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1st UNWTO CONFERENCE ON ACCESSIBLE TOURISM IN EUROPE

San Marino: 1′ conferenza dell’UNWTO sul turismo accessibile in Europa, 19 e 20 novembre. Sul Titano si sono confrontate le migliori esperienze europee e mondiali di progetti volti a rispondere alle speciali esigenze dei turisti disabili, da un lato, e importanti iniziative volte a sviluppare il turismo. Nelle relazioni che si sono succedute é stato messo in evidenza in particolare come il turismo accessibile possa sviluppare in Europa milioni di viaggi di durate medie superiori al week end e perciò determinare anche un effetto occupazionale interessante. Si è spesso posto l’accento, in particolare nella relazione di Annagrazia Laura Presidente dell’European network for accessible turism (Enat), sull’importanza della formazione dei lavoratori del turismo come leva importante per spingere le imprese turistiche ad investire nel turismo accessibile. Le istituzioni europee presenti hanno più volte ribadito come il turismo accessibile sia un importante obiettivo da raggiungere.

http://www.sanmarinoaccessibletourism.com/
A cura di Mirco Botteghi, Filcams Rimini

La prima conferenza UNWTO sul turismo accessibile si è tenuta a San Marino il 19 e 20 novembre 2014. Durante la prima giornata si sono tenute tre sessioni di interventi oltre alla cerimonia di insediamento, durante la quale ha portato personalmente il proprio saluto il Segretario generale UNWTO Sig. Taleb Rifai, e la lettura della dichiarazione finale. La prima sessione ha riguardato un report sulle migliori esperienze in Europa e nel Mondo in relazione all’implementazione dell’accessibilità in 4 località storiche: Sozopol (Bulgaria), Siracusa e Noto (Italia), Salisburgo (Austria) e un progetto intercontinentale al quale fanno capo alcune città iberiche e latinoamericane.
In questa prima sessione i vari relatori hanno posto particolare accento sull’esigenza di mettere in rete la collaborazione tra più attori per consentire il mantenimento nel tempo delle buone pratiche rispetto al turismo accessibile, evidenziando come l’accessibilità messa in atto non sia solo quella motoria ma anche sensoriale per consentire a tutti di fruire del paesaggio e dell’arte. Sono state perciò riportate importanti esperienze tramite le quali è stato possibile in determinate località estendere la stagione turistica facendo godere a gruppi di turisti, ad esempio ipovedenti o sordi, i patrimoni culturali ed ambientali tramite appositi strumenti. E’ stato messo in luce come questo tipo di investimento determini periodi di permanenza media nelle località da una a due settimane. In queste località storiche ha avuto grande importanza la formazione, sia della cittadinanza che degli operatori economici e dei lavoratori; a partire dagli istituti alberghieri che sperimentalmente si sono dotati di moduli inerenti l’accoglienza del turista con esigenze speciali.
Nella seconda sessione di lavori, dedicata alle strategie e politiche per lo sviluppo del turismo accessibile, è stato innanzitutto evidenziata l’importanza sociale del tema, anche in relazione all’abbattimento delle barriere economiche che impediscono sia l’investimento che la fruizione del turismo accessibile. Particolarmente interessante l’esposizione da parte della rappresentanza della Commissione Europea di una ricerca che testimonia le potenzialità di sviluppo economico ed occupazionale del turismo accessibile, con un bacino di turisti pari ad 80mln in tutta Europa; alla ricerca semplicemente di località turistiche ad accessibilità integrata (alloggio, trasporti, beni naturali e culturali, edifici religiosi). Anche in questo caso la ricerca ha restituito un esito sorprendente: Il mancato investimento non è determinato dai costi, ma perché non si conosce il tema e gli operatori economici temono di sbagliare. In tal senso le associazioni possono svolgere un ruolo determinante in connessione a quelle di categoria. Altro aspetto straordinariamente rilevante emerso in questa sessione è appunto quello del bisogno di formazione professionale sia dei lavoratori che dei manager, evidenziando altresì come esistano opportunità poco sfruttate anche online (la piattaforma ETCAATS e quella T-GUIDE) che potrebbero rappresentare una valida base di partenza.
La terza ed ultima sessione è stata dedicata alle “Smart Destinations”, perciò esperienze dove la tecnologia dei moderni dispositivi di comunicazione mobile viene sfruttata per dare il giusto impulso allo sviluppo del turismo accessibile. Tema portante di questa sessione è stato quello di capovolgere il concetto di “accessibilità” quale elemento “dichiarato” dall’operatore economico, ma da sottoporre alla valutazione collettiva ed individuale del turista. Un esempio per tutti: Non ha senso oggi che una struttura (turistica, culturale, ambientale) sia recensita solo con un logo “sedia rotelle”; il turista deve sapere quanti centimetri misura la larghezza di una porta, a che altezza è il desk della reception, se ci sono segnalazioni tattili e uditive. Poi deve essere il turista che decide, sapendo che non troverà sorprese. Risulta chiaro che il concetto di Smart Destinations integrato allo sviluppo dell’accessibilità può determinare un interessantissimo impatto sociale, sotto ogni punto di vista.
La prima conferenza UNWTO sul turismo accessibile in Europa si è conclusa il giorno 20 novembre con la visita delle migliori esperienze di accessibilità del centro storico di San Marino (Palazzo del Governo, Cattedrale, Museo).





A cura di: Silvana Cappuccio
Rapporto OIL sul lavoro forzato: 21 milioni le vittime nel mondo, 880.000 nell’Unione Europea
21 milioni di persone, ovvero 3 su 1000, sono vittime del lavoro forzato nel mondo. Di queste, 880.000, cioè 1,8 per 1000, si trovano nell’Unione Europea (UE). Le donne costituiscono la maggioranza (58%). Questo è il quadro sul lavoro forzato contenuto nell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), la cui parte riguardante l’UE è stata presentata ieri all’Europarlamento. In quella sede, si è sottolineato il bisogno di indirizzare gli sforzi verso una migliore identificazione dei casi di lavoro forzato e al loro perseguimento, insieme a quello dei crimini correlati come la tratta di persone.

I dati sono impressionanti, soprattutto se si pensa che si tratta di stime per difetto, data l’enorme difficoltà di accesso a dati attendibili, e si constata la tendenza in netto aumento in rapporto alle precedenti stime. Si tratta per il 70% di casi di sfruttamento per lavoro, soprattutto nell’agricoltura, nel lavoro domestico, nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni, dove i lavoratori vengono tratti in inganno da situazioni ricattatorie mascherate da offerte di lavoro apparentemente “normali”. Le vittime di sfruttamento sessuale provengono maggiormente dalla UE, dall’Europa centrale e del Sud-Est, dall’Africa, e, in percentuale minore, dall’America latina e dall’Asia.

