Category Archives: La festa non si vende si vive

Contrari alle liberalizzazioni degli orari e delle aperture nel commercio introdotte dal Decreto Salva Italia. Contrari, ancor di più, dopo che le preoccupazioni avanzate dai sindacati sono diventate realtà: le aperture 7 giorni su 7 nel commercio non hanno portato benefici al settore, ne aumenti di consumi ne tanto meno, benefici sull’occupazione.

È per questo che in Toscana, le organizzazioni di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno proclamato lo sciopero e l’astensione dal lavoro per l’intera giornata del 15 agosto.

I sindacati, in una nota congiunta, chiedono la modifica della legge, ed esprimono la volontà di “normare, con il confronto fra le parti sociali e Istituzionali, la materia delle aperture domenicali e festive e degli orari, demandando ai territori e alla contrattazione la loro definizione, per un modello sostenibile del lavoro, del commercio, per città più vivibili, all’insegna della cultura e non del solo consumo, per una maggiore contrattazione in difesa dei più deboli, per la difesa dei valori civili e religiosi.”
Anche in Emilia Romagna i sindacati dei lavoratori del commercio confermano la netta contrarietà alle aperture festive nel settore del commercio: “Oggi vediamo rafforzato quanto da noi sempre sostenuto sulla base dei contenuti del contratto collettivo nazionale di lavoro: la disponibilità al lavoro festivo è una scelta libera e autonoma di lavoratrici e lavoratori”.

Filcams, Fisascat e Uiltucs dell’Emilia Romagna invitano i lavoratori del commercio e gli addetti di tutte le attività svolte all’interno dei centri commerciali ad astenersi dal lavoro.

Anche Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs del Trentino confermano la netta contrarietà alle aperture festive nel settore del commercio e della distribuzione cooperativa. einvitano all’astensione dal lavoro per tutto il turno di lavoro nella giornata del 15 agosto 2016, “ricordando ai lavoratori che sulla base delle norme contrattuali vigenti, e alla luce delle recenti sentenze della Cassazione, potranno rifiutarsi di effettuare prestazioni lavorative in tutte le festività, senza incorre in nessuna sanzione”.

Prosegue intanto la campagna contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali della Filcams Cgil Nazionale La Festa Non si vende.

Ferragosto – 15 agosto 2016 – La Festa Non si vende

Guarda tutte le immagini della campagna

 

Il disegno di legge sulla limitazione delle aperture festive, approvato alla camera a settembre del 2015, giace abbandonato in Senato. La proposta parziale ed evidentemente insufficiente, prevede la possibilità di aprire le attività commerciali per un massimo di sei festività l’anno, nessun limite per le apertura domenicali, nulla sulle aperture 24 ore su 24.

Restano così in vigore le liberalizzazioni decretate dal governo Monti.
Anche quest’anno molti negozi resteranno aperti il 25 Aprile, ancora una volta ci interrogheremo sul senso di questa spinta ai consumi proprio mentre i lavoratori perdono potere di acquisto; centri commerciali e negozi aperti 365 giorni l’anno e tempo libero sottratto a centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori senza che questo sia minimamente servito ad arginare crisi della grande distribuzione, chiusure di negozi, licenziamenti e attacco a salario e diritti.

Forse si può pensare che il tema non sia una priorità vista la situazione del paese e lo scenario internazionale, ma continuiamo a sostenere che non ci sono ragioni dominanti così forti per sacrificare la festività del 25 Aprile al consumo.
La Festa Non Si vende

Buona festa della Liberazione!

 

LaFestaNonSiVende_25Aprile

30 aprile 2014

1° maggio: Filcams, sciopero per dire no a liberalizzazione aperture commercio


“Noi vogliamo l’abolizione della liberalizzazione delle aperture degli esercizi commerciali e il ritorno alla programmazione da parte degli enti locali, prevedendo una rotazione tra le diverse strutture. Scioperiamo il 1° maggio e se le cose non cambieranno torneremo a scioperare anche nelle altre festività” è quanto ha affermato Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil in un’intervista all’Adnkronos.

“La proclamazione dello sciopero per il 1° maggio, come anche quello già attuato lo scorso 25 aprile -attacca Martini- è coerente e in continuità con le iniziative che abbiamo portato avanti come Filcams e anche con gli altri sindacati. Non contestiamo l’apertura domenicale in generale, ma la liberalizzazione voluta dal governo Monti che ha portato il sistema a restare aperto in pratica 365 giorni all’anno”.

