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Il 29 gennaio scorso è stata siglata, dopo una lunga trattativa, l’ipotesi d’accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale di Metro Cash and Carry, che interessa più di 4mila dipendenti.
Una trattativa avviata nell’autunno scorso dopo la disdetta del contratto integrativo aziendale da parte dell’impresa è che ha messo la delegazione trattante di fronte al rischio di perdere totalmente l’integrativo, metodo ormai noto nelle imprese della grande distribuzione che continuano a puntare sul risparmio del costo del lavoro per affrontare le criticità del mercato. La disdetta si è inoltre aggiunta alla difficile situazione del contratto nazionale essendo Metro aderente a Federdistribuzione, con la quale le trattative per il rinnovo sono aperte da più di due anni e su cui sono già state fatte due giornate di sciopero.

Metro negli ultimi anni ha dovuto far fronte ad un importante riorganizzazione della rete vendita per uscire da un importante crisi e si sta focalizzando soprattutto sull’horeca. La riorganizzazione è stata accompagnata da procedure di mobilità e dall’utilizzo di ammortizzatori sociali. Se da un lato i fatturati e i bilanci fanno registrare un trend positivo dall’altro le criticità, anche occupazionali, di una parte della rete vendita persistono, contesto che  pesa sul clima aziendale.

L’obiettivo di difendere il contratto integrativo è stato prioritario per le rappresentanze sindacali.

“Dopo un serrato confronto, è stata raggiunta un’intesa di cui ci riteniamo soddisfatti” afferma Alessio Di Labio della Filcams Cgil Nazionale dopo la sigla dell’ipotesi d’accordo che nei prossimi giorni sarà sottoposta alla votazione dei lavoratori, “abbiamo puntato tutto sui miglioramenti normativi e sulla salvaguardia del salario, dovendo anche arrivare a mediazioni difficili”.

L’implementazione del sistema di relazioni sindacali, in particolare il rafforzamento del ruolo della RSU e dei confronti decentrati è stato un elemento su cui le organizzazioni sindacali hanno puntato per garantire alle lavoratrici ed ai lavoratori di presidiare ed essere rappresentati nel corso della riorganizzazione che probabilmente proseguirà oltre il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale. Per esempio, l’azienda è vincolata ad un confronto preventivo in caso di riorganizzazioni che possano mettere in discussione la mansione dei lavoratori;  depotenziando di fatto la nuova normativa introdotta dal “job act”. Così come la formazione e lo sviluppo della professionalità, saranno affrontati con il contributo delle Organizzazioni Sindacali, per individuare appositi obiettivi.

L’introduzione di confronti mirati in occasione di nuove aperture o di ulteriori investimenti sul delivery garantiranno un costante monitoraggio e spazi di contrattazione decentrata che accompagnino i cambiamenti in atto. Proprio la delivery è sempre stato un punto critico delle strategie aziendali in quanto si teme un  impoverimento delle vendite dirette in punto vendita e quindi eventuali criticità occupazionali.

Un’apposita commissione si occuperà di individuare le modalità di ampliamento dei diritti previsti per i coniugi anche alle coppie di fatto, un piccolo contributo politico e culturale ma soprattutto contrattuale alle discriminazioni che il governo non riesce a superare.

Si interviene inoltre sull’orario di lavoro superando il regime a 36 ore e a 37,45 che si applicava solo ad una parte della rete vendita, che comunque resterà applicato ai lavoratori che già lo fanno, e al contempo si è abbreviato il percorso di maturazione dei permessi da 48 a 24 mesi per tutta la rete vendita. La RSU potrà contrattare i sabati liberi nell’organizzazione del lavoro dove oggi non sono previsti e potrà avviare confronti volti a consolidare stabilmente le ore supplementari dei part time.

Resta garantito il pagamento al 130% più riposi aggiuntivi per il lavoro festivo e la chiusura dei punti vendita nei giorni di Natale, Pasqua, 1 Gennaio e 1 Maggio. Le maggiorazioni domenicali se pur ridotte restano nettamente migliori a quelle previste dalla contrattazione nazionale: 50% le prime otto, 60% dalla nona alla quattordicesima e 75% dalla quindicesima. Le organizzazioni sindacali hanno inoltre blindato gli istituti salariali maturati vincolandoli ad un accordo a latere che avrà vigenza fino al 2030.

Inoltre le parti hanno investito su un nuovo sistema di salario variabile che secondo le organizzazioni sindacali potrebbe ridistribuire più che in passato essendo più coerente alle strategie dell’impresa.

“L’accordo va presentato con trasparenza” dichiara Alessio Di Labio ” tenendo conto dello stato complessivo della contrattazione, un rinnovo che guarda al futuro e garantisce miglior salario e diritti, siamo certi che le lavoratrici e i lavoratori sapranno riconoscere il lavoro fatto.”

