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XVI Congresso CGIL
Rimini, 5/8 maggio 2010

Intervento di Franco Martini, Segretario Generale FILCAMS CGIL

Qualche giorno fa, era il 1 maggio, in molte delle nostre città i sindaci hanno autorizzato l’apertura degli esercizi commerciali e la stessa cosa era già avvenuta in occasione del 25 aprile.
La Filcams, assieme alle Camere del Lavoro e la Cgil delle regioni interessate, si è mobilitata contro quelle decisioni, proclamando lo sciopero della categoria, innanzitutto per difendere il valore storico e culturale di quelle ricorrenze, architravi della nostra democrazia e della formazione della coscienza civica e politica.

Ma quelle decisioni parlano anche di altro e chiamano in causa molte delle cose che stiamo discutendo in questo congresso, offrendo un terreno concreto alla prova di coerenza alla quale siamo chiamati, per dimostrare che questo congresso non è stato solo una palestra per dare sfogo alle dinamiche interne dei nostri gruppi dirigenti.

La pesante crisi che sta vivendo il terziario, la prima Grande Crisi del settore, determinata innanzitutto dal crollo significativo dei consumi, non dice solo che la crisi è ben lontana dall’essere un ricordo del passato, ma, soprattutto, che difficilmente potrà essere superata, lasciando le cose come stanno, senza mettere in discussione modelli di sviluppo consolidatisi negli anni.
Oggi, il terziario, è diventato la più grande fabbrica di precariato, mettendo in discussione il teorema secondo il quale il suo sviluppo avrebbe compensato la riduzione dell’industria manifatturiera ed il conseguente assorbimento dell’occupazione. Il terziario è diventato oggi uno dei principali luoghi dell’incertezza esistenziale, dell’assenza di futuro, per gran parte di chi vi lavora, soprattutto per le nuove generazioni, la più grande fetta dei suoi addetti.

La prima ingiustizia contro la quale ci troviamo a combattere, contro la quale tutta la Cgil è chiamata a combattere, è che non tutti i lavoratori sono uguali davanti alla crisi. Le immagini che hanno preceduto l’inizio dei nostri lavori congressuali ci hanno riportati a quell’ennesimo gesto disperato dei lavoratori costretti a salire sul tetto di Termini Imprese, per gridare al Paese che l’indotto della grande fabbrica manifatturiera non potrà essere la scoria, il prezzo da pagare, per salvare il salvabile. Ma quel gesto parlava anche a noi, al sindacato, alla Cgil, per dire che le imprese di appalto, i lavoratori dei servizi terziarizzati, i contratti a termine, così come le donne delle imprese di pulizia o delle mense scolastiche, che non sanno mai se vedersi rinnovato un pezzo di futuro ad ogni cambio d’appalto, come pure le giovani ed i giovani ragazzi sparsi nelle centinaia di migliaia di studi professionali, non sono altra cosa, non sono lavoratori di serie b, figli di nessuno.
Stare insieme dentro un sindacato confederale significa che il valore dell’universalità dei diritti non è tema da contorno programmatico, ma pratica concreta e quotidiana della contrattazione. Non possiamo accettare che la crisi alimenti il conflitto nel nostro mondo, fra poveri e un po’ meno poveri! Questo significa che agli aiuti che si chiedono per il futuro di settori strategici, come quello dell’auto, ad esempio, deve corrispondere un’altrettanta determinazione per rivendicare analoghe risorse per difendere i lavoratori privi di tutele, dagli effetti della crisi, a partire dall’estensione e generalizzazione degli ammortizzatori sociali. Così come, quando chiediamo al Governo le risorse per coprire gli aumenti previsti dai contratti pubblici, dobbiamo mettere sullo stesso piano il diritto delle donne delle imprese di pulizia a veder assicurate le risorse per rinnovare gli appalti di servizi.

