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Care/i compagne/I

Svolgiamo una riunione del CD impegnativa per i temi che ci coinvolgono contrattualmente e per la situazione politica determinata dal post referendum.

Il voto del 4 dicembre avrebbe bisogno di una analisi molto più approfondita rispetto a quella che siamo in grado di svolgere oggi.

Rispetto a un inequivocabile risultato che ha visto esprimere il NO alle modifiche della riforma Boschi-Renzi con una percentuale del 60% contro il 40% dei SI, è utile guardare almeno tre elementi emersi dalle urne: la diversità del voto tra il centro-nord e il sud del paese, le diversità anagrafiche del voto dove, l’orientamento al NO, è stato prevalente tra i giovani; l’alta affluenza alle urne con oltre il 65% di persone che hanno deciso di esercitare il proprio diritto di voto e la libertà di scelta.

I vari commentatori nel paese e la stampa internazionale si sono dedicati a spiegare il risultato del voto, la crisi di governo che si è aperta in seguito ed ora l’elezione del nuovo governo.

C’è un dato che mi sembra di poter dire evidente nella sua semplicità: il voto ha intercettato tanti segnali che il paese ha voluto lanciare nuovamente alla politica. Il voto ha raccolto il malessere diffuso, i tanti problemi cui si sono date solo soluzioni enunciate, i grandi problemi del lavoro e della condizione di reddito delle persone, una gestione personalizzata e leaderistica del potere che continua ad affascinare ma per un tempo sempre più limitato perché, se non supportata da fatti concreti, provoca una reazione di intolleranza nelle persone.

Ma il voto ha avuto ad oggetto la riforma della Carta Costituzionale e, pur condizionato da una campagna elettorale che ha assunto dei connotati fuorvianti rispetto al merito, il risultato è stato il NO ad un intervento sulla Costituzione come definiti nella riforma Boschi-Renzi .

Dopo l’esito del referendum, i mercati, lo Spread e gli altri indicatori non hanno avuto crisi di nervi. Le conseguenze però erano inevitabili, a partire dalle dimissioni del Premier e l’apertura della crisi di governo, sanata in tempi giustamente rapidi con l’incarico al Ministro Gentiloni. Non spendo considerazioni sulla composizione del Governo- che ha comunque ricevuto la fiducia alle camere – ma credo sia utile capire se la politica, a partire dalle forze che in maniera sempre più fluida rappresentano la sinistra, saranno in grado di tradurre il cambiamento richiesto da questo voto elettorale in un cambio di passo a partire dalle decisioni sul lavoro.

In questo quadro non sfugge la questione della riforma della legge elettorale e l’obiettivo delle nuove elezioni ma per sintesi resto aderente al tema centrale del lavoro che, anche questa mattina, crea dibattito come riportato sulla stampa.

Se l’11 gennaio la Corte Costituzionale ammetterà i tre quesiti referendari che abbiamo proposto contro il Jobs Act come ha dichiarato oggi Susanna Camusso “non si può fuggire …prima o poi bisognerà votarli”.

Vedere la politica ed i partiti ragionare del legittimo e naturale ritorno alle urne in chiave antireferendum sul Jobs Act (collocare la data del voto per riuscire ad evitare e comunque spostare i tre referendum) credo sia, purtroppo, la dimostrazione che non si vogliono guardare i veri problemi del paese e non si è compreso molto dal voto del 4 dicembre.

Questa attenzione sarebbe ancora più necessaria perché i dati sulle disuguaglianze che segnano il paese e i dati Istat sull’occupazione mostrano in tutta la loro evidenza che permane un’emergenza che si chiama lavoro e che richiede una rilettura, almeno critica delle scelte e degli indirizzi fino ad oggi seguiti.

Per questo abbiamo la necessità di mantenere centrale e di far vivere quotidianamente la nostra proposta organica sul lavoro composta dai tre quesiti referendari e dal Nuovo Statuto delle Lavoratrici e Lavoratori.

Con ancora maggiore forza ci prepariamo a gestire, in una fase di transizione nella politica, una campagna elettorale per i referendum e per sostenere l’apertura della discussione sul Nuovo Statuto che sarà impegnativa sotto il profilo organizzativo ma ancora più impegnativa per far tornare il tema del lavoro centrale nel dibattito del paese, per ricercare alleanze e per sfidare la politica.

Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro

Federalberghi-Confindustria

Il nostro impegno contrattuale ha visto nel mese di Novembre la chiusura del CCNL Turismo con Confindustria dopo quarantadue mesi dalla scadenza.

La consultazione che possiamo ormai considerare in via di definizione ci sta consegnando un dato di condivisione pressoché unanime all’accordo raggiunto.

Contemporaneamente dobbiamo continuare a rilevare la ridotta platea dei consultati rispetto alla forza lavoro con una polarizzazione della nostra presenza sindacale solo in alcune città e in alcuni siti. Un dato per molti aspetti simile a quello che era già emerso nella consultazione dell’ipotesi di Accordo per il Contratto Federalberghi Faita nel 2014.

Aver prodotto il risultato con Confindustria, oltre al merito del contratto che abbiamo già valutato positivamente, ha consentito di inserire un ulteriore argine alla difficoltà dei rinnovi contrattuali.

Contestualmente sappiamo che i Contratti convivono in un quadro di interdipendenza nel settore. In tal senso il punto di approdo del Contratto Confindustria è da un lato un punto di riferimento per il Contratti ancora da raggiungere (Confesercenti) ma ha comportato l’attivazione della clausola di riallineamento prevista nel CCNL stipulato nel 2014 con Federalberghi.

Mi soffermo solo su quest’ultimo aspetto, non avendo ancora elementi sufficienti a determinare quando si concretizzerà la disponibilità che è stata fornita nelle scorse settimane da Confesercenti a definire il proprio Contratto.

La clausola di riallineamento prevista nel CCNL Federalberghi è stata per lungo tempo una clausola che possiamo definire silente. In tal senso la sua portata è stata ignorata durante i rinnovi, favorita da una stagione contrattuale che nel corso degli anni non ha mai visto il fenomeno del disallineamento tra i Contratti e le Associazioni imprenditoriali. in verità nell’ultimo rinnovo la delegazione Filcams ha provato ad intervenire per una modifica della clausola poiché gli indizi sulla disarticolazione tra le associazioni datoriali iniziavano a manifestarsi).

La richiesta di Federalberghi, unica Associazione che a oggi è andata a regime con gli aumenti retributivi del Contratto, è conseguenza di questo disallineamento, di questa spinta autonomista falsamente identitaria delle varie aggregazioni datoriali.

Credo che questa parcellizzazione del mondo della rappresentanza imprenditoriale che non può essere ricomposta dalla sola volontà e responsabilità delle organizzazioni sindacali e che, soprattutto, non può essere scaricata sulle organizzazioni sindacali diventerà uno dei temi di analisi.

La richiesta di Federalberghi non poteva essere ignorata poiché non è possibile ignorare l’esistenza pattizia della clausola di riallineamento e non è possibile ignorare il differenziale economico complessivo tra i due Contratti Nazionali (Federalberghi – Confindustria) pur a parità dei minimi contrattuali che abbiamo raggiunto.

Il punto per noi è, in una fase inedita e diversa che comunque si è aperta, quale senso ha agire sulla clausola di riallineamento?

Il senso è di non scaricare per intero sul futuro rinnovo contrattuale il peso del differenziale economico e del disallineamento nell’ambito di un sistema concorrenziale ed evitare così il rischio di avere già una trattativa di rinnovo ampiamente pregiudicata.

In questa ottica non ci siamo sottratti al confronto. La nostra posizione è quella di un allineamento che può produrre, solo in quota parte, una calmierazione immediata del differenziale. Questa proposta è stata considerata insufficiente da Federalberghi ma per noi le motivazioni a supporto sono oggettive: trasferire immediatamente su Federalberghi le condizioni di miglior favore – che sono in maniera evidente quelle economiche – significa annullare nei fatti il Contratto. Un intervento in tal senso, non trovando capienza sulla parte economica, se non prevedendo la restituzione di quanto già erogato (condizione ovviamente impraticabile e irricevibile), si trasferisce di conseguenza sui vari aspetti normativi (scatti e rol) peggiorando, seppur temporaneamente, proprio quegli istituti che avevamo salvaguardato durante la trattativa di rinnovo.

Per questo, seppur con difficoltà, abbiamo ritenuto di circoscrivere la risposta alla clausola del riallineamento introducendo solo i minimi retributivi di Confindustria ai nuovi assunti che arriveranno a 88 euro entro quindici mesi.

Altra ragione della “soluzione in due tempi” che abbiamo individuato nell’accordo è in risposta alla tenuta sindacale unitaria. Fisascat e Uiltucs, hanno espresso la possibilità di trovare un accordo che ricomprendesse le materie degli scatti e dei rol, ma hanno tenuto e fatta propria la posizione Filcams.

Componendo tutti questi aspetti abbiamo ritenuto possibile l’intesa del 14 novembre che è costituita anche da un secondo tempo da svolgersi a Gennaio.

Un appuntamento che rappresenta uno spazio ancora aperto che può dare incertezza ma che, in realtà, dovremmo sfruttare per continuare a parlare con i delegati/e le lavoratrici e i lavoratori per spiegare la fase, le sue implicazioni e le scelte che abbiamo fatto.

La nostra posizione, anche per l’oggettivo limite delle leve contrattuali da agire, ad oggi, si può concretizzare intorno a poche questioni (ultima tranche già erogata da Federalberghi da considerare come anticipo sui futuri aumenti). Per l’entità che questa ipotesi sviluppa, è realistico che sia considerata ancora insufficiente dalla controparte per soddisfare un recupero immediato, tangibile e spendibile verso le aziende.

Se non saremo in grado di costruire ipotesi alternative lungo questo percorso che ci separa dal prossimo incontro, riconfermeremo i nostri margini di manovra. Cosa questo potrà produrre lo possiamo già intravedere sia nei confronti di Fisascat e Uiltucs sia verso Federalberghi.

Infatti, Federalberghi potrebbe nuovamente rimarcare la minaccia di agire da sola la clausola. Il punto per noi è quello di comprendere se abbiamo le condizioni per cercare una soluzione condivisa e non se lasciare agire Federalberghi in maniera unilaterale interrogandoci se possono farlo e come possono farlo.

Su questo aspetto, non abbiamo dubbi nell’affermare che se l’Associazione decide di muoversi unilateralmente se ne assumerà la responsabilità e le conseguenze di tale scelta.

Terziario

Abbiamo bisogno di una lettura d’insieme per valutare gli sviluppi delle scorse settimane ma soprattutto per costruire un indirizzo di prospettiva.

In tal senso, la sospensione della tranche di Novembre nel Contratto Confcommercio è interconnessa con la vicenda contrattuale di Confesercenti, Federdistribuzione e infine Coop.

La decisione di sospendere la tranche è stata assunta con la rapidità necessaria richiesta dalla fase che si stava aprendo. Una decisione non semplice e in cui ci si è assunti una forte responsabilità; forse potremmo dire anche una responsabilità oltre misura ma funzionale a gestire le difficoltà e congiuntamente le possibilità che nuovamente ci sono state poste.

Affrontiamo subito la questione di metodo perché per la Filcams il metodo non è mai stato un’operazione di facciata, ma è parte integrante della nostra azione.

Quanto avvenuto non può essere vissuto e non rappresenta una modifica del DNA della nostra organizzazione che ha sempre ricercato e lavorato, a tutti i livelli, per costruire scelte e decisioni condivise ponendo il tema della partecipazione e della rappresentanza in ogni percorso fatto. Questo è stato e questa resta la linea di azione della Filcams e la parentesi che si è aperta, creando una frattura che va ricomposta, si colloca nella eccezionalità di una fase mai affrontata in precedenza e nelle ragioni di merito che a loro volta, non possono essere disgiunte per una valutazione complessiva.

Non avere avuto i tempi per svolgere riunioni, coinvolgere e far partecipare al contesto e alla scelta il corpo complessivo dell’organizzazione, le delegate e i delegati ha prodotto confusione e disorientamento.

Per questo è necessario fare chiarezza. Quando Confcommercio ha posto con forza il problema della sostenibilità del proprio contratto, in un settore dove nessun altro concorrente pagava gli stessi aumenti contrattuali, si è aperta una questione politica importante. L’elemento scatenante di questa presa di posizione è rappresentato dalla sottoscrizione del Contratto Confesercenti; contratto nel quale abbiamo garantito gli stessi minimi ma con uno sviluppo della massa salariale inferiore anche se non in misura significativa.

Confcommercio ha posto il primato del proprio contratto e del proprio ruolo come prima Organizzazione datoriale ad aver firmato un rinnovo messo in discussione da un contratto concorrente. Una situazione di tale rilevanza da portare l’Associazione a prendere in considerazione azioni politicamente forti a difesa quindi del Contratto e del sistema di relazioni sindacali costruito anche attraverso la sottoscrizione degli accordi interconfederali sulla rappresentanza e sul Nuovo Modello Contrattuale.

In questa discussione si è inserita Federdistribuzione con la volontà di riprendere un dialogo sul contratto dopo la rottura intervenuta nel mese di Aprile 2016 dove, come ricordiamo, il salario è stato tra le maggiori difficoltà del negoziato.

