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Il 14 Dicembre scorso è stato firmato dalla Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs il Contratto Integrativo, sperimentale, con validità fino al 30 settembre 2019 dell’azienda Conforama Spa e Emmezeta Moda Srl.

“Dopo la disdetta unilaterale dell’azienda il 29 giugno 2017 con effetto dal 01 novembre 2017, abbiamo avviato  la trattativa con l’obiettivo preciso di riscrivere il Contratto Integrativo in modo che continuasse ad assicurare, alle lavoratrici e ai lavoratori di Conforama spa e Emmezeta Moda srl, trattamenti di miglior favore rispetto il Contratto Nazionale”. È quanto afferma la Filcams Cgil: “Possiamo dichiarare di essere riusciti, unitamente al Coordinamento,  a riaprire la trattativa, mettendo in campo tutte le azioni, che, a fronte di grosse difficoltà economiche dell’azienda, definissero un Contratto Integrativo bilanciato tra la parte normativa e la parte economica.”

“Siamo soddisfatti del risultato ottenuto” prosegue la Filcams Cgil, “ al centro della trattativa, che ha portato alla sottoscrizione Contratto Integrativo, ci siamo posti prioritariamente il tema della conciliazione dei tempi di vita e lavoro; siamo riusciti ad ottenere, per tutte le lavoratrici e i lavoratori: una domenica libera al mese; nel caso di cura dei familiari in stato di difficoltà; 30 giorni eccedenti le normative a carico dell’azienda e siamo anche riusciti ad organizzare le pause retribuite all’interno del turno di lavoro. Siamo certi che con queste ed altre misure di miglior favore rispetto al Contratto Nazionale, si creerà una partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori più strutturata al fine di definire accordi Territoriali e ad arginare azioni unilaterali di parte aziendale”.

Tra i punti salienti dell’accordo Conforama Spa e Emmezeta Moda Srl:

  • L’incremento graduale della maggiorazione per il lavoro domenicale dal 30% al 50% sulla base del numero di prestazioni effettuate (maggiorazione del 30% sino alla 13esima prestazione, del 35% dalla 14esima alla 25esima, del 40% dalla 26esima alla 36esima e del 50% dalla 37esima domenica lavorata in poi); le prestazioni rese nelle giornate domenicali e festive durante il periodo natalizio (dall’ultima domenica di novembre al 6 gennaio di ciascun anno) saranno sempre valorizzate con la maggiorazione del 60%.
  • La creazione di un sistema solidale di cessione di permessi a beneficio dei colleghi in determinate situazioni di bisogno, cui l’azienda concorrerà riconoscendo un pacchetto aggiuntivo di permessi retribuiti equivalente al monte ore donato dai lavoratori.
  • Il riconoscimento di almeno una domenica di riposo al mese per i dipendenti che, fra le previsioni contrattuali individuali, effettuano la prestazione lavorativa ordinaria comprensiva di tale giornata.
  • L’Introduzione di pause giornaliere retribuite, da un minimo di 10′ ad un massimo di 20′ al giorno.
  • Il sostegno della genitorialità con l’aumento della percentuale contrattuale di possibili par-time dal 3% al 4% dell’organico complessivo.
  • Il riconoscimento di un mese di retribuzione per i lavoratori affetti da gravi patologie che implichino il ricorso a cure salvavita oltre a quelli previsti dalla contrattazione nazionale e dalle vigenti norme di Legge.
  • la valorizzazione del ruolo dei delegati e del livello territoriale, stabilendo un incremento delle ore di permessi sindacali retribuiti, ed implementa i procedimenti elettivi dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, prevedendo anche occasioni strutturali di confronto, in un’ottica partecipativa, con il Rappresentante del Servizio di Prevenzione e Protezione sui temi della salute e della sicurezza.
  • L’istituzione di una Commissione paritetica “servizi vendita”, che coinvolgerà i delegati sindacali per raccogliere esperienze e suggerimenti per migliorare i servizi di vendita.
  • La definizione di un Premio di Risultato, erogato in funzione del miglioramento del risultato operativo,  che potrà raggiungere il tetto massimo di 750 euro.

 

 

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Si è svolto, senza successo, lunedì 11 dicembre, l’incontro tra organizzazioni sindacali e Amazon a Piacenza. Per questo motivo, la Filcams Cgil ha deciso di riaprire lo stato di agitazione dei lavoratori di Amazon e da mercoledì ricominceranno le assemblee per decidere quali azioni mettere in campo.

“Ci hanno detto che intendono avviare dei confronti periodici con la Rsa e gli Rls sulla gestione delle problematiche di salute e sull’organizzazione del lavoro – spiega Fiorenzo Molinari, segretario della Filcams Cgil di Piacenza – ma quando abbiamo chiesto di mettere questi impegni positivi nero su bianco ci è stato ancora una volta di no. E poi l’azienda non intende parlare di redistribuzione dei carichi, di premi e riconoscimenti per i lavoratori, insomma, non c’è il riconoscimento della contrattazione sindacale, continuano a volere un rapporto one-to-one con i lavoratori e questo per noi è inaccettabile”.

“L’azienda non vuole realmente ascoltarci e non riconosce il sindacato quale attore e interlocutore utile aldilà delle normative” afferma Massimo Mensi, della Filcams Cgil Nazionale. “È indispensabile rivedere le attuali condizioni di lavoro, in particolare per garantire la salute e la sicurezza sul posto di lavoro” prosegue Mensi, “e i lavoratori hanno ben dimostrato di essere pronti a lottare per veder riconosciuti i loro diritti.” Amazon non apre, si va verso un nuovo sciopero.

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La Filcams ha proclamato, per il prossimo 22 dicembre, lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori della Distribuzione Cooperativa e delle aziende associate a Federdistribuzione, senza Contratto Nazionale da ormai quattro anni.

Lo sciopero previsto per la giornata del venerdì antecedente il Natale, con l’obiettivo di rendere più efficace la mobilitazione, potrà essere articolato diversamente dalle strutture territoriali, con la previsione di 4 ore da effettuarsi lo stesso 22 dicembre e le ulteriori 4 ore da programmare a livello locale, anche al fine di effettuare scioperi improvvisi, entro il 6 gennaio 2018.

Federdistribuzione: i motivi dello sciopero

“Ormai da 4 anni, le aziende della Grande Distribuzione Organizzata associate a Federdistribuzione impongono unilateralmente l’applicazione di quello che a tutti gli effetti risulta essere un regolamento associativo, residuo del precedente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Terziario, Distribuzione e Servizi scaduto nel 2013”, afferma Maria Grazia Gabrielli, Segretaria Generale della Filcams Cgil Nazionale.

“L’associazione datoriale infatti”, sostiene Gabrielli, “disconoscendo quanto garantito da disposizioni costituzionali in materia, non solo si rifiuta di definire un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di settore, tanto da aver cessato ogni trattativa, ma continua a rendersi indisponibile anche ad applicare il rinnovo del Contratto Nazionale Confcommercio del 2015, determinando per le lavoratrici e i lavoratori un danno sia dal punto di vista retributivo che contributivo.”

Distribuzione Cooperativa: i motivi dello sciopero

“Forte preoccupazione anche per il Contratto Nazionale della Cooperazione”, continua la Segretaria Generale della Filcams Cgil, “scaduto ugualmente da quattro anni. Abbiamo esortato ancora una volta le imprese della Distribuzione Cooperativa a definire velocemente una soluzione negoziale per avere una  cornice di riferimento utile ad  affrontare le particolarità aziendali.”