Ma la crisi del terziario ci parla anche dell’impossibilità di riprodurre i modelli che hanno caratterizzato il suo sviluppo ed impone la nostra capacità di affermare un nuovo progetto, culturale, prima ancora che sindacale.
Quanti di noi sanno cosa si nasconde nella pancia di un grande centro commerciale? La diffusione della precarietà, per il ricorso esasperato alla flessibilità del lavoro, al lavoro part-time, è la manifestazione più esplicita, quella che più si tocca con mano. Ma l’abnorme diffusione di un sistema distributivo fondato sul mito dei grandi formati, ha generato una distorsione profonda nelle politiche del consumo di massa e alimentato gravi contraddizioni sociali, che sommano alle vecchie, nuove e moderne ingiustizie. E noi rischiamo di assistere passivamente alla riproduzione all’infinito di queste contraddizioni, che si scaricano poi sul lavoro e sulla contrattazione. In alcuni casi, forse, le assecondiamo, abbagliati dalle luci ingannevoli delle vetrine.

Il paradosso è rappresentato dalla chiusura che importanti catene distributive hanno fatto e stanno facendo dei loro punti di vendita in molte città e la contestuale apertura di nuovi grandi formati distributivi, a poche centinaia di metri da quelli appena chiusi. Ma nei nuovi non si fa altro che riprodurre quelle moderne ingiustizie, che hanno accompagnato la crisi di molte catene distributive.
E noi cosa diciamo? Forse, ci facciamo incantare dall’idea, molto cara agli amministratori pubblici, che aprendo indiscriminatamente nuovi centri commerciali, cresce sicuramente l’occupazione? A Termini Imprese non sarà un centro commerciale ad assicurare il futuro lavorativo a chi produceva automobili, perché dentro quei modelli distributivi il lavoro a tempo pieno non esiste più, e due part-time non fanno due occupati, così come, a mezzo lavoro non può che corrispondere mezza esistenza, meravigliandoci poi, che i giovani non possono mettere su casa e famiglia!
E qualcuno ha mai pensato che dentro quei centri commerciali l’80% degli occupati sono donne? E che per mantenerle a lavoro bisognerà pensare che quelle donne fanno quattro mestieri in uno: mamma, moglie, figlia e poi anche dipendente del Centro Commerciale? E che per tenerle a lavoro, soprattutto quando si chiede loro di lavorare anche la domenica, perché sembra che questa sia la modernità, bisognerà pensare a fornire quei “non luoghi” di adeguati servizi sociali? E’ mai possibile che un amministratore possa autorizzare la costruzione di un centro commerciale che preveda l’area di parcheggio per i figli dei clienti e non preveda nell’area urbana che ospita quel centro commercialeb una struttura pubblica, un asilo nido, per i figli di chi lavora nei negozi? E poi ci meravigliamo che fatto un figlio, il 27% delle donne non tornerà più a lavorare. Visto che vogliamo difendere la Costituzione, cominciamo da qui, dal diritto al lavoro di tutti, donne e uomini.

La contrattazione di categoria cerca di difendersi come può, ma è evidente che questo è terreno della contrattazione confederale, territoriale, che tenga insieme i vari pezzi della nostra \rappresentanza, come lo è il tema degli appalti, dove non è più possibile che ognuno pensi di difendersi da solo. Dobbiamo finalmente riunificate la nostra battaglia per la trasparenza, per la regolarità e legalità degli appalti, alla quale è legata la battaglia per i diritti e la dignità delle persone costrette a lavorare nelle aziende in appalto.

Da qui nasce la nostra piattaforma, il futuro sostenibile del lavoro terziario, una piattaforma della categoria, che parla un linguaggio confederale. Perché la sostenibilità del lavoro terziario è innanzitutto quella sociale, diritto delle donne al lavoro, diritto dei giovani ad un futuro, ma anche degli anziani a fare la spesa, che non può significare sempre più e solamente prendere l’auto e andare in periferia.; la sostenibilità è ambientale, perché lo sviluppo di un modello distributivo fondato sull’iperconsumo, consuma ambiente e territorio, abbandona le città, i centri storici, la cultura e produce rifiuti, non solo culturali, ma anche materiali, come quelli da confezionamento; sostenibilità del lavoro, perché non è più accettabile che la non autosufficienza economica del lavoro (come è il part-time) possa essere la condizione per far vivere un settore così importante della nostra economia.

