Category Archives: Aperture domenicali

Il disegno di legge sulla limitazione delle aperture festive, approvato alla camera a settembre del 2015, giace abbandonato in Senato. La proposta parziale ed evidentemente insufficiente, prevede la possibilità di aprire le attività commerciali per un massimo di sei festività l’anno, nessun limite per le apertura domenicali, nulla sulle aperture 24 ore su 24.

Restano così in vigore le liberalizzazioni decretate dal governo Monti.
Anche quest’anno molti negozi resteranno aperti il 25 Aprile, ancora una volta ci interrogheremo sul senso di questa spinta ai consumi proprio mentre i lavoratori perdono potere di acquisto; centri commerciali e negozi aperti 365 giorni l’anno e tempo libero sottratto a centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori senza che questo sia minimamente servito ad arginare crisi della grande distribuzione, chiusure di negozi, licenziamenti e attacco a salario e diritti.

Forse si può pensare che il tema non sia una priorità vista la situazione del paese e lo scenario internazionale, ma continuiamo a sostenere che non ci sono ragioni dominanti così forti per sacrificare la festività del 25 Aprile al consumo.
La Festa Non Si vende

Buona festa della Liberazione!

 

LaFestaNonSiVende_25Aprile

31 ottobre 2014

Commercio: Aperture festive è scontro sui territori

Forlì, Cesena, Padova, Ferrara, Trento, Modena e molte altre città, si ritrovano le festività autunnali e di nuovo è scontro sulle aperture commerciali senza una programmazione. Nel primo week end di novembre, infatti, saranno diversi i punti vendita che rimarranno aperti, costringendo lavoratrici e lavoratori del settore ad intensificare i turni e la presenza al lavoro.

Perché, tra l’altro, al contrario di quanto paventato con il decreto Salva Italia approvato dal Governo Monti che ha dato il via alle liberalizzazioni in tema di aperture e orari commerciali, il sempre aperto non ha prodotto un incremento dell’occupazione, ma solo un peggioramento delle condizioni di chi lavora nel settore e della piccola e media distribuzione.

È al momento ferma in Parlamento una proposta di legge, che poteva introdurre l’obbligo di chiusura per almeno 12 festività annuali, in particolare per alcune importanti giornate religiose e civili come Natale, 25 aprile e Primo Maggio, se pur non risolutiva del problema, avrebbe potuto rappresentare un segnale comunque positivo.

Rivedere l’attuale condizione di liberalizzazione degli orari del commercio resta una priorità, sapendo che il tema vede nel paese e tra le parti, posizioni contrapposte a partire dalla contrarietà a qualsiasi modifica espressa dalla Grande Distribuzione Organizzata.

“Continua il nostro impegno per trovare insieme alle parti coinvolte una programmazione che possa definire un equilibrio sostenibile tra le diverse esigenze ” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale. “Ridare la competenza alle Regioni per far si che a livello territoriale si possa individuare un piano condiviso di aperture, che tenga dentro aziende, consumatori e dipendenti.”

28 ottobre 2014

Commercio Modena e Provincia Sciopero il 1° Novembre


Sciopero del commercio sabato 1° Novembre proclamato dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil di Modena contro la liberalizzazione degli orari commerciali che permette l’apertura anche nella festività di Ognissanti.
I sindacati modenesi, pur accogliendo favorevolmente la decisione di alcuni operatori commerciali della città di Modena di tenere chiuso i loro esercizi (nel rispetto dell’accordo di autoregolamentazione sottoscritto col comune di Modena nel 2012), prevedono che non ci sarà la chiusura generalizzata dei centri commerciali e dei negozi, sia in Città che nel resto della Provincia. Infatti, l’accordo di autoregolamentazione prevede l’adesione
soltanto di alcuni operatori della Grande Distribuzione Organizzata (Coop, Conad, Sigma, Confcommercio, Cna, Licom e Confesercenti) e solo per la città di Modena. Quindi, anche a Modena, le insegne commerciali che non hanno mai condiviso la regolamentazione delle chiusure potrebbero rimanere aperte, e comunque tutte potranno tenere aperto in provincia.

Lo sciopero del 1° Novembre – così come quelli del 25 e 26 Dicembre 2014 e del 1° Gennaio 2015 – resta necessario come battaglia di civiltà a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio che devono combattere costantemente con le turnazioni su nastri orari 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno” affermano i sindacati. “Lo sciopero resta per ribadire che la dignità del lavoro non può essere calpestata da esclusive logiche di mercato.
Lo sciopero resta per opporsi a tutti quegli operatori commerciali che, contrariamente a quanto sottoscritto dalle loro Associazioni, continueranno ad aprire.

Filcams Cil, Fisasca Cisl e Uiltucs Uil hanno chiesto un incontro urgente a tutti i Sindaci e al Presidente della Provincia per estendere su tutto il territorio provinciale il rispetto della chiusura nelle festività civili e religiose. Un incontro per definire regolamentazioni territoriali che vedano il coinvolgimento anche dei sindacati dei lavoratori.

1 novembre 2013

Modena: sciopero commercio per le festività del Primo novembre

Le organizzazioni sindacali del commercio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil modenesi proclamano unitariamente 4 giorni di sciopero per le festività del 1° Novembre, 25 e 26 Dicembre e 1 Gennaio 2014.
L’iniziativa di lotta, che si ripete nel modenese da oltre un anno, mira a contrastare la deregolamentazione totale degli orari commerciali introdotta dal Governo Monti, le cui conseguenze si scaricano principalmente sui lavoratori del settore.

I sindacati, ad inizio aprile 2013, avevano positivamente preso atto delle iniziative della politica per intervenire sul settore del commercio pesantemente colpito dalla deregolamentazione degli orari.

A quasi due anni di distanza, Filcams, Fisacat e Uiltucs devono purtroppo prendere atto della conferma delle loro ragioni: ovvero che questa legge avrebbe prodotto perdite di posti di lavoro, peggioramento delle condizioni di lavoro e calo dei consumi! Consumi che non si sostengono con il mero aumento degli orari di apertura, se non vi sono risposte della politica in termini di difesa dell’occupazione e del reddito dei cittadini.

L’incremento degli orari di apertura ha avuto come scontata conseguenza l’aumento dei carichi di lavoro degli addetti nella Grande Distribuzione, una loro maggiore ricattabilità, difficoltà di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, e in definitiva l’aumento della precarizzazione per molti.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Modena hanno formulato già nel 2008 una proposta come base di confronto tra tutti i soggetti locali, portando alla sottoscrizione di un accordo presso il Comune di Modena nel novembre 2011.
Tale accordo è stato ripreso nei lavori parlamentari che ad oggi non hanno portato a soluzioni concrete.

I sindacati apprezzano che le proposte sostenute da anni vengano colte nelle iniziative parlamentari. Auspicano che siano preambolo di soluzioni legislative rapide e non dilatorie che, oltre ad essere rispettose dei giusti diritti delle lavoratrici e lavoratori del settore, prevedano un forte ruolo di programmazione degli Enti locali.
In questo contesto le organizzazioni sindacali, inoltre, si impegnano a non far mancare il proprio contributo nelle eventuali discussioni di merito che vorranno essere intraprese nei territori e a livello nazionale.

