Category Archives: UNICOOP TIRRENO

Roma, 16 novembre 2017

    Testo Unitario

    Le delegate e i delegati di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs e i lavoratori in sciopero della Campania hanno tenuto il 14 novembre u.s. nei pressi della sede di Lega Coop nazionale un presidio per denunciare la situazione occupazionale di Unicoop Tirreno e preoccupazione sulle prospettive dell’impresa.
    La Presidenza dell’Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumo (ANCC) ha ricevuto una delegazione delle predette OO.SS..
    Nel corso dell’incontro è stato reso noto all’Associazione le motivazioni che sono alla base delle mobilitazioni proclamate e che culmineranno nello sciopero generale di tutti i dipendenti di Unicoop Tirreno il prossimo 13 dicembre.
    In particolare, abbiamo stigmatizzato la circostanza che, nonostante la ratio politica – condivisa dalle parti – nell’accordo quadro del 9 maggio scorso sia stata la difesa della continuità occupazionale, Unicoop Tirreno, che ha già chiuso il negozio di Terracina (LT) e si appresta a cessare la propria attività presso i due negozi campani di Napoli – via Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere (CE), non abbia preso alcun impegno per il futuro occupazionale dei propri dipendenti facenti capo ai negozi precitati; analogamente, abbiamo criticato la scriteriata politica di esternalizzazione, che per ora ha riguardato tre reparti di pescheria e la logistica, realizzata dalla direzione aziendale senza il benché minimo confronto con le OO.SS. e su cui temiamo che sia l’inizio di un processo che la stessa cooperativa nell’ultimo incontro del 2 Novembre non ha negato.
    Rispetto al ricorso agli ammortizzatori sociali per il personale di Vignale, nonostante le reiterate ed inascoltate richieste delle Federazioni sindacali territoriali, la direzione di Unicoop Tirreno, anche se l’intesa sulla CIGS sottoscritta lo scorso mese di luglio rinviasse al confronto sindacale in sede per tutto quanto non espressamente pattuito nella stessa, si è malamente sottratta ad un negoziato di merito sui criteri applicativi della cassa. Inoltre il mancato confronto sul modello organizzativo della sede preoccupa per il futuro occupazionale in quanto la cassa integrazione concessa è di soli 12 mesi.
    Più in generale, abbiamo espresso una seria preoccupazione in ordine alla prospettiva di Unicoop Tirreno; infatti, il sistematico bypassare il confronto con le OO.SS. da parte del gruppo dirigente della cooperativa, inevitabilmente, condurrà all’innalzamento del livello di conflittualità, la scia di sofferenza sociale che, per effetto dei programmi di chiusura dei negozi, si creerà, nonché i deludenti risultati della gestione caratteristica che per stessa ammissione della direzione aziendale potrebbero non essere coerenti agli obiettivi, prefigurano un mix di potenziali fattori critici che potrebbero ulteriormente complicare una situazione commerciale già di per sé critica.
    Per parte sua Ancc, purtroppo, si è limitata ad ascoltare ed a prendere atto di quanto riferito, le OO.SS. hanno dichiarato che si aspettano un intervento dell’associazione sulla propria associata pe rimportarla ad un approccio costruttivo volto alla salvaguardia occupazionale e al rispetto dell’accordo sottoscritto.
    La mobilitazione dei lavoratori di Unicoop Tirreno prosegue, in quanto è necessario, da un lato, richiamare la direzione alle sue responsabilità nei confronti dei dipendenti e, dall’altro, contestare le scelte unilaterali da questa compiute (in tema di chiusure ed esternalizzazioni e anche rispetto all’utilizzo degli ammortizzatori sociali) perlopiù volte a mortificare il lavoro.

    p. La Filcams CGIL Nazionale
    Alessio Di Labio

    Roma, 3 novembre 2017

      Testo Unitario

      Lo scorso 2 novembre, Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato la direzione di Unicoop Tirreno per affrontare le criticità presenti in azienda sia sul versante gestionale che su quello patrimoniale.

      Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno preso atto, a seguito di relativa comunicazione del 31 ottobre 2017, dell’assenza dei rappresentanti del sistema cooperativo (ANCC). La stessa associazione ritiene non veritiero il fatto che l’attuale gruppo dirigente di Unicoop Tirreno “stia lavorando” a seguito di un mandato vincolante del sistema cooperativo. Filcams, Fisascat e Uiltucs sapendo distinguere la forma dalla sostanza, ritengono sbagliata, vista la situazione critica di Unicoop Tirreno, lo stato di agitazione proclamato dalle organizzazioni sindacali nazionali e la richiesta dalle stesse OO.SS. di partecipare all’incontro, la decisione dell’associazione nazionale di non assumere alcun ruolo attivo nella vertenza. Filcams, Fisascat e Uiltucs considerano l’assenza dell’associazione quale consapevole scelta di non voler contribuire al superamento di seri problemi relazionali e soprattutto di non voler discutere della grave situazione occupazionale che si sta manifestando nella cooperativa.

      Inoltre, nonostante l’iniziale disponibilità, anche il Direttore Generale della cooperativa ha disertato. Questi fatti dimostrano la mancata volontà dell’impresa di dare risposte alle problematiche poste dalle organizzazioni sindacali. Nei fatti, il confronto ha evidenziato che la cooperativa non è in grado di garantire i livelli occupazionali, come previsto dall’accordo del 9 Maggio e che la stessa non ha intenzione alcuna di retrocedere dalle terziarizzazioni. Palese, altresì l’impossibilità di fornire informazioni compiute e convincenti sulla prospettiva del piano industriale.

      Nel confronto che si è tenuto con la direzione del personale le OO.SS. hanno contestato le iniziative poste in essere dalla Cooperativa nella gestione degli ammortizzatori sociali e nella chiusura dei punti vendita di Lazio e Campania. Tali iniziative, contrastano con i contenuti delle pattuizioni raggiunte con l’Accordo Quadro del 9 maggio scorso (e poi ribadite nelle successive intese relative agli ammortizzatori sociali) e si caratterizzano per la loro improvvisazione ed estemporaneità.

      In particolare, la preannunciata intenzione di concludere l’esperienza di Unicoop Tirreno nei negozi di Napoli – via Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere (CE) – via Galatina, senza proporre percorsi, commerciali e occupazionali, alternativi testimonia univocamente il vuoto strategico e di visione di UT.
      Anche le proposte d’interesse relative a potenziali acquirenti del punto vendita di Terracina (LT) – via Appia Nuova, rilanciate da numerosi organi di stampa, sembrano lasciare indifferente la Cooperativa, che conferma la chiusura del negozio a far data dal prossimo 11 novembre. Tale comportamento evidenzia un approccio manageriale confuso e colpevole per le possibile negative ricadute occupazionali.

      La direzione della Cooperativa ha ammesso di avere problemi rispetto alla realizzazione del piano di riorganizzazione, tanto che all’andamento complessivo della gestione caratteristica non centra gli obiettivi prefissati per il 2017.
      Se le vendite, nell’esercizio finanziario in corso, fanno registrare risultati in linea con le previsioni, la marginalità positiva resta una chimera. Il risultato operativo sinora si attesterebbe ben oltre i – 12 milioni di euro previsti da budget (e poco sotto la soglia dei – 16 milioni di euro, che costituirebbe il limite massimo previsto dalle condizioni di covenant pattuite coi creditori).

      In relazione al piano di riorganizzazione è utile osservare che, rispetto al limite numerico (285) stabilito nell’intesa in tema di licenziamenti non oppositivi realizzabili sino al 31 maggio 2019, la quota complessiva degli esodi ha già raggiunto 209 unità (100 delle quali provenienti da Unicoop Tirreno, 90 da Distribuzione Lazio Umbria e 19 da Ipercoop).Purtroppo, la Cooperativa ha sinora omesso di dare seguito alle altre pattuizioni formalizzate in seno all’intesa sottoscritta presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo scorso mese di luglio. Per ciò che concerne la gestione dell’esubero, non sono stati avviati i previsti percorsi di formazione/riqualificazione professionale per agevolare la ricollocazione del personale presso la struttura operativa della Cooperativa e analogamente non si ha notizia alcuna di proposte concreta di inserimento del personale attualmente impiegato nella sede di Vignale presso la rete di vendita (le uniche proposte pervenute avrebbero previsto demansionamenti importanti o addirittura in alcuni casi trasferimenti presso punti vendita dei quali si è già decisa la chiusura).

      Sulla sorte dei tre punti vendita a rischio "cessazione" sopra citati, vale a dire i due campani e quello di Terracina (LT), la dirigenza di Unicoop Tirreno è stata omissiva e reticente, limitandosi unicamente a ribadire sia la propria intenzione di procedere alla chiusura del negozio del Sud del Lazio per il prossimo 11 novembre, sia la mancanza di una data certa nella quale si perfezionerà il "disimpegno" sui due negozi della Campania; l’unica cosa che la direzione aziendale ha espresso in maniera chiara è stata la volontà di procedere all’apertura di una procedura di licenziamento collettivo ex L. 223/91 per tutti i dipendenti attualmente impiegati presso il negozio laziale (e c’è da supporre che lo stesso abbia in serbo per le lavoratrici e i lavoratori dei punti vendita di Napoli-via Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere (CE)-via Galatina), sconfessando così uno dei capisaldi dell’Accordo Quadro che prendeva il non licenziamento per i dipendenti dei negozi da dismettere.

      La cooperativa inoltre ha confermato le terziarizzazioni delle pescherie, che porterebbe un recupero di costi per la cooperativa di circa 180.000 euro, e della logistica. Come noto la terziarizzazione delle attività non era prevista nel piano industriale che è stato alla base dell’accordo del 9 Maggio. Inoltre la cooperativa non è stata in grado di escludere che la terziarizzazione delle attività possa essere implementata quale leva strategica per il recupero dei costi. In netta contraddizione sembra invece confermata l’internalizzazione della manutenzione, che comunque come risultato produrrebbe esuberi tra i dipendenti della società che ha l’appalto e che in realtà erano stati precedentemente dipendenti della cooperativa poi interessati da un processo di esternalizzazione dell’attività, insomma l’ennesima parte della riorganizzazione che pagano i lavoratori.

      Poco chiara la parte di recupero dei costi che invece avrebbe interessato il gruppo dirigente, da quanto abbiamo raccolto nessuna decurtazione economica avrebbe interessato la dirigenza della cooperativa. durante l’incontro la cooperativa ha dichiarato che i dirigenti sono scesi a 9 da 21, a noi risulterebbe che in realtà le nuove figure di direzione sarebbero pari a quelle che sono uscite e che chi è stato demansionato abbia mantenuto livelli di retribuzione simili a quelli che aveva da dirigente.

