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Pharma Novara

Pharma Novara, l’azienda che gestisce le farmacie ex comunali, il 6 febbraio ha licenziato in tronco la delegata sindacale della Filcams CGIL, per aver rifiutato una disponibilità a fare straordinario domenicale nella farmacia aperta h24.

La struttura sindacale territoriale ha emesso un comunicato stampa in cui, contestando le motivazioni del licenziamento del 6 febbraio, connette idealmente il caso della delegata delle farmacie licenziata ad un altro caso di pressione disciplinare forte da parte aziendale su una delegata sindacale di Novara, a Valmarket/ Carrefour.

Molte farmacie ormai fanno orari di apertura sempre più estesi, con domeniche di aperture commerciali in aggiunta ai turni di guardia farmaceutica; le associazioni di categoria vorrebbero inoltre introdurre il criterio di strutturare gli orari di lavoro sulla base del numero di scontrini emessi per fascia oraria, ignorando che gli orari di lavoro incidono sensibilmente sulla vita delle persone, specialmente in un settore ad altissima percentuale di occupazione femminile come le farmacie.

Sul lavoro domenicale dopo il 2012 l’equilibrio organizzativo è ancora faticoso da trovare, qualunque sia il contratto nazionale applicato, ed è fonte di tensione tra i lavoratori, tra lavoratori e aziende, e anche tra i delegati dei lavoratori e le aziende, come dimostra l’episodio di Tiziana, licenziata da Pharma Novara.

Nel contratto nazionale siglato con Assofarm (scaduto ed in fase di trattativa per il rinnovo) è prevista la rotazione dei turni domenicali su tutto il personale in forza, così come è prevista la contrattazione aziendale della loro distribuzione; ma anche nelle aziende come Pharma Novara, ormai privatizzate e che applicano il contratto nazionale Federfarma, si tenta di raggiungere accordi sindacali aziendali inclusivi che non facciano gravare tutte le aperture sulle stesse persone, consentendo una programmazione adeguata dei turni a garanzia del rispetto dei tempi di vita e lavoro pur garantendo la copertura del servizio.

La Filcams CGIL sta facendo tutti i passi necessari di tutela individuale e di pressione collettiva per far ritirare dall’azienda il licenziamento di Tiziana o perché sia un giudice a valutare la legittimità di questa azione.

Mai più fascismi

Sono 23 organizzazioni promotrici dell’appello “Mai più fascismi“, che hanno organizzato per sabato 24 febbraio, a Roma, la manifestazione nazionale “Mai più fascismi, mai più razzismi”.

L’appuntamento è per le 1330 a piazza del Popolo, da li partirà il corteo per Piazza del Popolo dove si svolgerà la manifestazione alle 15.

“Diamo vita insieme ad una manifestazione che dev’essere davvero grande, popolare, pacifica, partecipata, patrimonio di quanti hanno a cuore l’inalienabile valore della libertà” – scrivono le organizzazioni – Lo chiediamo a tutte le persone, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai giovani, alle ragazze, agli anziani, alle famiglie, alle comunità, indipendentemente dalle opinioni politiche, dal credo religioso e dai luoghi di provenienza.”

“L’Italia democratica, solidale, responsabile, civile deve alzare la testa – prosegue il documento dei promotori - e, unita, contrastare con gli strumenti della democrazia, del dialogo, della cultura e della partecipazione ogni deriva razzista, oscurantista, autoritaria ed ogni irresponsabile demagogia che fomenta paure, rancori, xenofobie. L’emigrazione è un irreversibile fenomeno di cui bisogna analizzare cause e responsabilità; coinvolge l’intera Europa e non si risolve con muri e barriere. La gestione delle politiche migratorie dev’essere una gestione sana e propositiva, che crei davvero le condizioni per una piena integrazione sociale nel rispetto del dettato costituzionale”.

 

Con la manifestazione nazionale e unitaria del 24 febbraio, “dopo le iniziative dei mesi scorsi a cominciare dal 28 ottobre 2017 e dopo le manifestazioni a Macerata e in molte altre città d’Italia – sottolinea l’appello -, si deve rafforzare un paziente lavoro di valorizzazione della dignità della persona, dell’apprendimento culturale fin dall’età scolare, del recupero e della trasmissione della memoria, per riaffermare il valore della Costituzione e della sua piena attuazione. Fascismi e razzismi hanno provocato nel 900 le più sconvolgenti tragedie della nostra storia. Mai più! Per unire: solidarietà e libertà siano il perno della democrazia di oggi e di domani”, concludono i promotori della manifestazione a Roma.

 

 

Carlson Wagonlit

Questa mattina il Ministro Calenda ha presieduto il primo incontro del tavolo di crisi richiesto dalla Filcams Cgil, insieme a Fisascat e Uiltucs, sulla vertenza che riguarda la multinazionale dei viaggi di affari Carlson Wagonlit Travel.

L’azienda sta lavorando da anni a un progressivo spostamento di parte delle pratiche da lavorare nei Paesi dell’Est Europa, a partire dalle funzioni di finanza e tesoreria fino al servizio di biglietteria e servizi al viaggiatore, ovvero il core business di CWT.

Oggi queste scelte si concretizzano con la decisione di chiudere la sede operativa di Torino, con la previsione di 50 esuberi.

“Le scelte di Carlson” ha detto la Filcams al tavolo ministeriale “introducono elementi di concorrenza al ribasso nel settore, che spingeranno i principali players a cercare la compressione del costo del lavoro con un circolo vizioso che dequalifica l’intero sistema”.

Il ministro Calenda ha parlato della necessità di “riqualificare il settore” anche con interventi formativi per aggiornare le competenze, e ha dichiarato che il Ministero dello Sviluppo lavorerà  anche sui committenti affinché inseriscano tra i criteri di selezione per i servizi di business travel/agenzie viaggi, quello della collocazione del lavoro in Italia nel rispetto della normativa, come fatto per il settore dei call center.

Il Ministro ha quindi chiesto a Carlosn Wagonlit di ritirare la procedura di licenziamento collettivo, diversamente ha annunciato che farà valere una clausola sociale affinché i contratti gestiti ad oggi da CWT (aziende quali Ferrero, Burgo, Novartis, Generali, Barilla, Poltrona Frau, Credem, Samsonite) siano presi in carico da aziende che salvaguardino i livelli occupazionali.

“Abbiamo apprezzato l’intervento del Ministro, molto netto e lucido rispetto alla situazione del settore” ha affermato Luca De Zolt della Filcams Nazionale “e dato disponibilità a discutere di interventi utili al recupero della redditività dell’azienda, a patto che si mantengano le sedi sul territorio e che si ritiri la procedura di licenziamento avviata”.

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Sarà sciopero dei dipendenti GfK, multinazionale leader nel settore delle ricerche di mercato. L’azienda, dopo aver annunciato a fine agosto un piano di riorganizzazione mondiale, ha infatti aperto una prima procedura di licenziamento collettivo in Italia, dichiarando 34 esuberi.

Se ciò non bastasse, ad appesantire ulteriormente il clima, è l’atteggiamento dell’azienda ai tavoli sindacali: informazioni vaghe, incapacità di fornire un quadro preciso, difficoltà nel definire il futuro della società con le conseguenti ricadute sul piano italiano.

