Category Archives: I SETTORI

Pisa_turismo480x226

Un gazebo in mezzo alla spiaggia (e anche un giro in mare sul pattino) per dire che “Non c’è turismo senza tutele”, come da slogan della Campagna lanciata dalla Filcams Cgil: oggi la Filcams Cgil pisana è al bagno degli Americani a Tirrenia per informare su diritti e tutele a cui devono poter avere accesso i lavoratori del settore del turismo. Al gazebo e lungo la spiaggia si distribuisce materiale informativo e si risponde alle domande degli interessati circa i diritti di precedenza, il controllo delle buste paga, la regolarità contributiva e le esperienze lavorative, le domande per la Naspi, i calcoli per la pensione. L’iniziativa si ripeterà a Tirrenia anche domani e dopo domani, mentre l’ultima settimana di agosto avrà luogo nelle spiagge di Massa, Lucca e Grosseto, a Pistoia, a Livorno ed Isola d’Elba.

“Assenza di contratto individuale, periodo di prova illimitato, retribuzioni mai corrisposte, contributi mai versati, violazione delle norme sulla sicurezza, niente riposo giornaliero: il turismo anche in Toscana va a gonfie vele ma i lavoratori stagionali spesso non se la passano tanto bene, per questo vogliamo dar loro voce e riteniamo necessari investimenti e politiche serie e risolutive – ha detto Cinzia Bernardini, segretaria della Filcams Cgil Toscana, che stamani era in spiaggia al presidio a Tirrenia -. L’iniziativa di oggi e le prossime rappresentano una forma di mobilitazione che vuole andare incontro ai lavoratori per informarli dei diritti che hanno, come già abbiamo fatto l’anno scorso”.

“Con questa iniziativa vogliamo in primo luogo rivolgerci ai lavoratori stagionali e creare con loro un ponte di comunicazione per farli uscire dall’isolamento al quale sono spesso costretti e renderli consapevoli dei loro diritti fornendo le informazioni necessarie per il loro percorso lavorativo dall’inizio alla fine della stagione turistica – aggiunge Caterina Ballanti, segretaria generale Filcams Cgil Pisa -. La Filcams scende in spiaggia per sradicare l’idea diffusa anche tra i lavoratori che il lavoro, soprattutto in questi anni di crisi, è un privilegio e non un diritto e che per tanto va accettata qualsiasi irregolarità: dalla mancanza di un contratto di assunzione, alla mancata applicazione di contratti nazionali di settore, alla violazione alle norme sulla sicurezza. A livello territoriale è necessario fare sistema con le associazioni datoriali e i livelli istituzionali, gli organismi di controllo ispettivi per cercare di arginare le distorsioni del comparto”. “Purtroppo – conclude Bernardini – le scelte dell’attuale governo non vanno nella direzione da noi auspicata, con la volontà di reintrodurre i voucher che significa aumentare la precarietà e nascondere il lavoro nero”.

Il ricorso ai voucher nel turismo avrebbe infatti come effetto la produzione di nuove forme di irregolarità e di precarizzazione dei rapporti di lavoro in un mercato già fortemente condizionato dalla stagionalità. Ne sono convinti i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs che il 1° agosto dalle 9 alle 13 saranno in presidio davanti la sede del Parlamento in Piazza Montecitorio a Roma (in tanti arriveranno dalla Toscana) per protestare contro la reintroduzione dei buoni lavoro nel comparto turistico, misura prevista negli emendamenti al Decreto Dignità in discussione alla Camera dei Deputati. Nei giorni scorsi le tre sigle, in una nota congiunta trasmessa al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio e ai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, hanno piuttosto evidenziato il ruolo della contrattazione nazionale di settore che da decenni si misura con le esigenze di flessibilità delle imprese, individuando diverse soluzioni negoziali condivise e utili a rispondere alle problematiche di una domanda in larga parte condizionata da una strutturale stagionalità.

Valtur-sede480x226

Sbaragliata la concorrenza di Alpitour e Bluserena, è il gruppo pugliese Nicolaus ad aggiudicarsi l’asta per l’acquisto del marchio Valtur. Si chiude così la prima parte della crisi dello storico marchio italiano del turismo organizzato, anche se per i lavoratori non è ancora chiaro quali potranno essere le scelte della nuova proprietà per il mantenimento dei livelli occupazionali.

Anche ieri (3 luglio) i lavoratori si sono presentati nella sede del commissario a Milano per chiedere che non vengano disperse le professionalità e le competenze di chi lavora nel gruppo da molto tempo. Ai ministeri del lavoro e dello sviluppo economico chiedono che si possa aprire un tavolo di confronto per tutelare diritti e occupazione perché questi sono “gli ingredienti segreti – si legge in un volantino distribuito ai passanti – di questa ricetta della felicità iniziata nel 1964 e fatta di passione, spirito di squadra, orientamento al cliente, energia, senso di appartenenza.

“Valori che da cinquant’anni – hanno spiegato i lavoratori – si tramandano attraverso una generazione di ospiti, dipendenti, collaboratori, fornitori, amici e che non sono in vendita. Il marchio Valtur vale molto di più del prezzo di un bando di gara, nel mercato è ancora riconosciuto come simbolo di qualità, innovazione, divertimento, sicurezza, accoglienza, in una parola, di Made in Italy”.

Nicolaus opera nell’ambito turistico nazionale con 25 villaggi e a livello internazionale con 5 strutture in Grecia e una in Spagna. Il gruppo ha chiuso il 2017 con 80 milioni di euro di fatturato, segnando una crescita del 20% rispetto al 2016.

OVS_Svizzera480x226

La solidarietà dei delegati di Gruppo Coin/OVS e della Filcams Cgil tutta ai 1200 lavoratori della Sempione Fashion, società controllata OVS, coinvolti da uno dei più gravi licenziamenti collettivi che abbia interessato il terziario in Svizzera.

Il coordinamento nazionale Filcams Cgil dei delegati e delle strutture Gruppo Coin/OVS e la Filcams Cgil tutta esprimono solidarietà e vicinanza ai circa 1200 lavoratori della Sempione Fashion, controllata della Sempione Retail di cui OVS detiene il 35%, nei confronti dei quali l’azienda è intenzionata a procedere con uno dei più gravi licenziamenti collettivi che abbia coinvolto il settore del commercio al dettaglio in Svizzera.

Inaccettabile la condotta di OVS che continua a sottrarsi al confronto rispetto alla definizione di un piano sociale e all’individuazione di soluzioni che consentano, a fronte di una misura di tale gravità, di ammortizzarne l’impatto e che, ancora ieri, si è rifiutata, senza giustificazione alcuna, di ricevere una delegazione di lavoratori in presidio davanti alla sede di Mestre.

La Filcams Cgil formalizzerà nuovamente alla direzione aziendale OVS, come già avvenuto in precedenza, la richiesta di approfondire, nel contesto dell’incontro che si terrà a Roma il prossimo 12 luglio, la situazione in cui versano i dipendenti della Sempione Fashion e gli impegni che la società è intenzionata ad assumersi.

Sicuritalia-480x226

In occasione del recente sciopero nazionale degli addetti alla vigilanza privata, Sicuritalia ha impedito il libero esercizio del diritto di sciopero garantito dalla Costituzione, precettando lavoratori addetti a servizi indicati arbitrariamente come essenziali.

Il giudice ha dato ragione alla Filcams Milano ritenendo antisindacale il comportamento di Sicuritalia in occasione dello sciopero della Vigilanza dello scorso 4 maggio.

In particolare il giudice ha ritenuto illegittimi gli ordini di servizio imposti da Sicuritalia nei confronti dei lavoratori occupati in alcuni appalti di Milano, perché lesivi del diritto di sciopero e ha disposto che Sicuritalia, in occasione di eventuali futuri scioperi, attivi in maniera tempestiva gli incontri finalizzati alla identificazione e alla regolamentazione delle prestazioni indispensabili al fine di garantire, attraverso la stipula di accordi con le organizzazioni sindacali competenti, l’erogazione dei servizi pubblici essenziali.