      In termini generali la direzione di Unicoop Tirreno nulla ha detto rispetto a come si stia concretizzando il proprio impegno relativo al riassorbimento dell’esubero che residuerebbe. Occorre anche stigmatizzare che l’immissione di personale atipico, ormai componente strutturale dell’organico aziendale, si è tradotta in una notevole crescita del costo del lavoro (si consideri infatti che, per stessa ammissione dell’azienda, in piena fase di crisi, le ore lavorate si attestano ad un livello significativamente superiore rispetto alle previsioni). Così come la confusione sul perimetro dei punti vendita critici non sembra risolversi ed un piano certo di gestione di questi punti vendita non ci è stato ancora fornito.

      Le OO.SS., ritenendo le scelte della cooperativa sbagliate e tali da complicare la difficile situazione di Unicoop proclamano il seguente calendario di mobilitazioni:

      per sabato 11 novembre 2017 è indetta un’ora di sciopero (ad inizio di ciascun turno di lavoro) di tutto il personale delle società del Gruppo Unicoop Tirreno;

      per martedì 14 novembre 2017 sono convocati a Roma, per tenere un presidio in prossimità della sede di Ancc-Lega Coop, i delegati di Filcams, Fisascat e Uiltucs di tutte le società del Gruppo Unicoop Tirreno;

      per l’intera giornata lavorativa di mercoledì 13 dicembre 2017, sciopero generale di tutto il personale dipendente dalle società del Gruppo Unicoop Tirreno; in tale data sarà organizzata una manifestazione nazionale in prossimità della sede di Vignale Riotorto.

      p. La Filcams CGIL Nazionale
      Alessio Di Labio

      Segreterie Nazionali

      Roma, 18 ottobre 2017

      Via Pec/ Fax

              Spett.le
              Unicoop Tirreno
              c.a. Direttore del Personale
              Dott. Ezio Cristetti
                                  Presidente
                                  Dott. Marco Lami
                                  Direttore Generale
                                  Dott. Piero Canova

                          e p.c. Alle Strutture Regionali e Territoriali

                                  Filcams CGIL, Fisascat CISL, UILTuCS

                                  Alle RSA e RSU

                                  Alle lavoratrici e ai lavoratori

      Filcams CGIL. Fisascat CISL e Uiltucs denunciano che la situazione in Unicoop Tirreno sta diventando insostenibile, le iniziative della cooperativa continuano ad essere improvvisate e incoerenti con il piano industriale presentatoci e quindi in contraddizione con quanto condiviso con le organizzazioni sindacali il 9 Maggio 2017.

      In particolare Filcams, Fisascat e Uiltucs ritengono:

      ×Drammatico l’annuncio improvviso della chiusura di Terracina e l’abbandono dei due punti vendita della Campania.

      ×Grave l’improvviso aumento della cassa integrazione in sede senza la condivisione dei criteri di rotazione.

      ×Inaccettabile il processo di terziarizzazione delle attività avviato sulle pescherie di tre punti vendita e della logistica.

      ×Caotica la gestione dei punti vendita critici su cui si susseguono continue voci contrastanti sul destino e su cui la cooperativa poi agisce improvvisamente senza neanche dare il dovuto preavviso ai lavoratori interessati e determinando innumerevoli attriti con i soci e le amministrazioni locali.

      ×Imbarazzante la confusione organizzativa nella rete vendita in cui alle dichiarazioni di esuberi si contrappone uno spropositato utilizzo di flessibilità positiva fuori dai limiti previsti dalla contrattazione.

      A tutto questo si aggiungono voci di ulteriori terziarizzazioni e chiusure.
      Nelle ultime settimane, alla mancanza di risultati che si registrano sul conto economico, la cooperativa sta reagendo di impulso e scaricando tutto sulle lavoratrici ed i lavoratori, ne è la dimostrazione l’improvvisa impennata di utilizzo della cassa integrazione in sede che pare essere più una reazione del gruppo dirigente alle accuse delle organizzazioni sindacali che una reale azione di efficientamento della sede per dare solidità all’impresa cooperativa.
      La leva delle terziarizzazioni per le scriventi è uno dei punti maggiormente critici, se Unicoop Tirreno pensa che il salvataggio della cooperativa passi attraverso uno sgretolamento delle attività tutto a scapito delle lavoratrici e dei lavoratori deve anche sapere che l’azione delle organizzazioni sindacali sarà di totale contrasto a questo processo con tutti gli strumenti utili.
      Il grande assente è il sistema cooperativo. L’attuale riorganizzazione di Unicoop Tirreno ha origine dall’iniziativa di tutto il sistema cooperativo che responsabilmente è intervenuto sulla stabilità patrimoniale e dando obiettivi precisi di risanamento del conto economico. L’attuale gruppo dirigente di Tirreno, per quanto abbia autonomia decisionale, sta evidentemente lavorando su mandato. La presenza in Unicoop Tirreno di dipendenti di altre cooperative con ruoli di massima responsabilità soprattutto nella direzione commerciale è un’ulteriore dimostrazione. In virtù di questo, ritenendo quindi tutto il sistema responsabile di quanto sta avvenendo, si ritiene indispensabile che ANCC sia presente e partecipe agli incontri sindacali.
      Le scriventi non si sono mai sottratte al confronto e alla definizione di accordi difficili al fine di salvaguardare la stabilità della cooperativa e prioritariamente l’occupazione. Riteniamo però inammissibile che la cooperativa agisca unilateralmente a danno dei lavoratori e senza neanche produrre i risultati preposti. Per tanto, dando seguito allo stato di agitazione, verranno messe in campo iniziative di mobilitazione. Confermando la disponibilità all’incontro previsto per il 2 Novembre 2017 in delegazione plenaria, ribadiamo la richiesta che Unicoop Tirreno riveda le decisioni prese e che sia presente ANCC.

      Distinti saluti.


      p. la Filcams CGIL p. la Fisascat CISL p. la UILTuCS
      Alessio Di Labio Vincenzo Dell’Orefice Paolo Andreani

      Roma, 28 settembre 2017

      Via pec/fax

      Le scriventi OO.SS. con la presente sono a dichiarare lo stato di agitazione in conseguenza di quanto emerso nell’incontro del 26 settembre 2017.
      Le parti hanno sottoscritto responsabilmente un accordo difficile, poi approvato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori, al fine di supportare il piano di riorganizzazione volto a garantire l’autonomia e la stabilità dell’impresa cooperativa e la salvaguardia dei livelli occupazionali.
      Le organizzazioni sindacali ribadiscono la validità degli strumenti condivisi ma al contempo prendono atto di una confusione nella gestione dell’impresa che sta determinando preoccupazione sul buon esito della realizzazione del piano di “salvataggio”.
      Assistiamo ad un continuo aggiornamento delle iniziative dell’impresa che non è più sostenibile, il piano prevedeva di agire su alcune leve: l’efficientamento della rete vendita attraverso la chiusura o la cessione di alcune unità produttive, la riduzione del costo del lavoro, l’utilizzo di ammortizzatori sociali, l’internalizzazione di alcune attività e la riorganizzazione della sede di Vignale.

      Apprendiamo invece che le leve sono state implementate e che, in netta contraddizione col piano presentatoci, la cooperativa intende ridurre costi e perdite attraverso l’affidamento a terzi di alcune attività, nello specifico la terziarizzazione ulteriore della logistica e l’affidamento a terzi dei reparti pescheria di alcuni punti vendita. Iniziative unilaterali su cui le scriventi manifestato netta contrarietà e a cui si opporranno con tutti le azioni possibili.
      Gli annunci di chiusure e cessioni vengono fatti rimbalzare attraverso tutti i canali (comprese le “voci di corridoio”) per poi essere continuamente rettificate e aggiornate, tutto questo, oltre a determinare un clima di incertezza e preoccupazione e ad alimentare dubbi sull’operato della cooperativa e sulla sua autorevolezza, rende impossibile per le scriventi governare i processi, sia in applicazione dell’accordo sia nel rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori.

      La situazione dei punti vendita campani appare il preannuncio di una tragedia a cui non abbiamo intenzione di assistere passivamente. Nei primi incontri la direzione di Unicoop Tirreno si era spesa dichiarando una prossima cessione dei punti vendita a Coop Alleanza 3.0, eventualità che pare accantonata o da escludere. Nelle assemblee dei soci è già stata annunciata la chiusura dei punti vendita, il che comporterebbe la restituzione dei locali e delle licenze alla proprietaria Unicoop Firenze. Nell’incontro del 26 settembre non è stato possibile avere alcuna informazione in merito se non la conferma che Unicoop Tirreno non intende proseguire la propria attività in Campania. Sul futuro occupazionale di più di 100 persone nessuno è in grado di fornire una risposta. Le scriventi promuoveranno immediatamente tutte le iniziative di mobilitazione volte a dar voce alla situazione di queste lavoratrici e lavoratori di cui il sistema cooperativo sembra essersi dimenticato.
      Sia nella sede che nei punti vendita gli ammortizzatori sociali hanno avuto un’applicazione assolutamente marginale, purtroppo il motivo non è un ripensamento dell’impresa sulla quantità degli esuberi dichiarati ma appare come la conseguenza di una continua incertezza e approssimazione sul da farsi. La riorganizzazione delle funzioni di sede non è mai stata avviata veramente e registriamo una confusione gestionale nei punti vendita nei quali prendiamo atto si stia utilizzando una quantità enorme di ore aggiuntive attraverso interinali o peggio ancora con un utilizzo spropositato di flessibilità positiva fuori da qualsiasi intesa contrattuale e su cui preannunciamo che qualora la cooperativa perseverasse saremo costretti ad aprire un contenzioso per garantire il rispetto delle norme contrattuali e di legge.

      Abbiamo appreso, raccogliendo informazioni frammentate, di un piano di investimenti di cui non c’era traccia nel piano industriale e che anzi era stato escluso in principio per mancanza di risorse. La leva degli investimenti è fondamentale, non c’è l’intenzione di opporsi ovviamente, ma sarebbe utile avere un quadro organico di quanto e come si sta investendo. A riguardo, avendo appurato che molte risorse sono state dedicate al canale ipermercati nel Lazio, addirittura trasformando un supermercato in ipermercato, ci interroghiamo quale coerenza ci sia con gli annunci (fatti sempre con approssimazione) su una possibile futura riduzione dell’area vendita dell’ipermercato di Livorno e con i precedenti posizionamenti della cooperativa che prevedevano l’abbandono del canale iper. Sottolineiamo tali incoerenze perché alimentano le voci che questo sarebbe invece coerente ad una possibile scissione dell’impresa cooperativa, che verrebbe divisa tra imprese che sul canale iper hanno opinioni opposte. Le scriventi chiedono chiarimenti in quanto alla base del confronto fino ad oggi svolto c’è sempre stata la salvaguardia dell’autonomia e dell’unicità della cooperativa.