“Nonostante i proclami di voler rinnovare il Contratto Nazionale”, conclude Gabrielli, “le cooperative pretendono di trovare una mediazione tutta sbilanciata a favore delle  imprese, partendo da un insostenibile arretramento dell’attuale disciplina del trattamento di malattia. Il nuovo Contratto che vorrebbero le Coop peggiorerebbe diritti e retribuzione a fronte di un aumento salariale complessivamente più basso di quello di Confcommercio.”

“Ad aggravare ulteriormente la difficile situazione contrattuale”, tiene infine a precisare Gabrielli, “contribuiscono le tante vertenze che coinvolgono i gruppi e le imprese del comparto distributivo, le procedure di licenziamento collettivo, le disdette dei contratti integrativi aziendali, l’adozione unilaterale di nuovi modelli organizzativi, che, oltre ad avere determinato un preoccupante decremento occupazionale, hanno sancito un forte peggioramento delle condizioni di lavoro per decine di migliaia di lavoratori.”

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Distribuzione Cooperativa

Federdistribuzione

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Sarà sciopero il 22 dicembre delle lavoratrici e dei lavoratori della Distribuzione Cooperativa e dei dipendenti delle aziende associate a Federdistribuzione.

Senza contratto nazionale da più di 4 anni, la Filcams Cgil ha proclamato lo sciopero per la giornata del 22 dicembre, che sarà organizzato a livello territoriali: 4 ore da effettuarsi il 22 dicembre e le ulteriori 4 ore da programmare a livello locale, anche al fine di effettuare scioperi improvvisi, entro il 6 gennaio 2018.

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Distribuzione Cooperativa

Federdistribuzione

Appalti pulizie scuole

Le aziende che non rispettano le lavoratrici e i lavoratori vengono espulse dagli appalti pubblici

Lo scorso 2 dicembre è arrivata la notizia tanto attesa: la Consip ha risolto la convenzione di appalto alla RTI formata da Ma.ca., Servizi Generali e Smeraldo, relativa ai servizi di pulimento, ausiliariato e decoro delle scuole statali del lotto 5 (province di Frosinone e Latina).

Appalti pulizie scuole di Frosinone e Latina: la storia

Dall’inizio dell’appalto (febbraio 2014) Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti UIL hanno denunciato a tutti i livelli il mancato rispetto, da parte della RTI Ma.ca., Servizi Generali e Smeraldo,   dei dettami contrattuali ed anche delle normative di Legge che regolamentano il pagamento dei salari ai lavoratori, tanto da costringere il MIUR  a parlare di “condotta lesiva del disposto costituzionale di cui all’art. 36”, oltre a denunciare una continua inosservanza dei termini dell’appalto per i servizi da erogare alle scuole.

Mesi, anzi anni, in cui tutti i lavoratori, in prevalenza donne, hanno resistito, impegnandosi, unitamente a Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti,in scioperi, manifestazioni, ricorsi giudiziari, continuando, con enorme senso di responsabilità, a svolgere quotidianamente il  loro turno di lavoro anche senza stipendio, per permettere alle scuole di ogni ordine e grado di aprire ogni mattina

Perché i servizi che ogni giorno svolgono queste lavoratrici e lavoratori si rivolgono a bambini e studenti e soltanto il loro profondo senso di responsabilità ha consentito fino , ad oggi, di mantenere il livello qualitativo del servizio, messo costantemente a rischio dalla gestione irresponsabile delle tre Aziende che hanno costretto al costante ricorso ad azioni di lotta e manifestazioni per l’ottenimento dei più basilari DIRITTI: il rispetto della   dignità di lavoratori e il pagamento del proprio stipendio.

Per questo la notizia arrivata dalla Consip è stata accolta dai quasi mille lavoratori, oggi riuniti in assemblea, con entusiasmo e come una liberazione.

L’espulsione dalla convenzione Consip Scuole, della RTI Ma.ca., Servizi Generali e Smeraldo, per non aver rispettato le normative contrattuali e di legge nei confronti dei propri dipendenti è un segnale e   un precedente importante per tutto il mondo degli appalti, perché fino ad oggi tali motivazioni non sono mai state prese in considerazione per revocare un contratto di appalto o di una convenzione, producendo il paradosso che se anche le aziende appaltatrici affamano i propri dipendenti la Pubblica Amministrazione deve continuare a pagare con soldi pubblici tali imprese.

Appalti pulizie Scuole

Il settore degli appalti ha assoluto bisogno di trasparenza, di conformità ed osservanza delle normative, delle regole, dei capitolati d’appalto e delle condizioni contrattuali dei lavoratori, per garantire la qualità dei servizi, il corretto utilizzo dei soldi pubblici e, appunto, il rispetto dei lavoratori.

“Il cammino è ancora lungo” – affermano le Organizzazioni Sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil di Frosinone e Latina “ma non ci fermeremo fino a che tutte le lavoratrici ed i lavoratori delle pulizie delle scuole statali del Lotto 5  non otterranno fino all’ultimo centesimo delle retribuzioni loro dovute,   anche attraverso la surroga che gli stessi Istituti Scolastici sono pronti a mettere in atto, e fino a che non verrà assegnato questo appalto ad una nuova azienda.”

Il risultato ottenuto è il frutto della caparbietà dell’azione sindacale fortemente sostenuta dalla resistenza delle lavoratrici e dei lavoratori che, seppur in condizioni economiche e sociali a volte disperate, hanno dimostrato che con la forza della dignità e con la costanza della lotta per l’ottenimento dei propri diritti si vince.  

 

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Sulla vicenda dei licenziamenti di Marica abbiamo letto le dichiarazioni di Ikea Italia, dove non si risparmiano termini evocativi e altisonanti come “valorizzazione delle diversità”, “inclusione”, “rispetto dei valori” e “responsabilità”.

Ci spiace però dover ricondurre la visione delle cose a un livello più vicino al suolo: le cose sono molto più semplici di come le dipinge l’Azienda e possono, devono, essere raccontate anche in altro modo.
Esiste una ragazza che si chiama Marica che da molti anni lavora in una azienda, dando il suo contributo al crescente successo di un marchio che sa bene come massimizzare i profitti e far crescere il fatturato, anche grazie a un marketing che si riferisce spesso e volentieri a un ipotetico “Ikea way of life”, socialdemocratico e includente.

Marica, lei per le tante e i tanti che si sono trovati e che si trovano in situazioni analoghe, hanno visto nel corso degli anni cambiare la loro vita e purtroppo aumentare la loro fragilità.

Hanno cercato di conciliare il loro lavoro con le crescenti difficoltà (familiari, sociali, personali, che importa?), ci hanno provato fino alla fine, in mezzo a pressioni crescenti: il sistema IKEA si basa su un sofisticato algoritmo che calcola i flussi dei clienti e stabilisce in base al loro andamento le necessità di organico. Difficile inserire come variabile in un software i bisogni di chi lavora.

Tuttavia sono bisogni reali, a dire il vero neanche tanto esagerati né difficili da prendere in considerazione in punti vendita che impiegano centinaia di dipendenti.

Ebbene la fine della storia è che la grande e socialdemocratica multinazionale attenta all’inclusione non è in grado di farsi carico dei bisogni di chi lavora per lei e non trova altra soluzione che licenziare in tronco.
In tronco, vorremmo che fosse chiaro.

Senza tentare di capire, senza  dialogare, senza discutere con chi i lavoratori li rappresenta e li difende, soprattutto nelle loro fragilità. Che poi sono le fragilità che potrebbero capitare a ognuno.

Non c’è niente di inclusivo in queste azioni.

Vorremmo che fosse chiaro anche a chi entra nei punti vendita Ikea e si aspetta di trovare fra salotti e cucine, piene di luce e accessori dal design democratico, le famiglie sorridenti e multietniche dei cataloghi. Non ci sono!