Il tasso di prevalenza, ovvero il numero di lavoratori forzati per 1.000 abitanti, è più elevato in Europa centrale e sud-orientale e nella Comunità di stati Indipendenti (CSI), che registrano un rapporto di 4,2 per 1000 abitanti. Segue l’Africa, con il 4 per mille. In termini assoluti, la regione Asia-Pacifico conta il maggior numero di lavoratori forzati al mondo, 11,7 milioni (56%); al secondo posto l’Africa con 3,7 milioni (18%), seguita dall’America Latina con 1,8 milioni (9%).

Negli ultimi anni, gli Stati membri della UE si sono progressivamente dotati di un approccio più globale alla tratta di persone e al lavoro forzato per sfruttamento sessuale. L’OIL ha lavorato insieme ai governi di Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Regno Unito e Romania per condurre delle ricerche sui meccanismi di reclutamento, le truffe e gli abusi nei settori più vulnerabili alla tratta di persone.

Sul piano globale, le statistiche permettono anche di valutare il numero di persone che si trovano intrappolate nel lavoro forzato a seguito di una migrazione. Sono 9,1 milioni (44% del totale) le vittime che si sono spostate sia all’interno del proprio paese o al di là dei confini. La maggior parte, 11,8 milioni (56%), è sottoposto al lavoro forzato nella regione di origine o di residenza. I movimenti transfrontalieri sono molto spesso associati allo sfruttamento sessuale forzato. Al contrario, la maggioranza dei lavoratori forzati in altre attività, e quasi tutti quelli sottoposti al lavoro forzato dallo Stato, non si è allontanata dalla regione di origine.

Un altro dato allarmante riguarda l’età delle vittime, poiché 5,5 milioni di lavoratori costretti al lavoro forzato (pari al 26%) hanno meno di 18 anni.

Alleghiamo una copia del rapporto, disponibile in inglese.

Nel quadro delle iniziative organizzate da ILO-ACTRAW, in collaborazione con: l’ITC (International Training Center) dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che ha sede a Torino, la CES ed EFFAT; nei giorni 19 e 20 giugno si è tenuto a Madrid un Workshop finalizzato allo scambio di buone pratiche nell’applicazione della Convenzione ILO n. 189 e della Raccomandazione n. 201 del 2011.
Per l’Italia sono stati presenti:
Adriana Cretu della Filcams di Torino (Responsabile dello sportello Colf); Gabriele Guglielmi (Coordinatore Filcams delle politiche internazionali il quale ha sostituito Patrizia Mazza di Modena che ha dovuto rinunciare alla partecipazione causa problematiche legate al terremoto che ha colpito l’Emilia); Lorena Cardone (del Dipartimento MdLdella CGIL di Torino); Liliana OCMIN Segretaria Confederale CISL Elena Maria Vanelli della Fisascat Nazionale; Giuseppe Casucci (Coordinatore UIL delle Politiche dell’immigrazione); Ivana Veronese (della Uiltucs Nazionale) la quale ha presentato unitariamente la relazione allegata; ha partecipato anche Eleonora Castagnone (FIERI, Torino) che sta sviluppando un progetto multinazionale sulle lavoratrici domestiche migranti. Altre delegazioni presenti: Spagna, Portogallo, Francia e Romania.

Leopoldo Tartaglia

Guy Ryder, già segretario generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati, eletto Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. La soddisfaziione della CGIL

Per la prima volta nella sua storia di oltre 93 anni, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, nell’acronimo inglese) ha un Direttore Generale di provenienza sindacale.

Guy Ryder, già segretario generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi (ICFTU), fondatore e primo segretario generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC – CSI) dalla sua fondazione e fino al congresso del 2010, è stato oggi eletto Direttore Generale dal Consiglio di Amministrazione dell’OIL, con 30 voti, contro i 26 dell’ambasciatore francese De Robien.

Come noto, l’OIL è l’agenzia delle Nazioni Unite preposta alla definizione delle Convenzioni internazionali che stabiliscono le norme e i diritti sul lavoro, ed è l’unica a composzione tripartita.

Il Consiglio d’Amministrazione che ha eletto Guy Ryder, in sostituzione di Juan Somavia, al suo terzo mandato, è composto da 28 membri governativi (l’Italia ha un seggio permanente) e da 14 membri per ciascuno degli altri due costituenti, lavoratori e imprenditori.

Erano 9 i candidati alla carica di Direttore Generale, espressi da governi di diversi paesi (dall’Europa, oltre al francese De Robien, l’olandese Maelkert e la svedese Shalin) e, secondo le regole dell’elezione, prima di arrivare all’elezione di Ryder, sono stati necessari 6 scrutini, durante i quali venivano eliminati i candidati con il numero più basso di voti.

La candidatiura di Ryder era stata ufficialmente avanzata dal Gruppo dei Lavoratori all’OIL, con il chiaro e convinto sostegno della Confederazione Internazionale dei Sindacati e di tutti i suoi affiliati.

Fino alla quinta votazione il rappresentante del governo italiano – a cui pure i segretari generali di CGIL, CISL e UIL avevano chiesto un voto per Ryder – ha dichiarato di aver votato per De Robien.

“E’ con grande gioia e soddisfazione che salutiamo l’elezione di Guy Ryder a Direttore Generale dell’OIL” ha dichiarato immediatamente Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL. “Di fronte alla drammaticità della crisi globale, alla disoccupazione, al lavoro precario e informale, alla crescita delle diseguaglianze, l’OIL è chiamato sempre più ad un ruolo chiave nella governance globale. Nuove norme sui diritti del lavoro, reale implementazione e monitoraggio della loro applicazione, uno spazio di collaborazione e di stimolo verso le altre agenzie multilateriali: Ryder è la persona giusta, espressione piena del movimento sindacale internazionale, per dare nuova vitalità e nuovo ruolo all’OIL”.

OIL: come la crisi ha colpito il lavoro in Europa. Giudizio positivo sul sistema italiano della Cassa Integrazione

27/02/2012

La crisi finanziaria ed economica ha senza ombra di dubbio creato nuove disuguaglianze nel mercato del lavoro, rafforzato quelle preesistenti e aggiunto ulteriori elementi di tensione: questo in estrema sintesi il messaggio dello studio “Le disuguaglianze del lavoro durante la crisi. Evidenze dall’Europa” (Work Inequalities in the Crisis: Evidence from Europe ), lanciato in questi giorni dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).

Il rapporto analizza gli effetti della crisi sull’occupazione, i salari, le condizioni di lavoro e il dialogo sociale, mettendo a confronto quattordici ricerche condotte su base nazionale in trenta paesi europei e considerando diverse categorie di lavoratori e i loro settori di attività.

