Category Archives: COMUNICATI

appaltiscuole_17mag18_480x226

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti: «Il Miur convochi il tavolo previsto dalle intese governative, urgente assicurare stabilita’ occupazionale e del reddito».

Rimane alto il pressing dei sindacati nella vertenza dei 16mila addetti ex Lsu e dei cosiddetti Appalti Storici addetti ai servizi di pulizia, ausiliariato e decoro nelle scuole italiane che prenderanno parte il 19 novembre a Roma alla manifestazione promossa da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti davanti la sede del ministero dell’Istruzione in Piazza Bernardino da Feltre.

Le tre sigle sindacali, dopo una valutazione necessaria sugli elementi di criticità sollevati dalla Commissione di Garanzia, hanno ritenuto opportuno sospendere temporaneamente lo sciopero già indetto, per riprogrammarlo alla luce dell’esito della manifestazione del 19 novembre 2018.

L’iniziativa sindacale è stata indetta per la mancata convocazione del tavolo politico previsto dalle intese governative e sul quale il ministero dell’Istruzione aveva confermato la disponibilità in occasione della manifestazione nazionale promossa dai sindacati a Roma lo scorso 11 settembre. Il dicastero si era impegnato ad avviare entro tre settimane un confronto specifico finalizzato ad individuare le soluzioni da adottare per la stabilizzazione dei 16mila lavoratori coinvolti, tra cui l’ipotesi della internalizzazione del servizio annunciata da esponenti del Governo ed oggetto della risoluzione approvata nelle scorse settimane in Commissione Cultura impegnando l’Esecutivo a stabilizzare i suddetti lavoratori precari che hanno prestato servizio nel settore.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti ritengono non più rinviabile l’incontro con la compagine governativa per avviare il confronto sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, con la previsione di risposte certe per tutti i 16mila addetti che da oltre 20 anni vivono in uno stato di precarietà e in molti casi sottoposti al ritardo o al mancato pagamento dei salari già ai limiti della sostenibilità. Le organizzazioni sindacali auspicano che «l’annunciato processo di internalizzazione sia effettivamente attivato, ma dovrà inderogabilmente coinvolgere tutti i 16mila addetti, non uno di meno». «Se non giungeranno risposte soddisfacenti a seguito della manifestazione del prossimo 19 novembre – concludono le tre sigle – verranno messe in campo nuove e più importanti iniziative per ottenere le risposte dovute alle lavoratrici e ai lavoratori che all’oggi hanno solo una certezza: a giugno 2019 termineranno i contratti di appalto».

foodora

La recente notizia della imminente acquisizione di Foodora da parte di Glovo ha comportato per ora solo l’annuncio, da parte della multinazionale spagnola del food delivery, che i 2000 ciclofattorini attualmente in forza all’azienda tedesca non saranno confermati.

Il tavolo promosso dal Ministro Di Maio naviga in acque agitate con le imprese incapaci di fare sintesi fra le loro divergenti impostazioni  e il dicastero che pare voler ascoltare le proposte di tutti ( a partire da quelle dei riders) senza in realtà fornire risposte esaurienti a nessuno dei suoi interlocutori.

Grandi appaiono la confusione e l’incertezza per un settore figlio della rivoluzione digitale e cresciuto vorticosamente negli ultimi anni  attingendo a piene mani dalla precarizzazione del nostro mercato del lavoro.

” È ora di fare chiarezza, per questo assieme a Fisascat e Uiltucs abbiamo chiesto a Foodora di raccontarci su che basi anche giuridiche si sta perfezionando la cessione a Glovo.” dichiara Cristian Sesena segretario nazionale della Filcams Cgil, che prosegue:” il nostro obbiettivo è comprendere se tutto sta avvenendo correttamente perché all’oggi mancano le comunicazioni ufficiali. Vogliamo fare tutto quanto è in nostro potere per salvaguardare l’occupazione (diretta e non) potenzialmente interessata da questa operazione societaria.”

Non pervenuta, fino ad oggi, su questa delicata partita, una posizione netta del Ministero del Lavoro.

“È paradossale ” conclude Sesena “che da un lato si sbandieri in ogni dove la ferma intenzione di offrire garanzie e tutele ai riders e dall’altro si faccia finta di non capire che prima di tutto bisogna garantire il posto di lavoro a questi lavoratori che sono in procinto di perderlo. Il Ministero non può esimersi dall’intervenire.”

terme tolentino

Si è conclusa il 14 novembre, dopo un proficuo periodo di confronto, la trattativa che vede il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale 2018-2021 del settore termale – Terme Santa Lucia di Tolentino, in provincia di Macerata. Un accordo importante per le migliorie apportate in termini di copertura retributiva della malattia, il prolungamento del congedo parentale e per le vittime di violenza.

Un rinnovo importante, che supera le divergenze che hanno portato la Filcams a non sottoscrivere il rinnovo del contratto nazionale del 2018, e dà un segnale a tutto il settore.

L’intesa individua soluzioni innovative per dare risposte ai lavoratori stagionali penalizzati dalla riduzione della NASPI e ai lavoratori che necessità di periodi di congedo non retribuito, con particolare attenzione alle vittime di violenza di genere.

Il rinnovo acquista particolare rilevanza anche per il contesto nel quale è maturato, ovvero nell’ambito di un comune compreso nel cratere del terremoto del 2016.  Lo stabilimento termale ha subito danni e ha dovuto ricorrere a spese straordinarie, ma questo non ha impedito di continuare sviluppare la contrattazione di secondo livello con soddisfazione di tutte le parti.

“Una giornata significativa” commenta la Filcams di Macerata.”che ha visto siglare un accordo sindacale dove sono stati tradotti, con una grande consapevolezza e sensibilità delle organizzazioni sindacali e della parte datoriale, i bisogni dei dipendenti in un territorio colpito dal sisma e che non è esente da fenomeni come la violenza sulle donne e il disagio giovanile.”

Il contratto sottoscritto dalla Filcams Cgil di Macerata e dalla Fisascat Cisl Marche migliora le condizioni previste nel contratto nazionale, rinnovato a gennaio 2018, rispetto alla copertura retributiva della malattia, estende di sei mesi la durata del congedo per le vittime di violenza e prolunga di ulteriori tre mesi la durata del congedo parentale, usufruibile fino al 18mo anno di età dei figli.

Le parti, all’interno del contratto integrativo, hanno sottoscritto un accordo di produttività annuale dove è prevista la possibilità di aderire al welfare aziendale e la costituzione di un fondo di solidarietà che verrà utilizzato a sostegno di situazioni di disagio e difficoltà.

L’integrativo riconosce infine una maggiore tutela delle lavoratrici stagionali penalizzate dalla modifica normativa della Naspi.

La Filcams Cgil di Macerata e la Fisascat Cisl Marche esprimono grande soddisfazione per l’accordo raggiunto, che dimostra come anche nei momenti di crisi si possano raggiungere intese che con spirito costruttivo e di confronto portano ad un miglioramento delle condizioni lavorative e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Al tavolo della trattativa erano seduti Graziano Natali per l’ASSM di Tolentino (MC),  per le rappresentanze sindacali c’erano Michela Verdecchia e Angelica Bravi (Filcams Cgil Macerata) e Marco Squartini (Fisascat Cisl Marche), le RSA infine, erano rappresentate da Raffaela Cuccurugnani e Gessica Orizi.

appalti_big

La vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori occupati nei servizi di pulizia e di decoro degli istituti Scolastici Statali del Lotto 5 della c.d. convenzione Consip Scuole vede con la sentenza del Tar Lazio Sezione di Latina del 08.11.2018 un primo positivo risultato.

