Category Archives: DIRITTO DI SCIOPERO

Roma, 27 ottobre 2014

Oggetto: Regolamentazione diritto di sciopero nel trasporto aereo


La nuova regolamentazione che disciplina il diritto di sciopero nel trasporto aereo e che attiene anche ai nostri settori per quanto riguarda ristorazione commerciale, vigilanza e pulizie. Come purtroppo ampiamente prevedibile, la Commissione di Garanzia ha prodotto una normativa nel complesso ulteriormente restrittiva, composta da provvedimenti che nel loro combinato disposto renderanno ancora più difficile l’esercizio del diritto di sciopero. Oltre all’allungamento di tutti i periodi di revoca e preavviso, particolarmente assurda appare la disposizione che in caso di sciopero anche nazionale, la comunicazione non sia rivolta alle associazioni di categoria ma alle singole imprese che operano negli aeroporti, di modo da facilitare reali procedure di raffreddamento. La ristorazione commerciale nelle aree sterili viene apparentemente esclusa dall’applicazione della legge 146; in realtà suddetta esclusione è subordinata alla presenza di distributori automatici di snack e bevande. Come già osservato durante l’audizione dello scorso 17 giugno questa apparente concessione in realtà inibisce ulteriormente la possibilità di proclamazione delle sigle sindacali: quali sono gli aeroporti da includere e quali quelli da escludere? Chi impedirà agli scali attualmente esclusi perché effettivamente dotati di distributori, di non smantellarli a fronte delle prevedibili pressioni che in tal senso gli esercizi commerciali ivi ubicati eserciteranno?

Solleciteremo nei prossimi giorni la Confederazione al fine di promuovere in tempi rapidi un coordinamento delle categorie interessate, di modo di assumere orientamenti il più possibile uniformi.

p. la Filcams Cgil Nazionale
Cristian Sesena

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     Delibera

IL GIUDICE

Sciogliendo la riserva che precede,

letti gli atti e documenti di causa

rilevato in fatto che la Filcams – Cgil ha denunciato l’ antisindacalità del comportamento tenuto da Società Sviluppo Commerciale s.r.l. in occasione dello sciopero proclamato dalle OO.SS. per la giornata del 16/03/2002 e consistito nella sostituzione dei lavoratori scioperanti con altri dipendenti provenienti da altre unità produttive ed aventi qualifiche contrattuali superiori di uno o due livelli rispetto a quelle dei lavoratori che andavano a sostituire;

che la ricorrente ha allegato come la operata sostituzione di personale in sciopero mirasse a vanificare lo sciopero attraverso sostituzioni adottate in violazione di legge (Art. 2103 c.c. e 13 L. 300/70) e come sussistesse la attualità della condotta denunciata in relazione al convincimento della resistente di avere operato legittimamente con certa reiterazione del comportamento in occasione di altri scioperi;

Che la SSC srl si è costituita deducendo il difetto di legittimazione attiva della organizzazione ricorrente in relazione alla esistenza di una struttura territorialmente più periferica rispetto a quella ricorrente costituita dalla “segreteria metropolitana” della Filcams Cgil la inammissibilità del ricorso in relazione al conferimento del mandato alle liti non da parte della organizzazione bensì da parte del sig. Sforza in proprio; la infondatezza della domanda alla luce della giurisprudenza della Corte di Cassazione in ordine alla legittimità della adibizione di personale (sia interno che esterno) a mansioni proprie dei dipendenti in sciopero al fine di proseguire l’attività aziendale durante lo sciopero, che lo sciopero fu indetto nella giornata di sabato, in periodo vicino a Pasqua di particolare affluenza di clientela e che le suddette circostanze indussero l’azienda ad attivarsi per ridurre il danno provocato dallo sciopero; che i dipendenti che sostituirono gli scioperanti – capi settore, capi reparto e allievi capi reparto – normalmente possono svolgere nell’ambito delle loro mansioni anche compiti meramente operativi in quanto devono conoscere l’intero ciclo produttivo; che non sussiste l’elemento soggettivo della denunciata condotta (peraltro neppure allegato dal ricorrente) come si evince dalla circostanza che la resistente intrattiene costanti relazioni sindacali a livello di unità produttiva, che tre giorni dopo lo sciopero vi fu un incontro tra le parti sociali che portò alla firma del verbale di incontro poi sottoposto all’ assemblea dei dipendenti a dimostrazione del fatto che il comportamento aziendale non aveva compresso l’azione sindacale nonché della inattualità della condotta.

Osserva

E’ infondata la eccezione di difetto di legittimazione attiva della struttura provinciale della organizzazione sindacale ricorrente in quanto non risulta provata la esistenza di una struttura sindacale metropolitana; anzi dalla dichiarazione di parte ricorrente, non contestata dalla controparte e che dunque si ha per accertata, la camera del lavoro metropolitana coincide con la struttura provinciale della OS ricorrente e la sig. De Checchi non è segretario di Filcams CGIL Metropolitana ma segretario provinciale con mandato disgiunto.

Parimenti infondata è la eccezione di inammissibilità del ricorso per essere il mandato delle liti lasciato dal Sig. Sforza e non dalla OS ricorrente in quanto il Sig. Sforza è il segretario provinciale della organizzazione ricorrente e tale sua qualità risulta dall’ intestazione del ricorso cui il mandato accede.

Nel merito si rileva che la esistenza di contrapposti diritti costituzionali, quali sono il diritto di sciopero e la libertà di iniziativa economica, comporta la necessità di contemperare gli opposti interessi individuando il punto di equilibrio tra i due; con questa finalità si è mossa la giurisprudenza enucleando alcuni punti: in primo luogo sta l’ affermazione di Corte Cost. 125/80 secondo cui non può contestarsi la legittimità di misure che senza nulla coartare la libertà del lavoratore che abbia inteso scioperare, tendano a contenere gli effetti dannosi dello sciopero stesso; in secondo luogo si ritiene che la legittimità degli interventi relativi del datore di lavoro incontri un doppio limite nella necessità che gli stessi non costituiscano violazione di norme di legge e che non siano nelle “circostanze concrete oggettivamente idonei nel risultato a limitare la libertà sindacale” (cfr SU 5295/97) o ad ostacolare il diritto di sciopero. Con specifico riferimento alla fattispecie del “crumiraggio” la giurisprudenza, in applicazione dei principi su enucleati, distingue cd il “crumiraggio esterno” (sostituzione degli scioperanti con lavoratori esterni all’azienda) – considerandolo illegittimo sia in quanto direttamente lesivo del diritto di sciopero che l’assunzione temporanea di altro personale è destinata a vanificare sia perché espressamente vietato dalla legge (cfr. art. 3 D.Lgs 368/01 e art. 1 comma 4 lett. B, L. 196/97) – da cd “crumiraggio interno” (sostituzione di scioperanti con altri lavoratori dipendenti del medesimo datore di lavoro e non aderenti allo sciopero) – considerandolo legittimo ove i sostituti siano chiamati a svolgere mansioni rientranti nel loro livello di inquadramento contrattuale in quanto espressione del potere organizzativo del datore di lavoro e viceversa ma con orientamento non concorde (ravvisando si in alcune decisioni l’opinione che la temporanea assegnazione del sostituto consenziente a mansioni inferiori potrebbe al più rilevare sul piano individuale del rapporto e non sul piano della limitazione o lesione delle prerogative sindacali e del diritto di sciopero), illegittimo ove i sostituti siano chiamati a svolgere mansioni inferiori in violazione dell’ art. 2103 c.c. e 13 L.300/70 (Trib Milano 835/99). Sul punto il giudicante ritiene condivisibile tale ultima tesi posto che, analogamente a quanto si affermava – prima degli interventi legislativi che hanno espressamente sancito il divieto di contratti a termine e di assunzioni temporanee per sostituire lavoratori in sciopero – per il crumiraggio esterno (e cioè che dall’utilizzo contra legem di assunzioni temporanee di lavoratori destinati a sostituire gli scioperanti discende la antisindacalità della condotta datoriale perché strumento, contrastante con norme di legge anche se poste a tutela del singolo lavoratore, di illegittimo contrasto dell’azione di sciopero e non solo strumento di limitazione degli effetti dannosi dello sciopero), anche l’utilizzo di personale interno non aderente o non interessato allo sciopero in violazione di norme di legge diventa – in ragione della sua illegittimità – mezzo per contrastare in modo non consentito l’azione sindacale in quanto la richiesta di svolgimento di mansioni diverse ed inferiori a quelle proprie della qualifica può essere lecita solo in situazioni del tutto eccezionali non ravvisabili in ipotesi di sciopero.

Si tratta dunque di stabilire se la società resistente abbia reagito allo sciopero proclamato il 16/3/02 per contenere gli effetti dannosi della astensione utilizzando strumenti non solo leciti ma anche non oggettivamente idonei nel risultato a comprimere l’attività sindacale e il diritto di sciopero.

In ordine al primo punto può dirsi dimostrata (sia pure nei limiti di sommarietà del presente giudizio la illegittimità del comportamento di S.S.C. s.r.l. posto che, pur nel contrasto delle dichiarazioni delle parti e degli informatori, in ordine alla polivalenza delle mansioni dei capi settore e dei capi reparto ovvero al normale loro svolgimento di mansioni non proprie della qualifica di appartenenza sia pure in via residuale, emerge come la resistente abbia richiesto ai propri dipendenti lo svolgimento di mansioni che, nella normalità della prestazione lavorativa dagli stessi effettuata, non rientrano nel loro livello di appartenenza: al riguardo si segnala come la informatrice introdotta dalla organizzazione ricorrente abbia riferito che capita di rado che capi settore e capi reparto operino in cassa o che collaborino alla sistemazione della merce negli scaffali; l’ informatore introdotto dalla resistente pur dichiarando che l’azienda “è improntata sul servizio al cliente e ciò comporta che, indipendentemente dalla qualifica che rivestono, i dipendenti svolgono anche mansioni non proprie della loro qualifica” ha anche precisato che ciò avviene solo se necessario, ferma restando l’adibizione prevalente a mansioni proprie del livello. Dalle dichiarazioni ora riportate si evince che l’azienda ha richiesto al personale non scioperante non lo svolgimento delle normali mansioni che essi comunque avrebbero reso ma prestazioni che solo in via residuale e in presenza di necessità (produttive) venivano loro richieste utilizzando, quindi, uno strumento – della cui legittimità si dubita fortemente – non per la funzionalità aziendale ma per contrastare l’azione di sciopero vanificandone la riuscita.

Che poi la resistente adduca che la propria condotta non abbia concretamente limitato la libertà sindacale e il diritto di sciopero allegando la alta adesione allo sciopero, la normalità delle relazioni sindacali successive, gli incontri (anche immediati) e il raggiungimento di accordi, nulla toglie alla antisindacalità della condotta per cui è causa trattandosi di fatti e comportamenti successivi.

Sussiste la attualità del comportamento antisindacale connessa alla possibile reiterazione dello stesso in occasione di futuri scioperi nonché al permanere dei suoi effetti di lesione dell’immagine del sindacato.

La domanda va dunque accolta ordinandosi alla società convenuta di astenersi dall’utilizzare proprio personale in mansioni inferiori in sostituzione di dipendenti scioperanti.

Le spese di causa sono compensate tra le parti.

P.Q.M.

Dichiarata la antisindacalità della condotta denunciata, ordina a S.S.C. s.r.l. di astenersi dall’utilizzare proprio personale in mansioni inferiori in sostituzione di dipendenti scioperanti.

