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stenotipista

Ci sono voluti quasi vent’anni e un ultimo cambio di appalto per mettere ordine nella giungla di contratti applicati alle lavoratrici e ai lavoratori stenotipisti occupati nei tribunali negli appalti di servizi di fonia, trascrizione e stenotipia degli atti dibattimentali penali.

Da quando i servizi richiamati sono stati esternalizzati dall’amministrazione della Giustizia, nonostante il delicato lavoro svolto nella registrazione, trascrizione e stenotipia delle udienze di carattere penale – tra cui gli atti dei maxi processi per mafia e camorra – e nonostante tale lavoro venga svolto da personale che ha una preparazione specialistica, nonché investito di una importante responsabilità, finora non era mai stato possibile dare risposte certe in ordine al Contratto Collettivo Nazionale da applicare e riconosciuto le figure professionali che vi operano.

Nel corso degli anni le lavoratrici e i lavoratori, in funzione dell’impresa di cui diventavano dipendenti, in assenza di una riconducibilità chiara delle loro figure professionali e le attività svolte, si sono visti applicare i più disparati CCNL: dal contratto del commercio, terziario e servizi, agli studi professionali, al contratto dei dipendenti degli istituti del clero, fino alle colf e badanti, senza contare tutte le partite iva e gli associati in partecipazione.

Dopo la gara indetta nel 2014 e tre anni di proroghe intervenute rispetto ai continui ricorsi, a luglio del 2017 l’appalto è stato definitivamente aggiudicato al Consorzio C.I.C.L.A.T. che ha dato la gestione operativa alle società consorziate Nuovi Orizzonti, Ricina e Verbatim.

Le tre imprese, che da sempre applicano il CCNL dei servizi di pulizia, servizi integrati/multiservizi, hanno dato immediatamente avvio alle procedure di cambio di appalto, secondo l’articolo 4 del dettato contrattuale, per il passaggio alle loro dipendenze dei lavoratori già occupati con le precedenti aziende esecutrici dei servizi.

La procedura del cambio di appalto, che prevede obbligatoriamente il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali, ha fatto emergere da subito tutte le criticità di dare una corretta applicazione contrattuale alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti, sia per le specificità dei servizi svolti, sia per la pluralità di condizioni contrattuali da cui provenivano.

Inoltre, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti Uil, firmatarie del CCNL applicato dalle aziende, hanno valutato lo stesso non propriamente rispondente alle attività svolte e la necessità di intervenire con una contrattazione integrativa aziendale ad hoc per armonizzare le diverse provenienze e creare un quadro di riferimento certo per il riconoscimento di un vero e proprio settore di attività.

Le imprese, unitamente al Consorzio, hanno accolto la richiesta delle Organizzazioni Sindacali consapevoli che la definizione di un contratto integrativo interaziendale con contenuti di merito avrebbe permesso di dare ordine e regole chiare per perimetrare il settore dei servizi di fonia, trascrizione e stenotipia, determinando un punto di riferimento certo anche per la committenza nell’ambito della definizione delle nuove gare di appalto e permettere una più leale concorrenza.

Per le difficoltà di centrare l’obbiettivo che si sono date le parti è trascorso un anno dall’avvio della trattativa e il 31 luglio 2018 è stato sottoscritto il primo Contratto Integrativo Interaziendale per le lavoratrici e i lavoratori addetti ai servizi di fonia, registrazione e stenotipia degli atti dibattimentali penali.

Il contratto integrativo ha nei suoi punti di forza: la stessa affermazione che l’applicazione del CCNL di riferimento, con la clausola sociale, fornisce una immediata risposta al problema della continuità occupazionale nel cambio di appalto; la declinazione puntuale e precisa dei profili professionali, incastonati nella declaratoria del CCNL; traduce le particolarità dell’organizzazione del lavoro sempre nelle condizioni dettate dal contratto nazionale; riconosce trattamenti economici migliorativi sugli scatti di anzianità, la reperibilità, le trasferte e codifica una indennità specifica per chi svolge lavori di trascrizione oltre la normale produzione; regolamenta il lavoro agile e il telelavoro, dove sono impiegati tutte le lavoratrici e i lavoratori che svolgono servizi di trascrizione.

Un ulteriore impegno preso dalle parti è quello di trasmettere congiuntamente il Contratto Integrativo Interaziendale sottoscritto al Ministero della Giustizia e al Ministero del Lavoro per avere pieno riconoscimento dei trattamenti contrattuali definiti e utili per la determinazione del costo del lavoro per le future gare di appalto, soprattutto per eliminare il ricorso a gare che pagano sulla base dei caratteri trascritti, definendo di fatto un lavoro a cottimo.

Un risultato che le Organizzazioni Sindacali, unitamente alle Rappresentanze Sindacali Aziendali, hanno costruito con grande fatica e che su alcuni aspetti sconta delle debolezze determinate dal primo contratto integrativo del settore, ma che getta le basi vere su cui finalmente le lavoratrici e i lavoratori potranno dire di poter avere un perimetro contrattuale di riferimento certo, la giusta definizione dei profili professionali che esprimono e il riconoscimento dovuto ad un settore di attività così importanti e delicate.

settore termale

“I lavoratori addetti alle pulizie delle sedi dei Vigili del Fuoco in alcune regioni non percepiscono gli stipendi da mesi e il taglio delle ore lavorative messe a disposizione nei Comandi Provinciali crea malcontento e disservizio”. A denunciarlo in una nota sono la Fp Cgil Vigili del Fuoco e la Filcams Cgil, precisando che “dopo il caos prodotto nelle gare di appalto al massimo ribasso per il servizio di ristorazione, realizzate dall’Amministrazione Vigili del Fuoco, con ricadute negative sulle lavoratrici e sui lavoratori delle mense e conseguentemente sulla qualità del servizio erogato, la miopia e l’assoluta assenza di lungimiranza dell’Amministrazione e dei suoi Dirigenti colpisce ancora”.

“Se questa è la situazione – prosegue la nota – è assolutamente evidente che tutto il sistema degli appalti all’interno dei Vigili del Fuoco va rivisto; questa gestione avrà come unico risultato l’abbassamento qualitativo del servizio reso dalle ditte appaltatrici e l’inevitabile abbassamento delle tutele degli addetti già stritolate da un sistema che li sottopone a condizioni di lavoro al limite della dignità sia per i bassissimi livelli stipendiali sia per la frammentazione degli orari di lavoro”.

“Restiamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori a difesa della loro occupazione – aggiungono la Fp Cgil Vigili del Fuoco e la Filcams Cgil -. A tale scopo siamo già intervenuti con fermezza per un’immediata soluzione che riconosca quantomeno le mensilità arretrate al personale e il ripristino delle ore prestate per erogare un servizio dignitoso, perché il rischio di impresa, per offerte al massimo ribasso, non può essere fatto pagare agli addetti. Allo stesso tempo invitiamo i vertici dell’Amministrazione dei Vigili del Fuoco ad un cambio di rotta concreto, a partire dalla reinternalizzazione di tutti i servizi (da quelli di ristorazione a quelli delle pulizie) e delle lavoratrici e dei lavoratori in essi occupati”, concludono Fp Cgil Vvf e Filcams Cgil.

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In occasione del recente sciopero nazionale degli addetti alla vigilanza privata, Sicuritalia ha impedito il libero esercizio del diritto di sciopero garantito dalla Costituzione, precettando lavoratori addetti a servizi indicati arbitrariamente come essenziali.

Il giudice ha dato ragione alla Filcams Milano ritenendo antisindacale il comportamento di Sicuritalia in occasione dello sciopero della Vigilanza dello scorso 4 maggio.

In particolare il giudice ha ritenuto illegittimi gli ordini di servizio imposti da Sicuritalia nei confronti dei lavoratori occupati in alcuni appalti di Milano, perché lesivi del diritto di sciopero e ha disposto che Sicuritalia, in occasione di eventuali futuri scioperi, attivi in maniera tempestiva gli incontri finalizzati alla identificazione e alla regolamentazione delle prestazioni indispensabili al fine di garantire, attraverso la stipula di accordi con le organizzazioni sindacali competenti, l’erogazione dei servizi pubblici essenziali.

