Category Archives: Unicoop Tirreno

Roma, 8 novembre 2018

L’incontro del 7 novembre 2018 presso il Ministero dello Sviluppo Economico non ha portato rilevanti passi avanti nel confronto con Unicoop Tirreno, né riguardo i punti vendita del sud del Lazio né più complessivamente sullo stato di riorganizzazione dell’impresa.

Riguardo gli otto punti vendita l’impresa ha dichiarato che sarebbe possibile recuperare il percorso di cessione, eventualità che la Filcams CGIL esclude categoricamente che possa essere condivisa. Di contro la proposta alternativa della cooperativa resta quella di chiusura dei quattro punti vendita di Pomezia Cavour, Velletri, Frosinone e Aprilia, e sorprendentemente aggiunge che ha intenzione di ridimensionare altri tre punti vendita degli otto che determinerebbero ulteriori esuberi, maggiori dettagli non ci sono stati dati nonostante abbiamo esplicitamente richiesto quanti sarebbero i lavoratori in eccesso che a questo punto si aggiungerebbero ai 95 esuberi derivanti dalle chiusure.

Unicoop Tirreno fa inoltre intendere che sarebbe disponibile a riaprire un piano di incentivi all’esodo e conferma l’applicazione dell’accordo del 2017 dichiarando la disponibilità alla ricollocazione nei punti vendita della rete. Questi strumenti sono sicuramente da tenere in considerazione su base esclusivamente volontaria, ma facendo una simulazione dello stato della rete vendita è evidente che per la quantità di esuberi molte lavoratrici e lavoratori dovrebbero accettare trasferimenti a decine o addirittura centinaia di chilometri di distanza. Al contempo, essendoci già stato un piano di incentivazione è evidente che non è immaginabile una quantità di uscite tali da risolvere l’esubero. Questo significa che i due strumenti, per quanto validi, non rappresentano una soluzione.

La dichiarazione di applicazione dell’accordo di Maggio 2017 potrebbe far riconsiderare anche l’applicazione di ammortizzatori sociali ma immaginare di sovraccaricare l’organico dei restanti punti vendita limitrofi per poi applicare un contratto di solidarietà, oltre ad essere una soluzione a tempo determinato, potrebbe peggiorare ulteriormente l’andamento dei punti vendita.
Resta assolutamente vaga se non addirittura inespressa la posizione della cooperativa a riguardo della riorganizzazione complessiva dell’impresa.

La Filcams CGIL ritiene che una soluzione condivisa per le criticità del sud del Lazio non possa che prevedere un serio impegno a garantire la presenza della cooperativa in quei territori e che quindi si riducano sensibilmente gli esuberi.

Per quanto riguarda la contrattazione integrativa la Filcams CGIL continua ad escludere che possa essere ricontrattato l’integrativo entro il 30 Novembre in una situazione che palesa ancora molte incertezze. Visti i risultati scarsi dell’incontro la Filcams si pone anche l’obiettivo di prorogare i termini del 30 Novembre, eccessivamente stringente.

A termine dell’incontro è stato deciso, su proposta del Ministero, di programmare un incontro a delegazioni ristrette per approfondire e analizzare i dati economici degli otto punti vendita. La Filcams CGIL individuerà con Fisascat e Uiltucs la data di incontro.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

Roma, 19 ottobre 2018

Il giorno 18 Ottobre 2018 presso il Ministero dello Sviluppo Economico si è svolto l’incontro con Unicoop Tirreno.

L’impresa ha presentato l’esito del CDA del 15 Ottobre 2018 confermando che al momento non c’è più un interlocutore per la cessione degli otto punti vendita del sud del Lazio e quindi propone di aprire al dialogo con le organizzazioni sindacali per individuare in tempi brevi una soluzione condivisa, ossia entro il 30 Novembre 2018, la cooperativa ha inoltre manifestato la necessità di affrontare il Contratto Integrativo di tutto il gruppo.

La Filcams CGIL ha ovviamente accolto positivamente l’apertura al dialogo e la sospensione delle cessioni fino al 30 Novembre ma nel merito il confronto è tutto da svolgere, considerando che gli obiettivi di recupero dei costi da parte della cooperativa restano immutati.

La Filcams CGIL ha inoltre negato che si possa avviare contemporaneamente la discussione sul Contratto Integrativo di tutto il gruppo; anche il Ministero ha espresso perplessità sull’inserire all’ordine del giorno il CIA, escluso quindi che si apra in contemporanea la trattativa sul CIA, non è ancora chiaro se l’impresa cooperativa voglia disdettare o meno il contratto.

Il prossimo incontro si terrà il 29 Ottobre.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

Segreterie Nazionali

Roma, 14 settembre 2018

Oggetto: Unicoop Tirreno – proclamazione sciopero 26 Settembre

Via pec

                                  Unicoop Tirreno
                                  S.S. Aurelia, Km237
                                  57025 Frazione Ritorto/Piombino (LI)

Le scriventi Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS con la presente proclamano lo sciopero per l’intera giornata del giorno 26 Settembre 2018 per tutte le lavoratrici e i lavoratori di Unicoop Tirreno e della controllata DLU.

A seguito di quanto emerso nell’ultimo incontro del 5 Settembre 2018 le scriventi comunicano la propria indisponibilità a condividere il disconoscimento e la disapplicazione della contrattazione integrativa vigente, comprensiva dell’accordo del 9 Maggio 2017 che ha alla base un patto tra le parti di salvaguardia occupazionale. Qualora l’impresa avesse la necessità di rivedere gli accordi esistenti la disponibilità al confronto, che le scriventi non hanno mai negato, non potrà che poggiare sulla salvaguardia del perimetro occupazionale e la piena applicazione degli accordi in essere, fino a nuovo accordo.

Stante le dichiarazioni che l’impresa ha fatto nel citato incontro e che in questi giorni ha diffuso tra i lavoratori, è palese che la dirigenza di Unicoop Tirreno intende invece intervenire duramente sia sul perimetro occupazionale che contrattuale. La conseguenza è inaccettabile, sarebbero ancora una volte le lavoratrici e i lavoratori a pagare il prezzo di una crisi della cooperativa di cui non hanno alcuna responsabilità. Il piano industriale della cooperativa si pone quindi quale principale obiettivo quello di ridurre il salario, peggiorare le condizioni di lavoro e abbandonare parte dei lavoratori, una prospettiva inaccettabile.

Per quanto concerne la cessione degli otto punti vendita del Sud del Lazio informiamo che le scriventi si sono attivate nei confronti del Ministero dello Sviluppo Economico per richiedere un incontro congiunto con Distribuzione Centro Sud, quindi con Coop Alleanza 3.0, considerato che le imprese cooperative stanno agendo contemporaneamente disinvestendo nel Lazio e in Campania.

p.la FILCAMS/CGIL p.la FISASCAT/CISL p.la UILTuCS
A. di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

Segreterie Nazionali

UNICOOP TIRRENO
esito incontro 5 settembre

In data 5 settembre 2018, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato la Direzione di Unicoop Tirreno per riprendere il confronto dopo l’incontro del 7 aprile u.s.
Oltre a presentarci i dati più salienti dell’esercizio economico dell’anno 2017, i rappresentanti della Cooperativa ci hanno comunicato quanto deliberato dal CdA nella giornata di ieri, 4 settembre, in ordine sia alla cessione a terzo soggetto dei negozi del Sud del Lazio ( i due punti vendita di Pomezia ed i negozi, rispettivamente, di Fiuggi, Velletri, Aprilia, Genzano, Colleferro, Frosinone), nei quali operano attualmente 270 fra lavoratrici e lavoratori, che al progetto di fusione per incorporazione in UTI delle controllate Distribuzione Lazio Umbria, Ipercoop Tirreno, il Paduletto, ISC e Finso e Tirreno.

In relazione all’andamento gestionale dello scorso anno risaltano:

le vendite a quota 943.370.348 € (+0,59% rispetto al 2016);
il margine operativo a – 13.596.519 € (+0,92% rispetto al 2016);
il risultato delle gestioni finanziaria ed immobiliare a 11.026.078 € (in decremento rispetto
all’esercizio precedente dello 0,12%);
il risultato della gestione straordinaria a – 22.885.531 €;
il risultato d’esercizio a – 23.441.000 €.

Più nello specifico le vendite per macro aree sono le seguenti:

580.831.050 € dalla Toscana,
339.916.712 € dal Lazio,
22.622.585 € dalla Campania.

La Cooperativa si è prefissata l’obiettivo di conseguire un miglioramento in termini di risultato della gestione caratteristica dell’ordine di 9.000.000 €/anno al fine di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2019 e l’utile nel 2020. Inoltre, la Direzione aziendale ha esplicitato il proprio piano di attività per il periodo 2018/2020 nei seguenti capitoli, evidenziando le sotto elencate azioni da ntraprendere:

A) per vendite-margine-logistica la Cooperativa intende intervenire su assortimenti, promozionalità, piercing (con revisione delle linee di prezzo), sviluppo e ruolo dei freschissimi nell’offerta e riduzione dei costi logistici;

B) per la razionalizzazione della rete di vendita si implementeranno il franchising (obiettivo minimo dichiarato: 10 punti vendita nuovi da aprire nel triennio in parola), le ristrutturazioni in seno alla rete di vendita e le attenzioni sui pdv connotati da un conto economico particolarmente negativo e con un livello di prestito soci non elevato (che si concretizzeranno nell’immediato con la riduzione della superficie di vendita del negozio di Roma-Casilino e la cessione degli 8 negozi del Sud del Lazio summenzionati);

C) per la riduzione dei costi di sede si intende procedere alla verifica – da effettuarsi entro l’anno 2018 – dell’assetto organizzativo centrale (quindi non solo quello direttamente riferibile alla sede di Vignale) ed anche all’effettuazione di focus specifici relativi alle singole direzioni, nonché alla riduzione di altri costi centrali;

D) per l’organizzazione ed il personale si provvederà, rispettivamente, a riorganizzare la rete commerciale in 6 cluster (con un gruppo di regia, sia pur variabile rispetto al fatturato di ciascun pdv, più contenuto in termini di unità impiegate in quei ruoli e, comunque, ridotto rispetto all’attuale struttura organizzativa), a realizzare percorsi formativi (sia per gli addetti dei reparti freschi e freschissimi che per i componenti dei gruppi guida), a migliorare la produttività media della rete di vendita (a tal dine l’impresa si pone l’ambiziosissimo obiettivo del 5,1% nel triennio 2018/2020) e ad implementare un sistema di controllo aziendale, peraltro già in fase di realizzazione, su produttività e costo del lavoro;

E) per il costo del lavoro l’impresa, che lamenta un costo per ora di lavoro produttivo di 24 € (con un’incidenza del costo del lavoro sul fatturato del 12%), ritiene necessario superare i costi fissi derivanti dall’applicazione del Contratto integrativo aziendale (che la Cooperativa indica in 10.000.000 € all’anno) e nel superamento dell’intesa quadro sottoscritta nel maggio del 2017.