Le lavoratrici e i lavoratori di IKEA  lo sanno, e stanno coraggiosamente continuando a manifestare la loro solidarietà e il loro dissenso verso la deriva antisindacale (padronale?) dell’azienda.

Vorremmo che cominciassero ad accorgersene anche i clienti, che prima di tutto sono donne e uomini: il brand IKEA non è la realtà Ikea.

La Filcams CGIL, lo ripetiamo, non si ferma qui.

Continuerà a tutelare individualmente i lavoratori ingiustamente licenziati e a rivendicare collettivamente il loro reintegro e il recupero di corrette relazioni sindacali in Ikea.
Con la convinzione che ciò che noi chiamiamo “diritto” non debba essere chiesto come un favore.

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È online il nuovo numero di Diario Terziario. In questo numero: la mobilitazione del 2 dicembre, la chiusura della Rinascente di Genova, ma anche gli accordi positivi che superano i limiti del Jobs Act e open Corporation, la trasparenza delle multinazionali.

Buona Lettura.

I conti non tornano. Mobilitiamoci

È la decisione presa dalla Cgil, dopo l’ultimo incontro sul tema delle pensioni avuto con il governo lo scorso il 21 novembre.

“Un’occasione persa” l’ha definita Susanna Camusso che ha partecipato agli incontri insieme ai leader di Cisl e Uil, decisamente più favorevoli alle proposte di Palazzo Chigi.

Le proposte fatte dal Governo per il Sistema Previdenziale sono ritenute insufficienti dalla Cgil che ha deciso di scendere in piazza il prossimo 2 dicembre. Roma, Torino, Bari, Palermo e Cagliari, saranno le 5 città dove si ritroveranno lavoratori, pensionati e giovani dei diversi territori. Susanna Camusso concluderà alle 12.30 a Roma, ma il suo intervento sarà diffuso anche in tutte le altre piazze.

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Ikea, solidarietà a Marica

Sono tanti i messaggi di solidarietà a Marica, la lavoratrice di Ikea, licenziata dall’azienda per non essere riuscita a rispettare alcuni turni di lavoro per accudire i figli.

Ha espresso la sua vicinanza a Marica e alla sua famiglia, il direttivo della Filcams Cgil  Marche : “riteniamo inaccettabile che l’azienda non abbia ricercato tutte le soluzioni possibili e realizzabili per sostenere la oggettiva condizione di disagio della lavoratrice.
Il direttivo stigmatizza fortemente il comportamento dell’azienda che sulla stampa e nelle azioni pubblicitarie si erge a paladina della tutela dei propri collaboratori e delle loro condizioni sociali, ma nell’operare quotidiano attua comportamenti paragonabili alla logica antica dell’imprenditore padrone.”

Anche il Coordinamento Nazionale delle Delegate e dei Delegati Filcams Cgil di Esselunga, riunitosi il 30 novembre,  ha espresso grande vicinanza alla lavoratrice di Ikea: “Quanto accaduto è straordinariamente grave e denota come nelle imprese della grande distribuzione organizzata, la logica del “sempre aperto” si stia abbattendo sulle spalle dei lavoratori costretti a fare i salti mortali per mantenersi un posto di lavoro e nel contempo essere madri, padri, o in taluni casi  semplicemente “persone”.
“Il tema della conciliazione sta diventando drammatico e pertanto necessita di interventi sia sul piano delle leggi che sul fronte contrattuale dove troppo spesso le imprese si sottraggono ad un confronto di merito su questi problemi.”

Solidarietà anche dai lavoratori della filiale Panorama di Pontedera (PI), riuniti in assemblea: “riteniamo inaccettabile il comportamento di Ikea che, nonostante i numerosi proclama sul rispetto e la sensibilità nei confronti dei propri dipendenti e delle famiglie, non ha minimamente tenuto conto delle richieste di Marica di conciliare le proprie già pesanti esigenze familiari  con il proprio lavoro. Questa non è solo un’ingiustizia, ma  anche una violenza e una forma di ricatto nei confronti delle donne.”

La RSU di Ikea Casalecchio, unitamente alla Filcams Cgil di Bologna in segno di solidarietà con Marica hanno comunicato all’azienda l’apertura dello stato di agitazione. Sabato 2 dicembre si terranno le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori del punto vendita, non escludendo che già da subito i dipendenti vorranno dimostrare tutto il loro sdegno verso questa irriconoscibile azienda ed il loro pieno sostegno a Marica.

A fronte di questa situazione anche la Filcams Cgil di Brescia fa un appello a tutte i lavoratori affinché esprimano concretamente l’opposizione a questo modo di agire di Ikea e proclamano uno sciopero di 2 ore per turno per sabato 2 dicembre.

Sciopereranno il 2 dicembre per l’intero turno, anche i lavoratori di Ikea di Collegno, per esprimere la loro solidarietà alla collega licenziata, mentre hanno proclamato lo stato di agitazione unitario Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs della provincia di Bari.

Stato di agitazione e sciopero il 2 e 3 dicembre anche dei lavoratori Ikea di Genova che hanno espresso la loro solidarietà a Marica e chiesto all’azienda il ritiro del licenziamento.

IKEA RIPENSACI !!!

 

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Ormai la conosciamo bene Ikea e per questo non ci stupisce affatto il licenziamento di Marica, lavoratrice in forza presso il punto vendita di Corsico, madre separata con due bambini, di cui uno con disabilità, licenziata in tronco la scorsa settimana per non avere rispettato turni che non le consentivano di prendersi cura dei figli di 5 e 10 anni.

Negli ultimi anni non c’è stato verso di discutere con Ikea di quanto siano diventate insostenibili le condizioni di lavoro nei negozi, nonostante la Filcams l’abbia posto come tema prioritario nel confronto con l’impresa.
Eppure nonostante il garbato marketing a brand Ikea, dai toni solidaristici e più che politicamente corretti, nei negozi, soprattutto nell’ultimo periodo, si sono susseguiti diversi casi, altrettanto gravi, riconducibili alla situazione subita dalla lavoratrice di Corsico; un’azienda senz’altro brava a dare lezioni di senso civico e fair play a differenza di come si comporta con i propri dipendenti nei punti di vendita.
La Filcams tutta oltre ad esprimere la massima solidarietà a Marica e a confermare vicinanza che più forte non potrebbe essere a lei e ai suoi due bambini, chiede ad Ikea di compiere un atto di giustizia, per una volta coerente con le svariate campagne di comunicazioni che ci vengono quotidianamente propinate dalla multinazionale svedese, ritirando con immediatezza il licenziamento, ripristinando corrette relazioni con il sindacato e tornando a discutere per garantire condizioni di lavoro dignitose e sostenibili per le lavoratrici e i lavoratori Ikea.

unicoop tirreno

La prima tappa della mobilitazione inizia dalla sede e dalla logistica.
Lo sciopero Unicoop Tirreno ha avuto un’adesione dell’85% negli uffici della sede di Vignale, 100% nella logistica, 100% negli uffici distaccati nel Lazio.

“Il risultato di oggi dimostra che le lavoratrici e i lavoratori sono con noi” dichiara Alessio Di Labio della Filcams Nazionale “sono mesi che denunciamo che il piano di ristrutturazione della sede non è credibile, stiamo sprecando l’unico anno di cassa integrazione che la normativa consente, inoltre la terziarizzazione della logistica non faceva parte del piano industriale”.