“Crediamo che questa sentenza – dice Marco Beretta, segretario generale Filcams Cgil Milano – dimosti come vi sia la massima attenzione da parte nostra per non permettere a questa Azienda o ad altre di agire unilateralmente e laddove vi siano i presupposti, di ricorrere anche alla via giudiziale affinché i diritti vengano correttamente ripristinati”.

Securitalia potrebbe opporsi presentando richiesta di appello, ma se così fosse “la Filcams Cgil – dice ancora Beretta – sarà pronta a ribadire le proprie ragioni ritenendosi pienamente nel giusto”.

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Sabato 30 giugno si svolgerà l’incontro “Non una di meno. Il valore della cura. Inchiesta sul lavoro domestico e di cura“. Ad organizzarlo l’Indipendent Festival Roma e Non una di Meno Roma. L’appuntamento è alle ore 18 presso il ponte Nomentano (zona Montesacro) di Roma. Fino alle ore 21 si alterneranno gli interventi di: Charito Basa - Associazione Filippo Women’s Council; Sabrina Marchetti - Docente Università Cà Foscari; Sara Picchi - Ricercatrice e attivista femminista.
Per la Filcams Cgil, prenderanno parte all’iniziativa Luciana Mastrocola e Sara Gomez.

Nel corso della serata si parlerà delle pratiche, delle reti e delle proposte politiche riguardanti il lavoro domestico che in Italia, a sette anni dalla firma della Convenzione ILO, rimane ancora un settore in cui i diritti faticano ad essere riconosciuti.

Ci si confronterà anche con Graciela Gallego Cardona, fondatrice del SEDOAC, una delle associazioni più attive nella battaglia per un lavoro domestico dignitoso con sede a Madrid.

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Filcams Cgil Nazionale sostiene la campagna StopGBVatWork contro la violenza sul lavoro e le molestie di genere (GBV l’acronimo in inglese).

L’iniziativa globale abbraccia tutti i comparti lavorativi, ma da qualche anno ha  puntato l’attenzione sui lavoratori domestici, che subiscono molteplici forme di violenza di genere, anche se le loro storie sono raramente raccontate. Nei giorni scorsi si è tenuta la 107° Sessione dell’ILO (organizzazione internazionale del lavoro), dove in forma tri-laterale si sono incontrati i rappresentati delle parti datoriali, le organizzazioni sindacali e i governi.

Dallo scorso anno e fino al 2020, l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) sta lavorando in vista di una legge per “porre fine alla violenza e molestie contro le donne e gli uomini nel mondo del lavoro”, attraverso ciò che è noto come il procedimento di “impostazione standard”. Lo standard eventualmente adottato dall’ILO potrà essere uno strumento vincolante (noto come convenzione) o una guida non vincolante (sotto forma di raccomandazione); l’uno non esclude l’altra, dato che lo “standard” potrebbe prevedere anche una Convenzione accompagnata da una raccomandazione.

Per la Federazione Internazionale Lavoratori Domestici (IDWF) ha parlato Myrtle Witbooi (nella foto sotto), attuale presidente della federazione, per illustrare la piattaforma rivendicativa di tutti i Lavoratori Domestici del mondo che subiscono violenze sia fisica, psicologica e sessuale.

Myrtle Witbooi - Preseidente IDWF

La confederazione internazionale dei lavoratori domestici porta avanti la propria battaglia in merito a questo tema con la sua campagna #MyFairHome, che ha come obiettivo “sensibilizzare” l’opinione pubblica in merito a questo problema. Lo scorso anno la Filcams Cgil è stata l’immagine di questa campagna per l’Europa.

Quest’anno Filcams è stata chiamata a dare un ulteriore sostegno, veicolando attraverso i canali social lo slogan #StopGBVatWork  ovvero “Basta Violenza di Genere nei Luoghi di Lavoro”, come anche dichiarato dalla Cgil Nazionale (leggi QUI la dichiarazione della CGIL).

 

 

amazon in sciopero

La notizia arriva con un “tweet” in cui l’Ispettorato Nazionale del Lavoro dichiara: “#Amazon: #IspettoratoLavoro accerta violazioni in materia di #somministrazionedilavoro. Oltre 1300 lavoratori potranno essere assunti a tempo indeterminato”.

Un accertamento che conferma i dubbi già sollevati dal Sindacato in ordine all’abuso dell’utilizzo di lavoratori somministrati oltre i limiti quantitativi individuati dal contratto collettivo applicato e già esternate lo scorso anno durante il conflitto che è culminato nello sciopero del cosiddetto Black Friday.

Sono 1.308 le posizioni in eccesso utilizzate dal gigante dell’e.commerce a Piacenza, che potranno richiedere la loro stabilizzazione con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
La Filcams, che ha da sempre dubitato delle quote di impiego del lavoro interinale in Amazon, è pronta ad andare fino in fondo. “Con tutti i lavoratori impiegati oltre le quote previste dalla legge – spiega Massimo Mensi che per Filcams Nazionale segue le vicende del colosso americano – vorremmo arrivare a verificare le loro posizioni e valutare tempi e modi per la richiesta dell’assunzione a tempo indeterminato” .

Impegno concreto anche dalla Cgil Nazionale, con la segretaria Tania Scacchetti che twitta: “Dopo l’importante accordo a Piacenza continuiamo a batterci per far rispettare i diritti e estenderli ai nuovi lavori. Subito l’incontro con l’azienda per regolarizzare la posizione dei lavoratori”. Aggiungendo nelle dichiarazioni alle agenzie che le chiedono cosa rappresenti questa vicenda: “L’esito dell’ispezione conferma alcune preoccupazioni che abbiamo sul modello Amazon: anche il nuovo lavoro, legato al digitale, ha dei limiti. E così si scopre che in molti casi il tasso di sfruttamento della forza lavoro è alto”.

L’attività ispettiva è partita a dicembre, con le segnalazioni fatte da lavoratori e sindacati proprio in merito alla presenza di molti lavoratori somministrati nel principale magazzino italiano di Amazon in Italia a Castel San Giovanni (Piacenza) in uno dei periodi “caldi”, sotto Natale, per le vendite online.

#Siamodovesei

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Due giorni di confronto e approfondimento per comprendere le evoluzioni del mondo lavoro nell’era del 4.0 e affrontare complessivamente la situazione contrattuale della categoria, The New Order.

L’assemblea generale della Filcams Cgil si riunisce a Roma il 5 e 6 giugno nello spazio riqualificato dell’Ex Dogana per la conclusione e verifica di un percorso avviato a ottobre 2016 a Torino, quando la prima tappa dell’iniziativa ha portato la categoria a definire gli obbiettivi per il futuro: “Includere le lavoratrici e i lavoratori ai margini del mercato del lavoro, avviare innovativi percorsi di contrattazione per coinvolgere chi spesso resta escluso”.

Altre tappe intermedie, a Firenze, Milano e Bari, hanno scandito il percorso The New Order, che a Roma troverà un altro momento importante per un’analisi in prospettiva delle priorità che la Filcams Cgil dovrà affrontare rispetto ai diversi settori, agli strumenti a disposizione e al contesto di riferimento che continua a subire mutamenti repentini.

Contrattazione e inclusione, continuano ad essere le due parole chiave che la categoria ha rispetto alla situazione dei lavoratori più deboli, meno tutelati, precari o in situazione di maggiori difficoltà.

Confermata nuovamente la modalità di dibattito: una discussione informale, aperta, rivolta all’approfondimento di diverse tematiche con funzionari, delegati, esperti di settore e con il contributo dei dipartimenti della CGIL Nazionale.

 

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Nella imminente fase di riorganizzazione del gruppo Bassilichi Spa – Consorzio Triveneto (CTV) l’azienda ha raggiunto con i sindacati di categoria un accordo quadro che mette le mani avanti ponendo come condizione essenziale la tutela dei livelli occupazionali e territoriali.

Al confronto per la definizione dei vincoli che accompagneranno la riorganizzazione hanno partecipato i rappresentanti sindacali del terziario-servizi Filcams Cgil e Fisascat Cisl, dei servizi finanziari Fisac Cgil e dei metalmeccanici Fiom Cgil e Fim Cisl, unificando in questo modo i tavoli di trattativa che separati avrebbero portato ad un allungamento del confronto e ad un diverso risultato. Coinvolti direttamente, con le proprie RSU, anche i lavoratori delle sedi Bassilichi di Firenze, Siena, Bologna, Roma, Sassari e Milano e di Consorzio Triveneto di Padova e Sassari.