E’ utile evidenziare che la ripresa di un contatto con Federdistribuzione è riconducibile anche alle diverse azioni tra cui quelle vertenziali che abbiamo avviato dal mese di giugno. Azioni costruire con la consulta giuridica volte a sollevare il problema alle varie autorità e al Ministero del Lavoro facendo seguire comunicazioni di diffida all’Associazione e a tutte le aziende della GdO. Come abbiamo ampiamente discusso nel Cd del 22 settembre us, la nostra azione vertenziale era uno percorso obbligato e strumento utile di pressione per realizzare il contratto.

La sospensione della tranche – finalizzata a rispondere alla prima complicazione cioè le differenze tra i Contratti Confcommercio e Confesercenti –rispondeva anche alla possibilità di non ampliare ulteriormente il gap retributivo tra Confcommercio e Federdistribuzione.

Davanti allo svilupparsi di questi passaggi, ci siamo assunti la responsabilità di passare attraverso la cruna dell’ago per capire se dal problema posto nel rapporto tra Confcommercio e Confesercenti si poteva produrre una ricomposizione più ampia del quadro contrattuale sbloccando anche la trattativa di Federdistribuzione.

Le motivazioni che abbiamo tradotto nell’accordo integrativo al CCNL Confcommercio non potevano riportare questi incastri perché una manifesta dichiarazione in tal senso avrebbe ulteriormente esposto il contratto Confcommercio e posto in una posizione di maggiore forza la stessa Federdistribuzione nell’affrontare la discussione sui termini dell’eventuale Contratto.

Certamente la situazione economica riportata nell’accordo che vede un quadro peggiorato rispetto al momento della sottoscrizione del contratto Confcommercio non ha, per le Organizzazioni Sindacali, lo stesso peso e soprattutto, non è la condizione scatenante per le ragioni che ho richiamato sopra.

Non c’è dubbio che nel 2015 i dati dell’inflazione non erano confortanti ma in pochi credevano che si sarebbe andati verso la deflazione e che gli indicatori di crescita proiettati con ottimismo per gli anni 2015-2016 2017 sarebbero stati rivisti tutti a ribasso.

Per rileggere quel Contratto ma anche per comprendere in quale dinamica stiamo affrontando i rinnovi e le richieste economiche che sosteniamo, evidenziamo alcuni dati: nel periodo gennaio 2014-gennaio 2015 la previsione dell’inflazione era del 2,30 e quella reale è stata di -0,7%; la previsione per il periodo gennaio 2015 – gennaio 2016 era di un +1,5% e quella reale di solo +0,3% e gli andamenti nei successivi mesi dell’anno non sono migliorati.

In questo quadro il contratto Confcommercio continua a essere un contratto che non ha tenuto conto dell’inflazione altrimenti l’aumento economico sarebbe stato con importi ben inferiori agli 85 euro.

Il rinnovo Confcommercio è stato il frutto di un lavoro contrattuale intenso e di una scelta politica forte in una situazione di altrettanto forte attacco al contratto nazionale da parte della politica e dei detrattori di questo istituto a vantaggio della contrattazione aziendale.

La stessa matrice ha avuto, in qualche modo, anche il CCNL Confesercenti cioè un contratto sopra l’inflazione e frutto di una scelta politica considerata anche dall’Associazione non più rinviabile dopo una fase di contrapposizione.

Il realizzarsi di un quadro economico negativo rispetto alle previsioni, con gli indicatori del PIL, dei consumi, dell’inflazione che hanno continuato a mostrare tutta la debolezza del nostro paese, ha comportato, questo sì, una difficoltà, per chi ha sottoscritto per primo il contratto a reggere la competizione nel mercato. Una difficoltà sia rispetto a chi non ha sottoscritto contratti mantenendo quindi un vantaggio rispetto all’incidenza del costo del lavoro e degli oneri a esso collegati, sia rispetto a chi, pur rinnovando, ha un delta più leggero in termini di costi.

In tal senso, possiamo valutare la portata del problema degli andamenti economici che interessano il settore.

Non si tratta quindi di sminuire i fatti e le conseguenze del testo sottoscritto ma di analizzare tutti gli elementi che lo hanno prodotto e contestualmente, comprendendo il grado di confusione generato della comunicazione ufficiale anche per la sua parzialità, credo dobbiamo soffermarci sul merito della scelta fatta e del suo obiettivo.

Con altrettanta chiarezza, in questo direttivo, è necessario tornare alla questione di metodo che ho sopra richiamato perché il metodo è anche sostanza.

La sospensione della tranche di Confcommercio preoccupa indubbiamente per la gestione, per il precedente che costituisce perché è una scelta mai compiuta sino a oggi. Per la prima volta si produce un correttivo ad un Contratto Nazionale stipulato e validato.

Ma questa condizione non trova precedenti nella nostra storia contrattuale perché mai ci siamo trovati ad affrontare un disallineamento e sfaldamento tra le Organizzazioni datoriali di questa portata.

Avevamo prima due contratti gemelli (Confcommercio e Confesercenti) che hanno poi marcato le diversità; Federdistribuzione era in Confcommercio e si è invece costituita autonomamente; la Coop è sempre più presa nella sua metamorfosi di cambiamento.

E’ un caso, il nostro, che possiamo definire unico perché unica è la situazione in cui, per consegnare un contratto ai lavoratori del commercio e terziario, si devono chiudere in realtà quattro contratti le cui Associazioni imprenditoriali hanno smesso di comunicare tra loro.

Situazione identica nel turismo dove consegnare un risultato significa chiudere oggi ben cinque contenitori contrattuali se vogliamo ricomprendere anche tutti i segmenti che prima convivevano nell’unico contenitore di Confcommercio (ANGEM e FIPE).

Un’analisi che abbiamo già fatto, quella rispetto alla “atipicità” della situazione, perché alcune anticipazioni le avevamo colte al momento della presentazione delle piattaforme rivendicative e quando abbiamo poi consegnato, all’assemblea dei delegati riunita a Roma, l’ipotesi di accordo del Contratto Confcommercio.

Il problema del dumping tra settori e quindi tra i lavoratori ha declinato la nostra piattaforma tanto da indicare che la piattaforma unica e unitaria veniva fatta: “nella convinzione che le norme fondamentali del rapporto di lavoro devono restare OMOGENEE al fine della concorrenza leale tra soggetti imprenditoriali diversi e della concorrenza ed equità nella determinazione delle condizioni contrattuali di lavoratori e lavoratrici che prestano attività in ambiti distributivi tra loro assimilabili”.

Condizione che non è stata resa praticabile dalle stesse controparti datoriali che si sono immediatamente smarcate con le rispettive richieste e dove, per sbloccare le trattative, abbiamo spinto per costruire il primo risultato con Confcommercio nel tentativo di provocare l’effetto trascinamento; condizione che, a differenza delle tornate precedenti, non si è realizzata.

La consapevolezza di questa involuzione nella contrattazione l’abbiamo trasmessa anche presentando l’ipotesi di rinnovo del Contratto Confcommercio quando, oltre alla valutazione sul risultato raggiunto, abbiamo detto alla platea di delegate e delegati che il loro contratto, per le instabilità che viveva il settore, rischiava di diventare più debole se non si completava l’intero ciclo contrattuale.

In virtù di questo avevamo chiesto alle lavoratrici e ai lavoratori di Confcommercio di continuare ad essere solidali con quanto avveniva ancora negli altri tavoli negoziali.

Forse quella consapevolezza non siamo riusciti a farla filtrare e vivere fino in fondo tra le persone ma questo, eventualmente, non toglie che le difficoltà che provavamo a leggere hanno iniziato, a distanza di non molto tempo e nonostante tutte le azioni intraprese, ad assumere concretezza.

La situazione che stiamo provando ora a costruire è quella di un contratto con Federdistribuzione lavorando sugli aspetti che ci avevano reso impraticabile, ad Aprile di quest’anno, il raggiungimento di un’intesa.

Un lavoro circoscritto nei contenuti ma di grande portata. C’erano, insieme al salario, tre temi ostativi sul fronte normativo che riguardavano l’automatismo nelle deroghe contrattuali, il demansionamento con il Jobs Act, gli orari e le flessibilità.

Sul salario ci eravamo fermati a 1811 euro che Federdistribuzione proponeva al 31 dicembre 2018. La condizione che posso consegnare oggi è di una massa di circa 2361 euro di cui € 525 a titolo di una tantum scaglionato durante la vigenza e con una tranche fuori dalla vigenza. I minimi contrattuali restano confermati a 85 euro al IV livello che sarebbero raggiunti al 31-12-2018 utilizzando, per singola tranche, gli stessi importi che abbiamo utilizzato in Confcommercio ma con collocazioni diverse.

Ciò significa che la prima tranche di pagamento, in caso di raggiungimento dell’intesa, potrebbe essere retroattiva a novembre 2016 con un importo di 30 euro e si andrebbe ad aggiungere ai 15 euro pagati unilateralmente dalle aziende da maggio 2016 a titolo di anticipo sui futuri aumenti contrattuali. Una cifra, quest’ultima, che viene quindi assunta come cifra del contratto e sommata ai 30 euro producendo da novembre un allineamento ai minimi contrattuali di Confcommercio (45 euro di erogato). Un risultato che evidentemente si realizza per effetto della sospensione della tranche di Confcommercio.

Sulle deroghe possiamo dire, pur con un margine di cautela, che l’automatismo nelle mani dell’impresa viene meno. Della richiesta originaria di Federdistribuzione, resta una procedura, aggiuntiva agli attuali sistemi di derogabilità, che potrà essere attivata dall’azienda nel caso di risultati di EBIT negativo per due anni consecutivi. La procedura prevede un termine di trenta giorni ed è volta a ricercare interventi di tipo sospensivo o derogatorio a orari, prestazioni e relativi costi. Ma il punto dirimente è che al termine del confronto non c’è alcuna possibilità da parte dell’azienda di agire unilateralmente e automaticamente deroghe al Contratto.

Elemento importante è dato dal fatto che la procedura era diretta, secondo l’impostazione Federdistribuzione, alle RSA/RSU e solo in loro assenza alle OOSS. Questo punto può esser smarcato inserendo come titolari del Contratto e quindi della possibilità del confronto le OOSS congiuntamente alle RSA/RSU.

Questione mansioni e Jobs Act: come ricorderete dalla trattativa la richiesta, oltre a ragioni facilmente comprensibili, è stata motivata da Federdistribuzione anche in virtù della successione tra legge e contratto che produce l’effetto di una differenza applicativa della norma di legge con Confcommercio.

La proposta che abbiamo provato a costruire si può sintetizzare nel tentativo di contrattualizzare la norma del Jobs Act sulle mansioni andando in deroga al Jobs Act stesso.

La nuova eventuale formulazione dell’articolo sulle mansioni (art 101 del CCNL Confcommercio) interviene solo sul primo e settimo comma del Jobs Act e lascia fuori i commi dal secondo al sesto.

Per quanto riguarda il primo comma si può arrivare a stabilire che il cambio di mansione può avvenire rispettando il livello e la categoria di inquadramento o quella successivamente acquisita aggiungendo la specifica, come da precedente normativa, che non c’è alcuna diminuzione della retribuzione.

Il settimo comma del Jobs Act è quello che ha modificato i tempi per l’acquisizione della mansione del livello superiore cui il lavoratore è adibito portandolo a sei mesi continuativi rispetto ai tre mesi della precedente normativa.

Anche qui si può definire un correttivo importante inserendo una scalettatura progressiva che mantenga i tre mesi (che diventano comunque continuativi) per i livelli 6 e 5 aumentando le tempistiche fino ad arrivare a 6 mesi per l’acquisizione del 1 livello.

In questa progressione ovviamente sono esclusi gli automatismi già previsti dal contratto per il passaggio dal 5 al 4 livello.

La condizione di escludere – dal secondo al sesto comma del Jobs Act – significa ad esempio escludere l’utilizzo automatico della parte più pericolosa della norma riguardante la possibilità di demansionamento nel caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali.

Su questo particolare aspetto – pur rappresentando una novità – crediamo che l’operazione così costruita possa essere considerata sostenibile per le sue caratteristiche derogatorie in positivo.

Tema degli orari e flessibilità: una norma per noi molto controversa di cui abbiamo ampiamente discusso e su cui abbiamo trovato una mediazione nell’ambito del rinnovo del Contratto Confcommercio.

Abbiamo proposto un miglioramento della norma, in particolare concentrandoci sul punto più controverso relativo all’art 125, registrando una iniziale dichiarazione di disponibilità da parte di Federdistribuzione a discuterne. Disponibilità che però nei contatti degli ultimi giorni è venuta meno e il tema degli orari e della flessibilità è stato assunto come pregiudiziale da parte dell’Associazione. Questo costituisce indubbiamente un elemento di complicazione importante nella definizione del Contratto.

Un ulteriore elemento di complicazione è dato dal fatto che il tema orari/flessibilità continua ad essere sostenuto solo dalla Filcams. Fisascat e Uiltucs non osteggiano la discussione ma non la ritengono rilevante poiché si tratta di riaprire un punto dove era stata costruita una mediazione nel Contratto Confcommercio. Questa diversità di impostazione rende più difficile gestire un pezzo delle dinamiche della trattativa da soli e consegna alla controparte la percezione di un punto di debolezza.

Il tema orari/flessibilità è quindi uno dei problemi irrisolti su cui continuare a lavorare promuovendo una discussione anche con le altre OOSS.

