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È online il nuovo numero di Diario Terziario, l’approfondimento della Filcams Cgil con Rassegna Sindacale.

Questo mese: gli attivi dei delegati di Federdistribuzione, Distribuzione Cooperativa e Serivizi integrati/Multiservizi; la firma separato del contratto nazionale del settore termale e tanto altro.

Buona lettura

Diario Terziario Febbraio 2018

roma multiserviz

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti di Roma e del Lazio, contestano duramente le dichiarazioni rese alla stampa dall’Assessore alle partecipate del Comune di Roma Alessandro Gennaro e riferite ai lavoratori della Roma Multiservizi.

“Non ci interessano, anzi sono poco dignitosi,  – fanno sapere dal sindacato – gli slogan fatti in campagna elettorale dai politici che si vantano di aver trovato soluzioni rispetto al dramma di 30 impiegati della Roma Multiservizi su cui è stata aperta da parte dell’Azienda una procedura di licenziamento collettivo.

Le soluzioni comunicate alla stampa dall’Assessore non sono frutto di una sua mediazione tra le parti, visto che sono le stesse proposte che l’Azienda pone sui tavoli di trattativa da sempre!”

La richiesta di intervento fatta all’Assessore da parte dei sindacati, era di verificare la corretta applicazione della Legge Madia e dell’accordo confederale del 27 settembre 2017, relativamente alla piena occupazione e nel rispetto dei profili, delle mansioni e dei contratti applicati; e di verificare le condizioni e le modalità di gestione di un appalto pubblico da parte di Roma Multiservizi rispetto anche al capitolato di appalto, alle normative sul lavoro e al rispetto del Contratto Nazionale di Lavoro.

“La vera mediazione, secondo noi, sarebbe stata quella di annullare la procedura di mobilità!”

“Chi governa,” dicono le tre sigle “ha l’obbligo, soprattutto parlando di appalti pubblici e aziende partecipate, di verificare con dovizia tutte le situazioni sopra esposte e non il ruolo di sponsorizzare con enfasi posizioni aziendali rivelatesi impraticabili.”

“Per tutte queste ragioni chiediamo che ognuno faccia il proprio lavoro, aprendo un vero confronto, invece di dare consigli agli altri e di pubblicizzare assurde condizioni impercorribili.”

Se si vuole una volta per tutte affrontare le vere problematiche, ricercando le corrette soluzioni, le Organizzazioni sindacali sono pronte a farlo, altrimenti sono pronte a mobilitarsi con ogni mezzo a disposizione a partire dallo sciopero.

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Si è svolto a Roma il terzo incontro della trattativa di rinnovo del contratto di lavoro delle farmacie private, incontro che si prefigura come l’ultimo della cosiddetta fase esplorativa.

Federfarma ha sottolineato l’esigenza di una maggior flessibilità dell’articolazione degli orari dei lavoratori, stante la liberalizzazione dei regimi di apertura. Il tema è stato ulteriormente approfondito nel confronto con le organizzazioni sindacali nazionali, che hanno chiesto di poter avere dei dati circa la verifica di utilizzo degli strumenti già a disposizione, come l’orario multiperiodale flessibile per sedici settimane l’anno. L’associazione datoriale non ha però fornito alcun riscontro, se non una generica valutazione circa l’insufficienza e inadeguatezza dello strumento, che non darebbe, nella loro visione, risposte alla complessità delle diverse necessità, discontinue del servizio.

La Filcams Cgil ha ribadito al tavolo di confronto che l’applicazione di una buona flessibilità comunque necessita di una programmazione periodica, per tutelare la conciliazione vita/lavoro di coloro ai quali viene applicata, e specialmente in un settore come la farmacia, dove l’occupazione femminile è nettamente prevalente.

Federfarma ha nuovamente manifestato anche la necessità di strumenti contrattuali per gestire le collaborazioni discontinue all’interno del contratto nazionale, tema che è stato rinviato per essere approfondito ad un successivo incontro, già fissato al prossimo 1 febbraio.

 

settore termale

“Riteniamo incomprensibile la decisione di Federterme, Fisascat e Uiltucs di procedere alla sottoscrizione del rinnovo del contratto nazionale del settore termale senza la partecipazione della Filcams Cgil, che rappresenta la maggior parte degli addetti del comparto termale.” È quanto afferma la Filcams Cgil Nazionale in un comunicato.

Fedeterme ha voluto procedere alla definizione di un articolato contrattuale con le sole Fisascat e Uiltucs decidendo di non prendere in considerazione le proposte della Filcams, per provare ancora a realizzare una sintesi unitaria marcatamente peggiorativa per i lavoratori e le lavoratrici già fortemente penalizzati dalla crisi strutturale del settore.

La Filcams Cgil in questi anni è stata in prima linea sul territorio e a livello nazionale, per gestire le difficili crisi degli stabilimenti del settore termale che hanno registrato, oltre alla riduzione radicale delle presenze, anche l’impatto dei percorsi di dismissioni delle quote pubbliche.

Molte strutture sono chiuse, altre inserite in procedure concorsuali dagli esiti incerti, altre oggetto di speculazione.

Il ruolo del sindacato confederale, anche nel rapporto con le amministrazioni locali, è stato quello di difendere i livelli occupazionali e aprire contestualmente le condizioni per attrarre investimenti e promuovere il rilancio delle terme come parte integrante del sistema sanitario nazionale.

La sottoscrizione del contratto separato, a 10 anni dall’ultimo rinnovo, rappresenta una scelta molto grave operata, tra l’altro, come si è detto, in una realtà segnata da precarietà occupazionale e salariale.

“La decisione di Fedeterme di intervenire in maniera strutturale sul trattamento economico della malattia, fino ad oggi riconosciuto, nei fatti, interamente sin dal primo giorno” prosegue la Filcams Cgil, “assume i contorni di un ulteriore atto di ostilità nei confronti di una platea di lavoratori che con la loro professionalità hanno spesso da soli garantito quota parte rilevante della sopravvivenza delle imprese in cui operano.”

La Filcams continuerà il suo impegno per la ripresa del settore, nella ferma convinzione che il contratto nazionale debba tornare a essere al più presto un patrimonio condiviso e inclusivo.

“Per questa ragione avvieremo una campagna di informazione in tutti gli stabilimenti e chiederemo di avviare la consultazione dei lavoratori sul contratto sottoscritto senza la Filcams.”

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Giovedì 25 gennaio è sciopero della ristorazione scolastica del Comune di Genova per l’intera giornata, con un presidio organizzato davanti a palazzo Tursi alle 9,30. Tra i motivi che hanno portato alla mobilitazione: “un generale scontento e frustrazione delle maestranze sul territorio genovese, dovuto a innumerevoli fattori, tra cui i frequenti ritardi ed errori costanti nelle retribuzioni;  il mancato rispetto del capitolato d’appalto e del contratto nazionale, applicato al settore del turismo; la tendenza generale a rincorrere lo sconto che trasforma l’assegnazione degli appalti comunque ‘al massimo ribasso‘, prassi che sta alla base di molteplici disservizi per i bambini, e che inevitabilmente genera condizioni di sfruttamento dei lavoratori; la concitazione nel servizio dovuta alla disorganizzazione operativa e del personale; la pressione costante e trasversale che le addette subiscono a causa di disservizi delle aziende, che non sono imputabili direttamente a loro, ma che gli vengono riversate quotidianamente contro, in quanto ultimo anello della catena, in prima linea sul campo”.

La Filcams Cgil di Genova, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, “manifesta grande preoccupazione per il destino di tutti i posti di lavoro del settore, che potrebbe essere irrimediabilmente compromesso, anche agli occhi dell’opinione pubblica e dei pregiudizi che nel tempo si sono venuti a creare, da un lato, a causa della progressiva perdita di qualità del servizio di refezione scolastica, e dall’altro, dall’affermarsi della possibilità di scelta da parte delle famiglie di optare per il pasto domestico consumato a scuola, nei luoghi adibiti alla refezione scolastica. Due fattori che stanno viaggiando consequenzialmente”.