Le OO.SS. ritengono profondamente sbagliato l’approccio che la Cooperativa ha adottato nel porre le questioni oggetto del confronto di cui qui si rassegna l’esito. In particolare, le misure volte a colpire ulteriormente il lavoro che Unicoop Tirreno si prefigge, oltre che inique, appaiono del tutto sproporzionate e decontestualizzate, in quanto nulla é stato detto in ordine a cosa si intende fare nello specifico per intervenire su altre componenti dei costi di struttura.

Inoltre val la pena evidenziare che molto più preoccupante del sia pur critico risultato della gestione caratteristica è stato – nell’anno 2017 – l’andamento delle poste straordinarie (- 22.885.531 €).

Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs, che si attiveranno immediatamente per richiedere al MiSE di calendarizzare un incontro con la Direzione di Unicoop Tirreno per il giorno 19 settembre (data nella quale nella predetta sede ministeriale ci sarà un incontro con la società Distribuzione Centro Sud Srl in ordine alle criticità che quest’ultima lamenta nei territori di proprio interesse), hanno inteso proclamare lo stato di agitazione di tutte le lavoratrici ed i lavoratori di Unicoop Tirreno e le società da questa controllate.

p. la FILCAMS-CGIL p. la FISASCAT-CISL p. la UILTuCS
(Alessio Di Labio)(Vincenzo Dell’Orefice) (Paolo Andreani)

Roma, 6 settembre 2018

Roma, 11 aprile 2018

Il giorno 7 aprile 2018 si è svolto preso la sede di Unicoop Tirreno l’incontro con la cooperativa.
Molta aspettativa per la ripresa di un dialogo che si era interrotto nel 2017 con le mobilitazioni di Dicembre. Per Unicoop Tirreno, oltre al nuovo direttore del personale e la responsabile delle relazioni sindacali, erano presenti i responsabili territoriali commerciali e quelli dell’organizzazione e un consulente legale, una delegazione che sicuramente ha dato maggior autorevolezza alla discussione.
L’incontro, che ha visto la presenza dei delegati e delle delegate e delle strutture territoriali di Filcams, Fisascat e Uiltucs, può essere considerato come un primo incontro di ripresa del dialogo e del confronto tra le parti.
La Filcams ha immediatamente denunciato la mancanza delle delegazioni sindacali dei punti vendita della Campania e di Terracina: le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti nei processi di cessione e di chiusura dei negozi sono quelli che ad oggi hanno pagato il prezzo più alto della riorganizzazione di Unicoop Tirreno, processi di cui si denuncia anche il metodo utilizzato dalla cooperativa, totalmente irrispettoso verso chi per anni ha lavorato per la Coop.
In merito agli strumenti contrattati nell’accordo del 9 maggio del 2017 risultano uscite con incentivo all’esodo 234 persone nel 2017 ed ulteriori 89 usciranno nei prossimi mesi, per un totale di 323 lavoratrici e lavoratori.
Gli ammortizzatori sociali hanno avuto un utilizzo assolutamente parziale che secondo la Filcams CGIL ha dei motivi ben precisi:

L’impresa dichiara comunque di aver recuperato perdite nel 2017 e la stima del preconsuntivo indica una perdita di 15,8 milioni di euro a fronte dei 21,2 del 2016.
Secondo la cooperativa sarà necessario proseguire il piano di risanamento: migliorando la gestione caratteristica, la redditività e riducendo i costi di sede e il costo del lavoro (particolarmente alto nel Lazio).
La Filcams CGIL ha criticato la posizione della cooperativa che guarda nuovamente al costo del lavoro come criticità, la cooperativa infatti affronta questo tema in termini di incidenza sul fatturato senza considerare quanto abbiano inciso negativamente sulle vendite le ristrutturazioni di alcuni punti vendita e alcuni errori organizzativi della cooperativa tra cui i problemi sulla logistica e il fallimento della terziarizzazione delle pescherie (per stessa ammissione dell’impresa).
Per la Filcams, Unicoop Tirreno deve innanzitutto:

La cooperativa si è impegnata ad accogliere eventuali richieste di incontro territoriale e a riprogrammare un nuovo incontro nazionale non appena il consuntivo del 2017 sarà ultimato.


p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

Segreterie Nazionali

Comunicato Sindacale
Unicoop Tirreno

Filcams CGIL, Fisascat Cisl e Uiltucs il giorno 22 Dicembre 2017 saranno con le lavoratrici ed i lavoratori in sciopero sotto la sede di Unicoop Tirreno a Vignale dalle ore 10,00.
La cooperativa in questi giorni sta diffondendo il messaggio che in realtà tutto va bene in quanto gli obiettivi sono stati rispettati e che lo sciopero sia una reazione eccessiva alle criticità emerse, riteniamo indispensabile richiamare l’attenzione delle lavoratrici e dei lavoratori su alcuni aspetti:
LA SEDE: non pretendiamo l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale a prescindere, anzi saremmo felici di verbalizzare che gli esuberi si sono drasticamente ridotti, ma la cooperativa non afferma che gli esuberi di sede non ci sono più, anzi, e quindi il problema è che quei pochi mesi di cassa che abbiamo a disposizione li stiamo letteralmente sprecando senza che vengano rivisti ruoli e funzioni, anche in preparazione dell’utilizzo della solidarietà. Inoltre la mancata riorganizzazione della sede e lo svuotamento delle sue funzioni centrali, assieme al mancato investimento su un gruppo dirigente di prospettiva che non sia a mandato breve, determinano molte preoccupazioni sul futuro dell’autonomia della cooperativa e quindi dell’occupazione della sede.
I PRECEDENTI NEGATIVI: l’accordo sottoscritto dalle organizzazioni sindacali ha consentito alla cooperativa un risparmio importante, se si considera la riduzione del contratto integrativo, le chiusure dei punti vendita e le non opposizioni al licenziamento è facile comprendere che gran parte del recupero delle perdite non è merito della nuova gestione ma dei sacrifici dei lavoratori. Peccato che quando i numeri per garantire gli obiettivi sono mancati, l’impresa non ha esitato con cinismo a chiudere Terracina e a terziarizzare tre reparti pescheria. Secondo la cooperativa sono precedenti trascurabili.
NO! Sono famiglie che non hanno più un reddito! I lavoratori di Terracina non hanno deciso di prendere l’incentivo, sono stati costretti!
NO! La terziarizzazione dei reparti scarica sui lavoratori il rischio di impresa, frammenta il lavoro, indebolisce la rappresentanza!
Quando alla cooperativa chiediamo di escludere che non ci saranno ulteriori terziarizzazioni, la risposta è che bisogna riaprire un confronto per capire come superare le criticità che ancora ci sono. Le lavoratrici ed i lavoratori devono sapere che questa affermazione deve essere letta come una richiesta di ulteriori sacrifici!
IL FUTURO DEI PICCOLI NEGOZI. La confusione che in questi mesi si è determinata intorno ai piccoli punti vendita è ormai il sintomo di un ripensamento della cooperativa sulle piccole metrature. Va dato atto alla base sociale della cooperativa, che ancora è attiva e partecipe, di aver arginato i tentativi del gruppo dirigente di chiudere molti piccoli punti vendita, in alcuni casi però è stato inevitabile. I tempi e le modalità con cui i negozi sono stati chiusi hanno creato disagi ai lavoratori e ai soci. Ancora una volta nell’ultimo incontro è stato impossibile avere un aggiornamento chiaro sul futuro dei negozi critici, solo una generica disponibilità ad anticipare i tempi del confronto, sapendo che in alcune aree i margini di ricollocazione si riducono sempre di più.
LA CAMPANIA. La situazione dei due punti vendita della Campania continua ad essere poco chiara, ormai siamo all’omertà. Le notizie che si diffondono ufficiosamente parlano di una cessione prossima a terzi, Unicoop Tirreno nel frattempo dichiara che terrà i negozi aperti fino a che non si concluderà il percorso ma senza specificare quale percorso. Il resto delle imprese cooperative tacciono. Sul futuro occupazionale di 100 lavoratrici e lavoratori un silenzio imbarazzante!
Complessivamente sui punti vendita critici Filcams, Fisascat e Uiltucs ribadiscono in modo netto che si opporranno a chiusure di negozio che non siano garantite con ricollocazioni a distanze sostenibili o a cessioni di punto vendita verso imprenditori che non siano in grado di garantire legalità e occupazione.
GLI INVESTIMENTI E LE POLITICHE COMMERCIALI. La scissione commerciale tra nord e sud di Unicoop Tirreno sta spaccando la cooperativa, se da una parte le vendite hanno dato risposte positive, d’altronde parliamo di territori che sono sempre stati in utile, là dove la cooperativa era in perdita potremmo dire che sta facendo ancora peggio, e far peggio del passato non era cosa semplice.
Nel Lazio e in Toscana investimenti diametralmente opposti, da una parte si lavora per ridurre le grandi superfici, dall’altra si trasformano super in Iper. Sul futuro occupazionale dei dipendenti degli Ipercoop nessuna notizia ufficiale, sempre tutto affidato a voci di corridoio e fuga di notizie dal Consiglio di Amministrazione. L’Iper di Livorno si riduce? E l’occupazione? Gli altri investimenti su Livorno ci saranno? L’Iper di Viterbo? L’iper Casilino quante riorganizzazioni dovrà ancora affrontare? Insomma la testa di Unicoop Tirreno dimostra di non saper o voler fornire, ancora una volta, un piano industriale attendibile e a medio termine.
Queste le varie criticità che denunciamo, questi gli importanti motivi che hanno determinato lo sciopero del 22 Dicembre 2017, a cui ovviamente va aggiunta la vertenza del Contratto Nazionale ormai scaduto da quattro anni. Unicoop Tirreno accusa le organizzazioni sindacali di irresponsabilità, ma dovrà dimostrare nel tempo che le nostre preoccupazioni di oggi sono infondate e che dietro alle mancate risposte non ci saranno in futuro nuovi attacchi all’occupazione, alla contrattazione e alla salvaguardia dell’autonomia di Unicoop Tirreno.

