Category Archives: I SETTORI

fascismo e razzismo

Contro ogni forma di fascismo e razzismo e associazionismo di stampo xenofobo anche la Filcams scenderà in piazza accanto alla Cgil Lombardia, sabato 9 dicembre a Como.

“Rispondiamo convintamente all’invito della Cgil Lombardia, per prendere posizione contro le azioni di stampo nazi-fascista e xenofobo che purtroppo stanno diventando cronaca quotidiana” dice la segretaria generale di Filcams Maria Grazia Gabrielli, ribadendo che l’organizzazione che rappresenta “è da sempre impegnata per far valere i dettami costituzionali della democrazia, dell’accoglienza, dell’integrazione”.

La Filcams Cgil condanna fermamente l’irruzione del gruppo “Veneto Fronte Skinhead”, avvenuta durante una riunione del Coordinamento “Senza Frontiere” di Como, che si occupa di integrazione, legalità ed accoglienza, imponendo la lettura di un documento dai toni xenofobi ed inneggianti all’odio razziale. L’organizzazione sindacale condanna allo stesso modo le oramai quotidiane manifestazioni fasciste e xenofobe, con i preoccupanti esempi di Roma alla sede del quotidiano La Repubblica e gli scontri con i militanti di Forza Nuova a Forlì.

“È indispensabile  -  dice ancora Gabrielli – prendere posizione e dire apertamente che non si possono accettare questi preoccupanti rigurgiti fascisti,  contrari al dettato Costituzionale e ai valori antifascisti su cui è fondato il nostro Paese. Le risposte alle provocazioni dei neofascisti sono solo la democrazia, l’accoglienza, l’integrazione, il lavoro e l’esigibilità di diritti universali, valori che come Cgil difendiamo e perseguiamo da sempre”.

L’appuntamento è fissato per le ore 11, presso il Monumento alla Resistenza europea, Lungolago Mafalda di Savoia a Como.

azienda ritira licenziamenti natuzzi

Ritiro dei 170 licenziamenti Natuzzi già annunciati, avvio di un confronto con le Rsu e rilancio del piano industriale: sono gli importanti risultati ottenuti nella vertenza Natuzzi dopo l’incontro di ieri al ministero del Lavoro tra i vertici dell’azienda, i tecnici del dicastero e del Mise, i funzionari della Regione Puglia, le segreterie nazionali, regionali e territoriali di Puglia e Basilicata di FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, le Rsu e le segreterie nazionali dei sindacati del commercio Filcams-Cgil Fisascat-Cisl Uiltucs.

Natuzzi ha richiamato i 170 lavoratori licenziati per far posto ad altrettanti reintegrati a seguito della sentenza del Tribunale di Bari. I lavoratori, insieme ai 35 della new confort, saranno impiegati dal 1° gennaio 2018 direttamente nella lavorazione del divano all’interno dei siti operativi aziendali, utilizzando gli ammortizzatori sociali attualmente in essere come la Cassa integrazione straordinaria e i contratti di solidarietà, evitando però ripercussioni sui colleghi attualmente impiegati.

Natuzzi ha inoltre preso l’impegno di ripartire dal confronto presso il Mise per il rilancio del piano industriale che coinvolga tutti gli stabilimenti.

“Ovviamente – spiegano Feneal, Filca, Fillea – non abbassiamo la guardia, e al contempo chiediamo il massimo impegno dell’azienda e delle istituzioni per il rilancio delle produzioni in tutti gli stabilimenti della Natuzzi. Già ieri – sottolineano – abbiamo inviato una richiesta d’incontro al Mise e alle Regioni Puglia e Basilicata per continuare la nostra azione sindacale e per garantire il rispetto degli impegni, salvaguardando i livelli occupazionali di questo importantissimo presidio industriale, che rappresenta un’eccellenza del Made in Italy nella produzione di elementi d’arredo e una delle poche realtà imprenditoriali che ancora operano nel Sud del Paese”.

Soddisfazione è stata espressa dalle segreterie nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl Uiltucs, che hanno sottolineato come, dal confronto costruttivo tra le parti sociali e con il contributo attivo delle istituzioni –Mise, Ministero del lavoro, Regione Puglia- si sia riusciti a trovare buone soluzioni per rilanciare la produzione nazionale degli elementi di arredo e del divano, recuperando una parte di quanto delocalizzato all’estero e rendendo, con ciò, ancora più appetibile il loro acquisto da parte dei consumatori italiani.

I DATI INPS. Nel 2016 sono stati censiti 866.747 lavoratori domestici: sono diminuiti del 3,1% rispetto al 2015. Gli stranieri sono passati dagli 824.498 del 2012 ai 650.358 di oggi.

Badanti e colf in calo a livello complessivo, a causa di una consistente flessione della manodopera straniera. In compenso continuano a crescere gli addetti di nazionalità italiana. È il quadro aggiornato al 2016 del lavoro domestico in Italia che ieri è stato illustrato a Torino, nell’ambito del convegno “L’Italia non è più un Paese per famiglie?”, organizzato dall’associazione Nuova Collaborazione. Al centro della scena i dati Inps su colf e badanti che restituiscono con puntualità il peso economico e lo stato di salute di questo particolarissimo settore. Nel 2016 i lavoratori domestici censiti nello Stivale erano 866.747, in diminuzione del 3,1% rispetto all’anno precedente e di addirittura il 14,2% rispetto al 2012. Quest’ultimo fu l’anno di massima consistenza numerica del fenomeno, con più di 1 milione di collaboratori censiti (+12,3% rispetto all’anno precedente) a seguito della grande sanatoria degli extracomunitari irregolari. Se tuttavia si considerano i soli lavoratori di nazionalità italiana, il 2016 è stato il decimo anno consecutivo di crescita: gli addetti si sono attestati a quota 216.389 unità, l’1% in più sul 2015 e il 53,9% in più sul 2007. A determinare il calo complessivo sono stati essenzialmente i lavoratori stranieri: 650.358, il 4,3% in meno rispetto al 2015 ma soprattutto il 21,1% in meno rispetto all’anno boom del 2012, quando se ne contavano 824.498. «La flessione degli stranieri – ha sintetizzato Giulio Mattioni del servizio statistico dell’Inps – potrebbe essere imputata a due fattori: da un lato la crescita di domanda di colf e badanti italiane, dall’altra il fatto che molti stranieri emersi nel 2012 come lavoratori domestici siano passati nel frattempo ad altre mansioni». La composizione per genere dei lavoratori domestici evidenzia la netta prevalenza delle donne (763.880) pari all’88,1% del totale, con un trend in crescita negli ultimi anni (nel 2013 era l’83,5%). Dalla distribuzione per età dei lavoratori emerge che la classe d’età 45-49 anni è quella con la maggior frequenza (16,9%) e che anche per i lavoratori domestici, come per altre categorie, sono in crescita i lavoratori delle classi di età più elevate (dai 45 anni in poi) che nel 2016 rappresentano il 61% del totale, mentre nel 2013 costituivano solo il 50,4 per cento. La ripartizione per tipologia di rapporto di lavoro mostra, inoltre, che nel 2016 la maggior parte dei lavoratori domestici (487.272 pari al 56,2%) svolge l’attività di colf, mentre il 43,7% dei lavoratori domestici sono badanti. Da segnalare che la quota delle badanti è in crescita negli ultimi anni (nel 2013 era pari al 38,4%). Rispetto all’orario medio settimanale si osserva che nel 2016 circa il 35% dei lavoratori domestici ha un orario medio settimanale compreso entro le 24 ore. «Bisogna puntare – ha detto il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba – alla messa a regime di un sistema di detrazioni fiscali destinate alle famiglie che si avvalgono del lavoro domestico, vicino o uguale al 50 percento». A Torino, spiega il presidente di Nuova Collaborazione Alfredo Savia, «abbiamo avuto un momento di confronto tra decisori pubblici e privati, sui problemi della famiglia come datore di lavoro. Continueremo a concentrarci nello studio del fenomeno – ha concluso – anche nei prossimi mesi, con il lancio di un “Osservatorio” dedicato».

