Category Archives: No alle Liberalizzazioni nel Commercio

29 febbraio 2012

Liberalizzazione orari commercio, Il 4 Marzo i sindacati si mobilitano

Il 4 marzo sarà la Giornata Europea per le domeniche libere dal lavoro, promossa dalla European Sunday Alliance, una rete di organizzazioni sindacali, associazioni civili e religiose che puntano le loro attività sul rispetto dei tempi di vita e di lavoro.

“CALL for ACTION” (invito all’azione) è lo slogan della giornata e la European Sunday Alliance invita tutti i membri ad organizzare eventi, iniziative volte a mettere in risalto l’importanza della domenica come giorno libero dal lavoro e per il riposo sociale. La Filcams Cgil, la Fisascat Cisl e la Uiltucs Uil, aderiscono alla giornata, organizzando iniziative ed eventi a livello territoriale.

Una battaglia che i sindacati del commercio portano avanti già da un po’ di tempo per contrastare la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali e festive nel commercio. L’introduzione da parte del Governo Monti di un provvedimento in favore delle aperture ha totalmente aggravato lo scenario. Se prima infatti le organizzazioni sindacali regionali e territoriali cercavano di pianificare e programmare le aperture con le istituzioni e le parti datoriali locali, l’art.31 del decreto Salva Italia che permette il “sempre aperto” ha dato il via ad un fenomeno di deregolamentazione autorizzato.

Un provvedimento che secondo le tre sigle del commercio non contribuirà quindi ad aumentare né i consumi né l’occupazione nel settore.

Già in questi anni le maggiori aperture nel commercio non hanno affatto prodotto un incremento di occupazione e tanto meno di occupazione stabile, ma l’occupazione in questo settore ha vissuto e vive una forte condizione precaria e scombinata, frammenti di lavoro, tanta flessibilità – ai confini con la precarietà – e tanto lavoro a termine. Si continua ad alimentare la spirale della precarietà aggravata dal rischio di peggioramento dell’organizzazione del lavoro a partire dagli orari e dai turni trascinando anche il peggioramento delle condizioni economiche.

La domenica non ha prezzo, Il tempo libero è prezioso per tutti anche per i lavoratori e le lavoratrici del commercio” è questo il messaggio lanciato dalla campagna di comunicazione che sarà diffusa a livello nazionale.

Mentre in un volantino distribuito in tutti i punti vendita e centri commerciali, le lavoratrici ed i lavoratori del commercio invitano i consumatori a non fare acquisti domenica 4 marzo: “Il tempo è prezioso, il tempo libero ancora di più (visto che ne abbiamo sempre meno): una sua equa gestione diventa essenziale per il nostro benessere e quello di tutti. Oggi non fare shopping! Libera dal lavoro le domeniche.”

26 febbraio 2012

Firenze: negozi e supermercati aperti sempre tutte le domeniche?

È il volantino che sabato 25 febbraio le lavoratrici ed i lavoratori del commercio hanno distribuito in tutti i punti vendita della città. Un’iniziativa per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito alle conseguenze, per i dipendenti del settore, della liberalizzazione delle aperture e degli orari commerciali approvata dal Governo Monti.

“Le liberalizzazioni delle aperture e degli orari consegnano un mondo del commercio senza regole; ci sentiamo davvero più liberi di acquistare se possiamo farlo ogni giorno dell’anno?
Le nostre vite, le nostre case, i nostri figli, come distingueranno i giorni di festa dai giorni di lavoro?”
“Occorrono regole per le aperture, garanzie di tutele per chi ci lavora, programmare le nostre società non solo sul lavoro e sull’economia” affermano i dipendenti del settore. Ed è per questo che domenica 4 marzo dalle 10.00 alle 12.00 a Firenze in Piazza della Repubblica con la Banda Bandao, La Filcams Cgil insieme alle lavoratrici e i lavoratori aderirà alla Giornata Europea per le domeniche libere dal lavoro: LA DOMENICA NON HA PREZZO, il tempo libero è prezioso per tutti anche per i lavoratori e le lavoratrici del commercio.

24 febbraio 2012

Veneto: Il Tar autorizza le aperture domenicali

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto ha disposto la sospensione dell’ordinanza sindacale che limitativa della possibilità di apertura domenicale degli esercizi commerciali al dettaglio.
il TAR abbia ritenuto prevalente il danno cui andrebbero incontro la grande distribuzione, gli utenti domenicali e gli stessi lavoratori in caso di chiusura domenicale, più delle conseguenze negative, avanzate dalle organizzazioni sindacali.

Un’ordinanza discutibile, che non sarà il punto di arrivo della lotta sindacale contro le aperture domenicali:“Andremo avanti con la nostra battaglia” ha affermato Adriano Filice segretario generale della Filcams del Veneto “e a breve decideremo se fare ricorso al Consiglio di Stato.”

23 febbraio 2012

Parma: Negozi sempre aperti? No grazie

“Negozi sempre aperti? No Grazie” è l’iniziativa organizzata a Parma il 23 febbraio dalla Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, per discutere sul recente provvedimento introdotto dal governo Monti che autorizza gli esercizi commerciali a restare aperti sempre.
Al dibattito, previsto per le 1030, prenderanno parte anche ASCOM Confcommercio, Confesercenti, i rappresentanti della Grande Distribuzione, Legambiente e le Istituzioni locali, insieme alle lavoratrici e lavoratori, sui quali si riversa il provvedimento.

20 febbraio 2012

Veneto: domenica di protesta

Sono tornati a scioperare i dipendenti del settore del commercio del Veneto, per protestare contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali. Domenica 19 febbraio in tutte le città della Regione, le lavoratrici ed i lavoratori del commercio, insieme alle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil sono tornati a manifestare contro la decisione di lasciare sempre aperti i negozi.
A Vicenza i manifestanti hanno chiesto lo sconto del 5O per cento "perchè non ce la fanno ad arrivare a fine mese", mentre a Treviso è andato in scena il Carnevale. A Mestre hanno scioperato tutti insieme i dipendenti dei più famosi marchi della grande distribuzione, per denunciare i rischi delle liberalizzazioni: l’insostenibilità dei ritmi di lavoro, l’aumento della precarietà e la chiusura delle piccole e medie imprese.
Proteste anche a Venezia e Padova dove un “flash mob” all’interno del supermercato ha creato una lunga fila alle casse attirando cosi una discreta attenzione dei clienti ai quali i lavoratori hanno potuto spiegare le loro motivazioni.