Le dichiarazioni aziendali di ricorsi a nuove tecnologie e a intelligenza artificiale mascherano la sola volontà di esternalizzare parte dei servizi e di tagliare quelli che GFK non ha esitato a definire “obsoleti”: le sue lavoratrici e i suoi lavoratori.

Da tempo, le Organizzazioni Sindacali, denunciano la necessità di prevedere piani formativi finalizzati a ricollocare lavoratori anche di fonte alle conseguenze dell’innovazione tecnologica.

L’indisponibilità a presentare un Piano Industriale aggrava ulteriormente la situazione, generando preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori di GFK per il futuro assetto aziendale sull’intero territorio nazionale: “Non sarà una vertenza breve e semplice” hanno affermato in una nota la Filcams Cgil Milano e la Fisascat Cisl Milano “viste le dimensioni del fenomeno riorganizzativo a livello europeo ci saremmo aspettati un confronto di merito serio e non il ripetersi di incontri senza sostanziali passi avanti.”

Per tutti questi motivi è proclamato lo sciopero per l’intera giornata lavorativa del 20 febbraio.

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Questa notte è venuto a mancare il compagno Piero Marconi.
Piero, classe ‘39, proveniente dal commercio, si è iscritto al sindacato nel 1954 all’età di 15 anni. Nel 1965 è entrato nella Filcams Roma e poi negli anni ‘80 in Filcams Nazionale dove ha ricoperto il ruolo di funzionario e segretario nazionale.

Dagli anni ‘90 ha iniziato a seguire il settore delle professioni e con la sua caparbietà ha contribuito a realizzare il contratto nazionale degli Studi professionali e alla definizione di numerose contrattazioni nazionali di secondo livello. È da una sua idea, che all’inizio del 2000, è nato il portale www.impiegate.org che raccoglie ora più di 1 milione di accessi.

Contrattualista esperto, per quasi 40 anni ha partecipato attivamente a tutte le fasi più significative della vita della categoria senza perdere di vista le problematiche generali della vita del sindacato.
Di Piero, molto attento al rapporto con le lavoratrici e i lavoratori, ci resta il ricordo di un uomo sempre aperto al confronto e punto di riferimento per le generazione più giovani.

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È online il nuovo numero di Diario Terziario, l’approfondimento della Filcams Cgil con Rassegna Sindacale.

Questo mese: gli attivi dei delegati di Federdistribuzione, Distribuzione Cooperativa e Serivizi integrati/Multiservizi; la firma separato del contratto nazionale del settore termale e tanto altro.

Buona lettura

Diario Terziario Febbraio 2018

ristorazione

È stata siglata l’ipotesi di accordo per la definizione del contratto nazionale della ristorazione collettiva e commerciale con Fipe Confcommercio, Angem, Aci- Alleanza delle Cooperative.
Dopo 4 anni e 8 mesi, scioperi e mobilitazioni, le parti datoriali e le Organizzazioni Sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, sono riuscite a trovare una sintesi condivisa che riconsegna al settore regole e prospettive. Una trattativa complessa, a tratti aspra,  che ha consentito di individuare soluzioni che, pur non esenti da criticità, mantengono l’impianto dei diritti normativi e salariali preesistenti, dando nel frattempo una concreta risposta al salario che non registrava aumenti da aprile del 2013.

Ristorazione Collettiva e commerciale, pubblici esercizi e turismo, l’accordo che interessa circa 1 milione di lavoratrici e lavoratori, riunifica tutto il mondo della ristorazione, dai piccoli bar, alle mense, ai grandi gruppi della ristorazione autostradale.

Tra gli elementi positivi: una normativa più tutelante della precedente per i cambi di concessione e appalto; maggiori tutele nell’ambito del mercato del lavoro; la definizione di un codice condiviso contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro; e un aumento salariale di 100 euro a regime al IV livello, con una massa complessiva di 3mila euro.

“Siamo giunti ad una sintesi che vede punti positivi e punti critici, dopo un lungo e articolato confronto iniziato con esigenze e priorità distanti tra loro” ha affermato Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil nazionale.

Le controparti, infatti fin dall’inizio si sono poste al tavolo con la precisa intenzione di recuperare efficienza di costo andando a modificare strutturalmente una serie di importanti istituti, come i permessi, gli scatti di anzianità e il comporto malattia.

“Dopo un periodo difficile e nessun adeguamento economico, l’accordo rimette insieme le parti e potrà finalmente ridare stabilità e certezze ai lavoratori per i prossimi 4 anni” prosegue la segretaria; “consapevoli che questo è un punto di partenza per ricominciare a camminare insieme e ricostruire un modello di lavoro diverso.”

Per quanto riguarda la Filcams Cgil, ora la parola passa ai lavoratori per l’approvazione definitiva. Le lavoratrici e i lavoratori potranno esprimersi durante le assemblee organizzate nei posti di lavoro a partire dai prossimi giorni.

La sintesi del contratto

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La solidarietà della Filcams a Mary, madre di due bambini e rappresentante sindacale in un punto vendita Carrefour, e ai lavoratori oggi in sciopero e in presidio davanti al negozio.

Continuano, da parte delle aziende Grande Distribuzione e della Distribuzione Organizzata, attacchi gravi e violenti perpetrati a danno dei propri dipendenti, soprattutto nei confronti delle lavoratrici.

In questo caso è la Valmarket GDO, impresa che gestisce diversi punti vendita Carrefour in franchising, ad essersi resa protagonista di una condotta inaccettabile nei confronti di una lavoratrice del punto vendita Carrefour di Novara, delegata sindacale e madre di due bambini, prima costretta, senza alcuna giustificazione, ad un trasferimento punitivo e poi sospesa illegittimamente (incredibile ma vero!) per aver parcheggiato la propria vettura, secondo l’azienda, in area nella quale non le sarebbe stato consentito il parcheggio.

La sola colpa di Mary, questo il nome della rappresentante sindacale del negozio ad insegna Carrefour Market, e dei suoi colleghi è di aver rilevato le tante violazioni di legge e contrattuali da parte della Valmarket GDO ed aver chiesto, con il supporto della struttura territoriale della Filcams Cgil, la condivisione di soluzioni rispetto alle problematiche poste.

La posizione di totale rigidità mantenuta dall’impresa, attraverso contestazioni e provvedimenti disciplinari strumentali ed infondati ai dipendenti, alcuni dei quali con decenni di anzianità aziendale, ha costretto i lavoratori alla proclamazione di uno sciopero per la giornata odierna, con presidio previsto davanti allo stesso punto di vendita.

“A Mary e ai lavoratori della Valmarket GDO, oggi in sciopero, la Filcams tutta esprime solidarietà e sostegno”, afferma Fabrizio Russo, della Filcams Cgil Nazionale.

“Se l’azienda non dovesse tornare con immediatezza sui propri passi, a partire dal ritiro dei provvedimenti disciplinari”, continua Russo, “la Filcams adotterà ogni iniziativa volta al ripristino di una situazione di legalità e di rispetto dei diritti e delle condizioni di lavoro dei dipendenti coinvolti, anche chiamando in causa la stessa Carrefour, ormai pienamente a conoscenza degli sviluppi della vertenza e che, in considerazione della gravità della situazione, non può sottrarsi alle proprie responsabilità”.