“Crediamo che questa sentenza – dice Marco Beretta, segretario generale Filcams Cgil Milano – dimosti come vi sia la massima attenzione da parte nostra per non permettere a questa Azienda o ad altre di agire unilateralmente e laddove vi siano i presupposti, di ricorrere anche alla via giudiziale affinché i diritti vengano correttamente ripristinati”.

Securitalia potrebbe opporsi presentando richiesta di appello, ma se così fosse “la Filcams Cgil – dice ancora Beretta – sarà pronta a ribadire le proprie ragioni ritenendosi pienamente nel giusto”.

Valtur-sede480x226

Non è stata neppure presa in considerazione la proposta delle organizzazioni sindacali di rinviare i licenziamenti senza produrre ulteriori costi per la procedura di liquidazione, ovvero ricorrendo all’aspettativa non retribuita. La Valtur di Bonomi non guarda in faccia nessuno e procede con l’invio delle lettere di licenziamento, arrivate questa mattina.

“Un ulteriore schiaffo ai lavoratori e alle istituzioni, che dimostra come il finanziere dal volto umano sia una figura ben lungi dall’essere incarnata dal signor Bonomi – dichiara Luca De Zolt della Filcams CGIL – il momento per i lavoratori e le loro famiglie è drammatico, e al dramma si aggiunge la rabbia per il comportamento dei manager e dell’investitore. Proprio ora che si aprono spiragli collegati all’asta sul marchio, si vuole ancora una volta rimarcare che l’imprenditore può fare quello che vuole, in barba all’etica e alla responsabilità d’impresa”.

Valtur, il marchio storico del turismo italiano, è in mano all’Investindutrial di Bonomi dal 2016. Tutta da chiarire la storia recente della società e i rapporti con le società a capitale pubblico, come Cassa Depositi e Prestiti che ha comprato i villaggi andati poi in gestione a TH Resorts, partecipata dalla stessa CDP.

Da ieri il marchio è all’asta per 1.500.000 euro, le organizzazioni sindacali hanno chiesto al MISE di riaprire un tavolo di crisi con chi manifesterà interesse sul marchio per collegare all’acquisto un programma di re-industrializzazione.

Natuzzi480x226

Aperture al confronto tra sindacati, istituzioni e sindacati sono emerse al tavolo della cosiddetta Cabina di Regia per la vertenza Natuzzi, convocato al Ministero per lo Sviluppo Economico MiSE. Disponibilità a valutare le ipotesi di ridimensionamento e di esuberi di personale che i sindacati hanno accolto positivamente, ma che non possono ancora scongiurare l’estrema ipotesi del licenziamento per un migliaio di lavoratori dipendenti.

Natuzzi rappresenta un caposaldo del Made in Italy nel settore del mobile e arredo, con riconoscimenti importanti in tutto il mondo. Le proposte avanzate al tavolo del MiSE dai sindacati del settore Legno (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil) e del settore Commercio (Filcams cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) puntano ad un piano di salvataggio che contempli la cifra “zero” alla voce esuberi, attuando azioni di rilancio e riorganizzazione aziendale così riassumibili:

“Il coordinamento delle rappresentanze aziendali e unitarie e le organizzazioni sindacali – si legge in una nota diffusa unitariamente dalle segreterie nazionali delle categorie interessate – sono consapevoli delle difficoltà che dobbiamo affrontare, ma se ogni parte, Sindacato, Azienda e Istituzioni dedicheranno il massimo impegno alla soluzione dei problemi facendo ognuno la propria parte, siamo convinti che gli obiettivi che proponiamo siano raggiungibili e sostenibili”.

Ritenendo inaccettabile qualsiasi proposta che preveda licenziamenti, il coordinamento RSA/RSU e i sindacati annunciano che dalla Cabina di Regia è emersa la volontà di avviare una serie di confronti tecnici, tra azienda e rappresentanze dei lavoratori, che porteranno alla definizione di un nuovo piano industriale con l’obiettivo, appunto, dell’esubero zero. L’esito di questo lavoro sarà riportato in Cabina di Regia per la condivisione e la sottoscrizione, nell’incontro già fissato per il 19 giugno a Roma. Azienda, Coordinamento RSU e organizzazioni sindacali si troveranno invece il 30 maggio a Bari per il primo tavolo tecnico di confronto.

LFNSV_25aprile_480x226

Sarà ancora sciopero, il 25 aprile, contro la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio e nella grande distribuzione. Come successo in occasione della Pasqua e del Lunedì dell’Angelo, anche nella giornata in cui si festeggia la Liberazione dal nazifascismo i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno dichiarato sciopero In diverse regioni italiane, mentre in altre città l’astensione dal lavoro sarà demandata alle rappresentanze aziendali dei singoli punti vendita.

Sarà quindi sciopero regionale in Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia,  con la motivazione che “la completa liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali e festive, anno dopo anno, si sta rivelando disastrosa, non ha portato nessun aumento dell’occupazione e nessun aumento dei consumi, come dimostrano i tanti negozi dei centri storici chiusi e le procedure di licenziamento fatte dalle aziende della Grande Distribuzione, anche quelle che hanno scelto il “sempre aperto h24”. Sono peggiorate le condizioni di lavoro, gli orari, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, è aumentata solo la precarietà. No a lavorare per le feste!”

In molte alte città l’invito dei sindacati ai lavoratori è di astenersi dal lavoro, rifiutando il turno festivo senza incorrere in sanzioni, dato che la Corte Costituzionale ha sancito il diritto di astenersi dalla prestazione nelle festività riconoscendo quindi il diritto generale al godimento del giorno festivo.

Sciopero Nel Commercio – la vignetta de La Festa Non Si Vende

La festa non si vende è la campagna che da oltre 6 anni la Filcams Cgil Nazionale sta portando avanti per richiedere una regolamentazione delle aperture domenicali nel commercio, ormai allo sbando dopo il decreto Salva Italia.

“È indispensabile un intervento legislativo (la proposta di Legge in materia è ferma in Senato, ndr) che modifichi la normativa introdotta da Monti” afferma la Filcams Cgil Nazionale. “È ormai assodato che il sempre aperto non ha contribuito a migliorare né l’economia del settore, né l’occupazione, ma ha solo peggiorato le condizioni di lavoro, complicato la gestione dei piccoli esercenti, e trasformato il centro commerciale in luogo di ritrovo sociale e culturale in alternativa ai centri storici e della vita sociale delle città.”

maisons-du-monde480x226

Raggiunto l’accordo con il gruppo Maisons du Monde per l’erogazione ai dipendenti del premio di risultato (PDR) che verrà riconosciuto sulla base degli ultimi dati di bilancio.

L’azienda ha comunicato a questo proposito che il fatturato consolidato delle vendite ammonta a 1.011 milioni di euro; arriva invece a 139 milioni di euro l’indice EBITDA (Margine operativo lordo) del gruppo. Indicatori che vanno ben oltre gli obiettivi di crescita indicati con l’accordo di detassazione dello scorso luglio 2017, che fissavano a 996 milioni il fatturato e a 135 milioni il margine operativo lordo.

Una crescita che negli ultimi due anni di esercizio ha portato il gruppo ad un incremento costante tanto di fatturato (882 milioni di euro nel 2016) che di Ebitda (123 milioni nel 2016).

Sulla scorta di questi risultati è stato riconosciuto ai dipendenti italiani del gruppo Maisons du Monde l’intero importo massimo stanziato per il premio PDR 2017 di 190mila euro lordi, pari a circa 145mila euro al netto di contributi e imposte a carico dell’azienda.

I dipendenti aventi diritto al premio di risultato sono 800, che si vedranno corrispondere un premio medio di 183 euro a testa. Ogni dipendente avrà un premio personalizzato sulla base del calcolo di ore lavorate e della retribuzione lorda percepita.

