Category Archives: terziario-distribuzione

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Si sono ritrovati nuovamente presso il Ministero dello Sviluppo economico, le organizzazioni sindacali e Unicoop Tirreno. L’impresa ha confermato che al momento non c’è più un interlocutore per la cessione degli otto punti vendita del sud del Lazio e ha proposto l’apertura del dialogo con le organizzazioni sindacali per individuare in tempi brevi una soluzione condivisa, ossia entro il 30 Novembre 2018.

Positiva la riposta della Filcams Cgil, che vede con favore la ripresa del dialogo e la sospensione delle cessioni, anche se il confronto sarà tutto da svolgere, considerando che gli obiettivi di recupero dei costi da parte della cooperativa restano immutati.

La cooperativa ha inoltre manifestato la necessità di affrontare anche la discussione su il Contratto Integrativo di tutto il gruppo, ma la Filcams CGIL non ritiene opportuno avviare contemporaneamente la discussione su questo tema, così come il Ministero, che ha espresso le sue perplessità.

Il prossimo incontro si terrà il 29 Ottobre 2018

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I lavoratori, riuniti in assemblea, hanno espresso parere favorevole all’accordo per il mantenimento dei posti di lavoro per il consorzio Triveneto Bassilichi siglato martedì 9 ottobre al Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico.

L’intesa prevede per i 176 lavoratori trasferiti nella nuova azienda Pay care, garanzie occupazionali per 36 mesi e il 100% di commesse assicurata dalla capo gruppo Nexi.

Un’intesa importante, che ha visto l’impegno e la collaborazione dei sindacati del commercio e dei metalmeccanici, insieme per la tutela dei diritti e dell’occupazione.

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È stato siglato martedì 9 ottobre al Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico, l’accordo per il mantenimento dei posti di lavoro per il consorzio Triveneto Bassilichi.

Nel trasferimento di 176 lavoratori nella nuova azienda Pay care, le organizzazioni sindacali coinvolte hanno ottenuto garanzie occupazionale per 36 mesi e il 100% di commesse assicurata dalla capo gruppo Nexi.

Un’intesa importante, che ha visto l’impegno e la collaborazione dei sindacati del commercio e dei metalmeccanici, insieme per la tutela dei diritti e dell’occupazione.

Il prossimo 15 ottobre si svolgerà il referendum dei lavoratori per l’approvazione definitiva dell’accordo.

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Ennesimo incontro improduttivo quello tenutosi il 25 settembre a Roma con la direzione Simply SMA, alla presenza di una folta rappresentanza di lavoratrici e lavoratori del punto vendita di Teramo (in chiusura al 30 settembre) che hanno voluto portare al tavolo nazionale la loro drammatica  vicenda  divenuta purtroppo  emblematica di un deciso cambio di passo nelle relazioni industriali, da parte della multinazionale francese del retail.

Scarica il Volantino

L’azienda in apertura ha comunicato che a fine anno si registrerà una perdita di 110 milioni e che pertanto la rete vendita dovrà essere “razionalizzata”.

Ha specificato che le cessioni dei negozi romani di Mezzavia e Anagnina non sono state ancora perfezionate: all’oggi è in campo solo una dichiarazione di interesse all’acquisizione da parte di una impresa locale.

Per quanto riguarda l’Ipersimply di Teramo, ha manifestato disponibilità a valutare le richieste avanzante dalle organizzazioni sindacali, inclusa quella di un possibile ricorso alla cassa integrazione per chiusura , qualora il quadro normativo arrivi a consentirlo in tempi brevi.

Abbiamo chiesto all’azienda di avere il piano generale delle cessioni per cui sono in corso trattative e quello di ulteriori eventuali chiusure di modo da ottenere un insieme di riferimenti completo che ci consenta di governare l’annunciata “razionalizzazione”.  Questo esercizio di trasparenza servirebbe, tra l’altro,  anche a stroncare il proliferare di voci incontrollate, spesso fomentate da esponenti dello stesso management, che continuano ad ingenerare ansia, preoccupazione e demotivazione fra gli addetti.
Sma ha risposto NO!

Abbiamo proposto di sottoscrivere una intesa che permetta di condividere strumenti a tutela della occupazione con l’obbiettivo di gestire gli effetti delle scelte aziendali e non, come sta accadendo anche oggi, di subirli solamente.
Sma ha risposto NO!

Abbiamo chiesto l’impegno affinché eventuali cessioni avvengano solo ad imprese che applichino il CCNL del Terziario Confcommercio del 30 marzo 2015.
Sma ha risposto NO!

L’azienda ha poi aggiunto di essere pronta a disdettare il contratto integrativo aziendale, il cui rinnovo dovrà per forza rispondere alle esigenze dettate dalla fase di profonda crisi in atto.
A tre nostre richieste di assoluto buon senso abbiamo ricevuto tre “NO” altrettanto insensati e la promessa di una disdetta della contrattazione in essere!

Per queste ragioni Filcams Fisascat e Uiltucs: riconfermano lo stato di agitazione con blocco delle ore di supplementare e straordinario; danno mandato alle strutture territoriali, alla RSU/RSA di convocare per la giornata di sabato 29 settembre due ore di assemblea in tutti i punti vendita per spiegare alle lavoratrici e ai lavoratori la gravità della posizione aziendale; proclamano un pacchetto di 8 ore di sciopero da articolare a livello territoriale.

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Sarà sciopero il 26 settembre dei lavoratori di Unicoop Tirreno in concomitanza dell’incontro programmato al Ministero dello Sviluppo Economico tra i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e i vertici aziendali.
5mila dipendenti, 110 punti vendita in Toscana, Lazio, Umbria e Campania, Unicoop Tirreno ha annunciato la volontà di chiudere 8 punti vendita del Sud del Lazio (Pomezia, Fiuggi, Velletri, Aprilia, Genzano, Colleferro, Frosinone) nei quali sono occupati complessivamente circa 270 dipendenti. Ad aggravare la situazione: il superamento della contrattazione integrativa e del patto occupazionale siglato nel 2017 con l’ulteriore flessibilità dell’organizzazione del lavoro e le inevitabili ripercussioni sul taglio delle ore lavorate e delle retribuzioni. Inoltre, il piano industriale presentato, scarica sul lavoro e i lavoratori tutte le conseguenze delle difficoltà economiche della cooperativa: “Non condividiamo l’indirizzo assunto da Unicoop Tirreno che continua a stringere sul costo del lavoro alla ricerca di un risanamento aziendale che non potrà mai avvenire senza intervenire sulla complessità del sistema” è quanto afferma Alessio Di Labio della Filcams Cgil Nazionale. “La salvaguardia dell’occupazione e il rispetto del lavoro sono le nostre priorità” conclude Di Labio, e continueremo a batterci al fianco dei lavoratori fino a quando non otterremo risposte adeguate”.

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Il testo dell’Accordo

Si rafforzano le relazioni sindacali per tutelare l’occupazione dei lavoratori H&M e si definiscono importanti misure in tema di organizzazione del lavoro, conciliazione dei tempi di vita e lavoro e welfare.

È stato siglato il 24 settembre il primo accordo integrativo aziendale H&M tra azienda e le organizzazioni sindacali del commercio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS che interessa complessivamente più di 5mila lavoratori in forza presso gli oltre 150 punti di vendita a marchio H&M , COS e & Other Stories presenti sul territorio nazionale in 17 regioni.