Si comunichi alle parti

Venezia 3 luglio 2002

(seguono timbri e firme)

Alle Segreterie Nazionali
CGIL, CISL, UIL
delle categorie interessate
alla disciplina sullo sciopero

Roma, 12 ottobre 2000

OGGETTO: Attuazione della legge 83/2000 -

In relazione alle decisioni assunte nella riunione del 10/10 u.s. le segreterie confederali hanno emesso l’allegato comunicato stampa, che rappresenta un preciso messaggio sia alle controparti che alla Commissione di Garanzia.
Inoltre inviamo un documento di riflessione sui principali aspetti applicativi della legge 83/2000, sul quale sollecitiamo occasioni di discussione nei gruppi dirigenti delle categorie interessate, che consentano di costruire un consapevole consenso sulle soluzioni, che verranno contrattate con le controparti.
Vi chiediamo di mantenere un elevato livello di comunicazione e di informazione sullo stato delle trattative o comunque sull’esito della richiesta di apertura del confronto, al fine di individuare le tematiche da affrontare in sede di audizione della Commissione di Garanzia, che stiamo per richiedere.
Cordiali saluti.

CGILCISLUIL
(Walter Cerfeda) (Paolo Baretta) (Franco Lotito)
(Lia Ghisani)

Allegati:
1) Documento unitario
2) Comunicato stampa

Documento unitario di riflessione sull’attuazione della legge 83/2000

Siamo ormai a ridosso della scadenza della fase transitoria decisa dalla Commissione per il 26 ottobre in relazione all’adeguamento ed integrazione degli accordi applicativi della legge 146/90 (già giudicati validi dalla Commissione di Garanzia) con le novità introdotte dalla legge 83/2000, che riguardano, in via prioritaria, le procedure di raffreddamento e di conciliazione e l’intervallo minimo fra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo (ovviamente incidente sullo stesso settore o bacino di utenza).
Le valutazioni di merito sulla 83/2000 sono state espresse unitariamente nella circolare del 24/5/2000.
Nel frattempo la Commissione continua le sue riflessioni interne sui vari problemi emergenti ed ha assunto alcune deliberazioni (reperibili sul sito della Commissione), che riguardano:
-la procedura di raffreddamento e di conciliazione (nella fase transitoria);
-le procedure organizzative per l’esame delle proclamazioni di sciopero ai fini dell’intervento preventivo ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera d);
-le sanzioni individuali (del. 202 del 7/9/2000);
-la sanatoria delle violazioni ante 31/12/1999:
Le riflessioni riguardano le sanzioni collettive, il divieto a proclamare scioperi a "pacchetto", l’assimilazione dell’intervallo oggettivo a quello soggettivo.
Inoltre con lettera del 15/9 e successiva delibera n. 210 del 21/9/2000 la Commissione sollecita la definizione degli accordi, fa immaginare una volontà della Commissione ad adottare una "regolamentazione provvisoria" ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera a) in carenza di accordi, esprime rilevanti orientamenti interpretativi sulle caratteristiche delle procedure e sui comportamenti dei soggetti firmatari o non firmatari.
Prima di entrare nel merito, vorremmo svolgere una riflessione politica:
E’ di assoluta rilevanza politica che il processo di adeguamento venga governato dal rapporto diretto fra le parti sociali.
Infatti nel rapporto fra le parti si può esplicitare lo scambio fra la certezza delle procedure di relazioni sindacali (procedure di contrattazione come procedure di raffreddamento e di conciliazione) e la prevenzione del conflitto o comunque la rarefazione delle azioni di sciopero.
In mancanza di accordi, l’intervento della Commissione con una "provvisoria regolamentazione", che potrebbe essere di carattere generale e difficilmente di adesione alle specificità settoriali, rischia di determinare una caduta del valore politico e sociale di una regolazione pattizia del conflitto, ed una gabbia procedurale e temporale difficilmente modificabile nel successivo rapporto tra le parti sociali (esperienza FS docet).
Pertanto per bloccare velleità interventiste della Commissione è indispensabile aprire tutti i tavoli con le controparti entro il 26 ottobre per poter assumere una iniziativa comune per convincere la Commissione ad attendere ed a soprassedere da interventi autoritativi. Siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà contrattuali, che molte categorie hanno di fronte, ma dobbiamo chiedere di costituire tavoli ad hoc solo sull’attuazione della legge 83/2000, pur sapendo che in gioco ci sono temi come le relazioni sindacali ai diversi livelli, così connaturati alle caratteristiche fondanti del contratto nazionale.

Nella citata delibera 210 del 21/9/2000 la Commissione esplicita alcune linee guida, che vanno tenute presenti nella definizione degli accordi, in quanto saranno certamente criteri per la valutazione di idoneità:
1.Le procedure di raffreddamento e di conciliazione, previste dai futuri accordi, saranno obbligatorie per le parti firmatarie, solo d’intesa tra le stesse parti si potrà adire in alternativa alla via amministrativa (che riguarda esclusivamente il tentativo preventivo di conciliazione e non la procedura [o tempo] di raffreddamento).

      La delibera non dice nulla sulle procedure di contrattazione vera e propria (tipo 23 luglio per i contratti nazionali) e sulla loro assimilazione alla procedura di raffreddamento e di conciliazione: cioè l’interruzione nel merito di trattative consente la immediata proclamazione dello sciopero?

2.Ai soggetti non firmatari non potranno essere estese le procedure degli accordi; ma la delibera ipotizza, che i sindacati non firmatari potrebbero scegliere di assoggettarsi volontariamente alle procedure di conciliazione degli accordi. Ma se le procedure sono di carattere contrattuale , di trattativa o di rinvio ad un livello superiore od a un organismo di conciliazione predeterminato negli accordi tra le parti, si richiedesse di ammettere per via surrettizia alla contrattazione soggetti non firmatari od addirittura neo costituite formazioni sindacali.
3.La procedura di raffreddamento è assente nella procedura amministrativa. Quindi la pausa obbligatoria di raffreddamento, prevista dagli accordi, dovrà essere imposta a tutti, attraverso la valutazione di idoneità, quindi avrà la stessa cogenza delle prestazioni indispensabili.

      Questo significa che gli accordi devono esplicitare la durata del raffreddamento distinta da altri tempi di contrattazione? Oppure la durata del raffreddamento coincide con tutta la durata della trattativa ("a bocce ferme")? 3 mesi+1 mese per il C.C.N.L. o X mesi+Y mesi per il contratto aziendale etc.?
      Il suggerimento della Commissione è di "contenere in una durata complessivamente ragionevolmente compatibile con l’esercizio del diritto di sciopero, adottando un iter non macchinoso".

4.Nella delibera manca ogni riferimento alla certezza almeno temporale della procedura amministrativa di conciliazione.

Per quanto riguarda l’intervallo minimo tra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo sembra implicito l’orientamento a prevedere l’assimilazione fra intervallo soggettivo ed intervallo oggettivo, con la obbligatorietà a proclamare una sola azione di lotta (e non più a pacchetti progressivi).
Bisogna precisare che per proclamazione si intende solo l’atto formale conclusivo con i 10 giorni di preavviso, mentre atti fra le parti possono essere espletati già in precedenza (compresa la "prenotazione" presso l’osservatorio per i conflitti nei trasporti).
L’intervallo minimo dovrà essere valutato per le specificità dei settori (si ricordano i sette giorni CISPEL o i dieci giorni del Patto delle regole).
Si presenta la difficoltà a prevedere tutti i casi di incidenza sullo stesso settore (vedi, ad esempio, trasporto aereo compreso il coordinamento con le attività complementari e/o strumentali).
L’esplicitazione delle concomitanze può essere estesa anche al concetto di intervallo minimo?
Dovrà essere definita una regola cogente per tutti per evitare il fenomeno delle prenotazioni: cioè uno sciopero non potrà essere proclamato oltre un certo periodo.
Sulle prestazioni indispensabili, salvo scelte politiche più favorevoli per l’utenza (vedi accordo marittimi) vanno confermate integralmente le precedenti.
Vanno migliorate le regole per la definizione delle comandate e dei criteri di individuazione dei lavoratori (ad es. la rotazione).
In relazione allo stato dell’elaborazione unitaria e delle trattative avviate o da avviare, dobbiamo valutare la opportunità di formalizzare una richiesta di audizione generale (Confederazioni o Confederazioni e Categorie) subito prima della scadenza del 26 ottobre per avere degli ulteriori orientamenti e per convincere la Commissione a non procedere con la regolamentazione provvisoria, che ovviamente parte dalla proposta ed ha tempi definiti (15+20 gg.) dalla legge 83 art. 13, comma 1, lettera a).

Roma, 10 ottobre 2000

Codici di autoregolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero: Cgil Cisl e Uil chiedono l’immediata apertura dei tavoli con le controparti

Cgil, Cisl e Uil stanno valutando attentamente lo stato delle trattative con le controparti destinate a elaborare gli accordi di autoregolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero, richiesti dalla legge 83/2000, che modifica la precedente normativa in materia. Molti tavoli si stanno aprendo, ma permangono difficoltà in settori importanti dei servizi pubblici e dei trasporti, dove le controparti non sembrano interessate ad una rapida ed effettiva conclusione. Cgil, Cisl e Uil intendono rispettare il termine fissato dalla Commissione di garanzia il 26 ottobre prossimo, impegnandosi ad aprire tutti i tavoli di trattativa; nel contempo, chiederemo di confrontarci con la Commissione di Garanzia per valutare le eventuali difficoltà interpretative della normativa che dovessero sorgere. Le Organizzazioni Sindacali, da parte loro, stanno aumentando i propri sforzi affinché la materia rimanga nell’ambito della contrattazione, giudicando negativamente l’eventuale ricorso a regolamentazioni provvisorie.
Cgil, Cisl e Uil invitano le controparti interessate alla definizione degli accordi ad una maggiore responsabilità, soprattutto per l’estrema delicatezza della materia. Non vorremmo che un atteggiamento dilatorio nasconda la volontà di qualcuno di volersi affidare sic et simpliciter alle deliberazioni della commissione, evitando il confronto con i lavoratori su un principio – è bene ricordarlo – costituzionale fondamentale, quale la libertà di sciopero.
Cgil Cisl e Uil ritengono, infine, necessario avviare una profonda riflessione sull’esperienza successiva alla legge 146 (e successive modifiche), che – nello spirito originario – si poneva l’obiettivo di armonizzare l’esercizio del diritto allo sciopero, con le esigenze sociali dell’utenza dei servizi pubblici. Molto spesso, infatti, interpretazioni restrittive e macchinose fanno dubitare circa il reale rispetto dello spirito originario della legge.

Roma, 12 ottobre 2000

Roma, 11 aprile 2000

Dip. Settori Produttivi e Reti

-A tutte le strutture

Cari compagni,
vi trasmetto in allegato un commento sulle modifiche approvate dal Parlamento alla legge 146, sul diritto di sciopero.
Con l’occasione vi allego anche, il testo del protocollo siglato per il Giubileo ed il calendario delle tregue aggiuntive convenute con il Ministro dei Trasporti per il 2000.
In questo modo è possibile avere un quadro di riferimento esauriente sugli elementi di novità intervenuti sul terreno delle regole inerenti il conflitto.
Resta, com’è noto, tassello mancante, l’assenza di una legge sulla rappresentanza.
Cari saluti,

p. la Segreteria
(Walter Cerfeda)

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Prima nota sulla legge 146/90 integrata dalle modifiche
approvate dal Parlamento

1-CAMPO DI APPLICAZIONE: IMMUTATO
I servizi essenziali, per i quali si deve contemperare l’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, sono rimasti gli stessi definiti dall’art. 1 della 146/90 ed individuati successivamente negli accordi applicativi.