Per il sindacato, serve un ritorno al passato. “Noi condividevamo invece -spiega Martini- quanto prevedeva il decreto Bersani che assegnava a regioni ed enti locali la possibilità di stabilire una programmazione delle aperture, con la possibilità di una rotazione. E c’era anche la possibilità del confronto tra noi sindacati e le organizzazioni di categoria. In questo modo si riuscivano a garantire i servizi ai consumatori e allo stesso tempo anche la turnazione per i dipendenti dei negozi”.

“E accanto a noi nella nostra battaglia -conclude Martini- abbiamo tutte le organizzazioni dei commercianti, da Confcommercio a Confesercenti, mentre l’unica organizzazione datoriale che resta favorevole alla completa liberalizzazione è Federdistribuzione”.

30 aprile 2014

Firenze, non solo cavalieri, il 1°maggio si premiano anche i ‘cavalli del lavoro’

L’iniziativa di Sergio Staino, Cgil e Arci toscana, Unicoop Firenze, All’obihall. La musica del club Tenco e la battaglia Filcams contro le aperture del commercio nei festivi

Ogni Primo maggio, la presidenza della Repubblica nomina i nuovi Cavalieri del lavoro. Da quest’anno, verranno premiati anche i Cavalli del lavoro. Sì, perché non c’è Cavaliere senza cavallo. E chi sono i Cavalli del lavoro? Sono quelli che stanno nell’ombra ma sono fondamentali: sono coloro che lavorano, che hanno difeso e difendono il lavoro, quelli che lo creano, lo promuovono, lo cantano, lo raccontano.
L’istituzione della premiazione dei Cavalli del lavoro nasce da un idea di Sergio Staino fatta propria da CGIL e Arci Toscana, Unicoop Firenze e Obihall, con il sostegno di Cooperativa Cft e Unipol, in occasione di giovedì Primo maggio. Per la Festa del lavoro, dalle ore 18 nel prato di fronte all’Obihall di Firenze si comincerà con un apericena (a offerta libera), seguito alle 21 dal concerto – a ingresso libero – “Canti di lotta e di protesta” del Club Tenco (uno spettacolo che ha debuttato a Barcellona e andrà a San Remo). Tra i numerosi artisti: il cantautore, poeta e musicista catalano Joan Isaac, l’inseparabile chitarrista di Guccini, Juan Carlos “Flaco” Biondini, Alessio Lega, Peppe Voltarelli, il jazzista Marco Poggiolesi. Durante la serata saranno consegnati i quattro premi ‘Cavallo del Lavoro’ (consistenti in un cavallo di terracotta realizzato da un artista tarantino). A curare l’apericena, sarà significativamente la Filcams Cgil Toscana, che per quel giorno ha proclamato uno sciopero unitario dei lavoratori del commercio, contro le aperture dei negozi e dei centri commerciali durante le festività (Pasqua, Pasquetta, 25 aprile e Primo maggio)
I vincitori del premio (che potranno essere imprenditori, lavoratori, artisti, cooperanti) saranno scelti da un apposito Comitato scientifico composto dai rappresentanti dei soggetti promotori e dal Prof. Mauro Lombardi dell’Università di Firenze.
Stamani Sergio Staino, Dalida Angelini (responsabile organizzazione Cgil Toscana), Claudio Vanni (Unicoop Firenze), Gianluca Mengozzi (presidente di Arci Toscana) e Massimo Gramigni (Obihall) hanno tenuto una conferenza stampa presso la sede di Cgil Toscana in via Pier Capponi a Firenze, insieme a Cinzia Bernardini (segretario generale Filcams Cgil Toscana) e Mauro Bartolini di Cft, per presentare le iniziative della giornata del Primo maggio all’Obihall.

28 aprile 2014

Not for sale

Si terrà questa mattina a Padova, l’Assemblea unitaria delle delegate e dei delegati del commercio del Veneto, per affrontare, con ospiti istituzionali, il difficile tema delle liberalizzazioni delle aperture commerciali.

Interverranno al dibattito, Don Marco Cagol, Pastorale del lavoro della Diocesi di Padova; Isi Coppola, Assessore Regionale alle Attività Produttive; Roberto Fasoli, Consigliere regionale del Pd; Marco Fincardi, Storico, Università Ca’ Foscari di Venezia; Adriano Filice, segretario generale della Filcams Cgil Veneto; Maurizia Rizzo, segretario generale Fisascat Cisl Veneto; Luigino Boscaro, segretario generale Uiltucs Uil Veneto. Coordina il dibattito, Francesca Ferrari, giornalista Rai Gr3.

24 aprile 2014

#LaFestaNonSiVende, scioperi e mobilitazioni per il 25 Aprile e il 1 Maggio


In occasione delle festività del 25 Aprile e Primo Maggio, in diversi territori, le organizzazioni sindacali locali del commercio hanno indetto scioperi e mobilitazioni per contrastare la decisione di restare aperti in due giornate festive che hanno un’importanza sociale e storica rilevante.

