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Calssificazione generica per le pagine con contenuti specifici es. eventi, scioperi, manifestazioni, trattative, convegni etc….

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Si è tenuta il 24 ottobre l’audizione in Commissione Attività produttive della Camera per la presentazione del documento unitario Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Cgil, Cisl e Uil sul tema delle aperture domenicali e festive nel commercio.
“Un divieto senza deroghe alle aperture domenicali e festive, la previsione di 12 festività nazionali (civili e religiose) senza deroghe in cui non è prevista l’apertura e un massimo di 12 apertura domenicali in un anno legale, lasciando alle regioni la possibilità – previo accordo e consultazione con le parti sociali – di declinare l’apertura di queste 12 domeniche all’interno dell’anno legale”. È questa la posizione della Filcams che insieme alle altre organizzazioni sindacali è profondamente convinta che le liberalizzazioni degli orari e delle aperture nel commercio non hanno prodotto risultati positivi, ma solo il peggioramento delle condizioni di vita e lavoro dei dipendenti del settore.
Come riportato nel documento sindacale unitario “un deciso cambio di passo in tema di aperture selvagge nelle giornate domenicali e festive è un obiettivo alla portata del Paese. Il confronto con gli altri Stati europei dimostra che una regolamentazione seria e meno permissiva sulle aperture commerciali non necessariamente implichi crisi dei consumi e maggiore disoccupazione”.

liberalizzazioni nel commercio

La proposta di revisione della legge sulle liberalizzazioni nel commercio è finalmente al dibattito del Governo.
Le dichiarazioni in merito della Filcams Cgil.

9 settembre 2018 – “Intervenire sul decreto Salva Italia e le liberalizzazioni delle aperture e degli orari nel commercio è una priorità per la Filcams Cgil che ha più volte avanzato proposte di modifica, richiesto un incontro con il Ministro del lavoro Di Maio e promosso iniziative, mobilitazioni e campagne di comunicazione in occasione delle festività” Dichiara Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale Filcams Cgil. “È indispensabile un confronto per porre un limite alle aperture  incontrollate sia domenicali che festive che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio.

Quello che chiediamo è la chiusura delle attività commerciali nei giorni festivi, riconsegnare alle istituzioni locali la competenza, per poter definire quante e quali domeniche e con quali orari aprire e stabilire i nuovi insediamenti commerciali.
È ora necessario accelerare e concretizzare il percorso per intervenire definitivamente sulla deregolamentazione.
Le condizioni di lavoro degli addetti del settore, infatti, sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’anno e con la sperimentazione dell’orario h24; alle difficoltà nella conciliazione dei tempi vita e di lavoro si aggiunge peraltro un’indisponibilità sempre più diffusa da parte delle imprese a contrattare anche il riconoscimento economico per i turni di lavoro domenicali.’

 

Commercio: il settore ha bisogno di una regolamentazione

10 settembre 2018 – Da più di 6 anni la FIlcams Cgil sta portando avanti una battaglia contro la totale liberalizzazione degli orari e delle aperture nel commercio introdotta dal Governo Monti.

#LaFestaNonSiVende è lo slogan che ha accompagnato anni di scioperi, manifestazioni, proposte e mobilitazioni al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori.

“In questi anni l’occupazione non è aumentata per effetto delle liberalizzazioni e quindi non si rischia di perderla” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil, “non è migliorata la qualità del lavoro, ma solo contratti a termine e precari.”

“Il settore ha bisogno di una regolamentazione, la necessità e il piacere di fare acquisti nei giorni di festa e gli interessi delle aziende del commercio non possono andare contro i diritti dei lavoratori.”

 

Liberalizzazioni nel commercio: le conseguenze sull’occupazione
Il Governo si confronti con le parti sociali per regolamentare il settore

10 settembre 2018 – “Negli ultimi anni nella grande distribuzione, in una situazione di liberalizzazione indiscriminata, si è assistito ad una riduzione dell’occupazione pari almeno al 20%, al quale si deve aggiungere il dato relativo alla diffusione di processi di terziarizzazione ed esternalizzazioni di parti rilevanti delle attività commerciali” afferma Maria Grazia Gabrielli segretaria generale della Filcams Cgil.

“Il 40% dei lavoratori è interessato da tipologie contrattuali che determinano condizioni di forte precarietà: contratti a termine, lavoro somministrato, lavoro a chiamata e indiretto, stage, merchandiser e promoter; e circa il 70% dei lavoratori ha un rapporto di lavoro part time involontario.”

I lavoratori coinvolti dall’obbligatorietà del lavoro domenicale e festivo raggiungono circa il 35/40% degli addetti e le maggiorazioni originariamente previste per tali prestazioni hanno subito, negli anni, delle drastiche riduzioni in considerazione dello stato di difficoltà del settore.

Lo ha detto nella città più commerciale d’Italia, circondato dai discendenti di un popolo che pur di dirottare i traffici nel porto sotto casa non esitarono a «traslare» — o, meglio, a trafugare — da Myra, in Turchia, le reliquie di San Nicola, da allora (era il 1087) diventato «di Bari». E lo ha fatto di domenica, in quello che può considerarsi, almeno per una settimana all’anno, il più grande centro commerciale del Sud, la Fiera del Levante. Ma evidentemente, in questo periodo il vicepremier Luigi Di Maio — come il suo collega di governo Matteo Salvini—non teme ripercussioni nei sondaggi.

«Entro l’anno approveremo la legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi ai centri commerciali. L’orario liberalizzato dal governo Monti sta distruggendo le famiglie italiane. Bisogna ricominciare a disciplinare aperture e chiusure». Di Maio, in realtà, lo aveva già annunciato all’inizio dell’estate.

Lo ha voluto ribadire alla fine della stagione perché giovedì, in commissione Attività produttive alla Camera, prenderà il via l’esame dei disegni di legge sulla chiusura domenicale. Le proposte sono cinque: oltre a quelle di Lega (prima firmataria Barbara Saltamartini) e M5S (Davide Crippa), ce n’è una del Pd (Gianluca Benemati), una del Consiglio regionale delle Marche e una di iniziativa popolare. L’obiettivo è tornare indietro di 7 annell’anno: ni, a prima della riforma Monti del 2011 (decreto Salva Italia) che liberalizzò gli orari degli esercizi commerciali (negozi di vicinato, medie e grandi strutture di vendita) e dei pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande (bar e ristoranti). La proposta della Lega limita le aperture alle sole domeniche del mese di dicembre, più altre quattro decideranno le Regioni, d’intesa congli enti locali. Quella del Movimento arriva fino a 12 aperture all’anno, fatti salvi i comuni turistici. Per Confcommercio «una regolamentazione minima e sobria è una via percorribile e imprescindibile». Plauso da parte di chi ha sempre osteggiato la liberalizzazione, come Filcams-Cgil e Confesercenti, perché «ha causato la chiusura di migliaia di negozi che non potevano sostenere aperture 24 ore su 24 e 7 giorni su 7». Preoccupata, invece, la grande distribuzione organizzata: a rischio ci sarebbero 40-50mila lavoratori, avverte l’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese. «Una grazia di Dio», al contrario, per monsignor Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso, per anni presidente della Commissione Cei per il Lavoro e da sempre contrario alle aperture domenicali: «Fu Costantino a introdurre, nel lontano 321, il riposo festivo». Ancor prima che i 62 marinai di Bari si imbarcassero per la Turchia.

