Category Archives: The New Order 11-12/10/2016

TORINO – “L’obiettivo è provare a costruire una contrattazione inclusiva per chi c’è, ma soprattutto per chi ancora deve entrare nel mondo del lavoro o ci vive con un eccesso di precarietà”. A dirlo è il segretario generale della Filcams Cgil, Maria Grazia Gabrielli, a margine di “The New Order”, l’assemblea generale della sigla di categoria che si è tenuta ieri e oggi a Torino.

“Sono state due giornate importanti per la Filcams – sottolinea la dirigente sindacale –, con la modalità innovativa di discutere liberamente all’interno dell’assemblea e con il contributo di funzionari, lavoratori e delegati di tanti posti di lavoro diversi. Abbiamo avuto molte conferme, in particolare riguardo alla situazione di precarietà diffusa e di incertezza”.

“È emersa l’esigenza di una prospettiva per i giovani e per i meno giovani – prosegue Gabrielli – rispetto alla stabilità del lavoro. E abbiamo avuto l’ulteriore conferma delle grandi potenzialità di settori che ancora molto possono esprimere, ma vivono di profonda sottovalutazione. Penso in particolare al turismo, ai lavoratori in appalto e a tutta la parte dell’innovazione tecnologica che sta dentro agli studi professionali, nell’industria e nell’information technology”.

Da queste conferme “nasce la necessità di continuare a discutere per elaborare le nuove frontiere della contrattazione. Le difficoltà dell’oggi, dei contratti nazionali e della contrattazione integrativa, ci portano a dire che abbiamo bisogno di continuare a lavorare per una contrattazione che non soltanto risponda all’esigenza dei bisogni e delle certezze delle persone, alla qualità del lavoro e al riconoscimento della dignità, ma che serva soprattutto a ricostruire ponti di solidarietà in una stagione in cui la solidarietà è rimessa in discussione”.

The New Order – 11 e 12 Ottobre 2016 – Torino

 

TORINO – Se c’è un settore che se la passa bene nonostante la crisi, sicuramente è il turismo. Il distacco è netto rispetto al grande mondo dei servizi travolto dal crollo della domanda interna. Eppure, nonostante l’aumento degli arrivi in Italia – quest’anno siamo stati una meta privilegiata da tutto il mondo, complici le guerre in corso nel Mediterraneo – per i lavoratori non si registrano passi in avanti. Anzi, molti sono ancora in attesa del nuovo contratto nazionale scaduto da oltre tre anni. Se n’è parlato a “The New Order”, l’assemblea generale della Filcams Cgil, alla ricerca di nuove frontiere per l’inclusione. 

Elisa Fontana è proprio di Torino, lavora da trent’anni nel settore del turismo, prima Jolly Hotels ora Nh Hotels, multinazionale divenuta più cinese che europea. “La nostra città ha cambiato vocazione da industriale a culturale grazie alle Olimpiadi – racconta – e il lavoro si è fatto più interessante. Ma per quanto riguarda le nostre condizioni di lavoro, no, il quadro è peggiorato. Prima di essere inglobati in una multinazionale eravamo considerate persone. Oggi ci sentiamo solo numeri e siamo più stressati per carenza di personale e per i pochi mezzi che ci danno. Certo, sulla carta abbiamo un sacco di belle cose, soprattutto per la formazione, ma in pratica non abbiamo tempo per farlo”. Non è solo questione di mole di lavoro. “La direzione non risponde, in generale c’è la sensazione di avere poca importanza. A Torino siamo fortunati per l’evoluzione pazzesca dopo le Olimpiadi, ma nonostante ciò hanno tagliato il contratto aziendale e non abbiamo più incentivi. In busta paga si sente”.

La vertenza di Nh Hotels riguarda in realtà tutta l’Italia. Negli ultimi anni centinaia di lavoratori della catena alberghiera hanno perso il posto. “Volete un esempio? A Roma hanno chiuso il Midas dove c’erano lavoratori con il vecchio contratto, per aprire un altro hotel in piazza dei Cinquecento e assumere persone nuove, quindi pagate di meno. Così risparmiano sul costo del lavoro. Ci sono anche vantaggi a lavorare in una multinazionale, questo sì, molti benefit aziendali, ed è un bel lavoro. Se ci aiutassero un po’ di più, non sarebbe male”.