“Le lavoratrici che ogni giorno sono a contatto con i bambini, ci tengono a sottolineare quanta dedizione e passione mettano nel loro lavoro, vista la delicatezza che richiede e le responsabilità di cui si fanno carico; la loro protesta è finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sui meccanismi stritolanti, dalle responsabilità trasversali, che rendono sempre più difficile lo svolgimento del lavoro. Le loro rivendicazioni sono finalizzate certamente a preservare il posto e a migliorarne le condizioni, ma non solo. Non ci può essere qualità del servizio, infatti, senza qualità del lavoro. Per questo, la nostra battaglia ha come elementi focali la salute, la serenità e la sicurezza dei bambini, che senza il rispetto del capitolato d’appalto in tutte le sue parti, rischia di compromettere la fiducia dei genitori e danneggiare fortemente il settore a livello occupazionale, nel caso in cui, come già si sta verificando, aumentasse la perdita di pasti”, conclude il sindacato.

 

Unicoop Tirreno

Continua la confusione in Unicoop Tirreno. Nelle prossime settimane arriverà un nuovo direttore del personale, ma il piano industriale che il direttore generale Canova aveva annunciato nell’ultimo incontro dell’11 dicembre ancora non ha alcuna ufficialità.

Nel frattempo però alcune cose vanno avanti e come sempre le lavoratrici ed i lavoratori sono gli ultimi a saperle. Le notizie che corrono lungo i corridoi e gli annunci stampa continuano ad essere il metodo di comunicazione che la dirigenza di Unicoop Tirreno, più o meno volontariamente, utilizza per informare sulle proprie scelte, saltando l’ufficialità del tavolo sindacale alla presenza delle delegate e dei delegati dei negozi e della sede.

Così sulla stampa corre la notizia che a Livorno l’area vendita dello storico Ipercoop verrà ridotta per far spazio alla Casa della Salute voluta dal sindaco. E i lavoratori? Dove verrebbero ricollocate le decine di addetti che sarebbero in esubero per effetto della riduzione? Li assume il comune? La Filcams denuncia che gli annunci di investire su Livorno fatti dalla cooperativa si sono declinati in una chiusura improvvisa, Anna Frank, e in una riduzione dell’Ipercoop.

La situazione più assurda è ancora quella dei lavoratori di Santa Maria Capua Vetere e Arenaccia. Le lavoratrici ed i lavoratori della Campania hanno saputo che dal 19 Febbraio si interromperà la convenzione del parcheggio adiacente al supermercato di Napoli perché Tirreno non gestirà più il punto vendita. È palese quindi che sono state condotte trattative “segrete” per cedere i negozi senza informare le organizzazioni sindacali.

“Un comportamento vergognoso” dichiara Alessio Di Labio della Filcams “chiediamo che Unicoop Tirreno e Unicoop Firenze, proprietaria di licenze e immobili, escano allo scoperto, siamo pronti ad una nuova mobilitazione”.

La Filcams Cgil promuoverà insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs la convocazione di un incontro alla presenza delle delegate e dei delegati per avere chiarimenti, restano infatti ancora aperti tutti i temi che avevano portato lo scorso Dicembre allo sciopero.

siglaProtocolloTerme

Il 18 gennaio scorso, si è tenuto presso la Regione Toscana, l’incontro tra l’Assessore all’Ambiente Federica Fratoni e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs della Toscana, al termine del quale è stato sottoscritto il “Protocollo di Intesa per la tutela occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Terme di Casciana, Chianciano Terme e Montecatini Terme”. All’incontro erano presenti rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali dei territori di Pisa, Pistoia e Siena e i Delegati delle tre società termali.

“Aver sottoscritto il Protocollo è un primo risultato positivo che abbiamo fortemente voluto” dichiara Cinzia Bernardini Segretaria Generale della Filcams Cgil Toscana. “Contiene percorsi, strumenti e azioni finalizzati  alla salvaguardia dei livelli occupazionali e reddituali delle tante lavoratrici e lavoratori che saranno interessate dai passaggi societari e che sono il vero patrimonio di queste realtà territoriali. “

Il Testo sottoscritto impegna la Regione a porre in essere ogni azione utile al mantenimento e alla continuità dei livelli occupazionali e reddituali dei lavoratori diretti e indiretti delle tre Società , alla continuità e valorizzazione delle convenzioni con il Sistema Sanitario Regionale, alla verifica economica e finanziaria dei soggetti investitori.

È stato inoltre istituzionalizzato un Tavolo di coordinamento e confronto permanente, nel quale l’Assessorato Ambiente e Difesa del Territorio e la Regione, con le Organizzazioni Sindacali, verificheranno l’andamento del settore termale, anche in ambito sanitario, i processi riorganizzativi e di rilancio delle società messi in campo dai soggetti investitori e l’attuazione delle finalità di tutela occupazionale contenute nel Protocollo.

“Il Protocollo sottoscritto è importante perché contiene obiettivi condivisi da tutti i soggetti coinvolti, strumenti da mettere in campo e impegni da rispettare – conclude Cinzia Bernardini. “La Filcams CGIL, con le altre Organizzazioni Sindacali, pretenderà che quanto sottoscritto nel Protocollo venga rispettato e attuato, per salvaguardare concretamente il patrimonio umano presente, fatto di professionalità e competenze in capo a tante e tanti lavoratrici e lavoratori che in questi anni hanno fatto sacrifici per risanare e rilanciare le Terme; le imprese che faranno le offerte per rilevare le tre società, devono sapere che da questo si deve ripartire”

Il Protocollo sottoscritto sarà recepito in una Delibera in Consiglio Regionale e verrà inserito nei Bandi di Gara che verranno fatti dalla Regione Toscana.

 

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La Filcams Cgil di Siracusa di concerto con il Commissariato della Marina Militare di Augusta , segna un precedente nell’ambito della politica degli appalti della pubblica amministrazione . La Marina Militare infatti, si sostituisce in surroga alle inadempienze della ditta La Luminosa aggiudicataria dell’appalto delle pulizie del Comando marittimo autonomo di Sicilia, pagando direttamente i lavoratori dell’appalto della regione Sicilia, che ad oggi reclamano il pagamento dello stipendio del mese di Dicembre.

Già la Filcams Cgil aveva avuto modo di esternare le proprie perplessità nel merito della gara “ al massimo ribasso” indetta dalla Marina Militare, che ha aggiudicato a La Luminosa con un ribasso del -37,68 %,  chiedendo l’annullamento della gara in regime di autotutela.

“ Seppur critici rispetto alle modalità di indizione della gara per l’appalto del servizio di pulizia delle aree e dei locali di comandi/enti della giurisdizione di Marisicilia, non possiamo non dare atto della responsabilità che Marisicilia ha assunto accogliendo la richiesta della Filcams CGIL di intervenire in surroga e provvedere direttamente al pagamento delle spettanze ai lavoratori dell’appalto” è quanto ha dichiarato Stefano Gugliotta segretario Generale Filcams Cgil Siracusa. “Non secondariamente, non possiamo non porre al Comando Marittimo Autonomo di Sicilia, precise assicurazioni sull’andamento della commessa, in quanto, approssimandosi la maturazione delle spettanze del mese di gennaio, si deve intervenire energicamente per assicurare ai lavoratori il pagamento delle spettanze secondo i canoni inderogabili del Contratto Nazionale di Lavoro.  I lavoratori che operano giornalmente hanno diritto al pagamento del loro salario, e l’Ente committente deve garantire la capacità dell’appaltatore di adempiere agli obblighi contrattuali.”

