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Sciopero ad oltranza e presìdi fuori alle scuole. È la decisione presa dai lavoratori degli appalti pulizie scuole e decoro di Frosinone e Latina che da questa mattina (17 maggio) sono in sciopero e che sono stati in presidio sotto alla sede del Miur a Roma in viale Trastevere.

Nell’incontro tenutosi nella mattinata odierna presso lo stesso Miur, alla presenza anche di alcuni parlamentari e senatori della Repubblica, sono state denunciate da parte delle Organizzazioni sindacali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti e dalle Confederazioni di Cgil, Cisl e Uil del Lazio, oltre alle situazioni di indigenza e di emergenza sociale che i lavoratori stanno attraversando, anche gravissime situazioni di illegalità.

Le aziende coinvolte (Ma.ca, Servizi Generali e Smeraldo) continuano impunemente a beneficiare di soldi pubblici, e alcuni dirigenti scolastici (soprattutto in provincia di Latina) non stanno ottemperando alle indicazioni fornite dalle circolari ministeriali e a quanto previsto dalle normative in tema di appalti relativamente al pagamento in surroga e/o alle proroghe di appalto.

“Non è possibile che nessuno intervenga su denunce così pesanti che riguardano la correttezza e la trasparenza sugli appalti, rimpallandosi responsabilità su chi deve intervenire tra i vari Ministeri, la Consip, l’Anac (a cui tra l’altro è stata presentata un esposto più di un mese fa ad oggi senza risposta) e/o nascondendosi dietro un pronunciamento del Tar che non arriva mai!” è quanto afferma la Filcams Cgil Roma Lazio.

Il Miur si è impegnato a coinvolgere tutti gli enti preposti per verificare e risolvere tutte le gravissime anomalie che da tempo stanno coinvolgendo un appalto pubblico di grosse dimensioni come questo.
A tal proposito ha riconvocato urgentemente il tavolo per il prossimo lunedì 21 maggio alle ore 16, invitando a tale tavolo l’Usr del Lazio, il Ministero del Lavoro, l’Anac e la Consip.

Per tutti questi motivi e, considerando importante anche l’impegno preso dal Miur è stato sciolto il presidio odierno ma non lo sciopero generale ad oltranza con presidi fuori dagli istituti scolastici che hanno lo scopo di sensibilizzare anche il corpo docente, gli studenti ed i cittadini.
Il 18 maggio le aziende verranno denunciate anche per condotta antisindacale visto che hanno sostituito i lavoratori in sciopero con squadre di lavoratori esterni all’appalto.

Nei giorni scorsi l’invio di squadre esterne è avvenuto anche in tarda serata o in piena notte senza nessun controllo sugli accessi da parte dei dirigenti scolastici e mettendo a rischio anche la sicurezza degli istituti e l’incolumità degli studenti.
In occasione dell’incontro di lunedì, i lavoratori torneranno in presidio davanti al Ministero e chiederanno, come unica condizione per rimuovere lo sciopero ad oltranza: il pagamento dello stipendio e un nuovo appalto che veda definitivamente fuori le aziende Ma.ca, Servizi Generali e Smeraldo.
Tutto ciò per ridare un’esistenza normale, giustizia e dignità ai lavoratori e per ripristinare la legalità e la trasparenza su un appalto pubblico.

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Ancora una volta. Ancora oggi a Taranto, cosi come due giorni fa a La Spezia e prima ancora a Padova. Sono gli incidenti mortali sul lavoro, che quotidianamente ormai si susseguono.

Non bastano le denunce, le manifestazioni, gli scioperi, nel 2018 le morti sui luoghi di lavoro sono in aumento rispetto all’anno precedente. Secondo le stime dell’Inail tra gennaio e marzo 2018 sono stati 212 gli incedenti mortali, l’11,58% in più rispetto al 2017.

“L’ennesima tragedia, un’altra vita spezzata e ancora una famiglia distrutta” sono le prime parole di rabbia e sgomento di Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale, “perché i continui tagli negli appalti, stanno peggiorando la qualità e le condizioni di lavoro, e queste sono le conseguenze più gravi.”

Per questo condividiamo e siamo vicini alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Ilva di Taranto e dell’indotto in sciopero in queste ore.

L’indignazione e la protesta devono continuare: “abbiamo bisogno di un intervento forte, che coinvolga tutte le parti per fare in modo che migliori la sicurezza nei posti di lavoro e il controllo del rispetto delle regole, un piano strategico di interventi mirati e coordinati” afferma la segretaria generale.

“Tutti dobbiamo sentirci responsabili, nessun settore è escluso” prosegue “e dobbiamo affrontare con fermezza una situazione ormai non più sopportabile. Non c’è più tempo!”

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Si è chiusa positivamente la vertenza dei lavoratori del Tanka Village di Villasimius dopo il passaggio alla gestione Alpitour: stamattina, in viale Monastir a Cagliari, è stato firmato dalla Filcams Cgil l’accordo con i responsabili della società, che prevede l’impegno ad assumere prioritariamente tutto il personale che già operava al Tanka.

“Si tratta di un accordo importante – ha detto la segretaria regionale Filcams Simona Fanzecco – che ci consente di guardare al futuro dei lavoratori e dell’attività con ottimismo, in particolare  per la solidità della società che è subentrata nella gestione, che ha accolto le nostre richieste anche per quanto riguarda l’applicazione del contratto collettivo nazionale di riferimento, ovvero quello Turismo Federalberghi”.

Sono stati quindi salvaguardati circa 130 posti di lavoro che ora entrano a far parte dell’organico Alpitour – solo l’attività di giardinaggio verrà svolta da esterni – ma resta aperta anche la prospettiva di nuove assunzioni in un settore strategico per il territorio e per l’intera regione. “In questo caso abbiamo ottenuto che venisse garantita una occupazione di qualità – conclude Simone Fanzecco – la stessa  che rivendichiamo quotidianamente in un comparto che risente spesso della stagionalità e che non sempre garantisce stabilità e adeguate retribuzione ai lavoratori impiegati”. Da qui la battaglia della Filcams contro il lavoro nero e sottopagato perché, anche in vista dell’apertura della nuova stagione, anche i soggetti che hanno la responsabilità di monitorare, si adoperino per verificare la regolarità dei contratti e il rispetto delle norme da parte di tutte le aziende del settore.

“Un accordo importante che conferma l’importanza dei rapporti sindacali con Alpitour e recupera l’eredità negativa dalla gestione Bonomi che ha lasciato un enorme patrimonio allo sbaraglio e distrutto Valtur” afferma Luca De Zolt della Filcams Cgil Nazionale.

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È stata siglata, e ora attende il voto dei lavoratori, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto integrativo Jungheinrich Italia.

Il rinnovo arriva dopo 6 mesi di intenso confronto, alla fine di un percorso che ha coinvolto – fin dalla stesura della Piattaforma rivendicativa – le RSU e le RSA presenti nelle filiali di tutta Italia e i sindacati territoriali.

Contratto integrativo Jungheinrich Italia, le novità

I punti qualificanti dell’accordo sono: allargamento dei permessi  retribuiti e non retribuiti, riconosciuti ai lavoratori per esigenze familiari e sanitarie, rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo nazionale;  mantenimento del pagamento della malattia al 100%; disponibilità al prolungamento dei periodi di assenza per malattie gravi e invalidanti; allargamento delle agibilità sindacali per le RSA/RSU; inserimento forme di flessibilità oraria in entrata ed in uscita su richiesta dei lavoratori.

Sul piano economico, una riscrittura dei parametri del premio di risultato, per metterlo al riparo dai rischi di mancato raggiungimento degli obiettivi concordati (come è avvenuto questo anno) e una scelta sull’opzione welfare che comporta un aumento della cifra pattuita che passerebbe dagli attuali 1200 euro (al conseguimento dell’obiettivo) ai 1500 per l’opzione welfare, con una opzione interamente rivolta verso forme integrative e sociali di welfare legate alla previdenza integrativa contrattuale (FONTE), l’assistenza sanitaria e sociale, individuale e familiare, l’istruzione e la formazione.

Infine, è stata concordata, l’erogazione nel mese di maggio di una tranche una tantum di 600 euro, per coprire totalmente il differenziale del 50% per il mancato raggiungimento dell’obbiettivo del 100% del premio di risultato di quest’anno.