“Abbiamo strutturato l’accordo – dice Vanessa Caccerini, che per Filcams ha seguito la trattativa – per favorire le garanzie occupazionali e territoriali ai percorsi che l’azienda sta andando ad affrontare, che seguono una prima riorganizzazione del 2016, con l’adesione al gruppo Nexi.”

Nel dettaglio l’accordo siglato oggi, 1° giugno, fissa i criteri che CTV dovrà rispettare in termini di tutela occupazionale e territoriale, le caratteristiche dell’apertura della procedura di licenziamento collettivo con l’unico criterio della non opposizione al licenziamento e la costituzione, in tempi brevi, di una “NewCo”.

“C’è l’impegno – prosegue Caccerini – a non intervenire su riduzioni di personale coatte, impegnando la NewCo a ricercare le professionalità necessarie alle nuove produzioni e servizi tra i dipendenti Bassilichi CTV, allargando la partecipazione a nuovi soci in modo da rendere tale azienda più competitiva sul mercato di quanto non lo sia oggi.”

Dall’accordo quadro si evince che nel passaggio alla nuova società non saranno intaccati i livelli di inquadramento e tantomeno i contratti di lavoro di riferimento.

L’accordo, così formulato, ha passato anche il vaglio dei dipendenti, attraverso il referendum votato a margine delle assemblee dei lavoratori, cui ha partecipato il 77% degli aventi diritto al voto raccogliendo l’88% di voti favorevoli e il 12% di contrari.

“È un accordo importante – conclude la sindacalista Filcams Cgil – in continuità con le positive e consolidate relazioni industriali e che manifesta la volontà delle parti di continuare a percorrere la strada del confronto per raggiungere gli obiettivi del piano di riorganizzazione Bassilichi CTV confermando la disponibilità a ricercare soluzioni condivise.”

lavoratori domestici

Oltre la metà dei lavoratori domestici in Italia lavora senza un contratto regolare, circa il 75% degli addetti è donna, straniera e proviene in gran parte dai paesi dell’Est Europa. Il dato è emerso nel corso del convegno promosso dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) e svoltosi nei giorni scorsi a Roma, nella sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL).

L’attenzione dei rappresentanti dei tanti paesi europei partecipanti si è focalizzata su lavoratrici e lavoratori conviventi con la persona assistita, evidenziando pesanti carenze in tema di diritti sociali e del lavoro; carenze che per quanto riguarda la condizione italiana vengono acuite da una inadeguata spesa pubblica a sostegno delle famiglie che devono ricorrere a cure di questa natura. A questo proposito la situazione dell’Italia rappresenta un esempio indicativo: aumenta infatti il numero di lavoratori domestici in una società in rapido invecchiamento e il sistema di previdenza nazionale non è in grado di soddisfare la crescente domanda di assistenza, costringendo le famiglie ad addossarsi quasi completamente l’onere della spesa sanitaria.

“Il rapporto di lavoro in convivenza con la persona da accudire – ha detto nel suo intervento Luciana Mastrocola della Filcams CGIL – comporta per le lavoratrici addette una serie di criticità, prima tra tutte la difficoltà di conciliare i tempi di vita e di lavoro. Di fatto questo tipo di lavoro viene svolto quasi esclusivamente da lavoratrici immigrate, che vivono così situazioni di solitudine, lontane dai propri affetti, con difficoltà linguistiche e di inserimento nei contesti sociali.”

Mastrocola ha inoltre puntualizzato che le lavoratrici, straniere o italiane che siano, non godono in Italia della piena tutela dei diritti sociali riconosciuti alla generalità delle altre categorie professionali, e manca il riconoscimento sociale del loro lavoro, che oggi è diventato indispensabile in quanto sopperisce alle carenze del sistema sanitario e previdenziale italiano.

“Il governo italiano non ha avviato – ha concluso la rappresentante Filcams Cgil – l’attuazione di politiche sostenibili con sufficiente anticipo. Se vogliamo stare al passo con la domanda di cure e assistenza, dobbiamo riconoscere i diritti di questi lavoratori”.

In Italia la prima legge per la tutela del lavoro domestico retribuito risale al 1958 e il primo contratto collettivo speciale al 1974. Il paese, inoltre, ha ratificato la convenzione n. 189 dell’OIL sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici nel 2013. Nello stesso anno i sindacati e le associazioni di datori di lavoro hanno sottoscritto il contratto collettivo del lavoro domestico.

Intervenendo all’incontro, Sabrina Marchetti, docente associata all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha messo in evidenza la forte necessità di misure inclusive per i migranti di paesi terzi, sollecitando un “adeguamento del contratto collettivo italiano agli articoli della convenzione n.189 dell’OIL, in particolare per quanto riguarda i diritti alla maternità e il congedo di malattia per tutti i lavoratori del settore”.

L’incontro di Roma rientra tra le iniziative “Going local” del CESE che danno seguito al parere d’iniziativa del Comitato sui diritti dei lavoratori conviventi prestatori di cure e assistenza, adottato nel settembre 2016, che costituisce il primo documento politico a livello dell’UE ad occuparsi di questi lavoratori in Europa. Per lungo tempo, infatti, tale categoria è rimasta quasi completamente invisibile ai radar dei responsabili politici dell’Unione europea e degli Stati membri. L’obiettivo degli incontri è di far luce sulla situazione precaria di questa categoria nei mercati del lavoro europei, ma anche sulle numerose incertezze che devono affrontare i beneficiari di cure e assistenza che spesso si affidano a reti informali o ad Internet per reperire questi lavoratori. L’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, ha recentemente certificato che l’Italia è il secondo paese “più vecchio” al mondo: ciò significa che la domanda di cure e assistenza non può che aumentare. Per questo servirebbe che tutto il peso, anche economico dell’assistenza, non ricadesse più sulle famiglie, introducendo (è stato proposto dai rappresentanti dei datori di lavoro domestici) la totale deduzione del costo del lavoro domestico, che creerebbe un circolo virtuoso di maggiore occupazione regolare, maggiore professionalità e benessere per le famiglie.

A conclusione dell’incontro è stato formalizzato l’invito a tutte le parti interessate a dare attuazione al principio 18 del pilastro europeo dei diritti sociali (l’assistenza a lungo termine) prima che sia troppo tardi. In base a tale principio “ogni persona ha diritto a servizi di assistenza a lungo termine di qualità e a prezzi accessibili”.

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Siglato a Piacenza (nel sito di Castel San Giovanni) il primo accordo sindacale tra Amazon e i lavoratori rappresentati dalle organizzazioni sindacali di categoria, tra cui Filcams Cgil. Un accordo da considerarsi “storico” per le novità introdotte in tema di organizzazione del lavoro e riconoscimenti economici integrativi del contratto collettivo di lavoro.

L’accordo è stato siglato oggi 22 maggio su mandato dei lavoratori che hanno votato al referendum indetto dai sindacati a margine di 5 assemblee. Al voto ha partecipato circa un terzo degli aventi diritto; favorevoli all’accordo poco meno del 70% dei votanti.

I dettagli dell’accordo saranno illustrati domani 23 maggio nel corso di una conferenza stampa.

“Siamo soddisfatti di un risultato al momento unico in Europa – sottolinea Massimo Mensi, che per Filcams Cgil Nazionale segue le vertenze Amazon – che speriamo possa spianare la strada nell’apertura di tanti altri tavoli di confronto in tutti i paesi dove Amazon ha una propria sede”.

Principio ispiratore dell’accordo è l’equità, con una redistribuzione dei carichi di lavoro che elimina l’obbligo per alcuni lavoratori del lavoro notturno o pomeridiano, con una riorganizzazione più equa tra tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dei turni di copertura lavorativa nei weekend.

L’accordo avrà durata annuale, a decorrere dal prossimo 17 giugno, e fissa un primo paletto a quattro mesi dall’introduzione, per una attenta verifica dei risultati ottenuti.

“L’accordo prevede che il lavoro notturno sia inizialmente effettuato solo da dipendenti volontari, contemplando tra l’altro, una maggiorazione del 25% del compenso previsto dal contratto di lavoro – spiega ancora Mensi – ricorrendo ad una turnazione complessiva tra tutti i lavoratori solo nel caso non ci fossero le coperture richieste”.