30 aprile 2013

Primo Maggio Valori in corso

Nel giorno dedicato alla festa dei lavoratori, sono molti, in tutta Italia, i punti vendita alimentari e non, che resteranno aperti. Contrarie le organizzazioni sindacali che nei territori hanno dichiarato lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori.
In controtendenza con la maggior parte dei marchi della grande distribuzione Coop Adriatica ha deciso di chiudere ogni punto vendita esponendo le motivazioni: “1 maggio festa dei lavoratori, Valori in corso. Libertà, uguaglianza e appartenenza da sempre e oggi più che mai il nostro impegno la nostra scelta, la nostra bandiera.”

24 aprile 2013

Commercio: 25 aprile e 1 maggio Sciopero dei lavoratori

Filcams Cgil: dopo un anno dal decreto Salva Italia le liberalizzazioni non hanno aiutato il settore

Sarà sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio in molte città italiane per il prossimo 25 aprile e 1 maggio.

In occasione delle due giornate di festa, infatti, prosegue la battaglia delle organizzazioni sindacali e dei dipendenti del settore, contro la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festività, autorizzata dal governo Monti attraverso l’articolo 31 del decreto Salva ITALIA

La festa non si vende, si vive, è lo slogan che accompagnerà le tante manifestazioni: Umbria – Perugia e Terni, Toscana, Abruzzo, Veneto, ma anche Milano, Bologna, Ferrara, Piacenza, Modena, Lecco.

Dopo oltre 12 mesi dall’entrata in vigore del decreto Salva Italia e della deregolamentazione data dal sistema delle Liberalizzazioni il bilancio di quanto avvenuto nel settore, non può essere positivo.

“In questo periodo” afferma la Filcams Cgil Nazionale “la profonda innovazione con cui veniva promossa e accolta da molte parti la norma sulle liberalizzazioni, mostra il suo vero volto e le sue contraddizioni: le liberalizzazioni non hanno creato occupazione aggiuntiva nel settore, non hanno creato ulteriore ricchezza per le aziende, recupero di produttività-redditività, non hanno prodotto miglioramenti per le condizioni di reddito e di vita delle lavoratrici e lavoratori.”

I dati ufficiali tra l’altro parlano di un altro risultato che vede la chiusura di migliaia di esercizi commerciali nel 2012 e nel primo trimestre del 2013; una concorrenza sempre più aspra a cui le piccole e medie strutture di vendita non riescono a far fronte rispetto alle Grandi catene commerciali che comunque stanno "soffrendo" davanti ad una crisi che acuisce i suoi effetti.

Il versante che parla alle lavoratrici e lavoratori è ancora più drammatico dove nell’ultimo periodo si sono persi centinaia di posti di lavoro e continua il ricorso agli ammortizzatori sociali, dalla cassa integrazione al Contratto di Solidarietà . Le liberalizzazioni hanno espanso il tempo ed invaso ogni spazio peggiorando le condizioni di vita sempre più condizionata dalla spirale del sempre aperto con nuove e continue riorganizzazione dei turni di lavoro e di normalizzazione di un ritmo che deve garantire l’apertura e il servizio 365 giorni l’anno.

Tra l’altro il costo per sostenere il sempre aperto viene scaricato sulle lavoratrici e i lavoratori: “Per molti dipendenti prosegue il sindacato “le aziende chiedono di rivedere le condizioni di riconoscimento economico dettato, dalla contrattazione integrativa aziendale o territoriale, cercando di contenere il costo del lavoro e per quei lavoratori che "hanno l’obbligo del lavoro domenicale” c’è l’aggravante di non avere più la disponibilità di un giorno festivo durante l’anno.

Non è possibile riscontrare nulla di moderno, innovativo rispetto ad un sistema così deregolamentato confermando le nostre posizioni che è necessario ripristinare un sistema in mano alle amministrazioni locali per una corretta programmazione anche delle aperture ed evitare che le liberalizzazioni siano solo un costo sociale.

25 gennaio 2013

Padova, Domenica sempre aperto? Ma anche no!

Il 25 gennaio a Padova è stato organizzato un convegno per affrontare il tema delle liberalizzazioni degli orari e delle aperture commerciali, in linea con la campagna Libera la Domenica.
“Dopo la deregulation del Governo Monti, l’Italia è l’unico paese europeo privo di regole in materia di orari commerciali. Un’operazione inutile, perché non ha creato maggiore occupazione e maggiori consumi, e dannosa per i milioni di lavoratori del settore, per le piccole imprese e per le loro famiglie. In ogni caso la spinta ad una maggiore apertura del mercato non può negare l’esigenza del rispetto di valori etici appartenenti ad un patrimonio sociale comune, con riferimento al rispetto delle feste religiose e civili, al diritto al riposo dei lavoratori, alla partecipazione alla vita delle famiglie e della comunità. Bisogna dunque che il legislatore corregga l’errore in cui è caduto
Dopo il saluto di S. E. Mons. Antonio Mattiazzo - Arcivescovo Vescovo di Padova, si terrà una tavola rotonda a cui partecipano: Maurizio Franceschi - Direttore Confesercenti Veneto; Don Gianni Fazzini - Direttore Ufficio Pastorale degli Stili di Vita del Patriarcato di Venezia; Adriano Filice - Segretario Regionale CGIL Filcams; Maurizia Rizzo - Segretario Regionale CISL Fisascat; Luigino Boscaro - Segretario Regionale UIL Tucs; Roberto Fasoli - Vice-Presidente della III Commissione Permanente del Consiglio regionale del Veneto; Maria Luisa Coppola - Assessore all’Economia e Sviluppo, Ricerca eInnovazione – Regione Veneto. Coordina: Elena Cognito - Giornalista

Centro Congressi Padova “A. Luciani” Via Forcellini 170/A, Padova

13 novembre 2012

La Filcams Cgil condivide la proposta del comitato Libera la domenica

La Filcams Cgil guarda con interesse la proposta di legge di iniziativa popolare presentata a Roma dal comitato promotore della Campagna “Libera la Domenica”, con l’obiettivo di riconsegnare alle Regioni la regolamentazione degli orari e delle aperture commerciali, al momento liberalizzata dal decreto Salva Italia.
Da diversi anni impegnata nel contrastare la deregulation nel commercio che, contrariamente a come ipotizzato da legislatore, non ha contribuito ad aumentare consumi e occupazione, la Filcams Cgil commenta la notizia: “Condividiamo i contenuti della proposta, aumentare i soggetti che contrastino queste modalità, non può che fortificare l’iniziativa collettiva per sostenere la necessità di un regolamentazione diversa della materia. La totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali non è una soluzione alla ripresa dei consumi, dovuta principalmente alle difficoltà economiche degli italiani, ma peggiora le condizioni di imprese e dipendenti”.