Dal 2014 con l’assegnazione dell’appalto del Lotto 5 all’Ati Ma. Ca.-Servizi Generali-Smeraldo è iniziato un lungo calvario fatto di soprusi nei confronti dei circa 1000 addetti che ha trovato il suo culmine con il mancato pagamento degli stipendi da luglio 2017 a tutt’oggi, nonostante quotidianamente le lavoratrici e i lavoratori abbiano garantito e svolto il servizio alle scuole.

Dopo le ripetute segnalazioni e le continue denunce da parte di Filcams Cgil verso il MIUR – che le ha raccolte e sostenute – a novembre 2017 Consip ha revocato la convenzione all’Ati a cui sono seguiti i mancati rinnovi dei contratti attuativi da parte delle scuole.

Dall’intervenuta revoca Ma. Ca. Srl ha intentato una battaglia fatta di ricorsi e “carte bollate” per continuare ad operare nell’appalto e, avvalendosi dei lunghi tempi burocratici, ha tenuto sotto scacco le lavoratrici, i lavoratori e il MIUR.

Appalti pulizie Scuole: l’intervento del sindacato

Data la gravità della situazione venutasi a determinare, l’intera organizzazione sindacale si è mobilitata ad ogni livello – Filcams Cgil Roma Lazio, Filcams Cgil Nazionale e Cgil Roma Lazio – promuovendo molteplici manifestazioni, scioperi, presidi, denunce e ricorsi a tutti i livelli istituzionali preposti.
In data 8 novembre scorso il Tar Lazio sezione di Latina ha respinto integralmente il ricorso presentato da Ma. Ca. srl.
È da segnalare un importante precedente in quanto il giudice ha ammesso la costituzione della Filcams Cgil Roma Lazio come soggetto portatore di interessi. La categoria infatti si è opposta alla prosecuzione dell’appalto in capo a Ma. Ca. in quanto avrebbe comportato un peggioramento delle condizioni lavorative.

Il Tar Lazio sezione di Latina ha confermato quanto sostenuto dalla Filcams Cgil in ordine all’allarme sociale prodotto dai comportamenti di Ma. Ca. nella gestione dell’appalto e che per i lavoratori non vi era nessuna compromissione nel caso di affidamento ad altra azienda – come sostenuto dalla stessa società – in quanto il giudice ha confermato che con l’applicazione dell’art. 4 del Contratto Nazionale del settore servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi è garantito il diritto alla continuità occupazionale.

Inoltre, il Tribunale ha confermato la correttezza e la fondatezza delle indicazioni fornite dal MIUR – su insistenza della Filcams – alle scuole di procedere con la temporanea assegnazione diretta dell’appalto di servizi di pulizia nelle more della predisposizione della gara-ponte per il lotto 5, resasi necessaria a seguito della revoca della c. d. convenzione Consip Scuole nei confronti dell’Ati Ma. Ca.-Servizi Generali-Smeraldo.

Il Tar Lazio sezione Latina ha altresì affermato che la società Ma. Ca. deve essere esclusa dalle prossime assegnazioni dell’appalto per l’applicazione dell’obbligo di rotazione tra i fornitori, così come definito dal Nuovo Codice degli Appalti.

Altra importante affermazione che esce dalla sentenza è il riconoscimento del pieno diritto dei singoli istituti scolastici di procedere con la risoluzione dei contratti attuativi alla naturale scadenza anche a seguito dell’intervenuta revoca della convenzione Consip da cui traevano origine.

Questo è un primo positivo pronunciamento a tutela dei lavoratori che premia gli sforzi della Filcams e della Cgil, nonché la tenacia dei lavoratori che da subito hanno segnalato le gravissime irregolarità presenti nella gestione dell’appalto da parte dell’Ati Ma. Ca.-Servizi Generali-Smeraldo,  stimolando il MIUR ad intervenire per ristabilire la legalità e fa ben sperare per il proseguo della vertenza e del contenzioso.

Filcams e Cgil ritengono che, di fronte a tale pronunciamento, il MIUR non possa che procedere con l’assegnazione della gara-ponte per il Lotto 5.

 

SONY DSC

È di nuovo sciopero per le lavoratrici e i lavoratori degli Appalti delle Scuole – ex Lsu e dei cosiddetti Appalti Storici addetti degli appalti di pulizia, ausiliariato e decoro nelle scuole italiane.

Il mancato pagamento degli stipendi da parte delle imprese e il non rispetto degli impegni assunti dal Miur hanno portato le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cil e Uiltrasporti a proclamare lo sciopero e la manifestazione davanti al Ministero dell’Istruzione a Roma per il prossimo 19 novembre.
Dall’11 settembre scorso, i lavoratori sono in attesa della convocazione di un tavolo di confronto promesso dai dirigenti del Miur, proprio in occasione dell’ultima manifestazione. A nulla sono valse le richieste da parte sindacale: attualmente ancora non sono pervenuti riscontri in merito.

Nella lettera unitaria inviata dalle organizzazioni sindacali a tutte le parti coinvolte, viene ribadito “lo stato di gravità della situazione attuale, che vede gran parte delle aziende oggi impegnate nella convenzione Consip Scuole, non pagare od essere in costante ritardo nell’erogazione degli stipendi”.

“Il limite è colmo” afferma la segretaria nazionale della Filcams Cgil Elisa Camellini, “i lavoratori sono esasperati e la promessa di internalizzazione del servizio che giornalmente viene smentita dal governo sta aggravando la situazione di incertezza che ormai da anni si protrae”.

“Lunedì saremo nuovamente davanti al Miur con i lavoratori provenienti da tutta Italia. Siamo stanchi delle promesse, vogliamo delle risposte e degli interventi concreti che possano finalmente regolamentare un settore importante per la scuola e dare finalmente stabilità occupazionale e garanzia del reddito ai lavoratori”.

gioco pulito

Il 16 novembre prenderà il via la mobilitazione nazionale dei 150mila lavoratori del settore del gioco legale. #VogliamoUnGiocoPulito l’hashtag della protesta indetta congiuntamente dalle federazioni nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs contro la stretta normativa introdotta dagli Enti Locali e dal Governo. La mobilitazione nazionale segue le manifestazioni regionali promosse in Piemonte e in Puglia nelle scorse settimane.

Sotto i riflettori dei sindacati i provvedimenti legislativi adottati da alcune amministrazioni regionali e comunali, come il distanziometro e la riduzione degli orari di apertura, e le nuove misure introdotte con la recente manovra finanziaria, che, stigmatizzano le tre sigle, «rischiano solo di produrre nuove elusioni» e che «stanno già avendo effetti negativi sull’occupazione nella filiera del gioco legale in assenza di un confronto con le Parti Sociali».

Nelle scorse settimane Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno sollecitato il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ad attivare un tavolo istituzionale sulla crisi del settore «finalizzato ad analizzare e misurare gli effetti dei provvedimenti sul gioco legale e ad individuare soluzioni volte alla salvaguardia occupazionale e alla tutela dei lavoratori» si legge nella missiva congiunta. Le tre sigle, prosegue la nota, «condividono la necessità di intervenire sul settore per rendere compatibili le occasioni di gioco con la sostenibilità sociale, contrastare gli abusi e combattere l’illegalità e le attività illecite, a volte controllate dalla criminalità, guardando con preoccupazione il diffondersi di fenomeni difficilmente controllabili come il gioco on line».

