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Dall’11 al 12 Dicembre 2014a San Paolo, Brasile, si è tenuta la riunione annuale del Comitato Direttivo del settore turismo di IUF-UITA. In tale occasione la FILCAMS ha informato gli affiliati presenti, provenienti tutti i continenti, sulle motivazioni dello sciopero generale in Italia del 12 dicembre e sulla ampia adesione alle iniziative di lotta organizzate in tutte le principali città.

Nella seconda giornata di lavoro si é discusso delle varie campagne e iniziative condotte da IUF-UITA e si é dato particolare risalto alla campagna "MAKE UP my WORK PLACE" che è sfociata nella settimana mondiale di lotta per migliorare le condizioni di lavoro delle cameriere ai piani.
Inoltre la Filcams ha illustrato le proprie ulteriori due campagne nel settore del turismo: rilancio del progetto SAFE HOST e campagna JobArt. Il Comitato Direttivo del settore turismo di IUF-UITA ha fornito la propria adesione e il proprio logo alla campagna Safe Host.

ln allegato le relazioni presentate.

7-10 dicembre 2014
Uni global Union, a Cape Town il congresso Mondiale


Si sta svolgendo in questi giorni in Sud Africa il IV congresso mondiale della Uni Global Union. Un programma fitto di appuntamenti, incontri e confronto tra le diverse realtà. Tante le battaglie e le esperienze che ogni nazione sta riportando al congresso, un momento importante anche per pianificare e programmare interventi condivisi, che possano avere maggiore forza e diffusione.

La Filcams Cgil partecipa con una delegazione, guidata dalla segretaria generale Maria Grazia Gabrielli.

Uni Europa Ps Steering Committee, 11 Settembre 2014

I lavori del Comitato articolati su tutta la giornata si sono divisi come segue:
-Elezioni dei 2 vice-presidenti del Comitato Direttivo (Adriano Montorsi, Filcams-CGIL, It; Benson Apkodaefe, UniteTheUnion, Gb)
-Condivisione dello stato dell’arte dei settori rappresentati a livello europeo
-Valutazione e implementazione del lavoro in seno all’attività di Dialogo Sociale Europeo
-Adozione del piano d’Azione 2014-2016
-Elaborazione di una stategia di lavoro nei confronti delle Multinazionali del settore con specifico riferimento a EWCs (European Work Councils)
-Posizionamento del sindacato europeo nel processo di trasposizione in legge da aprte degli stati membri della nuova direttiva europea sugli appalti pubblici
-Progetti su lavoro precario, lavoro nero e miglioramento delle condizioni di lavoro nei settori rappresentati.
-Adozione dell’agenda dei lavori sino a fine 2015

L’agenda di questo primo meeting era a carattere prettamente organizzativo e programmatico.
Oltre alla valutazione dello stato dell’arte nei due Comitati di Dialogo Sociale Europeo di riferimento (Cleaning and Security Guards), e all’adozione del piano d’azione per il settore per i prossimi due anni (2014-2016) uno dei temi portanti è stata l’analisi e la decisione di come intervenire, come UNI Europa, nell’attuale implementazione della recente Direttiva Europea sugli appalti pubblici (emanata il 15 Gennaio 2014) e la sua conseguente trasposizione in legge da parte degli stati membri, processo che deve completarsi entro due anni dall’emanazione della Direttiva stessa.
Alcuni paesi sono già in una fase avanzata della discussione sul piano Nazionale (è il caso della Finlandia) per cui era urgente valutare un’azione di indirizzo sul tema.
Allo stato attuale sono state prodotte due Dichiarazioni congiunte con le rappresentanze datoriali che mirano a focalizzare i punti comuni su cui basare la trasposizione della direttiva nel processo legislativo dei singoli stati membri.
La prima delle due è stata concordata con CoEss (in rappresentanza delle controparti datoriali operanti nel settore sicurezza) e la seconda con EFCI-FENI (in rappresentanza del settore delle aziende di pulizie).
L’obiettivo è portare tali posizioni condivise all’attenzione della commissione europea nei già calendarizzati prossimi incontri di Dialogo sociale in modo che le sollecitazioni delle parti sociali possano fungere come stimolo, o, ancora più auspicabilmente, linee di indirizzo per la trasposizione della direttiva in legge da parte degli stati membri.
In tal senso la dichiarazione congiunta con CoEss è a un livello decisamente più avanzato e il direttivo ha avallato pienamente il testo che contiene riferimenti diretti agli artt. 18 (che identifica le “misure appropriate” all’annullamento dell’appalto in caso di mancato rispetto degli accordi collettivi e sull’inserimento del costo del lavoro come base di gara) e 57 della Direttiva (esclusione dell’operatore economico/azienda che non sia in regola con il versamento dei contributi, fiscali e assistenziali). Inoltre si riafferma con piena forza il principio del criterio di aggiudicazione per offerta economicamente vantaggiosa, come unico criterio da ritenere ammissibile in sede di gara.
Più generico e più legato a intenzioni di principio la dichiarazione congiunta (sotto forma di bozza) elaborata con le rappresentanze datoriali del settore Cleaning (EFCI-FENI).
Su quest’ultima nel tempo che ci separa dalla prossima sessione plenaria del Dialogo Sociale del settore Cleaning prevista per il giorno 29 ottobre prossimo, il Direttivo si è dato mandato per un approfondimento sugli articoli maggiormente pregnanti per il settore per completare e integrare, sulla base di tale individuazione, il testo già condiviso con EFCI-FENI, rendendone i contenuti quanto più cogenti e perseguibili possibili.
Tale azione non è priva di rilevanza a livello pragmatico e dovrà divenire, per i vari livelli nazionali di rappresentanza sia di parte sindacale che datoriale, il faro sotto la cui luce porre l’attività di commutazione in legge da parte dei vari stati membri e conseguentemente la nostra stessa attività di rivendicazione di regole confacenti e condivise per il settore degli Appalti Pubblici (e non solo, aggiungiamo noi).

Oltre poi ad una analisi delle varie situazioni a livello di singole nazioni, ci si è concentrati sul definire l’agenda degli impegni futuri a partire dall”adozione del Piano D’Azione 2014-2016.
I temi portanti saranno focalizzati a costruire una maggiore solidarietà transnazionale tra i vari sindacati afferenti a UNI Europa, attraverso specifiche campagne mirate alla promozione di un lavoro più sicuro e di qualità nei nostri settori (Multiservizi/Pulizie e Vigilanza) e contrasto a ogni forma di impoverimento del lavoro o, più in generale, peggioramento delle condizioni di lavoro nel settore del lavoro in appalto.
Più nello specifico i punti focali su cui organizzare l’attività per i prossimi anni saranno legati ai temi della Conciliazione tempi di vita e di lavoro (a partire dall’iniziativa già prevista per il giorno 24 Settembre prossimo dinanzi al Parlamento Europeo in favore del lavoro diurno per i lavoratori del settore pulizie); il tema della salute e sicurezza che è cruciale in settori ad alta intensità di manodopera quali sono quelli da noi rappresentati e che hanno una notevole incidenza (come dimostrato da svariati studi svolti in questi anni) sui disagi muscolo-scheletrici per i lavoratori e le conseguenti ricadute sociali.
Connesso a quest’ultimo punto e, con la finalità aggiuntiva, di valorizzare i meccanismi che possano favorire un lavoro di qualità, un ‘altro tema cardine sarà quello della formazione professionale.
Infine ulteriori obiettivi saranno quelli del favorire quanto più possibile l’attività dei comitati aziendali europei (altissima è la presenza di Multinazionali in questi settori) al fine di uniformare quanto più possibile il livello di relazioni sindacali anche attraverso specifici accordi a livello europeo e organizzare campagne e iniziative su temi di specifico interesse con l’obiettivo di influenzare le politiche europee al riguardo, su temi ad esempio come il lavoro nero, il fenomeno dei subappalti, e la prevenzione del rischio nei settori Pulizie e sicurezza (in collaborazione con l’agenzia europea per la Salute e Sicurezza).
Rafforzare il livello di attività sindacale a livello europeo in un’ottica propositiva e di promozione delle relazioni sindacali che può favorire la condivisione delle cosidette “Best practices” (buone pratiche) e che si ponga inoltre come obiettivo primario e ultimo il contrasto con tutti i mezzi possibili alla continua “race to the bottom” acuita dai recenti anni di crisi strutturale dell’economia e del mercato del lavoro (su cui è appena stata pubblicata una ricerca dell’agenzia Eurofound, che mostra come le condizioni siano peggiorate a tutti i livelli e generalmente in tutti i paesi dell’Euro-zona.
(A cura di Adriano Montorsi)

Il congresso si e’ aperto domenica 18 maggio con la festa di apertura e i saluti delle autorità. Già dal mattino si sono riunite le commissioni elettorali e del regolamento.
Interventi di Michael Sommer, presidente di Ituc-csi, del ministro degli affari esteri tedesco Frank Walter Steinmeier e di Helen Clark dell’Onu.

Lunedì 19 si sono aperti effettivamente i lavori con la riunione plenaria del congresso con tutti i 1700 delegati. Il tema portante del congresso e’ Costruire il potere dei lavoratori con un documento generale di azione e l’obbiettivo di raggiungere i 200 milioni di lavoratori e lavoratrici rappresentati attraverso tre strategie complementari: realizzare i diritti, occupazione sostenibile, redditi sicuri e protezione sociale, crescita sindacale.

Hanno aperto la giornata la segretaria uscente di Ituc Sharan Burrow, il direttore dell’ilo Guy Ryder e il segretario di Uni Global Philip Jennings.

Sono seguite nel pomeriggio le riunioni in contemporanea sulle 3 strategie con gli interventi dalla platea dei delegati: io mi sono concentrata sulla sottoplenaria dedicata alle campagne di sindacalizzazione delle imprese per la crescita del sindacato. Gli interventi hanno toccato anche le nostre aziende, per esempio la situazione dei dipendenti Carrefour in Colombia e la loro sindacalizzazione e la difficoltà dei dipendenti Autogrill in Germania a mantenere la contrattazione integrativa aziendale e a rappresentare i nuovi assunti precari.

Sono anche iniziate le riunioni della delegazione dei giovani: in particolare è stata lanciata la campagna sul Qatar per la conquista dei diritti dei lavoratori migranti. Il Qatar si e’ candidato a ospitare i mondiali di calcio nel 2022: la campagna mira a spingere sulla Fifa e sul governo del Qatar.