2-SOGGETTI A CUI SI APPLICA: ALLARGAMENTO AI LAVORATORI AUTONOMI, AI PROFESSIONISTI, AI PICCOLI IMPRENDITORI (come definiti dall’art. 2083 del Codice Civile)
Oltre ai lavoratori dipendenti dalle aziende operanti nei servizi pubblici e dalle imprese, che erogano servizi strumentali, accessori o collaterali, che utilizzano lo sciopero, "la legge si applica all’astensione collettiva dalle prestazioni, ai fini di protesta o di rivendicazione di categoria, da parte di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, che incida sulla funzionalità dei servizi pubblici" tutelati dalla legge 146/90. Si prevedono codici di autoregolamentazione, valutati dalla Commissione di Garanzia, entro 6 mesi.

3-PREVENZIONE DEL CONFLITTO: INTRODUZIONE DELLE PROCEDURE DI RAFFREDDAMENTO E DI CONCILIAZIONE
Gli accordi applicativi della legge o gli stessi contratti collettivi devono prevedere "procedure di raffreddamento e di conciliazione, obbligatorie per entrambi le parti, da esperire prima della proclamazione dello sciopero."
Questo è uno dei contenuti più qualificanti, che deve essere immediatamente rivendicato, in una trattativa tra le categorie e le rispettive controparti. Si precisa che sono obbligatorie le procedure e non la conciliazione.

4-PRESTAZIONI INDISPENSABILI (O MINIMI DI SERVIZIO): ALLARGATE A INTERVALLO MINIMO FRA L’EFFETTUAZIONE DI UNO SCIOPERO E LA PROCLAMAZIONE DEL SUCCESSIVO, A PROCEDURE DI RAFFREDDAMENTO E DI CONCILIAZIONE
Oltre a quanto già previsto dall’art. 2 comma 2 della 146/90, che ha rappresentato il riferimento per gli accordi fatti dal 1990 ad oggi e già valutati idonei dalla Commissione di Garanzia, che quindi esplicitano nel concreto dei singoli settori quali sono le prestazioni indispensabili, da garantire durante uno sciopero, negli accordi si dovranno indicare "intervalli minimi da osservare fra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo, quando ciò sia necessario ad evitare che, per effetto di scioperi proclamati in successione da soggetti sindacali diversi e che incidono sullo stesso servizio finale o sullo stesso bacino di utenza, sia oggettivamente compromessa la continuità dei servizi pubblici" oltre che le procedure di cui al precedente punto 3.

La definizione dell’intervallo minimo è lasciata alla trattativa di revisione degli accordi esistenti, quindi tali intervalli minimi potranno essere differenziati in relazione al valore sociale della continuità dello specifico servizio.
L’incidenza sullo stesso servizio finale o sullo stesso bacino di utenza richiama la necessità di definire quali servizi diretti o strumentali provochino effetti convergenti; l’esempio tipico è il trasporto aereo. Indirettamente il concetto di bacino di utenza può richiamare anche la questione degli effetti ultrattivi; gli esempi tipici sono gli scioperi articolati nel trasporto aereo, negli impianti dell’ENAV, nel trasporto ferroviario.
Il riferimento a soggetti sindacali diversi dovrà essere approfondito, anche per verificare se la norma non si applichi in caso di proclamazione in sequenza da parte degli stessi soggetti sindacali.
E’ opportuno prima di aprire le trattative nei singoli settori definire unitariamente i servizi, per i quali è necessario coordinare le norme dei singoli accordi. Data la eterogeneità delle controparti e dei soggetti sindacali coinvolti sarebbe da escludere l’ipotesi di un accordo quadro, mentre non è da escludere una proposta della Commissione di Garanzia, secondo quanto previsto dal nuovo art. 13 punto b) (vedasi successivo punto 10).

5-PRESTAZIONI INDISPENSABILI (O MINIMI DI SEVIZIO): CONTENUTI
Nel nuovo art. 13 punto a) vengono ridefiniti i poteri della Commissione di Garanzia nella valutazione dell’idoneità degli accordi, nella elaborazione di una proposta e nella adozione di una "provvisoria regolamentazione".
I criteri per la provvisoria regolamentazione sono:
-le previsioni degli atti di autoregolamentazione vigenti in settori analoghi o similari
-le previsioni degli accordi sottoscritti nello stesso settore dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale
-"salvo casi particolari, le prestazioni indispensabili devono essere contenute in misura non eccedente mediamente il 50 per cento delle prestazioni normalmente erogate e riguardare quote strettamente necessarie di personale non superiore mediamente ad un terzo del personale normalmente utilizzato per la piena erogazione del servizio nel tempo interessato dallo sciopero, tenuto conto delle condizioni tecniche e della sicurezza".


Come possono incidere queste nuove norme sui contenuti degli accordi esistenti e valutati idonei dalla Commissione di Garanzia:
a)Settori nei quali non è prevista la erogazione in fasce orarie con servizio normale:
a1)con servizio superiore al 50% e personale superiore dal 33% per garantire i diritti, costituzionalmente tutelati, per necessità motivata "di funzionamento e di sicurezza" (come nei casi dell’energia elettrica e del gas, dell’acqua, della sanità, dei Vigili del Fuoco) GLI ACCORDI PER LA PARTE PRESTAZIONI INDISPENSABILI NON DEVONO ESSERE RIDISCUSSI O RIVALUTATI DALLA COMMISSIONE DI GARANZIA.
a2) con servizio non eccedente il 50%, con personale non eccedente il 33%, GLI ACCORDI RIMANGONO PER LA PARTE PRESTAZIONI INDISPENSABILI VALIDI.

b)Settori nei quali è prevista la erogazione in fasce orarie con servizio normale:
b1) con servizio fuori delle fasce orarie pari a zero (ad esempio il trasporto pubblico locale). Gli accordi hanno individuato, come prestazione indispensabile per garantire i diritti, costituzionalmente tutelati, solo i servizi nelle fasce orarie e non quelli fuori fascia; GLI ACCORDI RIMANGONO PER LA PARTE PRESTAZIONI INDISPENSABILI VALIDI, in quanto la norma prevede solo un tetto massimo.
b2)con servizio fuori dalle fasce orarie non pari a zero (ad esempio il trasporto ferroviario di passeggeri a media e lunga distanza o il trasporto aereo). Gli accordi hanno individuato, come prestazione indispensabile, anche una quota di servizi fuori dalle fasce orarie. GLI ACCORDI VANNO VERIFICATI PER IL RISPETTO DEI DUE MASSIMI: 50% DEI SERVIZI E 33% DEL PERSONALE (tenuto conto delle condizioni tecniche e della sicurezza)
b3) In alcuni settori, che prevedono le fasce orarie con servizio normale, gli accordi hanno previsto, in certe circostanze, la legittimità di uno sciopero con nessun servizio garantito (ad esempio lo sciopero di 24 ore e di domenica nelle ferrovie) ANCHE QUESTO ASPETTO DEGLI ACCORDI NON DOVREBBE RICADERE SOTTO LA NUOVA NORMATIVA.

6-PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO: AGGIUNTE LE MODALITA’ DI ATTUAZIONE E LE MOTIVAZIONI
Nel termine del preavviso e per iscritto, "i soggetti, che proclamano lo sciopero hanno l’obbligo di comunicare
-la durata
-le modalità di attuazione
-le motivazioni"
La comunicazione deve essere data
-"alle amministrazioni o imprese che erogano il servizio
-all’apposito ufficio costituito presso l’autorità competente ad adottare l’ordinanza di precettazione o di differimento, che ne cura l’immediata trasmissione alla Commissione di Garanzia"
Dovrebbero rimanere valide le previsioni di molti accordi, che sostituiscono la comunicazione alle imprese con la comunicazione alle rappresentanze datoriali. Dovranno essere precisati gli "appositi uffici".

7-REVOCA DELLO SCIOPERO: SANZIONABILITA’
"La revoca spontanea dello sciopero proclamato, dopo che è stata data informazione all’utenza" è sanzionabile, salvo che non sia intervenuto un accordo o sia stata richiesta l’ordinanza di precettazione o di differimento.
Il termine è quello dei cinque giorni per l’informazione all’utenza previsto dalla legge.

8-SANZIONI: RIDEFINITE IN TERMINI MONETARI, ESTESE A TUTTI I SOGGETTI, COMMINATE DIRETTAMENTE DALLA COMMISSIONE DI GARANZIA
E’ stata profondamente innovata tutta la normativa sulle sanzioni.
8.1- Il potere di deliberare le sanzioni è della Commissione di Garanzia ed i soggetti sono obbligati ad eseguirle, pena specifiche sanzioni.
8.2- Il procedimento di valutazione è stato precisamente definito, prevedendo l’intervento delle parti ed i tempi per concludere (60 giorni). Il procedimento può essere attivato dalle parti interessate, dalle associazioni degli utenti, dalle autorità nazionali o locali e dalla stessa Commissione.
8.3- Contro le deliberazioni della Commissione di Garanzia è ammesso ricorso al giudice del lavoro.
8.4- Tutte le sanzioni sono state monetizzate da un minimo di 5.000.000 ad un massimo di 50.000.000.
8.5- Le sanzioni si possono applicare a qualsiasi tipo di organizzazione sindacale, ai dirigenti delle amministrazioni, ai legali rappresentanti delle imprese, alle associazioni rappresentative dei lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori.
8.6- Per quanto riguarda i lavoratori, la Commissione di Garanzia "prescrive al datore di lavoro di applicare le sanzioni disciplinari" che sono rimaste quelli previste già dal comma 1 dell’art. 4 della 146/90.
OVVIAMENTE LE SANZIONI RIGUARDANO SOLO LA VIOLAZIONE DELLE NORME DELLA LEGGE E DEGLI OBBLIGHI DEFINITI NEGLI ACCORDI (PRESTAZIONI INDISPENSABILI, INTERVALLO MINIMO, PROCEDURE DI RAFFREDDAMENTO E DI CONCILIAZIONE)
Le associazioni degli utenti possono agire in giudizio nei casi:
-di revoca spontanea (vedi punto 7)
-di effettuazione di uno sciopero, nonostante la delibera di invito a differirlo
-di inadeguate informazioni agli utenti, da parte delle imprese.

9-PRECETTAZIONE, DIFFERIMENTO
Si conferma la condizione per attivare la procedura già prevista dalla 146/90 e cioè "quando sussista un fondato pericolo di un pregiudizio grave ed imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati".
L’autorità competente "invita le parti a desistere dai comportamenti, che determinano la situazione di pericolo, esperisce un tentativo di conciliazione" ed in caso negativo adotta una ordinanza che può disporre
-il differimento, "anche unificando astensioni collettive già proclamate"
-la riduzione della durata dell’astensione collettiva
-la prescrizione dell’osservanza "di misure idonee ad assicurare livelli di funzionamento del servizio pubblico compatibili con la salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati".
"L’ordinanza è adottata non meno di quarantotto ore prima dell’inizio dell’astensione collettiva, salvo sia ancora in corso il tentativo di conciliazione o vi siano ragioni di urgenza".
Le forme di pubblicità dell’ordinanza sono quelle già previste nella 146/90.

