzata per definire l’ambito di applicazione della direttiva 92/50/CEE.
[2] Esclusi i servizi di trasporto per ferrovia che rientrano nella categoria 18.
[3] Esclusi i servizi di trasporto per ferrovia che rientrano nella categoria 18.
[4] Ad esclusione dei servizi di ricerca e sviluppo diversi da quelli di cui beneficiano esclusivamente le amministrazioni aggiudicatrici per loro uso nell’esercizio della propria attività, nella misura in cui la prestazione di servizi sia interamente retribuita da dette amministrazioni.
[5] Ad esclusione dei servizi di ricerca e sviluppo diversi da quelli di cui beneficiano esclusivamente le amministrazioni aggiudicatrici per loro uso nell’esercizio della propria attività, nella misura in cui la prestazione di servizi sia interamente retribuita da dette amministrazioni.
[6] Esclusi i servizi di arbitrato e di conciliazione.


Allegato II B

Categorie
Denominazione
Numero di riferimento CPC
Numero di riferimento CPV
17
Servizi alberghieri e di ristorazione
64
da 55000000-0 a 55524000-9, e da 93400000-2 a 93411000-2
18
Servizi di trasporto per ferrovia
711
60111000-9, e da 60121000-2 a 60121600-8
19
Servizi di trasporto per via d’acqua
72
da 61000000-5 a 61530000-9, e da 63370000-3 a 63372000-7
20
Servizi di supporto e sussidiari per il settore dei trasporti
74
62400000-6, 62440000-8, 62441000-5, 62450000-1, da 63000000-9 a 63600000-5 (eccetto 63370000-3, 63371000-0, 63372000-7), e 74322000-2, 93610000-7
21
Servizi legali
861
da 74110000-3 a 74114000-1
22
Servizi di collocamento e reperimento di personale [1]
872
da 74500000-4 a 74540000-6 (eccetto 74511000-4), e da 5000000-2 a 95140000-5
23
Servizi di investigazione e di sicurezza, eccettuati i servizi con furgoni blindati
873 (eccetto 87304)
da 74600000-5 a 74620000-1
24
Servizi relativi all’istruzione, anche professionale
92
da 80100000-5 a 80430000-7
25
Servizi sanitari e sociali
93
74511000-4, e da 85000000-9 a 85323000-9 (eccetto 85321000-5 e 85322000-2)
26
Servizi ricreativi, culturali e sportivi
96
da 74875000-3 a 74875200-5, e da 92000000-1 a 92622000-7 (eccetto 92230000-2)
27
Altri servizi [2]
[1] Esclusi i contratti di lavoro.
[2] Esclusi i contratti per l’acquisito, lo sviluppo, la produzione o la coproduzione di programmi da parte di emittenti radiotelevisive e i contratti concernenti il tempo di trasmissione.


Allegato III

Elenco degli organismi e delle categorie di organismi di diritto pubblico di cui all’articolo 1, paragrafo 9, secondo comma (18)

VIII. ITALIA

Organismi

Società «Stretto di Messina»

Ente autonomo mostra d’oltremare e del lavoro italiano nel mondo

Ente nazionale per l’aviazione civile – ENAC

Ente nazionale per l’assistenza al volo – ENAV

ANAS S.p.A

Categorie

- Enti portuali e aeroportuali,

- Consorzi per le opere idrauliche,

- Università statali, gli istituti universitari statali, i consorzi per i lavori interessanti le università,

- Istituzioni pubbliche di assistenza e di beneficenza,

- Istituti superiori scientifici e culturali, osservatori astronomici, astrofisici, geofisici o vulcanologici,

- Enti di ricerca e sperimentazione,

- Enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e di assistenza,

- Consorzi di bonifica,

- Enti di sviluppo e di irrigazione,

- Consorzi per le aree industriali,

- Comunità montane,

- Enti preposti a servizi di pubblico interesse,

- Enti pubblici preposti ad attività di spettacolo, sportive, turistiche e del tempo libero,

- Enti culturali e di promozione artistica.

(18) Si riporta soltanto la parte di elenco che riguarda l’Italia. Allegato rettificato, nell’elenco riguardante i Paesi Bassi, dalla rettifica pubblicata nella G.U.U.E. 26 novembre 2004, n. L 351.


Allegato IV (19)

Autorità governative centrali [1]

[1] Ai fini della presente direttiva si intendono per «autorità governative centrali,» le autorità che figurano a titolo indicativo nel presente allegato, e i soggetti giuridici che sono loro succeduti qualora siano stati apportati rettifiche, modificazioni o emendamenti a livello nazionale.

ITALIA

1. Enti acquirenti

1. Presidenza del Consiglio dei ministri

2. Ministero degli affari esteri

3. Ministero dell’interno

4. Ministero della giustizia

5. Ministero della difesa

6. Ministero dell’economia e delle finanze (ex Ministero del tesoro e Ministero delle finanze)

7. Ministero delle attività produttive (ex Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato e Ministero del commercio estero)

8. Ministero delle comunicazioni (ex Ministero delle poste e delle telecomunicazioni)

9. Ministero delle politiche agricole e forestali (ex Ministero delle risorse agricole)

10. Ministero dell’ambiente e tutela del territorio

11. Ministero delle infrastrutture e transporti (ex Ministero dei trasporti e Ministero dei lavori pubblici)

12. Ministero del lavoro e delle politiche sociali (ex Ministero del lavoro e della previdenza sociale)

13. Ministero della salute

14. Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca

15. Ministero per i beni e le attività culturali

2. Altri enti pubblici nazionali:

CONSIP (Concessionaria Servizi Informatici Pubblici) [1]

[1] Questo ente pubblico nazionale funge da centrale di acquisto per tutti i ministeri e, su richiesta, per altri enti pubblici in base a una convenzione o a un accordo quadro.

(19) Si riporta soltanto la parte di testo che riguarda l’Italia. Allegato rettificato, nella parte di testo riguardante i Paesi Bassi, dalla rettifica pubblicata nella G.U.U.E. 26 novembre 2004, n. L 351.


Allegato V

Elenco dei prodotti di cui all’articolo 7 per quanto riguarda gli appalti aggiudicati dalle amministrazioni aggiudicatrici nel settore della difesa [1]

Capitolo 25: Sale; zolfo; terre e pietre; gessi, calci e cementi
Capitolo 26: Minerali metallurgici, scorie e ceneri
Capitolo 27: Combustibili minerali, oli minerali e prodotti della loro distillazione; sostanze bituminose; cere minerali
eccettuati:
ex 27.10: Carburanti speciali
Capitolo 28: Prodotti chimici inorganici; composti inorganici od organici dei metalli preziosi, degli elementi radioattivi, dei metalli delle terre rare e degli isotopi
eccettuati:
ex 28.09: Esplosivi
ex 28.13: Esplosivi
ex 28.14: Gas lacrimogeni
ex 28.28: Esplosivi
ex 28.32: Esplosivi
ex 28.39: Esplosivi
ex 28.50: Prodotti tossicologici
ex 28.51: Prodotti tossicologici
ex 28.54: Esplosivi
Capitolo 29: Prodotti chimici organici
eccettuati:
ex 29.03: Esplosivi
ex 29.04: Esplosivi
ex 29.07: Esplosivi
ex 29.08: Esplosivi
ex 29.11: Esplosivi
ex 29.12: Esplosivi
ex 29.13: Prodotti tossicologici
ex 29.14: Prodotti tossicologici
ex 29.15: Prodotti tossicologici
ex 29.21: Prodotti tossicologici
ex 29.22: Prodotti tossicologici
ex 29.23: Prodotti tossicologici
ex 29.26: Esplosivi
ex 29.27: Prodotti tossicologici
ex 29.29: Esplosivi
Capitolo 30: Prodotti farmaceutici
Capitolo 31: Concimi
Capitolo 32: Estratti per concia e per tinta; tannini e loro derivati; sostanze coloranti, colori, pitture, vernici e
tinture; mastici; inchiostri
Capitolo 33: Oli essenziali e resinoidi; prodotti per profumeria o per toletta preparati e cosmetici preparati
Capitolo 34: Saponi, prodotti organici tensioattivi, preparazioni per liscivie, preparazioni lubrificanti, cere artificiali,
cere preparate, prodotti per pulire e lucidare, candele e prodotti simili, paste per modelli e «cere per
l’odontoiatria»
Capitolo 35: Sostanze albuminoidi; colle; enzimi
Capitolo 37: Prodotti per la fotografia e per la cinematografia
Capitolo 38: Prodotti vari delle industrie chimiche
eccettuati:
ex 38.19: prodotti tossicologici
Capitolo 39: Materie plastiche artificiali, eteri ed esteri della cellulosa, resine artificiali e lavori di tali sostanze
eccettuati:
ex 39.03: esplosivi
Capitolo 40: Gomma naturale o sintetica, fatturato (factis) e loro lavori
eccettuati:
ex 40.11: Pneumatici per automobili
Capitolo 41: Pelli e cuoio
Capitolo 42: Lavori di cuoio o di pelli; oggetti da correggiaio e da sellaio; oggetti da viaggio; borse da donna e
simili con tenitori; lavori di budella
Capitolo 43: Pelli da pellicceria e loro lavori; pellicce artificiali
Capitolo 44: Legno, carbone di legna e lavori di legno
Capitolo 45: Sughero e suoi lavori
Capitolo 46: Lavori di intreccio, da panieraio e da stuoiaio
Capitolo 47: Materie occorrenti per la fabbricazione della carta
Capitolo 48: Carta e cartoni; lavori di pasta di cellulosa, di carta o di cartone:
Capitolo 49: Prodotti dell’arte libraria e delle arti grafiche:
Capitolo 65: Cappelli, copricapi ed altre acconciature; loro parti eccettuati
Capitolo 66: Ombrelli (da pioggia e da sole), bastoni, fruste, frustini e loro parti
Capitolo 67: Piume e calugine preparate e oggetti di piume o di calugine; fiori artificiali; lavori di capelli
Capitolo 68: Lavori di pietre, gesso, cemento, amianto, mica e materie simili
Capitolo 69: Prodotti ceramici
Capitolo 70: Vetro e lavori di vetro
Capitolo 71: Perle fini, pietre preziose (gemme), pietre semipreziose (fini) e simili, metalli preziosi, metalli placcati o
ricoperti di metalli preziosi e lavori di queste materie; minuterie di fantasia
Capitolo 73: Ghisa, ferro e acciaio
Capitolo 74: Rame
Capitolo 75: Nichel
Capitolo 76: Alluminio
Capitolo 77: Magnesio, berillio (glucinio)
Capitolo 78: Piombo
Capitolo 79: Zinco
Capitolo 80: Stagno
Capitolo 81: Altri metalli comuni
Capitolo 82: Utensileria; oggetti di coltelleria e posateria da tavola, di metalli comuni
eccettuati:
ex 82.05: Utensili
ex 82.07: Pezzi per utensili
Capitolo 83: Lavori diversi di metalli comuni
Capitolo 84: Caldaie, macchine, apparecchi e congegni meccanici
eccettuati:
ex 84.06: Motori
ex 84.08: Altri propulsori
ex 84.45: Macchine
ex 84.53: Macchine automatiche per l’elaborazione dell’informazione
ex 84.55: Pezzi della voce 84.53
ex 84.59: Reattori nucleari
Capitolo 85: Macchine ed apparecchi elettrici; materiali destinati ad usi elettrotecnici
eccettuati:
ex 85.13: Telecomunicazioni
ex 85.15: Apparecchi di trasmissione
Capitolo 86: Veicoli e materiali per strade ferrate; apparecchi di segnalazione non elettrici per vie di comunicazione
eccettuati:
ex 86.02: Locomotive blindate
ex 86.03: Altre locomotive blindate
ex 86.05: Vetture blindate
ex 86.06: Carri officine
ex 86.07: Carri
Capitolo 87: Vetture automobili, trattori, velocipedi ed altri veicoli terrestri
eccettuati:
ex 87.08: Carri da combattimento e autoblinde
ex 87.01: Trattori
ex 87.02: Veicoli militari
ex 87.03: Veicoli di soccorso ad automezzi rimasti in panne
ex 87.09: Motocicli
ex 87.14: Rimorchi
Capitolo 89: Navigazione marittima e fluviale
eccettuati:
ex 89.01A: Navi da guerra
ex 89.03: Congegni galleggianti
Capitolo 90: Strumenti e apparecchi d’ottica, per fotografia e per cinematografia, di misura, di verifica, di
precisione; strumenti e apparecchi medico-chirurgici
eccettuati:
ex 90.05: Binocoli
ex 90.13: Strumenti vari, laser
ex 90.14: Telemetri
ex 90.28: Strumenti di misura elettrici o elettronici
ex 90.11: Microscopi
ex 90.17: Strumenti per la medicina
ex 90.18: Apparecchi di meccanoterapia
ex 90.19: Apparecchi di ortopedia
ex 90.20: Apparecchi a raggi X (tranne che per l’Austria e per la Svezia)
Capitolo 91: Orologeria
Capitolo 92: Strumenti musicali; apparecchi di registrazione o di riproduzione del suono; apparecchi di registrazione
o di riproduzione delle immagini e del suono in televisione; parti e accessori di questi strumenti e
apparecchi
Capitolo 94: Mobilia; mobili medico-chirurgici; oggetti letterecci e simili
eccettuati:
ex 94.01A: Sedili per aerodine
Capitolo 95: Oggetti da intagliare e da modellare allo stato lavorato (compresi i lavori)
Capitolo 96: Spazzole, spazzolini, pennelli e simili, scope, piumini da cipria e stacci
Capitolo 98: Lavori diversi

[1] Questa lista è quella che figura nell’allegato I, punto 3, dell’accordo sugli appalti pubblici concluso in seguito ai negoziati multilaterali dell’Uruguay Round (1986-1994).


Allegato VI

Definizione di alcune specifiche tecniche

Ai fini della presente direttiva si intende per:

1) a) «specifiche tecniche», nel caso di appalti pubblici di lavori, l’insieme delle prescrizioni tecniche contenute, in particolare, nei capitolati d’oneri, che definiscono le caratteristiche richieste di un materiale, un prodotto o una fornitura e che permettono di caratterizzare un materiale, un prodotto o una fornitura in modo che rispondano all’uso a cui sono destinati dall’amministrazione aggiudicatrice. Tra queste caratteristiche rientrano i livelli della prestazione ambientale, la concezione che tenga conto di tutte le esigenze (ivi compresa l’accessibilità per i disabili) e la valutazione della conformità, la proprietà d’uso, la sicurezza o le dimensioni, incluse le procedure riguardanti il sistema di garanzia della qualità, la terminologia, i simboli, le prove ed i metodi di prova, l’imballaggio, la marcatura e l’etichettatura nonché i processi e i metodi di produzione. Esse comprendono altresì le norme riguardanti la progettazione e la determinazione dei costi, le condizioni di collaudo, d’ispezione e di accettazione delle opere nonché i metodi e le tecniche di costruzione come pure ogni altra condizione tecnica che l’amministrazione aggiudicatrice può prescrivere, mediante regolamentazione generale o particolare, in relazione alle opere finite ed ai materiali o alle parti che la compongono;

b) «specifiche tecniche», nel caso di appalti pubblici di forniture o di servizi, le specifiche contenute in un documento, che definiscono le caratteristiche richieste di un prodotto o di un servizio, quali i livelli di qualità, i livelli della prestazione ambientale, la concezione che tenga conto di tutte le esigenze (ivi compresa l’accessibilità per i disabili) la valutazione della conformità, la proprietà d’uso, l’uso del prodotto, la sua sicurezza o le sue dimensioni, ivi compresi le prescrizioni applicabili al prodotto per quanto riguarda la denominazione di vendita, la terminologia, i simboli, le prove e i metodi di prova, l’imballaggio, la marcatura e l’etichettatura, le istruzioni per l’uso, i processi e i metodi di produzione, nonché le procedure di valutazione della conformità;

2) «norma», la specifica tecnica, approvata da un organismo di normalizzazione, la cui osservanza non è obbligatoria, ai fini di un’applicazione ripetuta o continua e che rientri in una delle seguenti categorie:

- norma internazionale: una norma adottata da un organismo internazionale di normalizzazione e disponibile al pubblico,

- norma europea: una norma adottata da un organismo europeo di normalizzazione e disponibile al pubblico,

- norma nazionale: una norma adottata da un organismo nazionale di normalizzazione e disponibile al pubblico;

3) «omologazione tecnica europea», la valutazione tecnica favorevole dell’idoneità all’impiego di un prodotto, fondata sulla rispondenza ai requisiti essenziali per la costruzione, in funzione delle caratteristiche intrinseche del prodotto e di determinate condizioni d’applicazione e di impiego. L’omologazione tecnica europea è rilasciata dall’organismo designato a tale scopo dallo Stato membro;

4) «specifica tecnica comune», una specifica tecnica stabilita conformemente ad una procedura riconosciuta dagli Stati membri e pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea;

5) «riferimento tecnico», qualsiasi prodotto elaborato dagli organismi europei di normalizzazione, diverso dalle norme ufficiali, secondo procedure adattate all’evoluzione delle esigenze di mercato.


Allegato VII

Informazioni che devono figurare nei bandi e negli avvisi

Allegato VII A

Informazioni che devono figurare nei bandi e negli avvisi di appalti pubblici

AVVISO DI PUBBLICAZIONE DI UN AVVISO DI PREINFORMAZIONE SUL PROFILO DI COMMITTENTE

1. Paese dell’amministrazione aggiudicatrice

2. Nome dell’amministrazione aggiudicatrice

3. Indirizzo Internet del «profilo di committente» (URL)

4. Numero(i) di riferimento alla nomenclatura CPV

AVVISO DI PREINFORMAZIONE

1. Nome, indirizzo, numero di fax e indirizzo elettronico dell’amministrazione aggiudicatrice e, se diversi, del servizio presso il quale possono essere richieste informazioni complementari, nonché – per gli appalti di servizi e di lavori – dei servizi, ad esempio il pertinente sito internet governativo, presso i quali possono essere richieste informazioni sul quadro normativo generale vigente nel luogo in cui l’appalto deve essere eseguito in materia di fiscalità, protezione dell’ambiente, tutela dei lavoratori e condizioni di lavoro.

2. Indicare, se del caso, se si tratta di un appalto pubblico riservato a categorie protette o la cui esenzione è riservata nell’ambito di programmi di occupazione protetti.

3. Per gli appalti pubblici di lavori: natura ed entità dei lavori, luogo di esecuzione; nel caso in cui l’opera sia ripartita in più lotti, caratteristiche essenziali dei lotti in riferimento all’opera; se disponibile, stima dell’importo minimo e massimo dei lavori previsti; numero(i) di riferimento alla nomenclatura.

Per gli appalti pubblici di forniture: natura e quantità o valore dei prodotti da fornire, numero di riferimento della nomenclatura, numero(i) di riferimento alla nomenclatura.

Per gli appalti pubblici di servizi: importo complessivo previsto delle commesse per ciascuna delle categorie di servizi di cui all’allegato II A; numero(i) di riferimento alla nomenclatura.

4. Date provvisoriamente previste per l’avvio delle procedure d’aggiudicazione dell’appalto o degli appalti, nel caso degli appalti pubblici di servizi per categoria.

5. Se del caso, indicazione che si tratta di un accordo quadro.

6. Se del caso, altre informazioni.

7. Data di spedizione dell’avviso oppure di spedizione dell’avviso di pubblicazione del presente avviso sul profilo di committente.

8. Indicare se l’appalto rientra o meno nel campo di applicazione dell’Accordo.

BANDO DI GARA

Procedure aperte, ristrette, dialogo competitivo, procedure negoziate.

1. Nome, indirizzo, numero di telefono e di fax, nonché indirizzo elettronico dell’amministrazione aggiudicatrice.

2. Indicare, se del caso, se si tratta di un appalto pubblico riservato a categorie protette o la cui esenzione è riservata nell’ambito di programmi di occupazione protetti.