31 ottobre 2012

Festa di Ognissanti, negozi aperti e proteste dei lavoratori

Emilia Romagna, Veneto e Toscana, sono queste le principali regioni dove domani le lavoratrici e i lavoratori del commercio , in occasione delle aperture commerciali per la festa di Ognissanti, faranno sentire le loro proteste.
Banchetti, volantinaggi e manifestazioni, tante le iniziative per contestare l’abuso delle aperture illimitate nel commercio.
La Filcams Cgil ormai da qualche anno sta portando avanti una battaglia contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali. Il decreto Salva Italia, che ha eliminato qualsiasi restrizione, e la continua ricerca di incremento dei guadagni, hanno dato il via ha una totale deregolamentazione del settore, che non aiuta ne a migliorare i consumi, crollati a causa della minor disponibilità economica dei cittadini, ne contribuisce ad aumentare l’occupazione, come qualcuno cerca di sostenere; ma aumenta i costi per le imprese e aggrava le condizioni di vita e lavoro dei dipendenti del commercio. Come evidenziato dai dati Istat diffusi oggi, in cui è compreso anche il settore del commercio, continua ad aumentare il numero dei disoccupati, ma soprattutto diminuiscono gli occupati
“La deregolamentazione non è la soluzione alla crisi dei consumi e il continuo calo lo sta dimostrando” afferma la Filcams Cgil, “tra l’altro al contrario di chi ipotizzava nuove assunzioni e incassi record; non è stato rilevato nessun aumento dell’occupazione e dei consumi; mentre le aziende anche per far fronte ai costi di gestione dovuti dalle aperture, hanno disdetto i contratti integrativi aziendali, nel tentativo, in alcuni casi, di ridurre le spese e le maggiorazioni al lavoro domenicale”.
In diverse città domani, le lavoratrici e i lavoratori del commercio protesteranno contro le continue aperture: “È indispensabile l’intervento delle istituzioni e di tutte le parti sociali coinvolte per definire una programmazione e pianificazione delle aperture domenicali e festive così da poter concentrare solo in alcune giornate i possibili acquisti e dar fiato ad imprese e lavoratori.”

29 ottobre 2012

Ponte di Ogni santi, le aperture commerciali non aiutano i consumi

La Filcams Cgil nazionale ribadisce la propria contrarietà alle aperture commerciali nei giorni di festa, anche in occasione della Festività del 1 novembre, Festa di Tutti i Santi.
In diverse città si stanno organizzando mobilitazioni e scioperi: Firenze, Modena, Reggio Emilia, Forlì, Venezia, Padova e molte province del Veneto.
“La totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali nelle domeniche e nei giorni di festa non sono servite a rilanciare i consumi o creare nuova occupazione, così come da noi contestato più volte” afferma la Filcams Cgil.
“I dati dei consumi continuano a diminuire e le previsioni per il futuro non tendono a migliorare; inoltre, contrariamente a quanto ipotizzato dai sostenitori del sempre-aperto, non si sono registrate nuove assunzioni.”
Le uniche certezze, invece, sono le disdette dei contratti integrativi comunicate da alcuni importanti marchi della grande distribuzione organizzata, Carrefour, Metro Italia, ma anche Coop Estense e Coop Nord Est. “Molte aziende, non sono più in grado di sostenere il peso dei costi di gestione, dovuti anche dalle continue aperture festive” spiega la categoria del commercio della Cgil “e il tentativo di contenere il costo del personale, sta ulteriormente aggravando la difficile situazione delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, costretti a turni massacranti e maggiorazioni ridotte all’osso”.
Le liberalizzazioni degli orari commerciali introdotta dal governo Monti ha inoltre, invaso una competenza regionale complicando ancor di più i pochi tentativi di organizzazione.
“È indispensabile attribuire le corrette competenze, per poter definire una programmazione delle aperture domenicali e festive, condivisa sia da istituzioni e parti datoriali che da organizzazioni sindacali e lavoratori.”
La formula del “sempre aperto”, non è una soluzione alla ripresa dei consumi, dovuta principalmente alle difficoltà economiche degli italiani, ma una falsa illusione che sta peggiorando le difficili condizioni di imprese e dipendenti.

Liberalizzazioni. Filcams Cgil: “Trento si adegua al decreto Monti senza giustificazione”

La Giunta comunale di Trento, entro luglio, porterà in Consiglio comunale una delibera con la quale eliminerà i vincoli di orario e di chiusura festiva degli esercizi commerciali per ben 10 mesi all’anno. In pratica, se la delibera verrà approvata, i negozi potranno rimanere aperti dalle 6 alle 22.30 di tutti i giorni della settimana comprese domeniche e festivi, con l’esclusione dei mesi di luglio ed agosto per gli esercizi commerciali nelle circoscrizioni di valle e dei mesi di ottobre e novembre per quelle di collina.
Contro la decisione del Comune insorge la Filcams Cgil del Trentino: «Questo provvedimento – afferma il segretario generale, Roland Caramelle – non garantirà alcuno sviluppo. Si agevola infatti una concorrenza selvaggia tra le imprese del settore che già soffrono per la crisi economica in atto, mentre nessun vantaggio ci sarà per i consumatori e le loro tasche, considerato che l’ampliamento degli orari di apertura graverà di nuovi costi le aziende impedendo, quindi, di abbassare i prezzi. A rimetterci saranno solo i lavoratori che verranno penalizzati nel loro diritto a condizioni di lavoro dignitose e nella possibilità di conciliare davvero vita familiare e lavoro».
Così il 18 giugno la commissione comunale competente si troverà a discutere la delibera adottata dalla giunta e a luglio la questione arriverà sui banchi dell’assemblea di palazzo Thun, dopo che, solo sei mesi fa, esattamente il 14 dicembre, lo stesso consiglio comunale aveva approvato una delibera che portava a massimo 11 le domeniche e le giornate festive in un anno in cui gli esercizi commerciali potevano restare aperti. Ora potrebbero diventare anche oltre 45.
«Il comune di Trento – accusa Caramelle – si assume una responsabilità gravissima attuando nei fatti il decreto Monti a Trento. Chiediamo quindi a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del settore di aderire allo sciopero e di partecipare alla manifestazione già prevista a Trento sotto il Commissariato del Governo venerdì 15 giugno».
Nei prossimi giorni le organizzazioni sindacali del settore valuteranno le ulteriori e unitarie azioni di mobilitazione in vista della convocazione della commissione consiliare del 18 giugno.

30 aprile 2012

Primo Maggio negozi aperti, il no dei sindacati

Saranno molte le città italiane dove in occasione della Festa dei Lavoratori i negozi rimarranno aperti e le organizzazioni territoriali hanno manifestato la loro contrarietà dichiarando lo sciopero.
Già dichiarata l’astensione dal lavoro a Modena, Cesena e Forlì, Parma, Reggio Emilia, Alessandria, Roma e Milano, Bologna, e tutta la Regione Abruzzo, tutte le province del Veneto e della Toscana.
La Filcams Cgil di Genova ha dichiara lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio per l’intera giornata del 1 maggio prossimo. L’iniziativa nasce dalla decisione, assunta da parte delle aziende aderenti a Federdistribuzione, di procedere all’apertura. Analoga decisione a Imperia e La Spezia.
Anche a Torino, dove le aperture saranno a macchia di leopardo, le organizzazioni sindacali hanno dichiarato un "astensione dal lavoro", a Lecce e Bergamo è stato lanciato un appello a istituzione e commercianti affinché si tenga chiuso.

