Category Archives: CIGS

Roma, 2 febbraio 2015

Oggetto:importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità,indennità di disoccupazione, Aspi , Mini Aspi e assegno per attività socialmente utili relativi all’anno 2015.

    L’INPS con la circolare n. 19 del 30 gennaio , ha comunicato gli aggiornamenti relativi agli importi mensili massimi delle indennità, (ed alla retribuzione mensile comprensiva dei ratei delle mensilità aggiuntive utile ai fini dell’individuazione del massimale) da corrispondere ai titolari dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, indennità di disoccupazione Aspi e Mini-aspi. Vi ricordiamo che, a partire dal 2008, i trattamenti suddetti sono determinati nella misura del 100% (in precedenza era l’80%) dell’aumento derivante dalla variazione media annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo, con decorrenza 1 gennaio 2015 sono stabiliti nelle seguenti misure:

    Cassa integrazione guadagni

    gli importi sono indicati al lordo ed al netto della trattenuta previdenziale del 5,84%

      retribuzione
      Importo lordo
      Importo netto
      Inferiore o uguale a 2.102,24
      Euro 971,71
      914,96
      Superiore a 2.102,24
      Euro 1167,91
      1099,70

    Indennità’ di mobilità

    Gli importi massimi mensili da applicare all’inizio della mobilità per i primi 12 mesi, per i licenziamenti intervenuti dall’ 1.1.2015, sono gli stessi della cassa integrazione (riportati sopra).Vi ricordiamo che il massimale assunto a riferimento per la corresponsione dell’indennità di mobilità per gli anni successivi è quello in vigore al momento del licenziamento e non è quindi soggetto a rivalutazioni, come invece avviene per la CIGS.

    Indennità di disoccupazione Aspi, e Mini-Aspi
    La retribuzione da prendere a riferimento per l’anno 2015 per il calcolo dell’indennità di disoccupazione Aspi e Mini-aspi è quella imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive, divise per il totale delle settimane e moltiplicata per 4,33.

    L’indennità mensile è rapportata alla retribuzione media mensile

        Ø75% retribuzione pari o inferiore a € 1195,37
        Øper retribuzioni superiori incremento del 25% tra il differenziale della retribuzione e € 1195,37
        Øin ogni caso non può essere superiore a € 1.167,91
        Øl’indennità non è soggetta a prelievo contributivo 5,84%

    Assegno per attività socialmente utili (ASU EX LSU)
    L’importo mensile dell’assegno spettante ai lavoratori che svolgono attività socialmente utili per l’anno 2015 è pari a € 580,14 l’indennità non è soggetta a prelievo contributivo 5,84%.
    Per le prestazioni riconosciute ai lavoratori inoccupati impegnati nei lavori di pubblica utilità, non operano né la rivalutazione annuale né l’aumento ai sensi dell’art. 45 della legge n. 144/99 . p/la

    FILCAMS-CGIL NAZIONALE
    L. Mastrocola

    Inps – circolare n.19 del 30/01/2015

    Come si calcola l’importo di Cassa Integrazione Guadagni (ordinaria, straordinaria o in deroga), quali sono gli elementi della retribuzione da considerare, come si calcolano i ratei di tredicesima e di quattordicesima.
    Riportiamo di seguito una breve nota e gli esempi in base alle ore lavorabili nel mese che a seconda delle giornate lavorative possono essere di 160, 168, 176 o di 184 hh.
    1. Oltre alla retribuzione base devono essere considerate le voci fisse, compresi i superminimi e le indennità (turno, trasferta, mensa, cassa, ecc.).
    2. La retribuzione di riferimento deve essere adeguata nel tempo per considerare gli aumenti della retribuzione, degli scatti di anzianità successivi all’inizio della cassa.
    L’importo della retribuzione va diviso per le ore lavorabili ricadenti in ogni singolo mese e il risultato va moltiplicato per le ore perse nel mese (cir. n. 50 GS/12 del 21/1/82)nell’esempio che viene fatto appresso è stato preso in considerazione il mese di febbraio gg. 20 x 8 = 160 h.
    Deve poi considerare i ratei di tredicesima e di 14^ maturati nel periodo di CIG, CIGS o deroga.
    3. I ratei delle mensilità aggiuntive sono a carico dell’INPS per le ore di sospensione del lavoro (all’80%) e del datore di lavoro per le ore lavorate (al 100%).
    4. Per calcolare la QUOTA ORARIA dell’integrazione INPS della mensilità aggiuntiva si divide l’importo della 13^ e/o della 14^ per 2000 (ore lavorabili nell’anno) per l’anno intero (2000/12 in caso di periodi inferiori all’anno).
    5. Se l’80% della retribuzione ordinaria supera il massimale ORARIO di integrazione deve essere corrisposto il massimale orario per ogni ora di intervento di CIG/CIGS o deroga, ma non vi è l’integrazione salariale per le mensilità aggiuntive.
    6. Se invece non viene superato il massimale al lavoratore spetta un’indennità pari all’80% della retribuzione ordinaria e può rimanere una differenza per le mensilità aggiuntive. In questo caso il datore di lavoro annota la quota a carico dell’INPS e la chiederà a rimborso all’INPS in occasione del pagamento della 13^ o della 14^.

    MASSIMALI ANNO 2014:
    per retribuzioni mensili fino a € 2098,04
    Indennità mensile lorda € 969,77
    Indennità mensile netto contribuzione € 913,14
    per retribuzioni mensili superiori a € 2098,04
    Indennità mensile lorda € 1165,58
    Indennità mesile netto contribuzione € 1097,51

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    (art. 8 D.P.R. N. 902/76, art. 1 D.P.R. n. 1523/67)

    Per riorganizzazione o riconversione aziendale, s’intendono i mutamenti organizzativi dei fattori lavorativi allo scopo di migliorare l’efficienza produttiva e la qualità della produzione (modifica dei cicli produttivi 2/o degli impianti esistenti, ecc.).
    Ai fini dell’approvazione dei programmi per l’intervento di CIGS per riorganizzazione o riconversione aziendale, le aziende devono adottare i seguenti criteri:

    -l’azienda deve presentare un programma di interventi volti a fronteggiare inefficienze della struttura gestionale (squilibri tra apparato produttivo, commerciale, amministrativo). Tale programma deve essere elaborato anche nel caso sia prevista una ridefinizione dell’assetto societario e del capitale sociale (ricomposizione dell’azienda e della sua articolazione produttiva). Il programma deve contenere anche indicazioni sugli investimenti produttivi e sull’attività di formazione professionale volta a recuperare i dipendenti;
    -Il valore medio degli investimenti previsti nel programma, relativo alle unità aziendali interessate all’intervento, inclusi i costi per formazione e riqualificazione professionale (comprensivi dei contributi pubblici nazionali e/o fondi dell’Unione Europea), deve essere superiore al valore medio annuo degli investimenti operati nel biennio precedente;
    -La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di riorganizzazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%. Per CIGS superiore a 12 mesi, deve essere precisato il piano di gestione delle sospensioni e degli esuberi, avendo a riguardo
    alle verifiche previste per i semestri successivi al primo anno (D.P.R. 10 giugno 2000 n.218 art. 4 c.2).
    -Devono essere dettagliatamente indicate le modalità di copertura finanziaria degli investimenti programmati.

    Ai fini dell’approvazione del programma di riorganizzazione o riconversione aziendale, devono ricorrere tutti i punti sopra elencati.

    Durata: non può essere superiore a 24 mesi.

    Proroghe: Il ministero può concedere due proroghe, ciascuna di durata non superiore a 12 mesi, per i programmi che presentino una particolare complessità in ragione delle caratteristiche tecniche dei processi produttivi dell’azienda, ovvero in ragione della rilevanza delle conseguenze occupazionali con riferimento alle dimensioni dell’impresa e alla sua articolazione sul territorio (L. n. 451 del 19 luglio 1994 art. 1; D.M. n. 31444 del 20 agosto 2002):

    1) si considerano complessi i processi produttivi, quando si verificano le seguenti condizioni:
    ● attuazione di almeno l’85% degli investimenti, relativi alle operazioni di ristrutturazione nei 24 mesi precedenti, comprensivi dei costi relativi alla formazione e riqualificazione professionale;
    ● La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di ristrutturazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%;
    ● specificazione degli interventi del processo riorganizzativo emersi successivamente a quanto previsto nei 24 mesi precedenti. Tale programma deve anche indicare le attività di formazione e riqualificazione professionale rivolte al recupero dei dipendenti.

    2) Si considerano complesse le ricadute occupazionali, quando si verificano le seguenti condizioni:
    ● attuazione di almeno l’85% degli investimenti, relativi alle operazioni di ristrutturazione nei 24 mesi precedenti, comprensivi dei costi relativi alla formazione e riqualificazione professionale;
    ● esuberi al termine del pregresso programma biennale nell’unità produttiva interessata, in misura non inferiore al 25%;
    ● ricorso medio della CIGS nei 24 mesi precedenti per un numero di dipendenti non inferiore al 50% degli esuberi;
    ● La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di ristrutturazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%;
    ● devono essere esplicitate le ragioni tecniche inerenti la complessità della gestione delle sospensioni e degli esuberi. Il programma aziendale deve contenere anche indicazioni sull’attività di formazione e riqualificazione professionale volto al recupero dei dipendenti.

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    Il lavoratore decade dal trattamento di CIGS qualora rifiuti di essere avviato ad un corso di formazione o di riqualificazione o non lo frequenti regolarmente (art. 4, comma 40, L. n. 92/2012; INPS circ. n. 1/2013). il lavoratore è tenuto alla frequenza dei corsi di formazione nella misura minima dell’80% della durata complessiva, salvo i casi di documentata forza maggiore o di assenze collegate alla tutela della maternità

    Rifiuti una offerta di un lavoro inquadrato in un livello retributivo superiore almeno del 20 per cento rispetto all’importo lordo dell’indennità

    Le disposizioni di cui all’art. 4, comma 40 della L. n. 92/2012 si applicano quando le attività lavorative o di formazione o di riqualificazione si svolgono in un luogo che non dista più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, o comunque che è raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto (art. 4, comma 42, legge n. 92/2012).
    E’ fatto obbligo ai centri per l’impiego di comunicare tempestivamente la causa di decadenza all’INPS, che provvede ad emettere il provvedimento, recuperando le somme eventualmente erogate per periodi di non spettanza del trattamento (art. 4, comma 44, della L. n. 92/2012).
    Avverso tale provvedimento é ammesso ricorso la comitato provinciale di all’art. 34, D.P.R. n. 639/1970 (art. 4, comma 45, L. n. 92/2012.