Questi premi lordi verranno inseriti nella busta paga del mese di aprile 2018 e presumibilmente pagati già in data 2 maggio 2018, anticipatamente rispetto a quanto riportato nel testo dell’Accordo del 2017.

“Un accordo che rappresenta un risultato importante nelle relazioni tra sindacati e azienda – spiega in una nota Vanessa Caccerini, che per Filcams Cgil ha seguito la trattativa – che apre la strada al confronto su altri temi di contrattazione aziendale che vogliamo aprire con la serenità con cui è stato condotto il confronto sui premi di risultato”.

appaltinew

Le lavoratrici e i lavoratori delle vigilanza privata in sciopero il 4 maggio 2018 per rivendicare il diritto al rinnovo del contratto nazionale e per condizioni normative e salariali dignitose.

Il Contratto Nazionale di lavoro (CCNL) per i dipendenti da istituti ed imprese della vigilanza privata e dei servizi fiduciari è scaduto dal 31 dicembre 2015. Le associazioni nazionali dei datori di lavoro del settore, nel corso dell’incontro tenutosi il 27 febbraio 2018, dopo più di un anno di trattative, hanno presentato una serie di richieste che, se fossero complessivamente accolte, farebbero fare alla categoria un salto indietro di 30 anni.

Le proposte:

In questo contesto, i lavoratori e le lavoratrici della vigilanza e della sicurezza privata sono costretti ad affrontare anche un altro nemico. Da mesi si assiste ad un fenomeno devastante ad opera di fantomatiche associazioni datoriali e sindacati “gialli” che, seppure sprovvisti di qualsivoglia elemento di rappresentatività reale, sottoscrivono contratti “pirata” in cui le condizioni salariali e normative vengono sistematicamente ribassate, anche con meccanismi ingannevoli.

Malgrado le esigenze di sicurezza siano in aumento, la tendenza diffusa è fondata sul contenimento estremo del costo del lavoro: sono sempre più diffuse le gare a corrispettivi inferiori alla retribuzione oraria prevista dal contratto nazionale, indette persino dalla pubblica amministrazione.  Così la concorrenza sleale si scarica sulla pelle dei lavoratori, nel “silenzio” del ministero dell’interno e dell’autorità nazionale anti-corruzione. E’ ora di svelare la verità!

La sicurezza si garantisce solo se gli addetti della vigilanza e della sicurezza privata possono lavorare in condizioni dignitose e consone al rischio che devono prevenire, con un salario giusto e dignitoso.

Per questi motivi lavoratrici e lavoratori della sicurezza privata manifesteranno a Roma, in piazza Santi Apostoli, a partire dalle 10 di venerdì 4 maggio.

La giornata di sciopero è stata proclamata da Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs.

Per il contratto nazionale, per la legalità.

foodora-Torino_480x226

Dopo la sentenza dell’11 aprile scorso del Tribunale di Torino che ha respinto le istanze dei sei riders, i quali avevano perso il lavoro dopo aver protestato contro l’introduzione del cottimo, arriva una buona notizia per i ciclofattorini di Foodora e delle aziende del gruppo Delivery Hero.

Il 16 aprile a Berlino si è tenuta la riunione conclusiva di una trattativa europea che ha visto seduti al tavolo da una parte Foodora ed il gruppo di cui fa parte, Delivery Hero, e dall’altra i rappresentanti dei lavoratori eletti in una Delegazione Speciale di Negoziazione (DSN). Per l’Italia, uno dei 14 paesi europei in cui opera la piattaforma digitale specializzata in consegne di pasti a domicilio, era presente la Filcams-CGIL.

Nel nostro paese Foodora registra 47 lavoratori dipendenti, ma sono molti di più, si stima oltre un migliaio, i ciclo-fattorini che ogni giorno coi loro borsoni termici rosa, sotto il sole, la pioggia o la neve, prendono i piatti di 1866 locali convenzionati (ristoranti di cucina tradizionale o etnica/gelaterie/pub/pizzerie) e li consegnano ai consumatori di 6 città italiane (Milano, Torino, Firenze, Bologna, Verona, Roma).

La trattativa si è avviata a seguito della decisione di Delivery Hero, gruppo con base a Berlino, di trasformarsi in Societas Europaea (SE), una forma di società per azioni transnazionale basata su una normativa comunitaria. Normativa, che tra le altre cose, prevede che i lavoratori partecipino alla costituzione e alla vita della SE, ne siano coinvolti attraverso procedure di informazione, consultazione e partecipazione da definire in sede negoziale.

“A tal fine si è svolta la negoziazione che è durata 6 mesi e ha visto le parti contrapporsi in maniera aspra, ma che si è conclusa ieri con un accordo che garantisce e tutela i diritti dei lavoratori ed una partecipazione effettiva alla vita del gruppo” – riferiscono Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams-CGIL e Stefania Radici, del Dip. Internazionale, i quali hanno partecipato  alla trattativa.

L’accordo prevede che ogni paese esprima almeno un rappresentante dei lavoratori in seno al Comitato Aziendale della SE, che sia data un’informazione dettagliata in merito alle strategie aziendali, ai piani di investimento o di dismissione, a tutti i programmi che possano incidere sull’organizzazione del lavoro e sull’occupazione in generale, introduce procedure chiare per la consultazione, nonché stabilisce la partecipazione dei lavoratori nel Comitato di Sorveglianza del gruppo, in cui finora sedevano solo i rappresentanti degli investitori. Adesso quest’ultimi dovranno confrontarsi con i lavoratori, i quali saranno presenti in misura paritaria ed avranno lo stesso diritto di voto.

“La battaglia dei riders per un salario o compenso correlato alle ore di lavoro prestate, un monte ore garantito, un’assicurazione che copra eventuali infortuni e garantisca salute e sicurezza per le strade,  un’indennità di malattia, maggiorazioni in caso di condizioni meteo avverse o lavoro festivo, manutenzione delle attrezzature da lavoro etc continuerà a livello locale e nazionale coinvolgendo aziende e interlocutori istituzionali al fine di ottenere standard minimi di tutela dei ciclofattorini (come raccontano le recenti esperienze maturate a Bologna e Milano), ma da domani potrà trovare spazio anche nella dimensione europea, perché le rivendicazioni dei riders di tutta Europa sono comuni e fare fronte comune nel segno della solidarietà è il modo più efficace per ottenere il riconoscimento di diritti e tutele” proseguono dalla Filcams Cgil.

L’accordo firmato ieri apre nuove opportunità tutte da esplorare per una governance condivisa dei processi di cambiamento, per orientare i cambiamenti dettati dalla rivoluzione digitale in maniera equa e solidale, per far sì che essi non si realizzino a scapito dei lavoratori ma producano un miglioramento della qualità della vita e del lavoro di tutti coloro che ne sono coinvolti.

Auchan_big

La Filcams considera grave ed inaccettabile l’intenzione di Auchan di cessare l’attività dei punti di vendita di Napoli Argine e Catania La Rena.

Dopo la procedura di licenziamento collettivo avviata dalla multinazionale francese nel 2015 per più di 1400 dipendenti, le svariate procedure aperte a livello territoriale, anni di ricorso agli ammortizzatori e di sacrifici in termini salariali e di condizioni di lavoro, si tratta dell’ennesimo attacco alla dignità e ai diritti delle centinaia di dipendenti in forza presso i 2 punti vendita.

Peraltro, ad aggravare la condotta dell’impresa, nel contesto dell’incontro tenutosi a livello nazionale con la direzione aziendale non più di qualche giorno fa, la Filcams aveva posto quali priorità da affrontare proprio la salvaguardia occupazionale ed il mantenimento del perimetro aziendale, senza che nessuna informazione rispetto all‘intenzione di procedere alla chiusura dei due punti di vendita fosse fornita da Auchan.