Nella ripartizione del servizio nei weekend, inoltre, la turnazione sarà scandita sulla base delle otto settimane, con 4 fine settimana liberi consecutivi e turni alternati tra sabati e domeniche lavorative.

“Siamo di fronte ad un accordo importantissimo – sottolinea Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil Nazionale – anche alla luce degli scioperi e delle proteste dello scorso novembre, quando in occasione del Black Friday molti dipendenti hanno incrociato le braccia proprio per chiedere condizioni di lavoro meno pesanti e impattanti con la vita privata e famigliare. Un accordo che può ora aprire la strada verso nuove relazioni aziendali ed affrontare temi rilevanti come quello della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro”.

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Sciopero ad oltranza e presìdi fuori alle scuole. È la decisione presa dai lavoratori degli appalti pulizie scuole e decoro di Frosinone e Latina che da questa mattina (17 maggio) sono in sciopero e che sono stati in presidio sotto alla sede del Miur a Roma in viale Trastevere.

Nell’incontro tenutosi nella mattinata odierna presso lo stesso Miur, alla presenza anche di alcuni parlamentari e senatori della Repubblica, sono state denunciate da parte delle Organizzazioni sindacali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti e dalle Confederazioni di Cgil, Cisl e Uil del Lazio, oltre alle situazioni di indigenza e di emergenza sociale che i lavoratori stanno attraversando, anche gravissime situazioni di illegalità.

Le aziende coinvolte (Ma.ca, Servizi Generali e Smeraldo) continuano impunemente a beneficiare di soldi pubblici, e alcuni dirigenti scolastici (soprattutto in provincia di Latina) non stanno ottemperando alle indicazioni fornite dalle circolari ministeriali e a quanto previsto dalle normative in tema di appalti relativamente al pagamento in surroga e/o alle proroghe di appalto.

“Non è possibile che nessuno intervenga su denunce così pesanti che riguardano la correttezza e la trasparenza sugli appalti, rimpallandosi responsabilità su chi deve intervenire tra i vari Ministeri, la Consip, l’Anac (a cui tra l’altro è stata presentata un esposto più di un mese fa ad oggi senza risposta) e/o nascondendosi dietro un pronunciamento del Tar che non arriva mai!” è quanto afferma la Filcams Cgil Roma Lazio.

Il Miur si è impegnato a coinvolgere tutti gli enti preposti per verificare e risolvere tutte le gravissime anomalie che da tempo stanno coinvolgendo un appalto pubblico di grosse dimensioni come questo.
A tal proposito ha riconvocato urgentemente il tavolo per il prossimo lunedì 21 maggio alle ore 16, invitando a tale tavolo l’Usr del Lazio, il Ministero del Lavoro, l’Anac e la Consip.

Per tutti questi motivi e, considerando importante anche l’impegno preso dal Miur è stato sciolto il presidio odierno ma non lo sciopero generale ad oltranza con presidi fuori dagli istituti scolastici che hanno lo scopo di sensibilizzare anche il corpo docente, gli studenti ed i cittadini.
Il 18 maggio le aziende verranno denunciate anche per condotta antisindacale visto che hanno sostituito i lavoratori in sciopero con squadre di lavoratori esterni all’appalto.

Nei giorni scorsi l’invio di squadre esterne è avvenuto anche in tarda serata o in piena notte senza nessun controllo sugli accessi da parte dei dirigenti scolastici e mettendo a rischio anche la sicurezza degli istituti e l’incolumità degli studenti.
In occasione dell’incontro di lunedì, i lavoratori torneranno in presidio davanti al Ministero e chiederanno, come unica condizione per rimuovere lo sciopero ad oltranza: il pagamento dello stipendio e un nuovo appalto che veda definitivamente fuori le aziende Ma.ca, Servizi Generali e Smeraldo.
Tutto ciò per ridare un’esistenza normale, giustizia e dignità ai lavoratori e per ripristinare la legalità e la trasparenza su un appalto pubblico.

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Ancora una volta. Ancora oggi a Taranto, cosi come due giorni fa a La Spezia e prima ancora a Padova. Sono gli incidenti mortali sul lavoro, che quotidianamente ormai si susseguono.

Non bastano le denunce, le manifestazioni, gli scioperi, nel 2018 le morti sui luoghi di lavoro sono in aumento rispetto all’anno precedente. Secondo le stime dell’Inail tra gennaio e marzo 2018 sono stati 212 gli incedenti mortali, l’11,58% in più rispetto al 2017.

“L’ennesima tragedia, un’altra vita spezzata e ancora una famiglia distrutta” sono le prime parole di rabbia e sgomento di Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale, “perché i continui tagli negli appalti, stanno peggiorando la qualità e le condizioni di lavoro, e queste sono le conseguenze più gravi.”

Per questo condividiamo e siamo vicini alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Ilva di Taranto e dell’indotto in sciopero in queste ore.

L’indignazione e la protesta devono continuare: “abbiamo bisogno di un intervento forte, che coinvolga tutte le parti per fare in modo che migliori la sicurezza nei posti di lavoro e il controllo del rispetto delle regole, un piano strategico di interventi mirati e coordinati” afferma la segretaria generale.

“Tutti dobbiamo sentirci responsabili, nessun settore è escluso” prosegue “e dobbiamo affrontare con fermezza una situazione ormai non più sopportabile. Non c’è più tempo!”

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A Roma le guardie giurate chiedono il rinnovo del contratto Vigilanza Privata.

Sono giunti a Roma da tutto il territorio nazionale, migliaia di lavoratori della Vigilanza Privata e dei servizi fiduciari oggi in sciopero.

Alla manifestazione nazionale organizzata a Roma da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno preso parte in tanti e nei posti di lavoro l’adesione allo sciopero è stata di circa dell’80%, una partecipazione straordinaria. “Finalmente siamo di nuovo a Roma dopo tanti anni e siamo davvero tanti” ha affermato Sabina Bigazzi che segue il settore per la Filcams Cgil Nazionale. “La grande presenza di oggi, ci convince ancor di più che dobbiamo proseguire la strada intrapresa, continuando a sostenere le nostre rivendicazioni nei confronti delle imprese e delle istituzioni”.

Contratto Vigilanza Privata

Contratto nazionale di settore scaduto da più di 2 anni e proposte datoriali che tendono a peggiorare le condizioni di lavoro, sono questi i motivi che hanno portato i sindacati ad avviare la mobilitazione.

Tra le richieste inaccettabili delle imprese: l’estensione a 45 ore dell’orario normale di lavoro per le guardie impiegate nei servizi di vigilanza fissa; la possibilità di ricorrere al lavoro a chiamata/intermittente sia per la vigilanza privata che per gli altri servizi di sicurezza e inserire nel contratto le flessibilità previste dal Jobs act; l’abbattimento della durata oraria settimanale minima del part-time; la riduzione del periodo di comporto utile ai fini della conservazione del posto di lavoro; la compressione delle modalità di fruizione dei permessi della legge 104/92 e il superamento della copertura economica dei primi tre giorni di assenza per malattia.

Ora inizia una nuova fase di mobilitazione, che vedrà i lavoratori e i sindacati coinvolti per mettere in capo altre forme di lotta: “questa è la nostra forza – conclude Bigazzi. E rivolgendosi ai lavoratori “voi siete la nostra forza!”

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La drammatica situazione del settore dell’elettronica di consumo, la battaglia contro la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive in Europa e il focus sulle principali vertenze territoriali.
È online il nuovo numero di Diario Terziario, l’inserto di categoria di Rassegna Sindacale: “Elettronica di Consumo, serve una nuova strategia”.
Un approfondimento sul commercio online grazie al contributo di Trade Lab, società di analisi e consulenza, che insieme al Ce. Mu, il Centro Studi Multiservizi della Filcams, predispone report periodici sul terziario.

Diario Terziario Aprile 2018

Elettronica di consumo, cambiare strategia e modalità di vendita per sopportare la concorrenza
L’elettronica di consumo sta subendo profonde trasformazioni, anche a causa dell’espandersi dell’e-commerce. Un mondo complesso composto da tanti segmenti e diversi canali di vendita che incidono fortemente sulla distribuzione.
Trade Lab, società di analisi e consulenza, che insieme al Ce. Mu, il Centro Studi Multiservizi della Filcams, predispone report periodici sul terziario, ha elaborato, per un corso di formazione della Filcams Cgil di Firenze, un approfondimento sul settore mettendo in luce le trasformazioni e le difficoltà.