Per le altre norme che dovrebbero andare a comporre il Contratto, trattandosi, di fatto, del nuovo contratto per la MDO, siamo alla perfetta similitudine con quanto stabilito nel rinnovo del 2015 con Confcommercio cui si aggiungono tutte le normative dal Contratto 2008.

Tra le questioni che possiamo dare come chiarite c’è anche lo stralcio del capitolo concernente i contratti a termine stagionali e l’aggiunta di un lavoro di commissione tra le parti per rivedere la classificazione e le mansioni dei dipendenti e renderle effettivamente aderenti alla sfera di applicazione del nuovo contatto.

Altro punto di criticità attiene il sistema bilaterale. Abbiamo in parte chiarito che For.te e Fonte restano Fondi di riferimento e quindi Federdistribuzione abbandona la velleità di uscire o costituire nuovi fondi. Diversa la situazione con gli Enti Bilaterali e il Fondo Sanitario. Abbiamo continuato a sostenere, congiuntamente alle altre Organizzazioni Sindacali, la necessità di evitare la costituzione di nuove strutture e promuovere ogni sforzo nella direzione di ricercare modalità di convivenza all’interno di EBINTER e di Fondo EST.

In tal senso siamo a conoscenza che le due Associazioni datoriali hanno anche effettuato degli incontri ma senza alcun risultato scaricando ognuna le responsabilità del mancato raggiungimento di un’intesa.

Federdistribuzione quindi conferma la costituzione di un Ente Bilaterale autonomo con caratteristiche ancora da definire in termini di prestazioni e organizzazione. Più complicata la posizione per la costituzione di un Fondo Sanitario di derivazione contrattuale poiché resta aperto il problema della scelta fatta dall’Associazione nel 2013/2014 che ha determinato l’uscita delle aziende da Fondo Est e la stipula di un contratto di assicurazione finalizzato a garantire le prestazioni nei confronti dei lavoratori.

In questa situazione diventa complicato trovare una soluzione “tecnica” per passare da un mero contratto di assicurazione a un Fondo che diventa patrimonio contrattuale. Posto per noi, nella ricerca di una soluzione ancora tutta da individuare, un presupposto imprescindibile che è quello di non volere alcun coinvolgimento nelle scelte unilaterali assunte dall’Associazione. Scelte che abbiamo ritenuto sbagliate e sulle quali non vogliamo entrare e avere alcuna forma di coinvolgimento.

Sulla scorta del contesto descritto e del quadro specifico su Federdistribuzione che vede, rispetto ad aprile, delle luci diverse e ancora delle opacità, il Comitato Direttivo è chiamato a fare una valutazione e consegnare un mandato alla segreteria nazionale per aprire e concludere la trattiva per il contratto.

Un mandato che porta con se l’interdipendenza con il contratto Confcommercio e poi Confesercenti poiché il posizionamento sul salario in Federdistribuzione produrrà delle conseguenze sul riposizionamento delle tranche di Confcommercio.

Questa sera, come abbiamo già comunicato a tutte le strutture, è confermato l’incontro con Confcommercio così come da impegni assunti in merito alla ricollocazione della tranche sospesa.

Prevedibilmente ci troveremo in una discussione complessa poiché i risultati descritti, soprattutto quelli economici e sulla bilateralità, sono già a conoscenza di Confcommercio. Sulla scorta di questo l’Associazione sarà sollecitata a porre un problema politico per le differenze che si determinano tra i due contratti, per la lesione del ruolo e della centralità del Contratto stipulato insieme, per la messa in discussione del valore del sistema di relazioni sindacali.

Valuteremo nella giornata di domani l’esito dell’incontro ma queste saranno, con tutta probabilità, le questioni da affrontare e che precedono il problema della ricollocazione della tranche.

Il mandato su cui il CD è chiamato a esprimersi non può inoltre essere disgiunto da un’analisi di prospettiva al fine di evitare un’elaborazione parcellizzata.

La categoria è in grado di affrontare le complicazioni connesse ai negoziati per raggiungere un risultato contrattuale ma non abbiamo mai affrontato prima una situazione, dove le soluzioni trovate per definire i contratti soffrono di instabilità. Una condizione in cui i contratti sono diventati molto interdipendenti non per nostra scelta.

Davanti a questo scenario, trovare e adottare delle soluzioni, attingendo alla nostra strumentazione negoziale, diventa più complicato. In questo senso la valutazione che dobbiamo fare oggi non può essere disgiunta anche da una analisi di prospettiva.

La domanda alla quale dobbiamo trovare le risposte è: cosa ci ha consegnato questa stagione non ancora conclusa, da portare a definizione e stabilizzare? Non possiamo non chiederci che cosa succederà ai prossimi contratti nazionali in virtù dell’esperienza dell’oggi.

La discussione che dobbiamo fare con le lavoratrici e i lavoratori, con i delegati e delegate, vede al centro una stagione contrattuale con caratteristiche precise di cui possiamo tracciare alcuni tratti: una forte impronta difensiva soprattutto sulle normative; la necessità di uniformità dei risultati che abbiamo provato a porre all’origine nelle nostre piattaforme e che stiamo invece affrontando a valle delle contrattazioni stesse; il ruolo di soggetto di rappresentanza sociale e contrattuale delle Associazioni datoriali.

Partendo da qui possiamo già dire che non possiamo ripresentare le piattaforme per i futuri rinnovi con le modalità utilizzate fino ad ora. Non c’è un’idea innovativa e predefinita ma abbiamo l’esigenza di provare a costruirla collettivamente, a svilupparla per essere in grado di porre soluzioni che neanche il nuovo modello contrattuale, scaturito dall’accordo interconfederale, è in grado di consegnarci rispetto al caso specifico del turismo e del terziario.

Una riflessione che va affrontata aprendo un confronto con le stesse associazioni datoriali perché, il problema del disallineamento tra le organizzazioni imprenditoriali non può essere risolto dalla volontà delle OOSS e soprattutto non può essere scaricato sui lavoratori e sulle OOSS.

In questa stagione, svolta in presenza delle norme e della cultura derivante dal Jobs Act, dobbiamo analizzare anche molto altro perché mentre sui contratti nazionali conclusi possiamo riconoscerci di aver mantenuto l’obiettivo di un risultato economico superiore all’inflazione dove agli incrementi economici abbiamo aggiunto, in alcuni casi, altre risposte non scontate, a partire dal welfare, abbiamo fatto fatica a praticare la parola d’ordine su cui abbiamo strutturato la nostra linea di azione cioè una contrattazione inclusiva del mondo del lavoro.

Se non facciamo insieme questa lettura e non la proiettiamo in avanti credo, sarà ancora più complicato uscire dalla fase attuale e spiegare alle lavoratrici e ai lavoratori le ragioni e le soluzioni da praticare e l’orizzonte che vogliamo provare a delineare.

Le tracce indicate non sono evidentemente esaustive di tutti gli aspetti e le problematicità della contrattazione ma possiamo considerare la discussione di oggi come una delle tappe del percorso da fare che si aggiunge al lavoro avviato nell’Assemblea Generale svolta a Torino a Ottobre.

In questa fase, ogni Organizzazione Sindacale sta completando le verifiche nei propri organismi. Se oggi decideremo per la prosecuzione del confronto finalizzato al contratto, abbiamo già posto il tema del percorso poiché abbiamo la necessità di uno spazio temporale per aprire ufficialmente la trattativa e per convocare le delegazioni trattanti.

Il risultato contrattuale dovrà essere portato agli attivi unitari che riteniamo necessario ricomprendano tutti i settori del terziario per poi avviare la consultazione e il voto per il contratto di Federdistribuzione e le assemblee in Confcommercio e Confesercenti.

In questo percorso un’attenzione particolare va rivolta al Contratto della Distribuzione Cooperativa. L’incontro del 13 u.s. non ha dato segnali diversi rispetto agli andamenti dei mesi scorsi. Il tema del salario resta appaltato a Federdistiribuzione e quindi il problema si concentra sulla parte normativa che per le Coop orbita ancora intorno al tema della malattia. Una materia che abbiamo confermato non disponibile per la definizione del rinnovo contrattuale.

Sappiamo inoltre che questa indisponibilità non appartiene alle altre Organizzazioni Sindacali che credono si possa aprire a un accordo sul tema malattia. Questa diversità di valutazione però non è utilizzata come elemento di rottura poiché possiamo registrare che si continuerà a mantenere un profilo unitario di gestione del negoziato.

Davanti alla definizione del CCNL Federdistribuzione che completa il quadro del terziario privato, la Coop rimarrebbe dunque isolata. E’ credibile pensare che la Distribuzione Cooperativa farà fatica nell’essere indicata come l’unica associazione che non rinnova il contratto e non eroga aumenti retributivi. Ma all’oggi il messaggio che ci viene trasmesso è di una cooperazione che vuole mantenere il punto, continuando a dire che anche nel caso di sottoscrizione di un contratto Federdistribuzione preferisce prepararsi ad una lunga stagione senza rinnovo.

Stiamo ragionando certamente di prese di posizione in un clima “attendista” ma se così fosse prenderemo le giuste contromisure consapevoli che la valutazione saremo in grado di farla compiutamente in virtù degli sviluppi che ci saranno nelle prossime settimane.