10-COMPITI, POTERI, AZIONI DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA
L’art. 13 della 146/90 è stato integralmente sostituito con un testo, che amplia e precisa l’attività della Commissione di Garanzia:
a)valutazione degli accordi o dei codici di autoregolamentazione, potere di proposta, deliberazione della provvisoria regolamentazione
b)giudizio su questioni interpretative degli accordi su richiesta congiunta o di propria iniziativa; sempre su richiesta congiunta può emanare un lodo. "Nel caso in cui il servizio sia svolto con una pluralità di amministrazioni ed imprese, incluse quelle che erogano servizi strumentali, accessori o collaterali" può convocare le parti e formulare "una proposta intesa a rendere omogenei i regolamenti, tenuto conto delle esigenze del servizio nella sua globalità".
c)verifica se sono stati esperiti i tentativi di conciliazione e "nel caso di conflitti di particolare rilievo nazionale" invito a differire per il tempo necessario ad una ulteriore mediazione.
d)segnalazione di violazioni alle disposizioni derivanti dalla legge e dagli accordi ed invito a riformulare la proclamazione , differendola.
e)rilevazione delle concomitanze, che interessano il medesimo bacino di utenza ed invito ai "soggetti, la cui proclamazione sia stata comunicata successivamente in ordine di tempo a differire l’astensione collettiva ad altra data".
f)segnalazione delle situazioni di fondato pericolo
g)assunzione di informazioni sull’applicazione delle delibere sulle sanzioni; "in casi di conflitto di particolare rilievo nazionale", acquisizione dei "termini economici e normativi della controversia" ai fini dell’informazione e della revoca spontanea
h)rilevazione di comportamenti delle imprese in violazione della legge e degli accordi ed invito a desistere
i)valutazione dei comportamenti delle parti e delibera delle sanzioni
j)pubblicità delle delibere
k)riferire ai Presidenti delle Camere sugli aspetti di propria competenza dei conflitti, dei comportamenti dei soggetti
l)trasmissione degli atti e delle pronunce ai Presidenti delle Camere ed "al Governo, che ne assicura la divulgazione tramite i mezzi di informazione".

I POTERI, I COMPITI, L’INIZIATIVA DELLA COMMISSIONE DI GARANZIA SONO STATI RAFFORZATI ED AMPLIATI PER LE QUESTIONI, CHE RIGUARDANO LA TUTELA DEI DIRITTI ED IL CONTEMPERAMENTO CON L’ASTENSIONE COLLETTIVA, MENTRE NON E’ STATO INTRODOTTO ALCUN POTERE DI INTERVENTO E DI MEDIAZIONE SUL MERITO DELLE CONTROVERSIE, CHE SFOCIANO NELLA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO.

11-AMNISTIA
La legge approvata prevede all’art. 16 una specie di amnistia per le violazioni commesse anteriormente al 31 dicembre 1999 e le sanzioni, comunicate prima del 31/12/1999 e non ancora pagate, sono estinte.

Roma, 10 aprile 2000

Nota sul Protocollo per il Giubileo

Il testo sancisce la costituzione di una task force, alla quale inviare la comunicazione della proclamazione dello sciopero.
Durante il periodo del preavviso previsto dalla normativa, la task force si attiverà per ricercare le possibili soluzioni.
Il testo sottoscritto sarà inviato alla Commissione di Garanzia perché questa possa valutarne l’efficacia generale.

TASK FORCE GIUBILEO
SEGRETERIA TECNICA

Testo della "Intesa generale" prevista dal Protocollo del 3.6.1999

1.Il Governo darà puntuale attuazione del Protocollo di intenti del 3 giugno 1999 mediante la task force già costituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con la partecipazione dei Ministri interessati, delle rappresentanze istituzionali delle autonomie territoriali e delle autorità del Giubileo (da qui in avanti: "task force Giubileo"). L’operatività delle decisioni assunte dalla task force è assicurata dalla Segreteria tecnica costituita con DPCM del 9 luglio 1999. Nel periodo di svolgimento del Giubileo, la task force assicurerà:

a)il monitoraggio degli eventi, delle situazioni e delle vertenze da cui potrebbero scaturire conflitti suscettibili di compromettere l’ordinato e sereno svolgimento del Giubileo;

b)la prevenzione di insorgenze conflittuali presso imprese o settori dei servizi di pubblica utilità, in specie nei trasporti;

c)l’adozione, acquisite le informazioni delle parti interessate, di tutte le iniziative che, presso le sedi istituzionalmente competenti, risultino atte a favorire la soluzione delle vertenze;

d)ogni altro intervento utile al fine di attuare la presente Intesa, nel pieno rispetto dell’autonomia negoziale delle Parti Sociali.

2.In attuazione del Protocollo 3 giugno 1999, e nel periodo di svolgimento del Giubileo, le Organizzazioni firmatarie della presente Intesa generale assicureranno nei confronti della task force Giubileo una informazione costante e completa sull’andamento delle vertenze per i rinnovi contrattuali nei settori in precedenza indicati, nonché per le situazioni sindacali che, in tali ambiti, fossero comunque suscettibili di determinare effetti negativi sulla fruizione dei servizi connessi al Giubileo. La task force Giubileo provvederà ad avviare le necessarie iniziative anche attraverso specifiche occasioni di incontro tra le parti direttamente interessate.

Nel periodo del giubileo, e al fine di assicurare l’ordinato svolgimento, le Organizzazioni firmatarie non daranno vita a iniziative unilaterali né procederanno a forme di astensione dell’attività lavorativa, sia dipendente che autonoma, prima di avere esperito ed esaurito tutte le procedure di raffreddamento previste dai contratti collettivi di lavoro o da altri accordi sindacali.

3.Le Organizzazioni sindacali firmatarie della presente Intesa generale che intendono assumere le iniziative o procedere alle azioni di cui sopra, e indipendentemente dalle loro modalità di attuazione, si impegnano a darne immediata comunicazione scritta alla Segreteria tecnica della task force Giubileo, precisando la durata e i modi di svolgimento, nonché le motivazioni, prima della pubblicizzazione della decisione o, qualora ciò non fosse possibile, contestualmente alla medesima. Ricevuta la comunicazione, la task force Giubileo assume nei tempi previsti dalla normativa sul preavviso le iniziative più appropriate per la soluzione del conflitto presso le competenti sedi istituzionali.

4.In base all’Accordo del 23 dicembre 1998 sulle regole per l’esercizio dello sciopero e la salvaguardia degli utenti, entro il 15 marzo i titolari degli accordi applicativi della legge 146/1990 concorderanno con il Ministro dei Trasporti e della Navigazione i periodi di franchigia connessi al calendario giubilare, fermi restando quelli già previsti dagli accordi tra le parti di cui alla legge stessa. In difetto, il Governo, previa consultazione con le parti interessate, assumerà tutte le iniziative atte ad assicurare l’ordinato svolgimento delle iniziative giubilari onde dare piena attuazione al Protocollo di intenti del 3 giugno 1999.

Le Organizzazioni firmatarie che promuoveranno manifestazioni pubbliche a Roma e nei principali centri di interesse turistico e religioso individueranno tempi e forme tali da renderle compatibili con l’ordinato svolgimento delle celebrazioni del Giubileo.

Le Organizzazioni firmatarie sollecitano le autorità competenti ad adottare misure efficaci affinché ogni altra manifestazione o evento, da chiunque indetto o promosso, si mantenga entro gli stessi limiti di compatibilità.

5.Le Organizzazioni firmatarie della presente Intesa generale valuteranno la possibilità di definire, in accordo con le rispettive istanze titolari dei contratti collettivi, e in tempo utile, le modalità atte a favorire la sperimentazione di forme di azione collettiva alternative che, pur risultando onerose per i datori di lavoro e per i prestatori d’opera aderenti alla protesta, non incidano sulla funzionalità dei servizi né penalizzino gli utenti o clienti durante il Giubileo.

6.La task force Giubileo farà rilevare alle organizzazioni sindacali proclamanti le concomitanze tra interruzioni o riduzioni di servizi pubblici alternativi che interessino il medesimo bacino di utenza, per effetto di astensioni collettive o di altre forme di protesta proclamate da soggetti diversi, e segnalerà immediatamente il caso alla Commissione di Garanzia di cui alla legge 146/1990, per gli interventi di competenza.

7.La task force Giubileo informerà regolarmente la Commissione di Garanzia di cui alla legge 146/1990 in merito all’attività svolta.

8.Quanto definito nella presente Intesa generale, limitatamente al periodo del Giubileo, sarà sottoposto alla valutazione della Commissione di Garanzia a fini di efficacia generale.

9.Il Governo e le parti sociali sono concordi nel ritenere estremamente urgente una positiva conclusione dell’iter parlamentare relativo al disegno di legge di riforma della legge 146/1990. Il Governo è impegnato in tal senso.

Roma, 28 febbraio 2000

FRANCHIGIE CONNESSE AL CALENDARIO GIUBILARE

Nei giorni 8, 9 e 13 marzo sono stati definiti gli accordi per le franchigie aggiuntive nel settore dei trasporti, previsti dall’intesa generale sul Giubileo, sottoscritta il 28/2/2000.
Pur in presenza di sette accordi, si è costruita una soluzione univoca, individuando prima gli eventi giubilari più rilevanti e definendo dopo la corrispondente franchigia.
Per alcuni periodi (aprile e maggio, agosto e dicembre) la presenza delle franchigie già operanti per Pasqua, per le elezioni ed i referendum, per le ferie estive e per la tregua di Natale ha consentito di coprire un numero già significativo di eventi.

Le franchigie aggiuntive, che assommano a 25 giorni, sono le seguenti:

§dal 1 al 3 giugno (Giubileo dei migranti)
§dal 16 al 18 giugno (Apertura del Congresso Eucaristico Internazionale)
§dal 25 al 26 giugno (Chiusura del Congresso Eucaristico Internazionale)
§dal 14 al 18 settembre (Congresso Mariano e Giubileo della terza età)
§dal 13 al 16 ottobre (Giubileo delle famiglie)
§dal 11 al 13 novembre (Giubileo del mondo agricolo)
§dal 23 al 27 novembre (Congresso mondiale Apostolato dei laici)

Per il settore del Trasporto Pubblico Locale è stato aggiunto il 21 Agosto (fine del Giubileo dei giovani) in quanto non coperto da franchigia esistente.
Gli accordi sono sottoposti alla valutazione della Commissione di Garanzia.
In base alla convergenza dei periodi previsti dagli accordi applicativi della legge 146/90 e dei periodi aggiuntivi connessi al calendario giubilare, la tabella successiva sintetizza dall’1 aprile al 31 dicembre 2000 in modo efficace le franchigie operanti nei settori del trasporto aereo, ferroviario, pubblico locale e marittimo

L. 12-6-1990 n. 146
Norme sull’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e sulla salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Istituzione della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge.
Pubblicata nella Gazz. Uff. 14 giugno 1990, n. 137.

1. 1. Ai fini della presente legge sono considerati servizi pubblici essenziali, indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di lavoro, anche se svolti in regime di concessione o mediante convenzione, quelli volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione.