 

 

 

Di Maio: “Entro l’anno domenica e festivi con i negozi chiusi” Ma secondo la Conad la decisione del governo potrebbe mettere a rischio 50 mila posti di lavoro creati dalla grande distribuzione Nel 2019 gli italiani dovranno cambiare le loro abitudini, la domenica. Si va al centro commerciale per un acquisto, per tenere i bambini al sicuro e prendere un gelato, per guardare la partita al maxi schermo? Non è detto. Già entro l’anno, Luigi Di Maio conta di portare a casa una nuova legge sulle aperture dei negozi. Il vice premier immagina uno «stop nei week-end e nei giorni festivi», quando l’orario «non sarà più liberalizzato» come è adesso e scatteranno delle «turnazioni». Le due proposte di legge di maggioranza – della Lega a firma Saltamartini e dei 5 Stelle (a firma Crippa) – non riguardano i soli centri commerciali, ma i negozi di ogni ordine e grado. Le due forze di maggioranza vogliono intanto il ritorno alla chiusura domenicale, per tutti. Conserveranno una piena libertà di apertura i soli piccoli esercizi «delle località turistiche, dei Comuni montani e le attività balneari» (la Lega); e gli «esercizi ricadenti nei Comuni a carattere turistico» (i 5 Stelle). Sia i leghisti sia i grillini, poi, vogliono che le Regioni varino dei piani. Permetteranno l’apertura dei negozi e dei centri commerciali, ma per pochi giorni l’anno tra domeniche e festivi (come spiega la scheda a sinistra).

La Lega scrive che le nuove regole vogliono restituire alle famiglie il piacere di «passeggiare all’aria aperta». Monsignor Bregantini, arcivescovo di Campobasso, dice (forse meglio) che questo stop alle aperture «può ridare vita a una economia di prossimità, quella delle uscite fuori porta, delle visite ai borghi». I leghisti puntano, poi, a salvaguardare i piccoli negozi dalla concorrenza sleale delle grandi catene. Anche i 5 Stelle guardano alle botteghe di quartiere che hanno conosciuto una morìa inarrestabile. Nell’ordine dei 59 mila negozi chiusi, tra il 2008 e il 2017.

Le due forze politiche, però, sembrano sottovalutare gli effetti sull’occupazione delle loro proposte. Francesco Pugliese, ad e direttore generale della Conad, pronostica la sparizione di 50 mila posti di lavoro, dei 450 mila che la grande distribuzione ha creato. La sindacalista Maria Grazia Gabrielli (della Filcams-Cgil) non è contraria alla chiusura nei giorni festivi e alla turnazione di domenica. Ma in queste domeniche di apertura – aggiunge – la vera battaglia sarà garantire ai lavoratori il giusto surplus in busta paga. Benedetto Della Vedova, coordinatore di +Europa (Bonino) definisce «classista» il progetto grillino-leghista perché toglie a 19 milioni e mezzo di italiani, i frequentatori degli ipermercati la domenica, la possibilità di fare acquisti low cost. Della Vedova avverte anche che la chiusura domenicale è un fenomenale assist ad Amazon, che aumenterà le vendite online. In verità la proposta grillina si pone questo problema. Prevede che le persone possano fare un acquisto in Rete la domenica, ma il bene non potrà essere spedito fino al lunedì.

C’è chi calcola i posti a rischio e chi applaude per il ritorno ai veri festivi Il caso Clienti, negozianti e lavoratori

Fare la spesa di notte o passare una domenica piovosa al centro commerciale con figli e nonni al seguito è diventata un’abitudine tutta italiana. Una passeggiata che fanno in media 12 milioni di persone. Che potrebbe interrompersi però bruscamente. M5S e Lega lo avevano promesso e due giorni fa la deputata leghista Barbara Saltamartini, ha incardinato una proposta di legge (ce ne sono altre quattro) per smontare il Salva Italia del 2011, che ha di fatto liberalizzato orari e aperture dei negozi. Se n’è parlato per anni e ora il governo è passato dalle parole ai fatti su un tema che spacca l’Italia. E che potrebbe, questo l’allarme lanciato dalla grande distribuzione, avere pesanti conseguenze sull’occupazione. «Si perderebbero decine di migliaia di posti di lavoro», avverte il presidente di Federdistribuzione, Domenico Gradara. «In termini di ore lavorate — aggiunge un esperto del settore — si arriverebbe a perdere 16 mila posti». Senza contare che le vendite online, esploderebbero. Un’infinità, più degli operai dell’Ilva. Numeri che secondo Confcommercio, i sindacati confederali e i Cobas non stanno in piedi. «In questi anni di totale libertà — spiega Donatella Prampolini, presidente di Fida (dettaglianti) — la grande distribuzione ha drenato fatturato e posti di lavoro alle attività di vicinato, ai piccoli negozi. Magari — aggiunge Prampolini — tornassimo all’era pre-Monti. La normativa su orari e chiusure era stata una conquista sindacale degli anni ‘70. Prima non c’era nulla. Certo nell’immediato si potrebbe avere una perdita occupazionale, ma poi si recupererebbe. I piccoli esercenti guadagnerebbero 20mila di posti di lavoro, altro che perdita». Contraria alla revisione del decreto è invece l’Unione dei consumatori. «E’ incredibile che governo e associazioni di commercianti — dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unc — a fronte di dati desolanti sulle vendite al dettaglio come quelli di oggi (ieri ndr), si preoccupino di come chiudere i negozi, invece di come tenerli aperti». Senza contare che le vendite online, aumenterebbero, sostiene Federdistribuzione. Plaudono invece sindacati e Confcommercio, con i Cobas in prima fila. «La proposta di legge presentata — sostiene Francesco Iacovone della segreteria nazionale Cobas — è chiara nelle intenzioni e soddisfacente per i lavoratori del commercio, che l’hanno salutata in Rete come una vera e propria manna dal cielo». Soddisfatta anche la Cgil. «Una revisione è positiva, sia per i lavoratori, per lo più donne e spesso costrette ad accettare contratti part time dove la domenica è inserita d’obbligo — spiega Maria Grazia Gabrielli, segretari Filcam-Cgil — sia perché i piccoli hanno sofferto, complice la crisi . Perché la concorrenza tra grandi e piccoli non è reale, ma teorica». C’è anche un altro problema che allarma Fipe (Confcommercio) e Cgil. Tutte le proposte di legge presentate in Parlamento lasciano piena libertà su orari e aperture ai centri turistici e alle città d’arte. «E questo non va bene», dicono all’unisono Cgil e Fipe, perché si creerebbe una discriminazione sui territori e una corsa dei comuni a entrare tra quelli turistici. Corsa che già si vede. A calmare gli animi per quella che già si annuncia come una battaglia parlamentare al cardiopalma è la Cei, la Confederazione dei vescovi italiani, intervenuta ieri in tarda serata. Pietro Fragnelli, responsabile della Cei per i temi legati alla famiglia, ha rilasciato una dichiarazione che sposa una politica di mediazione tra chi è a favore della liberalizzazione tout court alla Monti e chi vorrebbe salvare almeno alcune domeniche e festività. «Le logiche commerciali e mercantilistiche — ha dichiarato monsignor Fragnelli — non possono essere considerate alla stregua di servizi essenziali come la sanità, sicurezza o informazione». E poi c’è il tema della famiglia unita nella domenica. Una benedizione, quasi un lasciapassare a chi vuole modificare, addolcendolo, il decreto del 2011. Che in fondo non ha precedenti in Europa e più che nella Ue ci ha proiettato negli Stati Uniti, dove i negozi h24 hanno una lunga storia, ma sono pochi. In Francia, in Belgio, in Germania a una certa ora del giorno le saracinesche vengono tirare giù e riaperte la mattina. Il decreto Monti ha scontentato i piccoli esercenti (usciti a pezzi sia per la crisi sia perché non hanno la possibilità di tourn over dei grandi gruppi) e anche molti lavoratori, costretti a turnazioni massacranti e non sempre pagati di più. Ma la miccia è ormai accesa. E dunque probabilmente si dovrà dire addio a supermercati e centri commerciali aperti 7 giorni su 7, compresi Natale, Capodanno, Ferragosto, Primo maggio e 25 aprile.

Contro la regolamentazione del lavoro festivo sta nascendo una nuova alleanza sociale. Se i sindacati da anni chiedono di rivedere la liberalizzazione selvaggia delle aperture voluta da Monti, a fianco della Grande distribuzione organizzata (Gdo) si schierano invece gran parte delle associazioni dei consumatori.