Finalmente una svolta positiva per i dipendenti della multinazionale svedese, una delle più grandi catene a livello globale tra quelle che hanno contribuito al consolidamento del modello di business del fast fashion, dopo la procedura di licenziamento collettivo avviata a livello nazionale nel maggio dello scorso anno e la chiusura di alcuni negozi.

L’intesa che prevede un rafforzamento delle relazioni sindacali finalizzato in primo luogo alla tutela occupazionale, definisce una serie di misure in tema di organizzazione del lavoro, di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e di welfare che rappresenta un primo ma importante avanzamento rispetto alle condizioni di lavoro dei dipendenti del Gruppo.

Tra i punti qualificanti dell’accordo: la gestione condivisa a livello decentrato dell’organizzazione del lavoro, nell’ambito di linee guida definite a livello nazionale, attraverso programmazione degli orari di lavoro e regolamentazione dei carichi di lavoro; condizioni di miglior favore in ordine a part-time post maternità; congedo per formazione; congedo per il lavoratore padre; aspettativa e anticipo TFR.

In considerazione di un impegno in tal senso tra le parti, sono state inoltre definite importanti ed ulteriori tutele in tema di violenza di genere.

“Dopo la parziale riorganizzazione avvenuta lo scorso anno da parte dell’azienda”, sostiene Jeff Nonato della FIlcams Cgil Nazionale, “la priorità che la Filcams si è posta, con la definizione del primo accordo integrativo aziendale H&M, è la tutela dell’occupazione, attraverso un rafforzamento delle relazioni tra sindacato ed azienda”.

“Nel contempo”, dichiara ancora Nonato, “si è disciplinata una serie di trattamenti di miglior favore in tema di organizzazione del lavoro, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e welfare che rappresenta un primo ma importante avanzamento rispetto alle condizioni di lavoro dei dipendenti H&M”.

Nei prossimi giorni è prevista la convocazione di assemblee nei punti di vendita per condividere con i lavoratori i termini ed i contenuti dell’intesa siglata.

sciopero unicoop tirreno

Si è protratto fino a tarda sera l’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico per la vertenza che riguarda l’ Ipercoop Avellino e i 133 esuberi dichiarati dalla cooperativa, 133 come i giorni di sciopero che compatti i lavoratori stanno portando avanti.

Finalmente la trattativa si è sbloccata e le organizzazioni sindacali hanno ottenuto una proposta avanzata da Coop congiuntamente al Gruppo AZ, che dovrebbe subentrare nella gestione del punto vendita in franchising, è coerente con il mandato ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori. La Filcams Cgil si dichiara ottimista ma prudente, secondo Alessio Di Labio “dall’incontro si esce con un ventaglio di strumenti che potrebbero risolvere le criticità occupazionali ma la proposta deve incontrare le disponibilità dei singoli lavoratori, la vertenza resta aperta fino a che non viene sottoscritto un accordo che non licenzia nessuno!”

Lunedì 24 è convocata ad Avellino l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori per verificare il mandato e arrivare all’accordo definitivo al prossimo incontro previsto il 5 Ottobre presso il MISE.

 

 

liberalizzazioni nel commercio

La proposta di revisione della legge sulle liberalizzazioni nel commercio è finalmente al dibattito del Governo.
Le dichiarazioni in merito della Filcams Cgil.

9 settembre 2018 – “Intervenire sul decreto Salva Italia e le liberalizzazioni delle aperture e degli orari nel commercio è una priorità per la Filcams Cgil che ha più volte avanzato proposte di modifica, richiesto un incontro con il Ministro del lavoro Di Maio e promosso iniziative, mobilitazioni e campagne di comunicazione in occasione delle festività” Dichiara Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil. “È indispensabile un confronto per porre un limite alle aperture  incontrollate sia domenicali che festive che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio.

Quello che chiediamo è la chiusura delle attività commerciali nei giorni festivi, riconsegnare alle istituzioni locali la competenza, per poter definire quante e quali domeniche e con quali orari aprire e stabilire i nuovi insediamenti commerciali.
È ora necessario accelerare e concretizzare il percorso per intervenire definitivamente sulla deregolamentazione.
Le condizioni di lavoro degli addetti del settore, infatti, sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’anno e con la sperimentazione dell’orario h24; alle difficoltà nella conciliazione dei tempi vita e di lavoro si aggiunge peraltro un’indisponibilità sempre più diffusa da parte delle imprese a contrattare anche il riconoscimento economico per i turni di lavoro domenicali.’

 

Commercio: il settore ha bisogno di una regolamentazione

10 settembre 2018 – Da più di 6 anni la FIlcams Cgil sta portando avanti una battaglia contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture nel commercio introdotta dal Governo Monti.

#LaFestaNonSiVende è lo slogan che ha accompagnato anni di scioperi, manifestazioni, proposte e mobilitazioni al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori.

“In questi anni l’occupazione non è aumentata per effetto delle liberalizzazioni e quindi non si rischia di perderla” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil, “non è migliorata la qualità del lavoro, ma solo contratti a termine e precari.”

“Il settore ha bisogno di una regolamentazione, la necessità e il piacere di fare acquisti nei giorni di festa e gli interessi delle aziende del commercio non possono andare contro i diritti dei lavoratori.”

 

Liberalizzazioni nel commercio: le conseguenze sull’occupazione
Il Governo si confronti con le parti sociali per regolamentare il settore

10 settembre 2018 – “Negli ultimi anni nella grande distribuzione, in una situazione di liberalizzazione indiscriminata, si è assistito ad una riduzione dell’occupazione pari almeno al 20%, al quale si deve aggiungere il dato relativo alla diffusione di processi di terziarizzazione ed esternalizzazioni di parti rilevanti delle attività commerciali” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil.

“Il 40% dei lavoratori è interessato da tipologie contrattuali che determinano condizioni di forte precarietà: contratti a termine, lavoro somministrato, lavoro a chiamata e indiretto, stage, merchandiser e promoter; e circa il 70% dei lavoratori ha un rapporto di lavoro part time involontario.”

I lavoratori coinvolti dall’obbligatorietà del lavoro domenicale e festivo raggiungono circa il 35/40% degli addetti e le maggiorazioni originariamente previste per tali prestazioni hanno subito, negli anni, delle drastiche riduzioni in considerazione dello stato di difficoltà del settore.

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Unicoop Tirreno annuncia la cessione di 8 punti vendita nel sud del Lazio e il superamento della contrattazione integrativa e del patto occupazionale. I sindacati proclamano lo stato di agitazione e sollecitano il tavolo al Mise: «Piano industriale iniquo, si intervenga sui costi di struttura»

 Comunicato Unitario

Non convince i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs il nuovo piano industriale annunciato da Unicoop Tirreno, la cooperativa di consumatori del sistema Coop presente in Toscana, Lazio, Umbria e Campania con oltre 110 punti vendita e circa 5mila dipendenti. Le tre sigle, impegnate al tavolo Mise attivato sulla chiusura dell’Ipercoop di Avellino Distribuzione Centro Sud (controllata da Coop Allenza 3.0), hanno intanto  proclamato lo stato di agitazione, stigmatizzando in particolare l’annunciata cessione di 8 punti vendita del Sud del Lazio a Pomezia, Fiuggi, Velletri, Aprilia, Genzano, Colleferro, Frosinone nei quali sono occupati complessivamente circa 270 dipendenti e il superamento della contrattazione integrativa e del patto occupazionale siglato nel 2017 con l’ulteriore flessibilità dell’organizzazione del lavoro e le inevitabili ripercussioni sul taglio delle ore lavorate e delle retribuzioni.