      Le scriventi Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs esigono che vengano date risposte nette e attendibili che consentano di avere un quadro a medio termine sulla riorganizzazione. Ribadiscono la richiesta che la cooperativa riveda la proprie intenzioni di affidamento a terzi delle attività e che sia in grado di garantire i livelli occupazionali di tutte le lavoratrici ed i lavoratori. Confermando pertanto la proclamazione dello stato di agitazione e delle iniziative utili a rappresentare e tutelare le lavoratrici ed i lavoratori le scriventi dichiarano la propria disponibilità ad eventuali incontri per avere chiarimenti e risposte su quanto argomentato con la presente, chiedendo che il sistema cooperativo per tramite di ANCC sia presente e partecipe.

      p. la FILCAMS/CGIL p. la FISASCAT/CISL p. la UILTuCS
      A. Di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

      COMUNICATO SINDACALE
      UNICOOP TIRRENO

      Il giorno 26 Settembre 2017 si è svolto l’incontro con il Gruppo Unicoop Tirreno per la verifica dello stato della riorganizzazione della cooperativa. Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs hanno preso atto di una situazione particolarmente critica:
      SEDE. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali è stato assolutamente parziale, peraltro avviato senza un’intesa vera e propria sui criteri applicativi. Questo potrebbe essere percepito positivamente, in realtà l’azienda non ha ridotto gli esuberi inizialmente dichiarati ma semplicemente non sta ancora affrontando l’efficientamento della sede in quanto non esiste il nuovo modello organizzativo preannunciato nel piano industriale.
      CAMPANIA. La cooperativa ha confermato la volontà di non proseguire l’attività nei punti vendita di Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere. Sul destino delle lavoratrici e dei lavoratori nessuna parola è stata spesa dalla cooperativa: di fronte a notizie sempre più insistenti, diffuse anche nelle assemblee dei soci, di una chiusura prevista alla fine dell’anno e dell’evidente impossibilità di ricollocazione dei dipendenti, Unicoop Tirreno non è stata in grado di fornire alcuna argomentazione plausibile.
      PUNTI VENDITA IN CHIUSURA. Sono state dichiarate le imminenti chiusure dei punti vendita di Vallerano, Porto S. Stefano e Barga. In realtà durante l’incontro era stato annunciata anche la chiusura di Pisacane, poi rettificata tramite mail la sera del 26 settembre stesso. Dopo la chiusura di Bettini e Montefranco e quella improvvisa di Anna Frank a Livorno che non era prevista nel piano industriale, continua l’assurda incertezza sul destino di alcuni punti vendita, gli annunci di chiusure o cessioni nell’arco di pochi giorni o ore vengono rettificate, così è stato fin dall’inizio del confronto sul tema, è ormai impossibile dare fiducia alle parole spese dalla cooperativa.
      IPERCOOP LIVORNO. L’impresa conferma che nel 2018 dovrebbe essere ridotta l’area vendita dello storico ipermercato di Livorno. Un’eventualità che determinerebbe ulteriori esuberi e che secondo l’azienda potrebbe essere compensata da nuovi investimenti sulla provincia, a riguardo però non è stato fornito nessun dettaglio. La scelta inoltre è assolutamente contraddittoria rispetto a quanto sta avvenendo nel Lazio dove invece vengono investite risorse sugli ipermercati e addirittura il supermercato di Colle Ferro è stato trasformato in Ipercoop.
      TERZIARIZZAZIONE LOGISTICA. Inammissibile che a pochi mesi dalla firma dell’accordo, la cooperativa aggiunga elementi così critici che si ripercuotono negativamente sui lavoratori e su cui le organizzazioni sindacali hanno manifestato netta contrarietà.
      AFFIDAMENTO A TERZI REPARTI PESCHERIA. Secondo la cooperativa l’affidamento a terzi delle pescherie di alcuni punti vendita sarebbe la soluzione per recuperare marginalità. Per le organizzazioni sindacali invece è solo un modo per scaricare le criticità sui lavoratori aumentando gli esuberi. Un precedente pericoloso su cui non c’è spazio di condivisione.
      FLESSIBILITÀ. L’utilizzo spropositato di flessibilità positiva e fuori da quanto previsto dalla contrattazione è inammissibile. Inoltre in alcuni punti vendita dove si sarebbe dovuta applicare la solidarietà per ammortizzare gli esuberi dichiarati nel piano industriale, si sta palesando la necessità di maggiori ore di lavoro.

      Filcams, Fisascat e Uiltucs denunciano uno stato di incertezza che ritengono assurdo, ancora una volta la cooperativa non è stata in grado di fornire un programma a medio termine sull’attuazione del piano industriale, neanche su eventualità drammatiche come la chiusura dei punti vendita campani. Le uniche azioni certe sono quelle volte ad affidare a terzi parti delle attività, in netta contraddizione con l’obiettivo di internalizzare il più possibile annunciato in passato. L’incapacità della nuova Unicoop Tirreno di agire in modo organico è esattamente in continuità con quanto abbiamo potuto verificare in passato ed è una delle cause della crisi di Unicoop Tirreno.

      Filcams Fisascat e Uiltucs dichiarano pertanto lo stato di agitazione. Di fronte a nuove urgenze occupazionali verranno messe immediatamente in atto azioni di mobilitazione. Filcams Fisascat e Uiltucs ritengono che lo stato di agitazione sia un atto di responsabilità utile a richiamare Unicoop Tirreno e tutto il sistema cooperativo ad un maggior rispetto verso le lavoratrici ed i lavoratori, verso i soci e le relazioni sindacali.

      FILCAMS/CGIL FISASCAT/CISL UILTuCS
      A. Di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

      Roma, 27 settembre 2017

      Roma, 15 giugno 2017


      Testo Unitario

      Nella serata del 14 giugno u.s., le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs e la Direzione del Gruppo Unicoop Tirreno Scarl hanno raggiunto tre distinte intese relative al ricorso al Contratto di solidarietà difensivo ed alla Cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale ex D. Lgs. 148/2015.
      Com’è noto, alle sospensioni per il tramite del CDSD si farà ricorso per il personale impiegato nella rete commerciale sia di Unicoop Tirreno che della società Distribuzione Lazio Umbria, mentre il personale impiegato nella sede di Vignale Riotorto e presso i CEDI sia di Anagni che di Vignale Riotorto sarà interessato dalla CIGS.
      A seguito dei confronti territoriali previsti dalle intese in parola, la Direzione aziendale provvederà a dare corso ai programmi di sospensione dal 26 giugno e dal 3 luglio prossimi, rispettivamente, per le lavoratrici ed i lavoratori impiegati presso la sede ed i centri logistici e per il personale attivo nei punti vendita.
      È indubbio che, rispetto alla posizione inizialmente espressa dalla Direzione aziendale in ordine all’utilizzo intensivo degli istituti pattuiti, le intese abbiano il chiaro merito di aver previsto delle significative riduzioni medie dei termini temporali di sospensione; come si potrà rilevare dalla lettura dei testi, la percentuale media della solidarietà per gli operatori della rete stabilita negli accordi si attesta ad un valore massimo del 20% solo per il bacino costituito dall’Area 5, mentre è assai bassa per gli altri; analogamente, nell’intesa sul ricorso alla CIGS sono state previste delle garanzie indubbie per i lavoratori, non solo in ordine alla circostanza che le modalità applicative di quanto pattuito dovranno essere oggetto di apposita intesa a livello territoriale, ma anche in relazione al fatto che la riduzione massima dell’orario di lavoro non potrà superare il 75% di riduzione percentuale individuale (ed il 45% a livello collettivo).
      In attesa di ricevere l’elenco nominativo dei lavoratori interessati dal ricorso agli ammortizzatori sociali, che, a seguito della richiesta avanzata dalle OO.SS. di allargare la platea dei coinvolti anche a figure di coordinamento che la Direzione aziendale avrebbe voluto dispensare, dovrà essere da parte di quest’ultima rivisto, alleghiamo alla presente le intese di cui vi abbiamo brevemente riferito i contenuti salienti.

      p. La Filcams CGIL Nazionale
      Alessio Di Labio

      Link Correlati
           Verbale accordo 25/03/2017

      Roma, 8 giugno 2017


      Testo Unitario

      Il giorno 6 giugno u.s. si è svolto l’incontro con Unicoop Tirreno per proseguire sui demandi dell’accordo quadro nell’ambito della procedura di mobilità e dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali.
      Le parti hanno sottoscritto l’accordo di espletamento della procedura che si è conclusa definitivamente con il criterio della non opposizione al licenziamento e hanno riconfermato gli incentivi stabiliti nell’accordo quadro.
      Le parti hanno inoltre affrontato la discussione sugli ammortizzatori sociali ma si sono evidenziate alcune criticità.
      Per quanto concerne la CIGS per crisi per la sede di Vignale l’impresa sostiene la necessità di poter applicare la cassa integrazione a zero ore per una parte importante dei lavoratori in esubero. Per Filcams, Fisascat e Uiltucs tale posizione non è sostenibile: per quanto comprendiamo che non tutte le mansioni siano fungibili e che la cassa integrazione potrà incidere diversamente tra i lavoratori riteniamo che la sospensione a zero non sia una soluzione percorribile. Diversamente dalla proposta dell’impresa le organizzazioni sindacali ritengono che bisogna individuare le percentuali medie e massime di solidarietà e i criteri generali di rotazione nell’accordo nazionale e demandare la verifica nel dettaglio delle mansioni e dell’incidenza della cassa integrazione a livello territoriale.
      Per quanto concerne il CDS della rete vendita bisogna definire meglio i criteri con cui la solidarietà verrà applicata in quanto, pur ammettendo una diversificazione della solidarietà tra reparti e ruoli non fungibili non è immaginabile che l’articolazione della solidarietà sia gestita unilateralmente dall’impresa.
      Filcams, Fisascat e Uiltucs ritengono inoltre poco chiare le risposte dell’impresa cooperativa sulla modifica del testo originale che è stata aggiunta a mano nell’accordo fatto postumo con altra sigla sindacale. Ribadiamo imprescindibile la necessità di escludere che la valutazione sull’apertura di una nuova procedura di mobilità sia fatta congiuntamente alle organizzazioni sindacali, ruolo a cui nessuno si dovrebbe prestare.
      Le organizzazioni sindacali hanno inoltre ribadito che è inammissibile che l’impresa stia agendo unilateralmente nell’applicare la flessibilità degli orari in deroga al Ccnl, nell’avviare processi di riorganizzazione dei punti vendita, comandare trasferte, ampliare orari e assumere tempi determinati. Il tutto in costanza di una procedura di mobilità.
      In virtù di questa serie di criticità l’incontro per definire gli ammortizzatori sociali è stato rimandato al 14 Giugno 2017, l’incontrò potrà essere produttivo solo se nel frattempo verranno svolti gli incontri territoriali per dirimere le criticità segnalate. Il referendum sull’accordo viene pertanto posticipato.