IL FENOMENO

Da un lato cresce la domanda di italiani, dall’altra molti immigrati sono passati nel frattempo ad altre mansioni

LA FOTOGRAFIA

866.747 i lavoratori domestici. Nel 2016 i lavoratori domestici erano 866.747, in calo del 3,1% rispetto al 2015 e del 14,2% rispetto al 2012. Il 2012 è stato l’anno del record con oltre un milione di collaboratori domestici

650.358 gli stranieri. Tra colf e badanti gli stranieri oggi sono 650.358, ossia il 4,3%in meno rispetto al 2015, ma soprattutto il 21,1% in meno rispetto al 2012 quando erano 824.498

763.880 la differenza di genere. La composizione per genere dei lavoratori domestici mostra la netta prevalenza delle donne.

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In attesa dei dati ufficiali e consolidati del trimestre estivo Luglio-Settembre, il resoconto sul turismo in Italia nel primo semestre del 2017 fa registrare un aumento complessivo del settore, sia in termini di presenze che di occupazione.

L’estate 2017 sarà ricordata come una delle più felici, da dieci anni a questa parte, per il turismo italiano secondo Confesercenti-Assoturismo. Questa estate si è registrato un aumento di oltre 7,6 milioni di pernottamenti (+3,7%) e di oltre 1,9 milioni di arrivi (+4,1%), risultati al di sopra delle attese.

Durante l’estate si è registrato un ritorno alla crescita della domanda italiana, che con 24 milioni di arrivi (+2,4%) e 112 milioni di presenze (+2,2%) sembra per la prima volta segnare una netta ripresa dopo anni di difficoltà. Ma a trainare l’estate del boom e stata soprattutto l’impennata di arrivi di turisti dall’estero: nel corso del trimestre estivo si stimano 23,7 milioni di arrivi internazionali (+5,8% sul 2016), per un totale di 95,5 milioni di pernottamenti (+5,5%).
Una performance che ha spinto ad assumere: il 15,8% delle imprese intervistate ha infatti dichiarato di aver avuto la necessità di aumentare il numero di addetti e collaboratori, soprattutto nel Nord Est e nel Sud.

Una crescita che sfiora le due cifre anche per quanto riguarda le strutture rurali, secondo Coldiretti. Salgono ad oltre 7 milioni i pernottamenti previsti in agriturismo nell’estate 2017 con un aumento stimato pari all’ 8 per cento rispetto allo scorso anno, con lo storico sorpasso degli ospiti stranieri rispetto a quelli italiani.

Buone notizie anche sul fronte del lavoro: nel secondo trimestre 2017 i lavoratori nel turismo (alloggi e ristorazione) crescono del 12,5% sullo stesso periodo del 2016, dato rilevato dall’Istat per posizioni lavorative nelle imprese con più di 10 dipendenti. Rispetto al primo trimestre del 2017 la crescita è stata del 4,4%. L’incremento si accompagna a un giro d’affari a +6,1% sul medesimo trimestre dello scorso anno.

In crescita anche le posizioni lavorative nell’ambito delle agenzie di viaggi e dei tour operator, con il 6,9% in più rispetto al 2016, con una inversione di  tendenza rispetto agli ultimi anni.
Positivi anche i dati diffusi dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps: per commercio, trasporti, alloggio e ristorazione crescite rilevanti per quanto riguarda le assunzioni nel periodo gennaio – luglio 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016: oltre il doppio per quanto riguarda gli assunti a tempo indeterminato e il triplo per quelli a tempo determinato. Le assunzioni stagionali fanno segnare il 21% in più.

Per i lavoratori stagionali (e del settore turismo in generale) i problemi però non sono risolti, il lavoro resta precario. “Come è ampiamente noto – afferma Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil – negli ultimi anni le problematiche di queste centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori sono aumentate a fronte degli interventi introdotti dal Governo Renzi alla Naspi (ridotta da 6 mesi a 3, ndr); a ciò si aggiunge il mancato rinnovo di alcuni importanti contratti collettivi nazionali, come quelli della ristorazione”. Diritti spesso negati a fronte di richieste di prestazioni con sempre più flessibilità, reperibilità, disponibilità per straordinari o lavoro suppletivo, anche per mansioni non concordate.

Per questi motivi, la Filcams CGIL ha lanciato a inizio estate una campagna mediatica e di sensibilizzazione a tutti i livelli, intitolata #ConosciLeTueCarte, per accendere i riflettori sulle lavoratrici e i lavoratori stagionali del settore Turismo.

La campagna informativa chiude in questi giorni con l’invito a tutti i lavoratori stagionali e del turismo a rivolgersi alle sedi territoriali Filcams Cgil, per controllare la regolarità del contratto a termine e della corrispettiva retribuzione, oltre ad una attenta verifica della sussistenza dei termini per la richiesta della Naspi.

L’invito a “conoscere le proprie carte” è diffuso attraverso i social e i siti Filcams (nazionale e territoriali) con un video che riassume la campagna e un flash sulle diverse iniziative promosse sul territorio.

Link al video –  https://youtu.be/8gWUY7PscvU

La Filcams Cgil è da sempre in prima linea per contrastare gli abusi e per rivendicare nell’interlocuzione con le imprese e con le istituzioni, condizioni migliori per questi lavoratori che ricoprono un ruolo strategico eppure non ancora adeguatamente valorizzato nel settore del Turismo.

www.filcams.cgil.it/lavoro-estate-2017

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Nel Lotto 5 (Frosinone-Latina) della Convenzione Consip Scuole di servizi di pulizie, ausiliariato e “Scuole Belle”, gestito dalla RTI Ma.Ca.-Servizi Generali-Smeraldo, nonostante le continue denunce delle Organizzazioni Sindacali, si verificano quotidianamente gravi irregolarità.

Il 1 febbraio 2014 veniva assegnato alla RTI Ma.Ca.-Servizi Generali-Smeraldo il Lotto 5 (Frosinone-Latina) della Convenzione Consip Scuole per i servizi di pulizia, ausiliariato e di ripristino del decoro delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Da allora i circa 600 lavoratori, che in media percepiscono 500-600 euro al mese, vivono una situazione di grave precarietà per le erogazioni delle retribuzioni ritardate, decurtate o non pagate affatto, per la mancata consegna dei contratti di lavoro; per l’assenza degli adempimenti sulle norme di sicurezza; per l’utilizzo per i lavori di decoro di personale esterno.