Sono ad ogni modo l’assenza di un piano e di strategie commerciali in termini più complessivi e la determinazione ormai conclamata di disinvestire nelle aree del mezzogiorno, come abbiamo avuto di evidenziare fin dall’inizio della vertenza, a destare forte preoccupazione e a rendere inammissibile la condotta aziendale.

La Filcams tutta esprime vicinanza e solidarietà ai dipendenti coinvolti dalla chiusure ed in previsione dell’incontro a livello nazionale del prossimo 8 maggio, sede in cui si affronterà la questione, invita le strutture territoriali e le rappresentanze sindacali dell’intera rete di vendita ad adottare tutte le iniziative che si riterranno opportune a sostegno della situazione dei lavoratori degli ipermercati di Napoli Argine e Catania La Rena.

Deiana_OlbiaTempio480x226

Cambio al vertice della Filcams Cgil Provinciale Olbia-Tempio. Danilo Deiana è stato eletto segretario generale a larghissima maggioranza dall’Assemblea provinciale della Federazione dei lavoratori del commercio del turismo e dei servizi.

Danilo Deiana succede ad Giusi Pittalis che lascia la categoria per scadenza di mandato. Deiana, 44 anni, olbiese, responsabile dello sportello E.B.Ter Olbia-Tempio, entra nella Filcams Cgil Provinciale Olbia-Tempio nel 2000 ricoprendo incarichi sia all’interno del Comitato Direttivo Provinciale che in quello Regionale della categoria.

Cambio ai vertici anche della Filcams provinciale Nuoro. L’Assemblea generale ha eletto nuova segretaria generale Domenica Muravera, in sostituzione di Paolo Cau.

Ai nuovi segretari generali vanno gli auguri di buon lavoro della Segreteria nazionale. 

 

appello fascismi

La CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro​ sottoscrive l’appello MAI PIÙ FASCISMI promosso insieme all’ANPI e molte altre associazioni partigiane, movimenti, partiti e organizzazioni sindacali. L’obiettivo è la raccolta di quante più firme possibile, nei luoghi di lavoro e nel territorio, e consegnare l’appello a tutte le Istituzioni democratiche. Anche La Filcams si impegna, nelle proprie sedi e con i propri iscritti, a raccogliere le firme per contrastare ogni tentativo di rinascita di qualsivoglia forma di fascismo.

Mai-piu-fascismi_480x226

 

 

 

 

 

 

Ecco il testo dell’appello. In calce il link per scaricare il modulo su cui raccogliere le firme.

“MAI PIÙ FASCISMI”

Appello a tutte le Istituzioni democratiche

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane.

Attenzione: qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia.

Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell’est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni. Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l’abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.

Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell’attuazione della Costituzione.

Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini , le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle istituzioni.

Nel nostro Paese già un’altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l’avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell’umanità. L’Italia, l’Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

Scarica QUI l’appello con il modulo di raccolta delle firme (formato pdf stampabile)

Giugno 2018

XIV Mensilità 2018

Maggio 2018

Aprile 2018

Marzo 2018

Febbraio 2018

Gennaio 2018

Dicembre 2017

Novembre 2017

Rita Atria

Chi era

Rita Atria (Partanna, 4 settembre 1974 – Roma, 26 luglio 1992) è stata una testimone di giustizia italiana. Si uccise a 17 anni una settimana dopo la strage di via D’Amelio.

La ricordiamo

Rita era figlia di un boss mafioso, ucciso in una faida quando lei aveva solo 11 anni. Pochi anni dopo (nel 1991) viene ucciso anche il fratello Nicola. È in questa circostanza che decide di collaborare con la polizia e con i giudici, raccontando tutto quanto sa dell’organizzazione, messa al corrente di molti segreti proprio dal fratello. Collabora alle indagini con il giudice Borsellino, poco meno di un anno di colloqui e confidenze. Profondamente colpita dagli attentati contro Falcone e Borsellino, decide di farla finita, convinta che nessuno dopo di loro potrà ascoltarla con la stessa attenzione e sensibilità. Le indagini avviate con le sue deposizioni porteranno all’arresto di molti mafiosi delle famiglie di Partanna, Sciacca e Marsala.

Frasi celebri

«Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta» (Rita Atria scrive queste parole nel suo diario, pochi istanti prima di uccidersi)

«Rita non è morta di solitudine. è morta di mafia. Anche lei come troppi in quella tremenda primavera-estate del 1992. è morta perché il suo diventare «testimone di giustizia» non è stato accettato e capito da chi ha trasformato anche i vincoli affettivi in legami mafiosi.» (don Luigi Ciotti, nel decennale della morte di Rita, 2002)

Approfondimenti

Andrea Gentile, Volevo nascere vento : storia di Rita che sfidò la mafia con Paolo Borsellino, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2014

Sandra Rizza, Una ragazza contro la mafia, Palermo, La Luna, 1993

federdistribuzione e coop

Presidi, manifestazioni, volantinaggi. Alta l’adesione allo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende aderenti a Federdistribuzione e Coop (Distribuzione Cooperativa). Nonostante diversi tentativi di contrastare la partecipazione con comportamenti e provocazioni inammissibili nei confronti dei propri dipendenti, su tutto il territorio nazionale, le lavoratrici e i lavoratori sono scesi in piazza per far sentire la propria voce. A Genova davanti il punto vendita de La Rinascente, che ha annunciato la chiusura, a Vignale Riotorto davanti la sede di Unicoop Tirreno, a Bologna in corteo, e poi Milano, Roma, Cagliari, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino, Bari, Perugia, Ancona e tante altre città. Ikea, Auchan, Carrefour, Unicoop Tirreno, Pam Panorama, Esselunga, Zara, sono questi solo alcuni dei più noti marchi del commercio; e sono circa 400mila i lavoratori, di cui più di 50mila della Distribuzione Cooperativa. “Da quattro anni aspettiamo un contratto nazionale, sia per la Distribuzione Cooperativa che per le aziende aderenti a Federdistribuzione” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale. Le controparti continuano ad ostacolare una soluzione negoziale, ponendo sul tavolo proposte inaccettabili. “Federdistribuzione ha deciso di non applicare nessun contratto continuando ad assumere decisioni unilaterali nei confronti dei lavoratori, anche nell’erogazione di trattamenti economici diretti” spiega Gabrielli, “mentre Coop pretende di recuperare competitività cancellando diritti e tutele del Contratto Nazionale.” La situazione è sempre più difficile per le condizioni di lavoro ed economiche dei dipendenti, complicate anche dalle tante crisi e vertenze aziendali, come il caso de La Rinascente che ha deciso di chiudere l’unico punto vendita di Genova, lasciando a casa più di 100 persone, la situazione di Unicoop Tirreno o la grave condotta mantenuta da Ikea negli ultimi mesi. “Continueremo a tenere alta l’attenzione e la tensione” conclude la segretaria generale, “organizzando scioperi improvvisi e iniziative anche nel periodo delle feste.  Vogliamo un contratto e per questo proseguiremo nella mobilitazione”.

FEDERDISTRIBUZIONE, la deve smettere di dare i numeri!

DISTRIBUZIONE COOPERATIVA, lo sciopero e le solite dichiarazioni di disponibilità

Galleria fotografica

Marguerite Yourcenar

Chi era

Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, 17 dicembre 1987), è stata una scrittrice francese. Nei suoi libri sono frequenti i temi esistenziali, in particolare quello della morte.

La ricordiamo

Esordisce a soli 17 con una antologia poetica, pubblicata a proprie spese. A 21 anni, in occasione di un viaggio in Italia, inizia a lavorare a quello che diventerà il suo romanzo più famoso: “Memorie di Adriano”. Durante un viaggio a Parigi incontra la compagna da cui non si separerà per tutta la vita, Grace Frick; con lei si trasferirà in America allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1980 È stata la prima donna eletta alla Académie française.