24 aprile 2012

25 aprile aperture nel commercio: scioperano i lavoratori del commercio

Milano, Roma, Torino, Modena, Reggio Emilia, Bologna, e tutta la Regione Abruzzo, tuttel le province del Veneto e della Toscana, sono i principali territori dove le organizzazioni sindacali hanno indetto lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio per protestare contro le aperture dei negozi in due feste importanti quali il 25 aprile il Primo Maggio.
A Milano, nonostante i sindacati abbiano sottoscritto con il Comune di Milano un protocollo d’intenti che individua un numero minimo di festività per le quali è prevista la non apertura dei negozi, fra le quali il 25 Aprile; la grande distribuzione ha deciso di tirare su le saracinesche anche nel giorno della Liberazione.
Sciopero indetto anche a Roma, dove le richieste di incontro dei sindacati non hanno ricevuto risposte concrete, costringendo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Roma e Lazio a proclamare lo sciopero per il 25 aprile e per il Primo Maggio.
Astensione dal lavoro proclamata a Torino, Parma, Forlì e Cesena, mentre Reggio Emilia ha già indetto altre giornate di sciopero per il 2 giugno, il 15 agosto e 25 e 26 dicembre per “consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di poter, in maniera “sobria”, festeggiare da soli, con la propria famiglia o con chi più gli aggrada, dalla Festa della Liberazione al Santo Natale.”
La Filcams e la Cgil di Potenza invece hanno organizzato un’iniziativa dal titolo “La Rosa dei diritti” per contrastare la “liberalizzazione selvaggia degli orari delle aperture domenicali e festive. E difendere l’articolo 18”.
Anche a Lecce i negozi rimarranno aperti per il 25 aprile e il Primo maggio e i sindacati hanno manifestato il loro disappunto chiedendo un intervento al sindaco della città: “se governa solo la logica del consumo” scrivono in una nota “i lavoratori del commercio possono dire addio alla propria vita privata ed ai propri valori.” Appello a non aprire le strutture commerciali da parte dei sindacati di Bergamo.
A Modena, resteranno aperti i punti vendita Esselunga e la Filcams Cgil ha scritto un alettera di protesta al patron della famoso marchio della grande Distribuzione Caprotti.

In molte città, sono stati organizzati presidi e manifestazioni durante i quali le lavoratrici e i lavoratori distribuiranno volantini ai consumatori, invitandoli ad esprimere la loro solidarietà evitando gli acquisiti in queste giornate di festa.

“Le lavoratrici ed i lavoratori del commercio” afferma la Filcams Cgil Nazionale “hanno il diritto di onorare tali festività, e di non essere più considerati impegnati in un servizio essenziale.”
Secondo la Filcams Cgil, le aperture commerciali in queste giornate di festa non daranno neppure una spinta ai consumi: “vista l’assenza di una concreta politica destinata alla crescita”.

23 aprile 2012

Commercio Aperture il 25 aprile e il Primo maggio
La Filcams Cgil: salviamo il valore delle feste

“Le aperture commerciali nelle giornate del 25 aprile e Primo Maggio, rischiano di cancellare il valore storico e sociale delle due principali festività nazionali legate alla storia d’Italia” afferma la Filcams Cgil Nazionale “Due giorni di grande valore culturale e sociale, simboli importanti per la collettività”.
Dopo Pasqua e Pasquetta, anche 25 aprile e Primo Maggio, diventano giornate dedicate agli acquisti e al consumo e non più alla cultura, alla socialità e alla famiglia; molti negozi della grande distribuzione resteranno aperti, nonostante la contrarietà di alcune amministrazioni locali (es. Milano) e le proteste dei sindacati del commercio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

“Non ci sono ragioni economiche così forti e dominanti per sacrificare la Festa della Liberazione e la Festa del Lavoro” prosegue la Filcams Cgil Nazionale riteniamo sbagliato e dannoso, come avvenuto già per le giornate di Pasqua e lunedì dell’Angelo, il ricorso alle aperture festive perché si mercifica e si svuota il senso di queste giornate affermando un falso principio: che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche e che la società è libera se è libera di consumare in ogni luogo, in ogni ora e giorno della settimana.”

Secondo Franco Martini segretario generale Filcams Cgil Nazionale nella manovra Salva Italia che ha liberalizzato gli orari e le aperture nel commercio, manca un vero e proprio obiettivo: “dobbiamo rimettere in discussione il concetto di ‘servizio pubblico essenziale’ che è stato impropriamente attribuito al commercio e avviare una riflessione per decidere dove vogliamo portare il settore, come vogliamo riorganizzare la società, ripensando, se necessario, i modelli di riferimento.”
“Non possiamo, però” conclude Martini “farci trascinare dai mercati e dalla crisi”.

È per questo che molte lavoratrici e lavoratori del commercio incroceranno le braccia nei giorni del 25 aprile e del primo maggio, per protestare contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture commerciali.

23 aprile 2012

Modena: Liberalizzazione degli orari del commercio un errore politico, economico e morale

Tema caldo e di stretta attualità quello che sarà affrontato oggi lunedì 23 aprile nella tavola rotonda “Liberalizzazione degli orari del commercio: un errore politico, economico e morale”, organizzata dai sindacati di settore Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Modena.

L’appuntamento è alle ore 14.30 presso la sala “9 Gennaio 1950” della Cgil. Discutono del tema Graziano Pini docente presso la Facoltà di Giurisprudenza Università di Modena e Reggio Emilia, don Federico Pigoni vicario episcopale Pastorale Diocesi di Modena, Alberto Crepaldi segretario Confcommercio città di Modena, Fulgenzio Brevini responsabile sindacale Confesercenti area Modena, e i segretari di Filcams Fisascat e Uiltucs Marzio Govoni, Liliana Castiglioni e Lorenzo Tollari.

“La nuova normativa varata a dicembre scorso dal Governo Monti” affermano i sindacati “toglie ogni regola in materia di orari commerciali ed ha ampiamente mostrato nel territorio modenese di non riuscire a dare alcuna delle risposte urgenti e necessarie per la ripresa del paese. Non garantisce infatti nessun incremento dell’occupazione e nemmeno la tanto richiesta e sperata ripresa dei consumi interni.
In questo contesto di recessione non trova una logica spiegazione sostenere che per incrementare le spese è sufficiente ampliare il numero di ore di apertura. Inoltre, l’assenza di regole consente ai soggetti più spregiudicati l’apertura anche durante le maggiori festività nazionali, senza alcun rispetto verso le date fondanti l’identità del nostro Paese.
Se mancano effetti positivi prodotti dalla norma, si hanno invece effetti devastanti nelle vite dei lavoratori, in maggioranza donne, che operano nel settore del commercio, così come sulle piccole e piccolissime aziende che non sono in grado di tenere il passo con i colossi della Grande Distribuzione Organizzata che hanno fortemente voluto questa normativa.”

12 Aprile 2012

Filcams Cgil, favorire l’occupazione stabile nel commercio

“L’iniziativa della Pam è l’ennesima scoperta dell’acqua calda. Questa soluzione già da tempo è stata sperimentata nel settore della grande distribuzione, trovando nel corso degli anni anche le conseguenti regolamentazioni contrattuali”.
È il primo commento con riserbo della Filcams Cgil alla notizia che il marchio della grande distribuzione Pam Panorama assume giovani studenti universitari offrendo contratti part time per lavorare esclusivamente la domenica.
“Il tema è altro e si tratta di guardare a tali iniziative con il dovuto realismo, senza inutili e fuorvianti mistificazioni. L’intento di offrire ai giovani studenti l’opportunità di un sostegno economico durante il periodo degli studi può apparire nobile, ma poco e nulla ha a che fare con il contributo dato dalle liberalizzazioni commerciali alla crescita dell’occupazione.”