RTI Ma. Ca.-Servizi Generali-Smeraldo non ha nemmeno rispettato gli Accordi Governativi sottoscritti con le associazioni datoriali e i Sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti, a cui si era giunti per  dare una risposta sociale a tutte le migliaia di lavoratori cd. “Ex Lsu e Appalti Storici”, di cui sono parte anche i dipendenti della RTI, per sanare il taglio del 70% del loro impiego e dunque dello stipendio, a seguito dall’avvento della Convenzione Consip.

A tale situazione le Organizzazioni Sindacali e i lavoratori hanno risposto con denunce, scioperi, segnalazioni e la richiesta di avvio della procedura di messa in fallimento, rivolgendosi alla Consip, al Miur, al Ministero del Lavoro, per l’estromissione della RTI che ancora gestisce e resta assegnataria del Lotto 5.

La Consip continua a non attivare i dovuti controlli sulla RTI nonostante già nel 2015 il Miur avesse segnalato la grave situazione ed i disservizi susseguenti nelle scuole del Lotto 5.

Tutto il 2016 ha visto la perpetuazione di quanto contestato e solo a ridosso del rinnovo/proroga della Convenzione Consip Scuole le imprese della RTI hanno regolarizzato le posizioni nei confronti dei lavoratori, relative all’anno 2014-2015, onde evitare di perdere la Convenzione. Ma dopo un mese dal rinnovo, Ma. Ca.-Servizi Generali-Smeraldo non solo riprendevano il medesimo comportamento di prima, ma addirittura recuperavano dai propri dipendenti le somme liquidate per la regolarizzazione degli anni 2014-2015.

Alla luce di questi fatti, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti chiedono alla Consip, all’Anac e alle altre istituzioni di chiarire:

Per dare voce a centinaia di lavoratori che stanno subendo tutto questo e pretendere risposte ai quesiti posti, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti indicono venerdì 29 settembre 2017 dalle ore 10.30 una Conferenza Stampa a Roma presso il Teatro Capranichetta.

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Prenderà il via sabato prossimo 26 agosto la sesta edizione di “Facciamo Quadrato”, una 4 giorni di dibattiti, eventi e musica organizzata dalla Cgil Forlì.

L’appuntamento è presso il circolo Arci di San Lorenzo in Noceto. “Quattro – spiega una nota – saranno i temi sociali al centro della Festa: contrattazione, innovazione, precarietà e il lavoro nell’agenda politica. Giornate quindi di approfondimento, riflessione, cultura e naturalmente il piacere di stare insieme. Uno spazio vissuto da associazioni, artisti, lavoratrici, lavoratori, cittadine e cittadini che, insieme, tesseranno di nuovo la rete della solidarietà e della partecipazione democratica”.

Tanti gli ospiti previsti, tra cui segnaliamo Paride Amanti (segretario generale Cgil Forlì), Vincenzo Colla (segretario confederale Cgil), Francesco Sinopoli (segretario generale Flc Cgil), Francesca Re David (segretario generale Fiom Cgil). Martedì 29 agosto interviene, in chiusura di manifestazione, anche il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

Nella giornata  del 27  agosto Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil Nazionale, parteciperà ad una tavola rotonda sul tema ““Contrattazione, rappresentanza, quali obiettivi, quali strumenti”.  Con il Coordinamento di Gigi Marcucci, ex Giornalista de “L’Unità”, ne parteciperanno anche Franco Martini (Segr. CGIL Naz.), Luigi Giove (Segr. Gen. CGIL ER), Emilio Miceli (Segr. Gen. FILCTEM Naz.), Mauro Macchiesi (Segr. FLAI Naz.), Alessandro Genovesi (Segr. Gen. FILLEA Naz.).

QUI il programma completo di Facciamo Quadrato 2017.

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Dal 15 al 17 settembre si terranno a Lecce le Giornate del Lavoro, la grande manifestazione organizzata dalla Cgil con al centro i temi del lavoro, dei diritti e delle grandi trasformazioni sociali ed economiche. ”Il futuro del lavoro dopo l’era della disintermediazione”, questo il titolo scelto per l’edizione 2017, la quarta dopo quelle di Rimini, Firenze e Lecce.

L’appuntamento quest’anno sarà preceduto dall’Assemblea generale della Cgil dedicata alle proposte della confederazione per il Mezzogiorno, che si svolgerà nella città salentina il 14 e il 15 settembre.

Nelle tre giornate incontri e dibattiti con ospiti del mondo politico e sindacale, rappresentanti delle istituzioni, lavoratori e studiosi, si alterneranno a momenti di cultura, spettacolo e intrattenimento.

Guarda il programma

La kermesse sarà conclusa domenica 17 settembre dall’intervista di Ferrucio De Bortoli al segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

QUI i materiali (volantini, manifesti, immagini social) dal sito CGIL nazionale

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Continua l’estate calda nei villaggi Valtur, dove sono ancora incerte le prospettive per i lavoratori e le lavoratrici stagionali dopo lo stop alla trattativa imposto dall’azienda.

Ormai quasi tutti sono partiti per le vacanze, ma in queste settimane ci sono dei lavoratori che lavorano a ritmi tutt’altro che vacanzieri: sono gli stagionali dei villaggi turistici, che con il loro impegno consentono relax e servizi per i milioni di italiani e stranieri che affollano il Bel Paese in agosto.

Ma questo impegno e questa professionalità non ricevono adeguato riconoscimento: riduzione della NASPI, precarietà, stipendi bassi e lavoro nero.

Ed anche nei grandi gruppi la tensione al risparmio sul costo del lavoro si fa sentire, a tutto vantaggio delle speculazioni e dei profitti dei proprietari.

E così capita che Valtur (di recente acquisita da Investindustrial di Andrea Bonomi) riduca all’osso il personale e si rifiuti di firmare un accordo sulla continuità occupazionale che consenta ai lavoratori e alle lavoratrici di guardare serenamente alla prossima stagione.

La Filcams Cgil, visto il fallimento della trattativa lo scorso 24 luglio, ha dichiarato lo stato di agitazione. Dopo le assemblee in Calabria, la mobilitazione coinvolge anche i lavoratori del villaggio Valtur di Ostuni, che attendono fiduciosi la convocazione di un tavolo istituzionale, subito dopo Ferragosto. Non dovesse produrre i risultati sperati, sindacati e lavoratori sono pronti a proclamare lo stato di agitazione nei villaggi Valtur. Un piccolo disagio per i vacanzieri, ma una grande preoccupazione per il futuro a cui l’azienda non ha voluto dare risposta.

Il futuro del turismo in Italia passa per scelte che valorizzino la qualità: precarietà e sfruttamento sono il punto debole del nostro sistema di accoglienza.

Speriamo che di questo si accorgano presto anche i grandi investitori.

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A pochi giorni dalla notizia di Paolo cui è stato rifiutato un lavoro per il colore della sua pelle, un altro episodio di razzismo vede protagonista un commerciante torinese e Chiara, una ragazza “colpevole” di essere fidanzata con un nigeriano. Colpa ancora più grave, agli occhi del titolare del negozio di musica alla ricerca di una commessa, quella di aver sbandierato la relazione nei propri profili social.

Durissima, e arrabbiata, la reazione di Chiara, che impulsivamente ha risposto al commerciante dandogli del razzista, oltre che a riprenderlo per essersi permesso di indicare cosa era o meno conveniente fare per trovare lavoro.