Il testo dell’ipotesi d’accordo sarà sottoposto in questi giorni all’approvazione definitiva delle lavoratrici e dei lavoratori Metro, attraverso il referendum.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil stanno ricevendo innumerevoli segnalazioni di comunicati, assemblee e colloqui individuali con le lavoratrici e lavoratori aventi il duplice scopo di screditare le Organizzazioni sindacali e di limitare la partecipazione agli scioperi indetti per il prossimo 7 novembre e per il 19 dicembre. Tali atti testimoniano una chiara debolezza di chi li mette in pratica e inevitabilmente si ritorceranno contro chi li perpetra. Invitiamo le associazioni cooperative e le imprese a prendere le distanze da tali comportamenti.

“Siamo quindi costretti” dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil “ad esplicitare nuovamente le posizioni espresse dalle organizzazioni sindacali in merito alle varie richieste delle imprese”.

Aumento del divisore orario per tutti portandolo a 168. Alcune cooperative stanno dichiarando ai lavoratori che tale istituto sarebbe applicato soltanto ai neo assunti; ricordiamo che a questi ultimi viene già applicato tale divisore e che invece la richiesta fatta, come emerge in alcuni comunicati ufficiali delle imprese cooperative diffusi nei punti vendita, riguarderebbe la totalità dei lavoratori oggi in forza. A fronte di tali differenti posizioni esplicitate dalle cooperative consigliamo loro di tentare una sintesi.

Maggiorazioni per le ore supplementari, straordinarie, notturne, domenicali e festive. Inutile dire che una riduzione di queste maggiorazioni peserebbe sul salario di tutti i dipendenti. Specifichiamo che per quanto riguarda il lavoro domenicale e festivo, considerato che alcuni contratti integrativi non hanno alcuna maggiorazione aggiuntiva, sia al sud che al nord, la riduzione graverebbe ulteriormente su chi ha già avuto la vita peggiorata dalle liberalizzazioni volute dal governo Monti.

Retribuzione assenze per malattia. L’ultimo rinnovo del contratto nazionale ha già affrontato nel merito la richiesta avanzata dalle cooperative di trovare soluzioni che limitino eventuali tassi anomali di assenze per malattia, demandando a livello aziendale il confronto. Nessuna cooperativa ha mai aperto confronti mirati e approfonditi con le organizzazioni sindacali per affrontare il problema. Alcune cooperative si sono limitate a chiedere deroghe al contratto nazionale con l’unico obiettivo di non retribuire le assenze brevi per malattia. Se le cooperative fossero convinte che esistano fenomeni di assenteismo, ossia che ci siano persone che fingono di essere malate, le organizzazioni sindacali, non potendolo escludere, rinnovano la disponibilità ad affrontare il tema implementando quanto già condiviso.

Eliminazione dei livelli cosiddetti terzo super e quarto super. Abbiamo dato disponibilità a rivedere il sistema di classificazione che richiede sicuramente di essere aggiornato ma non con l’obiettivo di eliminare questi due parametri e di ridurre i costi. Abbiamo specificato che il mancato riconoscimento dei livelli con parametri intermedi non porterebbe automaticamente ad abbassare l’inquadramento, in quanto alcune qualifiche potrebbero essere portate al livello superiore (ad esempio i coordinatori di reparto potrebbero essere considerati un terzo livello).

Mantenimento delle 40 ore con divisore 168 e maturazione progressiva dei permessi per i neoassunti. Tale norma era stata condivisa nell’ultimo rinnovo col fine di creare buona e stabile occupazione. Prima di confermare tale normativa abbiamo chiesto fin dalla presentazione della piattaforma di verificare che l’obiettivo fosse stato perseguito, ma dopo quasi due anni dall’inizio del negoziato nessun dato ci è stato presentato.

Deroghe automatiche al contratto nazionale per la rete vendita del sud qualora ci siano criticità di bilancio. Abbiamo categoricamente respinto la possibilità di contrattualizzare a livello nazionale condizioni differenti tra nord e sud ripristinando un sistema vecchio, obsoleto e ingiusto quali le “gabbie salariali”. Siamo consapevoli delle difficoltà del sud Italia: le innumerevoli vertenze occupazionali e riorganizzazioni aziendali e i sacrifici in termini di salario e diritti che le lavoratrici e i lavoratori hanno dovuto affrontare sono noti. È assurdo che, senza un confronto ampio sul futuro del sud Italia, ad oggi privo di qualsiasi politica economica da parte del governo, si possa liquidare il destino di metà del paese in una fredda e cinica norma contrattuale che cada sulla testa, o meglio nelle tasche, di tante lavoratrici e lavoratori.