La Filcams Cgil continua a sostenere la propria contrarietà alle liberalizzazioni degli orari commerciali, e da molto tempo è promotrice di un’idea di programmazione che possa soddisfare le diverse esigenze, in una dimensione più umana e meno frenetica, rispettando le necessità delle aziende, dei consumatori, senza però danneggiare le tutele e i diritti dei lavoratori. Per questo, il Decreto Salva Italia del Governo Monti sulle Liberalizzazioni deve essere sostituito con una nuova regolamentazione per il settore commerciale.

La totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio introdotte dal Decreto infatti non ha prodotto, come ipotizzato, risultati positivi ne in termini di occupazione ne di consumi, ma ha contribuito a complicare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro degli addetti del settore. Eliminare gli ostacoli all’esercizio delle attività economiche e il principio di libera concorrenza tra gli operatori erano i principi ispiratori del Decreto, ma non sono stati realizzati. Nella più grande recessione dei consumi legata dalla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie, il costo gestionale e sociale delle aperture 365 giorni l’anno non è sostenibile da tutte le imprese come è rilevabile dalla cessazione di molte attività del settore. La competizione si concentra quindi tra le grandi strutture commerciali dove il sempre aperto continua ad incentivare anche la cultura del centro commerciale quale luogo di ritrovo e passatempo, indebolendo i centri storici e il loro tessuto economico e culturale.


Modena e gran parte dell’Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Umbria, Liguria, Piemonte, Lazio, Sardegna ed alcune città come Milano e Bari:
“ per il valore delle due festività, per la tradizione del nostro paese, per il rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori” afferma la Filcams Cgil “ ma anche perché è ormai tempo di ammettere che il sempre aperto è una “tendenza" imposta , che non ha rappresentato una vera strategia per rilanciare consumi e occupazione, ed agisce negativamente sulle condizioni dei lavoratori e sulla modifica dei modelli sociali e di consumo.”

24 aprile 2014

Cesena, proclamata l’astensione dal lavoro per 25 aprile e del 1° maggio nel settore del commercio

Le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori del commercio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Cesena esprimono netta contrarietà alle aperture festive nel settore del commercio.

Nelle giornate festive del 25 Aprile, Festa della Liberazione e il 1° Maggio, Festa dei Lavoratori, i sindacati hanno proclamato per l’intero territorio una giornata di astensione dal lavoro festivo dei lavoratori del commercio e degli addetti di tutte le attività svolte all’interno dei centri commerciali.

Come noto la deregulation degli orari introdotta nel 2011 con il “Salva Italia” ha eliminato, unico paese in Europa, ogni regola in materia di orari commerciali, nel totale disinteresse degli effetti negativi prodotti su milioni di persone, in prevalenza donne, e sulle loro famiglie.

Ritengono sbagliato e dannoso il ricorso alle aperture festive perché si mercifica e si svuota il senso di queste giornate affermando un falso principio e cioè che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche e che la società è libera solo se è libera di consumare in ogni luogo, in ogni ora e giorno della settimana.

Peraltro nessuno degli effetti positivi annunciati si è verificato anzi ad oltre due anni dalla liberalizzazione gli effetti sono nefasti. La crisi profonda del commercio è evidente, i bassi salari e la perdita dei posti di lavoro hanno determinato una contrazione dei consumi in aggiunta a ciò il decreto liberalizzazioni ha prodotto un insostenibile aumento dei costi dovuti alle maggiori aperture, portando solo ad un peggioramento delle condizioni di chi lavora nel settore e svendendo la nostra storia.

Le liberalizzazioni del decreto “Salva Italia” non salvano il paese! E’ ora di favorire davvero uno sviluppo sano e realmente efficace definendo delle nuove regole per il settore.

Le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori del commercio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Cesena per questi motivi ritengono grave e senza precedenti la decisione assunta dalla direzione del Centro Commerciale Montefiore, del “Conad Foro Annonario” e dei supermercati "Economy", di tenere aperto nella giornata del 25 Aprile Festa della Liberazione, decisione ancor più grave se si pensa che alla Città di Cesena è stata riconosciuta l’onorificenza della medaglia d’argento al valore militare per la guerra di liberazione e pertanto, questo atto, risulta ancor più scellerato e irrispettoso nei confronti di quanti hanno combattuto e sono morti per la liberazione della nostra città e del nostro paese.

Le Organizzazioni Sindacali chiedono inoltre che il Sindaco e le forze politiche, che nella giornata del 25 Aprile saranno impegnate a commemorare le vittime della resistenza, prendano posizione e condannino queste pratiche di mercificazioni delle feste civili.