Come per Paolo, che si è visto rifiutare l’assunzione (dopo averla concordata al telefono) in modo meschino, anche Chiara è stata “scaricata” dal potenziale datore di lavoro con un messaggio in chat, strumento cui troppo spesso si ricorre per paura forse di affrontare personalmente, guardando l’interlocutore negli occhi, questioni delicate come il rifiuto di un posto tanto atteso. “Non posso affidare la cassa di un negozio a chi divide la sua vita con un africano” ha scritto il commerciante, troncando poi la conversazione con un tranciante “passo e chiudo”.

Le reazioni, in rete, non si sono fatte attendere, da parte di chi si è sentito in dovere di prendere posizione di fronte all’ennesimo episodio di un lavoro negato per razzismo.

Troppo spesso, e sempre più frequentemente, i datori di lavoro ricorrono allo strumento della “chat”, segno forse dell’incapacità di relazionarsi direttamente con i propri dipendenti, temendo di non saper gestire emotivamente la reazione dell’interlocutore di fronte alla delusione, al rifiuto, allo sfumare di un piccolo sogno come può essere proprio quello di trovare finalmente un lavoro.

“Se quotidianamente assistiamo a prese di posizione razziste da diverse parti politiche – dice Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil – puntualmente rilanciate e amplificate da media e social, è chiaro che episodi come quelli di Cervia o quest’ultimo di Torino sono destinati a moltiplicarsi. Le discriminazioni proliferano laddove si sacrifica la logica all’istinto, laddove una società spaventata viene costantemente e ad arte popolata di comodi nemici e facili bersagli cui dare il volto e il nome di quella stessa paura. È chiaro che il mondo del lavoro, nel suo attuale stato di fragilità e decomposizione, può diventare brodo di coltura per casi come quelli di Paolo e Chiara”.

“È nostro preciso dovere come sindacato – conclude Sesena – contrapporre a questo rischio di deriva un’idea diversa di comunità basata sul rispetto della diversità, sulla accoglienza e sulla solidarietà”.

 

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“La nostra prima vittoria contro il Jobs Act è passata sotto silenzio sui giornali. Ma questo non sottrae rilevanza all’azione intrapresa perchè la questione di legittimità costituzionale in materia di licenziamenti illegittimi è un motivo in più per insistere nella battaglia per cambiare una norma ingiusta”. A dirlo è la segretaria generale della Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli, tornando sulla recente decisione del Tribunale del lavoro di Roma che ha rinviato alla Corte Costituzionale il contratto a tutele crescenti. 

Il giudice ha ravvisato la violazione di alcuni fondamentali articoli della Costituzione in una causa promossa dalla Cgil. “Per noi  - dice la segretaria generale Filcams – è un pronunciamento importante, il segno che la nostra iniziativa ha un fondamento anche dal punto di vista giuridico”.

Il rinvio alla Corte Costituzionale evidenzia finalmente i limiti denunciati dalla CGIL sin dall’inizio, rispetto al contratto a tutele crescenti. Un contratto introdotto con il Decreto 23/2015 che prevede, solo per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, l’eliminazione pressoché totale della tutela reale prevista dallo Statuto dei Lavoratori in caso di licenziamento illegittimo, oltre a un sistema di tutela risarcitoria molto debole, con i conseguenti effetti di indebolimento della condizione del lavoratore in azienda e con l’eliminazione di una importante funzione di deterrenza garantita dalla normativa precedente, che aveva già subito modifiche con la Legge Fornero.

Il Giudice del Tribunale di Roma rispetto alla vertenza promossa dalla CGIL ha riconosciuto i punti fondamentali per i quali tale decreto contrasta con molti principi costituzionali:

  1. un risarcimento di poche migliaia di euro è irrisorio dal punto di vista economico;
  2. questo non dissuade i datori di lavoro dal lasciare a casa i dipendenti, tanto è vero che i licenziamenti individuali sono in aumento;
  3. infine, ma non meno importante: crea discriminazione tra chi è stato assunto prima e dopo la riforma.

Poi l’attribuzione di un controvalore monetario irrisorio e fisso a un diritto fondante come quello al lavoro; un’inadeguatezza delle sanzioni rispetto a quanto previsto dalla regolamentazione comunitaria e dalle convenzioni sovranazionali (Carta di Nizza e Carta Sociale).

“C’è ancora bisogno di cambiare il mantra di un lavoro purché sia – conclude Maria Grazia Gabrielli – e rimettere al centro il valore e la dignità del lavoro partendo dalle persone. Per questo il progetto alternativo tracciato dalla CGIL con la Carta dei Diritti Universali del Lavoro deve proseguire rafforzato da questo primo pronunciamento.  Anche per i settori del terziario, fortemente cresciuti in questi anni ma caratterizzati da precarietà e frammentazione del lavoro, è necessario restituire una norma di civiltà come quella della tutela contro i licenziamenti illegittimi e continuare a perseguire l’obiettivo di un paese che abbandoni la via bassa della concorrenza solo sui costi e investa in direzione dell’estensione delle tutele e dei diritti delle persone”.

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Proclamato lo sciopero nazionale dei dipendenti VIAMAESTRA Calzature, 21 e 22 luglio nella sede centrale di Cuneo e nei punti vendita di Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia romagna e Friuli Venezia Giulia.

Sul sito web dei negozi di calzature e accessori Viamaestra si legge “Una storia Italiana” e oggi comprendiamo cosa si intenda veramente: l’azienda sta per sparire e chiudere i battenti!
Come tante storie italiane agli onori della cronaca specialmente negli ultimi anni, ci troviamo di fronte ad una famiglia che nel 1920 fonda un brand solido e innovativo, resistente a decenni di evoluzione e di cambiamenti, che conta oggi circa 40 negozi e 140 dipendenti. Gli eredi del fondatore, decidono di dismettere totalmente l’azienda e di chiudere i punti vendita localizzati tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, senza alcuna speranza o prospettiva per l’attività e per i propri lavoratori.
Dopo alcuni confronti con le Organizzazioni Sindacali del territorio piemontese, dove ha sede lo Studio D&D, proprietario del marchio e degli immobili, da giorni è calato il silenzio tombale e nessuna risposta alle richieste di confronto viene concessa.
Lavoratrici e lavoratori continuano a svolgere la loro attività responsabilmente e tra mille difficoltà dovute alla gestione confusa, imprecisa, insufficiente della proprietà.
L’Azienda non formalizza se e quando erogherà i saldi dello stipendio di giugno e della 14^ mensilità, ha inoltre iniziato a svuotare i negozi di tutti gli arredi di valore e diffonde voci allarmanti circa la crisi che attraversa ed il probabile accesso ad una procedura concorsuale, elemento che aggraverebbe ulteriormente la condizione dei punti vendita, della sede amministrativa e della prosecuzione di attività.
Riuniti in Assemblea le lavoratrici ed i lavoratori, le Rsa e i sindacati hanno valutato queste condizioni insostenibili, sono altresì preoccupate per le sorti, le conseguenze sociali ed economiche che il degenerare della situazione potrebbe comportare, proclamano pertanto lo stato di agitazione a livello nazionale, e dichiarano uno sciopero per l’intera giornata, con modalità ed articolazioni stabilite a livello territoriale.