Il martedì 20 maggio sono seguite le riunioni contemporanee. Io ho seguito la riunione dal tema "domare il potere delle imprese: commercio e catene di fornitura", mentre il pomeriggio ho seguito la sottoplenaria su "sindacalizzazione nell’economia informale". I temi sono vasti e complessi e toccano molti livelli di analisi: sicuramente sono temi sovranazionali, come gli accordi commerciali e i Tpp e le campagne contro la contrazione dei diritti a favore del mercato. Il ruolo di Ituc deve essere di pressione sui governi e le istituzioni internazionali e organizzazione, supporto alle organizzazioni sindacali nazionali, ma anche di fornire occasione di scambio e rete di iniziative di successo. Il Commercio e i comitati aziendali internazionali sono occasione per risalite la filiera del lavoro verso i produttori e lo sfruttamento dei lavoratori nel mondo, ma anche nella filiera breve della distribuzione in locale: nel commercio lavorano ovunque giovani precari e donne per le stesse aziende in tutto il mondo. Unificazione del lavoro in tutte le
direzioni sono parole chiave, ma anche sensibilizzazione dei destinatari delle filiere, i consumatori. Il lavoro informale poi e’ tema immenso che l’Ilo sta cercando di definire,
quantificare e studiare già’ da tempo. Rientrano in queste zone grigie il lavoro nero o illegale, ma anche il precariato, gli stage truffa, il lavoro domestico, il lavoro pseudo autonomo e così via.

La giornata si e’ chiusa con la manifestazione a fianco del sindacato tedesco ver.di a fianco dei lavoratori e lavoratrici americane di Deutsche Telekom, sotto la sede berlinese dell’azienda, che negli Usa discrimina i lavoratori sindacalizzati.

Il mercoledì 21 maggio il congresso ha ripreso i lavori con la sessione plenaria del mattino, a cui la commissione elettorale ha introdotto le regole e i candidati alla votazione per il segretario generale: i candidati sono Sharan Burrow e Jim Baker e il voto è iniziato dalle 12. Sono seguiti gli interventi del congresso, tra cui anche quello di Susanna
Camusso e Gordon Brown.


Infine sono stati proposti degli emendamenti ai documenti congressuali. Il tema della violenza sulle donne, centrale nell’intervento di Camusso, è stato anche parte di un’iniziativa del congresso: il giuramento di rinuncia alla violenza da parte di tutti gli uomini della platea congressuale. Seguita anche l’iniziativa dei giovani Get organized.
Infine i discorsi dei due candidati alla segreteria.

Il pomeriggio sono ripresi i lavori delle subplenaire in contemporanea e ho seguito quella sul lavoro domestico e parte di quella su salute e sicurezza. Sul lavoro domestico centrale la convenzione 189 dell’ilo e gli interventi: ho preso anche io la parola per testimoniare le forme di rappresentanza e organizzazione della Filcams nel settore colf e badanti, oltre che per la particolarità della contrattazione nazionale in materia. Su salute e sicurezza i principali scopi su cui si deve concentrare il sindacato mondiale sono stati: l’eliminazione totale dell’amianto e l’allargamento della rappresentanza sindacale specifica, oltre allo scambio di buone pratiche in materia.

Il 22 maggio sono continuate le subplenarie e io ho seguito quella sulle politiche giovanili, dove sono state scambiate le esperienze di coinvolgimento dei giovani nei vari paesi. La testimonianza del Cile, dove si é operato alla sostituzione della classe dirigente sindacale con giovani under 35, è stata centrale, così come l’esempio di Wallmart negli Usa e le campagne di sindacalizzazione che in diversi anni hanno portato ottimi risultati. Anche l’esempio della campagna di Starbucks in Giappone con i video e i supporti multimediali Sono seguiti gli interventi della platea che hanno testimoniato come ovunque nel mondo i giovani inizino i rapporti di lavoro con condizioni di lavoro povero e precario e la disoccupazione giovanile è grave.

Il 23 maggio, ultima giornata di congresso, ha visto l’elezione del segretario: confermata Sharan Burrow con l’85% dei voti. Sono stati letti i rapporti e votati gli emendamenti a tuti i documenti congressuali, sia quello generico sia di quelli delle tre azioni specifiche. Sono stati votati emendamenti a favore della pace in Palestina e delle questioni dell’Ucraina e del disastro turco.
Per i il prossimo congresso nel 2019 si lancia l’obbiettivo di accrescere la rappresentanza di altri 20 milioni di lavoratrici e lavoratori nel mondo.


I delegati giovani a questo congresso sono tati il 19% mentre la quota di donne é calata: per questo il congresso approva un cambiamento del regolamento e porta al 40% la presenza femminile al prossimo appuntamento del 2019!

Il congresso si è concluso con il discorso della confermata segretaria e con i sindacati brasiliani per la campagna del mondiale di calcio 2014, con l’iniziativa dei giovani e delle donne sul palco e la festa finale.

A cura di Isabella Liguori

Con lo slogan: "Costruire il potere dei Lavoratori" da domenica 18 a venerdì 23 maggio si tiene a Berlino il 3′ Congresso della Confederazione Internazionale dei Sindacati (CSI-ITUC) che rappresenta 325 Organizzazioni sindacali in 161 paesi, con una affiliazione di 176 milioni di lavoratrici e lavoratori.
Per la Filcams partecipano Giuliana Mesina, della Segreteria Nazionale e Isabella Liguori, giovane RSU di Decathlon Torino.

IUF Executive Committee Meeting

Nei giorni 15 e 16 Maggio si è riunito il comitato esecutivo della IUF-UITA-IUL. In questa riunione annuale la segreteria della federazione mondiale espone lo stato di avanzamento delle campagne in atto e dello stato dei vari settori che confluiscono nella federazione.
Nella giornata del 15 Maggio il consesso ha interrotto i lavori nella tarda mattinata per unirsi al presidio promosso dal locale sindacato Unia all’interno della campagna globale di protesta contro i fast-food, che raramente rispettano i diritti di associazione dei lavoratori e applicano orari di lavoro talmente ridotti da non permettere una vita dignitosa a gran parte dei dipendenti.
Dopo il ritorno al centro congressi, è iniziata l’analisi dell’operato della UITA nei vari campi alimentari (agricoltura, allevamento, caseari, tabacco, pesca e bevande)ei contributi della platea dei partecipanti giunti da tutti i continenti, siamo giunti al punto della discussione che più coinvolge la partecipazione della Filcams: hotel, turismo e ristorazione. In questo dibattito sono state ricordate e discusse la campagna sulle lavoratrici ai piani negli hotel e la necessità che questa campagna si trasformi in qualcosa di concreto e tangibile nei posti di lavoro, si è parlato dell’accordo globale raggiunto con Sol Melia e dello stato delle relazioni con Accor.
Durante il dibattito sul turismo ho ricordato alle compagne e ai compagni presenti che oggi, 16 Maggio, nel nostro Paese si sta svolgendo lo sciopero per il rinnovo del contratto nazionale della ristorazione e delle catene alberghiere, riscontrando che anche in altri paesi europei vi sono problemi simili (in Austria ad esempio ci sono problemi enormi nel rinnovo del contratto della ristorazione), cosa che rimarca l’importanza della partecipazione della Filcams alle organizzazioni internazionali per cercare soluzioni comuni a problemi comuni.
Nicola Poli

Il comitato ristretto della UITA sulle catene alberghiere si è riunito il giorno 01 di aprile a Ginevra ed era formato da sindacalisti provenienti da varie nazioni europee, dal Giappone, dagli Usa, dall’Argentina e dal Sud Africa. Per la Filcams hanno presenziato Gabriele Guglielmi e Nicola Poli. Il comitato ha prima discusso sullo stato delle relazioni con Accor, Melia e R….. . Con Accor ci sono stati nel passato recente momenti di scontro per il fatto che i proprietari degli hotels affiliati al gruppo in alcune parti del mondo (nord America e Indonesia soprattutto) rifiutano l’attività sindacale. Dopo varie campagne di protesta Accor finalmente ha intrapreso azioni di persuasione verso i propri affiliati affinchè rispettino i fondamentali diritti dei lavoratori; ciò ha ottonuto qualche risultato, ma in alcune aree geografiche (tra cui il Canada! ) persistono problemi.
Con Melia si è giunti alla firma di un Accordo Globale, che ribadisce regole e comportamenti che per le legislazioni di molti Paesi non rappresentano alcuna novità, ma in alcune parti del mondo sono un sicuro avanzamento per le condizioni di vita e lavoro dei dipendenti (siano diretti o meno) di questa catena spagnola.
Per quanto riguarda Radizor, catena alberghiera presente soprattutto nel Nord Europa, i lavori sono in ritardo rispetto alla tabella di marcia concordata.
Durante la giornata è stato dato ampio ampio spazio alla campagna IUF per le cameriere ai piani ( http://www.iuf.org/show.php?lang=en&tid=221 ) discutendo sia del logo sia delle azioni future da intraprendere per rendere esigibile quanto viene enunciato nella campagna.
Durante la discussione la Filcams CGIL ha messo sul tavolo il coinvolgimento dei sindacati presenti nel progetto SAFE HOST, riguardante la tutela dei minori nella filiera del turismo.