“Il bilancio dei primi mesi di liberalizzazioni è impietoso” afferma la Filcams Cgil “non solo non è cresciuta l’occupazione strutturata nel settore, ma neanche l’uso della CIG ha subito una inversione di tendenza. Come dimostrano i dati diffusi da Confcommercio, i consumi continuano a calare e questo conferma che neanche la loro ripresa avrebbe potuto trovare giovamento dalle liberalizzazioni, poiché è il reddito che manca alle famiglie non il servizio distributivo.”

Si può dire che il poco è meglio del nulla, ma nel pieno della discussione sulla riforma del mercato del lavoro che, secondo gli obiettivi del governo, dovrebbe combattere la precarietà e favorire l’occupazione stabile, la proposta di Pam si colloca in linea di continuità con quanto fatto fino ad oggi, compreso il presunto conflitto tra padri e figli, in questo caso avendo come teatro il lavoro domenicale, sul quale i sindacati chiedono di mantenere il criterio della programmazione.

10 aprile 2012

Aperture festive proteste a Modena

Modena: È stato un presidio pacifico e molto partecipato quello organizzato per il giorno di Pasquetta da lavoratori e sindacati davanti a Panorama e Esselunga, che avevano deciso di restare aperti.
I lavoratori hanno presidiato per tutta la mattinata gli accessi cercando di convincere i numerosi consumatori che si avvicinavano a tornare indietro.
Tra i manifestanti anche molti dei titolari dei negozi della galleria del Panorama, che avevano deciso di tenere le serrande abbassate.

6 aprile 2012

Aperture nel commercio – Filcams Cgil: salvaguardare le feste per salvaguardare il lavoro

Negozi aperti a Pasqua, Pasquetta e con molta probabilità anche il 25 Aprile e Primo Maggio. È la notizia certa che sta diffondendo in questi giorni la grande distribuzione organizzata alimentare e non alimentare.
Fortemente contraria la Filcams Cgil che in molti territori, insieme alle altre sigle del commercio di Cisl e Uil, ha proclamato lo sciopero del settore per queste giornate festive.
“Il valore delle festività civili e religiose non può essere sacrificato per ragioni economiche” afferma Maria Grazia Gabrielli segretario nazionale della Filcams Cgil “senza trascurare le ripercussioni che tali aperture avranno sulle lavoratrici e i lavoratori del commercio e dell’indotto”
La battaglia della Filcams Cgil contro la totale deregolamentazione degli orari e delle aperture del commercio ha come obiettivo principale la tutela dei dipendenti del settore e del lavoro festivo, ma anche la difesa di un modello economico e sociale diverso, che rimetta al centro le persone e che salvaguardi il valore delle festività.
“Tali scelte“ prosegue Gabrielli “sono ancora più stridenti con l’attuale fase storica che il paese sta vivendo, caratterizzata da una forte crisi economica, una continua contrazione dei consumi e la diminuzione della capacità di spesa per tutte le famiglie”.
La mobilitazione della Filcams Cgil proseguirà anche in occasione delle prossime festività: “Stare aperti in alcune giornate di festa è per noi incomprensibile, la deregulation nel commercio non è una spinta alla crescita.”

5 aprile 2012

Commercio – Contrari alle aperture nei giorni festivi – Scioperi in molte città italiane

Sono diverse le realtà territoriali dove in questi giorni la grande distribuzione organizzata alimentare e non alimentare sta diffondendo la notizia che i negozi resteranno aperti nelle giornate di Pasqua, Pasquetta, 25 Aprile e in alcuni casi anche il Primo Maggio.
Immediate le risposte delle organizzazioni sindacali che stanno proclamando giornate di sciopero e organizzando iniziative.
Così sarà in Toscana dove La Filcams Cgil, la Fisascat Cisl e la Uiltucs Uil regionali hanno indetto lo sciopero dell’intera giornata per Pasqua, il Lunedì dell’Angelo, 25 Aprile e Primo Maggio.
“Ribadiamo la nostra contrarietà alla liberalizzazione degli orari commerciali previsti dall’art.31 del decreto legge Salva Italia e chiediamo il rispetto del significato e del valore sociale di queste festività” hanno affermato i sindacati.
Scioperano anche le lavoratrici e i lavoratori del commercio di Modena, che aggiungono tra le giornate in cui incroceranno le braccia, anche il prossimo 2 giugno: “Non ci sono ragioni della liberalizzazione del commercio perché non è assimilabile ad un servizio essenziale” affermano le organizzazioni sindacali territoriali le quali chiedono che “la competenza torni in capo a regione e comuni sviluppando in ogni territorio i necessari approfondimenti nei tavoli titolati.”
Lunedì 9 aprile a Sassuolo si terrà un breve presidio dei sindacati del commercio davanti alle strutture commerciali che hanno annunciato l’apertura in quella giornata. L’iniziativa si svolgerà dalle ore 9 alle ore 11, prima davanti a Panorama (via Archimede) poi a Esselunga (via Circonvallazione).
In Veneto i sindacati lanciano un appello a tutta la comunità, un invito a tenere chiuso nei giorni di festa: “Alle cittadine e ai cittadini, alle istituzioni, ai partiti politici, alla comunità religiosa di esprimersi per impedire queste aperture e alzare la voce perché prevalgano i valori che fanno di questo paese una comunità con una storia di lotte e conquiste per la libertà, per la democrazia, per il rispetto della religiosità.“
Nel Lazio i sindacati territoriali hanno inviato una lettera al Presidente della Regione e al Sindaco per richiedere un intervento contro le preannunciate aperture per le prossime festività di alcuni esercizi commerciali, che “contrasteremo, se necessario” hanno dichiarato “con eventuali scioperi”.
“Vampiro dello shopping non avrai il mio sangue!” è il titolo del volantino che sarà distribuito a Bergamo con il quale si chiede a cittadini e consumatori di non recarsi al centro commerciale nei giorni di festa: “Stiamo chiedendo con forza che i Centri commerciali, per senso di responsabilità sociale e morale, chiudano in queste feste.”
Anche le lavoratrici ed i lavoratori del Friuli Venezia Giulia lanciano un appello ai consumatori chiedendo di non recarsi al centro commerciale nei giorni di festa “ E’ davvero necessario “andare per negozi” il giorno di Pasqua e Pasquetta o il 1° Maggio ? non fare shopping di domenica ! libera dal lavoro le nostre domeniche!”.
Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Milano, con una lettera, hanno chiesto alla grande distribuzione della città di tenere chiusi i negozi nei giorni di Pasqua, 25 Aprile e Primo Maggio: “In un contesto di deregolamentazione totale è importante trovare una mediazione socialmente sostenibile”, ed hanno proclamato lo sciopero nel caso in cui alcuni punti vendita non rispettino le chiusure festive.
Con una nota, la Filcams Cgil di Palermo invita i commercianti a non penalizzare le lavoratrici ed i lavoratori con le aperture festive.
Nelle Marche, le organizzazioni sindacali insieme all’Anci stanno lavorando per definire un atto di autoregolamentazione che limiti le aperture domenicali ed escluda le festività.

