Category Archives: Campagna Turismo 2011

5 dicembre 2011

Cesenatico: Il Turismo globale negli anni della Crisi

Il Settore del Turismo si caratterizza sempre di più per una forte presenza di lavoro precario, sommerso e irregolare.
Per questo motivo la Filcams-CGIL ha promosso “Liberati dal lavoro nero”, “Campagna nazionale di informazione sui diritti e contro il lavoro nero nel settore del Turismo” partendo dalle località turistiche e balneari.
Nell’alveo delle iniziative che in tutta Italia sono messe in campo per sensibilizzare l’opinione pubblica e per ampliare gli strumenti di tutela dei lavoratori del settore, rientra la decisione assunta dalla Filcams CGIL di Cesena di organizzare, il 6 Dicembre prossimo, a Cesenatico, un convegno nazionale aperto alle realtà imprenditoriali del territorio in cui, grazie ai dati forniti dal monitoraggio della situazione lavorativa locale, sarà affrontato il problema del lavoro nero e irregolare anche sotto l’aspetto della “concorrenza sleale”.
“Il Turismo globale negli anni della Crisi – Il mercato del lavoro nella Riviera Low-Coast” è l’iniziativa, a cui saranno invitati gli esponenti degli Enti Locali, della Direzione Territoriale del Lavoro, delle Associazioni di Categoria Territoriali e delle Organizzazioni Sindacali, vedrà l’importante contributo della Prefettura di Forlì-Cesena quale istituzione attiva nel coordinamento delle attività di controllo sul territorio.
Scopo del convegno è quello di individuare e condividere alcune proposte di intervento e di modifica del mercato del lavoro in grado di garantire maggiormente i lavoratori e le aziende che rispettano le norme di legge e i contratti nazionali di lavoro.

10 luglio 2011

Lavoro nero nel turismo: a Venezia è in aumento

La “Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel settore del Turismo” lanciata dalla Filcams Cgil, si sta diffondendo in tutta la penisola, e molti territori stanno avviando iniziativa locali.

Il fenomeno del lavoro nero e sommerso nel turismo interessa anche il territorio della provincia di Venezia, nelle località balneari più che nella città d’arte.
Il servizio ispettivo della Direzione Provinciale del Lavoro di Venezia, nella statistica del 2010, ha evidenziato dei dati molto preoccupanti rispetto alle ispezioni svolte, con controlli che hanno sottolineato un passaggio dal 20% di lavoratori in nero scoperti nel 2009 ad un 52% nel corso del 2010, soprattutto nelle realtà turistiche.
Secondo una ricerca svolta dalla Fondazione Link Campus University of Malta in collaborazione con l’Ires sono fra i 38 e i 55 mila gli «irregolari» in provincia di Venezia e buona parte di questi sono riconducibili ai settori che fanno riferimento al sistema turistico provinciale(alberghi, ristorazione, stabilimenti balneari, campeggi, ecc.).

Negli ultimi due anni, gli anni della crisi, il fenomeno del lavoro sommerso è aumentato, anche per la sempre maggior presenza di tanti lavoratori provenienti dal vicino est europa, molte volte all’oscuro dei loro diritti, facilmente ricattabili pur di ottenere un’occupazione per la stagione estiva, finita la quale vi è il rientro al Paese d’origine.
“Questa situazione è comune in tutte le nostre cittadine balneari” spiega la Filcams Cgil di Venezia “da Jesolo a Bibione e Chioggia, passando per Cavallino – Treporti, Eraclea e Caorle. Ovviamente questo fenomeno è in aumento anche a Venezia, unica ad avere, oltre la città d’arte, anche gli stabilimenti balneari presenti al Lido.

“Diviene necessaria” afferma il sindacato “anche un’azione di forte contrasto alle forme contrattuali irregolari, un vero dramma nel nostro litorale, come l’utilizzo di voucher per lavori che non sono assolutamente occasionali o contratti a chiamata finti, in realtà contratti a termine con durata da aprile a settembre e un orario realmente svolto di 60 o più ore settimanali.”

