Catania, parte la protesta di industria e commercio

18/11/2002


          16 novembre 2002



          NORME E TRIBUTI


          Catania, parte la protesta di industria e commercio
          Giambattista Pepi


          (NOSTRO SERVIZIO)
          CATANIA – Imprese ai ferri corti con il Governo per l’esclusione di alcuni comuni della provincia di Catania (tra cui il capoluogo), danneggiati dalla caduta di cenere vulcanica dell’Etna, dai benefici fiscali disposti dal ministero dell’Economia. All’indomani della firma del decreto, che ha disposto la sospensione dei termini per i versamenti e gli adempimenti tributari per le popolazioni di Campobasso e Catania, colpite da terremoti ed eruzioni (si veda «Il Sole- 24 Ore» di ieri), le associazioni di industriali e commercianti fanno sentire la loro protesta. Il decreto ministeriale del 14 novembre – rileva in una nota l’associazione degli industriali – pur riconoscendo che i danni al territorio provinciale sono riconducibili a fenomeni sismici e vulcanici, ne ha circoscritto l’individuazione. Per il sisma ai comuni di Acireale, Milo, Piedimonte Etneo, Santa Venerina, e Zafferana Etnea; per i fenomeni eruttivi a Belpasso, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Nicolosi e Ragalna. Il capoluogo e altri comuni della fascia pedemontana e di quella jonica sono stati esclusi. La formulazione del decreto, secondo gli industriali, è «una vera e propria truffa», poiché «dimostra scarsa conoscenza dei problemi e della morfologia del territorio, visto che lo scalo aeroportuale catanese non si trova in nessuno dei comuni indicati dal provvedimento ministeriale, o, forse, una precisa volontà di non tenere in alcun conto i problemi dell’economia di una provincia come Catania, fra le più espressive del Mezzogiorno». Di «beffa» parla, invece, la Confcommercio, che ha proclamato lo stato d’agitazione della categoria, mentre la Confesercenti accusa il Governo di avere «sottovalutato i danni sofferti da Catania, che, purtroppo, sono destinati ad aumentare, dal momento che il fenomeno perdura». La caduta di sabbia vulcanica in gran quantità ha causato finora, secondo le stime degli industriali, danni per circa nove milioni di euro a causa della chiusura per tre settimane dell’aeroporto di Catania. Sono crollati i consumi e le presenze turistiche sono in calo. Secondo un’indagine Confesercenti, le strutture ricettive hanno accusato una riduzione di presenze del 70%, i bar del 10%, ristoranti e pizzerie del 30% e le agenzie di viaggio la diminuzione del 25% del giro d’affari. L’associazione industriali aveva chiesto al Governo la dichiarazione dello stato di calamità, unico strumento che avrebbe consentito l’adozione di provvedimenti per rimborsare a fondo perduto fino al 100% i danni strutturali e fino al 75% quelli di gestione. «Il provvedimento di sospensione, invece – conclude la nota degli industriali – non solo ha escluso alcuni comuni dai benefici, ma è stato addirittura ridotto rispetto all’originaria formulazione fatta il 4 novembre scorso».