Castellano : «Adesso gli ospedali spa»

13/06/2001

Il Sole 24 ORE.com


INTERVISTA

    Roberto Turno

    ROMA – Via libera agli «ospedali spa». E lancio immediato dei Fondi sanitari integrativi e delle polizze assicurative individuali. La Confindustria propone una cura massiccia di «aziendalizzazione» e di «vero confronto col privato» per curare il Servizio sanitario pubblico. Ma attenzione, sottolinea il professor Carlo Castellano, responsabile del «Progetto Sanità» di Confindustria: «Non vogliamo, non chiediamo né abbiamo mai chiesto lo smantellamento del Ssn».
    Professor Castellano, cambia la maggioranza ma alla Sanità a un professore segue un professore. Caratteri e laicità a parte, Veronesi e Sirchia esprimono una linea di continuità…
    Come Confindustria, apprezziamo la linea di continuità decisa dal Governo. Veronesi e Sirchia sono due tecnici di grandissimo valore. Veronesi, in un anno o poco meno, ha messo in campo una progettualità notevole, ora da tutta da costruire, dando una sterzata e mettendo al centro della discussione i problemi della salute e della Sanità in chiave medico-scientifica.
    La riforma ter, però, non la ha affatto bocciata.
    Siamo concreti. Veronesi ha detto: la riforma ter va bene. Nei fatti però l’ha bloccata. E non applicandola l’ha svuotata di contenuti… Ed è stata una scelta giusta.
    E ora c’è il professor Sirchia, che sulla riforma ter è già entrato a piedi uniti. Il Centro-sinistra l’ha già accusato di voler smantellare il servizio pubblico.
    Non credo che Sirchia voglia smantellare il Ssn. Ma è evidente fin dalle sue prime affermazioni che ha ben chiaro il punto nodale da affrontare: la necessità di dare efficienza alla struttura pubblica. E di restituire così ai cittadini la possibilità di scegliere.
    Cambiare va bene, ma utilizzando quali leve?
    Cambiare, per il sistema pubblico, significa dare voce vera all’autonomia, alla flessibilità, ad autentiche forme di "aziendalità". E questo Sirchia, che forse più di Veronesi ha conoscenza della struttura e della macchina ospedale, lo sa bene. E lo dice da uomo del Ssn, che ha vissuto nel pubblico fino in fondo, più di Veronesi.
    Servizio pubblico che per Confindustria sembra però rappresentare quasi una iattura… La Confindustria non vuole, non chiede e non ha mai chiesto alcuna demolizione del Ssn. Sarebbe una scelta senza senso. Ma la svolta è necessaria. A cominciare dall’avvio di un confronto effettivo con le strutture private: solo così, tra l’altro, si può dare la possibilità alle strutture pubbliche di diventare realmente competitive. Quanto è stato fatto in Lombardia, in questo senso, è interessante. E lo dico, sia chiaro, non per farne un paradigma da calare sul resto d’Italia.
    Resta valida la vostra proposta di creare "ospedali spa"? Sicuramente. È l’unica strada valida per creare delle strutture agili, non gli elefanti attuali. Pensiamo a strutture in cui, pur restando almeno inizialmente il capitale in mano a istituzioni pubbliche, possano partecipare anche altri azionisti: Regioni, Comuni, Province, Fondazioni, realtà diverse. In una prima fase le spa potrebbero essere valide solo per gli ospedali, in futuro si vedrà poi se e quali altri passi compiere.
    Sirchia intanto accarezza progetti assicurativi…
    Sirchia pone il problema del finanziamento della Sanità. Ed è importante che lo faccia. Perché quello del finanziamento è il nodo più difficile da sciogliere. Ma a questo punto non si può più glissare. Ormai sul finanziamento il peso dell’Irap è preponderante, e certo non può crescere, anzi. E mentre le risorse pubbliche sono sempre più scarse e rispetto al Pil ci collocano sui gradini più bassi in Europa, i Fondi integrativi non ci sono e neppure esiste ancora il terzo pilastro delle assicurazioni individuali.
    Vuol dire che la strada assicurativa è una strada obbligata?
    Voglio dire che nei prossimi 3-5 anni va costruita una struttura di finanziamento adeguata al resto d’Europa. Ripensando interamente il finanziamento con i tre pilastri: pubblico, dei Fondi integrativi, delle polizze assicurative individuali. Intanto si deve lavorare da subito all’avvio dei Fondi sanitari integrativi, dicendo chiaramente cosa lo Stato dovrà continuare ad assicurare a tutti in modo obbligatorio. È l’ora della chiarezza.
    Mercoledí 13 Giugno 2001
 
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