17 febbraio 2012

Milano, un presidio contro le liberalizzazioni nel commercio

Un presidio itinerante, prima davanti la sede di Federdistribuzionee poi verso la prefettura di Milano. Le organizzazioni territoriali Filcams Cgil – Fisascat Cisl – Uiltucs Uil insieme alle lavoratrici ed ai lavoratori del commercio manifesteranno oggi, venerdì 17 febbraio, per protestare contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali introdotte dal decreto Salva Italia.
I sindacati nell’occasione consegneranno a Federdistribuzione una lettera con la richiesta di un confronto. Nonostante le posizione contrapposte: “noi siamo disponibili ad un confronto aperto, purchè si rendano concretamente visibili quegli effetti socialmente positivi che, secondo quanto da voi sostenuto, la liberalizzazione degli orari dovrebbe produrre: un incremento certo dell’occupazione e precisi interventi per favorire la conciliazione dei tempi di lavoro con gli impegni familiari.”

15 febbraio 2012

Modena: gallerie dei centri commerciali, i sindacati denunciano il rischio illegalità


Le Organizzazioni Sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Modena del commercio hanno scritto a Prefetto e Questore di Modena, al Presidente della Provincia ed alla Direzione Provinciale del Lavoro, per denunciare delle dinamiche pericolose che sono venute a crearsi nelle strutture commerciali della città, in seguito alla liberalizzazione degli orari commerciali.
“La recente liberalizzazione degli orari commerciali ha sollevato nella nostra provincia rilevanti problematiche, alcune delle quali relative al rispetto della legalità” scrivono i sindacati.
“Ci riferiamo alla improvvisa decisione, da parte di diversi centri commerciali della provincia, di incrementare vistosamente l’orario di apertura, superando la mezza giornata di chiusura, aprendo tutte le domeniche ed annunciando l’apertura anche in alcune festività nazionali.
Come reso noto dalla stampa, gli esercenti dei centri commerciali sono legati da accordi privati che puniscono la ritardata o mancata apertura con rilevanti sanzioni, che giungono sino alla espulsione. La condizione organizzativa venutasi a creare con maggiori aperture di 17 ore settimanali, se gestibile con difficoltà dalle grandi strutture commerciali, è del tutto insostenibile da parte delle numerose piccole e medie strutture presenti nelle gallerie dei centri commerciali.
In una fase economica difficilissima, ed in presenza di una contrazione nei consumi, nessuna impresa è intenzionata ad operare reali assunzioni.
In un’area già caratterizzata da diffuse irregolarità nei rapporti di lavoro, da una preoccupante assenza di diritti minimi, l’ampliamento smisurato degli orari di lavoro determinerà l’inevitabile deragliamento verso l’illegalità. Porterà e sta portando alla crescita del lavoro nero e grigio, alla crescita dell’evasione contributiva totale o parziale. Porterà e sta portando al mancato rispetto del riposo obbligatorio, ma anche delle condizioni contrattuali pattuite al momento dell’assunzione.
Oltre l’80% del personale che opera nei Centri Commerciali è femminile. Il rischio concreto è che molte donne siano costrette, causa l’inconciliabilità tra lavoro e famiglia, a dimettersi dal lavoro.”
Le organizzazioni sindacali chiedono alle istituzioni di convocare le parti interessate, Direzioni delle Gallerie, i soggetti economici di maggior rilievo, le associazioni del commercio, sindacali, dei consumatori e gli amministratori locali interessati: “Chiediamo il Vostro fattivo interessamento affinché venga garantito il rispetto di Leggi e contratti di lavoro, perché non cresca l’illegalità nella Provincia di Modena.”
I sindacati del commercio continuano nel frattempo l’iniziativa più generale perché sia rivista la deregulation totale degli orari commerciali.

14 febbraio 2012

Sempre aperti. Ma a chi giova?

Pubblicato in Diario Terziario febbraio 2012

Liberi di aprire quando vogliono, nei giorni di festa o tutte le domeniche, dalle 7 del mattino fino a tarda sera. È la rivoluzione lanciata dal decreto Salva Italia emanato dal governo Monti: la liberalizzazione degli orari e delle aperture degli esercizi commerciali.
In barba alle Regioni, che ne avrebbero la competenza in materia; alle organizzazioni sindacali che da diversi anni combattono con le amministrazioni locali per pianificare un calendario delle aperture, e alla faccia di tutte le lavoratrici e i lavoratori del commercio che da un giorno all’altro si ritrovano a dover accettare la modifica dei loro turni orari.
Si alternano le voci dei favorevoli e i contrari a suon di comunicati e dichiarazioni. Si, alla libera concorrenza, che potrà migliorare i consumi (drasticamente in calo) e aumentare i posti di lavoro; No, ad una concorrenza spietata che danneggia i piccoli esercenti, i dipendenti del settore e non aumenterà né consumi, né occupazione.