FILCAMS CGIL FISASCAT CISL UILTUCS

Roma, 20 dicembre 2017

Roma, 16 novembre 2017

Testo Unitario

Le delegate e i delegati di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs e i lavoratori in sciopero della Campania hanno tenuto il 14 novembre u.s. nei pressi della sede di Lega Coop nazionale un presidio per denunciare la situazione occupazionale di Unicoop Tirreno e preoccupazione sulle prospettive dell’impresa.
La Presidenza dell’Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumo (ANCC) ha ricevuto una delegazione delle predette OO.SS..
Nel corso dell’incontro è stato reso noto all’Associazione le motivazioni che sono alla base delle mobilitazioni proclamate e che culmineranno nello sciopero generale di tutti i dipendenti di Unicoop Tirreno il prossimo 13 dicembre.
In particolare, abbiamo stigmatizzato la circostanza che, nonostante la ratio politica – condivisa dalle parti – nell’accordo quadro del 9 maggio scorso sia stata la difesa della continuità occupazionale, Unicoop Tirreno, che ha già chiuso il negozio di Terracina (LT) e si appresta a cessare la propria attività presso i due negozi campani di Napoli – via Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere (CE), non abbia preso alcun impegno per il futuro occupazionale dei propri dipendenti facenti capo ai negozi precitati; analogamente, abbiamo criticato la scriteriata politica di esternalizzazione, che per ora ha riguardato tre reparti di pescheria e la logistica, realizzata dalla direzione aziendale senza il benché minimo confronto con le OO.SS. e su cui temiamo che sia l’inizio di un processo che la stessa cooperativa nell’ultimo incontro del 2 Novembre non ha negato.
Rispetto al ricorso agli ammortizzatori sociali per il personale di Vignale, nonostante le reiterate ed inascoltate richieste delle Federazioni sindacali territoriali, la direzione di Unicoop Tirreno, anche se l’intesa sulla CIGS sottoscritta lo scorso mese di luglio rinviasse al confronto sindacale in sede per tutto quanto non espressamente pattuito nella stessa, si è malamente sottratta ad un negoziato di merito sui criteri applicativi della cassa. Inoltre il mancato confronto sul modello organizzativo della sede preoccupa per il futuro occupazionale in quanto la cassa integrazione concessa è di soli 12 mesi.
Più in generale, abbiamo espresso una seria preoccupazione in ordine alla prospettiva di Unicoop Tirreno; infatti, il sistematico bypassare il confronto con le OO.SS. da parte del gruppo dirigente della cooperativa, inevitabilmente, condurrà all’innalzamento del livello di conflittualità, la scia di sofferenza sociale che, per effetto dei programmi di chiusura dei negozi, si creerà, nonché i deludenti risultati della gestione caratteristica che per stessa ammissione della direzione aziendale potrebbero non essere coerenti agli obiettivi, prefigurano un mix di potenziali fattori critici che potrebbero ulteriormente complicare una situazione commerciale già di per sé critica.
Per parte sua Ancc, purtroppo, si è limitata ad ascoltare ed a prendere atto di quanto riferito, le OO.SS. hanno dichiarato che si aspettano un intervento dell’associazione sulla propria associata pe rimportarla ad un approccio costruttivo volto alla salvaguardia occupazionale e al rispetto dell’accordo sottoscritto.
La mobilitazione dei lavoratori di Unicoop Tirreno prosegue, in quanto è necessario, da un lato, richiamare la direzione alle sue responsabilità nei confronti dei dipendenti e, dall’altro, contestare le scelte unilaterali da questa compiute (in tema di chiusure ed esternalizzazioni e anche rispetto all’utilizzo degli ammortizzatori sociali) perlopiù volte a mortificare il lavoro.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

Roma, 3 novembre 2017

Testo Unitario

Lo scorso 2 novembre, Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato la direzione di Unicoop Tirreno per affrontare le criticità presenti in azienda sia sul versante gestionale che su quello patrimoniale.

Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno preso atto, a seguito di relativa comunicazione del 31 ottobre 2017, dell’assenza dei rappresentanti del sistema cooperativo (ANCC). La stessa associazione ritiene non veritiero il fatto che l’attuale gruppo dirigente di Unicoop Tirreno “stia lavorando” a seguito di un mandato vincolante del sistema cooperativo. Filcams, Fisascat e Uiltucs sapendo distinguere la forma dalla sostanza, ritengono sbagliata, vista la situazione critica di Unicoop Tirreno, lo stato di agitazione proclamato dalle organizzazioni sindacali nazionali e la richiesta dalle stesse OO.SS. di partecipare all’incontro, la decisione dell’associazione nazionale di non assumere alcun ruolo attivo nella vertenza. Filcams, Fisascat e Uiltucs considerano l’assenza dell’associazione quale consapevole scelta di non voler contribuire al superamento di seri problemi relazionali e soprattutto di non voler discutere della grave situazione occupazionale che si sta manifestando nella cooperativa.

Inoltre, nonostante l’iniziale disponibilità, anche il Direttore Generale della cooperativa ha disertato. Questi fatti dimostrano la mancata volontà dell’impresa di dare risposte alle problematiche poste dalle organizzazioni sindacali. Nei fatti, il confronto ha evidenziato che la cooperativa non è in grado di garantire i livelli occupazionali, come previsto dall’accordo del 9 Maggio e che la stessa non ha intenzione alcuna di retrocedere dalle terziarizzazioni. Palese, altresì l’impossibilità di fornire informazioni compiute e convincenti sulla prospettiva del piano industriale.

Nel confronto che si è tenuto con la direzione del personale le OO.SS. hanno contestato le iniziative poste in essere dalla Cooperativa nella gestione degli ammortizzatori sociali e nella chiusura dei punti vendita di Lazio e Campania. Tali iniziative, contrastano con i contenuti delle pattuizioni raggiunte con l’Accordo Quadro del 9 maggio scorso (e poi ribadite nelle successive intese relative agli ammortizzatori sociali) e si caratterizzano per la loro improvvisazione ed estemporaneità.

In particolare, la preannunciata intenzione di concludere l’esperienza di Unicoop Tirreno nei negozi di Napoli – via Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere (CE) – via Galatina, senza proporre percorsi, commerciali e occupazionali, alternativi testimonia univocamente il vuoto strategico e di visione di UT.
Anche le proposte d’interesse relative a potenziali acquirenti del punto vendita di Terracina (LT) – via Appia Nuova, rilanciate da numerosi organi di stampa, sembrano lasciare indifferente la Cooperativa, che conferma la chiusura del negozio a far data dal prossimo 11 novembre. Tale comportamento evidenzia un approccio manageriale confuso e colpevole per le possibile negative ricadute occupazionali.

La direzione della Cooperativa ha ammesso di avere problemi rispetto alla realizzazione del piano di riorganizzazione, tanto che all’andamento complessivo della gestione caratteristica non centra gli obiettivi prefissati per il 2017.
Se le vendite, nell’esercizio finanziario in corso, fanno registrare risultati in linea con le previsioni, la marginalità positiva resta una chimera. Il risultato operativo sinora si attesterebbe ben oltre i – 12 milioni di euro previsti da budget (e poco sotto la soglia dei – 16 milioni di euro, che costituirebbe il limite massimo previsto dalle condizioni di covenant pattuite coi creditori).

In relazione al piano di riorganizzazione è utile osservare che, rispetto al limite numerico (285) stabilito nell’intesa in tema di licenziamenti non oppositivi realizzabili sino al 31 maggio 2019, la quota complessiva degli esodi ha già raggiunto 209 unità (100 delle quali provenienti da Unicoop Tirreno, 90 da Distribuzione Lazio Umbria e 19 da Ipercoop).Purtroppo, la Cooperativa ha sinora omesso di dare seguito alle altre pattuizioni formalizzate in seno all’intesa sottoscritta presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo scorso mese di luglio. Per ciò che concerne la gestione dell’esubero, non sono stati avviati i previsti percorsi di formazione/riqualificazione professionale per agevolare la ricollocazione del personale presso la struttura operativa della Cooperativa e analogamente non si ha notizia alcuna di proposte concreta di inserimento del personale attualmente impiegato nella sede di Vignale presso la rete di vendita (le uniche proposte pervenute avrebbero previsto demansionamenti importanti o addirittura in alcuni casi trasferimenti presso punti vendita dei quali si è già decisa la chiusura).

Sulla sorte dei tre punti vendita a rischio "cessazione" sopra citati, vale a dire i due campani e quello di Terracina (LT), la dirigenza di Unicoop Tirreno è stata omissiva e reticente, limitandosi unicamente a ribadire sia la propria intenzione di procedere alla chiusura del negozio del Sud del Lazio per il prossimo 11 novembre, sia la mancanza di una data certa nella quale si perfezionerà il "disimpegno" sui due negozi della Campania; l’unica cosa che la direzione aziendale ha espresso in maniera chiara è stata la volontà di procedere all’apertura di una procedura di licenziamento collettivo ex L. 223/91 per tutti i dipendenti attualmente impiegati presso il negozio laziale (e c’è da supporre che lo stesso abbia in serbo per le lavoratrici e i lavoratori dei punti vendita di Napoli-via Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere (CE)-via Galatina), sconfessando così uno dei capisaldi dell’Accordo Quadro che prendeva il non licenziamento per i dipendenti dei negozi da dismettere.

La cooperativa inoltre ha confermato le terziarizzazioni delle pescherie, che porterebbe un recupero di costi per la cooperativa di circa 180.000 euro, e della logistica. Come noto la terziarizzazione delle attività non era prevista nel piano industriale che è stato alla base dell’accordo del 9 Maggio. Inoltre la cooperativa non è stata in grado di escludere che la terziarizzazione delle attività possa essere implementata quale leva strategica per il recupero dei costi. In netta contraddizione sembra invece confermata l’internalizzazione della manutenzione, che comunque come risultato produrrebbe esuberi tra i dipendenti della società che ha l’appalto e che in realtà erano stati precedentemente dipendenti della cooperativa poi interessati da un processo di esternalizzazione dell’attività, insomma l’ennesima parte della riorganizzazione che pagano i lavoratori.

Poco chiara la parte di recupero dei costi che invece avrebbe interessato il gruppo dirigente, da quanto abbiamo raccolto nessuna decurtazione economica avrebbe interessato la dirigenza della cooperativa. durante l’incontro la cooperativa ha dichiarato che i dirigenti sono scesi a 9 da 21, a noi risulterebbe che in realtà le nuove figure di direzione sarebbero pari a quelle che sono uscite e che chi è stato demansionato abbia mantenuto livelli di retribuzione simili a quelli che aveva da dirigente.

In termini generali la direzione di Unicoop Tirreno nulla ha detto rispetto a come si stia concretizzando il proprio impegno relativo al riassorbimento dell’esubero che residuerebbe. Occorre anche stigmatizzare che l’immissione di personale atipico, ormai componente strutturale dell’organico aziendale, si è tradotta in una notevole crescita del costo del lavoro (si consideri infatti che, per stessa ammissione dell’azienda, in piena fase di crisi, le ore lavorate si attestano ad un livello significativamente superiore rispetto alle previsioni). Così come la confusione sul perimetro dei punti vendita critici non sembra risolversi ed un piano certo di gestione di questi punti vendita non ci è stato ancora fornito.