2. Allo scopo di contemperare l’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, di cui al comma 1, la presente legge dispone le regole da rispettare e le procedure da seguire in caso di conflitto collettivo, per assicurare l’effettività, nel loro contenuto essenziale, dei diritti medesimi, in particolare nei seguenti servizi e limitatamente all’insieme delle prestazioni individuate come indispensabili ai sensi dell’articolo 2:

a) per quanto concerne la tutela della vita, della salute, della libertà e della sicurezza della persona, dell’ambiente e del patrimonio storico-artistico: la sanità; l’igiene pubblica; la protezione civile; la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani e di quelli speciali, tossici e nocivi; le dogane, limitatamente al controllo su animali e su merci deperibili; l’approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, nonché la gestione e la manutenzione dei relativi impianti, limitatamente a quanto attiene alla sicurezza degli stessi; l’amministrazione della giustizia, con particolare riferimento a provvedimenti restrittivi della libertà personale ed a quelli cautelari ed urgenti, nonché ai processi penali con imputati in stato di detenzione; i servizi di protezione ambientale e di vigilanza sui beni culturali;

b) per quanto concerne la tutela della libertà di circolazione: i trasporti pubblici urbani ed extraurbani autoferrotranviari, ferroviari, aerei, aeroportuali e quelli marittimi limitatamente al collegamento con le isole;

c) per quanto concerne l’assistenza e la previdenza sociale, nonché gli emolumenti retributivi o comunque quanto economicamente necessario al soddisfacimento delle necessità della vita attinenti a diritti della persona costituzionalmente garantiti: i servizi di erogazione dei relativi importi anche effettuati a mezzo del servizio bancario;

d) per quanto riguarda l’istruzione: l’istruzione pubblica, con particolare riferimento all’esigenza di assicurare la continuità dei servizi degli asili nido, delle scuole materne e delle scuole elementari, nonché lo svolgimento degli scrutini finali e degli esami, e l’istruzione universitaria, con particolare riferimento agli esami conclusivi dei cicli di istruzione;

e) per quanto riguarda la libertà di comunicazione: le poste, le telecomunicazioni e l’informazione radiotelevisiva pubblica (3) (4).

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(3) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13 (nel testo anteriormente vigente), sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(4) La Corte costituzionale, con sentenza 14-18 ottobre 1996, n. 344 (Gazz. Uff. 23 ottobre 1996, n. 43, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 2, 2, commi 2 e 3, e 8, comma 2, sollevata in riferimento agli artt. 3, 39 e 40 della Costituzione.

2. 1. Nell’àmbito dei servizi pubblici essenziali indicati nell’articolo 1 il diritto di sciopero è esercitato nel rispetto di misure dirette a consentire l’erogazione delle prestazioni indispensabili per garantire le finalità di cui al comma 2 dell’articolo 1, con un preavviso minimo non inferiore a quello previsto nel comma 5 del presente articolo. I soggetti che proclamano lo sciopero hanno l’obbligo di comunicare per iscritto, nel termine di preavviso, la durata e le modalità di attuazione, nonché le motivazioni, dell’astensione collettiva dal lavoro. La comunicazione deve essere data sia alle amministrazioni o imprese che erogano il servizio, sia all’apposito ufficio costituito presso l’autorità competente ad adottare l’ordinanza di cui all’articolo 8, che ne cura la immediata trasmissione alla Commissione di garanzia di cui all’articolo 12 (5) (6).

2. Le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi, nel rispetto del diritto di sciopero e delle finalità indicate dal comma 2 dell’articolo 1, ed in relazione alla natura del servizio ed alle esigenze della sicurezza, nonché alla salvaguardia dell’integrità degli impianti, concordano, nei contratti collettivi o negli accordi di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nonché nei regolamenti di servizio, da emanare in base agli accordi con le rappresentanze del personale di cui all’articolo 47 del medesimo decreto legislativo n. 29 del 1993, le prestazioni indispensabili che sono tenute ad assicurare, nell’àmbito dei servizi di cui all’articolo 1, le modalità e le procedure di erogazione e le altre misure dirette a consentire gli adempimenti di cui al comma 1 del presente articolo. Tali misure possono disporre l’astensione dallo sciopero di quote strettamente necessarie di lavoratori tenuti alle prestazioni ed indicare, in tal caso, le modalità per l’individuazione dei lavoratori interessati ovvero possono disporre forme di erogazione periodica e devono altresì indicare intervalli minimi da osservare tra l’effettuazione di uno sciopero e la proclamazione del successivo, quando ciò sia necessario ad evitare che, per effetto di scioperi proclamati in successione da soggetti sindacali diversi e che incidono sullo stesso servizio finale o sullo stesso bacino di utenza, sia oggettivamente compromessa la continuità dei servizi pubblici di cui all’articolo 1. Nei predetti contratti o accordi collettivi devono essere in ogni caso previste procedure di raffreddamento e di conciliazione, obbligatorie per entrambe le parti, da esperire prima della proclamazione dello sciopero ai sensi del comma 1. Se non intendono adottare le procedure previste da accordi o contratti collettivi, le parti possono richiedere che il tentativo preventivo di conciliazione si svolga: se lo sciopero ha rilievo locale, presso la prefettura, o presso il comune nel caso di scioperi nei servizi pubblici di competenza dello stesso e salvo il caso in cui l’amministrazione comunale sia parte; se lo sciopero ha rilievo nazionale, presso la competente struttura del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Qualora le prestazioni indispensabili e le altre misure di cui al presente articolo non siano previste dai contratti o accordi collettivi o dai codici di autoregolamentazione, o se previste non siano valutate idonee, la Commissione di garanzia adotta, nelle forme di cui all’articolo 13, comma 1, lettera a), la provvisoria regolamentazione compatibile con le finalità del comma 3. Le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi di trasporto sono tenute a comunicare agli utenti, contestualmente alla pubblicazione degli orari dei servizi ordinari, l’elenco dei servizi che saranno garantiti comunque in caso di sciopero e i relativi orari, come risultano definiti dagli accordi previsti al presente comma (7) (8) (9).

3. I soggetti che promuovono lo sciopero con riferimento ai servizi pubblici essenziali di cui all’articolo 1 o che vi aderiscono, i lavoratori che esercitano il diritto di sciopero, le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi sono tenuti all’effettuazione delle prestazioni indispensabili, nonché al rispetto delle modalità e delle procedure di erogazione e delle altre misure di cui al comma 2 (10) (11).

4. La Commissione di cui all’articolo 12 valuta l’idoneità delle prestazioni individuate ai sensi del comma 2. A tale scopo, le determinazioni pattizie ed i regolamenti di servizio nonché i codici di autoregolamentazione e le regole di condotta vengono comunicati tempestivamente alla Commissione a cura delle parti interessate (12).

5. Al fine di consentire all’amministrazione o all’impresa erogatrice del servizio di predisporre le misure di cui al comma 2 ed allo scopo altresì, di favorire lo svolgimento di eventuali tentativi di composizione del conflitto e di consentire all’utenza di usufruire di servizi alternativi, il preavviso di cui al comma 1 non può essere inferiore a dieci giorni. Nei contratti collettivi, negli accordi di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, nonché nei regolamenti di servizio da emanare in base agli accordi con le rappresentanze del personale di cui all’articolo 47 del medesimo decreto legislativo n. 29 del 1993 e nei codici di autoregolamentazione di cui all’articolo 2-bis della presente legge possono essere determinati termini superiori (13) (14).

6. Le amministrazioni o le imprese erogatrici dei servizi di cui all’articolo 1 sono tenute a dare comunicazione agli utenti, nelle forme adeguate, almeno cinque giorni prima dell’inizio dello sciopero, dei modi e dei tempi di erogazione dei servizi nel corso dello sciopero e delle misure per la riattivazione degli stessi; debbono, inoltre, garantire e rendere nota la pronta riattivazione del servizio, quando l’astensione dal lavoro sia terminata. Salvo che sia intervenuto un accordo tra le parti ovvero vi sia stata una richiesta da parte della Commissione di garanzia o dell’autorità competente ad emanare l’ordinanza di cui all’articolo 8, la revoca spontanea dello sciopero proclamato, dopo che é stata data informazione all’utenza ai sensi del presente comma, costituisce forma sleale di azione sindacale e viene valutata dalla Commissione di garanzia ai fini previsti dall’articolo 4, commi da 2 a 4-bis. Il servizio pubblico radiotelevisivo è tenuto a dare tempestiva diffusione a tali comunicazioni, fornendo informazioni complete sull’inizio, la durata, le misure alternative e le modalità dello sciopero nel corso di tutti i telegiornali e giornali radio. Sono inoltre tenuti a dare le medesime informazioni i giornali quotidiani e le emittenti radiofoniche e televisive che si avvalgano di finanziamenti o, comunque, di agevolazioni tariffarie, creditizie o fiscali previste da leggi dello Stato. Le amministrazioni e le imprese erogatrici dei servizi hanno l’obbligo di fornire tempestivamente alla Commissione di garanzia che ne faccia richiesta le informazioni riguardanti gli scioperi proclamati ed effettuati, le revoche, le sospensioni ed i rinvii degli scioperi proclamati, e le relative motivazioni, nonché le cause di insorgenza dei conflitti. La violazione di tali obblighi viene valutata dalla Commissione di garanzia ai fini di cui all’articolo 4, comma 4-sexies (15) (16).

7. Le disposizioni del presente articolo in tema di preavviso minimo e di indicazione della durata non si applicano nei casi di astensione dal lavoro in difesa dell’ordine costituzionale, o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori (17) (18) (19).

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(5) Comma così modificato dall’art. 1, L. 11 aprile 2000, n. 83. In precedenza la Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23 – Serie speciale), ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità del presente comma nella parte in cui non prevede, nel caso dell’astensione collettiva dall’attività giudiziaria degli avvocati e dei procuratori legali, l’obbligo d’un congruo preavviso e di un ragionevole limite temporale dell’astensione e non prevede altresì gli strumenti idonei a individuare e assicurare le prestazioni essenziali, nonché le procedure e le misure conseguenziali nell’ipotesi di inosservanza.

(6) La Corte costituzionale, con ordinanza 26 marzo-6 aprile 1998, n. 105 (Gazz. Uff. 15 aprile 1998, n. 15, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 1 e 5, sollevata in riferimento all’art. 24 della Costituzione.

(7) Comma così modificato dall’art. 1, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, il Provv. P.C.M. 14 febbraio 1997.

(8) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13 (nel testo anteriormente vigente), sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(9) La Corte costituzionale, con sentenza 14-18 ottobre 1996, n. 344 (Gazz. Uff. 23 ottobre 1996, n. 43, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 2, 2, commi 2 e 3, e 8, comma 2, sollevata in riferimento agli artt. 3, 39 e 40 della Costituzione.

(10) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(11) La Corte costituzionale, con sentenza 14-18 ottobre 1996, n. 344 (Gazz. Uff. 23 ottobre 1996, n. 43, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 2, 2, commi 2 e 3, e 8, comma 2, sollevata in riferimento agli artt. 3, 39 e 40 della Costituzione.

(12) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(13) Comma così modificato dall’art. 1, L. 11 aprile 2000, n. 83. In precedenza la Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23 – Serie speciale), ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità del presente comma nella parte in cui non prevede, nel caso dell’astensione collettiva dall’attività giudiziaria degli avvocati e dei procuratori legali, l’obbligo d’un congruo preavviso e di un ragionevole limite temporale dell’astensione e non prevede altresì gli strumenti idonei a individuare e assicurare le prestazioni essenziali, nonché le procedure e le misure conseguenziali nell’ipotesi di inosservanza.