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La Filcams Cgil nella assemblea dei delegati della Fondazione Enasarco del 24 aprile 2018, con all’ordine del giorno la approvazione del bilancio consuntivo 2017, ha assunto una posizione critica circa la mancanza di un effettivo rilancio della Fondazione e la risoluzione dei problemi più importanti a partire dalla gestione del patrimonio, la mancata internalizzazione di alcuni servizi importanti e il costo eccessivo delle consulenze esterne.

La posizione della Filcams Cgil si è conseguentemente concretizzata in un voto di astensione.

Questo in coerenza con il mandato elettorale ricevuto e con il programma presentato in occasione delle elezioni per il rinnovo degli organi della Fondazione.

Ribadiamo infatti che una delle mission della Fondazione rimane quella di migliorare le prestazioni previdenziali degli iscritti sanando quelle modifiche dei regolamenti che, tra l’altro, la Filcams non ha mai approvato.

Rimane concretamente indispensabile lavorare per non vanificare i sacrifici richiesti alla categoria con i regolamenti stessi.

Abbiamo anche constatato che la maggioranza che ha sostenuto all’inizio i vertici della Fondazione, di fatto non esiste più e questo significa aprire una fase nuova nella vita della Fondazione avviando un confronto con tutte le parti sociali, e la Filcams Cgil si attiverà in questo senso, in primo luogo con i firmatari degli Accordi Economici Collettivi.

La Filcams Cgil ritiene che la Fondazione Enasarco è ancora uno strumento fondamentale, assieme alla contrattazione di settore, ma deve profondamente rinnovarsi per gestire la difficile fase di crisi e di trasformazione del settore.

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Le lavoratrici e i lavoratori delle vigilanza privata in sciopero il 4 maggio 2018 per rivendicare il diritto al rinnovo del contratto nazionale e per condizioni normative e salariali dignitose.

Il Contratto Nazionale di lavoro (CCNL) per i dipendenti da istituti ed imprese della vigilanza privata e dei servizi fiduciari è scaduto dal 31 dicembre 2015. Le associazioni nazionali dei datori di lavoro del settore, nel corso dell’incontro tenutosi il 27 febbraio 2018, dopo più di un anno di trattative, hanno presentato una serie di richieste che, se fossero complessivamente accolte, farebbero fare alla categoria un salto indietro di 30 anni.

Le proposte:

In questo contesto, i lavoratori e le lavoratrici della vigilanza e della sicurezza privata sono costretti ad affrontare anche un altro nemico. Da mesi si assiste ad un fenomeno devastante ad opera di fantomatiche associazioni datoriali e sindacati “gialli” che, seppure sprovvisti di qualsivoglia elemento di rappresentatività reale, sottoscrivono contratti “pirata” in cui le condizioni salariali e normative vengono sistematicamente ribassate, anche con meccanismi ingannevoli.

Malgrado le esigenze di sicurezza siano in aumento, la tendenza diffusa è fondata sul contenimento estremo del costo del lavoro: sono sempre più diffuse le gare a corrispettivi inferiori alla retribuzione oraria prevista dal contratto nazionale, indette persino dalla pubblica amministrazione.  Così la concorrenza sleale si scarica sulla pelle dei lavoratori, nel “silenzio” del ministero dell’interno e dell’autorità nazionale anti-corruzione. E’ ora di svelare la verità!

La sicurezza si garantisce solo se gli addetti della vigilanza e della sicurezza privata possono lavorare in condizioni dignitose e consone al rischio che devono prevenire, con un salario giusto e dignitoso.

Per questi motivi lavoratrici e lavoratori della sicurezza privata manifesteranno a Roma, in piazza Santi Apostoli, a partire dalle 10 di venerdì 4 maggio.

La giornata di sciopero è stata proclamata da Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs.

Per il contratto nazionale, per la legalità.

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Dopo la sentenza dell’11 aprile scorso del Tribunale di Torino che ha respinto le istanze dei sei riders, i quali avevano perso il lavoro dopo aver protestato contro l’introduzione del cottimo, arriva una buona notizia per i ciclofattorini di Foodora e delle aziende del gruppo Delivery Hero.

Il 16 aprile a Berlino si è tenuta la riunione conclusiva di una trattativa europea che ha visto seduti al tavolo da una parte Foodora ed il gruppo di cui fa parte, Delivery Hero, e dall’altra i rappresentanti dei lavoratori eletti in una Delegazione Speciale di Negoziazione (DSN). Per l’Italia, uno dei 14 paesi europei in cui opera la piattaforma digitale specializzata in consegne di pasti a domicilio, era presente la Filcams-CGIL.

Nel nostro paese Foodora registra 47 lavoratori dipendenti, ma sono molti di più, si stima oltre un migliaio, i ciclo-fattorini che ogni giorno coi loro borsoni termici rosa, sotto il sole, la pioggia o la neve, prendono i piatti di 1866 locali convenzionati (ristoranti di cucina tradizionale o etnica/gelaterie/pub/pizzerie) e li consegnano ai consumatori di 6 città italiane (Milano, Torino, Firenze, Bologna, Verona, Roma).

La trattativa si è avviata a seguito della decisione di Delivery Hero, gruppo con base a Berlino, di trasformarsi in Societas Europaea (SE), una forma di società per azioni transnazionale basata su una normativa comunitaria. Normativa, che tra le altre cose, prevede che i lavoratori partecipino alla costituzione e alla vita della SE, ne siano coinvolti attraverso procedure di informazione, consultazione e partecipazione da definire in sede negoziale.

“A tal fine si è svolta la negoziazione che è durata 6 mesi e ha visto le parti contrapporsi in maniera aspra, ma che si è conclusa ieri con un accordo che garantisce e tutela i diritti dei lavoratori ed una partecipazione effettiva alla vita del gruppo” – riferiscono Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams-CGIL e Stefania Radici, del Dip. Internazionale, i quali hanno partecipato  alla trattativa.

L’accordo prevede che ogni paese esprima almeno un rappresentante dei lavoratori in seno al Comitato Aziendale della SE, che sia data un’informazione dettagliata in merito alle strategie aziendali, ai piani di investimento o di dismissione, a tutti i programmi che possano incidere sull’organizzazione del lavoro e sull’occupazione in generale, introduce procedure chiare per la consultazione, nonché stabilisce la partecipazione dei lavoratori nel Comitato di Sorveglianza del gruppo, in cui finora sedevano solo i rappresentanti degli investitori. Adesso quest’ultimi dovranno confrontarsi con i lavoratori, i quali saranno presenti in misura paritaria ed avranno lo stesso diritto di voto.

“La battaglia dei riders per un salario o compenso correlato alle ore di lavoro prestate, un monte ore garantito, un’assicurazione che copra eventuali infortuni e garantisca salute e sicurezza per le strade,  un’indennità di malattia, maggiorazioni in caso di condizioni meteo avverse o lavoro festivo, manutenzione delle attrezzature da lavoro etc continuerà a livello locale e nazionale coinvolgendo aziende e interlocutori istituzionali al fine di ottenere standard minimi di tutela dei ciclofattorini (come raccontano le recenti esperienze maturate a Bologna e Milano), ma da domani potrà trovare spazio anche nella dimensione europea, perché le rivendicazioni dei riders di tutta Europa sono comuni e fare fronte comune nel segno della solidarietà è il modo più efficace per ottenere il riconoscimento di diritti e tutele” proseguono dalla Filcams Cgil.

L’accordo firmato ieri apre nuove opportunità tutte da esplorare per una governance condivisa dei processi di cambiamento, per orientare i cambiamenti dettati dalla rivoluzione digitale in maniera equa e solidale, per far sì che essi non si realizzino a scapito dei lavoratori ma producano un miglioramento della qualità della vita e del lavoro di tutti coloro che ne sono coinvolti.

Web

70 anni di impegno e di lotta”, a Cinecittà con conclusioni di Susanna Camusso

“70 anni di impegno e di lotta – Diritti, Contrattazione e Rappresentanza”. È questo il titolo dell’Assemblea nazionale donne di Filcams, Fiom, Flai e Fp, quattro categorie della Cgil, in programma giovedì 13 aprile a Roma presso lo studio 10 di Cinecittà  a partire dalle ore 10 e che verrà conclusa dalla segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.