Le conclusioni a cui giungono gli autori dello studio possono essere così riassunte:

    • il primo elemento che determina disuguaglianza deriva dagli effetti eterogenei degli interventi in materia di occupazione, a partire dal lavoro atipico o a tempo determinato, imposti alla popolazione attiva. Un macroscopico esempio è dato dalla Spagna, dove il 90% delle perdite di posti di lavoro ha riguardato proprio lavoratori a tempo determinato.
    • Alcune fasce sono state colpite più duramente: in quasi tutti i paesi presi in esame la disoccupazione dei giovani ha subito un’impennata, due volte più alta di quella degli adulti. Così come si sono trovati a fronteggiare una situazione molto seria i lavoratori a bassa qualifica.
    • La disoccupazione maschile sarebbe aumentata più di quella femminile, perché la crisi ha investito soprattutto settori come l’edilizia in cui è nettamente maggioritaria la presenza di lavoratori. Come è evidente, questa considerazione e il relativo commento si basano solo sui dati disponibili e non evidenziano la predominanza di lavoratrici nel precariato, sulle quali si sono abbattuti i primi effetti devastanti della recessione.
    • Gli stipendi sono diminuiti un po’ dappertutto. Gli autori sottolineano il ruolo significativo svolto dalla contrattazione di alternative ai licenziamenti, generalmente sotto forma di riduzione dei salari e/o dell’orario di lavoro. Le donne sono state le prime vittime delle riduzioni retributive.
    • Si sono accentuati gli scarti retributivi tra la parte alta e quella bassa del mercato del lavoro, con un notevole incremento delle lavoratrici e dei lavoratori poveri. Secondo Eurofound 2010, il 40% dichiara di avere delle difficoltà ad arrivare alla fine del mese; sono soprattutto donne e uomini che lavorano a tempo e “autonomi” (senza contratto o con contratti precari).
    • La diminuzione o la soppressione dei meccanismi di conciliazione tra vita professionale e vita familiare ha contribuito ad aumentare le situazioni di stress delle donne.

Lo studio dell’ OIL cita una serie di “buone pratiche” attuate dai governi per affrontare la crisi. Tra queste troviamo il "miracolo tedesco" del basso tasso di disoccupazione che è stato raggiunto anche grazie all’aumento del numero di contratti di lavoro a orario ridotto; il caso della Svezia, che ha istituito misure specifiche per aiutare i giovani a mantenere il posto di lavoro o a partecipare a corsi di formazione; il caso dell’Italia, dove il sistema della “cassa integrazione” ha, seppure parzialmente, in qualche modo contribuito a contenere gli effetti immediati della disoccupazione. Fa anche riferimento all’efficacia di quelle politiche industriali volte a sostenere i settori in difficoltà, come l’edilizia e le automobili, e finanziate con fondi pubblici.

Le nuove riforme del mercato del lavoro adottate nel 2012 con l’obiettivo di stimolare la competitività, come ad esempio il blocco dei salari minimi e i tagli alla protezione sociale in Spagna, la decisione di moltiplicare i meccanismi a tempo parziale in Francia, la moderazione salariale e l’aumento di impieghi a bassa remunerazione in molti paesi, potrebbero avere come conseguenza diretta quella di aumentare le disuguaglianze. Inoltre, sempre secondo lo studio, un numero maggiore di persone diventerà più vulnerabile alle crisi future.

A lungo termine, avverte lo studio, la crisi potrebbe ancora segnare un’ulteriore battuta d’arresto ai progressi compiuti in Europa per migliorare la qualità dei posti di lavoro e delle condizioni di lavoro. Per esempio, la riduzione delle spese per la formazione a livello di impresa insieme alla diminuzione dei programmi di formazione finanziati dallo Stato avranno di certo un effetto negativo sul lungo periodo.

A cura di Silvana Cappuccio

Consultazione OCSE sullo sviluppo sostenibile in Italia

Documento definitivo sullo sviluppo sostenibile che verrà illustrato e consegnato nella  nell’incontro con la delegazione OCSE dell’8 febbraio 2012

A cura di: Oriella Savoldi

Bozza documento per Consultazione OCSE, 8 Febbraio 2012

Come anticipato, vi inviamo la Bozza del documento da presentare alla delegazione OCSE nell’ambito dell’incontro per la Consultazione ospitata dal CNEL.

La Bozza si confronta con il rapporto predisposto dal Ministero dell’Ambiente che vi sarà illustrato nella riunione già convocata per la stesura definitiva. Il Documento definitivo sarà tradotto in inglese e illustrato alla delegazione; potrà essere consegnato per restare agli atti con l’aggiunta degli allegati che intendiamo presentare per una più completa espressione della valutazione CGIL sullo stato di avanzamento dello sviluppo sostenibile. Il rapporto OCSE sarà pubblicato nel mese di Marzo 2012.

La consultazione delle parti sindacali, secondo l’OCSE, rientra nel dialogo politico; viene dopo quella dei Ministri, degli enti governativi, delle Università  e delle associazioni ambientaliste. E’ preferibile  offrire la sintesi delle nostre valutazioni politiche,  che non la documentazione centrata su analisi tecniche e dati.

A cura di Oriella Savoldi

L’occupazione prioritaria per uscire dalla crisi. Il Rapporto ILO "Tendenze globali dell’occupazione – 2012"

L’emergenza lavoro come urgente priorità da affrontare per uscire dalla crisi mondiale: l’ultimo rapporto dell’ILO “Tendenze globali dell’occupazione 2012” (“Global Employment Trends 2012: Preventing a deeper jobs crisis”)

L’emergenza lavoro come urgente priorità da affrontare per uscire dalla crisi mondiale: questo il messaggio lanciato con grave preoccupazione dall’ultimo rapporto, pubblicato in data ordierna, “Tendenze globali dell’occupazione 2012” (“Global Employment Trends 2012: Preventing a deeper jobs crisis”), redatto dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) .

Il documento, supportato da uno studio delle tendenze e proiezioni più aggiornate a livello globale e regionale, delinea uno scenario drammatico dell’evoluzione del mercato del lavoro, analizzando una serie di indicatori come occupazione, disoccupazione, lavoro povero e vulnerabile.

Dopo tre anni di pesante crisi, in un contesto di rafforzamento delle disuguaglianze, non si vedono ancora concrete possibilità di creare nuovi posti di lavoro.