La delegazione sindacale,composta da Filcams Cgil nazionale, Lombardia  territoriale di Ticino-Olona,  la Fisascat Cisl territoriale e le RSU e RSA presenti (Piemonte, Lombardia, Toscana e Veneto, ), ha condiviso unitariamente e unanimemente la decisione di siglare l’accordo. Entro il 23 maggio sarà sottoposto al parere vincolante dei lavoratori.

L’opinione è che il voto dei lavoratori confermerà l’operato della delegazione sindacale che si è attenuta al mandato ricevuto e l’accordo potrà diventare esigibile.

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Aperture al confronto tra sindacati, istituzioni e sindacati sono emerse al tavolo della cosiddetta Cabina di Regia per la vertenza Natuzzi, convocato al Ministero per lo Sviluppo Economico MiSE. Disponibilità a valutare le ipotesi di ridimensionamento e di esuberi di personale che i sindacati hanno accolto positivamente, ma che non possono ancora scongiurare l’estrema ipotesi del licenziamento per un migliaio di lavoratori dipendenti.

Natuzzi rappresenta un caposaldo del Made in Italy nel settore del mobile e arredo, con riconoscimenti importanti in tutto il mondo. Le proposte avanzate al tavolo del MiSE dai sindacati del settore Legno (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil) e del settore Commercio (Filcams cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) puntano ad un piano di salvataggio che contempli la cifra “zero” alla voce esuberi, attuando azioni di rilancio e riorganizzazione aziendale così riassumibili:

“Il coordinamento delle rappresentanze aziendali e unitarie e le organizzazioni sindacali – si legge in una nota diffusa unitariamente dalle segreterie nazionali delle categorie interessate – sono consapevoli delle difficoltà che dobbiamo affrontare, ma se ogni parte, Sindacato, Azienda e Istituzioni dedicheranno il massimo impegno alla soluzione dei problemi facendo ognuno la propria parte, siamo convinti che gli obiettivi che proponiamo siano raggiungibili e sostenibili”.

Ritenendo inaccettabile qualsiasi proposta che preveda licenziamenti, il coordinamento RSA/RSU e i sindacati annunciano che dalla Cabina di Regia è emersa la volontà di avviare una serie di confronti tecnici, tra azienda e rappresentanze dei lavoratori, che porteranno alla definizione di un nuovo piano industriale con l’obiettivo, appunto, dell’esubero zero. L’esito di questo lavoro sarà riportato in Cabina di Regia per la condivisione e la sottoscrizione, nell’incontro già fissato per il 19 giugno a Roma. Azienda, Coordinamento RSU e organizzazioni sindacali si troveranno invece il 30 maggio a Bari per il primo tavolo tecnico di confronto.

Vetenza Auchan

Si è tenuto il 15 maggio il previsto incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico al fine di discutere della chiusura dei due ipermercati Auchan di Napoli Argine e di Catania La Rena e dei 246 esuberi dichiarati dall’azienda.

La Vertenza Auchan

Nel contesto della riunione, abbiamo evidenziato ai rappresentanti ministeriali come, ad oggi, i confronti che si sono tenuti a livello territoriale, a causa della condotta e delle rigidità mantenute dall’azienda, non abbiano permesso di individuare soluzioni che consentano la piena salvaguardia occupazionale ed abbiamo ribadito che la situazione dei due punti di vendita, per la rilevanza che riveste e le inevitabili implicazioni, non può essere affrontata esclusivamente a livello territoriale, ma è necessario prevedere il coinvolgimento, a livello nazionale, delle Organizzazioni Sindacali e delle istituzioni preposte.

I rappresentanti del MiSE, in considerazione degli elementi emersi e della necessità, a livello territoriale, di svolgere ulteriori approfondimenti e di verificare possibili avanzamenti rispetto alla definizione di misure volte alla piena tutela occupazionale, hanno convocato nuovamente le parti per il prossimo 30 maggio, alle ore 10:30, ai fini della prosecuzione del confronto in sede istituzionale.

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È stato sottoscritto l’accordo tra Esselunga e organizzazioni sindacali sul lavoro domenicale. Un’ulteriore intesa firmata che, oltre a sancire la fine formale della fase sperimentale – cominciata poco più di un anno fa – introduce nuove importanti modifiche: ai full time verranno garantite cinque domeniche libere l’anno, mentre per i part time verticali saranno tre. “Molto soddisfacente – afferma la Filcams – è il risultato ottenuto sul piano economico”.

Dalla 24esima domenica alla 36esima, la maggiorazione sarà del 35 per cento; dalla 37esima in poi del 40 per cento. Operazione, questa, che avrà un costo annuo per l’azienda di quasi un milione di euro destinato ad aumentare nel tempo. “Stiamo parlando – prosegue la Filcams – di un quarto della popolazione aziendale che è stata assunta da Esselunga (ma anche il resto della grande distribuzione si comporta in modo analogo) con la giornata di domenica come giornata normale di lavoro, e non di riposo; nei prossimi anni questi lavoratori saranno destinati ad aumentare in maniera esponenziale e rivendicheranno sempre più tutele e rappresentanza”.

Ai lavoratori full-time senza l’obbligo della prestazione lavorativa in domenica, a fronte di 12 o 13 volontarietà espresse (a seconda che prestino servizio nei reparti Dro/Gem o a quelli della vendita assistita) verrà garantito un week end libero dal lavoro. È stato poi ulteriormente potenziato e reso più stringente il diritto di informazione per la Rsu e Rsa di negozio.

“I nostri delegati – sottolinea la Filcams – sono stati i veri protagonisti di questo faticoso percorso e hanno saputo far vivere i contenuti degli accordi di volta in volta sottoscritti, affrontando non poche difficoltà a livello di negozio nella relazione non sempre facile con i direttori”.

Scarica il Volantino

Nel corso del negoziato, Filcams Fisascat e Ulitcus hanno espresso l’intenzione di affrontare il capitolo complessivo dell’organizzazione del lavoro “alla ricerca di risposte convincenti alle tante forme di disagio che le lavoratrici e i lavoratori stanno incontrando in termini di orari e condizioni lavorative. La sede di questa nuova importante fase di confronto sarà quella del rinnovo del contratto integrativo aziendale”.

L’accordo raggiunto sarà prossimamente presentato alle assemblee sindacali.

Il Sole 24 Ore – Domenica «maggiorata» per Esselunga

Corriere della Sera – Lavoro Esselunga, intesa sui festivi e le domeniche.

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A Roma le guardie giurate chiedono il rinnovo del contratto Vigilanza Privata.

Sono giunti a Roma da tutto il territorio nazionale, migliaia di lavoratori della Vigilanza Privata e dei servizi fiduciari oggi in sciopero.

Alla manifestazione nazionale organizzata a Roma da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno preso parte in tanti e nei posti di lavoro l’adesione allo sciopero è stata di circa dell’80%, una partecipazione straordinaria. “Finalmente siamo di nuovo a Roma dopo tanti anni e siamo davvero tanti” ha affermato Sabina Bigazzi che segue il settore per la Filcams Cgil Nazionale. “La grande presenza di oggi, ci convince ancor di più che dobbiamo proseguire la strada intrapresa, continuando a sostenere le nostre rivendicazioni nei confronti delle imprese e delle istituzioni”.

Contratto Vigilanza Privata

Contratto nazionale di settore scaduto da più di 2 anni e proposte datoriali che tendono a peggiorare le condizioni di lavoro, sono questi i motivi che hanno portato i sindacati ad avviare la mobilitazione.

Tra le richieste inaccettabili delle imprese: l’estensione a 45 ore dell’orario normale di lavoro per le guardie impiegate nei servizi di vigilanza fissa; la possibilità di ricorrere al lavoro a chiamata/intermittente sia per la vigilanza privata che per gli altri servizi di sicurezza e inserire nel contratto le flessibilità previste dal Jobs act; l’abbattimento della durata oraria settimanale minima del part-time; la riduzione del periodo di comporto utile ai fini della conservazione del posto di lavoro; la compressione delle modalità di fruizione dei permessi della legge 104/92 e il superamento della copertura economica dei primi tre giorni di assenza per malattia.