Chi ha autorizzato le aperture il 1 maggio ed il 25 aprile è chi potrà o vorrà autorizzarle anche per tutte le domeniche dell’anno. E’ l’idea che la liberalizzazione sia la ricetta giusta, in un settore che chiede, invece, nuovi equilibri per valorizzare non solo beni di consumo, ma anche e soprattutto beni relazionali fra le persone.
Per questo chiediamo a tutte le strutture confederali di aprire con noi un fronte negoziale con Regioni e Comuni, sulle nuove regole del settore.

Questa è la confederalità che ci piace, quella che da voce ai più deboli.
Questo è il nostro stare in campo, altro che far rientrare dalla finestra quello che non si è voluto far entrare dalla porta.
Lo stare in campo è la nostra responsabilità verso centinaia di migliaia di donne e uomini invisibili, che vivono oggi la solitudine prodotta dalle moderne ingiustizie e che hanno nella Cgil l’unico riferimento per dare voce ai loro bisogni ed alle loro speranze.

Rimini, 6 maggio 2010

Il programma dei lavori, i documenti e i filmati degli interventi
I filmati degli interventi FILCAMS
Le immagini dal Congresso
Documenti congressuali

Comunicati stampa
(07/03/2006) Nel Nuovo Direttivo Cgil, Eletto Dal Vx Congresso, Sono Sette I Me. . .
(06/03/2006) Intervento Di Ivano Corraini, Segretario Generale Filcams, Al Xv C. . .
(01/03/2006) “Xv Congresso Cgil” La Relazione Di Apertura Di Guglielmo Epifani
(24/02/2006) I Delegati Della Filcams Al Xv Congresso Nazionale Della Cgil
(21/07/2005) Cgil A Congresso Dall’1 Al 4 Marzo 2006