      p. La Filcams CGIL Nazionale
      Alessio Di Labio

      Segreterie Nazionali

      COMUNICATO SINDACALE
      UNICOOP TIRRENO

      Lo scorso 25 marzo, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno nuovamente incontrato la direzione di Unicoop Tirreno per proseguire il confronto in ordine alla situazione di crisi che affligge l’impresa cooperativa, che ha chiuso gli ultimi esercizi con consistenti perdite nell’ambito della gestione caratteristica.
      Dopo un’ulteriore disamina delle condizioni problematiche evidenziate dalla controparte aziendale, le OO.SS. e la Direzione della Cooperativa hanno sottoscritto un verbale di riunione, che alleghiamo alla presente, contenente le linee guida per indirizzare il confronto negoziale relativamente:

      A) alla condivisa necessità di addivenire alla sottoscrizione di un’intesa di gestione dello stato di crisi;
      B) alla costante attività di verifica e monitoraggio che le parti firmatarie dovranno svolgere nella fase attuativa del piano industriale;
      C) alla valorizzazione del vigente sistema di relazioni sindacali previsto dal Contratto integrativo aziendale, da tradurre in una maggiore qualificazione dell’esercizio dei ruoli di negoziazione, di confronto e di informazione;
      D) alla previsione dell’esclusivo criterio della non opposizione al licenziamento quale modalità esecutiva delle eventuali risoluzioni dei rapporti di lavoro intervenute all’esito della procedura di mobilità che Unicoop Tirreno da dichiarato di voler aprire;
      E) al ricorso, per l’intero arco temporale di vigenza dell’intesa di gestione della crisi, in ragione degli obiettivi previsti, ai soli strumenti conservativi contemplati dall’ordinamento (con utilizzo, in prima istanza, della CIGS per il personale della sede di Vignale Riotorto e del CDSD per quello impiegato presso la rete commerciale e, successivamente, anche per quello di sede);
      F) alla verifica delle modalità di assorbimento del surplus di ore lavorabili per il tramite di ricollocazioni, riqualificazioni e percorsi formativi;
      G) agli elementi economici del CIA suscettibili, nelle modalità da pattuire, di sospensione temporanea durante la vigenza applicativa dell’intesa di gestione della crisi;
      H) al monitoraggio della riduzione dei costi aziendali, che per le parti dovrà essere informata dal principio di coerenza, affinché non sia soltanto il lavoro ad accollarsi l’onere del risanamento.

      Infine si è pattuito di aggiornare il confronto per il giorno 11 aprile p.v.
      L’intesa sulle linee guida è un risultato importante e significativo, in quanto impegna le parti a ricercare soluzioni alternative ai licenziamenti, che Unicoop Tirreno avrebbe potuto operare unilateralmente per far fronte alla grave situazione di crisi aziendale nella quale si è venuta a trovare, e, inoltre, evita da parte della Direzione aziendale la scelta di disdettare il CIA, di fatto, scongiurando l’azzeramento totale di istituti normativi ed economici frutto di decenni di contrattazione.

      Filcams Cgil Fisascat Cisl Uiltucs
      A. Di Labio V. Dell’Orefice P.Andreani

      Roma, 27 marzo 2017

      Link Correlati
           Verbale accordo 25/03/2017

      Roma, 24 marzo 2017

      Lo scorso 23 marzo, come programmato, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato, in sede tecnica e a delegazioni "ristrette", la Direzione di Unicoop Tirreno in preparazione della riunione in plenaria prevista per sabato 25 marzo prossimo a Firenze.
      I rappresentanti di Unicoop Tirreno, nel ribadire che, nel caso non si raggiungesse un’intesa entro la fine del mese corrente, l’azienda procederà, contemporaneamente, ad attivare una procedura finalizzata ad attivare una CIGS per crisi ed a dare disdetta al CIA, hanno confermato la propria disponibilitàà a condividere un CDSD per la sola rete di vendita, mentre hanno riaffermato la preferenza per il ricorso alla CIGS per la sede di Vignale.
      Per parte nostra, ribadendo la preferenza a fare ricorso ad un unico ammortizzatore sociale, il contratto di solidarietàà difensiva sia per la rete commerciale che per gli uffici della sede centrale, e la disponibilità a valutare complessivamente l’utilizzo di altri ammortizzatori sociali solo avendo certezza di un percorso lungo, ossia fino a 36 mesi previsti da legge, al fine della salvaguardia occupazionale, abbiamo chiarito che qualora si addivenisse ad un’intesa, occorrerà , stabilire le modalitàà applicative del l’ammortizzatore stesso, ivi comprese le condizioni di rotazione e di sospensione.
      In relazione al programma sulle cessioni ed alle chiusure, i tempi, rispetto alle scorse occasioni di confronto, appaiono ulteriormente dilatarsi.
      Sulla specifica situazione del negozio di Terracina (LT), che è stato creduto a terzi, la Direzione aziendale, chiarendo posizioni precedentemente espresse, ha comunicato che il predetto punto vendita è nella titolaritàà dell’imprenditore e potrebbe tornare organicamente nell’orbita di Unicoop Tirreno esclusivamente in caso di risoluzione del rapporto contrattuale intercorrente fra il citato imprenditore e la Cooperativa.
      Abbiamo altresì compreso che, fino a quando chi attualmente ha la titolaritàà del pdv di Terracina non esprimerà formalmente la volontàà di riconsegnare al Gruppo livornese il punto vendita, le Federazioni sindacali locali dovranno rapportarsi esclusivamente all’imprenditore, in quanto nulli sono risultati sinora i tentativi operati da Unicoop per svolgere un ruolo positivo in termini di relazioni sindacali (a cui pure Coop si era impegnata con la sottoscrizione di un’intesa raggiunta in occasione delle cessioni).
      Rispetto alle quantitàà economiche scaturenti dall’applicazione del CIA, finalmente, si è giunti a fare, dopo la ridda di cifre fatte circolare a mero scopo provocatorio, una necessaria ed utile chiarezza in tema di agibilitàà sindacali, che risulterebbero inferiori a meno di un terzo del livello di costo annuale loro attribuito in precedenza. Anche rispetto all’obiettivo di recupero dei costi afferenti gli istituti retributivi del CIA, stando alle dichiarazioni aziendali, le originarie proiezioni di abbattimento pressochéé totale sia del Premio aziendale che dell’Indennità di funzione, sono in fase di profonda rivisitazione; tuttavia, considerando la particolarià ed il carattere di tali istituti, con ogni probabilità considerabili parte del patrimonio individuale del lavoratore, occorrerebbe operare una seria verifica circa l’opportunitàà di trovare soluzioni negoziali totalmente alternative alla mera riduzione del salario ai lavoratori.
      Gli argomenti sommariamente richiamati in questa nota saranno approfonditi e sviscerati in occasione del prossimo incontro di sabato 25 marzo, al quale auspichiamo possano prendere parte i rappresentati delle nostre Federazioni sindacali territorialmente interessate oltre che i nostri Rsa/Rsu.

      p. La Filcams CGIL Nazionale
      Alessio Di Labio

      Segreterie Nazionali

      UNICOOP TIRRENO
      esito incontro 14 marzo

      Lo scorso 14 marzo, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato la Direzione di Unicoop Tirreno per proseguire il confronto in ordine allo stato di crisi che sta interessando la Cooperativa.
      Le OO.SS. hanno ribadito le proprie critiche alla modalità gestionale che sinora ha contraddistinto la delegazione aziendale al tavolo: nello specifico, la continua modifica degli obiettivi economici e gestionali del piano di recupero sistematicamente operata dalla Cooperativa ha, di fatto, ostacolato il dispiegarsi di un negoziato vero.
      In tema di ricorso agli ammortizzatori sociali, da parte aziendale, permane la volontà di procedere all’attivazione della CIGS per crisi per la sede di Vignale e del CDSD per la rete commerciale; peraltro è emerso che, al fine di uniformare i tempi dell’intervento, la Direzione di Unicoop Tirreno sarebbe orientata a privilegiare – quale orizzonte temporale di durata dei due ammortizzatori – un periodo di 12 mesi, manifestando nel contempo, relativamente al contratto di solidarietà, la disponibilità a disporre ulteriori richieste di proroga nel limite massimo stabilito dalle norme (36 mesi nel triennio) e, in ordine alla CIGS per crisi, un più generico impegno a valutare la praticabilità (in prossimità della scadenza dei 12 mesi) o di una modifica della causa integrabile (in luogo della crisi, la riorganizzazione), ovvero il passaggio ad un CDSD. Se pur apparentemente questa mutata posizione aziendale si configurerebbe come un avanzamento in direzione delle richieste sindacali, la stessa è connotata da aspetti estremamente generici ed aleatori che andrebbero approfonditi e messi in chiaro.
      Rispetto al tema degli ammortizzatori, in estrema sintesi, va osservato che la predilezione di Unicoop Tirreno per la CIGS su Vignale risponde perlopiù a motivazioni di carattere economico, e non solo alle ragioni tecniche accampate dai nostri interlocutori di parte aziendale, in quanto lo strumento, a differenza del CDSD, garantirebbe alla Cooperativa la possibilità di collocare in sospensione a zero ore una pluralità di lavoratori per periodi temporali che, evidentemente, controparte ritiene possano essere anche lunghi; tuttavia, com’è noto, le modalità applicative della cassa integrazione, nel caso di accordo, devono costituire oggetto di pattuizione fra azienda ed OO.SS., pertanto ogni valutazione rispetto all’estrema flessibilità della CIGS andrebbe quantomeno effettuata a valle del confronto specifico sulla questione.
      La Direzione aziendale ha espresso la necessità di procedere in tempi rapidi ad una verifica di merito rispetto alla possibilità di addivenire ad un’intesa complessiva riguardante:

      A) le relazioni sindacali che governeranno il periodo di attuazione del piano di risanamento;
      B) gli ammortizzatori sociali da richiedere;
      C) la sospensione temporanea di alcuni istituti a contenuto economico del CIA.