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“Accogliamo con favore, se sarà confermata, la disponibilità, manifestata dall’azienda al tavolo con il Governo, di riaprire il confronto che può essere, per l’azienda, un’opportunità per innescare un cambiamento culturale, a partire dall’Italia, per avviare una nuova stagione di relazioni sindacali.” sono le parole di Massimo Mensi della Filcams Cgil nazionale.

Il sindacato, promotore anche del primo sciopero nel giorno del black Friday 2017, è impegnato al fianco dei dipendenti: “Abbiamo da sempre manifestato la volontà di confrontarci con la dirigenza Amazon per migliorare la vita lavorativa all’interno  degli stabilimenti, primo fra tutti quello di Piacenza.”

Orario di lavoro, turni, salute e sicurezza e salario variabile, temi sui quali la Filcams Cgil ha avanzato delle proposte concrete per definire un Contratto Integrativo Aziendale, finora rifiutato.

Dietro alle innovazioni digitali e all’idea – attraente – di una società iper connessa, abbiamo, ancora, un modello di lavoro organizzativo tradizionale , dove i lavoratori percorrono tanti km a piedi per spostare i pacchi da una posizione all’altra.

Obiettivo della Filcams Cgil è quello di migliorare le condizioni di lavoro all’interno di Amazon rispettando le esigenze di azienda e lavoratori.

Solo attraverso un confronto responsabile sarà possibile trovare soluzioni condivise che possano anche arginare la strumentalizzazioni e la distorsione di notizie, cosi come sta accadendo in questi giorni.

 

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Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti di Roma e del Lazio, contestano duramente le dichiarazioni rese alla stampa dall’Assessore alle partecipate del Comune di Roma Alessandro Gennaro e riferite ai lavoratori della Roma Multiservizi.

“Non ci interessano, anzi sono poco dignitosi,  – fanno sapere dal sindacato – gli slogan fatti in campagna elettorale dai politici che si vantano di aver trovato soluzioni rispetto al dramma di 30 impiegati della Roma Multiservizi su cui è stata aperta da parte dell’Azienda una procedura di licenziamento collettivo.

Le soluzioni comunicate alla stampa dall’Assessore non sono frutto di una sua mediazione tra le parti, visto che sono le stesse proposte che l’Azienda pone sui tavoli di trattativa da sempre!”

La richiesta di intervento fatta all’Assessore da parte dei sindacati, era di verificare la corretta applicazione della Legge Madia e dell’accordo confederale del 27 settembre 2017, relativamente alla piena occupazione e nel rispetto dei profili, delle mansioni e dei contratti applicati; e di verificare le condizioni e le modalità di gestione di un appalto pubblico da parte di Roma Multiservizi rispetto anche al capitolato di appalto, alle normative sul lavoro e al rispetto del Contratto Nazionale di Lavoro.

“La vera mediazione, secondo noi, sarebbe stata quella di annullare la procedura di mobilità!”

“Chi governa,” dicono le tre sigle “ha l’obbligo, soprattutto parlando di appalti pubblici e aziende partecipate, di verificare con dovizia tutte le situazioni sopra esposte e non il ruolo di sponsorizzare con enfasi posizioni aziendali rivelatesi impraticabili.”

“Per tutte queste ragioni chiediamo che ognuno faccia il proprio lavoro, aprendo un vero confronto, invece di dare consigli agli altri e di pubblicizzare assurde condizioni impercorribili.”

Se si vuole una volta per tutte affrontare le vere problematiche, ricercando le corrette soluzioni, le Organizzazioni sindacali sono pronte a farlo, altrimenti sono pronte a mobilitarsi con ogni mezzo a disposizione a partire dallo sciopero.

Carlson Wagonlit

Non si ferma il progetto di disinvestimento di Carlson Wagonlit sul territorio italiano, che ora annuncia di voler chiudere la storica sede di Torino, aprendo le porte ad altri 50 licenziamenti.

Dopo le chiusure delle sedi Firenze, Bologna e Padova, la multinazionale dei viaggi d’affari continua sulla strada dello spostamento di attività verso i Paesi dell’Est, alla ricerca di un costo del lavoro più basso, diminuendo quindi la forza lavoro in Italia, Francia e Spagna.
Un disegno che non tiene conto delle caratteristiche del settore nel nostro Paese dove, nonostante la digitalizzazione, è ancora importantissimo il rapporto con il territorio e dove le aziende chiedono un livello di servizio sempre più alto.
La scelta di spostare i servizi ai viaggiatori in Polonia, oltre a far perdere sin da subito decine di posti di lavoro in Italia, rischia di mettere a repentaglio il futuro dell’azienda nel suo complesso, a causa dello scadimento del servizio e dell’abbandono del territorio.

“Nei prossimi giorni l’azienda formalizzerà i licenziamenti annunciati con una procedura formale come previsto dalla legge 223/91″ spiega Luca De Zolt della Filcams CGIL Nazionale “ma la trattativa si preannuncia molto complessa, sia perché le scelte di Carlson sono folli, sia perché non abbiamo molti strumenti a disposizione per attutire l’effetto di queste scelte sulle persone, in quanto in caso di chiusura di sede non ci sono ammortizzatori sociali disponibili. Servirà una mobilitazione molto forte dei lavoratori e un interessamento delle istituzioni per trovare soluzioni adeguate, noi di certo non ci diamo per vinti” conclude il sindacalista.

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DNV GL Business Assurance Italia Srl, uno dei principali enti di certificazione al mondo, il 16 gennaio scorso, ha avviato, per tramite di Assolombarda, una procedura di licenziamento collettivo per 28 dipendenti nelle sedi di Vimercate, Sesto Fiorentino, Bari, Catania, Venezia e Napoli.

Le lavoratrici e lavoratori, riunite in assemblea in 25 gennaio scorso, hanno espresso tutta il loro dissenso rispetto la condotta della Società, stigmatizzando in particolare sia il merito che il metodo di questa scelta, che arriva dopo un anno 2017 che ha visto produrre ottimi risultati economici, grazie anche all’impegno e dedizione di tutte le addette e addetti, anche di quei settori coinvolti dalla procedura.

Forte è la preoccupazione per il futuro di una Società che taglia indiscriminatamente il personale, in una logica di contenimento dei costi, ma in assenza di qualunque strategia industriale di lungo periodo.

È per questo che le lavoratrici e lavoratori, in accordo con le Organizzazioni Sindacali, hanno proclamato lo stato di agitazione con effetto immediato e il conseguente blocco di tutte le forme di lavoro straordinario e della flessibilità.

Il prossimo incontro tra le parti è previsto per il 12 febbraio in Assolombarda a Milano, a seguito del quale valuteranno nuove e più incisive iniziative di lotta a sostegno della vertenza.

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Il 26 gennaio  Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs hanno raggiunto un’ intesa con Esselunga per ampliare, a partire da quest’anno, la possibilità prevista dalla normativa vigente di destinare al welfare, in tutto o in parte, il premio di risultato contrattato a livello aziendale.

Nuove opportunità dal welfare occupazionale

I quasi 23000 dipendenti della capofila della Grande Distribuzione Moderna e Organizzata potranno decidere se destinare il 50% o il 100% del premio in servizi godendo delle agevolazioni fiscali previste dalle legge; potranno cioè accedere al rimborso per il servizio mensa, l’istruzione figli (rette scolastiche, tasse universitarie, libri di testo scolastici, trasporto scolastico, mensa scolastica), l’abbonamento al trasporto pubblico locale, l’assistenza s famigliari anziani o non autosufficienti.