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    La CIGS è concessa anche nei casi di imprese assoggettate alle procedure concorsuali (art. 3 c.1 legge 223/91, L. 236/93 art.7, D.lgs. n.270/99) nei casi di:

    ▪ concordato preventivo con o senza cessione dei beni;
    ▪ liquidazione coatta amministrativa;
    ▪ fallimento;
    ▪ amministrazione straordinaria, con continuazione dell’esercizio dell’impresa;
    ▪ amministrazione straordinaria senza continuazione dell’esercizio dell’impresa;
    ▪ accordi di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis legge fallimentare, L. 80/05, D.lgs 196/2007, nota del Ministero Lavoro n. 14 del 17 marzo 2009);
    - aziende sottoposte a sequestro o confisca (previo parere motivato del Prefetto) fondato su ragioni di sicurezza e di ordine pubblico. (L. n. 575/1965)

    L’intervento viene riconosciuto quando sussistano prospettive di continuazione o ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli di occupazione, da valutare in base a parametri oggettivi definiti con decreto del Ministro del lavoro (ML circ. n. 48/2000; ML interpello n. 23/2013). I predetti parametri oggettivi sono stati individuati con D.M. 4 dicembre 2012, n. 70750.
    Attenzione dal 1º gennaio 2016 la cassa concorsuale non trova più applicazione (art. 2, comma 70, L. n. 92/2012);

    Durata: 12 mesi (L. N. 223/91 art. 3 c. 1, L. n. 236/93 ART. 7 C. 8)
    La CIGS, viene concessa su domanda del curatore, del liquidatore o del commissario. Deve essere corredata da una relazione, approvata dal Giudice delegato o dall’autorità che esercita il controllo, sulle prospettive di cessione dell’azienda o di sue parti e sui riflessi della cessione dell’occupazione aziendale (L. 223/91 art. 3 c.2, Circ. Min: Lav: n. 56 del 25 novembre 2002).

    Proroghe: entro il termine dei primi 12 mesi, qualora sussistano fondate prospettive di ripresa dell’attività e di salvaguardia, anche parziale, dei livelli occupazionali, tramite le cessione dell’azienda o parti di essa, la CIGS può essere prorogata, su domanda del curatore, o del liquidatore o del commissario (previo accertamento da parte del CIPI), per ulteriore periodo non superiore a 6 mesi.

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    (circolari INPS. n. 212/94 e n. 6/95)

    Criterio generale: è opportuno che l’accordo di CIGS (se vi sono le condizioni), preveda la maturazione piena degli istituti contrattuali poiché, come si vedrà di seguito i vari elementi retributivi (ivi compresi quelli afferenti agli istituti legali e contrattuali indiretti e differiti) vengono riproporzionati nella maggior parte dei casi.

    Assegni familiari: il lavoratore ha diritto all’assegno per il nucleo familiare in misura intera (art. 6 L. 1115 del 5 novembre 1968). L’assegno spetta per intero per i periodi di paga con sospensione a zero ore; per i periodi di paga con riduzione d’orario, spetta per ciascuna settimana nella misura intera settimanale, con esclusione dei giorni di assenza ingiustificati (Circ. INPS n. 110/92).

    Congedo matrimoniale: durante il periodo di assenza per matrimonio, al lavoratore spetta la normale retribuzione anche se è in corso la cigs per tutto il periodo di congedo.

    Diritto allo studio: si ritiene che il lavoratore mantenga il diritto ai permessi retribuiti, ma limitatamente ai periodi di attività lavorativa.

    Donazioni di sangue: non si applica la normativa sulla cassa integrazione salariale, di conseguenza i lavoratori hanno diritto ad un riposo giornaliero retribuito in forza della legge (art. 8 l. n. 219 del 21 ottobre 2005). Il lavoratore dovrà presentare la documentazione idonea e l’azienda dovrà riconoscere l’intera retribuzione per la giornata in cui è avvenuto il prelievo.

    Ferie/permessi individuali
    durante la CIGS a 0 ore non maturano ferie e permessi (INPS circ. n. 52020/1979)
    in caso di orario ridotto, il diritto matura in proporzione alle ore lavorate e il trattamento resta a carico del datore di lavoro, mentre le ore non lavorate restano a carico della cassa (Cass. sez. lav. n. 3603/1986 e Cass. sez. lav. n. 10205/1991)

    L’INDENNITA’ SOSTITUTIVA di ferie. NON E’ INTEGRABILE
    In merito alle ferie residue e inizio CIGS: vi sono dubbi circa l’obbligo di utilizzo delle ferie residue prima dell’inizio della CIGS poiché non esistono disposizioni o circolari specifiche. Considerato però che per l’utilizzo della CIGS occorre che sia accertata l’impossibilità per l’impresa di avvalersi di strumenti alternativi, riteniamo utile che prima dell’inizio della sospensione dal lavoro, siano esaurite le ferie residue, salvo che l’azienda abbia un periodo di chiusura per ferie collettive. In questo caso è bene verificare in sede Ministeriale la possibilità di utilizzare in tutto o in parte le ferie residue per coprire la chiusura “collettiva”. Infatti, nel periodo di chiusura dell’azienda, nessun lavoratore potrà beneficiare dell’intervento ordinario di CIGS anche nel caso in cui uno o più lavoratori abbiano esaurito o non maturato le ferie corrispondenti al periodo di chiusura (Circ. n. 53416 G.S. del 12.7.57).

    Festività:.
    CIGS con riduzione d’orario: quando le festività ricadono in una settimana di riduzione dell’attività, la retribuzione è a carico dell’azienda e le ore corrispondenti vengono calcolate come lavorate.
    CIGS a zero ore: per i lavoratori sospesi retribuiti in misura fissa mensile le festività civili, nazionali e religiose, non comportano la riduzione della misura settimanale delle integrazioni salariali. Infatti la retribuzione predeterminata si riferisce a tutte le giornate lavorative del mese e non varia nel caso che queste coincidano con delle festività. Tale trattamento è confermato anche per quei lavoratori, con qualifica operaia, che in base al CCNL di settore applicato sono retribuiti con paga mensilizzata. Ai lavoratori retribuiti non in misura fissa ma in rapporto alle ore, le festività del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno cadenti nel corso della settimana devono essere sempre retribuite dal datore di lavoro.
    Le festività infrasettimanali non sono integrabili quando queste si collocano nell’ambito delle prime due settimane di sospensione, essendo per legge la retribuzione a carico del datore di lavoro.

    Indennità di mancato preavviso:
    In caso di risoluzione del rapporto con corresponsione dell’indennità sostitutiva del preavviso, l’erogazione delle integrazioni salariali non spetta per il periodo con riferimento al quale è stata erogata l’indennità sostitutiva (INPS mess. n. 9366/1981).

    Infortunio sul lavoro: l’infortunio prevale sempre sulla CIGS. Se l’infortunio si è verificato prima dell’inizio della CIGS, il lavoratore ha diritto all’indennità relativa prevista dalla legge e dal contratto nazionale di riferimento, anche se si protrae nel periodo di CIGS.
    Se l’infortunio avviene nel corso della CIGS il dipendente avrà diritto alla normale indennità erogata dall’INAIL e non all’integrazione salariale.

    in caso di assenza per malattia del lavoratore in CIGS i trattamenti sono differenziati a seconda del verificarsi delle seguenti condizioni (circ. inps n. 82/09) :

    Maternità: l’indennità di maternità prevale sempre e comunque sulla cigs, di conseguenza se la lavoratrice entra in maternità durante la sospensione del lavoro avrà diritto all’indennità di maternità e alle eventuali integrazioni previste dalla contrattazione collettiva (Circ. INPS EAD del 22 aprile 1980 e circ. n. 152/90).
    Se la gravidanza è precedente la CIGS, ricordiamo che in base all’art. 54 del D.Lgs. 151/2001 “durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l’attività dell’azienda o del reparto cui essa è addetta, sempreché il reparto stesso abbia autonomia funzionale”.

    Congedo parentale (Astensione facoltativa): L’intervento della CIGS non impedisce alla lavoratrice madre o al lavoratore padre, che si siano avvalsi o vogliano avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro di usufruire o continuare ad usufruire del congedo parentale.
    Il congedo parentale lascia liberi i genitori di dedicarsi alla cura del bambino con diritto all’indennità pari al 30% della retribuzione, non cumulabile con il trattamento a carico della CIGS, mentre il regime di integrazione salariale può comportare il diritto-dovere del lavoratore sospeso di impiegare il tempo resosi libero nella partecipazione a corsi di formazione e qualificazione professionale e all’obbligo di accettare eventuali congrue offerte lavorative.

    Riposi giornalieri (ore di allattamento): non hanno alcuna incidenza sul trattamento di integrazione salariale. I riposi giornalieri sono considerati come ore lavorative e pertanto sono integrabili da parte dell’INPS. In particolare se la lavoratrice o il lavoratore è sospeso a zero ore i riposi non spettano perché subentra la cigs; se invece vi è una riduzione d’orario, spetta l’indennità per i riposi giornalieri qualora gli stessi coincidano con le ore di prestazione lavorativa. l

    Mensilità aggiuntive (13°, 14°): non maturano nei periodi di sospensione del rapporto di lavoro e sono già compresi nel calcolo della CIGS nei limiti dei massimali previsti. Maturano invece per intero nei periodi di riduzione dell’orario di lavoro.
    Per quanto riguarda le modalità di corresponsione dell’integrazione relativa alle ore di riduzione dell’orario di lavoro, è facoltà del datore di lavoro accantonare la parte di integrazione salariale riferita alle mensilità aggiuntive per corrisponderla al lavoratore in un’unica soluzione, oppure pagare mensilmente la suddetta parte in aggiunta all’integrazione dell’INPS.