3 gennaio 2011

Reggio Emilia: Tutti liberi , tranne i lavoratori del commercio

Un anno fa, in maniera provocatoria e per polarizzare l’attenzione sulle deroghe agli orari commerciali, la Filcams Cgil, la Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Reggio Emilia, decisero di proclamare sciopero il 6 di Gennaio “EPIFANIA” data in cui la Regione Emilia Romagna decise di far iniziare i saldi. Ora lo scenario e ben più grave.
“Ciò che temevamo” affermano i sindacati del commercio “si è realizzato in pieno: liberalizzazione totale degli orari di apertura con la possibilità di aprire tutte le 52 domeniche dell’anno e tutte le festività. Non c’è da meravigliarsi se un’ economia che non rispetta l’ambiente e la natura ora arrivi a non rispettare l’uomo, sacrificato da un organizzazione del lavoro, pensata, attuata e studiata in funzione della concorrenza e del massimo profitto.”

E’ un’idea capovolta della crisi: meno possibilità di spesa con l’aumento della povertà delle famiglie più negozi dove spendere e consumare .
“Il duplice effetto prodotto sarà quello di una perdita di posti di lavoro per la chiusura di migliaia di piccole imprese che non potranno reggere il peso della concorrenza e un aumento della precarietà, non solo nel commercio, ma in tutta la filiera.”
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto ai Comuni e alle associazioni datoriali un tavolo di confronto per mantenere le attuali regole sugli orari di apertura, sulle deroghe e contestualmente iniziare un confronto anche su come intendono affrontare la questione della liberalizzazione dei nuovi insediamenti commerciali.
Nel frattempo, hanno invitato tutte le lavoratrici e lavoratori ad inviare una e-mail agli amministratori del Comune in cui vivono, all’assessore Regionale al Commercio e al Presidente della Regione, chiedendo loro di esprimersi su questa liberalizzazione senza nascondersi all’ombra di un Governo Tecnico .
E in attesa di un segnale di vita dalle istituzioni e dalle Regione Emilia Romagna sarà valutata la possibilità di proclamare sciopero per tutte le Festività laiche e religiose del 2012: “per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori - fosse anche uno solo - di poter, in maniera “sobria” festeggiare da soli, con la propria famiglia o con chi più gli aggrada, dalla Festa della Liberazione al Santo Natale.”

22 dicembre 2011

Filcams Cgil, Natale al risparmio calano i consumi,
qual è l’utilità della liberalizzazione delle aperture e degli orari commerciali?

“La manovra Salva Italia del Governo Monti colpisce fortemente le lavoratrici e i lavoratori. Per il settore del commercio, c’è un’ulteriore aggravante: la totale liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali che tra l’altro non aiuta neppure a combattere il calo dei consumi” ad affermarlo è la Filcams, la categoria della Cgil che rappresenta e tutela le lavoratrici ed i lavoratori del Commercio.
Rimbalzano da ogni dove, i dati sulla contrazione dei consumi, soprattutto in questo periodo, e le previsioni non sono migliori.
Gli italiani cercano di risparmiare, anche sotto il periodo di Natale, magari aspettando i saldi per fare gli acquisti necessari.
Le associazioni dei consumatori stimano un contrazione dei consumi del 7%, dopo quella del 12% del 2010; mentre alcuni studi hanno evidenziato un calo delle vendite vicino al 10%, in particolar modo per le catene in franchising, del food e del non food.

“Non c’è nessun nesso tra l’andamento dei consumi e gli orari d’apertura dei punti vendita” afferma Maria Grazia Gabrielli segretario nazionale della Filcams Cgil “Il calo è dovuto dalla mancanza di disponibilità economica dei cittadini e si riduce la capacità di spesa.”
La quota di reddito destinata ad alcuni tipi di spesa, tra l’altro, continuerà a contrarsi, anche a causa degli interventi previsti nella manovra (aumento dell’Iva, aumento della Benzina).
Secondo le stime diffuse, infatti, le misure del decreto Salva Italia valgono a regime una stangata da 1.129 euro annui a famiglia, e gli italiani saranno costretti a rivedere le loro priorità.
L’esperienza di quei territori hanno deciso di concedere la possibilità di aprire gli esercizi commerciali per tutto l’anno, non si è tradotta in un incremento dell’occupazione.

“L’aumento delle aperture commerciali non produrrà nuovi posti di lavoro, ma solo il rischio di maggiore precarietà” prosegue Maria Grazia Gabrielli. “Quindi nessun impatto positivo sull’occupazione, ma sicuramente un peggioramento delle condizioni e degli orari di lavoro, con effetti pesanti per i dipendenti del settore: circa 1 milione e 600mila lavoratori, di cui l’80% donne.”

20 ottobre 2011

Cesena: il centro commerciale Montefiore aperto violando le regole

Il centro commerciale Montefiore ha deciso di aggiungere alle aperture domenicali previste dall’ordinanza per la programmazione delle aperture domenicali del 2011, altre due domeniche: il 23 ed il 30 di ottobre prossimi.
La direzione del centro già in passato aveva violato le regole e non rispettato le aperture.

“Una decisione oltre che illegittima sul piano legislativo” affermano i sindacati territoriali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, “totalmente inaccettabile, poiché una volta ancora la direzione del centro commerciale si mostra sprezzante nei confronti non solo di chi rappresenta i lavoratori, ma anche delle associazioni di categoria, dell’amministrazione comunale e del sindaco. Un comportamento che non può essere tollerato e non può passare inosservato.”
Le organizzazioni sindacali di settore, in questi anni si sono rese disponibili al confronto sulle aperture domenicali, per trovare soluzioni condivise nell’interesse generale, ma dall’altra parte continuano ad essere prese decisioni autonome, tra l’altro in violazione delle norme.

“Esigiamo chiarezza,” proseguono i sindacati “pretendiamo dalle associazioni dei commercianti, Confcommercio e Confesercenti, e dall’amministrazione comunale una posizione chiara ed inequivocabile. Chiederemo alle istituzioni competenti di intervenire, ed in risposta all’arroganza di scelte illegittime proclamiamo sciopero nelle domeniche 23 e 30 ottobre in tutte quelle strutture commerciali che decideranno di restare aperti violando l’ordinanza del sindaco e la Legge.”

9 agosto 2011

Modena: programmazione delle aperture domenicali a rotazione


“Potrebbe essere il primo caso in Italia di una programmazione delle aperture domenicali a rotazione che avviene senza un aggravio di lavoro per i dipendenti. Ecco perché noi non solo siamo favorevoli, ma stiamo lavorando affinchè si arrivi all`intesa definitiva». È il commento di Marzio Govoni segretario della Filcams Cgil di Modena, alla proposta dell’assessore alle attività economiche Graziano Pini che vuole garantire la possibilità di fare la spesa ogni domenica.