Le OO.SS., ritenendo le scelte della cooperativa sbagliate e tali da complicare la difficile situazione di Unicoop proclamano il seguente calendario di mobilitazioni:

per sabato 11 novembre 2017 è indetta un’ora di sciopero (ad inizio di ciascun turno di lavoro) di tutto il personale delle società del Gruppo Unicoop Tirreno;

per martedì 14 novembre 2017 sono convocati a Roma, per tenere un presidio in prossimità della sede di Ancc-Lega Coop, i delegati di Filcams, Fisascat e Uiltucs di tutte le società del Gruppo Unicoop Tirreno;

per l’intera giornata lavorativa di mercoledì 13 dicembre 2017, sciopero generale di tutto il personale dipendente dalle società del Gruppo Unicoop Tirreno; in tale data sarà organizzata una manifestazione nazionale in prossimità della sede di Vignale Riotorto.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

Segreterie Nazionali

Roma, 18 ottobre 2017

Via Pec/ Fax

Filcams CGIL. Fisascat CISL e Uiltucs denunciano che la situazione in Unicoop Tirreno sta diventando insostenibile, le iniziative della cooperativa continuano ad essere improvvisate e incoerenti con il piano industriale presentatoci e quindi in contraddizione con quanto condiviso con le organizzazioni sindacali il 9 Maggio 2017.

In particolare Filcams, Fisascat e Uiltucs ritengono:

×Drammatico l’annuncio improvviso della chiusura di Terracina e l’abbandono dei due punti vendita della Campania.

×Grave l’improvviso aumento della cassa integrazione in sede senza la condivisione dei criteri di rotazione.

×Inaccettabile il processo di terziarizzazione delle attività avviato sulle pescherie di tre punti vendita e della logistica.

×Caotica la gestione dei punti vendita critici su cui si susseguono continue voci contrastanti sul destino e su cui la cooperativa poi agisce improvvisamente senza neanche dare il dovuto preavviso ai lavoratori interessati e determinando innumerevoli attriti con i soci e le amministrazioni locali.

×Imbarazzante la confusione organizzativa nella rete vendita in cui alle dichiarazioni di esuberi si contrappone uno spropositato utilizzo di flessibilità positiva fuori dai limiti previsti dalla contrattazione.

A tutto questo si aggiungono voci di ulteriori terziarizzazioni e chiusure.
Nelle ultime settimane, alla mancanza di risultati che si registrano sul conto economico, la cooperativa sta reagendo di impulso e scaricando tutto sulle lavoratrici ed i lavoratori, ne è la dimostrazione l’improvvisa impennata di utilizzo della cassa integrazione in sede che pare essere più una reazione del gruppo dirigente alle accuse delle organizzazioni sindacali che una reale azione di efficientamento della sede per dare solidità all’impresa cooperativa.
La leva delle terziarizzazioni per le scriventi è uno dei punti maggiormente critici, se Unicoop Tirreno pensa che il salvataggio della cooperativa passi attraverso uno sgretolamento delle attività tutto a scapito delle lavoratrici e dei lavoratori deve anche sapere che l’azione delle organizzazioni sindacali sarà di totale contrasto a questo processo con tutti gli strumenti utili.
Il grande assente è il sistema cooperativo. L’attuale riorganizzazione di Unicoop Tirreno ha origine dall’iniziativa di tutto il sistema cooperativo che responsabilmente è intervenuto sulla stabilità patrimoniale e dando obiettivi precisi di risanamento del conto economico. L’attuale gruppo dirigente di Tirreno, per quanto abbia autonomia decisionale, sta evidentemente lavorando su mandato. La presenza in Unicoop Tirreno di dipendenti di altre cooperative con ruoli di massima responsabilità soprattutto nella direzione commerciale è un’ulteriore dimostrazione. In virtù di questo, ritenendo quindi tutto il sistema responsabile di quanto sta avvenendo, si ritiene indispensabile che ANCC sia presente e partecipe agli incontri sindacali.
Le scriventi non si sono mai sottratte al confronto e alla definizione di accordi difficili al fine di salvaguardare la stabilità della cooperativa e prioritariamente l’occupazione. Riteniamo però inammissibile che la cooperativa agisca unilateralmente a danno dei lavoratori e senza neanche produrre i risultati preposti. Per tanto, dando seguito allo stato di agitazione, verranno messe in campo iniziative di mobilitazione. Confermando la disponibilità all’incontro previsto per il 2 Novembre 2017 in delegazione plenaria, ribadiamo la richiesta che Unicoop Tirreno riveda le decisioni prese e che sia presente ANCC.

Distinti saluti.


p. la Filcams CGIL p. la Fisascat CISL p. la UILTuCS
Alessio Di Labio Vincenzo Dell’Orefice Paolo Andreani

Roma, 28 settembre 2017

Via pec/fax

Le scriventi OO.SS. con la presente sono a dichiarare lo stato di agitazione in conseguenza di quanto emerso nell’incontro del 26 settembre 2017.
Le parti hanno sottoscritto responsabilmente un accordo difficile, poi approvato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori, al fine di supportare il piano di riorganizzazione volto a garantire l’autonomia e la stabilità dell’impresa cooperativa e la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Le organizzazioni sindacali ribadiscono la validità degli strumenti condivisi ma al contempo prendono atto di una confusione nella gestione dell’impresa che sta determinando preoccupazione sul buon esito della realizzazione del piano di “salvataggio”.
Assistiamo ad un continuo aggiornamento delle iniziative dell’impresa che non è più sostenibile, il piano prevedeva di agire su alcune leve: l’efficientamento della rete vendita attraverso la chiusura o la cessione di alcune unità produttive, la riduzione del costo del lavoro, l’utilizzo di ammortizzatori sociali, l’internalizzazione di alcune attività e la riorganizzazione della sede di Vignale.

Apprendiamo invece che le leve sono state implementate e che, in netta contraddizione col piano presentatoci, la cooperativa intende ridurre costi e perdite attraverso l’affidamento a terzi di alcune attività, nello specifico la terziarizzazione ulteriore della logistica e l’affidamento a terzi dei reparti pescheria di alcuni punti vendita. Iniziative unilaterali su cui le scriventi manifestato netta contrarietà e a cui si opporranno con tutti le azioni possibili.
Gli annunci di chiusure e cessioni vengono fatti rimbalzare attraverso tutti i canali (comprese le “voci di corridoio”) per poi essere continuamente rettificate e aggiornate, tutto questo, oltre a determinare un clima di incertezza e preoccupazione e ad alimentare dubbi sull’operato della cooperativa e sulla sua autorevolezza, rende impossibile per le scriventi governare i processi, sia in applicazione dell’accordo sia nel rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori.

La situazione dei punti vendita campani appare il preannuncio di una tragedia a cui non abbiamo intenzione di assistere passivamente. Nei primi incontri la direzione di Unicoop Tirreno si era spesa dichiarando una prossima cessione dei punti vendita a Coop Alleanza 3.0, eventualità che pare accantonata o da escludere. Nelle assemblee dei soci è già stata annunciata la chiusura dei punti vendita, il che comporterebbe la restituzione dei locali e delle licenze alla proprietaria Unicoop Firenze. Nell’incontro del 26 settembre non è stato possibile avere alcuna informazione in merito se non la conferma che Unicoop Tirreno non intende proseguire la propria attività in Campania. Sul futuro occupazionale di più di 100 persone nessuno è in grado di fornire una risposta. Le scriventi promuoveranno immediatamente tutte le iniziative di mobilitazione volte a dar voce alla situazione di queste lavoratrici e lavoratori di cui il sistema cooperativo sembra essersi dimenticato.
Sia nella sede che nei punti vendita gli ammortizzatori sociali hanno avuto un’applicazione assolutamente marginale, purtroppo il motivo non è un ripensamento dell’impresa sulla quantità degli esuberi dichiarati ma appare come la conseguenza di una continua incertezza e approssimazione sul da farsi. La riorganizzazione delle funzioni di sede non è mai stata avviata veramente e registriamo una confusione gestionale nei punti vendita nei quali prendiamo atto si stia utilizzando una quantità enorme di ore aggiuntive attraverso interinali o peggio ancora con un utilizzo spropositato di flessibilità positiva fuori da qualsiasi intesa contrattuale e su cui preannunciamo che qualora la cooperativa perseverasse saremo costretti ad aprire un contenzioso per garantire il rispetto delle norme contrattuali e di legge.

Abbiamo appreso, raccogliendo informazioni frammentate, di un piano di investimenti di cui non c’era traccia nel piano industriale e che anzi era stato escluso in principio per mancanza di risorse. La leva degli investimenti è fondamentale, non c’è l’intenzione di opporsi ovviamente, ma sarebbe utile avere un quadro organico di quanto e come si sta investendo. A riguardo, avendo appurato che molte risorse sono state dedicate al canale ipermercati nel Lazio, addirittura trasformando un supermercato in ipermercato, ci interroghiamo quale coerenza ci sia con gli annunci (fatti sempre con approssimazione) su una possibile futura riduzione dell’area vendita dell’ipermercato di Livorno e con i precedenti posizionamenti della cooperativa che prevedevano l’abbandono del canale iper. Sottolineiamo tali incoerenze perché alimentano le voci che questo sarebbe invece coerente ad una possibile scissione dell’impresa cooperativa, che verrebbe divisa tra imprese che sul canale iper hanno opinioni opposte. Le scriventi chiedono chiarimenti in quanto alla base del confronto fino ad oggi svolto c’è sempre stata la salvaguardia dell’autonomia e dell’unicità della cooperativa.