(14) La Corte costituzionale, con ordinanza 26 marzo-6 aprile 1998, n. 105 (Gazz. Uff. 15 aprile 1998, n. 15, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 1 e 5, sollevata in riferimento all’art. 24 della Costituzione.

(15) Comma così modificato dall’art. 1, L. 11 aprile 2000, n. 83.

(16) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(17) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(18) La Corte costituzionale, con ordinanza 7-13 giugno 2000, n. 191 (Gazz. Uff. 21 giugno 2000, n. 26, serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 8, sollevata in riferimento agli artt. 3, secondo comma, 40 e 97 della Costituzione.

(19) La Corte costituzionale, con ordinanza 7-10 luglio 2008, n. 270 (Gazz. Uff. 16 luglio 2008, n. 30, 1ª Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 2 e 2-bis, sollevata dal Tribunale di Pesaro, in riferimento agli articoli 3, 39, 40 e 97 della Costituzione.

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2-bis. 1. L’astensione collettiva dalle prestazioni, a fini di protesta o di rivendicazione di categoria, da parte di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, che incida sulla funzionalità dei servizi pubblici di cui all’articolo 1, é esercitata nel rispetto di misure dirette a consentire l’erogazione delle prestazioni indispensabili di cui al medesimo articolo. A tale fine la Commissione di garanzia di cui all’articolo 12 promuove l’adozione, da parte delle associazioni o degli organismi di rappresentanza delle categorie interessate, di codici di autoregolamentazione che realizzino, in caso di astensione collettiva, il contemperamento con i diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all’articolo 1. Se tali codici mancano o non sono valutati idonei a garantire le finalità di cui al comma 2 dell’articolo 1, la Commissione di garanzia, sentite le parti interessate nelle forme previste dall’articolo 13, comma 1, lettera a), delibera la provvisoria regolamentazione. I codici di autoregolamentazione devono in ogni caso prevedere un termine di preavviso non inferiore a quello indicato al comma 5 dell’articolo 2, l’indicazione della durata e delle motivazioni dell’astensione collettiva, ed assicurare in ogni caso un livello di prestazioni compatibile con le finalità di cui al comma 2 dell’articolo 1. In caso di violazione dei codici di autoregolamentazione, fermo restando quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 2, la Commissione di garanzia valuta i comportamenti e adotta le sanzioni di cui all’articolo 4 (20) (21).

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(20) Articolo aggiunto dall’art. 2, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, il comma 2 dello stesso articolo 2.

(21) La Corte costituzionale, con ordinanza 7-10 luglio 2008, n. 270 (Gazz. Uff. 16 luglio 2008, n. 30, 1ª Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli articoli 2 e 2-bis, sollevata dal Tribunale di Pesaro, in riferimento agli articoli 3, 39, 40 e 97 della Costituzione.

3. 1. Quando lo sciopero riguardi i servizi di trasporto da e per le isole, le imprese erogatrici dei servizi sono tenute a garantire, d’intesa con le organizzazioni sindacali e in osservanza di quanto previsto al comma 2 dell’articolo 2, le prestazioni indispensabili per la circolazione delle persone nel territorio nazionale e per il rifornimento delle merci necessarie per l’approvvigionamento delle popolazioni, nonché per la continuità delle attività produttive nei servizi pubblici essenziali relativamente alle prestazioni indispensabili di cui all’articolo 2, dandone comunicazione agli utenti con le modalità di cui al comma 6 dell’articolo 2.

4. 1. I lavoratori che si astengono dal lavoro in violazione delle disposizioni dei commi 1 e 3 dell’articolo 2 o che, richiesti dell’effettuazione delle prestazioni di cui al comma 2 del medesimo articolo, non prestino la propria consueta attività, sono soggetti a sanzioni disciplinari proporzionate alla gravità dell’infrazione, con esclusione delle misure estintive del rapporto o di quelle che comportino mutamenti definitivi dello stesso. In caso di sanzioni disciplinari di carattere pecuniario, il relativo importo è versato dal datore di lavoro all’Istituto nazionale della previdenza sociale, gestione dell’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria (22).

2. Nei confronti delle organizzazioni dei lavoratori che proclamano uno sciopero, o ad esso aderiscono in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 2, sono sospesi i permessi sindacali retribuiti ovvero i contributi sindacali comunque trattenuti dalla retribuzione, ovvero entrambi, per la durata dell’astensione stessa e comunque per un ammontare economico complessivo non inferiore a lire 5.000.000 e non superiore a lire 50.000.000 tenuto conto della consistenza associativa, della gravità della violazione e della eventuale recidiva, nonché della gravità degli effetti dello sciopero sul servizio pubblico. Le medesime organizzazioni sindacali possono altresì essere escluse dalle trattative alle quali partecipino per un periodo di due mesi dalla cessazione del comportamento. I contributi sindacali trattenuti sulla retribuzione sono devoluti all’Istituto nazionale della previdenza sociale, gestione dell’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria (23) (24).

3. [I soggetti che proclamano lo sciopero, o vi aderiscono, in violazione dell'articolo 2, sono esclusi dalle trattative, in quanto vi partecipino, su indicazione della Commissione di cui all'articolo 12, per un periodo di due mesi dalla cessazione del comportamento (25)] (26).

4. I dirigenti responsabili delle amministrazioni pubbliche e i legali rappresentanti delle imprese e degli enti che erogano i servizi pubblici di cui all’articolo 1, comma 1, che non osservino le disposizioni previste dal comma 2 dell’articolo 2 o gli obblighi loro derivanti dagli accordi o contratti collettivi di cui allo stesso articolo 2, comma 2, o dalla regolazione provvisoria della Commissione di garanzia, o che non prestino correttamente l’informazione agli utenti di cui all’articolo 2, comma 6, sono soggetti alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire 5.000.000 a lire 50.000.000, tenuto conto della gravità della violazione, dell’eventuale recidiva, dell’incidenza di essa sull’insorgenza o sull’aggravamento di conflitti e del pregiudizio eventualmente arrecato agli utenti. Alla medesima sanzione sono soggetti le associazioni e gli organismi rappresentativi dei lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, in solido con i singoli lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, che aderendo alla protesta si siano astenuti dalle prestazioni, in caso di violazione dei codici di autoregolamentazione di cui all’articolo 2-bis, o della regolazione provvisoria della Commissione di garanzia e in ogni altro caso di violazione dell’articolo 2, comma 3. Nei casi precedenti, la sanzione viene applicata con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro (27) (28).

4-bis. Qualora le sanzioni previste ai commi 2 e 4 non risultino applicabili, perché le organizzazioni sindacali che hanno promosso lo sciopero o vi hanno aderito non fruiscono dei benefìci di ordine patrimoniale di cui al comma 2 o non partecipano alle trattative, la Commissione di garanzia delibera in via sostitutiva una sanzione amministrativa pecuniaria a carico di coloro che rispondono legalmente per l’organizzazione sindacale responsabile, tenuto conto della consistenza associativa, della gravità della violazione e della eventuale recidiva, nonché della gravità degli effetti dello sciopero sul servizio pubblico, da un minimo di lire 5.000.000 ad un massimo di lire 50.000.000. La sanzione viene applicata con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro (29).

4-ter. Le sanzioni di cui al presente articolo sono raddoppiate nel massimo se l’astensione collettiva viene effettuata nonostante la delibera di invito della Commissione di garanzia emanata ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettere c), d), e) ed h) (30).

4-quater. Su richiesta delle parti interessate, delle associazioni degli utenti rappresentative ai sensi della legge 30 luglio 1998, n. 281, delle autorità nazionali o locali che vi abbiano interesse o di propria iniziativa, la Commissione di garanzia apre il procedimento di valutazione del comportamento delle organizzazioni sindacali che proclamano lo sciopero o vi aderiscono, o delle amministrazioni e delle imprese interessate, ovvero delle associazioni o organismi di rappresentanza dei lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, nei casi di astensione collettiva di cui agli articoli 2 e 2-bis. L’apertura del procedimento viene notificata alle parti, che hanno trenta giorni per presentare osservazioni e per chiedere di essere sentite. Decorso tale termine e comunque non oltre sessanta giorni dall’apertura del procedimento, la Commissione formula la propria valutazione e, se valuta negativamente il comportamento, tenuto conto anche delle cause di insorgenza del conflitto, delibera le sanzioni ai sensi del presente articolo, indicando il termine entro il quale la delibera deve essere eseguita con avvertenza che dell’avvenuta esecuzione deve essere data comunicazione alla Commissione di garanzia nei trenta giorni successivi, cura la notifica della delibera alle parti interessate e, ove necessario, la trasmette alla direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro competente (31).

4-quinquies. L’INPS trasmette trimestralmente alla Commissione di garanzia i dati conoscitivi sulla devoluzione dei contributi sindacali per gli effetti di cui al comma 2 (32).

4-sexies. I dirigenti responsabili delle amministrazioni pubbliche ed i legali rappresentanti degli enti e delle imprese che nel termine indicato per l’esecuzione della delibera della Commissione di garanzia non applichino le sanzioni di cui al presente articolo, ovvero che non forniscano nei successivi trenta giorni le informazioni di cui all’articolo 2, comma 6, sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria da lire 400.000 a lire 1.000.000 per ogni giorno di ritardo ingiustificato. La sanzione amministrativa pecuniaria viene deliberata dalla Commissione di garanzia tenuto conto della gravità della violazione e della eventuale recidiva, ed applicata con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro, competente per territorio (33).

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(22) Comma così modificato dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83.

(23) Comma così modificato dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83. In precedenza la Corte costituzionale, con sentenza 20-24 febbraio 1995, n. 57 (Gazz. Uff. 1° marzo 1995, n. 9 – Serie speciale), ha dichiarato: l’illegittimità dell’art. 4, comma 2, L. 12 giugno 1990, n. 146, nella parte in cui non prevede che la sospensione dei benefici di ordine patrimoniale ivi previsti avvenga su indicazione della Commissione di cui all’art. 12; in applicazione dell’art. 27, L. 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità dell’art. 13, lett. c), L. 12 giugno 1990, n. 146, nella parte in cui non prevede che la segnalazione della Commissione sia effettuata anche ai fini previsti dal comma 2 dell’art. 4.

(24) La Corte costituzionale, con ordinanza 19-23 febbraio 1996, n. 51 (Gazz. Uff. 28 febbraio 1996, n. 9, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 2 e 3, sollevate con riferimento agli artt. 39 e 40 della Costituzione.

(25) La Corte costituzionale, con ordinanza 19-23 febbraio 1996, n. 51 (Gazz. Uff. 28 febbraio 1996, n. 9, Serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 2 e 3, sollevate con riferimento agli artt. 39 e 40 della Costituzione.

(26) Comma abrogato dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83.

(27) Comma così sostituito dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, l’art. 16 della stessa legge.

(28) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13 (nel testo anteriormente vigente), sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(29) Comma aggiunto dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, l’art. 16 della stessa legge.

(30) Comma aggiunto dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, l’art. 16 della stessa legge.

(31) Comma aggiunto dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, l’art. 16 della stessa legge.

(32) Comma aggiunto dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, l’art. 16 della stessa legge.

(33) Comma aggiunto dall’art. 3, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, l’art. 16 della stessa legge.

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5. 1. Le amministrazioni o le imprese erogatrici di servizi di cui all’articolo 1 sono tenute a rendere pubblico tempestivamente il numero dei lavoratori che hanno partecipato allo sciopero, la durata dello stesso e la misura delle trattenute effettuate secondo la disciplina vigente.