Ora c’è bisogno dell’accordo tra i colossi della grande distribuzione, la rotazione delle aperture domenicali, infatti, non deve creare condizioni che risultino eccessivamente favorevoli per qualcuno, rispetto ad altri.
L’appuntamento è per settembre, secondo Govoni “ci sono le condizioni per trovare un accordo che soddisfi tutti e che, per i lavoratori, non comporti l`aggravio di dover lavorare una domenica in più. L`effetto sarebbe di una maggiore libertà e del superamento di dibattiti ideologici su aperture sì oppure no che abbiamo registrato in altre province, non lontane da noi. Noi su questo fronte siamo molto attivi lavoriamo per l`intesa, non vogliamo però alcuna modifica rispetto alle altre regole consolidate a Modena”.

17 giugno 2011

Bolzano: la festa non si vende

Si terrà oggi 17 giugno a Bolzano, una tappa dell’iniziativa della Filcams Cgil contro la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio.
La Filcams/LHFD e la Cgil/AGB provinciale organizzano, presso la sala congressi di Castel Mareccio, una tavola rotonda incentrata sul lavoro domenicale e festivo nel commercio, quali ripercussioni sulla famiglia, nel settore e sul tessuto sociale.
Il dibattito avrà inizio alle 11,30; ed oltre agli esponenti locali istituzionali e datoriali, parteciperanno, il segretario generale della Filcams Nazionale, Franco Martini; il segretario generale della Filcams/LHFD provinciale, Maurizio Surian e il segretario generale della Cgil/AGB provinciale Lorenzo Sola.
Per la serata è stato organizzata un’iniziativa musicale gratuita presso i Prati del Talvera.

2 maggio 2011

Negozi aperti il primo maggio, i lavoratori scioperano

Prima Firenze, poi la Toscana e infine Milano. Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno dichiarato guerra alle amministrazioni comunali che hanno permesso agli esercizi commerciali di rimanere aperti durante la festa dei lavoratori.
Il primo maggio a Firenze una manifestazione organizzata dalle tre sigle sindacali ha visto la partecipazione di circa 2500 persone, con adesione allo sciopero di circa l’80%.
A Milano, sono andati al lavoro in pochi, e nel punto vendita di Zara di Corso Buenos Aires su 50 dipendenti si sono resi disponibili in 4 e il negozio è rimasto chiuso.
A Treviso alcune commesse del punto vendita di Coin hanno scioperato contro la decisione della direzione di tenere aperto il giorno del primo maggio; al lavoro solo personale con contratto a tempo determinato.
A Roma un centinaio di manifestanti precari hanno manifestato contro i negozi aperti nel giorno della festa dei lavoratori, bloccando le attività dei negozi di Zara, Rinascente, Tezenis e Walt Disney di via del corso in solidarietà con le commesse
Anche a Milano un gruppo di ragazzi “devoti a San precario” è entrato in un punto vendita di Simply parlando ai clienti e distribuendo una lettera di solidarietà ai lavoratori, costretti a rinunciare ad un giorno di festa.

29 aprile 2011

La Festa non si vende, conclusa la prima fase, le proposte della Filcams

Si è appena conclusa l’iniziativa a Firenze ultima tappa della compagna La festa non si vende, l’iniziativa lanciata dalla Filcams Cgil per combattere la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e festive nel commercio.

Presso il FirenzeFiera Palazzo degli Affari, Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil, ha aperto la giornata con il suo intervento: “Con l’iniziativa di stamani concludiamo la prima fase della campagna nazionale.
“Una campagna” afferma il segretario “che non è contro il lavoro domenicale (ed anche quello festivo, in alcuni casi). Noi siamo contro la liberalizzazione delle aperture, siamo contro l’annullamento di ogni regola, siamo contro il modello h24 x 365, modello a cui si ispirano coloro che chiedono per il commercio piena libertà di aprire in ogni dove.”

La campagna della Filcams Cgil è una iniziativa che intende accendere i riflettori sul tema dei modelli di consumo e del settore distributivo: “Vi è un intreccio stretto tra modello di consumo, modello distributivo e modello lavorativo” ha spiegato Martini “Non è possibile difendere la qualità del lavoro e i diritti sul lavoro, senza fare un discorso anche sul modello distributivo e, a sua volta, sul modello di consumo.”

Un dibattito acceso ed interezzante che ha visto la partecipazione di Enrico ROSSI, Presidente Regione Toscana; Antonio PANZERI, Parlamentare europeo PD; Maria MALTONI, Assessore del Comune di Forlì; Giovanni COBOLLI GIGLI, Presidente Nazionale Federdistribuzione; Stefano BASSI, Presidente Lega Coop Toscana; Marco VENTURI, Presidente Nazionale Confesercenti Massimo Vivoli Vice-Presidente Confesercenti; Rosario TREFILETTI, Presidente Nazionale Federconsumatori; Vincenzo STRIANO, Presidente Regionale Arci; Stefano BARTOLINI,Docente Economia Politica.
Il dibattito, moderato dal direttore di Rassegna Sindacale Paolo Serventi Longhi, è stato intervallato dalle splendide e pungenti vignette di Sergio Staino.
Prima delle conclusioni di Susanna CAMUSSO, segretario generale della Cgil, c’è stato un breve intervento di Adriano Sofri.

“La seconda fase della nostra campagna partirà proprio da qui” ha concluso Martini “dall’obiettivo di rileggere l’intera normativa ed aggiornarla. La Bersani ha più di 10 anni ed è ridotta ad un colabrodo dalla derogabilità esercitata dai comuni. Riteniamo che dentro un quadro nazionale aggiornato, le regioni debbano legiferare, per offrire un sistema che assuma il vincolo della concertazione, il vincolo dell’indisponibilità di alcune feste religiose e civili, che rilanci la programmazione del settore commerciale, con regole e criteri omogenei.”

28 aprile 2011

Primo maggio negozi aperti e lavoratori in sciopero

Prima Firenze, poi tutta la Toscana, ed infine anche Milano, le amministrazioni comunali hanno deciso di offrire la possibilità ai negozianti di rimanere aperti e le organizzazioni sindacali hanno indetto lo sciopero della lavoratrici e dei lavoratori.
A Firenze, la decisione del sindaco Matteo Renzi ha scatenato un’ ampia polemica anche con il segretario della Cgil Susanna Camusso. A Milano i negozi potranno restare aperti. L’assessore alle Attività produttive del Comune, Giovanni Terzi, ha firmato la richiesta di deroga all’obbligo di chiusura. Pronti allo sciopero se il comune non farà un passo indietro, i sindacati perché "dobbiamo difendere i lavoratori, sempre e soprattutto il primo maggio – ha affermato Graziella Carnieri della Filcams Cgil di Milano -, quella di tenere aperti i negozi è una decisione che è stata presa senza neppure consultarci.”
I negozi rimarranno aperti anche a Roma, vista la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, a
Torino dove i commercianti che lo vorranno potranno tenere aperti i negozi come deciso da una delibera comunale nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni e Genova dove l’apertura degli esercizi pubblici è facoltativa.