Le scriventi Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs esigono che vengano date risposte nette e attendibili che consentano di avere un quadro a medio termine sulla riorganizzazione. Ribadiscono la richiesta che la cooperativa riveda la proprie intenzioni di affidamento a terzi delle attività e che sia in grado di garantire i livelli occupazionali di tutte le lavoratrici ed i lavoratori. Confermando pertanto la proclamazione dello stato di agitazione e delle iniziative utili a rappresentare e tutelare le lavoratrici ed i lavoratori le scriventi dichiarano la propria disponibilità ad eventuali incontri per avere chiarimenti e risposte su quanto argomentato con la presente, chiedendo che il sistema cooperativo per tramite di ANCC sia presente e partecipe.

p. la FILCAMS/CGIL p. la FISASCAT/CISL p. la UILTuCS
A. Di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

COMUNICATO SINDACALE
UNICOOP TIRRENO

Il giorno 26 Settembre 2017 si è svolto l’incontro con il Gruppo Unicoop Tirreno per la verifica dello stato della riorganizzazione della cooperativa. Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs hanno preso atto di una situazione particolarmente critica:
SEDE. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali è stato assolutamente parziale, peraltro avviato senza un’intesa vera e propria sui criteri applicativi. Questo potrebbe essere percepito positivamente, in realtà l’azienda non ha ridotto gli esuberi inizialmente dichiarati ma semplicemente non sta ancora affrontando l’efficientamento della sede in quanto non esiste il nuovo modello organizzativo preannunciato nel piano industriale.
CAMPANIA. La cooperativa ha confermato la volontà di non proseguire l’attività nei punti vendita di Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere. Sul destino delle lavoratrici e dei lavoratori nessuna parola è stata spesa dalla cooperativa: di fronte a notizie sempre più insistenti, diffuse anche nelle assemblee dei soci, di una chiusura prevista alla fine dell’anno e dell’evidente impossibilità di ricollocazione dei dipendenti, Unicoop Tirreno non è stata in grado di fornire alcuna argomentazione plausibile.
PUNTI VENDITA IN CHIUSURA. Sono state dichiarate le imminenti chiusure dei punti vendita di Vallerano, Porto S. Stefano e Barga. In realtà durante l’incontro era stato annunciata anche la chiusura di Pisacane, poi rettificata tramite mail la sera del 26 settembre stesso. Dopo la chiusura di Bettini e Montefranco e quella improvvisa di Anna Frank a Livorno che non era prevista nel piano industriale, continua l’assurda incertezza sul destino di alcuni punti vendita, gli annunci di chiusure o cessioni nell’arco di pochi giorni o ore vengono rettificate, così è stato fin dall’inizio del confronto sul tema, è ormai impossibile dare fiducia alle parole spese dalla cooperativa.
IPERCOOP LIVORNO. L’impresa conferma che nel 2018 dovrebbe essere ridotta l’area vendita dello storico ipermercato di Livorno. Un’eventualità che determinerebbe ulteriori esuberi e che secondo l’azienda potrebbe essere compensata da nuovi investimenti sulla provincia, a riguardo però non è stato fornito nessun dettaglio. La scelta inoltre è assolutamente contraddittoria rispetto a quanto sta avvenendo nel Lazio dove invece vengono investite risorse sugli ipermercati e addirittura il supermercato di Colle Ferro è stato trasformato in Ipercoop.
TERZIARIZZAZIONE LOGISTICA. Inammissibile che a pochi mesi dalla firma dell’accordo, la cooperativa aggiunga elementi così critici che si ripercuotono negativamente sui lavoratori e su cui le organizzazioni sindacali hanno manifestato netta contrarietà.
AFFIDAMENTO A TERZI REPARTI PESCHERIA. Secondo la cooperativa l’affidamento a terzi delle pescherie di alcuni punti vendita sarebbe la soluzione per recuperare marginalità. Per le organizzazioni sindacali invece è solo un modo per scaricare le criticità sui lavoratori aumentando gli esuberi. Un precedente pericoloso su cui non c’è spazio di condivisione.
FLESSIBILITÀ. L’utilizzo spropositato di flessibilità positiva e fuori da quanto previsto dalla contrattazione è inammissibile. Inoltre in alcuni punti vendita dove si sarebbe dovuta applicare la solidarietà per ammortizzare gli esuberi dichiarati nel piano industriale, si sta palesando la necessità di maggiori ore di lavoro.

Filcams, Fisascat e Uiltucs denunciano uno stato di incertezza che ritengono assurdo, ancora una volta la cooperativa non è stata in grado di fornire un programma a medio termine sull’attuazione del piano industriale, neanche su eventualità drammatiche come la chiusura dei punti vendita campani. Le uniche azioni certe sono quelle volte ad affidare a terzi parti delle attività, in netta contraddizione con l’obiettivo di internalizzare il più possibile annunciato in passato. L’incapacità della nuova Unicoop Tirreno di agire in modo organico è esattamente in continuità con quanto abbiamo potuto verificare in passato ed è una delle cause della crisi di Unicoop Tirreno.

Filcams Fisascat e Uiltucs dichiarano pertanto lo stato di agitazione. Di fronte a nuove urgenze occupazionali verranno messe immediatamente in atto azioni di mobilitazione. Filcams Fisascat e Uiltucs ritengono che lo stato di agitazione sia un atto di responsabilità utile a richiamare Unicoop Tirreno e tutto il sistema cooperativo ad un maggior rispetto verso le lavoratrici ed i lavoratori, verso i soci e le relazioni sindacali.

FILCAMS/CGIL FISASCAT/CISL UILTuCS
A. Di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

Roma, 27 settembre 2017

Roma, 15 giugno 2017


Testo Unitario

Nella serata del 14 giugno u.s., le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs e la Direzione del Gruppo Unicoop Tirreno Scarl hanno raggiunto tre distinte intese relative al ricorso al Contratto di solidarietà difensivo ed alla Cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale ex D. Lgs. 148/2015.
Com’è noto, alle sospensioni per il tramite del CDSD si farà ricorso per il personale impiegato nella rete commerciale sia di Unicoop Tirreno che della società Distribuzione Lazio Umbria, mentre il personale impiegato nella sede di Vignale Riotorto e presso i CEDI sia di Anagni che di Vignale Riotorto sarà interessato dalla CIGS.
A seguito dei confronti territoriali previsti dalle intese in parola, la Direzione aziendale provvederà a dare corso ai programmi di sospensione dal 26 giugno e dal 3 luglio prossimi, rispettivamente, per le lavoratrici ed i lavoratori impiegati presso la sede ed i centri logistici e per il personale attivo nei punti vendita.
È indubbio che, rispetto alla posizione inizialmente espressa dalla Direzione aziendale in ordine all’utilizzo intensivo degli istituti pattuiti, le intese abbiano il chiaro merito di aver previsto delle significative riduzioni medie dei termini temporali di sospensione; come si potrà rilevare dalla lettura dei testi, la percentuale media della solidarietà per gli operatori della rete stabilita negli accordi si attesta ad un valore massimo del 20% solo per il bacino costituito dall’Area 5, mentre è assai bassa per gli altri; analogamente, nell’intesa sul ricorso alla CIGS sono state previste delle garanzie indubbie per i lavoratori, non solo in ordine alla circostanza che le modalità applicative di quanto pattuito dovranno essere oggetto di apposita intesa a livello territoriale, ma anche in relazione al fatto che la riduzione massima dell’orario di lavoro non potrà superare il 75% di riduzione percentuale individuale (ed il 45% a livello collettivo).
In attesa di ricevere l’elenco nominativo dei lavoratori interessati dal ricorso agli ammortizzatori sociali, che, a seguito della richiesta avanzata dalle OO.SS. di allargare la platea dei coinvolti anche a figure di coordinamento che la Direzione aziendale avrebbe voluto dispensare, dovrà essere da parte di quest’ultima rivisto, alleghiamo alla presente le intese di cui vi abbiamo brevemente riferito i contenuti salienti.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

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     Verbale accordo 25/03/2017

Roma, 8 giugno 2017


Testo Unitario

Il giorno 6 giugno u.s. si è svolto l’incontro con Unicoop Tirreno per proseguire sui demandi dell’accordo quadro nell’ambito della procedura di mobilità e dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali.
Le parti hanno sottoscritto l’accordo di espletamento della procedura che si è conclusa definitivamente con il criterio della non opposizione al licenziamento e hanno riconfermato gli incentivi stabiliti nell’accordo quadro.
Le parti hanno inoltre affrontato la discussione sugli ammortizzatori sociali ma si sono evidenziate alcune criticità.
Per quanto concerne la CIGS per crisi per la sede di Vignale l’impresa sostiene la necessità di poter applicare la cassa integrazione a zero ore per una parte importante dei lavoratori in esubero. Per Filcams, Fisascat e Uiltucs tale posizione non è sostenibile: per quanto comprendiamo che non tutte le mansioni siano fungibili e che la cassa integrazione potrà incidere diversamente tra i lavoratori riteniamo che la sospensione a zero non sia una soluzione percorribile. Diversamente dalla proposta dell’impresa le organizzazioni sindacali ritengono che bisogna individuare le percentuali medie e massime di solidarietà e i criteri generali di rotazione nell’accordo nazionale e demandare la verifica nel dettaglio delle mansioni e dell’incidenza della cassa integrazione a livello territoriale.
Per quanto concerne il CDS della rete vendita bisogna definire meglio i criteri con cui la solidarietà verrà applicata in quanto, pur ammettendo una diversificazione della solidarietà tra reparti e ruoli non fungibili non è immaginabile che l’articolazione della solidarietà sia gestita unilateralmente dall’impresa.
Filcams, Fisascat e Uiltucs ritengono inoltre poco chiare le risposte dell’impresa cooperativa sulla modifica del testo originale che è stata aggiunta a mano nell’accordo fatto postumo con altra sigla sindacale. Ribadiamo imprescindibile la necessità di escludere che la valutazione sull’apertura di una nuova procedura di mobilità sia fatta congiuntamente alle organizzazioni sindacali, ruolo a cui nessuno si dovrebbe prestare.
Le organizzazioni sindacali hanno inoltre ribadito che è inammissibile che l’impresa stia agendo unilateralmente nell’applicare la flessibilità degli orari in deroga al Ccnl, nell’avviare processi di riorganizzazione dei punti vendita, comandare trasferte, ampliare orari e assumere tempi determinati. Il tutto in costanza di una procedura di mobilità.
In virtù di questa serie di criticità l’incontro per definire gli ammortizzatori sociali è stato rimandato al 14 Giugno 2017, l’incontrò potrà essere produttivo solo se nel frattempo verranno svolti gli incontri territoriali per dirimere le criticità segnalate. Il referendum sull’accordo viene pertanto posticipato.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

Segreterie Nazionali

COMUNICATO SINDACALE
UNICOOP TIRRENO

Lo scorso 25 marzo, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno nuovamente incontrato la direzione di Unicoop Tirreno per proseguire il confronto in ordine alla situazione di crisi che affligge l’impresa cooperativa, che ha chiuso gli ultimi esercizi con consistenti perdite nell’ambito della gestione caratteristica.
Dopo un’ulteriore disamina delle condizioni problematiche evidenziate dalla controparte aziendale, le OO.SS. e la Direzione della Cooperativa hanno sottoscritto un verbale di riunione, che alleghiamo alla presente, contenente le linee guida per indirizzare il confronto negoziale relativamente:

A) alla condivisa necessità di addivenire alla sottoscrizione di un’intesa di gestione dello stato di crisi;
B) alla costante attività di verifica e monitoraggio che le parti firmatarie dovranno svolgere nella fase attuativa del piano industriale;
C) alla valorizzazione del vigente sistema di relazioni sindacali previsto dal Contratto integrativo aziendale, da tradurre in una maggiore qualificazione dell’esercizio dei ruoli di negoziazione, di confronto e di informazione;
D) alla previsione dell’esclusivo criterio della non opposizione al licenziamento quale modalità esecutiva delle eventuali risoluzioni dei rapporti di lavoro intervenute all’esito della procedura di mobilità che Unicoop Tirreno da dichiarato di voler aprire;
E) al ricorso, per l’intero arco temporale di vigenza dell’intesa di gestione della crisi, in ragione degli obiettivi previsti, ai soli strumenti conservativi contemplati dall’ordinamento (con utilizzo, in prima istanza, della CIGS per il personale della sede di Vignale Riotorto e del CDSD per quello impiegato presso la rete commerciale e, successivamente, anche per quello di sede);
F) alla verifica delle modalità di assorbimento del surplus di ore lavorabili per il tramite di ricollocazioni, riqualificazioni e percorsi formativi;
G) agli elementi economici del CIA suscettibili, nelle modalità da pattuire, di sospensione temporanea durante la vigenza applicativa dell’intesa di gestione della crisi;
H) al monitoraggio della riduzione dei costi aziendali, che per le parti dovrà essere informata dal principio di coerenza, affinché non sia soltanto il lavoro ad accollarsi l’onere del risanamento.