L’ILO ipotizza tre scenari, diversificati per gravità, ma comunque tutti allarmanti. Secondo le proiezioni, il tasso di disoccupazione globale da oggi al 2016 rimarrebbe fermo al 6%. Questo, solo nel corso del 2012, comporterà altri 3 milioni di disoccupati. Se poi si materializzassero le peggiori previsioni e la crescita globale fosse meno del 2% nel 2012, il numero dei disoccupati supererebbe i 204 milioni, vale a dire ce ne sarebbero 4 milioni in più. L’alternativa meno negativa, con un milione di disoccupati in meno, viene delineata solo se si uscirà presto dalla crisi della zona euro. In ogni caso comunque anche questo non permetterebbe di invertire la tendenza del tasso globale di disoccupazione, che rimarrà fermo al 6% circa.

Secondo il rapporto, il mondo deve affrontare la sfida urgente di creare 600 milioni di posti di lavoro nei prossimi dieci anni, per avviare una crescita sostenibile mantenendo la coesione sociale.

Restano inoltre ancora 900 milioni di lavoratori che vivono con le loro famiglie sotto la soglia di povertà di 2 US$ al giorno, concentrati soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

I giovani sono la fascia più duramente segnata dagli effetti della crisi. La loro probabilità di rimanere disoccupati a lungo termine e’ tre volte superiore rispetto a quella degli adulti e, nei Paesi a basso reddito, rappresentano una parte enorme dei lavoratori poveri. Si stima che 6,4 milioni di giovani siano completamente usciti dal mercato del lavoro, avendo rinunciato persino alla speranza di trovare un lavoro. La previsione dell’ILO è che, in assenza di adeguate politiche, questa situazione rimanga invariata.

Con l’eccezione dell’Asia orientale, in tutte le aree dal 2009 ad oggi i lavoratori vulnerabili, in maggior parte lavoratrici, sono aumentati di circa 23 milioni, in gran parte nell’Africa sub-sahariana, nell’Asia meridionale, nel Sudest asiatico e nel Pacifico, in America Latina, nei Caraibi e nel Medioriente.

Lo studio dell’ILO sottolinea come dall’inizio della crisi ad oggi siano cambiati sostanzialmente i punti di crescita globale, con un diverso ruolo delle economie emergenti che contribuiscono in maniera crescente alla composizione della domanda mondiale. L’aumento del commercio tra quelle aree ha gradualmente favorito questa trasformazione e la nascita di nuovi centri di avanzamento dell’economia, che hanno la potenzialità di stabilizzare la crescita e prevenire una più acuta recessione. In questi Paesi, le condizioni economiche favorevoli hanno agevolato la realizzazione di occupazione, in tal modo sostenendo la domanda interna, particolarmente in America Latina e in Asia orientale.

Ciò nonostante, poiché le economie emergenti si basano comunque sulle esportazioni nelle economie avanzate, anch’esse hanno visto una diminuzione della loro crescita a fine 2011. A questo proposito, gli autori dello studio evidenziano la necessità di un’azione coordinata sul piano politico allo stesso tempo nelle aree industrializzate ed in quelle emergenti, che potrebbe far beneficiare l’economia globale a partire da questi nuovi punti di crescita e prevenire un ulteriore rallentamento dell’economia.

L’ILO propone inoltre una serie di altre misure politiche che i governi dovrebbero adottare nel corso dell’anno per rispondere alle nuove sfide. Per fermare la recessione e indirizzare l’economia mondiale sulla via della ripresa sostenibile, sono necessari molti cambiamenti, a partire da un maggiore coordinamento complessivo delle politiche economiche, finanziarie e sociali. Il sistema finanziario potrebbe recuperare fiducia e credibilità solo attraverso una nuova regolamentazione, con più ampi margini di sicurezza nel settore bancario a livello nazionale. Un massiccio aumento degli investimenti rimane un elemento chiave per fermare l’aumento della disoccupazione.

L’ILO ritiene che rafforzare gli incentivi per un più veloce recupero degli investimenti, aumentandoli di un addizionale 2% del PIL globale è necessario per affrontare l’emergenza occupazione. Non porre l’occupazione e l’aumento dei redditi da lavoro al cuore dell’economia reale è l’impedimento fondamentale alla ripresa globale.

Il rapporto completo è disponibile in inglese, francese e spagnolo su www.ilo.org

A cura di Silvana Cappuccio

Crescono le diseguaglanze di reddito nei paesi OCSE e in Italia

L’OCSE ha recentemente pubblicato il rapporto "Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising" che analizza la crescita delle diseguaglianze di reddito nei paesi membri, tra cui l’Italia, nel periodo tra gli anni ’80 e il 2008, cioè fino all’inizio della crisi globale.

In 17 dei 22 paesi esaminati le diseguaglianze sono cresciute.

In Italia, nel 2008, il reddito medio del 10% più ricco era di dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero.

Negli anni ’90 questo rapporto era di 8 a 1.

Il coefficiente di Gini, pari a 0.34, è più alto di quello della media dei paesi OCSE.

Nella nota allegata, una sintesi dei principali riscontri del Rapporto e delle raccomandazioni dell’OCSE, insieme ad una scheda sulla situazione dell’Italia.
A cura di
Leopoldo Tartaglia

Pubblicato il testo italiano delle nuove Linee Guida OCSE per le multinazionali
Politiche globali

E’ stato tradotto in italiano, a cura del Punto di Contatto Nazionale (PCN), l’aggiornamento delle “Linee Guida OCSE per le imprese multinazionali. Condotta responsabile delle imprese nel contesto globale” (vedi testo allegato) approvato nel maggio scorso.

L’aggiornamento è stato il frutto di un lungo processo di consultazione non solo tra i governi dei 34 paesi membri dell’OCSE e degli 8 paesi non componenti l’organizzazione che aderiscono alle linee guida (Argentina, Brasile, Egitto, Lettonia, Lituania, Marocco, Perù e Romania), ma anche del confronto con i comitati consultivi degli imprenditori (BIAC), dei sindacati (TUAC) e della società civile (OECD Watch).

Il TUAC (comitato consultivo sindacale, composto da 58 organizzazioni sindacali dei paesi membri), nel suo giudizio sull’esito della revisione e aggiornamento delle Linee Guida, ha sottolineato gli aspetti positivi e invitato a dare piena attuazione alla nuova versione delle LG.
Naturalmente, il TUAC ha sottolineato anche i risultati non ancora raggiunti, che riguardano, in particolare, una rafforzamento dei mezzi e delle procedure dei Punti Nazionali di Contatto chiamati, in ogni paese membro o aderente alle LG, alla loro applicazione, e, in particolare, alla gestione delle controversie.
Secondo, il TUAC, le linee guida aggiornate contengono un numero di nuovi elementi positivi, tra cui il capitolo sui diritti umani, l’applicazione univoca delle Linee Guida per i fornitori e per gli altri rapporti commerciali, l’ampliamento della sfera di applicazione del capitolo sull’occupazione, norme più forti che disciplinano il funzionamento dei Punti di Contatto Nazionali e il rafforzamento del ruolo dell’OCSE nell’applicazione delle Linee Guida.