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27 aprile 2011

La festa non si vende – 29 Aprile l’iniziativa finale

Il 29 aprile si terrà a Firenze l’ultima tappa de “La festa non si vende” la campagna della Filcams Cgil per combattere la totale liberalizzazione delle aperture domenicali e sensibilizzare le istituzioni, i consumatori e tutte le parti coinvolte per arrivare ad una regolamentazione e programmazione degli orari commerciali nei giorni di festa.
La campagna itinerante lanciata a dicembre 2010 con un spot diffuso tramite internet, da metà febbraio ha toccato diverse città d’Italia: Roma, Ferrara, Civitanova Marche, Bari, Padova, Napoli, Cuneo e Palermo.
“Sono stati momenti di confronto importanti durante i quali sono state coinvolte le diverse istituzioni e le controparti datoriali locali” racconta la Filcams Cgil. “Sono state raccolte idee e contributi interessati, ed è ancor più certo che il problema accomuna tante città, da Triste a Palermo, da Cuneo a Bari”.
La campagna della Filcams non è contro le aperture domenicali e festive, come più volte è stato equivocato, ma rivendica la definizione un calendario che non possa essere continuamente messo in discussione dal singolo comune.
Venerdì 29 aprile a Firenze, l’evento finale. Alle 9.30, presso il FirenzeFiera Palazzo degli Affari, Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil, darà il via al confronto che sarà moderato dal direttore di Rassegna Sindacale, Paolo Serventi Longhi.
Tra i partecipanti Enrico ROSSI, Presidente Regione Toscana; Antonio PANZERI, Parlamentare europeo PD; Maria MALTONI, Assessore del Comune di Forlì; Giovanni COBOLLI GIGLI, Presidente Nazionale Federdistribuzione; Stefano BASSI, Presidente Lega Coop Toscana; Marco VENTURI, Presidente Nazionale Confesercenti; Rosario TREFILETTI, Presidente Nazionale Federconsumatori; Vincenzo STRIANO, Presidente Regionale Arci; Stefano BARTOLINI,Docente Economia Politica.
Conclude Susanna CAMUSSO segretario generale della Cgil.
Partecipa Sergio Staino.

Firenze 29 Aprile – L’invito
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21 aprile 2011

LA FESTA NON SI VENDE
La Filcams Cgil contraria alle aperture degli esercizi commerciali
per le giornate del 25 aprile e 1 maggio

In vista delle festività del 25 aprile, che quest’anno coincide con il giorno di Pasquetta, e del 1 maggio, si moltiplicano i casi in cui le amministrazioni comunali e regionali concedono ai centri commerciali e alla grande distribuzione organizzata la possibilità di restare aperti.
Firenze, Palermo, Lucca, Siena, Roma (il 1 maggio vista la beatificazione di Giovanni Paolo II il sindaco ha concesso la possibilità di restare aperti) le festività non vengono più rispettate, e a subirne le conseguenze le lavoratrici ed i lavoratori del settore.
Siamo sicuri che la formula del “sempre aperti” aumenti l’occupazione e aiuti a risolvere la crisi economica del paese?
Secondo la Filcams Cgil “le continue deroghe alle aperture commerciali non aiutano l’economia, ma contribuiscono a creare lavoro precario e ledono il diritto al riposo delle lavoratrici e dei lavoratori del settore”.
“Per affrontare la crisi è necessario ridefinire un nuovo modello di consumo, che non significa concedere improvvise deroghe e sostituire i lavoratori stabili con i lavoratori precari o interinali.”

La concessione delle aperture nel settore del commercio nei giorni del 25 aprile e del Primo maggio, tra l’altro, mettono in discussione due importanti festività, così come mettono in discussine una giornata di riposo sociale per i dipendenti del settore.
“Il giorno di riposo dal lavoro è indispensabile” afferma Franco Martini segretario generale della Filcams Cgil Nazionale “così come indispensabile è che la giornata di riposo possa coincidere con le domeniche o le festività, per dare la possibilità ai lavoratori di mantenere una propria vita sociale.”

“Non siamo contro le aperture domenicali e festive” conclude Martini “ma chiediamo che venga stabilito un calendario che non possa essere continuamente messo in discussione dal singolo comune. Il nuovo modello di consumo, indispensabile per uscire dalla crisi, deve tener conto delle esigenze del mercato, ma nel rispetto della condizione delle lavoratrici e dei lavoratori.”

La Filcams Cgil, proprio negli ultimi mesi, ha lanciato una campagna la regolamentazione delle aperture domenicali e festive nel commercio che avrà la sua giornata conclusiva a Firenze il 29 aprile prossimo. A partire dalle ore 9.30 presso il centro congressi FirenzeFiera diversi esponenti istituzionali si incontreranno per un confronto sul tema. Tra i partecipanti: Enrico ROSSI, Presidente Regione Toscana, Giovanni COBOLLI GIGLI, Presidente Nazionale Federdistribuzione e Susanna CAMUSSO Segretario Generale Cgil.

La festa è per tutti, regoliamo le aperture domenicali e festive.

18 Aprile 2011

La Festa non si vende, sbarca in Sicilia per la penultima tappa

La Festa non si vende, sbarca in Sicilia per la penultima tappa.
Già nei giorni scorsi la Filcams di Palermo ha organizzato la distribuzione di un volantino e di alcuni gadgets ai consumatori lungo due vie dello shopping cittadino via Ruggero Settimo e presso l’Ipercoop, mentre questa mattina, 18 aprile, ci sarà l’incontro – dibattito organizzato presso l’Aula Consiliare.
La relazione sarà di Adele Cinà segretario Gen.le Filcams Cgil Palermo; interverranno il segretario della Cgil Maurizio Calà, Pino Apprendi Commissioni Attività Produttive, Felice Bruscia Asse.re comunale, Lillo Vizzini Federconsumatori, Filippo Parrino della Legacoop Giovanni Felice di Confesercenti. I lavori saranno conclusi dal Segretario Nazionale della Filcams Franco Martini. Presiederà i lavori Monica Genovese Segr. Reg.le Filcams.
“Siamo per una regolamentazione delle aperture domenicali e festive” dichiara Adele Cinà Segretario Generale Filcams Palermo “perché difendiamo le ragioni dei lavoratori, in maggioranza donne, impegnate a conciliare tempo di lavoro e di cura già durante tutta la settimana. Allo stato attuale, tenendo conto del nuovo contratto, che la Filcams come è noto non ha sottoscritto, le lavoratrici sono obbligate a 28 domeniche su 52; sul versante legislativo invece ricordiamo che la competenza è regionale e che allo stato attuale tutte le città riconosciute come d’arte o a vocazione turistica non hanno alcun vincolo: praticamente tutta la Sicilia”.

Il Ddl. 604 dell’agosto 2010, che dovrebbe intervenire sulle aperture e chiusure degli esercizi commerciali è stato oggetto di innumerevoli veti incrociati tanto che è stato ritirato e ritornerà in Commissione Attività Produttive. Il decreto propone 32 chiusure tra domeniche e festivi oltre ad alcune feste intoccabili ed abolisce le aperture per le città d’arte.
“Se il decreto venisse approvato così” afferma Cinà “sarebbe una proposta soddisfacente. Noi proponiamo, come accade in altre regioni, che si faccia un accordo che preveda un tetto massimo di 20 domeniche per lavoratore.
Non condividiamo” conclude “un modello di consumo in cui il tempo di non lavoro delle persone viene incanalato in tempo di consumo, laddove, tra l’altro in tempi di crisi, si acquista davvero poco.”