    Pensione /Copertura previdenziale: il periodo nel quale viene corrisposto il trattamento d’integrazione salariale per la CIGS è riconosciuto utile ai fini dell’acquisizione del diritto, della determinazione e della misura della pensione (art. 1 comma 4 legge n. 863/84). Il contributo figurativo è commisurato al trattamento retributivo perso a seguito della riduzione d’orario. Il lavoratore non deve effettuare nessuna domanda, poiché l’accredito è effettuato d’ufficio dall’INPS sulla base dei dati fornito dalle aziende. Si precisa che, ai fini del diritto e della misura della pensione di anzianità, per i lavoratori che non hanno periodi di contribuzione antecedenti al 31 dicembre 1992, l’accredito contributivo figurativo, operato a qualsiasi titolo e quindi anche per i periodi per i quali viene corrisposto il trattamento di integrazione salariale per i CDS, viene riconosciuto nel limite di 5 anni complessivi ovvero 260 settimane(art. 15 comma 1 D.lgs. n. 502/92).

    Permessi per handicap: in caso di CIGS i giorni di permesso per handicap grave (art.33, L. 104/92) vanno riproporzionati in caso di part-time verticale sulla base della ridotta prestazione (cir. Inps 133/2000, messaggio Inps 26411/2009)

    Congedo per handicap grave due anni retribuiti

    Permessi elettorali: nel periodo di svolgimento delle operazioni elettorali, il lavoratore ha diritto al trattamento di integrazione salariale disposto dall’INPS, salvo diverse disposizioni della contrattazione collettiva.

    Sciopero:
    I lavoratori collocati in cassa integrazione che aderiscano allo sciopero effettuato dalle maestranze in servizio, possono continuare a beneficiare del trattamento di integrazione salariale straordinaria

    Trattamento di fine rapporto (T.F.R.): si matura per intero.
    A prescindere dalla scelta sulla destinazione del TFR effettuata , per i lavoratori licenziati al termine del periodo di integrazione salariale, (art. 2, comma 2, L. 464/1972) le aziende possono richiedere il rimborso alla Cassa delle quote di tfr maturate durante i periodi di sospensione immediatamente precedenti la risoluzione del rapporto (INPS mess. n. 9468/2009
    Ogni evento (rioccupazione, ferie, riposo pre e post partum, festività a carico del datore di lavoro) che interrompe la continuità dell’integrazione comporta l’impossibilità del rimborso delle quote maturate antecedentemente l’evento stesso (INPS circ. n. 38/1987; mess. 14963/2010).

    l’INPS ha precisato che l’effetto preclusivo non si verifica in caso di astensione obbligatoria per maternità, o la collocazione in CIG in deroga dopo la conclusione del periodo di CIGS (INPS mess. n. 23953/2009).

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    a)Imprese commerciali con più di 200 dipendenti (legge 223/91 art. 12 c.3). Si intendono quelle che svolgono attività di intermediazione commerciale e che, ai fini previdenziali, sono individuate con il codice statistico – contributivo 7.01.xx e 7.02.xx) con più di 200 dipendenti (art. 12 c. 3 legge n. 223/91).
    b) Imprese commerciali con più di 50 dipendenti (legge 223/91 art. 12 c.3bis, circ. INPS n. 1/2013).) a decorrere dal 1° gennaio 2013 è stato reso strutturale, prima della modifica della L. 92/2012 era soggetta a proroga annuale;
    c)Imprese artigiane (art. 12 commi 1 e 2 L. 223/91 INPS circ. n. 211/1991) con più di 15 dipendenti, solo se l’intervento è richiesto in conseguenza di CIGS concessa all’impresa committente, che eserciti influsso gestionale prevalente, (ovvero quando le fatture emesse dall’azienda artigiana nei confronti del committente abbia superato, nel biennio precedente, il 50% del fatturato complessivo dell’azienda artigiana) dove trova applicazione la CIGS;
    d)Aziende appaltatrici di servizi di pulizia D.M.31446/02, circ. INPS 239/94-L. 451/94 art. 1 comma 7, circ. INPS 130/94, anche costituite in cooperative (ovvero soci lavoratori) con più di 15 dipendenti (riferiti all’azienda e non all’unità produttiva). Si applica la CIGS al personale addetto in modo prevalente e continuativo allo svolgimento dell’attività appaltante. Il trattamento d’integrazione salariale è concesso nei casi in cui i predetti lavoratori siano sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro ad orario ridotto in conseguenza della riduzione delle attività appaltate ove connessa all’attuazione, da parte dell’appaltante, di programmi di crisi aziendale, o di programmi di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale, che abbiano dato luogo all’applicazione del trattamento di CIGS. L’intervento di integrazione salariale non può essere superiore a quella effettuata dal committente;
    e)Imprese appaltatrici di servizi mensa o ristorazione (art. 23 L. 155/81,circ. INPS n. 88/92, D.M. N. 31347/02, deliberazione CIPI Gazzetta Uff. n. 190 -14 agosto 1993), con più di 15 dipendenti (riferiti all’azienda e non all’unità produttiva), solo per i lavoratori sospesi o ad orario ridotto a causa di situazioni che diano diritto all’azienda appaltante al trattamento di integrazione salariale ovvero CIG0, CIGS o che sia in CDS; sulla base della verifica dei requisiti soggettivi e oggettivi indicati nel D.M. 22 luglio 2002, n. 31347 (INPS mess. n. 22911/2009);
    f)Imprese di vigilanza con più di 15 dipendenti a decorrere dal 1° gennaio 2013 è stato reso strutturale, prima della modifica della L. 92/2012 era soggetta a proroga annuale
    g) Agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici con più di 50 dipendenti a decorrere dal 1° gennaio 2013 è stato reso strutturale, prima della modifica della L. 92/2012 era soggetta a proroga annuale;

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    Per ciascuna unità produttiva, i trattamenti di CIGS non possono avere una durata complessiva superiore a 36 mesi nell’arco di un quinquennio, indipendentemente dalle cause per le quali sono stati concessi. Si computano a tal fine, anche i periodi di cassa integrazione ordinaria concessi per contrazioni o sospensioni dell’attività produttiva determinate da situazioni temporanee di mercato.
    Il quinquennio, si calcola per limiti temporali fissi consecutivi, a partire dall’11 agosto 1990 (L. n. 223/91 art. 22 c.5). Di conseguenza, il primo quinquennio è scaduto il 10 agosto 1995, il secondo il 10 agosto 2000, il terzo il 10 agosto 2005, il quarto il 10 agosto 2010 il quinto si concluderà il 10 agosto 2015 (Nota Min: Lav. N. 14/3779 del 30 marzo 2006)

    DEROGHE: per quanto attiene il limite dei 36 mesi nel quinquennio, si precisa che l’art. 1 c. 9 L. 223/91 ha previsto deroghe al limite stesso demandando al CIPI la determinazione delle condizioni e modalità per l’ammissione a tali deroghe. Infatti il CIPI ha adottato la delibera 13 luglio 1993 (pubblicata sulla G.U. n. 216 del 14/09/93), con la quale sono stati fissati i criteri per la concessione delle deroghe nelle situazioni di seguito elencate:

    ·Procedure concorsuali (le deroghe riguardano il trattamento concesso ai sensi dell’art. 3 L. 223/91);
    ·Ristrutturazione, riorganizzazione e riconversione aziendale (la deroga riguarda le proroghe oltre i 24 mesi ove i programmi presentino una particolare complessità in ragione delle caratteristiche tecniche dei processi produttivi delle aziende;
    ·Trasformazione dell’assetto proprietario (la deroga si sostanzia nella neutralizzazione dei periodi di concessione antecedenti la trasformazione societaria Circ. INPS n. 103/11.4.95.

    Per i periodi durante i quali una azienda usufruisce dei contratti di solidarietà può essere richiesta una deroga al limite di cui all’art. 1 c. 9 L. 223/91 sulla base di quanto disposto dall’art. 7 del D.M. n. 31445 del 20.8.2002 e cioè quando il ricorso al CDS abbia la finalità di strumento alternativo alla procedura di mobilità (art. 4 L. 223/91)

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    In via sperimentale, per gli anni 2009, 2010, 2011 e 2012 al fine di incentivare la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese, viene riconosciuta la possibilità, da parte dell’impresa di appartenenza, (art. 1, commi da 1 a 3, del D.L. n. 78/2009, l’art. 1, c. 33, della L. n. 220/2010 e l’art. 33, c. 24, L. n. 183/2011) di utilizzare i lavoratori percettori, in costanza di rapporto di lavoro, di trattamenti di sostegno al reddito (CIGS, CIGO, contratti di solidarietà difensiva, CIG in deroga, indennità ordinaria di disoccupazione per crisi aziendali o occupazionali), in progetti di formazione o riqualificazione professionale che possono includere attività produttiva connessa all’apprendimento.
    L’inserimento del lavoratore nelle attività del progetto avviene sulla base di uno specifico accordo stipulato, presso il Ministero del lavoro, dalle stesse parti sociali che sottoscrivono l’accordo sugli ammortizzatori sociali.
    Il progetto di formazione o di riqualificazione professionale, elaborato a cura del datore di lavoro, deve prevedere in modo dettagliato il contenuto, la durata e le modalità di svolgimento della formazione stessa. A conclusione del progetto formativo, deve essere inviata, ai medesimi soggetti che hanno stipulato l’accordo in sede istituzionale, un’informativa relativa all’avvenuta realizzazione del progetto formativo, all’elenco dei lavoratori formati e agli esiti dell’apprendimento (D.M. n. 49281/2009).
    Al lavoratore coinvolto nell’attività di formazione in azienda spetta, a titolo di retribuzione, e, pertanto, a carico del datore di lavoro, la differenza tra il trattamento di sostegno al reddito e la retribuzione che avrebbe percepito se fosse rimasto in servizio.
    L’INPS provvede ad accreditare, per ogni lavoratore coinvolto, la contribuzione figurativa corrispondente ai valori retributivi previsti dalla normativa per la tipologia di sostegno al reddito di cui il lavoratore è titolare (INPS mess. n. 20232/2010).