Per chi opterà totalmente per il welfare è previsto un bonus aggiuntivo del 10% della cifra di partenza volontariamente destinata al “paniere servizi”.

“Esselunga ha accolto le nostre richieste di dare la precedenza a soluzioni di welfare rispondenti a precisi bisogni ad alta valenza sociale come la conciliazione dei tempi di vita, l’istruzione dei figli, e l’assistenza ad anziani e disabili, nonché quella di destinare l’equivalente  di  parte importante del proprio risparmio contributivo ai lavoratori” dichiara Cristian Sesena Segretario Nazionale della Filcams Cgil che prosegue:” l’intesa è positiva e dimostra come il welfare, se contrattato, rappresenta di certo una opportunità per rafforzare e innovare i contenuti delle relazioni sindacali.

Auspichiamo che la disponibilità all’ascolto dimostrata dalla azienda in questo frangente,  continui anche su altri temi “caldi” che saranno al centro delle trattative nei prossimi mesi come il lavoro domenicale e l’organizzazione del lavoro”.

 

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Si è svolto a Roma il terzo incontro della trattativa di rinnovo del contratto di lavoro delle farmacie private, incontro che si prefigura come l’ultimo della cosiddetta fase esplorativa.

Federfarma ha sottolineato l’esigenza di una maggior flessibilità dell’articolazione degli orari dei lavoratori, stante la liberalizzazione dei regimi di apertura. Il tema è stato ulteriormente approfondito nel confronto con le organizzazioni sindacali nazionali, che hanno chiesto di poter avere dei dati circa la verifica di utilizzo degli strumenti già a disposizione, come l’orario multiperiodale flessibile per sedici settimane l’anno. L’associazione datoriale non ha però fornito alcun riscontro, se non una generica valutazione circa l’insufficienza e inadeguatezza dello strumento, che non darebbe, nella loro visione, risposte alla complessità delle diverse necessità, discontinue del servizio.

La Filcams Cgil ha ribadito al tavolo di confronto che l’applicazione di una buona flessibilità comunque necessita di una programmazione periodica, per tutelare la conciliazione vita/lavoro di coloro ai quali viene applicata, e specialmente in un settore come la farmacia, dove l’occupazione femminile è nettamente prevalente.

Federfarma ha nuovamente manifestato anche la necessità di strumenti contrattuali per gestire le collaborazioni discontinue all’interno del contratto nazionale, tema che è stato rinviato per essere approfondito ad un successivo incontro, già fissato al prossimo 1 febbraio.

 

settore termale

“Riteniamo incomprensibile la decisione di Federterme, Fisascat e Uiltucs di procedere alla sottoscrizione del rinnovo del contratto nazionale del settore termale senza la partecipazione della Filcams Cgil, che rappresenta la maggior parte degli addetti del comparto termale.” È quanto afferma la Filcams Cgil Nazionale in un comunicato.

Fedeterme ha voluto procedere alla definizione di un articolato contrattuale con le sole Fisascat e Uiltucs decidendo di non prendere in considerazione le proposte della Filcams, per provare ancora a realizzare una sintesi unitaria marcatamente peggiorativa per i lavoratori e le lavoratrici già fortemente penalizzati dalla crisi strutturale del settore.

La Filcams Cgil in questi anni è stata in prima linea sul territorio e a livello nazionale, per gestire le difficili crisi degli stabilimenti del settore termale che hanno registrato, oltre alla riduzione radicale delle presenze, anche l’impatto dei percorsi di dismissioni delle quote pubbliche.

Molte strutture sono chiuse, altre inserite in procedure concorsuali dagli esiti incerti, altre oggetto di speculazione.

Il ruolo del sindacato confederale, anche nel rapporto con le amministrazioni locali, è stato quello di difendere i livelli occupazionali e aprire contestualmente le condizioni per attrarre investimenti e promuovere il rilancio delle terme come parte integrante del sistema sanitario nazionale.

La sottoscrizione del contratto separato, a 10 anni dall’ultimo rinnovo, rappresenta una scelta molto grave operata, tra l’altro, come si è detto, in una realtà segnata da precarietà occupazionale e salariale.

“La decisione di Fedeterme di intervenire in maniera strutturale sul trattamento economico della malattia, fino ad oggi riconosciuto, nei fatti, interamente sin dal primo giorno” prosegue la Filcams Cgil, “assume i contorni di un ulteriore atto di ostilità nei confronti di una platea di lavoratori che con la loro professionalità hanno spesso da soli garantito quota parte rilevante della sopravvivenza delle imprese in cui operano.”

La Filcams continuerà il suo impegno per la ripresa del settore, nella ferma convinzione che il contratto nazionale debba tornare a essere al più presto un patrimonio condiviso e inclusivo.

“Per questa ragione avvieremo una campagna di informazione in tutti gli stabilimenti e chiederemo di avviare la consultazione dei lavoratori sul contratto sottoscritto senza la Filcams.”

attivo federdistribuzione

Più di 1000 lavoratori della aziende aderenti a Federdistribuzione e della Distribuzione Cooperativa sono a Firenze nelle giornate di oggi 24 e domani 25 gennaio.

Circa 500 lavoratori hanno partecipato a Firenze all’attivo dei delegati delle aziende associate a Federdistribuzione.

Zara, Ikea, Carrefour, Decathlon, Auchan, Esselunga, Panorama, Pam, Metro sono solo alcuni dei grandi Marchi della Distribuzione Moderna Organizzata, che dopo la fuoriuscita da Confcommercio non hanno ancora ridato un piano di regole al settore, lasciando senza contratto nazionale di riferimento i circa 300mila lavoratori.

Un dialogo, quello con le parti datoriali, fino ad adesso difficile, a causa del continuo anteporre gli interessi aziendali a quelli dei lavoratori e la proposta di soluzioni ben lontane dall’acclamato equilibrio tra le parti. Se a suon di dichiarazioni stampa, Federdistribuzione ha vantato la disponibilità al dialogo, nel concreto le organizzazioni sindacali nel concreto non c’è stato alcun tipo tipo di apertura verso le richieste dei lavoratori, ma solo azioni unilaterali volte a eludere qualsiasi tipo di mediazione. “Ad oggi – ha dichiarato Fabrizio Russo aprendo i lavori – non ci sono i margini per una ripresa della trattativa, per questo è necessaria una nuova fase di mobilitazione, che non escluda alcuno strumento di rivendicazione”.

Dal dibattito con i delegati è emersa la volontà di riorganizzare i lavoratori, non escludendo iniziative sui territori a sostegno della vertenza.

Uno strumento incisivo nel confronto con le singole aziende arriverà dalla cosiddetta vertenzialità diffusa, aprendo contenziosi legali che abbiano come protagonisti i singoli lavoratori.

Domani 25 gennaio, sempre a Firenze, sarà la volta dei 400 delegati della Distribuzione Cooperativa, che si ritroveranno in rappresentanza dei 54mila dipendenti. In attesa del rinnovo del Contratto Nazionale da oltre 4 anni; anche in questo caso, sono gli interessi delle Associazioni a prevaricare, con la continue proposte atte a recuperare la produttività, eliminando diritti e tutele.

La distribuzione cooperativa ha ormai perso il suo carattere di distintività, e sta mettendo in atto processi di riorganizzazione che continuano a peggiorare le condizioni di chi lavora nel settore.