6. 1. … (34).

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(34) Aggiunge due commi all’art. 28, L. 20 maggio 1970, n. 300.

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7. 1. La disciplina di cui all’articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300, si applica anche in caso di violazione di clausole concernenti i diritti e l’attività del sindacato contenute negli accordi di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni e nei contratti collettivi di lavoro, che disciplinano il rapporto di lavoro nei servizi di cui alla presente legge (35).

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(35) Comma così modificato dall’art. 5, L. 11 aprile 2000, n. 83.

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7-bis 1. Le associazioni degli utenti riconosciute ai fini della legge 30 luglio 1998, n. 281, sono legittimate ad agire in giudizio ai sensi dell’articolo 3 della citata legge, in deroga alla procedura di conciliazione di cui al comma 3 dello stesso articolo, anche al solo fine di ottenere la pubblicazione, a spese del responsabile, della sentenza che accerta la violazione dei diritti degli utenti, limitatamente ai casi seguenti:

a) nei confronti delle organizzazioni sindacali responsabili, quando lo sciopero sia stato revocato dopo la comunicazione all’utenza al di fuori dei casi di cui all’articolo 2, comma 6, e quando venga effettuato nonostante la delibera di invito della Commissione di garanzia di differirlo ai sensi dell’articolo 13, comma 1, lettere c), d), e) ed h), e da ciò consegua un pregiudizio al diritto degli utenti di usufruire con certezza dei servizi pubblici;

b) nei confronti delle amministrazioni, degli enti o delle imprese che erogano i servizi di cui all’articolo 1, qualora non vengano fornite adeguate informazioni agli utenti ai sensi dell’articolo 2, comma 6, e da ciò consegua un pregiudizio al diritto degli utenti di usufruire dei servizi pubblici secondo standard di qualità e di efficienza (36).

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(36) Articolo aggiunto dall’art. 6, L. 11 aprile 2000, n. 83.

8. 1. Quando sussista il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all’articolo 1, comma 1, che potrebbe essere cagionato dall’interruzione o dalla alterazione del funzionamento dei servizi pubblici di cui all’articolo 1, conseguente all’esercizio dello sciopero o a forme di astensione collettiva di lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori, su segnalazione della Commissione di garanzia ovvero, nei casi di necessità e urgenza, di propria iniziativa, informando previamente la Commissione di garanzia, il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato, se il conflitto ha rilevanza nazionale o interregionale, ovvero, negli altri casi, il prefetto o il corrispondente organo nelle regioni a statuto speciale, informati i presidenti delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano, invitano le parti a desistere dai comportamenti che determinano la situazione di pericolo, esperiscono un tentativo di conciliazione, da esaurire nel più breve tempo possibile, e se il tentativo non riesce, adottano con ordinanza le misure necessarie a prevenire il pregiudizio ai diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all’articolo 1, comma 1.

2. L’ordinanza può disporre il differimento dell’astensione collettiva ad altra data, anche unificando astensioni collettive già proclamate, la riduzione della sua durata ovvero prescrivere l’osservanza da parte dei soggetti che la proclamano, dei singoli che vi aderiscono e delle amministrazioni o imprese che erogano il servizio, di misure idonee ad assicurare livelli di funzionamento del servizio pubblico compatibili con la salvaguardia dei diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all’articolo 1, comma 1. Qualora la Commissione di garanzia, nella sua segnalazione o successivamente, abbia formulato una proposta in ordine alle misure da adottare con l’ordinanza al fine di evitare il pregiudizio ai predetti diritti, l’autorità competente ne tiene conto. L’ordinanza é adottata non meno di quarantotto ore prima dell’inizio dell’astensione collettiva, salvo che sia ancora in corso il tentativo di conciliazione o vi siano ragioni di urgenza, e deve specificare il periodo di tempo durante il quale i provvedimenti dovranno essere osservati dalle parti (37).

3. L’ordinanza viene portata a conoscenza dei destinatari mediante comunicazione da effettuare, a cura dell’autorità che l’ha emanata, ai soggetti che promuovono l’azione, alle amministrazioni o alle imprese erogatrici del servizio ed alle persone fisiche i cui nominativi siano eventualmente indicati nella stessa, nonché mediante affissione nei luoghi di lavoro, da compiere a cura dell’amministrazione o dell’impresa erogatrice. Dell’ordinanza viene altresì data notizia mediante adeguate forme di pubblicazione sugli organi di stampa, nazionali o locali, o mediante diffusione attraverso la radio e la televisione.

4. Dei provvedimenti adottati ai sensi del presente articolo, il Presidente del Consiglio dei ministri dà comunicazione alle Camere (38) (39) (40).

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(37) La Corte costituzionale, con sentenza 14-18 ottobre 1996, n. 344 (Gazz. Uff. 23 ottobre 1996, n. 43, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 2, 2, commi 2 e 3, e 8, comma 2, sollevata in riferimento agli artt. 3, 39 e 40 della Costituzione.

(38) Articolo così sostituito dall’art. 7, L. 11 aprile 2000, n. 83.

(39) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13 (nel testo anteriormente vigente), sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(40) La Corte costituzionale, con ordinanza 7-13 giugno 2000, n. 191 (Gazz. Uff. 21 giugno 2000, n. 26, serie speciale), ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale degli artt. 2 e 8, sollevata in riferimento agli artt. 3, secondo comma, 40 e 97 della Costituzione.

9. 1. L’inosservanza da parte dei singoli prestatori di lavoro, professionisti o piccoli imprenditori delle disposizioni contenute nell’ordinanza di cui all’articolo 8 è assoggettata alla sanzione amministrativa pecuniaria per ogni giorno di mancata ottemperanza, determinabile, con riguardo alla gravità dell’infrazione ed alle condizioni economiche dell’agente, da un minimo di lire 500.000 ad un massimo di lire 1.000.000. Le organizzazioni dei lavoratori, le associazioni e gli organismi di rappresentanza dei lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori, che non ottemperano all’ordinanza di cui all’articolo 8 sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 5.000.000 a lire 50.000.000 per ogni giorno di mancata ottemperanza, a seconda della consistenza economica dell’organizzazione, associazione o organismo rappresentativo e della gravità delle conseguenze dell’infrazione. Le sanzioni sono irrogate con decreto della stessa autorità che ha emanato l’ordinanza e sono applicate con ordinanza-ingiunzione della direzione provinciale del lavoro-sezione ispettorato del lavoro (41).

2. In caso di inosservanza delle disposizioni contenute nell’ordinanza di cui all’articolo 8 i preposti al settore nell’àmbito delle amministrazioni, degli enti o delle imprese erogatrici di servizi sono soggetti alla sanzione amministrativa della sospensione dall’incarico, ai sensi dell’articolo 20, comma primo, della legge 24 novembre 1981, n. 689, per un periodo non inferiore a trenta giorni e non superiore a un anno.

3. Le somme percepite ai sensi del comma 1 sono devolute all’Istituto nazionale della previdenza sociale, gestione dell’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria.

4. Le sanzioni sono irrogate con decreto dalla stessa autorità che ha emanato l’ordinanza. Avverso il decreto è proponibile impugnazione ai sensi degli articoli 22 e seguenti della legge 24 novembre 1981, n. 689.

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(41) Comma così modificato dall’art. 8, L. 11 aprile 2000, n. 83. Vedi, anche, l’art. 16 della stessa legge.

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10. 1. I soggetti che promuovono lo sciopero, le amministrazioni, le imprese e i singoli prestatori di lavoro destinatari del provvedimento, che ne abbiano interesse, possono promuovere ricorso contro l’ordinanza prevista dall’articolo 8, comma 2, nel termine di sette giorni dalla sua comunicazione o, rispettivamente, dal giorno successivo a quello della sua affissione nei luoghi di lavoro, avanti al tribunale amministrativo regionale competente. La proposizione del ricorso non sospende l’immediata esecutività dell’ordinanza.

2. Se ricorrono fondati motivi il tribunale amministrativo regionale, acquisite le deduzioni delle parti, nella prima udienza utile, sospende il provvedimento impugnato anche solo limitatamente alla parte in cui eccede l’esigenza di salvaguardia di cui all’articolo 8, comma 1.

11. 1. Sono abrogati gli articoli 330 e 333 del codice penale.

12. 1. È istituita una Commissione di garanzia dell’attuazione della legge, al fine di valutare l’idoneità delle misure volte ad assicurare il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, di cui al comma 1 dell’articolo 1.

2. La Commissione è composta da nove membri, scelti, su designazione dei Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, tra esperti in materia di diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali, e nominati con decreto del Presidente della Repubblica; essa può avvalersi della consulenza di esperti di organizzazione dei servizi pubblici essenziali interessati dal conflitto, nonché di esperti che si siano particolarmente distinti nella tutela degli utenti. La Commissione si avvale di personale, anche con qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche in posizione di comando o fuori ruolo, adottando a tale fine i relativi provvedimenti. Per i dipendenti pubblici si applica la disposizione di cui all’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127. La Commissione individua, con propria deliberazione, i contingenti di personale di cui avvalersi nel limite massimo di trenta unità. Il personale in servizio presso la Commissione in posizione di comando o fuori ruolo conserva lo stato giuridico e il trattamento economico fondamentale delle amministrazioni di provenienza, a carico di queste ultime. Allo stesso personale spettano un’indennità nella misura prevista per il personale dei ruoli della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché gli altri trattamenti economici accessori previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro. I trattamenti accessori gravano sul fondo di cui al comma 5. Non possono far parte della Commissione i parlamentari e le persone che rivestano altre cariche pubbliche elettive, ovvero cariche in partiti politici, in organizzazioni sindacali o in associazioni di datori di lavoro, nonché coloro che abbiano comunque con i suddetti organismi ovvero con amministrazioni od imprese di erogazione di servizi pubblici rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza (42).

3. La Commissione elegge nel suo seno il presidente; è nominata per un triennio e i suoi membri possono essere confermati una sola volta.

4. La Commissione stabilisce le modalità del proprio funzionamento. Acquisisce, anche mediante audizioni, dati e informazioni dalle pubbliche amministrazioni, dalle organizzazioni sindacali e dalle imprese, nonché dalle associazioni degli utenti dei servizi pubblici essenziali. Può avvalersi, altresì, delle attività del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), nonché di quelle degli Osservatori del mercato del lavoro e dell’Osservatorio del pubblico impiego.

5. La Commissione provvede all’autonoma gestione delle spese relative al proprio funzionamento, nei limiti degli stanziamenti previsti da un apposito fondo istituito a tale scopo nel bilancio dello Stato. Il rendiconto della gestione finanziaria è soggetto al controllo della Corte dei conti. Le norme dirette a disciplinare la gestione delle spese, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello Stato, sono approvate con decreto del Presidente della Repubblica da emanarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro del tesoro, sentita la predetta Commissione (43).

6. All’onere derivante dall’attuazione del presente articolo, pari a lire 2.300 milioni per ciascuno degli anni 1990, 1991 e 1992, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1990-1992, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1990 all’uopo utilizzando l’accantonamento «Norme dirette a garantire il funzionamento dei servizi pubblici essenziali nell’àmbito della tutela del diritto di sciopero e istituzione della Commissione per le relazioni sindacali nei servizi pubblici». Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio (44) (45) (46).