La Filcams continuerà a vigilare, e in presenza di ulteriori problemi dell’appalto, non esiterà a proclamare lo sciopero dei lavoratori.

servizi integrati/multiservizi

Oltre 400 delegati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti riuniti in assemblea rivendicano il rinnovo della contrattazione di settore

Fronte sindacale compatto nella vertenza che coinvolge i 600mila addetti del settore imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi, prevalentemente in regime di appalto, in attesa del rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto il 30 aprile 2013. Oltre 400 delegati chiamati a raccolta in Assemblea Unitaria a Roma dalle federazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti, hanno dato mandato alle segreterie nazionali ad organizzare la mobilitazione del comparto dei servizi privati in appalto, particolarmente esposto alle logiche del massimo ribasso e al dumping contrattuale, con le inevitabili ripercussioni sui livelli occupazionali e retributivi nonché sulla drastica riduzione dell’orario di lavoro.

L’attivo unitario dei delegati ha dato mandato di avviare una campagna informativa attraverso la convocazione di assemblee in tutti i luoghi di lavoro per denunciare lo stallo in cui versa la vertenza e alle segretarie nazionali di predisporre l’indizione di tutte le iniziative sindacali utili a sbloccare la trattativa fin’anche alla proclamazione dello sciopero nazionale.

Le segreterie nazionali dei sindacati di categoria Cgil Cisl Uil rivendicano il rinnovo della contrattazione nazionale a quasi cinque anni dalla scadenza, in un settore, quello dei servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi, che vive una fase di sviluppo costante con un fatturato pari a circa 135 miliardi di euro annui secondo i più recenti dati di una associazione imprenditoriale del comparto.

È opinione unanime dei rappresentanti sindacali dei lavoratori che sia necessario imprimere una svolta al negoziato, in stallo da diversi mesi, volto al rinnovo di un contratto collettivo nazionale e alla riqualificazione professionale dell’intero comparto delle imprese di pulizia, servizi integrati/multiservizi.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti considerano diritto inalienabile dei lavoratori il rinnovo un contratto collettivo nazionale che affronti i temi  già ampiamente discussi ed approfonditi nel corso delle trattative,  rispetto ai quali le organizzazioni sindacali hanno elaborato delle articolate proposte sul cambio di appalto e/o affidamento di servizio nonché sui contenuti della contrattazione di secondo livello e l’importante tema della salute e sicurezza.

Nel 2017 le trattative con le associazioni imprenditoriali di settore Anip Confindustria, Legacoop Servizi, Federlavoro e Servizi Confcooperative, Unionservizi Confapi e Agci, hanno registrato uno stop, con la conseguente proclamazione di una giornata di sciopero nazionale. La protesta era stata indetta contro le inaccettabili proposte imprenditoriali avanzate al tavolo di confronto su salario, sul trattamento economico della malattia (con il peggioramento dell’istituto contrattuale sia in termini di riduzione del periodo di comporto, sia con la penalizzazione del pagamento dei primi tre giorni di malattia), sul cambio di appalto (con la definizione del concetto di discontinuità per evitare l’applicazione dell’art. 2112 del Codice Civile e il trasferimento del personale nella successione e/o sostituzione tra imprese appartenenti alla stessa Ati, Rti, Consorzio, subappaltatori, ecc. senza prevedere la disapplicazione del contratto a tutele crescenti, come invece concordato in precedenza) e sulle condizioni di lavoro per i nuovi assunti (con il mantenimento al primo livello per un tempo superiore a quello attualmente previsto e la riduzione dei giorni di ferie).

 

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Lo scorso 16 gennaio 2018 presso la sede di Confcommercio di Roma si è svolo l’incontro programmato con il Gruppo Tuodi.

L’impresa ha confermato di aver presentato in data 13 dicembre 2017 il piano concordatario e di essere in attesa di avere l’omologa da parte del Tribunale. Durante l’incontro i rappresentati della Società hanno evidenziato che alcuni indicatori aziendali sensibilmente migliorati.
Relativamente al piano di rilancio per il 2018 l’impresa si appresta a promuovere e gestire forti politiche promozionali per riacquisire clienti e fatturato.
Dei 230 punti vendita, al momento, il 33% è ancora in attesa di riaprire, il 37% è interessato da cassa integrazione e il 20% in piena operatività.
Nelle prossime settimane saranno riaperti 5 punti vendita di cui 3 in Toscana, mentre per i 3 punti vendita in Puglia è prevista  la restituzione d’impresa alla ex COOP ora Alleanza 3.0.

Durante l’incontro inoltre è stato preannunciato che nel piano al vaglio del tribunale è prevista la cessione di circa 70 punti vendita, dislocati su più regioni, per il tramite di asta pubblica, per creare liquidità a sostegno della continuità aziendale. Tale circostanza chiaramente mette in grande apprensione le organizzazioni sindacali e i lavoratori, poiché, cosi come è stata rappresentata, si verrebbe a creare un sensibile ridimensionamento del Gruppo, attraverso una cessione “frammentata” dell’Impresa fortemente contrastata da sempre da Filcams, Fisascat e Uiltucs.
Relativamente alle retribuzioni non percepite dalle lavoratrici e dai lavoratori le stesse sono al vaglio del Commissario Giudiziale e, tuttavia, è credibile preventivare l’erogazione delle stesse a seguito dell’eventuale omologa del piano, ma nonostante ciò, ai Rappresentanti della Società è stato chiesto di formulare istanza presso il Giudice Fallimentare al fine di chiedere il pagamento delle retribuzioni vantate dai lavoratori nell’immediato senza attendere l’omologa del piano concordatario.
Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane, per continuare a monitorare l’evoluzione della situazione.

imprese di pulizia

I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti convocano l’assemblea unitaria delle strutture e dei delegati per valutare nuove iniziative di mobilitazione

Si svolgerà a Roma il 18 gennaio all’Auditorium Antonianum di Viale Manzoni alle ore 10 l’Assemblea Unitaria delle strutture e dei 400 delegati sindacali del settore imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi. L’assise, convocata dai sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti, è finalizzata a valutare nuove iniziative di mobilitazione a sostegno della vertenza che coinvolge 600mila addetti del comparto che operano prevalentemente in regime di appalto, in attesa del rinnovo del contratto nazionale di settore scaduto il 30 aprile 2013.

Le trattative con le associazioni imprenditoriali Anip Confindustria, Legacoop Servizi, Federlavoro e Servizi Confcooperative, Unionservizi Confapi e Agci, in stallo da diversi mesi, nel 2017 hanno registrato delle significative distanze, con la conseguente proclamazione di una giornata di sciopero nazionale, sulle inaccettabili proposte imprenditoriali avanzate al tavolo di confronto sul salario, sul trattamento economico della malattia (con il peggioramento dell’istituto contrattuale sia in termini di riduzione del periodo di comporto, sia con la penalizzazione del pagamento dei primi tre giorni  di malattia), sul cambio di appalto (con la definizione del concetto di discontinuità per evitare l’applicazione dell’art. 2112 del Codice Civile e il trasferimento del personale nella successione e/o sostituzione tra imprese appartenenti alla stessa Ati, Rti, Consorzio, subappaltatori, ecc. senza prevedere la disapplicazione del contratto a tutele crescenti, come invece concordato in precedenza) e sulle condizioni di lavoro per i nuovi assunti (con il mantenimento al primo livello per un tempo superiore a quello attualmente previsto e la riduzione dei giorni di ferie).