Il TUAC ritiene che questi elementi aumentino notevolmente l’importanza delle Linee Guida e la loro capacità di elevare il livello di comportamento responsabile delle imprese in un contesto globale. Il successo dell’aggiornamento ora dipende dalla sua rapida e piena attuazione da parte dei governi aderenti e dall’OCSE.

Tra le novità più rilevanti, l’inserimento tra i principi cui devono attenersi le imprese dei punti seguenti:

    • “10. mettere in atto una due diligenge basata sul rischio, ad esempio integrandola nei sistemi di gestione del rischio d’impresa, al fine di identificare, prevenire e mitigare l’impatto negativo, potenziale o effettivo, descritto ai paragrafi 11 e 12 e rendere conto di come tale impatto viene affrontato. La natura e l’estensione della due diligenge dipendono dalle circostanze di una particolare situazione”;
    • “11. evitare di provocare o contribuire con le proprie attività all’impatto negativo nelle materie trattate dalle Linee Guida e prendere le misure opportune quando tale impatto si verifichi”;
    • “12. cercare di prevenire o minimizzare un impatto negativo quando, pur non avendo contribuito a provocarlo, tale impatto sia tuttavia direttamente legato alle loro attività, ai loro prodotti o ai loro servizi in virtù di un rapporto commerciale. Con ciò non si intende trasferire la responsabilità dall’entità che ha causato un impatto negativo all’impresa con cui essa intrattiene un rapporto commerciale”;
    • “13. oltre a contrastare l’impatto negativo sulle materie trattate dalle Linee guida,incoraggiare, per quanto possibile, i propri partner commerciali, compresi fornitori e subcontraenti, ad applicare principi di comportamento imprenditoriale responsabile conformi alle le Linee guida”.

Nel “commentario”, – nella versione aggiornata incluso a completamento di ciascun capitolo dei “principi” e delle norme di comportamento – si definisce con precisione (evitando ogni equivoca traduzione) che “Ai fini delle Linee guida, per due diligence si intende quel processo che, in quanto parte integrante dei sistemi decisionali e di gestione del rischio, permette alle imprese di identificare, prevenire e mitigare il proprio impatto negativo, effettivo e potenziale e di rendere conto del modo in cui affrontano il problema. La due diligence può essere integrata in sistemi più ampi di gestione del rischio d’impresa, purché non si limiti semplicemente a identificare e gestire rischi pertinenti all’impresa stessa ma comprenda i rischi di impatto negativo trattati nelle Linee guida. L’impatto potenziale deve essere affrontato con l’adozione di misure di prevenzione o di mitigazione; quello effettivo con l’adozione di misure riparatorie”.

Prosegue, ancora, il commento: “Le Linee Guida si riferiscono all’impatto negativo che l’impresa ha causato o a cui ha contribuito, oppure che è direttamente collegato alle sue attività, ai suoi prodotti o ai suoi servizi tramite un rapporto commerciale…..” “La due diligence può aiutare le imprese ad evitare il rischio di tale impatto negativo. Ai fini di questa raccomandazione, “contribuire a” un impatto negativo dovrebbe essere interpretato come contributo sostanziale, ovvero un’attività che provochi, favorisca o incentivi un’altra entità a provocare un impatto negativo, escludendo contributi minori o di importanza trascurabile. Il termine “rapporto

commerciale” comprende le relazioni di partenariato, le entità della catena di fornitura e qualunque altra organizzazione, statale o meno, direttamente legata alle attività, ai prodotti o ai servizi dell’impresa. La raccomandazione …. si applica alle materie delle Linee Guida suscettibili di impatto negativo….. Quando le imprese si avvalgono di un gran numero di fornitori, sono invitate a identificare gli ambiti generali in cui il rischio di impatto negativo sia particolarmente significativo e, sulla base di tale valutazione del rischio, mettere in atto la due diligence sui fornitori secondo un ordine di priorità”.

Raccomandazioni specifiche per la due diligence nell’ambito dei diritti umani sono riportate nel capitolo IV, che costituisce un’altra significativa novità delle Linee Guida e si collega al Quadro generale “proteggi, rispetta e rimedia” per l’impatto delle attività economiche sui diritti umani, recentemente approvato dall’ONU sulla base del rapporto del prof. Ruggie.
Nei giorni scorsi, si sono tenute due riunioni del Comitato del Punto di Contatto italiano, per la programmazione dell’attività del 2012. Ci sarà un impegno alla diffusione delle Linee Guida aggiornate, anche grazie a un maggiore coinvolgimento delle Regioni, di Unioncamere e delle Camere di Commercio, e delle Ambasciate, per il coinvolgimento delle imprese italiane all’estero. Si sta anche lavorando ad un manuale sulla due diligence.

Per quanto ci riguarda, come già ribadito nel corso del seminario nazionale del 19 settembre scorso, invitiamo le strutture a dare la massima pubblicità alle Linee Guida aggiorante e siamo a disposizione per organizzare iniziative di informazione-formazione sul loro utilizzo.

Leopoldo Tartaglia

Il 25 ottobre 2011, la II Divisione (Affari Internazionali) dell Direzione Generale delle Relazioni Industriali e dei Rapporti di Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha avviato la procedura per il recepimento della Convenzione n. 189 e della Raccomandazione n. 201 sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici.

Global Dialogue Forum on the Role of Private Employment Agencies (Geneva, 18-19 October 2011)

Lo scorso 18 e 19 Ottobre si è svolto a Ginevra il global forum tripartito finalizzato alla discussione del ruolo delle agenzie per il lavoro nella promozione del lavoro decente e nel miglioramento del funzionamento del mercato del lavoro nel settore dei servizi privati.