I sindacati denunciano anche i diversi tentativi avviati da Unicoop Tirreno di cedere in franchising dei negozi «tentativi che hanno solo prodotto contenziosi legali» e di terziarizzare i reparti pescheria «danneggiando l’immagine della cooperativa e facendo perdere i clienti» oltre alla «folle ristrutturazione del supermercato di Colle Ferro trasformato in Ipercoop» e infine «l’abbandono del territorio e la scarsa capacità imprenditoriale che viene scaricata tutta sui lavoratori».

Per Alessio Di Labio, Vincenzo Dell’Orefice e Paolo Andreani di Filcams Cil, Fisascat Cisl e UIltucs «la stretta sul lavoro non può essere in alcun modo condivisa» e «le misure individuate da Unicoop Tirreno per il risanamento aziendale, oltre che inique perché colpiscono unicamente il costo del lavoro, sono del tutto sproporzionate e decontestualizzate tenuto anche conto che la direzione della cooperativa nulla ha riferito per intervenire su altre componenti dei costi di struttura». «È evidente la volontà del sistema Coop di attuare un programma di disinvestimenti della rete vendita nel Lazio e in Campania ed è inevitabile la proclamazione dello stato di agitazione. Ora – concludono le tre sigle – sarà necessario coinvolgere al tavolo attivato al Mise anche la direzione di Unicoop Tirreno».

 

 

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All’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico per la vertenza di Ipercoop Avellino non si è ancora raggiunto l’accordo.

Posto che il subentrante AZ non è in condizione di riassorbire tutto il personale della Coop gli strumenti messi a disposizione del confronto non rispondono al mandato che le organizzazioni hanno ricevuto dai lavoratori. Le disponibilità sia di Coop che di AZ a ricollocare parte del personale presso altri negozi e le risorse disponibili alla trattativa non sono ancora sufficienti a dare una risposta ai troppi esuberi ancora sul tavolo, la Filcams CGIL dichiara che la trattativa resta aperta ma ribadisce che l’unica soluzione possibile è quella per cui nessuno venga licenziato coattivamente e c’è bisogno di ulteriori passi avanti da parte delle imprese.

Le lavoratrici e i lavoratori sono a 121 giorni di sciopero e non intendono fare passi indietro, il messaggio che mandano alla cooperativa è che non basta salvaguardare il marchio e il patrimonio immobiliare ma è necessario dare speranza e futuro alle lavoratrici e ai lavoratori e alle loro famiglie. Martedì 11 l’assemblea ad Avellino.

 

 

 

 

 

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Prosegue lo stato di agitazione

Nessun riscontro positivo è emerso dall’incontro che si è tenuto il 5 settembre tra le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e la dirigenza Sma Simply.

Scarica il comunicato sindacale 

L’azienda non solo, non ha fornito informazioni sul futuro e sulle reali intenzioni di conservare o meno l’attuale rete di vendita e quindi gli attuali livelli occupazionali, ma ha annunciato la chiusura dell’IperSimply di Teramo e relativa perdita del posto di lavoro per 53 addetti e la disdetta del contratto integrativo aziendale al 30 settembre 2018.

Una situazione grave per il marchio della Grande distribuzione che continua ad avere pesanti perdite in termini di vendita e di clienti. Gli unici negozi che registrano un trend positivo sono quei pochi finora oggetto di ristrutturazione e riconversione, per effetto di un piano commerciale che procede però molto più lentamente rispetto all’andamento economico complessivo in costante e rapido
deterioramento.

“Non riusciamo ad avere chiarezza sul futuro di più di 8mila addetti e questo è il primo vero problema” dichiara Cristian Sesena della Segreteria Filcams Nazionale che prosegue:” i lavoratori vogliono risposte, sono stanchi di promesse cui si fa davvero fatica a credere, quando poi l’azienda mette sul tavolo di concreto solo chiusure e azzeramento della contrattazione aziendale”.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs esprimono la propria disapprovazione di fronte a questo atteggiamento colpevolmente dilatorio e chiedono all’azienda che il contratto integrativo resti in vigore fino alla definizione di un nuovo accordo.
Oltre ad esprimere la solidarietà ai colleghi del punto di vendita di Teramo, i sindacati confermano lo stato di agitazione nazionale come prima risposta alle inaccettabili chiusure dell’azienda.

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Cessione di 8 punti vendita del sud del Lazio, abbandono di 270 lavoratrici e lavoratori e cancellazione della contrattazione. Proclamato lo stato di agitazione

Sono incettabili gli interventi sulla rete vendita e sulla contrattazione presentati dalla dirigenza di Unicoop Tirreno alle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, per far fronte alla chiusura di bilancio negativa.

Unicoop Tirreno – comunicato Unitario

Unicoop Tirreno ha deciso di cedere 8 punti vendita del sud del Lazio abbandonando 270 lavoratrici e lavoratori. Una decisione drastica che si aggiunge ai tanti errori degli ultimi anni, più volte denunciati dalle organizzazioni sindacali: dal franchising, al tentativo di terziarizzare i reparti pescheria, nonché alla folle ristrutturazione del supermercato di Colleferro.

La cooperativa ha inoltre dichiarato la volontà di cancellare tutta la contrattazione integrativa vigente con il duplice obiettivo di ottenere una importante riduzione del costo del lavoro tagliando i salari e di flessibilizzare l’organizzazione del lavoro per poter sostenere una riduzione delle ore.

I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e considerato il tavolo già aperto che coinvolge gli ipermercati del Lazio e della Campania, in particolare Avellino, chiederanno al Ministero dello Sviluppo Economico di convocare congiuntamente anche Unicoop Tirreno per cercare di contrastare il palese disinvestimento che il sistema cooperativo sta coordinando sui territori del Lazio e della Campania.

la festa non si vende

Ancora nessuna risposta da parte del neo Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi di Maio alla richiesta di incontro avanzata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs al fine di approfondire il tema delle liberalizzazioni degli orari e delle aperture nel commercio.

Da tempo impegnata nella battaglia per una regolamentazione del settore e per condizioni ed un’organizzazione del lavoro sostenibili per le centinaia di migliaia di dipendenti del commercio, la Filcams continua ad essere convinta che il decreto Salva Italia, introdotto dal Governo Monti che ha eliminato qualsiasi vincolo alle aperture di negozi e centri commerciali, debba essere modificato.

“La nostra richiesta di avvio di un confronto al Ministro di Maio è rimasta inascoltata e intanto ci si avvicina alla festività di Ferragosto, durante la quale molti lavoratori si ritroveranno a dover garantire la copertura di un ulteriore turno di lavoro”, afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil, la categoria che dal 2012 porta avanti La Festa Non si vende, una campagna contro la liberalizzazione indiscriminata degli orari e delle aperture commerciali.