Matteo Falappi è un giovane delegato di Autogrill. Ha 36 anni, da 16 è impiegato nel locale lombardo. “Il turismo – spiega – è fatto da mille lavori molto diversi, ma i problemi sono simili quando abbiamo di fronte una multinazionale. In Autogrill abbiamo rinnovato l’integrativo, però nei punti vendita l’arroganza rimane. Ad esempio, per ottenere qualcosa ho dovuto scrivere nero su bianco che non sono ascoltato come delegato sindacale, i vecchi direttori non sono abituati a interloquire”.

Il mantra rimane quello della produttività. “Loro – spiega ancora Matteo – non pensano mai alle relazioni personali, al rapporto diretto che noi abbiamo con i clienti e grazie al quale diamo un valore aggiunto al buon nome dell’azienda. C’è una grossa distanza se dal lato aziendale si pensa solo a ridurre i costi. Ricordo anche che abbiamo ben quaranta mesi di vacanza contrattuale, in pratica abbiamo saltato un giro. In più,scioperare in Autogrill non è così facile perché molti lavoratori sono part-time e, se vuoi essere assunto, non scioperi; e non scioperi nemmeno sei sei un part-time involontario e hai bisogno di fare straordinari, altrimenti te li negano”.

The New Order – 11 e 12 Ottobre 2016 Torino 

TORINO – “La contrattazione che conoscevamo e di cui abbiamo parlato fino a ieri è figlia di un’epoca nella quale il mondo del lavoro era quello dell’economia manifatturiera o del pubblico impiego. Un lavoro strutturato che oggi non c’è più. Oggi prevalgono le figure e i contratti cosiddetti ‘destrutturati’, si è allargata la precarietà, il contratto a tempo indeterminato non è più prevalente. La sfida è andare oltre i confini, rovesciare le certezze della tradizione e rifiutare gli approcci dogmatici”. Franco Martini, segretario confederale della Cgil, rilancia l’idea di nuove relazioni industriali dall’assemblea generale della Filcams, appuntamento con il quale la sigla di categoria si è messa alla ricerca di nuove frontiere per l’inclusione.

Rassegna Di fronte a queste novità storiche irreversibili cosa può o deve fare il sindacato?

Martini Dobbiamo confrontarci con la fine del processo che redistribuiva la ricchezza. Con il fatto che la metà degli studenti che entrano oggi nel ciclo scolastico faranno mestieri che oggi non esistono. Per reinventare la contrattazione dobbiamo ricordarci a cosa serve: se è lo strumento attraverso il quale tuteliamo chi lavora, ciò significa semplicemente parlare al mondo del lavoro nuovo, domandarsi cosa sarà il contratto collettivo del terzo millennio, evitare che diventi archeologia sindacale.

Rassegna Il recente caso di Foodora qui a Torino è emblematico: i lavoratori vengono “scaricati” tramite smartphone con una app…

Martini Nel momento in cui la Cgil organizza il referendum per abolire i voucher, un’azienda ‘inventa’ il nuovo e moderno cottimo, la gig economy.Gig sta per cachet, detto in francese, quello che prendono gli attori quando fanno gli spettacoli. Foodora ha trovato un modo nuovo per assumere e licenziare: non c’è più impresa né collocamento. È solo un’applicazione. Con una piccola differenza: il voucher è di 7 euro e mezzo, quell’azienda paga 2 euro e mezzo.

Rassegna Di pari passo con il lavoro, quindi, deve cambiare anche la rappresentanza?

Martini Sì certo, è chiaro che il tema della contrattazione si collega a quello della rappresentanza. Il sindacato deve saper rappresentare tutti e parlare a tutti e deve conseguentemente anche cogliere i nuovi bisogni. Nei decenni trascorsi era proprio il lavoro una delle sedi principali di costruzione dei diritti. Oggi non è più cosi.

Rassegna Questo significa parlare della condizione dei giovani. Per loro la prospettiva di un impiego nello stesso luogo per 35 anni è una chimera. Come si può rispondere?

Martini Si risponde immaginando un percorso fatto anche di momenti di non lavoro. Perciò diventa fondamentale parlare di diritti di cittadinanza delle nuove generazioni e, di conseguenza, connettere la contrattazione in azienda con gli altri livelli: sicuramente con il contratto nazionale, che diventa lo strumento universale, ma anche con la contrattazione territoriale e quella sociale.

Rassegna La Filcams è in prima linea su questo fronte. Ci puoi fare un esempio che riguarda la categoria?