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti non hanno inteso accettare che il rinnovo di un contratto nazionale, scaduto da quasi 5 anni, sia sottoposto a pregiudiziali che attaccano i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori in un settore dove le logiche del massimo ribasso e del dumping contrattuale sono purtroppo realtà quotidiane con inevitabili ripercussioni sul taglio dell’orario di lavoro e delle retribuzioni.

vigili del fuoco

I sindacati rivendicano il diritto alla mensa e posti di lavoro garantiti

“Si vedono i primi vergognosi effetti delle disposizioni relative al servizio mensa emanate dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco: molti licenziamenti sono già stati annunciati”. Questo il commento di Fp e Filcams Cgil in merito alle novità sulla ristorazione introdotte nelle sedi di servizio dei Vigili del Fuoco con meno di 15 lavoratrici e lavoratori: il servizio verrà svolto attraverso il cosiddetto ‘pasto veicolato’ e non più in loco, o in taluni casi attraverso l’erogazione del buono pasto.

Mense Vigili del Fuoco

“Gli effetti negativi sono già evidenti: in Toscana 24 tra addette e addetti alla ristorazione verranno licenziati/e, di cui 10 a tempo indeterminato e 14 a tempo determinato. Siamo inoltre a conoscenza del fatto che in Sicilia a perdere il posto saranno 42 lavoratrici e lavoratori.” Commentano le categorie della confederazione di corso d’Italia: “Vergognoso l’atteggiamento dei vertici del Dipartimento e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, i quali, al solo scopo di risparmiare, peggiorano le condizioni di lavoro del personale e mandano a casa uomini e donne già in difficoltà per la tipologia del contratto di lavoro”.

Proseguono: “A nulla è servita la circolare n° 10/2017 a firma del Direttore Centrale per le risorse logistiche e strumentali del Corpo Nazionale. Aver concesso l’erogazione del servizio tramite catering completo solo per il pranzo, di fatto, non ha agevolato le ditte appaltatrici dei contratti ad accettare l’accordo territoriale. Questo è quello che sta avvenendo in tutte le regioni”. Concludono Fp e Filcams Cgil: “Esprimiamo la nostra solidarietà alle lavoratrici e i lavoratori colpiti e interverremo affinché si apportino le modifiche necessarie per garantire al personale dei Vigili del Fuoco il diritto alla mensa a pranzo e a cena e la continuità lavorativa per i dipendenti delle ditte”.

 

vigili del fuoco

Lettera a Minniti e vertici Vvf, a rischio posti lavoro, sospendere decisione

Tagli mense vigili del fuoco

“A partire dal 1° gennaio prossimo nelle sedi di servizio dei Vigili del Fuoco con meno di 15 lavoratrici e lavoratori i pasti non verranno più preparati in loco, ma il servizio verrà svolto attraverso il cosiddetto ‘pasto veicolato’ o, in taluni casi, attraverso l’erogazione del buono pasto”. A denunciare i tagli sull’appalto di ristorazione dei Vigili del Fuoco sono in una nota la Fp Cgil e la Filcams Cgil, aggiungendo che: “Ciò determinerà grossi problemi occupazionali per le addette e gli addetti della ristorazione collettiva, nonché il peggioramento della qualità del servizio per il personale del Corpo, i cui tempi di ristoro sono condizionati dalla particolare ed imprevedibile tipologia di lavoro”.

In una lettera ai vertici del Ministero dell’Interno, a partire da Marco Minniti, e del Corpo dei Vigili del Fuoco, Fp e Filcams Cgil sottolineano, nello specifico, “che i pasti veicolati, preparati in centri di cottura centralizzati, richiedono un numero inferiore di addette/i mensa e/o spostamenti di decine di chilometri dall’attuale sede di lavoro, mentre per chi consuma il pasto vi è una forte perdita della qualità del cibo e un menù standardizzato che non sempre riesce a garantire l’apporto calorico necessario, né esigenze legate alla religione; oltre tutto, per i Vigili del Fuoco, non ci sarebbe nessuna soluzione alternativa nel caso in cui la squadra, peraltro come spesso avviene, venga chiamata per un’emergenza”.

L’eventuale alternativa del ricorso al buono pasto, aggiungono le categorie della Cgil, “produrrebbe ancora più danni sia nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori delle mense che non avrebbero più un posto di lavoro, sia per il personale che subirebbe un maggior disservizio perché non è dato sapere se e come potrà  fruire dello stesso”. Fp e Filcams Cgil ribadiscono, quindi, “la necessità di attenersi al principio previsto nel nuovo codice degli appalti, che dice di tenere in assoluta considerazione l’impatto sociale e ambientale nella definizione degli appalti che, nel caso specifico, trattandosi di appalti ad alta intensità di mano d’opera, è clausola sociale obbligatoria”.

Le categorie della confederazione di Corso d’Italia ribadiscono inoltre “che il conseguimento di un ipotetico risparmio, frutto anche di appalti al massimo ribasso, non può essere fatto a scapito di tantissime lavoratrici e lavoratori, madri e padri di famiglia, che dal prossimo primo gennaio, perderebbero il posto di lavoro”. In conclusione Fp Cgil e Filcams Cgil chiedono “l’urgente sospensione delle nuove modalità di gestione del servizio mensa dei VVF, ovvero un urgente incontro al fine di concordare modalità tese a salvaguardare, da un lato le opportunità occupazionali, dall’altro le particolari esigenze legate alla specificità lavorativa dei vigili del fuoco”.

 

 

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È online il nuovo numero di Diario Terziario. In questo numero: la mobilitazione del 2 dicembre, la chiusura della Rinascente di Genova, ma anche gli accordi positivi che superano i limiti del Jobs Act e open Corporation, la trasparenza delle multinazionali.

Buona Lettura.

I conti non tornano. Mobilitiamoci

È la decisione presa dalla Cgil, dopo l’ultimo incontro sul tema delle pensioni avuto con il governo lo scorso il 21 novembre.

“Un’occasione persa” l’ha definita Susanna Camusso che ha partecipato agli incontri insieme ai leader di Cisl e Uil, decisamente più favorevoli alle proposte di Palazzo Chigi.

Le proposte fatte dal Governo per il Sistema Previdenziale sono ritenute insufficienti dalla Cgil che ha deciso di scendere in piazza il prossimo 2 dicembre. Roma, Torino, Bari, Palermo e Cagliari, saranno le 5 città dove si ritroveranno lavoratori, pensionati e giovani dei diversi territori. Susanna Camusso concluderà alle 12.30 a Roma, ma il suo intervento sarà diffuso anche in tutte le altre piazze.

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A fine ottobre, la Filcams Cgil si è incontrata con l’azienda G-action Soc.Cons R.L. e l’azienda Gecom spa per esperire la procedura di cambio di appalto nei negozi Mediaword, del servizio di sorveglianza non armato, per le regioni Toscana, Lombardia, Liguria e Piemonte.

Le riunioni si sono concluse con “Mancati Accordi”, per il rifiuto delle aziende entranti di assumere le lavoratrici e i lavoratori inserite nella procedura di cambio di appalto, che da anni prestano tale servizio, non rispettando quindi la clausola sociale dettata dal Contratto Nazionale del settore.

La Filcams Cgil ha immediatamente informato la committente Mediamarket, la quale è intervenuta nei confronti delle aziende subentranti, intimandogli anche il recesso delle appalto se non avessero rispettato rigorosamente il Contratto Nazionale applicato in merito alla tutela dell’occupazione.

Le lavoratrici e i lavoratori sono stati assunti dalle aziende subentranti, confermando l’importanza del Contratto Nazionale, regole di riferimento condivise che devono essere rispettate.

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Il 26 Ottobre, dopo la assemblea con le lavoratrici e i lavoratori in appalto ai servizi aggiuntivi della Scuderie del Quirinale, è stato finalmente sottoscritto il verbale di accordo tra le parti che garantisce il mantenimento dei posti di lavoro con le condizioni contrattuali precedenti.

La trattativa per arrivare a questo risultato è stata molto lunga e complicata.