I fautori del Decreto Salva Italia promettevano un rilancio dei consumi e l’aumento dell’occupazione, ma, dopo più di 6 anni, è ormai certo che questi obiettivi non sono stati raggiunti.

Anzi, al di là delle numerose procedure di licenziamento collettivo avviate e l’abbandono delle aree del Mezzogiorno da parte delle aziende della distribuzione, la poca occupazione creata si è attestata su contratti a termine e part time involontari, a cui si sono aggiunti lavoro somministrato, contratti a chiamata, stage, promoter e merchandiser oltre al ricorso sempre più frequente a esternalizzazioni, terziarizzazioni ed appalti, in un tentativo sempre più esasperato da parte delle imprese del settore di contenere il costo del lavoro.

Le condizioni di lavoro degli addetti del settore sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’anno e con la sperimentazione dell’orario h24; alle difficoltà nella conciliazione dei tempi vita e di lavoro si aggiunge peraltro un’indisponibilità sempre più diffusa da parte delle imprese a contrattare anche il riconoscimento economico per i turni di lavoro domenicali.

“Quello che chiediamo”, prosegue la segretaria, “è il rispetto dei valori civili e religiosi, prevedendo la chiusura delle attività commerciali nei giorni festivi; condizioni di lavoro sostenibili, riducendo le aperture e definendo, a livello locale, quante e quali domeniche e con quali orari aprire; la salvaguardia del territorio, riconsegnando alle istituzioni locali la responsabilità di stabilire i nuovi insediamenti commerciali.”

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Il 7 Agosto il prossimo incontro al Mise per l’Ipercoop Avellino.

Durante il confronto che si è svolto presso il Ministero dello Sviluppo Economico le delegazioni sindacali di Distribuzione Centro Sud si sono confrontate con Coop Alleanza 3.0 per affrontare la decisione di dismettere l’Ipercoop Avellino ed avere prospettive per gli altri punti vendita della Campania, Afragola e Quarto e per quelli del Lazio, Guidonia ed Aprilia.

Le lavoratrici ed i lavoratori di Avellino sono in sciopero da 84 giorni e presidiano giorno e notte davanti all’Ipercoop. Una mobilitazione ad oltranza che dimostra quale sia il bisogno di conservare il proprio posto di lavoro.

La Filcams CGIL ha sostenuto che è doveroso trovare una soluzione che dia una risposta a tutti i 134 dipendenti dell’Ipercoop di Avellino per non abbandonarli alla disoccupazione, evitando che questo diventi un precedente pericoloso: alcune multinazionali della grande distribuzione hanno già abbandonato molti territori del Sud ed un pari fallimento della distribuzione cooperativa aggraverebbe la situazione occupazionale ed economica. C’è il timore che anche gli altri punti vendita di Distribuzione centro Sud possano correre il rischio di chiudere o essere ceduti.

Coop Alleanza 3.0, presente al tavolo in quanto controllante di Distribuzione Centro Sud, ha presentato il consuntivo degli ultimi tre anni evidenziando le perdite registrate, giustificando così la scelta di dismettere il punto vendita di Avellino, ma ribadendo che nessuna decisione è stata presa per gli altri Ipercoop. Per la Filcams queste motivazioni non bastano, con la cessione ad Az le cooperative salvaguarderebbero le quote di mercato ed il patrimonio immobiliare ma non l’occupazione, una prospettiva inaccettabile. La Coop deve trovare una soluzione anche per le lavoratrici ed i lavoratori e fare chiarezza sul piano industriale di tutta Distribuzione Centro Sud.

Il Mise ha supportato la richiesta delle organizzazioni sindacali di tenere aperto il confronto ma a patto che la cooperativa sospenda la procedura di licenziamento collettivo, richiesta accolta da Coop. Nessun risultato concreto quindi dal primo tavolo al Ministero sulla vertenza di Avellino ma un primo passo che da la possibilità di confrontarsi e ricercare soluzioni senza la minaccia dei licenziamenti che sarebbero scattati dal 30 Agosto, data in cui sarebbe scaduta la procedura.  Il tavolo è stato aggiornato al giorno 7 Agosto 2018 presso il Ministero, quel giorno le parti si confronteranno nel dettaglio delle possibili soluzioni.

Le organizzazioni sindacali hanno inoltre sollecitato il Ministero a osservare quello che sta accadendo alla grande distribuzione soprattutto al centro sud, il Ministero ha dichiarato di voler tenere aperto un confronto che possa verificare le prospettive della grande distribuzione in particolare della distribuzione cooperativa e convocherà un tavolo a settembre.

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Accogliamo con favore che il Parlamento torni ad occuparsi nuovamente del tema delle aperture festive e domenicali nel commercio.

La Filcams Cgil ha già avuto modo di precisare la propria posizione anche rispetto al disegno di legge presentato durante la scorsa legislatura, i cui contenuti continuano a non convincerci. Come abbiamo già avuto modo di chiarire, in questa proposta, le aperture festive sarebbero comunque consentite e non sarebbe prevista alcuna limitazione circa le aperture domenicali. Secondo quanto definito dallo stesso disegno di legge, i comuni, consultate le associazioni di rappresentanza dei lavoratori, delle imprese e dei consumatori, potrebbero definire regole diverse, in realtà senza alcun vincolo per le imprese.

In questo modo, a problematica irrisolta, si aggraverebbe l’attività dei comuni di ulteriori impegni, con il rischio, in aggiunta, di agevolare concorrenza sleale tra aziende che responsabilmente rispetterebbero tali indicazioni e altre che invece le ignorerebbero.

Le diverse posizioni comparse in questi giorni sulla stampa sono rivolte a commentare una nuova proposta di legge sulla regolamentazione delle aperture commerciali che sarebbe in via di definizione. Partendo anche dalla valutazione  degli effetti  non positivi generati dalle liberalizzazioni in questi anni, le previsioni della proposta, pur non ancora chiare nel dettaglio, parrebbero affrontare la questione con maggiore attenzione.

La Filcams Cgil, per parte sua, ha più volte avanzato proposte di modifica al decreto Salva Italia, coinvolgendo le istituzioni e promuovendo iniziative, mobilitazioni e campagne di comunicazione in occasione delle festività, con l’obiettivo di porre un limite alle aperture incontrollate che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio.

Si deve escludere la possibilità di aprire in occasione delle festività nazionali, restituendo a questi giorni il valore civile e religioso che è patrimonio della nostra storia e della nostra cultura.

Partendo da una cornice nazionale, è alle istituzioni locali che deve essere nuovamente riconosciuta la facoltà di definire la regolamentazione delle aperture: il livello territoriale infatti saprebbe dare risposte coerenti alle necessità dei lavoratori, dei consumatori e delle imprese, rispettando cultura, abitudini, ritmi e vocazione dei tanti comuni italiani, decidendo quali e quante domeniche è possibile aprire, e con quali limiti orari.

Ed è attraverso la contrattazione che deve essere regolamentata l’organizzazione del lavoro domenicale, per evitare che continuino ad esserci lavoratori costretti a turni e carichi di lavoro inconciliabili con la vita privata e facendo in modo che siano loro riconosciute retribuzioni adeguate, a compensazione del disagio.