Rassegna stampa
(06/03/2006) Il Giornale – “Cgil” Torna Al Passato
(05/03/2006) La Repubblica – “Cgil” Governo Bocciato Ma A Prodi Niente Sconti
(05/03/2006) L’Unità – “Cgil” Nel Direttivo Le Donne Sono Il 40%
(05/03/2006) L’Unità – “Cgil” Epifani: «È In Arrivo Un Vento Nuovo»
(05/03/2006) La Stampa – “Cgil” P.Baretta: No A Un Sindacato Di Governo
(05/03/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Accordo Con Prodi Ma Verifiche A Ogni Passo
(05/03/2006) La Stampa – “Cgil” Epifani A Prodi: Vi Marcheremo A Vista
(05/03/2006) L’Unità – “Cgil” Non È Nato Un Altro Partito
(05/03/2006) Manifesto – “Cgil” Detto Fra Noi
(05/03/2006) Manifesto – “Cgil” Una Concreta Autonomia
(05/03/2006) Manifesto – “Cgil” La Prova Del Governo Sarà Il Patto Fiscale
(04/03/2006) L’Unità – “Cgil” Prodi: Facciamo Ripartire L’Italia
(04/03/2006) L’Unità – “Cgil” Montezemolo Vuole Un Sindacato «Più Moder. . .
(04/03/2006) La Stampa – “Cgil” Prodi: La Vostra Ricetta È La Mia
(04/03/2006) L’Unità – “Cgil” Il Congresso Chiude Oggi Nel Segno Dell’u. . .
(04/03/2006) L’Unità – “Cgil” Quell’ Abbraccio Radical-Riformista
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(04/03/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Prodi: «Ho Bisogno Di Voi»
(04/03/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Chiedere Senza Dare (M.Salvati)
(04/03/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Il Macigno Delle Elezioni
(04/03/2006) La Stampa – “Cgil” Il Sindacato Si Scopre Partito Del Profes. . .
(04/03/2006) il Riformista – “Cgil” Parla Prodi E Sembra Di Sentire Epifani
(04/03/2006) La Repubblica – “Cgil” Azzerare O Ritoccare Le Leggi Cdl
(04/03/2006) Manifesto – “Cgil” E Il Xvi Congresso?
(04/03/2006) Manifesto – “Cgil” Si Chiude Con Lista Unitaria
(04/03/2006) Manifesto – “Cgil” «Attenzione: Il Patto Ci Può Bloccare»
(04/03/2006) Liberazione – “Cgil” Prodi Abbraccia Epifani
(04/03/2006) Liberazione – “Cgil” Trovato L’Accordo Sul Comitato Direttivo
(04/03/2006) Manifesto – “Cgil” Prodi Corteggia La Sua Base Sociale
(03/03/2006) L’Unità – “Cgil” Accordo Di Legislatura? Al Centrosinistra. . .
(03/03/2006) La Repubblica – “Cgil” Cresce Il Potere Rosa
(03/03/2006) La Repubblica – “Cgil” Il Patto Fiscale Compatta I Sindacati
(03/03/2006) L’Unità – “Cgil” Sindacati D’Accordo: «Berlusconi È Stato . . .
(03/03/2006) La Stampa – “Cgil” Pezzotta Torna A Proporre La Riforma Dell. . .
(03/03/2006) Corriere della Sera – “Cgil” «Base Affascinata Dalla Rosa Nel Pugno»
(03/03/2006) il Riformista – “Cgil” Rispetto Sì, Uniti No
(03/03/2006) La Stampa – “Cgil” P.Bersani: Saremo Un Governo Di Lotta Sul. . .
(03/03/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Contratti: Il Disgelo Di Cisl E Uil
(03/03/2006) L’Unità – “Cgil” Cittadini «Extra» Diventati Italiani Col . . .
(03/03/2006) il Riformista – “Cgil” Nel Dibattito Su Biagi Bonanni Attacca Ep. . .
(03/03/2006) Manifesto – “Cgil” Appiattita Sull’unione
(03/03/2006) Il Messaggero – “Cgil” L’«Eretico» Che Sfida Il Segretario
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(03/03/2006) Il Mattino – “Cgil” Sindacati Divisi Sui Contratti
(03/03/2006) Manifesto – “Cgil” In Mostra I «Costruttori» Del Lavoro
(02/03/2006) La Stampa – “Cgil” Epifani All’Unione: Patto Fiscale Di Legi. . .
(02/03/2006) La Stampa – “Cgil” Il Dilemma Del Governo Amico
(02/03/2006) L’Unità – “Cgil” «Insieme Per Ricostruire Il Paese»
(02/03/2006) L’Unità – “Cgil” La Freddezza Di Cisl E Uil
(02/03/2006) La Repubblica – “Cgil” Epifani: Riprogettiamo Insieme Il Paese
(02/03/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Epifani: Patto Dei Tremila Giorni Con Prodi
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(02/03/2006) il Riformista – “Cgil” Epifani Scalda La Gauche, Nessun Altro
(02/03/2006) L’Unità – “Cgil” Bombassei Critico Sui Contratti
(02/03/2006) L’Unità – “Cgil” Record Di Iscritti Nel 2005
(02/03/2006) L’Unità – “Cgil” «Speriamo Che Il Centrosinistra Impari»
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(02/03/2006) Manifesto – “Cgil” Tutto Per L’unione
(01/03/2006) L’Unità – “Cgil” La Grande Fabrica Della Democrazia
(01/03/2006) L’Unità – “Cgil” Un’occasione Per Ridare Fiducia Al Paese
(01/03/2006) L’Unità – “Cgil” Un Patto Fiscale Per Salvare Il Paese
(01/03/2006) Manifesto – “Cgil” Politically Non Correct
(01/03/2006) Manifesto – “Cgil” Via Al Congressone
(28/02/2006) La Repubblica – “Cgil” Epifani In Pressing Su Prodi
(28/02/2006) il Riformista – “Cgil” L’epifani Di Governo Nel Solco Dei Riform. . .
(28/02/2006) L’Unità – “Cgil” Un Congresso Per Aiutare Il Paese
(28/02/2006) La Stampa – “Cgil” Va Al Congresso Pronta A Sfidare L’Unione
(27/02/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Valeria, Che Tesse Un Nuovo Sindacato
(27/02/2006) Corriere della Sera – “Cgil” 4 Personaggi In Cerca Di Ruolo
(27/02/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Milano, L’anomalia Riformista (A.Panzeri)
(27/02/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Perché Vanno Superati I Contratti Naziona. . .
(27/02/2006) Corriere della Sera – “Cgil” Fuori Concertano, Dentro Sono Divisi
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     XIV Congresso CGIL

Intervento di I. Corraini al XV Congresso nazionale CGIL
dal 01 al 04 Marzo 2006 – Rimini

Il congresso nazionale della Filcams si è concluso con un documento politico unitario e con la elezione altrettanto unitaria su di una unica lista dell’organismo dirigente.