Alle Regioni è demandata la competenza in materia di commercio; con il decreto invece viene meno questa prerogativa con il rischio che si scateni un “far west di aperture”molto temute dai piccoli esercenti, che con difficoltà riuscirebbero a sostenere i ritmi del “sempre aperto” al quale punta la grande distribuzione, e con conseguenze pesanti sui ritmi di lavoro per i dipendenti.
La Filcams Cgil, smonta i due falsi miti delle liberalizzazioni: l’incremento dei consumi e l’aumento dell’occupazione.
“Abbiamo già avuto un’esperienza concreta relativa agli effetti che la liberalizzazione delle aperture e degli orari ha prodotto – per quanto, fino ad oggi, più regolamentata.” Nessun aumento dei consumi secondo la Filcams Cgil e “sul piano occupazionale gli effetti sono solo di tipo precario, la condizione lavorativa peggiora e con essa anche la qualità del servizio.”
Molte aziende della Grande Distribuzione Organizzata, tra l’altro hanno già fatto capire “che a fronte di aperture “a ciclo continuo”, non potendo sostenere i costi di nuove assunzioni e la gestione “in straordinario” dell’estensione degli orari, le prestazioni dei lavoratori presenti saranno riorganizzare e modellate – senza costi aggiuntivi per l’azienda – per adattarsi alle nuove esigenze e alle tendenze di acquisto che i consumatori determineranno, (prevedibilmente una diminuzione di presenze fino al mercoledì e concentrazione nei fine settimana!).”
Il bisogno di lavoro e le necessità economiche potranno portare tante lavoratrici e lavoratori ad accettare condizioni sfavorevoli, turni su turni, per timore di perdere il posto.
Si è vero, i lavoratori del commercio non saranno gli unici ad avere compromesse domeniche e festività, ma l’attuale organizzazione (o dis-organizzazione) del lavoro costringe molti a lavorare sempre durante i festivi, senza alcuna turnazione e con molte aziende che tentano di ricondurre il tutto a lavoro ordinario per evitare la maggiorazione economica.
Parliamoci chiaro però, i centri commerciali nei week end sono pieni!
La visita al centro commerciale durante le domeniche e i festivi è diventata una consuetudine per gli italiani, è ormai un fattore culturale è il passatempo più quotato da giovani e meno giovani.
Intanto, in ogni dove, si mobilitano le lavoratrici e i lavoratori del commercio: prima i dipendenti del centro commerciale Orio poi Le Gru di Torino, e successivamente lo sciopero del Veneto e tante altre iniziative territoriali. Anche il web diventa un luogo in cui manifestare il proprio disappunto con gruppi su facebook, petizioni online e tanto altro.
E per le aziende il sempre aperto rischia di portare ad un cannibalismo, una concorrenza incessante e sfrenata.
Senza parlare poi dei costi che ogni azienda dovrebbe tener conto di avere nello stare aperti. Costi di gestione, spese delle utenze e costo del lavoro, il gioco vale la candela?

“L’unico effetto concreto delle liberalizzazioni sarà il peggioramento delle condizioni e degli orari di lavoro, in cui il faticoso equilibrio tempi di vita/lavoro non troverà più riconoscimento scardinando così la contrattazione sull’organizzazione del lavoro costruita nelle aziende”ne è convinta la Filcams Cgil. “Si lasciano così inalterati e senza risposta i veri problemi che vedono ancora la contraddizione di un settore che si vuole ad ogni costo falsamente “moderno” e “libero” mentre tutto ciò che lo circonda nelle città continua a vivere seguendo ritmi diversi.”
Il sociologo Domenico De Masi, in un’intervista, ha detto al riguardo: “la riforma non risolverà per niente i nostri problemi economici. Anzi, al danno finanziario si aggiungeranno quelli sulla qualità della vita.”
Secondo il sociologo, infatti ideatore del concetto di “ozio creativo”: “Al di là dell’economia ci sono settori come la salute, la psicologia, la letteratura, la psicolanalisi, l’estetica, che non possono essere assolutamente trascurati. Per vivere meglio non è necessario lavorare incessantemente, produrre incessantemente: occorre anche vivere bene. Non si deve per forza andare al ristorante e spendere tanto denaro: si può mangiare anche a casa, ascoltando della buona musica".

Diario Terziario Febbraio 2012

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14 febbraio 2012

“Negozi senza regole? No grazie!”

È l’appello lanciato tramite alcuni quotidiani locali dalla Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Roma e Lazio, in collaborazione con Confcommercio e Confesercenti locali.
“I negozi senza regole sono un danno per i negozi e migliaia di lavoratori e non offrono nessun vantaggio per i consumatori” affermano nella nota.
“L’apertura senza regole degli esercizi commerciali danneggia la piccola e media impresa, mette in crisi i negozi di vicinato ad esclusivo vantaggio delle grandi realtà commerciali.
Peggiora le condizioni di migliaia di lavoratori e lavoratrici del settore, senza più festivi, turni di riposo e articolazioni orarie insopportabili: ogni impresa deciderà quando sarà conveniente aprire.”

Confcommercio, Confesercenti, CGIL, CISL, UIL di Roma e Lazio non sono contro le liberalizzazioni, ma chiedono alcune regole certe per garantire uno sviluppo equilibrato tra le diverse formule di vendita nell’interesse degli operatori, dei consumatori e dei dipendenti.

Per questi motivi hanno richiesto “un incontro urgente e iniziative congiunte alla Presidente della Regione Lazio e al Sindaco di Roma al fine di assicurare il rilancio dell’economia, salvaguardando il tessuto commerciale romano, i posti di lavoro, la vivibilità e l’identità storica di Roma Capitale: la città del commercio.”

13 febbraio 2012

Filcams Cgil Marche, un presidio contro le aperture

Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil delle Marche hanno espresso la loro contrarietà all’emendamento del decreto Salva Italia, che liberalizza gli orari e le aperture commerciali.
È stato avviato un confronto con la Regione Marche, alla presenza dell’ANCI e delle Organizzazioni Datoriali del Commercio nonché dell’Associazione dei Consumatori, nell’occasione la Filcams Cgil Marche ha richiesto alla Regione “di fare ricorso alla Corte Costituzionale alla stregua di altre Regioni e nel contempo di attivarsi per trovare una soluzione condivisa su un contenimento delle aperture domenicali. Sul primo punto la Regione non ha ancora preso una decisione mentre sul secondo ha attivato un tavolo tecnico per giungere ad un protocollo di accordo tra tutte le parti.”

A sostegno di queste richieste le organizzazioni sindacali hanno programmato un presidio presso il Consiglio Regionale Marche, per il giorno 28 febbraio prossimo, a partire dalle 11,00.

In quell’occasione i sindacati saremo ricevuti dal Presidente del Consiglio, dall’Assessore al Commercio e dai Capi Gruppo Consiliari.