#AvantiSempreTutti

#SiamoDoveSei

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Giovedì 25 gennaio è sciopero della ristorazione scolastica del Comune di Genova per l’intera giornata, con un presidio organizzato davanti a palazzo Tursi alle 9,30. Tra i motivi che hanno portato alla mobilitazione: “un generale scontento e frustrazione delle maestranze sul territorio genovese, dovuto a innumerevoli fattori, tra cui i frequenti ritardi ed errori costanti nelle retribuzioni;  il mancato rispetto del capitolato d’appalto e del contratto nazionale, applicato al settore del turismo; la tendenza generale a rincorrere lo sconto che trasforma l’assegnazione degli appalti comunque ‘al massimo ribasso‘, prassi che sta alla base di molteplici disservizi per i bambini, e che inevitabilmente genera condizioni di sfruttamento dei lavoratori; la concitazione nel servizio dovuta alla disorganizzazione operativa e del personale; la pressione costante e trasversale che le addette subiscono a causa di disservizi delle aziende, che non sono imputabili direttamente a loro, ma che gli vengono riversate quotidianamente contro, in quanto ultimo anello della catena, in prima linea sul campo”.

La Filcams Cgil di Genova, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, “manifesta grande preoccupazione per il destino di tutti i posti di lavoro del settore, che potrebbe essere irrimediabilmente compromesso, anche agli occhi dell’opinione pubblica e dei pregiudizi che nel tempo si sono venuti a creare, da un lato, a causa della progressiva perdita di qualità del servizio di refezione scolastica, e dall’altro, dall’affermarsi della possibilità di scelta da parte delle famiglie di optare per il pasto domestico consumato a scuola, nei luoghi adibiti alla refezione scolastica. Due fattori che stanno viaggiando consequenzialmente”.

“Le lavoratrici che ogni giorno sono a contatto con i bambini, ci tengono a sottolineare quanta dedizione e passione mettano nel loro lavoro, vista la delicatezza che richiede e le responsabilità di cui si fanno carico; la loro protesta è finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sui meccanismi stritolanti, dalle responsabilità trasversali, che rendono sempre più difficile lo svolgimento del lavoro. Le loro rivendicazioni sono finalizzate certamente a preservare il posto e a migliorarne le condizioni, ma non solo. Non ci può essere qualità del servizio, infatti, senza qualità del lavoro. Per questo, la nostra battaglia ha come elementi focali la salute, la serenità e la sicurezza dei bambini, che senza il rispetto del capitolato d’appalto in tutte le sue parti, rischia di compromettere la fiducia dei genitori e danneggiare fortemente il settore a livello occupazionale, nel caso in cui, come già si sta verificando, aumentasse la perdita di pasti”, conclude il sindacato.

 

Unicoop Tirreno

Continua la confusione in Unicoop Tirreno. Nelle prossime settimane arriverà un nuovo direttore del personale, ma il piano industriale che il direttore generale Canova aveva annunciato nell’ultimo incontro dell’11 dicembre ancora non ha alcuna ufficialità.

Nel frattempo però alcune cose vanno avanti e come sempre le lavoratrici ed i lavoratori sono gli ultimi a saperle. Le notizie che corrono lungo i corridoi e gli annunci stampa continuano ad essere il metodo di comunicazione che la dirigenza di Unicoop Tirreno, più o meno volontariamente, utilizza per informare sulle proprie scelte, saltando l’ufficialità del tavolo sindacale alla presenza delle delegate e dei delegati dei negozi e della sede.

Così sulla stampa corre la notizia che a Livorno l’area vendita dello storico Ipercoop verrà ridotta per far spazio alla Casa della Salute voluta dal sindaco. E i lavoratori? Dove verrebbero ricollocate le decine di addetti che sarebbero in esubero per effetto della riduzione? Li assume il comune? La Filcams denuncia che gli annunci di investire su Livorno fatti dalla cooperativa si sono declinati in una chiusura improvvisa, Anna Frank, e in una riduzione dell’Ipercoop.

La situazione più assurda è ancora quella dei lavoratori di Santa Maria Capua Vetere e Arenaccia. Le lavoratrici ed i lavoratori della Campania hanno saputo che dal 19 Febbraio si interromperà la convenzione del parcheggio adiacente al supermercato di Napoli perché Tirreno non gestirà più il punto vendita. È palese quindi che sono state condotte trattative “segrete” per cedere i negozi senza informare le organizzazioni sindacali.

“Un comportamento vergognoso” dichiara Alessio Di Labio della Filcams “chiediamo che Unicoop Tirreno e Unicoop Firenze, proprietaria di licenze e immobili, escano allo scoperto, siamo pronti ad una nuova mobilitazione”.

La Filcams Cgil promuoverà insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs la convocazione di un incontro alla presenza delle delegate e dei delegati per avere chiarimenti, restano infatti ancora aperti tutti i temi che avevano portato lo scorso Dicembre allo sciopero.

siglaProtocolloTerme

Il 18 gennaio scorso, si è tenuto presso la Regione Toscana, l’incontro tra l’Assessore all’Ambiente Federica Fratoni e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs della Toscana, al termine del quale è stato sottoscritto il “Protocollo di Intesa per la tutela occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle Terme di Casciana, Chianciano Terme e Montecatini Terme”. All’incontro erano presenti rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali dei territori di Pisa, Pistoia e Siena e i Delegati delle tre società termali.

“Aver sottoscritto il Protocollo è un primo risultato positivo che abbiamo fortemente voluto” dichiara Cinzia Bernardini Segretaria Generale della Filcams Cgil Toscana. “Contiene percorsi, strumenti e azioni finalizzati  alla salvaguardia dei livelli occupazionali e reddituali delle tante lavoratrici e lavoratori che saranno interessate dai passaggi societari e che sono il vero patrimonio di queste realtà territoriali. “

Il Testo sottoscritto impegna la Regione a porre in essere ogni azione utile al mantenimento e alla continuità dei livelli occupazionali e reddituali dei lavoratori diretti e indiretti delle tre Società , alla continuità e valorizzazione delle convenzioni con il Sistema Sanitario Regionale, alla verifica economica e finanziaria dei soggetti investitori.

È stato inoltre istituzionalizzato un Tavolo di coordinamento e confronto permanente, nel quale l’Assessorato Ambiente e Difesa del Territorio e la Regione, con le Organizzazioni Sindacali, verificheranno l’andamento del settore termale, anche in ambito sanitario, i processi riorganizzativi e di rilancio delle società messi in campo dai soggetti investitori e l’attuazione delle finalità di tutela occupazionale contenute nel Protocollo.

“Il Protocollo sottoscritto è importante perché contiene obiettivi condivisi da tutti i soggetti coinvolti, strumenti da mettere in campo e impegni da rispettare – conclude Cinzia Bernardini. “La Filcams CGIL, con le altre Organizzazioni Sindacali, pretenderà che quanto sottoscritto nel Protocollo venga rispettato e attuato, per salvaguardare concretamente il patrimonio umano presente, fatto di professionalità e competenze in capo a tante e tanti lavoratrici e lavoratori che in questi anni hanno fatto sacrifici per risanare e rilanciare le Terme; le imprese che faranno le offerte per rilevare le tre società, devono sapere che da questo si deve ripartire”

Il Protocollo sottoscritto sarà recepito in una Delibera in Consiglio Regionale e verrà inserito nei Bandi di Gara che verranno fatti dalla Regione Toscana.

