Cassese sul Corriere attacca i sindacati

28/11/2003

                28/11/2003

Pensioni, Maroni incattivisce la riforma.
Cresce il clima di mobilitazione per il sei

Intanto, Sabino Cassese sul Corriere della Sera attacca i sindacati
      Il risultato, l’allungamento dei tempi in Parlamento per l’approvazione della delega previdenziale, potrebbe avere un valore esclusivamente tattico. Ma sul piano simbolico è rilevantissimo. Anche perché cade in un periodo di forte mobilitazione nel paese.


      Oggi saranno in piazza i pensionati, che chiedono una difesa del potere d’acquisto delle pensioni e un welfare degno di questo nome.

      Il 6 dicembre sarà la volta della grande manifestazione contro il disegno del governo sulla previdenza. Annunciata come un "94′-bis" l’iniziativa, a giudicare dalle prenotazioni di treni e pullman, già tutti esauriti, potrebbe essere addirittura più consistente.

      Al contrario della sua maggioranza, sempre in fibrillazione sullo spinoso tema delle pensioni, il governo non sembra, per il momento darsi troppa pena. Proprio ieri il ministro Maroni è tornato ad indurire la proposta: «Non saranno introdotti emendamenti alla delega previdenziale per rendere più graduale il passaggio ai 40 anni di contributi rispetto alla data prevista del 2008». Il ministro del Welfare ha colto l’occasione per rispondere anche all’Ocse che nell’outlook chiedeva due giorni fa un anticipo della controriforma rispetto alla data prevista del 2008. «Non si vede affatto il motivo – ha detto – in quanto i problemi della previdenza devono essere affrontati a medio termine altrimenti si vuole fare solo cassa». «E’ la miglior riforma possibile», ha concluso.

      Sul tema è intervenuta anche la Cei, la Conferenza episcopale italiana, che ha parlato di una riforma con modalità condivise e scelte eque.
      I sindacati ringraziano, ovviamente. «E’ un sostegno alla nostra lotta», sottolinea Guglielmo Epifani.

      Lo slittamento dei tempi di approvazione della delega previdenziale carica la giornata del 6 dicembre di ulteriori motivi di interesse. Se non altro dimostra che la direzione è quella giusta. Per Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc, «adesso dobbiamo lavorare alla qualificazione della piattaforma».

      Intanto, si apre per i sindacati un altro fronte, quello dell’immagine pubblica. A sollevare la questione è, con un editoriale, Sabino Cassese dalle colonne del "Corriere della Sera". Per Cassese, ex ministro della Funzione pubblica, Cgil, Cisl e Uil sono «al centro di numerose contraddizioni» dalle quali dovrebbero «proporsi di uscire per evitare il calo delle adesioni»: dall’irrigidimento del diritto al lavoro al sistema dei finanziamenti statali, dalla professione di apoliticità per poi «collaborare al sistema politico», alla situazione del pubblico impiego che, pur portato nell’ambito della contrattazione, conserva «differenze e privilegi». I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, riuniti ad un convegno della Fnsi, replicano con decisione. «Davvero non capisco Cassese – afferma Guglielmo Epifani della Cgil -, è inconcepibile rimproverare al sindacato di essere soggetto pubblico. Se si rappresentano undici milioni di cittadini, si firmano accordi è ovvio che si è una componente pubblica del paese. Mi meraviglio che queste osservazioni vengano da chi considero uno dei maestri più importanti della mia generazione». «Il sindacato non è né un ammortizzatore sociale né un ufficio studi», taglia corto Pezzotta e aggiunge: «Si stanno distruggendo nel silenzio più assoluto dieci anni di politiche sindacali». Per Angeletti «critiche e attacchi al sindacato sono normali, quello che non è normale è utilizzare argomentazioni fondate su presupposti inesistenti come i finanziamenti pubblici. E poi sono vent’anni che dicono che il sindacato è in declino eppure noi abbiamo raddoppiato gli iscritti».


      Fabio Sebastiani