Sciopero VIAMAESTRA Calzature
Venerdì 21/07/2017 per tutti i dipendenti della sede aziendale di Cuneo
Sabato 22/07/2017 per tutti i dipendenti impiegati presso i Punti Vendita

Le organizzazioni sindacali si impegneranno a tutelare i lavoratori con tutti i mezzi e le modalità a disposizione affinché non vengano lesi i loro diritti e non venga messo in svendita il loro posto di lavoro.

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Preoccupa i sindacati di categoria la situazione del gruppo Dico e dei punti vendita a marchio Tuodì, dopo la comunicazione ufficiale del concordato preventivo. Anche il tanto atteso incontro al Ministero (26 luglio) non ha prodotto i risultati sperati. A fronte di un impegno concreto del Ministero a seguire la vicenda con l’apertura di un tavolo tecnico (incontro fissato al 19 settembre) l’azienda non ha fornito elementi utili a sciogliere le preoccupazioni di un imminente tracollo.

Il piano di rientro prevede infatti solo tagli ai costi, nessun apporto finanziario a sanare la crisi e (cosa che preoccupa maggiormente) nessun soggetto interessato a rilevare l’attività per salvarla. “Temiamo il peggio – dice Giovanni Dalò, che per Filcams segue la vertenza – anche se confidiamo nell’intervento del MiSe almeno per evitare che la società venga svenduta previo spacchettamento di ogni singolo punto vendita”.

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Teresa Noce nasce a Torino nel 1900 e muore a Bologna il 2 gennaio del 1980. Nonostante la sua passione per lo studio e la lettura, dopo le scuole elementari dovette abbandonare gli studi per contribuire al bilancio famigliare, ma continuò ad istruirsi da autodidatta. È cosi che diventa una tra le più importanti sindacaliste, partigiane, antifasciste dei nostri tempi, con il nome di Estella.

La ricordiamo 

Tra le fondatrici nel 1921 del Partito Comunista Italiano, nel 1946 fu tra le 21 donne elette all’Assemblea Costituente e una delle cinque donne entrate a far parte della Commissione speciale incaricata di elaborare e proporre il progetto di Costituzione. Al suo straordinario contributo si devono le parole dell’art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini [...] sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso”.

Hanno detto di lei

«Rileggere oggi l’autobiografia di Teresa Noce, serve allora a capire da dove veniamo e cosa abbiamo perso per strada in questi decenni. Non per autocommiserarci, ma per guardare al futuro, forti di un bagaglio di esperienze che nessun revisionismo potrà velare.»    (Alessandro Barile da Il Manifesto)

Approfondimenti

Rivoluzionaria professionale – Autobiografia di una partigiana comunista” – Teresa Noce

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È positivo l’avvio del percorso per il riordino normativo del settore termale verso un testo unico. Si deve però preservare la funzione svolta all’interno del sistema sanitario nazionale, evitando di finire in una logica di mercato. È questo, in sintesi, il commento di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil sul progetto di legge in discussione in questi giorni.

“Sono condivisibili – si legge in una nota unitaria – le proposte che puntano ad un generale riordino delle terme, a sanare e a integrare il corredo normativo oggi incompleto, nel quale si deve inserire il rapporto tra terme e sanità pubblica all’interno dei Lea: gli stabilimenti termali non possono rientrare in una dinamica puramente di mercato, in quanto è necessario preservare la loro operatività sul territorio finalizzata all’espletamento della loro funzione all’interno del Sistema Sanitario Nazionale”.

I sindacati chiedono regole certe per rilanciare un settore in crisi ormai da anni: “Abbiamo serie preoccupazioni – spiegano – sulla tenuta occupazionale. Ben venga dunque la proposta di creare un Fondo per la riqualificazione termale e misure relative al credito di imposta e alle deduzioni Iva per gli investimenti”. Al contempo, serve “una particolare attenzione al contrasto della criminalità organizzata che ha già dimostrato forti interessi nel settore”.

“Uno degli elementi di debolezza strutturale – osservano ancora Filcams, Fisascat e Uiltucs – è l’assenza di un piano per la promozione del turismo termale integrato con il complesso dell’offerta turistica. È quindi positiva l’idea di istituire la Giornata nazionale del termalismo con l’avvio di iniziative promozionali”.

Ma il rilancio deve prevedere anche interventi di formazione per l’accoglienza di chi non arriva dal sistema sanitario nazionale, come per esempio i clienti stranieri. “È inoltre necessario dare seguito ad alcuni aspetti normativi già previsti dalla legge 323 e mai del tutto attuati, come la definizione della figura professionale dell’operatore termale”.

In conclusione, per le categorie di CGIL, CISL e UIL il percorso di rilancio va effettuato con attenzione alla buona occupazione, alla qualità dei servizi e alla legalità.

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Chi era

Anna Magnani, nata a Roma il 7 marzo 1908 e deceduta il 26 settembre 1973, è stata una delle più importanti attrici italiane. Cresciuta dalla nonna materna in condizioni di povertà, Anna Magnani comincia la sua carriera molto presto lavorando nei cabaret e studiando all’Accademia d’Arte Drammatica.

La ricordiamo

Vittorio De Sica, Totò, Roberto Rossellini, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, sono solo alcuni dei grandi registi che scelgono Anna Magnani come protagonista delle loro opere. Una delle sue più grandi interpretazioni è nel film Roma Città Aperta di Rossellini, in cui interpreta la parte di Pina una popolana uccisa mentre tenta di raggiungere il camion dei nazisti che hanno arrestato il suo uomo.

Nel 1955 Anna Magnani vince il premio Oscar per la sua interpretazione nel film “La rosa tatuata” di Daniel Mann.

La Magnani è una delle poche personalità italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame.

Frasi celebri

“Non so se sono un’attrice, una grande attrice o una grande artista. Non so se sono capace di recitare. Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne. Ho solo bisogno di incontrarle. Devono essere vere, ecco tutto”.

Approfondimenti

www.ricordandoannamagnani.it  – Biografia, articoli d’epoca, foto, video e film

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Il 30 giugno 2017 lavoratrici e lavoratori della Soget Spa incroceranno le braccia per l’intera giornata, al culmine dello stato di agitazione proclamato a livello nazionale da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in seguito all’apertura di una procedura di licenziamento collettivo per 26 Ufficiali di Riscossione, operanti nelle Regioni Abruzzo, Puglia e Calabria.

L’Azienda si occupa di Riscossione dei Tributi per gli Enti Locali ed occupa circa 320 dipendenti concentrati principalmente in Abruzzo e Puglia, opera da oltre 10 anni nel settore, con un’attività ormai consolidata, che ha visto in questo arco temporale crescere il numero degli impiegati. Oggi però la Soget decide di modificare la propria organizzazione, optando per il licenziamento di figure professionali specializzate come gli Ufficiali di Riscossione, cresciute e formate all’interno della stessa.

Le trattative svolte nei giorni scorsi hanno visto da parte aziendale un atteggiamento di totale chiusura a tutte le proposte avanzate e ai tentativi di risoluzione non traumatica della vertenza, che avrebbero permesso di evitare i licenziamenti del personale coinvolto.
Prevista per il 6 luglio la convocazione presso il Ministero del Lavoro, per affrontare la fase amministrativa della procedura.

Le organizzazioni sindacali metteranno in campo tutte le misure consentite per la tutela dell’occupazione, dei diritti e delle dignità dei lavoratori.

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Un lavoro che ha coinvolto più soggetti e concretizzato con la proposta di legge presentata stamani alla Camera dei Deputati. Si tratta del testo che intende abrogare l’incompatibilità tra lavoro subordinato (avvocati dipendenti) e la professione di avvocato.