Per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs inoltre «mancano risposte concrete alle forme di dipendenza al gioco, in quanto le strutture sanitarie sono ancora largamente impreparate ad affrontare il fenomeno che, con la sola soppressione dei luoghi di gioco legale, oltre a creare seri problemi di tenuta occupazionale, rischia di essere consegnato completamente a dinamiche illegali». Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs stigmatizzano infine l’assenza di un intervento da parte della Conferenza Unificata «utile a rendere omogeneo il quadro normativo».

 

FIlcamsCollettiva_big

Si chiude un’altra settimana di congressi della Filcams Cgil. Dopo i territori, in questi giorni si stanno svolgendo i congressi regionali: Abruzzo/Molise, Calabria, Sardegna, Veneto, Piemonte, Campania e Lazio.

Terziario, Turismo e Servizi, la più grande categoria della Cgil per numero di attivi a questo importante appuntamento vuole dare u unico messaggio condiviso: la Filcams è COLLETTIVA.

Il congresso è democrazia e partecipazione; è un momento di confronto importante per la Cgil, durante il quale si fa un bilancio sul passato e si pongono le basi per gli obiettivi per una strategia futura.

#FilcamsCollettiva

La pagina dedicata al Congresso Filcams 2018


La galleria fotografica completa dei Congressi Territoriali e Regionali

LafestaNonSiVende_1Novembre_big

Si è tenuta il 24 ottobre l’audizione in Commissione Attività produttive della Camera per la presentazione del documento unitario Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Cgil, Cisl e Uil sul tema delle aperture domenicali e festive nel commercio.
“Un divieto senza deroghe alle aperture domenicali e festive, la previsione di 12 festività nazionali (civili e religiose) senza deroghe in cui non è prevista l’apertura e un massimo di 12 apertura domenicali in un anno legale, lasciando alle regioni la possibilità – previo accordo e consultazione con le parti sociali – di declinare l’apertura di queste 12 domeniche all’interno dell’anno legale”. È questa la posizione della Filcams che insieme alle altre organizzazioni sindacali è profondamente convinta che le liberalizzazioni degli orari e delle aperture nel commercio non hanno prodotto risultati positivi, ma solo il peggioramento delle condizioni di vita e lavoro dei dipendenti del settore.
Come riportato nel documento sindacale unitario “un deciso cambio di passo in tema di aperture selvagge nelle giornate domenicali e festive è un obiettivo alla portata del Paese. Il confronto con gli altri Stati europei dimostra che una regolamentazione seria e meno permissiva sulle aperture commerciali non necessariamente implichi crisi dei consumi e maggiore disoccupazione”.

CassaColf_big

Il 23 ottobre presso la sala della protomoteca in Campidoglio si è tenuto il convegno promosso dalla Cassa di Assistenza Sanitaria Integrativa per colf e badanti con l’obiettivo di riportare l’attenzione sul settore del lavoro domestico, sulle sue criticità e le possibili soluzioni.

La Cassa Colf (Cassa Assistenza Sanitaria Colf) è uno strumento previsto dal Contratto Collettivo Nazionale del lavoro domestico. I sottoscrittori del Contratto Nazionale, per le parti sindacali FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS e FEDERCOLF e per le Associazioni datoriali DOMINA e FIDALDO, hanno costituito Cassa Colf  allo scopo di  fornire prestazioni socio-sanitarie assistenziali ed assicurative, integrative rispetto a quelle garantite dal Servizio Sanitario Nazionale.

Il settore del lavoro domestico purtroppo è caratterizzato da una forte presenza di lavoro nero o irregolare, che determina non solo la privazione delle tutele sociali, ma anche di quelle previste dalla contrattazione collettiva, per le lavoratrici/tori addetti.

Il convegno, che segue altre 9 iniziative organizzate nel 2018 in diverse città d’Italia , ha l’obiettivo di pubblicizzare  le prestazioni  garantite da Cassa Colf, dalle quali rimangono esclusi non solo tutte le lavoratrici e lavoratori assunti irregolarmente, ma anche i tanti regolarmente iscritti all’Inps, che non versano il contributo a Fondo Colf, o quelli che non sono a conoscenza delle prestazioni assicurate.

È quindi necessario coinvolgere tutti gli attori che a vario titolo operano nel settore, gli Istituti previdenziali Inps, Inail, Commercialisti, Consulenti del Lavoro, Centri di assistenza fiscale, parti sociali, cosi come datori lavoro e lavoratori, affinchè si facciano promotori di una campagna di legalità e di informazione.

Luciana Mastrocola, della Filcams Cgil, ha partecipato alla tavola rotonda sul tema “Sviluppo e prospettive di CassaColf e della bilateralità nella contrattazione” insieme a Davide Guarini, segretario generale Fisascat Cisl, Gabriele Fiorino Segretario Nazionale Uiltucs; Rita De Blasis, Segretario Nazionale della Federcolf, Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di Domina. Ha concluso la tavola rotonda Alfredo Savia, Vice Presidente di Fidaldo.

Filcams_UnicoopTirreno480x226

Si sono ritrovati nuovamente presso il Ministero dello Sviluppo economico, le organizzazioni sindacali e Unicoop Tirreno. L’impresa ha confermato che al momento non c’è più un interlocutore per la cessione degli otto punti vendita del sud del Lazio e ha proposto l’apertura del dialogo con le organizzazioni sindacali per individuare in tempi brevi una soluzione condivisa, ossia entro il 30 Novembre 2018.

Positiva la riposta della Filcams Cgil, che vede con favore la ripresa del dialogo e la sospensione delle cessioni, anche se il confronto sarà tutto da svolgere, considerando che gli obiettivi di recupero dei costi da parte della cooperativa restano immutati.

La cooperativa ha inoltre manifestato la necessità di affrontare anche la discussione su il Contratto Integrativo di tutto il gruppo, ma la Filcams CGIL non ritiene opportuno avviare contemporaneamente la discussione su questo tema, così come il Ministero, che ha espresso le sue perplessità.

Il prossimo incontro si terrà il 29 Ottobre 2018

Confcommercio_big

Il giorno 18 ottobre 2018 è stato sottoscritto, dall’ Istituto per il sostentamento del Clero e le Organizzazioni Sindacali Filcams Cgil e Fisascat Cisl, il rinnovo del Contratto nazionale del sostentamento del Clero che avrà durata fino al 31 dicembre 2019 ed è rivolto ai dipendenti degli istituti per il sostentamento del Clero.

Il Contratto Nazionale si caratterizza per un’impostazione di natura solidaristica e attenta alle questioni di natura sociale, tanto che tra gli elementi positivi del rinnovo ci sono: part time post maternità senza limiti percentuali e/o dimensionali della struttura lavorativa; ferie solidali; assistenza sanitaria estendibile anche a pensionati e loro famiglie; congedo post partum ad ore cumulabile con altri permessi previsti dalla legge e dal Contratto Nazionale di Lavoro.

Il trattamento economico ha previsto un aumento a regime al 3° livello di € 80,33, all’interno di una platea di lavoratori e lavoratrici il cui inquadramento si concentra nel 75% dei casi tra il 1° livello e il Quadro ed è stata inoltre riconosciuta l’erogazione di arretrati a copertura dal 1° gennaio 2017 ad oggi.

Nel rinnovo è stata implementata, inoltre, la parte relativa ai diritti e alle relazioni sindacali in un’ottica partecipativa, rinsaldando i buoni rapporti e la collaborazione a tutti i livelli.