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    Presupposto per l’applicazione della CIGS
    Possono usufruire della CIGS le imprese che abbiano occupato nei 6 mesi precedenti la richiesta d’intervento, MEDIAMENTE più di 15 dipendenti, salvo quanto specificato al punto 1 relativamente ai nostri settori.
    Per le aziende di nuova costituzione, il requisito va calcolato in relazione ai mesi di attività svolta, (art. 3 bis, D.L. n. 67/1997) qualora siano inferiori al semestre
    Nel trasferimento di ramo d’azienda, nel caso in cui la richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale avvenga prima che siano decorsi sei mesi il requisito deve essere posseduto dall’azienda subentrante nel periodo decorrente dalla data del trasferimento (Circ. INPS n.211/91 punto 2; art. 1 c. 1 L. 223/91).

    Nel caso in cui il datore di lavoro eserciti attività plurime con separati inquadramenti previdenziali il requisito occupazionale va determinato avendo riguardo al numero dei dipendenti occupati in ciascuna delle distinte attività, anche se articolata in più cantieri, stabilimenti o filiali dislocati nella stessa provincia o in province diverse (INPS circ. n. 44/1995).

    In caso di imprese sottoposte a procedura concorsuale (fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria), ai fini del calcolo del il requisito occupazionale di più 15 dipendenti, (art. 3 bis, D.L. n. 67/1997) i sei mesi di riferimento su cui deve essere calcolata la media dei dipendenti decorrono dalla data di adozione del provvedimento di assoggettamento ad una delle procedure concorsuali
    L’art. 3, L. n. 223/1991, inerente la CIGS nei casi di procedure concorsuali, viene abrogato con decorrenza 1º gennaio 2016 (art. 2, comma 70, L. n. 92/2012).

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    CRISI AZIENDALE

    Presupposti Domanda Durata
    Indicatori economici-finanziari del biennio precedente in fase negativa, valutati nel loro complesso. Ridimensionamento nel biennio precedente dell’organico e assenze di nuove assunzioni. Oppure anche in caso di un evento improvviso e imprevisto esterno alla gestione aziendale. Deve contenere un piano di riequilibrio dei fattori produttivi e di gestione degli esuberi 12 mesi (art. 1 c. 5 l. 223/91, prorogabili fino a 24 mesi in caso di cessazione dell’attività con un piano di gestione degli esuberi

    RISTRUTTURAZIONE

    Presupposti Durata
    Razionalizzazione e rinnovo tecnologico degli impianti (art. 3 l. 675/77) con preminenza degli investimenti fissi.
      24 mesi (art. 1 c. 5 l. 223/91)
      Possibilità di 2 proroghe per 12 mesi ciascuna per programmi di particolare complessità per motivi tecnici o rilevanti per l’occupazione (art. 1 c.4 l. 451/94, D.M. n. 31444 del 20.8.02)

    RIORGANIZZAZIONE

    Presupposti Durata
    Mutamenti organizzativi dei fattori lavorativi allo scopo di migliorare l’efficienza produttiva e la qualità della produzione. Deve essere redatto un programma defi investimenti
      24 mesi (art. 1 c. 5 l. 223/91)
      Possibilità di 2 proroghe per 12 mesi ciascuna per programmi di particolare complessità per motivi tecnici o rilevanti per l’occupazione (art. 1 c.4 l. 451/94, D.M. n. 31444 del 20.8.02)

    RICONVERSIONE

    Presupposti Durata
    Introduzione di produzione relativa a comparti merceologici diversi, con modificazione dei cicli produttivi degli impianti e sostituzione di quelli esistenti.
      24 mesi (art. 1 c. 5 l. 223/91)
      Possibilità di 2 proroghe per 12 mesi ciascuna per programmi di particolare complessità per motivi tecnici o rilevanti per l’occupazione (art. 1 c.4 l. 451/94, D.M. n. 31444 del 20.8.02)

    PROCEDURE CONCORSUALI

    Casi: Durata
    ▪ concordato preventivo con o senza cessione dei beni;
    liquidazione coatta amministrativa;
    ▪ fallimento;
    ▪ amministrazione straordinaria, con o senza continuazione dell’esercizio dell’impresa;
    ▪sequestro o confisca,
    ▪accordi di ristrutturazione del debito
    12 mesi, decorrenti dallo stato di insolvenza con proroga di 6 mesi se esistono fondate prospettive di continuazione o ripresa dell’attività.
    dal 1º gennaio 2016 la norma sulla CIGS nelle procedure concorsuali non trova più applicazione
    Per l’amministrazione straordinaria la durata coincide con quelle dell’attività del Commissario (art. 7, c. 10, L. 236/93)

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    In via sperimentale per gli anni 2009, 2010, 2011 e 2012 ai lavoratori percettori di CIGO o CIGS (anche in forza di contratti di solidarietà ex art. 1, D.L. n. 726/1984), nel caso in cui gli stessi ne facciano richiesta per intraprendere una attività di lavoro autonomo, per avviare una attività auto-imprenditoriale o una micro impresa, o per associarsi in cooperativa, è liquidato, in un’unica soluzione, l’integrazione salariale, per il numero di mensilità già deliberate ma non ancora percepite. In caso di cassa integrazione guadagni per crisi aziendale a seguito di cessazione totale o parziale dell’impresa, di procedura concorsuale o, comunque, nei casi in cui i lavoratori sospesi siano stati dichiarati in esubero strutturale, agli stessi è altresì liquidato, se rientranti nelle previsioni di cui all’art. 16, c. 1, della legge n. 223/1991, il trattamento di mobilità per dodici mesi al massimo.
    I lavoratori interessati devono presentare all’INPS, entro i termini di fruizione del trattamento di sostegno al reddito (eventuali proroghe del trattamento accordate dopo la presentazione dell’istanza non hanno effetto sulla quantificazione del beneficio), apposita domanda recante la specificazione circa l’attività da intraprendere e l’Istituto, verificati i presupposti necessari per l’ottenimento del beneficio, eroga inizialmente il 25% dell’incentivo.
    L’erogazione del restante 75% è effettuata dall’INPS dopo la presentazione della documentazione comprovante ogni elemento che attesti l’assunzione di iniziative finalizzate allo svolgimento dell’attività di lavoro autonomo, dell’attività auto-imprenditoriale, o di una microimpresa, o per associarsi in partecipazione.
    Il lavoratore deve dimettersi dall’impresa di appartenenza entro 15 giorni dalla data di ricevimento della comunicazione di ammissione al beneficio e, comunque, prima dell’erogazione della quota residua del 75% dell’incentivo. Le somme corrisposte sono cumulabili con il beneficio di cui all’art. 17 della legge n. 49/1985 (art. 1, comma 8, D.L. n. 78/2009; INPS mess. n. 16508/2009; D.M. n. 49409/2009; INPS mess. n. 8123/2010; ML circ. n. 39/2010; INPS mess. n. 13888/2011; v. anche art. 33, comma 24, L. n. 183/2011).

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    Possono fruire della CIGS operai, impiegati i soci lavoratori di cooperative (vedi pulimento) e quadri, assunti con contratto a tempo indeterminato, (art. 2, L. n. 1115/1968, dell’art. 1, L. n. 464/1972 e dell’art. 1, L. n. 223/1991),anche part-time o con contratto a termine, salvo specifiche eccezioni (v. supra, nonché INPS circc. n. 59198/1968; n. 50943/1973).
    Dal 1º gennaio 2014 beneficiano del trattamento straordinario di integrazione salariale anche i dipendenti dei partiti politici e dei movimenti politici iscritti nel registro nazionale di cui alla L. n. 157/1999 (art. 16, D.L. n. 149/2013; Decreti Ministero del lavoro. 81401 e 82762 e circ. INPS n. 87/2014).
    L’ammissione al beneficio è subordinata (ex art. 8, D.L. n. 86/1988, circ. INPS n.75/09) al possesso di una anzianità aziendale di almeno 90 giorni alla data della richiesta del trattamento
    Negli appalti i 90 gg. di anzianità sono riferiti al settore e non all’azienda (circ. Inps n. 30/2012)
    Il lavoratore non ha diritto al trattamento di integrazione salariale per le giornate per le quali risulta aver svolto attività di lavoro (autonomo o subordinato). Il lavoratore beneficiario di integrazioni salariali ordinarie, straordinarie ed in deroga, mobilità ordinaria ed in deroga, disoccupazione Aspi e Mini-aspi (ex art. 8 D.L. 86/1988) decade dal diritto se non ha provveduto a dare preventiva comunicazione all’Inps dello svolgimento della nuova attività sia subordinata che autonoma.
    Con la Legge 27 dicembre 2006, n. 296, è stato introdotto l’obbligo di comunicazione preventiva, entro le ore 24 del giorno antecedente a quello di effettiva instaurazione del rapporto di lavoro, per le tipologie di rapporto di lavoro subordinato e alcune tipologie di lavoro autonomo (in forma coordinata e continuativa), anche nella modalità a progetto, di socio lavoratore di cooperativa e di associato in partecipazione con apporto lavorativo, nonché nei casi di tirocini di formazione e di orientamento e di ogni altro tipo di esperienza lavorativa ad essi assimilata (art. 9 bis della Legge n. 608 del 1996 come modificato dall’art. 1, comma 1180, della Legge n. 296 del 2006).

    Le predette comunicazioni preventive obbligatorie dei datori di lavoro sono gestite tramite il sistema informatico del Ministero del Lavoro per le comunicazioni obbligatorie che vengono acquisite nelle procedure INPS.