3. a) Procedura di aggiudicazione prescelta.

b) Eventualmente, motivazione del ricorso alla procedura accelerata (in caso di procedure ristrette e negoziate).

c) Eventualmente, indicazione se si tratta di un accordo quadro.

d) Eventualmente, indicare se si tratta di un sistema dinamico di acquisizione.

e) Eventualmente, ricorso a un’asta elettronica (in caso di procedure aperte, ristrette o negoziate, come previsto all’articolo 30, paragrafo 1, lettera a).

4. Forma dell’appalto.

5. Luogo di esecuzione/realizzazione dei lavori, luogo di consegna dei prodotti o luogo di prestazione dei servizi.

6. a) Appalti pubblici di lavori:

- natura ed entità dei lavori da effettuare e caratteristiche generali dell’opera. Specificare, in particolare, le opzioni per lavori complementari e, se noto, il calendario provvisorio dell’esercizio di tali opzioni, così come il numero di eventuali rinnovi del contratto. Se l’opera o l’appalto sono suddivisi in lotti, ordine di grandezza dei diversi lotti; numero(i) di riferimento alla nomenclatura,

- indicazioni relative alla finalità dell’opera o dell’appalto quando quest’ultimo comporti anche l’elaborazione di progetti,

- nel caso di accordi quadro, indicare anche la durata prevista dell’accordo, il valore complessivo stimato dei lavori per l’intera durata dell’accordo quadro nonché, per quanto possibile, il valore e la frequenza degli appalti da aggiudicare.

b) Appalti pubblici di forniture:

- Natura dei prodotti da fornire, specificando in particolare gli scopi per i quali le offerte sono richieste, se per l’acquisto, il leasing, la locazione o l’acquisto a riscatto, oppure per una combinazione di tali scopi; numero di riferimento alla nomenclatura. Quantità dei prodotti da fornire, specificando eventuali opzioni per ulteriori commesse e, se noto, il calendario provvisorio dell’esercizio di tali opzioni e il numero di eventuali rinnovi del contratto, numero(i) di riferimento alla nomenclatura.

- Nel caso di appalti regolari o di appalti rinnovabili nel corso di un determinato periodo, fornire altresì, se noto, il calendario dei successivi appalti pubblici di forniture previsti.

- Nel caso di accordi quadro indicare anche la durata prevista dell’accordo quadro, il valore complessivo stimato delle forniture per l’intera durata dell’accordo quadro nonché, per quanto possibile, il valore e la frequenza degli appalti da aggiudicare.

c) Appalti pubblici di servizi:

- categoria del servizio e sua descrizione. Numero(i) di riferimento della nomenclatura. Quantità dei servizi da prestare. Specificare eventuali opzioni per ulteriori commesse e, se noto, il calendario provvisorio dell’esercizio di tali opzioni e il numero di eventuali rinnovi del contratto. Nel caso di appalti rinnovabili nel corso di un determinato periodo, fornire una indicazione di massima del calendario, se noto, dei successivi appalti pubblici di servizi previsti.

Nel caso di accordi quadro indicare anche la durata prevista dell’accordo quadro, il valore complessivo stimato delle prestazioni per l’intera durata dell’accordo quadro nonché, per quanto possibile, il valore e la frequenza degli appalti da aggiudicare,

- indicazione se, in forza di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, la prestazione del servizio sia riservata a una particolare professione.

Riferimenti alle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative in questione,

- menzione di un eventuale obbligo per le persone giuridiche di indicare il nome e le qualifiche professionali delle persone incaricate della prestazione del servizio.

7. Se l’appalto è suddiviso in lotti, indicazione della possibilità per gli operatori economici di presentare offerte per uno, per più e/o per l’insieme dei lotti.

8. Termine ultimo per la realizzazione dei lavori, per il completamento delle forniture o per la prestazione dei servizi o durata dell’appalto di lavori/forniture/servizi; per quanto possibile, termine ultimo per l’avvio dei lavori, per la consegna delle forniture o per la prestazione dei servizi.

9. Ammissione o divieto di varianti.

10. Eventuali condizioni particolari cui è soggetta la realizzazione dell’appalto.

11. Nel caso delle procedure aperte:

a) nome, indirizzo, numero di telefono e di fax nonché indirizzo elettronico del servizio presso il quale si possono richiedere il capitolato d’oneri e i documenti complementari;

b) eventualmente, termine ultimo per la presentazione di tale domanda;

c) eventualmente, importo e modalità di pagamento della somma da versare per ottenere detti documenti.

12. a) Termine ultimo per la ricezione delle offerte o delle offerte indicative quando si tratta dell’istituzione di un sistema dinamico di acquisizione (procedure aperte);

b) termine ultimo per la ricezione delle domande di partecipazione (procedure ristrette e negoziate);

c) indirizzo cui devono essere trasmesse;

d) lingua o lingue in cui devono essere redatte.

13. Nel caso delle procedure aperte:

a) persone ammesse ad assistere all’apertura delle offerte;

b) data, ora e luogo di tale apertura.

14. Se del caso, cauzione e garanzie richieste.

15. Modalità essenziali di finanziamento e di pagamento e/o riferimenti alle disposizioni in materia.

16. Se del caso, forma giuridica che dovrà assumere il raggruppamento di operatori economici aggiudicatario dell’appalto.

17. Criteri di selezione riguardanti la situazione personale degli operatori che possono comportarne l’esclusione e informazioni necessarie a dimostrare che non rientrano in casi che giustificano l’esclusione. Criteri di selezione e informazioni riguardanti la situazione personale dell’operatore economico, nonché informazioni e formalità necessarie per la valutazione dei requisiti minimi di carattere economico e tecnico che questi deve possedere. Livello o livelli minimi specifici di capacità eventualmente richiesti.

18. Per gli accordi quadro: numero ed eventualmente numero massimo previsto di operatori economici che ne faranno parte, durata dell’accordo quadro previsto precisando, se del caso, i motivi che giustificano una durata dell’accordo quadro superiore a quattro anni.

19. Per il dialogo competitivo e le procedure negoziate con pubblicazione di bando di gara indicare, se del caso, il ricorso a una procedura che si svolge in più fasi successive, al fine di ridurre gradualmente il numero di soluzioni da discutere o di offerte da negoziare.

20. Per le procedure ristrette, il dialogo competitivo e le procedure negoziate con pubblicazione di bando di gara, quando ci si avvale della facoltà di ridurre il numero di candidati che saranno invitati a presentare un’offerta, a partecipare al dialogo o a negoziare: numero minimo ed, se del caso, numero massimo previsto di candidati e criteri oggettivi da applicare per la scelta di tale numero di candidati.

21. Periodo di tempo durante il quale l’offerente è vincolato alla propria offerta (procedure aperte).

22. Se del caso, nome e indirizzo degli operatori economici già selezionati dall’amministrazione aggiudicatrice (procedure negoziate).

23. Criteri di cui all’articolo 53 che verranno utilizzati per l’aggiudicazione dell’appalto: «prezzo più basso» o «offerta economicamente più vantaggiosa». I criteri di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa e la loro ponderazione vanno menzionati qualora non figurino nel capitolato d’oneri ovvero, nel caso del dialogo competitivo, nel documento descrittivo.

24. Nome ed indirizzo dell’organo competente per le procedure di ricorso e, se del caso, di mediazione. Precisazioni quanto al termine per l’introduzione di ricorsi o, se del caso, nome, indirizzo, numero di telefono e di fax, nonché indirizzo elettronico del servizio presso il quale si possono richiedere tali informazioni.

25. Data o date di pubblicazione dell’avviso di preinformazione conformemente alle specifiche tecniche di pubblicazione indicate nell’allegato VIII o menzione della sua mancata pubblicazione.

26. Data di spedizione del bando di gara.

27. Indicare se l’appalto rientra o meno nel campo di applicazione dell’Accordo.

AVVISO DI GARA SEMPLIFICATO NELL’AMBITO DI UN SISTEMA DINAMICO DI ACQUISIZIONE

1. Paese dell’amministrazione aggiudicatrice.

2. Nome e indirizzo elettronico dell’amministrazione aggiudicatrice.

3. Riferimento della pubblicazione del bando di gara sul sistema dinamico di acquisizione.

4. Indirizzo elettronico in cui sono disponibili il capitolato d’oneri e i documento complementari relativi al sistema dinamico di acquisizione.

5. Oggetto dell’appalto: descrizione mediante il(i) numero(i) di riferimento alla nomenclatura «CPV» e quantità o entità dell’appalto da aggiudicare.

6. Termine per la presentazione delle offerte indicative.

AVVISO RELATIVO AGLI APPALTI AGGIUDICATI

1. Nome e indirizzo dell’amministrazione aggiudicatrice.

2. Procedura di aggiudicazione prescelta; nel caso di procedura negoziata non preceduta da pubblicazione di un bando di gara, motivazione del ricorso a tale procedura (articolo 28).

3. Appalti pubblici di lavori: natura ed entità delle prestazioni, caratteristiche generali dell’opera.

Appalti pubblici di forniture: natura e quantità dei prodotti forniti, eventualmente, per fornitore; numero di riferimento della nomenclatura.

Appalti pubblici di servizi: categoria del servizio e sua descrizione; numero di riferimento della nomenclatura; quantità di servizi oggetto della commessa.

4. Data di aggiudicazione dell’appalto.

5. Criteri di aggiudicazione dell’appalto.

6. Numero di offerte ricevute.

7. Nome e indirizzo dell’aggiudicatario o degli aggiudicatari.

8. Prezzo o gamma di prezzi (minimo/massimo) pagati.

9. Valore dell’offerta (o delle offerte) cui è stato aggiudicato l’appalto o offerta massima e offerta minima prese in considerazione ai fini di tale aggiudicazione.

10. Se del caso, valore e parte del contratto che può essere subappaltato a terzi.

11. Data di pubblicazione del bando di gara in conformità alle specifiche tecniche di pubblicazione indicate nell’allegato VIII.

12. Data d’invio del presente avviso.

13. Nome ed indirizzo dell’organo competente per le procedure di ricorso e, se del caso, di mediazione. Precisazioni quanto ai termini per l’introduzione di ricorsi o, se del caso, nome, indirizzo, numero di telefono e di fax, nonché indirizzo elettronico del servizio presso il quale si possono richiedere tali informazioni.


Allegato VII B

Informazioni che devono figurare nei bandi relativi alle concessioni di lavori pubblici

1. Nome, indirizzo, numero di fax e indirizzo elettronico dell’amministrazione aggiudicatrice.

2. a) Luogo di esecuzione

b) Oggetto della concessione; natura ed entità delle prestazioni.

3. a) Termine ultimo per la presentazione delle candidature.

b) Indirizzo cui devono essere trasmesse.

c) Lingua o lingue in cui devono essere redatte.

4. Requisiti personali, tecnici e finanziari che i candidati devono possedere.

5. Criteri che verranno utilizzati per l’aggiudicazione dell’appalto.

6. Eventualmente, percentuale minima dei lavori affidati a terzi.

7. Data di spedizione del bando.

8. Nome ed indirizzo dell’organo competente per le procedure di ricorso e, se del caso, di mediazione. Precisazioni quanto ai termini per l’introduzione di ricorsi o, se del caso, nome, indirizzo, numero di telefono e di fax, nonché indirizzo elettronico del servizio presso il quale si possono richiedere tali informazioni.


Allegato VII C

Informazioni che devono figurare nei bandi di gara del concessionario dei lavori che non è un’amministrazione aggiudicatrice

1. a) Luogo di esecuzione.

b) Natura ed entità delle prestazioni e caratteristiche generali dell’opera.

2. Termine di esecuzione eventualmente imposto.

3. Nome e indirizzo dell’organismo presso il quale si possono richiedere i capitolati d’oneri e i documenti complementari.

4. a) Termine ultimo per la ricezione delle domande di partecipazione e/o delle offerte.

b) Indirizzo cui devono essere trasmesse.

c) Lingua o lingue in cui devono essere redatte.

5. Eventualmente, cauzione e garanzie richieste.

6. Requisiti di carattere economico e tecnico che l’imprenditore deve possedere.

7. Criteri che verranno utilizzati per l’aggiudicazione dell’appalto.

8. Data di spedizione del bando.


Allegato VII D

Informazioni che devono figurare nei bandi e negli avvisi per i concorsi di servizi

BANDO DI CONCORSO

1. Nome, indirizzo, numero di fax e indirizzo elettronico dell’amministrazione aggiudicatrice e del servizio presso il quale possono essere richiesti i documenti complementari.

2. Descrizione del progetto.

3. Natura del concorso: aperto o ristretto.

4. Nel caso di concorsi aperti: termine ultimo per la presentazione dei progetti.

5. Nel caso di concorsi ristretti:

a) numero previsto di partecipanti;

b) se del caso, nomi dei partecipanti già selezionati;

c) criteri di selezione dei partecipanti;

d) termine ultimo per la presentazione delle domande di partecipazione.

6. Se del caso, indicare se la partecipazione è riservata a una particolare professione.

7. Criteri che verranno applicati in sede di valutazione dei progetti.

8. Se del caso, nomi dei membri della commissione giudicatrice selezionati.

9. Indicare se la decisione della commissione giudicatrice è vincolante o meno per l’amministrazione aggiudicatrice.

10. Se del caso, numero e valore dei premi.

11. Se del caso, indicazione degli importi pagabili a tutti i partecipanti.

12. Indicare se gli appalti conseguenti al concorso saranno o non saranno affidati al(ai) vincitore(i) del concorso.

13. Data di spedizione del bando.

AVVISO RELATIVO AI RISULTATI DI UN CONCORSO

1. Nome, indirizzo, numero di fax e indirizzo elettronico dell’amministrazione aggiudicatrice.

2. Descrizione del progetto.

3. Numero complessivo dei partecipanti.

4. Numero di partecipanti stranieri.

5. Vincitore o vincitori del concorso.

6. Se del caso, premi assegnati.

7. Riferimento del bando di concorso.

8. Data di spedizione dell’avviso.


Allegato VIII

Caratteristiche relative alla pubblicazione

1. Pubblicazione di bandi e avvisi

a) I bandi e gli avvisi di cui agli articoli 35, 58, 64 e 69 sono trasmessi dalle amministrazioni aggiudicatrici all’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee nella forma richiesta dalla direttiva 2001/78/CE della Commissione, del 13 settembre 2001, relativa all’utilizzazione di modelli uniformi per la pubblicazione di bandi e avvisi di appalti pubblici. Anche gli avvisi di preinformazione previsti all’articolo 35, paragrafo 1, primo comma, pubblicati sul profilo di committente quale previsto al punto 2, lettera b), rispettano questa forma, come l’avviso che annuncia tale pubblicazione.

b) I bandi e gli avvisi di cui agli articoli 35, 58, 64 e 69 sono pubblicati dall’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee o dalle amministrazioni aggiudicatrici qualora si tratti di avvisi di preinformazione pubblicati sul profilo di committente ai sensi dell’articolo 35, paragrafo 1, primo comma.

Le amministrazioni aggiudicatrici possono inoltre divulgare tali informazioni tramite Internet, pubblicando il loro «profilo di committente» come specificato al punto 2, lettera b).

c) L’Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee conferma all’amministrazione aggiudicatrice la pubblicazione di cui all’articolo 36, paragrafo 8.

2. Pubblicazione di informazioni complementari o aggiuntive

a) Le amministrazioni aggiudicatrici sono incoraggiate a pubblicare integralmente il capitolato d’oneri e i documenti complementari su Internet.

b) Il profilo di committente può contenere avvisi di preinformazione, di cui all’articolo 35, paragrafo 1, primo comma, informazioni sugli appalti in corso, sulle commesse programmate, sui contratti conclusi, sulle procedure annullate, nonché ogni altra informazione generale utile come persone da contattare, numeri di telefono e di fax, indirizzi postali ed elettronici (e-mail).

3. Forma e modalità di trasmissione di bandi e avvisi per via elettronica

La forma e le modalità di trasmissione di bandi e avvisi per via elettronica sono accessibili all’indirizzo Internet: «http://simap.eu.int».


Allegato IX

Registri [1]

[1] Ai fini dell’articolo 46 s’intendono per «registri» quelli che figurano nel presente allegato e, qualora siano apportate modifiche a livello nazionale, i registri che li hanno sostituiti.

Allegato IX A

Appalti di lavori pubblici

I registri professionali e le dichiarazioni e certificati corrispondenti per ogni Stato membro sono (20):

- per l’Italia, «Registro della Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato»,

(20) Si riporta soltanto la parte di testo che riguarda l’Italia.


Allegato IX B

Appalti pubblici di forniture

I registri professionali e le dichiarazioni e certificati corrispondenti (21):

- per l’Italia, «Registro della Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato», e «Registro delle Commissioni provinciali per l’artigianato»,

(21) Si riporta soltanto la parte di testo che riguarda l’Italia.


Allegato IX C

Appalti pubblici di servizi

I registri professionali e le dichiarazioni e certificati corrispondenti sono (22):

- per l’Italia, «Registro della Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato», e «Registro delle Commissioni provinciali per l’artigianato», o il «Consiglio nazionale degli ordini professionali»,

(22) Si riporta soltanto la parte di testo che riguarda l’Italia.


Allegato X

Requisiti relativi ai dispositivi di ricezione elettronica delle offerte, delle domande di partecipazione o dei piani e progetti nei concorsi

I dispositivi di ricezione elettronica delle offerte, delle domande di partecipazione e dei piani e progetti devono garantire, mediante procedure e mezzi tecnici appropriati, almeno che:

a) le firme elettroniche relative alle offerte, alle domande di partecipazione e all’invio di piani e progetti siano conformi alle disposizioni nazionali adottate in applicazione della direttiva 1999/93/CE;

b) l’ora e la data esatte della ricezione delle offerte, delle domande di partecipazione e dei piani e progetti possano essere stabilite con precisione;

c) si possa ragionevolmente assicurare che nessuno possa avere accesso ai dati trasmessi in base ai presenti requisiti prima della scadenza dei termini specificati;

d) in caso di violazione di questo divieto di accesso, si possa ragionevolmente assicurare che la violazione sia chiaramente rilevabile;

e) solo le persone autorizzate possano fissare o modificare le date di apertura dei dati ricevuti;

f) solo l’azione simultanea delle persone autorizzate possa permettere l’accesso alla totalità o a una parte dei dati trasmessi nelle diverse fasi della procedura di aggiudicazione dell’appalto o del concorso;

g) l’azione simultanea delle persone autorizzate possa dare accesso ai dati trasmessi solo dopo la data specificata;

h) i dati ricevuti e aperti in applicazione dei presenti requisiti resti no accessibili solo alle persone autorizzate a prenderne conoscenza.