Infine si è pattuito di aggiornare il confronto per il giorno 11 aprile p.v.
L’intesa sulle linee guida è un risultato importante e significativo, in quanto impegna le parti a ricercare soluzioni alternative ai licenziamenti, che Unicoop Tirreno avrebbe potuto operare unilateralmente per far fronte alla grave situazione di crisi aziendale nella quale si è venuta a trovare, e, inoltre, evita da parte della Direzione aziendale la scelta di disdettare il CIA, di fatto, scongiurando l’azzeramento totale di istituti normativi ed economici frutto di decenni di contrattazione.

Filcams Cgil Fisascat Cisl Uiltucs
A. Di Labio V. Dell’Orefice P.Andreani

Roma, 27 marzo 2017

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     Verbale accordo 25/03/2017

Roma, 24 marzo 2017

Lo scorso 23 marzo, come programmato, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato, in sede tecnica e a delegazioni "ristrette", la Direzione di Unicoop Tirreno in preparazione della riunione in plenaria prevista per sabato 25 marzo prossimo a Firenze.
I rappresentanti di Unicoop Tirreno, nel ribadire che, nel caso non si raggiungesse un’intesa entro la fine del mese corrente, l’azienda procederà, contemporaneamente, ad attivare una procedura finalizzata ad attivare una CIGS per crisi ed a dare disdetta al CIA, hanno confermato la propria disponibilitàà a condividere un CDSD per la sola rete di vendita, mentre hanno riaffermato la preferenza per il ricorso alla CIGS per la sede di Vignale.
Per parte nostra, ribadendo la preferenza a fare ricorso ad un unico ammortizzatore sociale, il contratto di solidarietàà difensiva sia per la rete commerciale che per gli uffici della sede centrale, e la disponibilità a valutare complessivamente l’utilizzo di altri ammortizzatori sociali solo avendo certezza di un percorso lungo, ossia fino a 36 mesi previsti da legge, al fine della salvaguardia occupazionale, abbiamo chiarito che qualora si addivenisse ad un’intesa, occorrerà , stabilire le modalitàà applicative del l’ammortizzatore stesso, ivi comprese le condizioni di rotazione e di sospensione.
In relazione al programma sulle cessioni ed alle chiusure, i tempi, rispetto alle scorse occasioni di confronto, appaiono ulteriormente dilatarsi.
Sulla specifica situazione del negozio di Terracina (LT), che è stato creduto a terzi, la Direzione aziendale, chiarendo posizioni precedentemente espresse, ha comunicato che il predetto punto vendita è nella titolaritàà dell’imprenditore e potrebbe tornare organicamente nell’orbita di Unicoop Tirreno esclusivamente in caso di risoluzione del rapporto contrattuale intercorrente fra il citato imprenditore e la Cooperativa.
Abbiamo altresì compreso che, fino a quando chi attualmente ha la titolaritàà del pdv di Terracina non esprimerà formalmente la volontàà di riconsegnare al Gruppo livornese il punto vendita, le Federazioni sindacali locali dovranno rapportarsi esclusivamente all’imprenditore, in quanto nulli sono risultati sinora i tentativi operati da Unicoop per svolgere un ruolo positivo in termini di relazioni sindacali (a cui pure Coop si era impegnata con la sottoscrizione di un’intesa raggiunta in occasione delle cessioni).
Rispetto alle quantitàà economiche scaturenti dall’applicazione del CIA, finalmente, si è giunti a fare, dopo la ridda di cifre fatte circolare a mero scopo provocatorio, una necessaria ed utile chiarezza in tema di agibilitàà sindacali, che risulterebbero inferiori a meno di un terzo del livello di costo annuale loro attribuito in precedenza. Anche rispetto all’obiettivo di recupero dei costi afferenti gli istituti retributivi del CIA, stando alle dichiarazioni aziendali, le originarie proiezioni di abbattimento pressochéé totale sia del Premio aziendale che dell’Indennità di funzione, sono in fase di profonda rivisitazione; tuttavia, considerando la particolarià ed il carattere di tali istituti, con ogni probabilità considerabili parte del patrimonio individuale del lavoratore, occorrerebbe operare una seria verifica circa l’opportunitàà di trovare soluzioni negoziali totalmente alternative alla mera riduzione del salario ai lavoratori.
Gli argomenti sommariamente richiamati in questa nota saranno approfonditi e sviscerati in occasione del prossimo incontro di sabato 25 marzo, al quale auspichiamo possano prendere parte i rappresentati delle nostre Federazioni sindacali territorialmente interessate oltre che i nostri Rsa/Rsu.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

Segreterie Nazionali

UNICOOP TIRRENO
esito incontro 14 marzo

Lo scorso 14 marzo, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato la Direzione di Unicoop Tirreno per proseguire il confronto in ordine allo stato di crisi che sta interessando la Cooperativa.
Le OO.SS. hanno ribadito le proprie critiche alla modalità gestionale che sinora ha contraddistinto la delegazione aziendale al tavolo: nello specifico, la continua modifica degli obiettivi economici e gestionali del piano di recupero sistematicamente operata dalla Cooperativa ha, di fatto, ostacolato il dispiegarsi di un negoziato vero.
In tema di ricorso agli ammortizzatori sociali, da parte aziendale, permane la volontà di procedere all’attivazione della CIGS per crisi per la sede di Vignale e del CDSD per la rete commerciale; peraltro è emerso che, al fine di uniformare i tempi dell’intervento, la Direzione di Unicoop Tirreno sarebbe orientata a privilegiare – quale orizzonte temporale di durata dei due ammortizzatori – un periodo di 12 mesi, manifestando nel contempo, relativamente al contratto di solidarietà, la disponibilità a disporre ulteriori richieste di proroga nel limite massimo stabilito dalle norme (36 mesi nel triennio) e, in ordine alla CIGS per crisi, un più generico impegno a valutare la praticabilità (in prossimità della scadenza dei 12 mesi) o di una modifica della causa integrabile (in luogo della crisi, la riorganizzazione), ovvero il passaggio ad un CDSD. Se pur apparentemente questa mutata posizione aziendale si configurerebbe come un avanzamento in direzione delle richieste sindacali, la stessa è connotata da aspetti estremamente generici ed aleatori che andrebbero approfonditi e messi in chiaro.
Rispetto al tema degli ammortizzatori, in estrema sintesi, va osservato che la predilezione di Unicoop Tirreno per la CIGS su Vignale risponde perlopiù a motivazioni di carattere economico, e non solo alle ragioni tecniche accampate dai nostri interlocutori di parte aziendale, in quanto lo strumento, a differenza del CDSD, garantirebbe alla Cooperativa la possibilità di collocare in sospensione a zero ore una pluralità di lavoratori per periodi temporali che, evidentemente, controparte ritiene possano essere anche lunghi; tuttavia, com’è noto, le modalità applicative della cassa integrazione, nel caso di accordo, devono costituire oggetto di pattuizione fra azienda ed OO.SS., pertanto ogni valutazione rispetto all’estrema flessibilità della CIGS andrebbe quantomeno effettuata a valle del confronto specifico sulla questione.
La Direzione aziendale ha espresso la necessità di procedere in tempi rapidi ad una verifica di merito rispetto alla possibilità di addivenire ad un’intesa complessiva riguardante:

A) le relazioni sindacali che governeranno il periodo di attuazione del piano di risanamento;
B) gli ammortizzatori sociali da richiedere;
C) la sospensione temporanea di alcuni istituti a contenuto economico del CIA.

Le OO.SS., consapevoli del fatto che un’ulteriore dilazione dei tempi del confronto su argomenti estranei al merito produrrebbe esclusivamente l’avvio di una procedura per l’applicazione della CIGS sull’intero perimetro aziendale e, con ogni probabilità, la disdetta del CIA, si sono dichiarate disponibili a proseguire il confronto in ristretta tecnica per il giorno 23 marzo ed in plenaria nella giornata di sabato 25 marzo a Firenze in orario e luogo che vi saranno comunicati in tempi congrui.
Per Fisascat, Filcams e Uiltucs occorre ricondurre il negoziato a contenuti chiari e ad una cornice di interventi plurimi sui costi di struttura, per evitare che siano solo le lavoratrici ed i lavoratori a pagare il prezzo del risanamento della Cooperativa e per impedire che vengano fatte salve sacche di inefficienza assai onerose per l’Impresa.

p.la FILCAMS/CGIL p.la FISASCAT/CISL p.la UILTuCS/UIL
A. Di LabioV. Dell’Orefice P. Andreani