Per questo le Segreterie territoriali del Commercio hanno deciso di proclamare l’astensione dal lavoro per tutto il turno di lavoro delle festività sopra riportate ricordando ai lavoratori che sulla base delle norme contrattuali vigenti, potranno rifiutarsi di effettuare prestazioni lavorative in tutte le festività, senza incorrere in nessuna sanzione.

18 aprile 2014

Commercio, le liberalizzazioni non rilanciano i consumi

“Gli 80 euro in busta paga serviranno a rilanciare i consumi, o pagare i debiti pregressi?” è la domanda che si sta chiedendo, con un po’ di timore, la Filcams, categoria della Cgil impegnata nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio. Già con i governi passati, eccessive visioni e deduzioni semplicistiche hanno portato a sostenere interventi che si sono rivelati poi insoddisfacenti, se non addirittura dannosi. Le totali liberalizzazioni delle aperture commerciali del Governo Monti che avrebbero dovuto rilanciare i consumi e creare occupazione, hanno solamente contribuito a diffondere l’abitudine di recarsi al centro commerciale nel tempo libero e nelle festività, per farlo diventare luogo di ritrovo e “cultura” svuotando i centri storici, ormai privi di qualsiasi tipo di investimento per la socialità, senza incrementare “gli scontrini”.

Secondo quanto emerge la conferma di molti dal report annuale sull’“Osservatorio sul terziario di mercato” del Comitato Tecnico Scientifico del Centro studi sociali della Filcams Cgil, il commercio è segnato dal calo dei consumi delle famiglie: dal livello più alto raggiunto nel 2007, a quello più basso, raggiunto nel 3° trimestre del 2013, essi si sono ridotti in termini reali del 7,3%. Una congiuntura che ha portato una contrazione delle vendite soprattutto nel comparto non alimentare, diminuite del 4,6%, contro una calo di 2 punti dei prodotti alimentari. Le piccole imprese hanno risentito più delle grandi, ed alcuni formati, in particolare l’ipermercato, stanno affrontando un periodo particolarmente difficile.

Dinamiche che ovviamente si sono riversate sull’occupazione; nel periodo compreso fra il 2007, e il 2012 il settore commerciale ha perso nel complesso 134 mila unità (-4%), che sono però il risultato di una riduzione di 152 mila unita indipendenti e una crescita di 18 mila unità dipendenti. In termini di occupati (numero di individui impiegati a prescindere dalla prestazione lavorativa), la perdita nel periodo risulta più contenuta, 57,3 mila unità (-1,7%), da ascrivere interamente agli indipendenti. Il diverso andamento di unità di lavoro e occupati è spiegabile sia con una maggiore diffusione del part-time sia con una riduzione delle prestazioni straordinarie. In molte aziende su cui impattano le liberalizzazioni, negli ultimi anni si lavora meno ore, spesso con ricorso agli ammortizzatori sociali: l’occupazione è tendenzialmente diminuita.

Se dopo più due anni, la normativa non ha prodotto i risultati ipotizzati, ne in termini di occupazione ne di consumi; se ci sono ben 4 proposte di modifica della legge, avanzate da diverse correnti politiche, di cui una promossa da Confesercenti, tramite una raccolta firme, perchè le liberalizzazioni stanno danneggiando i piccoli esercenti; se ad aumentare è stato solo il disagio e lo stress delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, costretti ad accettare turni sempre più scomodi e diversificati, senza straordinari; non sarà giunto il momento di rimettere in discussione la programmazione delle aperture e trovare soluzioni diverse tramite la concertazione delle parti coinvolte?

Si continua a percorrere, come per inerzia, la strada del sempre aperto, anche se non concretamente produttiva; ci si trascina l’uno con l’altro, come se ormai non si potesse più porre fine a questa tendenza, o in qualche modo ridefinirla.

La Filcams Cgil, da anni impegnata in questa battaglia, continua a sostenere la propria contrarietà alla totale delle liberalizzazioni degli orari commerciali, ma vuole farsi promotrice di una programmazione che possa soddisfare le esigenze di tutti, in una dimensione più umana e meno frenetica, rispettando le “necessità” delle aziende, senza però danneggiare le tutele e i diritti dei lavoratori.

#regolarizziamoci

17 aprile 2014

Le Feste sono preziose per tutti anche per i lavoratori del commercio

Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil dichiarano e ribadiscono la propria contrarietà al sistema deregolamentato e spinto all’estremo delle aperture commerciali derivanti dal Decreto Liberalizzazioni.