RiaceBig

Sta assumendo contorni allarmanti, la politica anti migratoria del Ministro Salvini che ha ordinato la chiusura e lo smantellamento del “modello Riace”, il Comune calabrese simbolo dell’accoglienza, ed esperimento di integrazione fattiva per tanti migranti.

Riace un modello di accoglienza – immagine

Dopo l’arresto di Mimmo Lucano, sindaco della città, da una settimana agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, il Viminale ha revocato in toto il progetto per anomalie nella documentazione presentata dall’amministrazione locale e nel contempo ordinato il trasferimento in altre città dei cittadini migranti, seppur su base volontaria.

“Dobbiamo difendere e sostenere un modello di accoglienza e integrazione positivo in un territorio a rischio spopolamento, pur non nascondendo eventuali inadempienze” sono le parole di Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams Cgil Nazionale; “ma soprattutto dobbiamo difendere la nostra democrazia, i nostri valori e arginare, tutti insieme, questi continui attacchi e interventi mirati al restringimento delle libertà di tutti noi”.

“Il governo continua a seminare odio e razzismo, con provvedimenti sempre più aggressivi e pretestuosi, una comunicazione verbale populista e intollerante e costanti attacchi a tutto ciò che si caratterizza come “diverso”. Non possiamo più accettare e sottostare a questo tipo di narrazione soprattutto quando la stessa diviene iniziativa politica,” prosegue la segretaria “per questo difendiamo anche noi il modello Riace, un modello di integrazione positivo, e sosterremo tutte le forme di protesta democratiche e tutte le azioni messe in campo per arrestare questa deriva antidemocratica”.

filcams big

I lavoratori, riuniti in assemblea, hanno espresso parere favorevole all’accordo per il mantenimento dei posti di lavoro per il consorzio Triveneto Bassilichi siglato martedì 9 ottobre al Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico.

L’intesa prevede per i 176 lavoratori trasferiti nella nuova azienda Pay care, garanzie occupazionali per 36 mesi e il 100% di commesse assicurata dalla capo gruppo Nexi.

Un’intesa importante, che ha visto l’impegno e la collaborazione dei sindacati del commercio e dei metalmeccanici, insieme per la tutela dei diritti e dell’occupazione.

settore termale

È stato siglato il 10 ottobre scorso il primo contratto integrativo dm Drogerie Markt srl che sarà applicato a tutti i lavoratori con anzianità lavorativa di almeno 180 giorni e sarà valido fino al 31 ottobre 2021.

Programmazione mensile dell’orario di lavoro; diritto di assemblea in tutti i negozi; istituzione della Banca delle ore per i lavoratori full time; maggior attenzione alle tutele di genere, pari opportunità e conciliazione dei tempi di vita e lavoro e individuazione di un premio di risultato, sono gli elementi migliorativi introdotti dal contratto integrativo aziendale. Viene inoltre individuato un sistema di relazioni sindacali territoriali e nazionali atti ad evitare conflitti e utile alla partecipazione e alla crescita retributiva delle lavoratrici e dei lavoratori.

Filcams, Fisascat e Uiltucs danno un giudizio positivo all’intesa raggiunta che consente l’attivazione del lavoro sindacale all’interno dell’azienda e che potrà essere strumento di risoluzione per le problematiche che potranno insorgere e per le esigenze che verranno in futuro espresse dalle lavoratrici e dai lavoratori dm Drogerie Markt.

FilcamsC_big

È stato siglato martedì 9 ottobre al Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico, l’accordo per il mantenimento dei posti di lavoro per il consorzio Triveneto Bassilichi.

Nel trasferimento di 176 lavoratori nella nuova azienda Pay care, le organizzazioni sindacali coinvolte hanno ottenuto garanzie occupazionale per 36 mesi e il 100% di commesse assicurata dalla capo gruppo Nexi.

Un’intesa importante, che ha visto l’impegno e la collaborazione dei sindacati del commercio e dei metalmeccanici, insieme per la tutela dei diritti e dell’occupazione.

Il prossimo 15 ottobre si svolgerà il referendum dei lavoratori per l’approvazione definitiva dell’accordo.

ristorazione_big

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 3 comma 1 del decreto legislativo n 23/2015 sul contratto di lavoro a tutele crescenti che definisce in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustamente licenziato.  La previsione di una indennità “risarcitoria” crescente in ragione della sola anzianità di servizio è secondo la Consulta contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il diritto e la tutela del lavoro sanciti dagli articoli 4 e 35 della Costituzione. In parole povere uno dei cardini del cosiddetto Jobs Act è, secondo i giudici della Suprema Corte, incostituzionale.

La vertenza riguarda il licenziamento di una pasticcera che si era rivolta agli Uffici della CGIL di Roma Nord dopo essere stata allontanata dal posto di lavoro nel dicembre del 2015 per motivi economici.

Dopo l’impugnativa del licenziamento, l’azienda ha disertato le convocazioni formali, e i legali, Carlo De Marchis e Amos Andreoni, che assistevano la lavoratrice ne hanno chiesto la reintegra.

Il giudice ha fatto una ordinanza di sospensione che ha consentito così il ricorso alla Corte.

Il pronunciamento della Corte Costituzionale ha ritenuto fondato il ricorso sostenendo che la rigidità della quantificazione economica della indennità risarcitoria legata esclusivamente alla anzianità di servizio (introdotta dal Jobs Act) contrasta con il riconoscimento del diritto al lavoro, alla sua tutela, e alla promozione delle condizioni che rendano effettivo questo diritto previsti dall’articolo 4 e dall’articolo 35 della Carta Costituzionale.

La riforma voluta del Governo Renzi ha di fatto impedito al giudice di entrare nel merito di ogni singolo contenzioso legato al licenziamento del lavoratore, ivi compreso il comportamento delle parti. Il ruolo della magistratura viene ridotto ad un semplice assolvimento burocratico e privato della facoltà di effettuare valutazioni in base alla specificità di ogni singolo caso.

“Riteniamo questa sentenza di assoluta rilevanza perché conferma il giudizio negativo che come Filcams e come Cgil abbiamo fin da subito espresso rispetto ad una norma iniqua che pone il lavoratore alla mercè del datore di lavoro, impedendo anche alla magistratura di compiere appieno il suo compito di valutazione dei fatti.  Un primo passo verso la riassegnazione del valore di dignità e tutela del lavoro è stato compiuto. Questo passo si va ad aggiungere a quelli che tramite accordi collettivi hanno difeso l’articolo 18 e di cui la nostra categoria, a partire dal settore degli appalti e del turismo, si è resa protagonista in questi anni.” Dichiara Cristian Sesena Segretario Nazionale Responsabile del Mercato del Lavoro e del Settore Turismo Pubblici Esercizi.

 

 

filcams_big

Ennesimo incontro improduttivo quello tenutosi il 25 settembre a Roma con la direzione Simply SMA, alla presenza di una folta rappresentanza di lavoratrici e lavoratori del punto vendita di Teramo (in chiusura al 30 settembre) che hanno voluto portare al tavolo nazionale la loro drammatica  vicenda  divenuta purtroppo  emblematica di un deciso cambio di passo nelle relazioni industriali, da parte della multinazionale francese del retail.

Scarica il Volantino

L’azienda in apertura ha comunicato che a fine anno si registrerà una perdita di 110 milioni e che pertanto la rete vendita dovrà essere “razionalizzata”.

Ha specificato che le cessioni dei negozi romani di Mezzavia e Anagnina non sono state ancora perfezionate: all’oggi è in campo solo una dichiarazione di interesse all’acquisizione da parte di una impresa locale.