Frasi celebri

«Si può essere felici senza mai smettere di essere tristi.» 

«Le risposte sincere non sono mai nette né rapide.» 

«Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.»

Approfondimenti

Michèle Goslar, Marguerite Yourcenar. Biografia. “Quanto sarebbe stato insipido essere felice!”, Sant’Oreste: Apeiron, 2003

frida kahlo

Chi era

Frida Kahlo (Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, Città del Messico, 6 luglio 1907 – 13 luglio 1954), è stata una pittrice e attivista politica comunista messicana.

La ricordiamo

Frida è nota per le sue moltissime opere, la maggior parte delle quali autoritratti realizzati dal letto dove è stata costretta per anni a causa di un gravissimo incidente stradale. Scoperta dal pittore Diego Rivera, che scorse in lei una vena di avanguardia surrealista, Frida rappresenta il modello di donna libera, emancipata intellettualmente e sessualmente grazie all’arte e alla politica. Nella sua casa sono entrati molti degli intellettuali e artisti dell’epoca, con cui intrattenne rapporti non solo professionali: Tina Modotti, André Breton, Rosa Rolando, Alexandra Kollontaj oltre al dissidente russo Lev Trotzkj. Morirà a soli 47 anni, mai completamente guarita dalle conseguenze dell’incidente che la menomò. La casa dove visse e morì, la Casa Azul, è sede del museo nazionale che porta il suo nome.

Frasi celebri

«Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare».

«La vita insiste per essere mia amica e il destino mio nemico».

«Non sono malata. Sono rotta. Ma sono felice, fintanto che potrò dipingere».

Approfondimenti

¡Viva la vida! di Pino Cacucci, Feltrinelli, Milano 2010

Il diario di Frida Kahlo. Un autoritratto intimo a cura di Sarah M. Lowe, Leonardo, Milano 1995

fascismo e razzismo

Contro ogni forma di fascismo e razzismo e associazionismo di stampo xenofobo anche la Filcams scenderà in piazza accanto alla Cgil Lombardia, sabato 9 dicembre a Como.

“Rispondiamo convintamente all’invito della Cgil Lombardia, per prendere posizione contro le azioni di stampo nazi-fascista e xenofobo che purtroppo stanno diventando cronaca quotidiana” dice la segretaria generale di Filcams Maria Grazia Gabrielli, ribadendo che l’organizzazione che rappresenta “è da sempre impegnata per far valere i dettami costituzionali della democrazia, dell’accoglienza, dell’integrazione”.

La Filcams Cgil condanna fermamente l’irruzione del gruppo “Veneto Fronte Skinhead”, avvenuta durante una riunione del Coordinamento “Senza Frontiere” di Como, che si occupa di integrazione, legalità ed accoglienza, imponendo la lettura di un documento dai toni xenofobi ed inneggianti all’odio razziale. L’organizzazione sindacale condanna allo stesso modo le oramai quotidiane manifestazioni fasciste e xenofobe, con i preoccupanti esempi di Roma alla sede del quotidiano La Repubblica e gli scontri con i militanti di Forza Nuova a Forlì.

“È indispensabile  -  dice ancora Gabrielli – prendere posizione e dire apertamente che non si possono accettare questi preoccupanti rigurgiti fascisti,  contrari al dettato Costituzionale e ai valori antifascisti su cui è fondato il nostro Paese. Le risposte alle provocazioni dei neofascisti sono solo la democrazia, l’accoglienza, l’integrazione, il lavoro e l’esigibilità di diritti universali, valori che come Cgil difendiamo e perseguiamo da sempre”.

L’appuntamento è fissato per le ore 11, presso il Monumento alla Resistenza europea, Lungolago Mafalda di Savoia a Como.

azienda ritira licenziamenti natuzzi

Ritiro dei 170 licenziamenti Natuzzi già annunciati, avvio di un confronto con le Rsu e rilancio del piano industriale: sono gli importanti risultati ottenuti nella vertenza Natuzzi dopo l’incontro di ieri al ministero del Lavoro tra i vertici dell’azienda, i tecnici del dicastero e del Mise, i funzionari della Regione Puglia, le segreterie nazionali, regionali e territoriali di Puglia e Basilicata di FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, le Rsu e le segreterie nazionali dei sindacati del commercio Filcams-Cgil Fisascat-Cisl Uiltucs.

Natuzzi ha richiamato i 170 lavoratori licenziati per far posto ad altrettanti reintegrati a seguito della sentenza del Tribunale di Bari. I lavoratori, insieme ai 35 della new confort, saranno impiegati dal 1° gennaio 2018 direttamente nella lavorazione del divano all’interno dei siti operativi aziendali, utilizzando gli ammortizzatori sociali attualmente in essere come la Cassa integrazione straordinaria e i contratti di solidarietà, evitando però ripercussioni sui colleghi attualmente impiegati.

Natuzzi ha inoltre preso l’impegno di ripartire dal confronto presso il Mise per il rilancio del piano industriale che coinvolga tutti gli stabilimenti.

“Ovviamente – spiegano Feneal, Filca, Fillea – non abbassiamo la guardia, e al contempo chiediamo il massimo impegno dell’azienda e delle istituzioni per il rilancio delle produzioni in tutti gli stabilimenti della Natuzzi. Già ieri – sottolineano – abbiamo inviato una richiesta d’incontro al Mise e alle Regioni Puglia e Basilicata per continuare la nostra azione sindacale e per garantire il rispetto degli impegni, salvaguardando i livelli occupazionali di questo importantissimo presidio industriale, che rappresenta un’eccellenza del Made in Italy nella produzione di elementi d’arredo e una delle poche realtà imprenditoriali che ancora operano nel Sud del Paese”.

Soddisfazione è stata espressa dalle segreterie nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl Uiltucs, che hanno sottolineato come, dal confronto costruttivo tra le parti sociali e con il contributo attivo delle istituzioni –Mise, Ministero del lavoro, Regione Puglia- si sia riusciti a trovare buone soluzioni per rilanciare la produzione nazionale degli elementi di arredo e del divano, recuperando una parte di quanto delocalizzato all’estero e rendendo, con ciò, ancora più appetibile il loro acquisto da parte dei consumatori italiani.

I DATI INPS. Nel 2016 sono stati censiti 866.747 lavoratori domestici: sono diminuiti del 3,1% rispetto al 2015. Gli stranieri sono passati dagli 824.498 del 2012 ai 650.358 di oggi.