La Filcams ritiene necessario riconsegnare alle istituzioni locali anche la prerogativa di determinare quali e quanti nuovi insediamenti commerciali è possibile avviare: questi anni di liberalizzazioni indiscriminate hanno inevitabilmente contribuito ad aumentare i metri quadri di area vendita in tutte le province d’Italia, generando una concorrenza selvaggia i cui costi si stanno scaricando sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro, incentivando ulteriori processi di consumo del territorio.

Su queste posizioni è nostra intenzione confrontarci con il Governo e sono queste le motivazioni per le quali nei giorni scorsi abbiamo provveduto a formalizzare unitariamente una richiesta di incontro al Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico.

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La Filcams Cgil, confortata dalla forte partecipazione e dalla straordinaria riuscita delle iniziative, va avanti. Il contratto integrativo aziendale deve essere modificato.

Al di là dei numeri che l’azienda propaganda con strumentalità e approssimazione disarmanti, l’adesione allo sciopero Lidl proclamato dalla Filcams Cgil il 13 luglio è stata, indiscutibilmente, importante e diffusa, nonostante i reiterati tentativi da parte di Lidl di comprometterne l’esito.

Sciopero Lidl

Centinaia di lavoratori hanno preso parte alle iniziative che si sono tenute davanti ai depositi di Massa Lombarda e di Pontedera, rivendicando, con forza, migliori condizioni di lavoro e il riconoscimento, anche attraverso un contratto integrativo aziendale che possa essere definito tale, del fondamentale contributo fornito dai dipendenti, nel corso degli anni, agli eccezionali risultati raggiunti dalla multinazionale tedesca.

E invece Lidl, ancora una volta, non comprende o, forse peggio, finge di non comprendere e si trincera dietro laconiche dichiarazioni che non fanno altro che confortarci nella convinzione che quello sottoscritto il 6 marzo è un accordo peggiorativo, che deve essere modificato.

La Filcams Cgil va avanti; dopo il 13 luglio con maggior forza ancora. L’azienda deve rendersi disponibile ad un confronto reale rispetto ai temi che abbiamo posto, organizzazione e condizioni del lavoro innanzitutto. Per quanto ci riguarda, continueremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori a sostegno di una battaglia giusta, che vuole ridare dignità e diritti al lavoro.

Vertenza Lidl – grande adesione allo sciopero

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L’azienda ascolti i lavoratori

Sin dalle prime ore dell’alba, di fronte ai due magazzini Lidl di Massa Lombarda e Pontedera hanno iniziato a radunarsi le lavoratrici e i lavoratori della catena discount: i due presidi in Emilia Romagna e in Toscana sono stati il punto di ritrovo anche per chi veniva da altre regioni.

“Siamo molto soddisfatti della grande partecipazione allo sciopero dei lavoratori” commenta la Filcams Cgil che sta sostenendo la mobilitazione per chiedere all’azienda migliori condizioni di lavoro. La grande catena dei discount, presente in Italia con 600 punti vendita e più di 14mila dipendenti, ha siglato lo scorso 6 marzo, il rinnovo del contratto integrativo senza la Filcams, che ha valutato negativamente l’accordo.

Il rinnovato tentativo di confronto tra il sindacato del terziario e la dirigenza Lidl, non ha portato avanzamenti, tanto che, vista la rigidità delle posizioni, la Filcams ha proclamato una prima giornata di sciopero.

“Il successo di oggi, ci da la spinta per continuare a lottare per ottenere risposte dall’azienda: sull’organizzazione del lavoro, sul salario e sul lavoro domenicale” conclude la Filcams Cgil: “il nuovo contratto integrativo, non va bene, svilisce il lavoro e non rispetta le necessità dei dipendenti.”

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Da più di 7 anni, dopo l’introduzione delle liberalizzazioni delle aperture e degli orari nel Commercio da parte del decreto Salva Italia del Governo Monti, il settore è stato completamente stravolto.

La norma, che secondo i promotori, aveva l’obiettivo di aumentare i consumi e l’occupazione, non ha, ormai con certezza, raggiunto alcun risultato, se non spostare gli acquisti dei cittadini durante il week end o nelle ore serali e peggiorare la vita di chi lavora nei negozi o nei centri commerciali.

Liberalizzazioni nel commercio

Con la Campagna La Festa Non si vende, la Filcams Cgil ha portato avanti in questi anni una battaglia al fianco dei lavoratori del settore, continuando a mobilitarsi per chiedere la modifica della legge. Percorso che è stato accompagnato da tante iniziative nazionali e nelle singole regioni, audizioni nelle Commissioni Parlamentari poichè si era avviato un iter di revisione della legge che però non è stato portato a compimento.

È per questo, che dopo la manifestazione di sensibilità al tema dichiarata più volte dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio, le federazioni nazionali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno richiesto ufficialmente un incontro per affrontare il problema.

“È indispensabile definire una normativa che riporti al centro dell’attenzione il tema delle liberalizzazioni per mettere ordine nel panorama legislativo” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil, “e ripartire da una regolamentazione delle aperture domenicali e festive, riportando in mano alle istituzioni locali e ai tanti comuni Italiani, che hanno caratteristiche ed esigenze diverse, la programmazione.”

Synlab

Nella notte dell’11 luglio 2018 è stato firmato il primo Contratto integrativo aziendale a valenza nazionale, applicabile a tutte le lavoratrici e lavoratori del Gruppo Synlab, multinazionale leader del settore della diagnostica medica e presente in Italia con oltre 1.500 addetti.

Il Contratto Integrativo Aziendale presenta alcuni punti qualificanti quali: introduzione di misure per migliorare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro; integrazione del trattamento economico di malattia e periodo di carenza; introduzione di una Banca ore di permessi a fini solidaristici; l’avvio di un sistema premiale per tutta la forza lavoro basato su parametri contrattati riferiti sia al Gruppo aziendale sia alla realtà specifica dove i lavoratori prestano la propria attività e la definizione di un protocollo in tema di prevenzione e contrasto alle molestie sessuali e violenza di genere.

“Un risultato importante per una multinazionale così rivelante nel panorama europeo nel settore della diagnostica medica;” afferma Massimo Mensi della Filcams Cgil Nazionale, “l’aver avviato un confronto stabile con le organizzazioni sindacali dimostra la volontà di voler valorizzare e tutelare il personale ed investire nella sua professionalità.”

L’ipotesi sarà sottoposta alla consultazione delle Assemblee che si terranno durante il mese di luglio nei territori e avrà efficacia contrattuale a partire dal 1 agosto prossimo.

Lidl

Migliori condizioni di lavoro e un contratto integrativo aziendale che realmente definisca e garantisca diritti e tutele per i lavoratori. Sono questi i principali motivi per i quali la Filcams Cgil ha proclamato una giornata di sciopero dei dipendenti Lidl per il prossimo 13 luglio.

Lo scorso 6 marzo è stato siglato il contratto integrativo aziendale senza la Filcams Cgil che ha valutato peggiorativi i contenuti dell’accordo. A giugno, a causa delle rigidità mantenute dall’azienda rispetto alle richieste avanzate dalla categoria, è fallito anche un ulteriore tentativo di confronto.

Il nuovo contratto, infatti, nonostante i tanti proclami, non solo non introduce miglioramenti per i lavoratori ma arriva addirittura a definire una serie di trattamenti di peggior favore rispetto a quanto previsto prima della sottoscrizione.