Questo come coerente epilogo dei congressi territoriali e regionali che hanno avuto tutti lo stesso profilo unitario.

Certamente le ragioni di fondo sono quelle da cui prese le mosse la Cgil per l’avvio del percorso congressuale, e, in particolare, la consapevolezza che dai nostri lavoratori non sarebbe stata compresa una Cgil divisa su questioni strategiche con la necessità di costruire un progetto per il paese in grado di voltar pagina facendo assurgere il lavoro come valore fondante delle scelte strategiche.

Ma, le ragioni che a noi lo hanno reso possibile, cosa che, come si è potuto vedere in questi due mesi, non scontata, sono dovuti da un lato da una precisa volontà politica soggettiva, e di questo ne voglio dare atto ai compagni della Filcams, e, dall’altro, l’aver sempre avuto come riferimento obbligato, la realtà della categoria, le situazioni concrete con le quali le idee dovevano necessariamente confrontarsi e alle volte scontrarsi.

È da questa semplice considerazione che, per noi, è iniziato un percorso per una sintesi unitaria sulla contrattazione, per la quale noi, mi dispiace per Angeletti, riteniamo indispensabile la definizione di un nuovo modello contrattuale che si deve fondare su di un sistema di regole condivise dalle parti sociali a cui legittimamente appellarsi e dalle quali non si possa prescindere.

I rapporti di forza per realizzare buoni contratti sono necessari ma, soprattutto la dove non ci sono o sono deboli, e noi siamo tanta parte di ciò, il sistema di regole condiviso è necessario e non inficia le potenzialità là dove i rapporti di forza sono elevati.

Il modello contrattuale a cui noi guardiamo non può che essere impostato su due livelli contrattuali in cui la preminenza è del contratto nazionale che deve continuare ad avere autorità salariale e normativa, e non diventare una semplice cornice di regole utili per altri livelli contrattuali.

La questione salariale non può che essere ancorata all’inflazione reale o attesa, come del resto abbiamo già cominciato a praticare e che quote economiche derivanti dall’andamento del settore non possono che essere destinate alle priorità individuate settore per settore tra le quali non c’è ragione per escludere a priori la priorità economica.

Il secondo livello di contrattazione, aziendale o territoriale, è da confermare e da estendere e dove lo si colloca dipende dalle condizioni strutturali e oggettive dei settori e dipende dagli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere con la contrattazione di secondo livello.

Vedete compagni, nel comparto del terziario l’occupazione dipendente cresce, ma crescono in termini esponenziali, il lavoro precario, saltuario, cresce il part-time nelle sue più varie tipologie, i contratti a termine, il lavoro interinale, il lavoro coordinato più o meno continuativo vero e falso, crescono i promoters e i merchandising, anche qui, quelli veri e quelli falsi e ora gli apprendisti.

Si consolidano gli orari di lavoro disagiati per i quali vengono assunti ad hoc lavoratori assegnati perennemente a quel turno, ci troviamo di fronte a lavoratori impiegati perennemente per il lavoro festivo e le condizioni normative e remunerative spesso sono differenti dagli altri e gli ultimi che arrivano sono quelli che trovano le condizioni peggiori e gli ultimi sono quasi sempre i più deboli e tra i più deboli la maggioranza sono i migranti con il loro portato aggiuntivo di problemi.