Filcams, Dipartimento Internazionale

Principali Appuntamenti Sindacali Internazionali del 2014

GENNAIO
01Grecia: inizio semestre Presidenza Unione Europea
21Sunday Alliance, Conferenza al Parlamento Europeo

MARZO
27-28 Congresso UGT CHTJ

APRILE
09-10-11Congresso Filcams, Riccione

Congresso CC.OO. Fechot

MAGGIO

06-07UNI Europa EC Executive Committee meeting, Brussels

13IUF Women’s Committee Meeting
14IUF Administrative Committee Meeting
15-16IUF Executive Committee Meeting
18-23Congresso ITUC, Berlino, ospitato da DGB

22-25Elezioni Europee
22UNI Global Commerce MC, Berlino

LUGLIO
01Italia: inizio semestre Presidenza Unione Europea

NOVEMBRE
19EFFAT Womwn Conference
20-214th EFFAT Congress on 20-21 November 2014 at Hotel InterContinental in Vienna (Austria)

DICEMBRE
04-05 CAPE TOWN UNI World Women’s Conference
07 CAPE TOWN Opening of the 4th UNI World Congress
8-10 CAPE TOWN

Trade Game: il commercio non è un gioco 
Osservatorio italiano sul commercio internazionale*
                   

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Newsletter n° 1 - 20 dicembre 2013

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La Conferenza Ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) a Bali si è chiusa con un risultato da valutare con attenzione. Secondo l’Osservatorio italiano sul Commercio internazionale TradeGame: il commercio non è un gioco, nato per iniziativa di CGIL, ARCS/ARCI, Fairwatch e Legambiente non è un “accordo storico”, come propagandato da molti Governi, ma un compromesso che risponde, solo parzialmente, ad alcune delle richieste dei Paesi meno sviluppati, per sbloccare lo stallo del Round di sviluppo di Doha che avrebbe dovuto legare le politiche commerciali a scelte di ridistribuzione.
Il testo approvato: http://tradegameblog.com/2013/12/06/wto-ecco-il-testo-del-bali-package/
La nostra prima analisi: http://tradegameblog.com/2013/12/07/wtobali-un-modesto-compromesso-manteniamo-un-atteggiamento-critico-e-vigile/
I documenti di sindacati e movimenti: http://tradegameblog.com/2013/12/14/wtobali-i-documenti-dei-movimenti/

TTIP USA-UE: nuovo round di negoziati a Washington e le amare sorprese
Questa settimana a Washington DC si è svolto il nuovo round di negoziati di liberalizzazione commerciale tra USA e UE. Quello che è sempre più chiaro è che il commercio è solo una piccolo parte di quello che è in ballo con questa trattativa. Corporate Europe Observatory, infatti, è entrato in possesso ed ha pubblicato la proposta dell’Unione Europea sulla Cooperazione regolatoria tra Europa e Stati Uniti: in pratica cambieranno le regole che conosciamo sulla protezione del lavoro, dell’ambiente e dei lavoratori
http://tradegameblog.com/2013/12/20/ttip-usa-ue-lamara-scoperta-su-come-cambiera-la-protezione-di-lavoro-ambiente-e-consumatori/

TTIP USA-UE: I guadagni che non verranno
“Il premio per un’intera generazione”, ma anche “Il pacchetto di stimolo più a buon prezzo che potremmo immaginare”: la Commissione europea ha definito in questo modo altisonante i presunti risultati economici per il continente che verranno generati, a loro giudizio, dal nuovo trattato di liberalizzazione commerciale Usa-Ue che dovrebbe – nei loro auspici – essere approvato entro il prossimo anno. Ma alcuni economisti, a scrutare nelle pieghe delle valutazioni d’impatto prodotte dalla Commissione stessa, cominciano a trovare le prime contraddizioni
Il link: http://tradegameblog.com/2013/12/20/ttip-usa-ue-economisti-sfatano-il-mito-della-ricchezza-che-verra/

L’incontro a Bali di Trade Game con il Vice-ministro Calenda
Alla vigilia della ministeriale Wto di Bali Trade Game aveva scritto al Viceministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, chiedendo la riattivazione del Tavolo istituzionale di confronto con la società civile sui negoziati di liberalizzazione commerciale in corso in Europa e alla WTO. Dopo una riunione tecnica a Roma, Trade Game ha avuto l’opportunità di  incontrare Calenda, e di esprimere le proprie preoccupazione sia sul versante Wto, sia su quello dell’impatto dei trattati bilaterali sulla fragile economia italiana
http://tradegameblog.com/2013/12/05/baliwto-la-societa-civile-incontra-il-ministro-calenda/               
 
              

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*Trade Game: il commercio non è un gioco – Osservatorio italiano sul commercio internazionale è un’iniziativa promossa da CGIL, ARCS/ARCI, Fairwatch e Legambiente

 Tutti gli aggiornamenti su www.tradegameblog.com  
 

Al Comitato Esecutivo di EFFAT del 5 e 6 dicembre si sono discussi i seguenti argomenti:
-gli impatti sociali della crisi
-le iniziative dell’EFFAT per contrastare il lavoro precario
-le ulteriori iniziative prioritarie di EFFAT, all’interno di questo Panel é stato presentato dalla Filcams il Progetto Safe Host: http://www.safehostfilcams.org/
-è stato definito il percorso per il Congresso EFFAT che si terrà nel 2014 e il piano di attività del prossimo anno

L’annuale conferenza dell’Etuc sui Comitati Aziendali Europei si è aperta il 24 ottobre 2013. Tema portante: la sostenibilità, cosa significa nel contesto economico europeo odierno e cosa possono fare i rappresentanti dei lavoratori nei Cae per declinare questa tematica in azienda.
I lavori sono stati introdotti da D. Hexel, del sindacato tedesco DGB, il quale ha definito la sostenibilità come un’azione che deve essere “sufficiente, per tutti, per sempre”. Purtroppo, ha aggiunto, una crescente crisi di legittimità pervade l’Europa sia nei confronti del progetto politico di unità europea, sia nelle politiche economiche nel loro complesso. I CAE sono dunque chiamati a lavorare in un momento difficile, ma devono mantenere la schiena diritta e continuare a portare avanti il progetto di rappresentanza europea all’interno delle multinazionali. Attualmente i CAE in Europa sono 1016 e rappresentano complessivamente circa 18 milioni di lavoratori. Questi dati sono incoraggianti per proseguire verso la strada che conduce verso una reale capacità di contrattazione transnazionale, un obiettivo sempre più vicino, ma che ha bisogno di regole, ancora non scritte dal Parlamento europeo.
Quali sono le istanze da portare avanti in “stile” sostenibile? Innanzitutto una pressione continua perché le aziende producano, in modo ecosostenibile, cose “utili”, così come lavorare perchè gli ambienti di lavoro siano ispirati a sistemi organizzativi equi ed ecologici, compresi gli aspetti legati alla salute e sicurezza, alle pari opportunità, alla non discriminazione. Un altro obiettivo che i CAE devono perseguire è quello di lavorare per un accorciamento dell’orario di lavoro e un’omogeneizzazione della retribuzione.
La conferenza prosegue con la testimonianza del rappresentante del CAE dell’azienda ferroviaria francese Bombardier, J. Hauber, il quale sottolinea quanto il trasporto ferroviario sia un esempio ottimo di mobilità sostenibile, capace di innovarsi e di creare sviluppo.
L. Triangle, dell’azienda metalmeccanica Umicore (Belgio), continua parlando di come la sua azienda abbia trasformato la sua produzione da “brown” a “green” attraverso una stretta collaborazione con il CAE, e in ultimo R. Nedzynski, coordinatore per EFFAT di alcuni CAE tra cui quello di Accor,

multinazionale alberghiera, racconta della recente firma di un accordo congiunto, i cui punti salienti sono la definizione delle libertà sindacali e dei diritti dei lavoratori, una dichiarazione contro il lavoro minorile e una sullo sviluppo di processi produttivi in sintonia con la sostenibilità ambientale (ad esempio, l’uso consapevole delle materie prime quali cibo, acqua, delle fonti energetiche, etc.). Nedzynski sottolinea quanto questo accordo sia un risultato davvero importante per il CAE, in quanto apre la strada ad accordi simili in seno alle altre maggiori catene alberghiere.
La prima giornata di lavoro si conclude con un resoconto del ricercatore S. Vitols, dell’Istituto Sindacale Europeo, sui risultati ottenuti negli ultimi anni dalla collaborazione dei CAE con le rappresentanze dei lavoratori nei consigli di amministrazione (WBLR, workers on board level representation). Il ricercatore tedesco insiste sulla necessità della trasformazione delle imprese europee dal modello “stakeholder value” (ovvero decisioni prese sulla base di finanziatori e azionisti d’impresa) a quello “shareholder value”, ovvero un’impresa i cui processi decisionali sono basati sugli attori effettivi, tra cui troviamo i lavoratori. Guidare l’evoluzione dell’impresa verso tale modello è determinante per la realizzazione della sostenibilità, che in questo modo risulta applicata in modo multidimensionale, attraverso i meccanismi dei CAE, dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli d’amministrazione, della contrattazione collettiva, della creazione di comitati consultivi che raggruppano i diversi attori dell’impresa.
Il CAE, dunque, possono e devono giocare un ruolo sempre maggiore nella transizione dall’impresa che punta sul mero valore azionario all’impresa sostenibile, proponendo istanze di sostenibilità e sostenendo le scelte aziendali in tale direzione.
Il dibattito che segue tra i delegati, provenienti da organizzazioni sindacali e CAE di tutta Europa, mette in evidenza tra le altre cose quanto queste tesi siano ancora poco comprensibili per i Paesi più indietro in materia di diritto del lavoro, libertà sindacali e cultura della responsabilità sociale d’impresa. Ancora una volta, è compito dei CAE, con la loro peculiare vocazione allo scambio di modelli economici e sindacali, fare in modo che queste istanze prendano piede e diano il via a iniziative di modernizzazione delle imprese europee meno avanzate.

La seconda giornata della conferenza si apre con un’interessante tavola rotonda che mira a dimostrare come i CAE siano strumenti importanti per lo sviluppo di buone “governance” d’impresa.
La prima testimonianza è di A. Breuil, delegato CAE di Chèque Dejeuner (impresa nel settore dei buoni pasto), il quale ricostruisce le tappe della costituzione del CAE e di ciò che ha significato per i lavoratori della sua azienda in termini di informazione e consapevolezza. Breuil rimarca anche come i CAE possano essere un utile strumento per quanto riguarda il dialogo sociale europeo, in un’ottica di reciproca influenza e scambio di buone prassi.
La tavola rotonda prosegue con G. Guglielmi, responsabile delle Politiche Internazionali della Filcams Cgil Nazionale e coordinatore del CAE di Autogrill, che presenta alla platea presente il progetto MUMMIA (Multisectoral Multinational Managing Information & Consultation Agreements), recentemente conclusosi nella sua prima parte: un tentativo di identificare i processi che possono favorire la costituzione di un CAE nelle multinazionali che operano in più settori. Guglielmi riporta l’esempio dell’avvio del Gruppo Speciale di Negoziazione per la costruzione del CAE del Gruppo Cremonini, in cui si è seguita l’impostazione scaturita dal progetto. Le aziende multinazionali e multisettoriali rappresentano una sfida per le organizzazioni sindacali nazionali e transnazionali, in quanto l’abitudine a lavorare nei propri rispettivi settori e territori deve essere abbandonata in favore di una continua ricerca di alleanze. Il progetto MUMMIA, il cui nome rappresenta l’immobilità delle organizzazioni sindacali in contrapposizione con la rapidità delle decisioni prese dalle aziende multinazionali, risponde dunque a questa sfida, mettendo in campo strumenti di lavoro, scambio di buone pratiche, reti di contatto e alleanze globali.
Nella seconda parte della giornata, si è dato ampio spazio al dibattito e allo scambio di impressioni sulle tematiche affrontate. In particolare, sembra molto interessante la questione del coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli d’impresa: una sfida probabilmente da raccogliere ed esplorare, ma anche piena di difficoltà e problemi di applicazione nei vari stati nazionali.
La chiusura della conferenza è affidata a Claudia Menne, segretaria confederale CES, che si augura di aver offerto spunti di riflessione per chi si occupa di CAE e annuncia che gli atti della conferenza saranno pubblicati presto sul sito della CES.