    Care compagne, cari compagni
    Le immagini delle manifestazioni che abbiamo proiettato sono il modo con cui vogliamo ringraziare ancora le lavoratrici e i lavoratori di tutti i settori che hanno riempito le piazze il 6 maggio.
    Molti dei lavoratori e delle lavoratrici provengono da un lungo percorso di mobilitazione realizzato nel 2014 e nel 2015, fino ad arrivare allo sciopero della ristorazione collettiva del 5 febbraio.
    La loro risposta a questa ulteriore giornata di sciopero è un messaggio concreto di sostegno alle ragioni dello sciopero e una iniezione di forza per proseguire ed affrontare le vertenze dei contratti nazionali che restano comunque vertenze complicate.
    Nel valutare la giornata del 6 maggio voglio evidenziare in particolare la solidarietà che è arrivata da tutta la Confederazione e dalle altre categorie a partire da quelle che vivono le nostre stesse difficoltà per i rinnovi contrattuali.
    Per l’adesione allo sciopero non sono disponibili percentuali su cui ragionare in maniera puntuale. Quella della rilevazione dei dati è una difficoltà che non riusciamo ancora a superare e che risulta più marcata in questi settori così frammentati.
    Possiamo dire con certezza che la risposta più alta è arrivata dalle mense e dal pulimento – multiservizi.
    In alcuni appalti, sia pubblici sia privati, abbiamo bloccato l’attività. Abbiamo picchi di adesione per cantiere e per azienda molto alti che si alternano a picchi altrettanto bassi ma i dati pervenuti non consentono una lettura analitica. Questa mancanza però non inficia il giudizio e la valutazione positiva per quello che abbiamo vissuto nelle piazze e nei presidi.
    A dimostrazione della riuscita della mobilitazione dobbiamo ricordare che a 48 ore dallo sciopero, le aziende, i committenti e la stessa commissione di garanzia nazionale si sono scatenati a precettare i lavoratori e contestare lo sciopero opponendo la richiesta di presidi anche dove non sussiste l’obbligo. Comportamenti che sono stati posti in essere in violazione del CCNL, della legge 146 e dei regolamenti esistenti sui presidi minimi stessi.
    Abbiamo avuto ragione su tutte le singole controversie. Su alcune di queste è necessario proseguire per fare chiarezza perché non possiamo permettere atteggiamenti di pressione e comportamenti scorretti compiuti in palese violazione del diritto di sciopero.
    Su questa problematica dobbiamo anche richiamarci ad un maggiore coordinamento e soprattutto ad una maggiore preparazione e conoscenza. La materia del diritto di sciopero è complessa e lo è ancora di più per quanto riguarda gli appalti e le concessioni su cui abbiamo la consapevolezza che si intensificheranno di volta in volta attacchi strumentali per depotenziarne l’esercizio.
    L’ultima valutazione è di carattere generale. E’ un dato di fatto che la politica e i media relegano nel silenzio le problematiche legate al lavoro e le vertenze connesse ai contratti. Lo sciopero del 6 maggio non ha fatto eccezione, anzi rappresentando un mondo del lavoro considerato invisibile, ha fatto ancora più fatica a trovare spazi. Certamente maggiore attenzione è arrivata dalla stampa locale.
    Abbiamo sperimentato una serie di investimenti per portare l’attenzione sulla condizione di questi settori e sulle vertenze contrattuali che hanno prodotto alcuni risultati. Ma il punto di forza si è dimostrato ancora l’utilizzo dei social con cui abbiamo registrato visibilità e diffusione delle informazioni.
    Anche qui, non ci sono equivoci per la FILCAMS, il nostro essere radicati nella realtà, il rapporto diretto con le lavoratrici e i lavoratori nei luoghi di lavoro è il nostro DNA. Si tratta di innestare su questo, che rappresenta la nostra priorità, un legame con la piazza dei social che dobbiamo saper occupare e utilizzare sempre meglio in funzione e al servizio delle problematiche e dell’azione contrattuale.
    La mobilitazione della categoria prosegue con lo sciopero della GdO del 28 maggio. Dopo la rottura della trattativa non ci sono stati più contatti con Federdistribuzione ma fatti concludenti unilaterali da parte dell’Associazione.
    Quasi tutte le aziende della GdO hanno comunicato in questi giorni l’erogazione di 15 euro nella retribuzione di maggio a titolo di acconto sui futuri aumenti contrattuali.
    Il gesto dell’erogazione unilaterale di 15 euro è in realtà un atto con cui si vuole frapporre ulteriore distanza con il CCNL e con i sindacati ed è evidente che è anche il tentativo di depotenziare lo sciopero.
    L’atteggiamento di Federdistribuzione è quello di chi tende a considerare quanto avvenuto un normale incidente di percorso; continuano per questo a rappresentare la loro buona volontà e disponibilità a fare il contratto stigmatizzando il comportamento delle OOSS che invece, in maniera irragionevole, continuano a dire di NO.
    Il merito vero è quello che dobbiamo saper condividere con le lavoratrici ed i lavoratori perché Federdistribuzione vuole un contratto pagando meno salario di quanto ne stanno pagando i loro concorrenti di Confcommercio. I conti sono inequivocabili: al 31 dicembre 2018 i lavoratori di Confcommercio vedono maturata una massa salariale di 3000 euro e invece la proposta di Federdistribuzione a quella stessa data è di 1811 euro.
    A questo si aggiungono peggioramenti sul fronte normativo con l’introduzione, ad esempio, del demansionamento in chiave jobs act e una dichiarazione di disponibilità – che eventualmente sarebbe tutta da verificare – a discutere alcune delle nostre richieste.
    Per queste ragioni lo sciopero del 28 maggio deve dare una risposta ancora più forte. Sappiamo che arriviamo a questo appuntamento dopo due importanti scioperi che sono stati fondamentali per recuperare una trattativa che non c’era più.
    Oggi siamo difronte ad una rottura sul merito del contratto e non possiamo avere debolezze nel sostenere le nostre ragioni.
    Abbiamo ritenuto, anche per queste valutazioni, di svolgere la mobilitazione nei territori e possibilmente il più vicino ai punti vendita e ai centri commerciali per giocare una maggiore efficacia nel rapporto con i lavoratori e nel contatto con le persone a partire dai clienti.
    Sicuramente un po’ di coreografia e fantasia potranno contribuire a dare visibilità e somministrare la giusta dose di fastidio all’immagine delle aziende.
    Il mese di maggio è quindi un mese di mobilitazione importante per la Filcams. Non sfugge che l’idea da cui eravamo partiti era di aggregare in un unico appuntamento tutte le vertenze dei CCNL aperti e non rinnovati.
    Abbiamo però avuto necessità di rimodulare l’iniziativa perché, dopo la rottura della trattativa con Federdistribuzione, è emersa una diversa impostazione ed esigenza tra noi e Fisascat e Uiltucs sulla fattibilità di uno sciopero del commercio in giornata diversa da quella considerata, ancora oggi, la giornata tipica del sabato.
    Nella discussione ha pesato in particolare l’incertezza dei risultati della trattativa con la Distribuzione Cooperativa; incertezza e criticità che permangono ancora oggi insieme al tavolo di Confesercenti dove sono state colte delle disponibilità sul negoziato che dovevano avere il tempo per essere verificate.
    La nuova articolazione che ha assunto la nostra iniziativa di lotta non può togliere valore e importanza a quanto abbiamo fatto con lo sciopero intersettoriale del 6 maggio.
    Dobbiamo sottolineare che è stata la prima volta di uno sciopero unitario a copertura di una pluralità di settori. Nello stesso modo non possiamo avere un approccio “sotto tono” per lo sciopero del 28 maggio che, ad oggi, resta della sola GdO.
    Inoltre, credo che possiamo attribuire questo risultato alla Filcams. Abbiamo lavorato per far maturare una iniziativa comune e unitaria ponendo al centro non il singolo contratto di settore ma la questione del “diritto al contratto”.
    In tal senso la questione centrale resta quella di attrezzarci e dare prospettive dopo le mobilitazioni di maggio. Lo scenario in cui ci muoviamo è nuovo, sono saltati gli schemi con cui abbiamo rinnovato i contratti nelle stagioni precedenti.
    Il punto è come e con quali azioni affrontiamo le vertenze contrattuali nei prossimi mesi se permangono questi posizionamenti, queste rigidità, se non arrivano segnali utili a chiudere le trattative.
    Abbiamo ben presente i diversi nodi da scogliere. Tra questi, uno è legato al mantenimento delle condizioni normative in essere che sono oggetto di attacco; l’altro è il salario con la complicazione legata ai settori omogenei e concorrenti del turismo e del commercio.
    Inoltre, come più volte detto, siamo nella paradossale situazione di aver saltato per molti settori un rinnovo contrattuale cioè dovremmo presentare (o avremmo, in alcuni casi, dovuto già presentare) delle nuove piattaforme per il rinnovo e non abbiamo chiuso il rinnovo del triennio precedente.
    La negazione del contratto nazionale di lavoro riguarda tanto i settori della Filcams quanto altre categorie. I settori pubblici e la scuola sono fermi da 7 anni; i pubblici hanno manifestato nel corso del mese di aprile e continueranno a maggio. Il 20 maggio è previsto lo sciopero del settore scuola a cui come FILCAMS daremo in maniera convinta sostegno e solidarietà. Il CCNL dei metalmeccanici è bloccato. Il settore dell’artigianato e altri dell’industria hanno avviato un percorso che rivela, già dalle prime battute, ostacoli importanti. Aggiungo che il 19 maggio ci sarà anche la manifestazione unitaria del sindacato pensionati su cui manteniamo alta l’attenzione anche in FILCAMS perché sappiamo che il tema delle pensioni non è di pertinenza dei soli pensionati. Per questo saremo con lo SPI il 19 maggio.
    Il messaggio di tutte le controparti, dal Governo ai datori di lavoro privati, è chiaro: il contratto nazionale non è evidentemente considerato un valore, non è lo strumento che tiene insieme impresa e lavoratori. Sul Contratto c’è lo scontro tra modelli e soluzioni diverse rispetto al ruolo del lavoro.
    Se le innovazioni datoriali su questi temi non vengono accolte tout court non c’è disponibilità a ricercare altre soluzioni. L’unica soluzione diventa quella che stiamo vivendo cioè il “non contratto”.
    Possiamo quindi dire che esiste una questione contrattuale che va posta e portata in evidenza per provare a rompere il silenzio generalizzato in cui rischia di prendere corpo l’idea che il CCNL è tra gli strumenti di antiquariato del mondo del lavoro.
    In tal senso, quando abbiamo maturato in Filcams l’esigenza di una strategia più complessiva per rispondere ai singoli attacchi sui contratti e sulla contrattazione, questa poteva concretizzarsi nella possibilità di intraprendere anche una iniziativa di carattere confederale.
    Dopo aver percorso diverse tappe, noi e le altre categorie, se si condivide la valutazione di trovarci tutti davanti ad una complessità inedita, credo possiamo iniziare a costruire una risposta diversa mettendo in campo la mobilitazione confederale unitaria.
    Sappiamo che è difficile far maturare un percorso con queste caratteristiche con CISL e UIL. Differenze di impostazione e una diversa modalità di esercitare il sostegno alle battaglie sindacali ci sono tutte e continuano a permanere anche in questi mesi pur in presenza di scelte unitarie importanti come quelle compiute sulle pensioni, sul nuovo modello di relazioni industriali, sugli accordi in tema di rappresentanza.
    Abbiamo però bisogno che questo “cantiere” venga aperto e trovi le modalità per realizzare una posizione comune al fine di far sentire una risposta forte nei confronti dell’eterogeneo mondo della rappresentanza datoriale.
    Nel ritenere questo passaggio l’anello che congiunge le vertenze dei singoli settori, il punto di completamento della vertenza per il “diritto al contratto”, non pensiamo di spostare o di appaltare alle Confederazioni le responsabilità e il ruolo della categoria sulle iniziative.
    La nostra azione deve proseguire per ricercare soluzioni e dare continuità alla stagione di mobilitazione decidendo soprattutto come supportiamo e come eventualmente trasformiamo il percorso di mobilitazione stesso.
    Credo sia utile sperimentare un programma integrato che possiamo provare a descrivere come molto fastidioso verso le aziende e poco oneroso da sostenere per i lavoratori e per le lavoratrici. Certo non è semplice sviluppare questa formula in maniera compiuta.
    Intanto abbiamo due aspetti che hanno fatto parte della nostra tradizione e che dovremmo provare a rivitalizzare:
      -l’uso dello sciopero articolato che può creare in breve tempo disagio nelle aziende
      -il ruolo delle RSA e RSU che possono essere trasmettitori delle posizioni del disagio dei lavoratori in merito al contratto – con forme vecchie e nuove di comunicazione – nei confronti delle proprie aziende e delle associazioni datoriali.

    A questi aggiungiamo il bisogno di alzare il profilo della comunicazione. Possiamo cioè raggiungere una comunicazione costante ed efficace che vada a colpire e stigmatizzare il ruolo delle associazioni datoriali e di alcune singole aziende. Un sistema di comunicazione che si avvicini ad una campagna contro l’immagine e la reputazione delle controparti. Una costruzione non semplice ma su cui il lavoro di studio è stato avviato partendo da Federdistribuzione con l’obiettivo di essere declinato anche negli altri settori.
    C’è poi il terreno vertenziale e legale. Avevamo già affrontato la questione nel 2015 con la scelta di percorrere prioritariamente la ricerca della trattativa e della mobilitazione a sostegno per sbloccare il contratto lasciando eventuali azioni legali ad una fase successiva. Ricordo a tutti noi che stiamo circoscrivendo l’approfondimento legale alla sola Federdistribuzione perché non firmataria di un CCNL e perché impropriamente dichiara di far riferimento al CCNL terziario 2011.
    Rispetto agli approfondimenti legali è necessario approcciare con alcuni accorgimenti e cautele. Non stiamo cambiando strategia e non stiamo abbracciando la via legale al contratto quindi non dobbiamo, da domani, creare disorientamento tra le lavoratrici e i lavoratori “pubblicizzando” la partenza di cause.
    In coerenza con questo presupposto, solo acquisite le valutazioni dalla Consulta Legale verificheremo se e quali condizioni di fattibilità ci sono per una azione giudiziaria e assumeremo le decisioni conseguenti. Inoltre, è utile già evidenziare che la scelta di un percorso legale per la sua rilevanza e per gli obiettivi che si prefigge non può essere intrapreso con approssimazione e in modalità scoordinata.
    Ultimi due punti su cui dovremmo avviare una riflessione sono il ruolo e la condizione della contrattazione di secondo livello in relazione al mancato rinnovo dei contratti nazionali e della bilateralità poiché strumento di derivazione contrattuale.
    Ad oggi, l’orizzonte che stiamo provando a tracciare è patrimonio solo nostro. Dopo l’assemblea generale lo porteremo al confronto con le altre OOSS nella consapevolezza che ci saranno diversità ma che tali diversità non dovranno limitare l’autonomia di iniziativa della Filcams.
    La priorità per i prossimi mesi risponde al bisogno di dare continuità alle iniziative mantenendo il rapporto con la nostra gente e irrobustire, sviluppare nostre azioni di contrasto e proposte alternative sul tema dei contratti come sui temi del lavoro; bisogno ancora più sentito considerando che la questione contrattuale non ha interlocutori politici.
    In un contesto normale, infatti, come già capitato in altre stagioni contrattuali, avremmo potuto chiedere supporto al governo e al Ministero del lavoro.
    Non mi dilungo sulla impercorribilità di tale strada con l’attuale governo per le idee e le proposte che attengono i contratti e la contrattazione.
    In tale fase, l’impegno che stiamo mettendo in campo per la raccolta di firme per i referendum e per la Carta dei Diritti Universali del Lavoro – il Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori – è non solo coerente ma anche funzionale al contesto che la categoria sta vivendo sui vari versanti contrattuali.
    La Carta dei Diritti ha il valore di rimettere al centro dell’azione sindacale il lavoro e i diritti con l’ambizione di affermare che un modello alternativo per il paese c’è e può essere costruito partendo proprio dal lavoro e dai diritti.
    Stiamo facendo grandi sforzi organizzativi ma questo non è ancora sufficiente. Dobbiamo intensificare la raccolta delle firme presidiando le piazze, i luoghi delle città e soprattutto i luoghi di lavoro. Un passaggio importante e coerente perché dobbiamo tenere insieme la consultazione straordinaria svolta tra gli iscritti e i lavoratori per condividere con loro questo progetto e la conseguente raccolta di firme che serve a dare gambe al progetto stesso.
    Sappiamo che nelle CdL per la gestione della raccolta, partita il 9 aprile, ci sono complicazioni oggettive e non solo.
    Ma se tutta la Filcams non si fa arenare, se tutti abbiamo ed assumiamo la responsabilità del progetto, faremo molto di più di un buon lavoro. Siamo stati in grado come categoria di farlo e dimostrarlo nella raccolta di firme per la presentazione della proposta di legge sugli appalti nel 2015 e saremo in grado di farlo anche e soprattutto per la Carta dei Diritti Universali. E’ una sfida che va gestita in poco tempo, e dobbiamo raccoglierla senza esitazione per concludere almeno la parte relativa ai tre quesiti referendari entro la fine di giugno.
    Anche per questo come Filcams nazionale abbiamo messo a disposizione un fondo per supportare e potenziare distacchi di delegati finalizzati alla raccolta e per implementare i certificatori. A questo si aggiunge naturalmente che tutto il gruppo dirigente è impegnato ed è a disposizione dei territori a partire dalla sottoscritta.
    Per completare la fotografia sugli impegni relativi alla contrattazione è necessario ricordare che nel corso del 2016 devono essere presentate e si dovranno avviare le trattative, per il settore acconciatura/estetica e lavoro domestico per i quali sono in corso, come Filcams, le prime riunione finalizzate a lavorare sulle piattaforme. Nella riunione del CD Filcams abbiamo discusso ed esaminato inoltre la definizione della ipotesi di piattaforma del CCNL Vigilanza Privata che a breve, dopo gli ultimi passaggi con Fisascat e Uiltucs, sarà sottoposta alla consultazione dei lavoratori e delle lavoratrici. Anche questi contratti dovranno essere seguiti con attenzione per la particolarità dei settori rappresentati e per le complicazioni da cui i negoziati non sono esenti.
    L’ultimo passaggio è dedicato a recuperare un ritardo rispetto agli impegni assunti confermando la convocazione, entro il mese di giungo, della Consulta della Bilateralità. In questa fase è importante fare il punto sull’applicazione dell’Accordo di Governance in virtù degli apprezzabili miglioramenti in merito all’adozione degli Statuti tipo degli Enti Bilaterali, delle schede di indirizzo per i bilanci e sul progetto di razionalizzazione/accorpamento degli Enti territoriali. Dobbiamo però lavorare ancora per rimuovere alcuni ostacoli imprimendo una accelerazione al processo avviato a cui si aggiunge il tema dell’implementazione delle prestazioni della bilateralità che necessita di un indirizzo e di un coordinamento uniforme.
    Buon lavoro a tutte e tutti voi.