      Le OO.SS., consapevoli del fatto che un’ulteriore dilazione dei tempi del confronto su argomenti estranei al merito produrrebbe esclusivamente l’avvio di una procedura per l’applicazione della CIGS sull’intero perimetro aziendale e, con ogni probabilità, la disdetta del CIA, si sono dichiarate disponibili a proseguire il confronto in ristretta tecnica per il giorno 23 marzo ed in plenaria nella giornata di sabato 25 marzo a Firenze in orario e luogo che vi saranno comunicati in tempi congrui.
      Per Fisascat, Filcams e Uiltucs occorre ricondurre il negoziato a contenuti chiari e ad una cornice di interventi plurimi sui costi di struttura, per evitare che siano solo le lavoratrici ed i lavoratori a pagare il prezzo del risanamento della Cooperativa e per impedire che vengano fatte salve sacche di inefficienza assai onerose per l’Impresa.

      p.la FILCAMS/CGIL p.la FISASCAT/CISL p.la UILTuCS/UIL
      A. Di LabioV. Dell’Orefice P. Andreani

      Roma, 15 marzo 2017

      Roma, 3 marzo 2017

      Testo Unitario


      lo scorso 28 febbraio, le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs, riunite in coordinamento, si sono confrontate su contenuti e metodo del delicato negoziato in essere con la Direzione di Unicoop Tirreno sulla situazione di crisi che la Società sta attraversando.
      Il dibattito sviluppatosi ha evidenziato la necessità di imprimere una svolta al confronto con la Cooperativa e l’urgenza di chiarire definitivamente la portata del programma di riduzione dei costi indiretti e centrali messo a punto dalla Direzione di Unicoop.
      Il Coordinamento unitario, contestando il fatto che gli obiettivi dell’Impresa siano sottoposti a continua e sistematica modifica – sono infatti stati forniti dati contrastanti sul valore degli istituti a contenuto economico previsti dal CIA ed è stato richiesto l’anticipo del raggiungimento del punto di pareggio della gestione caratteristica all’esercizio 2018 (e non al 2019, com’era stato precedentemente detto dalla stessa direzione aziendale) – ha osservato che, di fatto, non siano garantite le condizioni per effettuare un confronto serio e credibile.
      Infatti, il Coordinamento unitario ha ritenuto che la continua modifica dei dati e degli obiettivi oggetto del confronto abbia introdotto nelle dinamiche negoziali elementi di opacità che, se non superati, rischiano di minarne la tenuta.
      Il Coordinamento unitario, in particolare, ha espresso un giudizio negativo sullo stato della trattativa, che è stato fortemente condizionato dalla scelta tattica di Unicoop Tirreno volta a porre al centro del confronto unicamente azioni di recupero impattanti sui livelli retributivi del proprio personale dipendente e, di fatto, completamente omissiva relativamente ai necessari interventi di razionalizzazione rivolti ad altre voci di costo (afferenti sia la gestione caratteristica che quelle finanziaria ed immobiliare).
      Risultano, allo stato, assai nebulosi i programmi di riorganizzazione riguardanti la sede di Vignale (nella quale maggiormente si concentra l’esubero dichiarato dalla Cooperativa); permangono dubbi relativamente alla quantificazione dell’esubero complessivo e finanche in relazione alla scelta dei negozi ricompresi nella lista dei punti vendita connotati da andamenti gestionali critici da chiudere o da cedere; non sono stati finora illustrati i criteri seguiti dalla direzione aziendale per stabilire la consistenza dell’esubero insistente sulla rete vendita esclusa dal programma di chiusure e cessioni (surplus di personale originariamente quantificato in 95 e successivamente in 71,8 FTE); infine, appaiono strumentali le ragioni ostative al ricorso ad un ammortizzatore sociale diverso dalla CIGS per crisi (istituto che, fra quelli a disposizione, ha la durata più breve) addotte dalla Direzione.
      Il Coordinamento unitario di Filcams, Fisascat e Uiltucs, anche al fine di ridurne l’impatto, ritiene necessario verificare con ulteriore attenzione la determinazione degli esuberi e dei criteri con cui gli stessi sono stati individuati; inoltre, il Coordinamento ritiene indispensabile perseguire un accordo che preveda, sia per la sede che per la rete vendita, il ricorso ad un ammortizzatore sociale fruibile per tutta la durata del piano di risanamento, al precipuo fine di salvaguardare totalmente l’occupazione.
      La ripresa del confronto, che per le OO.SS. potrà avvenire nelle date che si vorranno condividere, dovrà chiarire i tanti punti di merito sui quali la posizione aziendale è stata sinora ondivaga e reticente; se non si riscontrasse un’apprezzabile svolta nella posizione negoziale di Unicoop Tirreno, il ricorso a forme di mobilitazione già programmate si renderebbe inevitabile.

      p. La Filcams CGIL Nazionale
      Alessio Di Labio

      Roma, 24 febbraio 2017

      Si è svolto ieri 23 Febbraio il previsto incontro con Unicoop Tirreno, nel quale l’azienda, come richiesto dalle OO.SS., è entrata più specificatamente nel merito dei temi oggetto del confronto, che di seguito riportiamo a sintesi.

      Esuberi Sede
      La Cooperativa ha confermato l’obiettivo di raggiungimento di pareggio di bilancio nel 2019, obiettivo che prevede una previsione di diminuzione del fatturato fino a circa 800 milioni di Euro e del numero dei PV, passando da 123 PV a 101. A fronte di questi obiettivi prevedono una ristrutturazione della sede che si traduce in una diminuzione da 22 a 9 del numero dei dirigenti entro il prossimo 1 Aprile, una nuova organizzazione delle funzioni che prevede la soppressione delle funzioni di sviluppo e dei servizi generali con il personale adibito a tali funzioni che sarà riassorbito in altre aree (legale e personale), con percorsi di riqualificazione e ricollocazione.
      A fronte di quanto sopra esposto, la Direzione aziendale ha confermato 160 FTE in esubero.
      Per far fronte agli esuberi, la Cooperativa ha dichiarato che l’unico ammortizzatore sociale utilizzabile per la sede è la Cassa Integrazione per crisi per 12/24 mesi, in ragione di figure ritenute infungibili e ad un impossibile distribuzione delle ore di riduzione oraria, cosi come previsto dal contratto di solidarietà.
      Per l’Azienda, dei 498 FTE presenti oggi nella sede di Vignale Riotorto, al netto dell’esclusione, prevista dalla normativa vigente dei Dirigenti e Quadri, la CIGS dovrebbe riguardare 334 impiegati su 398.
      A fronte degli esuberi, come sopra evidenziati, la Cooperativa ha ribadito l’intenzione di utilizzare la Cassa Integrazione Guadagni per crisi (12/24 mesi massimo) per la sede dichiarando questa posizione non mediabile.
      La Filcams CGIL ha dichiarato che ritiene necessario avere un maggiore dettaglio degli esuberi sui vari livelli di inquadramento e funzioni al fine di verificare quale sarebbe l’impatto dell’ammortizzatore e verificare ulteriormente la condizione per accordare un contratto di solidarietà.

      Esuberi rete vendita
      La cooperativa ha comunicato una revisione dei criteri con i quali hanno individuato il numero degli esuberi, che passano da 95 FTE a 71,8 FTE, ma ancora non sono stati in grado di indicare i P.V. interessati dagli esuberi.
      Secondo la Filcams CGIL la determinazione della dislocazione degli esuberi sui vari territori è indispensabile sia per fare una valutazione sull’ammortizzatore sociale, su cui si ritiene indispensabile utilizzare il contratto di solidarietà, ma anche per intrecciare il dato con quello dei negozi critici al fine di individuare quali sono i territori più interessati dalla riorganizzazione.

      Punti vendita in cessione/chiusura
      La Cooperativa conferma la disponibilità alla definizione di un Protocollo di intesa su cessioni e chiusure, facendo passi avanti rispetto a informazione preventiva, natura giuridica, tutela delle condizioni di lavoro, condizioni economiche delle cessioni, analisi preventiva sostenibilità economica del punto vendita da chiudere o cedere.
      Per i punti vendita oggetto di chiusura , la cooperativa ha dichiarato che il personale occupato nei punti vendita in chiusura non sarà licenziato.

      Hanno poi esplicitato la situazione, alla data odierna, dei punti vendita interessati a chiusure e cessioni:
      Acquapendente, Grosseto via Pirandello, Grosseto via Pisacane, Grosseto Porto Santo Stefano,
      Roma via Cornelia, San Vincenzo Porto, Sferrocavallo, Vallerano, Pomezia via Cavour, Gavorrano,
      Livorno via Mastacchi, Barga, Sticciano Scalo, Montefranco, Napoli Arenaccia, Santa Maria
      Copoavetere, Terracina, e – Commerce.

      La Direzione ha poi comunicato i soggetti interessati all’acquisizione di alcuni punti vendita come di sotto esplicitati:
      Sferrocavallo: interesse da parte di Panorama e Pac 2000; Porto Santo Stefano, Grosseto Via Pisacane e Grosseto via Pirandello: interesse da parte di Panorama; Vallerano: interesse da parte di Coop Amiatina, Barga: interesse da parte di Conad Tirreno; Montefranco interesse da parte di Pac 2000.

      La Filcams CGIL ritiene questo un punto particolarmente delicato del confronto, positivo che la cooperativa escluda automatismi di cessione o chiusura nell’eventuale protocollo, ma bisogna ancora verificare quali reali leve ci siano per recuperare i negozi e quindi l’occupazione.

      CIA Parte Economica
      La Cooperativa ha chiesto un risparmio consistente del valore delle parti economiche del Contratto Integrativo Aziendale, che individua in ben oltre il 50%, .
      Propone di sospendere il Premio aziendale fisso di tutti i dipendenti, che oggi corrisponde ad un valore economico 4,1 milioni di Euro, la Direzione della Cooperativa ha fatto poi un approfondimento sul valore del Premio aziendale fisso erogato, rapportato ai F.T.E. attualmente occupati, questo calcolo vedrebbe una cifra pari a 614 euro annui ai 1576 IV Livelli, di 872 euro ai 872 III Livelli e di euro 1221 ai 234 II livelli, il tutto rapportato ad un numero complessivo di 3422 F.T.E oggi presenti in Unicoop Tirreno.
      La Direzione Aziendale ha poi confermato il tetto del reddito individuale eventualmente esente dal prelievo/sospensione del Premio fisso, in 800 euro netti mensili.
      In merito agli interventi sospensivi, hanno confermato che avranno durata triennale.
      Ai fini dell’individuazione del risparmio richiesto, hanno comunicato il valore complessivo delle singole voci del CIA.
      Le Indennità di funzione corrispondono a un valore di 2,3 milioni di euro (prevalentemente erogati ai 98 Quadri e ai 228 Quadri), le maggiorazioni orarie per lavoro festivo e orario corrispondono a 1,4 milioni di euro.
      La Filcams si è riservata valutazioni in merito, dichiarando comunque eccessive le ambizioni di riduzione di costo dell’impresa.

      A fronte di queste nuove e più stringenti posizioni, le OO.SS. hanno comunicato alla Direzione Aziendale la necessità di fare una analisi e una valutazione dello stato della trattativa.

      La Filcams CGIL terrà il proprio Coordinamento nazionale dei Delegati e delle Strutture nel tardo pomeriggio del 24 febbraio, dove individuerà le posizioni e le proposte da portare al confronto unitario previsto per il prossimo 28 Febbraio, ma soprattutto per ricevere un mandato da parte delle lavoratrici e dei lavoratori e produrre iniziative e proposte da determinare al tavolo.

      p. La Filcams CGIL Nazionale
      Alessio Di Labio

      UNICOOP TIRRENO
      esito incontro 16 febbraio

      Il giorno 16 Febbraio 2016 in Roma è ripreso il confronto con Unicoop Tirreno. Le delegate e i delegati di Filcams, Fisascat e Uiltucs, nel coordinamento fatto prima dell’incontro, hanno espresso preoccupazione per lo stato della trattativa. L’impresa discute di tagli ed esuberi ma ne di efficentamento ne di sviluppo.