Badanti e colf in calo a livello complessivo, a causa di una consistente flessione della manodopera straniera. In compenso continuano a crescere gli addetti di nazionalità italiana. È il quadro aggiornato al 2016 del lavoro domestico in Italia che ieri è stato illustrato a Torino, nell’ambito del convegno “L’Italia non è più un Paese per famiglie?”, organizzato dall’associazione Nuova Collaborazione. Al centro della scena i dati Inps su colf e badanti che restituiscono con puntualità il peso economico e lo stato di salute di questo particolarissimo settore. Nel 2016 i lavoratori domestici censiti nello Stivale erano 866.747, in diminuzione del 3,1% rispetto all’anno precedente e di addirittura il 14,2% rispetto al 2012. Quest’ultimo fu l’anno di massima consistenza numerica del fenomeno, con più di 1 milione di collaboratori censiti (+12,3% rispetto all’anno precedente) a seguito della grande sanatoria degli extracomunitari irregolari. Se tuttavia si considerano i soli lavoratori di nazionalità italiana, il 2016 è stato il decimo anno consecutivo di crescita: gli addetti si sono attestati a quota 216.389 unità, l’1% in più sul 2015 e il 53,9% in più sul 2007. A determinare il calo complessivo sono stati essenzialmente i lavoratori stranieri: 650.358, il 4,3% in meno rispetto al 2015 ma soprattutto il 21,1% in meno rispetto all’anno boom del 2012, quando se ne contavano 824.498. «La flessione degli stranieri – ha sintetizzato Giulio Mattioni del servizio statistico dell’Inps – potrebbe essere imputata a due fattori: da un lato la crescita di domanda di colf e badanti italiane, dall’altra il fatto che molti stranieri emersi nel 2012 come lavoratori domestici siano passati nel frattempo ad altre mansioni». La composizione per genere dei lavoratori domestici evidenzia la netta prevalenza delle donne (763.880) pari all’88,1% del totale, con un trend in crescita negli ultimi anni (nel 2013 era l’83,5%). Dalla distribuzione per età dei lavoratori emerge che la classe d’età 45-49 anni è quella con la maggior frequenza (16,9%) e che anche per i lavoratori domestici, come per altre categorie, sono in crescita i lavoratori delle classi di età più elevate (dai 45 anni in poi) che nel 2016 rappresentano il 61% del totale, mentre nel 2013 costituivano solo il 50,4 per cento. La ripartizione per tipologia di rapporto di lavoro mostra, inoltre, che nel 2016 la maggior parte dei lavoratori domestici (487.272 pari al 56,2%) svolge l’attività di colf, mentre il 43,7% dei lavoratori domestici sono badanti. Da segnalare che la quota delle badanti è in crescita negli ultimi anni (nel 2013 era pari al 38,4%). Rispetto all’orario medio settimanale si osserva che nel 2016 circa il 35% dei lavoratori domestici ha un orario medio settimanale compreso entro le 24 ore. «Bisogna puntare – ha detto il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba – alla messa a regime di un sistema di detrazioni fiscali destinate alle famiglie che si avvalgono del lavoro domestico, vicino o uguale al 50 percento». A Torino, spiega il presidente di Nuova Collaborazione Alfredo Savia, «abbiamo avuto un momento di confronto tra decisori pubblici e privati, sui problemi della famiglia come datore di lavoro. Continueremo a concentrarci nello studio del fenomeno – ha concluso – anche nei prossimi mesi, con il lancio di un “Osservatorio” dedicato».

IL FENOMENO

Da un lato cresce la domanda di italiani, dall’altra molti immigrati sono passati nel frattempo ad altre mansioni

LA FOTOGRAFIA

866.747 i lavoratori domestici. Nel 2016 i lavoratori domestici erano 866.747, in calo del 3,1% rispetto al 2015 e del 14,2% rispetto al 2012. Il 2012 è stato l’anno del record con oltre un milione di collaboratori domestici

650.358 gli stranieri. Tra colf e badanti gli stranieri oggi sono 650.358, ossia il 4,3%in meno rispetto al 2015, ma soprattutto il 21,1% in meno rispetto al 2012 quando erano 824.498

763.880 la differenza di genere. La composizione per genere dei lavoratori domestici mostra la netta prevalenza delle donne.

screenshot-campagnaturismo480x226

In attesa dei dati ufficiali e consolidati del trimestre estivo Luglio-Settembre, il resoconto sul turismo in Italia nel primo semestre del 2017 fa registrare un aumento complessivo del settore, sia in termini di presenze che di occupazione.

L’estate 2017 sarà ricordata come una delle più felici, da dieci anni a questa parte, per il turismo italiano secondo Confesercenti-Assoturismo. Questa estate si è registrato un aumento di oltre 7,6 milioni di pernottamenti (+3,7%) e di oltre 1,9 milioni di arrivi (+4,1%), risultati al di sopra delle attese.

Durante l’estate si è registrato un ritorno alla crescita della domanda italiana, che con 24 milioni di arrivi (+2,4%) e 112 milioni di presenze (+2,2%) sembra per la prima volta segnare una netta ripresa dopo anni di difficoltà. Ma a trainare l’estate del boom e stata soprattutto l’impennata di arrivi di turisti dall’estero: nel corso del trimestre estivo si stimano 23,7 milioni di arrivi internazionali (+5,8% sul 2016), per un totale di 95,5 milioni di pernottamenti (+5,5%).
Una performance che ha spinto ad assumere: il 15,8% delle imprese intervistate ha infatti dichiarato di aver avuto la necessità di aumentare il numero di addetti e collaboratori, soprattutto nel Nord Est e nel Sud.

Una crescita che sfiora le due cifre anche per quanto riguarda le strutture rurali, secondo Coldiretti. Salgono ad oltre 7 milioni i pernottamenti previsti in agriturismo nell’estate 2017 con un aumento stimato pari all’ 8 per cento rispetto allo scorso anno, con lo storico sorpasso degli ospiti stranieri rispetto a quelli italiani.

Buone notizie anche sul fronte del lavoro: nel secondo trimestre 2017 i lavoratori nel turismo (alloggi e ristorazione) crescono del 12,5% sullo stesso periodo del 2016, dato rilevato dall’Istat per posizioni lavorative nelle imprese con più di 10 dipendenti. Rispetto al primo trimestre del 2017 la crescita è stata del 4,4%. L’incremento si accompagna a un giro d’affari a +6,1% sul medesimo trimestre dello scorso anno.

In crescita anche le posizioni lavorative nell’ambito delle agenzie di viaggi e dei tour operator, con il 6,9% in più rispetto al 2016, con una inversione di  tendenza rispetto agli ultimi anni.
Positivi anche i dati diffusi dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps: per commercio, trasporti, alloggio e ristorazione crescite rilevanti per quanto riguarda le assunzioni nel periodo gennaio – luglio 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016: oltre il doppio per quanto riguarda gli assunti a tempo indeterminato e il triplo per quelli a tempo determinato. Le assunzioni stagionali fanno segnare il 21% in più.

Per i lavoratori stagionali (e del settore turismo in generale) i problemi però non sono risolti, il lavoro resta precario. “Come è ampiamente noto – afferma Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil – negli ultimi anni le problematiche di queste centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori sono aumentate a fronte degli interventi introdotti dal Governo Renzi alla Naspi (ridotta da 6 mesi a 3, ndr); a ciò si aggiunge il mancato rinnovo di alcuni importanti contratti collettivi nazionali, come quelli della ristorazione”. Diritti spesso negati a fronte di richieste di prestazioni con sempre più flessibilità, reperibilità, disponibilità per straordinari o lavoro suppletivo, anche per mansioni non concordate.

Per questi motivi, la Filcams CGIL ha lanciato a inizio estate una campagna mediatica e di sensibilizzazione a tutti i livelli, intitolata #ConosciLeTueCarte, per accendere i riflettori sulle lavoratrici e i lavoratori stagionali del settore Turismo.

La campagna informativa chiude in questi giorni con l’invito a tutti i lavoratori stagionali e del turismo a rivolgersi alle sedi territoriali Filcams Cgil, per controllare la regolarità del contratto a termine e della corrispettiva retribuzione, oltre ad una attenta verifica della sussistenza dei termini per la richiesta della Naspi.

L’invito a “conoscere le proprie carte” è diffuso attraverso i social e i siti Filcams (nazionale e territoriali) con un video che riassume la campagna e un flash sulle diverse iniziative promosse sul territorio.

Link al video –  https://youtu.be/8gWUY7PscvU

La Filcams Cgil è da sempre in prima linea per contrastare gli abusi e per rivendicare nell’interlocuzione con le imprese e con le istituzioni, condizioni migliori per questi lavoratori che ricoprono un ruolo strategico eppure non ancora adeguatamente valorizzato nel settore del Turismo.

www.filcams.cgil.it/lavoro-estate-2017

appalto consip

Nel Lotto 5 (Frosinone-Latina) della Convenzione Consip Scuole di servizi di pulizie, ausiliariato e “Scuole Belle”, gestito dalla RTI Ma.Ca.-Servizi Generali-Smeraldo, nonostante le continue denunce delle Organizzazioni Sindacali, si verificano quotidianamente gravi irregolarità.