Ora inizia una nuova fase di mobilitazione, che vedrà i lavoratori e i sindacati coinvolti per mettere in capo altre forme di lotta: “questa è la nostra forza – conclude Bigazzi. E rivolgendosi ai lavoratori “voi siete la nostra forza!”

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Sono attesi più di 4mila lavoratori della vigilanza privata e dei servizi fiduciari venerdì 4 maggio a Roma per lo sciopero indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uitucs.
Contratto scaduto da più di due anni, condizioni normative e salariali in permanente peggioramento, con le parti datoriali che puntano continuamente a ridurre diritti e garanzie.
Le proposte avanzate, infatti, se accolte, farebbero retrocedere le condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori del settore di decenni e togliere alle lavoratrici e i lavoratori di tutele, garanzie e diritti conquistati a prezzo di sacrifici, lotte e mobilitazioni
Le imprese chiedono: l’estensione a 45 ore dell’orario normale di lavoro per le guardie impiegate nei servizi di vigilanza fissa; la possibilità di ricorrere al lavoro a chiamata/intermittente sia per la vigilanza privata che per gli altri servizi di sicurezza e inserire nel contratto le flessibilità previste dal Jobs act; l’abbattimento della durata oraria settimanale minima del part-time; la riduzione del periodo di comporto utile ai fini della conservazione del posto di lavoro; la compressione delle modalità di fruizione dei permessi della legge 104/92 e il superamento della copertura economica dei primi tre giorni di assenza per malattia.

Nonostante le esigenze di sicurezza siano in aumento, la tendenza diffusa è quella di contenere il costo del lavoro con gare sempre più al ribasso, indette persino dalla pubblica amministrazione, e corrispettivi inferiori alla retribuzione oraria prevista dal contratto nazionale. Così la concorrenza sleale si scarica sulla pelle dei lavoratori, nel “silenzio” dell’autorità competenti.

La sicurezza si garantisce solo se gli addetti della vigilanza e della sicurezza privata possono lavorare in condizioni dignitose e consone al rischio che devono prevenire, con un salario giusto e dignitoso.

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La drammatica situazione del settore dell’elettronica di consumo, la battaglia contro la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive in Europa e il focus sulle principali vertenze territoriali.
È online il nuovo numero di Diario Terziario, l’inserto di categoria di Rassegna Sindacale: “Elettronica di Consumo, serve una nuova strategia”.
Un approfondimento sul commercio online grazie al contributo di Trade Lab, società di analisi e consulenza, che insieme al Ce. Mu, il Centro Studi Multiservizi della Filcams, predispone report periodici sul terziario.

Diario Terziario Aprile 2018

Elettronica di consumo, cambiare strategia e modalità di vendita per sopportare la concorrenza
L’elettronica di consumo sta subendo profonde trasformazioni, anche a causa dell’espandersi dell’e-commerce. Un mondo complesso composto da tanti segmenti e diversi canali di vendita che incidono fortemente sulla distribuzione.
Trade Lab, società di analisi e consulenza, che insieme al Ce. Mu, il Centro Studi Multiservizi della Filcams, predispone report periodici sul terziario, ha elaborato, per un corso di formazione della Filcams Cgil di Firenze, un approfondimento sul settore mettendo in luce le trasformazioni e le difficoltà.

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La Filcams Cgil nella assemblea dei delegati della Fondazione Enasarco del 24 aprile 2018, con all’ordine del giorno la approvazione del bilancio consuntivo 2017, ha assunto una posizione critica circa la mancanza di un effettivo rilancio della Fondazione e la risoluzione dei problemi più importanti a partire dalla gestione del patrimonio, la mancata internalizzazione di alcuni servizi importanti e il costo eccessivo delle consulenze esterne.

La posizione della Filcams Cgil si è conseguentemente concretizzata in un voto di astensione.

Questo in coerenza con il mandato elettorale ricevuto e con il programma presentato in occasione delle elezioni per il rinnovo degli organi della Fondazione.

Ribadiamo infatti che una delle mission della Fondazione rimane quella di migliorare le prestazioni previdenziali degli iscritti sanando quelle modifiche dei regolamenti che, tra l’altro, la Filcams non ha mai approvato.

Rimane concretamente indispensabile lavorare per non vanificare i sacrifici richiesti alla categoria con i regolamenti stessi.

Abbiamo anche constatato che la maggioranza che ha sostenuto all’inizio i vertici della Fondazione, di fatto non esiste più e questo significa aprire una fase nuova nella vita della Fondazione avviando un confronto con tutte le parti sociali, e la Filcams Cgil si attiverà in questo senso, in primo luogo con i firmatari degli Accordi Economici Collettivi.

La Filcams Cgil ritiene che la Fondazione Enasarco è ancora uno strumento fondamentale, assieme alla contrattazione di settore, ma deve profondamente rinnovarsi per gestire la difficile fase di crisi e di trasformazione del settore.

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È stato rinnovato il contratto integrativo dei 2.500 dipendenti del gruppo di vendita e distribuzione di prodotti alimentari surgelati a domicilio Bofrost Italia. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, hanno siglato un accordo che prevede procedure per le modifiche all’organizzazione del lavoro, maggiore partecipazione, misure di conciliazione vita lavoro e sostegno alla genitorialità: flessibilità, banca delle ore, part time, estensione del congedo di paternità, percorsi formativi al rientro dal congedo di maternità e riconoscimento di un credito welfare per l’acquisto di beni e servizi di pubblica utilità, destinato al rimborso delle spese scolastiche sostenute per i figli. Con l’intesa il gruppo Bofrost c Italia conferma lo sviluppo aziendale nel Mezzogiorno con 90 nuove assunzioni nel triennio 2019-2021.

Sulla parte economica l’intesa conferma il premio di risultato riconosciuto ai venditori, legato alla crescita del fatturato e dei clienti e al raggiungimento dell’obiettivo “promozione”, nonché del fatturato degli eventuali giri giornalieri di consegna. Questi ultimi potranno essere ceduti, oltre a essere retribuiti con il 5 per cento del fatturato totale sviluppato dal giro ceduto. Diviene più semplice il raggiungimento dello status di accesso al sistema premiante con l’abbassamento dei limiti provvigionali.

Tra gli altri punti qualificanti dell’accordo l’avvio del focus team tecnici e strutturali che si riuniranno periodicamente sui temi della partecipazione, rapporti con la clientela, miglioramento dei risultati di gestione, della funzionalità dell’organizzazione del lavoro, innovazione, conciliazione vita lavoro e politiche di genere (quest’ultimo con l’impegno a definire a breve un documento contro la violenza di genere finalizzato a contrastare le molestie sui luoghi di lavoro).

Soddisfazione in casa Filcams che vede con favore il risultato ottenuto. In questi giorni sono in corso le assemblee dei lavoratori che dovranno valutare l’intesa raggiunta.

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Sarà ancora sciopero, il 25 aprile, contro la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio e nella grande distribuzione. Come successo in occasione della Pasqua e del Lunedì dell’Angelo, anche nella giornata in cui si festeggia la Liberazione dal nazifascismo i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno dichiarato sciopero In diverse regioni italiane, mentre in altre città l’astensione dal lavoro sarà demandata alle rappresentanze aziendali dei singoli punti vendita.

Sarà quindi sciopero regionale in Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia,  con la motivazione che “la completa liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali e festive, anno dopo anno, si sta rivelando disastrosa, non ha portato nessun aumento dell’occupazione e nessun aumento dei consumi, come dimostrano i tanti negozi dei centri storici chiusi e le procedure di licenziamento fatte dalle aziende della Grande Distribuzione, anche quelle che hanno scelto il “sempre aperto h24”. Sono peggiorate le condizioni di lavoro, gli orari, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, è aumentata solo la precarietà. No a lavorare per le feste!”

In molte alte città l’invito dei sindacati ai lavoratori è di astenersi dal lavoro, rifiutando il turno festivo senza incorrere in sanzioni, dato che la Corte Costituzionale ha sancito il diritto di astenersi dalla prestazione nelle festività riconoscendo quindi il diritto generale al godimento del giorno festivo.

Sciopero Nel Commercio – la vignetta de La Festa Non Si Vende

La festa non si vende è la campagna che da oltre 6 anni la Filcams Cgil Nazionale sta portando avanti per richiedere una regolamentazione delle aperture domenicali nel commercio, ormai allo sbando dopo il decreto Salva Italia.