Scarica il Volantino dello Sciopero Unicoop Tirreno dell’11 novembre 2017

Lo sciopero di un’ora proclamato per oggi negli uffici e nella logistica e per domani nella rete vendita ha l’obiettivo di alzare l’attenzione su quello che sta accadendo in Unicoop Tirreno, i sindacati denunciano che la dirigenza di Unicoop Tirreno non sta rispettando l’accordo del 9 Maggio e soprattutto sta dimostrando di non avere un piano industriale organico.

“Abbiamo dichiarato sciopero perché la situazione è preoccupante, la cooperativa non sta rispettando il patto occupazionale” dichiara Alessio Di Labio della Filcams Nazionale “le chiusure di negozi senza salvaguardia dei posti di lavoro e le terziarizzazioni non erano parte dell’accordo.”

Domani sciopereranno le lavoratrici ed i lavoratori dei punti vendita. Nell’ora di sciopero soci e consumatori saranno informati sui motivi della mobilitazione. Poi il 14 si terrà un sit-in sotto la sede della Lega delle cooperative per chiedere all’associazione che il sistema cooperativo si prenda la responsabilità di intervenire.

Se nelle settimane successive non ci sarà un’inversione di direzione da parte di Unicoop Tirreno è già pronto lo sciopero unitario per l’intera giornata del 13 Dicembre. “Abbiamo iniziato con un’ora di sciopero perché era necessario dare un segnale netto ma non volevamo subire strumentalizzazioni per aver danneggiato un impresa già in crisi” dichiara ancora Di Labio “ma se pensano di far pagare il conto degli errori del passato a chi lavora saremo più duri”.

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la Rinascente chiude

L’azienda ha comunicato alle organizzazioni sindacali e alle lavoratrici e i lavoratori del punto di vendita genovese che entro novembre del 2018 la Rinascente chiude i battenti.

“Una gravissima perdita per il tessuto commerciale del territorio e per l’intera città di Genova che vede nuovamente sparire un’importante azienda, presente fin dal 1960, la quale ha scelto di chiudere e spostare il centro dei propri affari in altre città, adducendo come giustificazione il fatto che la piazza genovese da tempo non sia più interessante dal punto di vista commerciale.” affermano in una nota la Filcams Cgil e la Fisascat Cisl territoriali.

A nulla sono serviti i sacrifici fatti dai lavoratori, circa una sessantina, in questo lungo periodo che ha visto gli stessi in contratto di solidarietà da 5 anni, con le RSU e le Organizzazioni sindacali, coinvolte in un percorso insieme all’azienda di rivalutazione e condivisione di nuove strategie.

I sindacati hanno immediatamente chiesto un incontro alla proprietà per ripensare a questa scelta sconsiderata rivalutando la piazza, ripensando ad un’offerta commerciale e ad una ubicazione più attrattiva del punto di vendita genovese.

Contestualmente, Filcams Cgil e Fisascat Cisl metteranno in campo tutte le possibili soluzioni atte alla salvaguardia dei livelli occupazionali.

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A fine ottobre, la Filcams Cgil si è incontrata con l’azienda G-action Soc.Cons R.L. e l’azienda Gecom spa per esperire la procedura di cambio di appalto nei negozi Mediaword, del servizio di sorveglianza non armato, per le regioni Toscana, Lombardia, Liguria e Piemonte.

Le riunioni si sono concluse con “Mancati Accordi”, per il rifiuto delle aziende entranti di assumere le lavoratrici e i lavoratori inserite nella procedura di cambio di appalto, che da anni prestano tale servizio, non rispettando quindi la clausola sociale dettata dal Contratto Nazionale del settore.

La Filcams Cgil ha immediatamente informato la committente Mediamarket, la quale è intervenuta nei confronti delle aziende subentranti, intimandogli anche il recesso delle appalto se non avessero rispettato rigorosamente il Contratto Nazionale applicato in merito alla tutela dell’occupazione.

Le lavoratrici e i lavoratori sono stati assunti dalle aziende subentranti, confermando l’importanza del Contratto Nazionale, regole di riferimento condivise che devono essere rispettate.

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Un tavolo di trattativa teso e dai toni estremamente accesi quello che si è tenuto oggi a Firenze tra le categorie nazionali del commercio, Filcams, Fisascat e Uiltucs, e la dirigenza UniCoop Tirreno che si è concluso con una proclamazione di sciopero.

“Inevitabile – sottolinea Alessio Di Labio, che ha condotto la discussione per la Filcams CGIL nazionale – la Cooperativa continua ad agire in modo scomposto e schizofrenico, senza condivisione e creando soltanto caos”.

Al tavolo erano presenti per UniCoop Tirreno il direttore Cristetti e la referente delle relazioni sindacali Federighi, per Filcams, Fisascat e Uiltucs erano presenti i rappresentanti nazionali, le segreterie regionali e territoriali e delegati provenienti da tutta Italia.

La discussione è stata incentrata, da parte sindacale, sulle criticità che hanno portato allo stato di agitazione “Abbiamo chiesto risposte concrete sul rispetto dell’accordo del 9 maggio – spiegano le segreterie – che è stato disatteso dopo soltanto un mese dalla presentazione al Ministero del Lavoro, in virtù del quale sono stati ottenuti strumenti di ammortizzazione sociale e approvato, con voto certificato, da 2200 lavoratori.”

Terziarizzazioni, cessioni, chiusure, aumento degli esuberi, apertura di procedure di mobilità, il mancato confronto sugli interventi in sede, la mancata applicazione degli ammortizzatori sociali e sull’avanzamento della riorganizzazione sono i punti sui quali Cristetti, da solo, non è stato in grado di dare risposte puntuali. “Quasi non avesse mandato – prosegue la delegazione sindacale – e, infatti, impossibile notare l’assenza dell’Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumo e del direttore generale Canova, che intervengono ai CDA di UniCoop Tirreno, ma non alle trattative durante le quali pretendiamo di sapere quali sono i progetti della Cooperativa, se il piano industriale sarà in grado di salvaguardare l’identità di UniCoop Tirreno”.

“Ci salviamo tutti o non si salva nessuno – aggiunge Pieralba Fraddanni, segretaria generale della Filcams Livorno – si deve avere la consapevolezza che tutti sono a rischio, al momento le azioni unilaterali hanno effetto soltanto su alcuni lavoratori, ma è in discussione la tenuta stessa dell’azienda”.

“Per noi – conclude Alessio Di Labio – è ancora valido l’accordo del 9 maggio, ma l’azienda lo disattende puntualmente: al tavolo è stato dichiarato che i conti sono ancora in disordine e la situazione in Campania e la chiusura di Terracina sono l’esempio emblematico per cui si lasciano indietro i lavoratori per far quadrare i conti, senza guardare in faccia a nessuno”.

Il 13 dicembre è la data individuata per un grande sciopero generale dei dipendenti della cooperativa, che sarà preceduto da un’ora di sciopero l’11 novembre per chiedere alla cooperativa di cambiare posizione e da un attivo nazionale dei delegati il 14 novembre che si terrà sotto la sede nazionale di ANCC.

 

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È online il nuovo numero di Diario Terziario di ottobre.

L’intervista alla segretaria generale Maria Grazia Gabrielli, le riflessioni sulla Riforma delle Pensioni di a Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil Nazionale, il bilancio della stagione turistica e tanto altro ancora.

Diario Terziario Ottobre 2017

Intervista a tutto campo alla segretaria generale Maria Grazia Gabrielli. Dal ruolo della contrattazione al rapporto con le associazioni datoriali e con la politica, passando per temi sociali come la violenza sulle donne

Contrattazione in stallo in tutti i settori, quali sono le prospettive e le azioni per sbloccare la situazione?