13 febbraio 2012

Il Tar di Trento boccia la richiesta di apertura

Il Tribunale amministrativo ha respinto la richiesta dell’azienda veneta della grande distribuzione Pam, di applicare anche in Trentino le norme del decreto salva Italia che liberalizzano gli orarie le giornate di apertura dei negozi in Italia.
"Respingendo la richiesta del Pam di aprire i propri punti vendita in Trentino anche nelle giornate festive, il Tar di Trento ha reso giustizia alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori” ha affermato il segretario generale della Filcams Cgil del Trentino, Roland Caramelle “Il responso del tribunale amministrativo è quindi un fatto positivo".

"La battaglia però non è finita – prosegue Caramelle -. Lo scontro legale si sposterà inevitabilmente al Consiglio di Stato. Confidiamo che il massimo organo della giustizia amministrativa riconosca le competenze della Provincia autonoma di Trento in materia di commercio, bloccando così l’introduzione nella nostra provincia di una liberalizzazione selvaggia che non porterà nulla di buono né ai lavoratori, né alle aziende, né ai consumatori".

9 febbraio 2012

Liberalizzazioni commercio: la Filcams Cgil contraria alla sentenza del Tar della Toscana

Il Tar della Toscana ha sospeso le ordinanze dei Comuni di Pontedera e Prato che limitavano le aperture domenicali dopo i ricorsi di alcune catene della grande distribuzione.

“Non è nostro costume commentare i provvedimenti dei tribunali amministrativi regionali” afferma Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil Nazionale “e non possiamo che prendere atto del nuovo pronunciamento del TAR della Toscana in materia di liberalizzazione degli orari commerciali. Ma attenderemo con fiducia la sentenza della Corte Costituzionale, perché il paradosso generato dal provvedimento sulle liberalizzazioni è fin troppo evidente.”
Il provvedimento del Tar infatti sostiene che la norma in materia di liberalizzazioni sia di competenza statale in virtù della libera concorrenza.
“Al contrario” prosegue Martini “si tratta di un provvedimento che rafforzerà il monopolio della Grande Distribuzione Organizzata, contro gli interessi di un pluralismo distributivo, fatto anche di piccolo e medio commercio. Una contraddizione confermata dall’unica voce di consenso raccolto dall’Art.31 della manovra, proprio quella di Federdistribuzione.”

La Filcams Cgil continuerà a battersi contro un provvedimento peggiorativo delle condizioni di chi lavora nel settore, per difendere il ruolo della concertazione con le istituzioni locali e regionali, che ha garantito fino ad oggi un giusto equilibrio tra interessi di consumatori, imprese e lavoratrici e lavoratori.

9 febbraio 2012

Padova: l’asilo per le mamme che lavorano di domenica

Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Padova, in collaborazione con Confesercenti e Confcommercio e con il Patrocinio del Comune di Padova, hanno organizzato per la mattina di domenica 12 febbraio prossimo un asilo per tutte le mamme “liberalizzate”. Giochi e animazione gratuiti dalle 9.30 alle 12.30 presso il centro commerciale San Gaetano di Padova, per i figli dei dipendenti dei punti vendita costretti a lavorare ormai tutte le domeniche.
“L’iniziativa” affermano i sindacati “vuole sensibilizzare le Aziende della Grande Distribuzione del Territorio sul problema delle aperture domenicali nel Commercio, nel caso in cui dovesse prevalere il Decreto Monti sul Decreto Regionale.”

Gli asili non sono aperti per i figli delle mamme che lavorano di domenica, i nonni non possono sostituirsi ai genitori anche nei giorni di festa, i mezzi pubblici non garantiscono un servizio regolare come durante la settimana e quindi anche l’utilizzo di un mezzo proprio è un costo ulteriore per la famiglia.

“Se vogliamo conciliare i tempi di vita con quelli di lavoro invitiamo tutte le parti coinvolte a trovare soluzioni idonee a non penalizzare le lavoratrici.”

Le organizzazioni sindacali chiedono alla Grande Distribuzione Organizzata, a sostegno dell’iniziativa sopra descritta, come primo atto di buona volontà, che le Aziende del settore si facciano carico delle spese per la custodia dei figli delle proprie dipendenti durante il turno domenicale.

7 febbraio 2012

Liberalizzazioni commercio: Filcams Cgil Sardegna, la Regione si riprenda la propria autonomia

La liberalizzazione dell’apertura di negozi e supermercati non incrementerà i consumi, non migliorerà il servizio e non aumenterà l’occupazione. Si tradurrà, invece, in una penalizzazione per le piccole imprese e in un peggioramento delle condizioni dei lavoratori”. È quanto afferma Simona Fanzecco segretaria della Filcams Cgil Sardegna, che invita la Regione a riprendersi la propria autonomia in questo settore: “Auspichiamo che anche in Sardegna venga assunta una ferma posizione nei confronti di un provvedimento che, di fatto, ha esautorato le amministrazioni locali dalla possibilità di decidere, coinvolgendo parti sociali e associazioni imprenditoriali”.

“Occorrerebbe interrogarsi sulle ragioni del calo dei consumi, perché l’unico strumento per ridare impulso all’economia sta nel riconsegnare potere d’acquisto a pensioni e retribuzioni” prosegue Simona Fanzecco. “Il tema vero è che le famiglie non arrivano alla seconda settimana del mese, figuriamoci se sono interessate a spendere negli orari più disparati”.
“Il rischio” prosegue “è che, oltre a non creare nuove occasioni di lavoro, le liberalizzazioni “alimentino il precariato e il lavoro part-time e determinato, fino all’utilizzo di svariate forme di contratti che negano ogni tutela ai lavoratori. A ciò si aggiunge un sicuro peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli addetti, per la maggioranza donne“.

6 febbraio 2012

4 marzo 2012: giornata europea per le Domeniche libere dal lavoro

L’Alleanza Europa per le Domeniche libere dal lavoro esorta tutti i membri e i sostenitori ad agire Domenica, 4 marzo 2012, nella Giornata Europea Per Le Domeniche Libere Dal Lavoro.