I partecipanti sono stati:
UNI Global Union e loro affiliati (per l’Italia Filcams CGIL con Sergio Pennati e Mara Riboni, FISASCAT-CISL con Dario Campeotto) IUF e loro affiliati – CIETT e loro affiliati- Rappresentanti governativi mondiali

I punti di discussione in agenda sono stati:
1.Il contributo delle agenzie per il lavoro private nella creazione di lavoro e per il lavoro decente
2.Agenzie per il lavoro private – Regolamentazione , monitoraggio e controlli
3.Condizioni di lavoro e diritti dei lavoratori delle agenzie per il lavoro
4.Promozione del dialogo sociale a livello di impresa/settoriale/nazionale riferito alle agenzie per il lavoro
All’apertura del forum , dopo la definizione dei rispettivi portavoce UNI/IUF e CIETT , UNI ha contestato i contenuti del documento di discussione inviato dall’ILO prima del forum poiché tale documento contiene informazioni errate, riferimenti legislativi inesistenti ed in generale delle ricerche e dati incompleti ed orientati dalla parte di CIETT e ritenuti quindi non oggettivi ed imparziali. Si chiede per il futuro che vengano redatti documenti con ricerche più ampie ed in generale con contenuti imparziali.
Si passa quindi alla discussione del punto 1 sul quale CIETT sostiene che le agenzie per il lavoro hanno creato più di 3.000.000 nuovi posti di lavoro combattendo il lavoro nero. La disoccupazione post crisi e che le agenzie applicano le leggi sul lavoro. UNI dissente da tale affermazione dichiarando che le agenzie per il lavoro non creano assolutamente posti di lavoro e che la natura precaria del lavoro interinale e la relazione triangolare agenzie/lavoratore/impresa utilizzatrice di fatto peggiora le condizioni di lavoro degli interinali soprattutto in quei paesi extra Europa dove le leggi/i CCNL sono lacunosi o assenti e dove comunque , anche al di fuori della legge, le agenzie per il lavoro operano. Seguono esempi da parte di CIETT, UNI e Governi di buone e cattive pratiche rispetto al tema del lavoro decente . La situazione Italiana in questo contesto viene citata sia da UNI che da CIETT come esperienza positiva in quanto ben regolamentata. UNI conclude stigmatizzando l’uso che viene fatto del lavoro interinale in alcuni paesi (p.es Brasile) dove si usa il lavoro interinale per rimpiazzare senza regole e limiti il lavoro diretto e a tempo indeterminato.
Si passa quindi alla discussione circa il punto 2 , rispetto alla quale UNI precisa che il lavoro deve essere permanente, che non si devono usare le agenzie per il lavoro per rimpiazzare i lavoratori diretti a tempo indeterminato e per ridurre i diritti dei lavoratori. In questo contesto la posizione UNI è che ratifica della convenzione 181 vada comunque supportata ma come punto di partenza ed a condizione che si provveda poi a livello nazionale alla creazione di leggi e CCNL che garantiscano i lavoratori interinali. Si specifica rispetto alla convenzione 181 che tale convenzione riguarda la protezione dei lavoratori non delle agenzie per il lavoro, quindi tale convenzione non va strumentalizzata. Viene anche constatato dopo aver ascoltato alcuni esempi negativi (p.es Turchia rispetto alle convenzioni 187, 181 e raccomandazione 198, 188) che se le convenzioni vengono ratificate ma i governi non vigilano sulla loro applicazione, così come sulla applicazione delle leggi del settore, si assiste ad una perdita di diritti per tutti i lavoratori. CIETT contesta che la loro idea di forma primaria di lavoro è quella di lavoro decente, legale e sicuro e che le agenzie sono in prima linea nella difesa dei lavoratori sia applicando le leggi, sia con la contrattazione sia attraverso l’applicazione di codici etici. CIETT rivendica il diritto di libertà di associazione e di contrattazione.
Si passa quindi alla discussione del punto 3 , CIETT argomenta come le agenzie per il lavoro aiuti a proteggere i lavoratori ed ad assicurare loro migliori condizioni di lavoro rispetto alle forme di lavoro precario. Vengono portati molti esempi positivi principalmente di paesi europei dove vengono garantiti ai lavoratori protezione sociale, formazione professionale, mutua complementare, sicurezza e salute sui luoghi di lavoro ed in generale un trattamento “giusto”. UNI contesta che gli esempi buoni sono solo in Europa ma che guardando ai paesi extra europei la situazione e molto diversa da quella illustrata da CIETT, i lavoratori interinali affrontano molti problemi derivanti sia rispetto al loro potere negoziale sia rispetto alla relazione di lavoro triangolare nella quale si trovano coinvolti e che di fatto impedisce ai lavoratori di avere una controparte con la quale far valere le loro recriminazioni. Viene segnalato che il trattamento dei lavoratori interinali rispetto agli altri lavoratori non deve essere solo “Giusto” ma anche “Equo” e viene chiesto ai Governi di dare su questo il loro contributo. UNI risolleva il tema del lavoro interinale utilizzato dalle imprese utilizzatrici per sostituire e distruggere il lavoro diretto a tempo indeterminato.
Si affronta quindi il punto 4, CIETT afferma che la propria organizzazione è al primo posto per trovare con i governi luoghi favorevoli per facilitare il dialogo sociale e che il dialogo sociale viene sostenuto in anche a livello settoriale, richiedendo quindi che le agenzie per il lavoro vengano riconosciute come settore a se stante, seguono esempi positivi di come il dialogo sociale abbia portato miglioramenti in alcuni paesi. UNI denuncia come esistano due realtà parallele, da un lato i paesi europei dove la situazione è tendenzialmente buona e dall’altro gli altri paesi (p.es Brasile) dove non c’è dialogo sociale e le agenzie per il lavoro e le imprese utilizzatrici si palleggiano la responsabilità di dialogare con i sindacati. UNI non riconosce le agenzie per il lavoro come un settore a se stante, è indispensabile che sia le imprese utilizzatrici sia le agenzie per il lavoro dialoghino con i sindacati per discutere di condizioni di lavoro e di diritti (viene fatto l’esempio della UNILEVER in India e Bangladesh).
Terminato il confronto sui 4 punti in agenda il segretariato ILO ha prodotto una bozza di punti di consenso da discutere con le parti sociali ed i governi (allegato)
Purtroppo il forum non è finito con un documento di consenso condiviso tra le parti poiché non è stata possibile una mediazione sui parecchi punti di divergenza su i temi in agenda.
La discussione sui punti di consenso proposti dalla segreteria è stata molto accesa. CIETT voleva inoltre aggiungere a quanto in discussione l’approvazione dei punti di consenso risultanti dall’ultimo incontro (quello del 2009 ) UNI si è opposta poiché tali punti vennero raggiunti due anni fa e senza IUF . Inoltre i punti di consenso 2009 non sono stati ne ripresi ne ridiscussi ne verificati nel corso del Forum 2011.


L’incontro si è chiuso alle 21.00 non c’è stata la possibilità di raggiungere il consenso.

in allegato :

Organizzazione Mondiale del Turismo

Relazione sui progressi della riforma dell’Organizzazione (Libro Bianco)

Assemblea Generale
Diciannovesima sessione, Repubblica Coreana, 8-14 ottobre 2011
Argomento programmatico provvisorio 11

Un processo di riforma per una UNWTO più rilevante

Il Libro Bianco (Vedi Allegato anche in lingua italiana) è una relazione che affronta le problematiche e i modi per risolverle ed é utilizzato per sensibilizzare i lettori su alcuni argomenti e aiutare le persone e le istituzioni a prendere decisioni.