Per quanto riguarda l’Ipersimply di Teramo, ha manifestato disponibilità a valutare le richieste avanzante dalle organizzazioni sindacali, inclusa quella di un possibile ricorso alla cassa integrazione per chiusura , qualora il quadro normativo arrivi a consentirlo in tempi brevi.

Abbiamo chiesto all’azienda di avere il piano generale delle cessioni per cui sono in corso trattative e quello di ulteriori eventuali chiusure di modo da ottenere un insieme di riferimenti completo che ci consenta di governare l’annunciata “razionalizzazione”.  Questo esercizio di trasparenza servirebbe, tra l’altro,  anche a stroncare il proliferare di voci incontrollate, spesso fomentate da esponenti dello stesso management, che continuano ad ingenerare ansia, preoccupazione e demotivazione fra gli addetti.
Sma ha risposto NO!

Abbiamo proposto di sottoscrivere una intesa che permetta di condividere strumenti a tutela della occupazione con l’obbiettivo di gestire gli effetti delle scelte aziendali e non, come sta accadendo anche oggi, di subirli solamente.
Sma ha risposto NO!

Abbiamo chiesto l’impegno affinché eventuali cessioni avvengano solo ad imprese che applichino il CCNL del Terziario Confcommercio del 30 marzo 2015.
Sma ha risposto NO!

L’azienda ha poi aggiunto di essere pronta a disdettare il contratto integrativo aziendale, il cui rinnovo dovrà per forza rispondere alle esigenze dettate dalla fase di profonda crisi in atto.
A tre nostre richieste di assoluto buon senso abbiamo ricevuto tre “NO” altrettanto insensati e la promessa di una disdetta della contrattazione in essere!

Per queste ragioni Filcams Fisascat e Uiltucs: riconfermano lo stato di agitazione con blocco delle ore di supplementare e straordinario; danno mandato alle strutture territoriali, alla RSU/RSA di convocare per la giornata di sabato 29 settembre due ore di assemblea in tutti i punti vendita per spiegare alle lavoratrici e ai lavoratori la gravità della posizione aziendale; proclamano un pacchetto di 8 ore di sciopero da articolare a livello territoriale.

Filcams_UnicoopTirreno480x226

Sarà sciopero il 26 settembre dei lavoratori di Unicoop Tirreno in concomitanza dell’incontro programmato al Ministero dello Sviluppo Economico tra i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e i vertici aziendali.
5mila dipendenti, 110 punti vendita in Toscana, Lazio, Umbria e Campania, Unicoop Tirreno ha annunciato la volontà di chiudere 8 punti vendita del Sud del Lazio (Pomezia, Fiuggi, Velletri, Aprilia, Genzano, Colleferro, Frosinone) nei quali sono occupati complessivamente circa 270 dipendenti. Ad aggravare la situazione: il superamento della contrattazione integrativa e del patto occupazionale siglato nel 2017 con l’ulteriore flessibilità dell’organizzazione del lavoro e le inevitabili ripercussioni sul taglio delle ore lavorate e delle retribuzioni. Inoltre, il piano industriale presentato, scarica sul lavoro e i lavoratori tutte le conseguenze delle difficoltà economiche della cooperativa: “Non condividiamo l’indirizzo assunto da Unicoop Tirreno che continua a stringere sul costo del lavoro alla ricerca di un risanamento aziendale che non potrà mai avvenire senza intervenire sulla complessità del sistema” è quanto afferma Alessio Di Labio della Filcams Cgil Nazionale. “La salvaguardia dell’occupazione e il rispetto del lavoro sono le nostre priorità” conclude Di Labio, e continueremo a batterci al fianco dei lavoratori fino a quando non otterremo risposte adeguate”.

contratto_big

Il testo dell’Accordo

Si rafforzano le relazioni sindacali per tutelare l’occupazione dei lavoratori H&M e si definiscono importanti misure in tema di organizzazione del lavoro, conciliazione dei tempi di vita e lavoro e welfare.

È stato siglato il 24 settembre il primo accordo integrativo aziendale H&M tra azienda e le organizzazioni sindacali del commercio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS che interessa complessivamente più di 5mila lavoratori in forza presso gli oltre 150 punti di vendita a marchio H&M , COS e & Other Stories presenti sul territorio nazionale in 17 regioni.

Finalmente una svolta positiva per i dipendenti della multinazionale svedese, una delle più grandi catene a livello globale tra quelle che hanno contribuito al consolidamento del modello di business del fast fashion, dopo la procedura di licenziamento collettivo avviata a livello nazionale nel maggio dello scorso anno e la chiusura di alcuni negozi.

L’intesa che prevede un rafforzamento delle relazioni sindacali finalizzato in primo luogo alla tutela occupazionale, definisce una serie di misure in tema di organizzazione del lavoro, di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e di welfare che rappresenta un primo ma importante avanzamento rispetto alle condizioni di lavoro dei dipendenti del Gruppo.

Tra i punti qualificanti dell’accordo: la gestione condivisa a livello decentrato dell’organizzazione del lavoro, nell’ambito di linee guida definite a livello nazionale, attraverso programmazione degli orari di lavoro e regolamentazione dei carichi di lavoro; condizioni di miglior favore in ordine a part-time post maternità; congedo per formazione; congedo per il lavoratore padre; aspettativa e anticipo TFR.

In considerazione di un impegno in tal senso tra le parti, sono state inoltre definite importanti ed ulteriori tutele in tema di violenza di genere.

“Dopo la parziale riorganizzazione avvenuta lo scorso anno da parte dell’azienda”, sostiene Jeff Nonato della FIlcams Cgil Nazionale, “la priorità che la Filcams si è posta, con la definizione del primo accordo integrativo aziendale H&M, è la tutela dell’occupazione, attraverso un rafforzamento delle relazioni tra sindacato ed azienda”.

“Nel contempo”, dichiara ancora Nonato, “si è disciplinata una serie di trattamenti di miglior favore in tema di organizzazione del lavoro, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e welfare che rappresenta un primo ma importante avanzamento rispetto alle condizioni di lavoro dei dipendenti H&M”.

Nei prossimi giorni è prevista la convocazione di assemblee nei punti di vendita per condividere con i lavoratori i termini ed i contenuti dell’intesa siglata.

sciopero unicoop tirreno

Si è protratto fino a tarda sera l’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico per la vertenza che riguarda l’ Ipercoop Avellino e i 133 esuberi dichiarati dalla cooperativa, 133 come i giorni di sciopero che compatti i lavoratori stanno portando avanti.

Finalmente la trattativa si è sbloccata e le organizzazioni sindacali hanno ottenuto una proposta avanzata da Coop congiuntamente al Gruppo AZ, che dovrebbe subentrare nella gestione del punto vendita in franchising, è coerente con il mandato ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori. La Filcams Cgil si dichiara ottimista ma prudente, secondo Alessio Di Labio “dall’incontro si esce con un ventaglio di strumenti che potrebbero risolvere le criticità occupazionali ma la proposta deve incontrare le disponibilità dei singoli lavoratori, la vertenza resta aperta fino a che non viene sottoscritto un accordo che non licenzia nessuno!”

Lunedì 24 è convocata ad Avellino l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori per verificare il mandato e arrivare all’accordo definitivo al prossimo incontro previsto il 5 Ottobre presso il MISE.