 

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La Filcams Cgil di Siracusa di concerto con il Commissariato della Marina Militare di Augusta , segna un precedente nell’ambito della politica degli appalti della pubblica amministrazione . La Marina Militare infatti, si sostituisce in surroga alle inadempienze della ditta La Luminosa aggiudicataria dell’appalto delle pulizie del Comando marittimo autonomo di Sicilia, pagando direttamente i lavoratori dell’appalto della regione Sicilia, che ad oggi reclamano il pagamento dello stipendio del mese di Dicembre.

Già la Filcams Cgil aveva avuto modo di esternare le proprie perplessità nel merito della gara “ al massimo ribasso” indetta dalla Marina Militare, che ha aggiudicato a La Luminosa con un ribasso del -37,68 %,  chiedendo l’annullamento della gara in regime di autotutela.

“ Seppur critici rispetto alle modalità di indizione della gara per l’appalto del servizio di pulizia delle aree e dei locali di comandi/enti della giurisdizione di Marisicilia, non possiamo non dare atto della responsabilità che Marisicilia ha assunto accogliendo la richiesta della Filcams CGIL di intervenire in surroga e provvedere direttamente al pagamento delle spettanze ai lavoratori dell’appalto” è quanto ha dichiarato Stefano Gugliotta segretario Generale Filcams Cgil Siracusa. “Non secondariamente, non possiamo non porre al Comando Marittimo Autonomo di Sicilia, precise assicurazioni sull’andamento della commessa, in quanto, approssimandosi la maturazione delle spettanze del mese di gennaio, si deve intervenire energicamente per assicurare ai lavoratori il pagamento delle spettanze secondo i canoni inderogabili del Contratto Nazionale di Lavoro.  I lavoratori che operano giornalmente hanno diritto al pagamento del loro salario, e l’Ente committente deve garantire la capacità dell’appaltatore di adempiere agli obblighi contrattuali.”

La Filcams continuerà a vigilare, e in presenza di ulteriori problemi dell’appalto, non esiterà a proclamare lo sciopero dei lavoratori.

servizi integrati/multiservizi

Oltre 400 delegati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti riuniti in assemblea rivendicano il rinnovo della contrattazione di settore

Fronte sindacale compatto nella vertenza che coinvolge i 600mila addetti del settore imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi, prevalentemente in regime di appalto, in attesa del rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto il 30 aprile 2013. Oltre 400 delegati chiamati a raccolta in Assemblea Unitaria a Roma dalle federazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti, hanno dato mandato alle segreterie nazionali ad organizzare la mobilitazione del comparto dei servizi privati in appalto, particolarmente esposto alle logiche del massimo ribasso e al dumping contrattuale, con le inevitabili ripercussioni sui livelli occupazionali e retributivi nonché sulla drastica riduzione dell’orario di lavoro.

L’attivo unitario dei delegati ha dato mandato di avviare una campagna informativa attraverso la convocazione di assemblee in tutti i luoghi di lavoro per denunciare lo stallo in cui versa la vertenza e alle segretarie nazionali di predisporre l’indizione di tutte le iniziative sindacali utili a sbloccare la trattativa fin’anche alla proclamazione dello sciopero nazionale.

Le segreterie nazionali dei sindacati di categoria Cgil Cisl Uil rivendicano il rinnovo della contrattazione nazionale a quasi cinque anni dalla scadenza, in un settore, quello dei servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi, che vive una fase di sviluppo costante con un fatturato pari a circa 135 miliardi di euro annui secondo i più recenti dati di una associazione imprenditoriale del comparto.

È opinione unanime dei rappresentanti sindacali dei lavoratori che sia necessario imprimere una svolta al negoziato, in stallo da diversi mesi, volto al rinnovo di un contratto collettivo nazionale e alla riqualificazione professionale dell’intero comparto delle imprese di pulizia, servizi integrati/multiservizi.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti considerano diritto inalienabile dei lavoratori il rinnovo un contratto collettivo nazionale che affronti i temi  già ampiamente discussi ed approfonditi nel corso delle trattative,  rispetto ai quali le organizzazioni sindacali hanno elaborato delle articolate proposte sul cambio di appalto e/o affidamento di servizio nonché sui contenuti della contrattazione di secondo livello e l’importante tema della salute e sicurezza.

Nel 2017 le trattative con le associazioni imprenditoriali di settore Anip Confindustria, Legacoop Servizi, Federlavoro e Servizi Confcooperative, Unionservizi Confapi e Agci, hanno registrato uno stop, con la conseguente proclamazione di una giornata di sciopero nazionale. La protesta era stata indetta contro le inaccettabili proposte imprenditoriali avanzate al tavolo di confronto su salario, sul trattamento economico della malattia (con il peggioramento dell’istituto contrattuale sia in termini di riduzione del periodo di comporto, sia con la penalizzazione del pagamento dei primi tre giorni di malattia), sul cambio di appalto (con la definizione del concetto di discontinuità per evitare l’applicazione dell’art. 2112 del Codice Civile e il trasferimento del personale nella successione e/o sostituzione tra imprese appartenenti alla stessa Ati, Rti, Consorzio, subappaltatori, ecc. senza prevedere la disapplicazione del contratto a tutele crescenti, come invece concordato in precedenza) e sulle condizioni di lavoro per i nuovi assunti (con il mantenimento al primo livello per un tempo superiore a quello attualmente previsto e la riduzione dei giorni di ferie).

 

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Lo scorso 16 gennaio 2018 presso la sede di Confcommercio di Roma si è svolo l’incontro programmato con il Gruppo Tuodi.

L’impresa ha confermato di aver presentato in data 13 dicembre 2017 il piano concordatario e di essere in attesa di avere l’omologa da parte del Tribunale. Durante l’incontro i rappresentati della Società hanno evidenziato che alcuni indicatori aziendali sensibilmente migliorati.
Relativamente al piano di rilancio per il 2018 l’impresa si appresta a promuovere e gestire forti politiche promozionali per riacquisire clienti e fatturato.
Dei 230 punti vendita, al momento, il 33% è ancora in attesa di riaprire, il 37% è interessato da cassa integrazione e il 20% in piena operatività.
Nelle prossime settimane saranno riaperti 5 punti vendita di cui 3 in Toscana, mentre per i 3 punti vendita in Puglia è prevista  la restituzione d’impresa alla ex COOP ora Alleanza 3.0.