    Con l’introduzione dell’art. 9, comma 5, del D.L. n. 76/ 2013 si è ritenuto che la comunicazione obbligatoria effettuata dal datore di lavoro assolve a qualsiasi obbligo informativo (circ. Inps 57/2014)
    Quindi l’INPS in presenza della preventiva comunicazione obbligatoria del datore di lavoro di inizio attività deve sospendere il trattamento di integrazione salariale senza procedere alla dichiarazione di decadenza dal diritto, anche nel caso in cui il lavoratore abbia omesso le comunicazioni poste per legge a suo carico; ciò, ad eccezione dei casi esclusi dall’obbligo della predetta comunicazione, ossia i rapporti di lavoro autonomo per i quali permangono a carico del lavoratore gli obblighi di comunicazione di cui all’art. 8, comma 5, D.L. n. 86/1988 , in mancanza di comunicazione, il lavoratore decade dal beneficio (INPS circ. n. 57/2014).

    LAVORATORI ESCLUSI
    Sono esclusi gli apprendisti, i dirigenti, le lavoranti a domicilio e i contratti a termine utilizzati per stagionalità.

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    LA FASE DI COSULTAZIONE SINDACALE

    Si svolge con le seguenti modalità (art. 5 L. 164/75 e art, 1 c. 7 L. 223/91):

    L’azienda che intende richiedere l’intervento della CIGS (direttamente o tramite l’associazione datoriale cui conferisce mandato), deve darne tempestiva comunicazione alle RSU/RSA, in mancanza di queste, alle OO.SS. di categoria dei lavoratori comparativamente più rappresentative dei lavoratori, territoriali o nazionali se si tratta di aziende localizzate su più regioni.
    La comunicazione deve contenere:

    Entro 3 giorni dalla comunicazione, l’azienda o l’associazione a cui ha conferito mandato, presenta la domanda di esame congiunto della situazione aziendale (L.223/91 art. 1 c.7, D.P.R. 218/2000 art.2). la richiesta di esame congiunto è presentata: all’ufficio regionale competente per materia e territorio, qualora l’intervento riguardi unità produttive/filiali ubicate in una sola regione; al Ministero del Lavoro, qualora l’intervento riguardi unità produttive/filiali ubicate in più regioni. In tal caso, l’ufficio richiede comunque il parere delle regioni interessate (le regioni devono esprimere parere entro 20 gg. Dalla conclusione della procedura di consultazione attivata dalla richiesta di esame congiunto – D.L. 158/01 art. 2 c.6).
    Costituisce oggetto dell’esame congiunto:

    * Qualora l’azienda, ritenga di non adottare il criterio della rotazione, Il Ministero può intervenire per:
    - promuovere l’accordo tra le parti sulla materia,
    - stabilire con proprio decreto (qualora l’accordo non sia stato raggiunto entro 3 mesi dalla data del decreto di approvazione della CIGS) l’adozione di meccanismi di rotazione, sulla base delle specifiche proposte formulate dalle parti.
    Qualora l’azienda non rispetti tale decreto, è tenuta, per ogni lavoratori in cigs, a corrispondere, in misura doppia, il contributo addizionale. Il medesimo contributo, con effetto dal 1° giorno del 25° mese successivo all’atto di concessione del trattamento di cigs, è maggiorato di una somma pari al 150% del suo ammontare (l. 223/91 art. 1 c. 8).

    L’intera procedura di consultazione, attivata dalla richiesta di esame congiunto, deve terminare entro i 25 gg. successivi a quello in cui è stata avanzata la richiesta medesima, ridotti a 10 per le aziende fino a 50 dipendenti (circ. Min. Lav. N. 64/2000).

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    Ai fini del calcolo del numero dei dipendenti per rientrare nei requisiti occupazionali, vanno computati tutti i lavoratori di qualunque qualifica, compreso gli apprendisti** (anche se non ne possono beneficiare), i lavoratori part-time (in proporzione all’orario di lavoro svolto rapportato al lavoratore a tempo pieno a cui devono essere aggiunte le ore di supplementare) e i lavoratori a chiamata (in proporzione alle ore prestate), i dirigenti, i lavoratori a domicilio, i contratti a termine purchè non siano stagionali. Il lavoratore assente, ancorché non retribuito (per esempio per aspettativa non retribuita), è escluso dal computo solamente se sostituito (nel qual caso, ovviamente, sarà computato il lavoratore assunto in sua vece).

    **ATTENZIONE poiché per le imprese commerciali, NON si computano gli apprendisti e i contratti d’inserimento/reinserimento. (art. 20 della L. n. 223/1991, circ. INPS n. 211/1991)

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    Per la comunicazione ai lavoratori della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro, la legge non prevede tempi o modalità particolari di comunicazione, quindi è bene che lo prevedano gli accordi sindacali.

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    (L. 1115/68, L. 464/72, L. 675/77, L. 863/84, L. 223/91). Le cause che giustificano il ricorso alla CIGS sono:

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    L’azienda presenta la domanda, (art. 7 L. 164/75, artt. 3 e 4 c.1 D.P.R.218/2000, Circ. Min. Lav. 8 ottobre 2004 n.38) corredata dalla documentazione richiesta, entro 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro. In caso di presentazione tardiva, l’eventuale trattamento di CIGS decorre dalla settimana anteriore la data di presentazione della domanda stessa.
    Il termine di presentazione della domanda di cui sopra, si applica anche in caso di proroghe.
    I predetti termini non valgono qualora l’azienda sia in amministrazione straordinaria o soggetta a procedure concorsuali.

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    Durata: non può superare i 12 mesi consecutivi. Una nuova domanda per il medesimo motivo, non può essere concessa prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente concessione (L. 223/91 art. 1 c.5).

    Il D.M. n. 31826/02, così come modificato dal D.M. 35302/04, ha stabilito i criteri per l’approvazione dei programmi di crisi aziendale e per la concessione della CIGS nei casi di cessazione di attività le aziende, per accedere a questo ammortizzatore sociale devono dimostrare:

    a) indicatori economici/finanziari (margine operativo, fatturato, indebitamento, risultato d’impresa). Dalla loro valutazione complessiva, che deve essere effettuata nel biennio precedente l’istanza di CIGS, deve emergere un andamento a carattere negativo, involutivo;

    b) ridimensionamento dell’organico o quanto meno, la stabilità dell’organico nel biennio precedente. Tale criterio, va considerato tenendo presenti alcuni aspetti. L’organico non dovrebbe essere aumentato e, comunque, nel caso in cui lo fosse stato, occorre fornire specifiche motivazioni, soprattutto se le assunzioni sono state fatte facendo ricorso ad agevolazioni contributive o fiscali (es. lavoratori in mobilità, credito d’imposta, ecc.). La Legge non sembra escludere in toto le assunzioni di altro personale neanche durante il periodo per il quale è stato richiesto l’intervento integrativo, ma di ciò va fornita adeguata motivazione sempreché sia compatibile con le finalità della CIGS (es. assunzioni di personale specializzato non presente in azienda, ecc.);

    c) l’impresa deve presentare un piano di risanamento che, sulla base dell’andamento involutivo, definisca le azioni da intraprendere per superare la crisi, distinte per ciascun settore d’attività, nonché per ciascuna unità produttiva interessata alla CIGS;

    d) esuberi strutturali , se l’azienda nel corso dell’intervento della CIGS o al termine di essa, ritenga di non essere in grado di reimpiegare tutto i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative, deve presentare un piano di gestione degli esuberi che può passare attraverso procedure di mobilità, ricollocamento in altre aziende, pensionamenti, ecc.;

    e) evento improvviso ed imprevisto esterno alla gestione aziendale. E’ questa un’ipotesi che fa discendere l’intervento integrativo dalla imprevedibilità dell’evento che ha causato la crisi. Le aziende, per poter accedere a questo ammortizzatore sociale, devono comunque dimostrare l’imprevedibilità dell’evento che ha causato la crisi, la rapidità con la quale l’evento ha prodotto gli effetti negativi, la completa autonomia rispetto alle politiche di gestione aziendale.

    Ai fini dell’approvazione del programma di crisi aziendale, devono ricorrere le condizioni di cui sopra dalle lettere a) alla d).
    Ai fini dell’approvazione del programma aziendale per evento improvviso ed imprevisto di cui alla lettera e) , la domanda viene valutata anche in assenza delle condizioni previste dalle lettere a) e b), sempre però che vi siano i requisiti di cui alle lettere c) e d).
    il Governo ha emanato il D.M. N. 46863 il 29 giugno 2009 il quale prevede, per gli anni 2009, 2010 e 2011, che la domanda, venga valutata anche in assenza del piano di risanamento. Il D.M. in questione ha precisato che, per evento improvviso ed imprevisto, s’intendono anche le riduzioni delle commesse, perdita di quote di mercato, contrazione delle esportazioni, difficoltà di accesso al credito che, prolungandosi nel tempo, comportino ricadute negative sui volumi produttivi e sui livelli occupazionali rientrando nelle previsioni dell’art. 1, comma 5 L. 223/91.
    Formazione "on the job "
    Al fine di incentivare la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese, in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010, 2011 prorogata soltanto sino al 31 dicembre 2012, i lavoratori percettori di trattamenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, possono essere utilizzati dall’impresa di appartenenza in progetti di formazione o riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa con l’apprendimento. (art. 1, c. 1, D.L. 78/2009, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102).

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    L’integrazione salariale lorda, corrisposta al lavoratore è dovuta nella misura dell’80% della retribuzione globale e non può superare un limite massimale, il cui importo viene aggiornato annualmente, con effetto dal 1º gennaio di ciascun anno, nella misura del 100% dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT (art. 1, comma 27, L. n. 247/2007; INPS circ. n. 12/2014), a seconda della retribuzione di riferimento.
    L’integrazione spetta per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore 0 e il limite dell’orario contrattuale, ma comunque non oltre le 40 ore settimanali (art. 2 L. n. 164 del 20 maggio 1975).
    Nel caso in cui la riduzione dell’orario di lavoro, sia effettuata con ripartizione dell’orario su periodi ultrasettimanali predeterminati, l’integrazione è corrisposta sulla base della durata media settimanale (art. 2 D.lgs. 788 del 9 novembre 1945).
    L’integrazione non è dovuta ai dipendenti che lavorano ad orario ridotto per le festività non retribuite e per le assenze che non comportino retribuzione. Così come non viene corrisposta ai lavoratori che, nei giorni di non lavoro, si dedichino al altre attività retribuite (art. 3 L.788 del 9 novembre 1945).