In sintesi cresce la precarietà, la frantumazione delle tipologie occupazionali e degli orari, si consolidano in modo strutturato le differenze tra i lavoratori nello stesso luogo di lavoro, questo per le scelte organizzative delle imprese ma, in molte occasioni, anche per nostra incapacità nell’assolvere il nostro compito di contrattazione come ieri ben diceva la compagna Donata Canta.

Nel nostro congresso noi abbiamo avanzato una nostra forte proposta di riprendere con slancio la contrattazione dell’organizzazione del lavoro che, ricomponendo la frantumazione che si è realizzata, costruisca percorsi di inclusioni nel processo organizzativo di tutte quelle tipologie di impiego che sono ai margini del nucleo fisso dei lavoratori stabili, dove il concetto della programmazione porti ad equità le condizioni di lavoro e, quindi, dei trattamenti e si individuino percorsi di stabilizzazione dell’occupazione con un reddito meno evanescente.

Dentro questa impostazione, la durata del contratto nazionale deve essere solo funzionale alla difesa dei salari, alla certezza delle scadenze contrattuali, alla possibilità di svolgere la contrattazione di secondo livello con contenuti quali quelli che indicavo.

L’esperienza realizzata in base all’accordo del 23 luglio, con i due bienni soggetti a negoziati distinti sacrificano quest’ultimo obiettivo.

Questo è un fatto oggettivo.

La durata del contratto nazionale, tre o quattro anni, di per sé non identifica il modello contrattuale, ma è solo un’architettura che deve essere funzionale agli obiettivi detti e, ciò, in rapporto alla realtà strutturale dei settori, che come sappiamo è molto diversa settore da settore.

“Qualche soluzione innovativa”, per usare un’espressione della relazione di Epifani, da noi adottata nei passati rinnovi contrattuali, ha questo e solo questo significato.

Sul tema della democrazia abbiamo detto con semplicità alcune cose chiare utili per realizzare un orientamento unitario.

In primo luogo, anche su questo tema, non si può prescindere dalla realtà organizzata e rispetto a questa si debbono adattare le regole della democrazia al fine di renderle praticabili e cogenti.

Noi siamo fermamente intenzionati a confermare l’intesa unitaria che prevede un percorso democratico nella costruzione della piattaforma rivendicativa, la quale vede il coinvolgimento dei lavoratori e delle RSU con ruoli emendativi sull’ipotesi di piattaforma e l’assemblea nazionale delle RSU e delle Strutture con un ruolo validante della piattaforma definitiva.

Questa intesa prevede che gli accordi che si sottoscrivono per essere validi debbano essere validati democraticamente dai lavoratori destinatari degli accordi con metodi certificati.

Il referendum è uno di questi metodi come d’altronde la nostra esperienza già ci consegna.

Il nostro congresso ritiene necessaria ed urgente la legge sulla rappresentanza, la partecipazione e la democrazia sindacale.

Legge che dovrà valutare la specificità dei settori merceologici; introdurre la certificazione del voto per l’elezione delle RSU e, per l’approvazione, la validazione degli accordi e le modalità per l’indizione della eventuale consultazione referendaria.

Questo è quanto il nostro congresso propone per una sintesi unitaria.

Noi abbiamo la necessità di presentarci, nei confronti delle forze politiche e del futuro governo con il progetto che abbiamo costruito e con un’organizzazione unita sugli obiettivi perché per invertire la china di questi ultimi anni non sarà facile.

Vedete, c’è una convinzione comune che una volta vinte le elezioni dal centro sinistra si debba metter mano immediatamente al cancellare, abrogare, modificare, scegliete voi il termine che più vi aggrada, a tutta quella serie di leggi inique, che hanno investito tutti i campi, dalla giustizia, alla scuola, al mercato del lavoro, al fisco, alla previdenza, l’informazione e le leggi ad personam, che l’attuale governo ha prodotto in questa legislatura.

Ma, intanto, è condizione sine qua non, che il centrosinistra vinca, noi lo auspichiamo pur nella nostra autonomia e distinzione di ruolo, semplicemente perché il progetto che la Cgil con questo congresso mette in campo per il Paese, risulterebbe incompatibile con altri 4 anni di governo del centro destra.