Il tema della contrattazione resta centrale nella nostra iniziativa a partire proprio dai rinnovi dei contratti nazionali di lavoro. L’obiettivo è quello di sanare una stagione che per molti settori significa la mancanza di un rinnovo contrattuale da oltre 4 anni. Un’esigenza per i lavoratori, ma riteniamo dovrebbe esserlo anche per le aziende e le associazioni di rappresentanza datoriale. L’assenza prolungata di un rinnovo rischia di mettere in discussione il ruolo stesso del contratto nazionale che rappresenta il riferimento economico e normativo per i settori. Questa esigenza per noi resta legata all’obiettivo di consegnare una risposta coerente alle battaglie che abbiamo sostenuto in questi anni. Ciò significa produrre un risultato salariale certo e in linea con i contratti fino ad ora rinnovati e non smantellare l’architettura dei diritti e delle tutele; in tal senso va rimossa la posizione di un contratto finalizzato alla riduzione dei costi su cui si sono cristallizzate le Associazioni datoriali. Una situazione già complessa in cui ricercare le giuste soluzioni contrattuali che per la prima volta vede, dall’avvio della fase dei rinnovi, una disarticolazione delle Associazioni datoriali a partire dal settore del turismo e del terziario. La frammentazione che ne è derivata, ampliando il quadro dei soggetti datoriali, rimette in discussione il sistema di relazioni sindacali come lo abbiamo conosciuto, provocando e scaricando sulle trattative anche la necessità di evitare l’effetto dumping in ambiti concorrenziali. Una responsabilità che non può essere in capo solo alle Organizzazioni Sindacali, ma che deve vedere un’assunzione da parte delle stesse Associazioni di rappresentanza delle aziende. Anche per intervenire su questo problema è importante continuare a lavorare per rafforzare e dare concretezza agli accordi interconfederali sulla rappresentanza arrivando a misurare non solo il peso delle organizzazioni sindacali dei lavoratori,  ma anche quello delle stesse associazioni datoriali.

Dopo la prima edizione di the New Order – Nuove  frontiere per l’inclusione, continua la riflessione sul tema della contrattazione?

Con la contrattazione ci siamo già misurati rispetto ai grandi cambiamenti intervenuti in questi anni nel lavoro, dagli orientamenti e le scelte in tema di politiche del lavoro da parte della politica che ha prodotto un attacco come il JobsAct alla più difficile crisi economica dal dopoguerra vissuta nel nostro paese. La contrattazione, da quella nazionale a quella sociale, è coinvolta dalle trasformazioni e dagli effetti negativi prodotti dalle politiche di austerity, la spending review, la crescita delle disuguaglianze e della povertà. Abbiamo condotto un’azione necessariamente difensiva e di tenuta rispetto ai problemi occupazionali e al mantra assordante della messa in discussione dei diritti e delle tutele proposto come unico antidoto per uscire dalla crisi e dalle difficoltà aziendali e di sistema. All’azione prevalentemente difensiva abbiamo però associato la necessità di rompere lo schema ponendo l’alternativa e diventando attori di una proposta di cambiamento.

In questi anni la Cgil e la Filcams sono stati in campo per la costruzione del Nuovo Codice degli Appalti, con le proposte contenute nel Piano per il Lavoro della Cgil e nella Carta del Turismo della Filcams abbiamo indicato investimenti e ambiti di sviluppo che portano a far crescere il lavoro e la qualità del lavoro. Nella Carta dei Diritti Universali del Lavoro abbiamo esplicitato la necessità di ricomporre il mondo del lavoro, le differenze, le disuguaglianze declinando il significato anche di contrattazione inclusiva. Abbiamo posto al centro il lavoro e soprattutto la necessità di consegnare alle persone, al di là della tipologia di rapporto di lavoro, un corredo di tutele e diritti.

La contrattazione, per la categoria, è lo spazio dove dobbiamo continuare a declinare questa alternativa per riconsegnare centralità al lavoro e alle condizioni di lavoro. Per questo una categoria come la Filcams ha bisogno di continuare a svolgere  una lettura collettiva dei contesti e dello stato della contrattazione per tracciare un orizzonte diverso anche per affrontare le prossime scadenze contrattuali. Un’azione contrattuale che ha come perno quello dell’inclusività guardando contestualmente ai nuovi scenari che stiamo già vivendo. I nostri settori sono attraversati da nuove forme che estendono e cambiano la forma della competizione globale. L’innovazione tecnologica non è un fattore che ridisegnerà la fabbrica o il manifatturiero ma l’intera modalità della produzione e distribuzione partendo anche dai servizi e dal terziario. Ci confrontiamo già con realtà come Google, AirBnB,  Amazon, Booking, Foodora, che rappresentano solo una dimensione dei processi di cambiamento e spesso non in chiave positiva. Ma quali impatti avrà la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica nella creazione di nuovo lavoro, nell’impatto con il lavoro tradizionale, sull’organizzazione stessa del lavoro, dagli orari al luogo di esecuzione del lavoro, sono solo alcuni dei temi che abbiamo la necessità di  valutare per rendere la contrattazione adeguata ad anticipare e dare risposte a questi processi. In questa chiava lavoreremo nei prossimi mesi fino ad arrivare all’appuntamento conclusivo della seconda edizione di The New Order.

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unicoop tirreno

Prosegue lo stato di agitazione

L’incontro nazionale con il Direttore Generale e il direttore del personale di Unicoop Tirreno non ha avuto l’esito atteso.

Unicoop ha confermato la volontà di implementare il piano industriale con nuove leve che hanno ricadute sulle lavoratrici ed i lavoratori. “Unicoop Tirreno” afferma la Filcams Cgil Nazionale, “si sta dimostrando inaffidabile e non è rispetta il patto di salvaguardia occupazionale su cui si era basato l’accordo sottoscritto a Maggio .”

L’impresa cooperativa conferma le terziarizzazioni della logistica e dei reparti pescheria, una sperimentazione che potrebbe essere riprodotta in altri punti vendita e su altri reparti.

Viene anche confermato che la cooperativa vuole uscire dai negozi campani, ma sui tempi e sul futuro occupazionale dei 100 lavoratori nessuna parola è stata spesa.

Si aggiunge alle criticità la chiusura del punto vendita di Terracina, decisione che allarma particolarmente per le scarse possibilità di ricollocazione sul territorio.

Confermato un doppio binario tra gli investimenti negli ipermercati e le politiche commerciali tra Lazio e Toscana, indizi che preoccupano sulla possibilità di una futura scissione dell’impresa che evidentemente generebbe ulteriori criticità soprattutto sulla sede.

“L’ANCC” prosegue la Filcams Cgil “che avevamo invitato a partecipare all’incontro in rappresentanza del sistema cooperativo, che è evidentemente coinvolto nell’operazione di ristrutturazione della cooperativa, non era presente.

“A queste condizioni non c’è alternativa alla conferma dello stato di agitazione e alle iniziative conseguenti che nei prossimi giorni verranno coordinate con le strutture territoriali e i delegati sindacali.”

ericssonNapoli

Si è svolto giovedì 5 ottobre lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori di Ericsson TEI ed EPI, contro il piano industriale che taglia ulteriori 600 posti di lavoro. Alta l’adesione allo sciopero e al presidio davanti la sede del MISE (Ministero dello Sviluppo Economico).