    Gli importi dell’integrazione salariale e di conseguenza anche il massimale, devono essere rapportati alle ore di integrazione autorizzate e decurtate del 5,84% (aliquota contributiva prevista per gli apprendisti – Art. 26 L. 41 del 28 febbraio 1986). I ratei di mensilità aggiuntive (13 a, 14 a, premi di produzione), che abbiano i requisiti della continuità ed obbligatorietà sono integrabili, ovvero posti a carico dell’INPS, ma sempre nei limiti dell’applicazione del massimale. E’ stato infatti chiarito che, nel corso di un anno solare (si torna indietro di 365 gg. dall’inizio della CIGS), il trattamento di integrazione salariale compete per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive (art. 44 c. 6, L. 326/03, Cassazione 6459/04). Ne deriva che le quote di tale retribuzione indiretta, maturate nel mese, sono da comprendersi nell’importo cui rapportare il trattamento di integrazione salariale che è comunque soggetto ai massimali e quindi in concreto sono raramente rimborsabili dall’INPS.

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    Durata: 12 mesi consecutivi. Può essere prorogata, sulla base di specifici accordi in sede governativa, per un periodo fino a 12 mesi nel caso di programmi che comprendano formazione ove necessaria, finalizzati alla ricollocazione dei lavoratori. La concessione della proroga è subordinata: all’accertamento da parte del Ministero nei primi 12 mesi di CIGS, di un concreto avvio del piano di gestione degli esuberi; alla realizzazione di politiche attive attraverso percorsi formativi che puntino a ricollocare i lavoratori (Circ. Min: Lav: n. 42 del 28 ottobre 2004; Nota Min. Lav. N. 6416 del 19 maggio 2008).

    La cessazione dell’attività dell’impresa è disciplinata dall’art. 2, D.M. 18 dicembre 2002 e viene concesso a condizione che:

    a)la cessazione d’attività può riguardare l’impresa nel suo complesso, ma anche un settore, uno o più stabilimenti. Il Ministero ha precisato che la cessazione d’attività non è riferita esclusivamente all’attività di una unità produttiva, ma a quelle parti di attività che possono essere singolarmente e autonomamente individuate, pur all’interno di una unità produttiva. In questo caso, è necessario prendere in considerazione la parte dell’impresa che cessa l’attività, qualora la medesima presenti una autonomia tale da garantire che la cessazione non influisca sulle altre attività dell’unità produttiva. Il Ministero richiama la nozione di REPARTO (Cass. N. 20012 del 17/10/2005), ai fini della configurabilità del trasferimento di ramo d’azienda, individuato quale – entità dotata di una propria autonomia organizzativa ed economica. Al reparto inteso in tale senso, può quindi ritenersi applicabile la normativa in materia di CIGS per cessazione d’attività e dei relativi limiti temporali (nota Min. Lav. N. 6416 del 19 maggio 2008);

    b)l’impresa deve presentare un piano di gestione finalizzato a ridurre il ricorso alla procedura di mobilità, a meno che tale ricorso non rivesta, durante il periodo di CIGS (ovvero nei 12 mesi successivi al termine della CIGS) uno strumento di ricollocazione, anche parziale del personale. Questo è un punto di estrema importanza poiché, il piano in questo caso, deve ipotizzare i vari strumenti (ricollocazione, pensionamenti, riconversione professionale, mobilità finalizzata alla ricollocazione in nuove realtà, ecc.) indicando il numero dei lavoratori interessati.
    Le imprese che intendono avvalersi della CIGS fino a 24 mesi devono presentare, in sede di consultazione sindacale, eventualmente d’intesa con gli Enti locali, un piano biennale che preveda in modo puntuale ed esaustivo gli interventi da adottare nel corso del periodo di riferimento per la gestione delle suddette eccedenze (ML circ. n. 20/2013).
    La proroga CIGS, essendo concessa unicamente ai fini del completamento del piano di gestione delle eccedenze occupazionali, è condizionata ad una verifica ministeriale dalla quale emerga che, nei primi 12 mesi, sia stato avviato dall’impresa concretamente tale piano rimodulato al periodo di integrazione salariale autorizzato (ML circc. n. 42/2004; n. 20/2013).
    L’art. 1, comma 405, L. n. 228/2012 (legge di stabilità 2013) e l’art. 1, comma 183, L. n. 147/2013 (legge di stabilità 2014) hanno previsto il rifinanziamento, rispettivamente per l’anno 2013 e per l’anno 2014, delle proroghe a 24 mesi dei trattamenti CIGS di cui all’art. 19, comma 15, D.L. n. 185/2008

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    1° Massimale per retribuzioni mensili fino a Euro 2.098,04 anno 2014

      Indennità mensile lorda anno 2014
      al netto della contribuzione 5,84%
      Euro 969,77
      913,14

    2° Massimale per retribuzioni mensili superiori a Euro 2.098,04 anno 2014

      Indennità mensile lorda anno 2014
      al netto della contribuzione 5,84%
      Euro 1165,58
      1097,51

    L’importo di euro 2098,04 è comprensivo dei ratei e degli elementi che maturano per periodi ultramensili (es. 13^ e 14^ mensilità)
    Per trovare la paga oraria bisogna dividere il massimale mensile per il numero delle ore lavorabili nel mese secondo il normale orario di lavoro aziendale (circ. Inps 50/1982)
    Per gli impiegati e i lavoratori retribuiti in misura fissa mensile, vanno considerate anche le giornate di festività infrasettimanali
    massimale mensile di € 969,77 (anno 2014) orario di lavoro 8 ore giornaliere distribuite dal lunedì al venerdì , il massimale orario varia in base alle ore lavorabili nel mese:

    gg. lavorativi Massimale mensile Ore lavorative Massimale orario

    20 gg. € 969,77 160 € 6,06
    21 gg. € 969,77 168 € 5,77
    22 gg. € 969,77 176 € 5,51
    23 gg. € 969,77 184 € 5,27

    Ritenute fiscali
    L’indennità di integrazione salariale concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e quindi è tassabile ai fini Irpef

    PART-TIME: al fine di stabilire l’esatto massimale di riferimento per i lavoratori a part-time, occorrerà rapportare la retribuzione spettante con quella del lavoratore a tempo pieno (circ. INPS n. 155/95 punto 4 lett. b).

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    Non sono presi in esame le domande di CIGS che:

    -abbiano subito significative trasformazioni societarie nel biennio precedente la CIGS, a meno che tali trasformazioni siano avvenute tra aziende che presentino assetti proprietari coincidenti; nonché nei casi in cui, pur in presenza di assetti proprietari non coincidenti, tali trasformazioni comportino, per le imprese subentranti, azioni volte al risanamento aziendale e la salvaguardia occupazione,
    -abbiano iniziato l’attività produttiva nel biennio precedente alla richiesta di CIGS,
    -non abbiano effettivamente avviato l’attività produttiva.

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    Per retribuzione globale di fatto, si intende tutto ciò che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore in denaro o in natura ed al lordo delle ritenute, come corrispettivo dell’attività prestata in dipendenza del rapporto di lavoro (circ. Inps N. 60724 G.S./152 del 7.11.67). In linea di massima le voci retributive integrabili sono quelle sulle quali devono essere calcolati i contributi previdenziali a condizione che:

    □ abbiano carattere di continuità ed obbligatorietà (es.: compensi forfettari per lavori disagiati, per mansioni particolari; indennità di trasferta, ecc.)

    MODALITA’ DI PAGAMENTO

    Nel corso della procedura di consultazione sindacale le parti possono accordarsi circa l’eventualità di anticipare, ai lavoratori coinvolti dalla CIGS, una somma non gravata da contribuzione al momento dell’anticipazione (circ. INPS n. 81 del 27.3.97 punto 2), pari all’importo dell’integrazione salariale, in attesa della definizione della relativa richiesta.
    ll Ministero del Lavoro tramite decreto concede l’autorizzazione indicando nel testo i presupposti giuridici, le unità produttive/filiali interessate, il numero dei lavoratori coinvolti, il periodo, l’esonero dal pagamento contributivo addizionale nei casi di eventi oggettivamente non evitabili e l’eventuale pagamento diretto da parte dell’INPS
    In caso di pagamento diretto da parte dell’Inps, (quando per l’impresa ricorrano comprovate difficoltà di ordine finanziario accertate dal competente organo ispettivo) il diritto del lavoratore interessato a percepire la prestazione è soggetto alla prescrizione decennale che decorre dalla data di emanazione del decreto (INPS mess. n. 49/2003)

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    (art. 3 legge n. 675/77)

    Per ristrutturazione aziendale, s’intendono programmi diretti alla razionalizzazione, al rinnovo, all’aggiornamento tecnologico degli impianti nell’ambito dell’occupazione aziendale eventualmente, ove richiesto da vincoli urbanistici, anche modificandone l’ubicazione. Sono altresì ricompresi in questo concetto anche gli ammodernamenti, ampliamenti e riattivazioni aziendali. Ai fini dell’approvazione dei programmi per l’intervento di CIGS per ristrutturazione aziendale, le aziende devono adottare i seguenti criteri:

    -il programma deve essere caratterizzato dalla preminenza, in termini percentuali del valore corrente, delle quote di investimento per impianti fissi e attrezzature direttamente utilizzate nel processo produttivo rispetto al complesso degli investimenti previsti nell’arco temporale di esecuzione del programma aziendale. Il programma di interventi deve contenere indicazioni sull’attività di formazione e riqualificazione professionale volta a valorizzare i lavoratori occupati. Il valore medio annuo degli investimenti per immobilizzazioni materiali e immateriali previsti nel programma, relativo alle unità produttive interessate dall’intervento, inclusi i costi per la formazione e riqualificazione professionale (comprensivi di eventuali contributi pubblici nazionali e/o dell’Unione Europea) deve essere superiore, in misura significativa, al valore medio annuo degli investimenti effettuati nel biennio precedente l’avvio del programma medesimo:

    -Devono essere dettagliatamente indicate le modalità di copertura finanziaria degli investimenti programmati;

    -La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di ristrutturazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%. Per CIGS superiore a 12 mesi, deve essere precisato il piano di gestione delle sospensioni e degli esuberi, avendo a riguardo alle verifiche previste per i semestri successivi al primo anno (D.P.R.10 giugno 2000 n.218 art.4 c. 2).