Alla presentazione erano presenti Chiara Gribaudo e Valentina Paris (PD) e Andrea Maestri (Sinistra Italiana – Possibile), i tre deputati che hanno posto la loro firma in calce alla proposta, redatta su stimolo della Consulta delle professioni della Cgil con il coinvolgimento delle associazioni forensi e delle categorie Filcams e Nidil del sindacato di Corso d’Italia.

“Abbiamo formulato questa proposta di modifica – ha spiegato Cristian Perniciano della Consulta – con l’intento di tutelare i diritti dei lavoratori professionisti non dipendenti perché cadendo l’incompatibilità per  gli avvocati dipendenti non si potrà più mascherare con le collaborazioni o con le partite Iva il lavoro spiccatamente subordinato”.

“Proviamo a dare risposte ai professionisti – ha sottolineato l’on. Gribaudo – separando con una regola certa il lavoro dipendente da quello autonomo, con l’obiettivo di arrivare, se possibile, anche ad una ridefinizione dell’equo compenso per i professionisti, per restituire dignità a lavoratori privi anche dei diritti minimi garantiti da contratti di lavoro e Costituzione”.

Su contrattazione e retribuzioni si è soffermato Cosimo Matteucci, presidente di MGA – Mobilitazione Generale degli Avvocati. “In Italia – ha detto – operano circa 240.000 avvocati; di questi oltre la metà (il 54,9%) è in una fascia reddituale tra zero e 20mila euro. È qui che si annida gran parte del lavoro nero del settore. Con la nostra proposta vorremmo portare tanti lavoratori nella sfera della contrattazione collettiva, inserendo la loro professione nel contratto nazionale che già esiste e garantisce ottimi livelli di tutela dei diritti e delle retribuzioni a moltissimi lavoratori impiegati in studi professionali”.

“La formula che noi proponiamo è quella dell’attuale CCNL per gli studi professionali – ha insistito Cristian Perniciano – perchè solo con il Contratto Nazionale si potranno definire i parametri che in un rapporto di lavoro definiscono la subordinazione (e quindi la reale condizione di avvocati dipendenti) o l’autonomia di un collaboratore”.

Alla redazione del testo di proposta di modifica all’art. 19 della legge 247 del 31.12.2012 si è giunti con il coinvolgimento anche di centinaia di lavoratori, in una ventina di assemblee lungo tutto lo stivale, promosse da Cgil attraverso la sua Consulta e con la collaborazione di Filcams e Nidil.

“Sappiamo che i tempi sono strettissimi – ha concluso l’on Chiara Gribaudo – ma con i colleghi Piras e Maestri ci impegneremo perché la proposta venga calendarizzata alla Camera e venga discussa in aula prima che si concluda la legislatura”.

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Sempre più difficile la vertenza che riguarda i supermercati Dico a marchio Tuodì. La situazione del gruppo è precipitata nelle ultime settimane, che hanno visto scaffali vuoti in molti negozi a seguito di mancate forniture dovute probabilmente alla forte situazione debitoria in cui versa la società. Di questo si è discusso durante l’assemblea del 23 giugno, che si è svolta anche in videoconferenza e ha visto la partecipazione dei delegati di tutti i territori coinvolti.

Attraverso le testimonianze dei partecipanti è stato possibile analizzare più dettagliatamente la situazione e valutare gli eventuali scenari che potrebbero manifestarsi con il protrarsi di questa condizione. Si è discusso anche delle inadempienze dell’azienda che aveva assicurato ai sindacati un incontro entro la fine del mese di giugno e, insieme, la presentazione di un piano industriale per uscire dalla situazione di crisi.

L’incontro però non c’è mai stato e tanto meno il piano. “Pertanto – commenta la Filcams Cgil – abbiamo sollecitato alla direzione del Gruppo Dico l’incontro già previsto. Successivamente, visto che non c’è stata alcuna risposta, abbiamo formulato una richiesta di incontro direttamente al ministero dello Sviluppo economico”.

Nel frattempo, la direzione aziendale ha, in un primo tempo, convocato i sindacati per il 3 luglio e, successivamente, ha spostato l’appuntamento al 6 dello stesso mese presso la sede della Confcommercio di Roma. In questa situazione così incerta, i lavoratori hanno comunque deciso di partecipare alla riunione convocata dalla società, aggiungendo che, in assenza di risposte positive, avrebbero attuato in tempi brevissimi azioni di lotta sindacale.

Ma le inadempienze dell’azienda non finiscono qui: gli intervenuti hanno anche sottolineato i mancati versamenti ai fondi di previdenza integrativa complementare e quelli relativi alla quota del Tfr. Una situazione incresciosa, rispetto alla quale l’indicazione emersa dalla riunione è stata chiara: inoltrare una formale comunicazione di messa in mora della società per i mancati versamenti con la diretta sottoscrizione del lavoratore o della lavoratrice.

Contemporaneamente si è stabilito di avviare assemblee presso i diversi punti vendita per informare tutti gli addetti della reale situazione in cui versa la società, e per mettere in campo tutte le iniziative di lotta sindacale utili alla vertenza. “La situazione desta preoccupazione – fa sapere Filcams Cgil – e in questa difficile fase di avvio del confronto sul futuro del gruppo, il nostro impegno sarà concentrato sul tentativo di salvataggio dei negozi, pensando principalmente alla tutela dei diritti e al mantenimento dei livelli occupazionali”.

VolantinoTuoDi_DEF Scarica QUI il volantino in  pdf per la stampa

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Un accordo importante su una materia controversa come l’alternanza scuola lavoro. Il 20 giugno Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno siglato un’intesa quadro nazionale che ha come obiettivo quello di offrire garanzie e tutele agli studenti coinvolti nel percorso previsto dalla legge 107/2015. Grazie all’accordo raggiunto, Autogrill contrae, infatti, importanti obblighi e impegni riguardanti salute e sicurezza, formazione e partecipazione dei ragazzi alla vita dell’azienda.

Le rappresentanze sindacali assumono, inoltre, un ruolo di controllo e vigilanza rispetto al corretto svolgimento del “training on the job”. Si tratta di un aspetto molto importante. “L’alternanza scuola-lavoro, infatti, non prevede alcun ruolo per le organizzazioni sindacali delle imprese che ospitano i ragazzi – dichiara Cristian Sesena, segretario nazionale della Filcams Cgil –. Con l’intesa del 20 giugno questo ruolo lo abbiamo costruito, dando spazio ai delegati dei punti vendita coinvolti. Abbiamo poi previsto che i ragazzi effettuino al massimo 4 ore di alternanza al giorno, che siano seguiti da tutor adeguatamente formati, in locali di facile accesso prevalentemente collocati nelle città e in orari consoni”.

“Quasi ogni giorno si registrano denunce da parte degli studenti che lamentano di essere stati adibiti dalle imprese a mansioni prive di valenza formativa e talora degradanti – conclude il sindacalista –. Pur conservando diverse opinioni rispetto alla legge, con Autogrill abbiamo inteso creare linee guida utili a prevenire abusi e a offrire la possibilità a centinaia di ragazzi di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze attraverso questa esperienza”.