Roma, 15 marzo 2017

Roma, 3 marzo 2017

Testo Unitario


lo scorso 28 febbraio, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs, riunite in coordinamento, si sono confrontate su contenuti e metodo del delicato negoziato in essere con la Direzione di Unicoop Tirreno sulla situazione di crisi che la Società sta attraversando.
Il dibattito sviluppatosi ha evidenziato la necessità di imprimere una svolta al confronto con la Cooperativa e l’urgenza di chiarire definitivamente la portata del programma di riduzione dei costi indiretti e centrali messo a punto dalla Direzione di Unicoop.
Il Coordinamento unitario, contestando il fatto che gli obiettivi dell’Impresa siano sottoposti a continua e sistematica modifica – sono infatti stati forniti dati contrastanti sul valore degli istituti a contenuto economico previsti dal CIA ed è stato richiesto l’anticipo del raggiungimento del punto di pareggio della gestione caratteristica all’esercizio 2018 (e non al 2019, com’era stato precedentemente detto dalla stessa direzione aziendale) – ha osservato che, di fatto, non siano garantite le condizioni per effettuare un confronto serio e credibile.
Infatti, il Coordinamento unitario ha ritenuto che la continua modifica dei dati e degli obiettivi oggetto del confronto abbia introdotto nelle dinamiche negoziali elementi di opacità che, se non superati, rischiano di minarne la tenuta.
Il Coordinamento unitario, in particolare, ha espresso un giudizio negativo sullo stato della trattativa, che è stato fortemente condizionato dalla scelta tattica di Unicoop Tirreno volta a porre al centro del confronto unicamente azioni di recupero impattanti sui livelli retributivi del proprio personale dipendente e, di fatto, completamente omissiva relativamente ai necessari interventi di razionalizzazione rivolti ad altre voci di costo (afferenti sia la gestione caratteristica che quelle finanziaria ed immobiliare).
Risultano, allo stato, assai nebulosi i programmi di riorganizzazione riguardanti la sede di Vignale (nella quale maggiormente si concentra l’esubero dichiarato dalla Cooperativa); permangono dubbi relativamente alla quantificazione dell’esubero complessivo e finanche in relazione alla scelta dei negozi ricompresi nella lista dei punti vendita connotati da andamenti gestionali critici da chiudere o da cedere; non sono stati finora illustrati i criteri seguiti dalla direzione aziendale per stabilire la consistenza dell’esubero insistente sulla rete vendita esclusa dal programma di chiusure e cessioni (surplus di personale originariamente quantificato in 95 e successivamente in 71,8 FTE); infine, appaiono strumentali le ragioni ostative al ricorso ad un ammortizzatore sociale diverso dalla CIGS per crisi (istituto che, fra quelli a disposizione, ha la durata più breve) addotte dalla Direzione.
Il Coordinamento unitario di Filcams, Fisascat e Uiltucs, anche al fine di ridurne l’impatto, ritiene necessario verificare con ulteriore attenzione la determinazione degli esuberi e dei criteri con cui gli stessi sono stati individuati; inoltre, il Coordinamento ritiene indispensabile perseguire un accordo che preveda, sia per la sede che per la rete vendita, il ricorso ad un ammortizzatore sociale fruibile per tutta la durata del piano di risanamento, al precipuo fine di salvaguardare totalmente l’occupazione.
La ripresa del confronto, che per le OO.SS. potrà avvenire nelle date che si vorranno condividere, dovrà chiarire i tanti punti di merito sui quali la posizione aziendale è stata sinora ondivaga e reticente; se non si riscontrasse un’apprezzabile svolta nella posizione negoziale di Unicoop Tirreno, il ricorso a forme di mobilitazione già programmate si renderebbe inevitabile.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

Roma, 24 febbraio 2017

Si è svolto ieri 23 Febbraio il previsto incontro con Unicoop Tirreno, nel quale l’azienda, come richiesto dalle OO.SS., è entrata più specificatamente nel merito dei temi oggetto del confronto, che di seguito riportiamo a sintesi.

Esuberi Sede
La Cooperativa ha confermato l’obiettivo di raggiungimento di pareggio di bilancio nel 2019, obiettivo che prevede una previsione di diminuzione del fatturato fino a circa 800 milioni di Euro e del numero dei PV, passando da 123 PV a 101. A fronte di questi obiettivi prevedono una ristrutturazione della sede che si traduce in una diminuzione da 22 a 9 del numero dei dirigenti entro il prossimo 1 Aprile, una nuova organizzazione delle funzioni che prevede la soppressione delle funzioni di sviluppo e dei servizi generali con il personale adibito a tali funzioni che sarà riassorbito in altre aree (legale e personale), con percorsi di riqualificazione e ricollocazione.
A fronte di quanto sopra esposto, la Direzione aziendale ha confermato 160 FTE in esubero.
Per far fronte agli esuberi, la Cooperativa ha dichiarato che l’unico ammortizzatore sociale utilizzabile per la sede è la Cassa Integrazione per crisi per 12/24 mesi, in ragione di figure ritenute infungibili e ad un impossibile distribuzione delle ore di riduzione oraria, cosi come previsto dal contratto di solidarietà.
Per l’Azienda, dei 498 FTE presenti oggi nella sede di Vignale Riotorto, al netto dell’esclusione, prevista dalla normativa vigente dei Dirigenti e Quadri, la CIGS dovrebbe riguardare 334 impiegati su 398.
A fronte degli esuberi, come sopra evidenziati, la Cooperativa ha ribadito l’intenzione di utilizzare la Cassa Integrazione Guadagni per crisi (12/24 mesi massimo) per la sede dichiarando questa posizione non mediabile.
La Filcams CGIL ha dichiarato che ritiene necessario avere un maggiore dettaglio degli esuberi sui vari livelli di inquadramento e funzioni al fine di verificare quale sarebbe l’impatto dell’ammortizzatore e verificare ulteriormente la condizione per accordare un contratto di solidarietà.

Esuberi rete vendita
La cooperativa ha comunicato una revisione dei criteri con i quali hanno individuato il numero degli esuberi, che passano da 95 FTE a 71,8 FTE, ma ancora non sono stati in grado di indicare i P.V. interessati dagli esuberi.
Secondo la Filcams CGIL la determinazione della dislocazione degli esuberi sui vari territori è indispensabile sia per fare una valutazione sull’ammortizzatore sociale, su cui si ritiene indispensabile utilizzare il contratto di solidarietà, ma anche per intrecciare il dato con quello dei negozi critici al fine di individuare quali sono i territori più interessati dalla riorganizzazione.

Punti vendita in cessione/chiusura
La Cooperativa conferma la disponibilità alla definizione di un Protocollo di intesa su cessioni e chiusure, facendo passi avanti rispetto a informazione preventiva, natura giuridica, tutela delle condizioni di lavoro, condizioni economiche delle cessioni, analisi preventiva sostenibilità economica del punto vendita da chiudere o cedere.
Per i punti vendita oggetto di chiusura , la cooperativa ha dichiarato che il personale occupato nei punti vendita in chiusura non sarà licenziato.

Hanno poi esplicitato la situazione, alla data odierna, dei punti vendita interessati a chiusure e cessioni:
Acquapendente, Grosseto via Pirandello, Grosseto via Pisacane, Grosseto Porto Santo Stefano,
Roma via Cornelia, San Vincenzo Porto, Sferrocavallo, Vallerano, Pomezia via Cavour, Gavorrano,
Livorno via Mastacchi, Barga, Sticciano Scalo, Montefranco, Napoli Arenaccia, Santa Maria
Copoavetere, Terracina, e – Commerce.

La Direzione ha poi comunicato i soggetti interessati all’acquisizione di alcuni punti vendita come di sotto esplicitati:
Sferrocavallo: interesse da parte di Panorama e Pac 2000; Porto Santo Stefano, Grosseto Via Pisacane e Grosseto via Pirandello: interesse da parte di Panorama; Vallerano: interesse da parte di Coop Amiatina, Barga: interesse da parte di Conad Tirreno; Montefranco interesse da parte di Pac 2000.

La Filcams CGIL ritiene questo un punto particolarmente delicato del confronto, positivo che la cooperativa escluda automatismi di cessione o chiusura nell’eventuale protocollo, ma bisogna ancora verificare quali reali leve ci siano per recuperare i negozi e quindi l’occupazione.

CIA Parte Economica
La Cooperativa ha chiesto un risparmio consistente del valore delle parti economiche del Contratto Integrativo Aziendale, che individua in ben oltre il 50%, .
Propone di sospendere il Premio aziendale fisso di tutti i dipendenti, che oggi corrisponde ad un valore economico 4,1 milioni di Euro, la Direzione della Cooperativa ha fatto poi un approfondimento sul valore del Premio aziendale fisso erogato, rapportato ai F.T.E. attualmente occupati, questo calcolo vedrebbe una cifra pari a 614 euro annui ai 1576 IV Livelli, di 872 euro ai 872 III Livelli e di euro 1221 ai 234 II livelli, il tutto rapportato ad un numero complessivo di 3422 F.T.E oggi presenti in Unicoop Tirreno.
La Direzione Aziendale ha poi confermato il tetto del reddito individuale eventualmente esente dal prelievo/sospensione del Premio fisso, in 800 euro netti mensili.
In merito agli interventi sospensivi, hanno confermato che avranno durata triennale.
Ai fini dell’individuazione del risparmio richiesto, hanno comunicato il valore complessivo delle singole voci del CIA.
Le Indennità di funzione corrispondono a un valore di 2,3 milioni di euro (prevalentemente erogati ai 98 Quadri e ai 228 Quadri), le maggiorazioni orarie per lavoro festivo e orario corrispondono a 1,4 milioni di euro.
La Filcams si è riservata valutazioni in merito, dichiarando comunque eccessive le ambizioni di riduzione di costo dell’impresa.

A fronte di queste nuove e più stringenti posizioni, le OO.SS. hanno comunicato alla Direzione Aziendale la necessità di fare una analisi e una valutazione dello stato della trattativa.

La Filcams CGIL terrà il proprio Coordinamento nazionale dei Delegati e delle Strutture nel tardo pomeriggio del 24 febbraio, dove individuerà le posizioni e le proposte da portare al confronto unitario previsto per il prossimo 28 Febbraio, ma soprattutto per ricevere un mandato da parte delle lavoratrici e dei lavoratori e produrre iniziative e proposte da determinare al tavolo.

p. La Filcams CGIL Nazionale
Alessio Di Labio

UNICOOP TIRRENO
esito incontro 16 febbraio

Il giorno 16 Febbraio 2016 in Roma è ripreso il confronto con Unicoop Tirreno. Le delegate e i delegati di Filcams, Fisascat e Uiltucs, nel coordinamento fatto prima dell’incontro, hanno espresso preoccupazione per lo stato della trattativa. L’impresa discute di tagli ed esuberi ma ne di efficentamento ne di sviluppo.

Questa impostazione sbagliata è stata confermata nell’incontro: l’impresa è stata perentoria nel ribadire che intende sospendere il premio aziendale e le indennità di funzione, conferma il perimetro delle chiusure e delle cessioni dei punti vendita, a cui si sottraggono i quattro punti vendita già comunicati e si aggiunge Terracina.

Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno ribadito la necessità di sviluppare un confronto che abbia l’obiettivo di evitare le chiusure e le cessioni, chiedendo all’impresa in cosa consiste la proposta di protocollo che dovrebbe verificare eventuali acquirenti. Le OO.SS. hanno anche ribadito la necessità che la Cooperativa avvii una seria disamina rispetto alle altre voci di costo, che pesano più del lavoro, come, per esempio, differenze inventariali e spese per servizi (si è accennato brevemente all’ingiustificato parco auto della Cooperativa ed ai modesti interventi di razionalizzazione sinora operati in materia).

Le organizzazioni sindacali hanno inoltre ribadito l’esigenza di verificare nel merito gli esuberi: come sono dislocati nelle varie province, quali ruoli sono coinvolti, quale criterio ha determinato l’individuazione degli esuberi, qual’è l’organizzazione della sede di domani dopo aver introdotto un ammortizzatore sociale.