A cura di Giorgia Evangelista

Rompiendo Barreras (Abbattendo le Barriere)
di Loredana Colarusso

Organizzare i lavoratori. Aumentare il livello di rappresentanza per rafforzare il potere negoziale del Sindacato. Migliorare le condizioni del lavoro nel Commercio attraverso il dialogo sociale ed accordi che diventino vincolanti per le aziende, a livello mondiale. Questi i principali obiettivi della Conferenza mondiale di Uni Commerce, a Buenos Aires, dal 9 all’11 ottobre 2013.
La capitale argentina non è scelta a caso: rappresenta un Sud America caratterizzato da condizioni di lavoro pesanti, dove i diritti minimi vengono continuamente calpestati. Le testimonianze che si susseguono parlano soprattutto di lotte e scioperi continuativi per l’ottenimento di un salario equo e di condizioni lavorative sane, sicure e rispettose della persona.
Il settore del commercio è inoltre, oggettivamente, uno dei più complicati da organizzare, per il ricambio continuo del personale e per l’alta percentuale di contratti a termine, part time, che lo caratterizza.
All’appuntamento sono presenti delegazioni dal Giappone agli Stati Uniti, dal Nepal al Sud Africa, alcune partecipano per la prima volta a tali eventi, visti anche gli ostacoli del “fare sindacato” nei paesi di provenienza, come il Paraguay o la Cina; nutrita la presenza dei delegati Cileni che inaugurano con il calore ed il colore latino americano la Conferenza, entrando nella sala del Tango Porteno, il tempio del Tango capitolino, a suon di tamburi, bandiere e slogan.
Dopo i saluti di rito del Presidente di Uni Commerce Americas Ruben Cortina, intervengono il Segretario Generale del Sindacato Argentino FEACYS, e il Ministro del Lavoro Argentino in carica, che assume un impegno politico forte sostenendo l’operato del Sindacato per un lavoro di qualità contro la precarietà e il lavoro nero.
La conferenza è anche un momento per tirare le somme e fare un bilancio degli ultimi quattro anni, da quando a Dublino, è stata approvato all’unanimità il Piano “Breaking Through” con il principale obiettivo di stringere accordi globali con le grandi multinazionali, colpevoli di diversificare il trattamento del lavoro tra nord e sud del mondo, calpestando i diritti dei lavoratori. Dal 2009 importanti accordi sono stati sottoscritti con H&M, Carrefour, Inditex, Metro, per equiparare la negoziazione a livello mondiale, per superare limitazioni del diritto di attività sindacale, per rendere globale la difesa del lavoro; trattative ancora aperte invece con Ikea.
Fondamentale è stata inoltre l’azione del sindacato mondiale per ottenere e sottoscrivere un accordo dopo la strage di centinaia di persone, avvenuta nelle fabbriche Bengalesi dell’abbigliamento “occidentale”: ci si è rivolti alle Aziende produttrici, nel tentativo di sensibilizzare e delineare linee guida che rispettino la sicurezza e la salute del personale impiegato, un accordo che coinvolge migliaia di lavoratori.
La ricerca della globalità d’azione è naturalmente la parola d’ordine del Convegno, costruendo una strategia di comunicazione inclusiva ed efficace che metta in rete le attività del settore e degli affiliati, facendo circolare le informazioni con regolarità costante, riunendosi periodicamente e agendo uniti.
Quanto possa questa coesione essere vitale per il lavoro lo dimostrano le testimonianze dei lavoratori e dei delegati di svariati paesi, racconti su come e quanto possa essere difficile e pericoloso il mestiere del sindacalista, l’iscrizione ad una sigla, la condivisione di idee giuste e dignitose.
Luz è una delegata di Carrefour Colombia, paese che non riconosce il diritto all’associazione sindacale, dove lo stato repressivo e la guerra civile minano le libertà minime della persona, è una ragazza coraggiosa, che ha deciso di lottare per chiedere il miglioramento delle sue e delle condizioni di tutti i suoi colleghi. La sua battaglia ha trovato forza e sostegno proprio grazie alla Uni, ai compagni dei paesi latino americani che hanno permesso di aprire un dialogo con l’Azienda prima di tutto, il suo intervento è quello più ammirato ed applaudito.
Accorati e spesso drammatici i racconti dei Delegati Turchi, in un paese dove fare sindacato è mera illusione, le Aziende si fanno forti del mancato riconoscimento, e utilizzano metodi di trattamento che nulla hanno a che vedere con il rispetto della dignità umana, prime fra tutti Ikea, in seconda battuta Leroy Merlin.
Non solo esperienze negative fortunatamente: le stesse aziende su citate instaurano delle relazioni sindacali trasparenti e aperte in paesi come la Malaysia, la Francia, la Svezia o la Romania.
Il problema sono i due pesi e le due misure, il mancato rispetto di accordi globali, in molti casi esistenti, relativamente ad alcune realtà meno democratiche, meno libere, come se la gestione aziendale dovesse adeguarsi a forza al governo del paese.
Quali le possibili soluzioni? Prova a lanciarne qualcuna il Segretario Generale Filcams Cgil Franco Martini nel suo intervento:“UNIGlobal deve essere sempre più il sindacato del commercio sostenibile, perché solo in questa prospettiva sarà possibile valorizzare il lavoro, nella sua professionalità e nella sua dignità, combattendo la dilagante precarietà, soprattutto giovanile” e ancora difesa dei salari, protezione sociale, dialogo sociale e mobilitazione laddove non esista comunicazione, sviluppo dell’esperienza dei CAE, fondamentali per rafforzare la rete dell’azione sindacale internazionale.
Parola d’ordine Abbattere le Barriere, e a rivederci in Germania.

La Giornata internazionale della nonviolenza dal 2007 viene commemorata il 2 ottobre, data di nascita del Mahatma Gandhi.

In Italia l’evento principale si è tenuto a Perugia con il seminario: "tracciamo le strade di un futuro di Pace possibile"

In allegato la locandina e le immagini di alcuni momenti del seminario.

Gabriele Guglielmi presenta lo stato di avanzamento del progetto Safe Host

Il Link al sito del progetto Safe Host

Il lavoro infantile nei Paesi in sviluppo è un problema noto:
l’Organizzazione internazionale del lavoro stima che, attualmente, i bambini tra 5-14 anni al lavoro sono più di 250 milioni.


Meno noto è – invece – il fatto che il lavoro infantile esiste ancora anche in Europa (in cui l’argomento è tabù): molti elementi – sottolinea Muižnieks, Commissario per i Diritti dell’uomo al Consiglio d’Europa – indicano che il lavoro infantile non vi è scomparso; e che, su effetto della crisi economica, potrebbe anche svilupparsi ulteriormente. La recessione ha indotto numerosi paesi a ridurre il budget dell’aiuto sociale e, con l’incremento della disoccupazione, molte famiglie trovano una soluzione nel far lavorare i bambini. I bambini più minacciati sono, in particolare, i bambini rom; e quelli migranti – non accompagnati – di meno di 18 anni , originari dei Paesi in via di sviluppo.

Secondo ricerche ONU, in Georgia, lavora il 29 % dei bambini tra i 7 e i 14 anni; in Albania questa percentuale è del 19%, Il governo della Federazione di Russia stima che il numero dei bambini che lavorano nel paese potrebbe raggiungere 1 milione. In Italia, uno studio del 2013 indica che lavora il 5,2% dei minori di 16 anni. Sulla maggior parte degli altri Paesi, non si hanno cifre.

In Europa, i bambini lavorano in attività pericolose, nei settori dell’agricoltura (per usare macchinari pericolosi, sollevare pesi pesanti, applicare pesticidi nocivi, ecc.) e dell’edilizia, in piccole fabbriche, o in strada (soggetti ad abusi e violenze). “Questo fenomeno – sottolinea Niels Muižnieks – è stato osservato, per esempio, in Albania, Bulgaria (ad es. nell’industria del tabacco fino a 10 ore per giorno), Georgia, Moldavia (ad es. per raccolte agricole, sulla base di contratti stipulati tra istituti scolastici e fattorie e coperative), Montenegro, Romania, Serbia, Turchia e Ucraina. Regno Unito (in cui molti bambini hanno orari di lavoro molto pesanti) Il lavoro dei minori rischia di svilupparsi ancora di più nei paesi colpiti da misure di austerità ( Cipro, Grecia, Italia e Portogallo)“.

I governi – sottolinea Niels Muižnieks – dovrebbero sorvegliare la situazione. E dovrebbero adottare delle misure (di prevenzione o correttive), sulla base della Convenzione relativa ai diritti dei bambini delle Nazioni unite, e sulla base della Carta sociale europea.

6 settembre 2013

a cura di:
Segretariato Europa – Silvana Paruolo

Periodico a cura del Dipartimento Politiche Globali CGIL

Riunione del Comitato del PCN per le Linee Guida OCSE per le Imprese Multinazionali:
dalla tragedia del Rana Plaza una spinta a maggiore coerenza e incisività?

Si è tenuta, nei giorni scorsi, presso il Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del MISE la riunione del Comitato del Punto di Contatto Nazionale (PCN).

Missione del PCN, in Italia come in tutti i 43 paesi aderenti alle Linee Guida dell’OCSE per le Imprese Multinazionali, è la promozione del rispetto di questo strumento da parte delle multinazionali, responsabilità questa dei Governi.

Il Comitato, con funzioni consultive, è composto di una quantità di soggetti, la maggior parte dei quali in rappresentanza di Ministeri, amministrazioni regionali ed enti di varia natura, e di organizzazioni imprenditoriali e sindacali.