Durante il presidio al MISE, su richiesta delle Organizzazioni Sindacali, è stata ricevuta dal Responsabile dell’Unità di crisi dello stesso Ministero una delegazione di lavoratori e delegati, che ha potuto sottolineare la drammaticità della situazione che si è venuta a creare in Ericsson, anche alla luce dei licenziamenti di più di 270 lavoratori che l’azienda ha effettuato tra luglio e settembre

La delegazione sindacale, ha ribadito con forza che le Istituzioni e il Governo devono intervenire sui vertici di Ericsson, perché abbia un comportamento diverso da quello tenuto nel corso della precedente gestione degli esuberi, terminata con la perdita di posti di lavoro: è indispensabile individuare strumenti conservativi alternativi ai licenziamenti o una ricollocazione per evitare ulteriori drammi sociali.A conclusione dell’incontro il funzionario del MISE ha dichiarato che il Ministro si attiverà da subito per interloquire con i vertici di Ericsson, impegnandosi ad aprire un tavolo di confronto con le parti sociali al fine di trovare le giuste soluzioni a questa drammatica situazione.

La delegazione sindacale ha avuto la possibilità di essere ricevuta anche al Ministero del Lavoro e poter rappresentare al Capo di Gabinetto della Segreteria Tecnica del Ministero e al Direttore Ufficio Vertenze la situazione di Ericsson.

Così come nel precedente incontro al MISE è stata ribadita da parte sindacale la volontà di trovare percorsi alternativi ai licenziamenti utilizzando gli strumenti conservativi che lo stesso Ministero del Lavoro mette a disposizione per la gestione delle crisi aziendali, ricordando che con questa nuova dichiarazione aziendale il totale ad oggi degli esuberi di Ericsson è di mille posti di lavoro in meno nel biennio 2017/2018. Si è ribadita la necessità, di un intervento al fine di ricollocare, anche attraverso l’Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro), i lavoratori licenziati, cogliendo tutte le opportunità che si stanno aprendo nello stesso settore (Liad , Zte,Open Fiber).

I Rappresentanti del Ministero del Lavoro hanno dichiarato la loro disponibilità a mettere a disposizione gli strumenti idonei per gestire al meglio la crisi in Ericsson, cercando di evitare situazioni traumatiche per i lavoratori, aggiungendo che attiveranno le verifiche sull’applicazione delle normative in essere. Si sono impegnati a promuovere, a breve, un incontro di livello nazionale con i vertici dell’Agenzia per l’occupazione e le segreterie nazionali per poi proseguire nei territori interessati.

Le Organizzazioni sindacali constatano positivamente la risposta delle lavoratrici e dei lavoratori di Ericsson alle iniziative, e s’impegnano a continuare, a perseguire nell’obiettivo, della ricollocazione dei lavoratori licenziati, della gestione non traumatica della crisi aziendale annunciata, incalzando i vari Ministeri e il Governo a intervenire tempestivamente sulla vertenza Ericsson.

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Dopo la presentazione di un nuovo piano industriale che prevede circa 600 esuberi in Italia, è stato proclamato lo sciopero delle lavoratrici e dei  lavoratori Ericsson per giovedì 5 ottobre.

Le aree interessate dalla procedura sono quelle di network delivery (Radio, TLC) e di digital services, mentre restano escluse MANAGED SERVICES e Ricerca&Sviluppo.

L’azienda ha intenzione di aprire una finestra di due mesi, ottobre e novembre, dove i lavoratori interessati appartenenti alle aree in esubero potranno contattare le Risorse Umane per uscire volontariamente dall’azienda con un incentivo.

Un ulteriore procedura, dopo i licenziamenti degli ultimi mesi, solo per tagliare i costi e senza provare ad individuare soluzioni alternative.

Per queste lo organizzazioni sindacali di categoria, tra cui anche la Filcams, hanno indetto uno sciopero con l’organizzazione di un sit-in al Ministero Dello Sviluppo Economico via Molise.

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Lo scorso 29 settembre, Filcams Cgil, unitamente a Fisascat Cisl e UILTuCS, ha siglato con Confcommercio l’intesa relativa alla ricollocazione della quarta tranche di aumento di 16 euro – parametrata al IV° livello, la cui erogazione era originariamente prevista con decorrenza novembre 2016 e di cui si era determinata la sospensione secondo quanto previsto dall’Accordo Integrativo al Contratto Nazionale sottoscritto il 24 ottobre 2016.

L’accordo sottoscritto, oltre a prevedere il ripristino dell’erogazione, nel mese di marzo 2018, della tranche sospesa, modifica la durata del Contratto Nazionale posticipandone la scadenza al 31 luglio 2018.

Nel verbale viene inoltre definita una clausola “di garanzia” che determina l’impegno delle parti ad “arginare fenomeni di dumping, soprattutto retributivo, e di garantire normali condizioni di concorrenza tra le imprese” e conseguentemente a considerare gli aumenti contrattuali previsti dal Contratto Nazionale TDS Confcommercio 30/03/2015, il riferimento retributivo in ordine all’eventuale definizione di Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro che insistano nella medesima sfera di applicazione.

Nell’ipotesi in cui si dovesse pervenire alla sottoscrizione di Contratti Nazionali rispondenti a tali parametri applicativi e che determinino incrementi salariali di entità inferiore è, di conseguenza, prevista “l’interruzione delle obbligazioni retributive rimanenti in caso di maturazione parziale delle stesse fino al riallineamento ai suddetti valori.

“Con la sottoscrizione dell’intesa” – dichiara Maria Grazia Gabrielli, Segretaria Generale Filcams CGIL – “si è formalizzata la conclusione della fase di sospensione dell’erogazione della IV ° tranche prevista dall’ultimo rinnovo, determinando la ricomposizione del complessivo incremento contrattuale pari ad 85 euro e la definizione dell’assetto del Contratto Nazionale TDS sottoscritto con Confcommercio nel marzo del 2015”.

 

 

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Dopo l’incontro tenutosi l’8 settembre a Roma, il confronto tra le parti per il rinnovo del Contratto Nazionale della distribuzione cooperativa è ancora fermo: le associazioni datoriali mantengono invariata la lunga lista di richieste peggiorative del contratto e si ostinano a voler intervenire sul pagamento delle assenze per malattia nonostante l’indisponibilità più volte ribadita al tavolo.

La Filcams Cgil ha più volte dichiarato la volontà di affrontare il tema dell’assenteismo senza porre pregiudiziali: “Se ci fossero problemi di assenteismo si individuano e si affrontano al secondo livello come abbiamo già dimostrato su alcuni tavoli aziendali” afferma Alessio Di Labio della Filcams Nazionale  “le COOP vogliono solo risparmiare, il tema dell’assenteismo è una scusa”.

Secondo la Filcams Cgil ci sarebbero le condizioni per fare una trattativa concreta, che affronti le istanze dei lavoratori e che tenga conto delle criticità delle imprese, ma attraverso soluzioni condivise tra le parti. “Una rottura definitiva del confronto farebbe precipitare i rapporti” aggiunge Di Labio “un’eventualità da prendere in considerazione e che graverebbe sui vari tavoli aziendali, in particolare sul rinnovo dei contratti di secondo livello, se le cooperative non lo comprendono sono irresponsabili”.

Secondo la Filcams infatti sarebbe necessario chiudere velocemente il contratto nazionale per riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori un aumento contrattuale che ormai è un’urgenza e al contempo dare certezze a tutto il sistema di imprese per dedicarsi alle innumerevoli e importanti vertenze aziendali.

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Si terrà il 18 settembre il primo incontro tra l’azienda Conforama, i sindacati territoriali Filcams Cgil e Uiltucs Uil e le istituzioni locali, per affrontare la problematica del punto vendita di Rieti che ha dichiarato l’esubero di 8 lavoratori .

“La scelta aziendale è di gestirli attraverso il trasferimento presso il punto vendita di Udine” spiegano i sindacati che si dichiarano contrari: “Non è sostenibile per i lavoratori affrontare un trasferimento a 800 km di distanza, mettendo in discussione l’intera vita e l’equilibrio famigliare. Se poi pensiamo che i lavoratori coinvolti sono anche part-time le problematiche diventano ancora più insostenibili.”