      Questa impostazione sbagliata è stata confermata nell’incontro: l’impresa è stata perentoria nel ribadire che intende sospendere il premio aziendale e le indennità di funzione, conferma il perimetro delle chiusure e delle cessioni dei punti vendita, a cui si sottraggono i quattro punti vendita già comunicati e si aggiunge Terracina.

      Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno ribadito la necessità di sviluppare un confronto che abbia l’obiettivo di evitare le chiusure e le cessioni, chiedendo all’impresa in cosa consiste la proposta di protocollo che dovrebbe verificare eventuali acquirenti. Le OO.SS. hanno anche ribadito la necessità che la Cooperativa avvii una seria disamina rispetto alle altre voci di costo, che pesano più del lavoro, come, per esempio, differenze inventariali e spese per servizi (si è accennato brevemente all’ingiustificato parco auto della Cooperativa ed ai modesti interventi di razionalizzazione sinora operati in materia).

      Le organizzazioni sindacali hanno inoltre ribadito l’esigenza di verificare nel merito gli esuberi: come sono dislocati nelle varie province, quali ruoli sono coinvolti, quale criterio ha determinato l’individuazione degli esuberi, qual’è l’organizzazione della sede di domani dopo aver introdotto un ammortizzatore sociale.

      Nello specifico non abbiamo ricevuto alcuna risposta, l’impresa si è impegnata nuovamente a fornire le informazioni richieste al prossimo incontro. Relativamente alla quantificazione degli esuberi lamentati sulla sede di Vignale (160 unità), la Cooperativa si è dimostrata sfuggente. La richiesta avanzata da parte sindacale di reinternalizzare sevizi e consulenze e di effettuare una verifica in ordine ai profili ricollocabili nell’ambito della organizzazione aziendale, ci è stata descritta come un’operazione difficoltosa e da affidare ad una società di consulenza esterna (comportamento paradossale per chi dovrebbe ridurle le spese per consulenze e servizi).

      Al contempo la cooperativa ha azzardato una proposta provocatoria di sospensione dell’indennità di funzione e del premio aziendale che prevederebbe la salvaguardia dello stesso per i lavoratori con reddito fino a 800 euro netti. precisando che qualora si raggiungesse il pareggio di bilancio, gli istituti sospesi verrebbero ripristinati.


      Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno respinto la possibilità di avviare nell’immediato una trattativa sulla riduzione del salario in assenza di una prospettiva certa per la salvaguardia occupazionale. Solo dopo che ci sarà chiarezza sulle caratteristiche degli istituti economici di cui sopra e sul futuro occupazionale di tutta la Cooperativa, potrà essere valutata l’opportunità di intervenire sul contratto aziendale.

      Abbiamo inoltre ribadito la volontà di utilizzare il contratto di solidarietà difensivo, in quanto avrebbe una durata di 36 mesi, una copertura temporale più lunga della cassa integrazione per crisi. La Cooperativa continua a non escludere la solidarietà ma ritiene più utile la cassa integrazione, soprattutto sulla sede.


      Inoltre l’impresa, in modo assolutamente estemporaneo, ha richiesto la deroga ad utilizzare i tempi determinati sulla costa in costanza di ammortizzatore sociale. Abbiamo sottolineato la nostra contrarietà.

      Considerando insoddisfacente lo stato della trattativa, verificheremo nei prossimi incontri le condizioni per proseguire il confronto, che è stato aggiornato al 23 Febbraio a Roma alle 14,30.

      p.la FILCAMS/CGIL p.la FISASCAT/CISL p.la UILTuCS
      A. Di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

      Roma, 17 febbraio 2017

      UNICOOP TIRRENO
      esito incontro 14 febbraio

      Si è svolta in data 14 febbraio 2017 la ristretta con Unicoop Tirreno per approfondire i vari temi che sono oggetto di confronto nella gestione della vertenza aziendale.

      Se su alcuni aspetti si è potuto avere maggiore chiarezza su molti altri l’impostazione dell’impresa è apparsa assolutamente approssimativa e incompleta.

      Esuberi di rete

      È confermata la disponibilità dell’impresa all’utilizzo dell’ammortizzatore sociale ma si sta ancora valutando la richiesta delle organizzazioni sindacali di fare un accordo di solidarietà difensiva. Secondo l’impresa ci sarebbero dei limiti ostativi alla solidarietà nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, limiti che le organizzazioni sindacali hanno respinto facendo proposte concrete, dando disponibilità a trovare le dovute flessibilità organizzative utili a garantire l’efficienza dei negozi. L’impresa si è detta disponibile a verificare le proposte delle organizzazioni sindacali nel corso del negoziato.

      Sede

      L’impresa dichiara che esclude la possibilità di utilizzare la solidarietà sulla sede e ritiene inevitabile la cassa integrazione, motivando la scelta in basa alla quantità degli esuberi e all’infungibilità delle mansioni. Per le organizzazioni sindacali il confronto deve partire dalla presentazione del modello organizzativo che l’impresa immagina per la sede, solo a quel punto si potrà verificare quanti ruoli sono in esubero e quale sia lo strumento migliore. L’impresa non era preparata a questo confronto e ha dichiarato che verrà presentato il modello organizzativo della sede all’incontro del 16.

      Contratto integrativo

      L’impresa non è stata in condizioni di presentarci dei dati dettagliati sulla composizione del costo del lavoro derivanti dall’integrativo. È stato semplicemente ribadito l’interesse a sospendere il premio aziendale e le indennità di ruolo che complessivamente valgono 6,1 M di euro e dichiarando la disponibilità ad intervenire preservando le fasce di reddito più deboli. Pur considerando questa disponibilità dell’impresa rispondente alla nostra posizione d’intervento equo, abbiamo dichiarato che ci saremmo aspettati un maggior dettaglio dei costi dell’integrativo al fine di poter elaborare proposte di parte sindacale concrete e che eventuali interventi sull’integrativo potranno essere accordati solo dopo il mandato assembleare delle lavoratrici e dei lavoratori.

      Chiusure e cessioni

      Resta particolarmente critico il tema delle chiusure e delle cessioni, l’incertezza in questo ambito non pare risolversi. La cooperativa ha dichiarato un ripensamento su quattro unità produttive che non verranno ne chiuse ne cedute: Velletri, Fornoli, Pieve Fosciana e Tuscania, una dichiarazione assolutamente positiva. È stato poi annunciato che il negozio di Terracina, che era stato affittato nel 2016 ad un piccolo imprenditore del sud del Lazio, tornerà di proprietà di Unicoop Tirreno. Una notizia apparentemente positiva, ma l’impresa ha dichiarato che non ha ancora deciso se mantenere il negozio o chiuderlo. L’approccio sul tema delle chiusure e delle cessioni, oltre ad essere quello palesemente più critico per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori è anche la parte della riorganizzazione aziendale su cui l’impresa è apparentemente più approssimativa e su cui non abbiamo assolutamente intenzione di fare passi indietro.

      Il confronto è aggiornato al giorno 16 Febbraio 2017 a Roma alle ore 12,00. Le delegazioni di Filcams, Fisascat e Uiltucs sono convocate alle ore 10,00 per un coordinamento preventivo.

      p.la FILCAMS/CGIL p.la FISASCAT/CISL p.la UILTuCS
      A. Di Labio V. Dell’Orefice P. Andreani

      Roma, 15 febbraio 2017

      COMUNICATO SINDACALE
      UNICOOP TIRRENO

      L’incontro tenuto l’8 febbraio scorso fra la direzione di Unicoop Tirreno e le OO.SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs ha fatto emergere alcuni aspetti di merito, che saranno ulteriormente approfonditi e trattati in occasione dei successivi confronti, relativi:

      a) alla possibilità di sottoscrivere un protocollo afferente le cessioni dei negozi caratterizzati da difficoltà gestionali, che dovrebbe prevedere – già all’atto della manifestazione d’interesse da parte dei potenziali acquirenti – il coinvolgimento delle OO.SS. per effettuare una verifica congiunta rispetto al grado di affidabilità degli imprenditori interessati all’acquisizione e, più in generale, in ordine alle regole d’ingaggio (condizioni normative ed economiche) che saranno applicate ai lavoratori oggetto del passaggio alle dipendenze di questi ultimi;

      b) agli istituti economici del Contratto integrativo aziendale suscettibili, secondo la direzione della Cooperativa, di una sospensione temporanea da condividere, che, praticamente, comprendono, oltre alle agibilità sindacali aggiuntive a quelle previste da legge e CCNL (quantificate, a seguito di verifica aziendale, in 600.000 euro/anno), il premio aziendale (4.100.000 euro/anno, stando alla stima effettuata dalla direzione di Unicoop Tirreno) e l’indennità di funzione (2.800.000 euro/anno, sempre secondo la valutazione effettuata da controparte);

      c) al ricorso ad un ammortizzatore sociale conservativo (la preferenza esternata dall’azienda è, decisamente, per la CIGS) da affiancare ad una procedura di licenziamento collettivo da chiudere con la previsione di un incentivo all’esodo, che – sempre secondo la proposta aziendale – dovrebbe essere ad intensità diversificata, vale a dire maggiore nel caso in cui la disponibilità a risolvere il rapporto di lavoro si manifesti a ridosso dell’avvenuta sottoscrizione di un’eventuale intesa collettiva;

      d) alla perimetrazione dei punti vendita in sofferenza, che non saranno più distinti nelle due liste precedentemente circolate e relative, rispettivamente, ai negozi da chiudere ed a quelli da cedere a terzi;

      e) alla creazione di un comitato di gestione avente la funzione di verificare la fase attuativa delle eventuali pattuizioni che le parti dovessero raggiungere.


      La direzione aziendale, inoltre, ha comunicato alle OO.SS. che, nel corso del mese di febbraio, relativamente ai dirigenti, vi saranno le seguenti novità, frutto di un graduale processo di messa in efficienza dell’assetto del management aziendale:


      - la fuoriuscita di 4 unità;

      – la novazione dei rapporti di lavoro, con demansionamento e dequalificazione, di 4 dirigenti, che passerebbero alla qualifica professionale di quadro;
      - la rimodulazione dei trattamenti economici attualmente riconosciuti a 2 dirigenti.

      Per parte nostra, abbiamo espresso disponibilità a proseguire l’analisi dei temi proposti, purché, già in occasione dei prossimi incontri, ci siano forniti dati specifici afferenti le maggiori voci di costo (diverse da quella del lavoro), che a nostro avviso potrebbero offrire margini di miglioramento alla struttura degli oneri d’esercizio.


      Nel corso dell’incontro, inoltre, abbiamo manifestato alla direzione aziendale la nostra preferenza, in tema di ammortizzatori sociali, in alternativa dello strumento dalla stessa indicato come quello ideale, ovverosia la CIGS, per il Contratto di solidarietà difensivo, in quanto offrirebbe il duplice beneficio di prevedere un periodo massimo integrabile maggiore rispetto alla cassa e, nell’utilizzo, garantirebbe ricadute maggiormente eque fra i lavoratori coinvolti nelle sospensioni dall’attività.