“Già dal mese di Novembre del 2016 ci sono stati i primi incontri con la società committente facente parte del MIBACT, la Ales spa, con l’obiettivo, poi raggiunto, di mettere in atto una contrattazione preventiva che permettesse la costruzione di un bando di gara che contenesse la clausola sociale per la salvaguardia dei lavoratori e condizioni economiche che non consentissero il massimo ribasso.” È quanto spiegano in una nota Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs di Roma e Lazio.

 

Nei successivi incontri con le società subentranti Coopculture e Gia.ma, si è arrivati ad un accordo, poi approvato dai lavoratori, che oltre a mantenere le condizioni contrattuali precedenti, sancisce il mantenimento della tutela dell’art.18 dello statuto dei lavoratori annullando la modifica fatta dal Job’s act.

 

“Al fine di ottenere le stesse condizioni compresa la eliminazione del Job’s act” proseguono i sindacati territoriali, “abbiamo già richiesto un incontro a breve, come Filcams CGIL, Fisascat CISL e UilTrasporti UIL, per il cambio di appalto di Palazzo delle Esposizioni dopo il quale sarà organizzata una assemblea con i lavoratori per informarli sulla trattativa e decidere insieme come procedere.”

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“La decisione di inserire le norme sull’equo compenso nelle prestazioni legali anche nella legge di Stabilità attesta, ancora una volta, la mancata volontà del Governo e, in particolare, del Ministro della Giustizia di risolvere il problema dei compensi dei non dipendenti”. È quanto dichiarano la Consulta delle Professioni della Cgil Nazionale, Filcams Cgil, Nidil Cgil e Agenquadri.

“In questo modo – si legge nella nota congiunta – si prosegue nella segmentazione di un mondo del lavoro già fin troppo frammentato, con un’impostazione divisiva, non contrattata con le parti sociali e con le associazioni, e schiacciata sulle posizioni degli Ordini professionali”.

Il giudizio della Consulta delle Professioni della Cgil, Filcams, Nidil e Agenquadri sul testo all’esame della Commissione Giustizia di Montecitorio e quello presente nelle indiscrezione della legge di Bilancio “è negativo, poiché – spiegano – non vi è stato nessun confronto e nel provvedimento non si garantisce chi è più debole nel mondo dell’avvocatura, né la restante parte dei professionisti e dei freelance, che non vengono neanche considerati”.

“Per questo, insieme all’associazione Forense Mga, e con accordi di massima con altre associazioni, abbiamo presentato e depositato una proposta di legge (AC 4408), aperta a suggerimenti e modifiche, che si propone di risolvere quello che crediamo sia il principale problema del sistema forense, ovvero lo sfruttamento degli avvocati di studio, sottopagati, a volte non pagati, attraverso cui peraltro un’élite di avvocati rende inefficiente il sistema degli studi legali”.

“Crediamo sia necessario lavorare per un equo compenso destinato a tutti i professionisti e non solo per una categoria, nel solco della proposta di legge ‘Carta dei diritti universali del lavoro’, che attribuisce i diritti alla persona a prescindere dal contratto. E – concludono Cgil, categorie e Agenquadri – riteniamo indispensabile il coinvolgimento di tutte le parti interessate”.

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Sono in sciopero da questa mattina i lavoratori della Olicar, società piemontese che si occupa della manutenzione degli impianti elettrici, idraulici, edili e sanitari negli ospedali della Asl Avezza- no-Sulmona-L’Aquila

I 100 lavoratori dell’impresa che gestisce la manutenzione degli ospedali della Asl sono stanchi di aspettare che gli vengano versati gli stipendi e hanno timore del loro futuro.

“Tenuto conto che la Olicar Gestione srl (gruppo Mandai Idea), per l’ennesima volta non ha mantenuto fede agli impegni assunti, relativamente al pagamento della retribuzione del mese di settembre, “, spiega Luigi Antonetti, della Filcams Cgil de L’Aquila, “ci riserveremo nell’immediato di agire nei confronti del committente, cioè dell’azienda sanitaria, chiedendo il pagamento degli stipendi in surroga, come previsto dalle norme”.

Lo sciopero di 8 ore per turno, a partire dalle ore 6 di questa mattina fino alle 6 di domani, è stato proclamato dalla Filcams Cgil e dalla Fim Cisl, di concerto con le Rsa.

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È online il nuovo numero di Diario Terziario di ottobre.

L’intervista alla segretaria generale Maria Grazia Gabrielli, le riflessioni sulla Riforma delle Pensioni di a Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil Nazionale, il bilancio della stagione turistica e tanto altro ancora.

Diario Terziario Ottobre 2017

Intervista a tutto campo alla segretaria generale Maria Grazia Gabrielli. Dal ruolo della contrattazione al rapporto con le associazioni datoriali e con la politica, passando per temi sociali come la violenza sulle donne

Contrattazione in stallo in tutti i settori, quali sono le prospettive e le azioni per sbloccare la situazione?

Il tema della contrattazione resta centrale nella nostra iniziativa a partire proprio dai rinnovi dei contratti nazionali di lavoro. L’obiettivo è quello di sanare una stagione che per molti settori significa la mancanza di un rinnovo contrattuale da oltre 4 anni. Un’esigenza per i lavoratori, ma riteniamo dovrebbe esserlo anche per le aziende e le associazioni di rappresentanza datoriale. L’assenza prolungata di un rinnovo rischia di mettere in discussione il ruolo stesso del contratto nazionale che rappresenta il riferimento economico e normativo per i settori. Questa esigenza per noi resta legata all’obiettivo di consegnare una risposta coerente alle battaglie che abbiamo sostenuto in questi anni. Ciò significa produrre un risultato salariale certo e in linea con i contratti fino ad ora rinnovati e non smantellare l’architettura dei diritti e delle tutele; in tal senso va rimossa la posizione di un contratto finalizzato alla riduzione dei costi su cui si sono cristallizzate le Associazioni datoriali. Una situazione già complessa in cui ricercare le giuste soluzioni contrattuali che per la prima volta vede, dall’avvio della fase dei rinnovi, una disarticolazione delle Associazioni datoriali a partire dal settore del turismo e del terziario. La frammentazione che ne è derivata, ampliando il quadro dei soggetti datoriali, rimette in discussione il sistema di relazioni sindacali come lo abbiamo conosciuto, provocando e scaricando sulle trattative anche la necessità di evitare l’effetto dumping in ambiti concorrenziali. Una responsabilità che non può essere in capo solo alle Organizzazioni Sindacali, ma che deve vedere un’assunzione da parte delle stesse Associazioni di rappresentanza delle aziende. Anche per intervenire su questo problema è importante continuare a lavorare per rafforzare e dare concretezza agli accordi interconfederali sulla rappresentanza arrivando a misurare non solo il peso delle organizzazioni sindacali dei lavoratori,  ma anche quello delle stesse associazioni datoriali.

Dopo la prima edizione di the New Order – Nuove  frontiere per l’inclusione, continua la riflessione sul tema della contrattazione?

Con la contrattazione ci siamo già misurati rispetto ai grandi cambiamenti intervenuti in questi anni nel lavoro, dagli orientamenti e le scelte in tema di politiche del lavoro da parte della politica che ha prodotto un attacco come il JobsAct alla più difficile crisi economica dal dopoguerra vissuta nel nostro paese. La contrattazione, da quella nazionale a quella sociale, è coinvolta dalle trasformazioni e dagli effetti negativi prodotti dalle politiche di austerity, la spending review, la crescita delle disuguaglianze e della povertà. Abbiamo condotto un’azione necessariamente difensiva e di tenuta rispetto ai problemi occupazionali e al mantra assordante della messa in discussione dei diritti e delle tutele proposto come unico antidoto per uscire dalla crisi e dalle difficoltà aziendali e di sistema. All’azione prevalentemente difensiva abbiamo però associato la necessità di rompere lo schema ponendo l’alternativa e diventando attori di una proposta di cambiamento.