“È indispensabile un intervento legislativo (la proposta di Legge in materia è ferma in Senato, ndr) che modifichi la normativa introdotta da Monti” afferma la Filcams Cgil Nazionale. “È ormai assodato che il sempre aperto non ha contribuito a migliorare né l’economia del settore, né l’occupazione, ma ha solo peggiorato le condizioni di lavoro, complicato la gestione dei piccoli esercenti, e trasformato il centro commerciale in luogo di ritrovo sociale e culturale in alternativa ai centri storici e della vita sociale delle città.”

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Raggiunto l’accordo con il gruppo Maisons du Monde per l’erogazione ai dipendenti del premio di risultato (PDR) che verrà riconosciuto sulla base degli ultimi dati di bilancio.

L’azienda ha comunicato a questo proposito che il fatturato consolidato delle vendite ammonta a 1.011 milioni di euro; arriva invece a 139 milioni di euro l’indice EBITDA (Margine operativo lordo) del gruppo. Indicatori che vanno ben oltre gli obiettivi di crescita indicati con l’accordo di detassazione dello scorso luglio 2017, che fissavano a 996 milioni il fatturato e a 135 milioni il margine operativo lordo.

Una crescita che negli ultimi due anni di esercizio ha portato il gruppo ad un incremento costante tanto di fatturato (882 milioni di euro nel 2016) che di Ebitda (123 milioni nel 2016).

Sulla scorta di questi risultati è stato riconosciuto ai dipendenti italiani del gruppo Maisons du Monde l’intero importo massimo stanziato per il premio PDR 2017 di 190mila euro lordi, pari a circa 145mila euro al netto di contributi e imposte a carico dell’azienda.

I dipendenti aventi diritto al premio di risultato sono 800, che si vedranno corrispondere un premio medio di 183 euro a testa. Ogni dipendente avrà un premio personalizzato sulla base del calcolo di ore lavorate e della retribuzione lorda percepita.

Questi premi lordi verranno inseriti nella busta paga del mese di aprile 2018 e presumibilmente pagati già in data 2 maggio 2018, anticipatamente rispetto a quanto riportato nel testo dell’Accordo del 2017.

“Un accordo che rappresenta un risultato importante nelle relazioni tra sindacati e azienda – spiega in una nota Vanessa Caccerini, che per Filcams Cgil ha seguito la trattativa – che apre la strada al confronto su altri temi di contrattazione aziendale che vogliamo aprire con la serenità con cui è stato condotto il confronto sui premi di risultato”.

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Necessario avviare confronto a livello nazionale con il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico. Inevitabile la proclamazione dello stato di agitazione e l’avvio della mobilitazione per l’intera rete di vendita.

Era intenzione della Filcams portare oggi un segno di vicinanza e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori Auchan riuniti all’interno dell’ipermercato di Napoli Argine, la cui chiusura, insieme a quella del punto di vendita di Catania La Rena, mette a repentaglio il posto di lavoro e la vita di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie.

Ci è stato impedito. Soltanto il tempestivo intervento della Digos ha consentito che tale sostegno potesse quantomeno essere espresso ai dipendenti attraverso un breve incontro con una delegazione di lavoratori in un’area adiacente (un parcheggio!) alla struttura.

“L’ennesimo atto ingiustificabile da parte di Auchan”, dichiara Fabrizio Russo della Filcams Cgil Nazionale, “che conferma, anche in una situazione grave come la chiusura dei due ipermercati in Sicilia ed in Campania e le drammatiche ripercussioni occupazionali, un’arroganza inaccettabile.”

“Non si discute soltanto della chiusura di due punti di vendita”, continua Russo, “sono l’assenza di un piano e di strategie commerciali in termini più complessivi e la determinazione ormai conclamata di disinvestire nelle aree del mezzogiorno a destare la massima preoccupazione e a rendere inammissibile la condotta aziendale.”

Per il segretario nazionale della Filcams, “nella gestione di una situazione cosi complessa, i lavoratori dei due punti vendita e i territori coinvolti non possono essere lasciati soli; la vertenza Auchan deve essere affrontata a livello nazionale, anche con il coinvolgimento delle istituzioni preposte, a partire dal Ministero dello Sviluppo Economico.”

“Ad ogni modo è inevitabile, per la gravità che ha ormai ha assunto la vertenza”, conclude Russo, “che nelle prossime ore si proceda con la proclamazione dello stato di agitazione a livello nazionale e la previsione di una mobilitazione e di iniziative di lotta che coinvolgano l’intera rete di vendita”.

 

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Sindacati: subito la cabina di regia per dare certezze e futuro ai lavoratori

E’ iniziato nel peggiore dei modi l’incontro tra sindacati e vertici di Natuzzi in Federlegno, con l’annuncio di Antonio Cavallera, responsabile delle risorse umane del gruppo di Santeramo del Colle, di 1.000 esuberi al termine del contratto di solidarietà, in scadenza a fine 2018 “idea che abbiamo subito respinto al mittente” è quanto affermano le segreterie nazionali di FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil, che erano presenti all’incontro insieme ai sindacati nazionali del
commercio Filcams, Fisascat, Uiltucs.
“Abbiamo ricordato all’azienda che il rilancio non può passare per il licenziamento di metà della forza lavoro attualmente impiegata e che i lavoratori sono chiamati da anni a sacrifici immani: è ora di assicurare loro un futuro sereno e di pensare all’economia del territorio, messo in ginocchio da una crisi senza precedenti” si legge ancora nella nota dei sindacati, che hanno chiesto al governo, alle due regioni interessate, Basilicata e Puglia, e a tutte le istituzioni coinvolte “un impegno serio per il rilancio dell’azienda e di tutto il distretto del mobile
imbottito.”
Il confronto serrato e a tratti duro tra le parti ha portato ad un punto di incontro ” abbiamo incassato la disponibilità ad avviare un confronto serio e costruttivo per rilanciare la Natuzzi e restituire al Mezzogiorno un pezzo importante del suo già scarso patrimonio industriale. Per questo - annunciano i sindacati – verrà riconvocata la cabina di regia nazionale, con l’obiettivo di evitare quegli esuberi. Se l’azienda vorrà confrontarsi seriamente sul futuro del gruppo e sulle reali possibilità di rilancio, come sembra dall’incontro di oggi,  ci troverà pronti” concludono i sindacati “ci auguriamo che le parole di disponibilità del responsabile delle risorse umane siano suffragate dai fatti, altrimenti nessuno di noi starà fermo a guardare l’ennesimo tsunami occupazionale.”

settore termale

Bassilichi, società tra i principali operatori nell’ambito dei payments e dei business services, ha comunicato la decisione di voler dividere l’azienda in 3 parti ed aprire una procedura di licenziamento collettivo volontaria per circa 100 lavoratori.

Circa 240 addetti confluirebbero in una società denominata Ausilia S.r.l, che sarà attiva nel settore delle back office bancario, capogruppo di Fruendo Srl (ex back office del Monte dei Paschi di Siena), 250 addetti in una Newco che sarà attiva nel settore del Contact Center, ambito nel quale viene prestata, ad esempio, assistenza tecnica agli esercenti sui terminali POS. La terza parte rimarrebbe nel perimetro Bassilichi diventando presidio NEXI, a completamento del piano di ristrutturazione.

Preoccupazione dei lavoratori e dei sindacati che si sono confrontati con l’azienda ma in due tavoli disgiunti: prima la Fiom Cgil e poi la Filcams e Fisac Cgil insieme.

Più volte e persino con richiesta scritta, le tre Federazioni Cgil hanno chiesto di affrontare questa azione di scorporare parte dell’azienda congiuntamente, in quanto i lavoratori che dovranno far parte della Nuova Azienda provengono da i 3 Contratti Nazionale diversi – seguiti appunto da Filcams, Fisac e Fiom Cgil – ma l’azienda non ha intenzione di unire i tavoli.

Ormai da anni la Bassilichi, ha modificato il proprio assetto societario, ma senza fornire un piano industriale strutturato, che all’ultimo incontro ha presentato delle Linee guida di intenzione dove si evincono garanzie occupazionali e territoriali per i lavoratori interessati dalla cessione, ma per un massimo di 12 mesi.