Il superamento di un regime di flessibilità incontrollata per i lavoratori part time, introdotto dal nuovo CIA in deroga al contratto collettivo nazionale di lavoro, l’inserimento di una disciplina relativa al consolidamento degli orari di lavoro, la definizione di un sistema di incentivazione variabile ed una regolamentazione sostenibile del lavoro domenicale erano le priorità poste dalla Filcams, senza che vi sia stato alcuna disponibilità concreta da parte della multinazionale tedesca.

Circa 600 punti vendita, più di 14mila dipendenti su tutto il territorio nazionale, Lidl è una catena discount in salute, che, pur in presenza di un andamento e di risultati economici estremamente positivi, vuole continuare a risparmiare sul costo del lavoro.

Il 13 luglio sono due i presidi organizzati: a Massa Lombarda (RA), in via Caduti del Lavoro, 5 – e a Pontedera (PI), in via Alberto Carpi, 29 – in cui confluiranno i lavoratori anche dalle altre regioni.

È solo la prima di una serie di iniziative di mobilitazione: la Filcams continuerà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori a sostegno di una battaglia giusta, che vuole ridare dignità e diritti al lavoro.

Approfondimenti
Lidl, rotto il negoziato per il recupero del contratto integrativo separato. È sciopero

Scarica i Volantini dello sciopero dei dipendenti Lidl

Volantino 1
Volantino 2
Volantino 3
Volantino 4

AppaltiPulizieScuole_big

La Cgil si mobilita per le lavoratrici degli appalti pulizie delle scuole

Le quasi mille lavoratrici delle pulizie delle scuole pubbliche della provincia di Frosinone e Latina continuano a lavorare gratis!

È una vergogna ciò che stanno subendo lavoratrici che garantiscono le pulizie e il decoro delle scuole dove studiano i nostri figli; non ricevono lo stipendio da ormai più di 8 mesi e, con enorme senso di responsabilità hanno comunque consentito il corretto svolgimento dell’anno scolastico.

Tra denunce, scioperi, incontri locali e Ministeriali, che hanno prodotto la revoca dell’appalto alle imprese assegnatarie – RTI Ma. Ca. Servizi Generali Smeraldo -, ad oggi ancora non si riesce ad avere riconosciute le spettanze dovute alle lavoratrici a causa della lentezza della macchina amministrativa che si riversano sia sulle maestranze che sui cittadini perché ricordiamo che stiamo parlando di un appalto pubblico di centinaia di milioni di euro.

La Cgil continuerà a tutelare le lavoratrici e i lavoratori su tutti i fronti istituzionali e giudiziari per ripristinare una volta per tutte la trasparenza e la legalità in questo appalto, fotografia e simbolo, in negativo, di molteplici altri appalti pubblici.

Nel frattempo l’impegno sociale e solidaristico impone però di affrontare nell’immediato alcune situazioni di particolare indigenza di lavoratrici e lavoratori che non hanno più i soldi per pagare i mutui, gli affitti, per fare la spesa…insomma per vivere dignitosamente.

Per tutti questi motivi la Filcams Cgil, insieme a tutte le categorie della Cgil e alla Confederazione, ha deciso di aprire le proprie sedi a lavoratori che purtroppo sono stati sfrattati e organizzare un’iniziativa di spesa solidale denominata “UN SACCO DI SOLIDARIETÀ”.

L’iniziativa si svolgerà il week end del 14 e 15 luglio nei superstore a marchio Conad della provincia di Latina e più precisamente nei negozi di:

- Latina: Centro commerciale le Torri, via Ezio 47 e via Don Torello 51
- Sermoneta scalo: Centro Commerciale Sermoneta Shopping Center
- Sabaudia via del parco nazionale
- Terracina, via Centuriazione (Parco Calcatore)
- Fondi, via Appia km 119 (solo il 14 luglio).

Presso il Centro Commerciale di Sermoneta alle ore 17, in concomitanza con l’iniziativa, si svolgerà anche una conferenza stampa aperta con la partecipazione del Segretario Generale della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola, del Segretario Generale della Cgil di Frosinone e Latina Anselmo Briganti, della Segretaria Generale della Filcams di Roma e del Lazio Alessandra Pelliccia e del Segretario Generale della Filcams di Frosinone e Latina Giovanni Gioia.

Nel dare appuntamento quindi a tutta la popolazione presso i punti vendita sopra indicati e nel ringraziare anticipatamente tutti coloro che vorranno aderire a tale iniziativa, cogliamo l’occasione per ringraziare la proprietà dei negozi a marchio Conad e dei centri commerciali che ci hanno dato agibilità e sostegno e diamo appuntamento a tutti gli organi di stampa e coloro che vogliono partecipare alle ore 17 di sabato 14 luglio a Sermoneta Scalo presso il entro Commerciale Sermoneta Shopping center per la conferenza stampa.

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La solidarietà dei delegati di Gruppo Coin/OVS e della Filcams Cgil tutta ai 1200 lavoratori della Sempione Fashion, società controllata OVS, coinvolti da uno dei più gravi licenziamenti collettivi che abbia interessato il terziario in Svizzera.

Il coordinamento nazionale Filcams Cgil dei delegati e delle strutture Gruppo Coin/OVS e la Filcams Cgil tutta esprimono solidarietà e vicinanza ai circa 1200 lavoratori della Sempione Fashion, controllata della Sempione Retail di cui OVS detiene il 35%, nei confronti dei quali l’azienda è intenzionata a procedere con uno dei più gravi licenziamenti collettivi che abbia coinvolto il settore del commercio al dettaglio in Svizzera.

Inaccettabile la condotta di OVS che continua a sottrarsi al confronto rispetto alla definizione di un piano sociale e all’individuazione di soluzioni che consentano, a fronte di una misura di tale gravità, di ammortizzarne l’impatto e che, ancora ieri, si è rifiutata, senza giustificazione alcuna, di ricevere una delegazione di lavoratori in presidio davanti alla sede di Mestre.

La Filcams Cgil formalizzerà nuovamente alla direzione aziendale OVS, come già avvenuto in precedenza, la richiesta di approfondire, nel contesto dell’incontro che si terrà a Roma il prossimo 12 luglio, la situazione in cui versano i dipendenti della Sempione Fashion e gli impegni che la società è intenzionata ad assumersi.

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La Filcams Cgil avvia la mobilitazione e proclama una prima giornata di sciopero per il prossimo 13 luglio.

Si sono definitivamente interrotte le trattative con Lidl Italia, riavviate a giugno dopo il rinnovo separato del contratto integrativo aziendale dello scorso 6 marzo, sottoscritto senza la Filcams. L’indisponibilità e le rigidità da parte della multinazionale tedesca rispetto alle richieste avanzate dalla categoria del terziario della Cgil non hanno consentito l’auspicata riapertura del confronto ed il recupero dell’accordo separato.

“Nell’ultimo incontro del 22 giugno ”, spiega la Filcams, “l’impresa ha modificato ancora una volta la propria posizione, rifiutandosi di entrare nel merito delle nostre proposte per superare le degenerazioni di un contratto integrativo aziendale che ha ulteriormente peggiorato le condizioni di lavoro per migliaia di dipendenti Lidl.”