L’efficacia della funzione consultiva è stata finora significativamente compromessa dalla ridottissima frequenza delle riunioni, poco più che annuali. A partire da questa preoccupazione, sollevata ancora una volta dalla rappresentante della CGIL, si è convenuto che dal prossimo mese di settembre le riunioni saranno convocate con frequenza adeguata; ciò anche al fine di non penalizzare la trattazione dei temi legati alla concreta ed efficace promozione delle Linee Guida da parte del PCN, responsabilità che appare al momento diluita in una confusa congerie di temi genericamente raggruppati sotto un’ambigua categoria di Responsabilità Sociale delle Imprese, in cui appare sempre più chiaro che ciascuno mette i criteri e i parametri preferiti, a scapito del rafforzamento di strumenti normativi e promozionali internazionalmente definiti e impegnativi per il governo.

Queste preoccupazioni erano state ancora una volta espresse dai sindacati internazionali, in particolare per voce del TUAC – comitato sindacale consultivo presso l’OCSE – all’ultima riunione presso l’OCSE di tutti i PCN di cui si è dato conto con nota dell’1/7/2013.

Significativo che di quella riunione sia stato dato ampio e positivo resoconto al Comitato da parte del segretariato del PCN italiano, che ha in particolare illustrato le misure a seguito del tragico incidente del Rana Plaza in Bangladesh che ha messo in luce le responsabilità di grandi imprese multinazionali. Insieme alle iniziative assunte dall’OIL, dall’OCSE, dallo stesso Governo del Bangladesh (che è però ancora oggi lontano dall’adeguare la sua legislazione del lavoro alle fondamentali norme di diritto e sicurezza del lavoro), è stato illustrato l’accordo sindacale sottoscritto da un numero importante di noti marchi tanto produttori che distributori presenti in Bangladesh e dai sindacati internazionali che rappresentano i lavoratori del tessile e della distribuzione (IndustriALL e Uniglobal). L’Accord on Fire and Building Safety in Bangladesh, vincolante per i sottoscrittori, è fortemente innovativo e di grande potenziale; la sua importanza sta innanzitutto nella sua natura di accordo sottoscritto in base a trattativa fra le parti sociali e in particolare per le modalità concordate per la sua attuazione, con trasparenti procedure e responsabilità, per il monitoraggio, la risoluzione di eventuali controversie, il collegamento a misure legislative e di ispezione di responsabilità governativa.

Il Comitato ha accolto con grande favore la proposta del PCN di mettere in atto subito dopo la pausa estiva una concreta iniziativa rivolta alle aziende italiane del settore tessile operanti in Bangladesh, con l’assistenza del Comitato stesso. Obiettivo primario è quello di identificare e riunire innanzitutto le aziende, di diversa taglia, coinvolte nell’evento del Rana Plaza, per una discussione su concrete misure preventive, da estendere poi al settore tessile nel suo insieme; obiettivo ulteriore è quello di coinvolgere i marchi operanti in particolare in paesi in via di sviluppo con mercato del lavoro più fragile e quadro legale spesso inadeguato alla normativa internazionale, con l’intento prioritario di raggiungere la catena dei fornitori e sensibilizzare le piccole imprese. Le azioni da proporre potranno comprendere una serie di iniziative concrete, in particolare di formazione sulle Linee Guida, di sensibilizzazione e di pubblicizzazione dell’Accord internazionale, rispetto alle quali abbiamo garantito grande disponibilità. Questa può essere un’iniziativa concreta per dare, da una parte, visibilità e riconoscimento del ruolo di promozione delle Linee Guida al PCN e, dall’altra, perché esso contribuisca a rafforzare l’azione dell’OCSE, anche in collaborazione con PCN di altri paesi.

Infine, ancora in riferimento alla tragica vicenda del Rana Plaza, il Segretariato del PCN ha informato che il MISE sta esaminando un’interpellanza parlamentare su questa materia, rivolta anche ai Ministri degli Esteri e del Lavoro.

Un altro buon esempio di crescente collaborazione fra il PCN italiano e quelli di altri paesi può essere rappresentato da un caso di presunta violazione delle Linee Guida che è stato recentemente sollevato presso i PCN italiano, britannico e statunitense. La natura confidenziale delle informazioni relative a casi in corso di esame impedisce di darne qui conto in dettaglio, ma va sottolineata l’importanza della collaborazione nella gestione congiunta del reclamo da parte dei tre organismi.

Un’ultima annotazione merita una iniziativa presentata come parte del Piano d’Azione Nazionale sulla RSI. Di esso e dell’approccio retrostante abbiamo più volte richiamato limiti e pericolose ambiguità, soprattutto per il potenziale detrimento che ne deriva a strumenti a carattere più univoco e vincolante quali le Linee Guida dell’OCSE. L’esempio di questa iniziativa, di cui non si possono escludere anche lodevoli intenzioni di chiarificazione, conferma purtroppo le nostre preoccupazioni. Si tratta del tentativo di definire una piattaforma interregionale di indicatori per la valutazione della responsabilità sociale delle imprese. L’obiettivo sarebbe quello di definire un insieme condiviso per costruire un piano di riferimento unico; ciò a fronte del fatto che il proliferare di iniziative sotto la generica etichetta di responsabilità sociale, differenti da una regione o un’amministrazione ad un’altra e poggiate su un quadro deliberatamente privo di riferimenti normativi, dà come è inevitabile risultati di pericolosa confusione.

Due sono le questioni cruciali sulle quali abbiamo attirato l’attenzione del PCN.

La prima e fondamentale è che in nessuna parte si indica come fattore unificante e chiarificatorio minimo l’esplicito impegno di rispetto delle Linee Guida dell’OCSE: appare francamente difficile capire come il PCN italiano, la cui missione e ragion d’essere è appunto la promozione e attuazione delle Linee Guida per conto del Governo, possa trascurare questo “dettaglio” della propria funzione.

La seconda, per noi non meno grave, pur se non sorprendente nella logica della buona volontà sostitutiva delle regole (più elegantemente detta della soft law), è il riferimento alla realtà purtroppo diffusa di strategie “premiali” da parte delle amministrazioni che intendono appunto premiare i comportamenti cosiddetti socialmente responsabili delle imprese. Mentre non scandalizzano ben collaudate strategie, di cui si hanno esempi significativi in diversi paesi, di promozione basata su incentivi, radicalmente diversa è la logica sottesa all’idea di premi. Queste producono la negazione del rispetto delle regole, la riduzione del riconoscimento dei diritti fondamentali a variabile dipendente dalla buona volontà e minano alla radice il sistema di norme e gli strumenti internazionalmente riconosciuti.

Si sta assistendo a livello internazionale ad un accelerato e preoccupante smantellamento della nozione stessa di regole democraticamente definite a garanzia di tutti, in favore di un coacervo di dispositivi auto legittimati fra cui scegliere, quando non reinventare, quello preferito.

Queste preoccupazioni non sono apparse estranee a molti dei membri del Comitato PCN e costituiranno auspicabilmente tema di riflessione comune più approfondita nei prossimi mesi. Conforta il fatto che il segretariato del PCN abbia più volte ricordato nel corso della riunione che, appunto, non vi è un bisogno di definire o reinventare principi, poiché essi sono già definiti dalle Linee Guida OCSE per le Imprese Multinazionali, che ovviamente non possono essere messe in discussione, ma vanno promosse, implementate e fatte applicare da parte del governo, in tutte le sue articolazioni amministrative.

Politiche globali - Carla Coletti – Leopoldo Tartaglia


Le proposte CGIL per l’Europa. Il testo dell’audizione in Parlamento
17/07/2013
Nell’ambito dell’esame congiunto del Programma di lavoro della Commissione europea per il 2013 e del Programma di 18 mesi del Consiglio dell’Unione europea fino al giugno del prossimo anno, nonché della Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, sono state avviate in Parlamento le audizioni delle parti sociali e dei soggetti interessati. Oggi sono state organizzate le audizioni dei sindacati, degli enti pubblici e delle imprese. Per la CGIL hanno partecipato all’audizione Fausto Durante, responsabile del Segretariato Europa della CGIL nazionale e Giulia Barbucci, funzionario del Segretariato Europa. Pubblichiamo di seguito il testo che la CGIL ha consegnato alla XIV Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati.

Nonostante l’Italia sia uscita dalla procedura di infrazione per eccesso di deficit,  rimane ancora una “sorvegliata speciale”. La Commissione europea ha di recente annunciato un leggero allentamento del rigore contabile, ma rimane esigente per quanto riguarda l’attenzione al Patto di stabilità. E’, peraltro, vero che adesso l’Italia può avanzare richieste di maggiore libertà affrontando un negoziato che ci consenta margini di flessibilità per la realizzazione di investimenti produttivi e per il lavoro, in particolare dei giovani. Si tratta di liberare risorse, a fronte della correzione strutturale di bilancio che abbiamo operato. E’ quindi importante che si definiscano priorità di opere da scorporare dal conto del 3 % del PIL (la cosiddetta “golden rule”) per spese per l’ambiente, le infrastrutture, l’occupazione giovanile e venga chiarito, inoltre, il cofinanziamento per la parte nazionale dei progetti della politica di coesione. Ciò fornirebbe risorse significative per la crescita.

Le ricette messe a punto dall’Unione europea per affrontare una crisi senza precedenti, oltre che dai contorni inediti, si sono concentrate su politiche di austerità per il consolidamento di bilancio, ma a cinque anni dall’inizio della crisi risulta evidente che proprio queste ricette hanno avuto come conseguenza l’ulteriore recessione dell’economia, il peggioramento delle condizioni materiali delle persone e l’aumento della povertà.

Il percorso di risanamento deve certamente proseguire, ma esso deve essere affiancato da politiche di sviluppo a livello europeo.

Proprio la crescita e l’occupazione sono state al centro dell’ultimo Consiglio europeo, la cui importanza, per la CGIL, è proprio nella dimostrata consapevolezza della necessità di cambiare direzione di marcia e di affrontare il tema della disoccupazione in Europa, specie di quella giovanile e femminile. E’ su questa strada che bisogna proseguire ma ciò non è abbastanza. La CGIL ha espresso in tutte le sedi istituzionali le proprie proposte di politica economica per uscire dalla crisi, proposte che – a partire dalla mutualizzazione di parte del  debito dell’Eurozona da parte della BCE attraverso i due fondi ESM e EFSF – vanno nella direzione di una revisione netta delle scelte finora portate avanti dall’Unione europea, improntate solo sulle politiche di austerità, chiedendo invece misure che abbiano il segno dell’equità e che consentano di sviluppare una nuova politica economica espansiva fondata sulla creazione di lavoro e sul suo valore. Questa è l’idea di fondo della proposta di Piano del lavoro 2013 della CGIL, così come fu per la CGIL di Di Vittorio nel 1949.