Giovedì è arrivata la proposta di legge firmata sia da parlamentariM5sche della Lega – segno di una convergenza non scontata – che, a prima firma della leghista Barbara Saltamartini, disciplina gli orari degli esercizi e limita le aperture nei giorni festivi alle sole domeniche del mese di dicembre oltre ad altre quattro domeniche o festività durante l’anno.

Il disegno di legge, composto di due soli articoli, di fatto abroga i due articoli che hanno liberalizzato le aperture dei negozi e in particolare l’articolo 31 del cosiddetto «Salva Italia» varato dal governo Monti. Una proposta molto restrittiva rispetto a quanto affermato dal ministro Luigi Di Maio il 17 luglio – «il nostro progetto di modifica individua nell’arco dell’anno 12 giorni festivi, di cui 6 nei quali si lavora solo al 25%su uno specifico territorio» – vissute come una doccia gelata per chi già aveva festeggiato la regolamentazione annunciata nei giorni precedenti dal sottosegratario al Lavoro Claudio Cominardi, sempre M5s.

Secondo Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzioni, l’associazione d’impresa della Gdo, la proposta del governo di tenere negozi chiusi la domenica è da bocciare in toto: «Il dato è che siamo ancora sotto i consumi che avevamo nel 2010 e stimiamo che, ripristinando le chiusure festive e domenicali, ci potrà essere un calo dell’1 per cento nel settore alimentare e del 2 per cento in quello non alimentare. Con un indubbio vantaggio a favore dell’e-commerce». Stime quasi apocalittiche erano state stilate da Confimprese: senza Decreto Monti contrazione del fatturato, del 10% e 400mila posti di lavoro a rischio.

A sorpresa sono arrivate anche le critiche dell’Unione nazionale consumatori: «Il Governo ci riporta all’età della pietra – ha attaccato il presidente Massimiliano Dona – . È incredibile che con tutti i problemi irrisolti di questo Paese si tolga l’unica liberalizzazione fatta dopo le lenzuolate Bersani. Invece di preoccuparsi di far riaprire i negozi, si preoccupano di chiuderli, tornando al passato e al vecchio. I consumatori vogliono trovare negozi aperti. Commercianti hanno la concorrenza dell’e-commerce», conclude Dona.

La risposta dei sindacati è dura. «Questa santa alleanza tra grande distribuzione e consumatori si fonda su un assunto totalmente errato: l’idea che la vendita di vestiti e mutande in un otulet o i prodotti che trovi in un iper siano un servizio essenziale – attacca Francesco Iacovone, dell’esecutivo nazionale Cobas -. Il decreto Monti in più non ha aumentato le vendite. Doveva produrre nuovi posti di lavoro e invece ha semplicemente aumentato i turni per chi già lavorava peggiorando le condizioni di lavoro. L’ultima balla riguarda la concorrenza dell’e-commerce: le grandi catene avevano già perso clienti prima perché Amazon ha costi inferiori, non perché i fattorini o i riders lavorano la domenica», conclude Iacovone.

Critica anche la segretaria generale della Filcams Cgil Maria Grazia Gabrielli: «Intervenire sul decreto Salva Italia è una priorità. Abbiamo più volte avanzato proposte, richiesto un incontro col ministro DiMaio e promosso mobilitazioni e campagne di comunicazione. È indispensabile porre limite alle aperture incontrollate. Le condizioni di lavoro nel settore sono peggiorate con turni strutturalmente su 365 giorni l’anno e con la sperimentazione dell’orario H24. Alle difficoltà nella conciliazione dei tempi vita si aggiunge un’indisponibilità sempre più diffusa dalle imprese al riconoscimento economico per i turni domenicali», conclude Gabrielli. m.fr. I sindacati: serve intervenire subito, le condizioni degli addetti sono molto peggiorate

 

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Accogliamo con favore che il Parlamento torni ad occuparsi nuovamente del tema delle aperture festive e domenicali nel commercio.

La Filcams Cgil ha già avuto modo di precisare la propria posizione anche rispetto al disegno di legge presentato durante la scorsa legislatura, i cui contenuti continuano a non convincerci. Come abbiamo già avuto modo di chiarire, in questa proposta, le aperture festive sarebbero comunque consentite e non sarebbe prevista alcuna limitazione circa le aperture domenicali. Secondo quanto definito dallo stesso disegno di legge, i comuni, consultate le associazioni di rappresentanza dei lavoratori, delle imprese e dei consumatori, potrebbero definire regole diverse, in realtà senza alcun vincolo per le imprese.

In questo modo, a problematica irrisolta, si aggraverebbe l’attività dei comuni di ulteriori impegni, con il rischio, in aggiunta, di agevolare concorrenza sleale tra aziende che responsabilmente rispetterebbero tali indicazioni e altre che invece le ignorerebbero.

Le diverse posizioni comparse in questi giorni sulla stampa sono rivolte a commentare una nuova proposta di legge sulla regolamentazione delle aperture commerciali che sarebbe in via di definizione. Partendo anche dalla valutazione  degli effetti  non positivi generati dalle liberalizzazioni in questi anni, le previsioni della proposta, pur non ancora chiare nel dettaglio, parrebbero affrontare la questione con maggiore attenzione.

La Filcams Cgil, per parte sua, ha più volte avanzato proposte di modifica al decreto Salva Italia, coinvolgendo le istituzioni e promuovendo iniziative, mobilitazioni e campagne di comunicazione in occasione delle festività, con l’obiettivo di porre un limite alle aperture incontrollate che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio.

Si deve escludere la possibilità di aprire in occasione delle festività nazionali, restituendo a questi giorni il valore civile e religioso che è patrimonio della nostra storia e della nostra cultura.

Partendo da una cornice nazionale, è alle istituzioni locali che deve essere nuovamente riconosciuta la facoltà di definire la regolamentazione delle aperture: il livello territoriale infatti saprebbe dare risposte coerenti alle necessità dei lavoratori, dei consumatori e delle imprese, rispettando cultura, abitudini, ritmi e vocazione dei tanti comuni italiani, decidendo quali e quante domeniche è possibile aprire, e con quali limiti orari.

Ed è attraverso la contrattazione che deve essere regolamentata l’organizzazione del lavoro domenicale, per evitare che continuino ad esserci lavoratori costretti a turni e carichi di lavoro inconciliabili con la vita privata e facendo in modo che siano loro riconosciute retribuzioni adeguate, a compensazione del disagio.

La Filcams ritiene necessario riconsegnare alle istituzioni locali anche la prerogativa di determinare quali e quanti nuovi insediamenti commerciali è possibile avviare: questi anni di liberalizzazioni indiscriminate hanno inevitabilmente contribuito ad aumentare i metri quadri di area vendita in tutte le province d’Italia, generando una concorrenza selvaggia i cui costi si stanno scaricando sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro, incentivando ulteriori processi di consumo del territorio.

Su queste posizioni è nostra intenzione confrontarci con il Governo e sono queste le motivazioni per le quali nei giorni scorsi abbiamo provveduto a formalizzare unitariamente una richiesta di incontro al Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico.

Sciopero Lidl

La Filcams Cgil, confortata dalla forte partecipazione e dalla straordinaria riuscita delle iniziative, va avanti. Il contratto integrativo aziendale deve essere modificato.

Al di là dei numeri che l’azienda propaganda con strumentalità e approssimazione disarmanti, l’adesione allo sciopero Lidl proclamato dalla Filcams Cgil il 13 luglio è stata, indiscutibilmente, importante e diffusa, nonostante i reiterati tentativi da parte di Lidl di comprometterne l’esito.

Sciopero Lidl

Centinaia di lavoratori hanno preso parte alle iniziative che si sono tenute davanti ai depositi di Massa Lombarda e di Pontedera, rivendicando, con forza, migliori condizioni di lavoro e il riconoscimento, anche attraverso un contratto integrativo aziendale che possa essere definito tale, del fondamentale contributo fornito dai dipendenti, nel corso degli anni, agli eccezionali risultati raggiunti dalla multinazionale tedesca.

