Catania. Americani blindati, hotel al verde

20/01/2005
    Catania
    20 gennaio 2005

      La crisi del «Sigonella Inn»
      Oggi le spettanze arretrate, salta lo sciopero degli impiegati
      Americani blindati, hotel al verde

        Giuseppe Bonaccorsi

        Vertenza risolta in un baleno quella dei 29 dipendenti dell’albergo «Sigonella Inn», che si trova in territorio di Motta S. Anastasia. Ieri pomeriggio dopo la proclamazione di tre giorni di sciopero e del sit-in, che doveva tenersi stamattina davanti all’entrata dell’hotel che si trova a pochi metri dal perimetro della base italoamericana, il procuratore dell’azienda (la Finglade limited), Arcangelo Cantone, ha raggiunto un accordo con una delegazione dei lavoratori. Oggi verranno pagate le spettanze arretrate: lo stipendio di dicembre e la tredicesima.
        Ma le difficoltà finanziarie della proprietà restano immutate. E rimane anche l’apprensione dei 29 impiegati che vivono col timore di altre improvvise difficoltà.

        Ieri in un comunicato il segretario della Filcams-Cgil, Luisa Albanella, aveva esposto le difficoltà «dei lavoratori dell’albergo, costretti due mesi fa a firmare contratti di solidarietà e ad accettare una diminuizione della busta paga per salvare l’azienda».

        Ora in extremis è stata evitata un’altra dura vertenza per il già esplosivo mondo del lavoro catanese. «Il problema sta a monte – spiega il procuratore del «Sigonella Inn», Arcangelo Cantone -. Da quando è scoppiata la seconda guerra del Golfo gli americani sono spariti dal nostro albergo. Prima invece non avevamo mai camere libere».

        Ma cos’è accaduto.

          «La nostra crisi è frutto di diversi fattori. In primo luogo la nuova organizzazione della base. Gli americani, da quando è cominciato il nuovo conflitto in Irak, si sono giustamente blindati lì dentro. Hanno realizzato alberghi, case, residence. Il secondo problema è la crescente ricerca di sicurezza. Il comando americano ha impartito l’ordine di limitare quanto più possibile gli spostamenti esterni alla base. Inoltre da sette mesi non ospitiamo più una sola famiglia americana. Ci hanno detto che dagli Stati Uniti arrivano principalmente militari singoli. Insomma sta cambiando tutto. Una parte di causa è poi da addebitare alla perdita di valore del dollaro sull’euro. Una volta – continua Cantone – l’americano in Sicilia usciva una mazzetta di dollari e si comprava di tutto. Oggi per comprare la stessa roba, di mazzette ne dovrebbe sborsare molte di più. E la stessa crisi che stiamo attraversando noi la vivono in questo periodo gli affittuari di Motta e alcuni alberghi che si trovano ad Aviano e fuori il perimetro di altre basi americane in Italia. Con l’aggravante che qui da noi quei pochi americani che decidono di trascorrere qualche week end di relax fuori dal perimetro di Sigonella, optano per i nuovi alberghi della Plaia».

          L’albergo è destinato a chiudere?

            «Niente affatto. Anzi stiamo rivedendo la nostra organizzazione. Da qualche mese abbiamo cominciato a recuperare i rapporti con il mercato commerciale, la clientela di passaggio. Puntiamo sugli italiani che lavorano all’interno della base, che non sono pochi. In questi giorni abbiamo in hotel una trentina di camere occupate. Una buona boccata d’ossigeno dopo sette mesi di passivo».

            E gli impiegati?

              «E’ stata raggiunta una intesa. Verseremo lo stipendio di dicembre e le tredicesime. In venti anni di attività abbiamo sempre pagato regolarmente, senza ritardi. E’ chiaro che le nostre strategie vertono sul salvataggio dell’attività alberghiera per garantire tutti i posti di lavoro e ripartire alla grande. In attesa che al “Sigonella Inn” ritornino i nostri amici americani».