È indispensabile, secondo i sindacati, “ricercare insieme le strade che consentano di rilanciare il polo commerciale e rendere sostenibile l’attività. Il punto vendita Conforama di Rieti occupa circa 72 lavoratori, motivo per cui è necessario ricercare percorsi sostenibili e conservativi per i lavoratori, e non solo imputare al costo del lavoro le ragioni di una crisi economica.”

Deve essere compiuto uno sforzo congiunto; capire la volontà di Conforama per avviare investimenti che diano prospettive territoriali, e certezze per il futuro.

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Filcams Cgil: un concorso contro la dignità del lavoro e dei giovani lavoratori

“Compra una borsa vinci uno stage” è questo il concorso Carpisa, rivenditore di valigeria, borse e accessori.

Se hai tra i 20 e 30 anni, dopo aver acquistato una borsa e aver presentato un progetto di comunicazione, potrai partecipare ad una selezione per avere l’opportunità di fare uno stage di un mese all’interno dell’azienda, con un rimborso di 500 euro; una minima retribuzione, sostenuta però dalla spesa fatta da tutti quelli che hanno tentato la sorte.

Un concorso svilente ed irrispettoso per i tanti giovani che studiano, si impegnano e aspirano ad un lavoro nel settore del marketing e della comunicazionecommenta Fabrizio Russo, segretario nazionale della Filcams Cgil.

Non è la prima volta che un’azienda propone un concorso con in palio uno stage per rilanciare le proprie vendite: già qualche anno fa, infatti, alcune catene di supermercati davano la possibilità di inviare una cartolina per partecipare all’estrazione del premio “lavorativo”.

Carpisa condiziona la partecipazione non  solo all’acquisto di un proprio articolo – incremento delle vendite – ma anche alla presentazione di un’idea per il lancio sul mercato della capsule collection Carpisa firmata da Penelope e Monica Cruz.

La proposta del vincitore sarà realizzata dall’azienda, ma anche le altre idee dei partecipanti diventano di proprietà dell’azienda e devono essere libere da copyright (art. 10 del Regolamento: “Con l’invio del/i proprio/i contenuto/i i partecipanti rinunciano a qualsiasi diritto sullo/gli stesso/i, (diritto che sarà riconosciuto al promotore), e non potranno avanzare richieste economiche per l’eventuale futuro utilizzo. I contenuti dovranno essere liberi da copyright e non saranno restituiti).

Ancor più grave è che la proposta di Carpisa continua ad alimentare una errata concezione del lavoro:

Ancora una volta si fa leva sulle necessità di chi è più in difficoltà, di chi in questo momento fatica a trovare un’attività e un concreto sostegno economico” prosegue Russo, “ma soprattutto si continua ad alimentare l’idea che il lavoro sia una concessione invece che un diritto, e che sia lecito e giustificato sfruttare le idee e la mano d’opera senza un’adeguata retribuzione.”

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È stato raggiunto oggi, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l’accordo tra sindacati e azienda per la concessione della Cassa integrazione. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno trovato un punto di mediazione con l’azienda Dico Tuodì  che, grazie al confronto di questi giorni, ha accettato di anticipare il trattamento di integrazione salariale.

L’azienda versa in un momento di difficoltà economico finanziario, con gravi conseguenze per i circa 1800 dipendenti. L’intesa concederà alle lavoratrici e ai lavoratori un sostegno, in attesa di conoscere il loro futuro.

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Lo sciopero contro gli 89 esuberi dichiarati a Milano, Cremona e Venezia. La denuncia dei sindacati: «fatturato in crescita per la multinazionale in espansione, licenziamenti ingiustificati»

Massiccia la partecipazione alla #FashionRebel, la giornata di sciopero e mobilitazione indetta dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs contro gli 89 esuberi dichiarati dalla catena di abbigliamento svedese H&M in due punti vendita a Milano e nei negozi di Cremona e Venezia Mestre prossimi alla chiusura ma  che hanno bilanci in attivo, seppure gravati da costi di affitto onerosi. L’adesione ha registrato una media nazionale dell’80% con punte di adesione totale nei punti in chiusura. Numerose le iniziative di solidarietà dei lavoratori del gruppo in tutta Italia.

La protesta è la risposta dei sindacati alla totale indisponibilità da parte dell’azienda a prendere in considerazione le proposte avanzate al tavolo di confronto, volte alla salvaguardia occupazionale e alla tutela delle condizioni di lavoro attraverso l’efficientamento della rete vendita.

«La grande partecipazione alla mobilitazione di oggi rappresenta il segnale del malessere dei lavoratori, esposti alle logiche del profitto sfrenato e ai tagli del costo del lavoro decisi dalla multinazionale della moda che ha un fatturato in crescita, investe ed espande la propria presenza in maniera aggressiva» hanno dichiarato Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uitucs.

«La chiusura dei negozi e la pesante messa in discussione occupazionale sono state decise unilateralmente dall’azienda nel bel mezzo di un difficile confronto tra le parti» hanno denunciato le tre sigle in un comunicato sindacale congiunto.

«La dichiarazione di esuberi risulta ancora più ingiustificata in considerazione della forte attività di espansione sostenuta dall’impresa, anche in relazione alla recente apertura di diversi punti di vendita a livello di Gruppo e del ricorso spropositato e strutturale al lavoro a chiamata» e «che non trova riscontro simile tra i diretti concorrenti con circa 1300 job on call a fronte dei 5450 dipendenti complessivi della multinazionale».

In ultimo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uitucs denunciano «la totale assenza di approccio etico al tema dell’occupazione e alla responsabilità sociale di impresa, peraltro enfatizzata negli incontri a livello internazionale e nel Comitato Aziendale Europeo».

 

 

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L’invito a firmare l’appello del Segretario generale della Cgil Susanna Camusso:

http://www.schiaffoallademocrazia.it

“Come certamente è noto, la CGIL ha proposto due quesiti referendari – sull’abrogazione dei voucher e la responsabilità solidale negli appalti – a sostegno dei quali sono state raccolti oltre due milioni di firme.
Ammessi dalla Suprema Corte di Cassazione, i due referendum avrebbero dovuto svolgersi lo scorso 28 maggio.

Con un Decreto Legge, definitivamente convertito lo scorso 21 aprile, il Governo ha deciso di cancellare i voucher, determinando così la decisione della Corte di Cassazione di annullare la prova referendaria.
Con una scelta che non ha precedenti nella storia della Repubblica, pochi giorni dopo l’annullamento del referendum, la maggioranza di Governo ha promosso un emendamento alla legge di correzione del bilancio che di fatto reintroduce i voucher.

Con la presente, non vogliamo discutere l’opinione di ciascuno sui voucher e sul modo scelto per normare il lavoro occasionale, bensì rimarcare come si sia in presenza di un’aperta violazione dell’art. 75 della Costituzione e di uno schiaffo alla democrazia, perché con un repentino voltafaccia parlamentare si è di fatto impedito ai cittadini di esprimersi col voto sulle materie proposte dal referendum.
Per questi motivi, proponiamo di sottoscrivere l’appello allegato, allo scopo di chiedere rispetto per la nostra Costituzione e per la democrazia.
Certa di trovare attenzione e disponibilità, un cordiale saluto”.

http://www.schiaffoallademocrazia.it/

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“Reintrodurre i voucher sarebbe un grave errore e un attacco ai percorsi democratici” commenta così Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil la possibilità che un emendamento inserisca nuovamente nella manovra sui conti pubblici, regole sul lavoro occasionale troppo simili al passato.