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(42) Comma così modificato prima dall’art. 17, comma 13, L. 15 maggio 1997, n. 127 e poi dall’art. 9, L. 11 aprile 2000, n. 83. Con D.P.R. 15 febbraio 2006 (Gazz. Uff. 28 febbraio 2006, n. 49) sono stati nominati i componenti della Commissione di cui al presente comma.

(43) Comma così sostituito dall’art. 17, comma 12, L. 15 maggio 1997, n. 127. Vedi, anche, il regolamento approvato con D.P.R. 30 novembre 1998, n. 442.

(44) La Corte costituzionale, con sentenza 20-24 febbraio 1995, n. 57 (Gazz. Uff. 1° marzo 1995, n. 9 – Serie speciale), ha dichiarato: l’illegittimità dell’art. 4, comma 2, L. 12 giugno 1990, n. 146, nella parte in cui non prevede che la sospensione dei benefici di ordine patrimoniale ivi previsti avvenga su indicazione della Commissione di cui all’art. 12; in applicazione dell’art. 27, L. 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità dell’art. 13, lett. c), L. 12 giugno 1990, n. 146, nella parte in cui non prevede che la segnalazione della Commissione sia effettuata anche ai fini previsti dal comma 2 dell’art. 4.

(45) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13 (nel testo anteriormente vigente), sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

(46) La Corte costituzionale, con sentenza 20-24 febbraio 1995, n. 57 (Gazz. Uff. 1° marzo 1995, n. 9, Serie speciale), ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, sollevata in riferimento agli artt. 3, 24 e 39 della Costituzione.

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13. 1. La Commissione:

a) valuta, anche di propria iniziativa, sentite le organizzazioni dei consumatori e degli utenti riconosciute ai fini dell’elenco di cui alla legge 30 luglio 1998, n. 281, che siano interessate ed operanti nel territorio di cui trattasi, le quali possono esprimere il loro parere entro il termine stabilito dalla Commissione medesima, l’idoneità delle prestazioni indispensabili, delle procedure di raffreddamento e conciliazione e delle altre misure individuate ai sensi del comma 2 dell’articolo 2 a garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati, di cui al comma 1 dell’articolo 1, e qualora non le giudichi idonee sulla base di specifica motivazione, sottopone alle parti una proposta sull’insieme delle prestazioni, procedure e misure da considerare indispensabili. Le parti devono pronunciarsi sulla proposta della Commissione entro quindici giorni dalla notifica. Se non si pronunciano, la Commissione, dopo avere verificato, in seguito ad apposite audizioni da svolgere entro il termine di venti giorni, l’indisponibilità delle parti a raggiungere un accordo, adotta con propria delibera la provvisoria regolamentazione delle prestazioni indispensabili, delle procedure di raffreddamento e di conciliazione e delle altre misure di contemperamento, comunicandola alle parti interessate, che sono tenute ad osservarla agli effetti dell’articolo 2, comma 3, fino al raggiungimento di un accordo valutato idoneo. Nello stesso modo la Commissione valuta i codici di autoregolamentazione di cui all’articolo 2-bis, e provvede nel caso in cui manchino o non siano idonei ai sensi della presente lettera. La Commissione, al fine della provvisoria regolamentazione di cui alla presente lettera, deve tenere conto delle previsioni degli atti di autoregolamentazione vigenti in settori analoghi o similari nonché degli accordi sottoscritti nello stesso settore dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Nella provvisoria regolamentazione, le prestazioni indispensabili devono essere individuate in modo da non compromettere, per la durata della regolamentazione stessa, le esigenze fondamentali di cui all’articolo 1; salvo casi particolari, devono essere contenute in misura non eccedente mediamente il 50 per cento delle prestazioni normalmente erogate e riguardare quote strettamente necessarie di personale non superiori mediamente ad un terzo del personale normalmente utilizzato per la piena erogazione del servizio nel tempo interessato dallo sciopero, tenuto conto delle condizioni tecniche e della sicurezza. Si deve comunque tenere conto dell’utilizzabilità di servizi alternativi o forniti da imprese concorrenti. Quando, per le finalità di cui all’articolo 1, é necessario assicurare fasce orarie di erogazione dei servizi, questi ultimi devono essere garantiti nella misura di quelli normalmente offerti e pertanto non rientrano nella predetta percentuale del 50 per cento. Eventuali deroghe da parte della Commissione, per casi particolari, devono essere adeguatamente motivate con specifico riguardo alla necessità di garantire livelli di funzionamento e di sicurezza strettamente occorrenti all’erogazione dei servizi, in modo da non compromettere le esigenze fondamentali di cui all’articolo 1. I medesimi criteri previsti per la individuazione delle prestazioni indispensabili ai fini della provvisoria regolamentazione costituiscono parametri di riferimento per la valutazione, da parte della Commissione, dell’idoneità degli atti negoziali e di autoregolamentazione. Le delibere adottate dalla Commissione ai sensi della presente lettera sono immediatamente trasmesse ai Presidenti delle Camere (47);

b) esprime il proprio giudizio sulle questioni interpretative o applicative dei contenuti degli accordi o codici di autoregolamentazione di cui al comma 2 dell’articolo 2 e all’articolo 2-bis per la parte di propria competenza su richiesta congiunta delle parti o di propria iniziativa. Su richiesta congiunta delle parti interessate, la Commissione può inoltre emanare un lodo sul merito della controversia. Nel caso in cui il servizio sia svolto con il concorso di una pluralità di amministrazioni ed imprese la Commissione può convocare le amministrazioni e le imprese interessate, incluse quelle che erogano servizi strumentali, accessori o collaterali, e le rispettive organizzazioni sindacali, e formulare alle parti interessate una proposta intesa a rendere omogenei i regolamenti di cui al comma 2 dell’articolo 2, tenuto conto delle esigenze del servizio nella sua globalità;

c) ricevuta la comunicazione di cui all’articolo 2, comma 1, può assumere informazioni o convocare le parti in apposite audizioni, per verificare se sono stati esperiti i tentativi di conciliazione e se vi sono le condizioni per una composizione della controversia, e nel caso di conflitti di particolare rilievo nazionale può invitare, con apposita delibera, i soggetti che hanno proclamato lo sciopero a differire la data dell’astensione dal lavoro per il tempo necessario a consentire un ulteriore tentativo di mediazione;

d) indica immediatamente ai soggetti interessati eventuali violazioni delle disposizioni relative al preavviso, alla durata massima, all’esperimento delle procedure preventive di raffreddamento e di conciliazione, ai periodi di franchigia, agli intervalli minimi tra successive proclamazioni, e ad ogni altra prescrizione riguardante la fase precedente all’astensione collettiva, e può invitare, con apposita delibera, i soggetti interessati a riformulare la proclamazione in conformità alla legge e agli accordi o codici di autoregolamentazione differendo l’astensione dal lavoro ad altra data;

e) rileva l’eventuale concomitanza tra interruzioni o riduzioni di servizi pubblici alternativi, che interessano il medesimo bacino di utenza, per effetto di astensioni collettive proclamate da soggetti sindacali diversi e può invitare i soggetti la cui proclamazione sia stata comunicata successivamente in ordine di tempo a differire l’astensione collettiva ad altra data;

f) segnala all’autorità competente le situazioni nelle quali dallo sciopero o astensione collettiva può derivare un imminente e fondato pericolo di pregiudizio ai diritti della persona costituzionalmente tutelati di cui all’articolo 1, comma 1, e formula proposte in ordine alle misure da adottare con l’ordinanza di cui all’articolo 8 per prevenire il predetto pregiudizio;

g) assume informazioni dalle amministrazioni e dalle imprese erogatrici di servizi di cui all’articolo 1, che sono tenute a fornirle nel termine loro indicato, circa l’applicazione delle delibere sulle sanzioni ai sensi dell’articolo 4, circa gli scioperi proclamati ed effettuati, le revoche, le sospensioni e i rinvii di scioperi proclamati; nei casi di conflitto di particolare rilievo nazionale, può acquisire dalle medesime amministrazioni e imprese, e dalle altre parti interessate, i termini economici e normativi della controversia e sentire le parti interessate, per accertare le cause di insorgenza dei conflitti, ai sensi dell’articolo 2, comma 6, e gli aspetti che riguardano l’interesse degli utenti; può acquisire dall’INPS, che deve fornirli entro trenta giorni dalla richiesta, dati analitici relativamente alla devoluzione dei contributi sindacali per effetto dell’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 4;

h) se rileva comportamenti delle amministrazioni o imprese che erogano i servizi di cui all’articolo 1 in evidente violazione della presente legge o delle procedure previste da accordi o contratti collettivi o comportamenti illegittimi che comunque possano determinare l’insorgenza o l’aggravamento di conflitti in corso, invita, con apposita delibera, le amministrazioni o le imprese predette a desistere dal comportamento e ad osservare gli obblighi derivanti dalla legge o da accordi o contratti collettivi;

i) valuta, con la procedura prevista dall’articolo 4, comma 4-quater, il comportamento delle parti e se rileva eventuali inadempienze o violazioni degli obblighi che derivano dalla presente legge, degli accordi o contratti collettivi sulle prestazioni indispensabili, delle procedure di raffreddamento e conciliazione e delle altre misure di contemperamento, o dei codici di autoregolamentazione, di cui agli articoli 2, commi 1 e 2, e 2-bis, considerate anche le cause di insorgenza del conflitto, delibera le sanzioni previste dall’articolo 4 e, per quanto disposto dal comma 1 dell’articolo 4, prescrive al datore di lavoro di applicare le sanzioni disciplinari;

l) assicura forme adeguate e tempestive di pubblicità delle proprie delibere, con particolare riguardo alle delibere di invito di cui alle lettere c) d), e) ed h), e può richiedere la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di comunicati contenenti gli accordi o i codici di autoregolamentazione di àmbito nazionale valutati idonei o le eventuali provvisorie regolamentazioni da essa deliberate in mancanza di accordi o codici idonei. Le amministrazioni e le imprese erogatrici di servizi hanno l’obbligo di rendere note le delibere della Commissione, nonché gli accordi o contratti collettivi di cui all’articolo 2, comma 2, mediante affissione in luogo accessibile a tutti;

m) riferisce ai Presidenti delle Camere, su richiesta dei medesimi o di propria iniziativa, sugli aspetti di propria competenza dei conflitti nazionali e locali relativi a servizi pubblici essenziali, valutando la conformità della condotta tenuta dai soggetti collettivi ed individuali, dalle amministrazioni e dalle imprese, alle norme di autoregolamentazione o alle clausole sulle prestazioni indispensabili;

n) trasmette gli atti e le pronunce di propria competenza ai Presidenti delle Camere e al Governo, che ne assicura la divulgazione tramite i mezzi di informazione (48) (49).

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(47) Con Deliberazione 4 maggio 2000 (Gazz. Uff. 25 maggio 2000, n. 120), la commissione di garanzia per l’attuazione della presente legge ha deliberato in merito all’applicabilità della presente lettera.

(48) Articolo così sostituito dall’art. 10, L. 11 aprile 2000, n. 83.

(49) La Corte costituzionale, con sentenza 16-27 maggio 1996, n. 171 (Gazz. Uff. 5 giugno 1996, n. 23, Serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, commi 2, 3, 4, 6 e 7, e degli artt. 4, 8, 12 e 13 (nel testo anteriormente vigente), sollevata in riferimento agli artt. 3, 24, secondo comma, e 97 della Costituzione; ha dichiarato, inoltre, non fondata la questione degli artt. 1, secondo comma, e 2, terzo comma, sollevata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.