Martini Trent’anni fa i centri commerciali non esistevano. Oggi, se vuoi rappresentare e tutelare la condizione di una giovane cassiera, che magari è anche mamma, spesso è figlia con genitori anziani, qualche volta separata o single, devi anzitutto consentirle di andare al lavoro. Ma come si può fare se imponi un modello lavorativo che ti porta all’obbligo del lavoro festivo e domenicale? A prescindere da questo, in generale devi avere una struttura esterna che lo permette, quindi mobilità, servizi alla persona, asili nido. Ecco perché contestiamo al governo e alla Confindustria l’idea che il futuro della contrattazione debba essere prevalentemente aziendale, perché in quel modo si parlerebbe solo a una parte del mondo del lavoro.

The New Order – 11 e 12 Ottobre Torino 

The New Order, nuove frontiere per l'inclusione

Una sfida per il futuro

Includere le lavoratrici e i lavoratori ai margini del mercato del lavoro, avviare innovativi percorsi di contrattazione per coinvolgere chi spesso, nei nostri settori, resta escluso.

È questo l’impegno che l’Assemblea generale della Filcams Cgil ha assunto alla fine della due giorni di Torino: The New Order.

Con una nuova modalità di dibattito, una discussione informale, aperta,  rivolta all’approfondimento dei tematichedalla legalità all’ organizzazione del lavoro, funzionari, delegati, esperti di settore con il contributo dei dipartimenti della CGIL Nazionale si sono confrontati per analizzare i cambiamenti del lavoro e ricercare  strumenti da utilizzare nella contrattazione.

“Abbiamo voluto sperimentare una nuova forma di confronto per ascoltare la voce dei lavoratori e di esterni esperti dei nostri settori che ci aiutino ad affrontare i mutamenti avvenuti negli anni della crisi economica e individuare una nuova strategia di azione sindacale” afferma Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams Cgil.”

“Più di 2milioni e mezzo di lavoratori dei nostri settori sono senza contratto nazionale di riferimento, e non avere un contratto vuole dire essere senza tutele, senza regole e senza i giusti riconoscimenti salariali” prosegue Gabrielli. “Diventa prioritario per noi trovare forme di contrattazione che possano dare risposte alla folta platea che rappresentiamo e vogliamo rappresentare ”.

In questo quadro, centrale resta il tema dell’inclusione in un mondo del lavoro sempre più “terziarizzato” e non sempre questa condizione risponde ad una innovazione soprattutto positiva delle prospettive e delle condizioni di lavoro.

La contrattazione che conoscevamo oggi non c’è più, “oggi prevalgono le figure e i contratti cosiddetti ‘destrutturati’, si è allargata la precarietà, il contratto a tempo indeterminato non è più prevalente” ha affermato Franco Martini, segretario confederale della Cgil, “la sfida è andare oltre i confini, rovesciare le certezze della tradizione e rifiutare gli approcci dogmatici”.

“Siamo pronti ad accettare la sfida” conclude la segretaria generale, “vogliamo farci promotori di un cambiamento ormai necessario, un processo innovativo che metta in campo sinergie e nuove forme di collaborazione anche dentro la nostra stessa organizzazione,  compreso i nuovi strumenti e modalità di comunicazione”.

Tra il dire e il fare, la Filcams preferisce il fare.

The New Order, il primo giorno di lavoro a Torino

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«Io al referendum voterò Sì». Detto da un delegato della Cgil può suonare strano, ma attenzione: non stiamo parlando del 4 dicembre. C’è un altra consultazione popolare di cui nessuno ancora parla, ma che è importantissima per la vita di tanti nostri concittadini, quanto lo è la Costituzione: chiede l’abolizione dei voucher. È’ uno dei tre quesiti proposti dal sindacato, che ha già raccolto e depositato le firme in Cassazione (1,3 milioni sotto ciascuno di loro), e che dovrebbe essere fissato nella primavera prossima. «Per noi i ticket lavoro sono un disastro», spiegano i lavoratori che a Torino affollano «A new order, nuove frontiere per l’inclusione», l’assemblea che la Filcams Cgil ha organizzato per fare il punto sulle moderne forme di sfruttamento e tentare una reazione.

LA FILCAMS è la categoria più grossa della Cgil. Nel comparto che rappresenta lavorano cinque milioni di lavoratori contrattualizzati, per non parlare ovviamente dei voucheristi, delle partite Iva, di chi è costretto al nero: lavorano nei ristoranti e nei fast food, nei supermercati e nelle pulizie, nella vigilanza e negli studi professionali, sono anche le colf e le badanti che alleggeriscono la nostra vita familiare. Un esercito di persone che sta preoccupantemente scivolando dal lavoro stabile all’usa e getta: «Gli stessi che l’anno scorso o due anni fa avevano dei contratti a termine o a tempo indeterminato oggi spesso vanno a voucher, o semplicemente sono sostituiti da giovani: e non si tratta di esigenze temporanee delle imprese ma di lavoro strutturale», spiegano i segretari Filcams di due aree ad altissima concentrazione di ticket, Marco Beretta di Milano e Isabella Pavolucci di Rimini.