Durante l’incontro inoltre è stato preannunciato che nel piano al vaglio del tribunale è prevista la cessione di circa 70 punti vendita, dislocati su più regioni, per il tramite di asta pubblica, per creare liquidità a sostegno della continuità aziendale. Tale circostanza chiaramente mette in grande apprensione le organizzazioni sindacali e i lavoratori, poiché, cosi come è stata rappresentata, si verrebbe a creare un sensibile ridimensionamento del Gruppo, attraverso una cessione “frammentata” dell’Impresa fortemente contrastata da sempre da Filcams, Fisascat e Uiltucs.
Relativamente alle retribuzioni non percepite dalle lavoratrici e dai lavoratori le stesse sono al vaglio del Commissario Giudiziale e, tuttavia, è credibile preventivare l’erogazione delle stesse a seguito dell’eventuale omologa del piano, ma nonostante ciò, ai Rappresentanti della Società è stato chiesto di formulare istanza presso il Giudice Fallimentare al fine di chiedere il pagamento delle retribuzioni vantate dai lavoratori nell’immediato senza attendere l’omologa del piano concordatario.
Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane, per continuare a monitorare l’evoluzione della situazione.

imprese di pulizia

I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti convocano l’assemblea unitaria delle strutture e dei delegati per valutare nuove iniziative di mobilitazione

Si svolgerà a Roma il 18 gennaio all’Auditorium Antonianum di Viale Manzoni alle ore 10 l’Assemblea Unitaria delle strutture e dei 400 delegati sindacali del settore imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi. L’assise, convocata dai sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti, è finalizzata a valutare nuove iniziative di mobilitazione a sostegno della vertenza che coinvolge 600mila addetti del comparto che operano prevalentemente in regime di appalto, in attesa del rinnovo del contratto nazionale di settore scaduto il 30 aprile 2013.

Le trattative con le associazioni imprenditoriali Anip Confindustria, Legacoop Servizi, Federlavoro e Servizi Confcooperative, Unionservizi Confapi e Agci, in stallo da diversi mesi, nel 2017 hanno registrato delle significative distanze, con la conseguente proclamazione di una giornata di sciopero nazionale, sulle inaccettabili proposte imprenditoriali avanzate al tavolo di confronto sul salario, sul trattamento economico della malattia (con il peggioramento dell’istituto contrattuale sia in termini di riduzione del periodo di comporto, sia con la penalizzazione del pagamento dei primi tre giorni  di malattia), sul cambio di appalto (con la definizione del concetto di discontinuità per evitare l’applicazione dell’art. 2112 del Codice Civile e il trasferimento del personale nella successione e/o sostituzione tra imprese appartenenti alla stessa Ati, Rti, Consorzio, subappaltatori, ecc. senza prevedere la disapplicazione del contratto a tutele crescenti, come invece concordato in precedenza) e sulle condizioni di lavoro per i nuovi assunti (con il mantenimento al primo livello per un tempo superiore a quello attualmente previsto e la riduzione dei giorni di ferie).

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti non hanno inteso accettare che il rinnovo di un contratto nazionale, scaduto da quasi 5 anni, sia sottoposto a pregiudiziali che attaccano i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori in un settore dove le logiche del massimo ribasso e del dumping contrattuale sono purtroppo realtà quotidiane con inevitabili ripercussioni sul taglio dell’orario di lavoro e delle retribuzioni.

appello fascismi

La CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro​ sottoscrive l’appello MAI PIÙ FASCISMI promosso insieme all’ANPI e molte altre associazioni partigiane, movimenti, partiti e organizzazioni sindacali. L’obiettivo è la raccolta di quante più firme possibile, nei luoghi di lavoro e nel territorio, e consegnare l’appello a tutte le Istituzioni democratiche. Anche La Filcams si impegna, nelle proprie sedi e con i propri iscritti, a raccogliere le firme per contrastare ogni tentativo di rinascita di qualsivoglia forma di fascismo.

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Ecco il testo dell’appello. In calce il link per scaricare il modulo su cui raccogliere le firme.

“MAI PIÙ FASCISMI”

Appello a tutte le Istituzioni democratiche

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane.

Attenzione: qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia.

Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell’est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni. Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l’abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.

Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell’attuazione della Costituzione.

Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini , le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle istituzioni.

Nel nostro Paese già un’altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l’avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell’umanità. L’Italia, l’Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

Scarica QUI l’appello con il modulo di raccolta delle firme (formato pdf stampabile)

Lavoro festivo

Ancora volta, una sentenza del Tribunale, in questo caso Bologna, conferma la non obbligatorietà del lavoro festivo nel commercio e condanna le aziende a ritirare i provvedimenti disciplinari.

Questa volta è il caso di Mondo Convenienza. Sei lavoratori, assistiti dalla Filcams Cgil di Bologna, dopo essere stati inseriti nel turno di servizio dell’8 dicembre, festività dell’Immacolata Concezione, hanno comunicato alla dirigenza, la loro indisponibilità. L’azienda però ha valutato ingiustificata l’assenza, trattenendo dalla busta paga le somme della giornata.

Il tribunale però, dopo il ricorso dei dipendenti, ha ribadito che i “lavoratori vantano un diritto soggettivo ad astenersi dal lavoro in occasione delle festività infrasettimanali, e tale diritto non può venire meno in forza di pattuizioni individuali declinate al momento della sottoscrizione del contratto individuale di lavoro, in via generica e generale, ma deve essere oggetto di Accordo di volta in volta, tra datore di lavoro e lavoratore, o comunque di Accordo Sindacale che preveda una rotazione omogenea e programmata nel tempo.”

Pertanto sono state annullate le sanzioni disciplinari e la società è stata condannata alla restituzione delle trattenute e al pagamento delle spese processuali.

Una piccola, grande vittoria, per tutte le lavoratrici e i lavoratori, e per la campagna la “Festa Non si Vende”, lanciata ormai da 6 anni dalla Filcams Cgil, a sostegno di una regolamentazione delle aperture domenicali e festive nel commercio. Dopo le liberalizzazioni della riforma Monti, infatti, il “sempre aperto” sta costringendo tanti dipendenti a turni continui e massacranti, senza alcun rispetto per le festività e impedendo qualsiasi forma di conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

lavoratori digitali

Filcams Cgil, Fondazione Di Vittorio e Coordinamento Salute e Sicurezza sul Lavoro della Cgil lanciano la piattaforma online www.lavoratoridigitali.it

Le tecnologie digitali sono fondamentali per la vita delle persone e delle imprese, per la crescita individuale così come per lo sviluppo di un territorio. Negli ultimi anni la produzione di beni e servizi digitali ha coinvolto una quota crescente di lavoratrici e lavoratori, eppure le condizioni di chi opera in questi settori sono poco conosciute.
Sono più di 450mila i lavoratori del settore, a prevalenza maschile (80%) con un titolo di studio alto e un’età compresa tra i 35 e i 44 anni.
Le statistiche però non riescono a fornire delle informazioni approfondite ed esaustive su chi opera in questo ambito ed è difficile anche solo definire cosa sia il “lavoro digitale” o una “impresa informatica”.

Per questo la Filcams Cgil, insieme alla Fondazione Di Vittorio e al Coordinamento Salute e Sicurezza sul Lavoro della CGIL, ha deciso di promuovere una ricerca finalizzata ad indagare questi settori per dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori.

Lavoratori digitali

Attraverso la piattaforma online www.lavoratoridigitali.it sarà possibile compilare il questionario in forma anonima per raccontare le proprie opinioni e le proprie condizioni di lavoro per migliorarle.
Il questionario è rivolto a tutte le figure professionali che lavorano nella digital economy, nell’ambito della Innovation Tecnology, e tutte le aziende che sviluppano o vendono prodotti informatici o altri servizi digitali.

I risultati saranno diffusi per favorire una discussione pubblica sulle condizioni di lavoro nel settore dell’informatica e della produzione di beni e servizi digitali.

vigili del fuoco

I sindacati rivendicano il diritto alla mensa e posti di lavoro garantiti

“Si vedono i primi vergognosi effetti delle disposizioni relative al servizio mensa emanate dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco: molti licenziamenti sono già stati annunciati”. Questo il commento di Fp e Filcams Cgil in merito alle novità sulla ristorazione introdotte nelle sedi di servizio dei Vigili del Fuoco con meno di 15 lavoratrici e lavoratori: il servizio verrà svolto attraverso il cosiddetto ‘pasto veicolato’ e non più in loco, o in taluni casi attraverso l’erogazione del buono pasto.