E invece Lidl, ancora una volta, non comprende o, forse peggio, finge di non comprendere e si trincera dietro laconiche dichiarazioni che non fanno altro che confortarci nella convinzione che quello sottoscritto il 6 marzo è un accordo peggiorativo, che deve essere modificato.

La Filcams Cgil va avanti; dopo il 13 luglio con maggior forza ancora. L’azienda deve rendersi disponibile ad un confronto reale rispetto ai temi che abbiamo posto, organizzazione e condizioni del lavoro innanzitutto. Per quanto ci riguarda, continueremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori a sostegno di una battaglia giusta, che vuole ridare dignità e diritti al lavoro.

Vertenza Lidl – grande adesione allo sciopero

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L’azienda ascolti i lavoratori

Sin dalle prime ore dell’alba, di fronte ai due magazzini Lidl di Massa Lombarda e Pontedera hanno iniziato a radunarsi le lavoratrici e i lavoratori della catena discount: i due presidi in Emilia Romagna e in Toscana sono stati il punto di ritrovo anche per chi veniva da altre regioni.

“Siamo molto soddisfatti della grande partecipazione allo sciopero dei lavoratori” commenta la Filcams Cgil che sta sostenendo la mobilitazione per chiedere all’azienda migliori condizioni di lavoro. La grande catena dei discount, presente in Italia con 600 punti vendita e più di 14mila dipendenti, ha siglato lo scorso 6 marzo, il rinnovo del contratto integrativo senza la Filcams, che ha valutato negativamente l’accordo.

Il rinnovato tentativo di confronto tra il sindacato del terziario e la dirigenza Lidl, non ha portato avanzamenti, tanto che, vista la rigidità delle posizioni, la Filcams ha proclamato una prima giornata di sciopero.

“Il successo di oggi, ci da la spinta per continuare a lottare per ottenere risposte dall’azienda: sull’organizzazione del lavoro, sul salario e sul lavoro domenicale” conclude la Filcams Cgil: “il nuovo contratto integrativo, non va bene, svilisce il lavoro e non rispetta le necessità dei dipendenti.”

Lidl

Migliori condizioni di lavoro e un contratto integrativo aziendale che realmente definisca e garantisca diritti e tutele per i lavoratori. Sono questi i principali motivi per i quali la Filcams Cgil ha proclamato una giornata di sciopero dei dipendenti Lidl per il prossimo 13 luglio.

Lo scorso 6 marzo è stato siglato il contratto integrativo aziendale senza la Filcams Cgil che ha valutato peggiorativi i contenuti dell’accordo. A giugno, a causa delle rigidità mantenute dall’azienda rispetto alle richieste avanzate dalla categoria, è fallito anche un ulteriore tentativo di confronto.

Il nuovo contratto, infatti, nonostante i tanti proclami, non solo non introduce miglioramenti per i lavoratori ma arriva addirittura a definire una serie di trattamenti di peggior favore rispetto a quanto previsto prima della sottoscrizione.

Il superamento di un regime di flessibilità incontrollata per i lavoratori part time, introdotto dal nuovo CIA in deroga al contratto collettivo nazionale di lavoro, l’inserimento di una disciplina relativa al consolidamento degli orari di lavoro, la definizione di un sistema di incentivazione variabile ed una regolamentazione sostenibile del lavoro domenicale erano le priorità poste dalla Filcams, senza che vi sia stato alcuna disponibilità concreta da parte della multinazionale tedesca.

Circa 600 punti vendita, più di 14mila dipendenti su tutto il territorio nazionale, Lidl è una catena discount in salute, che, pur in presenza di un andamento e di risultati economici estremamente positivi, vuole continuare a risparmiare sul costo del lavoro.

Il 13 luglio sono due i presidi organizzati: a Massa Lombarda (RA), in via Caduti del Lavoro, 5 – e a Pontedera (PI), in via Alberto Carpi, 29 – in cui confluiranno i lavoratori anche dalle altre regioni.

È solo la prima di una serie di iniziative di mobilitazione: la Filcams continuerà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori a sostegno di una battaglia giusta, che vuole ridare dignità e diritti al lavoro.

Approfondimenti
Lidl, rotto il negoziato per il recupero del contratto integrativo separato. È sciopero

Scarica i Volantini dello sciopero dei dipendenti Lidl

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Volantino 3
Volantino 4

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La Filcams Cgil avvia la mobilitazione e proclama una prima giornata di sciopero per il prossimo 13 luglio.

Si sono definitivamente interrotte le trattative con Lidl Italia, riavviate a giugno dopo il rinnovo separato del contratto integrativo aziendale dello scorso 6 marzo, sottoscritto senza la Filcams. L’indisponibilità e le rigidità da parte della multinazionale tedesca rispetto alle richieste avanzate dalla categoria del terziario della Cgil non hanno consentito l’auspicata riapertura del confronto ed il recupero dell’accordo separato.

“Nell’ultimo incontro del 22 giugno ”, spiega la Filcams, “l’impresa ha modificato ancora una volta la propria posizione, rifiutandosi di entrare nel merito delle nostre proposte per superare le degenerazioni di un contratto integrativo aziendale che ha ulteriormente peggiorato le condizioni di lavoro per migliaia di dipendenti Lidl.”

Una condotta inaccettabile che conferma la precisa volontà della società di continuare a non mantenere alcun tipo di relazione con la Filcams dopo la sottoscrizione di un accordo che, pur in presenza di un andamento e di risultati economici estremamente positivi da parte di Lidl, determina un complessivo e sostanziale arretramento della qualità dell’occupazione nei punti di vendita.

Il superamento del regime di flessibilità incontrollata per i lavoratori part time, introdotto dal nuovo CIA in deroga al contratto collettivo nazionale di lavoro, l’inserimento di una disciplina relativa al consolidamento degli orari di lavoro, la definizione di un sistema di incentivazione variabile ed una regolamentazione chiara e sostenibile del lavoro domenicale sono le priorità poste dalla Filcams, senza che vi sia stato alcun riscontro concreto da parte dell’azienda.

In considerazione dell’esito anche di questa ulteriore fase del negoziato, delle forti distanze che permangono e dell’inaffidabilità che ha caratterizzato la condotta dell’azienda per l’intera trattativa, la Filcams, contestualmente alla dichiarazione dello stato di agitazione, ha proclamato una prima giornata di sciopero per il prossimo 13 luglio.

In occasione dello sciopero, saranno organizzate due iniziative, presso i magazzini di Massa Lombarda, in provincia di Ravenna, e di Pontedera, in provincia di Pisa.

 

vertenza lidl

Proviamo a fornire qualche precisazione nel caso in cui, a qualcuno, non fossero ancora chiare le differenze tra un contratto integrativo aziendale e la ratifica (in peggio) di prassi consolidate.

Il 6 marzo 2018 la Lidl ha parzialmente (perché alcuni li ha pure peggiorate!) confermato prassi e consuetudini già riconosciute ormai a quasi tutti i dipendenti; il contratto integrativo Lidl siglato non garantisce quanto sostenuto dai solerti sottoscrittori e dagli strenui difensori che, in questi giorni, vogliono sbandierare a tutti costi una vittoria che in realtà assume invece il significato di una profonda sconfitta per i 13.000 lavoratori.

Scarica Il volantino per l’approfondimento

Scarica il volantino in INGLESEFRANCESE

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Lo scorso 6 marzo la Filcams Cgil ha ritenuto non ci fossero le condizioni per siglare il rinnovo del contratto integrativo aziendale Lidl Italia, sottoscritto invece da Fisascat Cisl e Uiltucs.

L’accordo firmato si discosta infatti in modo rilevante da quanto condiviso e definito nella piattaforma predisposta e presentata unitariamente all’azienda all’avvio del negoziato. Una trattativa durata due anni, nel contesto della quale, come Filcams, abbiamo cercato, con estrema difficoltà, di tutelare i diritti e gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, con l’obiettivo innanzitutto di “consegnare” loro un accordo integrativo che valorizzasse il fondamentale contributo apportato dai dipendenti ai fini dei considerevoli risultati raggiunti in questi anni dall’impresa in termini di fatturato ed utili.