VERBALE Assemblea Generale
Sostituzioni Assemblea Generale
Relazione Segretaria Generale Maria Grazia Gabrielli
Carta del Turismo Filcams Cgil

VERBALE Comitato Direttivo
Introduzione al Bilancio Consuntivo di Daria Banchieri
Bilancio Consuntivo 2015
Relazione Collegio Sindaci Revisori
Sostituzioni CD
Ipotesi Piattaforma CCNL Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari
Odg su Fondi Cooperazione

Care compagne e cari compagni,

come già abbiamo fatto lo scorso anno, sarà cura della responsabile dell’amministrazione presentare al Comitato Direttivo il bilancio consuntivo della FILCAMS Nazionale.

Abbiamo ritenuto però utile cogliere questa occasione per fare insieme qualche riflessione che inevitabilmente si lega alla lettura del bilancio consuntivo.

La prima analisi che vorremo condividere è quella sul dato del tesseramento.

Come potete vedere dalle tabelle allegate al bilancio, la FILCAMS Nazionale torna a crescere in termini di iscritti dopo un anno, il 2014, di leggera flessione. Il tesseramento del 2015 si chiude con il dato di 469.334, una crescita quindi pari al 2,44%.

Ciò fa della nostra categoria ancora la prima all’interno della Confederazione, a fronte di un comparto sei settori pubblici che perde il 2,36%, industria ed edilizia si attestano a -3,84. La Cgil complessivamente chiude il tesseramento del 2015 con un calo del 1,37%.

Questi dati sono l’esatta fotografia dell’evoluzione ( o involuzione ) del mondo del lavoro italiano, sempre più tarato sui servizi , sempre più caratterizzato dalla esternalizzazione delle attività, di qualsiasi tipo esse siano e soprattutto dove i posti di lavoro continuano diminuire.

La crescita del tesseramento della FILCAMS è però anche la cartina di tornasole dell’impegno profuso sui territori, tanto nella gestione delle vertenze quanto nella ricerche di realtà ancora da sindacalizzare. Prova ne è il fatto che il tesseramento che ci arriva dai nostri patronati è sceso dello 0,9%, erodendo così quel rapporto di 1 a 3 che negli ultimi anni ha caratterizzato la provenienza dei nostri iscritti tra servizi di patronato e deleghe di posti di lavoro.

Purtroppo ad oggi non esiste ancora la possibilità per la FILCAMS Nazionale di fare analisi di tipo qualitativo rispetto ai settori di appartenenza, all’età o ad altre variabili che andrebbero attentamente valutate. Questo perché ancora oggi la banca dati ufficiale della Cgil (Argo, Omnibus o comunque le sue evoluzioni siano state chiamate), non è stata adottata da tutti i territori e dove è in uso non sempre viene implementata correttamente.

Una ulteriore analisi che invece ci è possibile fare è quella derivante dalla voce "contributi sindacali" nei proventi del conto economico.

Alla crescita di iscritti non corrisponde una equivalente crescita della quota di contributi sindacali. In quasi tutti i bilanci delle strutture territoriali, così come nel bilancio nazionale, infatti si è registrato una calo di questa entrata.

Questo andamento è facilmente comprensibile alla luce dell’impoverimento delle retribuzioni dei settori da noi rappresentati, a partire dalla riduzione di ore nei servizi in appalto fino ad arrivare ai tanti CCNL non rinnovati o al l’abuso di forme di lavoro part time.

Ciò comporta che per la nostra categoria aumentano le lavoratrici e i lavoratori a cui garantire tutela e rappresentanza, ma diminuiscono le risorse che gli stessi lavoratori portano alle strutture. Questo sistema comporta che sempre meno le strutture territoriali siano nelle condizioni di sostenere completamente il numero di compagni e compagne necessario per la mole di lavoro che si riversa nei nostri uffici e che ci chiama nei luoghi di lavoro, o sempre più nelle piazze e nelle strade come sta avvenendo per la Carta dei Diritti.

Ecco perché la Filcams Nazionale conferma l’indispensabile impegno verso i territori.

Come potete vedere nelle voci relative ai "contributi a strutture", nel 2015 abbiamo destinato più risorse dell’anno precedente e la stessa cosa sta avvenendo nel corso del 2016.

Anche per il 2015 ci siamo orientati verso investimenti in progetti mirati e verificabili (circa un centinaio quelli sottoscritti nel 2015), di cui tra l’altro vi solleciteremo ancora ad inviarci il report di fine anno. Pur nella consapevolezza che ancora non sia diventata prassi consolidata, riteniamo che lo sforzo che chiediamo nel redigere una sintetica valutazione dei progetti sperimentati nel corso dell’anno, sia elemento indispensabile per avere tutti quanti piena consapevolezza del valore aggiunto di queste esperienze.

Sempre analizzando la voce "contributi", un ultimo accenno riteniamo valga la pena farlo rispetto al sostegno che la FILCAMS, non solo a livello nazionale, non ha fatto mancare alla Confederazione. In questo anno siamo stati la categoria trainante di molte Camere del Lavoro, sia sul piano della elaborazione politica, sia sul piano organizzativo.

In conclusione, il positivo risultato gestionale relativo all’anno 2015, derivante in parte anche da una particolare attenzione al contenimento delle spese generali, consente alla Filcams Nazionale di poter supportare concretamente la straordinaria attività politica che sta caratterizzando il 2016.

La promozione della Carta dei Diritti e la relativa raccolta di firme, insieme alle mobilitazioni che la categoria sta mettendo in campo da mesi, necessitano di un grande impegno organizzativo che deve vedere il massimo coinvolgimento dei nostri militanti.

È evidente che solo un importante investimento sui territori e una forte responsabilizzazione di delegati e delegati, può mettere in sicurezza la nostra organizzazione in questa difficile fase politica.

VERBALE Assemblea Generale
Presidenza Assemblea Generale
Relazione Segretaria Generale Maria Grazia Gabrielli
Sintesi Ricerca "I Consumi delle Famiglie Italiane"

Ci eravamo lasciati nel Comitato Direttivo di Dicembre indicando la prima riunione dell’Assemblea Generale quale appuntamento per discutere le linee programmatiche e di indirizzo dell’attività sindacale della Filcams per il 2016. Ci occuperemo di questo provando a proporre un approccio diverso.

Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere maggiormente l’Assemblea Generale nella discussione e nelle iniziative della categoria per alimentare il contributo al dibattito e alla costruzione delle iniziative stesse.

Partendo da questa premessa vogliamo provare a tracciare il filo conduttore del piano di attività 2016, che è in continuità con quanto già sviluppato lo scorso anno, per consegnare gli approfondimenti ad un ulteriore appuntamento dell’Assemblea e concentrarci oggi su alcune priorità.

Prima di tutto, voglio però ricordare che venerdì si svolgerà il funerale di Giulio Regeni, il giovane ricercatore universitario ucciso al Cairo. Quello che sappiamo è che Giulio Regeni era una persona attenta ai problemi sociali e viveva con interesse e passione le vicende del paese dove stava lavorando. Lo dimostrano la sua vicinanza ai problemi dei lavoratori e dei sindacati egiziani che vivono il clima di terrore messo in atto dal regime.

Quanto avvenuto e come è avvenuto tocca la nostra sensibilità e dedicando un pensiero a lui e alla sua famiglia vogliamo ricordare anche le 1700 persone scomparse in Egitto nel 2015. Tante, infatti, sembrano essere i desaparecidos secondo le fonti di alcune Organizzazioni non Governative che operano nel territorio egiziano.

L’Egitto è nei fatti oggi uno stato di polizia che per mantenere la stabilità del regime reprime nel terrore e con violenza ogni forma di movimento politico, ogni pensiero alternativo. Anche per questo la verità sull’omicidio Regeni sarà complicato e, come si legge oggi dalla stampa, il caso viene già liquidato dalle autorità come criminalità comune.

Questo è l’epilogo di un paese che aveva dato vita – il 25 gennaio del 2011 – alla speranza e alla rivolta di Piazza Tahrir per liberarsi dalla dittatura di Mubarack e che oggi soffoca sotto una nuova dittatura dopo il colpo di stato militare.

La condizione dell’Egitto, sta insieme ad una area vasta di dittature, conflitti, guerre che rendono una polveriera l’intero medio oriente e dove ormai il termine terrorismo internazionale è entrato nel nostro vocabolario perché il coinvolgimento non ha più confini come stanno purtroppo a dimostrare i recenti attacchi terroristici di Parigi.

Un assetto geo-politico complicato che non può essere ridotto a semplificazioni o slogan ma che per le implicazioni date ha necessita di essere conosciuto e compreso.

Crediamo, per la stessa ragione che sia necessario comprendere meglio e non per approssimazione il significato della discussione in corso in queste settimane tra i vari stati europei rispetto alla sospensione del trattato di Schengen.

Vediamo da troppo tempo un flusso migratorio con numeri incalcolabili di morti e di profughi in fuga dalla guerra civile siriana, dalla guerra tra sunniti e sciiti, dalle tante situazioni di povertà e di paura che sono arrivati a produrre come reazione la crisi di quell’accordo firmato per la libera circolazione delle persone.

L’incapacità di costruire una strada europea comune rappresenta un fallimento della politica e del progetto europeo stesso. Siamo consapevoli inoltre che i rischi maggiori di questo fallimento saranno sopportati dai paesi più in difficoltà come già avviene per l’Italia e la Grecia rispetto ai flussi migratori. Soprattutto si continuerà ad alimentare quel sentimento di paura, xenofobia, populismo e intolleranza che tradisce la dignità delle persone fingendo che alzando muri potremmo sentirci più sicuri e più liberi.

Per questo grado di complessità, crediamo sia utile a tutti noi, dedicare nell’ambito del programma dei lavori del 2016 una sessione dell’Assemblea ad un approfondimento sulle questioni e sugli scenari internazionali.

Per continuare a tratteggiare le linee programmatiche della FILCAMS, come detto in premessa, provo a consegnare gli ulteriori titoli su cui sarà necessario lavorare nel 2016:

La prima grande priorità è quella con cui abbiamo aperto i lavori della giornata: la Carta Universale dei Diritti, il Nuovo Statuto delle Lavoratrici e dei Lavoratori. Dopo la relazione di Danilo Barbi non c’è altro da aggiungere se non di darci come FILCAMS l’obiettivo alto di parlarne con tutti i nostri iscritti nei luoghi di lavoro e contribuire alla costruzione di un ampio coinvolgimento anche fuori dalle sedi della CGIL.

Ad inizio del 2016 la questione ammortizzatori sociali rischia di diventare una grande emergenza. L’ultima riforma del Governo Renzi ha prodotto una contrazione sostanziale Le vertenze di ATA Hotel, dell’Hotel Boscolo, della mensa scolastica del Comune di Messina con centinaia di posti di lavoro a rischio possono essere prese come i riferimenti più contingenti delle centinaia di vertenze che si continuano ad aprire nei territori.

Affrontare queste vertenze, come le tante altre ancora in corso, sapendo di non avere adeguati strumenti sul fronte degli ammortizzatori amplifica il problema ed è per questo che è necessario rimette al centro l’estensione universale della tutela nel caso di perdita del posto di lavoro. Così come è necessario proseguire la nostra battaglia per vedere modificata la NASPI per i lavoratori stagionali.

Tra le nostre azioni resta la parola d’ordine appalti. Ad inizio anno abbiamo avuto un buon segnale con l’approvazione del DDL di recepimento della direttiva europea; ora dobbiamo seguire l’iter delle Deleghe per migliorare quel testo ed evitare possibili stravolgimenti da parte di chi ritiene che regolamentare il sistema costituisca non un segno di trasparenza, tutela e civiltà del lavoro ma un tentativo di far morire la libertà delle imprese e del mercato. Sugli appalti quindi non possiamo ancora sentirci “in sicurezza”.