Risolta la precondizione, io credo che si semplifichi troppo ad immaginare che, una volta che il centro sinistra ha vinto, sia sufficiente proporsi di cancellare le leggi sbagliate ed inique che abbiamo contrastato per cambiare in radice le cose.

E non già perché in una coalizione composita l’applicazione di un programma di governo è affare complicato.

E non già perché non è scontato che le istanze che noi rappresentiamo, il progetto che noi faticosamente abbiamo messo in piedi per cambiare il paese, abbia un automatica udienza, anzi di questo ne sono sicuro.

Non già per tutto questo, ma perché le politiche e le leggi a sostegno di quelle politiche, hanno cambiato nel profondo il paese e non sarà sufficiente cancellare questa o quella legge per rimontare nella direzione che auspichiamo.

Solo per fare qualche esempio:

L’assenza di una politica industriale e di orientamento dello sviluppo economico in cui non solo i settori produttivi tradizionali, ma anche quelli innovativi e, per quanto ci riguarda, il terziario commerciale, turistico e dei servizi alle imprese, come bene ha fatto a ricordare Guglielmo nella sua relazione, sono stati abbandonati a sé stessi in un momento di forte competizione nel mercato globale e di ridisegno delle posizioni dominanti anche nel mercato europeo.

Questa situazione non la si rimonta semplicemente cancellando qualche legge sbagliata.

I guasti compiuti dalla legge 30 sono profondi, ma non tanto per effetto diretto dell’applicazione della legge stessa, anzi posso azzardare di dire che i guasti per suo effetto diretto sono ancora inespressi, anche per il contrasto che abbiamo messo in campo con il rinnovo dei contratti.

Il guasto vero è l’aver costruito un’opinione diffusa nell’imprenditoria che la precarietà nel lavoro, da loro chiamata flessibilità, è la panacea per il costo del lavoro e della competizione e questo elemento ha prodotto un vero e proprio cambiamento culturale, esso si colpevole della diffusione della precarietà strutturale a vita.

Un solo dato, nella distribuzione commerciale dal 2001 al 2004 si sono prodotti 800.000 nuovi posti di lavoro.

Voglio tralasciare la polemica rispetto a quanto ammontano i posti di lavoro regolarizzati e come vengono computati più contratti a termine per un solo soggetto, ma quello che va messo in evidenza è che gli 800.000 posti di lavoro ci sono, ma a parità di ore lavorate.

Questa frantumazione del lavoro non è tutto imputabile alla legge 30 e pertanto non lo si rimonta semplicemente cancellando una legge, ma mettendo in pista azioni positive di natura legislativa e scelte di ordine contrattuale che rimontino lo stato delle cose con percorsi credibili di inclusione nella stabilizzazione del rapporto di lavoro, costruendo una cultura diversa tale per cui si possa dire, prendendo in prestito da altri una parafrasi del titolo di un libro di Cesare Pavese: “precariare stanca”.

Questo significa che la stessa scelta che abbiamo compiuto di assegnare alla contrattazione un compito importante di rappresentare uno dei momenti, non il solo, di contrasto alle leggi inique deve continuare così per ricostruire un quadro di riferimento e una cultura diversa del lavoro.

Per parte nostra continueremo.

Così come abbiamo caratterizzato il contratto del turismo per aver respinto la liberalizzazione dei contratti a termine realizzata dalla 368, per aver riconquistato per via negoziale il diritto di precedenza per gli stagionali, che, statene certi, chiederemo al prossimo governo di ripristinarla in legge dello stato,

così come abbiamo ricostruito per via negoziale tutti i diritti per il part-time cancellati dalla legge 30 con il contratto del terziario,

così come nel contratto della vigilanza privata siamo riusciti, paradossalmente, a piegare a nostro vantaggio il decreto legislativo sull’orario di lavoro per i nostri obiettivi di controllo dell’orario di lavoro e di riduzione graduale ed intelligente del lavoro straordinario.

Così pure nel contratto aperto delle imprese di pulizia continueremo il lavoro per stabilizzare il rapporto di lavoro in questo settore facendo diventare un problema politico, intercategoriale e confederale la questione delle gare di appalto al massimo ribasso e respingendo con determinazione la cancellazione della modifica che la legge 30 ha introdotto in riferimento alla condizione di socio nelle cooperative di servizi.