Il programma della giornata, che sarà coordinata dalla giornalista di Radio Rai, Ilaria Sotis, prevede interventi di delegate delle quattro categorie interessate, insieme alla partecipazione delle segretarie generali di Filcams, Fiom, Flai e Fp, rispettivamente Maria Grazia Gabrielli, Francesca Re David, Ivana Galli e Serena Sorrentino. Previste poi letture a cura dell’attrice Maria Antonia Fama. Infine, intorno alle 12.30, le conclusioni di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil.

GFK Italia

La procedura di licenziamento di 34 lavoratori chiesta da GFK Italia per l’attuazione di un piano di riorganizzazione aziendale si è chiusa con un accordo che soddisfa (ma non convince) le organizzazioni rappresentanti dei lavoratori. I lavoratori hanno accettato il licenziamento, con un incentivo all’esodo volontario che non compensa la perdita di alte professionalità in un’ottica generale di rilancio dell’azienda.

“Preoccupa – affermano da Filcams i responsabili che hanno seguito la trattativa – che un’azienda così strutturata a livello internazionale non riesca a governare l’introduzione di nuove tecnologie, portate a pretesto di licenziamenti a causa di un incolmabile gap con i diretti concorrenti”.

GFK si occupa a livello internazionale di ricerche di mercato, occupando circa 13mila dipendenti di cui 374 impiegati nella sede italiana, per la quale ha chiesto di poter procedere ad un riassetto definito “accelerate strategy”.

“La strategia cui fa riferimento GFK – proseguono da Filcams – punta essenzialmente ad un taglio dei costi che fa leva solo sulla riduzione degli organici; a supporto di questa nostra convinzione c’è anche il fatto che in tanti anni di relazioni sindacali e incontri non si sia mai discusso un piano di rilancio dell’azienda”.

Di fatto la GFK, pur essendo presente in molti paesi (per la maggior parte poco sindacalizzati), non ha mai reso noto di quale piano industriale internazionale dotarsi, quali strategie di innovazione tecnologica e di ricerca intendano adottare per competere in un mercato in continua evoluzione. Il rischio reale è che a breve si potrà assistere ad ulteriori ricadute occupazionali per futuri piani di riorganizzazione a livello globale che vanno nella direzione della terziarizzazione di alcuni settori afferenti l’attività di ricerca di indagine e di analisi dei dati. In sostanza: c’è poco di strategico nel riassetto se le risorse umane piuttosto che essere riconosciute in esubero non vengono coinvolte nella strategia condivisa che dovrebbe valorizzare occupazione, formazione e riqualificazione quale modello di sviluppo aziendale virtuoso.

“Non può più essere considerato solo un rischio – concludono da Filcams – quando le forme di innovazione tecnologica creano disoccupazione, la digitalizzazione quale strumento di innovazione giustifica un incessante terziarizzazione e spacchettamento dell’organizzazione del lavoro e ciò che diventa efficientamento aziendale produce precarietà ed instabilità lavorativa e reddituale scaricando i costi al sociale”.

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Sempre più aziende sequestrate al centro/nord: combattiamo il fenomeno con il mantenimento delle attività

Più di 13mila imprese italiane hanno subìto un provvedimento di sequestro – totale o parziale; di queste, oltre 2mila sono ancora attive. Sono i dati che ha fornito uno studio di Infocamere – aggiornato a febbraio 2018 – presentato oggi durante l’iniziativa “Ripartiamo Il recupero e il rilancio dei beni sequestrati” organizzata dalla Filcams e dalla Cgil presso il Tempio di Adriano a Roma.

Dati significativi che mettono in evidenza una realtà importante, che si sta diffondendo in tutto il territorio italiano. Delle 2200 imprese attive infatti, 372 sono in Sicilia, 362 nel Lazio, segue la Campania con 311, ma la quarta regione è la Lombardia con 267 attività.

Tra i settori più coinvolti, quelli rappresentati dalla Filcams: il commercio, sia all’ingrosso che al dettaglio, che rappresenta il 26,41% del totale, le attività di servizi e ristorazione, all’11,64%; particolarmente interessati anche il settore delle costruzioni, 12,18%, le attività immobiliari -9,82% – e le attività manifatturiere – 8,64%.

Il contrasto alla criminalità organizzata, alle Mafie e alla Corruzione è una battaglia che ha avuto una svolta favorevole con l’approvazione della legge 161, il nuovo Codice Antimafia, approvato il 17 ottobre 2017; in particolare l’assegnazione dell’attività a cooperative di lavoratori o a soggetti privati, che prima poteva avvenire solo dopo la confisca definitiva, è possibile ora fin dalla fase del sequestro, velocizzando così il rilancio dei beni sequestrati.

“Il riutilizzo e il rilancio delle aziende sequestrate rappresenta uno straordinario strumento di contrasto al fenomeno mafioso” ha affermato Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale. “La mafia soffre quando le viene sottratto un bene, un patrimonio una ricchezza, ma soffre e non sopporta ancor di più che quella ricchezza, che le è stata sottratta, sia riutilizzata in un circuito di legalità. Questa dunque è la sfida che abbiamo ancora davanti a noi.”

“Le Attività economiche e produttive simbolo del potere delle mafie, una volta sequestrate dallo Stato devono essere in grado di divenire modelli di legalità economica, garantendo dignità e sicurezza alle lavoratrici e lavoratori coinvolti” conclude la segretaria

“Il nostro percorso per affermare la cultura della legalità va avanti” ha affermato Giuseppe Massafra segretario Nazionale Cgil ; “si tratta di un impegno concreto che caratterizza il nostro ruolo di attore sociale che può operare in rete con i soggetti istituzionali, imprenditoriali e le altre realtà associative nell’azienda, per contrastare la criminalità organizzata. A partire dal tema delle aziende confiscate da rimettere nel circuito dell’economia legale.

“Siamo sempre stati convinti sostenitori” prosegue “che il sequestro alle aziende ai mafiosi sia una delle azioni più importanti per sancire una vittoria dello Stato sulle mafie. Significa ripartire dall’affermazione di una cultura del lavoro come vero antidoto alla criminalità.”

Ripartiamo da qui: nell’interesse del lavoro, delle persone che lavorano, nell’interesse dell’impresa e delle nostre comunità.

VIDEO

I casi del Cafè de Paris (roma), Ferdico SRL (Messina) e Centro olimpo (Palermo) 

Le interviste a Giuseppe Massafra (Cgil Nazionale) e Luca De Zolt (Filcams Cgil Nazionale)

attività di pulizia e ausiliariato

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti Uil hanno appreso, attraverso gli organi di stampa, della volontà del MIUR di internalizzare le attività di pulizia e ausiliariato degli istituti scolastici dove oggi operano circa 17mila lavoratrici e lavoratori che provengono da diversi processi di stabilizzazione (LSU-Appalti Storici ).

Una notizia accolta con favore dai sindacati perché supera la decisione, assunta a partire dal 2011, del Miur e del Governo di avviare le gare Consip in queste realtà.

Visti gli impegni precedentemente presi e non ancora rispettati, “non è più rinviabile da parte del Miur” affermano i sindacati in una nota congiunta, “dare a tutti i chiarimenti necessari ad evitare il dilagare di interpretazioni ed interessi di parte, come già emerso in diverse occasioni.”

L’attuale Governo, infatti, non ha più convocato il tavolo governativo preposto a trovare soluzioni definitive per dare continuità occupazionale e garanzia del reddito ai lavoratori attualmente occupati in appalto.

“In particolare, è necessario che il Ministero, nel rispetto delle norme e degli accordi governativi definiti in materia, confermi che qualunque processo, compresa l’internalizzazione di detti servizi, deve prevedere in modo inequivocabile la continuità occupazionale e di reddito di tutti i 17mila lavoratori oggi impiegati in queste attività.”

Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti Uil si dichiarano disponibili da subito ad affrontate il percorso dell’internalizzazione, se questa è la condizione con cui superare in via definitiva la precarietà determinata dalla gestione in appalto e dove tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori saranno i naturali destinatati della stessa.

