Casse privatizzate troppo spericolate

25/05/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Primo Piano
Numero 124, pag. 3 del 25/5/2004
Autore: di Teresa Pittelli
 
Casse privatizzate troppo spericolate
 
È quanto emerge dall’ultima relazione della commissione bicamerale di controllo sugli enti.
Investimenti rischiosi fino al 90% delle attività finanziarie
 
Investimenti troppo rischiosi sui mercati finanziari per le Casse di previdenza privatizzate. Secondo la relazione annuale della commissione bicamerale di controllo sugli enti, relativa ai bilanci 2002/2003 degli istituti pensionistici, la composizione dei portafogli delle Casse private sarebbe troppo sbilanciata a favore di azioni e ´altri investimenti’ rischiosi, come le gestioni patrimoniali e i fondi comuni, e non è quindi coerente con i fini istituzionali degli enti, che non hanno natura speculativa ma previdenziale. In particolare, salvo poche eccezioni, le percentuali di investimenti ´rischiosi’ per la commissione partono da un minimo del 20-30% delle attività finanziarie di ogni Cassa, per arrivare anche all’80-90%. Un esempio è la Cassa geometri guidata da Fausto Savoldi, che ha investito in azioni e altre attività ´ad alto rischio’ l’87% del patrimonio mobiliare, mentre solo l’8% risulta investito in attività low risk (liquide, correnti, pronti contro termine).

Molto sbilanciato sulle attività del primo tipo (80%) anche l’Ipasvi (infermieri e assistenti sanitari), che destina solo il 6% agli investimenti più prudenti.

Buon piazzamento in classifica anche per la Cassa ragionieri, guidata da Paolo Salvadori, che ha piazzato il 75% degli asset mobiliari in queste attività, seguita dal Fondo degli spedizionieri (71%).

Ma se queste sono le Casse più propense alle operazioni sui mercati che la commissione considera in alcuni casi troppo disinvolte, tutte le altre vi dedicano comunque da un terzo alla metà del loro patrimonio. La Cassa forense guidata da Maurizio de Tilla, per esempio, più impegnata sul fronte dei titoli (53%), destina al mercato azionario e agli altri investimenti più rischiosi il 29% degli asset mobiliari, mentre l’Enpacl di Vincenzo Miceli (consulenti del lavoro) ve ne impegna oltre la metà (56%), così come l’istituto dei giornalisti (54%) e il notariato (57%), guidato da Paolo Pedrazzoli. Fanno eccezione l’Enpaia, l’ente di previdenza dei lavoratori agricoli, e l’Onaosi (l’ente degli orfani sanitari), che hanno investito praticamente tutto il patrimonio in titoli (rispettivamente 94 e 96%). Investimento privilegiato, anche se in misura leggermente inferiore, anche da Enasarco, l’istituto degli agenti di commercio, ed Enpam, l’ente di previdenza dei medici. Attenzione, però, per la commissione anche la categoria ´titoli’ rappresenta ´un’area grigia, perché potrebbe comprendere anche corporate bond, che hanno un rischio non confrontabile con i titoli di stato’.

La palma d’oro del bilanciamento prudenziale potrebbe forse andare all’Enpaf (farmacisti), che ha impegnato il 77% degli investimenti in attività a basso rischio, il 16% in titoli, e solo l’8% in attività più rischiose. Un quadro niente affatto rassicurante, secondo Amoruso, anche alla luce degli ultimi casi di crac finanziari come Cirio e Parmalat e dopo le ´dolorose ferite’ riportate dagli investitori dopo il crollo dei mercati finanziari alla fine del 2001. ´Forse sulla scorta dell’entusiasmo degli andamenti dei mercati ante 2001′, spiega la commissione guidata da Francesco Amoruso, ´gli enti privati continuano a mantenere profili di rischio elevati (…), mentre dovrebbero riflettere sul fatto che ci troviamo di fronte a un cambiamento di tipo non semplicemente congiunturale, ma strutturale, e rivedere di conseguenza la propria politica di investimento’. La commissione non condivide per esempio ´l’ottimismo’ di molti enti che, fiduciosi nella ripresa del mercato, ritengono che le svalutazioni dei titoli in portafoglio, appena effettuate, siano perdite solo contabili. Nonostante tutti questi segnali ´impongano particolare prudenza e attenzione nelle scelte di investimento, e nonostante la consapevolezza che i denari che formano il patrimonio delle Casse provengono da contributi e sono destinati alle pensioni’, accusa la relazione di palazzo S. Macuto, ´la gestione delle Casse non è ancora improntata a criteri o benchmark rigorosi né gli enti si sono preoccupati di studiare la frontiera efficiente e nemmeno hanno sollecitato gli intermediari a elaborare offerte e soluzioni specifiche’.