      Inoltre riteniamo ancora da approfondire con attenzione quanto potrebbe essere condiviso nel protocollo inerente cessioni e chiusure, stante la nostra volontà di evitare entrambi, abbiamo richiesto alla direzione aziendale di fornirci dei dati più precisi sugli andamenti che hanno determinato la scelta di considerare quei punti vendita non più utili alla cooperativa.

      Per parte sua, la direzione aziendale ha richiesto alle OO.SS. di prevedere, nella eventuale intesa in tema di riscorso all’ammortizzatore sociale ed alla mobilità incentivata, un impegno ad effettuare, tre mesi prima della data di cessazione degli effetti delle pattuizioni in argomento, una verifica sulle posizioni che dovessero residuare a valle del pieno utilizzo degli istituti.

      Il confronto proseguirà in ristretta il 14 febbraio e il 16 febbraio in plenaria.

      In preparazione della riunione in plenaria del
      16 febbraio nello stesso giorno, dalle ore 10.30 terremo un Coordinamento Unitario in luogo che vi comunicheremo per tempo.

      FILCAMS CGILFISASCAT CISL UILTuCS

      Roma, 9 febbraio 2017

      Segreterie Nazionali

      Comunicato Sindacale
      Unicoop Tirreno

      In occasione dell’incontro tenutosi lo scorso 1 febbraio 2017 fra la direzione di Unicoop Tirreno e le OO. SS. Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs, i rappresentanti dell’impresa cooperativa, in risposta alle sollecitazioni variamente proposte dalla delegazione sindacale, hanno sostanzialmente aperto ad un confronto di merito afferente:

      1) la rinegoziazione del contratto integrativo aziendale, abbandonando l’intenzione precedentemente manifestata di procedere ad una revoca dello stesso, soprattutto relativamente agli istituti a contenuto economico diversi da quelli considerabili diritti quesiti;

      2) la verifica, sulla scorta di dati gestionali precisi, che la nostra controparte si è impegnata a sottoporre alle OO.SS. già in occasione del prossimo incontro, dei punti vendita ricompresi nella lista dei negozi da chiudere e in quella dei punti vendita da cedere a terzi, al fine di operare una valutazione oggettiva su dati economici di fatto e non mero frutto di determinazioni unilaterali aziendali;

      3) la quantificazione dell’eccedenza in termini orari esistente in ambito aziendale rispetto al fabbisogno per la saturazione del servizio, a seguito della predetta verifica sui negozi connotati da un andamento gestionale ritenuto irrecuperabile;

      4) il ricorso all’ammortizzatore sociale conservativo che garantisca il periodo più lungo fra quelli previsti dall’ordinamento e potenzialmente attivabili per le causali sulle quali le parti concorderanno.

      Inoltre la direzione di Unicoop Tirreno ha manifestato la propria disponibilità a condividere con le OO.SS. un protocollo relativo alle "regole d’ingaggio" da applicare ai lavoratori in servizio presso i punti vendita oggetto di eventuali cessioni, al fine di garantire loro un trattamento economico-normativo non penalizzante, nonché la possibilità di verificare con le OO.SS. il grado di affidabilità dei potenziali acquirenti; queste disponibilità, che si porrebbero in aggiunta alle previsioni civilistiche in tema di cessione di ramo d’azienda, per quanto da valutare nella sua reale portata, appaiono in netta controtendenza rispetto ad un recente passato connotato da approssimazione e disinvoltura nella scelta di partner commerciali rivelatisi al di sotto degli standard minimi di serietà che un’impresa cooperativa dovrebbe pretendere (si pensi al tragico esempio dei negozi conferiti nelle province di Latina e Frosinone) da imprenditori che opereranno con lavoratrici e lavoratori formati e strutturati professionalmente alle sue dipendenze e nei confronti dei quali non dovrebbe sentirsi definitivamente del tutto "disimpegnata".

      Le OO.SS., che hanno proposto di proseguire il confronto nelle giornate del 7 e 14 febbraio a Roma, hanno sospeso (e non revocato) lo sciopero previsto per il 3 febbraio, riservandosi di programmarlo nuovamente qualora il prosieguo del negoziato non facesse registrare avanzamenti apprezzabili in termini di salvaguardia occupazionale.

      FILCAMS CGILFISASCAT CISLUILTUCS

      Roma, 2 febbraio 2017

      Segreterie Nazionali

      COMUNICATO SINDACALE
      UNICOOP TIRRENO

      Il giorno 14 Gennaio 2017 si è tenuto a Firenze l’incontro con Unicoop Tirreno per proseguire il confronto sul piano industriale. L’impresa cooperativa ha presentato il dettaglio di quanto aveva preannunciato nell’incontro del 20 Dicembre 2016 e di quanto era emerso nei comunicati aziendali dalla stampa nei giorni successivi.

      SEDE DI VIGNALE
      L’impresa ritiene che al fine di recuperare sui costi centrali la sede dovrà subire un ridimensionamento di 160 EFT.

      RETE VENDITA
      L’efficientamento della rete vendita determina un esubero di 95 EFT distribuiti sulle varie unità produttive.

      CONTRATTO INTEGRATIVO AZIENDALE
      L’impresa ha dichiarato indispensabile intervenire sul costo del lavoro in modo strutturale pertanto procederà con il recesso del contratto integrativo aziendale e la sua disapplicazione.

      UNITÀ’ PRODUTTIVE IN CHIUSURA
      Al fine di ridurre le perdite di bilancio l’impresa ritiene indispensabile chiudere 13 unità produttive:

      Questo produrrebbe 110 EFT di esubero.

      PUNTI VENDITA IN CESSIONE
      Sempre al fine di ridurre le perdite l’azienda ha intenzione di cedere 8 negozi.

      Si determinerebbero pertanto 116 EFT che dovrebbero passare ad altri imprenditori. Gli unici per cui è già determinato l’acquisitore sono i due punti vendita della Campania che erano già oggetto dell’accordo fatto con Coop Alleanza 3.0.

      È noto che Unicoop Tirreno ormai da anni è in uno stato di crisi che ha divorato milioni di euro di patrimonio e che sarebbe necessario un piano di risanamento. Più volte abbiamo esortato la dirigenza di Unicoop Tirreno ad un piano attendibile, abbiamo invece assistito alla presentazione di innumerevoli piani approssimativi che non sono mai stati portati a termine. Le uniche azioni fatte sono state di cessione di punti vendita che hanno spesso prodotto esuberi e peggioramenti delle condizioni di lavoro.

      Adesso ci viene presentato un conto per i lavoratori insostenibile. Il totale dei 481 EFT in esubero (che potrebbero equivalere a oltre 600 persone) sono una quantità drammatica. La timida disponibilità ad utilizzare un ammortizzatore sociale non rappresenta la soluzione al problema, ne è immaginabile che gli strumenti di incentivo all’esodo o di prepensionamento possano essere sufficienti. Inoltre l’intervento drastico sulla contrattazione integrativa è un atto che evidenzia quanto questa riorganizzazione non investa sulle risorse più importanti che ha questa cooperativa: le persone. Il taglio sul costo del lavoro e sull’occupazione sono la leva principale su cui il piano punta per recuperare liquidità.

      Filcams Fisascat e Uiltucs hanno immediatamente dichiarato l’impossibilità a condurre un negoziato che si ponga obiettivi così traumatici per l’occupazione e per la dignità dei lavoratori.

      Abbiamo chiesto alla cooperativa un piano di rilancio che non parli solo di tagli ed esuberi, un piano di risanamento deve contenere politica di sviluppo, un nuovo modello organizzativo che superi le inefficienze note a chiunque, investimenti sulle politiche commerciali e organizzative che permettano di sfruttare il potenziale della rete vendita e di incrementare il fatturato. Nulla di tutto questo ci è stato presentato.

      Le dichiarazioni di tagli sul gruppo dirigente di Unicoop Tirreno, il principale responsabile dello stato di crisi della cooperativa, appare del tutto irrisorio: a fronte dell’uscita di due dirigenti ne sono stati assunti quattro. Pretendiamo maggiore evidenza che la riorganizzazione parta dai vertici dell’impresa.

      A queste condizioni non ci sono margini di negoziazione pertanto Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs, dando seguito allo stato di agitazione, proclamano 8 ore di sciopero.

      Verranno indette assemblee in tutti i luoghi di lavoro e promosse tutte le azioni che possano consentire la salvaguardia dell’occupazione e la dignità dei suoi dipendenti.

      FILCAMS CGILFISASCAT CISLUILTUCS

      Roma, 16 gennaio 2017

      Segreterie Nazionali

      COMUNICATO SINDACALE
      UNICOOP TIRRENO

      Lo scorso 20 Dicembre si è tenuto l’incontro con Unicoop Tirreno inerente il piano di ristrutturazione in atto nella cooperativa.

      La Cooperativa rappresenta dal nuovo Direttore Operazioni Interne e coordinatore delle funzioni di direzione del personale Dott. Gianpaoletti, ha presentato al coordinamento unitario le linee generali e gli obbiettivi del piano industriale di ristrutturazione deliberato nello scorso mese di Novembre da Consiglio di Amministrazione.

      A seguito del rafforzamento del Patrimonio, per le note esigenze di garantire il corretto rapporto con la raccolta del prestito sociale, realizzato con l’intervento di altre Cooperative di Consumo per il tramite di "strumenti finanziari partecipativi" per 175 milioni di euro, risultano necessari interventi tempestivi utili a garantire redditività.

      In particolare la Cooperativa ha evidenziato obiettivi quali l’innalzamento del fatturato, la creazione di margini, la riduzione dei costi, la lotta agli sprechi e il contenimento del costo del lavoro.

      Le Organizzazioni Sindacali e il coordinamento unitario dei rappresentanti sindacali hanno chiesto discontinuità di comportamento, credibilità di azione e ascolto delle ragioni dei lavoratori da parte della Cooperativa. Le stesse hanno altresì espresso forte preoccupazione per le notizie trapelate di possibile riduzione del personale e di ricorso al franchising.

      Durante l’incontro la nuova dirigenza ha assicurato di voler affermare nuove e corrette relazioni sindacali con i lavoratori e la loro rappresentanza e proposto un nuovo incontro, poi concordato per il 2 dicembre p.v., al fine di entrare nel merito del piano di ristrutturazione e approfondire tutte le azioni e conseguenze.

      A seguito dell’incontro, la Cooperativa ha effettuato comunicazioni, anche per il tramite della stampa a voce del Direttore Generale dott. Canova affermando la volontà di mettere in atto, tra le altre, politiche stringenti di contenimento dei costi, declinando particolari, quali la possibile cessione e chiusura di parte della rete di vendita.