Vertenza Lidl, i motivi dell’accordo separato

Parte rilevante dei contenuti che caratterizzano il rinnovo siglato dall’azienda con Fisascat e Uiltucs desta invece perplessità e preoccupazione, avendo tra l’altro ritenuto le parti che lo hanno sottoscritto di definire, nell’ambito di un contratto integrativo che avrebbe dovuto migliorare quanto previsto dal CCNL, importanti deroghe allo stesso in materia di flessibilità.

L’azienda, mantenendo una posizione di ingiustificabile rigidità, si è rifiutata di prendere in considerazione quanto reiteratamente richiesto e proposto dalla Filcams nel corso della trattativa, a partire dalla rimozione dal confronto di qualsiasi riferimento all’articolo 8 della Legge 148 del 2011, che consente alle aziende (e consentirà a Lidl!) di derogare al CCNL e alla legge, determinando un forte peggioramento delle condizioni di lavoro per i propri dipendenti.

Anche la richiesta di definire un “sistema” che disciplinasse finalmente l’annosa questione del consolidamento dell’orario di lavoro non è stata accolta. L’accordo siglato introduce infatti una sorta di sperimentazione, che coinvolge un numero limitato di lavoratori, per un aumento di ore settimanali non certo rilevante, al quale si aggiunge, in modo del tutto negativo e penalizzante, quanto preteso dalla Lidl in materia di flessibilità. Una flessibilità incontrollata, che dà possibilità all’azienda di variare il numero delle ore lavorate settimanalmente e la loro collocazione temporale ed è regolata in attuazione degli stessi criteri e meccanismi di distribuzione dell’orario di lavoro previsti per i lavoratori a tempo pieno. Di fatto, con l’accordo siglato il 6 marzo si consente all’azienda, a fronte di un minimo incremento orario, di decidere arbitrariamente gli orari in cui i lavoratori sono tenuti a prestare la propria attività, restando a totale disposizione di Lidl.

Non fosse sufficiente, l’impresa si è pregiudizialmente rifiutata di discutere di qualsiasi forma di incentivazione variabile; dall’inizio del negoziato Lidl ha infatti preteso di escludere dal confronto la definizione di un premio di produttività. Pur in una situazione economica nettamente positiva, l’azienda si è resa disponibile, peraltro in termini non meglio precisati e di estrema approssimazione come si evince dal testo sottoscritto, ad affrontare soltanto il tema del welfare aziendale.

Le contrarietà, le perplessità, le preoccupazioni e, in ultimo, la decisione di non sottoscrivere l’ipotesi d’accordo da parte della Filcams sono state più volte argomentate e motivate durante la trattativa; gli elementi peggiorativi e penalizzanti prevalgono senz’altro rispetto a quanto è stato positivamente definito nel contratto ai fini di un effettivo miglioramento della situazione dei dipendenti all’interno dei punti di vendita.

Con la firma separata del 6 marzo, l’azienda, estromettendo dal confronto la Filcams, organizzazione sindacale anche in questo contesto senz’altro maggiormente rappresentativa, non solo ha mantenuto una condotta grave ed inaccettabile, ma ha perso l’ennesima opportunità di condividere con i lavoratori, che ne sono i principali artefici, i risultati della straordinaria fase di sviluppo che sta attraversando. Un segnale di disattenzione e disinteresse nei confronti dei propri dipendenti che non ha giustificazione.

Nei prossimi giorni l’impegno della Filcams sarà rivolto al massimo coinvolgimento dei lavoratori Lidl, attraverso la convocazione di assemblee ed attivi, al fine di discutere e chiarire nel dettaglio la gravità dei contenuti dell’accordo sottoscritto e definire iniziative che consentano un recupero della difficile situazione che i firmatari dell’accordo hanno determinato.

Alda Merini

Chi era

Alda Merini, all’anagrafe Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 – 1 novembre 2009) è stata una scrittrice e poetessa italiana.

La ricordiamo

Alda Merini esordisce come autrice giovanissima, a 15 anni: Giacinto Spagnoletti, riconoscendone il valore artistico, diventerà la sua guida. Appena un anno dopo, a 16 anni, Alda incontra “le prime ombre della sua mente” e viene internata per un mese nella clinica Villa Turro a Milano, dove le viene diagnosticato un disturbo bipolare. Inizia qui il suo calvario negli ospedali psichiatirici, esperienza che condizionerà e ispirerà gran parte della sua produzione letteraria. Tra il 1950 e i primi anni ’90 scrive e pubblica in antologia le sue poesie, ma sarà tra il 1999 e la sua morte che concentrerà la gran parte della sua opera poetica e di scrittrice di aforismi.

Frasi celebri

“Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non come i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita!”

“La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice.”

“Per la Merini, i versi dovevano venir fuori di getto, come un fiotto di sangue da una ferita sempre aperta. Questa idea semplificata di poesia, che si lega intimamente a una vita maledetta (spesso messa a nudo in tv), ha favorito la popolarità di una poetessa che nei suoi testi migliori non è per nulla semplice.” (Paolo Di Stefano)

Approfondimenti

Aldo Nove,”Alda Merini. Poetessa punk” e Cristiana Ceci, “Alda Merini: In manicomio avevo trovato la felicità”, in Poesia, Mensile internazionale di cultura poetica, Anno XXII, dicembre 2009, N. 244

Rita Atria

Chi era

Rita Atria (Partanna, 4 settembre 1974 – Roma, 26 luglio 1992) è stata una testimone di giustizia italiana. Si uccise a 17 anni una settimana dopo la strage di via D’Amelio.

La ricordiamo

Rita era figlia di un boss mafioso, ucciso in una faida quando lei aveva solo 11 anni. Pochi anni dopo (nel 1991) viene ucciso anche il fratello Nicola. È in questa circostanza che decide di collaborare con la polizia e con i giudici, raccontando tutto quanto sa dell’organizzazione, messa al corrente di molti segreti proprio dal fratello. Collabora alle indagini con il giudice Borsellino, poco meno di un anno di colloqui e confidenze. Profondamente colpita dagli attentati contro Falcone e Borsellino, decide di farla finita, convinta che nessuno dopo di loro potrà ascoltarla con la stessa attenzione e sensibilità. Le indagini avviate con le sue deposizioni porteranno all’arresto di molti mafiosi delle famiglie di Partanna, Sciacca e Marsala.

Frasi celebri

«Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta» (Rita Atria scrive queste parole nel suo diario, pochi istanti prima di uccidersi)

«Rita non è morta di solitudine. è morta di mafia. Anche lei come troppi in quella tremenda primavera-estate del 1992. è morta perché il suo diventare «testimone di giustizia» non è stato accettato e capito da chi ha trasformato anche i vincoli affettivi in legami mafiosi.» (don Luigi Ciotti, nel decennale della morte di Rita, 2002)

Approfondimenti

Andrea Gentile, Volevo nascere vento : storia di Rita che sfidò la mafia con Paolo Borsellino, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2014

Sandra Rizza, Una ragazza contro la mafia, Palermo, La Luna, 1993

Marguerite Yourcenar

Chi era

Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, 17 dicembre 1987), è stata una scrittrice francese. Nei suoi libri sono frequenti i temi esistenziali, in particolare quello della morte.

La ricordiamo

Esordisce a soli 17 con una antologia poetica, pubblicata a proprie spese. A 21 anni, in occasione di un viaggio in Italia, inizia a lavorare a quello che diventerà il suo romanzo più famoso: “Memorie di Adriano”. Durante un viaggio a Parigi incontra la compagna da cui non si separerà per tutta la vita, Grace Frick; con lei si trasferirà in America allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1980 È stata la prima donna eletta alla Académie française.

Frasi celebri

«Si può essere felici senza mai smettere di essere tristi.» 