“In questi tempi di crisi economica e finanziaria” si legge nel comunicato “durante la quale sempre più diritti economici e sociali sono messi sotto pressione, la Domenica libera dal lavoro è una dimostrazione chiara e visibile che le persone e le nostre società non dipendono solamente dal lavoro e dall’economia.
Noi crediamo che tutti i cittadini dell’Unione Europea abbiano diritto di beneficiare di orari di lavoro dignitosi che, per una questione di principio, escludano il lavoro tardo serale, notturno, durante le festività pubbliche e le Domeniche. Solo i servizi essenziali dovrebbero essere operativi la Domenica.
Oggi, le leggi e le pratiche esistenti a livello UE e di Stati Membri devono proteggere maggiormente la salute, la sicurezza e la dignità di tutti e dovrebbero promuovere con più decisione la riconciliazione della vita professionale con quella famigliare. Noi crediamo che la coesione sociale presso la cittadinanza europea debba essere rinforzata.”

Pertanto, l’Alleanza esorta i membri, i sostenitori e tutti i cittadini a rendere visibile questa richiesta comune Domenica, 4 marzo 2012, con idee, progetti o eventi che riflettano la cultura regionale e le tradizioni europee. “In questo modo, l’idea di una giornata europea per le Domeniche libere dal lavoro potrà crescere di anno in anno.”

6 febbraio 2012

Carrefour Calenzano, sciopero a sorpresa

I dipendenti del Carrefour di Calenzano hanno organizzato uno sciopero a sorpresa domenica 5 febbraio, per protestare contro le liberalizzazioni degli orari e delle aperture commerciali introdotte dal decreto Salva Italia.
Ottima l’adesione di circa il 90% dei lavoratori che hanno organizzato anche un volantinaggio all’interno del centro commerciale per sensibilizzare i cittadini consumatori. “Facciamoci qualche domanda in più” è scritto a gran lettere, “siamo davvero più liberi di acquistare se possiamo farlo ogni giorno dell’anno? i soldi che possiamo spendere, aumentano se aumentano le aperture? Un paese in crisi ha l’obbligo di ridurre gli sprechi, ha l’obbligo di rispettare i diritti di chi lavora.”

2 febbraio 2012

Firenze: Più aperti, più liberi? Gli orari del commercio

È il titolo del dibattito organizzato per venerdì 3 febbraio a Firenze per discutere sull’emendamento del decreto che Salva Italia che liberalizza gli orari e le aperture commerciali. A confronto esponenti della mondo della distribuzione, sindacato e istituzioni. parteciperanno Ugo Baldi (ad Conad), Giovanni Cobolli Gigli (presidente di Federdistribuzione), Ivan Ferrucci (consigliere regionale Pd), Franco Martini (segretario nazionale Filcams Cgil), Giuseppe Minigrilli (presidente Federconsumatori), Dario Nardella (vicesindaco), Uliano Ragionieri (Confesercenti), Roberto Ravazzoni (professore ordinario di Economia), Alessandro Tani (asset manager "Eurocommercial Properties – I Gigli"). Presenterà la tavola rotonda il consigliere Pd Andrea Pugliese, a partire dalle 1630.

1 febbraio 2012

Commercio: le assemblee dei lavoratori

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Reggio Emilia promuovono un’assemblea rivolta a tutte le lavoratrici e i lavoratori del commercio e dei servizi, alle istituzioni e i cittadini per discutere sulle liberalizzazioni degli orari commerciali. “Serve aprire 24 ore su 24 tutte le 52 domeniche e le festività? noi pensiamo di no!” è il titolo dell’iniziativa.
“Chi pagherà il costo nascosto di queste liberalizzazioni?” chiedono i sindacati, “I lavoratori di tutta la filiera che interessa il commercio: dall’operaio agricolo che lavora nei campi, al camionista che trasporta la merce nei magazzini di smistamento, al magazziniere preparatore che invia la merce nei supermercati, al commesso, all’addetto che alle 6 del mattino pulisce il supermercato. A tutti questi, verrà chiesto un sacrificio e sarà identico per tutti: restituire diritti, salario in nome della libertà,contro le corporazioni, la corporazione delle lavoratrici e dei lavoratori.”
“Siamo convinti” concludono “che si possa garantire un servizio ai consumatori senza aprire 365 giorni all’anno!”

Anche a Modena, i sindacati del commercio e terziario di Cgil, Cisl e Uil promuovono una serie di assemblee in merito alla liberalizzazione degli orari commerciali, rivolte a lavoratrici e lavoratori della città di Modena.
Si tratta per il momento di incontri di prima informazione, resi urgenti dalle scelte di alcune insegne commerciali.
Le assemblee si svolgono presso la sede Cgil in piazza Cittadella 36, la sera di mercoledì 1° febbraio dalle ore 21 alle 23 e giovedì 2 febbraio la mattina dalle ore 10 alle 12, e il pomeriggio dalle ore 15 alle 17.
Successivamente si terranno assemblee nelle singole imprese della grande distribuzione di Modena e provincia.

1 febbraio 2012

Barletta: una tavola rotonda sulle liberalizzazioni

Si terrà oggi primo febbraio nella Sala Consiliare del Comune di Barletta una tavola rotonda per discutere dell’effetiva valenza ed efficacia della liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali introdotta dal Governo Monti.
Ad aprire la tavola rotonda sarà Luigi Antonucci, segretario generale Cgil Bat. Interverranno: il sindaco di Barletta, Nicola Maffei; Giovanni Dalò, segretario generale Filcams Cgil Bat; Mario Landriscina, segretario provinciale Confesercenti ed il segretario regionale Federconsumatori, Mimmo Zambetta. Le conclusioni saranno affidate a Cristian Sesena segreterio nazionale Filcams Cgil.

31 gennaio 2012

Veneto, lo sciopero del commercio

Domenica 29 gennaio le lavoratrici e i lavoratori del commercio del Veneto hanno protestato contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali autorizzate dal Governo Monti.
Tante iniziative e presidi in diverse città e tanta la partecipazione. A Padova, quasi 200 persone hanno sfilato per le vie della città e molte negozi sono rimasti chiusi. Stessa presenza a Venezia, dove un lungo corteo, per tutta la mattina, ha gridato a gran voce il proprio NO alle liberalizzazioni.

