Catania. Turismo concertato

11/07/2002



11 luglio 2002


CATANIA
            I sindacati si lamentano con l’assessore
            Turismo concertato

            Playa: riqualificazione con le regole

            «Abbiamo appreso dalla stampa che l’assessore comunale al Turismo intende promuovere un tavolo di concertazione per lo sviluppo del turismo nella nostra realtà. Premesso che riteniamo la concertazione uno strumento che può essere utile se produce risultati positivi e atti concreti e se nasce nell’ambito di un confronto libero tra tutti i soggetti sociali e istituzionali, non possiamo non affermare di essere rimasti sorpresi quando abbiamo letto che il "tavolo di concertazione" , a parere dell’assessore comunale, debba essere composto da alcuni soggetti ed associazioni senza la presenza di lavoratori del settore e del loro sindacato». Lo affermano Angelo Villari, segretario confederale Cgil e Luisa Albanella, segretaria Filcams Cgil. «Il turismo a Catania cresce – dicono– sia perché il nostro territorio ha scoperto una nuova vocazione, sia perché le politiche attivate negli anni passati con il contributo determinante delle organizzazioni sindacali (vedi Patto territoriale, ecc.) hanno incentivato e canalizzato risorse e idee in questo settore. Certo molto vi è ancora da fare, a partire dalla riqualificazione e dal recupero del litorale della Plaja, ma soprattutto bisogna intervenire sul terreno delle regole, della legalità e dei diritti del mondo del lavoro (a proposito, che fine hanno fatto i lavoratori dei pub catanesi?). Si pensa davvero che il rilancio e lo sviluppo di politiche attive per il turismo, possano prescindere dai processi di programmazione e dai dei diritti e le tutele, legali e contrattuali, dei lavoratori? Siamo certi – concludono Villari e Albanella – che l’assessore al Turismo sia incappato in una involontaria "gaffe"; non vorremmo che si sia invece trattato di un lapsus freudiano. Lapsus che troppo spesso in queste settimane viene ripetuto a tutti i livelli da chi ha responsabilità di governo, nel tentativo di escludere i lavoratori ed i loro sindacati dal confronto e dalla discussione, perché ritenuti di intralcio ad un "manovratore" spesso disinvolto e non sempre adeguato».




Giovedì 11/7/2002