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Serve intervento nella filiera agroalimentare che interessa anche logistica e servizi

“Sottoscritto oggi a Roma da Filcams, Filt e Flai Cgil il Protocollo nazionale ‘La forza dell’Agire Comune – le regole per Appalti e Legalità’”. Lo riferiscono le tre categorie sindacali del Commercio, Turismo e Servizi, dei Trasporti e dell’Agroindustria della Cgil, sottolineando che “non è più rinviabile un intervento di azione sindacale strutturato, condiviso ed organizzato negli appalti della filiera dell’agroalimentare per arginare la terziarizzazione selvaggia, il dumping contrattuale, la precarizzazione e lo sfruttamento dei lavoratori, gli appalti al massimo ribasso, la debolezza delle norme legislative negli appalti privati e l’illegalità”.

“Con il Protocollo – spiegano Filcams, Filt e Flai – vengono costituiti dalle tre categorie coordinamenti ai diversi livelli, nazionale, territoriale e dei delegati, dell’organizzazione per attivare le iniziative più rispondenti alle problematiche rilevate nelle diverse realtà. Tra i compiti dei coordinamenti l’identificazione dell’attività primaria per permettere l’individuazione di dove termina il processo di lavorazione e trasformazione dell’industria alimentare e dove iniziano le attività di logistica e dei servizi. L’identificazione è utile per determinare i corretti confini dei contratti nazionali di riferimento, con il reale ambito di applicazione, come contributo a migliorare la filiera nei diritti sindacali e salariali”.

“Con il Protocollo – affermano infine le tre sigle sindacali confederali di categoria – si avvia un percorso per predisporre interventi per l’implementazione e l’avvio di strumenti legislativi in materia di rappresentanza, di contrasto delle cooperative spurie, di appalti privati e di contrasto al caporalato”.

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Le lavoratrici e i lavoratori delle pulizie e decoro delle scuole pubbliche delle province di Frosinone e Latina hanno ottenuto giustizia.

Nella Conferenza dei Servizi, convocata questa mattina presso l’Ufficio Scolastico Regionale di Frosinone, il Miur ha condiviso con tutti i dirigenti scolastici di dar seguito ai pagamenti in surroga delle retribuzioni, come da richieste formulate e sostenute da Filcams Cgil, FisascatCisl e Ulitrasporti.

Inoltre lo stesso Miur ha attestato ai Dirigenti Scolastici e alle Organizzazioni Sindacali la correttezza delle indicazioni fornite sull’attivazione degli affidamenti temporanei ad altre aziende, nelle more del bando di gara che stanno elaborando, per dare le assegnazioni fino a giugno 2019, al fine di riallineare il Lotto 5 agli altri lotti della convenzione Consip Scuole.

Sia le assegnazioni temporanee, sia la nuova gara verranno elaborate nel pieno rispetto del Codice degli Appalti e di quanto previsto dagli Accordi Governativi e dalla discendente normativa di legge, che prevedono la salvaguardia della continuità occupazionale e la garanzia del reddito dei lavoratori attualmente occupati.

Un passo fondamentale – commentano Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltrasporti – ed una posizione chiara e di merito da parte del Miur che consente ai lavoratori di avere un po’ di respiro e di vedersi riconosciuti una parte di quanto di propria spettanza e dei loro diritti. Il percorso è ancora lungo perché dovremmo vigilare affinché le retribuzioni vengano erogate fino alla data odierna e mese per mese alla normale scadenza contrattuale, come previsto e come è giusto! Entro la prossima settimana il Miur invierà una circolare esplicativa con tutte le indicazioni sul pagamento in surroga e sull’iter da seguire per le procedure di cambio di appalto.”

“Dimostrando per l’ennesima volta un forte senso di responsabilità e di dignità, le lavoratrici e i lavoratori – in parte presenti all’incontro al provveditorato, mentre alcuni colleghi per disperazione sono saliti sui tetti delle scuole –  hanno  deciso di riprendere il lavoro per garantire i servizi in appalto.”

Ci auguriamo quindi che le lavoratrici possano passare le festività pasquali più serenamente, fermo restando che nel caso in cui gli impegni presi non vengano mantenuti, si riattiverà da subito la protesta.

 

Diario Terziario

È online il nuovo di Diario Terziario inserto di Rassegna Sindacale. In questo numero, l’intervista a Franco Martini segretario confederale Cgil Nazionale, e tutte le novità sulle vertenze aziendali: Mediaworld, Lidl, Starhotels e Autogrill. La Filcams porta in scena in tutta Italia, Dita di Dama, il lavoro al femminile, visto con gli occhi di una ragazza che alla fine degli anni ’60, suo malgrado, si vede costretta ad andare a lavorare in una fabbrica di televisori.

Un nuovo modello per i contratti. Intervista a Franco Martini

L’intesa raggiunta con Confindustria completa quasi interamente i confronti avviati sul documento unitario Cgil, Cisl, Uil “Per un moderno sistema di relazioni sindacali”. Nelle prossime settimane dovrebbe potersi concludere anche quello in corso con l’Alleanza delle Cooperative, anch’esso in corso da lungo tempo, sul cui tavolo si riflettono indubbiamente le difficoltà presenti nel rinnovo di alcuni Contratti Nazionali di settore.

“Il bilancio positivo di questa stagione di confronti emerge con ancora più chiarezza in questa ultima intesa, nella quale non ci si limita a definire alcune linee di indirizzo per la contrattazione, ma si rende ancora più esplicita la volontà delle parti sociali di condividere alcune indicazioni ed alcuni obiettivi in merito alle principali questioni dello sviluppo del Paese.” Franco Martini, segretario generale Cgil, spiega l’accordo raggiunto. “L’intesa parte dal riconoscimeno delle profonde disuguaglianze presenti nel Paese, ponendo la necessità di intervenire sia attraverso nuovi investimenti, sia agendo sulla crescita dei salari, per rilanciare la domanda interna, evidenziando le principali criticità quali il basso sviluppo del Mezzogiorno, la disoccupazione giovanile e, in materia salariale, il differenziale retributivo di genere.”

Continua a leggere Diario Terziario Marzo 2018

8 marzo

Per questo 8 marzo la Filcams ha deciso di raccontare le attività del centro Antiviolenza Fabiana di Corigliano Calabro attraverso la storia di una donna che ha avuto la forza e il coraggio di uscire dal ciclo della violenza in cui era costretta nelle mura domestiche.

Guarda il video 

Il Centro Antiviolenza Fabiana nasce il 1 ottobre 2013, in seguito all’orribile femminicidio di Fabiana Luzzi, una ragazza di appena 15 anni brutalmente uccisa dal suo fidanzato.
Il centro di si occupa di supportare e assistere le donne vittime di violenza psicologica e fisica nel difficile percorso di denuncia e distacco. Come molte altre realtà italiane, il centro Antiviolenza Fabiana si trova a combattere anche con pesanti difficoltà finanziarie e per questo la Filcams ha deciso di sostenerlo.

Il coraggio di denunciare Rassegna.it

Contemporaneamente la Filcams, insieme al Ce.Mu,  ha promosso una tournée della trasposizione teatrale del libro “Dita di Dama” di Chiara Ingrao che fu presentato a Roma durante l’assemblea nazionale organizzata da Filcams-FP-Flai “I Si delle donne” il 28 marzo 2017.

A partire dal mese di marzo e fino all’estate la tournée toccherà diverse città italiane con il patrocinio delle Filcams Territoriali.

L’attrice Laura Pozzato, racconterà  il percorso di autocoscienza faticoso ma esaltante di una ragazza che, nell’ambiente della fabbrica, scopre il valore della solidarietà, della lotta e l’importanza che i diritti conquistati e da conquistare hanno anche nella costruzione della propria identità.

In questa importante giornata la Filcams parla di donne, dei loro problemi, delle loro aspirazioni per parlare alle donne e testimoniare ancora una volta il suo impegno sindacale, contrattuale, politico in difesa di una idea altra di convivenza che ha nel rispetto, nelle pari opportunità e dignità le proprie fondamenta e il proprio collante.

Buon 8 marzo a tutte, e tutti

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È online il nuovo numero di Diario Terziario, l’approfondimento della Filcams Cgil con Rassegna Sindacale.

Questo mese: gli attivi dei delegati di Federdistribuzione, Distribuzione Cooperativa e Serivizi integrati/Multiservizi; la firma separato del contratto nazionale del settore termale e tanto altro.

Buona lettura

Diario Terziario Febbraio 2018

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Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti di Roma e del Lazio, contestano duramente le dichiarazioni rese alla stampa dall’Assessore alle partecipate del Comune di Roma Alessandro Gennaro e riferite ai lavoratori della Roma Multiservizi.

