Category Archives: RIPOSI E FESTIVITÀ


Roma, 4 marzo 2011

Il giorno 17 marzo c.a., anniversario del 150° anno dalla proclamazione dell’unità d’Italia, con decreto legge nr. 5 del 22 febbraio u.s. è stato dichiarato festa nazionale limitatamente all’anno 2011.

Il decreto in parola “al fine di evitare nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica e delle imprese private” prevede che la festività soppressa del 4 novembre, quest’anno non sarà retribuita in aggiunta alla mensilità di novembre ma andrà a compensare il godimento del 17 marzo.

Cogliamo l’occasione anche per dare risposta ai quesiti posti in merito al trattamento applicabile alla coincidenza del 25 aprile (giorno della Liberazione) con la festività religiosa del lunedì dell’Angelo.

L’art. 5 legge 260/1949 prevede che in caso di coincidenza della festività con la domenica, i datori di lavoro sono tenuti a corrispondere ai lavoratori , la normale retribuzione globale di fatto giornaliera compreso ogni elemento accessorio.

Il caso di due festività coincidenti, viene disciplinato dall’art. 2 legge nr. 90/1954. Tale disposizione prevede che “il trattamento stabilito dall’art. 5 della L. 260/1949, dovrà essere ugualmente corrisposto per intero al lavoratore, anche se risulti assente dal lavoro per i seguenti motivi …. e) sospensione dal lavoro dovuta a coincidenza della festività con la domenica od altro giorno festivo.

Quindi per il 25 aprile coincidente con Pasquetta, una festività verrà goduta, mentre l’altra dovrà essere retribuita.

p. La Filcams Nazionale
L. Mastrocola

All. 1


DECRETO-LEGGE 22 febbraio 2011 , n. 5
Disposizioni per la festa nazionale del 17 marzo 2011. (11G0045)

    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

    Visto l’articolo 7-bis del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64,

    convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2010, n. 100,

    che ha dichiarato festa nazionale il giorno 17 marzo 2011, ricorrenza

    del 150° anniversario della proclamazione dell’Unita’ d’Italia;

    Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di assicurare la

    dovuta solennita’ e la massima partecipazione dei cittadini

    dichiarando il 17 marzo 2011 giorno festivo a tutti gli effetti

    civili, senza peraltro che ne derivino nuovi o maggiori oneri per la

    finanza pubblica e a carico delle imprese private;

    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella

    riunione del 18 febbraio 2011;

    Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei

    Ministri della difesa e dell’istruzione, dell’universita’ e della

    ricerca;

    EMANA

    il seguente decreto-legge:

    Art. 1

    1. Limitatamente all’anno 2011, il giorno 17 marzo e’ considerato

    giorno festivo ai sensi degli articoli 2 e 4 della legge 27 maggio

    1949, n. 260.

    2. Al fine di evitare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza

    pubblica e delle imprese private, derivanti da quanto disposto nel

    comma 1, per il solo anno 2011 gli effetti economici e gli istituti

    giuridici e contrattuali previsti per la festivita’ soppressa del 4

    novembre non si applicano a tale ricorrenza ma, in sostituzione, alla

    festa nazionale per il 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia

    proclamata per il 17 marzo 2011.

    3. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o

    maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

    Art. 2

    1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a

    quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della

    Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione

    in legge.

    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito

    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica

    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

    osservare.

    Dato a Roma, addi’ 22 febbraio 2011

    NAPOLITANO

    Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

    La Russa, Ministro della difesa

    Gelmini, Ministro dell’istruzione,

    dell’universita’ e della ricerca

    Visto, il Guardasigilli: Alfano

Roma 17 dicembre 2007

Oggetto: riposo giornaliero

Alle Strutture Regionali e

                                        Comprensoriali FILCAMS-CGIL

                                        LORO SEDI

Testo Unitario

Sono pervenuti alle segreterie nazionali una serie di quesiti relativi al riposo giornaliero. Nella fattispecie vi sono imprese che interpretano il decreto legislativo n. 66 e successive modifiche nel senso che le 11 ore di riposo giornaliero possono essere ridotte in caso di turni spezzati/frazionati, esempio lavoro dalle ore 10 alle ore 14 poi dalle ore 16 alle ore 21, a loro avviso le 11 ore di riposo si potrebbe ridurre di due.