27 gennaio 2012

Veneto in sciopero contro la liberalizzazione degli orari commerciali

Domenica 29 gennaio scioperano le lavoratrici e i lavoratori del commercio, per protestare contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali e festive autorizzate dal decreto Salva Italia.
“Domenica è sempre domenica” affermano i lavoratori i un volantino che distribuiranno per esprimere la loro contrarietà alla completa deregolamentazione degli orari di apertura e chiusura dei negozi e per dire “no, a società basate sul mero consumo”.
I lavoratori chiedono “condizioni di lavoro compatibili con impegni familiari e individuali e società che preservano i valori fondanti della persona e della famiglia”.
Tante le iniziative in tutte le città per cercare di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini/consumatori.
Intanto anche a Modena la Coop Estense ha comunicato ai propri lavoratori la decisione di procedere, a partire da domenica 29 gennaio, alle aperture domenicali senza più alcun riferimento ai calendari definiti dal comune. Tutto ciò senza alcun passaggio, nemmeno informale, con le organizzazioni o rappresentanze sindacali.

26 gennaio 2012

Lettera al Ministro Fornero: preoccupazione per la conciliazione tempi di vita e di lavoro nel commercio

“Le recenti iniziative in materia di orari commerciali aprono scenari inquietanti riguardo al già complesso tema della conciliazione tempi di vita e lavoro nei settori che rappresentiamo” apre cosi la lettera scritta unitariamente dalle Organizzazioni Sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil e inviata al Ministro delle Pari Opportunità, Elsa Fornero.
Una richiesta di incontro per affrontare il delicato tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per le lavoratrici del commercio, alla luce della totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali, disposta dal Governo Monti.

“Le lavoratrici che operano nella Grande Distribuzione Organizzata hanno contratti in gran parte part time di cui non possono decidere l’articolazione oraria, in quanto rappresentano spesso l’unica maniera per ottenere un’occupazione” spiegano i sindacati “un’occupazione, diciamo, stabile ma precaria dal punto di vista retributivo, che le obbliga a effettuare ore di straordinario/supplementare, per avere un salario decoroso.”

Il lavoro femminile in questo settore è sempre più povero e ricattabile.

“La nostra azione negoziale pressoché quotidiana, non basta a migliorarne le condizioni e le tutele, soprattutto in presenza di interventi normativi come quello della liberalizzazione degli orari commerciali dal suo Governo recentemente promosso.
Evidenziamo inoltre il concreto pericolo che le lavoratrici con problemi di conciliazione (cura dei figli in tenera età,assistenza a famigliari, anziani, e disabili), a fronte dell’insostenibilità di modifiche del propri turni che potrebbero estendersi anche in orario notturno, sia per il commercio che per i pubblici esercizi, sarebbero costrette a dimettersi, andando ad incrementare l’immensa platea delle disoccupate/inattive.”

“Siamo pertanto a chiederle un incontro con l’intento di fare uscire dall’ombra ingrata a cui sono state relegate le migliaia di lavoratrici dei settori che rappresentiamo, fermamente convinti che, anche in una fase di profonda crisi come quella che stiamo attraversando, si possa ancora impedire questa ulteriore, intollerabile discriminazione. “

25 gennaio 2012

Filcams Cgil: investire sul lavoro

“Il lavoro e i lavoratori al centro della programmazione di governo e sindacati” è questa, secondo la Filcams Cgil, la categoria che rappresenta i lavoratori e le lavoratrici del commercio, turismo e servizi, la priorità del momento.
“Le difficoltà degli ultimi anni” afferma Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil Nazionale “ hanno profondamente toccato e modificato il mercato del lavoro”.
Durante il 2011, a livello nazionale, sono state quasi 300 le procedure di attivazione di ammortizzatori sociali alle quali hanno fatto richiesta circa 220 aziende, con il conseguente coinvolgimento di più di 10mila lavoratori (Contratti di solidarietà, Cassa integrazione, in deroga o straordinaria, Mobilità).
“Noi siamo a conoscenza dei dati che riguardano aziende presenti sul territorio a livello nazionale, su almeno due regioni, quindi sono molte di più le società in difficoltà, e di conseguenza molti di più i lavoratori coinvolti”, spiega Martini.
“Abbiamo bisogno, prosegue il segretario, di un politica che intervenga con azioni che rilancino il mercato del lavoro, e diano sostegno e una prospettiva futura alle migliaia di lavoratrici e lavoratori in difficoltà in questa fase. Interventi mirati, per investire sul lavoro.”
Ed in riferimento ai dati odierni diffusi dall’Istat che evidenziano il forte calo delle vendite nel commercio al dettaglio, la Filcams Cgil, contraria alla totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali afferma che, “non è sufficiente liberalizzare il mercato, per migliorare i consumi e creare posti di lavoro, soprattutto in una periodo in cui le stesse famiglie sono chiamate a sacrifici e restrizioni. Il “sempre aperto” non è una soluzione che aiuterà, né i consumi, né i lavoratori, costretti a turni e orari di lavoro sempre più difficilmente compatibili.

23 gennaio 2012
Torino: Un presidio per dire no alle liberalizzazioni

“CARO CONSUMATORE, siamo i lavoratori dei centri commerciali che grazie alla legge Salva Italia, quella che ha liberalizzato l’orario di apertura dei negozi, lavoriamo 7 giorni su 7 con orari di apertura che variano dalle 9 del mattino del lunedì alle 22 della domenica sera (per ora).” Iniziava così l’appello diffuso tramite il social network per organizzare il presidio di domenica 22 gennaio presso commerciale Le Gru di Grugliasco (Torino).
Un presidio organizzato per protestare contro le aperture domenicali e festive autorizzate dal Governo Monti che costringe i dipendenti delle aziende del commercio a turni e orari insostenibili.
Il centro commerciale Le Gru raccoglie circa 2500 lavoratori e lavoratrici, al presidio hanno partecipato anche alcuni commercianti di altri centri commerciali ed il presidente di Confesercenti di Torino.