In questi anni la Cgil e la Filcams sono stati in campo per la costruzione del Nuovo Codice degli Appalti, con le proposte contenute nel Piano per il Lavoro della Cgil e nella Carta del Turismo della Filcams abbiamo indicato investimenti e ambiti di sviluppo che portano a far crescere il lavoro e la qualità del lavoro. Nella Carta dei Diritti Universali del Lavoro abbiamo esplicitato la necessità di ricomporre il mondo del lavoro, le differenze, le disuguaglianze declinando il significato anche di contrattazione inclusiva. Abbiamo posto al centro il lavoro e soprattutto la necessità di consegnare alle persone, al di là della tipologia di rapporto di lavoro, un corredo di tutele e diritti.

La contrattazione, per la categoria, è lo spazio dove dobbiamo continuare a declinare questa alternativa per riconsegnare centralità al lavoro e alle condizioni di lavoro. Per questo una categoria come la Filcams ha bisogno di continuare a svolgere  una lettura collettiva dei contesti e dello stato della contrattazione per tracciare un orizzonte diverso anche per affrontare le prossime scadenze contrattuali. Un’azione contrattuale che ha come perno quello dell’inclusività guardando contestualmente ai nuovi scenari che stiamo già vivendo. I nostri settori sono attraversati da nuove forme che estendono e cambiano la forma della competizione globale. L’innovazione tecnologica non è un fattore che ridisegnerà la fabbrica o il manifatturiero ma l’intera modalità della produzione e distribuzione partendo anche dai servizi e dal terziario. Ci confrontiamo già con realtà come Google, AirBnB,  Amazon, Booking, Foodora, che rappresentano solo una dimensione dei processi di cambiamento e spesso non in chiave positiva. Ma quali impatti avrà la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica nella creazione di nuovo lavoro, nell’impatto con il lavoro tradizionale, sull’organizzazione stessa del lavoro, dagli orari al luogo di esecuzione del lavoro, sono solo alcuni dei temi che abbiamo la necessità di  valutare per rendere la contrattazione adeguata ad anticipare e dare risposte a questi processi. In questa chiava lavoreremo nei prossimi mesi fino ad arrivare all’appuntamento conclusivo della seconda edizione di The New Order.

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È online il nuovo numero di Diario Terziario, l’inserto di Rassegna sindacale della Filcams Cgil.

La battaglia contro i voucher, nelle parole della segretaria generale Maria Grazia Gabrielli, lo sciopero multisettoriale #FuoriServizio e quello dei dipendenti H&M e tanto altro ancora.

Diario Terziario Giugno 2017

Il 17 giugno, a Roma la manifestazione della Cgil contro il reinserimento dei voucher

I presidi sui territori, la raccolta delle firme, la validazione da parte della Corte di Cassazione, l’attesa per la definizione della data del Referendum e finalmente, il 19 aprile 2017, l’abolizione dei voucher e la reintroduzione della responsabilità solidale negli appalti e, di conseguenza, l’annullamento del Referendum, previsto per il 28 maggio.
È un successo per la Cgil, la conquista di un risultato importante, ottenuto con l’impegno di tutti, dopo mesi di lavoro sui territori, la raccolta di più di un milione di firme, ma soprattutto, il paese che torna a parlare di lavoro.
Purtroppo però, l’entusiasmo lascia il posto allo sconcerto. Dopo qualche settimana governo e parlamento smentiscono se stessi: con un emendamento, introdotto nella “manovrina” sui conti pubblici sono stati reintrodotti i buoni lavoro, senza sostanziali modifiche con il passato.
“Il Governo sta prendendo in giro i cittadini che, insieme alla Cgil, hanno messo la loro firma per abrogare i voucher ed erano pronti per andare a votare” afferma Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale: “un atto scorretto, che, mostra ancora una politica distaccata dai bisogni e dalle condizioni concrete del lavoro e delle persone che lavorano; in questo caso un atto di forza che ripristina nei fatti il voucher dopo aver deciso di annullare il referendum proposto dalla Cgil impedendo quindi ai cittadini di esprimersi il 28 maggio proprio per l’abrogazione del voucher. Si decide di farlo senza un confronto con le parti interessate e senza tenere conto che più di un milione di cittadini ha firmato per un referendum e per la Carta dei Diritti Universali del Lavoro, la proposta di legge della CGIL dove è contenuta anche una proposta di regolamentazione del lavoro accessorio e occasionale”.
Un percorso, quello avviato dal Governo che non trova altra definizione se non quello di un attacco alla democrazia andando contro l’art. 75 della Costituzione.
Oltre al metodo in discussione è anche il merito cioè le motivazioni che giustificano questo ricorso nuovamente al voucher in una sorta di emergenza per cui senza i buoni l’economia italiana, a partire dal turismo, sarebbe a rischio operatività’ e inoltre, ci si assume la responsabilità’ di un ritorno alla piaga del lavoro nero. L’ assenza del voucher costituisce un vuoto emergenziale.
“In molti sostengono che l’abolizione dei voucher abbia portato un vuoto legislativo, la mancanza cioè di una specifica normativa del lavoro occasionale e di conseguenza un repentino aumento del lavoro nero” afferma la segretaria generale, “ma tutto ciò non corrisponde a verità. Lo dimostrano i tanti strumenti di flessibilità previsti dai contratti nazionali di lavoro, le tante tipologie contrattuali utilizzabili. L’unico interesse dimostrato con questo emendamento è quello di trovare modalità per abbassare il costo del lavoro per le imprese, senza creare un vero rapporto di lavoro e senza alcuna attenzione alla qualità del lavoro.”
È sicuramente necessario normare il lavoro occasionale, tanto che la Cgil nella Carta dei Diritti, la proposta di legge presentata nel 2016, agli art.80 e 81, ha avanzato un’ipotesi per colmare questo vuoto per le famiglie, ma non per le imprese che hanno già tante possibilità per regolare i rapporti di lavoro.
Nella manovra su cui il Governo ha ottenuto la fiducia, invece, viene introdotto un “Libretto di Famiglia” per il lavoro occasionale in ambito domestico e il “Contratto PrestO” per ridare i buoni lavoro alle imprese fino a 5 dipendenti (l’80% delle aziende italiane), anche se non viene stipulato un rapporto di lavoro e non si può quindi parlare di contratto.
Si continuerà ad usare quindi uno strumento che dovrebbe gestire il lavoro occasionale, per esigenze a lungo termine, come se fosse un lavoro stabile, ma senza il riconoscimento di diritti e tutele come la malattia, le ferie e la disoccupazione.
Per questo la Cgil continuerà a portare avanti #Schiaffoallademocrazia un appello al Presidente della Repubblica, perchè come viene evidenziato nel testo dell’appello, è “necessario sollevare una questione di illegittimità di tali decisioni sia presso la Suprema Corte di Cassazione che ha annullato il referendum sull’abrogazione dei voucher in ragione di un provvedimento legislativo smentito pochi giorni dopo da un altro, sia presso la stessa Corte Costituzionale” .
Inoltre viene chiesto “al Presidente della Repubblica il suo autorevole intervento al fine di tutelare lettera e sostanza dell’art. 75 della Costituzione, anche valutando l’opportunità di non promulgare la legge almeno sino al pronunciamento della nostra Suprema Magistratura”.

La manifestazione di sabato 17 giugno a Roma è un messaggio ancora più forte dopo il voto del Senato che ha reintrodotto i voucher sotto altro nome  “per difendere la democrazia e il diritto dei cittadini a decidere, per contrastare la precarietà, per un lavoro dignitoso tutelato e col pieno riconoscimento dei diritti.”
La Filcams particolarmente colpita dall’utilizzo e dall’abuso dei voucher nei propri settori, sarà in piazza al fianco della Cgil per contrastare questo attacco al mondo del lavoro e ai diritti.

