Casse, la pensione si allontana

07/01/2010

Per i professionisti aumentano, seppur gradualmente, età pensionabile e contributi. Con il via libera dei ministeri del Lavoro e dell’Economia, avvocati, ingegneri e architetti, consulenti del lavoro e veterinari sono pronti a tradurre in atti concreti la riforma dei rispettivi regolamenti, necessaria per consentire la sostenibilità del sistema in un arco temporale di 30 anni – per la stabilità dei bilanci – e di 50 anni per l’attivo patrimoniale.
Da alcuni anni le casse privatizzate hanno avviato una stagione di riforme: nel 2009 si sono registrate importanti misure sull’età pensionabile e sui contributi (soggettivo e integrativo; per quest’ultimo si rimanda all’articolo a fianco).
Il contributo soggettivo aumenta, da quest’anno, per gli avvocati (dal 12 al 13%) e per i consulenti del lavoro (si vedano gli importi della tabella), mentre i notai – da luglio scorso – scontano sul repertorio il 30%, anziché il 29. Anche ingegneri e architetti hanno deciso di aumentare il contributo soggettivo, in quattro anni si passerà al 14,5 per cento.
Ma le riforme sono andate a incidere soprattutto sui requisiti per ottenere gli assegni. Nella maggior parte delle casse il limite di età per uomini e donne è di 65 anni, da combinare, di norma, con almeno 30 anni di contributi.
Tuttavia, l’asticella dell’età gradualmente si sta alzando: gli avvocati, con la riforma in vigore da quest’anno, entro il 2021 porteranno l’età della vecchiaia a 70 anni, abbinandola a 35 anni di contributi.
Più flessibile la linea scelta dai commercialisti: la riforma in vigore dal 2004 prevede che i 70 anni si associano a un requisito contributivo più basso (25 anni) per venire incontro a chi comincia tardi la professione. Mentre chi ha alle spalle almeno 35 anni di versamenti potrà mettersi in pensione anche a 68 anni. In ogni caso, va ricordato che le prestazioni, dal 2004, sono calcolate pro rata con il sistema contributivo.
Per i veterinari, dal 2017, saranno richiesti 68 anni di età e 35 di versamenti. Un aumento dell’età fino a 70 anni è previsto anche per i medici ma solo su base volontaria.
È vero che per chi vuole ritirarsi dalla professione "in anticipo" resta aperto il varco della pensione di anzianità ma le condizioni sempre più restrittive. Per commercialisti e veterinari è stata sostituita da un trattamento di vecchiaia anticipato che comporta una riduzione dell’assegno.
La pensione di anzianità resta in vita nella maggior parte delle casse dove i requisiti si stanno allineando, con alcune varianti, a quelli Inps (a qualsiasi età con 40 anni di contributi o con 35 anni di versamenti collegati a un’età minima).
La maggior parte delle casse segue ancora il sistema di calcolo retributivo che comporta un assegno agganciato al reddito professionale medio conseguito in attività. Per garantire la sostenibilità del sistema, i nuovi regolamenti di avvocati, ingegneri e architetti prevedono dei correttivi che aumentando gradualmente da 25 a 30 anni l’arco temporale in cui si vanno a pescare i redditi pensionabili abbassando, di fatto, il livello delle prestazioni.
Finora solo le casse dei ragionieri e dei dottori commercialisti hanno adottato il calcolo contributivo (pro rata) dal 2004. Il sistema contributivo viene però applicato da tutte le casse per determinare la pensione spettante agli iscritti che non hanno maturato il requisito minimo (di norma 30 anni) per la pensione di vecchiaia nel regime ordinario
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