“Dopo oltre due anni di liberalizzazioni degli orari e delle aperture domenicali e festive previste dal decreto “Salva Italia” gli effetti reali e riscontrabili sono completamente negativi” affermano i sindacati del commercio. “Le liberalizzazioni non hanno portato nessun aumento dell’occupazione, nessun aumento dei consumi ma hanno peggiorato le condizioni di lavoro, impattando sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

In una situazione di crisi del nostro paese, di crisi dei consumi, in cui molte famiglie e lavoratori vivono sempre più un forte disagio, è fuorviante quanto inopportuno porre al centro la scelta di mantenere i negozi aperti nelle festività pasquali, il 25 Aprile e il 1 Maggio.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil confermano la necessità di cancellare il Decreto sulle Liberalizzazioni e riscrivere un sistema diverso di regole per il settore: “Ribadiamo la necessità di affidare la materia delle aperture domenicali e festive e delle aperture commerciali alla competenza delle Regioni e dei Comuni, ricercando una loro equilibrata definizione attraverso il confronto con le parti sociali nel territorio”.

“Crediamo e restiamo conviti che si possa lavorare per un commercio che faccia convivere servizi, sviluppo, crescita e corretta concorrenza in una dimensione meno frenetica, più umana, più rispettosa delle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori.
Sostenere questo obiettivo significa anche rispettare e valorizzare il significato ed il valore sociale delle festività.

Le organizzazioni sindacali invitano le lavoratrici e i lavoratori a non dare la propria disponibilità a lavorare nelle festività aderendo anche alle mobilitazioni e agli scioperi proclamati dalle strutture territoriali per le giornate di Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e 1 Maggio.

7 aprile 2014

Il terziario è ancora immerso nella crisi

Al Congresso Nazionale della Filcams Cgil, l’Osservatorio sul terziario di mercato

Ripresa o non ripresa, cambio di governo per “la svolta buona”, il settore del Terziario è ancora immerso negli anni della crisi, con conseguenze devastanti sul mondo del lavoro.

È quanto emerge dai report sul commercio, turismo e servizi che compongono il progetto denominato “Osservatorio sul terziario di mercato” ideato e realizzato dal Comitato Tecnico Scientifico del Centro studi sociali della Filcams Cgil, che la categoria presenterà durante il Congresso di Riccione dal 9 all’11 aprile.

Il commercio è segnato dal calo dei consumi delle famiglie: dal livello più alto raggiunto nel 2007, a quello più basso, raggiunto nel 3° trimestre del 2013, essi si sono ridotti in termini reali del 7,3%. Una congiuntura che ha portato una contrazione delle vendite soprattutto nel comparto non alimentare, diminuite del 4,6%, contro una calo di 2 punti dei prodotti alimentari. Le piccole imprese hanno risentito più delle grandi, ed alcuni formati, in particolare l’ipermercato, stanno affrontando un periodo particolarmente difficile.

Dinamiche che ovviamente si sono riversate sull’occupazione; nel periodo compreso fra il 2007, e il 2012 il settore commerciale ha perso nel complesso 134 mila unità (-4%), che sono però il risultato di una riduzione di 152 mila unita indipendenti e una crescita di 18 mila unità dipendenti. In termini di occupati (numero di individui impiegati a prescindere dalla prestazione lavorativa), la perdita nel periodo risulta più contenuta, 57,3 mila unità (-1,7%), da ascrivere interamente agli indipendenti. Il diverso andamento di unità di lavoro e occupati è spiegabile sia con una maggiore diffusione del part-time sia con una riduzione delle prestazioni straordinarie. Si mantiene il posto, lavorando meno ore e con una riduzione del salario, e non si può fare altro che accettare questa situazione.

Nel turismo, l’anno passato è stato forse il peggiore dell’ultimo periodo, almeno per quanto riguarda gli Italiani. Poco lavoro, meno soldi a disposizione e incerte prospettive future in particolare per i giovani: condizioni negative per incentivare la voglia di viaggiare.

Meno viaggi e vacanze, quindi, o più brevi, per poter spendere meno. Per fortuna, lo scenario del turismo italiano non è fatto solo di domanda in calo, di crisi aziendali, di imprese che chiudono: l’Italia è un paese affascinante, pieno di risorse, e gli arrivi dall’estero non mancano. Russia, Brasile, ma anche Indonesia o Turchia, economicamente più forti, scelgono l’Italia tra le mete dei loro viaggi.

Imprese instabili, e lavoro più elastico, sono queste le conseguenze: determinato, parziale, stagionale, intermittente fino a diventare “a chiamata”; l’incertezza e l’aleatorietà dal mercato si è trasferita alle imprese, e da queste ai lavoratori. Il sistema turistico, anche se a fatica, sta tenendo, molto meglio di tanti altri comparti dell’economia, e senza il sostegno pubblico, né aziendale né settoriale.