    Ai fini dell’approvazione della domanda di CGIS, devono ricorrere tutti i punti sopra elencati.

    Durata: non può essere superiore a 24 mesi.

    Proroghe: Il ministero può concedere due proroghe, ciascuna di durata non superiore a 12 mesi, per i programmi che presentino una particolare complessità in ragione delle caratteristiche tecniche dei processi produttivi dell’azienda, ovvero in ragione della rilevanza delle conseguenze occupazionali con riferimento alle dimensioni dell’impresa e alla sua articolazione sul territorio (L. n. 451 del 19 luglio 1994 art. 1; D.M. n. 31444 del 20 agosto 2002):
    1) Si considerano complessi i processi produttivi, quando si verificano le seguenti condizioni:
    ● attuazione di almeno l’85% degli investimenti, relativi alle operazioni di ristrutturazione nei 24 mesi precedenti, comprensivi dei costi relativi alla formazione e riqualificazione professionale;
    ● dimensione occupazionale di ciascuna unità dell’impresa, non inferiore a 100 addetti, quando sia interessata una sola unità produttiva; non inferiore a 50 dipendenti, ove siano interessate più unità produttive;
    ● La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di ristrutturazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%;
    ● modifiche tecniche del processo produttivo che siano emerse successivamente al programma iniziale biennale, che determinino ulteriori investimenti nella misura di almeno il 20% rispetto al precedente programma. Il programma deve comunque contenere indicazioni sugli investimenti produttivi e l’attività di formazione e riqualificazione professionale rivolta al recupero dei dipendenti.

    2) Si considerano complesse le ricadute occupazionali, quando si verificano le seguenti condizioni:
    ● attuazione di almeno l’85% degli investimenti, relativi alle operazioni di ristrutturazione nei 24 mesi precedenti, comprensivi dei costi relativi alla formazione e riqualificazione professionale;
    ● dimensione occupazionale dell’impresa nel suo complesso, non inferiore a 200 dipendenti e concorso di più unità produttive presenti sul territorio nazionale interessate a problemi occupazionali;
    ● esuberi al termine del pregresso programma biennale nell’unità produttiva interessata, in misura non inferiore al 25%;
    ● ricorso medio della CIGS nei 24 mesi precedenti per un numero di dipendenti non inferiore al 50% degli esuberi;
    ● devono essere esplicitate le ragioni tecniche inerenti la complessità della gestione delle sospensioni e degli esuberi. Il programma aziendale deve contenere anche indicazioni sull’attività di formazione e riqualificazione professionale volto al recupero dei dipendenti.
    ● La sospensione dal lavoro deve essere ricollegata, nell’entità e nei tempi, al processo di ristrutturazione da realizzare. Il rapporto tra i lavoratori coinvolti nei processi formativi e quelli sospesi, non può essere inferiore al 30%;

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    Nel caso di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale, successivamente revocato con decreto del Ministro del lavoro per motivi non derivanti da comportamenti illegittimi dei lavoratori beneficiari, questi ultimi non sono tenuti alla restituzione dell’indennità ricevuta anche se corrisposta in forma diretta da parte dell’INPS. Per tali periodi i lavoratori hanno diritto al riconoscimento da parte dell’INPS della contribuzione previdenziale figurativa e alla corresponsione di eventuali prestazioni accessorie. Il recupero dei crediti relativi alle prestazioni erogate a favore dei lavoratori è effettuato dall’INPS direttamente nei confronti dell’impresa (art. 1-bis, D.L. n. 108/2002).

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    Testo Unitario

    L’INPS con la circolare n. 18 del 5 febbraio u.s. (in allegato), ha comunicato gli aggiornamenti degli importi massimi da corrispondere ai titolari dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità e disoccupazione. Vi ricordiamo che, a partire dal 2008, i trattamenti suddetti sono determinati nella misura del 100% (in precedenza era l’80%) dell’aumento derivante dalla variazione media annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo.
    Con decorrenza 1 gennaio 2010 sono stabiliti nelle seguenti misure:

    1) CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI

    1° Massimale
    per retribuzioni mensili fino a Euro 1.931,86 (anno 2009 Euro 1.917,48)

      anno 2009
      Anno 2010
      Indennità mensile lorda
      Euro 886,31
      892,96
      Indennità mensile netta
      Euro 834,55
      840,81

    2° Massimale
    per retribuzioni mensili superiori a Euro 1.931,86 (anno 2009 Euro 1.917,48)

      anno 2009
      Anno 2010
      Indennità mensile lorda
      Euro 1.065,26
      1.073,25
      Indennità mensile netta
      Euro 1.003,05
      1.010,57


    Precisiamo che l’importo della retribuzione mensile lorda di 1.931,86 euro comprende anche il rateo della 13a mensilità e degli eventuali premi annui o mensilità aggiuntive.

    2) INDENNITA’ DI MOBILITA’

    Gli importi massimi mensili da applicare all’inizio della mobilità per i primi 12 mesi, per i licenziamenti intervenuti dal 1.1.2010, sono quelli sopra riportati. Vi ricordiamo che il massimale assunto a riferimento per la corresponsione dell’indennità di mobilità per gli anni successivi è quello in vigore al momento del licenziamento e non è quindi soggetto a rivalutazioni, come invece avviene per la CIGS.
    3) INDENNITA’ ORDINARIA DI DISOCCUPAZIONE

    Dal 1° gennaio 2010 viene erogata nella misura del 60% per i primi sei mesi, al 50% per i due mesi successivi e al 40% per i mesi restanti. Il calcolo viene effettuato sulla retribuzione media di riferimento, comprensiva di 13ª, 14ª, entro e non oltre i seguenti limiti massimali:

    1° Massimale
    per retribuzioni mensili fino a Euro 1.917,48 (anno 2008 Euro 1.857,48)

      anno 2009
      Anno 2010
      Indennità mensile
      Euro 886,31
      Euro 892,96

    2° Massimale
    per retribuzioni mensili superiori a Euro 1.917,48 (anno 2008 Euro 1857,48)

      anno 2009
      Anno 2010
      Indennità mensile
      Euro 1.065,26
      Euro 1.073,25

    L’indennità ordinaria di disoccupazione non è soggetta alla ritenuta previdenziale del 5,84%.

    Per le indennità con requisiti ridotti che saranno liquidate per l’attività svolta nel corso del 2009, si applicano gli importi stabiliti per tale anno che vi ricordiamo essere: euro 886,31 e 1.065,26 euro.

    4) ASSEGNO PER ATTIVITA’ SOCIALMENTE UTILI (ASU EX LSU)

    Per i lavoratori disoccupati ancora impegnati nelle attività socialmente utili (LSU) ai sensi della legge 608/96 e successive modifiche ed integrazioni, l’importo dell’assegno mensile per l’anno 2010 pari a 533,12 euro (Anno 2009 Euro 529,15)
    per i lavoratori inoccupati impegnati nei lavori di pubblica utilità ai sensi dell’art. 45 della legge n. 144/99 l’importo dell’assegno mensile per l’anno 2010 è pari a 413,16 euro (uguale agli altri anni poiché non è soggetto a rivalutazioni annuali).

    p/la FILCAMS-CGIL NAZIONALE

    Cari compagni e compagne, il 30 dicembre u.s. è stata pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, la legge n. 191 del 23 dicembre 2009 (Legge Finanziaria), che ha prorogato per l’anno 2010 la cigs per i nostri settori soggetti a proroghe e altro che di seguito indichiamo:

    Il comma n. 136 prevede:

    I commi 132/133 prevedono: – ai lavoratori con 35 anni di anzianità contributiva che siano disoccupati e percettori di trattamento di sostegno al reddito (indennità disoccupazione, mobilità), qualora accettino un posto di lavoro che preveda una riduzione del salario di almeno il 20% rispetto a quanto percepito in precedenza (norma che si applica solo per l’anno 2010 e nei limiti di 40 milioni di euro quale copertura finanziaria), viene riconosciuta la contribuzione figurativa per la differenza, utile per la maturazione del diritto alla pensione. Attenzione, poiché anche qui occorrerà il decreto attuativo, inoltre saranno i lavoratori che dovranno fare domanda per l’accredito e, nel caso fossero terminati i soldi, rimarrebbero fregati.

    I commi 134 e 135 prevedono: – le imprese che assumono lavoratori che percepiscono l’ indennità di disoccupazione non agricola, con requisiti normali e che abbiano almeno 50 anni di età, beneficiano degli sgravi contributivi previsti dalla legge n. 223/91(art. 8 comma 2-assunzione a termine sino ad un massimo di 12 mesi). La durata della riduzione contributiva è prolungata per chi assume lavoratori in mobilità o che siano in disoccupazione non agricola purchè i lavoratori abbiano almeno 35 anni di anzianità contributiva. Queste norme valgono esclusivamente per l’anno 2010 e comunque nei limiti di 120 milioni di euro di copertura finanziaria.

    Commi 138 e 139 : – vengono confermate, per l’anno 2010, le norme vigenti relative agli ammortizzatori sociali in deroga (cassa integrazione, mobilità, disoccupazione) anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali. Ricordiamo che la legislazione prevede che le risorse siano ripartite ( 70% a carico dello Stato e 30% a carico delle Regioni). Ricordiamo che, per le aziende che hanno unità produttive in più Regioni, gli incontri si svolgono al Ministero del Welfare che convoca anche le Regioni interessate. Le Regioni, nella maggioranza dei casi non si presentano. In questo caso il Ministero, prima di emanare i provvedimenti deve attendere che dalle regioni interessate, pervenga parere favorevole. Ricordiamo inoltre che, in caso di proroghe, la misura dei trattamenti di cui al periodo precedente e’ ridotta del 10 per cento nel caso di prima proroga, del 30 per cento nel caso di seconda proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive, di conseguenza è utile (nei limiti del possibile) che la prima proroga sia prevista per il periodo massimo, ovvero 12 mesi. I trattamenti di sostegno del reddito, dalla seconda proroga in poi, possono essere erogati esclusivamente nel caso di frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale, organizzati dalla regione.