La Filcams Cgil Metropolitana di Venezia avvierà nei prossimi giorni una campagna di sensibilizzazione anche attraverso l’affissione di manifesti nelle località balneari e dell’entroterra, mettendo a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori che subiscono questa pesantissima condizione di lavoro totalmente o parzialmente irregolare, le proprie strutture e la propria assistenza legale in tutte le sedi e le Camere del Lavoro presenti nel contesto veneziano.

8 agosto 2011

Salvàti dal lavoro nero: la campagna nazionale della Filcams CGIL contro il lavoro nero nel turismo a Cesena

Il modello economico “romagnolo” non è esente da episodi di lavoro nero e sottopagato. Lo provano i casi apparsi sulle pagine locali, le inchieste che proiettano, negativamente, l’economia locale cronache nazionali, lo confermano, con sempre maggior forza, i dati delle attività ispettive. Tutto dimostra che lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera si diffondono sempre di più in Romagna proprio nel settore del turismo e tra la
manodopera più qualificata. I controlli fotografano la punta di un iceberg sempre più grande. In più di una azienda su due, se controllata, emergono irregolarità. Nei primi sei mesi del 2011, su 136 aziende ispezionate nelle aziende turistiche di Cesena-Gatteo-San Mauro sono state comminate 68 maxisanzioni per lavoratori in nero.
Il fenomeno ha dirette ripercussioni su tutto il sistema economico del paese, specialmente in un periodo di crisi come quello che attraversa l’economi mondiale. Se l’Istituto Nazionale di Statistica quantifica il valore aggiunto prodotto dal sommerso economico compreso tra i 217 e i 228 miliardi di euro, tra il 18,2 e il 19,1% del Pil, è proprio nel settore “alberghi, bar, ristoranti e pubblici esercizi che si raggiunge il “TOP”. Gli ultimi dati, del 2005, annunciano che in questo settore l’economia sommersa è del 56,8%. Cifre enormi che si tramutano, anno dopo anno, in minori tasse e contributi nelle casse dello Stato, di Comuni e Regioni.
“La soluzione, quindi, non può limitarsi ad un più rigoroso ed efficace sistema di controllo potenziando i servizi ispettivi” afferma la Filcams Cgil Cesena “E’ doveroso aumentare i controlli, rendendoli più efficienti attraverso il coinvolgimento degli Enti Locali per la conoscenza diretta e profonda del territorio che hanno. Più controlli si fanno e meglio si tutelano lavoratori e imprese oneste che pagano correttamente tasse e stipendi: sono queste le prime vittime di un sistema oramai distorto che genera concorrenza sleale, conflitto sociale, tensioni tra lavoratori. Nasce, così, la lotta sociale tra poveri.”
Il rispetto delle regole non riguarda solo il fenomeno del lavoro nero ma anche di tutte quelle forme di lavoro che possono sembrare regolari ma che, in realtà, nascondono lavoro sommerso e irregolare. Appalti fittizi, contratti part-time con ore pagate nel pugno, contratti a chiamata svolti tutti i giorni ma con poche ore nella busta paga, contratti atipici per lavorare in un lido o dietro il bancone di un bar; tutte dimostrazioni di un mercato del lavoro sempre più distorto che non garantisce più nessuno se non coloro che le regole le eludono scientificamente.

E’ per questo motivo che la Filcams CGIL di Cesena, nel lanciare e organizzare la campagna nazionale per contrastare il lavoro nero nel settore turistico “Salvàti dal lavoro nero”, tenta di coniugare la funzione di denuncia sociale, propria del Sindacato, con quella di sollecitazione e di coinvolgimento delle Istituzioni, degli Enti Locali e delle Associazioni di categoria in quello che deve diventare l’obiettivo comune per tutti: maggiore tutela verso i lavoratori e le aziende oneste che rispettano le norme di legge e i contratti nazionali di lavoro.