Allegato XI

Termini di recepimento e di attuazione (Articolo 80)

Direttiva
Termini di recepimento e di attuazione
92/50/CEE (G.U.C.E. L 209 del 24.7.1992) 1° luglio 1993
Austria, Finlandia, Svezia [*] 1° gennaio 1995
93/36/CEE (G.U.C.E. L 199 del 9.8.1993) 13 giugno 1994
Austria, Finlandia, Svezia [*] 1° gennaio 1995
93/37/CEE (G.U.C.E. L 199 del 9.8.1993)
codificazione delle direttive:
- 71/305/CEE (G.U.C.E. L 185 del 16.8.1971):
- CE – 6 30 luglio 1972
- DK, IRL, UK 1° gennaio 1973
- Grecia 1° gennaio 1981
- Spagna, Portogallo 1° gennaio 1986
- Austria, Finlandia, Svezia [*] 1° gennaio 1995
- 89/440/CEE (G.U.C.E. L 210 del 21.7.1989):
- CE – 9 19 luglio 1990
- Grecia, Spagna, Portogallo 1° marzo 1992
- Austria, Finlandia, Svezia [*] 1° gennaio 1995
97/52/CE (G.U.C.E. L 328 del 28.11.1997) 13 ottobre 1998
[*] SEE: 1° gennaio 1994


Allegato XII

Tavola di concordanza [1]

Presente direttiva
Direttiva 93/37/CEE
Direttiva 93/36/CEE
Direttiva 92/50/CEE
Altri atti
Art. 1, par. 1 Art. 1, prima riga, adattato Art. 1, prima riga, adattato Art. 1, prima riga, adattato
Art. 1, par. 2, lettera a) Art. 1, lettera a), prima parte di frase Art. 1, lettera a), prima e ultima parte della prima frase Art. 1, lettera a) Modificato
Art. 1, par. 2, lettera b) Art. 1, lettera a) e lettera c), adattato - -
Art. 1, par. 2, lettera c), primo comma - Art. 1, lettera a), seconda parte della prima frase e seconda frase, adattato -
Art. 1, par. 2, lettera c), secondo comma - Art. 1, lettera a), adattato -
Art. 1, par. 2, lettera d), primo comma - - - Nuovo
Art. 1, par. 2, lettera d), secondo comma - - Art. 2, adattato
Art. 1, par. 2, lettera d), terzo comma - - sedicesimo considerando adattato
Art. 1, par. 3 Art. 1, lettera d) - -
Art. 1, par. 4 - - - Nuovo
Art. 1, par. 5 - - - Nuovo
Art. 1, par. 6 - - - Nuovo
Art. 1, par. 7 - - - Nuovo
Art. 1, par. 8, primo comma - - Art. 1, lettera c), prima frase adattato
Art. 1, par. 8, secondo comma - - - Nuovo
Art. 1, par. 8, terzo comma Art. 1, lettera h) Art. 1, lettera c) Art. 1, lettera c), seconda frase Modificato
Art. 1, par. 9 Art. 1, lettera b), adattato Art. 1 lettera b), adattato Art. 1, lettera b), adattato
Art. 1, par. 10 - - - Nuovo
Art. 1, par. 11, primo comma Art. 1, lettera e), adattato Art. 1, lettera d), adattato Art. 1, lettera d), adattato
Art. 1, par. 11, secondo comma Art. 1, lettera f), adattato Art. 1, lettera e), adattato Art. 1, lettera e), adattato
Art. 1, par. 11, terzo comma - - - Nuovo
Art. 1, par. 11, quarto comma Art. 1, lettera g), adattato Art. 1, lettera f), adattato Art. 1, lettera f), adattato
Art. 1, par. 11, quinto comma - - Art. 1, lettera g), adattato
Art. 1, par. 12 - - - Nuovo
Art. 1, par. 13 - - - Nuovo
Art. 1, par. 14 - - - Nuovo
Art. 1, par. 15 - - - Nuovo
Art. 2 Art. 6, par. 6 Art. 5, par. 7 Art. 3, par. 2 Modificato
Art. 3 - Art. 2, par. 2 -
Art. 4, par. 1 Nuovo Nuovo Art. 26, par. 2 e 3, adattato
Art. 4, par. 2 Art. 21 modificato Art. 18 adattato Art. 26, par. 1 modificato
Art. 5 Art. 33 bis adattato Art. 28 modificato Art. 38 bis adattato
Art. 6 - Art. 15, par. 2 - Modificato
Art. 7, lettere a) e b) - Art. 5, par. 1, lettera a), adattato Art. 7, par. 1, lettera a), adattato
Art. 7, lettera c) Art. 6, par. 1, lettera a), adattato - -
Art. 8 Art. 2 e art. 6, par. 1, lettera b), adattato - Art. 3, par. 3 e art. 7, par. 1, lettera a), adattato
Art. 9, par. 1, primo comma - Art. 5, par. 5 Art. 7, par. 2 e 7 Modificato
Art. 9, par. 1, secondo comma - - - Nuovo
Art. 9, par. 2 - Art. 5, par. 1, lettera b) - Modificato
Art. 9, par. 3 Art. 6, par. 4 Art. 5, par. 6 Art. 7, par. 3, seconda parte di frase
Art. 9, par. 4 Art. 6, par. 5, adattato
Art. 9, par. 5, lettera a) Art. 6, par. 3, adattato - Art. 7, par. 4, terzo comma, adattato
Art. 9, par. 5, lettera b) - Art. 5, par. 4 - Modificato
Art. 9, par. 6 - Art. 5, par. 2 -
Art. 9, par. 7 - Art. 5, par. 3 Art. 7, par. 6
Art. 9, par. 8, lettera a) - - Art. 7, par. 4, Modificato
Art. 9, par. 8, lettera b) - - Art. 7, par. 5, Modificato
Art. 9, par. 9 - - - Nuovo
Art. 10 Nuovo Art. 3 adattato Art. 4, par. 1 adattato
Art. 11 - - - Nuovo
Art. 12 Art. 4, lettera a) Art. 2, lettera a) Art. 1, lettera a) ii) Modificato
Art. 13 - - - Nuovo
Art. 14 Art. 4, lettera b) Art. 2, par. 1, lettera b) Art. 4, par. 2
Art. 15, lettera a) Art. 5, lettera a) adattato Art. 4, lettera a) adattato Art. 5, lettera a) adattato
Art. 15, lettere b) e c) Art. 5, lettere b) e c) Art. 4, lettere b) e c) Art. 5, lettere b) e c)
Art. 16 - - Art. 1, lettera a), da iii) a ix), adattato
Art. 17 - - - Nuovo
Art. 18 - - Art. 6 Modificato
Art. 19 - - - Nuovo
Art. 20 - - Art. 8
Art. 21 Art. 9
Art. 22 - - Art. 10
Art. 23 Art. 10 Art. 8 Art. 14 Modificato
Art. 24, par. da 1 a 4, primo comma Art. 19 Art. 16, par. 1, Art. 24, par. 1 Modificato
Art. 24, par. 4, secondo comma - Art. 16, par. 2, adattato Art. 24, par. 2, adattato
Art. 25, primo comma Art. 20, primo comma Art. 17, primo comma Art. 25, primo comma Modificato
Art. 25, secondo comma Art. 20, secondo comma Art. 17, secondo comma Art. 25, secondo comma
Art. 26 - - - Nuovo
Art. 27, primo comma Art. 23, par. 1 - Art. 28, par. 1 Modificato
Art. 27, secondo e terzo comma Art. 23, par. 2 - Art. 28, par. 2
Art. 28, primo comma Art. 7, par. 1 adattato Art. 6, par. 1 adattato Art. 11, par. 1 adattato
Art. 28, secondo comma Art. 7, par. 4 Art. 6, par. 4 Art. 11, par. 4 Modificato
Art. 29 - - - Nuovo
Art. 30, par. 1, lettera a) Art. 7, par. 2, lettera a) Art. 6, par. 2 Art. 11, par. 2, lettera a)
Art. 30, par 1, lettera b) Art. 7, par. 2, lettera c) Nuovo Art. 11, par. 2, lettera b)
Art. 30, par. 1, lettera c) - Art. 11, par. 2, lettera c)
Art. 30, par. 1, lettera d) Art. 7, par. 2, lettera b) - -
Art. 30, paragrafi 2, 3 e 4 - - - Nuovo
Art. 31, punto 1), lettera a) Art. 7, par. 3 lettera a) Art. 6, par. 3, lettera a) Art. 11, par. 3, lettera a)
Art. 31, punto 1), lettera b) Art. 7, par. 3, lettera b) Art. 6, par. 3, lettera c) Art. 11, par. 3, lettera b)
Art. 31, punto 1), lettera c) Art. 7, par. 3, lettera c) Art. 6, par. 3, lettera d) Art. 11, par. 3, lettera d)
Art. 31, punto 2), lettera a) - Art. 6, par. 3, lettera b) -
Art. 31, punto 2), lettera b) - Art. 6, par. 3, lettera e) -
Art. 31, punto 2, lettera c) - Nuovo -
Art. 31, punto 2), lettera d) - Nuovo -
Art. 31, punto 3) - - Art. 11, par. 3, lettera c)
Art. 31, punto 4), lettera a) Art. 7, par. 3, lettera d) - Art. 11, par. 3, lettera e)
Art. 31, punto 4, lettera b) Art. 7, par. 3, lettera e) - Art. 11, par. 3, lettera f)
Art. 32 - - - Nuovo
Art. 33 - - - Nuovo
Art. 34, primo e secondo comma Art. 9, primo e secondo comma - -
Art. 34, terzo comma Art. 9, terzo comma Modificato
Art. 35, par. 1, primo comma, lettera a), primo comma - Art. 9, par. 1, primo comma -
Art. 35, par. 1, primo comma, lettera a), secondo comma - Art. 9, par. 1, secondo comma, prima frase - Modificato
Art. 35, par. 1, primo comma, lettera b) - - Art. 15, par. 1
Art. 35, par. 1, primo comma, lettera c) Art. 11, par. 1 - -
Art. 35, par. 1, secondo comma - Art. 9, par. 5, secondo comma Art. 17, par. 2, secondo comma Modificato
Art. 35, par. 1, terzo comma Art. 11, par. 7, secondo comma - - Modificato
Art. 35, par. 1, quarto, quinto e sesto comma - - - Nuovo
Art. 35, par. 2 Art. 11, par. 2 Art. 9, par. 2 Art. 15, par. 2 Modificato
Art. 35, par. 3 - - - Nuovo
Art. 35, par. 4, primo comma Art. 11, par. 5, prima frase Art. 9, par. 3, prima frase Art. 16, par. 1 Modificato
Art. 35, par. 4, secondo e terzo comma - - - Nuovo
Art. 35, par. 4, quarto comma Art. 16, par. 3 e 4
Art. 35, par. 4, quinto comma Art. 11, par. 5, seconda frase Art. 9, par. 3, seconda frase Art. 16, par. 5 Modificato
Art. 36, par. 1 Art. 11, par. 6, primo comma, adattato Art. 9, par. 4, prima frase, adattato Art. 17, par. 1, prima frase, adattato
Art. 36, par. 2, primo comma Art. 11, par. 7, prima frase Art. 9, par. 5, primo comma Art. 17, par. 2, primo comma Modificato
Art. 36, par. 2, secondo comma - - - Nuovo
Art. 36, par. 3 Art. 11, par. 10 Art. 9, par. 8 Art. 17, par. 5 Modificato
Art. 36, par. 4 Art. 11, par. 8 e 13 Art. 9, par. 6 e 11 Art. 17, par. 4 e 8 Modificato
Art. 36, par. 5 Art. 11, par. 11, adattato Art. 9, par. 9, adattato Art. 17, par. 6, adattato
Art. 36, par. 6 Art. 11, par. 13, seconda frase Art. 9, par. 11, seconda frase Art. 17, par. 8, seconda frase Modificato
Art. 36, par. 7, primo comma Art. 11, par. 12 Art. 9, par. 10 Art. 17, par. 7
Art. 36, par. 7, secondo comma - - - Nuovo
Art. 37 Art. 17 Art. 13 Art. 21 Modificato
Art. 38, par. 1 - - - Nuovo
Art. 38, par. 2 Art. 12, par. 2, adattato Art. 10, par. 1, adattato Art. 18, par. 1, adattato
Art. 38, par. 3 Art. 13, par. 1 e 3, adattato Art. 11, par. 1 e 3, adattato Art. 19, par. 1 e 3, adattato Modificato
Art. 38, par. 4 Art. 12, par. 2 e art. 13, par. 4, adattati Art. 10, par. 1 bis e art. 11, par. 3 bis, adattati Art. 18, par. 2 e art. 19, par. 4, adattati
Art. 38, par. 5 e 6 - - - Nuovo
Art. 38, par. 7 Art. 12, par. 5 Art. 10, par. 4 Art. 18, par. 5 Modificato
Art. 38, par. 8 Art. 14, par. 1 Art. 12, par. 1 Art. 20, par. 1 Modificato
Art. 39 Art. 12, par. 3 e 4, art. 13, par. 6, e art. 14, par. 2 adattati Art. 10, par. 2 e 3, art. 11, par. 5, e art. 12, par. 2 adattati Art. 18, par. 3 e 4, art. 19, par. 6 e art. 20, par. 2 adattati
Art. 40 Art. 13, par. 2, e art. 14, par. 3 Art. 11, par. 2, e art. 12, par. 3 Art. 19, par. 2, e art. 20, par. 3 Modificato
Art. 41, par. 1 Art. 8, par. 2, prima frase, adattato Art. 7, par. 2, prima frase, adattato Art. 12, par. 2, prima frase, adattato
Art. 41, par. 2 Art. 8, par. 1, primo comma, adattato Art. 7, par. 1, primo comma, adattato Art. 12, par. 1, primo comma, adattato
Art. 41, par. 3 Art. 8, par. 1, secondo comma, adattato Art. 7, par. 1, secondo comma, adattato Art. 12, par. 1, secondo comma, adattato
Art. 8, par. 2, ultima frase Art. 7, par. 2, ultima frase Art. 12, par. 2, ultima frase Soppresso
Art. 42, par. 1, 3 e 6 Art. 13, par. 5, e art. 18, par. 2 Art. 11, par. 4, e art. 15, par. 3 Art. 19, par. 5, e art. 23, par. 2 Modificato
Art. 42, par. 2, 4 e 5 - - - Nuovo
Art. 43 Art. 8, par. 3 Art. 7, par. 3 Art. 12, par. 3 Modificato
Art. 44, par. 1 Art. 18, par. 1 adattato Art. 15, par. 1 adattato Art. 23, par. 1 adattato Modificato
Art. 44, par. 2 - - - Nuovo
Art. 44, par. 3 Art. 22 Art. 23, par. 3 Art. 32, par. 4 Modificato
Art. 44, par. 4 - - - Nuovo
Art. 45, par. 1 - - - Nuovo
Art. 45, par. 2, primo comma Art. 24, primo comma, adattato Art. 20, par. 1, adattato Art. 29, primo comma, adattato
Art. 45, par. 2, secondo comma - - - Nuovo
Art. 45, par. 3 Art. 24, secondo e terzo comma, adattato Art. 20, par. 2 e 3 adattato Art. 29, secondo e terzo comma, adattato
Art. 45, par. 4 Art. 24, quarto comma Art. 20, par. 4 Art. 29, quarto comma Modificato
Art. 46, primo comma Art. 25, prima frase modificato Art. 21, par. 1 e par. 2, prima frase, adattato Art. 30, par. 1 e 3, prima frase, adattato
Art. 46, secondo comma - - Art. 30, par. 2
Art. 47, par. 1, lettere a) e b) Art. 26, par. 1, lettere a) e b), adattato Art. 22, par. 1, lettere a) e b), adattato Art. 31, par. 1, lettere a) e b), adattato
Art. 47, par. 1, lettera c) Art. 26, par. 1, lettera c) Art. 22, par. 1, lettera c) Art. 31, par. 1, lettera c) Modificato
Art. 47, par. 2 e 3 - - - Nuovo
Art. 47, par. 4 e 5 Art. 26, par. 2 e 3, adattato Art. 22, par. 2 e 3, adattato Art. 31, par. 2 e 3, adattato Modificati
Art. 48, par. 1 e par. 2, lettere da a) a e) e da g) a j) Art. 27, par. 1, adattato Art. 23, par. 1, adattato Art. 32, par. 2, adattato
Art. 48, par. 2, lettera f) - - Nuovo
Art. 48, par. 3 e 4 - - - Nuovo
Art. 48, par. 5 Nuovo Nuovo Art. 32, par. 1, adattato
Art. 48, par. 6 Art. 27, par. 2 Art. 23, par. 2 Art. 32, par. 3
Art. 49 Nuovo Nuovo Art. 33 Modificato
Art. 50 - - - Nuovo
Art. 51 Art. 28 Art. 24 Art. 34
Art. 52 Art. 29 Art. 25 Art. 35 Modificato
Art. 53, par. 1 Art. 30, par. 1 adattato Art. 26, par. 1 adattato Art. 36, par. 1 adattato
Art. 53, par. 2 Art. 30, par. 2 Art. 26, par. 2 Art. 36, par. 2 Modificato
Art. 30, par. 3 - - Soppresso
Art. 54 - - - Nuovo
Art. 55 Art. 30, par. 4, primo e secondo comma Art. 27, primo e secondo comma Art. 37, primo e secondo comma Modificato
- Art. 30, par. 4, terzo comma Art. 27, terzo comma Art. 37, terzo comma Soppresso
- Art. 30, par. 4, quarto comma - - Soppresso
- Art. 31 - - Soppresso
- Art. 32 - - Soppresso
Art. 56 Art. 3, par. 1, adattato
Art. 57 - Nuovo
Art. 58 Art. 11 par. 3, da par. 6 a par. 11 e par. 13 Modificato
Art. 59 Art. 15 - -
Art. 60 Art. 3, par. 2 - -
Art. 61 Nuovo - -
Art. 62 Art. 3, par. 3
Art. 63 Art. 3, par. 4 Modificato
Art. 64 Art. 11, par. 4, par. 6, primo comma, par. 7, primo comma, e par. 9 - - Modificato
Art. 65 Art. 16
Art. 66 - - Art. 13, par. 3 e 4
Art. 67, par. 1 - - Art. 13, par. 1, primo comma e par. 2, primo comma
Art. 67, par. 2 Art. 13, par. 1, trattini da 1 a 3 e par. 2, trattini da 1 a 3 Modificato
Art. 68 - - Nuovo
Art. 69, par. 1 - - Art. 15, par. 3
Art. 69, par. 2, primo comma - - Art. 16, par. 1 e par. 2, secondo trattino Modificato
Art. 69, par. 2, secondo comma e par. 3 - - Nuovo
Art. 70 - - Art. 17, par. 1, par. 2, primo e terzo comma, da par. 3 a par. 6 e par. 8 Modificato
Art. 71 - - Nuovo
Art. 72 - - Art. 13, par. 5
Art. 73 - - Art. 13, par. 6, primo comma
Art. 74 - - Art. 13, par. 6, secondo comma Modificato
Art. 33 Art. 30 Art. 38 Soppresso
Art. 75 Art. 34, par. 1, adattato Art. 31, par. 1, adattato Art. 39, par. 1, adattato
Art. 76 Art. 34, par. 2 Art. 31, par. 2 Art. 39, par. 2 Modificato
Art. 39, par. 2, lettera d), secondo comma Soppresso
Art. 77, par. 1 - Art. 32, par. 1 Art. 40, par. 1
Art. 77, par. 2 Art. 35, par. 3 Art. 32, par. 2 Art. 40, par. 3 Modificato
- - Art. 40, par. 2 Soppresso
Art. 77, par. 3 - Art. 32, par. 3 Art. 40, par. 4 Modificato
Art. 78, par. 1 e 2 Nuovo
Art. 78, par. 3 e 4 Art. 6, par. 2, lettera a), Art. 5, par. 1, lettera d) Art. 7, par. 1, lettera c) Modificato
Art. 79, lettera a) Art. 6, par. 1, lettera b), adattato Art. 5, par. 1, lettera c), secondo comma, adattato Art. 7, par. 1, lettera b), secondo comma, adattato
Art. 79, lettera b) Art. 35, par. 2 - Art. 16, par. 4 Modificato
Art. 79, lettera c) - - - Nuovo
Art. 79, lettera d) Art. 35, par. 1, adattato - -
Art. 79, lettera e) Art. 29, par. 3, adattato -
Art. 79, lettera f) Art. 35, par. 2 adattato - - Nuovo
Art. 79, lettera g) - - -
Art. 79, lettere h) e I) - - - Nuovo
Art 80
Art 81
Art 82
Art. 83
Art. 84
Allegato I Allegato II Modificato
Allegati II A e II B - - Allegati I A e I B Modificato
Allegato III Allegato I - - Atti relativi all’adesione dell’Austria, della Finlandia e della Svezia Adattato
Allegato IV - Allegato I - Atti relativi all’adesione dell’Austria, della Finlandia e della Svezia Adattato
Allegato V - Allegato II - Modificato
Allegato VI Allegato III Allegato III Allegato II Modificato
Allegato VII A, B, C e D Allegati IV, V e VI Allegato IV Allegati III e IV Modificato
Allegato VIII - - - Nuovo
Allegato IX Adattato
Allegato IX A - Art. 21, par. 2 - Atti relativi all’adesione dell’Austria, della Finlandia e della Svezia
Allegato IX B - - Art. 30, par. 3 Atti relativi all’adesione dell’Austria, della Finlandia e della Svezia
Allegato IX C Art. 25, adattato - - Atti relativi all’adesione dell’Austria, della Finlandia e della Svezia
Allegato X Nuovo
Allegato XI Nuovo
Allegato XII Nuovo
[1] La menzione «adattato» indica una nuova formulazione del testo che non modifica il contenuto del testo delle direttive abrogate. Le modifiche del contenuto delle disposizioni delle direttive abrogate sono evidenziate dalla menzione «modificato». Quest’ultima menzione figura nell’ultima colonna della tabella quando la modifica riguarda le disposizioni delle tre direttive abrogate e nella colonna della direttiva in questione quando, per contro, essa riguarda solo una o due delle direttive.

