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Se il Licenziamento colpisce il socio lavoratore

Una recente ordinanza del tribunale di Roma

Una recente ordinanza del tribunale di Roma (7 settembre 2001), emessa a definizione della prima fase di un procedimento d’urgenza (articolo 700 codice di procedura civile), ha disposto la reintegrazione nel posto di lavoro di un socio lavoratore di un’impresa di pulizia, affrontando in concreto alcuni aspetti della recente legge che disciplina i rapporti di lavoro nelle cooperative (legge 142/2001). Si tratta, com’è noto, di una materia dibattuta da anni e che presenta aspetti estremamente delicati, in quanto, anche nell’ambito dello stesso settore del mercato di lavoro, convivono da sempre situazioni difficilmente omologabili. Accanto a vere e proprie iniziative solidaristiche, basate sulla mutualità e sull’esigenza di mantenere strettamente fede alle compatibilità di bilancio, esistono imprese grandi, medie e piccole che usano lo schermo della solidarietà per rendere più agevoli iniziative di stampo esclusivamente speculativo.

Il caso può essere così sintetizzato. Il socio di una cooperativa veniva licenziato in tronco per motivi disciplinari e chiedeva in via d’ urgenza la reintegra. Il giudice, nel verificare la sussistenza o meno, accanto al rapporto associativo, di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, ha affrontato anche la problematica posta dalla nuova legge (articolo 6), escludendone la rilevanza. Le nuove regole, infatti, hanno “semplicemente obbligato” le cooperative ad adottare un regolamento, “sulla tipologia del rapporti che s’intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori”. Stante la pendenza del termine concesso (nove mesi dall’entrata in vigore della normativa) e in mancanza allo stato del detto regolamento, ben può il giudicante valutare, alla luce degli elementi probatori acquisiti in questa sede e dei criteri elaborati dalla giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione sulla materia, l’effettiva natura del rapporto intercorso tra le parti. La citata normativa, infatti, ha introdotto il principio secondo il quale in capo al lavoratore, oltre al rapporto associativo, si attiva un ulteriore rapporto di lavoro, subordinato, autonomo o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale.

Ravvisata, dunque, la subordinazione, l’articolo 2 estende al socio lavoratore subordinato l’intera disciplina dello Statuto dei lavoratori salva l’esclusione dell’articolo 18, laddove il licenziamento sia disposto contestualmente alla (e a causa della) perdita della qualità di socio, dovendosi ritenere che il licenziamento sia “figlio” dell’esclusione del rapporto associativo, sicché per decidere della legittimità del licenziamento sia necessario e sufficiente decidere sulla legittimità dell’esclusione come socio (con le garanzie associative).

E poiché nel caso di specie, conclude il giudice, risulta esclusivamente un atto non già d’esclusione come “socio”, ma di vero e proprio “licenziamento”, il provvedimento dev’essere valutato come un qualsiasi “normale” atto espulsivo, sottoposto alle regole di cui all’articolo 7 della legge 300/70 e alla disciplina in materia di risoluzione del rapporto di lavoro. Sulla base di tali presupposti, il tribunale, rilevata nel merito la sussistenza del fumus e ravvisato il periculum nelle comprovate necessità economiche del lavoratore e della sua famiglia, insorte successivamente con l’esaurimento delle somme percepite a titolo di competenze di fine rapporto, ne ha quindi disposto la reintegrazione nel posto di lavoro in via d’urgenza.

Ancst-Legacoop Federlavoro e Servizi-Confcooperative Ancotat – Agci
Filt-Cgil Fit-Cisl Uiltrasporti
Filcams-Cgil Fisascat-Cisl

Le Organizzazioni del Movimento Cooperativo (Ancst-Legacoop, Federlavoro e Servizi – Confcooperative, Ancotat-Agci) e le Organizzazioni Sindacali (Filt-Cgil, Filcams-Cgil, Fit-Cisl, Fisascat-Cisl, Uiltrasporti) hanno effettuato un approfondito confronto sul DPR 30.4.70 n. 602 alla luce delle esperienze di quasi trent’anni dalla sua emanazione.

Il decreto in esame ha costituito uno strumento di garanzia e di tutela per i soci lavoratori delle categorie merceologiche previste nell’articolato, consentendo una copertura previdenziale a realtà altrimenti difficilmente regolabili per la precarietà delle condizioni di mercato, per saltuarietà ed aleatorietà delle prestazioni, nonché per esiguità dei compensi.