Nello specifico dei temi dell’audizione, per quanto riguarda le Raccomandazioni all’Italia, in generale pensiamo che esse siano sostanzialmente in linea con quelle precedenti, eccezione fatta per la assenza dei rituali appelli del passato volti a una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e alla revisione della disciplina dei licenziamenti individuali. Purtroppo, la Commissione europea continua ad esprimere una visione meramente tecnicistica del processo europeo e, quindi, non indica quel cambiamento necessario di politica economica dell’Europa che invece la CGIL ritiene indispensabile. Inoltre, la procedura delle Raccomandazioni rimane incasellata in una prassi burocratica, poco democratica e carente di un rapporto dialettico con le autorità politiche dei Paesi. Ciò apre il tema della democrazia della governance europea, oltre che della sua dimensione sociale, perché se le politiche di bilancio degli Stati saranno sempre più vincolate da Bruxelles (vedi Fiscal compact, Six Pack e Two Pack) diventa necessario che le istituzioni europee  siano, coerentemente e conseguentemente, luoghi in cui le scelte vengono assunte attraverso forme e procedimenti improntati a democrazia, trasparenza e pieno coinvolgimento di tutti gli attori sociali.

L’importante Consiglio di giugno, nel quale il nostro Governo è riuscito a influire positivamente sulla definizione dell’agenda (con l’inserimento di argomenti quali  la crescita, la disoccupazione giovanile, la creazione di lavoro), ha affrontato temi rilevanti e ha prodotto alcuni primi risultati, per quanto parziali e insufficienti. Si può e si deve fare di più, attraverso impegni concreti che indichino chiaramente quante risorse sono a disposizione e quando queste saranno disponibili. I temi non affrontati o rimandati, e che sono invece essenziali per dare seguito a quanto già assunto nelle conclusioni del Consiglio, riguardano la “golden rule”, l’utilizzo dei fondi strutturali non spesi, l’apertura del dibattito sulla dimensione sociale della governance europea e dell’UEM, l’unione bancaria.

Si deve poi aprire un capitolo  sull’Europa che vogliamo, per contrastare le spinte anti-europeiste che cominciano a prendere piede in alcuni settori dell’opinione pubblica e l’insofferenza da parte dei cittadini nei confronti di un’Europa considerata lontana dai bisogni delle persone e causa del loro impoverimento. I valori dell’Europa, la solidarietà, la sussidiarietà, la coesione, il benessere sociale, cioè, in sintesi il modello sociale europeo, sembrano ormai parole vuote che l’Europa non è più in grado di realizzare per i propri cittadini. Invece, quei valori e quei principi vanno rilanciati. E’ necessario, per questo, riprendere il filo del discorso sulla costruzione dell’Europa, che si è fermata alla moneta, senza aver definito e varato i poteri necessari a governare l’Euro: un Presidente forte e democraticamente legittimato, un Ministro del tesoro unico, una Banca centrale con poteri di prestatore di ultima istanza e con poteri di emissione di moneta, la definizione delle competenze della Commissione e del Parlamento.

Dopo l’Europa della moneta è arrivato il tempo dell’Europa istituzionale, davvero federale, con una politica economica comune e un processo condiviso di armonizzazione fiscale.

Si deve quindi ripartire con una forte iniziativa di livello continentale, anche in vista delle prossime elezioni per il Parlamento europeo e della Presidenza italiana dell’Unione nel secondo semestre del 2014, su alcuni punti fondamentali:
un governo economico per la zona euro che definisca una strategia comune di politica industriale, di convergenza delle politiche di sviluppo, di lotta all’evasione fiscale;

l’attuazione di un programma di investimenti europei per un importo pari almeno all’1% del PIL europeo e il lancio di un piano per la crescita, finanziato con Eurobonds emessi dalla BEI, che rilanci l’occupazione giovanile e  il lavoro;

un allentamento del Patto di Stabilità, che scorpori dal Patto stesso gli investimenti per la crescita e lo sviluppo sostenibile;

una vera ed efficace Tassa sulle Transazioni Finanziarie Internazionali, per ridurre drasticamente la speculazione finanziaria di breve durata e liberare risorse per gli investimenti “reali” che generano crescita e occupazione;

l’introduzione di un’imposta strutturale sulle grandi ricchezze (che, per l’Italia, può agevolare il processo di rimodulazione dell’IMU);

l’aumento dell’imposizione sulle rendite finanziarie (in Italia al 20 %, al di sotto della media europea);

la definizione di una comunità europea dell’energia e l’introduzione di tasse ambientali sul principio “chi inquina paga”;

una nuova Unione politica.

Il processo di integrazione europea sta attraversando la crisi più grave di tutta la sua storia. La CGIL segue con grande preoccupazione l’evoluzione degli eventi in Europa, confermando la propria fiducia nel comune futuro europeo e nella visione dell’Europa come comunità del lavoro, dei diritti, della libertà. Per questo obiettivo, una forte dimensione sociale deve essere incorporata nelle politiche europee realizzando il pieno coinvolgimento delle parti sociali, così come previsto nel Trattato di Lisbona. Ciò è indispensabile per ripristinare la fiducia dei cittadini e dei lavoratori nel progetto europeo e nel suo futuro.

A cura di: Fausto Durante – Giulia Barbucci

8th UNI-Europa Youth Summer School
Albufeira, Portogallo 19-21 giugno 2013

Il corso “UNI Youth Summer School” è un corso altamente interattivo che permette ai giovani rappresentanti sindacali che non abbiamo superato i 35 anni, di acquisire e perfezionare le proprie abilità comunicative, relazionali e negoziali.
Attraverso la partecipazione al corso si vuole raggiungere come ulteriore obiettivo quello di mantenere alta la motivazione dei giovani rappresentanti e di focalizzare l’attenzione su quelle che sono le problematiche più sentite riguardanti la categoria dei lavoratori più giovani.
Per raggiungere tali obiettivi, le attività previste dal corso erano caratterizzate da simulazioni e lavori di gruppo che si alternavano a momenti di spiegazione da parte del docente.
Tutto ciò ha facilitato la conoscenza reciproca, permettendo altresì di mettere a confronto le diverse esperienze acquisite durante lo svolgimento del proprio ruolo in ambito sindacale.
Frequenti sono state le occasioni per intavolare discussioni costruttive, volte al raggiungimento di un’intesa tra i diversi membri appartenenti allo stesso gruppo di lavoro.
Al termine di ogni attività di gruppo seguiva un momento di relazione al resto dei partecipanti.
Nella giornata conclusiva ogni partecipante ha esposto al resto della classe un discorso preparato individualmente nel corso dei giorni precedenti e infine, come ultima attività di gruppo, si è messa in pratica una simulazione di una trattativa con l’azienda.
Le problematiche del lavoro giovanile maggiormente sentite, emerse durante il corso, sono quelle legate alla precarietà occupazionale e salariale.
Tuttavia un’idea apprezzabile nata durante queste giornate è quella di istituire dei corsi di formazione tenuti da militanti del sindacato per gli studenti degli ultimi anni di istruzione obbligatoria, in modo tale da dare loro le nozioni di base sul mondo del lavoro e sulle lotte sindacali fatte nel corso della storia; per metterli inoltre a conoscenza dei loro diritti e dar loro così tutti gli strumenti per essere futuri lavoratori più consapevoli e attenti alle problematiche collettive.

A cura di:
Loretta De Angelis

Il 6 giugno 2013 a Bruxelles, si é riunito il Comitato del settore Turismo di EFFAT; per l’Italia hanno partecipato Gabriele Guglielmi e Stefania Radici della Filcams, nonché Emilio Fargnoli della Uiltucs che ne é il Presidente; oltre a preparare il meeting di Dialogo Sociale del giorno successivo, il Comitato ha dibattuto in merito alla discussione in atto per riformare le procedure degli appalti di servizio, dell’andamento dei progetti in itinere quali: Passaporto delle qualifiche, Osservatorio virtuale sul turismo, ed é stato anche illustrato il progetto Safe Host http://safehost.filcams.it/ che potrebbe essere presentato anche nel corso dei lavoro del prossimo Forum Europeo del Turismo organizzato dalla Commissione Europea in collaborazione con il Paese Presidente di turno del secondo semestre 2013: la Lituania.
Sono stati esaminati anche alcuni casi aziendali di dimensione europea quali la ri-negoziazione dell’accordo CAE di Compass, e lo spin-off del settore retail di Autogrill, nonché la possibilità di organizzare una riunione sindacale europea su McDonald’s.
Sono infine state aggiornate le date delle iniziative in programma nei prossimi mesi, si veda l’allegato piano di lavoro.

Posizione adottata dal comitato esecutivo della CES il 5-6 giugno 2013
sulla lotta contro i cambiamenti climatici in Europa e nel mondo