POLITICA DEGLI APPALTI

APPALTO PUBBLICO E PRIVATO

E’ riferito ai soggetti contraenti. L’appalto privato è sottoposto alle norme del codice civile ed il committente è un soggetto privato oppure un ente pubblico economico che operi in regime di diritto comune.

L’appalto pubblico si ha quando il committente è lo Stato o un Ente Pubblico, che è tenuto al rispetto di leggi e procedure per la selezione delle imprese e l’individuazione di elementi di qualità del servizio.

E’ utile sottolineare che il committente resta totalmente estraneo al rapporto con i dipendenti dell’impresa, fatta eccezione per i diritti di credito vantati dai dipendenti nei confronti dell’appaltatore.

Infatti, l’art. 1676 del c.c. recita:

Coloro che, alle dipendenze di un appaltatore, hanno dato la loro attività per prestare il servizio, possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda.

Il committente privato, di norma verifica la rispondenza tra quanto dichiarato dalla impresa e la reale capacità di esecuzione del servizio affidato.

Al contrario, l’Ente appaltante è tenuto a rispettare le norme ed individuare gli elementi qualitativi rispondenti alle esigenze degli ambienti di lavoro predisponendo, per le gare di appalto:

1. una relazione tecnica riguardante il sistema organizzativo di erogazione dei servizi;

2. una relazione tecnica sulla caratteristiche delle attrezzature e dei prodotti utilizzati per il servizio;

a) compiti, funzioni ed obiettivi del servizio;

b) presenze e ore di lavoro;

c) controllo e verifica di quanto proposto;

d) valutazione rischi aziendali – legge 626;

e) metodologia di intervento in caso di urgenza ed imprevedibilità.

a) piano di lavoro funzionale all’organizzazione, compreso il numero di ore di presenza mensili e annuali per l’esecuzione del servizio;

b) criteri tecnico-operativi per la erogazione del servizio in relazione alle scelte di meccanizzazioni suggerite;

c) tipologia degli interventi di pulizia ordinaria e periodica presso tutti gli edifici indicati nel capitolato;

d) descrizione attrezzature utilizzate;

e) caratteristiche tecnico-chimiche dei prodotti utilizzati.

Le gare di appalto possono essere indette al massimo ribasso oppure sulla base dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il DPCM 13- marzo 1999 n. 117 è stato emanato al fine di individuare gli elementi di valutazione e dei parametri di ponderazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Le Amministrazioni appaltanti, per la base d’asta dovrebbero valutare le esigenze di natura estetica, igienica e funzionale e, per la determinazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, dovrebbero considerare i seguenti elementi:

1. caratteristiche qualitative metodologiche e tecniche ricavate dalla relazione tecnica;

2. prezzo.

I fattori ponderali di valutazione rispetto al tipo di servizio richiesto possono variare per ciascuno dei due elementi dal 40% al 60%.

Ciò al fine di garantire un corretto rapporto tra prezzo e qualità ; della prestazione.

OBBLIGHI OFFERTA

L’offerta economica deve contenere l’analisi di composizione del prezzo proposto indicando:

Ø le qualifiche;

Ø il numero delle ore di lavoro;

Ø costo orario;

Ø costo dei macchinari, attrezzature , dei prodotti e delle spese per la stipulazione del contratto e per la sicurezza;

Ø il margine lordo di impresa.

POLITICA DEGLI APPALTI

IMPRESE DI PULIZIA

Dai dati della Camera di Commercio dell’ottobre 2001 per le imprese iscritte nelle liste che svolgono come attività primaria i servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi, risultano iscritte 36.726 imprese di pulizia con 20 tipi di società di diversa natura giuridica come da allegata tabella

1. Impresa individuale 62,71%

2. Società cooperative a r.l. 12 %

3. S.n.c. 8,32%

4. S.r.l. 7,51%

5. S.a.s. 5,86%

========

96,33%

Altre 15 categorie non hanno alcun valore indicativo come si deduce dall’ allegato prospetto

IMPRESE DI S ERVIZI suddivise per natura giuridica
Società in accomandita semplice
2.125
5,869%
Consorzio con attività esterna
19
0,05%
Soc. cooperativa a resp. illimitata
14
0,03%
Soc. cooperativa a resp. limitata
4.375
11,91%
Società consortile
2
0,005%
Consorzio
77
0,2%
Impresa individuale
23.034
62,7%
Soc. cooperativa consortile
1
0,002%
Cooperativa sociale
120
0,32%
Soc. con. coop. a resp. limitata
4
0.01%
Piccola società cooperativa
71
0,19%
Piccola società coop. a resp. limitata
501
1,36%
Soc. coop. a resp. limitata per azioni
13
0.035%
Società di fatto
209
0,57%
Soc. consortile a resp. limitata
28
0,076%
Società in nome collettivo
3.056
8,32%
Soc. consortile per azioni
5
0.013%
Società per azioni
812
0,49%
Società a responsabilità limitata
2.759
7,51%
Soc. a resp. limit. con unico socio
123
0,33%
Totale
36.726
100%

Appare evidente che la stragrande maggioranza delle imprese di pulizia ha la natura di ditta individuale con struttura e capacità economica limitata.

Le società per Azioni sono 182 pari allo 0,49 del totale.

Secondo la Federazione Europea delle imprese di pulizia, le aziende italiane risultano essere 8.000 ed impiegano 400.000 unità circa.

La stessa Federazione, evidentemente, non considera imprese il 78% delle aziende che svolgono questa attività, riconoscendo soltanto le s.a.s. 2.125, s.n.c 3.056 e s.r.l. 2.759.

L’elevato numero delle imprese e la loro dimensione ridotta è conseguenza di una realtà economica fatta di piccole e medie imprese, comprese quelle artigiane.

Da ciò deriva una forte parcellizzazione dei servizi che non sono appetibili da imprese fortemente strutturate con alti costi di gestione le quali non partecipano ad appalti inferiori ad un miliardo di ricavi.

La dislocazione numerica delle imprese nelle diverse regioni è la seguente:

Lombardia 20, 7%

Piemonte 8,8%

Campania 8 %

Lazio 7 %

Toscana 7 %

Sicilia 6,8%

Emilia Romagna 6,6%

Veneto 5,9%

Puglia 4,9%

Sardegna 4,6%

Liguria 4,4%

Calabria 3,5%

Abruzzo 2,5%

Marche 2,4%

Trentino A.A. 2 %

Friuli V.G. 1,8%

Umbria 1,3%

Basilicata 1,2%

Molise 0,6%

Valle D’Aosta 0,5%

L’anomalia delle regioni meridionali Campania, Sicilia, Puglia, Calabria, caratterizzata da una diffusa imprenditorialità, va letta in relazione alla funzione di ammortizzatore sociale che assumono gli appalti di pulizia che assorbono forza di lavoro espulsa dal settore industriale, soprattutto donne, per le quali la retribuzione corrisposta dalle imprese di pulizia rappresenta, a volte, l’unica fonte di reddito.

SCHEDA: Norme per l’Appalto

Settore Vigilanza Privata

Nella Vigilanza Privata due sono le “fonti” per la regolamentazione degli Appalti: le norme di legge generali sull’appalto , l’articolo 26 del CCNL ultimo.

Prima di entrare nei due punti sopraccitati va fatta una premessa su come viene determinato il costo di un servizio di Vigilanza; se sono tutti uguali i servizi ed hanno lo stesso costo; come viene deciso il costo e chi è “l’arbitro”, sia pure indiretto, di queste gare.

La normativa generale sulla Vigilanza Privata risalente al 1931 (mai modificata) affida al Prefetto ogni potere d’intervento sia di attivazione del servizio (Licenza per l’esercizio dell’attività, Numero dei Vigilantes per Azienda, Tipologia di servizio, decreto per il porto d’ arma e per l’esercizio dell’attività come Guardia Particolare Giurata ecc. ) che di revoca o di numero degli Istituti presenti in quella provincia. Il regolamento del 1940 affida al Questore il controllo e le regole operative per la sicurezza sia essa verso gli utenti che per gli operatori.

Il T.U.L.P.S. (R.D. 18/6/1931 n° 773) all’articolo 135 affronta, sia pure indirettamente, la questione tariffaria dicendo ”….omissis… ;..I direttori su indicati devono inoltre tenere nei locali del loro ufficio permanentemente affissa in modo visibile la tabella delle operazioni alle quali attendono, con la tariffa delle relative mercedi. Essi non possono compiere operazioni diverse da quelle indicate nella tabella o ricevere mercedi maggiori di quelle indicate nella tariffa ……..omissis …..La tabella delle operazioni deve essere vidimata dal Prefetto.” Questo passo del T.U. ha portato all’instaurazione di una tariffa minima prefettizia per ogni servizio, che la Commissione antitrust ha posto in discussione nel 1996, ritenendola lesiva della libera concorrenza e del libero mercato. Sono fiorite innumerevoli discussioni e discettazioni, anche giustificate, circa la validità dell’intervento dell’antitrust, fino all’uscita di due circolari (la 559/C/314/10089/D/7 del 28 settembre 1998 e quella 559/C/4770/10089/D/7 dell’8 novembre 1999) del ministero dell’interno (sentita informalmente la commissione antitrust) che hanno “ consigliato” ai prefetti come regolamentare questa materia tariffaria.

La circolare del 1999 prevede che il Prefetto emetta una tariffa “di legalità” per ciascuna tipologia di servizio, unica per tutti gli istituti operanti nella provincia. Detta tariffa di legalità è il frutto di una attività istruttoria che dove tenere conto dei costi contrattuali nazionali, di quelli eventuali territoriali e delle incombenze prefettizie o emesse dalle questure circa lo svolgimento del servizio. Per questa istruttoria i prefetti si potranno avvalere degli enti o delle amministrazioni pubbliche (Uffici periferici Inps ed Inail, Uffici tecnici erariali, Camere di commercio Industria e Artigianato) come dei Gruppi di Consultazione Tecnica Provinciali, composti dai rappresentanti delle Associazioni tra Istituti di Vigilanza, delle Cooperative e delle Organizzazioni sindacali di categoria firmatarie dei Contratti Collettivi di lavoro. A tutti questi si aggiunge il questore od un suo rappresentante.

Una volta determinata la tariffa di legalità per ciascun servizio, le aziende devono presentare la tabella delle operazioni aziendali con le relative tariffe, da far approvare al prefetto per ogni azienda. Dette tariffe aziendali, come prevede la circolare del 1998, potranno avere una oscillazione in più o in meno del 10% per i servizi legati direttamente all’uomo e del 30% per gli altri servizi rispetto alla tariffa “di legalità ” emessa dal Prefetto.

Qualora le tariffe presentate fossero fuori da questa banda di oscillazione, il prefetto invierà ispezioni con l’ausilio degli enti preposti (Inps – Guardia di finanza ecc.) per accertare il motivo del mancato rispetto della tariffa di legalità di riferimento. Il prefetto ha la facoltà di infliggere, su dette inadempienze, sanzioni che possono arrivare anche alla revoca della licenza.

Determinata la tariffa dovrebbe essere abbastanza semplice il decorso di una gara di appalto, se non fosse per un fiorire d’interpretazioni e di ricorsi al TAR che rendono molto discrezionale e differenziato per ogni provincia, il ruolo del prefetto o meglio della prefettura, nonché il ruolo delle stesse amministrazioni pubbliche che, in barba alle indicazioni centrali, preferiscono avvalersi del “massimo ribasso” piuttosto che della tariffa “economicamente più vantaggiosa”. Questa pratica delle amministrazioni pubbliche vanifica addirittura un accordo a livello europeo fra le OO.SS Europee (rappresentate dall’UNI –Europa) e quelle imprenditoriali (rappresentate dalla COESS) che stabilisce il ricorso alla pratica della tariffa economicamente più vantaggiosa per tutto il settore pubblico.

Il CCNL non è potuto intervenire nel merito degli aspetti legislativi, che fra l’altro chiede di riformare e cambiare, ma ha cominciato ad intervenire sul passaggio del personale da un istituto ad un altro in caso di cambio di appalto, con attivazione della procedura a livello territoriale su richiesta delle parti. Quest’ultima specifica si è resa necessaria per superare le diversità profonde esistenti fra territori, fra regioni e soprattutto fra nord, centro e sud .

L’articolo contrattuale è molto diverso da quello esistente per altri settori perché nato solo recentemente, privo di sperimentazione e soprattutto perché una guardia giurata se passa da una azienda ad un’altra deve rifare, comunque, tutte le pratiche burocratiche previste per legge circa il rilascio del decreto a G.P.G. ( da 30 a 60 giorni di tempo, mediamente).Accordi territoriali in discussione in questi giorni, stanno tentando di regolamentare questa materia con il coinvolgimento delle Prefetture, Questure ed Uffici del Lavoro.


SCHEDA SETTORE VIGILANZA PRIVATA

Il settore della “Vigilanza Privata” in Italia comprendeva complessivamente 43260 guardie organizzate in 788 Istituti di vigilanza ( Dati fine del 1994 di Fonte CoESS : Confederation Européene des Services de Sécurité di parte datoriale).

Alla fine del 1999 il settore registra 720 (circa) Istituti di Vigilanza o di Trasporto Valori con più di 30 mila guardie giurate ( più di 26 mila nella vigilanza e quasi 4000 nelle aziende che fanno esclusivamente trasporto valori). Il notevole differenziale occupazionale è da addebitare alla nascita in questi ultimi anni di società o cooperative così dette di “Portierato”, che con la dicitura di Addetti alla sicurezza, stanno creando seri problemi nel settore. Attualmente sono stimati intorno alle 14/15 mila unità. Questa “nuova" attività è giudicata al limite se non addirittura in contrasto con il testo unico di pubblica sicurezza, ma ci sono state ultimamente sentenze difformi sulla liceità di queste società (Consiglio di Stato nel giugno del 1996 – Cassazione nel 1997 ecc.).

Va inoltre ricordato che esistono anche Guardie Giurate all’interno delle aziende ( Fiat, Pirelli , Standa ecc.) che hanno il contratto dell’azienda di appartenenza, ma sono a tutti gli effetti Guardie Giurate con decreto prefettizio, come quelle degli Istituti di Vigilanza Privata, esse sono circa 100.000.

Le principali attività della Guardia Particolare Giurata (GPG) sono di : Piantonamento fisso davanti alle banche- Servizi di custodia e/o sorveglianza presso gli Enti Pubblici o Privati – Pattugliamento notturno e/o diurno di zone stradali – Ritiro, scorta e conteggio valori – Servizi di sorveglianza armata a mostre, fiere o manifestazioni commerciali varie – Servizi vari particolari alle imprese che richiedano sorveglianza e custodia di beni od oggetti – Servizi di sicurezza agli Aeroporti – Trasporto valori per le poste – Sorveglianza agli impianti Sportivi.

Le Guardie giurate non hanno alcuno status giuridico particolare, sono considerati operai generici ai fini previdenziali, di Ufficio di collocamento ed anche giuridicamente. Unico requisito richiesto alle guardie giurate è quello di Buona condotta. Non è richiesto nessun tipo di addestramento o formazione preventiva, ma solo il possesso del porto d’armi. Il decreto a Guardia Giurata è rilasciato dalle prefetture su istanza degli Istituti di Vigilanza che certificano il posto di lavoro. La perdita di uno dei due requisiti ( Porto d’armi – Posto di lavoro) fanno decadere il decreto di Guardia Giurata.

Il riferimento legislativo che da origine a questa figura sono gli articoli da 133 a 144 del TESTO UNICO DELLE LEGGI DI PUBBLICA SICUREZZA (TULPS), approvato con RD 18 giugno 1931 n° 773 , ed il relativo regolamento di esecuzione agli articoli da 240 a 260, approvato con RD 6 maggio 1940 n° 635 . Non esistono ulteriori fonti legislative se non circolari Ministeriali alle prefetture che su specifici argomenti dà “orientamenti” alle prefetture circa le questioni trattate nell’oggetto o esprime pareri su eventuali “quesiti” posti di rilevanza nazionale. Ci sono normative in questo settore diverse da provincia a provincia , anche confinanti, con grave nocumento nell’espletamento del lavoro da parte delle stesse Guardie Giurate che sono addette a servizi interprovinciali (esempio il trasporto valori) .

Esistono anche diversità molto rilevanti fra le diverse province in merito al numero di licenze ( Roma ha circa 49 licenze rilasciate, ma solo 29 operanti). Sempre nella capitale esistono quasi 5000 guardie giurate che nel 1998 hanno fatto quasi 5 milioni di ore di straordinario. Il dato nazionale complessivo (altissimo) è di 15 milioni e mezzo in tutto il settore, quasi 600 ore all’anno pro capite (il DL 335 del 29/9/1998 sullo straordinario parla di un massimo di 250 ore all’anno) .

Vi è una differenziazione netta fra Nord (circa 1300 ore di straordinario pro capite annuo) il centro (1000 ore pro capite annuo) ed il Sud (non si raggiungono le 200 ore annue pro capite). Inoltre è da segnalare la estrema difficoltà di reperire al nord manodopera per l’alta pericolosità, la disagiatezza del lavoro ed un compenso (contrattuale) non proporzionale a quanto richiesto dal servizio se non tramite “compensi straordinari”, molte volte in “nero”.

Da quanto sopra detto è chiara la necessità. ormai urgente di una riforma del settore ed una legge che lo regolamenti e nello stesso tempo dia uno status giuridico sia agli Istituti di Vigilanza che alle Guardie Giurate . Inoltre data la frammentarietà e la particolarità del settore si renderebbe necessario avere un punto di riferimento od una sede a cui, come sindacato potersi rivolgere e tentare di risolvere i vari problemi, di una certa complessità e respiro politico, che nelle prefetture, per svariati motivi, non si riesce a risolvere.

Sono state fatte notevoli iniziative per sensibilizzare le forze politiche ed il parlamento per andare ad una nuova legge (esiste un documento unitario del sindacato) con il solo effetto di aver prodotto 11 Disegni di legge (dai DS ad AN ) e la messa all’ordine del giorno della 1^ Commissione della Camera (Affari Costituzionali ecc.) della discussione per un testo di legge che unifichi i vari Disegni. E’ sto dato incarico all’On. Di Bisceglie di essere il relatore.

E’ stata fatta una manifestazione al cinema Caprinica e sotto Montecitorio con più di 3000 Guardie Particolari Giurate ed una delegazione è stata ricevuta dal Presidente della Commissione On. Iervolino, che ha sottolineato i tempi stretti della legislatura e l’assenza di un testo o di interventi (se non di tipo contrario da parte della “burocrazia”) del Ministero.

Ravvisiamo la necessità di fare un convegno/seminario/tavola rotonda su questa problematica, tenendo conto del ruolo che sempre più ha la Vigilanza Privata nella Sicurezza, il ruolo che sta assumendo in tutta Europa, la diversità che esiste fra una legge italiana del 1931 e le varie legislazioni europee (esiste un ricorso alla Suprema corte di Giustizia dell’Aia sull’impedimento ad intervenire in Italia di società di Vigilanza che operano in tutti i paesi europei) e, da ultimo, la decisione della Commissione Europea sul dialogo sociale nel settore della Vigilanza Privata di andare alla fine del 2001 a Brusselle (presidenza Europea Belga) ad una conferenza europea di questo settore con la presenza dei vari ministri degli interni su invito del ministro degli Affari Interni Belga.