Con un referendum popolare la Cgil aveva raccolto più di 1 milione di firme per un referendum sull’abrogazione dei voucher e il governo, per evitare la consultazione che era stata fissata per il 28 maggio, ne ha deciso l’abrogazione.

“L’esigenza di normare il lavoro occasionale non può, nuovamente, colpire i lavoratori e svalorizzare il lavoro” prosegue Maria Grazia Gabrielli. “La pressione che arriva da una parte della politica e anche dalle associazioni degli imprenditori non può minare il percorso democratico che è’ stato seguito e portare ad un’introduzione repentina e superficiale di nuovi formule che ricalcano i buoni lavoro. Tra l’altro una scelta – che se portata avanti – sconta anche l’assenza di un confronto con il sindacato che ha già avanzato proposte. Infatti, la Cgil ha già’ depositato una proposta di legge popolare, la Nuova Carta dei Diritti Universali del lavoro, che al suo interno contiene proposte anche sul lavoro accessorio.

Si parla di vuoto normativo creato dall’assenza del voucher e di come questo mini la funzionalità’ e l’attività’ delle imprese in procinto anche della stagione turistica. Un allarme che porta a dire che si tornerà’ al lavoro nero che peggiorerà la condizione dei lavoratori.

La Filcams, particolarmente colpita dall’utilizzo dei voucher nei propri settori, ritiene che bisognerebbe interrogarsi sul fatto che reintrodurre strumenti che pagano meno il lavoro rispetto alle retribuzioni dei Contratti Nazionali – estendendo il confine dell’occasionalità e di ciò’ che si considera accessorio nelle aziende, aldilà’ della dimensione dell’azienda stessa –  non risolve il tema del lavoro nero, si dequalifica il lavoro e la condizione delle persone che hanno bisogno di lavorare; si  destruttura soprattutto il lavoro regolare e gli strumenti di flessibilità e per la stagionalità’ previsti anche dai contratti nazionali di lavoro. Per questo riteniamo la scelta in discussione sbagliata e continueremo a contrastarla.

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Il Coordinamento Nazionale Filcams di Zara Italia esprime la massima solidarietà ai colleghi di H&M, coinvolti dalla procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda lo scorso 19 maggio.

Il Coordinamento considera grave ed inaccettabile l’intenzione di H&M, azienda in continua espansione e non certo in una situazione di crisi, di procedere alla chiusura di 4 punti vendita e al conseguente licenziamento di 95 lavoratori.

In attesa di valutare l’andamento del confronto tra Sindacato e azienda, il Coordinamento si riserva di adottare iniziative a sostegno della situazione dei lavoratori H&M.

Online sales and new collections lift H&M fourth quarter net profits

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS considerano gravi ed inaccettabili l’apertura da parte di H&M  azienda che non versa certo in una situazione di crisi, della procedura di licenziamento collettivo che coinvolge i quattro punti di vendita di p.zza S. Babila e c.so Buenos Aires a Milano, di Cremona e di Le Barche di Mestre a Venezia e la conseguente dichiarazione di 95 esuberi.
La chiusura dei negozi e la pesante messa in discussione occupazionale sono state decise unilateralmente dall’azienda nel bel mezzo di un difficile confronto tra le parti, nel quale Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS si erano peraltro rese disponibili a discutere di organizzazione del lavoro, con l’obiettivo, rendendo più efficiente la rete vendita H&M  di salvaguardare l’occupazione.

Una dichiarazione di esuberi che risulta, se possibile, ancora più ingiustificata in considerazione della forte attività di espansione sostenuta dall’impresa, anche in relazione alla recente apertura di diversi punti di vendita a livello di Gruppo e del ricorso spropositato e strutturale al lavoro a chiamata.

Per la gravità della situazione e le preoccupanti e possibili implicazioni Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS proclamano con decorrenza immediata lo stato di agitazione dei dipendenti H&M e anticipano, fin d’ora, l’adozione di tutte le misure consentite a tutela della dignità e dei diritti dei lavoratori.

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Lidl, bufera sulla catena tedesca di discount. La Filcams chiede un incontro all’azienda

È di questi giorni la notizia apparsa sui principali quotidiani di un’indagine della Dda di Milano: quattro delle dieci Direzioni Regionali della grande distribuzione Lidl sono stati sottoposti ad Amministrazione Giudiziaria

“Apprendiamo da diversi organi di informazione, con forte preoccupazione, che diverse direzioni generali della società, cui afferiscono circa 200 punti di vendita, a seguito di un provvedimento adottato dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, sono state poste in amministrazione giudiziaria” è quanto ha scritto la Filcams Cgil alla direzione Lidl.

Preoccupata per l’attuale situazione, la Filcams ha richiesto un incontro urgente, “in considerazione della gravità di quanto accaduto, delle possibili ripercussioni sul piano occupazionale ed organizzativo derivanti da tale situazione.”

 Lettera della Filcams all’azienda

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Lo scorso 4 maggio è stata sottoscritta una prima e importante intesa, a livello nazionale, con Abercrombie & Fitch Italia, azienda di abbigliamento licenziataria dei marchi “Abercrombie & Fitch” e “Hollister”, che gestisce diversi punti di vendita in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia.

Attraverso l’accordo, che pone le premesse per una futura contrattazione integrativa di Gruppo, vengono definite alcune condizioni di miglior favore rispetto al CCNL, tra cui il riconoscimento di buoni pasto, la previsione di una pausa retribuita durante il turno di lavoro e soluzioni di carattere organizzativo.

Un’intesa che consente di consolidare le relazioni tra le parti e che, pur nella situazione di difficoltà in cui versa la multinazionale americana, introduce una prima serie di trattamenti integrativi che dovranno essere ulteriormente sviluppati nella prosecuzione del confronto con la società.

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È stato siglato nella notte un accordo tra le organizzazioni sindacali e Unicoop Tirreno che tutela i posti di lavoro e il salario dei dipendenti.

Una vertenza difficile, iniziata a dicembre 2016, quando Unicoop Tirreno ( più di 100 punti vendita tra Campania, Lazio, Toscana e Umbria e circa 4mila dipendenti) ha comunicato la chiusura di 13 unità produttive, la cessione di 8 punti vendita e la recessione del contratto integrativo, mettendo a rischio 600 posti di lavoro.

Soddisfazione in casa Filcams dopo mesi di confronto e mobilitazione: “Questa sera abbiamo sottoscritto l’ipotesi di accordo quadro con Unicoop Tirreno. Coerentemente a quanto dichiarato l’intervento sulla contrattazione integrativa è stato minimo” è quanto afferma Alessio Di Labio della Filcams Cgil Nazionale. “Abbiamo rispettato la proporzionalità e l’equità dell’intervento a tutela dei lavoratori: chi aveva di più paga poco, chi meno pochissimo, chi non aveva nulla dall’integrativo recupera qualcosa. L’occupazione è tutta salvaguardata attraverso gli ammortizzatori sociali.”

L’accordo infatti prevede: la chiusura della procedura di mobilità con l’unico criterio della non opposizione al licenziamento; la garanzia di 36 mesi di ammortizzatori sociali e un intervento sull’accordo integrativo aziendale con misure economiche tutelative.

Un risultato importante, apprezzato anche da chi, durante questa fase, ha criticato le posizioni e le iniziative sindacali.

Ora la parola va ai lavoratori che potranno esprimere il loro voto; quando l’accordo sarà approvato, Unicoop Tirreno potrà avviare la riorganizzazione sotto il vigile controllo dei sindacati: “Noi saremo presenti e attenti per tutta la durata del piano” afferma DI Labio, “affinchè Unicoop rispetti gli impegni presi con le lavoratrici e i lavoratori.”