 

 

Pisa_turismo480x226

Sarebbe imminente, secondo quanto recentemente affermato dal Ministro agli Affari Regionali Erika Stefani nel corso di una interrogazione parlamentare, l’apertura di un tavolo tecnico guidato dal Ministro del Turismo Gian Marco Centinaio, sulla annosa questione dell’estensione della direttiva Bolkestein alle concessioni balneari e marittime.
Ancora non è chiaro se il tavolo tecnico sarà orientato al recepimento della direttiva, il cui ritardo ha già provocato una procedura di infrazione della UE, o al tentativo di escludere questo settore dalla sua sfera di applicazione.
“Se l’iter riparte noi vogliamo esserne parte attiva perché le lavoratrici e i lavoratori su cui ricadranno le scelte del Governo li rappresentiamo noi e non i balneari” dichiara il segretario nazionale della Filcams Cgil Cristian Sesena che continua:” non recepire la direttiva ci pare onestamente un’operazione impraticabile e potenzialmente gravida di conseguenze negative; diverso è ragionare con tutti gli attori coinvolti di come adeguarsi alla normativa europea tutelando imprese e lavoratori, ambiente e territorio, promuovendo trasparenza, salvaguardia e sostenibilità ambientale, nonché innovazione.”
La Filcams chiede che eventuali future iniziative legislative in materia prevedano esplicite garanzie per la continuità occupazionale, per il rispetto delle norme sulla salute e sicurezza degli operatori di settore e per l’applicazione dei contratti nazionali.
“Vogliamo portare la voce di chi lavora all’interno di questa delicata discussione. Le recenti vicende che hanno riguardato il territorio di Rimini in cui le associazioni dei balneari si sono rifiutate di prolungare, nonostante il protrarsi eccezionale della bella stagione, il servizio di salvataggio sulle spiagge, dimostra come il fattore lavoro rischi sempre di essere sacrificato sull’altare di piccoli tornaconti e interessi economici e con gravi rischi per i turisti”.

FilcamsC_big

Filcams Fisascat e Uitucs scrivono alla Regione e al Mise

Dopo il caso del Piemonte, che avevamo segnalato i primi giorni di agosto, anche in Puglia si fanno sentite le conseguenze sull’occupazione nel settore del gioco legale per effetto delle misure messe in campo dalle Regioni sul settore.
Sono 800 i punti vendita destinati alla chiusura secondo le prime stime, con una perdita di posti di lavoro molto consistente.
Le organizzazioni sindacali hanno scritto alla Regione Puglia per aprire un tavolo che affronti le conseguenze occupazionali della legge regionale, che entrerà in vigore a dicembre.
Per la Filcams è necessario che le misure di contrasto agli abusi del gioco siano realizzate tenendo conto della salvaguardia occupazionale e delle legalità.
Per questo la nostra organizzazione sindacale, insieme a Fisascat e Uiltucs, a chiesto l’attivazione di un tavolo al Ministero delle Sviluppo Economico, al quale chiediamo di esercitare un ruolo di regia a fronte dell’enorme crisi occupazionale che si sta venendo a creare.

vigilanzaprivata4maggio2018_big

Si è riunito a Roma il 14 settembre il Coordinamento unitario delle strutture e dei delegati di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dei Servizi di Vigilanza e di Sicurezza Sussidiaria ed Integrata forniti da privati per fare il punto sullo stato del negoziato per il rinnovo del Contratto Nazionale per i Dipendenti da Istituti ed Imprese della Vigilanza Privata e dei Servizi Fiduciari scaduto dal 31 dicembre 2015.
Vista la condotta negoziale delle controparti datoriali tesa unicamente a dilatare i tempi di una trattativa già lunga e tuttora lontana dal delineare la sua positiva conclusione; e la necessità di imprimere un’ulteriore svolta al negozio, in particolare dopo l’ottima riuscita dello sciopero del 4 maggio scorso, il coordinamento ha deciso di lanciare una campagna informativa finalizzata a far crescere il livello di condivisione sulla condizione dei lavoratori, sullo stato del negoziato e su quanto questo atteggiamento dilatatorio danneggia gli addetti del settore.

“La sopravvivenza del settore ed il suo consolidamento in termini di competitività non possono realizzarsi unicamente mortificando una categoria costituita, nella gran parte dei casi, da operatrici ed operatori che rischiano quotidianamente la propria vita per la sicurezza degli altri”. È quanto afferma in una nota il Coordinamento auspicando che le rivendicazioni contenute nella piattaforma unitaria a suo tempo presentata alle controparti negoziali ottengano adeguata risposta al fine di pervenire in tempi brevi all’accordo di rinnovo.

La campagna sarà diffusa su tutto il territorio nazionale, attraverso assemblee ed attivi dei delegati territoriali/regionali, anche coinvolgendo il Ministero dell’Interno, il Ministero del Lavoro e le Istituzioni locali. in assenza di avanzamenti significativi del negoziato saranno proclamate due giornate di sciopero secondo modalità da definirsi successivamente.

lavoratori valtur

Come è noto il 19 luglio il marchio Valtur è stato acquistato per 5 milioni di euro dal gruppo pugliese Nicolaus, che fa riferimento alla famiglia Pagliara.

Dopo che il tavolo organizzato dal MISE il 26 luglio è andato deserto, Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs hanno inviato una richiesta di incontro direttamente alla società pugliese per attivare un confronto sul piano industriale.

“L’investimento di Nicolaus sul marchio e le prime dichiarazioni di Pagliara – commenta Luca De Zolt della Filcams Nazionale – fanno intendere che c’è un’intenzione reale del gruppo a reindustrializzare il marchio Valtur; la stagione invernale è alle porte e l’estate 2019 sarà la cartina di tornasole dell’investimento: il confronto va iniziato quanto prima a livello aziendale e istituzionale. Non nascondiamo la speranza che Nicolaus possa rimettere in gioco i villaggi lasciati chiusi dalla disastrosa esperienza Bonomi, e che il piano industriale preveda una prospettiva occupazionale agli ex lavoratori Valtur: il marchio non ha valore senza l’esperienza e la professionalità di chi lo ha costruito”.

E proprio i lavoratori Valtur lanciano in queste ore un appello al Ministro Di Maio perchè si faccia carico della riattivazione di un tavolo in sede istituzionale. “Proprio perché Valtur è una icona del turismo italiano, ma anche alla luce delle operazioni intercorse con Cassa Depositi e Prestiti – scrivono i lavoratori – ci chiediamo come sia stato possibile che lo Stato non sia riuscito ad evitare il crack aziendale, lasciando così che un’azienda simbolo del made in Italy, capace di valorizzare nel mondo pezzi del nostro Paese, sia finita in un buco nero.”

I lavoratori chiedono un intervento del MISE “pur nella consapevolezza – proseguono nell’appello – di non rappresentare, al pari di ILVA, un caso nazionale, certi però che Lei comprenda quanto sia angosciante ritrovarsi, dalla sera alla mattina, in mezzo ad una strada, vittime di una proprietà miope ed avventata, siamo con la presente a chiederLe un Suo intervento, capace di restituire futuro a Valtur ed ai propri ex dipendenti.”.

Di seguito (sotto) il testo completo dell’appello dei lavoratori Valtur.

Egregio Ministro Di Maio,

ci rivolgiamo nuovamente a Lei ed al Suo Ministero, confidando che la vicenda Valtur non sia arrivata all’ultima spiaggia, come temiamo, e ci siano invece ancora le condizioni per salvare un patrimonio industriale e professionale unico. Purtroppo noi “ex” lavoratori Valtur non abbiamo trascorso un’estate serena così come fortunatamente  milioni di Italiani, ma abbastanza amara visto che il nostro unico pensiero era: cosa ci aspetterà a settembre?