Per diversi anni la CES si è rifiutata di inquadrare il dibattito sul cambiamento climatico come una
scelta alternativa tra la tutela per l’ambiente, e un’economia inclusiva che crea occupazione.
Il mantenimento e la creazione di posti di lavoro di qualità e la protezione ed il rafforzamento del
modello sociale europeo restano le nostre priorità assolute, ma, allo stesso tempo, il contenimento
del riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi soddisfa sia i requisiti di base per la protezione
dell’ambiente, che la necessaria solidarietà verso le persone vulnerabili e le generazioni future.
Il movimento sindacale non è ambiguo a questo proposito. In questo periodo di crisi economica,
mesi prima che siano adottate scelte politiche cruciali, che influenzeranno il futuro dell’Unione
Europea e del pianeta, la CES ribadisce con forza che l’unico modo possibile di conciliare le due
ambizioni è una “giusta transizione”.
Gli accordi internazionali sul clima, nel 2015, devono consegnare un accordo universale e
ambizioso.
Dopo la delusione del vertice di Copenaghen nel 2009, le conferenze di Cancun, Durban e Doha
sono state in grado di salvare il processo di negoziati internazionali, in particolare mediante
l’assegnazione di un nuovo termine al 2015. Entro questa data, si deve concludere un accordo
sostenuto da un quadro giuridicamente vincolante, e con l’obiettivo di mantenere l’aumento della
temperatura media sotto i 2 gradi.
Il raggiungimento di questo obiettivo richiede in primo luogo che il trattato sia ambizioso in termini
di riduzione dei gas effetto serra, attraverso l’adozione di obiettivi vincolanti che raccolgano le
raccomandazioni del gruppo Intergovernativo degli esperti sui cambiamenti climatici ( IPCC -
Intergovernmental Panel on Climate Change), per ottenere una riduzione globale delle emissioni
di gas serra almeno del 50%, e una riduzione delle emissioni dei paesi sviluppati tra l’80 ed il 95%
rispetto al livello del 1990. Il raggiungimento di questi obiettivi al 2050 presuppone obiettivi
intermedi credibili e che l’ambizione delle politiche esistenti sia rinforzata fin da adesso, in
conformità con il mandato della piattaforma di Durban.
In secondo luogo, ciò presuppone che il trattato sia sufficientemente ampio da impegnare tutte le
principali economie del pianeta a ridurre le emissioni di gas serra in modo analogo, ma non
identico, in conformità con il principio di una comune, ma differenziata responsabilità.
L’universalità degli obblighi di riduzione delle emissioni di gas effetto serra, eccetto per i paesi
meno sviluppati, è un prerequisito indispensabile per rafforzare l’efficacia ambientale nella lotta
internazionale contro i cambiamenti climatici, senza penalizzare eccessivamente le economie dei
paesi, come quelli dell’UE, che da anni si sono sottoposti ad obiettivi vincolanti di riduzione delle
emissioni di gas serra.
Una condizione per la conclusione di un trattato ambizioso è l’assunzione di un impegno finanziario
concreto da parte dei paesi sviluppati per aiutare i paesi in via di sviluppo a mettere in atto misure
per mitigare le loro emissioni ed adattarsi alle conseguenze del riscaldamento globale.
E’ indispensabile che i paesi sviluppati chiariscano il modo in cui intendono raggiungere l’obiettivo
di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020. Il contributo pubblico del pacchetto di
finanziamento non può essere a spese dello 0,7% del PIL di aiuti allo sviluppo.
Nella stessa ottica, il ricorso al credito internazionale utilizzato per raggiungere l’obiettivo di
riduzione dei gas serra dei paesi sviluppati non deve essere contabilizzato nel contributo pubblico di
questi 100 miliardi. L’attuale pressione sulle finanze pubbliche non deve servire da pretesto per non
agire, ma, al contrario, servire da stimolo a porre in essere strumenti finanziari complementari,
come ad esempio, una tassa sulle transazioni finanziarie, una tassa sul carbonio o una revisione dei
sussidi che incidono negativamente sull’ambiente come quelli per i combustibili fossili.
In base alle decisioni assunte a Copenhagen, i finanziamenti da parte del settore privato potranno
contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo. Questo contributo
richiede l’imposizione di forti garanzie. La creazione di un ambiente favorevole per gli investimenti
nei paesi in via di sviluppo non deve condurre a tutto campo la privatizzazione dei servizi pubblici,
non deve favorire la crescente mercificazione delle risorse essenziali come l’acqua, le foreste ed i
terreni coltivabili. Questi flussi finanziari non devono essere contabilizzati in modo tale da liberare i
paesi sviluppati dai loro impegni. Dovrebbe essere adottato un sistema di rendicontazione
trasparente che li distingua da quelli utilizzati per le finanze pubbliche.
Il fondo verde per il clima deve contribuire a questa mobilitazione ed è urgente rendere concreto il
suo finanziamento per creare uno dei principali strumenti per la lotta contro i cambiamenti climatici
nei paesi in via di sviluppo. Inoltre, è indispensabile l’accesso delle organizzazioni della società
civile al processo decisionale, per renderlo democratico.
La nozione di “giusta transizione” è ormai parte integrante dei negoziati internazionali sul clima. La
CES vede qui l’opportunità di sviluppare un quadro internazionale per anticipare e gestire l’impatto
che la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra avrà sul mercato del lavoro e nella società.
La CES chiede di svolgere un lavoro più intenso su questo tema, a partire dalla convenzione delle
Nazioni Unite UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) e
dall’OIL (organizzazione internazionale del lavoro).
La 19esima Conferenza delle parti alla UNFCCC si terrà a Varsavia, Polonia. La CES si augura che
questa conferenza, da un lato, sia un’occasione per attirare maggiore attenzione alla dimensione
sociale della de-carbonizzazione, e d’altra parte, possa essere l’occasione per l’Unione Europea la
mostrare la sua leadership nella lotta contro i cambiamenti climatici.
Per una politica ambiziosa e socialmente e ambientalmente giusta in Europa!
Nei negoziati, che hanno preceduto l’adozione della convenzione UNFCCC nel 1992, l’Europa ha
svolto un ruolo di primo piano nella politica di lotta ai cambiamenti climatici. Prima di tutto,
accettando obiettivi vincolanti nel quadro del Protocollo di Kyoto e, successivamente, con
l’adozione di una serie di misure volte a ridurre le emissioni. Il sistema Europeo delle emission
trading (ETS), le direttive in materia di energie rinnovabili e di efficienza energetica, e la decisione
sulla condivisione degli sforzi per il 2020, costituiscono i principali elementi di un quadro
politico-normativo, ai quali si aggiunge: il regolamento sui gas fluorurati, la direttiva sulla
progettazione ecocompatibile, il regolamento sugli standard di emissioni per le autovetture. Queste
disposizioni sono finalizzate ad avviare una dinamica verso la decarbonizzazione dell’Europa, ma
non sono sufficienti per conseguire gli obiettivi al 2050, non sono privi di effetti collaterali e non
sono sufficientemente integrati con gli elementi per una “giusta transizione”.
Il sistema emission trading europeo (ETS)
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L’ETS è uno degli strumenti principali del quadro europeo per la lotta contro i cambiamenti
climatici. Tuttavia, il modo in cui il sistema ha funzionato sin dal suo inizio pone diversi
interrogativi, in particolare in merito al prezzo del carbonio per tonnellata estremamente basso.
In più ha incoraggiato la speculazione finanziaria e generato attese inaccettabili. Restano dubbi
anche sui risultati ambientali derivanti dall’aver consentito l’acquisto di crediti internazionali per i
progetti. L’impatto sulle emissioni di gas serra nei settori coinvolti rimane incerta. Infine, non è
stato in grado di dare un impulso per la transizione dell’industria europea verso un’economia a basse
emissioni di carbonio, in particolare perché non ha innescato gli investimenti che di cui c’era
bisogno.
L’ETS tuttavia offre un certo numero di vantaggi, come quello di fornire un quadro normativo unico
per tutta l’industria europea e per la produzione di energia, che sembra preferibile a una
contrapposizione di sistemi nazionali diversi, che potrebbero comportare dumping ambientale
all’interno dell’UE.
La crisi ha portato allo sviluppo di critiche importanti per quanto riguarda l’impatto del sistema ETS
per l’economia europea e la competitività della sua industria. L’impatto diretto dell’ETS sui costi
della produzione in Europa è molto limitato, se non in settori molto specifici la cui situazione
dovrebbe essere presa più in considerazione. L’entità delle quote di emissione in eccesso, la
possibilità di ricorso al credito internazionale molto a buon mercato, così come il mantenimento di
assegnazione gratuita per i settori industriali considerati più a rischio di rilocalizzazione delle
emissioni di carbonio, ha mitigato considerevolmente l’impatto diretto dell’ETS sui costi di
produzione. L’impatto indiretto dell’ETS ha avuto ripercussioni sul costo dell’energia elettrica.
La CES ha verificato che i costi dell’elettricità sono una componente significativa dei costi di
produzione, ma è il risultato di molti fattori complessi, tra cui il costo delle materie prime, dei
regimi fiscali e dei costi di distribuzione.
La Direttiva 2009/29/CE prevede, all’articolo 10 bis comma 6, un meccanismo in base al quale gli
Stati membri possono adottare misure finanziarie per aiutare i settori che potrebbero essere esposti
al rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia
elettrica indotte dal sistema ETS.
Di conseguenza, appare infondato attribuire la responsabilità per la mancanza di competitività alle
politiche europee. Indebolire o smantellare queste politiche non risolverebbe i problemi strutturali
dell’industria europea. Questi problemi richiedono ambiziose politiche europee industriali ed
energetiche basate su investimenti e di supporto all’innovazione tecnologica.
L’ETS rimane per il momento il fulcro del quadro europeo per la lotta contro i cambiamenti
climatici e la CES ritiene della massima urgenza che il sistema, che è imperfetto ma può essere
migliorato, sia radicalmente riformato.
La riforma del sistema ETS deve trovare un equilibrio tra la necessaria transizione verso l’industria
a basse emissioni di carbonio e la produzione di energia in Europa e la necessità di mantenere e
sviluppare le proprie attività industriali.
Con questo obiettivo in mente, ed al fine di meglio integrare il sistema ETS in una strategia europea
per una “giusta transizione” la CES chiede che i seguenti elementi siano integrati in una sua
riforma.
Il prezzo deve essere adeguato per dare l’impulso per gli investimenti, al fine di accelerare la
modernizzazione low-carbon dell’industria europea, senza allo stesso tempo penalizzare i settori più
a rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.
I ricavi generati dalla vendita all’asta delle quote di emissioni dovrebbero in parte sostenere
l’innovazione industriale a basse emissioni di carbonio ed in parte per vasti programmi di
formazione e riqualificazione per i lavoratori colpiti dalla de-carbonizzazione dell’economia
europea per anticipare i cambiamenti.
Si deve creare un meccanismo di “assicurazione del carbonio” per collegare le quote assegnate al
sostegno e mantenimento del settore manifatturiero. Quando una società chiude o un luogo di
produzione viene ristrutturato significativamente, il valore delle quote che gli erano attribuite
devono essere utilizzate per benefici ai lavoratori coinvolti, in aggiunta agli strumenti già esistenti,
per affrontare le ristrutturazioni aziendali.
Il sistema ETS non deve portare ad una situazione in cui, prima, gli impianti industriali vengono
trasferiti in siti meno efficienti per motivi di protezione dell’ambiente e, dopo, quelle regioni
esportano i loro prodotti facendoli tornare in Europa.
Così facendo si avrebbe un set-up inefficace a ridurre le emissioni globali di gas serra e dannoso per
l’occupazione industriale in Europa.
La seguente misura potrebbe contribuire ad evitare un tale scenario. L’elenco dei settori e dei
sottosettori esposti a rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio dovrebbe
preservare le industrie ad alta intensità energetica che sono in concorrenza con le regioni del mondo
in cui l’industria non è soggetta a restrizioni comparabili. La revisione della composizione della lista
deve essere basata su una metodologia trasparente e solida e anche prendere in considerazione
l’evoluzione del prezzo del carbone sul mercato europeo e riservare questo meccanismo per i settori
e sotto-settori in cui vi è la prova reale di un rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio.
A lungo termine, l’UE non può sostenere un sistema ETS, compatibile con le finalità del 2050,
senza un accordo internazionale che imponga una restrizione di carbonio simile a tutte le economie
del pianeta. In aggiunta agli sforzi dispiegati nel contesto dell’UNFCCC, l’ambizione di costruire un
quadro internazionale per la lotta contro i cambiamenti climatici deve essere al centro della
posizione europea nei negoziati commerciali internazionali, bilaterali o multilaterali. Un
meccanismo per la tracciabilità del carbonio dovrebbe aiutare a rivelare l’impronta di carbonio dei
prodotti importati nell’UE. Questo meccanismo dovrebbe rilevare il contenuto di carbonio dei
prodotti immessi sul mercato e potrebbe servire da base per un meccanismo di adeguamento alle
frontiere come ultima risorsa.
L’uso del credito internazionale nel sistema ETS deve essere limitato sia quantitativamente che
qualitativamente. Il ricorso ai crediti internazionali non può che essere un complemento agli sforzi
per ridurre le emissioni che devono essere raggiunti principalmente sul mercato interno. Inoltre,
conformemente alle precedenti risoluzioni adottate dalla CES sul questo tema, i progetti proposti
devono rispettare le convenzioni fondamentali dell’OIL, nonché le convenzioni 155 (Salute e
Sicurezza dei Lavoratori) e 169 (popolazioni indigene e tribù). Dovrebbero anche portare benefici
reali per lo sviluppo sostenibile dei paesi più poveri ed includere la dimensione sociale.
Lo sforzo di condividere le decisione (ESD effort sharing decision) ed il quadro al 2030
L’ESD (decisione 406/2009/CE) più del 50% dei gas serra dell’UE sono determinati da settori
cruciali come i trasporti, i rifiuti e le costruzioni. Visto il contributo di questi settori alle emissioni
dell’UE, la decisione deve essere rafforzata ed estesa a formare parte integrante dello sforzo europeo
per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2030. Obiettivi nazionali ambiziosi per il 2030
consentiranno di realizzare investimenti significativi (in particolare per le infrastrutture dei
trasporti) e di creare un gran numero di posti di lavoro (in particolare nella ristrutturazione edilizia).
Va sottolineato che aumentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni in questi settori
significherebbe che le industrie ad alta intensità energetica, che sono esposte alla concorrenza
internazionale, non dovrebbero assumersi la maggior parte del carico della riduzione delle
emissioni.
Nel quadro della revisione della ESD le restrizioni all’uso dei crediti internazionali nel sistema ETS
dovrebbe essere applicabili, mettendo in chiaro che questi crediti internazionali possono essere solo
un complemento alle ambiziose politiche interne.
La ripartizione degli oneri tra gli Stati membri devono valutare le differenze tra Stati membri in
considerazione delle loro capacità di azione (livello di ricchezza, vincoli geologici, morfologici,
ecc).
Il quadro della politica climatica europea per il 2030 dovrebbe anche prevedere un rafforzamento di
due direttive indispensabili se vogliamo ottenere riduzioni dei gas serra entro il 2050: la direttiva
sulle energie rinnovabili (Direttiva 2009/28/CE) e la direttiva per l’efficienza energetica (Direttiva
2012/27/EU). Nuovi obiettivi nazionali vincolanti verso il 2030 per le energie rinnovabili e per
l’efficienza energetica potrebbero inoltre, offrire diversi vantaggi.
Agire ora, piuttosto che aspettare, ridurrebbe il costo della decarbonizzazione.
Darebbe un chiaro segnale per gli Stati membri di attrarre investimenti in questi settori, creando
così posti di lavoro che potrebbero sostenere l’innovazione tecnologica in Europa.
Il controllo del consumo interno di energia e la sostituzione dei combustibili fossili con le energie
rinnovabili può portare importanti benefici sociali, geopolitici e di macroeconomia a un’Europa che
importa il 55% della sua energia.
L’ inerzia non è la soluzione
In questo periodo di crisi economica, e tenendo conto della concorrenza che è caratteristica della
globalizzazione, ci sono alcuni lobby che sostengono una politica energetica che è orientata
esclusivamente verso la sicurezza dell’approvvigionamento e la competitività a breve termine.
Naturalmente questi aspetti devono essere presi in considerazione, ma non possiamo ritardare o
ignorare la lotta contro i cambiamenti climatici. Per questo, tutte le sfide devono essere affrontate
insieme. L’aumento del costo dell’energia e delle materie prime rappresenta un rischio strutturale
significativo e la “giusta transizione” apre la possibilità di una visione più ampia e più a lungo
termine, in particolare sulla base di cinque elementi chiave: la partecipazione dei lavoratori, la
creazione ed il mantenimento di posti di lavoro, assicurando l’ecocompatibilità della formazione,
l’istruzione e le competenze, i diritti sindacali e di protezione sociale.
Un vasto piano di investimenti è la pietra angolare di tale strategia. La tabella di marcia per
un’economia a basse emissioni di carbonio in Europa nel 2050 comprende la necessità di un
investimento dell’1,5% del PIL europeo annuo (più o meno 270.000.000.000 di euro). La CES
inoltre ha recentemente ribadito che: "un importante programma di investimento – un nuovo
programma europeo di ripresa – pari all’1-2% del PIL europeo è indispensabile per ripristinare la
crescita sostenibile e affrontare la disoccupazione.
Le politiche di austerità che prevalgono in Europa insieme con la finanziarizzazione dell’economia,
portano ad una fissazione sul breve termine che attualmente priva l’UE di investimenti
indispensabili.
La CES ribadisce l’urgenza di sviluppare un’alternativa alle politiche di austerità che non solo sono
ingiuste, ma non funzionano, e ripete la sua richiesta di applicare una giusta transizione in Europa e
nel mondo.