CHE DOPO LA DROGA degli incentivi per le assunzioni stabili stiano via via diminuendo le assunzioni a tempo indeterminato non è un mistero, e dall’altra parte – come è noto – i voucher sono in costante crescita, nonostante il trend sia più lento di quello registrato l’anno scorso: 115 milioni di ticket staccati nel 2015, già 84 milioni nei primi sette mesi di quest’anno (+36%). Ricordiamo anche l’impennata dei licenziamenti (+7,4%) nel secondo trimestre 2016. Sono tutti dati che non si possono accorpare in modo immediato, a voler essere scientifici, ma che sicuramente indicano una tendenza: che le persone sentono immediatamente sulla propria pelle. La conferma viene anche dai territori: «Dal 2015 al 2016 abbiamo un 11% in meno di assunzioni a tempo determinato nella provincia di Milano – spiega il segretario Beretta – e nel contempo non si arresta la corsa dei ticket: alla Carrefour, per esempio, le cassiere di domenica sono soprattutto voucheriste, e delle 2 mila assunzioni annunciate nel centro commerciale di Arese, quello che una volta era l’Alfa Romeo, oltre la metà sono a termine, soprattutto con i buoni lavoro e a chiamata». A definirle «assunzioni», insomma, sono giusto le imprese o i politici che vogliono farsi belli, e d’altronde un’ora di voucher nelle statistiche Istat fa occupazione. Ma la realtà è ben più cruda: chi piomba nell’inferno dei ticket rischia di non uscirne più, e anzi per le nuove generazioni sembra quasi l’unica prospettiva all’orizzonte, da difendere con le unghie e con i denti. I sindacalisti confermano che quando spiegano a chi ha 20-25 anni il contenuto del quesito referendario Cgil – abolire per sempre questa forma di impiego – questi strabuzzano gli occhi e li accusano di volergli togliere «l’unica possibilità di lavoro che si trova in giro». «Ma poi, quando a fine stagione si accorgono di non poter più accedere alla disoccupazione come accadeva con i vecchi contratti, allora cominciano a capire», spiega con amarezza Pavolucci di Rimini.

I VECCHI STAGIONALI della riviera romagnola, quelli che lavoravano a termine sulle spiagge come bagnini o negli alberghi e ristoranti come camerieri o nelle pulizie, rischiano di apparire come dei «privilegiati» rispetto ai voucheristi. I primi facevano a tempo determinato circa 5 mesi l’anno, con tanto di contributi, Inail, malattia, mentre i secondi fanno tutta l’estate in voucher o con un mix di contratto (nella parte centrale della stagione) e ticket (a inizio e fine estate). Il risultato è che quando vanno a compilare la richiesta di disoccupazione, anche in forza delle recenti riforme sul Naspi, i giorni lavorati non sono mai abbastanza per far maturare il sussidio. E così formiamo nuovi poveri, non solo attuali (non hanno reddito per il resto dell’anno), ma anche futuri (zero pensione).

LA RIFORMA FORNERO, che aveva liberalizzato l’uso dei voucher, poi definitivamente implementati dal Jobs Act renziano, ha insomma prodotto un ulteriore beneficio sui conti Inps, che all’inizio non potevamo prevedere: sono tutti assegni previdenziali risparmiati. Tra l’altro, le stesse ragioni addotte da chi sponsorizza i ticket lavoro – «fanno emergere il nero» – sono smentite dal modo in cui vengono utilizzati: se un buono pari a 10 euro (7.50 netti per il lavoratore) dovrebbe corrispondere a un’ora, nella realtà spesso i pagamenti sono forfettari, a coprire un tempo più lungo. Altre volte vengono tenuti nel cassetto e messi fuori solo al momento di un’ispezione, problema a cui dovrebbe ovviare la recente correzione messa a punto dal ministro Poletti: ma il sistema di invio degli sms che certificano a priori la prestazione di fatto non è ancora partito.

UN SECONDO QUESITO referendario proposto dalla Cgil vuole riformare i licenziamenti, tornando a una garanzia più solida e un po’ più simile al vecchio articolo 18. Il terzo è sugli appalti: responsabilizzare i committenti, rendere trasparente la filiera. All’assemblea Filcams incontriamo Alessandra Novello, ausiliaria socio sanitaria dell’ospedale Cannizzaro di Catania: «In sei anni – spiega – ho già cambiato quattro cooperative, e ogni volta c’è tanta ansia. Ci possono dimezzare le ore o non riassumerci tutti: speriamo con il referendum, e con la Carta dei diritti, di poter riordinare anche il nostro settore».