Nello specifico non abbiamo ricevuto alcuna risposta, l’impresa si è impegnata nuovamente a fornire le informazioni richieste al prossimo incontro. Relativamente alla quantificazione degli esuberi lamentati sulla sede di Vignale (160 unità), la Cooperativa si è dimostrata sfuggente. La richiesta avanzata da parte sindacale di reinternalizzare sevizi e consulenze e di effettuare una verifica in ordine ai profili ricollocabili nell’ambito della organizzazione aziendale, ci è stata descritta come un’operazione difficoltosa e da affidare ad una società di consulenza esterna (comportamento paradossale per chi dovrebbe ridurle le spese per consulenze e servizi).

Al contempo la cooperativa ha azzardato una proposta provocatoria di sospensione dell’indennità di funzione e del premio aziendale che prevederebbe la salvaguardia dello stesso per i lavoratori con reddito fino a 800 euro netti. precisando che qualora si raggiungesse il pareggio di bilancio, gli istituti sospesi verrebbero ripristinati.


Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno respinto la possibilità di avviare nell’immediato una trattativa sulla riduzione del salario in assenza di una prospettiva certa per la salvaguardia occupazionale. Solo dopo che ci sarà chiarezza sulle caratteristiche degli istituti economici di cui sopra e sul futuro occupazionale di tutta la Cooperativa, potrà essere valutata l’opportunità di intervenire sul contratto aziendale.

Abbiamo inoltre ribadito la volontà di utilizzare il contratto di solidarietà difensivo, in quanto avrebbe una durata di 36 mesi, una copertura temporale più lunga della cassa integrazione per crisi. La Cooperativa continua a non escludere la solidarietà ma ritiene più utile la cassa integrazione, soprattutto sulla sede.


Inoltre l’impresa, in modo assolutamente estemporaneo, ha richiesto la deroga ad utilizzare i tempi determinati sulla costa in costanza di ammortizzatore sociale. Abbiamo sottolineato la nostra contrarietà.

Considerando insoddisfacente lo stato della trattativa, verificheremo nei prossimi incontri le condizioni per proseguire il confronto, che è stato aggiornato al 23 Febbraio a Roma alle 14,30.

p.la FILCAMS/CGIL p.la FISASCAT/CISL p.la UILTuCS
A. Di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

Roma, 17 febbraio 2017

UNICOOP TIRRENO
esito incontro 14 febbraio

Si è svolta in data 14 febbraio 2017 la ristretta con Unicoop Tirreno per approfondire i vari temi che sono oggetto di confronto nella gestione della vertenza aziendale.

Se su alcuni aspetti si è potuto avere maggiore chiarezza su molti altri l’impostazione dell’impresa è apparsa assolutamente approssimativa e incompleta.

Esuberi di rete

È confermata la disponibilità dell’impresa all’utilizzo dell’ammortizzatore sociale ma si sta ancora valutando la richiesta delle organizzazioni sindacali di fare un accordo di solidarietà difensiva. Secondo l’impresa ci sarebbero dei limiti ostativi alla solidarietà nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, limiti che le organizzazioni sindacali hanno respinto facendo proposte concrete, dando disponibilità a trovare le dovute flessibilità organizzative utili a garantire l’efficienza dei negozi. L’impresa si è detta disponibile a verificare le proposte delle organizzazioni sindacali nel corso del negoziato.

Sede

L’impresa dichiara che esclude la possibilità di utilizzare la solidarietà sulla sede e ritiene inevitabile la cassa integrazione, motivando la scelta in basa alla quantità degli esuberi e all’infungibilità delle mansioni. Per le organizzazioni sindacali il confronto deve partire dalla presentazione del modello organizzativo che l’impresa immagina per la sede, solo a quel punto si potrà verificare quanti ruoli sono in esubero e quale sia lo strumento migliore. L’impresa non era preparata a questo confronto e ha dichiarato che verrà presentato il modello organizzativo della sede all’incontro del 16.

Contratto integrativo

L’impresa non è stata in condizioni di presentarci dei dati dettagliati sulla composizione del costo del lavoro derivanti dall’integrativo. È stato semplicemente ribadito l’interesse a sospendere il premio aziendale e le indennità di ruolo che complessivamente valgono 6,1 M di euro e dichiarando la disponibilità ad intervenire preservando le fasce di reddito più deboli. Pur considerando questa disponibilità dell’impresa rispondente alla nostra posizione d’intervento equo, abbiamo dichiarato che ci saremmo aspettati un maggior dettaglio dei costi dell’integrativo al fine di poter elaborare proposte di parte sindacale concrete e che eventuali interventi sull’integrativo potranno essere accordati solo dopo il mandato assembleare delle lavoratrici e dei lavoratori.

Chiusure e cessioni

Resta particolarmente critico il tema delle chiusure e delle cessioni, l’incertezza in questo ambito non pare risolversi. La cooperativa ha dichiarato un ripensamento su quattro unità produttive che non verranno ne chiuse ne cedute: Velletri, Fornoli, Pieve Fosciana e Tuscania, una dichiarazione assolutamente positiva. È stato poi annunciato che il negozio di Terracina, che era stato affittato nel 2016 ad un piccolo imprenditore del sud del Lazio, tornerà di proprietà di Unicoop Tirreno. Una notizia apparentemente positiva, ma l’impresa ha dichiarato che non ha ancora deciso se mantenere il negozio o chiuderlo. L’approccio sul tema delle chiusure e delle cessioni, oltre ad essere quello palesemente più critico per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori è anche la parte della riorganizzazione aziendale su cui l’impresa è apparentemente più approssimativa e su cui non abbiamo assolutamente intenzione di fare passi indietro.

Il confronto è aggiornato al giorno 16 Febbraio 2017 a Roma alle ore 12,00. Le delegazioni di Filcams, Fisascat e Uiltucs sono convocate alle ore 10,00 per un coordinamento preventivo.

p.la FILCAMS/CGIL p.la FISASCAT/CISL p.la UILTuCS
A. Di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

Roma, 15 febbraio 2017

COMUNICATO SINDACALE
UNICOOP TIRRENO

L’incontro tenuto l’8 febbraio scorso fra la direzione di Unicoop Tirreno e le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs ha fatto emergere alcuni aspetti di merito, che saranno ulteriormente approfonditi e trattati in occasione dei successivi confronti, relativi:

a) alla possibilità di sottoscrivere un protocollo afferente le cessioni dei negozi caratterizzati da difficoltà gestionali, che dovrebbe prevedere – già all’atto della manifestazione d’interesse da parte dei potenziali acquirenti – il coinvolgimento delle OO.SS. per effettuare una verifica congiunta rispetto al grado di affidabilità degli imprenditori interessati all’acquisizione e, più in generale, in ordine alle regole d’ingaggio (condizioni normative ed economiche) che saranno applicate ai lavoratori oggetto del passaggio alle dipendenze di questi ultimi;

b) agli istituti economici del Contratto integrativo aziendale suscettibili, secondo la direzione della Cooperativa, di una sospensione temporanea da condividere, che, praticamente, comprendono, oltre alle agibilità sindacali aggiuntive a quelle previste da legge e CCNL (quantificate, a seguito di verifica aziendale, in 600.000 euro/anno), il premio aziendale (4.100.000 euro/anno, stando alla stima effettuata dalla direzione di Unicoop Tirreno) e l’indennità di funzione (2.800.000 euro/anno, sempre secondo la valutazione effettuata da controparte);

c) al ricorso ad un ammortizzatore sociale conservativo (la preferenza esternata dall’azienda è, decisamente, per la CIGS) da affiancare ad una procedura di licenziamento collettivo da chiudere con la previsione di un incentivo all’esodo, che – sempre secondo la proposta aziendale – dovrebbe essere ad intensità diversificata, vale a dire maggiore nel caso in cui la disponibilità a risolvere il rapporto di lavoro si manifesti a ridosso dell’avvenuta sottoscrizione di un’eventuale intesa collettiva;

d) alla perimetrazione dei punti vendita in sofferenza, che non saranno più distinti nelle due liste precedentemente circolate e relative, rispettivamente, ai negozi da chiudere ed a quelli da cedere a terzi;

e) alla creazione di un comitato di gestione avente la funzione di verificare la fase attuativa delle eventuali pattuizioni che le parti dovessero raggiungere.


La direzione aziendale, inoltre, ha comunicato alle OO.SS. che, nel corso del mese di febbraio, relativamente ai dirigenti, vi saranno le seguenti novità, frutto di un graduale processo di messa in efficienza dell’assetto del management aziendale:


- la fuoriuscita di 4 unità;

– la novazione dei rapporti di lavoro, con demansionamento e dequalificazione, di 4 dirigenti, che passerebbero alla qualifica professionale di quadro;
- la rimodulazione dei trattamenti economici attualmente riconosciuti a 2 dirigenti.

Per parte nostra, abbiamo espresso disponibilità a proseguire l’analisi dei temi proposti, purché, già in occasione dei prossimi incontri, ci siano forniti dati specifici afferenti le maggiori voci di costo (diverse da quella del lavoro), che a nostro avviso potrebbero offrire margini di miglioramento alla struttura degli oneri d’esercizio.


Nel corso dell’incontro, inoltre, abbiamo manifestato alla direzione aziendale la nostra preferenza, in tema di ammortizzatori sociali, in alternativa dello strumento dalla stessa indicato come quello ideale, ovverosia la CIGS, per il Contratto di solidarietà difensivo, in quanto offrirebbe il duplice beneficio di prevedere un periodo massimo integrabile maggiore rispetto alla cassa e, nell’utilizzo, garantirebbe ricadute maggiormente eque fra i lavoratori coinvolti nelle sospensioni dall’attività.

Inoltre riteniamo ancora da approfondire con attenzione quanto potrebbe essere condiviso nel protocollo inerente cessioni e chiusure, stante la nostra volontà di evitare entrambi, abbiamo richiesto alla direzione aziendale di fornirci dei dati più precisi sugli andamenti che hanno determinato la scelta di considerare quei punti vendita non più utili alla cooperativa.

Per parte sua, la direzione aziendale ha richiesto alle OO.SS. di prevedere, nella eventuale intesa in tema di riscorso all’ammortizzatore sociale ed alla mobilità incentivata, un impegno ad effettuare, tre mesi prima della data di cessazione degli effetti delle pattuizioni in argomento, una verifica sulle posizioni che dovessero residuare a valle del pieno utilizzo degli istituti.

Il confronto proseguirà in ristretta il 14 febbraio e il 16 febbraio in plenaria.

In preparazione della riunione in plenaria del
16 febbraio nello stesso giorno, dalle ore 10.30 terremo un Coordinamento Unitario in luogo che vi comunicheremo per tempo.

FILCAMS CGILFISASCAT CISL UILTuCS

Roma, 9 febbraio 2017