Conferma delle inferiori condizioni contrattuali per le cooperative minori e ampliamento dell’applicazione del capitolo a loro dedicato. Consapevoli delle difficoltà attraversate da queste cooperative negli ultimi anni, riteniamo che sia riduttivo decretare che una cooperativa in quanto piccola sia inevitabilmente debole economicamente: ci sono cooperative minori che anche in questi anni di crisi, grazie al lavoro di tutti quelli che vi operano, hanno raggiunto risultati positivi. Abbiamo chiesto pertanto che l’eventuale conferma di condizioni specifiche, quale la minor maturazione dei permessi retribuiti, sia demandata al livello aziendale, verificate le effettive condizioni critiche delle imprese.

Salario. Prendiamo atto di quanto riportato su alcuni comunicati che non ci sarebbero pregiudiziali ad erogare gli 85€ di aumento contrattuale: bene! Resta da risolvere quanto sopra elencato.

Queste sono le posizioni chiare e trasparenti che le organizzazioni sindacali stanno presentando alle lavoratrici ed ai lavoratori delle Coop di tutta Italia. Si può non condividere ma è inammissibile che si accusino le organizzazioni sindacali di dichiarare il falso.

Resta da esplicitare una posizione più ampia su quella che le cooperative chiamano “salvaguardia della competitività delle imprese attraverso pari condizioni contrattuali con le altre imprese del settore”.

Innanzitutto l’impianto contrattuale maggiormente flessibile vigente nel settore è contenuto proprio nel contratto della distribuzione cooperativa nel capitolo cooperative minori. Se dunque fosse vero che pochi punti percentuali di differenza sul costo del lavoro garantiscono la competitività delle imprese, dovremmo avere le piccole imprese più produttive e competitive, evidentemente così non è.

Il divario contrattuale tra la distribuzione privata e quella cooperativa esiste da anni, anzi da sempre. Nonostante questo divario Coop è riuscita ad essere il marchio leader in Italia nella grande distribuzione, radicato da Nord a Sud in quasi tutte le province della penisola.

Le organizzazioni sindacali hanno da sempre enfatizzato la capacità della cooperazione di fare impresa garantendo più salario e più diritti. Ancora oggi, nonostante la crisi, difendiamo tale “distintività” e con essa il contratto nazionale.

La capacità di una impresa di essere competitiva non si basa sul risparmio sul costo del lavoro. La cooperazione non è più in grado di sostenere i costi perché questo paese ormai da anni è stretto nella morsa dell’austerità. Non è attraverso il rinnovo del contratto che si risolleveranno i bilanci in sofferenza delle imprese, degli ipermercati, delle piccole cooperative e gli investimenti al sud, neanche se accogliessimo tutte le richieste!
Crediamo così di aver fatto definitivamente chiarezza sui motivi che hanno determinato la scelta di proclamare gli scioperi indetti per i giorni 7 novembre e 19 dicembre 2015. Invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori di coop ad aderire alla mobilitazione, per difendere salario e diritti, i propri e quelli dei futuri dipendenti della Coop!

Fuori tutti!

 

 

 

Sull’ultimo numero di Diario Terziario della categoria, un bilancio dell’anno che si sta concludendo. Le interviste alla Segretaria Generale Maria Grazia Gabrielli e alla Segretaria Organizzativa Daria Banchieri

È la campagna di comunicazione lanciata dalla Filcams che aderisce allo sciopero della Cgil e alle iniziative organizzate a livello territoriale.

Donne in prima fila, è il titolo del nuovo numero di Diario Terziario, l’inserto di Rassegna sindacale della Filcams Cgil. La prima Assemblea delle donne della Categoria, il progetto europeo sulla contrattazione di sito e l’apertura del supermercato Centro Olimpo, questi e altri articoli

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La ricerca presentata a Roma conferma le difficoltà delle lavoratrici e dei lavoratori del settore terziario, a cui la categoria cerca di dare voce

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E’ necessario ora dare risposte concrete alle difficoltà, invece di continuare a cercare un capro espiatorio responsabile dei mali del Paese

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Sciopero del commercio sabato 1° Novembre proclamato dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil di Modena contro la liberalizzazione degli orari commerciali che permette l’apertura anche nella festività di Ognissanti

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Alle 1030 su Radioarticolo1, la web radio della Cgil, andrà in onda l’intervista alla segretaria generale della Filcams Cgil MariaGrazia Gabrielli. Le lavoratrici ed i lavoratori del terziario, la manifestazione della Cgil e il JobAct, la Filcams si mobilità

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Le iniziative per la mobilitazione del 25 ottobre, #MartaChallenge la sfida di Marta, la tappa di Lecce del JobArt e tanto altro ancora, lo sciopero dei lavoratori delle Terme e tanto altro ancora, sul nuovo numero di Diario Terziario

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Garantire tutele e lavoro anche a chi non ce l’ha, questo è l’obiettivo dell’azione sindacale portata avanti in questi anni dalla Filcams Cgil, che auspica, e vuole portare il suo contributo, per definire una riforma del mercato del lavoro che possa includere, non escludere e differenziare,

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