Casse e Governo ai ferri corti

25/11/2003



      Martedí 25 Novembre 2003

      LIBERE PROFESSIONI


      Casse e Governo ai ferri corti

      Il 4 dicembre giornata di protesta contro l’estensione agli enti privati dei requisiti validi nel pubblico


      ROMA – Appuntamento a Roma, il 4 dicembre, per difendere il diritto delle Casse all’autodeterminazione dai tentativi di «scippo dell’autonomia» intrapresi dal Governo. Il fronte delle Casse previdenziali, riunite nel coordinamento del l’Adepp, presieduto da Maurizio de Tilla, serra le fila per una giornata di protesta e confronto all’auditorium della Cassa forense. Si ritroveranno tutti i consigli di amministrazione degli enti, i sindacati e le associazioni di categoria. Invito esteso anche a Governo e parlamentari (di maggioranza e opposizione) impegnati sul collegato previdenziale. Autonomia ed età pensionabile. Gli enti accettano le verifiche ministeriali, ma ribadiscono la loro autonomia, frutto di «un patto con lo Stato e di un quadro normativo che l’Esecutivo sembra voler, negli atti, scardinare», ha spiegato il presidente di Inarcassa, Paola Muratorio. «Innanzitutto vanno escluse le Casse dalla norma che prevede l’età pensionabile a 60 anni. Per l’ente pubblico è certo un innalzamento. Per noi privati, invece, un passo indietro, visto che i professionisti, senza distizione di genere, hanno già raggiunto da tempo la soglia dei 65 anni». Uno "sconto" di 5 anni che per Inarcassa significherebbe un +25% di oneri.
      Ma non è solo un problema di sostenibilità finanziaria. Per le Casse "di ultima generazione", nate con la legge 103/96 e legate al contributivo, la priorità è rendere decorose prestazioni agganciate unicamente ai versamenti effettuati. «Una misura paradossale nei contenuti – sottolinea il presidente della Cassa psicologi, Demetrio Houlis – e illogica nella ratio. Un maldestro tentativo di assimilazione degli enti privati nel pubblico».
      Totalizzazione. L’intesa, faticosamente raggiunta a settembre, sui meccanismi di sommatoria dei contributi versati in più gestioni, tra il sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla e gli enti previdenziali (si veda «Il Sole-24 Ore» dell’11 settembre) sembrava aver chiuso la partita. L’accordo prevedeva la possibilità di sommare solo spezzoni contributivi di almeno 5 anni per chi ne aveva 65 e almeno 25 di versamenti. In alternativa, 40 anni di contributi. Il metodo di calcolo, per tutti, il contributivo puro. «Ma il collegato alla manovra finanziaria, che avrebbe dovuto recepire interamente il "pacchetto totalizzazione" – spiega Michele Proietti, della Cassa forense – prescrive, invece, che ogni ente sia tenuto al pagamento pro quota del trattamento pensionistico secondo le proprie regole di calcolo». Per quasi tutti, ancora, su base retributiva. Un esborso di milioni di euro che rischia di minare la sostenibilità delle Casse. Il relatore, Carmelo Morra (FI), replica, senza sbilanciarsi, che il testo non è blindato. «L’abbassamento (per le Casse) dell’età pensionabile, è cosa nota e interverremo laddove l’armonizzazione tra pubblico e privato finisce per danneggiare una delle due parti». E sulla totalizzazione, i cantieri sono ancora aperti. «So che le Casse avevano sottoscritto un’intesa con il ministero del Welfare. Ma non ho mai ricevuto quel documento».
      Commercialisti e contributivo. Infine, è in dirittura di arrivo il passaggio al contributivo della Cassa dottori commercialisti. Giovedì e venerdì, l’assemblea dei delegati varerà, in via definitiva, l’adozione del regime contributivo a ripartizione. Ogni iscritto avrà il suo conto individuale in cui verranno accreditati i contributi versati a partire dal 1° gennaio, ma risorse e rendimenti, pur contabilizzati, resteranno a disposizione del sistema. Per gli iscritti al 31 dicembre 2003, la pensione sarà costituita da due quote: una retributiva (sino a ora accumulata) e l’altra calcolata con il contributivo. È previsto, inoltre, l’innalzamento dell’età pensionabile dagli attuali 65 a 68 anni, ma anche della base del retributivo pro rata: il periodo di riferimento per il calcolo passerà dagli attuali 14 anni (sui migliori 15) a 20 anni (sui migliori 25). Il contributo soggettivo potrà variare tra l’8 e il 15% del reddito professionale. Ma resta l’incognita sulla destinazione del contributo integrativo. La Cassa prevedeva il raddoppio del contributo integrativo (dal 2 al 4%) per sostenere i montanti dei più giovani, "penalizzati" dal contributivo. Ma il ministero del Lavoro ha espresso perplessità: l’aumento del l’importo in parcella è un beneficio che va agganciato esclusivamente a una logica di risanamento del debito esistente.

      LAURA CAVESTRI