21 gennaio 2012

Veneto: Domenica 29 gennaio, sciopero regionale del commercio

Le organizzazioni sindacali Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, denunciano in modo forte la decisione della Grande Distribuzione di aprire tutte le domeniche e liberalizzare gli orari di aperture e chiusura in violazione della Legge Regionale N.30 del 27 dicembre 2011.
“Pur non condividendone alcuni aspetti” affermano i sindacati del commercio “la legge, disciplina gli orari di apertura e chiusura e le aperture domenicali delle attività commerciali, come previsto dalla Legislazione Costituzionale in materia, che attribuisce alle Regioni tale competenza. Per noi il lavoro domenicale non e’ lavoro ordinario” .
La totale liberalizzazione senza regole prevista dal provvedimento “Salva Italia” ,e applicata immediatamente dalla Grande Distribuzione in Veneto, danneggia e peggiora le condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori del settore e rende sempre più incompatibili tempi di vita e di lavoro, rompendo equilibri famigliari ed individuali.
È per questo motivo che Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno proclamato lo sciopero regionale del commercio per domenica 29 gennaio per tutta la giornata
“Pensiamo” concludono “che vadano preservati i valori fondanti nella nostra società per non trasformare i cittadini in meri consumatori. La totale liberalizzazione senza regole del commercio non risolve i problemi economici della nostra Regione, ma rappresenta una seria minaccia alla coesione del tessuto sociale e svilisce il valore delle persone.”

20 gennaio 2012

Liberalizzazioni Friuli Venezia Giulia: i sindacati chiedono un tavolo di confronto

Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil del Friuli Venezia Giulia, chiedono alla Regione di non adeguarsi al decreto Salva Italia che liberalizza le aperture e gli orari commerciali.
"Non fa crescere l’economia, non aumenta l’occupazione e peggiora le condizioni di lavoro degli addetti del settore, sono queste le maggiori preoccupazioni dei sindacati che propongono l’apertura di un tavolo di settore con le parti sociali.
“È necessaria” affermano i sindacati “una regolamentazione in grado di tutelare gli interessi di tutti, lavoratori, commercianti, imprese e consumatori poiché l’assenza di regole tutela i più forti e danneggia i più deboli. Il valore della concorrenza e del libero mercato devono essere in equilibrio con il territorio e la comunità e vanno recepiti nella salvaguardia dell’ambiente, dei valori e delle tradizioni.
A tal proposito riteniamo che debba anche essere condiviso il divieto all’apertura nelle giornate festive civili e religiose, poichè rappresentano valori , consuetudini e identità della nostra storia.”
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil chiedono di “mettere in atto tutti gli strumenti necessari per contrastare le iniquità che questo provvedimento ha introdotto e aprire quanto prima un confronto finalizzato a raggiungere un accordo condiviso su cui definire un dispositivo legislativo.”

18 gennaio 2012

Aperture domenicali: per la FILCAMS CGIL di Venezia inutili e sbagliate

Lunedì 9 gennaio e venerdì 13 gennaio una delegazione della FILCAMS CGIL di Venezia ha partecipato agli incontri convocati dall’Amministrazione Comunale di Marcon e dell’Amministrazione Comunale di Venezia per la definizione dei rispettivi calendari delle aperture domenicali in deroga delle attività commerciali, che, come da nuova normativa regionale, prevedeno complessivamente 20 domeniche per gli esercizi commerciali e non più 12 come da precedente legislazione. Nonostante l’assenza di una riforma complessiva del commercio, la Filcams si è dichiarata soddisfatta per il non recepimento, in entrambi i comuni, del decreto “Salva Italia” e quindi la totale possibilità di aperture domenicali e festive a discrezione aziendale.
Nonostante questo, alcuni centri commerciali – Valecenter e Gallerie Commerciali Italia S.p.A. – hanno programmato maggiori aperture domenicali e festive, proprio riferendosi al decreto del governo Monti.
“Auspichiamo il ripensamento di una decisione assurda e sbagliata come questa” ha affermato la FIlcams Cgil di Venezia “e consideriamo necessaria l’apertura di una discussione concertativa che, oltre ad adeguarsi alla recente disposizione regionale su questa materia, eviti fenomeni di concorrenza spietata tra le aziende e promuova la definizione di calendari per le aperture domenicali in deroga che tengano in considerazione anche le ordinanze in merito dei territori comunali confinanti.”
“Riteniamo la situazione molto preoccupante” prosegue la Filcams Cgil di Venezia “ soprattutto per la decisione di alcuni grandi gruppi di non tenere in considerazione le peculiarità del territorio, infischiandosene delle ordinanza comunali.”
La Filcams Cgil di Venezia è assolutamente contraria alla totale liberalizzazione degli orari, delle domeniche e delle festività e continuerà a mobilitarsi per difendere le condizioni contrattuali e migliorative a livello aziendale delle maestranze del settore e la qualità della vita delle migliaia di lavoratori e lavoratrici dei centri commerciali della provincia.
“Saremo al fianco dei dipendenti del settore” conclude il sindacato “e ci attiveremo immediatamente affinché tutti gli organi preposti si attivino per far rispettare le disposizioni territoriali sulle aperture domenicali e festive in deroga, per non permettere alcun tipo di “prepotenza” nell’applicazione della legislazione vigente nel settore.

16 gennaio 2012

Accordo di concertazione tra i comuni dell’area pisana e le parti economiche e sociali

La Filcams Cgil di Pisa ha sottoscritto un accordo con i comuni dell’area pisana, che recepisce la Legge Regionale del commercio, individua un numero limitato di aperture domenicali, confermando la concertazione quale strumento di regolamentazione del settore.
“In toscana, questa è l’area , dopo quella fiorentina, con la più alta densità di punti vendita della Grande distribuzione organizzata e operatori commerciali” afferma Cinzia Bernardini segretaria generale Filcams Cgil di Pisa; “la trattativa ha visto un forte impegno della categoria nel ricercare alleanze con le associazioni e gli amministratori locali.”
Tutte le parti sociali, comuni, associazioni dei consumatori, associazioni datoriali e rappresentanze sindacali, hanno condiviso l’accordo, esclusa Federdistribuzioni che ha deciso di non firmare l’intesa, comunicando, inoltre, che non rispetterà le ordinanze emesse dai comuni.
“Abbiamo richiesto” prosegue Cinzia Bernardini “che, in tal caso, vengano inviati i vigili per i controlli e le sanzioni, dichiarando che, se necessario, adotteremo tutte le iniziative di contrasto, compreso lo sciopero.”