Una condotta inaccettabile che conferma la precisa volontà della società di continuare a non mantenere alcun tipo di relazione con la Filcams dopo la sottoscrizione di un accordo che, pur in presenza di un andamento e di risultati economici estremamente positivi da parte di Lidl, determina un complessivo e sostanziale arretramento della qualità dell’occupazione nei punti di vendita.

Il superamento del regime di flessibilità incontrollata per i lavoratori part time, introdotto dal nuovo CIA in deroga al contratto collettivo nazionale di lavoro, l’inserimento di una disciplina relativa al consolidamento degli orari di lavoro, la definizione di un sistema di incentivazione variabile ed una regolamentazione chiara e sostenibile del lavoro domenicale sono le priorità poste dalla Filcams, senza che vi sia stato alcun riscontro concreto da parte dell’azienda.

In considerazione dell’esito anche di questa ulteriore fase del negoziato, delle forti distanze che permangono e dell’inaffidabilità che ha caratterizzato la condotta dell’azienda per l’intera trattativa, la Filcams, contestualmente alla dichiarazione dello stato di agitazione, ha proclamato una prima giornata di sciopero per il prossimo 13 luglio.

In occasione dello sciopero, saranno organizzate due iniziative, presso i magazzini di Massa Lombarda, in provincia di Ravenna, e di Pontedera, in provincia di Pisa.

 

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Sindacati soddisfatti dopo l’incontro di ieri al Mise della cabina di regia sulla Natuzzi, alla presenza dei vertici dell’azienda, delle categorie nazionali delle costruzioni e del commercio Cgil Cisl Uil, dei Ministeri dello sviluppo economico e del lavoro, delle regioni Puglia e Basilicata, di 2 parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Sbloccata la vertenza con la presentazione da parte dell’azienda di un piano industriale ad esuberi zero “un grande passo in avanti e primo obiettivo raggiunto per i sindacati ed i lavoratori” spiegano in una nota Feneal Filca Fillea e Filcams Fisascat Uiltucs, che proseguono “l’azienda infatti ha presentato una proposta che risponde positivamente alle nostre richieste di completare gli investimenti per rendere competitivi gli stabilimenti italiani ed evitare licenziamenti, reinternalizzando e diversificando le produzioni di tutta la filiera con la creazione di una nuova fabbrica del legno e della gomma.”
La rimodulazione del piano presentato dall’azienda prevede l’occupazione a tempo pieno per 1050 lavoratori negli stabilimenti attivi del gruppo, mentre per 600 si avvia un percorso di riqualificazione finalizzato all’inserimento nel nuovo stabilimento – che verrà realizzato entro 24 mesi – in cui si produrranno fusti semilavorati e gomma. Per i sindacati ora “è necessario uno strumento idoneo ad accompagnare questo piano, in particolare per permettere la realizzazione del nuovo stabilimento e avviare la riqualificazione professionale dei lavoratori che saranno destinati nella nuova unità produttiva. Sarà indispensabile – proseguono – il supporto delle regioni per cofinanziare i programmi di riqualificazione professionale e per velocizzare le pratiche burocratiche utili alla realizzazione del nuovo stabilimento. ”E proprio il tema del coinvolgimento delle regioni sarà oggi oggetto di un incontro fissato nel territorio con le istituzioni locali e l’azienda per condividere il piano industriale e le misure per la riconversione professionale. Previste infine nei prossimi giorni le assemblee in tutti i siti produttivi per informare i lavoratori e per una valutazione complessiva dell’accordo, poi il 28 giugno nuovo incontro della cabina di regia.

amazon in sciopero

La notizia arriva con un “tweet” in cui l’Ispettorato Nazionale del Lavoro dichiara: “#Amazon: #IspettoratoLavoro accerta violazioni in materia di #somministrazionedilavoro. Oltre 1300 lavoratori potranno essere assunti a tempo indeterminato”.

Un accertamento che conferma i dubbi già sollevati dal Sindacato in ordine all’abuso dell’utilizzo di lavoratori somministrati oltre i limiti quantitativi individuati dal contratto collettivo applicato e già esternate lo scorso anno durante il conflitto che è culminato nello sciopero del cosiddetto Black Friday.

Sono 1.308 le posizioni in eccesso utilizzate dal gigante dell’e.commerce a Piacenza, che potranno richiedere la loro stabilizzazione con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
La Filcams, che ha da sempre dubitato delle quote di impiego del lavoro interinale in Amazon, è pronta ad andare fino in fondo. “Con tutti i lavoratori impiegati oltre le quote previste dalla legge – spiega Massimo Mensi che per Filcams Nazionale segue le vicende del colosso americano – vorremmo arrivare a verificare le loro posizioni e valutare tempi e modi per la richiesta dell’assunzione a tempo indeterminato” .

Impegno concreto anche dalla Cgil Nazionale, con la segretaria Tania Scacchetti che twitta: “Dopo l’importante accordo a Piacenza continuiamo a batterci per far rispettare i diritti e estenderli ai nuovi lavori. Subito l’incontro con l’azienda per regolarizzare la posizione dei lavoratori”. Aggiungendo nelle dichiarazioni alle agenzie che le chiedono cosa rappresenti questa vicenda: “L’esito dell’ispezione conferma alcune preoccupazioni che abbiamo sul modello Amazon: anche il nuovo lavoro, legato al digitale, ha dei limiti. E così si scopre che in molti casi il tasso di sfruttamento della forza lavoro è alto”.

L’attività ispettiva è partita a dicembre, con le segnalazioni fatte da lavoratori e sindacati proprio in merito alla presenza di molti lavoratori somministrati nel principale magazzino italiano di Amazon in Italia a Castel San Giovanni (Piacenza) in uno dei periodi “caldi”, sotto Natale, per le vendite online.

#Siamodovesei

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Due giorni di confronto e approfondimento per comprendere le evoluzioni del mondo lavoro nell’era del 4.0 e affrontare complessivamente la situazione contrattuale della categoria, The New Order.

L’assemblea generale della Filcams Cgil si riunisce a Roma il 5 e 6 giugno nello spazio riqualificato dell’Ex Dogana per la conclusione e verifica di un percorso avviato a ottobre 2016 a Torino, quando la prima tappa dell’iniziativa ha portato la categoria a definire gli obbiettivi per il futuro: “Includere le lavoratrici e i lavoratori ai margini del mercato del lavoro, avviare innovativi percorsi di contrattazione per coinvolgere chi spesso resta escluso”.

Altre tappe intermedie, a Firenze, Milano e Bari, hanno scandito il percorso The New Order, che a Roma troverà un altro momento importante per un’analisi in prospettiva delle priorità che la Filcams Cgil dovrà affrontare rispetto ai diversi settori, agli strumenti a disposizione e al contesto di riferimento che continua a subire mutamenti repentini.

Contrattazione e inclusione, continuano ad essere le due parole chiave che la categoria ha rispetto alla situazione dei lavoratori più deboli, meno tutelati, precari o in situazione di maggiori difficoltà.

Confermata nuovamente la modalità di dibattito: una discussione informale, aperta, rivolta all’approfondimento di diverse tematiche con funzionari, delegati, esperti di settore e con il contributo dei dipartimenti della CGIL Nazionale.