Questa interpretazione è anomala, anche se la legge non chiarisce bene alcuni aspetti. Anomala poiché l’art. 17 – deroghe – al comma 1 che precisa: “Le disposizioni di cui agli articoli (riposo giornaliero), 8, 12 e 13 possono essere derogate mediante contratti collettivi o accordi conclusi a livello nazionale tra le organizzazioni sindacali nazionali comparativamente più rappresentative e le associazioni nazionali dei datori di lavoro firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro o, conformemente alle regole fissate nelle medesime intese, mediante contratti collettivi o accordi conclusi al secondo livello di contrattazione.”. La legge poi prevede un eventuale decreto Ministeriale qualora le parti non raggiungessero intese; decreto che non è mai stato emanato. E’ quindi evidente che è solo la contrattazione che può definire eventuali casi eccezionali per i quali è possibile ridurre il riposo giornaliero e non azioni unilaterali da parte delle imprese.

Di seguito riportiamo i contenuti principali della legge n. 66/03 in materia di riposo giornaliero:

- L’art. 7 prevede: “Ferma restando la durata normale dell’orario settimanale, il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Il riposo giornaliero deve essere fruito in modo consecutivo fatte salve le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata”. La legge non chiarisce cosa s’intende materialmente per “attività caratterizzata da periodi frazionati durante la giornata”, inoltre l’art. 1 al comma 2 lettera b) recita: periodo di riposo: qualsiasi periodo non rientrante nell’orario di lavoro.

- Le deroghe previste dall’art.17 della legge che sono possibili si riferiscono a:

a) le attività di lavoro a turni tutte le volte in cui il lavoratore cambia squadra e non può usufruire tra la fine del servizio di una squadra e l’inizio di quello della squadra successiva di periodi di riposo giornaliero;

b) per le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata, in particolare del personale addetto alle attività di pulizia.

Inoltre il comma 4 dell’art. 17 prevede che le deroghe possono essere ammesse soltanto a condizione che ai prestatori di lavoro siano accordati periodi equivalenti di riposo compensativo o, in casi eccezionali in cui la concessione di tali periodi equivalenti di riposo compensativo non sia possibile per motivi oggettivi, a condizione che ai lavoratori interessati sia accordata una protezione appropriata.

A sostegno della nostra interpretazione e a ulteriore conferma della non frazionabilità del godimento dei riposi, la Corte di Giustizia ha confermato che la protezione della sicurezza e salute dei lavoratori si realizza attraverso il beneficio di periodi di riposo adeguati ed effettivi, i quali da un lato consentono il recupero psico fisico, e dall’altro prevengono i rischi di alterazione della sicurezza e salute dei lavoratori, che l’accumulo di periodi di lavoro senza il necessario riposo può rappresentare (Corte di Giustizia sentenza del 9 settembre 2003 c-151/02). Inoltre l’interpello effettuato dagli ordini dei consulenti al Ministero del lavoro (in allegato), riferito a lavoratori soggetti alla reperibilità, precisa che il riposo giornaliero o settimanale, decorrono nuovamente dalla cessazione della prestazione lavorativa, rimanendo escluso il computo delle ore già fruite.

Per le considerazioni sopra espresse, riteniamo che non vi possano essere azioni unilaterali di riduzione del riposo giornaliero o settimanale, poiché in ballo vi è la salute e sicurezza dei lavoratori e a nostro avviso, solo la contrattazione può valutare eventuali deroghe a fronte di situazioni eccezionali e per attività/mansioni che non mettano a rischio la sicurezza.

Cari saluti.

                                        p. FILCAMS-CGIL

                                        Marinella Meschieri

    Interpello riposo sett e giornaliero.pdf

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Roma 20 maggio 2002

Alle Strutture Regionali e Territoriali
FILCAMS-CGIL

                LORO SEDI

Oggetto: congedi parentali
Aggiornamento quesiti l. 53/2000

Vi segnaliamo che alcune sedi INPS In relazione ai congedi parentali (ex astensione facoltativa) nel caso di ragazza madre (figlio non riconosciuto) ritengono che la lavoratrice non abbia diritto ai 10 mesi di congedo. Il Ministero affari sociali ad un nostro quesito ha risposto che la lavoratrice NE HA il diritto, di conseguenza l’INPS deve fornire la stessa interpretazione. Qualora vi fossero casi non risolti, vi invitiamo a segnalarceli al fine di intervenire presso L’INPS nazionale.