Date proponibili sono il 9 – 11 – 15 – 16 – 18 Dicembre.


VIGILANZA PRIVATA

Guardie Giurate 43872*

Guardie Giurate solo Trasporto Valori 2610*

(CCNL Trasporto Merci in via di trasferimento alla Vigilanza Privata)

Addetti alla Sicurezza 15107*

(CCNL Commercio – Portieri – Imprese di pulizia/Multiservizi)

Guardie Particolari Giurate 26155*

(CCNL Vigilanza Privata)

* Dati 1998 non ufficiali del Ministero degli Interni

Istituti di Vigilanza 812*

Associazioni Imprenditoriali ANIVP circa 130 6500 Addetti

AssVigilanza circa 50 5500 “

UNIV circa 80 2000 “

Federvigilanza circa 40 5000 “

Assicurezza circa 20 1500 “

I dati, arrotondati per difetto, sono una stima del Ministero degli Interni (Non Ufficiale)

* anno 1998

Organizzazioni Sindacali

Filcams – Cgil 8162 32,1% Tesseramento 2000 al 31 Dicembre

Fisascat – Cisl 4500 17,2% **

Uiltucs – Uil 2500 9,6% **

Sicurezza Civile–Ugl 3000 11,4% **

Vari Autonomi 500 1,9% **

** Dati non ufficiali, arrotondati per difetto,di provenienza dal Ministero degli Interni e/o

dichiarati dalle singole organizzazioni

Orario Mensile 173,20

Orario annuo onnicomprensivo 2080

Orario medio Giornaliero 7 – 7,15

Orario medio straordinario settimanale 12*

* anno 1998


CCNL VIGILANZA PRIVATA

2001-2004

Art. 25 -Sicurezza sul lavoro
Viene confermata la centralità del CCNL. in merito alle soluzioni che verranno individuate, e alle metodologie riguardanti le relazioni sindacali previste negli accordi applicativi del Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626, parti integranti del presente Contratto (all….)
Ai sensi degli articoli 21 e 22 del Dlgs. 626/94 all’Ente Bilaterale Nazionale viene assegnato il compito di orientare e promuovere iniziative formative nei confronti dei lavoratori.

Art.26 –Cambio di Appalto

Nei casi di cambi di appalto che comportino ripercussioni occupazionali su uno o più Istituti, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa relativa ad una riduzione dei livelli occupazionali o ad eventuali nuove assunzioni, gli Istituti comunicheranno tempestivamente alle Associazioni imprenditoriali e alle Organizzazioni Sindacali del territorio interessato quanto accaduto, chiedendo uno specifico incontro al fine di esaminare congiuntamente adeguate soluzioni. La comunicazione e i successivi incontri non sostituiscono diversi obblighi di legge, qualora previsti.

A tale incontro parteciperanno tutti gli Istituti interessati coinvolgendo le strutture pubbliche,(Prefetture e Ufficio del lavoro).

MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE


DECRETO 21 marzo 2001

Determinazione del costo orario del lavoro dei dipendenti da aziende del settore turismo – Comparto pubblici esercizi "Ristorazione collettiva", riferito al mese di febbraio 2001.

IL MINISTRO DEL LAVORO

E DELLA PREVIDENZA SOCIALE

Vista la legge 7 novembre 2000, n. 327, recante "Valutazione dei costi del lavoro e della sicurezza nelle gare di appalto";

Visto l’art. 1, comma l della suddetta legge, nella parte che fa riferimento al costo del lavoro determinato periodicamente, in apposite tabelle, dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sulla base dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva stipulata dai sindacati comparativamente più’ rappresentativi, delle norme in materia previdenziale ed assistenziale, dei diversi fattori merceologici e delle differenti aree territoriali;

Visto il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, che individua le categorie entro cui individuare i settori merceologici da prendere in considerazione per la predisposizione delle suddette tabelle;

Considerata la necessita’ di aggiornare il costo orario del lavoro per i lavoratori delle aziende del settore turismo, relativamente all’anno 2001;

Esaminato il contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti da aziende del settore turismo – comparto pubblici esercizi " Ristorazione collettiva" stipulato il 22 gennaio 1999 da FILCAMS, FISASCAT, UILTuCS FEDERALBERGHI, FIPE, FIAVET, FAITA, INTERSIND;

Sentite le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori firmatarie del sopraindicato contratto, al fine di acquisire dati sugli elementi di costo variabili e peculiari del settore di attività ;

Accertato che nell’ambito del suddetto contratto sono stati stipulati accordi territoriali concernenti la quota provinciale, il premio di presenza ed il terzo elemento;

Ritenuto necessario provvedere alla individuazione del costo a valere da febbraio 2001;

Decreta:

Art. 1.

Il costo orario del lavoro per i lavoratori dipendenti da aziende del settore Turismo – comparto pubblici esercizi "Ristorazione collettiva", riferito al mese di febbraio 2001, e’ determinato nella tabella A con riferimento alla contrattazione nazionale e nella tabella B per le provincie nelle quali e’ intervenuta la contrattazione di secondo livello. Le citate tabelle fanno parte

integrante del presente decreto.

Art. 2.

Le tabelle prescindono:

a) da eventuali benefici previsti da norme di legge di cui l’impresa può usufruire;

b) dagli oneri derivanti dalla gestione aziendale, dagli utili di impresa;

c) dagli oneri derivanti da specifici adempimenti connessi alla normativa sulla sicurezza del lavoro (Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626).

Il presente decreto sarà’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 21 marzo 2001

RISTORAZIONE COLLETTIVA
N. dipendenti
Maschi
% Maschi
Femmine
% Femmine
Totale
Full time
15,700
54%
13,455
46%
29,155
Part time
8,450
21%
31,395
79%
39,845
Totale
24,150
35%
44,850
65%
69,000
Dei quali:
Tempo Indeterminato
19,329
35%
35,880
65%
55,200
Contratti a Termine
4,830
35%
8,970
65%
13,800
Totale
24,150
35%
44,850
65%
69,000
Fonte ANGEM


CAPO XIV – NORME PER LA RISTORAZIONE COLLETTIVA (mense aziendali)

PROTOCOLLO APPALTI

(1) L’ANGEM, la FIPE e le Organizzazioni nazionali dei lavoratori, premesso che il mercato della ristorazione collettiva è sempre più ; caratterizzato da una attività che si svolge attraverso il sistema degli appalti pubblici regolamentato da normative che stabiliscono una serie di procedure finalizzate a garantire la giusta trasparenza; che è, altresì, necessario garantire la qualità del servizio e l’assolvimento degli obblighi previsti dai contratti collettivi; che in attuazione degli impegni previsti dal Protocollo del 23 luglio 1993, occorre favorire la normalizzazione delle condizioni concorrenziali per tutti gli operatori del settore al fine di garantire trasparenza di procedure e puntuale osservanza delle regole in materia di lavoro, con riferimento alla sicurezza, ai trattamenti retributivi e agli oneri previdenziali; che è necessario ed urgente approntare nuovi strumenti che aggiungendosi a quelli esistenti favoriscano la creazione di un mercato nel quale si affermino soggetti in grado di offrire un prodotto rispondente alle richieste, sia in termini di qualità che di capacità professionali e di rispetto delle norme contrattuali, convengono di definire entro il 30 settembre 2001 schemi di capitolato di appalto e vademecum delle procedure da seguire che contengano criteri uniformi a garanzia della qualità, della trasparenza della professionalità e della salvaguardia dei diritti dei lavoratori.

(2) Tali capitolati dovranno prevedere i seguenti punti essenziali:

- indicazione espressa dell’obbligo di rispettare i contratti collettivi di categoria e le norme in materia di sicurezza sul lavoro;

- richiesta di adozione per la gara di appalto della formula dell’appalto concorso, per gare particolarmente complesse oppure della formula " licitazione privata al prezzo più economicamente vantaggioso" prevedendo criteri base e punteggi chiari e precisi, attribuendo valore preminente alla qualità. Nel caso il concorrente non abbia raggiunto la percentuale minima riservata alla qualità, sarà escluso dal procedimento di aggiudicazione e l’offerta economica non sarà valutata.

- esclusione da parte degli enti appaltanti del ricorso alla gara a " licitazione privata al prezzo più basso", salvo definire tutti i criteri di gestione (qualità-menù-tabelle dietetiche-monte ore) da comunicare in precedenza a tutti i soggetti partecipanti alla gara;

- richiedere presso le Organizzazioni Nazionali di rappresentanza ( ANCI, Regione ecc.) la predisposizione di elenchi o registri di accreditamento al fine di verificare la capacità operativa e finanziaria delle aziende che intendono partecipare alle gare;

- previsione per l’ente appaltante della possibilità di recedere dal contratto di appalto per la mancata osservanza da parte della azienda aggiudicataria delle clausole contenute nel capitolato;

- durata dell’appalto non inferiore a tre anni;

- obbligo a costituire una commissione di controllo mensa tra rappresentanti degli utenti, committente e fornitore;

- ecc

(3) Le parti si impegnano inoltre a richiedere:

1. l’emanazione da parte del ministero della sanità di una apposita normativa che dia l’abilitazione all’esercizio dell’ attività, con verifiche ispettive biennali;

2. l’emanazione da parte del Ministero del Lavoro di una apposita circolare sul costo della manodopera, utile al committente ad interpretare l’incidenza del costo della manodopera sul servizio fornito;

3. l’emanazione da parte della presidenza del consiglio dei ministri di un apposito DPCM che codifichi le norme per l’effettuazione del sistema della gara con offerta economicamente più vantaggiosa, così come previsto dalla legge 156/90, con anche fissati i criteri di vincolo alla esclusione delle offerte anomale.

(4) Le parti si impegnano, infine, ad individuare un sistema di analisi e studio del settore, esaminando anche la possibilità di avvalersi del sistema degli enti bilaterali, al fine di garantire la qualità e la trasparenza del settore.

Articolo 325

(1) Le Parti si danno atto che le norme di cui all’accordo nazionale per i cambi di gestione nel settore della ristorazione collettiva (mense aziendali) del 9 aprile 1979, modificato dagli accordi del 13 ottobre 1982, 17 giugno 1986 e del 3 maggio 1990, trovano inserimento nel presente capo.

CAMBI DI GESTIONE

Articolo 326

(1) Rilevato che il settore della ristorazione collettiva – per la parte non propriamente collegata a forme di ristorazione pubblica – è generalmente caratterizzato dall’effettuazione del servizio tramite contratti di appalto determinando frequenti cambi di gestione con conseguenti risoluzioni dei rapporti di lavoro per giustificato motivo obiettivo, allo scopo di garantire al personale dipendente la continuità e le condizioni di lavoro limitatamente agli aspetti di seguito disciplinati, viene pattuito quanto segue.

Articolo 327

(1) La Gestione uscente, con la massima tempestività possibile e comunque prima dell’evento, darà formale notizia della cessazione della gestione alle Organizzazioni Sindacali competenti per territorio e alla Gestione subentrante, fornendo contestualmente tutte le informazioni utili alla applicazione del presente Accordo.

(2) La Gestione subentrante – anch’essa con la massima tempestività possibile e comunque prima del verificarsi dell’evento – darà a sua volta formale comunicazione alle Organizzazioni Sindacali competenti per territorio circa l’inizio della nuova gestione.

Articolo 328

(1) Su richiesta di una delle parti (Organizzazioni Sindacali, Gestione uscente, Gestione subentrante) saranno effettuati incontri di verifica, preventivi all’evento considerato, circa le condizioni di applicazione del presente Accordo.

(2) Ove per comprovate ed oggettive difficoltà non fosse possibile effettuare tali incontri preventivamente, gli stessi saranno comunque effettuati al più presto possibile.

(3) L’effettuazione di tali incontri non dovrà in ogni caso compromettere la prioritaria esigenza di garantire le condizioni necessarie per l’invio del servizio presso la nuova unità produttiva.

Articolo 329

(1) La gestione subentrante assumerà tutto il personale addetto, in quanto regolarmente iscritto da almeno tre mesi sui libri paga-matricola della Gestione uscente, riferiti all’unità produttiva interessata, con facoltà di esclusione del personale che svolge funzioni di direzione esecutiva, di coordinamento e controllo dell’impianto nonché dei lavoratori di concetto e/o degli specializzati provetti con responsabilità di coordinamento tecnico funzionale nei confronti di altri lavoratori.

(2) I lavoratori in contratto di formazione e lavoro, fatte salve le disposizioni di legge verranno parimenti assunti in contratto di formazione e lavoro restando a carico della gestione subentrante l’effettuazione del periodo di formazione e lavoro mancante rispetto al termine fissato dall’azienda cedente."

Articolo 330

(1) Gli incontri di cui all’articolo 328 dovranno essere utilizzati anche per l’esame dei problemi e per la ricerca delle relative soluzioni, nei seguenti casi connessi a particolari situazioni dell’utenza che diano adito a ripercussioni sul dato occupazionale dell’impianto, inteso nelle sue componenti quantitative e qualitative:

a) mutamenti nell’organizzazione e nelle modalità del servizio;

b) mutamenti nelle tecnologie produttive;

c) mutamenti nelle clausole contenute nei capitolati d’appalto;

d) riduzione del numero di pasti/giorno conseguente ad un calo della occupazione nell’azienda appaltante.

(2) In tutti questi casi nella ricerca di soluzioni coinvolgenti il personale addetto all’impianto, oltre alla possibilità di assunzione in altre unità produttive dell’azienda subentrante non si esclude la possibilità di instaurare diverse condizioni contrattuali, nonché il ricorso – ove sussistano le specifiche condizioni di legge – alla CIGS ed ai contratti di solidarietà.

Articolo 331

(1) Per il personale per cui non sussista la garanzia del mantenimento del posto di lavoro, la Gestione subentrante e quella uscente si impegneranno in ogni caso a verificare e ricercare con le Organizzazioni Sindacali ogni possibilità di reimpiego, sempre che sussistano le specifiche condizioni previste dalla normativa di legge vigente per le assunzioni.

Articolo 332

(1) Le assunzioni saranno effettuate sempre che sussistano le specifiche condizioni previste dalle norme di legge vigenti (nulla osta per l’avviamento al lavoro, libretto sanitario ecc.) ed i rapporti di lavoro così instaurati si intenderanno ex novo, senza l’effettuazione del periodo di prova per il personale di cui al primo comma del precedente articolo 329, per il quale peraltro l’azienda uscente è esonerata dall’obbligo del preavviso di cui agli articoli 160 e 161 del presente Contratto.

(2) Qualora tali condizioni non sussistessero, la Gestione subentrante ne darà tempestiva comunicazione agli interessati ed alle Organizzazioni sindacali ai fini delle possibili regolarizzazioni delle posizioni entro il termine di trenta giorni.

Articolo 333

(1) Ai lavoratori neo assunti di cui sopra saranno corrisposte, come trattamento di miglior favore, condizioni retributive, eventualmente riproporzionate ai sensi dell’articolo 330, pari a quelle già percepite da ogni singolo lavoratore, opportunamente e legalmente documentate derivanti solo ed unicamente dall’applicazione del CCNL, ivi compresi gli eventuali scatti di anzianità maturati e gli eventuali trattamenti integrativi salariali comunque denominati, pattuiti ed erogati in data anteriore di almeno tre mesi alla data di cambiamento di gestione in conformità di quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di lavoro.

(2) Ove tali trattamenti fossero superiori a quelli della gestione subentrante per effetto di pattuizioni collettive aziendali stipulate anteriormente al 9 aprile 1979, la differenza verrà mantenuta come quota ad personam e sarà assorbita in occasione di futuri aumenti salariali collettivi, con modalità da definire tra le parti. Per quanto riguarda in particolare gli scatti di anzianità, fermo restando il principio della novazione del rapporto di lavoro sancito dall’articolo 332, la Gestione subentrante dovrà considerare, ai soli fini del computo del triennio relativo al primo scatto o a quelli successivi ed in base all’età di decorrenza dell’anzianità utile per gli scatti così come fissata dal secondo comma dell’articolo 138 del presente Contratto:

- le annualità intere di servizio maturate presso la Gestione uscente nei casi di cambio di gestione, avvenuti anteriormente al 1° giugno 1986;

- l’intero periodo di servizio prestato senza interruzione presso la gestione uscente per i casi di cambi di gestione intervenuti successivamente al 1° giugno 1986.

(3) Al personale assunto con mansioni diverse da quelle svolte presso la precedente Gestione sarà comunque garantito il trattamento economico previsto dal Contratto Nazionale di Lavoro di categoria e dalla relativa contrattazione integrativa salariale. Tale trattamento, se pur articolato sotto diverse voci, sarà globalmente pari a quello percepito per la qualifica ricoperta presso la precedente gestione. In ogni caso tale trattamento non potrà, per la parte eccedente le voci contrattuali relative alla nuova qualifica, essere riassorbito se non in occasione di successivi passaggi di livello, o in virtù di specifici accordi fra le parti.

Articolo 334

(1) Le norme di cui al presente capo disciplinano ed esauriscono per tutto il territorio nazionale la materia dei cambi di gestione nel settore della ristorazione collettiva che rimane di esclusiva competenza delle Organizzazioni Nazionali stipulanti.

(2) Restano salve, in ogni caso, le eventuali condizioni di miglior favore previste dagli accordi territoriali o aziendali in atto. Tali accordi non saranno comunque più negoziabili alla loro scadenza, per le materie in questione.

TRATTAMENTI SALARIALI INTEGRATIVI

Articolo 335

(1) A parziale deroga di quanto previsto dall’articolo 12 del presente Contratto, per il settore della ristorazione collettiva (mense), i trattamenti integrativi salariali comunque denominati di cui alla lettera s) del secondo comma dello stesso articolo 12 saranno definiti, anziché con accordi aziendali, con accordi provinciali dalle Organizzazioni provinciali dei lavoratori delle Organizzazioni sindacali stipulanti e dalle Associazioni provinciali dei pubblici esercizi aderenti alla Fipe con l’intervento dell’Angem.

Se il Licenziamento colpisce il socio lavoratore

Una recente ordinanza del tribunale di Roma

Una recente ordinanza del tribunale di Roma (7 settembre 2001), emessa a definizione della prima fase di un procedimento d’urgenza (articolo 700 codice di procedura civile), ha disposto la reintegrazione nel posto di lavoro di un socio lavoratore di un’impresa di pulizia, affrontando in concreto alcuni aspetti della recente legge che disciplina i rapporti di lavoro nelle cooperative (legge 142/2001). Si tratta, com’è noto, di una materia dibattuta da anni e che presenta aspetti estremamente delicati, in quanto, anche nell’ambito dello stesso settore del mercato di lavoro, convivono da sempre situazioni difficilmente omologabili. Accanto a vere e proprie iniziative solidaristiche, basate sulla mutualità e sull’esigenza di mantenere strettamente fede alle compatibilità di bilancio, esistono imprese grandi, medie e piccole che usano lo schermo della solidarietà per rendere più agevoli iniziative di stampo esclusivamente speculativo.

Il caso può essere così sintetizzato. Il socio di una cooperativa veniva licenziato in tronco per motivi disciplinari e chiedeva in via d’ urgenza la reintegra. Il giudice, nel verificare la sussistenza o meno, accanto al rapporto associativo, di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, ha affrontato anche la problematica posta dalla nuova legge (articolo 6), escludendone la rilevanza. Le nuove regole, infatti, hanno “semplicemente obbligato” le cooperative ad adottare un regolamento, “sulla tipologia del rapporti che s’intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori”. Stante la pendenza del termine concesso (nove mesi dall’entrata in vigore della normativa) e in mancanza allo stato del detto regolamento, ben può il giudicante valutare, alla luce degli elementi probatori acquisiti in questa sede e dei criteri elaborati dalla giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione sulla materia, l’effettiva natura del rapporto intercorso tra le parti. La citata normativa, infatti, ha introdotto il principio secondo il quale in capo al lavoratore, oltre al rapporto associativo, si attiva un ulteriore rapporto di lavoro, subordinato, autonomo o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale.