«Le risposte sincere non sono mai nette né rapide.» 

«Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.»

Approfondimenti

Michèle Goslar, Marguerite Yourcenar. Biografia. “Quanto sarebbe stato insipido essere felice!”, Sant’Oreste: Apeiron, 2003

frida kahlo

Chi era

Frida Kahlo (Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón, Città del Messico, 6 luglio 1907 – 13 luglio 1954), è stata una pittrice e attivista politica comunista messicana.

La ricordiamo

Frida è nota per le sue moltissime opere, la maggior parte delle quali autoritratti realizzati dal letto dove è stata costretta per anni a causa di un gravissimo incidente stradale. Scoperta dal pittore Diego Rivera, che scorse in lei una vena di avanguardia surrealista, Frida rappresenta il modello di donna libera, emancipata intellettualmente e sessualmente grazie all’arte e alla politica. Nella sua casa sono entrati molti degli intellettuali e artisti dell’epoca, con cui intrattenne rapporti non solo professionali: Tina Modotti, André Breton, Rosa Rolando, Alexandra Kollontaj oltre al dissidente russo Lev Trotzkj. Morirà a soli 47 anni, mai completamente guarita dalle conseguenze dell’incidente che la menomò. La casa dove visse e morì, la Casa Azul, è sede del museo nazionale che porta il suo nome.

Frasi celebri

«Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare».

«La vita insiste per essere mia amica e il destino mio nemico».

«Non sono malata. Sono rotta. Ma sono felice, fintanto che potrò dipingere».

Approfondimenti

¡Viva la vida! di Pino Cacucci, Feltrinelli, Milano 2010

Il diario di Frida Kahlo. Un autoritratto intimo a cura di Sarah M. Lowe, Leonardo, Milano 1995

simone de beauvoir

Chi era

Simone de Beauvoir (Parigi, 9 gennaio 1908– Parigi, 14 aprile 1986), è stata una scrittrice, saggista, filosofa, insegnante e femminista francese. Fu una illustre esponente dell’esistenzialismo, compagna di Jean-Paul Sartre.

La ricordiamo

Simone de Beauvoir è considerata la madre del movimento femminista, nato in occasione della contestazione studentesca del maggio 1968. Gli anni settanta la vedono fervidamente in prima linea in varie cause: la dissidenza sovietica, il conflitto arabo-israeliano, l’aborto, il Cile, la condizione della donna. Tutte le sue opere sono intessute di considerazioni filosofiche ed esistenzialiste, rivolte in modo particolare ad approfondire il tema del ruolo e della condizione della donna nella società moderna.

Frasi celebri

“Di per se stessa, l’omosessualità è limitante quanto l’eterosessualità: l’ideale sarebbe essere capaci di amare una donna o un uomo; indifferentemente, un essere umano, senza provare paura, limiti, od obblighi.”

“Nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.”

Approfondimenti

Autobiografia, divisa in quattro volumi:

Domenica_Donne_AnnaKulishoff(2)

Chi era

Pseudonimo di Anna Moiseevna Rozenštejn, Anna Kuliscioff fu una rivoluzionaria russa naturalizzata italiana. Nata a Moskaja in un imprecisato anno tra il 1854 e il 1857, morì a Milano nel 1925. Anarchica, fuggì nel 1877 in Svizzera, dove conobbe Andrea Costa, di cui divenne compagna. Esule in Italia, aderì al marxismo e condivise con Filippo Turati la direzione della rivista “Critica sociale”.

La ricordiamo

Anna Kuliscioff è stata una delle figure più importanti del nascente socialismo europeo. Fu tra le prime, alla fine dell’Ottocento, a imporre nel dibattito culturale questioni cruciali come l’emancipazione delle donne attraverso l’acquisizione dei diritti politici e sociali. Sua fu l’intuizione che il riscatto femminile potesse avvenire solamente all’interno di un più vasto riconoscimento dei diritti di coloro che appartenevano agli strati più bassi della società. Assieme alla sindacalista Maria Goia, ebbe parte attiva anche nella lotta per l’estensione del voto alle donne tanto che, col suo sostegno, nel 1911 nacque il Comitato Socialista per il suffragio femminile. Donna decisa a difendere le proprie idee ad ogni costo, scatenò contro di sé le ire delle opposizioni, che arrivarono addirittura all’aggressione durante i suoi funerali, quando squadristi fascisti si scagliarono contro le carrozze del corteo, devastandone gli addobbi funebri.

Frasi celebri

«Oggi chiederei a te una parola di conforto, tanto sono piena di disgusto, avvilita e quasi sgomenta dello spettro di rovine che si prospetta nell’avvenire». (A. Kuliscioff, lettera a Filippo Turati del 17 novembre 1922, parlando di Mussolini).

«A Milano non c’è che un uomo, che viceversa è una donna, la Kulisciova». (Antonio Labriola, lettera a Frederich Engels del 1 luglio 1893).

Approfondimenti

«Io in te cerco la vita – Lettere di una donna innamorata della libertà». Curato da Elena Vozzi e pubblicato da L’orma, il volume raccoglie le lettere scritte da Anna Kuliscioff, in gran parte ad Andrea Costa e a Filippo Turati ma anche alla figlia Andreina, tra il 1880 e il 1924.

franca rame

Chi era

Franca Rame, attrice teatrale e drammaturga, nasce il 18 luglio del 1929 a Parabiago da una famiglia di antiche tradizioni teatrali. Sin dalla giovane età infatti è stata coinvolta nelle commedie organizzate dai suoi famigliari. Se n’è andata all’età di 83 anni, il 29 maggio 2013.

La ricordiamo

Franca Rame ha dedicato la sua vita al teatro prima con la sua famiglia poi con il marito Dario Fo. Insieme, nel 1954, hanno fondato la compagnia Dario Fo – Franca Rame, mentre dal ‘68 in poi si sono impegnati con il gruppo di lavoro detto La Comune, con cui interpretarono spettacoli di satira e di controinformazione politica. Negli anni di piombo, sostenne, sempre insieme al marito, l’organizzazione Soccorso Rosso Militante. Era il 9 marzo del 1973, quando a Milano Franca Rame venne rapita da cinque uomini, fatta salire a forza su un camioncino e stuprata per ore. Un atto violento e punitivo messo in atto dall’estrema destra. Nel 1975 Franca Rame ha raccontato in un monologo (Lo stupro) quelle ore terribili. Nelle elezioni politiche del 2006 viene eletta al Senato che lascerà nel 2008 non condividendo gli orientamenti governativi.

Frasi celebri

Il rispetto nasce da noi, ma deve anche esserci riconosciuto. Spesso penso alle persone che ho conosciuto nella mia vita e alle donne che ho incontrato in tanti anni. Credo che il momento sia molto brutto oggi, e non solo per noi donne. Noi donne anziane, però, abbiamo una missione: continuare a dialogare con le giovani per non lasciarle sole. Una speranza ancora c’è.

Per saperne di più

Una vita all’improvvisa – Autobiografia con Dario Fo.

GabriellaParcaDEF

Chi era

Gabriella Parca (Castel di Tora, 17 marzo 1926 – Milano, 24 luglio 2016) è stata una giornalista e scrittrice italiana. Famose le sue inchieste sul rapporto tra i sessi nell’Italia del dopoguerra.

La ricordiamo

Nei suoi lavori ha riservato particolare attenzione alla condizione delle donne, arrivando a fondare, nel 1975, uno fra i primi consultori laici d’Italia, il Centro Problemi Donna di Milano. Celeberrimo il suo primo libro “Le italiane si confessano”, pubblicato nel 1959, tradotto e pubblicato in tutto il mondo. Il libro è una raccolta di lettere: per la prima volta donne di ogni strato sociale confessano i rapporti con l’altro sesso, i ricatti subiti, le prevaricazioni, ma anche i diffusi pregiudizi.