12 gennaio 2012

Genova: il vertice regionale sulle liberalizzazioni nel commercio non ha prodotti buoni risultati

Lo scorso 11 gennaio nella sede della Regione Liguria si è svolto, anche su sollecitazione della Filcams Cgil, il primo vertice regionale ligure convocato dall’Assessore al commercio Renzo Guccinelli sulle liberalizzazioni introdotte dal decreto “salva Italia”.
“Per la nostra organizzazione sindacale” afferma la Filcams Cgil Liguria “è stata l’occasione per esprimere il proprio dissenso in merito. Tale presa di posizione è stata assunta trasversalmente non solo dalla nostra organizzazione, ma anche da Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e dalle associazioni datoriali, tutti concordi nel giudizio negativo su un provvedimento che non andrà ad incrementare i consumi, ma avrà come unici effetti il peggioramento dei tempi di conciliazione dei lavoratori del settore ed il rischio di non sostenibilità per tutto il tessuto del commercio di vicinato.”
Unica voce fuori dal coro, Federdistribuzione: l’associazione di categoria della grande distribuzione, da poco uscita da Confcommercio ed alla sua prima presenza ufficiale agli incontri, che plaude ai contenuti della riforma in quanto unico soggetto a poterne trarre probabili vantaggi.
“In Liguria” prosegue il sindacato “i cui comuni sono ritenuti tutti a vocazione turistica e con la possibilità di ampie aperture, in virtù di un accordo tra le parti a Genova, per il 2011 erano previste le chiusure totali nelle giornate del primo gennaio, domenica di Pasqua, primo Maggio e 26 dicembre e chiusure dalle ore 13 in poi a Ferragosto e Natale. Tra l’altro, lo stesso accordo prevedeva l’apertura dalle ore 7 alle ore 22 entro le 13 ore. Anche nei Comuni di Spezia e Sarzana si era arrivati ad accordi importanti.”
Risulta preoccupante l’atteggiamento tenuto dalla Regione Liguria che, nonostante il sollecito corale da parte di sindacati ed associazioni datoriali a presentare ricorso contro il decreto, non ha di fatto esplicitato un proprio giudizio politico di merito ma, con fare assolutamente attendista, ha rimandato qualsiasi assunzione di posizione e relativa azione alla risultanza della riunione delle regioni prevista per lunedì prossimo, nonchè all’esito del ricorso presentato sul tema dalla Regione Toscana.
La Filcams Cgil di Genova e Liguria, proprio in questi giorni aveva esortato pubblicamente il più alto livello istituzionale territoriale ad una dichiarazione di posizione ferma nei confronti del provvedimento legislativo.
"Esprimiamo quindi profonda delusione rispetto al vertice, la cui risultanza avrebbe dovuto esplicitarsi in una presa di posizione sintesi delle istanze raccolte. Resta l’auspicio, di riconsegnare alle parti fino a ieri deputate, quel potere di contrattazione che ha portato, fino al 2011, alla sigla di importanti accordi il cui obiettivo era quello di migliorare le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori nel rispetto delle esigenze degli operatori del settore.”

11 gennaio 2012

Milano: Liberalizzazioni Commercio: la totale assenza di regole danneggia i deboli e tutela i più forti

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Milano esprimono forte preoccupazione per gli effetti che la liberalizzazione degli orari commerciali introdotta dal decreto “Salva Italia” del governo Monti genererà sulle lavoratrici e i lavoratori del settore: “Un provvedimento sbagliato, ingiusto e dannoso” affermano.
In linea teorica tutte le attività commerciali potranno rimanere aperte 24 ore al giorno per 365 giorni senza regole né controlli.

“La totale deregulation stabilita con questo decreto” dichiarano i sindacati “è un regalo alla grande distribuzione mentre si presenta come una penalizzazione per le piccole e medie realtà del commercio e un ulteriore colpo ai lavoratori del settore che saranno costretti a regimi di orario ancora più penalizzanti. I dipendenti dei piccoli esercizi, poi, vedranno aumentare il rischio di perdere il proprio posto di lavoro.”

Non fa crescere l’economia perché per rilanciare i consumi bisogna intervenire sul reddito dei consumatori incrementando salari e pensioni e non gli orari dei negozi.
Non fa aumentare l’occupazione perché, come ci insegna l’esperienza degli ultimi anni, le aperture festive, quando va bene, favoriscono unicamente l’aumento delle assunzioni temporanee, precarie e part-time.

“Noi pensiamo che sia necessaria una regolamentazione ragionevole che tenga conto delle diverse esigenze e bisogni in campo e che sia in grado di tutelare gli interessi di tutti: lavoratori, commercianti, imprese e consumatori” proseguono i sindacati “L’assenza totale di regole va in direzione opposta: danneggia i deboli e tutela i più forti.”

Inoltre viste le significative differenze ambientali sui territori, riteniamo sbagliato il superamento della titolarità delle Regioni e degli enti locali sulla materia.
Il ruolo delle amministrazioni comunali è di fondamentale importanza perché la definizione degli orari di apertura degli esercizi di vendita deve essere in armonia con il “ sistema città “.

“Riteniamo che l’articolo 31 della manovra Monti debba essere modificato ripristinando un sistema di regole e riconoscendo a Regioni e Comuni il ruolo che in quest’ambito devono svolgere.”

Le organizzazioni sindacali metteranno in atto tutte le iniziative possibili, coinvolgendo direttamente le Confederazioni, e “chiediamo al Comune di Milano, ai comuni limitrofi e alla Regione Lombardia di attivare gli interventi adeguati per superare le iniquità che questo provvedimento legislativo introduce.”