Diverse le dinamiche nei settori dei servizi di Pulizia e della Ristorazione collettiva che avevano retto discretamente all’impatto della grave crisi scoppiata nel 2007. Il trend è purtroppo ora cambiato e se il 2010 aveva rappresentato l’anno di maggiore espansione dei due settori, nel 2011 si è verificata una sensibile diminuzione in termini di occupazione e fatturato, parzialmente recuperato nel 2012. Complessivamente nel biennio 2011- 2012 si sono persi quasi 21mila posti di lavoro e quasi mille e 400 milioni di fatturato.

Questa situazione sta provocando un alto tasso di incremento di ricorso alla Cassa Integrazione, ancorché, in valore assoluto, i dati restino di gran lunga inferiori a quanto riscontrabile nei settori dell’edilizia e manifatturiero. Anche in questo comparto prevalgono forme di lavoro part-time.

Situazione difficile quindi, per l’Universo Terziario, ancora in balia della recessione. Nella speranza che davvero si possa assistere ad un cambio di passo, la Filcams continua il suo impegno per la tutela del lavoro e dei lavoratori.

4 dicembre 2013

Commercio, in Toscana sciopero il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio

È stato annunciato ieri da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil della Toscana, lo sciopero nel commercio per Natale, Santo Stefano e il primo gennaio. I sindacati chiedono di “modificare la liberalizzazione selvaggia degli orari commerciali, per una legge che regoli le aperture domenicali e festive”. La liberalizzazione degli orari commerciali non ha dato risultati positivi: “I consumi calano notevolmente – hanno affermato – e uno studio Unioncamere di qualche settimana fa ha descritto un calo di consumi alimentari di 2 miliardi annui in Italia e del 4,8% in Toscana”. Inoltre, accusano i confederali, si registrano un peggioramento delle condizioni di lavoro, ed aperture di procedure di licenziamenti collettivi anche nella grande distribuzione: nel primo bimestre del 2013, 10mila aziende di distribuzione commerciale hanno chiuso.

27 marzo 2013

Abruzzo, sciopero nel commercio per le prossime festività

È stato proclamato per le prossime festività – 31 Marzo, Pasqua, 1 Aprile, Lunedi dell’Angelo, 25 Aprile, Festa della Liberazione e 1° Maggio, Festa dei lavoratori – lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del Commercio esercenti attività sul territorio abruzzese che decideranno di stare aperte in dette festività.

Le organizzazioni sindacali regionali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil continuano a sostenere l’inutilità delle aperture durante le festività e la necessità di un piano strategico commerciale sugli orari e sulle aperture, nonché del blocco dell’insediamento di nuove strutture commerciali. “La liberalizzazione delle aperture e degli orari commerciali non ha prodotto alcun risultato utile” affermano “maggiormente in considerazione dello stato di profonda crisi in cui versa il settore del Commercio ormai da qualche anno

Secondo i sindacati le imprese che già nello scorso anno avevano deciso l’apertura nei giorni festivi non hanno registrato alcun aumento di fatturato, e diverse Aziende in difficoltà della Grande Distribuzione hanno avviato procedure di licenziamento collettivo, mentre la media e piccola impresa ha registrato la chiusura e la cessazione di centinaia di attività.

4 gennaio 2012

Firenze, per Befana parte la carovana

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha respinto il ricorso della regione Toscana, la Filcams Cgil Firenze, con la Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Firenze, continua la battaglia contro le liberalizzazioni selvagge degli orari commerciali e delle aperture domenicali e festive dei negozi e dei centri commerciali.

Domenica 6 gennaio parte da I GIGLI, luogo simbolo dei centri commerciali, la carovana contro le liberalizzazioni che prevede presidi e manifestazioni sotto tutte le principali realtà commerciali della provincia di Firenze.
“Per una programmazione condivisa delle aperture” affermano i sindacati “per avere turni di lavoro che garantiscano la conciliazione dei tempi di vita con i tempi di lavoro; per conciliare i consumi con i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici; per la chiusura obbligatoria nei giorni di festività civili o religiose; per assunzioni stabili nel settore del commercio e nell’indotto.

28 dicembre 2012

Forlì, la “vetrina luccicante” non cancella i problemi del settore: crisi e precarietà

Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL di Forlì ringraziano le tante lavoratrici e i lavoratori del centro commerciale che non hanno dato la disponibilità al lavoro festivo, e anche se intimati alla prestazione hanno deciso per lo sciopero.