Antonio Sciotto – Il Manifesto

 

“Non solo il contratto: con la Carta dei diritti universali e i tre referendum su licenziamenti, voucher e appalti, la Cgil sta provando a rimettere ordine in un mondo del lavoro che è sempre più devastato dalla precarietà”. Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams, traccia l’azione di un sindacato che deve tenere insieme tutto, dai riders di Foodo-ra ai bagnini, dalle guide turistiche ai dipendenti McDonald’s e Autogrill fino agli ingegneri informatici. Un mondo che corre velocissimo: con gli over 50 che tentano di rientrare dopo essere stati espulsi, i ventenni che si affacciano per la prima volta, e una organizzazione che prova a stare non solo nei luoghi di lavoro, ma sempre più spesso anche sui social.

Proprio qui a Torino ho incontrato i lavoratori Foodora: ragazzi e ragazze in gamba, poco più che ventenni, la Cgil riesce a inseguire le loro biciclette?

Dobbiamo farcela, certamente. È difficile spiegare le politiche contrattuali sui social, ma tante nostre campagne ormai si muovono attraverso Facebook, Twit ter, Youtube. La nostra segreteria è composta di quarantenni e abbiamo tanti delegati under 30. Ovviamente i diritti devono riguardare tutti, sono trasversa- li, dobbiamo parlare a tutte le età. E questo abbiamo tentato con l’assemblea «The new order», perché includere è soprattutto parlare a chi sta ai margini e a volte non conosce nemmeno i diritti che potrebbe rivendicare. O ci fa presente, come capita alle partite Iva, che possiamo contrattare in modo diverso, integrando nuovi temi rispetto ai dipendenti classici.

Anche voi, come altre categorie, avete i rinnovi bloccati da anni.

Circa 2,5 milioni di lavoratori sui 5 milioni che rappresentiamo sono rimasti indietro: alcuni anche dal 2013. In particolare abbiamo difficoltà con Federdistribuzione: associa grossi gruppi come Auchan, Carrefour. Esselunga, Coin, e tante altre catene più piccole ma comunque note in diverse parti d’Italia. C’è un filo rosso che accomuna questo tavolo con tutti gli altri aperti: si vuole ridimensionare il peso del contratto nazionale, attaccando istituti come gli scatti di anzianità, i permessi, i primi tre giorni di malattia. Il mantra è sempre il solito: «produttività». Ma viene richiesta sempre e solo sul piano del costo del lavoro.

Voi avete una controproposta per rafforzare la produttività?

Innanzitutto ci chiediamo perché non ci si riferisca mai alle infrastrutture, materiali e immateriali, alla burocrazia, ai costi dell’energia: in campi come il commercio e la logistica sono fattori fondamentali, che vedono l’Italia indietro. Ora cercheremo di capire se il piano Industria 4.0 di Calenda e Renzi potrà funzionare, ma per il nostro settore a quale sviluppo si pensa? Il turismo, ad esempio, se includiamo l’indotto, produce 11% del Pii: è una potenzialità straordinaria per  l’Italia. La Filcams ha presentato da tempo la sua Carta per il turismo, con le proposte per migliorarlo.

Temi che è difficile rivendicare a un singolo tavolo con le imprese.

Certamente, ma fanno parte di quel salto culturale che l’intero Paese dovrebbe fare: accanto agli investimenti nelle insfratrutture, ci sono temi come rinnovazione, la ricerca, la formazione. Ma se tantissimi vanno a voucher, che formazione vorranno fare le imprese? Chiaramente abbiamo anche una richiesta di tutela salariale, su cui con la parte datoriale siamo ancora distanti, e poi ci sono i nodi degli orari, dei carichi di lavoro, dell’organizzazione e della sicurezza. I turni di una stessa persona sono spesso frammentati nella stessa giornata, e per tanti lavoratori – in gran parte donne – è difficilissimo conciliare occupazione e vita familiare.

Appalti, cooperative che aprono e chiudono, il quadro si complica. Come fate a includere tutti?

Gli appalti sono purtroppo uno degli attuali buchi neri del lavoro, non a caso puntiamo a un riordino, anche legislativo, grazie alla Carta dei diritti e a uno dei quesiti referendari che proponiamo. Poi ci sono i voucher: abbiamo segnalazioni continue di lavoratori che da dipendenti passano al buono orario. Tanti altri sono giovani al primo utilizzo. Il governo parla di emersione dal nero, ma vorremmo capire che prospettiva di vita possa avere una persona che lavora strutturalmente con un ticket: ha solo la retribuzione immediata, non matura la tredicesima né una pensione dignitosa, niente malattia, niente maternità. in questo modo che si sconfigge la precarietà?