Originale: Inglese

ACTRAW:
Workers Symposium on Policies and Regulations to Combat Precarious Employement 04-07/10/2011

Dal 4 ottobre fino al 7 ottobre a Ginevra presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro si è svolto dal titolo “Simposio dei lavoratori sulle politiche e regolamenti per combattere il lavoro precario”, lo slogan dell’evento era “Dal lavoro precario al lavoro dignitoso”.
Durante i 3 giorni del seminario gruppi di esperti hanno illustrato le iniziative, le politiche e le proposte per combattere il lavoro precario nel mondo. Durante la seconda giornata i partecipanti, sindacalisti ed esperti provenienti da tutto il mondo, hanno discusso in gruppi di lavoro formulando idee e avanzando proposte per combattere il lavoro precario.
Nella giornata di venerdì la chiusura dei lavori è stata affidata alle conclusioni di Luc Cortebeeck, vice-presidente del Consiglio d’Amministrazione per i lavoratori e di Guy Ryder, Executive Director. Nel corso dell’intervento Luc Cortebeek ha ricordato le 4 lavoratrici decedute a Barletta come simbolo della lotta del sindacato internazionale contro il precariato, per un nuovo paradigma economico e sociale e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Nella mattinata il gruppo di lavoro ha partecipato a un presidio davanti alla sede ONU di Ginevra organizzato dalle organizzazioni sindacali ginevrine per richiedere un’adeguata legislazione contro il lavoro precario e per una piena libertà sindacale in Svizzera.

A cura di Massimo Frattini

In allegato la circolare di UNI Global, il Programma dei lavori e alcune immagini dell’evento


Dal 4 ottobre fino al 7 ottobre a Ginevra presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro si terrà un importante seminario che terminerà nella Giornata Mondiale del Lavoro Dignitoso.
Il titolo del seminario è “Simposio dei lavoratori sulle politiche e regolamenti per combattere il lavoro precario” e ha uno slogan molto efficace “Dal lavoro precario al lavoro dignitoso”.
Dopo i saluti dei rappresentanti dell’ILO e di Ron Oswald, Segretario Generale della UITA/IUF – una delle GUF (Global Union Federation) alla quale la Filcams è affiliata, iniziano i lavori con l’illustrazione di una ricerca sulla definizione di lavoro precario; nel corso della settimana i partecipanti provenienti da tutto il mondo lavoreranno in plenaria e in piccoli gruppi di lavoro per formulare proposte per combattere il lavoro precario.

(a cura di Massimo Frattini)

LA CONVENZIONE Internazionale OIL per il LAVORO DOMESTICO DECENTE

Durante la 100° Conferenza Internazionale del Lavoro di Ginevra (1-17 giugno 2011), è stata discussa la Convenzione sul Lavoro Domestico Decente, supportata da una serie di Raccomandazioni, una vera e propria pietra miliare nel lungo cammino di progresso ed emancipazione delle donne, delle lavoratrici e dei lavoratori domestici, delle migranti e dei migranti.

Sono stati giorni molto impegnativi ma la standing ovation che ha accompagnato la seduta finale della Commissione Domestic Workers, con la gratitudine che traspariva dagli sguardi lucidi delle attiviste e delle lavoratrici presenti, ha ripagato di ogni fatica.

La Convenzione, composta di 19 articoli, dovrà essere ratificata da almeno 20 Paesi Membri per avere valore prescrittivo, mentre le Raccomandazioni forniscono linee di indirizzo non vincolanti ma fondamentali per il rafforzamento dei diritti e il miglioramento delle condizioni di queste lavoratrici e lavoratori.

La maggior parte del lavoro domestico nel mondo è svolto dalle donne: è un lavoro come gli altri, deve essere riconosciuto come tale e perciò protetto, regolato, tutelato e controllato dai Governi.

In alcuni paesi del mondo, questa Convenzione, se ratificata, cambierà la vita e il futuro di molte donne e uomini, di molte bambine e bambini, dando loro l’opportunità di avere un futuro dignitoso.

La storia:

Fin dal marzo 2008 il Comitato Esecutivo dell’OIL ha deciso di inserire una discussione sul lavoro dignitoso per i lavoratori domestici nel programma della 99a sessione della Conferenza Internazionale del Lavoro (2010) con l’obiettivo di determinare degli standard lavorativi internazionali di tutela.
La discussione, iniziata lo scorso anno, si è svolta intorno a una proposta di testo che è stata definitivamente negoziata in ogni sua parte durante la 100° sessione, in svolgimento a Ginevra in questi giorni.
Il lavoro domestico è una delle occupazioni più antiche e importanti per milioni di donne e uomini in tutto il mondo. E’ radicato nella storia mondiale della schiavitù, del colonialismo e di altre forme di servitù.

Nelle società contemporanee, la partecipazione crescente delle donne al mondo del lavoro, i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro e la sua intensificazione, così come la mancanza di politiche di conciliazione, il declino dei servizi assistenziali e dell’assistenza pubblica, la femminilizzazione delle migrazioni internazionali e l’invecchiamento delle società sono tutti elementi che hanno aumentato la domanda e l’offerta di lavori di assistenza negli ultimi anni.

Il lavoro domestico, tuttavia, è sottovalutato e mal regolato, e molti lavoratori domestici restano sfruttati,sottopagati e non protetti. Testimonianze di maltrattamenti e abusi, specialmente verso i lavoratori conviventi e migranti, sono regolarmente denunciati ai media. In molte nazioni, il lavoro domestico viene in larga parte svolto da bambini.
Questo stato di cose è causato in parte dal fatto che il lavoro domestico resta virtualmente invisibile in molti paesi, spesso è informale e non documentato. Il lavoro domestico non si svolge in una fabbrica o un ufficio, ma nelle case. I lavoratori sono in grande maggioranza donne. E non lavorano accanto ad altre colleghe, ma in isolamento dietro porte chiuse. Come risultato, la relazione di lavoro domestico non viene affrontata specificatamente in molti atti legislativi, rendendo dunque i lavoratori domestici vulnerabili a trattamenti ingiusti, scorretti e spesso a veri e propri abusi.

La Convenzione
I 19 articoli della Convenzione affrontano gli aspetti più problematici che il lavoro domestico pone, partendo dalla definizione stessa del lavoro, affinché sia riconosciuto come tale e perciò retribuito con salari minimi dignitosi e non discriminatori in base al genere.
Al centro, vi è il godimento dei e diritti fondamentali sul posto di lavoro, con il principio della parità di trattamento
tra lavoratori domestici e altre categorie di lavoratori in termini di condizioni di vita e accesso alla previdenza sociale,
inclusa la protezione della maternità.