Ravvisata, dunque, la subordinazione, l’articolo 2 estende al socio lavoratore subordinato l’intera disciplina dello Statuto dei lavoratori salva l’esclusione dell’articolo 18, laddove il licenziamento sia disposto contestualmente alla (e a causa della) perdita della qualità di socio, dovendosi ritenere che il licenziamento sia “figlio” dell’esclusione del rapporto associativo, sicché per decidere della legittimità del licenziamento sia necessario e sufficiente decidere sulla legittimità dell’esclusione come socio (con le garanzie associative).

E poiché nel caso di specie, conclude il giudice, risulta esclusivamente un atto non già d’esclusione come “socio”, ma di vero e proprio “licenziamento”, il provvedimento dev’essere valutato come un qualsiasi “normale” atto espulsivo, sottoposto alle regole di cui all’articolo 7 della legge 300/70 e alla disciplina in materia di risoluzione del rapporto di lavoro. Sulla base di tali presupposti, il tribunale, rilevata nel merito la sussistenza del fumus e ravvisato il periculum nelle comprovate necessità economiche del lavoratore e della sua famiglia, insorte successivamente con l’esaurimento delle somme percepite a titolo di competenze di fine rapporto, ne ha quindi disposto la reintegrazione nel posto di lavoro in via d’urgenza.

DIREZIONE CENTRALE
DELLE ENTRATE CONTRIBUTIVE

AiDirigenti centrali e periferici
AiDirettori delle Agenzie
AiCoordinatori generali, centrali e
Roma, 04 febbraio 2002periferici dei Rami professionali
AlCoordinatore generale Medico legale e
Dirigenti Medici

Circolare n. 33e, per conoscenza,

AlPresidente
AiConsiglieri di Amministrazione
AlPresidente e ai Membri del Consiglio
di Indirizzo e Vigilanza
AlPresidente e ai Membri del Collegio dei Sindaci
AlMagistrato della Corte dei Conti delegato
all’esercizio del controllo
AiPresidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
AlPresidente della Commissione centrale
per l’accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
AiPresidenti dei Comitati regionali
Allegato 1AiPresidenti dei Comitati provinciali

OGGETTO:D.Lgs. 6.11.2001, n. 423. Riforma della disciplina in materia previdenziale ed assistenziale per particolari categorie di lavoratori soci di società e di enti cooperativi disciplinati dal D.P.R. 30.4.1970, n. 602, a norma dell’art. 4, co. 3 della legge 3.4.2001, n. 142.

SOMMARIO:Il D.Lgs. n. 423 del 2001 disciplina un meccanismo di graduale superamento dello speciale regime stabilito per l’assolvimento degli obblighi previdenziali ed assistenziali dal D.P.R. n. 602 del 1970 per le cooperative esercenti le attività di cui allo stesso D.P.R. finalizzato al raggiungimento, alla scadenza del quinquennio previsto dalla norma, della equiparazione della contribuzione versata per i lavoratori soci delle stesse cooperative a quella prevista per i lavoratori dipendenti da imprese in genere.

1. Premessa.
La legge 3.4.2001, n. 142 di “Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio-lavoratore”, pubblicata in G.U. n. 94 del 23.4.2001 ha introdotto rilevanti innovazioni per quanto attiene le cooperative nelle quali il rapporto mutualistico abbia ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio.
L’art. 1, co. 3 della stessa legge prevede che, oltre al rapporto associativo, il socio lavoratore stabilisce con la propria adesione o successivamente un ulteriore e distinto rapporto di lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali; dall’instaurazione dei rapporti di lavoro nelle diverse forme indicate derivano tutti gli effetti giuridici (ivi inclusi quelli di natura previdenziale) previsti sia da essa che da altre leggi vigenti nell’ordinamento. Viene pertanto affermato il principio secondo il quale il rapporto di lavoro del socio lavoratore configura un ulteriore rapporto di scambio rispetto al negozio che lega il socio alla cooperativa ed è disciplinato dalle disposizioni ordinarie relative alla tipologia in concreto adottata.
L’applicazione di tale nuovo criterio è comunque subordinata all’adozione, da parte delle cooperative interessate dal provvedimento in questione, di un regolamento che definisca la tipologia dei rapporti che intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori, da effttuarsi entro il 30 giugno 2002 (1).
In attesa dell’adozione dei regolamenti in questione la materia del trattamento previdenziale dei soci lavoratori delle cooperative interessate dalla legge di riforma continua ad essere disciplinata secondo le ordinarie disposizioni.
Si fa riserva di emanazione di una apposita circolare diretta alla illustrazione delle novità introdotte dalla legge n. 142 del 2001 non appena i regolamenti in questione saranno stati adottati.

2. Il D.Lgs. 6.11.2001, n. 423.
Nell’ambito del generale disegno di riforma di cui alla legge n. 142 del 2001, l’art. 4 co. 3 ha delegato il Governo ad emanare, sentite le parti sociali interessate, uno o più decreti legislativi mirati a riformare la disciplina recata dal D.P.R. n. 602 del 1970, e successive modificazioni.
Il fine della delega è quello di giungere all’equiparazione della contribuzione previdenziale ed assistenziale dei soci lavoratori delle predette cooperative a quella dei lavoratori dipendenti da impresa, in coerenza con la “ratio” della riforma in premessa sommariamente descritta, finalizzata alla equiparazione del rapporto di lavoro del socio lavoratore di cooperativa agli ordinari rapporti di lavoro aventi le stesse caratteristiche.
Per la particolare categoria dei soci lavoratori delle cooperative disciplinate dal D.P.R. n. 602 del 1970 l’applicazione ai fini del computo della contribuzione previdenziale ed assistenziale delle disposizioni vigenti per la generalità dei lavoratori dipendenti da impresa viene diluita, secondo un criterio di gradualità, in un periodo pari nel massimo a cinque anni, tenendo conto delle differenze settoriali e territoriali.
Con il D.Lgs. 6.11.2001, n. 423, pubblicato in G.U. 283 del 5.12.2001 (All.1) è stata data attuazione alla delega. Questo decreto legislativo disciplina un meccanismo di graduale superamento dello speciale regime basato sulle retribuzioni “convenzionali” fissato ai fini dell’assolvimento degli obblighi previdenziali ed assistenziali da parte delle cooperative esercenti le attività di cui al D.P.R. in questione che ha come traguardo finale quello del raggiungimento, alla scadenza del quinquennio previsto dalla norma, della equiparazione della contribuzione versata per i lavoratori soci delle stesse a quella prevista per i lavoratori dipendenti da imprese in genere.
Restano invece ferme le forme di previdenza ed assistenza attualmente previste.
Si precisa che le previsioni del D.Lgs. n. 423 del 2001, anche se inserite nel contesto generale dell’intervento di riforma attuato con la legge n. 142 del 2001, trovano applicazione a decorrere dall’1.1.2002, anche in carenza dei regolamenti previsti dall’art. 6 della legge n. 142 del 2001.

2.1 Ambito di applicazione e forme assicurative
Le norme del decreto in esame disciplinano la contribuzione previdenziale ed assistenziale dovuta agli enti previdenziali interessati in relazione ai lavoratori soci degli organismi associativi di cui all’art. 1 del D.P.R. n. 602 del 1970 e successive modificazioni, che svolgono le attività di cui all’elenco allegato al decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale 3.12.1999 (2).
Le forme assicurative interessate dall’applicazione delle nuove disposizioni sono quelle già previste dal D.P.R. n. 602 del 1970 e cioè: assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, per l’assegno per il nucleo familiare, per le prestazioni economiche di malattia e maternità, contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
A tali forme si aggiungono quelle introdotte da normative successive di carattere generale, ovvero per particolari attività ricomprese nell’ambito di applicazione del D.P.R. n. 602 del 1970, quali il contributo TFR (3) e la CIGS, dovuta sia per i dipendenti che per i soci delle cooperative con più di 15 dipendenti se appaltatrici di servizi di pulizia presso aziende soggette alla CIGS nonché per i lavoratori e per i soci dalle cooperative derivanti dalla trasformazione delle compagnie e gruppi portuali in base alla legge 28.1.1994, n. 84 (4).

Si precisa che, poiché la finalità del decreto legislativo in esame è limitata al superamento dello speciale regime di imponibile previdenziale basato su retribuzioni convenzionali, come si evince chiaramente dalla relazione al decreto legislativo, le forme assicurative restano quelle fissate dalle disposizioni vigenti anche al termine del quinquennio concesso per l’adeguamento; pertanto rimane operante per i lavoratori soci delle cooperative in trattazione l’esclusione dall’assicurazione contro la disoccupazione (5), la mobilità e la CIG, fatte salve le previsioni di normative speciali.

2.2 La prima fase del percorso di adeguamento (gennaio-dicembre 2002)
La prima fase del percorso di graduale equiparazione prende avvio dal 1° gennaio 2002: l’art. 2 del D.Lgs. n. 423 del 2001 prevede infatti come prima tappa l’omogeneizzazione del criterio di determinazione della base imponibile per il versamento delle contribuzioni minori a quello stabilito per la contribuzione IVS dal decreto ministeriale del 3.12.1999 operante dal 1° gennaio 2000 (6).
Per effetto di quanto disposto dall’art. 2 del D.Lgs. n. 423 del 2001 anche l’imponibile giornaliero di cui all’art. 4 del D.P.R. n. 602 del 1970 valido ai fini del computo delle contribuzioni minori si adegua a partire dall’ 1.1.2002 a quello vigente per l’IVS. Rimane invece confermato, limitatamente all’anno 2002 il parametro fissato dal decreto ministeriale più volte citato per l’assicurazione IVS.
Per la determinazione dei predetti importi per l’anno 2002 si rimanda alla consueta circolare annuale in corso di emanazione.
Per i periodi medi di occupazione si rinvia al successivo punto 2.9.

2.3 Adeguamento graduale, a partire dall’anno 2003, della misura della retribuzione imponibile ai fini IVS
A partire dal 1.1.2003 l’art. 3, co. 1 del decreto legislativo introduce un meccanismo di adeguamento della misura della retribuzione imponibile ai fini dell’assicurazione IVS, che prevede un aumento con periodicità annuale dell’imponibile giornaliero fissato ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs. n. 423 del 2001 (vedi punto 2.2), basato sul calcolo della differenza esistente tra l’importo determinato ai sensi del predetto art. 2 e il corrispondente importo giornaliero di retribuzione stabilito, per il medesimo anno, dal CCNL di lavoro, o del settore o categoria affine (7).
Sul differenziale in tal modo individuato si applicano le percentuali di calcolo indicate dalla norma, pari al 25% per l’anno 2003, al 50% per il 2004, al 75% per l’anno 2005, fino al raggiungimento del 100% per l’anno 2006, nel quale, quindi, la contribuzione IVS non può essere inferiore a quella fissata dai suddetti contratti.
Si precisa che i valori in tal modo raggiunti conservano la natura di retribuzioni convenzionali (in quanto calcolate sul periodo medio di 26 giornate), e che la completa equiparazione alle retribuzioni stabilite dai contratti collettivi avverrà soltanto a decorrere dal 1.1.2007. Infatti l’art. 3, co. 4 del D.Lgs. n. 423 del 2001 prevede l’applicazione anche alle cooperative di cui al D.P.R. n. 602 del 1970 dell’art. 1, co. 1 della legge n. 389 del 1989.
Si precisa inoltre che il minimo contrattuale giornaliero da prendere a riferimento ai fini del calcolo del differenziale (quindi fino al 31.12.2006) deve intendersi riferito agli elementi retributivi dati da paga-base, indennità di contingenza e dall’elemento distinto della retribuzione (E.D.R).

2.4 Adeguamento graduale, a partire dall’anno 2003, della misura della retribuzione imponibile ai fini dei contributi diversi dall’IVS
Con la stessa decorrenza dell’1.1.2003 l’art. 3, co. 2 del D.Lgs. n. 423 del 2001 stabilisce una nuova differenziazione dei parametri di individuazione della retribuzione imponibile ai fini delle contribuzioni minori rispetto a quelli validi per l’IVS.
Infatti il co. 2 dell’art. 3 del D.Lgs. n. 423 del 2001, fermi restando gli scaglioni temporali e le percentuali progressive fissate al co. 1, prevede che ai fini del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali diversi da quelli IVS l’imponibile giornaliero di cui al precedente art. 2 è annualmente aumentato del differenziale calcolato tra l’imponibile giornaliero di cui allo stesso art. 2 e il limite minimo di retribuzione giornaliera (8).
Peraltro nel successivo co. 3 dell’art. 3 viene specificato che tale ultima previsione (minimale 2003 per le assicurazioni minori) deve comunque essere rispettata anche ai fini dell’assicurazione IVS quando il minimo contrattuale giornaliero preso a riferimento ai fini del co. 1 dell’art. 3 risulta inferiore al limite minimo di retribuzione giornaliera (9). In questo caso il parametro retributivo da adottare ai fini del versamento della contribuzione previdenziale ed assistenziale per i soci lavoratori torna ad essere unico, dovendosi prendere a riferimento per il calcolo sia ai fini IVS che ai fini delle assicurazioni minori il differenziale tra l’importo indicato dall’art. 2 e il limite minimo di retribuzione giornaliera.

2.5 Fase finale del percorso e applicazione del minimale contrattuale generale
Il percorso di adeguamento fin qui illustrato porterà alla data dell’1.1.2006 all’applicazione generalizzata del minimo contrattuale giornaliero previsto per il medesimo anno dal contratto collettivo nazionale corrispondente, ovvero a quello del settore o della categoria affine per l’assicurazione IVS e all’applicazione generalizzata del limite minimo di retribuzione giornaliera per le assicurazioni minori, fermo restando il periodo medio di occupazione di 26 giornate.
L’ultima fase del percorso di adeguamento si avrà alla data dell’1.1.2007, data a decorrere dalla quale dovrà trovare piena applicazione il disposto dell’art. 1, co.1, del D.L. n. 338 del 1989, convertito in legge n. 389 del 1989, al quale dovranno adeguarsi tutti i versamenti effettuati sia ai fini IVS che per le assicurazioni minori.

2.6 Imponibile IVS ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 602 del 1970
L’art. 4, co. 3 del decreto legislativo n. 423 del 2001 conferma fino al 31.12.2006, quindi in concomitanza col percorso di adeguamento avviato dalle norme, le classi di contribuzione fissate con i decreti ministeriali adottati ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 602 del 1970, purché, peraltro, l’importo in base ad esse fissato non sia inferiore alla retribuzione imponibile determinata, per ciascun anno, in base alle modalità fissate dall’art. 3, co. 1 (differenziale calcolato sul minimale contrattuale giornaliero, comunque non inferiore a quello calcolato ai sensi del co. 2 dell’art. 3, calcolato sul minimale di retribuzione giornaliera).

2.7 Opzione per il versamento della contribuzione ai fini IVS sulle retribuzioni effettive
Ai sensi dell’art. 6, co. 7, del D.P.R. n. 602 del 1970 gli organismi associativi interessati potevano optare per il versamento dei contributi IVS sulle retribuzioni effettive che, come noto, non possono essere inferiori alla retribuzione determinata ai sensi del co. 1 dello stesso art. 6, cioè alle classi di contribuzione determinate con decreto del Ministero del Lavoro.
Il co. 4 dell’art. 4 del D.Lgs. n. 423 del 2001 salvaguarda tale possibilità fino al 31.12.2006, stabilendo però che tali importi non possono essere inferiori al maggior importo determinato tra l’imponibile di cui all’art. 3 co. 1 (adeguamento sul differenziale contrattuale) e la classe di contribuzione fissata con decreto ministeriale; in pratica ciò significa che l’opzione conserva la sua validità solo qualora, per effetto della stessa, l’importo retributivo minimo sul quale effettuare il versamento dei contributi previdenziali sia superiore a quello risultante dal maggior importo tra quelli determinati per ciascun anno ai sensi dell’art. 3, co. 1 dello stesso decreto e dell’art. 6, co. 1 del D.P.R. n. 602 del 1970.
Tale disposizione di salvaguardia è stata espressamente prevista solo con riferimento alla retribuzione imponibile determinata a partire dall’anno 2003, mentre nulla è detto con riferimento al a quella da applicare per l’anno 2002; tuttavia, la “ratio” del provvedimento normativo in esame induce a ritenere che anche in questo secondo caso rimane salvaguardata la possibilità di opzione solo qualora il livello retributivo corrispondente non sia inferiore al maggiore importo tra quelli determinati per ciascun anno secondo le modalità dell’art. 2 del D.Lgs. n. 423 del 2001 e dell’art. 6, co.1, del D.P.R. n. 602 del 1970.

2.8 Versamenti effettuati in misura superiore
Ulteriore principio di rilievo viene fissato al co. 5 dell’art. 4 del D.Lgs. n. 423 del 2001.
Con norma di chiusura, il legislatore stabilisce con riferimento alla sola contribuzione IVS, che la contribuzione versata su importi superiori a quelli fissati ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 602 del 1970 rimane valida e che le relative prestazioni sono commisurate all’entità dei contributi versati. Il principio risulta innovativo, in quanto fino ad oggi in presenza di un decreto ministeriale adottato ai sensi dell’art. 4 o dell’art.6 del predetto D.P.R. la contribuzione versata in eccedenza era da considerarsi indebita, laddove effettuata al di fuori dell’esercizio del diritto di opzione, e non poteva dare luogo ad un adeguamento delle prestazioni. Con tale disposizione viene consentito alle cooperative interessate la facoltà di versare la contribuzione previdenziale su importi superiori a quelli fissati dal percorso di adeguamento, mentre per il versamento delle contribuzioni minori si rimanda a quanto indicato nei paragrafi 2.2 e 2.3.

2.9 Periodi di occupazione media mensile
L’art. 4, co. 1 del D.Lgs. n. 423 del 2001 conferma in 26 giornate lavorative il periodo di occupazione media mensile ai fini del versamento dei contributi di previdenza ed assistenza sociale da parte degli organismi cooperativi in oggetto.
Il co. 2 della stessa norma modifica invece il percorso di graduale elevazione alle 26 giornate lavorative fissato dall’art. 4 del D.M. 3/12/1999 per i territori del Mezzogiorno e della Basilicata e Campania, stabilendo l’applicazione di 18 giornate nel 2002, 20 nel 2003, 22 nel 2004, 24 nel 2005, 26 nel 2006.