 

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Salvi 2mila dipendenti, 1000 a rischio

Due distinte società acquisiranno i punti vendita del gruppo Mercatone, marchio del settore mobile in difficoltà da più di 3 anni. Saranno 68 i punti vendita rilevati: Shernon Holding, società costituita da 3 imprenditori riconducibili al settore mobile e complemento di arredo, rileverà 55 punti vendita (di cui 7 attualmente sospesi), la logistica, parte del personale di sede ed il marchio Mercatone; mentre Cosmo, azienda della grande distribuzione del tessile, rileverà 13 punti vendita (di cui uno attualmente sospeso).

L’acquisizione definitiva è soggetta al buon esito della consultazione sindacale, ed oltre alle due trattative che saranno avviate nei prossimi giorni, sarà necessario porre attenzione sul destino dei negozi che non fanno parte dell’acquisizione, non escludendo che possano essere ceduti ad imprenditori locali.

“È una fase estremamente difficile” afferma Sabina Bigazzi della Filcams Cgil; “il nostro primario obiettivo sarà la tutela dell’occupazione e dei lavoratori, cercando di trovare soluzioni per il futuro dei restanti punti vendita”.

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Siglato a Piacenza (nel sito di Castel San Giovanni) il primo accordo sindacale tra Amazon e i lavoratori rappresentati dalle organizzazioni sindacali di categoria, tra cui Filcams Cgil. Un accordo da considerarsi “storico” per le novità introdotte in tema di organizzazione del lavoro e riconoscimenti economici integrativi del contratto collettivo di lavoro.

L’accordo è stato siglato oggi 22 maggio su mandato dei lavoratori che hanno votato al referendum indetto dai sindacati a margine di 5 assemblee. Al voto ha partecipato circa un terzo degli aventi diritto; favorevoli all’accordo poco meno del 70% dei votanti.

I dettagli dell’accordo saranno illustrati domani 23 maggio nel corso di una conferenza stampa.

“Siamo soddisfatti di un risultato al momento unico in Europa – sottolinea Massimo Mensi, che per Filcams Cgil Nazionale segue le vertenze Amazon – che speriamo possa spianare la strada nell’apertura di tanti altri tavoli di confronto in tutti i paesi dove Amazon ha una propria sede”.

Principio ispiratore dell’accordo è l’equità, con una redistribuzione dei carichi di lavoro che elimina l’obbligo per alcuni lavoratori del lavoro notturno o pomeridiano, con una riorganizzazione più equa tra tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dei turni di copertura lavorativa nei weekend.

L’accordo avrà durata annuale, a decorrere dal prossimo 17 giugno, e fissa un primo paletto a quattro mesi dall’introduzione, per una attenta verifica dei risultati ottenuti.

“L’accordo prevede che il lavoro notturno sia inizialmente effettuato solo da dipendenti volontari, contemplando tra l’altro, una maggiorazione del 25% del compenso previsto dal contratto di lavoro – spiega ancora Mensi – ricorrendo ad una turnazione complessiva tra tutti i lavoratori solo nel caso non ci fossero le coperture richieste”.

Nella ripartizione del servizio nei weekend, inoltre, la turnazione sarà scandita sulla base delle otto settimane, con 4 fine settimana liberi consecutivi e turni alternati tra sabati e domeniche lavorative.

“Siamo di fronte ad un accordo importantissimo – sottolinea Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil Nazionale – anche alla luce degli scioperi e delle proteste dello scorso novembre, quando in occasione del Black Friday molti dipendenti hanno incrociato le braccia proprio per chiedere condizioni di lavoro meno pesanti e impattanti con la vita privata e famigliare. Un accordo che può ora aprire la strada verso nuove relazioni aziendali ed affrontare temi rilevanti come quello della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro”.

ENGLISH VERSION

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Ancora una volta. Ancora oggi a Taranto, cosi come due giorni fa a La Spezia e prima ancora a Padova. Sono gli incidenti mortali sul lavoro, che quotidianamente ormai si susseguono.

Non bastano le denunce, le manifestazioni, gli scioperi, nel 2018 le morti sui luoghi di lavoro sono in aumento rispetto all’anno precedente. Secondo le stime dell’Inail tra gennaio e marzo 2018 sono stati 212 gli incedenti mortali, l’11,58% in più rispetto al 2017.

“L’ennesima tragedia, un’altra vita spezzata e ancora una famiglia distrutta” sono le prime parole di rabbia e sgomento di Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale, “perché i continui tagli negli appalti, stanno peggiorando la qualità e le condizioni di lavoro, e queste sono le conseguenze più gravi.”

Per questo condividiamo e siamo vicini alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Ilva di Taranto e dell’indotto in sciopero in queste ore.

L’indignazione e la protesta devono continuare: “abbiamo bisogno di un intervento forte, che coinvolga tutte le parti per fare in modo che migliori la sicurezza nei posti di lavoro e il controllo del rispetto delle regole, un piano strategico di interventi mirati e coordinati” afferma la segretaria generale.

“Tutti dobbiamo sentirci responsabili, nessun settore è escluso” prosegue “e dobbiamo affrontare con fermezza una situazione ormai non più sopportabile. Non c’è più tempo!”

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È stata siglata, e ora attende il voto dei lavoratori, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto integrativo Jungheinrich Italia.

Il rinnovo arriva dopo 6 mesi di intenso confronto, alla fine di un percorso che ha coinvolto – fin dalla stesura della Piattaforma rivendicativa – le RSU e le RSA presenti nelle filiali di tutta Italia e i sindacati territoriali.

Contratto integrativo Jungheinrich Italia, le novità

I punti qualificanti dell’accordo sono: allargamento dei permessi  retribuiti e non retribuiti, riconosciuti ai lavoratori per esigenze familiari e sanitarie, rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo nazionale;  mantenimento del pagamento della malattia al 100%; disponibilità al prolungamento dei periodi di assenza per malattie gravi e invalidanti; allargamento delle agibilità sindacali per le RSA/RSU; inserimento forme di flessibilità oraria in entrata ed in uscita su richiesta dei lavoratori.

Sul piano economico, una riscrittura dei parametri del premio di risultato, per metterlo al riparo dai rischi di mancato raggiungimento degli obiettivi concordati (come è avvenuto questo anno) e una scelta sull’opzione welfare che comporta un aumento della cifra pattuita che passerebbe dagli attuali 1200 euro (al conseguimento dell’obiettivo) ai 1500 per l’opzione welfare, con una opzione interamente rivolta verso forme integrative e sociali di welfare legate alla previdenza integrativa contrattuale (FONTE), l’assistenza sanitaria e sociale, individuale e familiare, l’istruzione e la formazione.

Infine, è stata concordata, l’erogazione nel mese di maggio di una tranche una tantum di 600 euro, per coprire totalmente il differenziale del 50% per il mancato raggiungimento dell’obbiettivo del 100% del premio di risultato di quest’anno.

La delegazione sindacale,composta da Filcams Cgil nazionale, Lombardia  territoriale di Ticino-Olona,  la Fisascat Cisl territoriale e le RSU e RSA presenti (Piemonte, Lombardia, Toscana e Veneto, ), ha condiviso unitariamente e unanimemente la decisione di siglare l’accordo. Entro il 23 maggio sarà sottoposto al parere vincolante dei lavoratori.

L’opinione è che il voto dei lavoratori confermerà l’operato della delegazione sindacale che si è attenuta al mandato ricevuto e l’accordo potrà diventare esigibile.