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Federdistribuzione getta la maschera, dimostrando, nei fatti, di non intendere in alcun modo sottoscrivere accordi con i sindacati di categoria per un nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. La conferma arriva dalla decisione unilaterale di procedere all’elargizione di un aumento che va considerato per quello che è: un affronto alla dignità dei lavoratori delle imprese della cosiddetta Distribuzione Moderna Organizzata associate a Federdistribuzione.

“I 15 euro elargiti a maggio 2016 senza alcun accordo con i sindacati – spiega Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale nazionale di Filcams Cgil – e i 30 euro che si accingono a mettere nella busta paga di luglio, non sono che una parte degli aumenti garantiti ai lavoratori dipendenti delle imprese aderenti ad altre associazioni datoriali. In questo modo persistono disparità di trattamento e discriminazioni inaccettabili”.

Gli incrementi che le imprese di Federdistribuzione si sono rese disponibili a riconoscere unilateralmente sono infatti inferiori a quelli previsti dal rinnovo del Contratto Nazionale di Confcommercio, sottoscritto a marzo del 2015.

“La decisione di elargire ai propri dipendenti un aumento unilateralmente, traccia un solco profondo; Federdistribuzione non può pensare di essere moderna decidendo autonomamente quanto salario concedere e quando elargirlo.”

“Questa decisione dimostra l’arroccamento di Federdistribuzione sulle proprie posizioni – dice ancora Gabrielli – e l’indisponibilità ad affrontare le problematiche irrisolte che hanno determinato la rottura del negoziato, ad oggi mai recuperata.”

“Federdistribuzione – conclude la Segretaria Generale Filcams – non può pensare che i 45 euro elargiti in due anni possano sostituirsi al Contratto Nazionale; un Contratto che, ad oggi, Federdistribuzione non ha, continuando a fare riferimento a condizioni che non ha negoziato e firmato, oltreché superate nel frattempo dal rinnovo sottoscritto con altre associazioni datoriali. Per questo, continueremo con le iniziative già avviate, coinvolgendo i lavoratori delle grandi catene di distribuzione, in tutto il paese”.

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Ancora licenziamenti, ancora comportamenti arroganti e sprezzanti del lavoro e delle relazioni sindacali. La Filcams si mobilita e chiede l’intervento dei ministeri insieme a Fisascat e Uiltucs.

La Maglione srl, società del gruppo Sarni licenzia 6 lavoratori e lavoratrici dell’area di servizio di San Nicola Est, nel casertano.

“I licenziamenti – spiega Luca De Zolt della filcams Cgil nazionale – arrivano dopo una trattativa farsa, nella quale l’azienda non ha voluto prendere in considerazione le soluzioni alternative proposte dalla organizzazioni sindacali”.

Alla rabbia e alla frustrazione dei lavoratori licenziati, alcuni dei quali con figli a carico, si unisce la solidarietà dei colleghi che già da ieri hanno iniziato a mobilitarsi con scioperi e presidi per chiedere all’azienda di ritirare i licenziamenti e di riaprire il confronto. Richiesta alla quale si associa la Filcams Nazionale, che da mesi chiede a Sarni l’avvio di serie relazioni sindacali che l’azienda continua a negare.

Il gruppo Sarni non è certo nuovo a questi comportamenti: applicazione di contratti pirata, minacce ai dipendenti, licenziamenti e mancato rispetto della normativa sono fatti ordinari nelle aziende dei fratelli foggiani.

E purtroppo non si può parlare di casi isolati: sono infatti sempre più frequenti e più gravi i comportamenti degli operatori del settore che vogliono aggirare le previsioni della normativa attraverso l’applicazione di condizioni economiche e contrattuali peggiorative e con politiche del personale atte a ridurre l’occupazione.

Per questo con una lettera unitaria la Filcams, insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs, ha richiesto un intervento al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dei Trasporti rispetto alla gestione delle aree di servizio autostradale.

“Vogliamo rimarcare – dice De Zolt – che la competizione tra gli operatori non può svolgersi, come stiamo rilevando, sulla pelle e sulle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici. Peraltro tutto ciò risulta ancor più grave nelle aree di servizio di recente acquisizione, per le quali il decreto interministeriale emesso nel 2015 individuava (anche in risposta alle pressioni esercitate da Cgil, Cisl e Uil) importanti garanzie rispetto alla tutela dell’occupazione nelle aree di ristorazione e di distribuzione carburanti, vincolando alle partecipanti alle gare di assegnazione a precisi impegni rispetto ai lavoratori impiegati”.

“La gestione delle aree di servizio – conclude il rappresentante di Filcams nazionale – deve avvenire tenendo come punto fermo il rispetto del contratto nazionale e la salvaguardia occupazionale, che non possono essere voci comprimibili con comportamenti di dubbia legalità. Dato che i singoli operatori rifiutano delle normali relazioni sindacali, la Filcams chiede ora l’intervento delle autorità ministeriali che regolamentano il settore, essendo le concessioni di natura pubblica”.

L’auspicio è che si avvii al più presto un confronto che porti gli operatori a cambiare radicalmente il loro comportamento.

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Turismo: la Filcams Cgil lancia la campagna informativa Conosci le tue Carte

Guarda QUI le immagini e i materiali della campagna

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Alle porte della stagione estiva, con un colpo di mano, il Governo ha deciso di reintrodurre i buoni lavoro con un emendamento nella “manovrina” sui conti pubblici, tra l’altro senza sostanziali modifiche con il passato.

Una tegola per il settore del turismo, già provato dagli interventi legislativi sul mercato del lavoro degli ultimi anni.

“Come è ampiamente noto” afferma Cristian Sesena segretario nazionale Filcams Cgil, negli ultimi anni le problematiche di queste centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori sono aumentante a fronte degli interventi introdotti dal Governo Renzi alla Naspi; a ciò si aggiunge il mancato rinnovo di alcuni importanti contratti collettivi nazionali, come quelli della ristorazione”.

“La reintroduzione dei voucher, nell’ambito della cosiddetta manovrina” prosegue il segretario “rischia infine di aggravare pesantemente le condizioni di lavoro di questi addetti già quasi sempre costretti ad operare in condizioni precarie e nel mancato rispetto delle più elementari norme di legge.”

Secondo i dati Istat infatti, nel turismo i voucher riscossi nel 2016 sono stati poco meno di 22 milioni (21.959.919) e hanno riguardato 343.326 lavoratori. In media ciascun lavoratore del turismo ha incassato 64 voucher per un importo totale netto di 480 euro (contro 556 della media totale). Il 53% dei voucher riscossi interessa lavoratrici, mentre il 48% giovani.

Dati allarmanti che rischiano di gravare sul settore e soprattutto creare una vera e propria patente di legittimazione per il lavoro nero.

Per questi motivi, la Filcams CGIL ha deciso di lanciare una campagna mediatica e di sensibilizzazione a tutti i livelli, per accendere i riflettori sulle lavoratrici e i lavoratori stagionali del settore Turismo.

Conosci le tue carte è la campagna che oltre a cercare di dare adeguata visibilità a questa importante parte del mondo del lavoro italiano, ha come obbiettivo quello di promuovere informazione e consapevolezza, precondizioni necessarie a qualsiasi forma di organizzazione collettiva matura e di rivendicazione acquisitiva.