Antonio Sciotto – Il Manifesto

TORINO – Se contiamo tutti i lavoratori (o sarebbe meglio dire lavoratrici) che si occupano di assistere privatamente i nostri anziani, la cifra è enorme: circa 2 milioni di persone, per la maggior parte donne. Tra di loro, solo 886mila hanno la fortuna di avere il contratto. La restante parte è nel limbo del “grigio” o totalmente al nero. Invisibili, in una parola. Per dare voce a loro, e a tutti gli addetti dei servizi, la Filcams Cgil ha organizzato una convention di due giorni a Torino (11 e 12 ottobre) alla ricerca di nuove frontiere per l’inclusione. Quasi 300 tra lavoratori, funzionari ed esperti si sono ritrovati per confrontarsi su temi che interessano la categoria.

Tra i settori più poveri c’è sicuramente il lavoro domestico, come spiega Wendy Galarza, in forza alla Filcams Cgil di Perugia e referente per la categoria nella federazione internazionale sui lavori domestici: “Sono arrivata dall’Ecuador nei primi anni duemila per approfondire l’italiano. Il lavoro c’era allora, e il primo impiego, se vieni dall’estero, è sempre domestico, anche se parli bene la lingua. È bello perché si imparano usi e costumi, è un ottimo modo per integrarsi. Però ancora si fa fatica a riconoscerlo come un lavoro vero”. Qualche dato aiuterà a capire. Anzitutto la retribuzione oraria, che va da un minimo di 4,5 euro fino a 7,15. “E questo quando va bene, perché se non hai un contratto, è il datore che detta le condizioni: si può passare da 400 euro a un massimo 700 per un lavoro h24 sei giorni su sette, a volte anche sette giorni su sette”.

Solo un quarto di questi lavoratori sono italiani, tutti gli altri vengono dall’estero, per la maggior parte dall’Europa dell’Est (circa 400mila). Le storie raccolte da Wendy nella sua attività sindacale raccontano bene le difficoltà che vivono queste donne: “Facciamo un esempio? Capita che una persona lavora dalle 5 del mattino fino alle 9 con il contratto in una cooperativa, magari nelle pulizie di un ospedale: poi fa il suo “grigio” di cura a un anziano fino all’ora di pranzo, e alla fine torna nella cooperativa per fare altre due o tre ore”. La Filcams presenterà a dicembre la nuova piattaforma per contratto nazionale in cui oltre all’aumento salariale, come ogni volta chiederà che cambino alcune cose: “Almeno di alzare da 15 a 30 giorni le ferie per i part-time e la maternità di diritto”.

Nel comparto delle pulizie la musica non cambia. “Se prima i banchi venivano puliti ogni giorno, oggi non è più possibile. Il carico di lavoro si è triplicato, non ce la facciamo a fare tutto come deve essere fatto. Il disagio è anche per l’utenza, per i bambini delle scuole. Poi le lavoratrici, che sono anche mamme, si sacrificano e il disagio si nota di meno”. Così racconta Domenica Amadeo di Tricase (Lecce) impiegata della Dussmann per le pulizie e il decoro delle scuole pubbliche: “L’azienda ha un solo merito, pagano gli stipendi puntualmente, ma possiamo raccontarne tante”. Se parliamo di retribuzioni, siamo sulla stessa linea del lavoro

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Gabrielli: Mettere al centro la dignità, la qualità e le condizioni di lavoro

“In una situazione del mercato del lavoro senza precedenti. Vogliamo discutere di contrattazione per introdurre una prospettiva per il futuro e per includere le categorie di lavoratori oggi ai margini”. Fabrizio Russo segretario nazionale Filcams apre i lavori dell’iniziativa dell’Assemblea Generale Filcams Cgil a Torino, l’11 e 12 ottobre.

Quasi 300 tra lavoratori, funzionari e esperti dei settori si sono ritrovati per confrontarsi su temi che interessano la categoria: Grande Distribuzione, Distribuzione Cooperativa, Turismo, Appalti multiservizi e Ristorazione Collettiva, Vigilanza, Portierato Professioni e Lavoro Domestico.

È necessario mettere al centro la dignità, la qualità e le condizioni di lavoro” afferma Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil Nazionale. Ed è per questo che la categoria vuole dedicare “due giorni per individuare i cambiamenti che sono intervenuti nel mondo del lavoro, partendo proprio dai nostri settori”.