Il 1 febbraio 2014 veniva assegnato alla RTI Ma.Ca.-Servizi Generali-Smeraldo il Lotto 5 (Frosinone-Latina) della Convenzione Consip Scuole per i servizi di pulizia, ausiliariato e di ripristino del decoro delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Da allora i circa 600 lavoratori, che in media percepiscono 500-600 euro al mese, vivono una situazione di grave precarietà per le erogazioni delle retribuzioni ritardate, decurtate o non pagate affatto, per la mancata consegna dei contratti di lavoro; per l’assenza degli adempimenti sulle norme di sicurezza; per l’utilizzo per i lavori di decoro di personale esterno.

RTI Ma. Ca.-Servizi Generali-Smeraldo non ha nemmeno rispettato gli Accordi Governativi sottoscritti con le associazioni datoriali e i Sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti, a cui si era giunti per  dare una risposta sociale a tutte le migliaia di lavoratori cd. “Ex Lsu e Appalti Storici”, di cui sono parte anche i dipendenti della RTI, per sanare il taglio del 70% del loro impiego e dunque dello stipendio, a seguito dall’avvento della Convenzione Consip.

A tale situazione le Organizzazioni Sindacali e i lavoratori hanno risposto con denunce, scioperi, segnalazioni e la richiesta di avvio della procedura di messa in fallimento, rivolgendosi alla Consip, al Miur, al Ministero del Lavoro, per l’estromissione della RTI che ancora gestisce e resta assegnataria del Lotto 5.

La Consip continua a non attivare i dovuti controlli sulla RTI nonostante già nel 2015 il Miur avesse segnalato la grave situazione ed i disservizi susseguenti nelle scuole del Lotto 5.

Tutto il 2016 ha visto la perpetuazione di quanto contestato e solo a ridosso del rinnovo/proroga della Convenzione Consip Scuole le imprese della RTI hanno regolarizzato le posizioni nei confronti dei lavoratori, relative all’anno 2014-2015, onde evitare di perdere la Convenzione. Ma dopo un mese dal rinnovo, Ma. Ca.-Servizi Generali-Smeraldo non solo riprendevano il medesimo comportamento di prima, ma addirittura recuperavano dai propri dipendenti le somme liquidate per la regolarizzazione degli anni 2014-2015.

Alla luce di questi fatti, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti chiedono alla Consip, all’Anac e alle altre istituzioni di chiarire:

Per dare voce a centinaia di lavoratori che stanno subendo tutto questo e pretendere risposte ai quesiti posti, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti indicono venerdì 29 settembre 2017 dalle ore 10.30 una Conferenza Stampa a Roma presso il Teatro Capranichetta.

facciamo-quadrat0480x226

Prenderà il via sabato prossimo 26 agosto la sesta edizione di “Facciamo Quadrato”, una 4 giorni di dibattiti, eventi e musica organizzata dalla Cgil Forlì.

L’appuntamento è presso il circolo Arci di San Lorenzo in Noceto. “Quattro – spiega una nota – saranno i temi sociali al centro della Festa: contrattazione, innovazione, precarietà e il lavoro nell’agenda politica. Giornate quindi di approfondimento, riflessione, cultura e naturalmente il piacere di stare insieme. Uno spazio vissuto da associazioni, artisti, lavoratrici, lavoratori, cittadine e cittadini che, insieme, tesseranno di nuovo la rete della solidarietà e della partecipazione democratica”.

Tanti gli ospiti previsti, tra cui segnaliamo Paride Amanti (segretario generale Cgil Forlì), Vincenzo Colla (segretario confederale Cgil), Francesco Sinopoli (segretario generale Flc Cgil), Francesca Re David (segretario generale Fiom Cgil). Martedì 29 agosto interviene, in chiusura di manifestazione, anche il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

Nella giornata  del 27  agosto Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil Nazionale, parteciperà ad una tavola rotonda sul tema ““Contrattazione, rappresentanza, quali obiettivi, quali strumenti”.  Con il Coordinamento di Gigi Marcucci, ex Giornalista de “L’Unità”, ne parteciperanno anche Franco Martini (Segr. CGIL Naz.), Luigi Giove (Segr. Gen. CGIL ER), Emilio Miceli (Segr. Gen. FILCTEM Naz.), Mauro Macchiesi (Segr. FLAI Naz.), Alessandro Genovesi (Segr. Gen. FILLEA Naz.).

QUI il programma completo di Facciamo Quadrato 2017.

Giornate-del-lavoro480x226

Dal 15 al 17 settembre si terranno a Lecce le Giornate del Lavoro, la grande manifestazione organizzata dalla Cgil con al centro i temi del lavoro, dei diritti e delle grandi trasformazioni sociali ed economiche. ”Il futuro del lavoro dopo l’era della disintermediazione”, questo il titolo scelto per l’edizione 2017, la quarta dopo quelle di Rimini, Firenze e Lecce.

L’appuntamento quest’anno sarà preceduto dall’Assemblea generale della Cgil dedicata alle proposte della confederazione per il Mezzogiorno, che si svolgerà nella città salentina il 14 e il 15 settembre.

Nelle tre giornate incontri e dibattiti con ospiti del mondo politico e sindacale, rappresentanti delle istituzioni, lavoratori e studiosi, si alterneranno a momenti di cultura, spettacolo e intrattenimento.

Guarda il programma

La kermesse sarà conclusa domenica 17 settembre dall’intervista di Ferrucio De Bortoli al segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

QUI i materiali (volantini, manifesti, immagini social) dal sito CGIL nazionale

Valtur-sede480x226

Continua l’estate calda nei villaggi Valtur, dove sono ancora incerte le prospettive per i lavoratori e le lavoratrici stagionali dopo lo stop alla trattativa imposto dall’azienda.

Ormai quasi tutti sono partiti per le vacanze, ma in queste settimane ci sono dei lavoratori che lavorano a ritmi tutt’altro che vacanzieri: sono gli stagionali dei villaggi turistici, che con il loro impegno consentono relax e servizi per i milioni di italiani e stranieri che affollano il Bel Paese in agosto.

Ma questo impegno e questa professionalità non ricevono adeguato riconoscimento: riduzione della NASPI, precarietà, stipendi bassi e lavoro nero.

Ed anche nei grandi gruppi la tensione al risparmio sul costo del lavoro si fa sentire, a tutto vantaggio delle speculazioni e dei profitti dei proprietari.

E così capita che Valtur (di recente acquisita da Investindustrial di Andrea Bonomi) riduca all’osso il personale e si rifiuti di firmare un accordo sulla continuità occupazionale che consenta ai lavoratori e alle lavoratrici di guardare serenamente alla prossima stagione.

La Filcams Cgil, visto il fallimento della trattativa lo scorso 24 luglio, ha dichiarato lo stato di agitazione. Dopo le assemblee in Calabria, la mobilitazione coinvolge anche i lavoratori del villaggio Valtur di Ostuni, che attendono fiduciosi la convocazione di un tavolo istituzionale, subito dopo Ferragosto. Non dovesse produrre i risultati sperati, sindacati e lavoratori sono pronti a proclamare lo stato di agitazione nei villaggi Valtur. Un piccolo disagio per i vacanzieri, ma una grande preoccupazione per il futuro a cui l’azienda non ha voluto dare risposta.

Il futuro del turismo in Italia passa per scelte che valorizzino la qualità: precarietà e sfruttamento sono il punto debole del nostro sistema di accoglienza.

Speriamo che di questo si accorgano presto anche i grandi investitori.

chiara_torino_480x226

A pochi giorni dalla notizia di Paolo cui è stato rifiutato un lavoro per il colore della sua pelle, un altro episodio di razzismo vede protagonista un commerciante torinese e Chiara, una ragazza “colpevole” di essere fidanzata con un nigeriano. Colpa ancora più grave, agli occhi del titolare del negozio di musica alla ricerca di una commessa, quella di aver sbandierato la relazione nei propri profili social.