Le organizzazioni sindacali hanno richiesto fin da subito l’assunzione di responsabilità non solo a Bassilichi, ma anche alla controllante NEXI (che si candida ad essere il primo Player Nazionale nel settore dei pagamenti digitali).

“Con l’acquisizione di giugno 2017, erano state prospettate ampie possibilità di sviluppo mentre oggi si è intrapresa la direzione opposta, ovvero l’allontanamento dal perimetro NEXI di centinaia di lavoratori e di attività del core business” affermano Filcams e Fisac preoccupati per le mancate garanzie per il futuro.

“Per questo, forti del sostegno dei lavoratori, siamo pronti a mettere in campo tutte le azioni necessarie che vadano verso la risoluzione della vertenza”.

Crisi Valtur

L’interesse per il marchio non può essere svincolato dal destino di strutture e occupazione.

Nell’incontro di aggiornamento del tavolo di crisi presso il MISE del 18 aprile è stato confermato che vi è l’interesse di alcune realtà nel rilevare i villaggi Valtur, il marchio e di dare continuità all’azienda.

Il MISE sta svolgendo un importante lavoro di sollecitazione sugli operatori del mercato, alcuni dei quali hanno palesato il loro interesse solo nelle ultime settimane. Gli ostacoli a una positiva risoluzione della vertenza sono insiti nella procedura di liquidazione, ovvero alla strada scelta dall’Investindustrial di Andrea Bonomi per uscire dalla società.

Il percorso di liquidazione non lascia margini di trattativa per un passaggio dell’intero perimetro e non sono attivabili percorsi di continuità come per altri percorsi concorsuali.

“Abbiamo contestato la scelta della liquidazione sin dall’inizio” commenta Luca De Zolt della Filcams CGIL Nazionale “ma la proprietà è inamovibile e non intende cambiare programma. Al di là delle palesi responsabilità che si è assunta Investindustrial nello scegliere questo percorso, che mira a cancellare Valtur, serve lavorare per percorsi di salvataggio, che sono ancora possibili”.

Nelle ultime settimane i lavoratori hanno messo in luce il grande patrimonio che Valtur rappresenta: con la conferenza stampa del 9 aprile e la campagna social #siamogenteValtur si è reso visibile il valore di questa esperienza unica nell’accoglienza italiana, e sono stati ricordati i punti di forza anche rispetto ai dati sul prodotto.

“Ma chi vuole acquisire questo patrimonio commerciale non può pensare di comprare solo marchio” avverte Luigi Brianzi della Filcams di Milano “all’incontro di oggi è emerso che alcuni players del settore si sarebbero già fatti avanti per la sola acquisizione del marchio, e questo sarebbe la pietra tombale della realtà Valtur. Abbiamo chiesto ai responsabili di Valtur di realizzare l’asta solo in presenza di un percorso di rilancio”.

Percorso di rilancio che sarebbe possibile solo se uno degli operatori interessati contrattualizzasse un certo numero di villaggi, così da ricostituire parte del perimetro Valtur sul quale reinnestare il nucleo amministrativo del tour operator e ridare linfa a questa lunga storia italiana. A quel punto l’operazione dovrebbe essere completata con l’acquisizione del marchio.

“Siamo di fronte a un percorso inedito e non facile” aggiunge De Zolt “ma se si avverasse questo interesse dovranno essere messi in campo tutti gli strumenti utili per accompagnarlo. Abbiamo di fronte settimane decisive. Al netto dell’operazione CDP-TH Resort, discutibile quanto certa, rimangono altri 9 villaggi che sono stati liberati dai contratti con la liquidazione o verranno liberati nei prossimi giorni. E’ una corsa contro il tempo, ma noi non ci arrendiamo” chiosa il sindacalista.

 

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Le lavoratrici e i lavoratori delle vigilanza privata in sciopero il 4 maggio 2018 per rivendicare il diritto al rinnovo del contratto nazionale e per condizioni normative e salariali dignitose.

Il Contratto Nazionale di lavoro (CCNL) per i dipendenti da istituti ed imprese della vigilanza privata e dei servizi fiduciari è scaduto dal 31 dicembre 2015. Le associazioni nazionali dei datori di lavoro del settore, nel corso dell’incontro tenutosi il 27 febbraio 2018, dopo più di un anno di trattative, hanno presentato una serie di richieste che, se fossero complessivamente accolte, farebbero fare alla categoria un salto indietro di 30 anni.

Le proposte:

In questo contesto, i lavoratori e le lavoratrici della vigilanza e della sicurezza privata sono costretti ad affrontare anche un altro nemico. Da mesi si assiste ad un fenomeno devastante ad opera di fantomatiche associazioni datoriali e sindacati “gialli” che, seppure sprovvisti di qualsivoglia elemento di rappresentatività reale, sottoscrivono contratti “pirata” in cui le condizioni salariali e normative vengono sistematicamente ribassate, anche con meccanismi ingannevoli.

Malgrado le esigenze di sicurezza siano in aumento, la tendenza diffusa è fondata sul contenimento estremo del costo del lavoro: sono sempre più diffuse le gare a corrispettivi inferiori alla retribuzione oraria prevista dal contratto nazionale, indette persino dalla pubblica amministrazione.  Così la concorrenza sleale si scarica sulla pelle dei lavoratori, nel “silenzio” del ministero dell’interno e dell’autorità nazionale anti-corruzione. E’ ora di svelare la verità!

La sicurezza si garantisce solo se gli addetti della vigilanza e della sicurezza privata possono lavorare in condizioni dignitose e consone al rischio che devono prevenire, con un salario giusto e dignitoso.

Per questi motivi lavoratrici e lavoratori della sicurezza privata manifesteranno a Roma, in piazza Santi Apostoli, a partire dalle 10 di venerdì 4 maggio.

La giornata di sciopero è stata proclamata da Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs.

Per il contratto nazionale, per la legalità.

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Dopo la sentenza dell’11 aprile scorso del Tribunale di Torino che ha respinto le istanze dei sei riders, i quali avevano perso il lavoro dopo aver protestato contro l’introduzione del cottimo, arriva una buona notizia per i ciclofattorini di Foodora e delle aziende del gruppo Delivery Hero.

Il 16 aprile a Berlino si è tenuta la riunione conclusiva di una trattativa europea che ha visto seduti al tavolo da una parte Foodora ed il gruppo di cui fa parte, Delivery Hero, e dall’altra i rappresentanti dei lavoratori eletti in una Delegazione Speciale di Negoziazione (DSN). Per l’Italia, uno dei 14 paesi europei in cui opera la piattaforma digitale specializzata in consegne di pasti a domicilio, era presente la Filcams-CGIL.

Nel nostro paese Foodora registra 47 lavoratori dipendenti, ma sono molti di più, si stima oltre un migliaio, i ciclo-fattorini che ogni giorno coi loro borsoni termici rosa, sotto il sole, la pioggia o la neve, prendono i piatti di 1866 locali convenzionati (ristoranti di cucina tradizionale o etnica/gelaterie/pub/pizzerie) e li consegnano ai consumatori di 6 città italiane (Milano, Torino, Firenze, Bologna, Verona, Roma).

La trattativa si è avviata a seguito della decisione di Delivery Hero, gruppo con base a Berlino, di trasformarsi in Societas Europaea (SE), una forma di società per azioni transnazionale basata su una normativa comunitaria. Normativa, che tra le altre cose, prevede che i lavoratori partecipino alla costituzione e alla vita della SE, ne siano coinvolti attraverso procedure di informazione, consultazione e partecipazione da definire in sede negoziale.

“A tal fine si è svolta la negoziazione che è durata 6 mesi e ha visto le parti contrapporsi in maniera aspra, ma che si è conclusa ieri con un accordo che garantisce e tutela i diritti dei lavoratori ed una partecipazione effettiva alla vita del gruppo” – riferiscono Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams-CGIL e Stefania Radici, del Dip. Internazionale, i quali hanno partecipato  alla trattativa.