Diario Terziario Giugno 2017

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In occasione della Giornata Internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori domestici che si celebra il 16 giugno EFFAT European Federation of Food, Agriculture and Tourism Trade Unions ha lanciato la campagna #Myfairhome per il riconoscimento del lavoro decente per i lavoratori del settore.
Anche la Filcams, da anni impegnata al fianco dei lavoratori, aderisce alla per garantire all’interno delle proprie case il riconoscimento della dignità del lavoro domestico per il diritto alla retribuzione, al riposo e alla sicurezza.

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L’invito a firmare l’appello del Segretario generale della Cgil Susanna Camusso:

http://www.schiaffoallademocrazia.it

“Come certamente è noto, la CGIL ha proposto due quesiti referendari – sull’abrogazione dei voucher e la responsabilità solidale negli appalti – a sostegno dei quali sono state raccolti oltre due milioni di firme.
Ammessi dalla Suprema Corte di Cassazione, i due referendum avrebbero dovuto svolgersi lo scorso 28 maggio.

Con un Decreto Legge, definitivamente convertito lo scorso 21 aprile, il Governo ha deciso di cancellare i voucher, determinando così la decisione della Corte di Cassazione di annullare la prova referendaria.
Con una scelta che non ha precedenti nella storia della Repubblica, pochi giorni dopo l’annullamento del referendum, la maggioranza di Governo ha promosso un emendamento alla legge di correzione del bilancio che di fatto reintroduce i voucher.

Con la presente, non vogliamo discutere l’opinione di ciascuno sui voucher e sul modo scelto per normare il lavoro occasionale, bensì rimarcare come si sia in presenza di un’aperta violazione dell’art. 75 della Costituzione e di uno schiaffo alla democrazia, perché con un repentino voltafaccia parlamentare si è di fatto impedito ai cittadini di esprimersi col voto sulle materie proposte dal referendum.
Per questi motivi, proponiamo di sottoscrivere l’appello allegato, allo scopo di chiedere rispetto per la nostra Costituzione e per la democrazia.
Certa di trovare attenzione e disponibilità, un cordiale saluto”.

http://www.schiaffoallademocrazia.it/

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Ristorazione collettiva e commerciale, pulizie e multiservizi, agenzie di viaggio, migliaia di lavoratrici e di lavoratori scenderanno in piazza per manifestare contro i mancati rinnovi dei contratti nazionali di settore, #FuoriServizio.

Dopo lo sciopero nazionale del 31 marzo scorso a Roma, le iniziative di questi giorni si svolgeranno a livello territoriale, con scioperi e presidi per richiamare l’attenzione sulla necessità del rinnovo dei contratti nazionali, scaduti ormai da più di 4 anni.

Sono circa un milione e mezzo i lavoratori coinvolti che sono in attesa di un aumento economico dignitoso, il rispetto dei diritti e delle tutele e il potenziamento del welfare.

“Lo abbiamo affermato il 31 marzo e lo riaffermiamo ora: se non avremo risposte continueremo la nostra mobilitazione, non ci fermeremo” afferma la Filcams Cgil. “Vogliamo che venga riconosciuto il vero valore di chi svolge un lavoro indispensabile per i cittadini della nostra società, e permette lo svolgimenti di servizi funzionali alla collettività”.

#FuoriServizio. Una settimana di scioperi e iniziative in tante città italiane,  che vedranno impegnati lavoratrici, lavoratori e le tante Filcams territoriali insieme per combattere per i propri diritti.

In Toscana iniziative in tutta le città, così come in Veneto dove tutti i presidi saranno svolti davanti le aziende ospedaliere. Iniziative anche a Milano, il 31 maggio a Piazza della Scala; a Genova sempre il 31 maggio davanti la prefettura, cosi come nella stessa data si fermeranno Bari, Bologna, Brindisi, Lecce e tutta la Sicilia.

Roma ha diversi appuntamenti, il 29 maggio, il 31 maggio e il 1 giugno.

I lavoratori della Campania si fermano l’8 giugno, l’appuntamento a Torino è per il 12 giugno davanti la prefettura, mentre in Sardegna per il 15 giugno.

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“Reintrodurre i voucher sarebbe un grave errore e un attacco ai percorsi democratici” commenta così Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil la possibilità che un emendamento inserisca nuovamente nella manovra sui conti pubblici, regole sul lavoro occasionale troppo simili al passato.

Con un referendum popolare la Cgil aveva raccolto più di 1 milione di firme per un referendum sull’abrogazione dei voucher e il governo, per evitare la consultazione che era stata fissata per il 28 maggio, ne ha deciso l’abrogazione.

“L’esigenza di normare il lavoro occasionale non può, nuovamente, colpire i lavoratori e svalorizzare il lavoro” prosegue Maria Grazia Gabrielli. “La pressione che arriva da una parte della politica e anche dalle associazioni degli imprenditori non può minare il percorso democratico che è’ stato seguito e portare ad un’introduzione repentina e superficiale di nuovi formule che ricalcano i buoni lavoro. Tra l’altro una scelta – che se portata avanti – sconta anche l’assenza di un confronto con il sindacato che ha già avanzato proposte. Infatti, la Cgil ha già’ depositato una proposta di legge popolare, la Nuova Carta dei Diritti Universali del lavoro, che al suo interno contiene proposte anche sul lavoro accessorio.

Si parla di vuoto normativo creato dall’assenza del voucher e di come questo mini la funzionalità’ e l’attività’ delle imprese in procinto anche della stagione turistica. Un allarme che porta a dire che si tornerà’ al lavoro nero che peggiorerà la condizione dei lavoratori.

La Filcams, particolarmente colpita dall’utilizzo dei voucher nei propri settori, ritiene che bisognerebbe interrogarsi sul fatto che reintrodurre strumenti che pagano meno il lavoro rispetto alle retribuzioni dei Contratti Nazionali – estendendo il confine dell’occasionalità e di ciò’ che si considera accessorio nelle aziende, aldilà’ della dimensione dell’azienda stessa –  non risolve il tema del lavoro nero, si dequalifica il lavoro e la condizione delle persone che hanno bisogno di lavorare; si  destruttura soprattutto il lavoro regolare e gli strumenti di flessibilità e per la stagionalità’ previsti anche dai contratti nazionali di lavoro. Per questo riteniamo la scelta in discussione sbagliata e continueremo a contrastarla.

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La Filcams Cgil aderisce alla proposta di legge per rimuovere il vincolo della subordinazione per l’esercizio della professione forense.

La proposta è nata in seno alla Consulta delle Professioni della Cgil a cui partecipa attivamente la nostra categoria.

Come Filcams Cgil siamo interessati alla proposta perché, in caso diventi legge, la figura dell’avvocato dipendente andrà normata all’interno del Contratto Nazionale degli Studi Professionali.

Inoltre, la proposta risulta coerente con le diverse iniziative messe in campo dalla Filcams negli anni scorsi rivolte ai giovani professionisti degli studi professionali.

La Filcams nazionale e territoriale di concerto con la Consulta delle professioni e alcune associazioni sta organizzando in diversità città iniziative e convegni per informare i giovani avvocati dell’opportunità offerta dalla proposta di legge.

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Sciopero e sit-in davanti al palazzo del Comune di Jesi dei lavoratori degli appalti delle pulizie del Comune. Lo sciopero, proclamato dalla Filcams Cgil di Ancona, è legato al cambio di appalto cui ha fatto seguito un taglio delle ore lavorative, mentre le metrature dei locali da pulire sono aumentate.

Lavoratori e sindacalisti hanno chiesto al sindaco di fissare un incontro tecnico tra le parti coinvolte (azienda, sindacato e Rup, responsabile unico procedimento) per chiarire la vicenda che ha portato i dipendenti della Cm Service a proclamare lo stato di agitazione e lo sciopero.