E sotto gli ombrelloni, per strada, in viaggio si sentiva: “ma hai saputo di Valtur? E’ Fallita?!! Nooo è in liquidazione, nooo è stata comprata da un altro operatore quindi salva…ma come mai, andava così bene…sono state le vacanze più belle dell’infanzia mia ed dei miei figli..!

Ebbene si, tutto vero o quasi, come è noto l’azienda VALTUR SPA (che ora ha assunto la nuova denominazione T.ONE), già di proprietà del Fondo Investindustrial della famiglia Bonomi, è in procedura di concordato liquidatorio dal 12/03/18. La crisi irreversibile e apparentemente inspiegabile nella quale è stata trascinata dalla “cura” Bonomi ha messo in ginocchio decine di piccoli, medi e grandi fornitori,  determinato il licenziamento di tutti i dipendenti della sede milanese di Valtur (circa 150) e lasciato a casa oltre 500 tra dipendenti stagionali dei villaggi rimasti chiusi questa estate. Della gloriosa Valtur è rimasto solo il marchio, messo all’asta ed acquisito, senza ramo d’azienda, per più di 5 milioni di euro. Con la conseguenza di spazzar via occupati e villaggi, garantire unicamente la possibilità ad Investindustrial di incassare liquidità con cui ripianare parte del mostruoso indebitamento accumulato e mettere la nuova proprietà, la Nicolaus Srl, di aggiudicarsi il brand italiano più rappresentativo della villaggistica: una scatola vuota, al momento, priva come è dell’anima, ossia delle persone che hanno reso Valtur celebre nel mondo.

Proprio perché Valtur è una icona del turismo italiano, ma anche alla luce delle operazioni intercorse con Cassa Depositi e Prestiti, ci chiediamo come sia stato possibile che lo “Stato” non sia riuscito ad evitare il crack aziendale, lasciando così che un’azienda fondata nel 1964 (con partecipazioni statali) simbolo del “made in Italy”,  capace di valorizzare nel mondo pezzi del nostro Paese, sia finita in un buco nero.

Siamo consapevoli del fatto che la crisi Valtur sia giunta sul Suo tavolo e di quello del ministro Centinaio solo a poche settimane dall’insediamento ufficiale del Governo e nel caso di Centinaio, quando ancora il turismo doveva essere trasferito al ministero delle Politiche Agricole ed a nulla sono serviti i vari incontri al MISE come la battaglia a nostro fianco della Filcams/Cgil e le altre sigle sindacali che ci hanno supportato in questo difficile percorso.

Le chiediamo quindi di non archiviare nei faldoni del suo Ministero la storia di Valtur, fino a qualche mese fa bellissima, sia per noi che l’abbiamo vissuta sia per i milioni di Italiani che l’hanno scritta insieme a noi. Una storia che doveva continuare con una stagione estiva promettente alle porte quando, inaspettatamente, è arrivata invece una lettera che indicava: il viaggio finisce qui!

Pur nella consapevolezza di non rappresentare, al pari di ILVA, un caso nazionale, certi però che Lei comprenda quanto sia angosciante ritrovarsi, dalla sera alla mattina, “in mezzo ad una strada”, vittime di una proprietà miope ed avventata, siamo con la presente a chiederLe un Suo intervento, capace di restituire futuro a Valtur ed ai propri ex dipendenti.

Cordiali saluti

Milano 14/6/18

appalti_big

Durante la manifestazione nazionale degli addetti ai servizi di pulizia delle scuole indetta da Filcams Cgil FIsascat Cisl Uiltrasporti davanti al Ministero dell’Istruzione una delegazione è stata ricevuta dalla segreteria del Ministro e dai dirigenti del Dipartimento programmazione e finanza.

La compagine ministeriale ha dato disponibilità ad avviare uno specifico confronto per giungere alla definizione delle soluzioni per rispondere alla continuità occupazionale e di garanzie del reddito dei circa 16mila lavoratori indicando tra le soluzioni il percorso di internalizzazione del servizio e dei lavoratori in esso occupati.

Le parti si sono aggiornate tra tre settimane, tempo utile per il Ministero di elaborare una bozza di proposta su cui aprire la discussione.

“Dopo aver sostenuto a più riprese la richiesta di riattivare il tavolo politico di confronto” spiega Elisa Camellini segretaria nazionale Filcams Cgil, “oggi abbiamo ricevuto una prima importante risposta per l’impegno assunto dal MIUR di confrontarsi con le categorie di Cgil, Cisl e Uil per dare un futuro più certo ai lavoratori”.

liberalizzazioni nel commercio

La proposta di revisione della legge sulle liberalizzazioni nel commercio è finalmente al dibattito del Governo.
Le dichiarazioni in merito della Filcams Cgil.

9 settembre 2018 – “Intervenire sul decreto Salva Italia e le liberalizzazioni delle aperture e degli orari nel commercio è una priorità per la Filcams Cgil che ha più volte avanzato proposte di modifica, richiesto un incontro con il Ministro del lavoro Di Maio e promosso iniziative, mobilitazioni e campagne di comunicazione in occasione delle festività” Dichiara Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil. “È indispensabile un confronto per porre un limite alle aperture  incontrollate sia domenicali che festive che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio.

Quello che chiediamo è la chiusura delle attività commerciali nei giorni festivi, riconsegnare alle istituzioni locali la competenza, per poter definire quante e quali domeniche e con quali orari aprire e stabilire i nuovi insediamenti commerciali.
È ora necessario accelerare e concretizzare il percorso per intervenire definitivamente sulla deregolamentazione.
Le condizioni di lavoro degli addetti del settore, infatti, sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’anno e con la sperimentazione dell’orario h24; alle difficoltà nella conciliazione dei tempi vita e di lavoro si aggiunge peraltro un’indisponibilità sempre più diffusa da parte delle imprese a contrattare anche il riconoscimento economico per i turni di lavoro domenicali.’

 

Commercio: il settore ha bisogno di una regolamentazione

10 settembre 2018 – Da più di 6 anni la FIlcams Cgil sta portando avanti una battaglia contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture nel commercio introdotta dal Governo Monti.

#LaFestaNonSiVende è lo slogan che ha accompagnato anni di scioperi, manifestazioni, proposte e mobilitazioni al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori.

“In questi anni l’occupazione non è aumentata per effetto delle liberalizzazioni e quindi non si rischia di perderla” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil, “non è migliorata la qualità del lavoro, ma solo contratti a termine e precari.”

“Il settore ha bisogno di una regolamentazione, la necessità e il piacere di fare acquisti nei giorni di festa e gli interessi delle aziende del commercio non possono andare contro i diritti dei lavoratori.”

 

Liberalizzazioni nel commercio: le conseguenze sull’occupazione
Il Governo si confronti con le parti sociali per regolamentare il settore

10 settembre 2018 – “Negli ultimi anni nella grande distribuzione, in una situazione di liberalizzazione indiscriminata, si è assistito ad una riduzione dell’occupazione pari almeno al 20%, al quale si deve aggiungere il dato relativo alla diffusione di processi di terziarizzazione ed esternalizzazioni di parti rilevanti delle attività commerciali” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil.

“Il 40% dei lavoratori è interessato da tipologie contrattuali che determinano condizioni di forte precarietà: contratti a termine, lavoro somministrato, lavoro a chiamata e indiretto, stage, merchandiser e promoter; e circa il 70% dei lavoratori ha un rapporto di lavoro part time involontario.”