Hanno detto

«L’Italia è ancora un grande harem, la nostra è ancora una società fatta di quello che si tace e non di quello che si dice. Ma la lotta contro tutto ciò è incominciata, e un libro come questo ne è senza dubbio un coraggioso segno». (Cesare Zavattini – prefazione a “Le italiane si confessano”).

«È quello che succede sempre quando si approfondisce qualcosa in Italia: si sorpassa facilmente l’incrostazione superficiale di modernità e ci si ritrova subito in strati di civiltà inferiore, storicamente superata. Che nel 1960 ci si debba ancora accorgere (…) che in Italia persiste un tipo di alienazione femminile che non appartiene alla fenomenologia industriale e moderna, ma è sostanzialmente arcaico, anteriore a quello che per le nazioni civili è stata “l’emancipazione della donna”, è semplicemente angoscioso». (Pier Paolo Pasolini – presentazione alla III edizione di “Le italiane si confessano” – 1960)

Approfondimenti

«Le italiane e l’amore» (1961) film a episodi tratto da “Le italiane si confessano” per la regia di Marco Ferreri, Giulio Macchi, Francesco Maselli, Nelo Risi, Florestano Vancini e altri. 

Domenica_Donne_EmmelinePankhurst(1)

Chi era

Emmeline Goulden (Moss Side, 15 luglio 1858 – Hampstead, 14 giugno 1928), è stata un’attivista e politica britannica. Nel 1879 sposa Richard Pankhurst, avvocato che sosteneva il diritto di voto per le donne. Emmeline ha guidato nel Regno unito il movimento delle suffragette, diventando ben presto punto di riferimento per i movimenti femministi in tutto il mondo.

La ricordiamo

Attiva politicamente fin dall’età di 14 anni, ad Emmeline (pur tra le critiche per un suo atteggiamento ritenuto troppo aggressivo e di stampo militaresco) viene riconosciuto il merito di essere stata cruciale per il raggiungimento del suffragio femminile in Gran Bretagna. Nelle proprie iniziative di lotta coinvolse anche la figlia Christabel, che la affiancò attivamente per molti anni.

Hanno detto di lei

«Una delle persone più importanti del XX secolo, ha modellato un’idea di donna per il nostro tempo, ha scosso la società in un nuovo modello da cui non ci sarebbe stata più possibilità di tornare indietro.» (Time – 1999)

Approfondimenti

«Emmeline Pankhurst – A biography» di June Purvis.

«Suffragette» film del 2015 diretto da Sarah Gavron e con Meryl Streep nei panni di Emmeline Pankhurst.

Domenica_Donne_MiriamMakeba

Chi era
Conosciuta con il nome di “Mama Africa”, Miriam Makeba è stata una cantante divenuta famosa in tutto il mondo come voce del Sudafrica. Nata a Johannesburg il 4 marzo del 1932, ha dedicato la vita alla lotta contro l’apartheid; è scomparsa improvvisamente per una crisi cardiaca, il 9 novembre 2008 dopo essersi esibita in una manifestazione contro il razzismo e la camorra, dedicata allo scrittore Roberto Saviano.

La ricordiamo
Attivista politica impegnata contro il regime di apartheid in Africa, inizia la sua carriera di cantante negli anni ‘60, ma dopo il primo tour negli Stati Uniti le viene impedito di rientrare nel suo paese per oltre vent’anni. Nel 1959, partecipa ad un documentario sull’apartheid – in Sudafrica era già nota come cantante di musica a metà tra il jazz e la tradizione – che le fa guadagnare molta attenzione e l’invito alla Mostra del Cinema di Venezia. Dopo il matrimonio nel 1968 con l’attivista per i diritti civili Stokely Carmichael si trasferisce in Guinea, e negli anni successivi diventa delegata della Guinea presso le Nazioni Unite.

Nel 1990 fu Nelson Mandela a convincere Makeba a rientrare in Sudafrica.

Frasi celebri
 «Giusto così, giusto che gli ultimi momenti di vita di Miriam siano passati sul palcoscenico. Le sue melodie hanno dato voce al dolore dell’esilio che provò per 31 lunghi anni, e allo stesso tempo, la sua musica effondeva un profondo senso di speranza». N.Mandela

Approfondimenti
Makeba: My Story – autobiografia

Domenica_Donne_SibillaAleramo

Chi era
Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta “Rina” (Alessandria 1876 – Roma 1960), è stata una scrittrice e poetessa italiana. Antifascista nel 1925, qualche anno più tardi diviene convinta sostenitrice del regime. Al termine della guerra si iscrive al PCI e diventa una tra più fervide attiviste del femminismo postbellico. Muore a Roma a 83 anni, dopo una lunga malattia. È sepolta nella capitale, presso il cimitero del Verano.

La ricordiamo
Rina Faccio trova sfogo e conforto nella scrittura dopo una giovinezza travagliata, data in moglie all’uomo che la violentò giovanissima e da cui ebbe un figlio. Il suo impegno femminista andò oltre la scrittura concretizzandosi nel tentativo di costituire sezioni del movimento delle donne e nella partecipazione a manifestazioni per il diritto di voto e per la lotta contro la prostituzione. Nel 1906 pubblica il suo romanzo più celebre, “Una donna”, nel quale narra le vicende della sua stessa vita, e che diventerà presto il manifesto del diritto delle donne ad essere libere e consapevoli, contro l’ideologia del tempo che le avrebbe volute invece dedite unicamente (e con sacrificio) al marito, alla casa, alla famiglia. Pubblica con lo pseudonimo di Sibilla Aleramo, che diventerà il suo nome anche nella vita privata. Ebbe una vita sentimentale travagliata; tra i suoi compagni anche il poeta Dino Campana.

Frasi celebri
«Accettando l’unione con un essere che m’aveva oppressa e gettata a terra, piccola e senza difesa, avevo creduto di ubbidire alla natura, al mio destino di donna che m’imponesse di riconoscere la mia impotenza a camminar sola.»
«Un fatto di cronaca mi portò un giorno a scrivere un articoletto e a mandarlo a un giornale di Roma che lo pubblicò. Era in quello la parola femminismo, e quella parola, dal suono così aspro mi indicò un ideale nuovo, che io cominciavo ad amare come qualcosa migliore di me.»

Approfondimenti
Un viaggio chiamato amore, film di Michele Placido (2002) in cui si racconta la tormentata storia d’amore tra la scrittrice e il poeta Dino Campana, attraverso le loro lettere.

Domenica_Donne_IndiraGandhi

Chi era

Donna politica indiana (Allāhābād 1917 – Nuova Delhi 1984). Cominciò l’attività politica alla fine degli anni ‘30 e nel 1959 divenne presidente dell’Indian National Congress. Ministro dell’Informazione dal 1964 al 1966, Primo ministro per due volte, la prima dal 1966 al 1977, e la seconda dal 1980 fino al suo assassinio, il 31 ottobre 1984. Suo successore fu il figlio Rajiv Gandhi, vittima anch’egli di un attentato nel 1989.

La ricordiamo

Indira Gandhi avviò un programma di modernizzazione del paese, di industrializzazione e di riforme sociali che scatenò la ferma opposizione degli strati più conservatori del Paese. Ricorse a politiche autoritarie per fronteggiare la crescita di malumori e oppositori a seguito di una pesante crisi economica. Nel 1977 venne sfiduciata dal suo stesso partito e costretta alle dimissioni. Tornò a capo del governo nel 1980. Negli ultimi anni di vita dovette far fronte a una crescita delle tensioni etniche e religiose sfociate ripetutamente in gravi disordini in diverse regioni del Paese. Un intervento militare ordinato nel 1984 nel tempio d’Oro di Amritsar provocò centinaia di morti fra i Sikh che vi si erano asserragliati. Per questo finì nel mirino degli oppositori più integralisti, finendo vittima di un agguato ad opera delle sue stesse guardie del corpo.

Frasi celebri

«Non ho l’ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l’India» (frase pronunciata la sera prima di essere assassinata).

«Il perdono è del coraggioso, non del vigliacco».

«Non si può stringere una mano con il pugno serrato».

