Castelli dice: ho trovato un bossolo Br sotto casa mia

31/10/2003



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  Interni


31.10.2003
Il ministro della Giustizia: non sono dei balordi, è lo stesso «brodo» dei terroristi.
Pezzotta, in mattinata: chi accusa i sindacati di terrorismo non aiuta certo a combatterlo
Castelli dice: ho trovato un bossolo Br sotto casa mia
E getta fango sulla Fiom

ROMA L’altrieri sera, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, rincasando, ha trovato davanti al cancello della propria abitazione
di Cisano Bergamasco un «misterioso ordigno»: un involucro di lampadina, con la base in ferro recisa. Al posto di quest’ultima
un bossolo con su incisa una stella a cinque punte, simbolo delle Br. L’ordigno non era in grado di esplodere, ma rappresenta
evidentemente un segnale da tener presente.
«…ricevo tante minacce»
Ieri, a margine di un incontro sulla devianza minorile tenuto a Napoli, il ministro ha voluto porre l’accento sul ritrovamento, preoccupandosene: «Ricevo tante minacce, molte delle quali non importanti. Alcune però le trovo inquietanti, e noto che ultimamente si stanno intensificando episodi del genere. L’anno scorso, per esempio, un uomo che si spacciava per essere un appartenente alle Br, mi tempestava di lettere minatorie, e poi è stato individuato come
un appartenente alla Fiom, che probabilmente aspirava a far parte delle Br».
Ma non solo questo è accaduto al mini stro leghista. Sempre a Napoli, ha infatti aggiunto: «Poi, all’interno del parco di casa mia, sono state individuate diverse persone che hanno minacciato gli agenti della sorveglianza. Insomma nulla di grave, ma dalle modalità, come quello del bossolo trovato ieri sera, ne deduco che non si tratta di
ragazzotti, o di sprovveduti, ma di persone che sfidano la sorveglianza per porre in atto le loro azioni. È un segnale secondo
me da non sottovalutare, e personalmente io non ho paura per me quanto per la mia famiglia. Ho sempre ricevuto minacce ma non le ho mai prese sul serio. Questa volta è diverso perché chi ha un bossolo ha anche una canna dove infilarlo». E a un giornalista che sottolineava la presenza di «sindacalisti» tra i brigatisti arrestati delle Br nei giorni scorsi, il ministro ha replicato: «Non voglio criminalizzare nessuno, ma mi sembra che il brodo sia quello lì».
Il bosco che costeggia la casa di Castelli, posto sotto l’occhio vigile della «sorveglianza», non sembra in verità granché sicuro.
Solo nell’ultimo anno, ha riferito il ministro, è stato ritrovato in zona un fucile ad aria compressa e, all’interno del perimetro, alcuni balordi hanno minacciato gli agenti addetti alla sicurezza.
Attenti alle parole
Da qui a considerare i sindacati il brodo nel quale vengono alla luce i balordi che minacciano il ministro Castelli, però, ce ne passa.
Il giorno dopo gli attacchi di Brunetta e Bondi alla Fiom ed alla Cgil, un membro del governo tira un’altra bordata, accusando i sindacati di opporsi alle scelte del governo, in maniera «alternativa», eversiva.
A prendere le difese dei colleghi, ieri, anche il segretario della Cisl Savino Pezzotta. «Bisogna stare attenti alle parole, a quello che si dice, perché il sindacato è stato oggetto e non soggetto di atti di terrorismo», ha affermato cercando di porre un argine agli attacchi del portavoce di Forza Italia Bondi. È facile dire d’essere oggetti di
agguati terroristici ad ogni contrasto politico forte: «Abbiamo avuto un mare di aggressioni – ha continuato Pezzotta – e si deve assolutamente tenere separati l’impegno e la lotta sociale dalle azioni di criminalità politica. Quando c’erano forti contasti tra noi e altre sigle, non abbiamo mai smesso di cercare l’unità. Il terrorismo – ha concluso – è un nostro nemico». Nemico comune, non figlio degenere. Nemico che si sconfigge, la storia insegna, stando assieme, cementando nelle istituzioni politiche il senso dello Stato e non affibbiando all’avversario politico la patente di terrorista. «Attenti a fare strani ragionamenti tra sindacato e Br perché questo non aiuta a combattere il terrorismo», ha affermato il segretario, ospite di un convegno a Palermo.
Dall’altra parte d’Italia anche la Uil non approva l’attacco a testa bassa di Bondi e Brunetta. Adriano Musi, numero due dell’Unione Italiana del Lavoro accusa: «Non serve fare confusione, sollevare polveroni, creare un clima di divisione e di scontro dall’altra. È ben triste dover arrivare a fare certe dichiarazioni e dover constatare
la ben poca memoria di gente che oggi ricopre responsabilità istituzionali e che dimentica come il sindacato da sempre sia in
prima linea contro il terrorismo, avendo pagato anche un prezzo per questo».