E proprio l’inclusione è il tema centrale dell’iniziativa: “I lavoratori esclusi dal mondo del lavoro sono quelli che ancora non hanno una prospettiva certa, ma sono anche quelli che lavorano a Partita Iva, con contratti di collaborazione, con Part time involontario o negli appalti per poche ore la settimana.”

Lavoratori esclusi, a volte anche invisibili, ma che diventano centrali in questa iniziativa: “Vogliamo  comprendere” conclude Gabrielli, “ quale ruolo può e deve svolgere la contrattazione per dare risposte ai lavoratori e aprire le porte dell’inclusione.”

L’iniziativa prosegue anche domani 12 ottobre. La giornata sarà aperta da Franco Martini segretario confederale della Cgil Nazionale, e proseguiranno sempre con l’approfondimento di tavoli tematici con il supporto di esperti: Organizzazione e condizioni di lavoro, Contrattazione e Jobs Act, Appalti/terziarizzazioni; Salario, produttività e welfare aziendale, Attività europee e internazionali, Welfare, Bilateralità, Legalità e Comunicazione.

The New Order, Nuove frontiere per l’inclusione
Enviroment Park
Via Livorno, 60 Torino

Galleria fotografica

TORINO – “Nel turismo la vera grande sfida è considerare il lavoro come elemento principale di qualità, e mai come un costo da comprimere. Le varie pretese datoriali di incrementare la produttività dovrebbero sempre tenerlo a mente: è molto più produttivo un cliente soddisfatto che non una prestazione pagata di meno”. Non sono parole di un sindacalista. A dirlo è Stefano Landi, esperto del settore e presidente di un’azienda che da oltre 25 anni si occupa di ospitalità e turismo. Questo il suo contributo alla due giorni organizzata dalla Filcams Cgil a Torino per fare il punto sulla contrattazione con l’obiettivo di allargare i diritti a quanti più lavoratori.

“L’Italia – osserva l’esperto – non deve vendere prodotti turistici a basso costo; deve puntare sulla sua forte identità, inimitabile in altre parti del mondo, e allo stesso tempo sulla storica bravura nelle relazioni con i clienti”. Quello del turismo è stato un anno certamente molto positivo, complice la congiuntura internazionale, ed è in controtendenza rispetto alla crisi infinita degli altri settori. “Gli imprenditori non si lamentano, però la ricattabilità dei lavoratori è sempre molto alta. Dipende tutto dalla strategia aziendale: se prendi un’impresa e pensi che durerà in eterno, ti comporti in modo diverso con i tuoi collaboratori. L’Italia comunque gode di ottima reputazione e ciò vuol dire che in passato abbiamo lavorato bene. Possiamo continuare a farlo soprattutto se investiamo sul fattore uomo”.

Dal turismo alla grande distribuzione il passo è così ampio che sembra un altro mondo. Lo spiega Luca Pellegrini, presidente di una società di consulenza specializzata nelle relazioni fra imprese e fra imprese e consumatore, oggi relatore al tavolo sulla Gdo. “Il punto di partenza di questa lunghissima crisi – spiega – è stata l’inversione delle aspettative per questo settore. Tutti si attendevano che avrebbe resistito e invece non è andata così, forse a causa della sua organizzazione prettamente industriale. L’elemento più macroscopico è il declino degli ipermercati, ormai sul viale del tramonto”.

È curioso, perché l’iperconvenienza avrebbe fatto pensare al contrario. E invece oggi vincono i low cost nell’alimentare (discount) e negli settori (Zara, Decathlon, Ikea): “L’iper ha perso la sua storica vocazione di bassi prezzi, ma soprattutto ha perduto le famiglie numerose, per cui era nato, che oggi non esistono più”. Insomma, siamo al punto di non ritorno. “Se vogliamo trovare una parola chiave, forse è ‘trasformazione’, cioè il passaggio al modello superstore. Ma c’è il rischio che come sempre siano i giovani a pagare il prezzo più caro. Nel tentativo di ridurre i costi, le imprese pagano di meno i nuovi arrivati, a loro impongono le domeniche lavorative, i contratti part-time spezzettati. Tutte situazioni in cui si cerca la flessibilità che alla fine si scarica tutta su di loro”.