La casa è il posto di lavoro, perciò la Convenzione tutela anche il diritto alla salute e sicurezza oltre che quello ad avere un alloggio dignitoso (qualora sia prevista la convivenza).
Particolare importanza riveste l’articolo 4, che tutela i minori: in molti paesi del mondo infatti il lavoro domestico è svolto da bambini, che hanno bisogno dunque di una speciale protezione.

Sono previste poi tutele specifiche per i migranti e contro molestie e abusi, anche di natura sessuale, che spesso si verificano ai danni di queste lavoratrici e lavoratori.

La Convenzione cerca anche di circoscrivere la pratica del pagamento in natura, di identificare, limitare e calcolare
appropriatamente gli orari di lavoro, inclusi i periodi di riposo.

Al termine della Conferenza di Ginevra inizierà la vera e propria azione di promozione da parte dell’OIL , affinché il maggior numero di Stati Membri ratifichi la Convenzione, che solo così potrà entrare in vigore e dovrà essere rispettata in ogni sua parte.

E’ essenziale quindi che anche il Governo italiano attivi al più presto le procedure per la ratifica: come CGIL e Filcams chiederemo che questo accada nel più breve tempo possibile e proseguiremo il lavoro di informazione e promozione nei confronti di tutti i soggetti coinvolti.

Giuliana Mesina
Filcams CGIL Nazionale

Global Report on Women in Tourism 2010
A Joint report by UNWTO and UN Women
11 March 2011
ITB Berlin – International Conference Centre (ICC)


Il turismo rappresenta il 5% del PIL globale e il 7% dei posti di lavoro.
Già questo dato da solo evidenzia come i lavori del turismo sono meno remunerati della media, in particolare a causa della stagionalità del settore.
L’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) considera il turismo una risorrsa di valore equivalente al settore del petrolio, con una differenza: che il tiurismo è meglio distribuito e distribuibile sul pianeta.
In tale contesto UNWTO e UN WOMEN (l’Organizzazione delle donne delle Nazioni Unite) ha lanciato un programma globale per rafforzare il ruolo delle donne attraverso il lavoro nel turismo.
La ricerca, con i primi dati del rapprto globale 2010 sulla presenza delle donne nel turismo, è stata presentata l’11 marzo 2011 unitamente 7 obiettivi da perseguire nel settore del turismo:
1 più donne in ruoli guida nelle impse e nelle responsabilità politiche del settore;
2 rispetto dei diritti umani e del lavoro; e non discriminazione;
3 prevenzione, salute e sicurezza per tutti;
4 formazione per tutti;
5 rafforzare il ruolo delle donne nell’intera filiera;
6 promuovere la parità di genere già dalle comunità locali;
7 misurare e rendere costantemente pubblici i risultati raggiunti sulla parità di genere.

Invitation EN
Invito IT

Programme EN
Programma IT

Berlin, 11 March 2011

Agenda ENG

EBNT Observatory about the Code of Conduct ENG
Gabriele Guglielmi, International Policies Coordinator, FILCAMS CGIL, Italy

Legge 269/98 contro il turismo sessuale con minori: una grande sfida che aspetta di venire raccolta ITA

Law 269/98 against sex tourism involving minors a challenge that awaits to be faced ENG

"Child pornography alert" ENG

"Turismo sessuale? Buone leggi. E basta" ITA
Link Correlati
     Comunicato stampa
2011

21–22 February
Global Dialogue Forum on Safety in the Supply Chain in Relation to Packing of Containers 2
Geneva

3–25 March
310th Session of the Governing Body and its committees
Geneva

10–13 April
15th Asia–Pacific Regional Meeting 3
Kyoto, Japan
18–21 April
Tripartite Meeting of Experts to Examine the Termination of Employment Convention, 1982 (No. 158), and Recommendation, 1982 (No. 166)
Geneva
26–27 April
Subcommittee on Wages of Seafarers of the Joint Maritime Commission
Geneva

5–6 May
The Business of Representing Employers: Trends
Geneva
26–27 May
Committee on Freedom of Association
Geneva

1–17 June
100th Session of the International Labour Conference
Geneva
17 June
311th Session of the Governing Body and its committees
Geneva

21–22 September
Global Dialogue Forum on the Needs of Older Workers in relation to Changing Work Processes and the Working Environment in Retail Commerce
Geneva
26–30 September
Joint ILO–IMO–WHO Working Group on Medical Fitness Examinations for Seafarers and Fishers
Geneva

4–7 October
Workers Symposium on Precarious Employment
Geneva
17–21 October
Tripartite Meeting of Experts on Working-time Arrangements
Geneva
18–19 October
Global Dialogue Forum on the Role of Private Employment Agencies in Promoting Decent Work and Improving the Functioning of Labour Markets in Private Services Sectors
Geneva
24–27 October
Tripartite Meeting on Promoting Social Dialogue on Restructuring and its Effects on Employment in the Chemical and Pharmaceutical Industries
Geneva
October
12th African Regional Meeting
South Africa

3–18 November
312th Session of the Governing Body and its committees
Geneva
21–25 November
Meeting of Experts for the Review and the Adoption of ILO Guidelines on Training in the Port Sector
Geneva
24 November–9 December
Committee of Experts on the Application of Conventions and Recommendations
Geneva
29 November–7 December
Meeting of Experts on the Code of Practice on Safety in the Use of Machinery
Geneva

————-

Approved by the Governing Body at its 309th Session (November 2010).

Il 16 giugno 2010 la 99a sessione della Conferenza Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ha approvato come conclusioni generali, in vista delle consultazioni con i Governi, le proposte per uno standard onnicomprensivo (una Convenzione sostenuta da una Raccomandazione) riguardante il lavoro dignitoso per i lavoratori domestici; ha deciso che il tema: "Lavoro dignitoso per i lavoratori domestici" sarà incluso nel programma della 100a sessione ordinaria del giugno 2011 per favorire la discussione in vista dell’adozione di uno standard onnicomprensivo (una Convenzione sostenuta da una Raccomandazione).


Programma IT

Agenda EN

Risoluzioni adottate dalla Conferenza Internazionale del Lavoro IT

Resolutions adopted by the International Labour Conference EN

Resoluciones adoptadas por la Conferencia Internacional del Trabajo ES

Report of the Committee on Domestic Workers EN

Informe de la Comisión de los Trabajadores Domésticos ES

Il documento in lingua italiana

Il documento in lingua inglese
Il documento in lingua francese
Il documento in lingua spagnola

Dalla prima conferenza do Ottawa nel 1990 e con le successive: Nizza 1999, Vancouver 2001, Iguazu 2005, nel Febbraio 2008 si é passati dal (STS) Sistem of Tourism Statistics al (IRTS) International Reccomendations for Tourism Statitics e al Conto Satellite del Turismo (TSA-RMF), ratificato nella Conferenza di Bali nell’Aprile 2009.