A questo dobbiamo aggiungere tutto il problema legato alla revisione delle società partecipate e delle Camere di Commercio frutto della Legge Madia, come il futuro dei lavoratori Ex LSU e degli Appalti Storici.

Sul tema della bilateralità dobbiamo concretizzare tutti i risultati fissati nell’Accordo sulla Governance sottoscritta con Confcommercio e lavorare per l’estensione delle stesse regole negli altri settori.

E’ ormai un dato assodato il nostro impegno nella formazione dei gruppi dirigenti dai segretari, ai funzionari ai delegati. Il Piano Nazionale di Formazione dovrà continuare le sue attività anche attraverso un aggiornamento e implementazione rispetto ai temi e alle esigenze nuove da affrontare sotto il profilo sindacale a partire da una lettura più “globale” delle dinamiche dei nostri settori e dalla legalità.

In tal senso la legalità deve assumere un tratto che vogliamo definire interdisciplinare. Sempre più davanti ai dati sconcertanti e sconfortanti che vedono il paese tra i primi posti per infiltrazioni mafiose, per corrutela e per illegalità diffusa, dobbiamo non dare per scontato la crescita di una cultura della legalità oltre all’acquisizione di strumenti per affrontare sindacalmente i problemi come quello dei sequestri e delle confische delle imprese legate alla criminalità.

La categoria dovrà proseguire il suo impegno sulle pensioni perché questo non è un tema solo per vecchi assunti; per una categoria che aggrega giovani, donne, part time, resta un tema centrale per il futuro di milioni di lavoratori. Per questo è necessario continuare a chiedere la revisione dell’attuale normativa – su cui cgil,cisl e uil hanno presentato una piattaforma comune – insistendo perché il Governo apra questa discussione ed essere pronti a sostenere le iniziative conseguenti.

Nel corso del 2015 abbiamo avuto il primo grande risultato delle intese sul tema della rappresentanza con gli accordi sottoscritti con Confcommercio e Lega Coop che seguono quello con Confindustria. Ora è necessario recuperare il ritardo nell’applicazione e dedicare del tempo alla formazione e a dare concretamente corpo alle intese.

Dobbiamo proseguire l’elaborazione ed il lavoro sulle politiche del Turismo che abbiamo avviato nel 2014- 2015 partendo dal binomio turismo e cultura. Il Turismo vive ancora di una profonda sottovalutazione e risulta ancora troppo assente nel dibattito – in verità già abbastanza povero – che riguarda le politiche di sviluppo del nostro paese.

Continuiamo a sostenere che siamo in presenza di una miopia nelle scelte e anche nelle non scelte che tengono ai margini le potenzialità derivanti da un sistema turistico vasto e integrato decidendo di condannarci ad una discussione sterile tra economie di serie A ed economie di serie B. La Filcams ha sviluppato una proposta e vuole continuare a portarla nella discussione per costruire nuove alleanze.

Il differenziale nord-sud del paese è il primo tra i fattori che non consentono all’Italia di avere una prospettiva di crescita. Come Filcams abbiamo bisogno di trovare, dentro le proposte della Confederazione con Laboratorio Sud, una lettura e una proposta per i nostri settori a partire dalle dinamiche contrattuali.

Questo programma, come indicato in premessa, non vuole essere esaustivo delle iniziative e dei campi di intervento della filcams perché resta forte il nostro impegno sulle politica della salute e sicurezza con un’attenzione particolare alle RLS, sulle politiche di genere e dei diritti civili, su temi sociali e contrattuali come quello delle liberalizzazioni degli orari, nel sindacato europeo e internazionale, conviti che tutto sia tenuto insieme da un unico filo conduttore.

Per questo resta centrale nel 2016 la contrattazione a cui oggi dedichiamo una parte rilevante dei nostri lavori.

Prima di affrontare il tema contrattuale, colgo l’occasione dell’Assemblea generale per ringraziare le lavoratrici e i lavoratori, le delegate e i delegati della ristorazione collettiva che venerdì 5 febbraio hanno realizzato una bella giornata di sciopero a sostegno della vertenza sul Contratto nazionale.

Uno sciopero riuscito, in un settore che conta circa 75 mila lavoratori, impiegati in un numero enorme di scuole, caserme, fabbriche, ospedali e che insieme al problema del Contratto Nazionale continuano a vivere condizioni di lavoro fragili dovute in larga misura ad un sistema degli appalti tutto schiacciato sui tagli e sul massimo ribasso.

Quello del 5 febbraio ha rappresentato un momento di mobilitazione necessario e conseguente a tutta la pazienza che abbiamo messo per ricercare soluzioni nella trattativa. Dopo 32 mesi dalla scadenza del Contratto Nazionale è però risultato evidente che ogni appuntamento si era trasformato in una replica delle puntate precedenti.

Sul tavolo, da parte delle Associazioni datoriali, continuano ad essere posti temi inaccettabili: il depotenziamento della malattia, la revisione della clausola sociale negli appalti, la decurtazione dei permessi e una proposta irrisoria sul salario.

Ora, si tratta di vedere la coerenza delle dichiarazioni delle Associazioni datoriali (ANGEM, ACI) rilasciate alle agenzie di stampa nella giornata dello sciopero in cui registriamo:

Noi eravamo pronti e lo siamo ancora a capire se queste dichiarazioni corrispondono a qualcosa di diverso rispetto ai contenuti che sono stati alla base della proclamazione di sciopero altrimenti non potremmo che trarre le conseguenze e decidere la prosecuzione delle iniziative.

Anche per le lavoratrici ed i lavoratori delle agenzie di viaggio, dei bar e dei ristoranti, della ristorazione autostradale come per quelli delle aziende che aderiscono a Confindustria e Confesercenti sono trascorsi 32 mesi senza rinnovo del Contratto.

Per questi settori viviamo da molto tempo l’assenza di una trattativa nonostante le azioni di mobilitazioni avvenute nel corso del 2015. Gli unici segnali, nelle ultime settimane, sono arrivate da FIPE che ha provato, seppur in una forma esplorativa, a comprendere se riaprire un percorso ponendo però nuovamente dei temi vecchi: revisione di scatti, Rol, malattia, banca ora, a cui segue un aumento del salario con una decorrenza e durata più lunga e senza alcun recupero degli anni persi.

Con queste proposte , che nulla modificano rispetto ai temi che avevano reso impraticabile un accordo, le prove di dialogo sono state subito raffreddate.

Registriamo la “timidezza” di Confindustria Turismo che non riesce ancora a dare segnali per una ripresa della trattativa.

L’11 febbraio incontreremo nuovamente Federterme e auspichiamo di trovare un punto per chiudere definitivamente il contratto. Le Terme in Italia contano 15 mila lavoratori di cui circa 11000 stagionali, ed è un settore profondamente in crisi per ristrutturazione, per gli interventi del Governo e per incapacità delle imprese di costruire una nuova strategia per rispondere a questi cambiamenti.

Il nostro tentativo di mettere un punto fermo al contratto – che rischia altrimenti di rimanere aperto sine die – è indispensabile perché recuperare integralmente i 4 anni e mezzo trascorsi è un’operazione complicata e contestualmente non è pensabile riavviare una trattativa nuova per il prossimo triennio senza ancora aver chiuso il pregresso. Stiamo lavorando per una proposta economica che apre ad uno spostamento della decorrenza e durata del contratto al 2016-2018 e un riconoscimento una tantum del pregresso. Una mediazione comunque non facile perché la controparte continua a chiedere anche interventi inaccettabili relativi ad un ampliamento della sfera di applicazione con il riconoscimento di figure professionali proprie del comparto alberghiero.

Se perveniamo ad una chiusura di questa complicata vertenza, resta l’urgenza di affrontare un progetto di prospettiva per il settore termale in Italia. Di questa urgenza dobbiamo farci carico per evitare di affrontare senza strumenti e proposte un rischio occupazionale diffuso e la dispersione di un patrimonio importante nei territori e per l’economia del turismo.

Nel settore del Multiservizi abbiamo compiuto 24 mesi senza rinnovo del Contratto e siamo ad una situazione di stallo.

Oltre alle note complicazioni sui contenuti le controparti hanno aggiunto come problema dirimente per il Contratto la definizione delle norme contenute nella legge di stabilità rispetto alla “tassa sui licenziamenti” che produrrebbe un ulteriore ingiustificato aggravio economico per le aziende del settore.

Posto che anche noi abbiamo espresso contrarietà al provvedimento del Governo e abbiamo agito unitariamente al fine di supportare un emendamento alla Legge di Stabilità, riteniamo strumentale la posizione assunta dalle controparti. Un ulteriore pretesto per non discutere del rinnovo del contratto.

L’alibi è però caduto la settimana scorsa poiché possiamo dire con sufficiente certezza che diventerà operativo l’emendamento che sospende per il 2016 “la tassa sui licenziamenti” per il cambio appalto. Certo, stiamo parlando di una sospensione e non di cancellazione della norma come da noi richiesto ma la partita degli aggravi dei costi così come paventata assume un’altra forma.

Ora stiamo provando a comprendere se c’è un posizionamento diverso delle controparti ma anche per il Multiservizi, abbiamo la necessità di arrivare in tempi rapidi ad una azione più incisiva rispetto alla sola proclamazione dello stato di agitazione.

Abbiamo in corso anche la trattativa per il CCNL delle farmacie Private scaduto il 31 gennaio 2013. Nell’ultimo coordinamento dei delegati e delle strutture è stata lanciata la "coalizione per il contratto " aperta alle molte associazioni del settore che aggregano farmacisti. Intanto Federfarma ha informalmente dichiarato che si potrebbe riaprire il confronto ma ad oggi non abbiamo avuto segnali costruttivi.

Abbiamo invece “lavori in corso” per il CCNL della Vigilanza Privata scaduto il 31 dicembre 2015. Il coordinamento FILCAMS sta lavorando da diversi mesi per mettere a punto le basi utili per una piattaforma da portare alla consultazione e condivisione dei lavoratori.

Rispetto alla presentazione della piattaforma cumuliamo certamente del ritardo legato alla necessità di ricucire i rapporti tra tutte le OOSS.

Tale esigenze nasce dal fatto che il precedente rinnovo vede la firma della sola filcams e fisascat e la sottoscrizione di due Contratti Nazionali di Lavoro, uno in capo alla sola Uiltucs. La ricostruzione di un possibile percorso unitario è un punto centrale anche per fare chiarezza nel settore riportando tutti sotto un unico Contratto Nazionale.

Abbiamo sicuramente l’esigenza di velocizzare i tempi ma il lavoro che abbiamo avviato necessita di una costruzione paziente e mettiamo in preventivo che anche questo rinnovo non sarà facile.

Il settore sta vivendo da anni una concorrenza tutta concentrata sui costi, insieme alla presenza di irregolarità e illegalità diffusa dove nelle regioni del Sud siamo costretti a registrare anche l’impotenza delle Prefetture davanti alle denunce delle Organizzazioni Sindacali. Per questo ci stiamo muovendo, di concerto con la Confederazione,. per richiamare e attivare un ruolo delle Istituzioni e del Ministero competente nella regolazione delle materie relative alla sicurezza. Regole e controllo che si sono persi in questi anni e che devono invece poter rappresentare un fattore di certezza e trasparenza per il comparto.

Le evoluzioni dei Contratti Nazionali della Grande Distribuzione Organizzata, delle Coop e di Confesercenti sono ancora da verificare.

Dopo le importanti mobilitazioni di novembre e dicembre 2015 abbiamo ricevuto nei giorni scorsi una richiesta di incontro da parte di Federdistribuzione.

Si tratta di una richiesta di incontro ufficiale alle Segreterie Nazionali di Filcams – Fisascat e Uiltucs che consideriamo comunque un segnale positivo. Per il tenore della richiesta, assumo un comportamento prudenziale auspicando di essere difronte alla riapertura della trattativa per arrivare in tempi rapidissimi ad una soluzione contrattuale.

L’incontro, come abbiamo già comunicato a tutte le strutture per diffonderlo in tutti i luoghi di lavoro si terrà il 12 febbraio.

A breve, dovremmo avere un incontro di chiarimento anche con Confesercenti e per questo Contratto valgono le stesse valutazioni che ho pocanzi espresso.

Più defilato il comportamento della Distribuzione Cooperativa. Ci è evidente che le Coop attendono di comprendere l’evoluzione del tavolo di Federdistribuzione e sappiamo che al loro interno si sono svolte diverse riunioni.

I contatti ad oggi informali ci consegnano questo stato dell’arte insieme alla conferma della volontà delle Coop di affrontare il percorso negoziale. Ora dobbiamo verificare se questi orientamenti, ancora troppo generici, si traducono in un appuntamento ufficiale per riallacciare le fila della trattativa.