“Mentre la Direzione del centro Commerciale grida al successo” affermano i sindacati del commercio “noi come Organizzazioni Sindacali, anche questa mattina, incontriamo lavoratori del commercio di piccole e medie dimensioni in cassa integrazione o licenziati anche a causa dell’insostenibilità dei costi di questo modello di consumo e di sviluppo: non ci si può distrarre dai problemi reali del settore tra cui la crisi e la tanta precarietà.”

Quello che potrebbe apparire come un positivo sfruttamento degli impianti finalizzato all’aumento dell’occupazione in realtà non ha dato i risultati sperati, “se il centro commerciale va così bene” sostengono le organizzazioni territoriali “allora stabilizzi i lavoratori precari aprendo una contrattazione tesa a migliorare le condizioni dei lavoratori.”

Il Decreto Salva Italia che da oltre un anno ha autorizzato la totale liberalizzazione delle aperture e degli orari commerciali, ha completamente deregolamentato il settore del commercio, dando vita ad una frenetica corsa al sempre aperto, nella vana speranza che ciò porti ad un incremento delle vendite.

Filcams CGIL Fisascat CISL Uiltucs UIL continueranno a sostenere e ricercare, una programmazione delle aperture commerciali condivisa, che soddisfi le esigenze di imprese, consumatori e dipendenti del settore. “Per fare questo” concludono “diventa indispensabile il ripristino di regole nel commercio, una battaglia lunga e difficile ma che interessa da vicino tutti noi, lavoratori, imprese e cittadini, per questo le organizzazioni sindacali promuoveranno altre iniziative per tenere alta la discussione sul tema e per richiedere un intervento legislativo in materia.”

21 dicembre 2012

Commercio, in molte città punti vendita aperti anche durante le festività. La Contrarietà della Filcams Cgil

Sconcerto e preoccupazione per la decisione di molti centri commerciali e catene della grande distribuzione di restare aperti nei giorni delle festività natalizie. È quanto dichiara la Filcams Cgil nazionale in queste ore impegnata con le proprie strutture regionali e territoriali ad arginare un fenomeno quanto mai inutile per l’economia e i consumi e dannoso per la piccola e media distribuzione e per le condizioni delle lavoratrici e i dei lavoratori del commercio.

Da Roma a Milano, passando per Forlì, sono diverse le città dove alcuni punti vendita hanno deciso di restare aperti il giorno di Natale, Santo Stefano e il 1 gennaio.
Nella capitale, è battaglia tra piccoli esercenti e grande distribuzione; non è stato trovato l’accordo per invitare negozi e grandi magazzini a restare chiusi durante le feste, mentre a Milano le organizzazioni sindacali sono state costrette a dichiarare lo sciopero per la già programmata apertura di alcuni marchi della grande distribuzione.

Non ci sono più limiti, non c’è più rispetto per concorrenza e diritti delle lavoratrici e dei lavoratori” afferma Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil. “Il Decreto Salva Italia che da oltre un anno ha autorizzato la totale liberalizzazione delle aperture e degli orari commerciali, ha completamente deregolamentato il settore del commercio, dando vita ad una frenetica corsa al sempre aperto, nella vana speranza che ciò porti ad un incremento delle vendite”.

Secondo i dati raccolti da Nielsen in sei regioni del Centro-Nord nel periodo dal 6 febbraio al 4 marzo 2012, gli esercizi della grande distribuzione alimentare (supermercati e ipermercati) che sono risultati aperti la domenica erano un terzo del totale , per la maggiora part i negozi di maggiori dimensioni. Il risultato di vendita, misurato come venduto totale nelle 4 settimane dei negozi aperti la domenica rispetto a quelli chiusi, è stato un modesto 0,8% in più.
Tra l’altro le continue aperture domenicali e festive dei centri commerciali, per la maggior parte fuori dai centri culturali, sta completamente svuotando le vie commerciali urbane e i centri storici.

“Lo shopping festivo più che una reale esigenza” conclude Martini “ è diventato un fenomeno culturale, una dinamica che caratterizza il moderno consumo del tempo libero, senza reali ragioni economiche e di sviluppo, e il continuo crollo dei consumi lo dimostra” ( secondo l’Istat le vendite ad ottobre sono calate dell’1%).
La Filcams Cgil continuerà a sostenere e ricercare, nei diversi territori, una programmazione delle aperture commerciali condivisa, che soddisfi le esigenze di imprese, consumatori e dipendenti del settore.
Anche per questo il sindacato ha rilanciato la campagna La festa non si vende, si vive, per un’alternativa ai consumi festivi.