L’accordo prevede che ogni paese esprima almeno un rappresentante dei lavoratori in seno al Comitato Aziendale della SE, che sia data un’informazione dettagliata in merito alle strategie aziendali, ai piani di investimento o di dismissione, a tutti i programmi che possano incidere sull’organizzazione del lavoro e sull’occupazione in generale, introduce procedure chiare per la consultazione, nonché stabilisce la partecipazione dei lavoratori nel Comitato di Sorveglianza del gruppo, in cui finora sedevano solo i rappresentanti degli investitori. Adesso quest’ultimi dovranno confrontarsi con i lavoratori, i quali saranno presenti in misura paritaria ed avranno lo stesso diritto di voto.

“La battaglia dei riders per un salario o compenso correlato alle ore di lavoro prestate, un monte ore garantito, un’assicurazione che copra eventuali infortuni e garantisca salute e sicurezza per le strade,  un’indennità di malattia, maggiorazioni in caso di condizioni meteo avverse o lavoro festivo, manutenzione delle attrezzature da lavoro etc continuerà a livello locale e nazionale coinvolgendo aziende e interlocutori istituzionali al fine di ottenere standard minimi di tutela dei ciclofattorini (come raccontano le recenti esperienze maturate a Bologna e Milano), ma da domani potrà trovare spazio anche nella dimensione europea, perché le rivendicazioni dei riders di tutta Europa sono comuni e fare fronte comune nel segno della solidarietà è il modo più efficace per ottenere il riconoscimento di diritti e tutele” proseguono dalla Filcams Cgil.

L’accordo firmato ieri apre nuove opportunità tutte da esplorare per una governance condivisa dei processi di cambiamento, per orientare i cambiamenti dettati dalla rivoluzione digitale in maniera equa e solidale, per far sì che essi non si realizzino a scapito dei lavoratori ma producano un miglioramento della qualità della vita e del lavoro di tutti coloro che ne sono coinvolti.

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Filcams Fisascat e Uiltucs, Federalberghi, Faita e Fipe Confcommercio hanno sottoscritto un avviso comune in cui chiedono la prosecuzione degli interventi a sostegno al reddito per le lavoratrici e i lavoratori delle regioni (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo) e delle province ( Ancona, Ascoli, Fermo, L’Aquila, Macerata, Perugia, Pescara, Rieti, Teramo e Terni) colpite dal sisma del 2016.

Per le Parti Sociali del settore Turismo è infatti prioritario continuare a sostenere l’occupazione nelle zone terremotate e salvaguardare le professionalità esistenti, soprattutto all’inizio della stagione estiva.

“Non possiamo permetterci che i riflettori si spengano” dice Cristian Sesena, segretario nazionale Filcams Cgil. “La ferita del terremoto è ancora aperta, i problemi ancora tanti a partire dal lavoro che ancora non c’è. Il settore del Turismo elemento trainante dell’economia di queste aree ha ancora bisogno di sostegno e interventi pubblici a sostegno del reddito dei lavoratori e per il rilancio delle imprese”.

Scarica QUI il documento in formato pdf stampabile.

Alpitour_logo

Filcams CGIL e Fisascat CISL hanno rinnovato lo scorso 13 aprile il contratto integrativo Alpitour spa, il tour operator leader del mercato italiano. Oltre alla conferma dei principali istituti della contrattazione precedente, sono stati raggiunti importanti avanzamenti in materia di salario variabile e di welfare.

Sulla parte economica il nuovo integrativo triennale prevede l’erogazione del premio di risultato, fino a 1.000 euro lordi, in misura proporzionale all’orario di lavoro e ai mesi di servizio prestati e al raggiungimento degli obiettivi di budget stabiliti di anno in anno. Il sistema premiante prevede, in caso di utile netto, la distribuzione tra i lavoratori dell’EBITDA superiore a quello stabilito a budget, mentre un primo scaglione di 230 euro verrà erogato al raggiungimento del budget di EBITDA stesso.

In considerazione del positivo andamento economico aziendale verrà erogato a tutti i lavoratori un importo lordo di 200 euro sotto forma di misure di welfare per l’anno in corso.

Il sistema degli orari, da sempre punto essenziale della contrattazione Alpitour, viene modificato con accordi sperimentali che migliorano le condizioni di flessibilità previste dal CCNL e confermano gli elementi di miglior favore in materia di straordinario e supplementare, trovando in questo modo soluzioni sostenibili all’esigenza di maggior copertura delle fasce orarie e di maggior flessibilità poste dell’azienda.

Per facilitare la gestione dei turni più disagiati, i lavoratori potranno accedere volontariamente allo smart working, che per la prima volta riguarderà le mansioni di booking, con un accordo significativo nel quale si superano le problematiche generate dalle modifiche dell’articolo 4 sul controllo a distanza.

Le modifiche del sistema orario saranno funzionali a migliorare le condizioni dei lavoratori ciclici, che negli ultimi anni Alpitour aveva implementato per risolvere le problematiche operative al di fuori della contrattazione collettiva.

In tema di sostegno alla genitorialità l’azienda concederà il part time post partum per una durata non inferiore ai sei mesi, compatibilmente con gli orari di reparto; in alternativa si ricorrerà ad altri strumenti idonei alla conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro. Inoltre verranno riconosciuti 60 giorni di permessi non retribuiti per le adozioni internazionali.

L’azienda riconoscerà sei mesi di aspettativa non retribuita alle vittime di violenza di genere inserite nei programmi certificati dai servizi sociali del Comune, dai centri antiviolenza o dalle case rifugio. Le parti si sono impegnate ad adottare misure adeguate, anche di natura sanzionatoria, nei confronti di chi pone in essere molestie e violenze; le vittime riceveranno sostegno e, se necessario, verranno assistite nel processo di reinserimento.

Il contratto integrativo sottoscritto varrà per tutti i dipendenti del tour operator, circa 700 persone, e rappresenta un segnale importante per tutto il settore: la contrattazione di secondo livello è infatti in grado di dare risposte a un settore a forte competitività e attraversato da importanti trasformazioni.

Web

70 anni di impegno e di lotta”, a Cinecittà con conclusioni di Susanna Camusso

“70 anni di impegno e di lotta – Diritti, Contrattazione e Rappresentanza”. È questo il titolo dell’Assemblea nazionale donne di Filcams, Fiom, Flai e Fp, quattro categorie della Cgil, in programma giovedì 13 aprile a Roma presso lo studio 10 di Cinecittà  a partire dalle ore 10 e che verrà conclusa dalla segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.

Il programma della giornata, che sarà coordinata dalla giornalista di Radio Rai, Ilaria Sotis, prevede interventi di delegate delle quattro categorie interessate, insieme alla partecipazione delle segretarie generali di Filcams, Fiom, Flai e Fp, rispettivamente Maria Grazia Gabrielli, Francesca Re David, Ivana Galli e Serena Sorrentino. Previste poi letture a cura dell’attrice Maria Antonia Fama. Infine, intorno alle 12.30, le conclusioni di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil.

GFK Italia

La procedura di licenziamento di 34 lavoratori chiesta da GFK Italia per l’attuazione di un piano di riorganizzazione aziendale si è chiusa con un accordo che soddisfa (ma non convince) le organizzazioni rappresentanti dei lavoratori. I lavoratori hanno accettato il licenziamento, con un incentivo all’esodo volontario che non compensa la perdita di alte professionalità in un’ottica generale di rilancio dell’azienda.

“Preoccupa – affermano da Filcams i responsabili che hanno seguito la trattativa – che un’azienda così strutturata a livello internazionale non riesca a governare l’introduzione di nuove tecnologie, portate a pretesto di licenziamenti a causa di un incolmabile gap con i diretti concorrenti”.

GFK si occupa a livello internazionale di ricerche di mercato, occupando circa 13mila dipendenti di cui 374 impiegati nella sede italiana, per la quale ha chiesto di poter procedere ad un riassetto definito “accelerate strategy”.

“La strategia cui fa riferimento GFK – proseguono da Filcams – punta essenzialmente ad un taglio dei costi che fa leva solo sulla riduzione degli organici; a supporto di questa nostra convinzione c’è anche il fatto che in tanti anni di relazioni sindacali e incontri non si sia mai discusso un piano di rilancio dell’azienda”.