Questa è la complessità in cui ci muoviamo e di cui credo possiamo produrre una sintesi utile a fare chiarezza anche nella gestione del rapporto con l’esterno e con le lavoratrici e lavoratori:

VERBALE Comitato Direttivo
Relazione sul Bilancio Preventivo di Daria Banchieri
Bilancio Preventivo 2016
Sostituzioni CD

RELAZIONE AL BILANCIO PREVENTIVO 2016 di Daria Banchieri Segretaria Organizzativa

Cari compagni e care compagne, se dovessi sintetizzare il contesto in cui si colloca il bilancio preventivo 2016 attraverso un paio di parole chiave vi direi: assemblee e mobilitazione.
La Carta dei Diritti ci sta già vedendo impegnati in attivi territoriali e in assemblee a tappeto in tutti i luoghi di lavoro, così come, guardando più in casa Filcams, la contrattazione nazionale ci vede sul piede di guerra su quasi tutti i fronti. E dove riusciamo a chiudere accordi aziendali, tanto sofferti quanto fondamentali per la tutela dei lavoratori, la consultazione ci porta ancora una volta a parlare e ad ascoltare coloro che rappresentiamo. L’aver avviato il percorso di una mobilitazione che coinvolge ad oggi una decina di contratti nazionali della nostra categoria, è senz’altro una iniziativa di grande valore politico, ma anche una operazione che necessita di molto impegno, oltre che di forte motivazione. Tutte caratteristiche che non mancano certo in Filcams!
Il 2016 quindi si prospetta, o meglio si è già avviato, come un intenso anno di attività a stretto contatto con le persone, persone la cui condizione di disagio non sembra vedere reali e oggettivi segni di miglioramento. Al di là di alcuni slogan demagogici, i numeri dell’economia del nostro Paese parlano chiaro e ci mostrano un mercato del lavoro ancora in forte stallo, una struttura produttiva ancora lontano da quei processi di innovazione tanto necessari al rilancio di tutta l’economia, e salari insufficienti a rispondere all’esigenza di crescita dei consumi interni.

Il bilancio preventivo della Filcams Nazionale quindi, coerentemente con quanto già dichiarato anche lo scorso anno, tiene conto dell’impegno straordinario delle strutture territoriali nella consultazione per la Carta dei Diritti, ma anche nei tanti tavoli di trattativa che ci vedono coinvolti e che, se non si sbloccheranno, ci porteranno ancora una volta a prendere possesso delle piazze e spazio nei media.

Territorio al centro, quindi, così come sancito anche dalla Conferenza d’Organizzazione conclusasi qualche mese fa.

Ecco perché nel Bilancio preventivo che vi abbiamo consegnato vedete una crescita, ormai progressiva negli anni, dei contributi verso le strutture territoriali, che passano da 2.300.000 a 2.590.000. La redistribuzione verso il territorio è l’asse portante delle politiche economiche della categoria, significa rafforzare le fondamenta e le strutture portanti di casa Filcams. Anche per il 2016, come già per lo scorso anno, l’impegno verso le strutture sarà su più fronti: progetti finalizzati (come quelli dedicati al reinsediamento o alle sperimentazioni sulla contrattazione inclusiva), contributi per risanamento bilanci (sempre più residuali), contributi per sportelli previdenza/assistenza, ma anche rimborsi dei costi sostenuti dalle strutture territoriali per la partecipazione alle iniziative nazionali, siano esse trattative o mobilitazioni, per le quali è sempre più necessario il coinvolgimento di tutti.

Parallelamente all’aumento dei contributi alle strutture, la categoria prosegue nello sforzo costante di riduzione di tutti i costi, come dimostra l’obiettivo prefissato di un ulteriore abbassamento delle spese generali e di quelle relative al personale. La politica di ridiscussione di tutte le tariffe, di tutte le convenzioni in capo alla Filcams Nazionale, nonché dei contratti di affitto delle foresterie, ma anche una maggiore attenzione e sensibilità sul tema dimostrato da tutta la struttura nazionale, ci fa puntare ad un ulteriore risultato in termini di contenimento delle spese.

Passando ad analizzare il bilancio preventivo dal punto di vista delle entrate, come potete osservare, la previsione fatta mantiene quasi inalterato il dato rispetto all’anno precedente.

Per quanto riguarda le entrate da canalizzazione, occorre condividere alcune riflessioni sul tesseramento più in generale.

Premesso che ad oggi il dato di chiusura del tesseramento 2015 non è ancora disponibile, la proiezione fatta, sostenuta dai risultati di alcune regioni rappresentative, fa ipotizzare che la Filcams possa chiudere il 2015 con un tesseramento leggermente in attivo rispetto all’anno precedente.

In particolare, il grande lavoro fatto a tutti i livelli a fine dell’anno scorso sulle mobilitazioni del settore del commercio, che si è aggiunto “all’ordinaria” – si fa per dire – attività legata alla tutela individuale e alla gestione delle crisi che ancora permangono nella gran parte dei nostri ambiti lavorativi, sembra aver portato importanti risultati in termini di proselitismo.

Ecco perché, di fronte ad un 2016 fortemente orientato alle mobilitazioni di categoria e confederali, la Filcams Nazionale si pone come obiettivo una crescita degli iscritti.

Nella consapevolezza però, che alcuni fattori esterni influiscono negativamente sul ritorno economico del tesseramento della nostra categoria, si ipotizza una canalizzazione non in crescita ma pari a quanto previsto nel 2015.

Infatti, così come già accaduto nell’anno appena terminato, la riforma degli ammortizzatori sociali ha avuto e avrà ancora inevitabili conseguenze negative sulla canalizzazione di una categoria il cui tesseramento da sempre è fatto per quasi un 30% dal sistema servizi Cgil. Basti pensare al mancato diritto alla naspi per gli stagionali del settore del turismo oppure alla riduzione della cassa integrazione in deroga.

A tutto questo si è aggiunta una ulteriore penalizzazione data dalla rivisitazione della convenzione tra le Confederazioni e l’Inps, che ha visto la decisione unitaria di portare tutte le trattenute sugli ammortizzatori intorno all’1% così come per le altre deleghe, mentre prima si spaziava da trattenute dello 0,5% fino al 3%, a seconda del tipo di sostegno al reddito a cui accedeva l’iscritto.

Altro fattore che sempre più grava sulle entrate da tesseramento, è la costante riduzione dell’orario di lavoro che colpisce particolarmente le lavoratrici e i lavoratori degli appalti, settore sempre più impegnativo per la nostra categoria e soggetto ad impoverimento non solo salariale.

La Filcams Nazionale punta quindi ad essere sempre più rappresentativa in tutto il mondo frammentato, povero e precario ma anche innovativo e di prospettiva che da sempre è la nostra sfida all’interno della Confederazione.

In conclusione, questo bilancio preventivo si basa su due linee guida ormai strutturate nella nostra categoria: contenimento dei costi e aumento dell’investimento in attività politica a livello territoriale, nazionale e internazionale. Non meno importante come sempre sarà l’impegno della Filcams Nazionale nella formazione (Mandato in maternità) a partire da quella messa a disposizione per i delegati fino a quella dei funzionari più esperti, che si focalizzerà nel 2016 su alcuni temi strategici quali: la contrattazione, la rappresentanza e la legalità, affiancati ad altri contenuti rilevanti come ad esempio il mobbing.

Per affrontare le difficili sfide del 2016 abbiamo bisogno come non mai di fondamenta solide, ma anche di grandi finestre aperte da cui poter vedere un orizzonte più luminoso!

Care compagne, cari compagni

Sabato scorso a Milano abbiamo dato vita a una straordinaria giornata. Abbiamo occupato e colorato Piazza della Scala da cui è arrivato un messaggio di condivisione da parte delle lavoratrici e dei lavoratori, un sentire comune rispetto agli obiettivi che ci hanno portato a proclamare lo sciopero e la manifestazione nazionale.

Il risultato del 19 dicembre non era scontato e non è una valutazione di circostanza.

Tra il precedente sciopero e il 19 dicembre sono avvenute molte cose che hanno condizionato tutto il nostro lavoro:

Anche per questo insieme di condizioni, possiamo esprimere assoluta soddisfazione per la riuscita complessiva di una giornata importante e straordinaria per la FILCAMS e per il rapporto unitario.

Ancora una volta possiamo dirlo con certezza, il lavoro fatto nelle assemblee sindacali, nei volantinaggi e nei presidi, con il supporto dei social, ha pagato e si riconferma come la modalità più incisiva per costruire la condivisione e la partecipazione da parte dei lavoratori e delle lavoratrici.

Per questo, attraverso voi, voglio ringraziare le delegate e i delegati, gli iscritti e le iscritte e tutti i lavoratori del grande sforzo, del lavoro e della tenacia che ancora una volta hanno mostrato per la riuscita dello sciopero e della manifestazione consegnandoci uno straordinario risultato.

Un ringraziamento che voglio rivolgere anche alla Filcams di Milano che ha supportato e di fatto gestito insieme a noi la logistica e l’organizzazione perché, come sempre avviene, il territorio che ospita assume gli oneri dell’evento ma credo, in questo caso, anche gli onori di una giornata importante.

Se la manifestazione ci consegna questo risultato, sui numeri di adesione vorrei non dare i numeri! Proverei a tenere questo profilo perché altrimenti rischiamo di appassionarci a una discussione parziale e forse fuorviante.

L’adesione allo sciopero è stata significativa tenendo conto anche delle diversità territoriali e aziendali che ben conosciamo perché già verificate nella giornata del 7 novembre.

Voglio provare a sintetizzare la questione adesioni e il risultato dello sciopero evidenziando che abbiamo inciso molto, dal punto di vista mediatico, nei confronti di Federdistribuzione e delle Coop mentre dal punto di vista delle adesioni e del disagio, abbiamo “fatto più male” alle Coop e un po’ meno a Federdistribuzione.

Dai risultati, assolutamente parziali, che sono arrivati alla struttura nazionale (colgo l’occasione per sollecitare l’invio) abbiamo nelle aziende percentuali che vanno dal 40 al 90 %- 95% con medie più basse in Federdistribuzione e più alte in Coop. Dati che comunque confermano il risultato del 7 novembre.

Per fare una valutazione più compiuta, dobbiamo anche dire che la nostra rilevazione coincide con il perimetro dato dalle aziende dove siamo presenti sindacalmente in maniera più organizzata. La rilevazione che invece fanno le Associazioni datoriali, a partire da Federdistribuzione, tiene conto di tutte le aziende aderenti all’Associazione stessa.

Questa differenza, aldilà dello scontro sui numeri, ci consegna una riflessione di evidente attualità. C’è un’ampia dispersione nella nostra azione perché non riusciamo ancora a raggiungere molti lavoratori ed essere interlocutori in diverse aziende.

Anche potenziando la nostra capacità comunicativa, la nostra azione sul territorio, la capacità di veicolare un messaggio importante e generale come quello del Contratto Nazionale, non riusciamo a mobilitare in maniera più diffusa.

Questa riflessione non va fatta certamente in chiave negativa perché in questi ultimi anni abbiamo lavorato molto sul versante della sindacalizzazione. Penso, ad esempio, alla nostra crescita in aziende come Zara, H&M, Decathlon, Abercrombie ma questo sta a indicare che c’è ancora molto margine da recuperare.

Per concludere sulla valutazione complessiva sullo sciopero è utile sottolineare che se la battaglia per il Contratto Nazionale non è ancora percepita in maniera diffusa e collettiva, abbiamo la necessità di comprendere come renderla più “mobilitante” anche cercando forme non tradizionali nella comunicazione e nel rapporto con i lavoratori.

La piazza e lo sciopero del 19 ci consegnano in tal senso un ulteriore forza e fiducia. Un momento di coesione e una posizione netta e “robusta” sui rinnovi dei contratti cui dare seguito.

Come dare seguito al percorso resta quindi il punto centrale. Le Associazioni imprenditoriali ci hanno inviato dichiarazioni a caldo tramite le agenzie di stampa che però non tolgono e non aggiungono nulla alle posizioni già note.

Ora inizia una fase anche più complicata perché c’è la responsabilità di dare risposte ai lavoratori, a quella domanda che ci veniva già posta, chiusa la manifestazione, sul percorso da intraprendere.

Il post sciopero deve tenere conto che ci sono dei tempi di “decantazione” per verificare se all’interno delle Associazioni datoriali si apre una discussione che può portare a una presa di posizione diversa o comunque a segnali di distensione e di disponibilità. Questa sarebbe la condizione auspicabile per riprendere le trattative.

Contestualmente, però, abbiamo bisogno di una riflessione nostra e con CISL e UIL di categoria per valutare lo scenario del settore terziario e più complessivamente la partita di tutti i contratti nazionali aperti e quelli che si stanno per aprire.

La situazione resta invariata nella sostanza ma la dilazione dei tempi è ormai un fattore di complicazione tale da cui non possiamo prescindere quando proviamo a ricercare soluzioni soprattutto sul fronte del salario. In questo caso mi riferisco soprattutto ai contratti scaduti da molto tempo come quelli del settore turismo.

Qualche giorno fa si è interrotta la trattativa con ANGEM ed è stato proclamato un pacchetto di ore di sciopero. Un messaggio indispensabile che andava dato dopo aver trascinato per lungo tempo una trattativa che doveva, a ogni appuntamento, consegnarci un punto di svolta salvo poi verificare solo sostanziali arretramenti. Ora la proclamazione va verificata nel suo sviluppo per rendere lo sciopero realmente efficace e fattibile.

Per FIPE, Confindustria e Confesercenti turismo, abbiamo ricevuto in questi giorni timidi segnali tutti da esplorare con le cautele del caso. Un tentativo che dobbiamo ancora capire se si concretizzerà con date di incontro ma che è indispensabile per comprendere se sta evolvendo la posizione delle Associazioni datoriali.