“Non ci interessano, anzi sono poco dignitosi,  – fanno sapere dal sindacato – gli slogan fatti in campagna elettorale dai politici che si vantano di aver trovato soluzioni rispetto al dramma di 30 impiegati della Roma Multiservizi su cui è stata aperta da parte dell’Azienda una procedura di licenziamento collettivo.

Le soluzioni comunicate alla stampa dall’Assessore non sono frutto di una sua mediazione tra le parti, visto che sono le stesse proposte che l’Azienda pone sui tavoli di trattativa da sempre!”

La richiesta di intervento fatta all’Assessore da parte dei sindacati, era di verificare la corretta applicazione della Legge Madia e dell’accordo confederale del 27 settembre 2017, relativamente alla piena occupazione e nel rispetto dei profili, delle mansioni e dei contratti applicati; e di verificare le condizioni e le modalità di gestione di un appalto pubblico da parte di Roma Multiservizi rispetto anche al capitolato di appalto, alle normative sul lavoro e al rispetto del Contratto Nazionale di Lavoro.

“La vera mediazione, secondo noi, sarebbe stata quella di annullare la procedura di mobilità!”

“Chi governa,” dicono le tre sigle “ha l’obbligo, soprattutto parlando di appalti pubblici e aziende partecipate, di verificare con dovizia tutte le situazioni sopra esposte e non il ruolo di sponsorizzare con enfasi posizioni aziendali rivelatesi impraticabili.”

“Per tutte queste ragioni chiediamo che ognuno faccia il proprio lavoro, aprendo un vero confronto, invece di dare consigli agli altri e di pubblicizzare assurde condizioni impercorribili.”

Se si vuole una volta per tutte affrontare le vere problematiche, ricercando le corrette soluzioni, le Organizzazioni sindacali sono pronte a farlo, altrimenti sono pronte a mobilitarsi con ogni mezzo a disposizione a partire dallo sciopero.

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Si è svolto a Roma il terzo incontro della trattativa di rinnovo del contratto di lavoro delle farmacie private, incontro che si prefigura come l’ultimo della cosiddetta fase esplorativa.

Federfarma ha sottolineato l’esigenza di una maggior flessibilità dell’articolazione degli orari dei lavoratori, stante la liberalizzazione dei regimi di apertura. Il tema è stato ulteriormente approfondito nel confronto con le organizzazioni sindacali nazionali, che hanno chiesto di poter avere dei dati circa la verifica di utilizzo degli strumenti già a disposizione, come l’orario multiperiodale flessibile per sedici settimane l’anno. L’associazione datoriale non ha però fornito alcun riscontro, se non una generica valutazione circa l’insufficienza e inadeguatezza dello strumento, che non darebbe, nella loro visione, risposte alla complessità delle diverse necessità, discontinue del servizio.

La Filcams Cgil ha ribadito al tavolo di confronto che l’applicazione di una buona flessibilità comunque necessita di una programmazione periodica, per tutelare la conciliazione vita/lavoro di coloro ai quali viene applicata, e specialmente in un settore come la farmacia, dove l’occupazione femminile è nettamente prevalente.

Federfarma ha nuovamente manifestato anche la necessità di strumenti contrattuali per gestire le collaborazioni discontinue all’interno del contratto nazionale, tema che è stato rinviato per essere approfondito ad un successivo incontro, già fissato al prossimo 1 febbraio.

 

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“Riteniamo incomprensibile la decisione di Federterme, Fisascat e Uiltucs di procedere alla sottoscrizione del rinnovo del contratto nazionale del settore termale senza la partecipazione della Filcams Cgil, che rappresenta la maggior parte degli addetti del comparto termale.” È quanto afferma la Filcams Cgil Nazionale in un comunicato.

Fedeterme ha voluto procedere alla definizione di un articolato contrattuale con le sole Fisascat e Uiltucs decidendo di non prendere in considerazione le proposte della Filcams, per provare ancora a realizzare una sintesi unitaria marcatamente peggiorativa per i lavoratori e le lavoratrici già fortemente penalizzati dalla crisi strutturale del settore.

La Filcams Cgil in questi anni è stata in prima linea sul territorio e a livello nazionale, per gestire le difficili crisi degli stabilimenti del settore termale che hanno registrato, oltre alla riduzione radicale delle presenze, anche l’impatto dei percorsi di dismissioni delle quote pubbliche.

Molte strutture sono chiuse, altre inserite in procedure concorsuali dagli esiti incerti, altre oggetto di speculazione.

Il ruolo del sindacato confederale, anche nel rapporto con le amministrazioni locali, è stato quello di difendere i livelli occupazionali e aprire contestualmente le condizioni per attrarre investimenti e promuovere il rilancio delle terme come parte integrante del sistema sanitario nazionale.

La sottoscrizione del contratto separato, a 10 anni dall’ultimo rinnovo, rappresenta una scelta molto grave operata, tra l’altro, come si è detto, in una realtà segnata da precarietà occupazionale e salariale.

“La decisione di Fedeterme di intervenire in maniera strutturale sul trattamento economico della malattia, fino ad oggi riconosciuto, nei fatti, interamente sin dal primo giorno” prosegue la Filcams Cgil, “assume i contorni di un ulteriore atto di ostilità nei confronti di una platea di lavoratori che con la loro professionalità hanno spesso da soli garantito quota parte rilevante della sopravvivenza delle imprese in cui operano.”

La Filcams continuerà il suo impegno per la ripresa del settore, nella ferma convinzione che il contratto nazionale debba tornare a essere al più presto un patrimonio condiviso e inclusivo.

“Per questa ragione avvieremo una campagna di informazione in tutti gli stabilimenti e chiederemo di avviare la consultazione dei lavoratori sul contratto sottoscritto senza la Filcams.”

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Giovedì 25 gennaio è sciopero della ristorazione scolastica del Comune di Genova per l’intera giornata, con un presidio organizzato davanti a palazzo Tursi alle 9,30. Tra i motivi che hanno portato alla mobilitazione: “un generale scontento e frustrazione delle maestranze sul territorio genovese, dovuto a innumerevoli fattori, tra cui i frequenti ritardi ed errori costanti nelle retribuzioni;  il mancato rispetto del capitolato d’appalto e del contratto nazionale, applicato al settore del turismo; la tendenza generale a rincorrere lo sconto che trasforma l’assegnazione degli appalti comunque ‘al massimo ribasso‘, prassi che sta alla base di molteplici disservizi per i bambini, e che inevitabilmente genera condizioni di sfruttamento dei lavoratori; la concitazione nel servizio dovuta alla disorganizzazione operativa e del personale; la pressione costante e trasversale che le addette subiscono a causa di disservizi delle aziende, che non sono imputabili direttamente a loro, ma che gli vengono riversate quotidianamente contro, in quanto ultimo anello della catena, in prima linea sul campo”.

La Filcams Cgil di Genova, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, “manifesta grande preoccupazione per il destino di tutti i posti di lavoro del settore, che potrebbe essere irrimediabilmente compromesso, anche agli occhi dell’opinione pubblica e dei pregiudizi che nel tempo si sono venuti a creare, da un lato, a causa della progressiva perdita di qualità del servizio di refezione scolastica, e dall’altro, dall’affermarsi della possibilità di scelta da parte delle famiglie di optare per il pasto domestico consumato a scuola, nei luoghi adibiti alla refezione scolastica. Due fattori che stanno viaggiando consequenzialmente”.

“Le lavoratrici che ogni giorno sono a contatto con i bambini, ci tengono a sottolineare quanta dedizione e passione mettano nel loro lavoro, vista la delicatezza che richiede e le responsabilità di cui si fanno carico; la loro protesta è finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sui meccanismi stritolanti, dalle responsabilità trasversali, che rendono sempre più difficile lo svolgimento del lavoro. Le loro rivendicazioni sono finalizzate certamente a preservare il posto e a migliorarne le condizioni, ma non solo. Non ci può essere qualità del servizio, infatti, senza qualità del lavoro. Per questo, la nostra battaglia ha come elementi focali la salute, la serenità e la sicurezza dei bambini, che senza il rispetto del capitolato d’appalto in tutte le sue parti, rischia di compromettere la fiducia dei genitori e danneggiare fortemente il settore a livello occupazionale, nel caso in cui, come già si sta verificando, aumentasse la perdita di pasti”, conclude il sindacato.