Comitato Esecutivo EFFAT – Bruxelles 3 giugno 2013

Inizialmente previsto su due giornate per poi limitarsi al solo 3 giugno, a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Europeo, si è tenuta la riunione del Comitato Esecutivo di EFFAT. Oltre 50 i partecipanti da tutti i Paesi europei, 7 dall’Italia; per la Filcams ha partecipato Gabriele Guglielmi.
Dalla relazione di Harald Wiedenhofer, Segretario Generale, e dal dibattito che ne è seguito sono emersi i seguenti punti.
Gli economisti hanno fallito l’analisi della crisi economica e di conseguenza hanno sbagliato le proposte per uscirne e, con loro, le istituzioni politiche e finanziarie mondiali europee e nazionali; l’obiettivo per uscire dalla crisi deve essere finalizzato alla crescita e alla creazione di nuovi posti di lavoro specie per i giovani.
Le raccomandazioni pubblicate il 29 maggio sono ancora di stampo neo-liberiste e contestiamo le ingerenze del Consiglio dei Ministri nelle politiche contrattuali e salariali nazionali. Per quanto riguarda l’Italia il cartellino rosso relativo alle politiche per l’impiego e lo stato sociale riguardano pressoché tutti gli aspetti.
L’Europa necessita di investimenti e EFFAT ha chiesto che sia la CES a formulare proposte concrete.
Si sono prese in esame le Direttive: distacchi e appalti pubblici; i dialoghi stanno giungendo a termine; continuiamo ad insistere affinché il prezzo non sia la sola discriminante ma i bandi dovranno sancire il rispetto dei diritti dei lavoratori. Grande adesione alla giornata di lotta quando 11 mense su 12 dei palazzi europei sono rimaste chiuse. A breve verrà pubblicato l’aggiornamento della posizione della CES; su entrambe le Direttive va accentuata la pressione sui parlamentari nazionali.
Era prevista la presenza del Presidente del Comitato per la revisione delle politiche agricole europee: On. Paolo Di Castro che non ha potuto partecipare.
Relativamente al settore turistico Kerstin Howald, nel confermare le prossime riunioni del board e del dialogo sociale ha illustrato i progressi del passaporto delle qualifiche e della novità dell’interessamento del portale EURES; ha inoltre parlato del progetto a Capofila Filcams Safe Host

http://safehost.filcams.it

ed ha invitato tutti gli affiliati a collaborare col progetto che verrà illustrato al prossimo Comitato esecutivo di dicembre.
E’ stato infine ribadito che il prossimo Congresso di EFFAT calendarizzato per ottobre 2014 si terrà a Roma.

Dal 29 al 30 maggio 2013 a Ginevra si é tenuta la sessione annuale del Comitato Esecutivo di IUF-UITA, oltre 70 partecipanti da ogni continente, per l’Italia erano presenti Gabriele Guglielmi per la Filcams e Fabrizio De Pascale per la UILA.

Si sono discussi e approvati documenti sulle attività consolidate e il futuro piano di lavoro (si vedano i documenti allegati).

In particolare si evidenzia l’adozione dell’aggiornamento del documento sulla "policy" della UITA nel turismo; tale documento implementa anche le iniziative di natura sindacale nella lotta allo sfruttamento sessuale dei minori nel turismo e, in particolare, fornisce agli affiliati un modello di Accordo collettivo da sottoscrivere nei singoli alberghi; questo documento fa già parte delle buone prassi da diffondere anche con il progetto Safe Host ed è scaricabile nelle diverse lingue, compresa la lingua italiana, all’indirizzo:

http://safehost.filcams.it?page_id=35

Ginevra: 24 maggio 2013, UITA-HRCT: Gruppo di lavoro sul Turismo

Alla presenza di dirigenti sindacali provenienti da: Stati Uniti, Argentina, Norvegia, Belgio, Francia, Spagna e Italia (per la Filcams ha partecipato Gabriele Guglielmi), Massimo Frattini dello IUF ha coordinato i lavori del Gruppo di Lavoro sul Turismo. Fra i temi in discussione c’erano: l’aggiornamento delle politiche del Turismo del Sindacato mondiale del settore, con approfondimenti sui progetti trasversali in corso; se ne evidenziano due: la ricerca sul turismo "all inclusive" e il progetto Safe Host http://safehost.filcams.it/ (capofila la Filcams) contro lo sfruttamento sessuale dei minori nel turismo che è stato presentato da Pilar Rato di Fechot CC.OO. partner del progetto. Questo progetto e gli obiettivi che intende perseguire hanno riscontrato interesse ed attenzione da parte dell’intero gruppo che ha proposto: di inserire il progetto Safe Host all’OdG della Confererenza di settore di IUF-HRCT che si terrà a settembre a Copenaghen, di integrare con il documento di policy sul turismo dello IUF-UITA già dal prossimo Comitato Esecutivo in calendario a fine maggio.