Per IL DIRETTORE GENERALE
F.to Prauscello

(1)In origine il disposto dell’art. 6 della legge n. 142 del 2001, prevedeva che i regolamenti dovessero essere adottati entro 9 mesi dalla sua entrata in vigore, quindi entro l’8 febbraio 2002. Il D.L. 23.11.2001, n. 411, convertito con legge 31.12.2001, n. 463, pubblicato in G.U. n. 7 del 9.1.2002 ha differito detto termine, disponendo all’art. 8ter che il termine di cui all’art. 6, co.1 della legge 3.4.2001, n. 142 è prorogato al 30.6.2002.
(2) Pubblicato in G.U. n. 297 del 20.12.1999. Vedi anche circolare numero 20 del 1 febbraio 2000.
(3) Cfr. art. 24 legge 19.7.1997, n. 196 e circolare n. 175 del 31 luglio 1997.
(4) Cfr, rispettivamente, l’art. 1, co. 7, D.L. 16.5.1994, convertito in legge 19.7.1994, n. 451 e circolare n. 239 del 1° agosto 1994; legge 28.1.1994, n. 84 e circolari n. 313 del 27 dicembre 1995 e n. 20 del 1° febbraio 2000).
(5) Esclusione confermata dall’art. 24, co. 2 della legge n. 196 del 1997.
(6) Come noto, fino al 31.12.1999 il parametro retributivo convenzionale in base all’art. 4 D.P.R. n. 602 del 1970 da adottare ai fini del calcolo della contribuzione previdenziale ed assistenziale per i soci lavoratori delle cooperative in oggetto era unico per tutte le contribuzioni.
Il D.M. 3.12.1999, all’art. 2 ha poi introdotto, ai soli fini dell’individuazione dell’imponibile medio giornaliero ai sensi del predetto articolo 4 per l’assicurazione IVS, il criterio che lo stesso non può essere inferiore all’importo che garantisca, su base annua, il rispetto del parametro introdotto dall’art. 7, co. 1, primo periodo, del D.L. n. 463 del 1983, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 638 del 1983, come modificato dall’art. 1, co. 2, primo periodo, del D.L. n. 338 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 389 del 1989 e successive modificazioni (minimale di retribuzione imponibile ai fini dell’accreditamento del contributo settimanale). Pertanto l’imponibile medio giornaliero per i soci lavoratori in questione per effetto di quanto disposto dal decreto ministeriale non poteva essere inferiore al limite di retribuzione necessario per la copertura di 52 settimane utili ai fini pensionistici, pari, come noto, al 40% del trattamento minimo di pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (fatte le salve le condizioni di miglior favore definite con decreto ministeriale ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 602 del 1970). Per l’anno 2000 e per l’anno 2001 è stato fissato rispettivamente in £ 48.110 (€ 24,85) e £ 49.360 (€ 25,49). L’imponibile giornaliero ai fini delle contribuzioni minori veniva invece determinato per l’anno 2000 in £ 38.200 (€ 19,73) dall’art. 3 dello stesso decreto ministeriale secondo i criteri ordinari, in base ai quali tutte le retribuzioni convenzionali in genere sono soggette all’adeguamento periodico mediante l’applicazione dell’aliquota data dall’indice ISTAT, fatta eccezione per quelle che risultano determinate nell’anno precedente, o perché stabilite per la prima volta o perché modificate (art. 22 della legge n. 160 del 1975). Di conseguenza per l’anno 2001 il predetto imponibile giornaliero è rimasto invariato. Tuttavia, tenendo conto del fatto che tutte le retribuzioni convenzionali non possono essere inferiori ai limiti di retribuzione adeguati annualmente ai sensi dell’art. 1 del D.L. n. 402 del 1981, convertito in legge n. 537 del 1981, valevoli ai fini del calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale per le singole categorie di datori di lavoro indicate nelle tabelle allegate alla stessa legge, il suddetto valore escluso dall’adeguamento è stato ragguagliato ai predetti limiti (per il 2001 £ 39.060, pari a € 20,17).
(7) Per l’individuazione del predetto contratto si rimanda alle disposizioni fornite con la circolare n. 192 del 3 agosto 1990 e ai successivi chiarimenti che saranno forniti a seguito dall’emanazione dei regolamenti previsti dall’art. 6, co. 1 della legge n. 142 del 2001.
(8 e 9) Cfr art. 7, co. 1, secondo periodo del D.L. 12.9.1983, n. 463, convertito con modificazioni dalla legge 11.11.1983, n. 638, così come modificato dall’art. 1, co. 2 secondo periodo del D.L. 9.10.1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7.12.1989, n. 389, e successive modificazioni.

Allegato DECRETO LEGISLATIVO 6 novembre 2001, n. 423

La nuova legge sul socio lavoratore di cooperative
di Amos Andreoni

E’ stata approvata dal Parlamento, mercoledì 7 marzo 2001, la legge sul socio lavoratore. Essa corrisponde in larga misura a quanto licenziato dalla Commissione lavoro del Senato il 7 luglio 1999, dopo un lungo dibattito tra le forze politiche e sociali interessate alla riforma.
La legge doveva, negli intendimenti originari del legislatore, seguire rispetto al testo Smuraglia sui lavori atipici , di cui costituiva una sorta di completamento. Il progetto Smuraglia , viceversa , non è stato approvato per dissensi all’interno della coalizione di governo e per l’atteggiamento ostile manifestato da buona parte del mondo imprenditoriale.
E’ dunque tramontata l’idea, invero ambiziosa, di creare una disciplina di base per ogni tipo di rapporto di lavoro, a partire dalle collaborazioni coordinate e continuative; una disciplina tale da ridurre il differenziale di tutela che attualmente esiste tra le diverse figure di lavoro. Da questo punto di vista la legge sul socio d’opera esce orfana ma è comunque autosufficiente; anzi merita di essere segnalata per il suo intendimento di porre fine ai sempre più numerosi casi di cooperative spurie e comunque prive di ogni coordinata minima sui compensi erogati, sull’organizzazione del lavoro, sul costo contributivo.
Se ne propone dunque un commento, distintamente per ciascuna disposizione.

Art.1
(Soci lavoratori di cooperativa)

La norma , in via innovativa, applica quanto da tempo richiesto dal movimento sindacale sul carattere lavoristico della prestazione del socio, smentendo l’orientamento consolidato della giurisprudenza sulla unicità ed omnicomprensività del rapporto associativo.
La legge infatti ammette che in capo al socio, oltre ad un primo rapporto, di tipo associativo (definito dalle lettere a-d del comma 2), ed in conseguenza di esso, si attivi un secondo rapporto, di lavoro – che può essere alternativamente di tipo subordinato, ovvero parasubordinato o autonomo – che resta disciplinato dall’ordinamento, legislativo e collettivo, proprio di ciascun tipo, fatte salve le norme specifiche della presente legge.
Non sono mancate voci di dissenso rispetto alla possibilità di attivare una parasubordinazione accanto al rapporto associativo: si è detto infatti che l’autogestione individuale del lavoro e dunque l’auto-organizzazione, tipica del contratto di collaborazione coordinata e continuativa, non può sussistere nelle cooperative, ove l’autogestione sussiste solo in forma collettiva, mediante l’attività degli organi sociali.
Per altro verso si è sottolineata la pericolosità di ammettere la parasubordinazione in alternativa alla subordinazione: potrebbe infatti sussistere il rischio di avere cooperative a maggioranza di soci lavoratori parasubordinati.
Dette cooperative, oltre ad evadere la normativa vincolistica sul lavoro subordinato, porrebbe in essere una concorrenza sleale rispetto ad altre imprese a maggioranza di lavoratori subordinati, con un più elevato costo del lavoro.
Quest’ultima possibilità, per vero, sembra poter essere evitata dall’obbligo dei regolamenti delle cooperative (v. infra sub art.6) di prevedere la tipologia dei rapporti attivabili e le relative condizioni "in relazione all’organizzazione del lavoro e ai profili professionali dei soci stessi , anche nei casi di tipologie diverse da quella del lavoro subordinato"; regolamenti da depositare tempestivamente presso la DPL che dovrà controllare "la correttezza dei rapporti instaurati con i soci lavoratori e l’effettiva rispondenza di tali rapporti rispetto al regolamento ed alla contrattazione collettiva di settore", secondo quanto ora disposto dalla lett. f, punto 6.
Si può anzi affermare che la tipizzazione dei rapporti di lavoro per via regolamentare ed il successivo controllo pubblico costituiscono un possibile ed interessante precedente , da proporre per gli altri modelli societari.
Resta inteso che la previsione astratta , per via regolamentare , del tipo di rapporto da attivare caso per caso serve a consentire un più agevole controllo pubblico da parte della DPL ma non determina in concreto il tipo negoziale volta per volta attivato.
Un conto è prevedere nel regolamento che l’attività ad es. di progettista sia resa in forma parasubordinata; altra cosa è affermare che tutte le attività di progettista concretamente svolte siano state necessariamente rese in quella forma .
La previsione regolamentare serve ad approvare in sede societaria il migliore assetto dell’organizzazione del lavoro e serve eventualmente ad attivare i controlli su quell’assetto ( che dire infatti di un regolamento che prevedesse per tutti i call center un rapporto di parasubordinazione?) ovvero serve a censurare i comportamenti difformi da quell’assetto. Insomma determina un vincolo di condotta per gli organi societari
Altra cosa è la verifica in concreto del tipo negoziale riferito ad un determinato socio d’opera. Qui varranno le regole generali sul controllo giudiziale del tipo negoziale così come si è conformato nel concreto suo esplicarsi.
Non può infatti condividersi l’opinione di chi ritiene sufficiente la volontà manifestata nel regolamento e poi riprodotta nel contratto di lavoro. Se infatti questa volontà negoziale contrasta con la dinamica del rapporto è a quest’ultima che deve farsi riferimento per la imputazione del tipo.
L’art. 1 infatti , nel comma 3 , consente al socio di stabilire " un ulteriore e distinto rapporto di lavoro" che , evidentemente è cosa diversa dalla locuzione che ipoteticamente avrebbe potuto usare il legislatore (ma che non ha usato) "stipula un ulteriore e distinto contratto di lavoro" .
Tanto è confermato dal successivo art. 4 , che , al comma 2, fa riferimento ai "soci lavoratori con i quali si è instaurato un rapporto di lavoro subordinato".. Una volta di più conta la dinamica del rapporto e non già il nomen juris.

Art.2
(Libertà sindacale)

In virtù di questa norma si dettano norme speciali in materia di Statuto dei lavoratori, di igiene e sicurezza del lavoro, e precisamente :
Per i soci lavoratori subordinati
A.- Si estende l’intera disciplina dello Statuto dei lavoratori (il ddl governativo prevedeva l’applicazione dei soli articoli 1, 8, 14, 15, 36).
Forme specifiche di esercizio dei diritti sindacali potranno essere individuate in sede di accordi nazionali del settore cooperativo, intervenuti con le organizzazioni comparativamente più rappresentative, eventualmente anche in deroga – a quanto sembra – a disposizioni di legge.
·Tuttavia quando il licenziamento sia disposto contestualmente alla (ed a causa della) perdita della qualifica di socio, non si applica l’art. 18 dello Statuto, dettante norme sulla reintegrazione nel posto di lavoro. La legge ritiene infatti che il licenziamento sia "figlio" dell’esclusione dal rapporto associativo, sicché per decidere della legittimità del licenziamento sia necessario e sufficiente decidere sulla legittimità della esclusione come socio. Questa relazione conseguenziale tra i due rapporti esclude il rischio politico-giuridico di subire il pressing della Confindustria, teso ad estendere l’esenzione dall’art. 18 per altri rapporti di lavoro. Per questi ultimi, infatti, manca comunque il presupposto del rapporto associativo e dunque l’effetto di trascinamento ipotizzato dalla legge.
·In caso di esclusione da socio e – conseguenzialmente – in caso di licenziamento, le garanzie, per il lavoratore, sono quelle associative. Il giudice civile ordinario (e non il giudice del lavoro: v. art. 5, co.2, ultimo inciso), quindi, dovrà verificare il rispetto dell’art 2527 cod. civ. Il che significa:
·da un punto di vista sostanziale che l’esclusione è legittima se:
·a1.-il socio non ha pagato le quote associative, malgrado la diffida (art.2524);
·a2.- il socio è fallito (art. 2288,co.1);
·a3.- il socio sia stato interdetto dai pubblici uffici o inabilitato (art. 2286);
·a4.- il socio sia divenuto inidoneo a svolgere il lavoro (art.2286);
·a5.- il socio sia responsabile di gravi inadempienze agli obblighi che derivano dalla legge o dal contratto sociale (art.2286). La giurisprudenza ha ritenuto sussistere un’ipotesi di grave inadempienza in caso di mancata esecuzione del lavoro;
·a6.- il socio abbia tenuto un comportamento per il quale l’atto costitutivo commini espressamente l’esclusione.
·I controlli del giudice sui casi in a4 e a5 non sono dissimili da quelli abitualmente esercitati dal giudice in una normale controversia di lavoro subordinato.
·Viceversa il caso in a6 è l’elemento vero che differenzia il socio dagli altri lavoratori, sia perché l’atto costitutivo prevale sulle diverse disposizioni della contrattazione collettiva, sia perché il giudice fa una valutazione di legittimità e non di merito (cioè non può valutare la giustificatezza dell’ipotesi prevista dall’atto costitutivo). Tuttavia da un lato l’atto costitutivo deve prevedere ipotesi specifiche di violazioni (e non limitarsi a rinviare alla volontà sovrana dell’assemblea dei soci); dall’altro l’atto costitutivo non deve violare disposizioni imperative di legge (non può discriminare il lavoratore in ragione delle sue opinioni, della militanza, del sesso, delle opzioni religiose; non può licenziare la lavoratrice per matrimonio o per gravidanza, ecc..).
·Da un punto di vista formale l’esclusione è legittima se:
·b1.- l’avviso di convocazione, ritualmente notificato, contiene l’indicazione nominativa del socio da escludere e l’enunciazione specifica dei fatti addebitati;
·b2.- l’assemblea dei soci (o il consiglio di amministrazione o il collegio dei probiviri, se ciò è consentito dall’atto costitutivo) decide a maggioranza numerica;
·b3.- la deliberazione di esclusione contiene l’enunciazione delle ragioni che la giustificano in modo tale da consentire all’interessato di individuare gli addebiti e di articolare le proprie difese con l’opposizione.
B.- Si applicano tutte le vigenti disposizioni in materia di igiene e sicurezza del lavoro
Per i soci lavoratori parasubordinati e autonomi
A.- Si applicano gli artt.1 (libertà di opinione), 8 (divieto di indagini sulle opinioni), 14 (diritto di associazione e di attività sindacale) e 15 (divieto di atti discriminatori) dello Statuto dei lavoratori; ma gli articoli 2 (guardie giurate), 4 (impianti audiovisivi) e 6 (visite personali di controllo), sembrano di generale applicazione perché riguardano l’organizzazione del lavoro in quanto tale.
B.- Si applicano le norme in materia di igiene e sicurezza limitatamente ai d.lgs. n. 626/1994 e n. 494/1996 ed alle sole norme dei medesimi "compatibili con le modalità della prestazione lavorativa" (e di qui un possibile contenzioso).

Art.3
(Trattamento economico)

A.- Minimi economici
A1.- per i soci lavoratori dipendenti
La norma, ferma restando l’applicazione dell’art. 36 Stat. lav. (trattamento economico e normativo collettivo durante i periodi di appalto lavori o di agevolazioni finanziarie), dà una applicazione estensiva dell’art. 36 Cost.: la retribuzione del socio lavoratore subordinato deve essere pari ai minimi contrattuali (del settore cooperativo o, in mancanza, del settore affine dal punto di vista produttivo) non solo per la retribuzione di livello (o tabellare o di qualifica), bensì per il trattamento "complessivo", ivi comprese le voci retributive diverse (straordinario, festivo ecc.) e le retribuzioni differite.
D’altra parte questa nozione più larga può essere spesa in via interpretativa per tutti gli altri casi di lavoratori non soci, dipendenti o meno di cooperative, mediante una interpretazione estensiva di questa norma, in combinato disposto con l’art. 36 Cost.

A2.- per i soci lavoratori parasubordinati o autonomi
Si rinvia ai compensi previsti dai "contratti o accordi collettivi specifici" (il riferimento è chiaramente al testo del d.d.l. c.d. "Smuraglia" sulle collaborazioni non occasionali, il quale tuttavia non è potuto diventare realtà nella XIII legislatura) e, in assenza di questi, ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese nello stesso ramo di attività lavorativa. Poiché non esiste alcuna statistica in materia, sarebbe opportuno facoltizzare il Ministero del lavoro o il Cnel ad attingere alle denunce Irpef , presso il Ministero delle Finanze, dei committenti e dei lavoratori, onde poter emanare delle tabelle standard.

B.- Trattamenti economici ulteriori
Sono di due tipi:
B1.- di fonte collettiva, a livello nazionale del settore cooperativo.
B2.- di fonte unilaterale, a titolo di ristorno (deducibile ai fini fiscali come costo del lavoro ma esente da contribuzione: v. artt.3 e 4), in sede di approvazione del bilancio di esercizio. In questo caso c’è un limite massimo (non più del 30% della somma di A e di B1).
Entro tale limite l’assemblea può optare per:
·una integrazione della retribuzione;
·un aumento del capitale sociale;
·una distribuzione gratuita dei titoli.

Art.4
(Norme contributive)

I trattamenti economici minimi e supplementari di fonte collettiva costituiscono la base di calcolo per il pagamento dei contributi previdenziali e per l’erogazione delle relative prestazioni in favore dei soci lavoratori dipendenti o parasubordinati.
Non rientrano invece nella base di calcolo i trattamenti supplementari, deliberati dall’assemblea dei soci in sede di bilancio (art.3, comma 2, lett. b), anche se erogati in forma di integrazione della retribuzione.
E’ previsto il superamento, entro un quinquennio (il testo originario prevedeva un triennio), del sistema delle retribuzioni convenzionali previsto dal dpr.n. 602/1970, come richiesto da tempo dal sindacato.

Art.5
(Norme varie)

Comma 1
Hanno privilegio generale sui mobili, ai sensi dell’art. 2751 bis, numero 1, cod. civ., anche le retribuzioni del socio lavoratore, subordinato o parasubordinato, esclusa la parte deliberata dall’assemblea in sede di bilancio.
Comma 2
·E’ stato soppressa la norma che estendeva ai trattamenti economici dei soci lavoratori gli istituti del trattamento di fine rapporto, del fondo di garanzia del tfr e delle tre mensilità così come quelli sul mantenimento dell’occupazione (l. n.223 e dintorni), per la garanzia del salario (cig-o e cig-s), per la promozione dell’impiego (indennità di mobilità, trattamenti di disoccupazione, collocamento privilegiato.
·La soppressione non pregiudica la condizione dei soci lavoratori dipendenti, per i quali l’estensione è comunque operante ai sensi dell’art.1, comma 3. Può invece pregiudicare la posizione dei soci parasubordinati, ove si ritenga abrogato, con l’entrata in vigore di questa legge, l’art.24 della l. n.196/1997 (c.d. "Pacchetto Treu"). Il che paradossalmente potrebbe disincentivare il ricorso massiccio alla parasubordinazione nel settore cooperativo.
L’attuale versione del comma 2 afferma la competenza del giudice del lavoro (e non più del giudice ordinario) per tutte le controversie tra socio (anche parasubordinato o autonomo) e cooperativa, riguardanti comunque questioni di lavoro, esclusi i licenziamenti conseguenti alla perdita della qualità di socio. Infatti permangono nella competenza del giudice ordinario le questioni associative.
Per i medesimi soci (anche parasubordinati o autonomi) si applicano le procedure di conciliazione e arbitrato, previste dai d.lgs. nn.80/1998 e 387/1998. Il che significa condizionare l’arbitrato ad una espressa previsione da parte del CCNL del settore cooperativo.
In passato erano state ritenute valide le clausole statutarie che deferivano a collegi arbitrali le questioni relative ai soci lavoratori.