      Le Organizzazioni sindacali Nazionali giudicano il comportamento della Cooperativa inaccettabile e contraddittorio e dichiarano lo stato di agitazione si riservano di mettere in campo azioni di mobilitazione.

      FILCAMS CGILFISASCAT CISLUILTUCS

      Roma, 23 dicembre 2016

      COMUNICATO SINDACALE UNITARIO

      PROCLAMAZIONE STATO D’AGITAZIONE

      A seguito dell’incontro con Unicoop Tirreno del giorno 9 marzo 2016 Filcams Fisascat e Uiltucs proclamano lo stato d’agitazione ed il conseguente blocco degli straordinari, del supplementare e delle flessibilità in tutta la rete vendita della cooperativa.

      Le organizzazioni sindacali hanno respinto in questi anni i tentativi della Cooperativa di cedere parte della rete vendita ad imprenditori privati, attraverso il confronto, la mobilitazione e la contrattazione, ricercando nell’ambito del negoziato le alternative concrete e credibili ai piani di cessione più volte paventati in passato. Questa responsabile posizione delle organizzazioni sindacali ha portato all’intervento delle cooperative del distretto Adriatico, attualmente unite in Coop Alleanza 3.0, da cui è scaturita un’alleanza con Unicoop Tirreno che oggi è considerata strategica per stessa ammissione di quest’ultima. In virtù di questo tutta la rete vendita del Lazio e dell’Umbria sarà rafforzata in una nuova società che si chiamerà Distribuzione Lazio Umbria, la nascita di questa società di proprietà al 70% di Tirreno e al 30% da Alleanza 3.0 salvaguarderà totalmente l’occupazione e non interverrà nelle condizioni contrattuali dei lavoratori.

      Da questa importante operazione verranno lasciati fuori cinque negozi del sud del Lazio: Formia, Cisterna di Latina, Fiuggi, Frosinone e Terracina. Secondo il piano di Unicoop Tirreno dovrebbero essere ceduti in franchising a piccoli imprenditori locali, proposta che Filcams, Fisascat e Uiltucs ritengono inaccettabile. Le difficoltà del mercato soprattutto in alcune aree sono note, ma abbandonare una parte delle lavoratrici e dei lavoratori che da anni svolgono con dedizione il proprio lavoro a servizio di soci e consumatori non è una soluzione che può essere condivisa. Si determinerebbe un grave precedente, le ripercussioni del franchising le conosciamo bene e sappiamo quali nefaste conseguenze pagano le persone che ci lavorano.

      È stato fissato un incontro per il giorno 16 Marzo 2016 a Firenze, se il gruppo dirigente di Unicoop Tirreno non tornerà indietro su questa decisione allo stato di agitazione si aggiungerà la mobilitazione e ogni azione utile a sostenere la vertenza.

      Salvare il marchio Coop senza le lavoratrici ed i lavoratori non ci interessa!

      FILCAMS CGIL FISASCAT CISL UILTUCS UIL

      Roma, 15 marzo 2016

      COMUNICATO SINDACALE

      Il giorno 28 luglio 2014 Unicoop Tirreno ha presentato alle organizzazioni sindacali il bilancio consuntivo 2013 e più in generale lo stato dell’impresa cooperativa.Il bilancio 2013 ancora una volta si è chiuso con una perdita di più di 24 milioni di euro. Particolarmente negativa la gestione caratteristica a causa dei problemi strutturali di una parte della rete e della contrazione dei volumi di vendita dello 0,8%, anche se con un andamento migliore del mercato che ha avuto una riduzione del 2,9%. Crescono anche gli ammanchi inventariali.

      Le parti hanno preso atto dello stato di avanzamento della riorganizzazione che ha interessato la rete Ipercoop del Lazio e che a livello territoriale, se pur con alcune criticità, ha permesso di trovare soluzioni complessivamente condivise volte alla salvaguardia dell’occupazione attraverso il contratto di solidarietà o il riequilibrio del personale.

      Le organizzazioni sindacali hanno chiesto informazioni sullo sviluppo nel Lazio attraverso l’apertura dei negozi in franchising di Infernetto e Torvaianica. La cooperativa ha confermato l’intenzione di investire in questa direzione nel canale piccoli negozi per sfruttare la rapidità e i costi ridotti di investimento, senza per questo abbandonare lo sviluppo diretto ma applicando il modello approvato da Ancc e facendo verifiche preventive sul candidato affiliante. La Filcams Cgil ha dichiarato le proprie contrarietà e preoccupazioni su questo modello di investimento citando le esperienze di DICO e Brico IO, e dichiarando che riterrà comunque responsabile la dirigenza di Unicoop Tirreno di eventuali problemi occupazionali o di rispetto delle regole contrattuali.

      La discussione è stata in particolar modo incentrata sulle voci e le indiscrezioni che parlano di cessione, chiusura o ridimensionamento di alcuni punti vendita quali l’Ipercoop di Aprilia, il negozio di Guidonia, e altri negozi del Lazio e della Toscana. La delegazione di Unicoop Tirreno non è stata in grado ne di smentire ne di confermare, dichiarando semplicemente che i risultati economici obbligano a fare una valutazione continua sull’intera rete vendita volta a ridimensionare il più possibile le perdite. La Filcams CGIL ha fortemente contestato la posizione di Unicoop Tirreno che non può permettersi di lasciare nell’incertezza i propri dipendenti, atteggiamento che provoca rabbia e malcontento. Ormai da anni l’impresa cooperativa presenta piani di riorganizzazione, spesso abbandonati in corso d’opera, chiedendo sacrifici alle lavoratrici ed ai lavoratori. La Filcams CGIL, al fine di salvaguardare l’occupazione, ha sempre ricercato soluzioni condivise attraverso un approccio costruttivo, ma, così come è avvenuto in Campania, ritiene impossibile proseguire in questa direzione quando ad essere in pericolo è il posto di lavoro.

      Visto che, a nessun livello, ci vengono fornite informazioni certe sul futuro occupazionale dei dipendenti, La Filcams CGIL diffida Unicoop Tirreno dall’intraprendere qualsiasi azione unilaterale e promuoverà la proclamazione unitaria dello stato di agitazione dichiarando fin da subito la possibilità di mettere in campo azioni di mobilitazione qualora fossero confermati rischi occupazionali o cessione a terzi.

      Filcams Cgil Nazionale Roma, 23 settembre 2014

      Roma,5 novembre 2010

      Testo unitario

      Il giorno 25 Ottobre 2010 presso la sede ANCC di via Guattani a Roma si è tenuto l’incontro con Unicoop Tirreno alla presenza delle strutture nazionali e territoriali e dei delegati di Filcams, Fisascat e Uiltucs.
      Il tavolo è stato lungamente impegnato dalla presentazione del piano aziendale; è stata illustrata una situazione critica di tutta l’impresa cooperativa con particolare riferimento allo stato negativo della rete degli ipermercati soprattutto quelli campani; la cooperativa intende rispondere con un piano di recupero dei costi declinato in più territori con più modalità, e su cui è necessario aprire un confronto sindacale. Sono state presentate alle OO.SS. anche alcune operazioni di sviluppo in Campania, con l’apertura di un supermercato nel centro di Napoli, ed un progetto commerciale nella provincia di Livorno.
      Le parti concordano sulla necessità di avviare un percorso partecipato sul tema, partendo dall’attuazione di quanto è previsto in materia di relazioni sindacali nel vigente contratto integrativo.
      E’ inoltre opportuno un confronto sull’erogazione e sui parametri del salario variabile che ad oggi non prevede nessun accordo aggiuntivo al CIA, per l’anno 2010.
      Su questi temi è stato fissato un incontro il giorno 8 Novembre 2010 alle ore 10,30 presso la stessa sede di via Guattani a Roma.
      La delegazione convocata è composta da sei delegati, tra strutture e rappresentanti dei lavoratori, per ogni organizzazione sindacale.

      la Filcams CGIL Nazionale
      L. Carlini – A. Di Labio

      Roma, 14 ottobre 2010

      Il giorno 5 ottobre 2010 nella sede di Vignale Riotorto (LI) si è riunito il coordinamento nazionale dei delegati Filcams Cgil del Gruppo Unicoop tirreno, presenti anche le Filcams territoriali e regionali, per discutere il seguente ordine del giorno: rinnovo del CCNL, del contratto integrativo di Gruppo, del salario variabile.
      La Segreteria Nazionale della Filcams Cgil in primo luogo ha dato informazione sullo stato attuale della trattativa per il rinnovo del CCNL, ribadendo la necessità di respingere i contenuti non condivisi e arrivare a una sintesi che porti alla firma unitaria del contratto.
      Per quanto concerne il contratto integrativo di Gruppo il coordinamento ha accolto la proposta della segreteria di sospendere momentaneamente la presentazione della piattaforma integrativa, data la sovrapposizione con il negoziato per il rinnovo del CCNL.
      Sul premio di risultato 2009 si è sviluppato un intenso dibattito che ha evidenziato le forti contraddizioni emerse in merito alle quote erogate nelle unità operative, delle aree e dei territori del Gruppo. Il coordinamento ha sottolineato pertanto inderogabile la necessità di correggere nei futuri accordi l’articolazione dei parametri e degli obiettivi per renderli giusti, unificanti e incentivanti per tutti i lavoratori del Gruppo, delle reti di vendita e di sede.
      Per quanto attiene la ridefinizione dei parametri e degli obiettivi per il 2010 il coordinamento, dopo un confronto interno serrato, prende atto dell’indisponibilità della Cooperativa, ma chiede immediatamente la costituzione di un gruppo di lavoro paritetico per discutere come determinare parametri e obiettivi nelle unità operative delle reti e nella sede per quadri e primi livelli per il 2011.
      Per il 2010 i parametri di salario variabile saranno pertanto automaticamente applicati quelli inizialmente stipulati nel vigente contratto integrativo aziendale, fatta salva la necessità di rendere detti parametri, tramite accordo, estendibili a tutti i lavoratori del Gruppo.
      Infine il coordinamento ha rilevato la necessità di un cambiamento nelle relazioni sindacali elevando il confronto a tutti i livelli delle strutture sindacali. Vi è, infatti, la necessità di una maggiore informazione preventiva per intensificare il confronto con le RSA e la partecipazione dei lavoratori alla risoluzione dei problemi nelle unità operative nel rispetto degli accordi contrattuali vigenti. Il coordinamento inoltre auspica un confronto a tutti i livelli della contrattazione anche sullo sviluppo e la competitività della cooperativa.
      E’ stata accolta inoltre la proposta per l’istituzione di un coordinamento nazionale unitario permanente.
      Il coordinamento conferma che il presente verbale è anche il mandato per la delegazione Filcams Cgil che incontrerà la Cooperativa nei prossimi giorni.

      La Filcams Cgil nazionale – Le Filcams Cgil territoriali e regionali, il Coordinamento

      p. La Filcams CGIL Nazionale
      L. Carlini A. Di Labio