5 agosto 2011
Lavoro nero nel turismo: parte la campagna sui diritti della Filcams Cgil

Quasi un milione di lavoratori, che in alcune stagioni diventano un milione e mezzo; oltre il 35% lavora in nero e il 15 % è costituito da lavoratori immigrati. Nel settore del Turismo è molto alta la presenza di lavoro sommerso soprattutto a causa della forte stagionalità che caratterizza lo caratterizza.
Un quadro per niente incoraggiante: “La maggior parte delle imprese” spiega Lucia Anile della Filcams Cgil “mira il più possibile a ridurre il costo del lavoro, accentuando così le dinamiche del sommerso, che alimentano il precariato.”
Il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare risulta sensibilmente aumentato nell’ultimo periodo a causa della crisi economica. Soprattutto sono aumentate tutte quelle forme di lavoro grigio, cioè quel lavoro parzialmente regolato che nasconde diverse forme di lavoro sommerso e irregolare. Contratti atipici, contratti registrati come part-time, ma con reale orario di lavoro full-time pagato fuori busta; contratti a chiamata svolti con regolarità, utilizzo in nero di lavoratori in cassa integrazione o in mobilità.
I bassi salari e le pratiche irregolari contribuiscono, tra l’altro, negativamente a mantenere bassa la qualità del settore, mantenendo in vita aziende che in un sistema produttivo innovativo e dinamico potrebbero essere emarginate. In questo contesto infatti, risparmiando sui costi del personale, alcune imprese, nonostante la loro inefficienza, riescono a rimanere all’interno del mercato.
I contratti irregolari e la scarsa tutela dei diritti si ripercuotono, inoltre sull’occupazione femminile, che rappresenta il 58% del settore.*
Camerieri, baristi, bagnini, il sommerso cresce e si alimenta grazie alla crisi.

È per queste ragioni che la Filcams-CGIL Nazionale ha deciso di affrontare e contrastare questi fenomeni, promuovendo una “Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel settore del Turismo” che in questi giorni sarà diffusa in tante località turistiche e balneari.

Il fenomeno del lavoro nero e sommerso interessa tanti territori italiani, dalla costiera romagnola a quella ligure, dalla Versilia a Portugruaro, cosi come Lucca e la costa pugliese.
A Venezia, negli ultimi due anni, gli anni della crisi, il fenomeno del lavoro sommerso è aumentato, soprattutto a causa della provenienza di tanti lavoratori dell’est europa, non interessati ad eventuali regolarizzazioni, ma solo ad ottenere un’occupazione per la stagione estiva.
In Toscana, per la precisione nel territorio di Lucca, la battaglia da intraprendere è contro tutte quelle forme di lavoro irregolare mascherato, zone d’ombra e situazioni ai limiti della legalità, contro tutte quelle aziende che tentano di eludere i controlli ed evadere le tasse.
Nella zona di Messina, in Sicilia, il fenomeno del lavoro nero riguarda solamente i pubblici esercizi, ristoranti, bar, dove sono presenti anche molti lavoratori immigrati. Nelle 180 strutture alberghiere della zona (solo 4 aperte tutto l’anno) il lavoro è pressoché regolarizzato.

“È un impegno necessario” prosegue Anile “tanto più in situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, dove i lavoratori sono sempre più deboli e di conseguenza più ricattabili, costretti ad accettare forme di lavoro irregolare pur di mantenere il posto di lavoro.”

È necessaria una nuova evoluzione del mercato del lavoro nel Settore che chiami in causa anche l’intervento dello Stato, e che guardi ad una competizione basata sulla qualità superando la logica del mero contenimento dei costi.
Questa campagna di informazione è solo una delle tante iniziative che la Filcams Cgil metterà in campo a livello nazionale e locale, per stare accanto ai lavoratori precari del settore e per sensibilizzare l’opinione pubblica.

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