Art.6
(Regolamento interno)

1.- La cooperativa ha l’obbligo di adottare un regolamento, previa delibera assembleare, "sulla tipologia dei rapporti che si intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori"
In sostanza per ogni mansione il regolamento deve prevedere se possano accendersi rapporti di lavoro subordinato ovvero parasubordinato ovvero autonomo. L’inciso della norma sulla circostanza che tale previsione debba essere introdotta "in forma alternativa" potrebbe far supporre che per ogni mansione debba essere previsto un solo tipo di rapporto attivabile (così la mansione di dattilografo non potrebbe in ipotesi che essere di lavoro dipendente; viceversa la mansione di revisore di sistema informatico non potrebbe che essere di lavoro parasubordinato o autonomo). Se può ammettersi la prima conclusione (per la dattilografia) non altrettanto vale per la seconda, posto che anche le mansioni più elevate possono essere rese in forma subordinata. Meglio allora attribuire all’inciso un significato diverso: se, ad es., per la mansione di revisore dei sistemi informatici è prevista sia la figura di lavoro subordinato sia altra figura, la diversa previsione deve essere dettata in forma alternativa, dovendo essere specificate le modalità concrete che giustificano, volta per volta, l’una o l’altra forma: ne è conferma la lett. b) che fa riferimento alle modalità di svolgimento delle prestazioni, in relazione all’organizzazione aziendale e ai profili professionali, anche per le singole tipologie di lavoro.
La previsione attuale elimina la certificazione del regolamento e dei singoli rapporti di lavoro, prevista dal d.d.l. governativo e avversata da più parti per le pesantezze burocratiche, per la difficoltà della certificazione, per la scarsa professionalità e indipendenza dei certificatori, per l’effetto di spiazzamento nei confronti dell’eventuale accertamento giudiziale.
Ora, invece, spetta alla DPL, presso cui è depositato il regolamento (v. infra), controllare "la correttezza dei rapporti instaurati con i soci lavoratori e l’effettiva rispondenza di tali rapporti rispetto al regolamento ed alla contrattazione collettiva"(art. 7, lett. f, p.to 6).
2.- Il regolamento deve essere depositato presso la DPL e deve contenere :
·il richiamo ai contratti collettivi applicabili ai soci dipendenti, in relazione al settore produttivo e alla iscrizione sindacale della cooperativa;
·le modalità di svolgimento del lavoro (es.: orario, ferie e le altre materie rimesse alle determinazioni del datore), e, per ogni mansione, il corrispondente tipo di rapporto di lavoro (subordinato o autonomo);
·il richiamo espresso alle normative di legge per i lavori atipici (con disposizione a futura memoria, dato che – come già ricordato – non è stata approvata, nella legislatura appena conclusa, la legge in materia di "lavori atipici");
·l’attribuzione all’assemblea del potere di deliberare il piano di crisi, con la riduzione del trattamento economico dei soci, mediante l’eliminazione della sola quota di ristorno (la disposizione sembra inutile perché il ristorno è erogabile solo in presenza di avanzi di gestione, in sede di approvazione del bilancio. Ed è ovvio che durante un periodo di crisi non ci siano avanzi di gestione. La norma ha una spiegazione "storica" perché il d.d.l. governativo prevedeva la riduzione anche dei minimi del CCNL, con disposizione poi eliminata. Prevedeva la medesima riduzione anche nei periodi di avviamento della cooperativa. Anche questa seconda previsione è stata eliminata dal testo attuale, salvo quanto ora previsto dalla nuova lett. f).
·l’attuale testo prevede innovativamente che durante il periodo di crisi, oltre alla eliminazione del ristorno e degli utili ci possa essere un contributo economico a carico dei soci. Tale contributo, a differenza del d.d.l. governativo, non grava più a carico del salario bensì a carico del reddito di ogni componente della cooperativa; esso dunque pertiene alla dimensione associativa e non a quella lavorativa del socio. E in tal senso non costituisce un precedente passibile di espansione oltre la sfera della cooperazione.
Con norma di chiusura si esclude che il regolamento possa introdurre norme peggiorative rispetto al CCNL del settore cooperativo. La disposizione è ovvia per le cooperative sindacalizzate; sarebbe rivoluzionaria se riferita anche alle cooperative non sindacalizzate, per le quali opera il principio di libertà sindacale negativa, ai sensi dell’art. 39 Cost. Per esse finora si riteneva applicabile la sola parte economica del CCNL, in virtù dell’art. 36 Cost..

Art.7
(Vigilanza)

Si conferisce delega al Governo per la revisione della disciplina sui controlli delle cooperative e si affidano alle Centrali cooperative i compiti di vigilanza, oltreché sui requisiti mutualistici, anche sul rispetto delle norme in materia di rapporti di lavoro (lett. c) finora di competenza esclusiva degli enti pubblici. L’innovazione sembra inopportuna sia perché le Centrali non sono attrezzate, sia perché alcune di queste non sono affidabili, sia perché appare di dubbia costituzionalità la delega di funzioni pubbliche, anche su diritti derivanti da norme imperative di legge, ad enti privati finanziati dagli stessi enti controllati.
Roma, marzo 2001

Politiche degli appalti

Negli ultimi anni, secondo dati forniti da istituti specializzati, si è consolidata in Europa la tendenza a ricorrere agli appalti per la fornitura di beni e servizi sia da parte delle amministrazioni pubbliche che delle imprese private.

Ciò in conseguenza dei frequenti ricorsi alla esternalizzazione di attività considerate sussidiarie rispetto al “core business”. Si tratta dei servizi di pulizia, sicurezza, catering e manutenzione.

Per i contratti di servizio pubblici, sulla base di una direttiva europea che risale al 1992, è obbligatorio procedere alle gare di appalto per l’aggiudicazione degli stessi, qualora ogni singolo contratto superi la soglia di 200.000 Euro (400 milioni circa) oppure di 130.000 Euro (250 milioni circa) a seconda che l’autorità appaltante sia un’autorità centrale o periferica.

Tuttavia, pur in presenza di una crescente importanza degli appalti pubblici, le direttive europee ed i provvedimenti normativi e legislativi introdotti nel nostro Paese, risultano largamente disattesi, in quanto i bandi di gara vengono indetti con riferimento al criterio del massimo ribasso.

L’obiettivo del committente, pubblico e/o privato, è sempre di più il contenimento dei costi, piuttosto che la qualità dei servizi richiesti.

Nel corso di questi ultimi anni, il Sindacato italiano ed europeo ha considerato utile ed opportuno, in particolare nei confronti dei committenti pubblici, il superamento del criterio di aggiudicazione unicamente al prezzo più basso, sostenendo il ricorso all’offerta economicamente più vantaggiosa.

Infatti, tale ultimo criterio, oltre al costo del servizio, tiene conto di diversi elementi quali la solidità dell’impresa, il merito tecnico, la qualità del servizio, i tempi di esecuzione e quant’altro l’amministrazione appaltante valuti importante per l’aggiudicazione dell’appalto stesso.

Mosse da queste considerazioni, la CGIL e la FILCAMS hanno sostenuto l’introduzione di regole, sia contrattuali che legislative, finalizzate sia a limitare il ricorso agli appalti al massimo ribasso, sia a consentire all’ente o impresa appaltante di scegliere un appaltatore capace di offrire un prezzo concorrenziale non disgiunto da un servizio affidabile e di qualità.

È utile, in proposito, richiamare, sia pure sinteticamente le regole e le procedure in vigore nel nostro Paese per l’aggiudicazione di contratti di servizio pubblici:

ØLa legge n. 82 del 1994 che ha istituito il Registro delle imprese ed i successivi regolamenti di attuazione e di semplificazione dello stesso.

ØIl D.Lgs n. 157/95 che definisce i criteri di assegnazione degli appalti;

ØLe norme riguardanti il sistema contributivo per le Cooperative di cui al DPR 30/4/1970 n. 602, le modifiche introdotte dalla legge n. 142 del 3 aprile 2001 di revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore ed il decreto legislativo del 31.10.2001, che avvia la parificazione del regime previdenziale che si concluderà dal 2007;

ØLe norme in materia di evasione contributiva (circolare INPS n. 98 del 1999);

ØIl DPCM n. 116/97 sull’offerta economicamente più vantaggiosa;

ØLa legge n. 327 del 7/11/2000 sulla valutazione del costo del lavoro e della sicurezza nelle gare di appalto per arginare il fenomeno delle offerte anormalmente basse;

ØIl D.M. del 21 marzo 2001 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, che determina il costo orario per i lavoratori del comparto pubblici esercizi “Ristorazione collettiva” sulla base della contrattazione nazionale e territoriale;

ØIl CCNL del 25/5/2001 ed in particolare l’art.4.

Non minore importanza assumono le disposizioni, diramate dai Ministeri del Lavoro e della Difesa, che impegnano gli organi della Pubblica Amministrazione al rispetto delle norme sulle gare di appalto, per renderle più trasparenti e garantire la sicurezza sul lavoro ed il rispetto dei diritti dei lavoratori.

Si tratta in particolare:

Ødell’accordo stipulato il 21.12.2000, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 14 del 18.1.2001, tra il Ministro del lavoro , le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano per la realizzazione del Piano straordinario per la sicurezza sul lavoro;

Ødella circolare n. 8/2001 del 12 gennaio 2001 del Ministero del lavoro sulla sicurezza sociale nelle pubbliche forniture e negli appalti pubblici e privati di servizi;

Ødelle circolari del Ministero della Difesa emanate il 23.2.2001 ed il 20.3.2001, dopo una lunga vertenza condotta dalla Filcams-Cgil, riguardanti l’esecuzione contrattuale e gli appalti dei servizi di ristorazione, pulizia e catering.

Dobbiamo constatare, purtroppo, che pur in presenza di normative che riteniamo vincolanti in particolar modo per le organizzazioni appaltanti pubbliche, sono proprio queste ultime ad ignorarne volutamente l’importanza.

Partendo da queste considerazioni, la nostra azione deve essere finalizzata a promuovere, unitamente a quelle rappresentanze datoriali che hanno condiviso lo sforzo per rinnovare i contratti di lavoro, iniziative nei confronti degli organi della Pubblica Amministrazione, centrali e periferici, affinché i capitolati per gli appalti pubblici siano coerenti con le leggi e le disposizioni vigenti, fissino adeguati standard qualitativi per le prestazioni di beni e servizi, garantiscano il rispetto degli accordi contrattuali.

E’ opportuno che detti capitolati siano conformi a quelli predisposti dal Provveditorato Generale dello Stato, prevedano una durata quadriennale dei contratti e la possibilità di annullare le gare di appalto qualora le offerte vengano ritenute anormalmente basse.

E’ necessario, inoltre, svolgere un’opera costante di sensibilizzazione nei confronti delle strutture periferiche di enti centrali (INPS – INAIL – direzioni regionali e provinciali del Lavoro – Guardia di Finanza e VV.FF.) affinché pongano in essere, sulla base delle loro competenze specifiche, le verifiche ed i controlli periodici per arginare il fenomeno del lavoro nero e sommerso e le pratiche diffuse di evasione contributiva, fiscale e contrattuale.

Uno scarso impegno degli organi di controllo dello Stato, in un contesto caratterizzato dal ricorso alle gare di appalto in base al criterio del massimo ribasso, concorre ad alterare la concorrenza ed a favorire una diffusa penetrazione della criminalità organizzata in molte aree del Paese.

Assume particolare rilevanza la definizione di specifici protocolli contenenti linee ed indirizzi per gli appalti di servizi pubblici. Tale pratica si è affermata solo in alcune aree.
E’ necessario che le Regioni, gli Enti Locali, i rappresentanti delle parti sociali, gli organi periferici dello Stato (Prefettura, Questura, INPS, INAIL, ecc.) siano coinvolti nella predisposizione di uno schema di capitolato che garantisca il rispetto delle regole, la trasparenza nell’aggiudicazione delle gare di appalto, la tutela della salute dei lavoratori, la lotta al lavoro nero e sommerso.

Ciò è previsto dal piano straordinario per la sicurezza sul lavoro, recepito nel provvedimento del Consiglio dei Ministri n.1110 del 21 dicembre 2000, pubblicato sulla G.U. n.14 del 18 gennaio 2001,che affida ai presidenti delle Regioni il coordinamento di tutte le iniziative a sostegno delle imprese per il miglioramento delle condizioni di lavoro, la sicurezza nei luoghi di lavoro, l’emersione dal lavoro irregolare.

Nello schema di capitolato dovrà essere individuato, prioritariamente, il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa per l’aggiudicazione dei contratti pubblici, evidenziando gli effetti negativi sull’immagine del committente qualora gli standard qualitativi dei servizi siano insoddisfacenti.

Se l’unico obiettivo dei committenti pubblici e privati è il contenimento del costo per i servizi richiesti, ciò avrà conseguenze negative sull’occupazione, sui salari e le condizioni di lavoro e, quindi, sulla qualità del servizio fornito.
Nella stessa direzione si colloca una proposta di direttiva del Parlamento Europeo finalizzata al coordinamento delle procedure per l’aggiudicazione dei contratti di fornitura pubblici, di servizio pubblico e di lavori pubblici.

La finalità che il Parlamento Europeo intende perseguire è la semplificazione della legislazione riguardante i contratti pubblici, attraverso la presentazione di una proposta legislativa che armonizzi le normative contenute nelle direttive sugli appalti per l’aggiudicazione di contratti di servizio pubblico, di fornitura e di lavori pubblici.

Il progetto di legge si pone l’obiettivo di valorizzare gli aspetti sociali e occupazionali del settore degli appalti, sulla base dei seguenti indirizzi che assumeranno carattere obbligatorio per tutti i Paesi dell’Unione Europea:

Øobbligo per le organizzazioni appaltanti di definire gli standard di sicurezza sul lavoro e le condizioni di lavoro nella documentazione contrattuale;

Øobbligo per le imprese di garantire la salvaguardia occupazionale ed il rispetto delle condizioni di lavoro previste da leggi ed dagli accordi collettivi ai diversi livelli;

ØObbligo per le autorità appaltanti di vigilare affinché l’impresa affidataria non privi il lavoratore dei diritti scaturiti da norme legislative o da accordi collettivi;

ØObbligo per le organizzazioni appaltanti di vigilare affinché l’impresa contraente non privi i lavoratori dei diritti previsti dalla legislazione vigente italiana ed europea in materia di salute, sicurezza e igiene, e dai contratti collettivi di lavoro ai diversi livelli.

Vanno rese più rigorose le norme riguardanti i subappalti e le procedure per le offerte anormalmente basse.

Il mancato rispetto degli obblighi di cui sopra, dovrà costituire un criterio per l’esclusione dalla gara di appalto oppure un motivo di disdetta del contratto stipulato.

Da parte nostra abbiamo offerto al Sindacato Europeo il contributo delle esperienze che si sono consolidate e maturate nel nostro Paese. Ci riferiamo, in particolare, ai risultati conseguiti nel corso della precedente legislatura.

Il mutato quadro politico e la nuova maggioranza di Governo, scarsamente sensibili alle esigenze dei lavoratori, non ci fanno ben sperare per l’immediato futuro.

Le prime decisioni assunte dal Governo sui contratti a termine e sull’emersione del lavoro nero, evidenziano non soltanto il malcelato tentativo di isolare la nostra organizzazione, ma sono finalizzate a creare le premesse per una profonda revisione dell’accordo del 23.7.1993, svuotando di contenuti il primo livello contrattuale.

I contenuti della legge finanziaria per il 2002 ed gli imminenti confronti su pensioni, fisco, lavoro e stato sociale, costituiranno per la CGIL un primo banco di prova sul tema della difesa dei diritti e delle libertà sindacali.

In questo contesto, da parte nostra, va rilanciata con forza l’iniziativa nei confronti delle forze politiche, sia della maggioranza che dell’opposizione, affinché il Parlamento riprenda l’esame delle leggi sulla rappresentanza e sul lavoro atipico.

DIREZIONE CENTRALE DELLE
ENTRATE CONTRIBUTIVE
Ufficio V

AI DIRETTORI DELLE SEDI REGIONALI
AI DIRETTORI DI AREA
AI RESPONSABILI DELLE AGENZIE DI PRODUZIONE

OGGETTO:Classificazione previdenziale imprese di pulizie negli stabilimenti industriali.

Come stabilito con il manuale di classificazione dei datori di lavoro in base all’art. 49 legge n. 88/89, trasmesso in allegato alla circolare n. 65 del 25 marzo 1996 e confermato con circolare n. 28 del 12.2.1997, l’inquadramento delle imprese di pulizie deve essere effettuato nel settore terziario, per attività di servizi, anche secondo la codifica ISTAT 1991, ancorché ‘tale attività’ sia svolta negli stabilimenti industriali .

In occasione di istruttoria di ricorso amministrativo presentato da un’impresa operante nella attività sopra indicata e trasferita al settore terziario in forza dell’art.2 comma 215 legge n. 662/96, la stessa ha fatto valere documentazione probante in merito alle penalizzazioni cui e’ assoggettata, espressamente previste dal contratto con la committente, nei casi sia di mancata esecuzione delle pulizie sulle catene di produzione, sia di utilizzazione di materiali non idonei usati nella pulizia degli impianti, sia di danni comunque arrecati, di riflesso, sulla produzione industriale per alterazioni ai circuiti dell’attività’ produttiva.

A seguito di quanto sopra, l’attività è stata – sia per i vincoli previsti dal contratto con la committente che per il tipo di interventi in concreto effettuati – qualifi-cata come di fatto manuten-tiva degli impianti industriali, inserendosi nella fase del pro-cesso produttivo, rivestendo conseguentemente natura ausiliaria di quella produttiva dell’industria, in base all’art. 49 comma 1, lettera a) della legge n. 88/89, in quanto caratterizzata, oltreché dalla funzione di obiettiva agevolazione dell’attività industriale, anche dalla stretta interconnessione con quella tipicamente produttiva.

In relazione a quanto sopra, si interessano codeste Sedi, al fine di evitare discriminazioni negli inquadramenti delle aziende esercenti la stessa attività con le medesime caratteristiche, a riesaminare, ove richiesto, la classificazione delle imprese di pulizie disponendo – anche se le stesse siano state destinatarie di delibere di reiezione di ricorsi da parte dell’Organo competente ( in forza della norma di cui all’art. 25 del Regolamento delle procedure in materia di ricorsi amministrativi, ved. circ. n. 125 del 5.06.1993) – la classificazione nel settore industria – attività ausiliare, in forza del comma 1 art.49 legge n. 88/89, esclusivamente nei casi in cui ricorrano le circostanze contrattuali sopra indicate che rendono l’attività di pulizia quale attività manutentiva di impianti industriali, inserita nella fase del processo produttivo.

IL DIRETTORE GENERALE
TRIZZINO

Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale

DIREZIONE GENERALE PER L’IMPIEGO
Divisione III
"Disciplina generale del collocamento obbligatorio"

CIRCOLARE N.77/2001
Roma, 6 agosto 2001
Prot. n. 1308/M35

Oggetto: Assunzioni obbligatorie. Imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati.

In sede di accordo siglato presso il Ministero del lavoro in data 25 maggio 2001 tra rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro delle imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati, questa Amministrazione ha assunto l’impegno di ricercare una soluzione condivisa, relativamente alla problematica connessa all’inserimento lavorativo dei disabili in tale settore, in caso di passaggio di appalto.
La frequenza con la quale si effettua il cambio d’appalto, situazione nella quale l’impresa che subentra nell’attività acquisisce anche i lavoratori già occupati dall’azienda cessante, al fine di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, determina, agli effetti della legge n.68 del 1999, un incremento sostanziale della base di computo utile per il calcolo della quota di riserva; in tale circostanza, una condizione di scopertura da parte dell’impresa cessata costringerebbe l’impresa subentrante ad effettuare assunzioni aggiuntive di personale disabile per ristabilire la situazione di assolvimento dell’obbligo stesso (in assenza del quale verrebbero meno le condizioni per il rilascio della certificazione di ottemperanza e dunque la possibilità di continuare ad operare nel settore), a sanatoria di inadempienze poste in essere da altra impresa.
L’applicazione rigida del meccanismo delle quote determinerebbe una crescita esponenziale degli obblighi di assunzione, a fronte di successive contrazioni degli organici, al termine dell’appalto. E’ pertanto indispensabile, in attesa di un intervento legislativo che definisca più compiutamente il ruolo del settore nell’ambito della disciplina delle assunzioni obbligatorie, determinare fin d’ora, in via amministrativa, un indirizzo univoco, anche per agevolare l’attività dei servizi preposti alle procedure di collocamento obbligatorio, nel rispetto, comunque, dei principi generali fissati dalla legge n.68.
Considerato quanto premesso si prevede, nell’immediato, nel caso di passaggio di appalto e di conseguente incremento del personale occupato alle dirette dipendenze dell’impresa subentrante, che il numero dei lavoratori acquisito non sia considerato ai fini del computo della quota d’obbligo di lavoratori disabili. Dovrà essere pertanto assicurata la copertura calcolando la riserva sulla base dell’organico già in servizio presso l’impresa medesima al momento dell’acquisizione dell’appalto, ferma restando, com’è evidente, la permanenza in servizio dei disabili eccedenti provenienti dall’impresa cessata, a norma di legge.

IL DIRETTORE GENERALE
(Daniela Carlà)