Durissima, e arrabbiata, la reazione di Chiara, che impulsivamente ha risposto al commerciante dandogli del razzista, oltre che a riprenderlo per essersi permesso di indicare cosa era o meno conveniente fare per trovare lavoro.

Come per Paolo, che si è visto rifiutare l’assunzione (dopo averla concordata al telefono) in modo meschino, anche Chiara è stata “scaricata” dal potenziale datore di lavoro con un messaggio in chat, strumento cui troppo spesso si ricorre per paura forse di affrontare personalmente, guardando l’interlocutore negli occhi, questioni delicate come il rifiuto di un posto tanto atteso. “Non posso affidare la cassa di un negozio a chi divide la sua vita con un africano” ha scritto il commerciante, troncando poi la conversazione con un tranciante “passo e chiudo”.

Le reazioni, in rete, non si sono fatte attendere, da parte di chi si è sentito in dovere di prendere posizione di fronte all’ennesimo episodio di un lavoro negato per razzismo.

Troppo spesso, e sempre più frequentemente, i datori di lavoro ricorrono allo strumento della “chat”, segno forse dell’incapacità di relazionarsi direttamente con i propri dipendenti, temendo di non saper gestire emotivamente la reazione dell’interlocutore di fronte alla delusione, al rifiuto, allo sfumare di un piccolo sogno come può essere proprio quello di trovare finalmente un lavoro.

“Se quotidianamente assistiamo a prese di posizione razziste da diverse parti politiche – dice Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil – puntualmente rilanciate e amplificate da media e social, è chiaro che episodi come quelli di Cervia o quest’ultimo di Torino sono destinati a moltiplicarsi. Le discriminazioni proliferano laddove si sacrifica la logica all’istinto, laddove una società spaventata viene costantemente e ad arte popolata di comodi nemici e facili bersagli cui dare il volto e il nome di quella stessa paura. È chiaro che il mondo del lavoro, nel suo attuale stato di fragilità e decomposizione, può diventare brodo di coltura per casi come quelli di Paolo e Chiara”.

“È nostro preciso dovere come sindacato – conclude Sesena – contrapporre a questo rischio di deriva un’idea diversa di comunità basata sul rispetto della diversità, sulla accoglienza e sulla solidarietà”.

 

RomaPalazzoConsulta480x226

“La nostra prima vittoria contro il Jobs Act è passata sotto silenzio sui giornali. Ma questo non sottrae rilevanza all’azione intrapresa perchè la questione di legittimità costituzionale in materia di licenziamenti illegittimi è un motivo in più per insistere nella battaglia per cambiare una norma ingiusta”. A dirlo è la segretaria generale della Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli, tornando sulla recente decisione del Tribunale del lavoro di Roma che ha rinviato alla Corte Costituzionale il contratto a tutele crescenti. 

Il giudice ha ravvisato la violazione di alcuni fondamentali articoli della Costituzione in una causa promossa dalla Cgil. “Per noi  - dice la segretaria generale Filcams – è un pronunciamento importante, il segno che la nostra iniziativa ha un fondamento anche dal punto di vista giuridico”.

Il rinvio alla Corte Costituzionale evidenzia finalmente i limiti denunciati dalla CGIL sin dall’inizio, rispetto al contratto a tutele crescenti. Un contratto introdotto con il Decreto 23/2015 che prevede, solo per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, l’eliminazione pressoché totale della tutela reale prevista dallo Statuto dei Lavoratori in caso di licenziamento illegittimo, oltre a un sistema di tutela risarcitoria molto debole, con i conseguenti effetti di indebolimento della condizione del lavoratore in azienda e con l’eliminazione di una importante funzione di deterrenza garantita dalla normativa precedente, che aveva già subito modifiche con la Legge Fornero.

Il Giudice del Tribunale di Roma rispetto alla vertenza promossa dalla CGIL ha riconosciuto i punti fondamentali per i quali tale decreto contrasta con molti principi costituzionali:

  1. un risarcimento di poche migliaia di euro è irrisorio dal punto di vista economico;
  2. questo non dissuade i datori di lavoro dal lasciare a casa i dipendenti, tanto è vero che i licenziamenti individuali sono in aumento;
  3. infine, ma non meno importante: crea discriminazione tra chi è stato assunto prima e dopo la riforma.

Poi l’attribuzione di un controvalore monetario irrisorio e fisso a un diritto fondante come quello al lavoro; un’inadeguatezza delle sanzioni rispetto a quanto previsto dalla regolamentazione comunitaria e dalle convenzioni sovranazionali (Carta di Nizza e Carta Sociale).

“C’è ancora bisogno di cambiare il mantra di un lavoro purché sia – conclude Maria Grazia Gabrielli – e rimettere al centro il valore e la dignità del lavoro partendo dalle persone. Per questo il progetto alternativo tracciato dalla CGIL con la Carta dei Diritti Universali del Lavoro deve proseguire rafforzato da questo primo pronunciamento.  Anche per i settori del terziario, fortemente cresciuti in questi anni ma caratterizzati da precarietà e frammentazione del lavoro, è necessario restituire una norma di civiltà come quella della tutela contro i licenziamenti illegittimi e continuare a perseguire l’obiettivo di un paese che abbandoni la via bassa della concorrenza solo sui costi e investa in direzione dell’estensione delle tutele e dei diritti delle persone”.

viamaestraCalzature_Sciopero480x226

Proclamato lo sciopero nazionale dei dipendenti VIAMAESTRA Calzature, 21 e 22 luglio nella sede centrale di Cuneo e nei punti vendita di Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia romagna e Friuli Venezia Giulia.

Sul sito web dei negozi di calzature e accessori Viamaestra si legge “Una storia Italiana” e oggi comprendiamo cosa si intenda veramente: l’azienda sta per sparire e chiudere i battenti!
Come tante storie italiane agli onori della cronaca specialmente negli ultimi anni, ci troviamo di fronte ad una famiglia che nel 1920 fonda un brand solido e innovativo, resistente a decenni di evoluzione e di cambiamenti, che conta oggi circa 40 negozi e 140 dipendenti. Gli eredi del fondatore, decidono di dismettere totalmente l’azienda e di chiudere i punti vendita localizzati tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, senza alcuna speranza o prospettiva per l’attività e per i propri lavoratori.
Dopo alcuni confronti con le Organizzazioni Sindacali del territorio piemontese, dove ha sede lo Studio D&D, proprietario del marchio e degli immobili, da giorni è calato il silenzio tombale e nessuna risposta alle richieste di confronto viene concessa.
Lavoratrici e lavoratori continuano a svolgere la loro attività responsabilmente e tra mille difficoltà dovute alla gestione confusa, imprecisa, insufficiente della proprietà.
L’Azienda non formalizza se e quando erogherà i saldi dello stipendio di giugno e della 14^ mensilità, ha inoltre iniziato a svuotare i negozi di tutti gli arredi di valore e diffonde voci allarmanti circa la crisi che attraversa ed il probabile accesso ad una procedura concorsuale, elemento che aggraverebbe ulteriormente la condizione dei punti vendita, della sede amministrativa e della prosecuzione di attività.
Riuniti in Assemblea le lavoratrici ed i lavoratori, le Rsa e i sindacati hanno valutato queste condizioni insostenibili, sono altresì preoccupate per le sorti, le conseguenze sociali ed economiche che il degenerare della situazione potrebbe comportare, proclamano pertanto lo stato di agitazione a livello nazionale, e dichiarano uno sciopero per l’intera giornata, con modalità ed articolazioni stabilite a livello territoriale.

Sciopero VIAMAESTRA Calzature
Venerdì 21/07/2017 per tutti i dipendenti della sede aziendale di Cuneo
Sabato 22/07/2017 per tutti i dipendenti impiegati presso i Punti Vendita

Le organizzazioni sindacali si impegneranno a tutelare i lavoratori con tutti i mezzi e le modalità a disposizione affinché non vengano lesi i loro diritti e non venga messo in svendita il loro posto di lavoro.