Mense Vigili del Fuoco

“Gli effetti negativi sono già evidenti: in Toscana 24 tra addette e addetti alla ristorazione verranno licenziati/e, di cui 10 a tempo indeterminato e 14 a tempo determinato. Siamo inoltre a conoscenza del fatto che in Sicilia a perdere il posto saranno 42 lavoratrici e lavoratori.” Commentano le categorie della confederazione di corso d’Italia: “Vergognoso l’atteggiamento dei vertici del Dipartimento e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, i quali, al solo scopo di risparmiare, peggiorano le condizioni di lavoro del personale e mandano a casa uomini e donne già in difficoltà per la tipologia del contratto di lavoro”.

Proseguono: “A nulla è servita la circolare n° 10/2017 a firma del Direttore Centrale per le risorse logistiche e strumentali del Corpo Nazionale. Aver concesso l’erogazione del servizio tramite catering completo solo per il pranzo, di fatto, non ha agevolato le ditte appaltatrici dei contratti ad accettare l’accordo territoriale. Questo è quello che sta avvenendo in tutte le regioni”. Concludono Fp e Filcams Cgil: “Esprimiamo la nostra solidarietà alle lavoratrici e i lavoratori colpiti e interverremo affinché si apportino le modifiche necessarie per garantire al personale dei Vigili del Fuoco il diritto alla mensa a pranzo e a cena e la continuità lavorativa per i dipendenti delle ditte”.

 

federdistribuzione e coop

Presidi, manifestazioni, volantinaggi. Alta l’adesione allo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende aderenti a Federdistribuzione e Coop (Distribuzione Cooperativa). Nonostante diversi tentativi di contrastare la partecipazione con comportamenti e provocazioni inammissibili nei confronti dei propri dipendenti, su tutto il territorio nazionale, le lavoratrici e i lavoratori sono scesi in piazza per far sentire la propria voce. A Genova davanti il punto vendita de La Rinascente, che ha annunciato la chiusura, a Vignale Riotorto davanti la sede di Unicoop Tirreno, a Bologna in corteo, e poi Milano, Roma, Cagliari, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Torino, Bari, Perugia, Ancona e tante altre città. Ikea, Auchan, Carrefour, Unicoop Tirreno, Pam Panorama, Esselunga, Zara, sono questi solo alcuni dei più noti marchi del commercio; e sono circa 400mila i lavoratori, di cui più di 50mila della Distribuzione Cooperativa. “Da quattro anni aspettiamo un contratto nazionale, sia per la Distribuzione Cooperativa che per le aziende aderenti a Federdistribuzione” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale. Le controparti continuano ad ostacolare una soluzione negoziale, ponendo sul tavolo proposte inaccettabili. “Federdistribuzione ha deciso di non applicare nessun contratto continuando ad assumere decisioni unilaterali nei confronti dei lavoratori, anche nell’erogazione di trattamenti economici diretti” spiega Gabrielli, “mentre Coop pretende di recuperare competitività cancellando diritti e tutele del Contratto Nazionale.” La situazione è sempre più difficile per le condizioni di lavoro ed economiche dei dipendenti, complicate anche dalle tante crisi e vertenze aziendali, come il caso de La Rinascente che ha deciso di chiudere l’unico punto vendita di Genova, lasciando a casa più di 100 persone, la situazione di Unicoop Tirreno o la grave condotta mantenuta da Ikea negli ultimi mesi. “Continueremo a tenere alta l’attenzione e la tensione” conclude la segretaria generale, “organizzando scioperi improvvisi e iniziative anche nel periodo delle feste.  Vogliamo un contratto e per questo proseguiremo nella mobilitazione”.

FEDERDISTRIBUZIONE, la deve smettere di dare i numeri!

DISTRIBUZIONE COOPERATIVA, lo sciopero e le solite dichiarazioni di disponibilità

Galleria fotografica

amazon in sciopero

“La mattina del 20 dicembre eravamo regolarmente dal Prefetto di Piacenza dopo aver acconsentito all’ennesima richiesta di spostare l’incontro con Amazon, ma l’azienda non si è presentata all’appuntamento dimostrando di avere in spregio i lavoratori e lo Stato italiano”. 

È dura la presa di posizione di Fiorenzo Molinari, segretario della Filcams Cgil di Piacenza che insieme ai colleghi di Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Ugl Terziario doveva incontrare Amazon in un incontro convocato da Maurizio Falco, prefetto di Piacenza, rappresentante del Governo sul territorio piacentino.

Ma c’è di più, e di più grave a complicare un quadro che ha portato i sindacati a proclamare lo stato di agitazione tanto da far scendere immediatamente i lavoratori Amazon in sciopero, interrompendo il lavoro per le ultime due ore del turno.

Amazon_21-12-2017(2)“Amazon non voleva far entrare i sindacati in azienda – spiega Molinari – per svolgere assemblee già concordate e previste a partire dalle 11,30. È stato necessario l’intervento del questore e dei carabinieri per far valere la Legge. È grazie alle forze dell’ordine che ci hanno accompagnato dentro l’azienda, se siamo riusciti ad incontrare in assemblea i lavoratori, per questo ringraziamo il questore di Piacenza e i carabinieri. Di fatto – conclude Molinari – Amazon dimostra di voler giocare in un campo senza regole in cui l’unica legge che vige è quella del più forte”.

Amazon_21-12-2017“Nel nostro paese non può considerarsi normale che un’azienda non si presenti ad una convocazione che ha un nobile e coerente obiettivo, effettuata dal rappresentante del Governo sul territorio locale” ha detto la sottosegretaria al lavoro Paola De Micheli. “Per questo – ha proseguito – devo richiamare Amazon ad un comportamento più corretto nei confronti di un territorio che ha accolto e sostenuto il suo insediamento a Castel San Giovanni, dei lavoratori che eccellono in livelli produttività e di un Prefetto che si sta impegnando con competenza e disponibilità per risolvere la vertenza”.

Aanto a Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Ugl si schiera anche Nidil Cgil, che rappresenta i lavoratori interinali o atipici. “Amazon – spiegano da Nidil – utilizza tutto l’anno migliaia di lavoratori in somministrazione in tutti i siti italiani; nei periodi di picco, tipo quello natalizio, gli interinali sono anche più dei lavoratori direttamente assunti dalla multinazionale”.

Sulla vicenda Amazon, all’interno della Cgil si è costituito anche un coordinamento intercategoriale tra Filcams, Nidil e Filt, che mette insieme i settori del commercio, dei lavoratori atipici e dei trasporti, per provare a gestire con strategia comune il rapporto con il colosso Amazon.

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È online l’ultimo numero dell’anno di Diario Terziario. Tra gli argomenti  principali, le motivazioni dello sciopero del 22 dicembre delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende aderenti a Federdistribuzione e della Distribuzione Cooperativa; l’intervista a Marica Ricucci, la lavoratrice Ikea licenziata; la vertenza Amazon e tanto altro.

Buona lettura e buone feste!

Diario terziario Dicembre 2017