L’altro tema caldo per i servizi riguarda gli appalti. Spiega Pierdanilo Melandro di Itaca, l’Istituto per la trasparenza, l’aggiornamento e la certificazione degli appalti: “Per gli appalti ad alta intensità di manodopera, tipici della Filcams, c’è sicuramente un’attenzione maggiore del legislatore che con il nuovo codice degli appalti per la prima volta ha disciplinato la clausola sociale, anche se solo in termini facoltativi. Il ruolo del sindacato – è il suo suggerimento – deve essere quello di far applicare la clausola sociale a tutte le stazioni appaltanti, e in particole dalle “supercentrali di committenza regionali”, puntando non solo sulla stabilità del dato occupazionale, ma promuovendo standard dignitosi di tutela sociale”. Una battaglia che passa per il territorio: “Si può essere propositivi con le stazioni appaltanti, le quali spesso non conoscono le condizioni dei lavoratori. L’apparente passo indietro in realtà può rappresentare una possibilità di contrattazione per il sindacato”.

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Nuove Frontiere per l’Inclusione. L’11 e 12 ottobre l’Assemblea Filcams Cgil si riunisce a Torino per un confronto sul futuro della contrattazione

The New Order. Turismo, commercio e servizi, più di 3 milioni di lavoratrici e lavoratori da diversi anni sono al centro della più forte crisi economica degli ultimi 50 anni che ha portato molte aziende a cessare l’attività, a ridimensionare gli organici, ad attuare processi di riorganizzazione e ristrutturazione per affrontare una competizione definita sempre più globale e fattori economici negativi.

Le difficoltà di settore e del sistema paese, protrattesi per diversi anni, hanno fortemente trasformato il mercato del lavoro: l’aumento del part time involontario, del lavoro somministrato, dei contratti a termine, il boom dell’utilizzo dei voucher, in particolare nel turismo, il mancato rinnovo dei contratti nazionali e la disdetta dei contratti integrativi aziendali, sono solo alcuni dei cambiamenti significativi che si sono riversati sui lavoratori.

Nel commercio, per esempio, per far fronte al calo dei consumi e ad un diverso afflusso di domanda, le imprese hanno fatto ricorso al part-time che consente, modificando le ore o ricorrendo alle cosiddette ore supplementari, di poter disporre di un’elevata flessibilità.

Il ricorso al part-time ha costituito spesso un modo per evitare riduzioni di occupati, che i lavoratori hanno accettato in mancanza di alternative. I dati disponibili sul cosiddetto part-time involontario nel commercio (ingrosso e dettaglio) e anche i pubblici esercizi, sono significativi: all’inizio della crisi, nel 2008, il part-time involontario era pari al 43%, diventava il 53% nel 2010, il 62% nel 2012 fino al 71% nel 2015.

Nel turismo, il 48,5% dei lavoratori sono a part time ed è anche molto alta l’incidenza dei lavoratori con i voucher. Nel 2015 sono stati venduti 114.921.574 di voucher (+66% rispetto al 2014), di cui il 15% nel turismo.

Il processo di terziarizzazione dell’economia ha sempre più determinato un lavoro in appalto nei servizi (pulimento, logistica, vigilanza) come in parti rilevanti della produzione; un lavoro fatto da orari ridotti, spesso sottopagati e incertezza della continuità lavorativa.

Forme di lavoro precario che non permettono un reale e sicuro sostentamento economico, e lasciano milioni di lavoratori con un futuro incerto.

Nei cambiamenti intervenuti non trovano ancora riconoscimento giovani lavoratori autonomi, con P.IVA, collaboratori e altre figure professionali che vivono tale condizione come unica possibilità ma anche come scelta e prospettiva e che non sono inclusi nel pur indebolito sistema di tutele e diritti  del lavoro.

L’Assemblea della Filcams Cgil, composta da 300 membri tra lavoratori, delegati e funzionari, provenienti da tutta Italia, si riunirà l’11 e 12 ottobre per un confronto approfondito con esperti di settore, su diverse tematiche: Grande Distribuzione organizzata, Turismo, Appalti, Colf e badanti; ed anche argomenti trasversali quali l’organizzazione del lavoro, le terziarizzazioni, le politiche internazionali, il welfare contrattuale, la legalità e la comunicazione.

L’evento The New Order, Nuove Frontiere per l’Inclusione, vuole essere una sede inconsueta ed innovativa di dibattito e discussione insieme alle lavoratrici e ai lavoratori dei diversi settori sui quali la categoria si struttura, per pianificare politiche di inclusione, che pongano al centro dell’azione sindacale le condizioni di quelle fasce di lavoratori precari, più deboli meno tutelati ed in situazione di maggior difficoltà che, spesso, restano ai margini del mercato del lavoro.

The New Order Il programma dell’iniziativa