I lavoratori coinvolti dall’obbligatorietà del lavoro domenicale e festivo raggiungono circa il 35/40% degli addetti e le maggiorazioni originariamente previste per tali prestazioni hanno subito, negli anni, delle drastiche riduzioni in considerazione dello stato di difficoltà del settore.

unicooptirreno

Unicoop Tirreno annuncia la cessione di 8 punti vendita nel sud del Lazio e il superamento della contrattazione integrativa e del patto occupazionale. I sindacati proclamano lo stato di agitazione e sollecitano il tavolo al Mise: «Piano industriale iniquo, si intervenga sui costi di struttura»

 Comunicato Unitario

Non convince i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs il nuovo piano industriale annunciato da Unicoop Tirreno, la cooperativa di consumatori del sistema Coop presente in Toscana, Lazio, Umbria e Campania con oltre 110 punti vendita e circa 5mila dipendenti. Le tre sigle, impegnate al tavolo Mise attivato sulla chiusura dell’Ipercoop di Avellino Distribuzione Centro Sud (controllata da Coop Allenza 3.0), hanno intanto  proclamato lo stato di agitazione, stigmatizzando in particolare l’annunciata cessione di 8 punti vendita del Sud del Lazio a Pomezia, Fiuggi, Velletri, Aprilia, Genzano, Colleferro, Frosinone nei quali sono occupati complessivamente circa 270 dipendenti e il superamento della contrattazione integrativa e del patto occupazionale siglato nel 2017 con l’ulteriore flessibilità dell’organizzazione del lavoro e le inevitabili ripercussioni sul taglio delle ore lavorate e delle retribuzioni.

I sindacati denunciano anche i diversi tentativi avviati da Unicoop Tirreno di cedere in franchising dei negozi «tentativi che hanno solo prodotto contenziosi legali» e di terziarizzare i reparti pescheria «danneggiando l’immagine della cooperativa e facendo perdere i clienti» oltre alla «folle ristrutturazione del supermercato di Colle Ferro trasformato in Ipercoop» e infine «l’abbandono del territorio e la scarsa capacità imprenditoriale che viene scaricata tutta sui lavoratori».

Per Alessio Di Labio, Vincenzo Dell’Orefice e Paolo Andreani di Filcams Cil, Fisascat Cisl e UIltucs «la stretta sul lavoro non può essere in alcun modo condivisa» e «le misure individuate da Unicoop Tirreno per il risanamento aziendale, oltre che inique perché colpiscono unicamente il costo del lavoro, sono del tutto sproporzionate e decontestualizzate tenuto anche conto che la direzione della cooperativa nulla ha riferito per intervenire su altre componenti dei costi di struttura». «È evidente la volontà del sistema Coop di attuare un programma di disinvestimenti della rete vendita nel Lazio e in Campania ed è inevitabile la proclamazione dello stato di agitazione. Ora – concludono le tre sigle – sarà necessario coinvolgere al tavolo attivato al Mise anche la direzione di Unicoop Tirreno».

 

 

ipercoop avellino

All’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico per la vertenza di Ipercoop Avellino non si è ancora raggiunto l’accordo.

Posto che il subentrante AZ non è in condizione di riassorbire tutto il personale della Coop gli strumenti messi a disposizione del confronto non rispondono al mandato che le organizzazioni hanno ricevuto dai lavoratori. Le disponibilità sia di Coop che di AZ a ricollocare parte del personale presso altri negozi e le risorse disponibili alla trattativa non sono ancora sufficienti a dare una risposta ai troppi esuberi ancora sul tavolo, la Filcams CGIL dichiara che la trattativa resta aperta ma ribadisce che l’unica soluzione possibile è quella per cui nessuno venga licenziato coattivamente e c’è bisogno di ulteriori passi avanti da parte delle imprese.

Le lavoratrici e i lavoratori sono a 121 giorni di sciopero e non intendono fare passi indietro, il messaggio che mandano alla cooperativa è che non basta salvaguardare il marchio e il patrimonio immobiliare ma è necessario dare speranza e futuro alle lavoratrici e ai lavoratori e alle loro famiglie. Martedì 11 l’assemblea ad Avellino.

 

 

 

 

 

smasimply

Prosegue lo stato di agitazione

Nessun riscontro positivo è emerso dall’incontro che si è tenuto il 5 settembre tra le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e la dirigenza Sma Simply.

Scarica il comunicato sindacale 

L’azienda non solo, non ha fornito informazioni sul futuro e sulle reali intenzioni di conservare o meno l’attuale rete di vendita e quindi gli attuali livelli occupazionali, ma ha annunciato la chiusura dell’IperSimply di Teramo e relativa perdita del posto di lavoro per 53 addetti e la disdetta del contratto integrativo aziendale al 30 settembre 2018.

Una situazione grave per il marchio della Grande distribuzione che continua ad avere pesanti perdite in termini di vendita e di clienti. Gli unici negozi che registrano un trend positivo sono quei pochi finora oggetto di ristrutturazione e riconversione, per effetto di un piano commerciale che procede però molto più lentamente rispetto all’andamento economico complessivo in costante e rapido
deterioramento.

“Non riusciamo ad avere chiarezza sul futuro di più di 8mila addetti e questo è il primo vero problema” dichiara Cristian Sesena della Segreteria Filcams Nazionale che prosegue:” i lavoratori vogliono risposte, sono stanchi di promesse cui si fa davvero fatica a credere, quando poi l’azienda mette sul tavolo di concreto solo chiusure e azzeramento della contrattazione aziendale”.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs esprimono la propria disapprovazione di fronte a questo atteggiamento colpevolmente dilatorio e chiedono all’azienda che il contratto integrativo resti in vigore fino alla definizione di un nuovo accordo.
Oltre ad esprimere la solidarietà ai colleghi del punto di vendita di Teramo, i sindacati confermano lo stato di agitazione nazionale come prima risposta alle inaccettabili chiusure dell’azienda.

sciopero unicoop tirreno

Cessione di 8 punti vendita del sud del Lazio, abbandono di 270 lavoratrici e lavoratori e cancellazione della contrattazione. Proclamato lo stato di agitazione

Sono incettabili gli interventi sulla rete vendita e sulla contrattazione presentati dalla dirigenza di Unicoop Tirreno alle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, per far fronte alla chiusura di bilancio negativa.

Unicoop Tirreno – comunicato Unitario

Unicoop Tirreno ha deciso di cedere 8 punti vendita del sud del Lazio abbandonando 270 lavoratrici e lavoratori. Una decisione drastica che si aggiunge ai tanti errori degli ultimi anni, più volte denunciati dalle organizzazioni sindacali: dal franchising, al tentativo di terziarizzare i reparti pescheria, nonché alla folle ristrutturazione del supermercato di Colleferro.

La cooperativa ha inoltre dichiarato la volontà di cancellare tutta la contrattazione integrativa vigente con il duplice obiettivo di ottenere una importante riduzione del costo del lavoro tagliando i salari e di flessibilizzare l’organizzazione del lavoro per poter sostenere una riduzione delle ore.

I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e considerato il tavolo già aperto che coinvolge gli ipermercati del Lazio e della Campania, in particolare Avellino, chiederanno al Ministero dello Sviluppo Economico di convocare congiuntamente anche Unicoop Tirreno per cercare di contrastare il palese disinvestimento che il sistema cooperativo sta coordinando sui territori del Lazio e della Campania.