Di fatto la GFK, pur essendo presente in molti paesi (per la maggior parte poco sindacalizzati), non ha mai reso noto di quale piano industriale internazionale dotarsi, quali strategie di innovazione tecnologica e di ricerca intendano adottare per competere in un mercato in continua evoluzione. Il rischio reale è che a breve si potrà assistere ad ulteriori ricadute occupazionali per futuri piani di riorganizzazione a livello globale che vanno nella direzione della terziarizzazione di alcuni settori afferenti l’attività di ricerca di indagine e di analisi dei dati. In sostanza: c’è poco di strategico nel riassetto se le risorse umane piuttosto che essere riconosciute in esubero non vengono coinvolte nella strategia condivisa che dovrebbe valorizzare occupazione, formazione e riqualificazione quale modello di sviluppo aziendale virtuoso.

“Non può più essere considerato solo un rischio – concludono da Filcams – quando le forme di innovazione tecnologica creano disoccupazione, la digitalizzazione quale strumento di innovazione giustifica un incessante terziarizzazione e spacchettamento dell’organizzazione del lavoro e ciò che diventa efficientamento aziendale produce precarietà ed instabilità lavorativa e reddituale scaricando i costi al sociale”.

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Sempre più aziende sequestrate al centro/nord: combattiamo il fenomeno con il mantenimento delle attività

Più di 13mila imprese italiane hanno subìto un provvedimento di sequestro – totale o parziale; di queste, oltre 2mila sono ancora attive. Sono i dati che ha fornito uno studio di Infocamere – aggiornato a febbraio 2018 – presentato oggi durante l’iniziativa “Ripartiamo Il recupero e il rilancio dei beni sequestrati” organizzata dalla Filcams e dalla Cgil presso il Tempio di Adriano a Roma.

Dati significativi che mettono in evidenza una realtà importante, che si sta diffondendo in tutto il territorio italiano. Delle 2200 imprese attive infatti, 372 sono in Sicilia, 362 nel Lazio, segue la Campania con 311, ma la quarta regione è la Lombardia con 267 attività.

Tra i settori più coinvolti, quelli rappresentati dalla Filcams: il commercio, sia all’ingrosso che al dettaglio, che rappresenta il 26,41% del totale, le attività di servizi e ristorazione, all’11,64%; particolarmente interessati anche il settore delle costruzioni, 12,18%, le attività immobiliari -9,82% – e le attività manifatturiere – 8,64%.

Il contrasto alla criminalità organizzata, alle Mafie e alla Corruzione è una battaglia che ha avuto una svolta favorevole con l’approvazione della legge 161, il nuovo Codice Antimafia, approvato il 17 ottobre 2017; in particolare l’assegnazione dell’attività a cooperative di lavoratori o a soggetti privati, che prima poteva avvenire solo dopo la confisca definitiva, è possibile ora fin dalla fase del sequestro, velocizzando così il rilancio dei beni sequestrati.

“Il riutilizzo e il rilancio delle aziende sequestrate rappresenta uno straordinario strumento di contrasto al fenomeno mafioso” ha affermato Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale. “La mafia soffre quando le viene sottratto un bene, un patrimonio una ricchezza, ma soffre e non sopporta ancor di più che quella ricchezza, che le è stata sottratta, sia riutilizzata in un circuito di legalità. Questa dunque è la sfida che abbiamo ancora davanti a noi.”

“Le Attività economiche e produttive simbolo del potere delle mafie, una volta sequestrate dallo Stato devono essere in grado di divenire modelli di legalità economica, garantendo dignità e sicurezza alle lavoratrici e lavoratori coinvolti” conclude la segretaria

“Il nostro percorso per affermare la cultura della legalità va avanti” ha affermato Giuseppe Massafra segretario Nazionale Cgil ; “si tratta di un impegno concreto che caratterizza il nostro ruolo di attore sociale che può operare in rete con i soggetti istituzionali, imprenditoriali e le altre realtà associative nell’azienda, per contrastare la criminalità organizzata. A partire dal tema delle aziende confiscate da rimettere nel circuito dell’economia legale.

“Siamo sempre stati convinti sostenitori” prosegue “che il sequestro alle aziende ai mafiosi sia una delle azioni più importanti per sancire una vittoria dello Stato sulle mafie. Significa ripartire dall’affermazione di una cultura del lavoro come vero antidoto alla criminalità.”

Ripartiamo da qui: nell’interesse del lavoro, delle persone che lavorano, nell’interesse dell’impresa e delle nostre comunità.

VIDEO

I casi del Cafè de Paris (roma), Ferdico SRL (Messina) e Centro olimpo (Palermo) 

Le interviste a Giuseppe Massafra (Cgil Nazionale) e Luca De Zolt (Filcams Cgil Nazionale)

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Viene prima la vita delle persone, poi il profitto: il diritto del lavoro evolve con le grandi battaglie.

Abbiamo appreso il 3 Aprile del respingimento del ricorso presentato da Marica Ricutti contro IKEA, che aveva disposto il suo licenziamento in tronco nel novembre dello scorso anno.

La vicenda è ormai tristemente nota: una lavoratrice, che in 17 anni di lavoro non ha ricevuto neanche una contestazione, licenziata in tronco per non essere stata messa nelle condizioni di conciliare le proprie esigenze famigliari e la necessità di prendersi cura dei figli piccoli con le turnazioni imposte dall’azienda.

In discussione non era e non è soltanto la situazione di Marica, piuttosto quella in cui versano migliaia di lavoratrici del settore, che subiscono quotidianamente da parte delle aziende della grande distribuzione organizzata disinteresse ed indifferenza rispetto alla propria condizione (nel migliore dei casi), se non deliberati attacchi, che sempre più spesso portano a contestazioni, sanzioni e licenziamenti.

È semplice individuare e mettere al centro del mirino le fragilità delle donne che lavorano in questo settore: basta cambiare un turno per far crollare il delicato incastro della vita di ognuna.

Noi pensiamo che anche la società debba assumersi la sua parte di responsabilità. Pensiamo che anche la giustizia di uno Stato debba assumersi il compito di far progredire il diritto del lavoro, perché non c’è progresso senza sviluppo della comprensione umana.

Non vogliamo discutere nel dettaglio il decreto di rigetto pronunciato da un giudice del Tribunale di Milano, anche se dobbiamo confessare che la tentazione è forte: si leggono passaggi gelidi, non condivisibili, e si intravede l’applicazione di una scala di misura della gravità molto sbilanciata a favore della parte aziendale.

Lasciamo ai consulenti legali che assistono Marica il compito di interpretare al meglio la giusta difesa di una persona, prima di tutto, e di un diritto.

Prima di tutto Marica, i suoi figli, il suo coraggio, la sua determinazione.
Sono questi i motivi per cui la Filcams non si ferma. Per cui è necessario andare avanti. Perché continuiamo ad essere convinti che si tratti di un licenziamento illegittimo, che l’azienda si sia comportata con arroganza e che sia inaccettabile la condotta di Ikea nei confronti di Marica, dei suoi figli e della sua condizione.

E soprattutto perché continuiamo ad avere fiducia nella magistratura, nel nostro sistema giudiziario e nei tre gradi di giudizio.

 

attività di pulizia e ausiliariato

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti Uil hanno appreso, attraverso gli organi di stampa, della volontà del MIUR di internalizzare le attività di pulizia e ausiliariato degli istituti scolastici dove oggi operano circa 17mila lavoratrici e lavoratori che provengono da diversi processi di stabilizzazione (LSU-Appalti Storici ).

Una notizia accolta con favore dai sindacati perché supera la decisione, assunta a partire dal 2011, del Miur e del Governo di avviare le gare Consip in queste realtà.

Visti gli impegni precedentemente presi e non ancora rispettati, “non è più rinviabile da parte del Miur” affermano i sindacati in una nota congiunta, “dare a tutti i chiarimenti necessari ad evitare il dilagare di interpretazioni ed interessi di parte, come già emerso in diverse occasioni.”

L’attuale Governo, infatti, non ha più convocato il tavolo governativo preposto a trovare soluzioni definitive per dare continuità occupazionale e garanzia del reddito ai lavoratori attualmente occupati in appalto.

“In particolare, è necessario che il Ministero, nel rispetto delle norme e degli accordi governativi definiti in materia, confermi che qualunque processo, compresa l’internalizzazione di detti servizi, deve prevedere in modo inequivocabile la continuità occupazionale e di reddito di tutti i 17mila lavoratori oggi impiegati in queste attività.”

Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti Uil si dichiarano disponibili da subito ad affrontate il percorso dell’internalizzazione, se questa è la condizione con cui superare in via definitiva la precarietà determinata dalla gestione in appalto e dove tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori saranno i naturali destinatati della stessa.

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La Filcams considera grave ed inaccettabile l’intenzione di Auchan di cessare l’attività dei punti di vendita di Napoli Argine e Catania La Rena.

Dopo la procedura di licenziamento collettivo avviata dalla multinazionale francese nel 2015 per più di 1400 dipendenti, le svariate procedure aperte a livello territoriale, anni di ricorso agli ammortizzatori e di sacrifici in termini salariali e di condizioni di lavoro, si tratta dell’ennesimo attacco alla dignità e ai diritti delle centinaia di dipendenti in forza presso i 2 punti vendita.

Peraltro, ad aggravare la condotta dell’impresa, nel contesto dell’incontro tenutosi a livello nazionale con la direzione aziendale non più di qualche giorno fa, la Filcams aveva posto quali priorità da affrontare proprio la salvaguardia occupazionale ed il mantenimento del perimetro aziendale, senza che nessuna informazione rispetto all‘intenzione di procedere alla chiusura dei due punti di vendita fosse fornita da Auchan.

Sono ad ogni modo l’assenza di un piano e di strategie commerciali in termini più complessivi e la determinazione ormai conclamata di disinvestire nelle aree del mezzogiorno, come abbiamo avuto di evidenziare fin dall’inizio della vertenza, a destare forte preoccupazione e a rendere inammissibile la condotta aziendale.

La Filcams tutta esprime vicinanza e solidarietà ai dipendenti coinvolti dalla chiusure ed in previsione dell’incontro a livello nazionale del prossimo 8 maggio, sede in cui si affronterà la questione, invita le strutture territoriali e le rappresentanze sindacali dell’intera rete di vendita ad adottare tutte le iniziative che si riterranno opportune a sostegno della situazione dei lavoratori degli ipermercati di Napoli Argine e Catania La Rena.

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Filcams Cgil: La Corte Costituzionale ha sancito il diritto di astenersi dalla prestazione nelle festività riconoscendo il diritto generale al godimento del giorno festivo

In diverse regioni italiane, sarà sciopero nel commercio per continuare a contrastare le liberalizzazioni delle aperture domenicali e festive nel commercio.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs Toscana hanno proclamato l’astensione dal lavoro e lo sciopero per le prossime festività: “La completa liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali e festive, anno dopo anno, si sta rivelando disastrosa, non ha portato nessun aumento dell’occupazione e nessun aumento dei consumi, come dimostrano i tanti negozi dei centri storici chiusi e le procedure di licenziamento fatte dalle aziende della Grande Distribuzione, anche quelle che hanno scelto il “sempre aperto h24”. Sono peggiorate le condizioni di lavoro, gli orari, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, è aumentata solo la precarietà. No a lavorare per le feste!”

Anche Filcams, Fisascat e Uiltucs dell’Emilia Romagna hanno proclamato, in occasione delle festività pasquali, uno sciopero per il giorno 1° aprile 2018 e astensione dal lavoro per il 2 aprile, invitando i lavoratori del commercio e gli addetti di tutte le attività svolte all’interno dei centri commerciali ad aderire astenendosi dal lavoro nelle festività.

Sciopero Nel Commercio – la vignetta de La Festa Non Si Vende

Mobilitazione proclamata anche in Puglia dove è stato proclamato in tutti i centri commerciali, negozi e iper, lo sciopero unitario per l’intero turno di lavoro per il 1 aprile in concomitanza con le festività di Pasqua e astensione per Pasquetta 2018.

Sciopero e astensione dal lavoro proclamati per l’intero turno del lavoro per le giornate del 2 aprile, ma anche 25 Aprile, 1 Maggio e 2 Giugno in Sicilia: “al fine di garantire a tutte le lavoratrici e i lavoratori di poter godere del diritto al riposo festivo nel rispetto delle festività civili e religiose.”

Anche nel Lazio, le tre sigle sindacali del commercio hanno proclamato lo sciopero sia per Pasqua che per il 25 aprile e il 1 Maggio: “la scelta di alcune aziende della distribuzione di aprire al pubblico nella domenica di Pasqua e nelle prossime festività rappresenta uno stravolgimento del vivere sociale della nostra comunità democratica”.

In Veneto l’Assessore Regionale allo Sviluppo economico, Roberto Marcato, ha annunciato di aver inviato a tutti i parlamentari veneti una richiesta formale perché le competenze in materia di aperture straordinarie nel commercio tornino alle Regioni e poter cosi regolamentare il settore dopo la totale liberalizzazioni introdotte dal Decreto Salva Italia del 2011. La proposta era stata precedentemente presentata ad un tavolo regionale con le parti sociali e sostenuta dalla Filcams Cgil Veneto.

La festa non si vende, è la campagna che da oltre 6 anni la Filcams Cgil Nazionale sta portando avanti per richiedere una regolamentazione delle aperture domenicali nel commercio, ormai allo sbando dopo il decreto Salva Italia.

“È indispensabile un intervento legislativo – la proposta di Legge in materia è ferma in Senato – che modifichi la normativa introdotta da Monti” afferma la Filcams Cgil Nazionale. “È ormai assodato che il sempre aperto non ha contribuito a migliorare né l’economia del settore, né l’occupazione, ma ha solo peggiorato le condizioni di lavoro, complicato la gestione dei piccoli esercenti, e trasformato il centro commerciale in luogo di ritrovo sociale e culturale in alternativa ai centri storici e della vita sociale delle città.”

“Già la Corte Costituzionale ha sancito il diritto di astenersi dalla prestazione nelle festività riconoscendo quindi il diritto generale al godimento del giorno festivo” – un risultato importante legato alle azioni legali sostenute dalla Filcams. A questo è necessario però aggiungere una riflessione su cosa è accaduto nel settore e la revisione delle liberalizzazioni. Azione legislativa e il ruolo contrattuale possono costituire leve per un modello alternativo alle aperture - h 24 e 365 giorni l’anno – che restano un problema di attualità per le lavoratrici ed i lavoratori del commercio.

 

Crisi Valtur

Nell’incontro di oggi al MISE è emerso con chiarezza che la proprietà Valtur non sta lavorando per una vendita dell’intero perimetro, ma per una liquidazione orientata a far uscire l’attuale gestione il più indenne possibile.
È un atteggiamento grave che non tiene conto delle implicazioni economiche e occupazionali di una realtà importante come Valtur.

La Crisi Valtur: l’azienda favorisca il passaggio

“Investindustrial deve invertire la marcia e favorire il passaggio di Valtur a chi vuole continuare l’attività” dichiara Luca De Zolt della Filcams Cgil Nazionale, “altrimenti viene da chiedersi quali siano gli interessi dietro questa liquidazione. La gestione dell’amministratore delegato Elena David ha creato una situazione assurda in cui mentre si facevano proclami sul mercato si tenevano lontani possibili investitori. Basti pensare che il dato circolato nelle ultime settimane sul famoso buco di bilancio di oltre 100 milioni di Euro include anche i costi della liquidazione, che non sono assolutamente strutturali. Perchè si è voluto dare un quadro di questo tipo?” chiosa il sindacalista.
Il Ministero dello Sviluppo ha preso posizione dicendo che va favorita la continuità unitaria di Valtur e che sono giunte al Ministero stesso richieste di informazioni da parte di diversi gruppi.
È evidente che questo progetto è in antitesi con la liquidazione e tutti i soggetti interessati, incluse le proprietà che coinvolgono soggetti pubblici, devono operare nella stessa direzione.
“In tempi brevi le proposte dei privati devono concretizzarsi, perchè si apre una fase molto critica perchè i villaggi rischiano di non aprire creando un danno enorme ai territori coinvolti.” aggiunge De Zolt. “La Filcams Cgil è mobilitata per salvare Valtur e i posti di lavoro, e continuerà a svolgere azioni di pressione in questo senso.”
Intanto Valtur ha avviato oggi la procedura di licenziamento collettivo per la totalità dei dipendenti, esclusi i dirigenti che continueranno a lavorare per la capogruppo Valtur Group.