Indira Gandhi (versione in eBook) di Meena Agarwal.

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Chi era
Neurologa e ricercatrice italiana, Rita Levi Montalcini nasce a Torino il 22 aprile del 1909 e muore a Roma il 30 dicembre 2012 all’età di 103 anni. Di origini ebree, nel 1938, a causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista, è costretta ad emigrare in Belgio. Durante la seconda guerra mondiale, nonostante i difficili anni, riesce a continuare la sua ricerca, ricreando laboratori scientifici nelle diverse abitazioni o nascondigli dove è costretta a rifugiarsi.

La ricordiamo
Rita Levi Montalcini è stata una delle più grandi scienziate italiane e ha dedicato la vita alla ricerca scientifica ricevendo il Premio Nobel per la medicina nel 1986 per la scoperta del fattore di crescita nervoso, noto come NGF, che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Nel 2001 è stata nominata senatrice a vita

Hanno detto di lei
“Perdo, insieme ad un affetto, un’alleata insostituibile nelle mie battaglie  di pensiero più difficili: per la libertà della ricerca scientifica, per il diritto all’autodeterminazione della persona e le libertà di scelta correlate, per la valorizzazione dei giovani e delle donne” Umberto Veronesi.

Approfondimenti
Elogio dell’imperfezione – autobiografia Rita Levi Montalcini 1987

Politkovskaja

Chi era
Anna Politkovskaja è stata una giornalista russa e attivista per i diritti umani, nata a New York il 30 agosto 1958 e uccisa il 7 ottobre del 2006 a Mosca nell’ascensore della sua abitazione.

La ricordiamo
Dopo diverse esperienze giornalistiche Anna Politkovskaja approda al bisettimanale d’inchiesta Novaya Gazeta per il quale segue il conflitto in Cecenia, criticando fortemente l’operato del governo Russo. Proprio per la sua attività giornalistica investigativa, viene uccisa, nel giorno in cui stava per pubblicare un articolo sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene.

Frasi celebri
“Sensibile al dolore delle persone oppresse, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora, un modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile.” André Glucksmann

Per saperne di più
La Russia di Putin, un’inchiesta sul governo di Vladimir Putin, sui problemi sociali ed economici della Russia. - Anna Politkovskaja

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Chi era

Nata ad Hannover il 14 ottobre 1906, Hannah Arendt è stata una filosofa, storica e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense. A causa delle sue origini ebraiche subì la privazione dei diritti civili e venne perseguitata dal regime nazista. Dopo una breve carcerazione decise di emigrare. Nel 1937 il regime le ritirò la cittadinanza, rimase quindi apolide fino al 1951, anno in cui ottenne la cittadinanza statunitense. Muore a New York il 4 dicembre 1975.

La ricordiamo

Giornalista e docente di scuola superiore, Arendt è nota soprattutto per i suoi scritti politici. Non amava essere considerata “filosofa” preferendo la qualifica di “teorica politica”. La sua opera più conosciuta è forse “La banalità del male”, ispirata al processo al funzionario nazista Adolf Eichmann, in cui Arendt teorizza come il male possa essere più diffuso di quanto si pensi, accettato o messo in atto da persone con scarso spirito critico. Una condizione generale di “banalità” appunto, che porta a commettere crimini terribili e nello stesso tempo induce gli artefici a non sentirsene responsabili. Arendt ha sostenuto la teoria del pluralismo politico, che genera libertà con l’accettazione e l’inclusione di ciò che ci è estraneo.

Frasi celebri

«La triste verità è che molto del male viene compiuto da persone che non si decidono mai ad essere buone o cattive.»

«Il rivoluzionario più radicale diventerà un conservatore il giorno dopo la rivoluzione.»

«Dal che si potrebbe concludere che più un bugiardo ha successo, più gente riesce a convincere, più è probabile che finirà anche lui per credere alle proprie bugie.»

Approfondimenti

André Enegrén, Il pensiero politico di Hannah Arendt, Lavoro, Roma, 2000

Paolo Flores d’Arcais, Hannah Arendt. Esistenza e libertà, autenticità e politica, Fazi, Roma, 2006

 

Domenica_Donne_RosaLuxemburg

Chi era

Rosa Luxemburg, polacca naturalizzata tedesca (1871 – 1919), era una politica, filosofa e rivoluzionaria teorica del socialismo rivoluzionario marxista.

La ricordiamo

Partecipò alla Rivoluzione tedesca del 1918 e contribuì con Karl Liebknecht a fondare il Partito Comunista di Germania. Nel corso della “Rivolta di gennaio”, venne rapita ed in seguito assassinata, insieme con Liebknecht, dai soldati dei gruppi paramilitari agli ordini del governo socialdemocratico in carica. Per anni si ritenne che fosse suo il corpo recuperato tempo dopo in un canale, ma nel 2009 si appurò che il cadavere era invece conservato a Berlino, nel dipartimento di medicina legale di un ospedale cittadino. Ogni anno a metà gennaio, a Berlino, si tiene una manifestazione per ricordarne l’assassinio. È ancora attuale la sua opera più importante, “L’accumulazione del capitale” (1913), dove viene analizzato l’andamento economico dell’Imperialismo come evoluzione del Capitalismo, nelle sue forme anche estreme di colonialismo, protezionismo e militarismo.

Frasi famose

«Quando si ha la cattiva abitudine di cercare una gocciolina di veleno in ogni fiore schiuso, si trova, fino alla morte, qualche motivo per lamentarsi. Guarda quindi le cose da un angolo diverso e cerca il miele in ogni fiore: troverai sempre qualche motivo di sereno buonumore.» (R.Luxemburg, Lettere contro la guerra)

Approfondimenti

Rosa L.” - film del 1986 diretto da Margarethe von Trotta. Presentato in concorso al 39º Festival di Cannes, Barbara Sukowa vinse il premio per la miglior interpretazione femminile.

Domenica_Donne_NellaMarcellino

Chi era

Figlia di due operai torinesi, impegnati nella lotta al fascismo e perseguitati dalla polizia politica, Nella nasce nel 1923 e a soli sei anni viene portata in Francia e successivamente in Belgio a seguito della famiglia in esilio. Trasferitasi a Parigi nei primi anni quaranta, partecipa alle iniziative contro la guerra nazifascista, conoscendo gli esponenti comunisti italiani emigrati: Giorgio Amendola, Luigi Longo, Giancarlo Pajetta, Giuseppe Di Vittorio e Arturo Colombi (quest’ultimo diverrà suo marito). Torna in Italia nel 1941, per ricostruire il Partito Comunista Italiano. Vi rimarrà fino alla morte, avvenuta a Roma nel 2011, a 88 anni.

La ricordiamo 

Storica dirigente del Pci prima e della Cgil poi, è la più giovane deputata mai eletta in Parlamento, nel 1948. Marcellino guidò da segretaria generale, in momenti difficili e aspri, grandi sindacati di categoria come gli alimentaristi e i tessili; fu una sindacalista dall’immensa personalità e carica umana: una donna circondata da vero affetto, stimata anche dalle controparti datoriali come “avversario duro ma leale”. Alla morte di Togliatti nel 1964, le fu affidato l’incarico di trascrivere a macchina il manoscritto del Memorandum del “Migliore”. Lavorò ai vertici della Cgil fino al 1992.

Hanno detto di lei

“Una che, con la sua capacità ironica, non temeva i maschi del Novecento. Ed erano maschi della stoffa di Togliatti, Longo, Secchia, Amendola, Pajetta”. (Bruno Ugolini “Le tre vite di Nella”)

“Ricordiamo il lungo impegno per fare dei diritti della donna una ragione di unità per l’azione del sindacato e la sua passione civile e la sua sensibilità umana con la quale ha attraversato tanti momenti della storia italiana”. (Giorgio Napolitano , messaggio di cordoglio alla famiglia)

Approfondimenti

Nella Marcellino – “Le tre vite di Nella” (autobiografia a cura di Maria Luisa Righi) – Ed. Sipiel 2009