Avete visto dalle ultime circolari gli esiti non conclusivi del negoziato per il rinnovo del settore termale e l’incertezza di arrivare a chiudere in tempi certi un accordo.

Una situazione di difficoltà e di incertezza condiziona da lungo tempo il tavolo negoziale del Multiservizi e mettendo insieme la dilazione dei tempi e le questioni di merito, arriveremo a breve a fare le conseguenti valutazioni per segnare il nostro posizionamento e le iniziative da intraprendere.

Se questo, sommariamente, è il quadro, abbiamo bisogno di proseguire già dai primi giorni del 2016 una discussione tanto nostra, quanto con fisascat e uiltucs, su come coordinare e costruire possibili avanzamenti.

Se non ci saranno segnali sufficienti da parte delle Associazioni datoriali, avremo bisogno di costruire noi delle sollecitazioni e per farlo comunque abbiamo bisogno di supportare tutta la nostra azione con gli strumenti della mobilitazione.

Come filcams abbiamo già individuato un terreno che “riunisca le lotte” e che metta al centro il tema dei contratti e della condizione dei nostri settori.

Il primo confronto – del tutto interlocutorio – con i segretari generali di Fisascat e Uiltucs non è stato negativo ma siamo ancora lontani da una convergenza e dall’assunzione di una posizione condivisa rispetto a un percorso con dette caratteristiche.

Per far maturare un possibile e auspicabile percorso comune abbiamo necessità di intensificare la discussione. Un lavoro di costruzione che significa ragionare insieme sul merito dei problemi aperti e sugli andamenti che si possono prospettare nei diversi tavoli di negoziazione.

La fase continua a essere delicata e la necessità di mantenere un coordinamento tra le OOSS è un punto fondamentale per i negoziati. Questa, che può sembrare un’ovvietà, in realtà è una costatazione dei fatti perché le aziende e le Associazioni datoriali non hanno mai smesso di lanciare messaggi per testare sensibilità e orientamenti delle singole Organizzazioni.

In questa fase dobbiamo anche leggere quanto sta avvenendo intorno a noi e non sottovalutarne la portata.

Si sono recentemente chiusi il contratto dei chimici e della gomma plastica che hanno maturato delle soluzioni salariali che vanno calate in quegli ambiti ma non comunicano con i meccanismi che noi abbiamo trovato ad esempio nel CCNL di Confcommercio.

Al tavolo dei metalmeccanici Federmeccanica ha proposto di erogare i possibili aumenti salariali definendo prima una soglia di salario di garanzia composto dai minimi tabellari, scatti, superminimi, premio fisso aziendale, etc. L’aumento salariale sarebbe erogato solo ai lavoratori che si trovano sotto il salario di garanzia quindi introducendo una sorta di meccanismo di assorbimento.

Sul fronte del governo, tenderei a non valutare come una battuta mal riuscita la dichiarazione del Ministro Poletti sulla antichità della retribuzione oraria. In realtà questa dichiarazione mantiene aperto il progetto del governo di modernizzare il sistema contrattuale attraverso l’introduzione del salario minimo di legge.

A questo quadro c’è da aggiungere il lavoro di costruzione che è stato ripreso tra CGIL CISL e UiL su un nuovo modello contrattuale. Una discussione che non ha come oggetto solo il tentativo di individuare dei parametri per la determinazione degli aumenti contrattuali ma definire un sistema più complessivo di relazioni sindacali.

Avremo modo di fare i necessari approfondimenti ma per la rilevanza di quanto sta avvenendo è utile provare a indicare quali sono le questioni fondamentali che sono oggetto della discussione confederale.

In modo schematico i temi tengono insieme Contrattazione, partecipazione, regole e rappresentanza.

La prima considerazione è che fino a poco tempo fa avremmo ritenuto impossibile, per le diversità e i distinguo tra le OOSS, la condizione per un lavoro in comune.

Il 15 dicembre scorso in CGIL è stato illustrato lo schema che si stava disegnando e, per le cose che sono a oggi disponibili, la prima sottolineatura che possiamo fare è relativa all’impianto complessivo delle proposte che non parlano solo a Confindustria ma più ampiamente a tutto il mondo del lavoro nelle sue articolazioni e nelle sue specificità.

Provando a tracciare solo alcuni dei tratti che riteniamo vadano valorizzati nel lavoro che si sta compiendo, sicuramente, c’è quello di avere condiviso e ribadito la centralità del CCNL. Poi c’è il mantenimento/ampliamento di una contrattazione di II livello che può articolarsi secondo i demandi affidati dai contratti nazionali stessi in: contrattazione aziendale, territoriale, di sito, di filiera per provare a fare quella costruzione inclusiva che molto è dentro il dibattito e alle linee della CGIL.

Punto rilevante nell’ambito contrattuale è la definizione e affermazione dell’erga omnes dei contratti come risposta anche ai tentativi del governo di arrivare alla definizione di minimi salariali di legge.

Punto assolutamente qualificante anche nel rapporto con CISL e UIL è dato dalla riconferma del modello sulla rappresentanza firmato nel TU di Confindustria e nelle intese successive sottoscritte con le altre Associazioni datoriali. Elemento di novità e di interesse è la sfida inserita nei confronti delle Associazioni datoriali perché anche queste si sottopongano alla misurazione della loro rappresentanza.

Altro tassello della discussione riguarda la partecipazione. Un tema che non appartiene molto alle nostre corde e che probabilmente abbiamo sempre affrontato con qualche cautela e anche pregiudizio. E’ un tema sicuramente più caro alla CISL ma che da qualche tempo fa parte del dibattito con le imprese e sul versante politico. Il Governo, infatti, ha già promosso una serie di proposte ed è sicuramente utile non farsi cogliere impreparati nel momento in cui si dovesse concretizzare l’apertura di una discussione.

A oggi, il confronto con CISL e UIL più che una proposta compiuta e condivisa, ci sta dicendo quello che non può essere un sistema di partecipazione. Di certo bisogna individuare una “via italiana” perché è impensabile l’adozione tout court dei modelli nord Europei sviluppati e connaturati in tessuti produttivi e sociali completamente diversi. Inoltre, non può intendersi quale partecipazione il sistema dell’azionariato da parte dei lavoratori.

Sulla questione del welfare si possono tracciare tre direttici importanti: grande attenzione al tema della previdenza integrativa nell’ambito di una richiesta di riaprire complessivamente il problema delle pensioni; la sanità integrativa dove nel riconfermare l’importanza dei sistemi esistenti si condivide la necessità di non alimentare dispersioni con la costituzione di altri fondi provando, invece, a lavorare per la razionalizzazione e l’aumento della massa critica. Nell’indicare la sua origine di sistema integrativo, uno dei punti qualificanti è quello di riuscire a costruire un rapporto prioritario tra sanità integrativa e sanità pubblica attraverso il convenzionamento. C’è poi tutto il tema della bilateralità, più ampiamente intesa, che ha come criteri guida:

1- la bilateralità è di derivazione contrattuale;

2- l’accordo interconfederale sulla Governance costruito con Confcommercio fa da punto di riferimento per avere un sistema bilaterale in grado di consegnare risposte coerenti con le ragioni per cui la bilateralità stessa è stata costruita.

Ultima questione, ma non in ordine di importanza, riguarda la politica salariale. Il criterio che si intende condividere è che il CCNL non si possa limitare al solo recupero dell’inflazione e alla salvaguardia del potere d’acquisto.

Ad un intesa con CISL e UIL e la conseguente apertura del confronto con le Associazioni datoriali in una stagione che vede ancora molti rinnovi contrattuali aperti, va assegnato un valore importante. In tal senso ci sembra si possa condividere che il lavoro preparatorio per un nuovo modello contrattuale non deve bloccare le trattative e la ricerca di soluzioni sui vari tavoli aperti o che si stanno per aprire.

Il Nuovo Modello Contrattuale e il Nuovo Statuto di tutte le Lavoratrici e Lavoratori saranno tra i primi appuntamenti da affrontare alla ripresa dei lavori dopo le festività.

Nel 2016 porteremo anche le altre grandi questioni che incidono sulle condizioni individuali e collettive delle persone e che sono la trama del nostro progetto sindacale negli ultimi anni.

Provo a consegnare solo i titoli, per rinviare la messa a punto delle elaborazioni, delle iniziative e il loro aggiornamento, a partire dal prossimo mese di gennaio.

La grande questione degli Ammortizzatori sociali, dalla mobilità alla NASPI per i lavoratori stagionali. Purtroppo tutto il lavoro che abbiamo speso per sostenere un emendamento sulla NASPI con il fine di produrre un “alleggerimento” almeno per il 2016 sembra ormai naufragato nell’ambito della discussione della legge di stabilità. A questo si aggiunge il problema su tutti gli altri ammortizzatori in larga parte depotenziati a partire da 2016 (mobilità, Cassa Integrazione, Contratti di Solidarietà).

Il tema degli APPALTI per supportare il lavoro che si sta svolgendo nel recepimento della direttiva europea, il sostegno alla nostra proposta di legge e soprattutto la tenuta di un’iniziativa per non far spegnere i riflettori su un problema che coinvolge milioni di lavoratori – a partire dai lavoratori Ex LSU – rispetto agli effetti della spending review che continua a condizionare appalti pubblici e privati.

Il tema della CONTRATTAZIONE che non è solo il Contratto Collettivo Nazionale ma un impegno costante per produrre letture aggiornate di quanto sta avvenendo nelle filiere distributive e nella riorganizzazione dei vari settori produttivi. Uno sguardo per riuscire a cogliere e anticipare, seppur faticosamente, i cambiamenti e come questi possono poi essere tradotti anche in innovazioni da declinare nella contrattazione di II livello che resta ancora, in questa fase, ampiamente difensiva.

Sempre sulla contrattazione, resta inoltre aperto il tema del “recupero del JobsACT” dove oggi ci siamo maggiormente esercitati sul capitolo appalti- Gli altri aspetti, dal contratto a tutele crescenti al demansionamento, sono ancora troppo ai margini del lavoro contrattuale.

Il tema della LEGALITA’ come delle politiche del TURISMO che abbiamo avviato e che dobbiamo proseguire perché centrali nello stimolare un dibattito ancora troppo assente sulla qualità e potenzialità dello sviluppo economico del nostro paese.

La questione delle PENSIONI che per una categoria che aggrega giovani, donne, part time, resta un tema centrale per il futuro di milioni di lavoratrici e lavoratori.

Il tema della BILATERALITA’ perché dopo il grande sforzo per la costruzione e sottoscrizione dell’Accordo sulla Governance, abbiamo avviato la fase operativa e registriamo le prime difficoltà tra di noi, nei territori e nel rapporto con Fisascat, Uiltucs e Confcommercio. Dato abbastanza fisiologico, anche per la complessità della materia, ma che deve vedere un nostro costante e convinto impegno per rendere concreto i risultati e farli diventare gestione ordinaria. La concretizzazione dei risultati è di supporto all’estensione dell’Accordo di Governance negli altri settori per evitare di camminare con doppie velocità.

Oggi abbiamo votato l’Assemblea Generale e NON abbiamo consegnato a questo atto il semplice adempimento delle decisioni assunte nella Conferenza d’Organizzazione. Per noi deve rappresentare una sfida, parzialmente riuscita per come abbiamo composto l’Assemblea Nazionale, che ci indica che abbiamo ancora del lavoro da fare per produrre un cambio delle nostre impostazioni, per investire sui giovani, sui settori più frammentati, su una platea più estesa di lavoratrici e lavoratori. Nell’Assemblea Generale c’è anche il ruolo delle delegate e delegati per come saremo in grado di coinvolgerli nella condivisione di un progetto politico e di un programma di lavoro che dovremo costruire dal prossimo anno.

Per questo, sarà necessario inserire tra gli appuntamenti di breve periodo la prima convocazione dell’Assemblea Generale.

In merito alla Carta dei Diritti universali del lavoro-Nuovo Statuto di tutte le Lavoratrici e Lavoratori riteniamo che la FILCAMS non possa non candidarsi a sostenere questo progetto politico e identitario. Ne abbiamo parlato questa mattina alla presenza della Segretaria Generale Susanna Camusso e quindi non procederò a ulteriori approfondimenti, sapendo che il tema diventerà centrale da gennaio a marzo per la campagna straordinaria di consultazione degli iscritti e quindi sarà oggetto di nuovi appuntamenti sin dal nostro prossimo Direttivo.

Il fatto di aver tracciato soltanto alcune delle questioni su cui abbiamo lavorato nel corso del 2015 non ha la finalità di accantonare o derubricare altri temi parimenti importanti per la FILCAMS. Nonostante il tentativo di sintesi credo che possiamo anticipare a tutti noi una spontanea considerazione: le questioni da affrontare sono troppe con il rischio di essere affrontate male, con una qualche ambiguità sul progetto complessivo e comunque non con la giusta attenzione.

A questa considerazione se ne contrappone un’altra altrettanto spontanea perché obiettivamente non c’è una condizione diversa su cui lavorare. Ognuno di questi temi altro non è che parte dello stesso filo conduttore della politica complessiva che abbiamo intrapreso perché il lavoro diventi e torni a essere centrale nel nostro paese a partire dalle nostre iniziative e azione quotidiane.

Buon lavoro

VERBALE Comitato Direttivo
Sostituzioni CD
Assemblea Generale Filcams Cgil
Relazione Introduttiva della Segretaria Generale M.G. Gabrielli