    Comma n. 141 – Nel caso di proroga dei trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga alla normativa vigente, i fondi interprofessionali per la formazione continua, possono concorrere, nei limiti delle risorse disponibili, al trattamento spettante ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro iscritti ai fondi medesimi. In caso di indennità di mobilità in deroga, la norma potrà valere dal 1° anno, nell’ambito delle risorse disponibili.

    Vi ricordiamo che il diritto a percepire qualsiasi trattamento di sostegno al reddito, è subordinato alla dichiarazione immediata di disponibilità al lavoro o a un percorso di riqualificazione professionale. La comunicazione deve essere effettuata all’INPS. In caso di rifiuto ad un percorso di riqualificazione professionale o di un lavoro congruo, il lavoratore perde il diritto ai trattamenti di sostegno al reddito e lo status di disoccupato.

    In caso di crisi aziendale e utilizzo di ammortizzatori sociali, in particolare per quelli in deroga, dobbiamo cercare di unire le politiche passive a quelle attive, per dare un futuro ai lavoratori. E’ importante quindi, che gli accordi contengano anche percorsi formativi di riqualificazione/aggiornamento professionale, anche alla luce della normativa vigente.

    La legge finanziaria, interviene anche su altri aspetti: collaboratori, lavoro somministrato, lavoro accessorio, apprendistato, incentivi e hanno ripristinato lo staff leasing, su questi aspetti vi invieremo circolari specifiche. Alleghiamo gli estratti della legge finanziaria 2010 relativi ai commi sopra trattati.

    p. FILCAMS-CGIL
    Marinella Meschieri


    ESTRATTO – LEGGE FINANZIARIA 2010 N. 191/2009

    132. In via sperimentale per l’anno 2010, ai beneficiari di qualsiasi trattamento di sostegno al reddito non connesso a sospensioni dal lavoro, ai sensi della legislazione vigente in materia di ammortizzatori sociali, che abbiano almeno trentacinque
    anni di anzianita’ contributiva e che accettino un’offerta di lavoro che preveda l’inquadramento in un livello retributivo inferiore di almeno il 20 per cento a quello corrispondente alle mansioni di provenienza, e’ riconosciuta la contribuzione figurativa integrativa, fino alla data di maturazione del diritto al pensionamento e comunque
    non oltre la data del 31 dicembre 2010.

    133. La contribuzione figurativa integrativa e’ pari alla differenza tra il contributo accreditato nelle mansioni di provenienza e il contributo obbligatorio spettante in relazione al lavoro svolto ai sensi del comma 132. Tale beneficio e’ concesso a
    domanda nel limite di 40 milioni di euro per l’anno 2010. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono disciplinate le modalita’ di attuazione del presente comma.

    134. In via sperimentale per l’anno 2010, la riduzione contributiva prevista dall’articolo 8, comma 2, e dall’articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, e’ estesa, comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010, ai datori di lavoro che assumono i beneficiari dell’indennita’ di disoccupazione non agricola con requisiti normali di cui all’articolo 19, primo comma, del regio decreto-legge 14 aprile 1939, n. 636, convertito, con modificazioni dalla legge 6 luglio 1939, n. 1272, che abbiano almeno cinquanta anni di eta’. La durata della riduzione contributiva prevista dal citato
    articolo 8, comma 2, e dal citato articolo 25, comma 9, della legge n. 223 del 1991 e’ prolungata, per chi assume lavoratori in mobilita’ o che beneficiano dell’indennita’ di disoccupazione non agricola con requisiti normali, che abbiano almeno trentacinque anni di anzianita’ contributiva, fino alla data di maturazione del diritto al pensionamento e comunque non oltre la data del 31 dicembre 2010.

    135. Il beneficio di cui al comma 134 e’ concesso a domanda nel limite di 120 milioni di euro per l’anno 2010. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono disciplinate le modalita’ di attuazione del comma 134 e del presente comma.

    136. Sono prorogate, per l’anno 2010, le disposizioni di cui ai commi 10-bis, 11, 13, 14, 15 e 16 dell’articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni. Al comma 10-bis del medesimo articolo 19, dopo le parole: «in caso di licenziamento»
    sono inserite le seguenti: «o di cessazione del rapporto di lavoro».

    138. In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali per l’anno 2010 e nel limite delle risorse di cui al comma 140, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, puo’ disporre, sulla base di
    specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi, in deroga alla normativa vigente, la concessione, anche senza soluzione di continuita’, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilita’ e di disoccupazione speciale, anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali. Nell’ambito delle risorse finanziarie destinate per l’anno 2010 alla concessione in deroga alla normativa vigente, anche senza soluzione di continuita’, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilita’ e di disoccupazione speciale, i trattamenti concessi ai sensi dell’articolo 2, comma 36, della legge 22 dicembre 2008, n. 203, e successive modificazioni, e dell’articolo 19, comma 9, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, possono essere prorogati, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
    concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La misura dei trattamenti di cui al periodo precedente e’ ridotta del 10 per cento nel caso di prima proroga, del 30 per cento nel caso di seconda proroga e del 40 per cento nel caso di proroghe successive. I trattamenti di sostegno del reddito, nel caso di proroghe successive alla seconda, possono essere erogati esclusivamente nel caso di frequenza di specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale, organizzati dalla regione.

    139. Al fine di garantire criteri omogenei di accesso a tutte le forme di integrazione del reddito, si applicano anche ai lavoratori destinatari della cassa integrazione guadagni in deroga e della mobilita’ in deroga, rispettivamente, le disposizioni di cui
    all’articolo 8, comma 3, del decreto-legge 21 marzo 1988, n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160, e di cui all’articolo 16, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n. 223. Con riferimento ai lavoratori di cui al primo periodo, ai fini del calcolo del requisito di cui al citato articolo 16, comma 1, della
    legge n. 223 del 1991, si considerano valide anche eventuali mensilita’ accreditate dalla medesima impresa presso la Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, con esclusione dei soggetti individuati ai sensi
    dell’articolo 1, comma 212, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, per i soggetti che abbiano conseguito in regime di monocommittenza un reddito superiore a 5.000 euro complessivamente riferito a dette mensilità.

    140. Gli oneri derivanti dai commi da 136 a 139 sono posti a carico delle risorse di cui alla delibera del CIPE n. 2/2009 del 6 marzo 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2009, al netto delle risorse anticipate al 2009 dalla delibera del
    CIPE n. 70/2009 del 31 luglio 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 258 del 5 novembre 2009, e delle risorse individuate per l’anno 2010 dall’articolo 1, commi 2 e 6, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102.

    141. All’articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, come da ultimo modificato dalla presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) dopo il comma 4 e’ inserito il seguente:
    «4-bis. Al fine di favorire il reinserimento al lavoro, l’INPS comunica al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per la successiva pubblicazione nella borsa continua nazionale del lavoro di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.
    276, e successive modificazioni, i dati relativi ai percettori di misure di sostegno al reddito per i quali la normativa vigente prevede, a favore dei datori di lavoro, incentivi all’assunzione ovvero, in capo al prestatore di lavoro, l’obbligo di accettare
    un’offerta formativa o un’offerta di lavoro congruo»;
    b) al comma 7:
    1) al terzo periodo, le parole: «per l’anno 2009» sono sostituite
    dalle seguenti: «per gli anni 2009 e 2010»;
    2) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Nel caso di proroga dei trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga alla normativa vigente, i fondi interprofessionali per la formazione continua di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n.
    388, e successive modificazioni, possono concorrere, nei limiti delle risorse disponibili, al trattamento spettante ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro iscritti ai fondi medesimi. In caso di indennita’ di mobilita’ in deroga alla normativa vigente concessa ai dipendenti licenziati da datori di lavoro iscritti ai fondi interprofessionali per la formazione continua, il concorso finanziario dei fondi medesimi puo’ essere previsto, nell’ambito delle risorse disponibili, nei casi di prima concessione in deroga. I fondi interprofessionali per la formazione continua e i fondi di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, possono accedere alla banca dati di cui al comma 4 del presente articolo, per la gestione dei relativi
    trattamenti e lo scambio di informazioni».

    Roma 31 agosto 2009

    Oggetto: CIGS per crisi aziendale per evento improvviso Ed imprevisto, modifica dei criteri

    Alle Strutture Regionali e Territoriali

    FILCAMS-CGIL

    LORO SEDI

    Testo Unitario

    Vi comunichiamo che il 25 agosto u.s. è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale n. 46863 che modifica per gli anni 2009-2011, uno dei criteri di valutazione per le domande di CIGS per crisi aziendale per evento improvviso ed imprevisto.

    Precisiamo che il Ministero del Lavoro aveva emanato una nota, inviatavi il 2 aprile u.s., nella quale chiariva che tra gli eventi improvvisi ed imprevisti rientravano la riduzione delle commesse, la perdita di quote di mercato o la riduzione del medesimo, la difficoltà di accesso al credito o la contrazione delle esportazioni, ecc.. L’ultimo decreto di fatto completa quella nota e precisa che le domande di CIGS per crisi aziendale conseguente ad un evento improvviso ed imprevisto verranno valutate anche in assenza di un piano di risanamento.

    Di conseguenza, quanto previsto dal D.M. 18 dicembre 2002 n. 31826 all’art. 1 lettera c (“Deve essere presentato da parte dell’impresa, un piano di risanamento che, sul presupposto delle cause che hanno determinato la situazione di crisi aziendale, definisca le azioni intraprese o da intraprendere per il superamento delle difficoltà dell’impresa, distinte per ciascun settore di attività dell’impresa stessa, nonché per ciascuna unità aziendale interessata all’intervento straordinario di integrazione salariale.”) è superato dalle nuove disposizioni.

    Saluti.
    p. FILCAMS-CGIL
    Marinella Meschieri