La Filcams Cgil, inoltre, è da sempre in prima linea per contrastare gli abusi e per rivendicare nell’interlocuzione con le imprese e con le istituzioni, condizioni migliori per questi lavoratori che ricoprono un ruolo strategico eppure non ancora adeguatamente valorizzato nel settore.

www.filcams.cgil.it/lavoro-estate-2017

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Il 15 giugno si celebra il JusticeDay, la giornata internazionale di giustizia per le lavoratrici e i lavoratori delle pulizie e della Vigilanza Privata.

La Filcams è da sempre impegnata, anche a livello europeo, per combattere al fianco dei lavoratori per migliorare le loro condizioni di lavoro, chiedendo rispetto e giustizia.

Lo scorso 17 maggio, infatti si è concluso il progetto, elaborato da UNI EUROPA in collaborazione con EFCI-FENI (parte datoriale) e finanziato dalla Commissione Europea, per la rielaborazione e l’aggiornamento della “Best Value Guide 2017 for Cleaning Services”.

La Guida è uno strumento pratico al servizio di amministrazioni (sia dei settori pubblici, sia dei settori privati) che aggiudicano e/o delle imprese che si aggiudicano servizi di pulizia.

La Guida serve a dare gli strumenti per valutare e selezionare le offerte secondo il criterio del Miglior Valore, altresì detto dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

L’obiettivo di base è quello di diffondere standard qualitativi e comuni, rispettosi delle normative sociali e contrattuali del lavoro, per sviluppare un mercato equo e sostenibile all’insegna di una leale e correttamente regolata concorrenza tra imprese.

Online sales and new collections lift H&M fourth quarter net profits

H&M ha confermato l’intenzione di chiudere 4 punti vendita a Milano, Venezia e Cremona.

Nonostante la forte crescita economica e l’espansione continua, la multinazionale vuole procedere con la chiusura dei negozi, licenziando 89 dipendenti e ricorrendo con ancora maggiori facilità al lavoro a chiamata, con meno diritti e tutele per i lavoratori.

Sono questi i motivi che hanno spinto le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs a proclamare lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori di H&M nota multinazionale di abbigliamento.

Sabato 10 giugno, i #FashionRebel incroceranno le braccia e parteciperanno ai presidi e alle manifestazioni organizzate nelle diverse città per contrastare la decisione aziendale.

Nell’incontro tra sindacati e azienda del 1 giugno scorso, non si è potuto far altro che confermare le distanze tra le parti: l’azienda, infatti, ha ribadito la sua indisponibilità a prendere in considerazione le proposte avanzate dal sindacato, volte alla salvaguardia occupazionale e alla tutela delle condizioni di lavoro dei dipendenti H&M .

Vista la grave incertezza sul futuro degli 89 lavoratori coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo, Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno proclamato lo sciopero per il 10 giugno, invitando le strutture a predisporre iniziative territoriali e i dipendenti ad una massiccia partecipazione.

A Milano, appuntamento per il presidio alle 930 a Piazza San Babila, a Torino i dipendenti H&M si ritroveranno in Via Roma a partire dalle 10, ed anche a Mestre è stato organizzato un presidio. A Genova, sciopero di solidarietà per tutto il turno di lavoro.

I dipendenti H&M di Roma in sciopero, si sono dati appuntamento alle 15 a Piazza della Repubblica per partecipare al Roma Pride e divulgare il materiale informativo della vertenza.

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È online il nuovo numero di Diario Terziario, inserto di Rassegna Sindacale
Parliamo di Carta dei Diritti Universali del Lavoro, di regolamentazione delle aperture festive e di comportamenti antisindacali nei confronti di un nostro delegato. Con un bel album fotografico del Primo Maggio a Portella della Ginestra.

Scarica e leggi QUI Diario Terziario n.3/2017

E ora, pensiamo alla Carta dei Diritti Universali del Lavoro

“Aboliti i voucher e reintrodotta la responsabilità del committente negli appalti, ora pensiamo alla Carta dei Diritti Universali del Lavoro”. Il messaggio è chiaro, lanciato dal palchetto allestito in piazza della Rotonda a Roma, davanti al Pantheon, in attesa del voto definitivo del Senato che ha trasformato in legge il decreto del Governo varato per scongiurare il ricorso alle urne.

Una giornata di presidio, quella del 19 aprile, in attesa di un voto che ha tenuto col fiato sospeso i tanti militanti e i dirigenti sindacali che si erano dati appuntamento in piazza.

La sospensione definitiva del referendum è arrivata qualche giorno dopo, con il pronunciamento dell’Ufficio Centrale della suprema Corte di Cassazione, che ha così certificato la corrispondenza tra le richieste della Cgil (abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti e abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio) e gli effetti della legge.

“Da oggi abbiamo un Paese migliore” ha detto Susanna Camusso parlando ai presenti immediatamente dopo la comunicazione dell’esito del voto al Senato (140 Sì; 49 No; 31 astenuti, ndr).  “Oggi – ha aggiunto – si afferma un primo risultato importante e diciamo a noi tutti grazie per quello che abbiamo fatto in questi due anni di mobilitazione”.

La mobilitazione, però, non si ferma. Perché se da un lato si festeggia per il risultato ottenuto, dall’altro si fa largo la preoccupazione che in qualche modo ci sia chi tenta già un colpo di mano, pensando di reintrodurre i voucher per regolamentare il lavoro accessorio nella sua forma più deleteria, e ancora in settori come l’agricoltura e il turismo dove esistono molte altre forme contrattualizzate per la flessibilità dei rapporti di lavoro.

L’impegno della Cgil tutta sarà quindi nella promozione di qualsiasi iniziativa possa contribuire al varo della legge di iniziativa popolare destinata ad affermare un nuovo diritto universale di lavoratrici e lavoratori.

“Con lo stesso entusiasmo che ci ha portato a centrare l’obiettivo su voucher e appalti – dice Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil – dobbiamo ora impegnarci per mantenere al centro della discussione politica i temi del lavoro, del diritto ad un lavoro dignitoso, equamente retribuito, sicuro e legale. Tutti elementi che sono contenuti nel progetto di legge di iniziativa popolare presentato grazie al milione e mezzo di firme di cittadini e lavoratori che hanno creduto alla nostra proposta. Il primo appuntamento è fissato per il 6 maggio, alla manifestazione nazionale di Roma, per sostenere l’iter parlamentare della Carta”.

Una proposta chiara, che ridefinisce i confini del diritto, in capo alle persone che lavorano indipendentemente dalla tipologia di contratto applicato. Per semplificare: un lavoratore è definito dal lavoro che fa (autonomo o dipendente non importa) e non dal rapporto che ha con il suo datore di lavoro; la persona deve tornare ad essere il baricentro dell’azione politica e sindacale. E la Cgil una buona parte di questo impegno l’ha rispettato, andando ad incontrare in ogni luogo di lavoro milioni di lavoratori, anche non iscritti, che hanno risposto all’appello, firmando tanto le richieste di referendum quanto la proposta di legge per un nuovo statuto dei lavoratori.

“Con la nostra mobilitazione – conclude Gabrielli – siamo riusciti a riportare l’attenzione su temi veri, concreti come il lavoro nero, la precarietà, la disoccupazione, le disuguaglianze; condizioni che costituiscono la negazione del valore del lavoro e di una prospettiva ai giovani come lavoratori e pensionati di domani. Su questa strada è necessario proseguire per produrre il cambiamento possibile e positivo del nostro paese.”