Alleghiamo alla presente nota relativa a quesiti posti al Ministero Affari Sociali e loro risposte aggiornate a maggio 2002.

    Vi ricordiamo che potete rivolgervi direttamente al numero verde del Ministero Affari

Sociali: 840002244 qualora abbiate quesiti particolari.

Cari saluti

p. FILCAMS-CGIL
Marinella Meschieri

Roma 18 marzo 2002

                          Alle Strutture Regionali e Territoriali
                          FILCAMS

                          LORO SEDI

Oggetto: art. 9 legge n.53/2000 azioni positive per flessibilità

Vi inviamo per opportuna conoscenza, lettera unitaria delle Confederazioni in relazione ai progetti di azioni positive per la flessibilità degli orari di lavoro , in attuazione dell’art. 9 – legge congedi parentali n. 53/2000.

Vi ricordiamo che l’art. 9 prevede la possibilità che le parti sociali raggiungano intese al fine di favorire forme d flessibilità positiva a favore dei dipendenti, affinchè possano conciliare i “ tempi di vita e di lavoro” (orari diversificati in entrata/uscita, part-time reversibile, ecc.). Ad accordo avvenuto ( presupposto necessario per l’ammissibilità al finanziamento), le aziende possono presentare i progetti.

I progetti devono essere inviati entro il 10 giugno p.v.

Si allega: art. 9 legge n. 53/2000, circolare esplicativa Ministero del Lavoro e lettera unitaria CGIL, CISL, UIL.

Cari saluti.

                            p. FILCAMS-CGIL
                                Marinella Meschieri

LEGGE CONGEDI PARENTALI N. 53/2000

FLESSIBILITÀ DI ORARIO

Art. 9.

(Misure a sostegno della flessibilità di orario).

1. Al fine di promuovere e incentivare forme di articolazione della prestazione lavorativa volte a conciliare tempo di vita e di lavoro, nell’ambito del Fondo per l’occupazione di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, è destinata una quota fino a lire 40 miliardi annue a decorrere dall’anno 2000, al fine di erogare contributi, di cui almeno il 50 per cento destinato ad imprese fino a cinquanta dipendenti, in favore di aziende che applichino accordi contrattuali che prevedono azioni positive per la flessibilità, ed in particolare:

a) progetti articolati per consentire alla lavoratrice madre o al lavoratore padre, anche quando uno dei due sia lavoratore autonomo, ovvero quando abbiano in affidamento o in adozione un minore, di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e dell’organizzazione del lavoro, tra cui part time reversibile, telelavoro e lavoro a domicilio, orario flessibile in entrata o in uscita, banca delle ore, flessibilità sui turni, orario concentrato, con priorità per i genitori che abbiano bambini fino ad otto anni di età o fino a dodici anni, in caso di affidamento o di adozione;

b) programmi di formazione per il reinserimento dei lavoratori dopo il periodo di congedo;

c) progetti che consentano la sostituzione del titolare di impresa o del lavoratore autonomo, che benefici del periodo di astensione obbligatoria o dei congedi parentali, con altro imprenditore o lavoratore autonomo.

2. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri per la solidarietà sociale e per le pari opportunità, sono definiti i criteri e le modalità per la concessione dei contributi di cui al comma 1.

Meschieri - All 2 Lettera Unitaria flessibilità orari15-3-02..rtf

                                  Roma, 24 novembre 1999

    - Segreterie Nazionali di Categoria
    - Aitanga Giraldi
    - Gianni Principe
    - Carmelo Romeo
    - Gigi Di Vittorio
    - Sergio Tosini
    - Luisa Benedettini
                                    Loro Sedi

    Care/i compagne/i,

    vi allego il parere della Commissione Lavoro della Camera sul decreto legislativo in materia di lavoro notturno.
    Ritengo molto positivo che, per la definizione di lavoratore notturno, la Camera proponga di cancellare il riferimento ad un terzo dell’orario, rimandando al CCNL.
    Considero, invece, peggiorativa la modifica dell’art. 6, riguardante il rientro all’orario diurno nel caso di accertata inidoneità al notturno: l’aggiunta di "ove possibile" credo sia assolutamente non condivisibile.
    A questo punto, di fronte ai pareri delle Commissioni, e alle nostre considerazioni critiche sul metodo e sul merito, sarebbe preoccupante che il Governo non modifichi il decreto.
    Abbiamo in ogni caso già segnalato il problema al Ministero del Lavoro.