“Siamo stanchi di vedere che, nonostante i nostri solleciti e la firma del protocollo sugli appalti dell’Anci Marche con i sindacati, non ci sia la volontà di costruire insieme alle parti sociali un capitolato di gara con regole certe rispetto alle clausole di salvaguardia, alle garanzie occupazionali e di reddito dei lavoratori.” afferma Rita Giacconi, segretaria provinciale Filcams Cgil.

“Se il sindaco ci convocherà, sospenderemo lo sciopero e i lavoratori torneranno al lavoro”, “in caso contrario, la nostra mobilitazione continuerà con ulteriori iniziative di lotta”.

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Un’iniziativa comune, organizzata insieme da Filcams, Filt e Flai Cgil per avviare una riflessione sul settore degli appalti, in particolare sul delicato tema della legalità nel comparto.

Il 18 maggio a Modena, si terrà un primo confronto per poi intraprendere un percorso di proposte concrete grazie al coinvolgimento dei funzionari sindacali delle tre categorie che suddivisi in focus group affronteranno diversi temi: il confronto tra i diversi contratti nazionali, la contrattazione e l’azione sindacale di sito e di filiera, la regolarità e la legalità negli appalti.

L’idea di sviluppare un’iniziativa nazionale proprio a Modena viene dall’esperienza positiva che si è prodotta nel territorio in occasione della vertenza sorta nell’ambito della filiera della macellazione delle carni, che ha coinvolto sia i lavoratori alle dipendenze dirette dei macelli, sia quelli occupati negli appalti.
“La Filcams è da diversi anni impegnata per migliorare le condizioni di chi lavora nel settore degli appalti, in particolare per individuare regole condivise ed arginare le tante forme di illegalità” afferma Elisa Camellini, segretario nazionale della Filcams Cgil Nazionale. “Un lavoro precario per il basso numero di ore assegnate e la retribuzione non sufficiente ad un reale sostentamento. Un lavoro invisibile, mortificato dai continui tagli delle risorse e delle ore di lavoro, condizionato dai continui cambi appalto che peggiorano le condizioni di lavoro.

L’iniziativa congiunta ha l’obbiettivo di avviare un’azione comune per migliorare le tutele dei dipendenti del settore  iniziando un lavoro in sinergia  che ci porterà alla presentazione di un “Protocollo di Buone Pratiche”.

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Grande partecipazione allo sciopero plurisettoriale

Sono arrivati con 94 pullman da tutta Italia le lavoratrici e i lavoratori dei settori della Ristorazione Collettiva e Commerciali, Agenzie di Viaggio e Pulizie Multiservizi, in sciopero e in presidio a Piazza della Bocca della Verità a Roma, per chiedere i rinnovi dei contratti nazionali di settore – che coinvolgono un milione e mezzo di lavoratori – fermi da più di 4 anni.

#FuoriServizio

“Una battaglia comune per il riconoscimento dei diritti e del valore del lavoro” affermano i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti, soddisfatti della partecipazione.

“Le parti datoriali con le quali da mesi si è sviluppato il confronto, stanno ponendo sul tavolo di trattativa pregiudiziali importanti che stanno impedendo il confronto, come il peggioramento delle tutele previste in caso di malattia, le modifiche all’articolato del cambio di appalto e le proposte di aumenti retributivi irrisori” proseguono i sindacati. “Non possiamo accettare proposte che non fanno altro che peggiorare le condizioni di lavoro degli addetti del settore”.

Mense e pulizie nelle scuole e negli ospedali, ristorazione commerciale, sono settori strategici per la nostra società, servizi indispensabili per il regolare svolgimento delle attività quotidiane. Settori dove la precarietà lavorativa ed economica fa da padrona, dove la presenza femminile è molto alta e tanti sono i part time cosiddetti involontari.

“Rinnovare il contratto nazionale vuol dire ridare dignità e rispetto al lavoro” afferma un lavoratore in piazza.

Essere senza contratto però vuole dire anche non avere regole di riferimento condivise “con il rischio che aumentino i ricatti e la vulnerabilità dei lavoratori, in balia delle decisioni aziendali”.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti dichiarano la loro disponibilità a riavviare i confronti, purché senza condizionamenti pregiudiziali da parte delle associazioni datoriali, per giungere ai rinnovi dei contratti nazionali.

Le immagini dello sciopero

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Lo scorso 24 marzo a Roma presso la sede nazionale della Fisascat Cisl si è tenuto il secondo incontro per il rinnovo del Contratto Nazionale delle farmacie speciali.

Assofarm non presenterà una propria piattaforma, ha illustrato alcune riflessioni preoccupate rispetto alle richieste di ordine economico, essenzialmente riferendosi alla richiesta retributiva e di revisione delle maggiorazioni.

Le parti datoriali in merito alla Bilateralità si sono dichiarate disponibili alla strutturazione della materia e alla discussione per l’individuazione di un Ente; mentre sono emerse delle perplessità rispetto all’articolazione di un inquadramento adeguato con il nuovo modello di Farmacia del Territorio che, stante le dichiarazioni parte datoriale, non presenta servizi remunerativi e che rallenta le burocrazie a livello territoriale.

I sindacati hanno rinnovato la richiesta di poter valutare congiuntamente i dati relativi ai regimi di apertura e alla platea della forza lavoro impiegata nel settore.

Prossimo incontro previsto 4 maggio.

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Attesi migliaia di lavoratrici e lavoratori alla manifestazione nazionale a Roma in piazza Bocca della Verità.: è #Fuoriservizio.

Sono migliaia le lavoratrici e i lavoratori attesi alla manifestazione nazionale unitaria del 31 marzo organizzata a Roma dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti con presidio statico a Piazza Bocca della Verità in supporto della giornata di sciopero plurisettoriale multiservizi e turismo. La protesta #FuoriServizio è stata indetta dalle quattro sigle a seguito della interruzione delle trattative e dello stallo negoziale che non consentono ad oggi di rinnovare i contratti nazionali di settore scaduti dal 2013.

Coinvolti oltre un milione e mezzo di addetti delle imprese di pulizia/servizi integrati/multiservizi, della ristorazione collettiva, dei pubblici esercizi e delle agenzie di viaggio, per i quali le categorie dei sindacati confederali Cgil Cisl Uil rivendicano un aumento economico dignitoso, senza retrocessioni sui diritti e tutele, ed il potenziamento del welfare.

#FuoriServizio

Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UIltucs e Uiltrasporti in un comunicato congiunto hanno stigmatizzato la posizione delle associazioni imprenditoriali di settore Anip Confindustria, Legacoop Servizi, Federlavoro Servizi Confcooperative, Agci e Unionservizi Confapi, Angem ed Alleanza delle Cooperative, Fipe e Fiavet Confcommercio, che «hanno sempre posto come condizione per il rinnovo dei rispettivi contratti nazionali di lavoro, la restituzione di parte di importanti elementi economici e normativi (permessi, scatti, carenza malattia), secondo la logica sbagliata che un  accordo nazionale debba vedere un finanziamento diretto da parte dei lavoratori» spiega la nota.

Alla base della mobilitazione, sottolinea il comunicato, anche «l’indisponibilità di alcune imprese ad offrire garanzie nei subentri di attività nei centri commerciali» e le pretese inaccettabili sul «peggioramento delle tutele previste in caso di malattia, modifiche all’articolato del cambio di appalto e le proposte di aumenti retributivi irrisori».

«Chi opera in questi settori svolge un lavoro prezioso, talora essenziale per garantire servizi anche  irrinunciabili a cittadini e viaggiatori» prosegue la nota unitaria che invita i lavoratori a prendere parte alla mobilitazione «per ottenere, senza sottostare a pregiudiziali, subito il rinnovo dei contratti nazionali di settore, da troppo tempo scaduti» e «per difendere il potere di acquisto dei salari e i diritti di più di un milione  e mezzo di lavoratrici e lavoratori».