Se non facciamo questo passerà la convinzione tra i lavoratori che lavorare in una cooperativa è un disvalore in quanto i soci in troppe situazioni avrebbero meno diritti di un lavoratore dipendente.

È per me inaccettabile che cooperative che fanno del valore della socialità il loro fondamento continuino difendere questa autentica iniquità introdotta dalla legge 30.

In sintesi, io credo che come la legge 30 è nata per scardinare la contrattazione collettiva, noi dobbiamo far diventare la contrattazione collettiva, per le sue coerenze, la levatrice di una nuova legislazione del lavoro.

Regolamento congressuale approvato dal Comitato Direttivo CGIL il 18 luglio 2005
All. Regolamento, documento di intenti tra la Segreteria SPI e la Segreteria CGIL
All. Regolamento, documento di intenti sottoscritto dai Segretari Confederali

Documento preparatorio: "Riprogettare il paese. Lavoro, saperi, diritti, libertà"

1^ TESI "La sfida del lavoro e la globalizzazione: obiettivi e proposte"
2^ TESI "Il Sindacato europeo e mondiale"
3^ TESI "Difendere la Costituzione. Completare la transizione politico-istituzionale"
4^ TESI "L’Italia e la sua crisi. Il progetto della CGIL"
5^ TESI "Una occupazione solida e stabile"
6 ^ TESI "I diritti dei migranti"
7^ TESI "Uno stato sociale inclusivo, efficiente e di qualità"
8^ TESI "Le politiche contrattuali" Tesi alternativa di Gianni Rinaldini
9^ TESI "La partecipazione quale asse strategico per ripregettare il Paese e i valori della confederalità, dell’autonomia, dell’unità" Tesi alternativa di Gianni Rinaldini
Tesi alternativa di Gian Paolo Patta
10^ TESI "Una CGIL democratica e rappresentativa"

1^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
2^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
3^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
4^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
5^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
6^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
7^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
8^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
9^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
10^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
11^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
12^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
13^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
14^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
15^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia
16^ Nota Commissione Nazionale di Garanzia

Programma per gestione emendamenti Documenti congressuali e monitoraggio assemblee di base Risultati Assemblee di base
Verbale di Assemblea Congressuale di Base e Lega SPI
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Roma, 27 dicembre 2001

XIV Congresso: Commissione Nazionale di Garanzia

A Tutte le Commissioni di Garanzia

A Tutte le strutture

Cod.XI/2170/3

Prot.6207/2001

Oggetto: risultati congressi di base

Alla fine di novembre ultimo scorso si sono concluse le assemblee di base, luoghi di lavoro e leghe, del XIV Congresso della Cgil.

Hanno partecipato ai congressi di base oltre 1.300.000 iscritti, con una elevata presenza di lavoratori attivi. Quasi tutti i presenti ai congressi di base hanno partecipato alle operazioni di voto e si sono espressi sulle mozioni congressuali presentate nel corso di 52.126 assemblee. I dati pervenuti, da parte delle commissioni di garanzia territoriali, alla Commissione Nazionale di Garanzia del Congresso, consentono di rendere pubblico il risultato dei voti espressi sulle mozioni, infatti manca al computo definitivo soltanto la conferma di alcuni dati, comunque non significativi, a causa di ritardi o altre ragioni.

La Commissione Nazionale di Garanzia dichiara che:

- la mozione Diritti e Lavoro in Italia ed in Europa ha conseguito l’82% dei consensi espressi

- la mozione Lavoro e Società-Cambiare Rotta ha conseguito il 18% dei consensi espressi.

La Commissione Nazionale di Garanzia sottolinea lo straordinario impegno democratico e l’alto livello di partecipazione che hanno caratterizzato la prima fase del congresso, la serenità del suo svolgimento e ringrazia le Commissioni di Garanzia Territoriali per il lavoro svolto.

La Commissione Nazionale di Garanzia

del XIV Congresso

Lavoro Società - Cambiare rotta.rtf