La modifica della normativa generale previdenziale che passa dal sistema retributivo a quello contributivo, pone sotto una diversa ottica anche la legislazione previdenziale specifica per i soci di cooperative e di società di fatto regolati dal DPR 602.

Si evidenziano pertanto alcune proposte di modifica che, tenendo fermi gli elementi fondamentali della normativa, ne possono adattare l’articolato alla nuova realtà e sulla base delle esperienze compiute.

1.Campo di applicazione

Occorre prevedere che, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della modifica del DPR, lo stesso non sia più applicabile agli organismi di fatto.
Entro la scadenza prefissata, tali organismi dovranno, per continuare ad usufruire della normativa speciale, trasformarsi in società cooperative, anche utilizzando l’istituto della piccola società cooperativa, di recente introdotto nel nostro ordinamento.

2.Copertura contributiva

La proposta è quella di garantire, ai soli fini pensionistici, ai soci lavoratori tutti i settori merceologici la copertura delle 52 settimane annue.
Occorre quindi prevedere per tutte le realtà la determinazione delle classi contributive previste all’art. 6 e fissare che la retribuzione minima imponibile (ai soli fini quindi dell’applicazione dei contributi per l’assicurazione per l’invalidità la vecchiaia ed i superstiti), non possa essere inferiore a quella che, in base al disposto dell’art. 7 primo comma del DL 12.9.83 n. 463 corrisponde alla base imponibile necessaria per la copertura delle 52 settimane annue.


3.Cooperative operanti nel Mezzogiorno e nelle Isole

Per le cooperative operanti nelle regioni del Mezzogiorno e delle Isole, la modifica deve prevedere il graduale superamento dei periodi medi convenzionali delle 16 e delle 14 giornate lavorative. Poiché con la proposta avanzata al punto 2) si tende ad assicurare per tutti i soci lavoratori il minimo contributivo per il riconoscimento delle 52 settimane annue, si richiede l’abolizione del DM 27.5.82 (possibilità di opzione per le 14 e 16 giornate) contestualmente ad una riduzione per le Regioni di cui allo stesso DM, della percentuale di cui all’art. 7 del DL 12.9.83 n. 463 e sue successive modificazioni.
Si prevede che tale riduzione debba essere successivamente recuperata, frazionata in aumenti annuali fino al raggiungimento del limite nazionale di cui alla 463/83.
In pratica si richiede un minimo di almeno sette anni per far conseguire, nei territori del Sud e delle Isole, un regime equiparato al resto del territorio nazionale.


4.Ambito regionale per la determinazione delle classi di cui all’art. 6

Passare, per la emanazione dei Decreti che determinano le classi iniziali e la relativa retribuzione imponibile per i singoli settori merceologici, dall’ambito “per provincia o zona” all’ambito “per regione”, in un tempo non inferiore a due anni. Entro tale periodo si provvederà, attraverso appositi Decreti, alla omogeneizzazione delle condizioni nell’ambito della Regione.
Si deve inoltre prevedere in questo caso una norma a salvaguardia della agevolazione relativa alle aliquote contributive previste per l’effetto della legge 28.2.97 n. 30, per le cooperative per le quali anteriormente al 1.1.96 è stata determinata la classe iniziale di contribuzione, a norma dell’art. 6 del DPR 602/70, per un periodo non superiore ai sei anni.


5.Part-time

Va infine chiarito che alle cooperative di cui al DPR 30.4.70 n. 602, in quanto soggette a salari convenzionali, non può essere applicata la normativa relativa al part-time, a meno che, esse, limitatamente ai contributi IVS, per questi lavoratori, non optino per il versamento sui salari di fatto ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 6 del DPR 30.4.70 n. 602, assicurando altresì il rispetto dei Ccnl vigenti.
Deve anche essere previsto, in aggiunta all’ultimo comma dell’art.6 relativo alla adozione dei salari di fatto, che “tale possibilità possa essere esercitata per lavoratori appartenenti a specifici settori di attività merceologica, nonché agli addetti part-time, all’interno dell’organismo associativo”.


Roma, 22 maggio 1998


ANCST – LEGACOOP
FEDERLAVORO E SERVIZI – CONFCOOPERATIVE
ANCOTAT – AGCI
FILT – CGIL
FIT – CISL
UILTRASPORTI
FILCAMS – CGIL
FISASCAT – CISL

(Seguono firme)