19 dicembre 2012

La festa non si vende, si vive! Parte la campagna per un’alternativa ai consumi festivi

È partita la campagna lanciata dalla Filcams Cgil Nazionale La Festa non si vende, si vive, per un’alternativa ai consumi festivi.
Il decreto Salva Italia, varato dal governo Monti nel dicembre del 2011, ha liberalizzato gli orari e le aperture domenicali e festive nel settore del commercio, in contrasto con la titolarità delle Regioni in materia, consentendo così una completa libertà di scelta da parte delle aziende commerciali su quando e dove aprire. Il decreto è intervenuto sugli orari di apertura dei negozi eliminando tre tipologie di vincolo: il nastro orario massimo di apertura, ( in precedenza di 13 ore giornaliere, potrà ora essere esteso, rendendo accessibile ai consumatori una offerta anche nelle ore notturne); chiusura obbligatoria infrasettimanale di mezza giornata e la chiusura festiva.

Un provvedimento però, che dopo un anno, non ha portato all’aumento dei consumi ipotizzato dai fautori delle liberalizzazioni, né vantaggi economici alle imprese, per il conseguente incremento dei costi di gestione.
Secondo i dati elaborati dalla società Trade Lab per conto del CEMU, Centro Studi Filcams Cgil, infatti, le vendite del commercio al dettaglio (attivate dalla spesa per i consumi delle famiglie) hanno registrato un forte calo, raggiungendo il picco minimo nell’aprile/maggio 2012 (calo dell’indice delle vendite per il settore alimentare di 4 punti, e del non alimentare di 6,4 punti).

L’unica conseguenza delle liberalizzazioni è stata il peggioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, da noi sempre denunciata” ha affermato Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil.
Turni di lavoro più lunghi e meno retribuiti rispetto a prima, con sempre più difficoltà nel conciliare i tempi di vita e di lavoro soprattutto per le donne, grande maggioranza dei dipendenti del settore.
Nel 2012, tra l’altro è aumentato il ricorso al part time: “la reazione delle maggiori imprese di distribuzione alla caduta dei consumi che si è verificata a partire dall’inizio dell’anno sembra” prosegue Martini “avere portato a un tentativo di mantenere il numero di lavoratori occupati, ma riducendo il numero di ore lavorate, con il conseguente calo delle retribuzioni.”

“Sappiamo che sono tante le categorie di lavoratori che svolgono la loro attività durante le domeniche e i festivi, ma si tratta prevalentemente di servizi essenziali, importanti per la tutela e la coesione sociale (ospedali, trasporti, forze di polizia). Fare la spesa la domenica” prosegue Martini “o nei giorni festivi può essere certamente un vantaggio per i consumatori, ma non un servizio essenziale per la collettività.”
Con questa campagna, la Filcams Cgil rivendica una programmazione delle aperture commerciali che soddisfi le esigenze dei consumatori e che migliori le condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie, ma al tempo stesso vuole rilanciare una idea diversa di fruizione del tempo libero, che recuperi e valorizzi l’identità culturale del Paese e contribuisca a rafforzarne la coesione sociale.

Oltre al materiale di comunicazione che caratterizza la campagna, nei prossimi giorni sarà inviata una lettera/appello per sensibilizzare e coinvolgere sull’iniziativa i protagonisti di tutto il mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport.

Clicca QUI per guardare lo spot della campagna

17 dicembre 2012

La festa non si vende, si vive! Campagna della Filcams Cgil per un’alternativa ai consumi festivi

Calano i consumi, le famiglie italiane hanno sempre più difficoltà economiche, e i dati relativi alle spese natalizie non sono per nulla confortanti. Nonostante tutto, non si arresta la tendenza del settore del commercio di promuovere il prolungamento degli orari commerciali e continue aperture nei giorni festivi.

È in questo il clima natalizio quanto mai incerto che la Filcams Categoria della Cgil che rappresenta e tutela le lavoratrici e i lavoratori del commercio, ha deciso di rilanciare “La Festa non si vende, si vive”, una campagna nazionale per un’alternativa ai consumi festivi, che sarà ufficialmente presentata in occasione del direttivo nazionale del 19 dicembre prossimo.

“Contrariamente a quanto sostenuto dai fautori delle liberalizzazioni, il “sempre aperto” non ha aumentato i consumi, tanto meno i posti di lavoro, né ha portato vantaggi economici alle imprese, anche per il conseguente incremento dei costi di gestione” è il commento deciso di Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil.

“La campagna rivendica una programmazione delle aperture commerciali che soddisfi le esigenze dei consumatori e che migliori le condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie, e al tempo stesso vuole rilanciare una idea diversa di fruizione del tempo libero, che recuperi e valorizzi l’identità culturale del Paese e contribuisca a rafforzarne la coesione sociale.”