    Cordiali saluti

    p. il Dip. Settori Produttivi e Reti
    (Marigia Maulucci)

    SCHEMA DI DECRETO LEGISLATIVO IN MATERIA DI LAVORO NOTTURNO

    La XI Commissione (Lavoro pubblico e privato)
    Esaminato lo schema di decreto legislativo in materia di lavoro notturno;
    esprime

    PARERE FAVOEVOLE

    con le seguenti condizioni

    1. l’articolo 1 sia riformulato nei seguenti termini:
    a) al comma1 le parole da "ad eccezione" sino alla fine del comma siano sostituite da una disposizione ai sensi della quale sia rimessa alla contrattazione collettiva la definizione, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, delle categorie di lavoratori ai quali non si applicano le disposizoni del decreto del ministro del lavoro che individui tali categorie sulla base della direttiva 93/104/CE del 23 novembre 1993;
    b) la disposizione del comma 3 dell’articolo 1 sia limitata al personale non contrattualizzato e sia stabilito che il decreto ministeriale ivi previsto debba essere emanato entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo;
    2. all’articolo 2, lettera b), numero 2), le parole "almeno un terzo" siano sostituite dalle seguenti: "almeno una parte" e sia soppressa la congiunzione "e";
    3. al comma 2 dell’articolo 3 siano sotituite le parole "la contrattazione collettiva determina" con le seguenti; "la contrattazione collettiva può determinare;
    4. all’articolo 4, comma1, dopo le parole "anche aziendali" siano inserite le seguenti "che prevedano un orario di lavoro plurisettimanale";
    5. all’articolo 4, comma 2, si stabilisca che il decreto ministeriale ivi previsto venga emanato entro quattro mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo;
    6. all’articolo 5, comma1, lettera a), specifici il Governo se l’accertamento sanitario è finalizzato ad individuare controindicazioni rispetto alla mansione stessa, a prescindere dal fatto che essa venga svolta di notte;
    7. all’articolo 6, dopo le parole "l’idoneità" siano inserite le seguenti "accertata per il tramite del medico competente di cui all’articolo 5" e dopo le parole: "è assegnato" siano inserite le seguenti: ", ove possibile,";
    8. all’articolo 7, sia soppressa la parola "proporzionate" e dopo le parole "dell’orario di lavoro" sia inserita la seguente :"normale";
    9. all’articolo 10, siano sostituite le parole "salvo che esso sia disposto" con le seguenti: "quando esso non sia previsto" e siano soppresse le parole :"tale informativa va estesa alle organizzazioni sindacali di cui all’articolo 8" non solo perché tale inciso non è previsto dalla legge di delega, ma anche perché le organizzazioni sindacali sono già titolari dei diritti di consultazione e informazione di cui agli articoli 8, 9 e 11;
    10. sia aggiunta l’esplicita salvaguardia delle disposizioni dell’articolo 5 della legge 9 dicembre 1997, n. 903, e successive modificazioni (in materia di tutela delle lavoratrici madri) e dell’articolo 15 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 345, (in materia di lavoro dei minori), nonché delle disposizioni di maggior favore per i lavoratori nella materia de qua previste dai contratti collettivi di lavoro;

    e con le seguenti osservazioni:

    a) appare necessario che venga uniformata la terminologia utilizzata nello schema in esame allo scopo di agevolare il compito dell’interprete; in particolare, occorre evitare l’uso alternativo delle espressioni "lavoro notturno" e "lavoratore adibito a lavoro notturno", come pure occorre evitare di fare riferimento a "lavoratori e lavoratrici" in alcune disposizioni e ai soli lavoratori in altre;
    b) valuti il Governo la possibilità di rendere effettiva la fruizione da parte del lavoratore della riduzione dell’orario di lavoro di cui all’articolo 7, attraverso un adeguato monitoraggio della disciplina contrattuale in materia;
    c) valuti il Governo l’opportunità in relazione all’articolo 2, comma b), di rispondere alle esigenze di una normativa per quanto riguarda i lavoratori che solo eccezionalmente sono adibiti al lavoro notturno.