Casse private senza nuovi vincoli

12/11/2002




          12 novembre 2002

          LIBERE PROFESSIONI
          Casse private senza nuovi vincoli

          Un emendamento presentato da An cancella l’obbligo inserito nel disegno di legge Finanziaria per il 2003


          ROMA – Il ministero dell’Economia non dovrà controllare i flussi di cassa degli enti previdenziali dei professionisti. Salta, infatti, la disposizione (in origine l’articolo 19, comma 2) del disegno di legge Finanziaria 2003 che prevedeva questa nuova forma di controllo sulle Casse private. La correzione di rotta arriva con un emendamento presentato dal gruppo di Alleanza nazionale e approvato con 399 sì e 2 no. «È stato così fugato ogni dubbio sulla volontà del Governo e della maggioranza di centrodestra – ha commentato il capogruppo di An in commissione Lavoro, Nino Lo Presti – di pregiudicare l’autonomia finanziaria e di gestione delle Casse dei professionisti». Soddisfatta l’Adepp, l’associazione che riunisce gli enti previdenziali privati, che a più riprese aveva chiesto la cancellazione di quella norma, dietro la quale sembrava nascondersi, come aveva dichiarato la stessa associazione, «lo spettro di uno Stato pronto a mettere le mani sui patrimoni degli enti che garantiscono le pensioni dei professionisti». La norma cancellata stabiliva che, come gli enti pubblici (articolo 30 della legge 468/78), anche le associazioni e le fondazioni previdenziali private avrebbero dovuto fornire al ministero dell’Economia – per una stima della previsione di cassa – i dati sui flussi trimestrali. La norma, insomma, secondo i timori degli enti di previdenza, avrebbe potuto costituire il presupposto legislativo di prelievi forzosi o di acquisizioni pubbliche del patrimonio delle Casse. E del resto, conferma l’Adepp, «l’articolo 30 della legge 5 agosto 1978, n. 468 aveva inteso normalizzare le regole contabili applicabili allo Stato, agli enti pubblici territoriali e comunque all’intero settore pubblico allargato. Non avrebbe dunque avuto senso, nell’universo logico e normativo della legge 468/78, l’estensione della sua applicazione ad enti privati». La norma cancellata, pertanto, sarebbe stata «viziata da illegittimità costituzionale per manifesta irragionevolezza». Anche se la si fosse giustificata con l’opportunità di migliorare i conti pubblici assorbendovi quelli delle Casse privatizzate, che godono di buona salute finanziaria, per l’Adepp, «l’irragionevolezza sarebbe stata ancora più evidente, poiché l’intera operazione si sarebbe risolta in un semplice espediente contabile, privo di qualunque motivazione sostanziale». Non solo. In una lettera inviata a inizio ottobre al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il presidente dell’Adepp, Maurizio de Tilla, ricordava che «l’intero sistema dell’articolo 30 della legge 468/78 si regge grazie a quanto disposto dall’ultimo comma, secondo cui nessun versamento a carico del bilancio dello Stato potrà essere effettuato agli enti se non risultano regolarmente adempiuti gli obblighi di comunicazione trimestrale». Ma per le Casse private i finanziamenti a carico del bilancio dello Stato sono espressamente esclusi dal decreto legislativo 509/94 (il provvedimento di privatizzazione). Per de Tilla, dunque, «l’equiparazione azzardata dalla Finanziaria sarebbe stata irragionevole e illegittima perché il sistema previdenziale delle categorie professionali è oggi dichiaratamente autofinanziato», cioè sostenuto con le risorse autonome delle singole categorie. Sulla soppressione della norma che avrebbe imposto alle Casse private l’obbligo di comunicazione dei flussi trimestrali di cassa al ministero dell’Economia e delle finanze ieri è intervenuto anche il presidente della commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali, Francesco Maria Amoruso. Il quale ha voluto ricordare che «una funzione di controllo sui flussi delle casse private è già stata attribuita dalla legge alla Commissione bicamerale di controllo degli enti di previdenza, la quale acquisisce i bilanci delle casse e presenta una relazione al Parlamento sulla situazione di bilancio di tutto il sistema previdenziale, pubblico e privato. In altre parole – questo il parere di Amoruso – essendo già previsto un controllo del Parlamento su questi enti, andare a incidere ancora di più sulla funzione di controllo, richiedendo ulteriori adempimenti, non solo ci sembra superfluo, ma anche invasivo delle competenze della Commissione parlamentare».
          N.T.